Visualizzazione post con etichetta BasketballNcaa. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta BasketballNcaa. Mostra tutti i post

lunedì 19 dicembre 2022

La Ncaa a Londra, atmosfera, colori e storie

La Ncaa a Londra, atmosfera, colori e storie


di Giovanni Bocciero*

Non è stata la sua innata bellezza, rappresentata da monumenti come il Big Ben o il Tower Bridge, oppure le luci natalizie che in questo periodo rendono ancora più magica Piccadilly Circus. Londra è stata meta di centinaia di tifosi ed appassionati della Ncaa, noi compresi, per l’evento del London Showcase organizzato dalla Basketball Hall of Fame di Springfield all’impianto della 02 Arena. Un ritorno in Europa e in particolare nel Regno Unito per il college basket a distanza di qualche anno, dopo le esibizioni di Belfast, e soprattutto dopo essersi messi quasi completamente alle spalle la pandemia. In campo domenica scorsa quattro università, antipasto con la sfida tra Maine e Marist e piatto forte rappresentato dall’incontro tra due grandi nobili come Michigan e Kentucky.

Non c’erano di certo manifesti e cartelloni pubblicitari a ricordare l’evento di pallacanestro londinese, così come ad esempio avviene a Roma per il Sei Nazioni di rugby per intenderci. E non è successo di imbatterci nelle squadre o in tifosi in giro per la città. Ma man mano che si avvicinava l’ora del big match tra Wildcats e Wolverines, bastava andare in metropolitana in direzione di North Greenwich per iniziare a scorgere qualche felpa di entrambe le fedi sotto al cappotto, o qualche accessorio come sciarpa e cappello che si mimetizzavano tra i vagoni spesso affollati.

Più ci si avvicinava all’arena e più l’area si faceva frizzante, come è logico che avvenga per ogni evento di cartello. Tanti i tifosi americani che si sono imbarcati nella trasferta transoceanica per non perdersi questo appuntamento, come due coppie in particolare. Liam, sfegatato tifoso Cats, e Maeve, con t-shirt sulla quale campeggiava la scritta Michigan e riempita da un pancione in dolce attesa. Oppure Karl e Maggie, entrambi provenienti dal Kentucky ma lui sostenitore della Big Blue Nation e lei parteggiate per gli acerrimi rivali dei Cardinals di Louisville. L’amore e qualche birra, alla fine, mette tutti d’accordo.

Una tifosa dei Wildcats a bordo campo si fa scattare una foto
mentre Hunter Dickinson completa il riscaldamento

I 20 mila posti della O2 Arena, ad onor del vero, non erano esauriti ma il calore non è mancato. Tant'è che il centro di Kentucky Oscar Tshiebwe nel post partita ha detto di essersi sentito come a casa. Nonostante l'importanza però, questo evento non era targato Nba, come ci ha ricordato Phil, un appassionato inglese che si è accomodato in tribuna con la sua bella casacca dei Sacramento Kings. Sul retro il nome di DeMarcus Cousins, giocatore che ci ha detto di amare alla follia e per questo, di riflesso, diventato un tifoso di Kentucky anche se non segue le vicende sportive della squadra in maniera continua. Tifa Duke l’amico Mark, anche lui di riflesso perché ama i Boston Celtics ed in particolare Jayson Tatum che proprio dall’università di Durham è uscito. Ma anche se in campo non c’erano i Blue Devils, a questo incontro non si poteva mancare.

Oh, e qui apriamo una piccola parentesi. Il buon Mark, insieme a Phil, non sono voluti mancare alla partita anche perché nell'impianto non mancano gli svaghi al termine dell'incontro. Più così come altri diversi locali di più o meno famose catene, bar, sale giochi, negozi di lusso e chi più ne ha più ne metta. E solo due giorni prima l’arena aveva ospitato un concerto. E dopo circa un’ora dalla sirena del match, il tempo di andare in conferenza stampa, gli addetti avevano già smontato metà parquet per preparare l’arena all’evento successivo. Siamo anni luce indietro.

Per onor di cronaca, perché non dobbiamo dimenticare che siamo stati lì particolarmente per veder giocare le squadre, nella prima gara Marist l’ha spuntata 62-61 su Maine che ha avuto due tiri consecutivi per vincerla. Kentucky ha invece battuto Michigan 73-69 dopo un match equilibrato con una folata per tempo. I ragazzi di coach Juwan Howard hanno provato la rimonta finale con un Hunter Dickinson (23 punti e 9 rimbalzi) che nel secondo tempo ha dominato sotto canestro. Ma i cinque giocatori in doppia cifra e soprattutto il computo dei rimbalzi da 46 a 33 ha premiato meritatamente i Wildcats di coach John Calipari.

E pace per Michael e Daniel, i fratelli di Ann Arbor arrivati a Londra per sostenere i Wolverines con tutto il loro affetto. Persino indossando due costumi da mucca con sopra le magliette della squadra a celebrare l’uno lo stesso Howard (no. 25) e l’altro l’indimenticato Trey Burke (no. 3) che nel 2013 trascinò Michigan fino alla finale per il titolo persa contro Louisville. Rispetto ad una classica gara di college mancavano le bande musicali e le cheerleader, ma il punteggio non ha mai condizionato l’atmosfera della partita con i tifosi sparsi un po’ a macchia di leopardo sulle tribune e pronti ad intonare i noti cori ‘Go Blue’ e ‘Big Blue Nation’.

L’atmosfera, gli spalti, le attività collaterali. E persino il viaggio di ritorno in metropolitana ha regalato un quadretto interessante. Seduti l’una di fronte all’altra due coppie di tifosi sui 60 anni circa. Quella di sinistra tifosa di Kentucky. Quella di destra parteggiante di Michigan. A rompere il ghiaccio la donna del Kentucky: “Una partita con meno di cinque punti di scarto è sempre una bella partita”, riferendosi agli ‘avversari’. “Absolutely”, la risposta secca dell’uomo del Michigan. E poi hanno continuato a chiacchierare della partita, della città, dell’odio comune per Michigan State che proprio in occasione dello scorso Champions Classic ha battuto i Wildcats, per finire a parlare delle proprie vite personali, come l’uomo del Kentucky che ha raccontato di aver lavorato per un periodo proprio ad Ann Arbor.

Scendendo dalla metropolitana, e chiudendosi le porte del vagone alle spalle, è terminata questa avventura a contatto, seppur per poche ore, con quell’ambiente del quale siamo follemente appassionati. “È stata un’esperienza incredibile e di crescita”, come detto all’unisono dai due allenatori, pronti a ritornare negli States per gettarsi a capofitto nel momento clou della stagione.


* per la testata BasketballNcaa.com

venerdì 4 febbraio 2022

Nba Draft 2022 - Jalen Duren, una forza della natura

Jalen Duren, una forza della natura

Il centro di Memphis non sta brillando come ci si aspettava,
ma ha un potenziale smisurato e per questo rimane intrigante in ottica Draft


di Giovanni Bocciero*

Della non brillante stagione di Memphis - l'ennesima, per la verità - ne sta risentendo anche il centro Jalen Duren. Osservato speciale degli scout Nba insieme al compagno Emoni Bates (o forse ex compagno dato che, a quanto pare, quest'ultimo sta meditando di lasciare i Tigers), sta dimostrando di avere tante belle qualità, che si sposano alla perfezione con la combinazione di fisico, atletismo e dinamicità che possiede e che tanto piacciono. Però non mancano diverse lacune rispetto alle quali non sta facendo vedere grossi miglioramenti in questo suo primo e forse unico anno di college.

I doni di Madre Natura

Diciamolo subito: forse non sarà la prima scelta assoluta al Draft 2022, ma non dovrebbe essere scelto neppure al di fuori della top 5. Dopotutto è sempre un armadio da 2.11 metri per 113 kg con un wingspan di 228 cm, che corre benissimo il campo, salta come una cavalletta e che compirà 19 anni solo il prossimo novembre.

Un'àncora difensiva

La prima cosa che subito colpisce del gioco di Duren, è che domina i tabelloni tanto in attacco quanto in difesa. Afferra 7.3 rimbalzi di media, con un 10.8 di OR% e 20.3 di DR%. Lotta su ogni pallone che è in aria e i mezzi fisici gli permettono di nascondere qualche errore d'impostazione difensiva. Possiede un puro istinto per la stoppata, tant'è che viaggia a 2.5 per gara (26° in Division I). Intimidatore d’area come pochi, sempre pronto ad andare in aiuto, tende però a essere abbastanza falloso.

Se il fisico, per qualche scout già Nba-ready, gli potrebbe garantire di avere sin da subito dei minuti al piano di sopra, non sono da meno altre sue qualità. La capacità di correre il campo, l'ottimo controllo del corpo, i movimenti rapidi e veloci soprattutto sul pick and roll che spesso lo portano alla caccia del lob per la schiacciata, ne fanno un attaccante potenzialmente devastante, molto più degli attuali 10.7 punti di media. Nei pressi del canestro non ha un tocco dolce, ma sa essere efficace: non a caso ha il 61.8% di True Shooting.


Ancora troppo grezzo

Sì ok, è efficace nei pressi del ferro, ma se ci allontaniamo già a 4-5 metri la situazione cambia. Duren ha una mano quadrata, e i jumper dal mid-range sono la soluzione che le difese avversarie tendono a concedergli per evitare magari che parta in palleggio per avvicinarsi al canestro. Non è immune neppure da brutte percentuali ai tiri liberi (54.9%) Uno solo è il tiro che si è azzardato a prendere da oltre l'arco, e il risultato si può ben capire quale sia stato. Insomma, tutti segnali che è un prospetto ancora troppo grezzo.

Di sicuro però può migliorare con il lavoro. Non a caso ha mostrato anche dei lampi di genio con la palla tra le mani, segno che il potenziale c'è. Saper leggere le situazioni di gioco è un aspetto che va allenato, ma per adesso lui gioca prettamente d'istinto. È capace comunque di vedere ciò che gli succede intorno, di effettuare un assist vincente. Ma spesso la mancanza di tecnica lo costringe alla palla persa. E questo si traduce in un Turnover Rate consistente (21.1%).

Strengths

Weaknesses

In conclusione, Jalen Duren è senz'altro un prospetto sul quale poter puntare: non è Nba-ready in ogni aspetto del gioco, anzi, ma vale la pena provare a lavorare su una forza della natura dal potenziale smisurato come il suo.


*Articolo per BasketballNcaa.com

venerdì 10 settembre 2021

Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis

 Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis


di Giovanni Bocciero*


Non c’è una squadra in tutto il college basketball affascinante come Memphis. I reclutamenti di Jalen Duren prima e di Emoni Bates qualche settimana dopo hanno riacceso l’attenzione nei confronti dell’università allenata da Penny Hardaway. Ma come si inseriranno nello scacchiere dei Tigers i due nuovi fenomeni sbarcati sulle rive del Mississippi?

Bates, idea point guard

La scelta di Memphis da parte di Bates è stata una decisione quasi rivoluzionaria. Sin da adolescente è un fenomeno generazione per la combinazione di mezzi fisici e capacità tecniche. Essendo capace di crearsi da solo il tiro e potendo sparare da ogni parte del campo sarà senz’altro un’ulteriore bocca da fuoco per Hardaway. Ma il tecnico vuole fare di più.


Sì, Bates ha scelto Memphis perché convinto dal coach a giocare parecchio da point guard. Un ruolo in cui è rimasto il solo Alex Lomax. Ma è un’idea che per la verità stride, e non poco, con le caratteristiche della squadra. I Tigers sono stati insuperabili nella propria metà campo (primi in assoluto nel paese con un Adj Efficiency Defense di 86.4, e da top 5 l'anno precedente con 89.1), ma in quella offensiva hanno dimostrato di non avere un briciolo di gioco ed organizzazione. Un dato? Un Turnover Percentage di 21.7 che l’anno scorso li posizionava al numero 308 nella nazione.

L’esperimento PG sembra inoltre cozzare anche con il modo di giocare del ragazzo. Non è un segreto che Bates sia un accentratore. Al liceo ha sempre tirato qualsiasi cosa gli passasse per le mani, anche per mancanza di compagni all’altezza. Al Nike Peach Jam, in nove partite ha avuto le medie di 20 punti, 5.2 rimbalzi e 1.4 recuperi, tirando con il 37.8% dal campo ed il 30.2% da tre su 53 tentativi. Inoltre ha avuto lo stesso numero di assist e di palle perse: 25. Bene e male allo stesso tempo. Insomma, leggendo queste statistiche, viene normale storcere il naso. Ma c’è un però che conferma la solitudine menzionata poco sopra.


Nella stessa manifestazione ha anche indossato la maglia del Team Final, insieme al neo compagno Duren. Ebbene lo staff tecnico della squadra è rimasto particolarmente colpito dalla sua disponibilità ad ascoltare e di mettersi a disposizione. Aspetti positivi che spetterà ad Hardaway sfruttare al meglio, come le sue qualità di passatore. Perché Bates, pur utilizzando poco questo fondamentale, ha dimostrato di avere un’ottima visione di gioco. E se è vero che in Ncaa genererà tanta attenzione su di sé in attacco, è facile pensare che possa liberare i compagni. Sarà forse questo l’aspetto del gioco sul quale sarà maggiormente valutato.

Duren e Bates compagni con Team Final


Duren, il centro di gravità

Memphis potrà schierare anche il centro Duren, osservato speciale degli scout Nba per la combinazione di stazza fisica, atletismo e dinamicità. Dopotutto stiamo parlando di un 2.10 metri per 104 kg con un wingspan da 228 cm, che può mettere palla a terra e attaccare fronte a canestro. È abituato a dominare i tabelloni, e potrà essere l’àncora della già ben messa difesa Tiger.

Rispetto al compagno Bates, che potrà essere eleggibile al Draft solo dal 2023, Duren è un prospetto da top 10 alla prossima selezione. E se la stagione andrà secondo i piani, punta deciso alla prima scelta assoluta. Per lui parlano soprattutto le statiche. Secondo Cerebro Sports, al Nike Eybl ha viaggiato alle medie di 23.6 punti, 15.1 rimbalzi, 3.3 assist e 4 stoppate col 57.4% di tiro reale sui 40 minuti. Cifre impressionanti.

Intimidatore d’area e grande stoppatore, è veloce nei movimenti e rapido di piedi, ed ha un ottimo controllo del corpo. Per qualche scout è Nba-ready, e il paragone che va per la maggiore è quello con Chris Webber. Ai Tiger andrà a sostituire Moussa Cissé che ha deciso di trasferirsi ad Oklahoma State, ma non sarà affatto un semplice rimpiazzo.


Essendo molto efficace spalle a canestro e in post basso, sarà interessante vederlo giocare in coppia con Deandre Williams, il giocatore più versatile di coach Hardaway. Un’ala tuttofare che potrebbe accendere Duren con delle giocate alto-basso potenzialmente immarcabili per le difese avversarie. Insomma a Memphis la tavola è apparecchiata per una grande stagione. Sta ai protagonisti mantenere le attese.



* per il sito web BasketballNcaa.com

domenica 15 agosto 2021

Emoni Bates ha preferito il college al professionismo

 Emoni Bates ha preferito il college al professionismo


di Giovanni Bocciero *


Emoni Bates non sembrava destinato a calcare i parquet Ncaa, ma qualcosa ha cambiato gli scenari del suo recruiting aprendo a questa possibilità che si è tramutata in realtà con la scelta di Mmephis. Quel “qualcosa” è l’introduzione del NIL (acronimo di name, image, likeness), ovvero lo strumento che permetterà ai giocatori del college di guadagnare attraverso i propri diritti d’immagine.

Un fenomeno sin da adolescente

Bates attira l’attenzione dei media nazionali da quando è un dodicenne. Ad un torneo AAU si rende protagonista con una doppia doppia da 28 punti e 12 rimbalzi. Solo pochi mesi dopo cresce di dieci centimetri, il che lo porta ad un’altezza di 1.95 m, e riceve persino la prima offerta di borsa di studio da DePaul.

Al liceo si iscrive alla Lincoln HS ed esordisce con un’altra doppia doppia da 32 punti e 15 rimbalzi. Per tutta la stagione domina e infine segna il game winner che vale la finale di Stato. L’anno da sophomore è quello della consacrazione, non solo per i 63 punti segnati in una partita. Inizia con Sports Illustrated che gli concede la copertina, cosa che non accadeva per un liceale dai tempi di LeBron James. Finisce vincendo il Gatorade National Player of the Year diventando il primo sophomore della storia ad aggiudicarselo.

Emoni Bates, un fenomeno mediatico

L’estate scorsa è stata molto movimentata per il giovane Emoni. Mentre il papà, l’ex cestista Elgin Bates, ha fondato la Ypsi Prep Academy per prepararlo al meglio in vista della carriera da professionista, il ragazzo ha scioccato tutti annunciando il suo impegno con Michigan State (ironia della sorte, è nato all’ospedale di Ann Arbor nel campus dei rivali di Michigan). Con due anni di anticipo, questa decisione ha sollevato non poche maldicenze. La principale è stata quella che ipotizzava il suo impegno con gli Spartans come l’inizio di una sorta di collaborazione non ufficiale tra l’università di coach Tom Izzo e l’accademia di papà Bates.

Il talento di una nuova era

Nonostante la scelta dell’università, le possibilità di vedere Bates giocare con gli Spartans sono state da sempre basse. Questo perché il ragazzo sarebbe potuto essere il primo liceale dal 2006 a rendersi eleggibile per il draft Nba. Se infatti la lega avesse eliminato, come preannunciato, la regola degli ‘one and done’, il ragazzo avrebbe saltato il college e aperto la nuova era dei ‘prep to pro’, come Kobe Bryant o Kevin Garnett. Ed è per questo che i principali atenei come Duke o Kentucky non si sono prodigate più di tanto nel suo reclutamento.

La questione ‘one and done’ è invece attualmente in stallo tra tutte le parti coinvolte, e forse non se ne riparlerà prima della ridiscussione del contratto collettivo nel 2025. Scartata dunque l’ipotesi del salto immediato in Nba, il ragazzo non si è comunque arreso alla possibilità di monetizzare da subito. Dopotutto in molti lo considerano un talento generazionale, paragonato per stile, capacità e versatilità a Kevin Durant (2.06 m d’altezza con un wingspan da 208 cm e un range di tiro infinito) e con la stessa fama di uno Zion Williamson di alcuni anni fa.

All'inizio di agosto è anche arrivata la notizia del suo riclassificamento. Questo vuol dire che si diplomerà con un anno d’anticipo rispetto ai canonici quattro anni di liceo dell’istruzione americana. Ciononostante, compiendo 19 anni solo a gennaio 2023 non potrà rendersi eleggibile per il draft 2022. Questo significa che dovrà disputare due anni di college, o optare l'estate prossima per una esperienza già professionistica come quella della G League.

Il NIL per un cambio di rotta

Come prevedibile, lo scorso aprile ha strappato la lettera d’impegno con Michigan State ed ha aperto alla possibilità di firmare un contratto da professionista. Sul tavolo l’offerta della G League, che oltre a voler diventare un serbatoio diretto della Nba ha anche alzato di gran lunga i compensi minimi ai giocatori. Insomma, era quasi una certezza che Bates saltasse l’università. Ma la recente approvazione del NIL, però, ha cambiato i programmi del ragazzo. Infatti, con l’opportunità di guadagnare giocando al college ha di fatto preferito provare l'avventura in Ncaa invece di snobbarla del tutto.

Pensate solo che tra le sue opzioni vi era anche il campionato australiano, l’Nbl, quello che è stato il palcoscenico di LaMelo Ball due anni fa. Un campionato che offre gli stessi standard, per impianti, stipendi e competitività, oltre alla lingua, degli Stati Uniti, e per questo meta di diversi prospetti americani. Ma la sua scelta di giocare al college, a maggior ragione adesso che lo potrebbe vedere giocare due stagioni dopo il riclassificamento, può essere in qualche modo rivoluzionaria. Metterà l’anima in pace a coloro che vogliono vedere ‘fallire’ il sistema Ncaa?

Emoni Bates ha scelto Memphis come sua destinazione collegiale

Bates con questa clamorosamente decisione di accettare la borsa di studio di Memphis potrebbe dar vita ad un netto cambio di rotta. Nella sua margherita di scelte vi era anche il ritorno di fiamma di Michigan State che ci ha sperato sul serio. Ma l'offerta dei Tigers di coach Penny Hardaway, che solo qualche settimana prima hanno reclutato anche il roccioso centro Jalen Duren, si presentava troppo allettante per farsela sfuggire. Queste due aggiunte rendono Memphis, vincitrice del NIT nella passata stagione, tra le pretendenti al titolo quest'anno. Mentre la decisione di Bates, condizionata di sicuro dall'introduzione del NIL, ha fatto riacquistare grande interesse alla Ncaa agli occhi dei migliori prospetti liceali.


* per il sito web BasketballNcaa.com

sabato 31 luglio 2021

Michigan, tra la cultura di Howard e il top recruiting

Michigan, tra la cultura di Howard e il top recruiting


di Giovanni Bocciero*


Quando nel 2019 coach John Beilein aveva lasciato Michigan dopo dodici anni e due finali Ncaa (2013 e 2018), rilanciando un programma che aveva forse toccato il fondo, i tifosi erano caduti quasi in depressione. La scelta del nuovo allenatore era ricaduta su Juwan Howard, un esordiente che però conosce molto bene l’ambiente essendo stato protagonista degli iconici Fab Five che, con la doppia finale del 1992 e 1993, avevano rappresentato l’apice della storia dell’università di Ann Arbor.


La cultura del lavoro

Le incognite riguardanti questo matrimonio erano davvero tante. Due anni dopo, quella scelta si è rivelata più che azzeccata. Con il suo lavoro certosino, il coach è stato capace non solo di mantenere la squadra sugli stessi livelli, ma addirittura di alzare l’asticella. E lo ha fatto portando la sua cultura del lavoro.

Quella cultura forse appresa da assistente ai Miami Heat e della quale ha parlato anche il commentatore Bill Raftery. Lavoro, impegno, sacrificio, gruppo: sono queste le parole chiave che contraddistinguono il percorso di Howard in panchina, allenatore capace di motivare come pochi i propri ragazzi. Ancor di più se si tratta del suo miglior giocatore, che sta disputando una brutta partita, come accaduto ad Isaiah Livers contro Oakland.


La cosa incredibile è che sia riuscito a trasferire il suo modus operandi in questi due anni particolarmente complicati a causa del Covid. Con meno occasioni di allenamento, e spesso sedute individuali, è riuscito a creare un gruppo coeso ed affiatato. Questo suo repentino successo è in parte dovuto anche alla felice scelta di farsi affiancare da un tecnico esperto come Phil Martelli. Questa decisione, forse, fa percepire ancor di più l’intelligenza di Howard, che ha guidato i Wolverines ad un meritato seed no. 1 all’ultimo Torneo Ncaa, primo in assoluto ad affrontare un Torneo Ncaa da testa di serie prima da giocatore e poi da allenatore.




Il miglior reclutamento del paese

Il salto di qualità con Howard si è visto sin da subito nel recruiting. La grande abilità di Beilein era quella di scovare i giovani talenti e farli sviluppare. Il miglior esempio è forse Trey Burke. Considerato no. 84 della classe 2011 di Espn, nel 2013 ha trascinato i Wolverines alla finale Ncaa e ricevuto il premio di AP Player of the Year. Al successivo draft è stato chiamato con la scelta no. 9.

Howard invece, anche grazie alla sua carriera da atleta in Nba, ha attirato sin da subito l’attenzione dei migliori talenti liceali. Lo scorso anno ha reclutato Hunter Dickinson (no. 41) e soprattutto Isaiah Todd (no. 15). Quest’ultimo ha però preferito andare a giocare nell’Ignite Team della G League, per altro dimostrando di essere ancora un talento molto acerbo. Quest’anno il coach si è superato, portando i Wolverines in cima alla classifica del reclutamento grazie agli arrivi di Caleb Houstan (no. 6), Moussa Diabaté (no. 11), Frankie Collins (no. 36) e Kobe Bufkin (no. 38). Tra l’altro stabilendo un altro record.

Tre delle migliori 4 reclute di questa classe dei Wolverines
sono state selezionate per il McDonald’s All American

Ma Howard non è il tipo di allenatore pronto a costruire una squadra di giovani fenomeni, alla Kentucky o come nelle ultime versioni di Duke. Lui ha appreso da assistente in Nba quanto sia necessario avere l’esperienza dalla propria parte, e dunque quanto siano importanti per i successi di un gruppo gli atleti veterani. È per questo che non tralascia il transfer portal, dal quale sia l’anno scorso - con Mike Smith e Chaundee Brown - che quest’anno ha pescato i giocatori adatti e necessari per completare il roster.

La Michigan che verrà

L’ultimo transfer per i Wolverines è DeVante’ Jones, play della Louisiana proveniente da Coastal Carolina dove ha vinto il premio di POY della Sun Belt. Ragazzo dall’indubbio talento che ha partecipato al camp della G League e che solo poche settimana fa ha deciso di non dichiararsi più per il draft. Sarà di certo un perno della squadra del prossimo anno, e gli sarà chiesto un contributo a tutto tondo.


Al fianco di Jones, nel backcourt ci sarà il veterano Eli Brooks, il quale disputerà il suo quinto ed ultimo anno al college, mentre in area ritornerà il prospetto Dickinson. Anche il centro nominato freshman dell’anno della Big Ten ha infatti deciso di non rendersi eleggibile per il draft, ma di ritornare ad Ann Arbor e continuare a lavorare con l’aspirazione di essere selezionato in lottery l’anno prossimo.

Non solo ritorni ma anche e soprattutto addii per i Wolverines, ovvero quelli di Livers, Smith, Brown e Franz Wagner in odore di lottery (scelto da Orlando con la pick 8). Si tratta di tre quinti dello starting five e del sesto uomo, ma questo non vuol dire che Michigan non sia attrezzata. C’è grande attesa intorno a Houstan, considerato uno dei migliori attaccanti e tiratori del liceo, nonché trascinatore del Canada ai Mondiali Under 19, così come per il francese Diabaté, lungo atletico e dinamico.


Infine si spera nell’esplosione di Zeb Jackson, combo guard sophomore, che ha avuto un basso minutaggio lo scorso anno ma che sta lavorando tanto in questa offseason per guadagnare stima agli occhi del coach, seguendo i consigli di un ex beniamino dei tifosi come Zavier Simpson.

Nei primi due anni la squadra di Howard, senza troppi estimatori, ha finito per stupire tutti. Stiamo a vedere se davvero non c’è due senza tre.


* per il sito web BasketballNcaa.com

Transfer Portal, cos’è e come cambia la Ncaa

Transfer Portal, cos’è e come cambia la Ncaa


di Giovanni Bocciero*


Il transfer portal sta rivoluzionando il mondo della Ncaa come lo conosciamo. Quando un giocatore decide di voler cambiare università, non deve fare altro che inserire il proprio nome in questo elenco ed aspettare l’offerta che ritiene più giusta. In pratica, come fosse un nuovo reclutamento.

Già l’anno scorso era stato introdotto un anno extra (rispetto ai canonici quattro) a causa del Covid per chi aveva giocato nel 2020. Una ottima opportunità per provare a mettersi in mostra altrove. Un’ulteriore accelerata all’aumento degli iscritti al portal è stata data dalla decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione derivante dal trasferimento. Insomma, se oggi un giocatore decide di cambiare squadra, non deve più osservare uno anno di stop forzato ma è da subito arruolabile.

Sia chiaro, ciò avviene solo al primo trasferimento. Ma diamo due numeri per capire l’entità di questa decisione ormai nell’aria da tempo. Il transfer portal è stato introdotto nel 2018, e all’inizio ha contato circa 700 atleti iscritti a questo database. Quest’anno sono invece oltre 1400 gli iscritti, e non è sbagliato pensare che possano soltanto aumentare.

Quentin Grimes, leader dei Houston Cougars

Ma perché un giocatore dovrebbe scegliere di trasferirsi? Le motivazioni possono essere tante e diverse. Prendiamo gli esempi di Quentin Grimes che a Kansas non ha vissuto l’esperienza che si aspettava, o di MaCio Teague che ha scelto Baylor perché voleva qualcosa di più. Spesso invece un giocatore segue semplicemente il coach con il quale si è trovato bene, proprio come accaduto a Keve Aluma.

Questo portale, secondo la Ncaa, ha l’obiettivo di rendere trasparente ciò che accade durante la offseason con i trasferimenti. Un coach può infatti contattare un giocatore solo quando è iscritto all’elenco, e mai prima. Inoltre, grazie ad aggiornamenti in tempo reale, gli atleti e gli allenatori possono seguire passo passo il reclutamento. E se un ragazzo non è contento dell’interesse nei propri confronti, può decidere di togliere il proprio nome dal portal e rimanere lì dov’è. Come ha appena fatto Mac McClung che resterà a Texas Tech.

Offseason in stile Nba con tante incertezze

Con la decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione per il primo trasferimento, non sono mancate le critiche. Per gli addetti ai lavori si assisterà ad una vera e propria offseason in stile Nba.

Per il telecronista Dick Vitale l’anno di stop dovrebbe essere abolito solo nei casi di atleti che cambiano squadra per via dell’esonero del coach. Ovvero, il trasferimento in questo caso sarebbe giustificato. Matt Painter, tecnico di Purdue e membro del Comitato allenatori, ha addirittura scritto una lettera alla Ncaa spiegando che tale decisione rappresenterà un problema non da poco: “Il turnover annuale del roster avrà meno certezze per gli atleti stessi. E come allenatore, sarà più difficile guidare un programma in modo efficace”.

Altra argomentazione critica è quella riguardante il futuro degli stessi giocatori. Siamo certi che un ragazzo che lascia la squadra ‘x’ troverà un migliore ambiente nella squadra ‘y’? Ma soprattutto, si è certi che un giocatore non di primo livello riesca comunque a trovare un’altra borsa di studio? Questi sono gli interrogativi che alcuni addetti ai lavori si pongono. E non hanno neppure tutti i torti.

I giocatori acquistano più potere

Questo strumento rappresenta però anche un’opportunità: è innegabile infatti che gli atleti ora abbiano maggior potere. Infatti, prima del 2018 ci si poteva comunque trasferire ma la prassi era molto più complessa. Un giocatore doveva chiedere l’autorizzazione al coach per parlare con altre squadre. Se l’allenatore non acconsentiva poteva rivolgersi al direttore atletico, e come ultima spiaggia ad un comitato d’ateneo. Con il transfer portal un atleta non è costretto a ricevere nessuna autorizzazione, ma può recarsi direttamente in segreteria e richiedere d’inserire il proprio nome nel portale.

Dal punto di vista dei direttori atletici, ma anche dei coach, si va molto a semplificare il lavoro di reclutamento. Attraverso il transfer portal, gli allenatori possono reclutare giocatori per il proprio programma semplicemente consultando questo enorme database. Un’occasione in più per avvicinare anche qualche atleta di livello, scontento dell’esperienza collegiale sin lì vissuta, ma allo stesso tempo voglioso di dimostrare il proprio potenziale in un ambiente più piccolo e con meno riflettori addosso.

L’alba di un “nuovo” reclutamento

A cascata, come una logica conseguenza, cambierà il modo di reclutare dalle high schools. Esclusi i liceali 5-stelle, che faranno sempre e comunque gola, cosa succederà per tutti gli altri? Adam Berkowitz che gestisce un’organizzazione di New York che mette in contatto le università con i liceali all’ultimo anno, ha detto che tante scuole gli hanno riferito che preferiranno completare le squadre tramite il portale piuttosto che reclutare freshmen.

Insomma questo transfer portal è destinato a cambiare - o forse già lo ha fatto - lo sport universitario. Come? Forse ancora non è chiaro, e a tante domande ancora non vi sono risposte.


* per il sito web BasketballNcaa.com

domenica 12 luglio 2020

Butler, 10 anni fa a un tiro dalla storia

Quest’anno ricorre il decennale di quello che è considerato il più grande momento ‘what if’ della March Madness. Parliamo della corsa di Butler a un passo dal titolo nazionale che si concluse con il tiro iconico di Gordon Hayward. Butler ha perso contro Duke, ma grazie anche al finale da film quella è diventata una delle migliori partite mai giocate del campionato universitario. QUI L'ARTICOLO COMPLETO


30 anni di upset alla March Madness

Nel corso della March Madness non c’è nulla di più elettrizzante degli upset. I tifosi impazziscono quando una sfavorita riesce a sovvertire il pronostico e a buttare fuori dalla competizione una squadra molto più forte, una che magari è anche candidata a vincere il titolo nazionale. Ecco i dieci upset, nell’arco degli ultimi 30 anni, che hanno fatto la storia del Torneo Ncaa. QUI LA TOP TEN


Il meglio della Big Ten 2019/2020

Big Ten basketball season 2019/2020


Kofi Cockburn, il centro di gravità di Illinois

Kaleb Wesson, la dieta e il sogno Nba

Torna Indiana con Jackson-Davis e Green

Luka Garza, doppie doppie fra botte e gomitate

Daniel Oturu, la bella faccia di Minnesota

Rutgers: difesa e il duo Harper-Johnson

Jalen Smith, il nerd dei canestri di Maryland

Lamar Stevens, anima di Penn State

Hunter-Williams, la super coppia di Purdue

Ayo Dosunmu, il supereroe di Illinois

Anthony Cowan Jr, la guida di Maryland


lunedì 31 dicembre 2018

Tre profili di prospetti Nba

Dal chiacchierato Nassir Little che ancora deve dimostrare il suo infinito talento a North Carolina allo stakanovista di Syracuse Oshae Brissett, passando per quello più in crescita di tutti che è Nickeil Alexander-Walker leader di Virginia Tech. Questi i profili dei prospetti che ambiscono al draft Nba.


domenica 11 novembre 2018

Wes Clark o Clark Kent, a Brindisi si stropicciano gli occhi

Lo abbiamo fiutato sin da quando è sbarcato in Italia, a Brindisi, con largo, largo anticipo, e i fatti ci stanno dando ragione. Colui che nella scorsa primavera ha contribuito ad eliminare Arizona della futura prima scelta al draft Nba Deandre Ayton al primo turno del torneo Ncaa, oggi è la grande sorpresa del campionato italiano. Ovviamente stiamo parlando di Wes Clark, che sta vestendo i panni di Clark Kent facendo sognare la tifoseria brindisina. Clicca qui per l'intervista a Clark


martedì 6 marzo 2018

La bidimensionalità di Lonnie Walker

La bidimensionalità di Lonnie Walker


Pregi e difetti del freshman Lonnie Walker, serio candidato per una chiamata in lottery al prossimo draft Nba. Dopo un avvio di stagione a singhiozzo per via di un'operazione al ginocchio, il prospetto dei Miami Hurricanes si sta facendo apprezzare come un prototipo dei 3&D che tanto fanno gola agli scout. In stagione è stato nominato tre volte rookie of the year dell'ACC, al pari di un certo Marvin Bagley, e si è distinto per essere clutch nei momenti delicati dei match. (CONTINUA A LEGGERE)

mercoledì 21 febbraio 2018

Wendell Carter, l'arma segreta di Duke

Wendell Carter, l'arma segreta di Duke

In pochi sanno che al lungo di Duke Wendell Carter Jr, oltre alla pallacanestro, piace anche il teatro. Alla Pace Academy di Atlanta si è addirittura dilettato a fare l’attore, strappando una parte per un ruolo secondario in uno spettacolo. A lui i riflettori piacciono proprio. Ed essendo sin dal liceo un prospetto nazionale, è abituato a vivere con le luci puntate addosso. A Duke però, come nello spettacolo di Atlanta, il protagonista non è lui... (CONTINUA A LEGGERE)


giovedì 21 dicembre 2017

Grayson Allen, eroe o antagonista?

Grayson Allen, eroe o antagonista?

Duke è considerata la principale candidata alla vittoria del titolo nazionale anche e soprattutto perché ha un senior come Grayson Allen. La guardia è un fattore non da poco per coach Mike Krzyzewski e i Blue Devils. Ripercorriamo la vita di questo ragazzo attraverso alcuni step doverosi, da quando giocava a calcio prima del basket alla stagione da freshman che lo vide esplodere così all'improvviso; a quella successiva dove ci si inizio a domandare se bisognava amarlo o odiarlo, tanto da farlo apparire come il diavolo e l'acqua santa; sino a questo campionato che sembra essere quello della rinascita agli occhi degli scout Nba. Un talento dai superpoteri, ma buono o cattivo? (continua a leggere CLICCANDO QUI).


venerdì 8 settembre 2017

I Top Players della stagione Ncaa 2017/18

di Giovanni Bocciero

Una nuova stagione Ncaa è alle porte, e con i suoi 351 college ci sono centinaia di giocatori da tenere d’occhio. Dai tanto attesi prospetti Nba agli atleti più adatti alla pallacanestro in Europa. Con questa rubrica (in aggiornamento) segnaliamo i top players suddivisi per ruolo della stagione che sta per iniziare.


Point Guard

Shooting Guard

Small Forward

Power Forward

Centri

Sorprese!

giovedì 13 luglio 2017

NCAA: Viaggio alla scoperta dei nuovi talenti

di Giovanni Bocciero*


La stagione liceale è ormai finita. Dopo aver seguito le kermesse più importanti come il McDonald’s All-American, il Nike Hoop Summit e il Jordan Brand Classic, analizziamo nel dettaglio i giocatori prossimi a sbarcare in Ncaa che hanno colpito maggiormente per quello che hanno fatto vedere sul parquet in queste partite.

BAMBA A RIMBALZO CONTRO PORTER (FOTO DA KSDK.COM)

Il miglior prospetto del paese


Michael Porter Jr. è il giocatore più atteso della classe 2017. Dopo aver rinunciato all’accordo firmato con Washington, ha deciso di andare a Missouri dove il papà è appena stato ingaggiato come assistente. Porter è un atleta nel vero senso della parola, visto che abbina altezza (2.08 cm), fisico e tecnica. Dà il meglio di sé quando può correre in transizione proprio per via del fatto che può puntare l’avversario e batterlo arrivando sino al ferro dove spesso chiude in grande stile. Non è raro vederlo concludere in alley-oop dopo aver tagliato alle spalle della difesa, e per via del fisico ben strutturato regge molto bene i contatti realizzando diversi giochi da tre punti. È un ottimo rimbalzista tanto in attacco quanto in difesa, da dove può avviare il contropiede. E poi ha un range di tiro già calibrato addirittura sulla distanza Nba.
Nonostante le indubbie capacità da ball-handler, trova delle difficoltà quando deve attaccare contro la difesa schierata per via di un primo passo non fulmineo. Proprio per questo il più delle volte è costretto a ritornare sui suoi passi e ripiegare su di uno step back che comunque esegue egregiamente. Dovrà assolutamente migliorare in difesa, soprattutto sul perimetro, dato che sembra più a suo agio quando è accoppiato con un lungo vero, su cui fare tagliafuori. Le vere difficoltà emergono quando invece deve difendere su un esterno che lo attacca. Raramente tiene due o tre palleggi consecutivi e la cosa peggiore è che il maggior difetto sembra sia la volontà a provarci.

Il dominatore d’area


Mohamed Bamba è il prospetto più intrigante del lotto soprattutto per gli ampi margini di miglioramento che possiede. I mezzi fisici sono senz’altro il suo punto di forza. Corpo statuario di 210 cm, apertura di braccia pazzesca (7 piedi e 8 pollici), atletismo e verticalità imbarazzanti. Può essere un autentico dominatore d’area e non a caso è catalogato innanzitutto come un rim protector. Ma sarebbe sbagliato ridurre la valutazione solo a rimbalzi e stoppate, perché Bamba è un discreto difensore in post negli scivolamenti e in anticipo dove utilizza le mani veloci. Corre bene il campo in transizione e a rimbalzo offensivo è un pericolo costante anche perché gioca sempre con grande energia. Inoltre è un giocatore che fa molto affidamento sui suoi istinti per questo va indirizzato.
In attacco è un talento grezzo, tutto da costruire. Nonostante possieda sia il fisico che i movimenti, quando è costretto a mettere palla a terra appare ancora impacciato soprattutto se si cimenta in un 1-vs-1. Fin quando è a pochi passi dal canestro e bisogna appoggiare o schiacciare il pallone può essere un fattore, ma appena si allontana dal canestro inizia a essere molto meno pericoloso, nonostante abbia il tiro nelle sue corde. I mezzi fisici sono un punto a suo favore, eppure deve mettere ancora della massa muscolare per poter contenere al meglio i diretti avversari che hanno più chili di lui e che tendono a spostarlo. Infine ha delle qualità da passatore che si intravedono pochissimo, ma non devono essere sottovalutate. Spetterà allo staff tecnico di Texas lavorare sul ragazzo per farlo migliorare.

Genio e sregolatezza


Dopo aver parlato di due giocatori intorno ai 210 centimetri, passiamo a un play da 190. Collin Sexton è un giocatore completo che si rende utile tanto in difesa quanto in attacco, dove è capace di creare sia per sé che per gli altri. Con il pallone tra le mani fa praticamente quel che vuole, e quando accende l’interruttore della creatività escono delle giocate spettacolari, segno inconfondibile di una visione di altissimo livello. Possiede un tiro piuttosto efficace da ogni parte del campo anche se deve lavorare per limare qualche difetto nella meccanica. È molto competitivo e anche positivo, votato al gioco di squadra e con un linguaggio del corpo di quelli che scaldano il pubblico. In difesa è un marcatore tosto che muove bene sia i piedi negli scivolamenti sia le mani per infastidire il palleggio, talvolta con annessi recuperi.
Nel contesto di coach Avery Johnson ad Alabama sarà senz’altro un’aggiunta non da poco. Certamente dovrà imparare a non abusare della voglia di inventare sempre e comunque. La sua ricerca talvolta ostinata del passaggio impossibile o ad effetto comporta un numero consistente di palle perse che andrebbero evitate. Allo stesso modo spinto dalla sua grande competitività tende ad eccedere negli 1-vs-1 per dimostrare di essere il più forte. La sua maggior debolezza resta però il fisico. Piuttosto basso per la media delle combo-guard con una struttura fisica non eccelsa. Compensa col fatto di essere molto atletico, fattore che abbinato alla velocità di piedi gli permette di arrivare al ferro con disinvoltura, anche se la conclusione in avvicinamento non è quella più gettonata.



* per il web site BasketballNcaa.com --- link originale