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sabato 9 agosto 2025

L'impresa dell'Italia di bronzo

Eurobasket Women di Atene: trent'anni dopo il nostro basket femminile torna tra le tre migliori squadre del continente

Ragazze da sogno, l'Italia che vogliamo

Le azzurre si mettono la medaglia di bronzo al collo vincendo meritatamente il girone di Bologna, facendo tremare il Belgio campione d'Europa e surclassando la Francia vicecampione olimpica. Zandalasini e Cubaj le migliori di un gruppo fantastico, squadra vera dentro e fuori del campo, col ct Capobianco che ha disegnato un autentico capolavoro facendo innamorare tutto il paese. Ottimi gli ascolti sulla Rai

di Giovanni Bocciero*


È un’Italia che ci ha fatto emozionare, quella femminile, capace di tornare sul podio dell’Eurobasket a distanza di trent’anni dalla medaglia d’argento conquistata dalla nazionale di Riccardo Sales e delle varie Catarina Pollini, Novella Schiesaro, Viviana Ballabio, tante delle quali hanno rappresentato la delegazione di azzurre presenti proprio a Bologna per assistere alla partita contro la Lituania. Sarà stato un incontro benaugurante visto come è terminato questo Campionato europeo.

Di sicuro, lo aveva detto il ct Andrea Capobianco alla vigilia della manifestazione continentale, che le sue ragazze ci avrebbero «fatto innamorare». Ed effettivamente, le azzurre sono state capaci di ipnotizzare un paese intero pur non dando calci al pallone e neppure saltando a rete. Con determinazione si sono prese la medaglia, lottando e mettendoci tutto l'impegno possibile, dimostrandosi squadra vera dentro e fuori dal campo. Capace anche di superare le difficoltà, come l’infortunio di Matilde Villa.

La grande assente è stata proprio la play, che purtroppo ha subìto la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro nell’amichevole di avvicinamento col Belgio. Un’assenza che, forse, ha fatto mancare quell’ideale passaggio di consegne tra lei e Cecilia Zandalasini quale nuovo talento e faro azzurro. O forse no, visto che la nativa di Broni ha disputato un Europeo da campionessa pura. Ha fatto registrare 16.8 punti, 6 rimbalzi e 3 assist di media nelle sei gare disputate, per un 19.2 di valutazione, aggiungendo alla medaglia di bronzo anche la nomina nel miglior quintetto della manifestazione.

L’Italia ha iniziato a vincere e convincere sin dal girone di qualificazione andato in scena al PalaDozza di Bologna, battendo in serie una Serbia alle prese con un ricambio generazionale, una Slovenia apparsa troppo risicata nelle rotazioni, e una Lituania autentica sorpresa ma comunque dal potenziale ancora da definire. Eppure, con il primo posto e un quarto di finale raggiunto addirittura con un turno d’anticipo, un appunto sul pubblico va fatto. Nonostante ci si trovasse a Bologna, la ‘basket city’ per eccellenza del nostro paese, il palasport non è stato riempito neppure nella terza e decisiva gara giocata di sabato sera contro le lituane.

Bologna non sarà tra le principali piazze della pallacanestro in rosa, anche se sino a due anni fa ha avuto la Virtus che ha disputato due finali scudetto e vinto una Supercoppa proprio con la Zandalasini tra le principali protagoniste, ma qualcosa in più ce lo si aspettava. Le azzurre, comunque, al di là del seguito sulle tribune, che sembra essersi attestato sulle 4mila presenze di media, si sono conquistate l’attenzione nazionale con le loro prestazioni. E pur partendo in sordina e forse con non poco scetticismo, sono arrivate a guadagnarsi le dirette sulla Rai per la seconda fase dell’Eurobasket, disputata ad Atene.

Forse il segreto di questa Italia è stato non fare voli pindarici, pensare ad una partita alla volta, ad un avversario alla volta. Prima c’è stato da affrontare il battesimo di fuoco con la Serbia, migliore squadra del ranking mondiale del girone bolognese al numero 8 - mentre l’Italia è al sedicesimo posto -. Ma come detto, le serbe sono alle prese con un ricambio e sono apparse ancora acerbi a questo livello. Non a caso, hanno terminato il raggruppamento addirittura in fondo alla classifica.

Diverso il match con la Slovenia, numero 22 del ranking, nel quale la lunga naturalizzata Jessica Shepard è stata soltanto la prima di una serie di avversarie più grosse e fisiche che le azzurre sono state capaci di tenere a bada con una difesa di gran livello. Proprio la determinazione nella propria metà campo ha rappresentato il marchio di fabbrica di questa nazionale che ha saputo soffrire, aiutarsi, sporcare le linee di passaggio, spizzare palloni in area e gettarsi sulle palle vaganti che spesso e volentieri fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

Non a caso nella terza e decisiva gara per chiudere al primo posto il girone, contro la Lituania che si presentava con più centimetri e chili in tutti i ruoli, l’Italia l’ha tenuta a soli 51 punti realizzati. Il vecchio adagio recita che l’appetito vien mangiando, e allora sul volo per Atene le azzurre avranno di sicuro pensato che bisognava andare oltre i complimenti. Alla fin fine è il risultato che conquisti che nessuno mai ti potrà togliere. Superare lo scoglio dei quarti di finale era il primo passo da compiere, perché aveva un duplice prezioso obiettivo. Significava finire tra le prime quattro e dunque aumentare le probabilità di andare a medaglia; e conquistare un posto per il torneo di prequalificazione al Mondiale 2026.

Ricordiamo la scelta della federazione, in piena sintonia con lo staff tecnico della nazionale femminile, di non prendere parte al torneo di prequalificazione della scorsa estate, con la finalità di preservare l’integrità fisica delle atlete e per garantirgli una post season di riposo, alla vigilia di una stagione agonistica che si sarebbe chiusa, di fatto, con l’attesissimo appuntamento dell’Eurobasket. Una scelta dal sapore pokeristico dell’all in, che ha però portato i suoi frutti.

E allora sotto la Turchia, che nel ranking della Fiba appena una posizione sotto l’Italia, alla numero 17. Turche che hanno avuto il merito di vincere nel girone di qualificazione la gara da dentro o fuori con le padrone di casa della Grecia. Con la Turchia le azzurre hanno fatto un’altra partita di grande spessore, ma hanno anche rivisto i fantasmi del 2017. In quella edizione del Campionato europeo, Capobianco sedeva in panchina e Zandalasini era l’enfant prodige al suo esordio assoluto in una competizione senior. L’Italia affrontava la Lettonia per lo spareggio che assegnava un posto Mondiale, e nel finale punto a punto, urla ancora vendetta l’antisportivo ravvisato all’attuale stella italiana e della Wnba.

Contro la Turchia la sfortunata protagonista è stata Jasmine Keys, che si è vista annullare un canestro buono quando mancavano ancora 0.2 secondi sul cronometro. E ancora peggio, è il fatto che la terna arbitrale non abbia potuta controllare e ravvedersi all’instant replay, perché questo al momento non funzionava. In una manifestazione del livello di un Europeo, certi intoppi è inammissibile che accadano. Quei due punti potevano costare caro, dato che allo scadere le avversarie hanno mandato la partita al supplementare. La volontà di vincere è stata comunque più forte, e alla fine la Turchia è stata battuta.

Non si finisce mai di sognare, però. Raggiunta la semifinale a questo punto andava conquistata anche una medaglia. Di qualsiasi colore, purché si appendesse qualcosa al collo. È il Belgio l’avversaria in semifinale, e le azzurre non si sono date per vinte. Nella ripresa grazie ad un parziale di 17-0 hanno rimesso il naso avanti, e solo nel finale tirato a festeggiare sono state le avversarie, che hanno mostrato il giusto riconoscimento con la Julie Vanloo che ha confortato una ad una le ragazze.

Per la medaglia di bronzo bisognava battere le francesi, vicecampionesse olimpiche, alle quali mancavano un paio di giocatrici ma restavano comunque forti. Si è anche discusso della mancanza di esperienza delle azzurre, nel giocare su palcoscenici del genere. Evidentemente, da Zandalasini a Costanza Verona, da Lorela Cubaj a Sara Madera, passando per Martina Fassina preziosissima contro Belgio e Francia, hanno fatto tesoro delle loro avventure giovanili. Dal 2015 al 2019, infatti, il palmares generale parta di quattro bronzi, cinque argenti e tre ori a livello sia europeo che mondiale.

L’Italia è scesa in campo con la determinazione giusta, il migliore approccio possibile e sin dall’inizio si è messa a condurre nel punteggio fino a dominare pian piano la partita, nonostante qualche momento di defaillance. Le francesi sono state tenute a 54 punti nonostante il miglior attacco dell’Europeo sin lì con una media di 84.2. Alla vigilia della finale per il 3° e 4° posto, Zandalasini aveva parlato delle differenze che si avvertono nel nostro paese tra lo sport femminile e quello maschile, rivendicando l’agonismo e il ‘bello’ del basket femminile. C’è da dire che le ragazze sono riuscite in quello che da anni non riesce ai ragazzi, che ad Europei e Mondiali non superano l’ostacolo dei quarti.

Nell’immediato post gara, con la medaglia al collo, Capobianco ha invece sottolineato di come oltre per il cuore, questo traguardo è arrivato anche tatticamente. Perché l’Italia è stata capace di adattarsi e cambiare rispetto all’avversario di turno, rivendicando un successo non solo emotivo ma anche tecnico. E proprio Capobianco è stato nominato anche miglior allenatore dell’Europeo. Un premio più che meritato per come è riuscito a far giocare questa squadra. Sempre sfrontata, mai doma, dura a morire in qualsiasi situazione. Arcigna e aggressiva, attenta e concentrata.

Share da record sulla Rai: il 5,56% contro la Francia

Queste azzurre hanno fatto innamorare l’intera nazione. Parlano i dati della Rai, con ascolti ottimi. Con la Turchia seguito di 389mila spettatori di media, saliti nel supplementare a 571mila con uno share del 3.4%. Col Belgio il primo tempo su Rai Due ha avuto 290mila spettatori (2.39%), mentre il secondo tempo su Rai Tre ne ha avuti 545mila (3.75%), per una media di 418mila utenti collegati. Con la Francia, invece, 443mila spettatori medi (4,99%), con uno share salito al 5,56% nel secondo tempo (491mila utenti collegati).


* per la rivista Basket Magazine

martedì 12 marzo 2024

Bortolani, quanto amore dopo tanto viaggiare

Ventitré anni, siciliano di nascita, ma cresciuto a Milano nel vivaio dell'Olimpia, sta finalmente cogliendo i frutti di un lungo lavoro

Bortolani, quanto amore dopo tanto viaggiare

Dopo sei anni in giro per l'Italia con una sfortunata puntata in Spagna, è tornato a casa entrando nel cuore dei tifosi con una serie di grandi prove nel momento più difficile dell'Armani


di Giovanni Boccciero*


Giordano Bortolani sta ripagando la fiducia dell’Olimpia. Cresciuto nel settore giovanile, è stato mandato sempre in prestito, forse troppe volte. Chi lo ha allenato ha sempre creduto in lui. Tiratore puro, bello da vedere ed efficace, rappresenta il futuro dell’Italia. Bisogna sapere aspettare. Nell’epoca del tutto e subito questa espressione ha un sapore quasi strano. Un proverbio cinese riferisce che “a chi sa attendere, il tempo apre ogni porta”, rimandando all’importanza di una virtù, ormai quasi dimenticata: quella della pazienza. Oggigiorno non si riconosce più alcun valore alla pazienza, nonostante essa sia essenziale. Magari potremmo chiedere a Giordano Bortolani se ha avuto la giusta pazienza nell’attendere il suo momento per esprimersi in casacca Olimpia Milano.

Giocoforza, volente o nolente, coach Ettore Messina l’ha buttato nella mischia e lui si è fatto trovare pronto. Ed è proprio questa un’altra virtù che spesso passa inosservata quando si discute sui giovani da lanciare, quella della prontezza. Perché è facile dire che i giovani vanno fatti giocare, ma allo stesso tempo questi devono essere pronti a cogliere l’attimo. È ovvio che l’errore è permesso, ma ciò di cui proprio non possono fare a meno è l’attitudine a reggere il campo.

FATTO QUESTO PREMABOLO, concentriamoci su Giordano Bortolani, che è di sicuro un gioiellino che non scopriamo oggi. Cresciuto nel settore giovanile della stessa Olimpia Milano, si è definito un ‘siciliano trapiantato a Milano’. All’anagrafe il suo luogo di nascita è Sant’Agata di Militello, provincia di Messina, ma il capoluogo lombardo è senz’altro la sua città. Figlio d’arte, papà Lorenzo ha giocato a Capo d’Orlando. È lì che ha conosciuto mamma Anna Maria. I genitori si sono poi trasferiti all’ombra della Madonnina. Per questo Giordano è mezzo siciliano e mezzo milanese, dove ha iniziato prima a frequentare la scuola e poi a giocare a pallacanestro al centro Schuster proprio come il papà.

La chiamata dell’Olimpia è arrivata molto presto. Nel gennaio del 2012 ha fatto un provino per l’Under 13, e quella maglia non se l’è più tolta da dosso. A quell’età Giordano non si prendeva troppo sul serio, ma come ogni bambino sognava un giorno di giocare in prima squadra. Il primo passo è stato diventare campione d’Italia con l’Under 14; sei anni dopo, nel gennaio del 2018, è arrivato l’esordio e il primo canestro in Serie A, in una partita dal sapore particolare contro Capo d’Orlando. Chissà cosa avrà provato nel segnare la tripla in step back.

L’ASCESA È STATA QUASI FULMINEA, tanto da conquistare anche l’azzurro delle giovanili. Nell’estate del 2018 arriva la prima convocazione con l’Italia per l’Europeo Under 18 disputato in Lettonia. «Ritengo che Giordano sia paragonabile ai più grandi giocatori che ho allenato - ha esordito Andrea Capobianco -, perché ha una facilità di fare canestro devastante e può segnare in mille modi diversi. Per questo è uno di quei giocatori che piacerebbe sempre allenare. L’ho sempre utilizzato come una vera guardia. Credo che sia già tra gli italiani più importanti, che può ulteriormente migliorare anche perché sta facendo un percorso formativo in un club come Milano e con un allenatore come Messina che rappresentano il meglio che si possa avere. Nessuno di noi ha la palla magica, ma credo che Giordano sarà un giocatore prezioso per il futuro dell’Italia. Lo sta dimostrando cosa è capace di fare. Poi una carriera dipende come sempre da tanti fattori».

Un infortunio gli ha costretto a saltare l’edizione del torneo di Mannheim, riconosciuto da tutti come un Mondiale giovanile per la qualità delle nazionali partecipanti, ed è stato escluso solo all’ultimo taglio per l’Europeo Under 20. «Già quando veniva in nazionale avevo delle richieste maggiori per Giordano - ha continuato Capobianco -. Questo perché, pur sembrando antipatico, avevo delle grandi aspettative e credevo fortemente in lui. Può sembrare un ragazzo dal carattere chiuso, ma in fondo è di cuore ed ha tanta voglia di fare. Ed è per questo che con lui si è spesso esigenti. Alle prime convocazioni, a 17 anni, avrei detto che doveva acquisire ancor più sicurezza nel modo di giocare. Quando un giocatore è forte deve essere anche capace di mettere in pratica questa sua forza. Penso che grazie alle esperienze fatte stia crescendo, e si vede giorno dopo giorno come stia lavorando per continuare a migliorare».

IL PUNTO PIU’ ALTO DELLA SUA CARRIERA, sin qui, l’ha certamente raggiunto nell’anno in cui ha giocato a Treviso. Disputando la BCL è stato premiato quale ‘Best Young Player’ della manifestazione. Un riconoscimento non casuale. «Giordano è qualcosa di abbastanza unico - ha detto Max Menetti, allenatore di quella Treviso -. È un ragazzo estremamente semplice, sincero, trasparente, e in maniera franca dice sempre quello che pensa nel bene e nel male. Dal punto di vista tecnico è un giocatore con un tiro naturale così bello ed efficace, che non ho dubbi che sia uno dei migliori tiratori d’Europa. Finalmente sta trovando spazio anche in Eurolega, e questo dà la cifra del suo talento. Gli gioverà trovare continuità nel giocare stabilmente in una squadra, perché ha cambiato troppe città e troppi allenatori in poco tempo. Gli auguro che possa rimanere a lungo a Milano, perché questo gli darà un grande vantaggio in questa fase in cui sta trovando continuità anche nel rendimento».

Incrociate le spade con Manresa, in quella stessa stagione europea, è proprio il club iberico che lo prende nell’estate del 2022. «Con Manresa, che con coach Pedro Martinez giocava una pallacanestro celestiale, credo che sia stato sfortunato - ha analizzato ancora Menetti -. Quella stagione il club rifondò completamente la squadra, fu un anno difficile tant’è che si salvarono all’ultimo cambiando circa una ventina di giocatori. Quindi, al di là dell’impatto nella pallacanestro estera che non è comunque mai semplice, credo che sia capitato nell’annata sbagliata. E da giocatore giovane, per la prima volta all’estero, ne risenti. In ottica Italbasket il ct Pozzecco saprà toccare le corde giuste anche rispetto ad una sua crescita caratteriale. So che Gianmarco lo apprezza, e credo che diventerà un atleta azzurro in pianta stabile. Sta raggiungendo adesso la sua maturazione, sta entrando ora nel suo momento migliore e auspico che avrà il suo spazio».

SI ERA TRASFERITO IN SPAGNA con la convinzione di trovare migliori fortune, come fatto in precedenza da altri due ex milanesi come Nik Melli e Simone Fontecchio. Due enfant prodige del nostro basket che oltre ad essere delle belle speranze sono dovuti emigrare per ricevere la giusta attenzione. Giordano, che non è un amante dei social, preferisce la vita reale a quella virtuale, per questo si getta a capofitto nel duro lavoro in palestra. Con chiunque si parla, è un compagno di squadra con il quale si sta bene. Questo è senz’altro un vantaggio in un ambiente dove, purtroppo, sempre più l’individualità del giocatore viene messa al centro dell’attenzione, come ha avuto modo di dire anche il saggio Valerio Bianchini.

A Milano quest’anno ci è tornato per rimanerci, convinto di potersi giocare le sue opportunità, ed ha saputo sfruttare al meglio l’infortunio di Billy Baron e qualche altra defezione del roster meneghino. Dallo scorso 2 gennaio, giorno del match di Eurolega contro l’Olympiacos, ha infilato ben cinque partite consecutive in doppia cifra tra Serie A ed Europa, trascinando il gruppo italiani dell’Olimpia. Ad esempio è stato decisivo nel successo di Trento che ha permesso la qualificazione alle Final Eight di Coppa Italia. Con l’arrivo di Rodney McGruder bisognerà trovare un nuovo equilibrio, ma Giordano di sicuro non si tirerà indietro nel lottare per conquistarsi minuti importanti.

NEL FUTURO PROSSIMO c’è anche l’Italia. «Bortolani è un giocatore che ha delle caratteristiche ben precise - ha detto Charlie Recalcati, senior assistant azzurro -. Milano c’ha puntato sin da giovanissimo, blindandolo con un contratto lungo appena ha terminato il settore giovanile. È vero che poi è andato in prestito in diverse squadre, però è un giocatore sul quale l’Olimpia ha sempre creduto, e adesso sta restituendo parte di quella fiducia che il club ha riposto in lui. È una guardia dai grandi mezzi offensivi, un tiratore puro che ha la mentalità del realizzatore perché non si spaventa dopo il primo errore ma crede molto in sé stesso. Andando avanti nella sua formazione, alla pericolosità offensiva nel tiro da lontano ha aggiunto anche l’uno contro uno e lavora molto bene in penetrazione. È molto solido dal punto di vista fisico, ma deve aggiungere la stessa efficacia nell’applicazione difensiva».

Con l’Italia ha partecipato all’impresa di Caceres, dove gli azzurri hanno battuto la Spagna 68-72 nel match di qualificazione al Mondiale, per il quale poi non è stato convocato. Il prossimo obiettivo è senz’altro la partecipazione al Preolimpico di San Juan. «È un discorso prematuro. Potenzialmente sì - ha continuato Recalcati -, ma quando si costruisce una squadra nazionale bisogna tener conto di tanti fattori: la compatibilità all’interno del roster, e ciò che riesci a fare considerando la concorrenza, che qualche volta può farti preferire ed in altre circostanze no. Giordano deve vivere tutto ciò cercando di fare il meglio possibile per la propria società. Se questo lo porterà ad avere la soddisfazione di giocare per l’Italia ben venga. Ma si tratta pur sempre di un giocatore nel pieno della sua formazione, e per questo sarebbe riduttivo fare un discorso a breve termine».

PROFILO

Bortolani è nato il 2 dicembre del 2000. Dopo aver fatto tutta la trafila nel settore giovanile dell’Olimpia ha esordito in Serie A appena 17enne. Un anno in doppio tesseramento con Bernareggio in Serie B (10.2 punti di media), poi il club meneghino lo ha girato in prestito a Legnano (12.5 punti) e Biella (14.9) in Serie A2, a Brescia (6.2) e Treviso (11.8) in Serie A. Il 20 febbraio 2020 il ct Meo Sacchetti lo ha fatto debuttare con la nazionale maggiore (10 presenze totali), nell’incontro delle qualificazioni all’Europeo di Napoli contro la Russia. Lo scorso anno ha concluso la stagione a Verona (10 punti di media) in Serie A.


* per la rivista Basket Magazine

giovedì 18 giugno 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Andrea Capobianco

Intervista esclusiva a coach Andrea Capobianco, con il quale abbiamo parlato di come si tornerà a fare pallacanestro in questo periodo di post emergenza e ovviamente di tanto azzurro, dalla linea verde della Nazionale maggiore ai giovani talenti nostrani.


lunedì 13 agosto 2018

Come riformare il basket italiano...

Come riformare il basket italiano


Prendendo spunto da una domanda posta da un utente Facebook nel gruppo de La Giornata Tipo, ho pensato di scrivere questo articolo cercando di analizzare le varie idee espresse da altri utenti affinché si possa risanare la nostra tanto amata pallacanestro. Una mission complicata, per qualcuno a dir poco impossibile, eppure dalla passione di noi tanti appassionati può nascere qualcosa di davvero importante. Magari potremo essere insieme da spunto per la federazione. Chissà. Innanzitutto permettetemi di ringraziare Luigi, Flavio, Carlo, Raffaello, Paolo, Martino, Andrea, Nicola, Luca, Fabio, Michele e tutti gli altri che hanno lasciato un semplice commento alla discussione. Ripeto, è dalla fusione dei loro pensieri che nasce questo articolo che vuol cercare di fare solo bene a tutto il movimento della palla a spicchi italiano. Per riformare il nostro basket bisogna inevitabilmente iniziare dal minibasket, passare per le giovanili così da arrivare al livello senior. Tre macro-aree sulle quali in diverso modo bisogna intervenire.

LA BASE DELLA PIRAMIDE. Alla base della pallacanestro c'è ovviamente il minibasket. Un suo ampliamento vorrebbe significare l'allargamento della base. E se è vero che il professionismo rappresenta la punta della piramide, quanto più la base si allarga tanto più la piramide si alza. Di conseguenza il livello della Nazionale maggiore dovrebbe aumentare. A parole è tutto bello e così facile da realizzare, nei fatti ci sono mille difficoltà ad iniziare dalle scuole. Si necessita di un vero e proprio investimento economico nel minibasket da parte della stessa federazione, ma con il pieno coinvolgimento delle scuole che devono rappresentare il bacino principale dal quale abbeverarsi. Un'idea avanzata e parecchio apprezzata è quella di spostare tutta l'attività di educazione fisica al pomeriggio e organizzare tali ore per tipologie di sport e non per classe. Così si garantirebbe ad ogni singolo bambino di praticare lo sport che preferisce. 
DA AZZURRA LANCIANO
Una tale riorganizzazione non va pensata solo in ottica pallacanestro, ma di salute. Bene che negli ultimi 15 anni la fascia d'età tra i 6 e i 10 anni abbia guadagnato circa il 5% di praticanti, male invece che a partire dagli 11 anni si registri il fenomeno del drop out, con più di un ragazzo su due che abbandona qualsivoglia attività fisica, arrivando ai 18 anni con poco più di un ragazzo su tre che svolge attività sportiva continuativa. Ecco, in questa ottica la federazione dovrebbe avere la lungimiranza di inserirsi in questo scenario e offrire una possibile soluzione del problema con iniziative, eventi, manifestazioni che facciano guadagnare tesserati e appassionati. Sarebbe bello poter creare un percorso sportivo-scolastico in stile Stati Uniti, con le scuole protagoniste dello sviluppo fisico ed educativo dei ragazzi. Ma purtroppo sia per nostra cultura, sia per evidenti difficoltà economiche da parte degli istituti scolastici, tutto ciò è soltanto una chimera. Si può però provvedere ad un cambiamento che parta da impianti e strutture. Vedere le palestre scolastiche aperte e gratuite a chiunque voglia fare due tiri a canestro, oppure una maggiore proliferazione di campetti all'aperto nei parchi pubblici può senz'altro invogliare più bambini, ragazzi, persone ad avvicinarsi al nostro sport. La federazione deve senz'altro fare la sua parte, con investimenti, convenzioni, agevolazioni da stipulare anche con i ministeri interessati. Impensabile? Magari sì, ma perché non provarci!

I COSTI DA ABBATTERE. Veniamo adesso alla parte più consistente dell'attività delle società, ovvero quella legata ai campionati da disputare e dunque ai costi da sostenere. È innegabile che la federazione deve cercare di non immaginare i club come delle vacche da mungere, ma piuttosto degli utenti ai quali offrire servizi. Ergo, vista anche la particolare situazione economica che vive il paese, sarebbe un gesto di buonsenso abbassare tutti i costi legati a iscrizioni, tesseramenti, tasse gara e via discorrendo. 
DA BASKET INCONTRO
Questo permetterebbe ai dirigenti di concentrarsi solo sull'attività cestistica piuttosto che rincorrere sponsor per trovare le risorse necessarie a sopravvivere (che è comunque una cosa da fare ma non dedicandoci l'intera giornata). Questa è una cosa che si può realizzare, perché non ci sono attori esterni ai quali dare retta o convincere. Ci vuole solo buona volontà nell'attuarlo. Una costola della voce spese è il vincolo dei giocatori, disciplina che a gran voce si richiede di regolamentare meglio. Forse non nella forma ma nella sostanza. Il parametro Nas andrebbe abolito per i tesseramenti nei campionati regionali proprio per cercare di venire incontro alle società che fanno salti mortali per restare in vita. Vedersi eliminati costi di tesseramento permetterebbe di costruire roster all'altezza della categoria, e come detto in precedenza permetterebbe comunque di avere una base quanto più ampia possibile nella terra di mezzo del semiprofessionismo. Quanti ragazzi nel salto dal giovanile al senior si perdono? Purtroppo tanti! Bisogna invece che il movimento abbia quella continuità nei propri numeri. Forse non è un caso che la pallacanestro secondo i dati Coni del 2016 sia scesa al quarto posto delle discipline con il maggior numero di praticanti, superata dal tennis e sempre dietro a calcio e pallavolo. Importanti sono anche le collaborazioni tra club, che nelle ultime stagioni si stanno intensificando e stanno portando anche a risultati interessanti. Mettere in comune risorse, atleti, energie per creare una fitta rete di partnership è la miglior strada da intraprendere. Ed anche in questo caso bisogna superare quel malcostume tutto italiano nel voler coltivare il proprio orticello in maniera maniacale.

UN MODELLO DA SEGUIRE. Con la diminuzione delle spese le società possono concentrarsi esclusivamente sul lavoro in palestra, tornando ad investire nel settore giovanile e facendo attenzione a toccare degli ulteriori tasti come preparazione, educazione, competitività. Il fulcro di tutto ciò sono i coach, coloro i quali devono rappresentare il giusto mix tra preparazione tecnico-tattica, rapporto umano e risultati sportivi. Non è facile trovare tutto questo in una sola persona, e il lavoro e l'esperienza possono fare la differenza. Una cosa che bisogna provare ad inculcare ai ragazzi sin da giovanissimi è l'intensità del gioco, come espresso anche da coach Maurizio Mondoni. Se guardiamo dall'altra parte dell'oceano, gli americani con le proprie selezioni giovanili si differenziano proprio perché giocano con due o tre marce in più rispetto a chiunque altro. Spesso invece capita di vedere in Italia delle partite giovanili dove si gioca con ritmi da campionati amatoriali. Nulla di più sbagliato. Guai poi a mettere i risultati avanti a tutto. Se un ragazzo non è portato o non ha le potenzialità per diventare un fenomeno - anche se per l'età non si possono fare tali valutazioni a cuor leggero - non deve essere escluso ma piuttosto incluso, perché potrà diventare l'arbitro o l'allenatore del futuro, restando fedele al basket e diventando una risorsa per il movimento. Questo non significa che non bisogna spingersi oltre i propri limiti, per questo il coach deve avere quel tatto per capire con chi può forzare la mano e con chi invece deve andarci più leggero. La costituzione di seconde squadre può essere la soluzione, così come è importante un continuo colloquio con le famiglie affinché si faccia capire ai genitori quanto sia vitale il percorso che i ragazzi devono compiere. Vincere non sempre è la soluzione a tutti i problemi. Diversi mesi fa in un'intervista a coach Andrea Capobianco ho affrontato proprio il problema di quei ragazzi che dopo aver vinto tanto e subito da giovani, lasciano perché da senior non si accontentano solo di partecipare. 
DA PALLACANESTRO REGGIANA
Quindi oltre a dargli gli strumenti per giocare a pallacanestro, bisogna anche dargli gli strumenti per saper affrontare la vita. Addentrandoci in una questione prettamente tecnico-tattica, bisogna tirare in ballo la pallavolo che è spesso indicata come la disciplina che ci ruba i ragazzi di due metri e passa, ma bisogna farsi un esame di coscienza. Quanti ragazzi più alti della media in tenera età vengono messi sotto canestro dagli allenatori senza che apprendano davvero appieno il gioco della pallacanestro e con l'unico obiettivo di vincere qualche partita in più? Purtroppo succede quasi in tutte le nostre palestre. E allora che c'entra la pallavolo? Per come è strutturato il gioco e per come ho potuto osservare in alcuni allenamenti di questa disciplina, i giocatori alti o bassi che siano ricoprono ogni posizione imparando a fare tutto in campo. E dunque ritorna l'importanza di avere coach preparati e pazienti, vogliosi di lavorare e che sappiano trasferire passione ai ragazzi. Ma che soprattutto gli diano quegli strumenti per saper fare di tutto in campo.

LA PUNTA DELL'ICEBERG. E veniamo al professionismo, dove la battaglia è accesa tra i protezionisti ed i meritocratici. Un italiano di livello medio-basso costa ad una società di serie A quanto uno straniero buono. L'opinione del direttore tecnico federale Boscia Tanjevic è chiara, limitare i posti agli stranieri per liberarne agli italiani che, giocoforza, devono essere impiegati dagli allenatori. Di conseguenza immaginiamo che questa sia la linea della federazione, ovvero quella del protezionismo. Ci sono poi i paladini della meritocrazia che non guardano alla nazionalità ma pensano solo al fatto che chi abbia le caratteristiche e le potenzialità per giocare, deve giocare. Come un po' in tutte le cose, alla fine la verità sembra trovarsi nel mezzo. Piuttosto che attaccarci alle regole dovremmo pensare al bene del movimento. Una domanda alla quale non c'è purtroppo risposta ma che tante volte mi pongo è: sarebbe cambiata la nostra mentalità se nel 2015 lo scudetto l'avesse vinto Reggio Emilia con quel folto gruppo italiano? Forse sì, forse no.
DA GAZZETTA.IT
Ma senza fare retorica è palese che per vedere più italiani giocare questi devono essere preparati ad affrontare uno scenario di alto livello. Come? Grazie alla preparazione che gli deve essere impartita dai tecnici durante le giovanili. Vien da sé che con giocatori italiani all'altezza ne beneficia anche la Nazionale. Delicato il discorso della visibilità, e sinceramente non voglio prendere le parti né di chi si accontenta della trasmissione su Sky né di chi vorrebbe un ritorno alla Rai. Una cosa però voglio senz'altro esprimerla, e ancora una volta bisogna utilizzare il paragone con la pallavolo. Tale sport ha un alto seguito quando trasmessa in televisione anche e soprattutto perché fa risultato. Si è certi che trasmettere le partite della Nazionale di basket in chiaro, che non si qualifica per le Olimpiadi da ben tre edizioni, e che non raccoglie una medaglia europea o mondiale da quindici anni, avrebbe solo una parte dello stesso seguito? Forse no, forse sì! Certo è che iniziare a tornare a vincere con la Nazionale maggiore può essere da traino per il movimento, e attrarre nuovi praticanti e soprattutto sponsor. Sembra chiaro, dunque, che per riformare la pallacanestro italiana bisogna dar vita ad un vero e proprio circolo virtuoso che può essere esemplificato secondo queste poche ma necessarie attività, nelle quali la federazione deve svolgere un ruolo da protagonista: a) investire nel minibasket per allargare il numero di praticanti; b) abbassare i costi per far svolgere al meglio l'attività giovanile e semiprofessionistica; c) accrescere il livello professionistico con ricadute sulla Nazionale. Step che devono seguire una loro consequenzialità, ma che ognuno nella propria macro-area diventa decisivo per il futuro dell'intero movimento.

domenica 27 maggio 2018

Lasciateli giocare. Intervista a coach Andrea Capobianco

Il nuovo brillante comportamento degli azzurrini al torneo di Mannheim rilancia un annoso problema

Capobianco: «Ma più che all'età pensiamo alla formazione»

Dopo il terzo posto nello "Schweitzer", battuti solo dall'Australia, il ct entra nel dibattito sul maggiore spazio da dare ai giovani, sottolineando le vere difficoltà



di Giovanni Bocciero*


ROMA. Un detto recita «le parole più belle sono i fatti». Possiamo senz’altro dire che questa espressione è il mantra che accompagna Andrea Capobianco nel suo lavoro. Al tecnico azzurro sono legati i più importanti successi delle selezioni nazionali giovanili degli ultimi anni. La vittoria nel 2014 al torneo di Mannheim e il secondo posto nel 2017 al Mondiale under 19 sono certamente solo quelli più brillanti. Forse nessuno meglio di lui conosce bene i tanti ragazzi che stanno venendo alla ribalta nazionale, pur destreggiandosi per il momento soltanto in categorie minori. Questo fa riflettere se guardiamo altrove, ci interroghiamo sul perché non vengano lasciati giocare in serie A. Una domanda, o problema, che si pongono addetti ai lavori e appassionati, non certo coach Capobianco.
«Le cose vanno analizzate molto in profondità, e questo vuol dire conoscere la storia della pallacanestro italiana. Dai Nando Gentile o gli Enzo Esposito che sedicenni già giocavano in serie A sono passati oltre 3o anni. Adesso in massima serie non si gioca a vent’anni, e lo hanno dimostrato tanti campioni. Questo riguarda il percorso formativo dei ragazzi, che non si deve mai fermare e certamente non deve rallentare a 20 anni, ma deve continuare ad avere una proiezione. Oggi personalmente non vedo questa grande problematica nel non far giocare i giovani diciottenni in serie A, altresì vedo la problematica di continuare a lavorare con loro. I fenomeni come Luka Doncic capitano raramente, e per questo credo che bisogna rispettare il percorso formativo dei nostri ragazzi. La cosa sulla quale davvero dobbiamo concentrarci è quella di far continuare a crescere i giovani».
“E’ importante formare i giocatori, non mandarli in campo prima possibile.
I Gentile e gli Esposito appartengono ad altri tempi”
Il concetto espresso dal responsabile tecnico del Comitato Nazionale Allenatori è di certo condivisibile. Ma questo lo diventa meno se prendiamo ad esempio Leonardo Totè che proprio alcune settimane fa si è dichiarato per il draft Nba. La giovane ala nel 2015 vinse il premio di Mvp all’European All Star Game della Fiba dedicato ai migliori prospetti under 18. In quella stessa partita partecipò anche il transalpino Frank Ntilikina senza destare alcun interesse. Due anni dopo però, mentre il francese viene selezionato da New York, l’azzurro è in A2 a Verona senza particolarmente brillare. Sorge spontanea la domanda perché Totè sembra aver smesso di crescere cestisticamente?
«La motivazione non la posso sapere - ha risposto Capobianco -, ma sicuramente posso dire una cosa: tra il prospetto Nba e il giocatore medio c’è una fascia di giocatori validi. Purtroppo noi siamo abituati a ragionare proiettati al primo o al quindicesimo posto, e invece ci sono anche il secondo, il terzo, il quarto. Con questo voglio dire che so per certo che Totè sta facendo un grandissimo lavoro con Luca Dalmonte, e penso che un giorno possa arrivare a giocare a certi livelli. Lui è un ’97, diamogli tempo».
Il torneo di Mannheim ha sempre significato parecchio per l’Italia, che nella bacheca è seconda con quattro vittorie alle spalle dei soli Stati Uniti che ne hanno vinti ben dieci. La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 29esima edizione e intitolata al teologo e medico nonché premio Nobel Albert Schweitzer, è a tutti gli effetti un mundialito dedicato all’under 18 che l’Italbasket ha vinto nel ’66, ‘69 e ’83. A quelle vittorie hanno contribuito giocatori come Dino Meneghin e Antonello Riva che successivamente si sono affermati come grandi campioni azzurri. Quindi un bel trampolino di lancio, così come nel 2014 si sono messi in mostra Federico Mussini e Diego Flaccadori.
“Il processo formativo di un giocatore non si ferma a vent’anni:
il problema è continuare a lavorare anche dopo”
«Quella fu la mia seconda esperienza a Mannheim. Flaccadori si rivelò un fenomeno, mentre Mussini tutti ce lo invidiavano. Diamo a questi ragazzi il tempo di crescere non solo per l’età, ma soprattutto lavorando duro secondo un proprio percorso formativo così come facevano anche i ventenni di venti anni fa». Eppure non può passare inosservata la decisione del playmaker reggiano di lasciare la serie A per scendere in A2 a Trieste. «Posso dire quello che penso - ha continuato Capobianco -, e sicuramente lui e la società avranno valutato tante cose prima di fare questa scelta. Per me Mussini può diventare un grande giocatore, e lo dico sia per le sue doti umane che per le capacità tecniche. È normale che non deve assuefarsi su alcune cose, e conoscendolo so per certo che non lo farà».
L’impressione che si ha da fuori, però, è quella che i Danilo Gallinari, Marco Belinelli, ultima Cecilia Zandalasini, siano più delle rose nate nel deserto che i frutti di una scuola. «Purtroppo noi italiani abbiamo la mentalità di guardare l’orto del vicino e non il nostro. I fatti però dicono che noi esportiamo allenatori come Ettore Messina, Sergio Scariolo, Andrea Trinchieri, Luca Banchi, Simone Pianigiani, e quindi credo che la scuola italiana sia di un livello spaventoso. Non tutto è perfetto, ma i risultati che stanno ottenendo nelle ultime stagioni le varie nazionali giovanili erano anni che non venivano raggiunti. Questo significa che gli allenatori giovanili lavorano bene e permettono a tanti nostri ragazzi di arrivare a giocare ad alto livello. Oggi al femminile abbiamo Giorgia Sottana che gioca in un club prestigioso come il Fenerbahce, e Cecilia Zandalasini che è andata in Wnba seppur giocando poco. Da quanto non avevamo giocatrici in giro per il mondo? Almeno da un decennio con Raffaella Masciadri e Chicca Macchi. Al maschile abbiamo Gigi Datome e Niccolò Melli che giocano al Fenerbahce, squadra campione d’Europa, e questo non ci capitava da Gianluca Basile e Gregor Fucka al Barcellona. Non voglio dire che tutto è oro, però non dobbiamo neppure essere distruttivi. Piuttosto che rilevare solo le cose negative dobbiamo vivere con più entusiasmo le cose belle. Quell’entusiasmo che questi ragazzi ci regalano».
Di emozioni coach Capobianco ne ha vissute tante sulla panchina dell’Italia, e tra le più importanti vi sono di certo quelle provate in occasione del secondo posto raggiunto l’estate scorsa al Mondiale under 19. Un risultato incredibile che ha visto tra i principali artefici il giovane Tommaso Oxilia. Proprio come un cane che si morde la coda, non possiamo porci la domanda del perché la Virtus Bologna abbia deciso di mandarlo in A2 piuttosto che concedergli spazio in massima serie. «Io ho allenato in serie A, e so che di continuo bisogna fare delle scelte. Conoscendo bene dirigenza e staff della Virtus, persone degne di rispetto, so che le loro decisioni vengono fatte con attenzione per cercare di avere un domani una soluzione migliore. Penso che chi è dentro la situazione provi a fare la scelta migliore e più ponderata per il futuro del ragazzo, in questo caso di Oxilia. Bisognerebbe studiare un po’ la storia degli esordi dei giocatori».
“Abbiamo ottimi tecnici e dopo tanti anni anche ragazzi e ragazze che
giocano all’estero: la scuola italiana non è poi così male…”
E allora per cercare di comprendere queste scelte che ai più fanno storcere il naso, abbiamo studiato alcuni esordi dell’ultima Italbasket vincente, quella d’argento alle Olimpiadi del 2004. Spulciando nelle carriere di alcuni giocatori si viene a conoscenza che Gianluca Basile a 21 anni esordì in Nazionale e un anno dopo venne promosso in A con Reggio Emilia; Gianmarco Pozzecco a 20 anni era in B ad Udine, la sua carriera svoltò due anni dopo a Varese mentre l’esordio in Nazionale arrivò a 25 anni; Matteo Soragna esordì in A con Pistoia a 21 anni dopo aver giocato in B a Cremona, e vi ritornò soltanto a 26 anni in quel di Biella; Massimo Bulleri a 18 anni andò a Treviso, giusto il tempo dell’esordio in A e venne mandato in prestito nelle categorie minori a Ozzano, Mestre e Forlì.
Insomma, proprio come scritto all’inizio «a me piace parlare con i fatti, e le parole devono accompagnare i fatti. I fatti dicono che l’Italia dopo 31 anni è tornata a vincere il torneo di Mannheim e raggiunto tre podi consecutivi, mai successo prima - ha continuato Capobianco -. È tornata a medaglia ai Mondiali con il gruppo classe ’98, e due dei ragazzi sono entrati nel miglior quintetto (Tommaso Oxilia e Lorenzo Bucarelli, ndr). Della stessa annata ’98 abbiamo Davide Moretti che è arrivato terzo all’Europeo ed è stato inserito nel miglior quintetto della manifestazione. Noi dobbiamo mettere i fatti davanti alle parole, e questi sono fatti. Sono gli esempi di come questi ragazzi lavorano bene quotidianamente con allenatori preparati».
“Quote under anche in serie A? Non entro nel merito, ma io credo
agli schemi solo se servono a valorizzare le persone”
Ci si sta dibattendo se inserire quote under anche in massima serie, e volevamo sapere il pensiero del commissario tecnico azzurro a tal proposito. «Io ho massima fiducia nelle persone, per questo credo che chi debba prendere delle decisioni, giuste o sbagliate che siano, le prenda semplicemente per il bene di alcune situazioni. Non credo che ci si alzi la mattina e si voglia fare il bene o il male. Possono anche essere sbagliate, ma dietro c’è sicuramente uno studio che ha portato ad una tale decisione. Detto ciò non entro nel merito della cosa semplicemente perché non è mia competenza. Io mi limito ad allenare. Posso dire che per me gli schemi sono importanti, ma sono delle cornici al cui interno agiscono i giocatori in piena autonomia. Credo molto di più al miglioramento del giocatore che allo schema, credo più alla persona che allo strumento da utilizzare. La cosa più importante è sempre quella di valorizzare le persone e non gli strumenti, ma se questi servono a valorizzare le persone allora ben vengano».


TERZO PODIO CONSECUTIVO PER I RAGAZZI DI CAPOBIANCO

Terzo podio consecutivo a Mannheim per l’Italia di Andrea Capobianco, dopo l’oro del 2014 e il bronzo del 2016, è arrivata una nuova medaglia di bronzo per gli azzurrini che hanno chiuso bissando il successo sulla Russia (Miaschi e Palumbo: 32 punti per entrambi nell’89-78 conclusivo e 15 rimbalzi per il romano) dopo aver ceduto solo all’Australia in semifinale. Lo “Schweitzer”, vero mundialito under 18 che si disputa con cadenza biennale, è andato per la seconda volta consecutiva alla Germania. Miaschi è stato il migliore realizzatore del torneo con 160 punti, Palumbo il miglior rimbalzista (70). Gli altri azzurri: Costi, Dieng, Conti, Laganà, Czumbel, Graziani, Dellosto, Da Campo, Battistuzzi, Ladurner.


L’UNDER 18 AGLI EUROPEI IN AGOSTO IN LETTONIA

Dal 28 luglio al 5 agosto la Nazionale under 18 di coach Capobianco sarà impegnata agli Europei che si svolgeranno in Lettonia. Le città ospitanti saranno Ventspils, Liepaja e Riga. Gli azzurrini sono inseriti nel gruppo A insieme a Croazia, Grecia e i padroni di casa. Il terzo posto raccolto al torneo di Mannheim pone l’Italia tra le migliori selezioni. A Bari il 3 e 4 agosto ci saranno invece le qualificazioni per la Fiba Europe Cup 3x3 sia a livello maschile che femminile. Le squadre qualificate si contenderanno a Debrecen (Ungheria) dal 31 agosto al 2 settembre il titolo continentale. La Nazionale maschile under 18 prenderà poi parte ad ottobre alle Olimpiadi giovanili di 3x3 a Buenos Aires.



*: per il mensile BASKET MAGAZINE

venerdì 4 maggio 2018

Capobianco su Palumbo, Miaschi, Totè, Mussini, Oxilia...

Capobianco su Palumbo, Miaschi, Totè, Mussini, Oxilia...

Interessante intervista al commissario tecnico italiano Andrea Capobianco in merito all'utilizzo dei giovani azzurrini in serie A dopo l'ultima esperienza del torneo di Mannheim 2018 che ha visto l'Italia giungere terza.


mercoledì 3 febbraio 2016

UNDER 15. A Caserta il raduno federale Centro-Sud

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 04/02/2016

UNDER 15. Presso il PalaVignola i migliori prospetti 2001 agli ordini di Capobianco
A Caserta il raduno federale Centro-Sud

CASERTA. Da domani, venerdì 5 febbraio, e per tutto il weekend sino a domenica mattina, presso il PalaVignola di Caserta si svolgerà il raduno di perfezionamento tecnico federale che coinvolgerà i migliori prospetti classe 2001 del Centro-Sud Italia. In pratica, possiamo dire che si tratti di una sorta di Nazionale Under 15. A guidare gli allenamenti di quelle giornate sarà il responsabile tecnico del settore giovanile Fip, coach Andrea Capobianco, che sarà assistito dai referenti tecnici territoriali della Basilicata, Roberto Miriello, della Campania, Alfredo Lamberti, del Lazio, Enrico Gilardi, e della Sicilia, Federico Vallesi. Nello staff del raduno figurano anche i casertani Claudio Barresi, quale formatore CNA, Gianmarco Di Matteo, addetto al video, e Iacopo Mancini, fisioterapista.
Il programma del raduno vedrà tutti gli atleti alloggiare presso l’Hotel Plaza, e scendere in campo già venerdì 5 per sostenere il primo allenamento dalle ore 17:00 alle 21:00; sabato 6 doppia seduta dalle ore 9:00 alle 13:00 e dalle ore 16:30 alle 20:30; infine, domenica 7 allenamento solo al mattino dalle ore 9:00 alle 13:00.
Per questo grande evento che si terrà in Terra di Lavoro, tra tutti i convocati sono stati selezionati tre atleti casertani. Di seguito i 32 atleti convocati: Francesco Anastasi (Ponte Vecchio Perugia); Andrea Bianco (Smg Latina); Filippo Chessa (Dinamo Sassari); Charles Emmanuel Cito (Basket Francavilla Fontana); Angelo Del Chiaro (Pistoia Basket); Lorenzo De Lullo (Eurobasket Roma); Luca Digno (Pielle Matera); Lorenzo Donadio (Stella Azzurra Roma); Gian Marco Drocker (Junior Lucca); Andrea Epifani (New Basket Brindisi); Simone Farina (Eurobasket Roma); Niccolo’ Filoni (Nuovo Bk L’Aquila); Paolo Frascati (Viola Reggio Calabria); Andrea Fusella (Magic Bk Chieti); Michele Gatto (Perugia Basket); Antonio Guariglia (Scuola Bk Salerno); Nicolo’ Ianuale (Del. Fes. Avellino); Giovanni Lena (Pallacanestro Palestrina); Gianmarco Magi (Vuelle Pesaro); Francesco Mancinelli (Virtus Porto San Giorgio); Mattia Musumeci (C.U.B. Catania); Lorenzo Neri (Terranuova Basket); Giuseppe Oriente (Airino Termoli); Andrea Paganucci (Eurobasket Roma); Alessandro Paoli (Lido di Roma); Alessio Passeri (Pallacanestro Palestrina); Roberto Paterno (Juvecaserta); Giacomo Pensalfini (Vuelle Pesaro); Michele Pesce (Young Termoli); Lorenzo Querci (Pistoia Basket); Giuseppe Spano’ (Basket Barcellona Pozzo di Gotto); Riccardo Tizi (Virtus Porto San Giorgio).
Questi invece i 17 atleti riserva a casa: Simone Antonicelli (Basketball Lamezia Terme); Michele Cau (Olimpia Cagliari); Liberato Chirico (Nuova Pol. Castellammare di Stabia); Antonio Ciccarese (Mens Sana Mesagne); Amedeo De Astis (C.U.S. Bari); Manlio De Carolis (Nuovo Bk L’Aquila); Ivan D’Ottavio (Basket Ortona); Matteo Esposito (One Team Caserta); Lorenzo Fancello (Esperia Cagliari); Francesco Greco Brakus (Young Termoli);  Daniele Lopane (Pielle Matera); Leonardo Marini (Ponte Vecchio Perugia); Marco Mastroianni (One Team Caserta); Nicolo’ Mazzoleni (C.U.B. Catania); Alberto Benito Montemurro (Pielle Matera); Francesco Maria Diego Scala (Planet Catanzaro); Donato Tedeschi (Aurora Brindisi).
Giovanni Bocciero

martedì 12 maggio 2015

VIDEO: Coach Capobianco: “La strada è quella giusta”

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 13/05/2015

CLINIC. Il responsabile della Nazionali giovanili soddisfatto del lavoro che ha visto svolgere
Coach Capobianco: “La strada è quella giusta”



MADDALONI. Lunedì sera presso il Pala Angioni-Caliendo di Maddaloni si è tenuto il clinic nazionale con argomento “Il miglioramento individuale: dai pre-requisiti fisici e mentali al perfezionamento tecnico-tattico-fisico-mentale” con relatori il responsabile Nazionali giovanili e del Comitato Nazionale Allenatori, Andrea Capobianco, il responsabile tecnico nazionale Minibasket, Maurizio Cremonini, ed il responsabile preparazione atletica Comitato Territoriale della Campania, Pasquale Tancredi.
L’organizzazione di questo clinic è spettato naturalmente alla Federbasket Campania nella persona del referente tecnico territoriale, Alfredo Lamberti, e alla società di casa della Pallacanestro San Michele insieme alla società satellite della Liberty Maddaloni.
Durante il primo pomeriggio si sono avuti gli allenamenti dei migliori classe 1997, 1998 e 1999 del territorio, che hanno lavorato sotto la supervisione dei coach Capobianco e Lamberti, ma anche di quel che componevano lo staff tecnico, ovvero Giovanni Monda (Pall. San Michele), Antonio Merola (Juvecaserta), Francesco Cavaliere (Scandone Avellino), Francesco Persico (Sporting Portici) e Ciro Falasconi.
Terminate le quattro ore di intensi allenamenti dei migliori prospetti della Campania, si è passati al vero e proprio clinic in cui si sono alternati i relatori Cremonini, Tancredi e Capobianco, che hanno usufruito dei minicestisti della Liberty e dell’Artus Maddaloni, così come degli atleti dell’Under 17 della Pall. San Michele come dimostranti. Sulle tribune dell’impianto di via De Curtis oltre 400 tra allenatori e istruttori che hanno seguito con molta attenzione le lezioni tecniche.
Ma quali sono state le sensazioni di questo clinic?
“Ottime, devo dire che sono molto soddisfatto della partecipazione degli allenatori che si sono dimostrati - racconta coach Capobianco - molto seri nel seguire e nell’apprendere. Questo è sinonimo di voler migliorare e migliorarsi. Il lavoro in palestra non può che partire da qui”.
Argomento del clinic era il miglioramento individuale, ma oltre a ciò vanno sottolineate altre due parole fondamentali: allenatore e funzionalità?
“Esatto, perché l’allenatore deve far sì che gli allenamenti siano funzionali a ciò che realmente serve ai ragazzi per ambire a diventare un vero giocatore di pallacanestro. Senza troppi giri di parole, noi siamo responsabili di ciò che i ragazzi apprendono. Ogni coach - continua il responsabile Nazionali giovanili - deve guardare e prestare attenzione al piccolo dettaglio affinché ogni singolo ragazzo possa lavorare per migliorare i propri errori. Formare, o produrre, il giocatore perfetto logicamente è impossibile perché la perfezione non esiste. Bisogna però mettere i ragazzi di fronte alla realtà che ci sono dei limiti, e che ci si deve allenare per eliminarli quanto più è possibile”.
Nel pomeriggio ha lavorato con i migliori prospetti campani, quali sono le prospettive per il movimento?
“Siamo sicuramente sulla strada giusta. Ripeto, dall’attenzione e dal lavoro che realizzano i coach si capisce tanto. I ragazzi in questione si vede che sono ben allenati. In questo appuntamento specifico abbiamo lavorato su diversi aspetti del gioco, anche se con i più grandi abbiamo potuto fare un lavoro più tattico. Dico poi che stiamo sulla strada giusta, perché in occasione del Trofeo delle Regioni che si è svolto più di un  mese fa ho potuto vedere al lavoro anche il gruppo dei più piccoli, ed anche lì si vede che il lavoro premia. Il futuro - conclude il tecnico Andrea Capobianco - mi appare davvero molto roseo”.
Giovanni Bocciero

lunedì 11 maggio 2015

Tanti talenti di Terra di Lavoro al Progetto Azzurri

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 12/05/2015

CLINIC. Ad Avellino sotto gli occhi di coach Andrea Capobianco sfileranno i migliori classe 2000 e 2001
Tanti talenti di Terra di Lavoro al Progetto Azzurri

CASERTA. Dopo l’appuntamento con il Progetto Azzurri che si è svolto ieri al Pala Angioni-Caliendo di Maddaloni, e dove erano stati convocati i migliori prospetti della Campania classe 1997, 1998 e 1999, continua questa due giorni in cui grande protagonista è il resposnabile del settore squadre nazionali giovanili coach Andrea Capobianco, con l’atto conclusivo di Avellino. Infatti, con il referente tecnico territoriale Alfredo Lamberti e lo staff tecnico composta dai coach Luigi Caprio, Gianluca Morena, Francesco Persico, Antimo Tartaglione e Giuseppe Zurolo, presso la palestra del Liceo Colletta sono stati convocati i migliori prospetti classe 2000 e 2001 tra i quali ovviamenti spiccano diversi talenti di Terra di Lavoro. 
COACH ALFREDO LAMBERTI
Questi tutti i classe 2000 convocati: Addeo Giovanni (Flegrea Basket), Ascione Giovanni (Nuova Pol. Stabia), Cappabianca Andrea (Virtus ‘04 Curti), Cecere Gianluigi (Juvecaserta), Ceriello Giovanni (Pall. San Michele Maddaloni), Cianci Luigi (Basket Casapulla), De Meo Gianluca (Basket Casapulla), D'Emilio Alessandro (Del. Fes. Avellino), Esposito Davide (Basket Scafati 1969), Federico Roberto (Nuova Pol. Stabia), Gallo Antonio (Del. Fes. Avellino), Gianfrancesco Fabio (Flegrea Basket), Giugliano Gennaro (Vis Basket San Gennaro), Guerriero Matteo (Virtus ‘04 Curti), Manganiello Andrea (Basket Sant’Agnese), Marchese Ugo (Vis Basket San Gennaro), Meles Salvatore (Pallacanestro Partenope), Romanelli Luigi (Del. Fes. Avellino), Spera Luigi (Polisportiva Battipagliese), Tagliafierro Pasquale (Pall. San Michele Maddaloni), Vietri Benjamin (Del. Fes. Avellino), Vitale Giovanni (Nuova Pol. Stabia). Sono riserve a casa Avino Michele (Basket Scafati 1969), Baiano Alessandro (Pallacanestro Marano), Bentrad Amine (Pall. San Michele Maddaloni), Cecere Nicola (Pallacanestro Partenope), Falco Alessandro (Vis Basket San Gennaro), Galizia Cristian (Del. Fes. Avellino), Moccia Giovanni (Basket Casapulla), Pellicano Carlo (Del. Fes. Avellino), Santo Gianmarco (Kouros Napoli) e Spallieri Giulio (Pall. San Michele Maddaloni).
Questi invece tutti i convocati classe 2001: Alloro Francesco (Virtus Benevento), Bauduin Luca (Flegrea Basket), Bellisomo Giacomo (L.B.L. Caserta), Bianco Andrea (Scuola Basket Salerno), Borzacchiello Andrea (Sporting Club Pianura), Chirico Liberato (Nuova Pol. Stabia), Coda Gabriele (Basket Casalnuovo), Conte Diego (Pall. Libertà 1993 Benevento), De Marco Gennaro (Athletic System San Giorgio), De Rosa Francesco (Vesuvius Cercola), Esposito Matteo (Basket Casapulla), Fiscale Salvatore (Torre del Greco Basket), Gervasio Roberto (Virtus ‘04 Curti), Guariglia Antonio (Scuola Basket Salerno), Iaccarino Ferdinando (Sporting Club Pianura), Ianuale Nicolo' (Del. Fes. Avellino), Laurenzi Mario (Roccarainola), Mastroianni Davide (L.B.L. Caserta), Mastroianni Marco (L.B.L. Caserta), Paterno Roberto (Juvecaserta), Polverino Domenico (Scuola Basket Salerno), Vallarelli Gennaro (Juvecaserta). Sono riserve a casa Botti Vittorio (Flegrea Basket), Caso Fabio (Basket Casapulla), Coppola Carlo Antonio (Join Venture Basket), Coppola Davide (Del. Fes. Avellino), Gatto Claudio (Vis Basket San Gennaro), Lettieri Silvio (Pall. Boscoreale), Luminelli Antonio (Juvecaserta), Manganiello Erik (Pall. Ariano 2005), Morra Francesco (Scuola Basket Salerno), Platano Salvatore (Kouros Napoli).
Gibo

domenica 10 maggio 2015

A Maddaloni di scena il Progetto Azzurri

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 11/05/2015

CLINIC. Sotto la supervisione di coach Andrea Capobianco i migliori classe 1997, 1998 e 1999
A Maddaloni di scena il Progetto Azzurri

MADDALONI. Oggi pomeriggio si disputerà al Pala Angioni-Caliendo di Maddaloni il Clinic Nazionale con coach Andrea Capobianco, che terminerà intorno alle ore 22:30 aperto a tutti gli allenatori. E in tale occasione si terrà anche il Progetto Azzurri che vede i seguenti atleti convocati suddivisi in due diverse categorie, i 1997-1998 che faranno allenamento dalle ore 15:45, e i 1999 che invece svolgeranno allenamento dalle ore 17:30. Saranno assistenti durante i lavori i tecnici Giovanni Monda, Francesco Cavaliere, Ciro Falasconi, Antonio Merola e Francesco Persico.
COACH ANDREA CAPOBIANCO
Questi i convocati: De Rosa Matteo (1998, Virtus Pozzuoli), Del Sorbo Giuseppe (1997, Nuova Pol. Stabia), Delle Cave Raffaele (1998, ViviBasket Napoli), Erra Crescenzo (1997, Polisportiva Agropoli), Esposito Antonello (1998, Virtus Monte di Procida), Esposito Lorenzo (1998, Megaride Napoli), Galardo Federico (1997, Scafati Basket 2014), Gennarelli Luca (1998, Juvecaserta), Gioia Lorenzo (1998, Scandone Avellino), Gravina Luca (1998, Juvecaserta), Guida Niccolo' (1998, Nuova Pol. Stabia), Longobardi Vincenzo (1998, Polisportiva Battipagliese), Lucci Gabriele (1998, Virtus Monte di Procida), Mandato Giovanni (1998, Pall. San Michele Maddaloni), Nocerino Bruno (1997, Sporting Portici), Pergolese Francesco (1997, Scandone Avellino), Rea Giovanni (1997, Ass. Pall. Cercola), Romano Alessandro (1998, Juvecaserta), Salanti Manuel (1997, Pall. San Michele Maddaloni), Santoro Francesco (1998, Polisportiva Battipagliese), Scalera Daniele (1998, Megaride Napoli), Scognamiglio Marco (1998, Ass. Pall. Cercola), Trapani Fabrizio (1998, Polisportiva Battipagliese), VadI Enrico (1997, Juvecaserta).
Sono riserve a casa Cavalieri Vincenzo (1998, Virtus Benevento), Damiano Pierluigi (1997, Juvecaserta), Esposito Gianlorenzo (1998, ViviBasket Napoli), Fato Cristian (1997, Scandone Avellino), Guglielmo Fabio (1998, Scandone Avellino), Marino Gianluca (1997, Nuova Pol. Stabia), Montini Vittorio (1998, Nuova Pol. Stabia), Palladino Vincenzo (1997, Juvecaserta), Parisi Roberto (1997 L.B.L. Caserta), Pecora Michele (1997, Polisportiva Agropoli).
Brancaccio Massimo (Pall. San Michele Maddaloni), Calderone Francesco (Juvecaserta), Chirico Francesco (Nuova Pol Stabia), Cimminella Luigi (ViviBasket Napoli), Conforto Nicola (Kouros Napoli), Di Biase Emanuele (Polisportiva Battipagliese), Di Martino Elio (Juvecaserta), Esposito Cristian (Virtus Pozzuoli), Esposito Michele (Scandone Avellino), Gazzillo Fabio (Juvecaserta), Hjayi Harry (Virtus Pozzuoli), Melillo Marco (Scafati Basket 2014), Mennella Marco (ViviBasket Napoli), Morgillo Alessandro (ViviBasket Napoli), Nappi Mattia (Pall. San Michele Maddaloni), Russo Gianluigi (Nuova Pol. Stabia), Urso Diego (Virtus Pozzuoli), Zaccaro Alessandro (Kouros Napoli), Zollo Simon (Kouros Napoli), Tortorella Gianmarco (Scuola Basket Salerno).
Sono riserve a casa Behrend Ivan (Azzurro Napoli), Bordi Massimiliano (ViviBasket Napoli), Cimino Ignazio (Pegaso Portici), De Maio Emanuel (Scandone Avellino), Lambiase Andrea (Join Venture Basket), Ranieri Giuseppe (Basket Vesuvio), Russo Andrea (Kouros Napoli), Sica Manuel (Scuola Basket Salerno), Tronco Nicola (Juvecaserta), Zeoli Fabio (Virtus Benevento).
Giov.Bocc.