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domenica 28 aprile 2024

Speciale: Tra Pielle e Libertas vince... Livorno

Una stagione sempre ai vertici, tra scenari di pubblico spettacolari che meriterebbero il palcoscenico d'eccellenza

Tra Pielle e Libertas vince... Livorno

I biancoblù hanno conquistato la Supercoppa, gli amaranto hanno sfiorato la Coppa Italia: le due società labroniche si danno battaglia ma sono molto attive anche al di fuori del campo, pensando alla componente femminile, a quella giovanile, e a tante iniziative di solidarietà


di Giovanni Bocciero*


Il campionato di Serie B parla indubbiamente toscano in questa stagione, con Pielle e Libertas Livorno ed Herons e Gema Montecatini che stanno tracciando sin dall’inizio il percorso da seguire. Appropriatesi delle prime quattro posizioni del girone A, che sembra oggettivamente più qualitativo nel livello medio delle compagini rispetto a quello B, non è un caso che i primi due trofei siano stati vinti proprio da queste squadre. Soffermandoci sulle livornesi Libertas e Pielle, è interessante capire il loro diverso assetto societario, l’importanza data alla sezione femminile ed al settore giovanile con valenza sociale, e soprattutto il derby quale cassa di risonanza per tutto il movimento.

La Pielle Livorno di coach Marco Cardani ha inaugurato la stagione alzando al cielo la Supercoppa, e sta continuando col passo della schiacciasassi. «Non so se siamo la miglior squadra del campionato - ha esordito il presidente della Pielle, Francesco Farneti -, di sicuro siamo quella che sta andando meglio. Il gruppo è molto affiatato e vedo lo spirito giusto, con leadership riconosciute e un equilibrio interno. Tutto questo ci permette di rendere al massimo. In una visione più completa, i giocatori sono tra i più forti della serie, e giocano in un contesto dove sta andando tutto per il meglio. Quindi siamo anche fortunati in questo senso».

GLI IMPRENDITORI. Farneti, titolare della storica ed omonima farmacia di Livorno, è alla guida del Consiglio d’amministrazione composto da Riccardo Grillo, vice presidente e titolare dell’azienda Caffè Toscano che è title sponsor della squadra, e i consiglieri Marco Romei, Manolo Burgalassi e Mario Galdieri che è anche consulente legale. «La svolta societaria c’è stata in estate, quando abbiamo delineato le persone e la gestione della società - ha continuato il presidente biancoblù - ma in particolare con la nomina di un direttore generale come Gianluca Petronio. Figura di alto spessore e grande professionista, lo definiamo il nostro miglior acquisto. Con la riorganizzazione dell’organigramma abbiamo dato un significato importante a quella che è la gestione del club. Questo lavoro ci sta permettendo di avere i risultati attuali dopo gli anni passati con la cavalcata dalle serie minori. Per arrivare ad un livello superiore ci siamo concentrati sulla professionalizzazione delle figure che lavorano in società. Un salto di qualità che sta pagando».

La compagine biancoblù, nonostante il successo in Supercoppa, ha pagato un inizio difficile di campionato, con quattro sconfitte nelle prime undici giornate. Prima delle festività pasquali però, la Pielle è rimasta imbattuta nel girone di ritorno infilando 14 successi e prendendosi la vetta della classifica. «Ad inizio anno abbiamo dichiarato che entro tre anni avremmo fatto di tutto per essere promossi. Per come sta andando questa stagione siamo ben oltre le aspettative, dimostrando grande forza in campo, quindi è giusto approfittarne - ha sottolineato Farneti - e dare tutto per raggiungere subito l’obiettivo. Non possiamo non provarci».

LA TIFOSERIA. La squadra è entrata ormai in simbiosi con i propri tifosi, in particolare il gruppo organizzato dei Rebels. Dal coro “sono piellino e me ne vanto” nato circa due anni fa, ed entrato nell’animo dei sostenitori, si è passati al coinvolgimento degli stessi giocatori che al termine delle partite si accovacciano davanti alla curva prima di saltare per festeggiare tutti insieme. «Nessun accordo, nulla di organizzato - hanno rivelato i tifosi -, la squadra ha semplicemente abbracciato questa esultanza in maniera spontanea».

«La nostra tifoseria ha numeri importanti, ereditata dal passato perché la Pielle non è mai davvero sparita, neppure al tempo della fusione degli anni ’90 - ha sottolineato ancora Farneti - che portò allo sfascio del basket livornese. Un gruppo c’è sempre stato, ma con i risultati delle ultime due stagioni è esplosa di nuovo la passione, si sono risvegliati gli animi con un crescendo di emozioni ed entusiasmo. Questo ci ha permesso di arrivare a 2500 spettatori ad ogni partita, raggiungendo il limite massimo di capienza del PalaMacchia. Anche per questo le partite di cartello le giochiamo al Modigliani Forum. Il sostegno del pubblico ci ha dato e ci dà un grande aiuto, tanto colore, ma la squadra ha raggiunto un livello caratteriale e mentale tale da vincere a prescindere perché è davvero molto quadrata». E tutto ciò si vede in campo, dove è quasi sempre il collettivo ad emergere rispetto alle individualità.

Con un tifo che si avvicina a realtà come quella di Bologna, la Pielle ha avuto sin dalla sua rifondazione il sostegno di un cospicuo gruppo di sostenitori, che ha fatto parlare sempre di sé perché anche in Serie D c’erano almeno 50 tifosi al seguito. Tutto questo clamore ha fatto sì che nel tempo tante persone con ruoli differenti si avvicinassero alla società. Senza escludere gli stessi giocatori, che a parità di offerte hanno magari preferito Livorno come destinazione proprio per la bellezza del tifo.

Un aspetto importante che corre di pari passo a quello del tifo sono le iniziative sociali che mettono in campo i Rebels, che si impegnano con diverse associazioni del territorio ad aiutare con donazioni le persone in difficoltà o i bambini più bisognosi della città. Attività degne di nota, portate avanti anche dalle Rebels Girls, a dimostrazione che quella piellina è una tifoseria calda e passionale ma anche dal cuore d’oro. E parlando di femminile, bisogna ricordare la doppia mission della Pielle che ha anche una sezione rosa con la formazione che milita nel campionato di Serie B. Un ulteriore attività per attecchire nel tessuto sociale e territoriale della città.

IL DERBY. Il sogno è quello di ritornare in A2 anche per frequentare degli scenari più consoni al blasone della piazza, seppur il derby suscita un’attenzione già di quel livello. Riempire il Modigliani Forum con 8mila spettatori crea un ambiente che non sembra assolutamente da cadetteria ma di ben altra categoria, davvero fuori dal comune. E proprio il derby dello scorso gennaio è stato decisivo. Con la vittoria della Libertas di coach Marco Andreazza per 77-80, gli amaranto si sono qualificati alla Final four di Coppa Italia proprio a discapito della Pielle, che ha così dovuto guardare alla televisione la manifestazione tenutasi lo scorso marzo al PalaTiziano di Roma.

Foto Filippo Del Monte - Libertas Livorno

LA BANDIERA. «La posizione delle due livornesi è molto importante - ha esordito Alessandro Fantozzi, ex bandiera della Libertas - e lascia aperta la possibilità che una squadra possa centrare effettivamente l’obiettivo promozione. Il derby è senz’altro uno spot per la pallacanestro nazionale, segno dell’amore viscerale della città per questo sport, in un crescendo sfociato negli anni ’80 e ’90 quando entrambe le compagini erano in Serie A. Dopo un periodo non brillante, adesso sono ai vertici del campionato di Serie B ed hanno fatto venir fuori tutta la passione che è tradizionale della città di Livorno. La rivalità tra Libertas e Pielle non è mai sopita e mai lo potrà essere, un po’ come in realtà più grandi e prestigiose quale Bologna».

La Libertas al momento funge da inseguitrice in classifica, ma questo non toglie che «ci proviamo - ha esordito il presidente amaranto, Roberto Consigli -, perché quando si veste questa maglia te la devi giocare fino all’ultima partita. Questo per il solo valore storico e la responsabilità che si ha nei confronti dei tifosi, privati della loro squadra per vent’anni. Credo che il roster che abbiamo quest’anno, molto simile a quello della scorsa stagione con innesti oculati, è il segno del progetto che vogliamo portare avanti cercando di mettere un tassello alla volta. Se anche non dovesse arrivare la vittoria del campionato, è importante che si cresca sia come struttura societaria che come seguito di appassionati».

LE GIOVANILI. «Il futuro può essere roseo solo se puntiamo sul settore giovanile. Da qui la collaborazione tecnica con la Don Bosco che è più di un semplice accordo, ma una vera e propria sinergia con una programmazione comune - ha sottolineato il numero uno della Libertas -. Niente fusione però, perché siamo rimasti scottati da quella degli anni ’90. Invece sì ad una collaborazione che può intensificarsi e sulla quale ci teniamo molto, soprattutto dopo l’acquisizione della Invictus lo scorso settembre che ha preso il nome di Libertas Academy. Questo ci ha permesso di assicurarci un settore giovanile da 350 famiglie livornesi, prendendo in gestione le due palestre cittadine più belle, ovvero la Posar e la Gemini».

«Con la Pall. Don Bosco stiamo definendo modalità e forma, ma arriveremo a raddoppiare i numeri che saranno sicuramenti i più importanti a livello regionale per non dire nazionale. E sarebbe una grande soddisfazione non solo sportivamente parlando ma anche sociale, perché abbiamo una palestra nel nord della città che è la zona meno abbiente. Da questo abbiamo un ritorno di certo non economico ma umano, rappresentato da quelle mille persone tra ragazzini e genitori che sono venute festanti a Roma per tifare la squadra nella finale di Coppa Italia».

Nonostante la mancata vittoria del trofeo - a favore degli Herons Montecatini - che poteva vedere l’altra formazione cittadina bissare il successo in Supercoppa della Pielle, «la futuribilità del progetto Libertas è negli impianti e nei giovani - ha continuato Consigli -, non a caso quest’anno abbiamo investito più in questi due asset che nella prima squadra, dato che abbiamo preso giocatori interessanti come Tozzi ed Allinei, oltre allo sfruttamento del tesseramento comunitario puntando su Leon Williams».

LA FONDAZIONE. «Volendo restare aperti a qualsiasi nuovo ingresso in società, ci siamo guardati attorno e ci siamo ispirati ad altre realtà per vedere cosa potevamo mutuare. Alla fine abbiamo trovato lo statuto della Fortitudo Bologna, e con la stessa collaborazione dei dirigenti bolognesi abbiamo istituito una Fondazione partendo da quel tipo di modello. Ad oggi contiamo ben 66 soci della Fondazione che è proprietaria al cento per cento sia della prima squadra Libertas che del settore giovanile facente capo all’Academy. E siccome guardiamo sempre avanti, non escludo che in futuro si potrebbe inglobare anche il basket in carrozzina. Quindi la Fondazione è un contenitore che si occupa di proselitismo, dalla struttura estremamente complessa e di difficile gestione dato che ci sono tre diversi presidenti per essa, la Libertas e l’Academy. Ma tutti noi siamo spinti dall’entusiasmo che ci aiuta e non poco nelle difficoltà di tutti i giorni».

* per la rivista Basket Magazine

giovedì 4 aprile 2024

Immagini e colori della Final 4 di Coppa Italia al PalaTiziano


Immagini e colori della Final four di Coppa Italia della Lega Nazionale Pallacanestro tenutasi al PalaTiziano di Roma il 16 e 17 marzo 2024. Due giorni che hanno riacceso le luci sulla capitale, così come dichiarato in una bella intervista da coach Valerio Bianchini. In campo quattro delle migliori squadre dei campionati di serie A2 e serie B Nazionale, quelle che sono riuscite a staccare il biglietto per questa manifestazione tricolore.

Nella prima giornata gli Herons Montecatini hanno avuto ragione di Roseto in semifinale, così come Forlì l'ha spuntata nel finale punto a punto con Cantù, con una prova solida di Xavier Johnson. La Libertas Livorno ha poi schiantato Ruvo di Puglia, mentre Mark Ogden ha preso per mano la Fortitudo Bologna che ha superato in gran bellezza Trapani, suscitando la grande amarezza del presidente Antonini.

Amarezza che nel secondo giorno di gare si è tramutato di fatto nell'esonero di coach Daniele Parente. Mentre in campo cresceva l'attesa per la sfida di serie A2 tra Forlì e Fortitudo, con diversi protagonisti non al meglio fisicamente, il folletto Josè Alberto Benites spingeva gli Herons a vincere il trofeo di serie B. L'ultimo atto della manifestazione romana si è concentrata sulla finale di serie A2, che ha visto ancora un maturo e solido Johnson aiutare Forlì nella rimonta e vittoria ai danni di una Fortitudo arrivata troppo stanca nel finale di gara.



giovedì 29 febbraio 2024

L'anno da sogno in "Napoli nel Cuor3"

L'anno da sogno in "Napoli nel Cuor3"

Storia di identità e di passione

QUANDO SI VINCE AL SUD si prova una sensazione differente rispetto al successo di una squadra del Nord. Lo ha dimostrato anche l’ultimo scudetto conquistato dal Napoli. E tra calcio e basket cambia poco la sostanza, perché nelle vittorie di questi due sport ci sono più di una similitudine. Lo scudetto del Napoli, il terzo della propria storia, è stato raccontato nel libro “Napoli nel Cuor3 Identità e passione”, edito da Graus Edizioni, opera prima del nostro collaboratore Giovanni Bocciero, nativo di Maddaloni e cestista fino al midollo. Prestato al romanzo ed al calcio, Bocciero ha ripercorso la trionfale cavalcata degli azzurri di Spalletti in un volume dove oltre ai risultati traspirano altri due valori importanti: l’identità e la passione. L’identità di un popolo, quello napoletano, che viene raccontato con gli occhi di un emigrato che attraverso aneddoti ed esperienze uniche ha cercato di unire quel sentimento che tiene legate le persone dalle stesse origini. La passione è invece quel fuoco che arde in continuazione, e che rappresenta senza alcun dubbio l’anima di una città, che attraverso il successo sportivo è salita alla ribalta delle cronache nazionali per la sua eterna bellezza.



NELLE PAGINE DEL ROMANZO, infatti, si cerca di raccontare con minuzia del dettaglio come Napoli si sia vestita a festa per questo traguardo che in quelle terre coincide con il riscatto sociale. Volendo trovare un parallelo con la pallacanestro, non possiamo non ritornare a quel 1991, quando era la Juvecaserta degli Esposito e Gentile a conquistare il tricolore contro Milano. E se per i primi due scudetti del Napoli c’era una figura che ‘oscurava’ tutti gli altri, ovvero quel fenomeno che rispondeva al nome di Diego Armando Maradona, il successo della passata stagione ha visto una squadra molto più simile a quella Juvecaserta. Una compagine dove ognuno ha portato il suo prezioso e fondamentale contributo: le reti di Osimhen, i dribbling di Kvaratskhelia, la regia di Lobotka, le parate di Meret, la leadership di Di Lorenzo. Quel successo di soli pochi mesi fa sembra già appartenere alla storia per l’andamento del campionato attuale da parte degli azzurri. Ed è proprio quello che invece non ci auguriamo noi. Perché sull’onda emotiva delle vittorie è tutta la città che ne deve beneficiare a livello di impiantistica sportiva, un tema sempre più al centro dell’attività di base. Basti guardare a Caserta, dove il PalaMaggiò ed il PalaPiccolo sono alle prese con interventi strutturali e l’odierna squadra di serie B è costretta ad emigrare in quel di Maddaloni ed Aversa con non poche difficoltà logistiche per allenarsi e disputare le partite.

QUANDO SI LAVORA BENE si può vincere anche al Sud. E non parliamo di dover avere a disposizione risorse economiche infinite, ma di saper spendere quel tanto che si ha in maniera oculata affinché si creino le condizioni per poter aspirare alla vittoria. Proprio come sta succedendo al Napoli Basket, per trovare un altro parallelo con il libro “Napoli nel Cuor3” di Bocciero, che questa estate ha affidato la gestione ad un dirigente competente quale Alessandro Dalla Salda. Si è così costruita una squadra che, in controtendenza con la stagione calcistica, sta infiammando il popolo azzurro che di domenica in domenica riempie fino allo stremo il PalaBarbuto, oggi Fruit Village Arena. E la passione che i tifosi dimostrano, non solo da quest’anno, meriterebbe un impianto decisamente più grande e a passo con i tempi. Considerato che a poche decine di metri c’è lo scheletro del maestoso e storico PalArgento, più volte tirato in ballo per progetti di ricostruzione, sarebbe proprio il momento giusto per dare alla squadra ed ai suoi appassionati una casa degna del suo nome.

Recensione su Basket Magazine

sabato 5 agosto 2023

Giovanni Bocciero nuovo responsabile comunicazione della Bakery Piacenza

Giovanni Bocciero nuovo responsabile comunicazione della Bakery Piacenza

Il giornalista professionista organizzerà e coordinerà l’area comunicazione del club avvalendosi della collaborazione di importanti figure professionali

La Bakery Basket Piacenza, ai nastri di partenza del campionato di serie B Nazionale 2023/24, comunica di aver affidato a Giovanni Bocciero l’organizzazione ed il coordinamento dell’area comunicazione del club.

Casertano di Maddaloni, il 34enne giornalista professionista con comprovata esperienza in ambito sportivo, ha già ricoperto il medesimo ruolo per circa dieci anni alla Pall. San Michele Maddaloni, impegnata sempre nel campionato di serie B. È inoltre tra le principali firme della rivista specializzata Basket Magazine, e si occupa dei maggiori sport cittadini per la testata online IlPiacenza. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e il master in Marketing e Management dello Sport all’università di Roma Tor Vergata, ha maturato un’importante esperienza di tre anni alla Federazione Italiana Rugby collaborando con gli uffici di Comunicazione, Marketing, Eventi e Area Sportiva. 

Giovanni sarà il nuovo riferimento per giornalisti, uffici stampa e operatori dei media riguardo tutte le attività del mondo Bakery, e coordinerà il settore comunicazione del club biancorosso avvalendosi della collaborazione di importanti figure professionali. Nell’ordine il responsabile social media e grafico Riccardo Galli, che continuerà anche ad essere la voce delle telecronache delle partite casalinghe; la social media manager Giulia Caserta, anche fotografa biancorossa insieme a Manuel Galli; lo speaker ufficiale Nicolas Cattivelli; e gli addetti alle statistiche Simona Migliorini e Marco Belloni.

Area comunicazione Bakery Basket Piacenza

domenica 23 luglio 2023

A2 agguerrita e ambiziosa; la nuova B tutta da scoprire

È l’anno del definitivo assestamento dei campionati cadetti prima che la riforma vada a regime dalla prossima stagione 

A2 agguerrita e con grandi ambizioni; la nuova B tutta da scoprire

 Formule e regole nuove, con l’ombra delle conseguenze - soprattutto nella terza serie - della riforma del lavoro sportivo appena entrata in vigore. Tanti i club che, delusi lo scorso anno, daranno l’assalto alla serie A.

di Giovanni Bocciero*

 

LA RIFORMA DEI CAMPIONATI voluta della Fip cambierà il volto dell’A2 e della B come le conoscevamo. Ma la stagione ormai prossima farà soltanto da ponte a quello che sarà il reale cambiamento. Un anno transitorio che solo fra dodici mesi porterà i due campionati a regime. Ovvero, dal 2024/25 girone unico da 20 squadre per la serie A2, e B Nazionale composta da 42 club. Mentre scriviamo, sono certe soltanto le regole d’ingaggio per la prossima stagione, con le società che hanno dovuto programmare investimenti economici e sportivi senza avere la minima certezza. Per di più con l’entrata in vigore della riforma del lavoro sportivo che mette altra carne al fuoco. Ma andiamo con ordine.

Dal prossimo ottobre, il campionato di A2 sarà a 24 squadre (due gironi Est-Ovest, fase ad orologio e playoff/playout), 2 le promozioni in serie A e 6 le retrocessioni in B; 2 le retrocessioni dalla massima categoria e 2 le promozioni dalla cadetteria, così da avere un assetto definitivo nel 2024/25 da 20 squadre. L’anno successivo si entrerà a regime con 2 promozioni in A e 3 retrocessioni in B a stagione. La nuova B Nazionale, che è il torneo dai cambiamenti più marcati, partirà con 36 squadre (al vaglio la formula dei due gironi, più fattibile l’ipotesi Est-Ovest che quella Nord-Sud, da 18 squadre con successiva post season. Il 14 luglio il Consiglio federale ratificherà le iscrizioni e delibererà la formula). 2 le promozioni in A2 e 4 le retrocessioni in B Interregionale; 6 retrocessioni dal secondo campionato nazionale e 6 le promozioni dal quarto livello, portando così l’organico totale nel 2024/25 a 42 club. Dalla stagione successiva si entrerà a regime con 3 squadre che saliranno in A2 e 4 che scenderanno in B Interregionale.

Per partecipare ai campionati di A2 e B Nazionale, le società dovranno versare una fidejussione rispettivamente di 100mila e 50mila euro, avere un impianto con capienza minima da 2000 posti e 800 posti, e versare un contributo al ‘fondo under’ da 12mila e 5mila euro che andrà a premiare i club più virtuosi. Ovvero, quelli che i giovani li faranno giocare con regolarità, nonostante i due tornei saranno accomunati proprio dall’abolizione del vincolo under (per l’anno alle porte 2003 in su), i quali potranno essere usati come 11° e 12° a referto. Oltre alla fidejussione aumentano i costi dei parametri, 11mila euro ad atleta per l’A2 e 7.500 per la B. Con l’eliminazione dell’obbligo degli under, le squadre di ambedue i tornei potranno schierare 10 senior. In serie A2 sarà possibile tesserare due extracomunitari, e per quanto riguarda il mercato sarà possibile inserire atleti fino alla vigilia della terzultima giornata della fase a orologio. In B Nazionale è permesso un solo atleta extracomunitario, e saranno tesserabili nuovi giocatori entro il 28 febbraio 2024.

C’È ANCORA tutta un’estate di mercato da dover vivere, ma la lotta per le due promozioni in serie A appare già piuttosto serrata. Dopotutto il campionato di A2 è da diverse stagioni che vede tante squadre allestire roster importanti per provare la scalata. Non tutti ci riescono, e alcune non hanno perso la speranza. Basti pensare all’ambiziosa proprietà americana di Trieste, o a Verona partita a bomba con gli ingaggi di Esposito, Gazzotti, Penna e Stefanelli per ritornare subito al piano di sopra. Forlì e Cantù - che ha confermato coach Sacchetti e preso Burns - dopo gli ultimi finali amari ci riproveranno, così come Udine che si è rifatta il look con la coppia ds-coach Gracis-Vertemati. E ancora Torino che ricomincerà da coach Ciani, Pepe, De Vico e Schina, Cento.

Attilio Caja, nuovo allenatore della Fortitudo Bologna

La Fortitudo Bologna è appena stata acquistata dal gruppo di Stefano Tedeschi, resta una nobile ed ha preso Caja come coach. E, a proposito di piazze calde, dopo 14 anni è ritornata Vigevano, così come la Sebastiani Rieti che dopo aver fallito la promozione sul campo ha acquisito il titolo sportivo di Mantova e rimpiazzato la retrocessa concittadina Npc Rieti. Altro titolo venduto quello della Stella Azzurra ad una cordata trapanese già proprietaria della squadra di calcio che ha guardato alla Capitale dopo l’affare saltato con Trapani del presidente Lnp Basciano. Quest’ultima ha poi rinunciato all’iscrizione all’A2, con Basciano tra i soci del nuovo corso Fortitudo che osserverà le elezioni di lega che si terranno a settembre. Roma sarà comunque rappresentata dalla sorprendente neopromossa Luiss. Poi ci saranno tante altre squadre che da tradizione faranno bene, come Treviglio che ha piazzato il colpo Guariglia - oggetto del desiderio di tanti - così come Piacenza che ha confermato la coppia play-pivot Sabatini-Skeens. Cividale ripartirà da Pillastrini in panca, Redivo in campo e con l’aggiunta di Mastellari, e l’Urania Milano dopo aver rinnovato coach Villa si prepara ad un’altra entusiasmante stagione.

Per quanto riguarda la serie B Nazionale invece, molte sono le rappresentanti di quella provincia che tanto ha dato alla pallacanestro italiana. Sarà riproposto il derby livornese tra Libertas e Pielle, così come quello di Montecatini. Orzinuovi ripartirà con ancor più ambizione dopo la delusione della mancata promozione e il cambio di allenatore da Calvani a Zanchi. Come dimenticare Mestre che ha riempito il PalaTaliercio in occasione degli ultimi playoff, così come Omegna e San Vendemiano che hanno ingaggiato i tecnici Ducarello e Carrea. Desio, Legnano che ha preso coach Piazza e Raivio confermando Marino, le ambiziose Ozzano e Faenza, Padova, la retrocessa San Severo che ricomincerà con la stessa passione, e ancora Jesi, Fabriano, Roseto, Caserta, Avellino, tutte formazioni che andranno alla caccia della promozione in quel palcoscenico che meritano per la loro storia. E attualmente mancano due club all’appello, con Salerno che ha già rimpiazzato la Sebastiani e Lumezzane e Adrea Costa Imola che dovrebbero essere ripescate.

SE LA RIFORMA non ha più di tanto modificato l’A2, difficile immaginare come sarà la B Nazionale, totalmente stravolta rispetto alla passata stagione con il numero di squadre dimezzato. «Sarà difficile da interpretare fin quando non s’inizierà a giocare - il commento di Simone Zamboni, club manager della Bakery Piacenza, ammessa al prossimo torneo cadetto -. Bisognerà capire che tipologia di campionato sarà perché non ha una sua storia, va cancellato tutto il precedente storico e sarà tutto completamente rimodulato. Tanto dipenderà anche da che tipo di format sarà adottato, anche se per le società sarebbe meglio una formula che contenga i costi. Con meno squadre immaginiamo tutti un livello più alto. Ma questo dipenderà anche come i club si muoveranno sul mercato in virtù delle regole diverse».

Simone Zamboni, club manager della Bakery Piacenza

L’abolizione dell’utilizzo degli under e l’introduzione della possibilità di tesserare uno straniero in un campionato che era l’unico che non ammetteva extracomunitari, sono due regole che aprono ad un nuovo orizzonte. «L’eliminazione dell’obbligo degli under lo reputo un cambiamento epocale - ha continuato Zamboni -, passando così dal vecchio 7+3 a roster che saranno composti da 10 senior con uno straniero. Sono novità importanti per la B Nazionale, grandi cambiamenti che porteranno comunque le squadre competitive a muoversi per prime sul mercato. Come è logico che sia, chi ambisce alla promozione farà un roster sicuramente molto più lungo ed ampio per quanto riguarda i senior, dando meno spazio agli under. Chi invece vorrà fare un campionato più tranquillo, magari tenderà ad un utilizzo più costante dei giovani. Grazie all’impiego di più senior e dello straniero, il livello del campionato si alzerà rispetto agli ultimi anni. Credo che sarà quasi paragonabile all’A Dilettanti di qualche stagione fa. I giovani validi, che sapranno tenere il campo, continueranno comunque a trovare spazio. Anzi, sarà interessante vedere che piega prenderà questa nuova B - ha sottolineato il dirigente della Bakery - che credo possa diventare un contenitore dove sviluppare giovani italiani con prospettiva, mettendoli alla prova in un campionato a loro misura».

La riforma dei campionati coincide con la riforma del lavoro sportivo, un ulteriore impegno - gravoso - per i club. «Il discorso del lavoro sportivo è molto complicato. È piovuto dal cielo in troppo poco tempo, e si tratta di una riforma che farà bene per i lavoratori sportivi ma andrà ad incidere pesantemente sui costi delle società. Ed essendo queste che investono, come proprietari o con sponsor, c’è il rischio che molti non riescano a sostenere questi costi aggiuntivi che sono stati programmati troppo velocemente. Le società andavano preparate piano piano a questo evento che è epocale per il dilettantismo, e non in modo così netto. Si tratta di una riforma che incide solo sui club, e invece credo che vada ridistribuita su tutti gli interpreti del sistema. O comunque se questi costi aggiuntivi ricadono solo sulle società - ha concluso Zamboni -, queste devono avere degli aiuti di tipo diverso per farne fronte, altrimenti col tempo c’è il rischio che si rinunci a fare attività».


* per la rivista Basket Magazine

martedì 20 giugno 2023

Lnp - Vigevano e Luiss sorprendono; Cremona pigliatutto

Vigevano e Luiss sorprendono; Cremona pigliatutto 

di Giovanni Bocciero

Terza ed ultima giornata di gare alla Bondi Arena di Ferrara, in occasione delle Finali di serie B. Il primo turno ed il secondo turno non hanno rispettato i pronostici. Le due promozioni in A2 dipenderanno così dai risultati dell’ultima giornata, nella quale può accadere di tutto. Solo la Sebastiani Rieti è costretta a guardare gli altri, perché oltre ad essere ultima in classifica con zero punti ha una differenza canestri molto negativa. E sono proprio i sabini a scendere per primi in campo contro Vigevano. Una partita in cui ci si sarebbe aspettato un avvio a spron battuto degli amarantocelesti, e invece sono i vigevanesi a fare la gara. All’8′ i gialloblù conducono 18-12, e coach Dell’Agnello chiama timeout quasi mimando come se ne ha viste davvero troppe nel solo primo quarto. Nonostante la panchina lunghissima di Rieti, che nel turnover odierno ha lasciato fuori Spanghero e Piazza, è la panchina di Vigevano che fa leggermente la differenza, con un parziale complessivo di 12-9 che permette di chiudere il primo quarto sulla doppia cifra di vantaggio (25-15). Gli uomini di coach Piazza riescono a ‘tenere testa’ persino al metro arbitrale spesso troppo punitivo verso di loro. A metà seconda frazione è Chinellato a tenere in scia i reatini (32-25), diventando il primo giocatore della gara in doppia cifra. L’attacco di Rieti è però troppo stagnante, a volte deve ricorre all’azione individuale, e neppure i rimbalzi offensivi in più (8 a 5) servono per stare avanti all’intervallo (41-33), visto che Vigevano pur prendendone di meno riesce a sfruttarli meglio (8-4).

L’atteggiamento non è dei migliori alla ripresa per Rieti, che con Tomasini prima perde un pallone banale e poi commette un antisportivo per fermare un contropiede. Vigevano ringrazia, segna due triple e raggiunge il +16 che suggerisce a Dell’Agnello di richiedere timeout. Una sospensione furente del coach livornese, che sulla panchina non le manda a dire ai suoi giocatori, provando a scuoterli. La cosa sembra funzionare visto che, Tomasini prima e Piccin poi, segnano da 3 per il -6. I gialloblù, però, non alzano le mani dal manubrio, e con il gioco corale rappresentato dalle 14 assist di squadra, mantengono il vantaggio. A Bushati e compagni manca quell’azione che possa far cambiare l’inerzia dell’incontro. Il match continua a fisarmonica, con i reatini che rintuzzano ogni qualvolta i vigevanesi provano a scappare. Proprio come a 3′ dalla fine, quando i gialloblù volano sul 70-60. Potrebbe essere la spallata decisiva, e invece gli amarantoceleste piazzano un break di 5-0, e sbagliano la tripla del possibile -2. E’ l’errore che fa partire la festa promozione sugli spalti. Finisce 73-67 (qui le statistiche complete), con la vittoria di Vigevano che ritrova l’A2 dopo l’ultima apparizione del 2010. In quell’estate il club non si iscrisse. Poi nel 2013 la rifondazione in serie D e la faticosa ripartenza che oggi ha trovato il suo compimento. Per quanto riguarda la Sebastiani Rieti, termina un concentramento che da grande favorita la vede uscire con neppure un successo.

Dopo i festeggiamenti di Vigevano, sul parquet scendono Luiss Roma ed Orzinuovi. Con il successo dei vigevanesi, ai capitolini basterebbe anche una sconfitta di 10 o meno punti per seguirli in A2. Ma di calcoli non se ne fanno. Soprattutto, memori della serata precedente, nella quale Fallucca ha demolito Vigevano con un 8/13 personale da 3, e Orzinuovi ha invece piegato Rieti con un 16/27 di squadra dall’arco, l’inizio gara è scandito dalle triple. Legnini è protagonista per la Luiss, portando il parziale in parità a quota 10 dopo che Alessandrini e Gallo avevano portato avanti gli orceani. Il match è giocato su ritmi forsennati – nonostante il caldo – e continui sorpassi, che rendono eccitante la sfida. Quando poi a timbrare il cartellino dalla distanza ci pensano anche Pasqualin e D’Argenzio, che dalla panchina prova a spaccare la partita, il tabellone luminoso recita 27-18. Il leit motiv della gara non cambia ad inizio seconda frazione: Planezio da 3 segna il 27 pari, Murri replica per il nuovo vantaggio Roma. I tanti fischi iniziano a spezzettare la gara, che di conseguenza ne risente in termini di gioco. Il tiro da 3 è l’unica costante: Gallo segna il -1, Fallucca risponde con la stessa moneta per i suoi primi punti. Ma se i ritmi sono quelli veloci imposti dalla Luiss, Orzinuovi può fare poco e infatti precipita sul 42-34. Non senza qualche protesta verso l’arbitraggio.

Dopo l’intervallo Orzinuovi è molto più decisa. In difesa stringe le maglie e costringe la Luiss a forzare gli attacchi, che spesso si concludono addirittura con un fallo. Nell’altra metà campo invece, gli orceani tornano a colpire con grande continuità dalla distanza e in men che non si dica si portano a condurre le danze. Il massimo vantaggio arriva al 28′, quando Leonzio da 3 griffa il +8. Con l’over che pende sul risultato però, non basterebbe ad Orzinuovi per festeggiare la promozione. Fallucca si apre in angolo e scuote i luissini, ma Da Campo segna da dietro l’arco e fissa il punteggio sul 57-64 all’ultimo pit stop. Due i dati da sottolineare, nei quali primeggia Orzinuovi: nei punti da perse (13-9) e da secondi tiri (14-7). E’ un’altra tripla di Leonzio che fa accarezzare l’impresa: +10 per gli uomini di coach Calvani. Con 7′ al termine inizia una partita nella partita, con la Luiss che deve stringere i denti. Gli orceani flirtano con quegli 11 punti che gli garantirebbero il salto di categoria, ma non riescono mai a raggiungerli. Anche perché Roma non crolla mai, e risponde colpo su colpo. Su una discussa rimessa D’Argenzio segna il 73-77 con 120″ rimanenti. Ed è sempre una sua penetrazione a siglare il -2 all’ultimo giro d’orologio. Dopo tanto spingere, sembra che gli uomini di Calvani siano arrivati scarichi nel rush finale, ed è così che nasce la persa sulla quale forse si spengono i sogni. Gli ultimi possessi Orzinuovi li gioca per far pareggiare la Luiss, così da andare ai supplementari per poter arrivare allo scopo della vittoria di 11. Ma i capitolini sbagliano a posta i liberi e la gara finisce 78-79 per gli orceani (qui le statistiche complete).

Questa la classifica definitiva del concentramento promozione: Luiss Roma, Vigevano e Orzinuovi 4 punti, Rieti 0.

Terzo atto della finale di A2 del tabellone oro tra la Vanoli Cremona e l’Unieuro Forlì. Una gara che per i cremonesi potrebbe significare promozione, dopo il doppio successo inaspettato ma non per questo impensabile in terra romagnola. Dal canto loro i forlivesi si ritrovano spalle al muro, costretti a vincere per allungare la serie e continuare a sperare.

Pronti via, è la Vanoli che schiaccia il piede sull’acceleratore. In particolare, Pecchia è una vera e propria furia, arrivando al ferro con grande continuità. Ma non solo l’attacco, perché Cremona è concentrata anche in difesa e mette praticamente la museruola agli avversari. Le offensive ospiti sbattono ripetutamente contro la diga di casa, che proprio dalla difesa sprigiona la giusta energia. Fondamentale per la squadra di coach Cavina è la fisicità di Eboua, che non solo è protagonista di una poderosa schiacciata, ma facendo collassare la difesa su di sé è bravo a scaricare il pallone fuori. Ne beneficia Pacher, lungo atipico come pochi che Forlì non riesce a marcare in nessuna maniera. Mentre il tassametro dei cremonesi corre inesorabile, i romagnoli trovano il quarto punto con l’ex Gazzoli ben oltre metà frazione. Sanford è impalpabile per l’attacco di coach Martino, ma neppure Cinciarini al suo ingresso riesce ad invertire l’andazzo: 0/6 da 3 nel primo quarto. Dopo il primo pit stop arriva però uno scossone. Adrian timbra dalla distanza, e Penna porta a casa un gioco da tre punti. L’Unieuro fatica tanto, forse troppo, ed è lampante. La regia di Denegri e la difesa di Piccoli spengono i facili entusiasmi, e permettono alla Vanoli di continuare a flirtare con i 20 punti di vantaggio. Ci pensa Alibegovic a dare un’altra spallata, con la specialità della casa: il tiro da 3. Il canestro dell’esterno aizza il Pala Radi, che esplode dopo un altro recupero che porta Eboua a schiacciare in campo aperto. Si va così all’intervallo addirittura sul 52-27.

La ripresa segue gli stessi binari del primo tempo. Cremona non abbassa di nulla la propria intensità difensiva, e la reazione di Forlì è praticamente annullata. Sono le triple in fila di Adrian e Pollone che evitano solo momentaneamente il passivo di trenta punti, che si materializza quando sono Mobio e Lacey a segnare dalla distanza (67-37). Coach Martino ricorre al minuto di sospensione, ma ormai i buoi sembrano ampiamente scappati. Gli animi si complicano sul parquet quando viene fischiato un antisportivo a Cinciarini al 28′. Inizia l’ultimo periodo e praticamente per Cremona non c’è altro da fare che portare in porto la vittoria. Adrian non è d’accordo, e lo dimostra con una serie di triple. L’mvp del campionato si sveglia forse tardi, ma dà la scossa. La Vanoli con una leggera, infatti, dà l’impressione di alzare le mani dal manubrio troppo presto. Valentini cerca di imitare il compagno di squadra dall’arco, mentre sulla sirena dell’infrazione dei 24″ al 35′ di gioco arriva il primo vero errore della gara dei ragazzi di coach Cavina. La tifoseria forlivese canta ‘Romagna mia’ e si rende protagonista di una bella sciarpata, ed è benaugurante visto che arriva la tripla del -13. Una rimonta frutto in special modo di tiri estemporanei e talvolta forzati, ma che vanno a buon fine. Comunque si tratta di un passivo che non può far stare tranquilla Cremona. Gli ultimi minuti sono intensi, e non poteva essere altrimenti. La Vanoli però non perde la calma e può festeggiare la promozione (qui le statistiche complete).

Vanoli Cremona pigliatutto. In questa stagione la squadra di coach Demis Cavina ha vinto tutto quello che c’era da poter vincere in A2. Ha iniziato con la Supercoppa, proseguito con la Coppa Italia e terminato con la promozione, così da completare il percorso perfetto. I cremonesi hanno abbattuto con un secco 3-0 la resistenza dell’Unieuro Forlì, incapace di reagire allo strapotere dimostrato sul parquet dagli avversari dopo aver dominato a sua volta la regular season. Fase a orologio compresa. Romagnoli irriconoscibili in questa gara 3, che ha avuto un approccio sbagliato, o forse è stato troppo impetuoso quello degli avversari.



giovedì 15 giugno 2023

Coach Gianluigi Galetti: «L'esperienza non si compra»

Veterano dei campionati di serie A2 e B, coach Gianluigi Galetti nella sua lunga carriera ha vissuto diverse avventure. Con lui analizziamo il periodo dell’anno più bello ed elettrizzante della pallacanestro, ovvero i playoff.



giovedì 18 maggio 2023

Biagio Sergio: «Mai dimenticare le proprie origini»

Con il capitano della JuveCaserta 2021 parliamo della nuova avventura in bianconero, dell'andamento del campionato di serie B e delle esperienze avute nell'arco della sua carriera, ricordando la grande tradizione della pallacanestro campana


Cuore Napoli - Virtus Cassino, semifinale serie B 2016/17





mercoledì 17 marzo 2021

Serie B. Amoroso: "Non ho rimpianti ma ora mi conosco meglio"

 A 40 anni Valerio è tornato a Roseto dove mosse nel 1998 i primi passi di una carriera lunga ma meno ricca dei risultati che avrebbe meritato

Amoroso: "Non ho rimpianti

ma ora mi conosco meglio"

Carattere di fuoco, senza peli sulla lingua, spesso scomodo, ammette: "Sono fatto così, e certe volte avrei dovuto reagire in maniera diversa". Ma questa è anche la sua forza, che l'ha portato a farsi apprezzare più nei piccoli centri che nelle metropoli: "Perché lì c'è più passione e più disponibilità a conoscerti come realmente sei, dandoti fiducia"


di Giovanni Bocciero*


DA ROSETO A ROSETO. Nel mezzo una carriera lunga 23 stagioni. A 40 anni Valerio Amoroso è ancora in prima linea, a dare battaglia come se fosse il primo giorno. E con la Pallacanestro Roseto, impegnata in serie B, non si pone limiti. «Siamo partiti abbastanza bene ma si può fare sempre meglio - ha esordito l’atleta -, anche perché in squadra ci sono ragazzi in gamba che si impegnano dalla mattina alla sera. Mi aspetto un’ottima annata perché comunque abbiamo tanto talento e c’è la possibilità di poter fare davvero bene. Roseto poi è una piazza che in questo momento ha bisogno di rialzare la testa. Viene da due anni di Stella Azzurra nei quali ci si è un po’ disaffezionati al basket perché i tifosi non sentivano propria la squadra. La mancanza di pubblico è pesante perché qui si può arrivare anche a 4 mila spettatori. Non c’è questa forza in più che ci spinge, però a differenza di quando ho avuto la mia prima esperienza sono passati tanti anni e sono cambiate tante cose, ad iniziare da come si gioca. Prima si respirava un’aria diversa - ha continuato Valerio - perché c’era il tifo organizzato e se camminavi per strada la gente ti fermava. Oggi c’è un distacco ancora più marcato anche a causa del Covid che ha stravolto un po’ tutto».

Valerio Amoroso, 40 anni, Roseto ha puntato su un amato
cavallo di ritorno per il rilancio (foto Tommarelli)
Amoroso è arrivato a Roseto la prima volta nel 1998, e vi è rimasto sino al 2002 facendo l’esordio in A1. La squadra era stata appena promossa in A2 e si stava rilanciando dopo i fasti degli anni ’50. Nel 2000 centra la storica promozione in massima serie, dove vi rimane per sei campionati consecutivi. Nell’estate del 2006, causa problemi economici, la società viene estromessa dalla A. Riparte nel 2008 dalla LegaDue grazie al trasferimento del titolo di Fabriano, ma a fine stagione retrocede e fallisce di nuovo. Con il nome Roseto Sharks riparte dalla C2, e grazie a promozioni e ripescaggi il club ci impiega quattro anni per ritornare in A2. Nelle ultime due stagioni ha collaborato con la Stella Azzurra Roma per formare dei roster con giovani talenti. Ma l’estate scorsa è terminato questo connubio, e così si è dato vita ad un consorzio che ha rilevato il titolo sportivo di Lecco. E quest’anno si festeggia un secolo di pallacanestro, che è arrivata in città nel 1921.

L’ala napoletana, che a Roseto era arrivato come astro nascente, oggi è tra i pilastri della squadra di coach Tony Trullo. Ma non chiamatelo chioccia, perché «questo ruolo spetta al capitano Antonio Ruggiero. È lui che ci fa da mentore, da leader in campo e fuori. È lui la figura di riferimento a cui guardiamo». Lui preferisce impegnarsi a dare il suo contributo. «A me piace lottare, mettermi in gioco, lavorare e farlo per bene. È ciò che faccio da una vita. Quando i momenti sono difficili e c’è da combattere, di sicuro io do il meglio di me perché mi piace stare in quelle situazioni. Sono a mio agio». Ma proprio questa sua grinta lo ha portato spesso ad essere odiato dal pubblico avversario. «In realtà a volte non piaccio neppure a quello di casa - ha puntualizzato Valerio -. A Caserta, mentre giocavo per la Juve, facevano cori contro mia madre. Ma io gioco per me, per quello che faccio e che sono. Magari per questo è più facile odiarmi».

DA SAN SEBASTIANO AL VESUVIO alla serie A, cosa serve per riuscire in una parabola come la tua? «Credo che quello che ho vissuto io non lo vivano i ragazzi di oggi, dove tutto è più semplice, più leggero. Alla loro età avevo meno possibilità, ma buttavo l’anima ogni giorno. Si poteva sbagliare davvero poco perché c’era più competizione e c’erano persone meno competenti. Con il tempo ho capito e apprezzato cosa significasse lavorare - ha continuato Amoroso -, e che il talento non basta per arrivare a certi livelli. Adesso invece di competenza ce n’è tanta e basta informarsi per cercare il posto giusto dove giocare. Al contrario, è diminuita la passione e c’è difficoltà a trovare ragazzi che vogliano davvero sacrificarsi». Forse è questo il marchio di fabbrica che permette al suo amico Poeta di essere ancora decisivo in A. «Peppe è un grande giocatore e se lo merita. Sta fisicamente molto bene, ma si impegna tanto e lo si vede da come gioca. Se però dei vecchietti come noi riescono ancora a fare la differenza in determinate categorie vorrà pur dire qualcosa. Il basket è certamente cambiato, ma se in meglio o in peggio non ne ho idea».

Per il lungo nato a Cercola in provincia di Napoli
una carriera di successi (foto Tommarelli)
Nel corso della carriera gli sono state affibbiate diverse etichette, che ne hanno condizionato il percorso, ma «non ho alcun rimpianto. Solo mi dispiace per come sono fatto. Probabilmente avrei dovuto reagire in modi diversi in determinate situazioni. Ora mi rendo conto che molti miei malumori dipendono da come sono fatto. Adesso che sono maturo è più facile gestire i colpi di testa, capire quando e perché sbrocco. Importante è chiarirsi sin dall’inizio, e purtroppo non l’ho capito prima. Questo è forse il mio più grande rammarico. Ma bisogna fare determinate esperienze anche per imparare a conoscersi meglio». In carriera ha vestito canotte prestigiose come quelle della Virtus Bologna e della Vuelle Pesaro, eppure il meglio di sé l’ha fatto vedere in provincia, a Montegranaro, a Teramo. «Forse nei posti più piccoli ho trovato persone che mi hanno voluto conoscere per quello che sono, che mi hanno ascoltato e capito. Nelle grandi metropoli, dove girano più soldi, in fin dei conti è più difficile trovare gente del genere. Anzi, ci sono persone che pensano principalmente al proprio profitto. Nelle piccole città c’è invece più passione, e con gente che mette avanti a tutto la passione e non il proprio tornaconto personale - ha evidenziato Amoroso - i rapporti cambiano. E quando si incontrano persone in gamba, che sanno capire gli altri, si guadagna fiducia. Questo è quello che ad esempio non ho trovato in Nazionale, dove infatti sono stato malissimo». Il lungo conta 40 presenze in Azzurro, ma a livello senior non è andato oltre le Qualificazioni di Euro 2009. E oggi «quello che sto vedendo, a dire la verità, non mi piace tanto. Non voglio essere negativo, ma da ciò che ricordo il Ct Sacchetti ha sempre preferito gli stranieri. Affidargli la panchina dell’Italia è stata una scelta che non mi ha fatto impazzire. Però forse sono la persona sbagliata per parlarne».

Talento e punti nelle mani: anche a 40 anni un pericolo
costante per le difese (foto Tommarelli)
Nel rapporto con gli allenatori non è sempre stato fortunato, anche perché è un ragazzo che cerca un dialogo che spesso va oltre alla semplice impartizione degli schemi di gioco. «Io ragiono sulle cose, rifletto. Ho bisogno che il coach mi spieghi e mi motivi per arrivare a credere in ciò che sto facendo, ma se non riesce a comunicarmi queste sensazioni, faccio fatica. Prima impazzivo e basta, oggi invece comunico prima di impazzire. Questo è un problema che riguarda tutti, ecco perché vado sempre alla ricerca della giusta comunicazione». Insomma ha bisogno di essere reso partecipe per dare il massimo, e questo è sinonimo di un giocatore che pur se ha vinto due titoli italiani di 1-vs-1 (battendo Marco Belinelli nel 2004), tiene al gioco di squadra. «Ci sono giocatori e giocatori. C’è chi riesce a pensare solo a se stesso e si concentra per fare bene personalmente, e c’è chi invece è alla ricerca di soddisfazioni sia personali che di squadra. Io preferisco giocare in una squadra che sia composta da giocatori altruisti, ma capisco che ci sono modi e modi di vedere la pallacanestro. Se sei individualista non riesci a vedere altro che il tuo gioco e il modo di come fare canestro. Questa non è una colpa, ma un limite. Me ne sono accorto parlandone con alcuni coach - ha sottolineato Valerio -, che diversi giocatori americani non è che non volessero, ma proprio non ci arrivavano a capire il gioco di squadra. Era come parlare arabo con loro. E dunque prendi il giocatore così com’è e lo sfrutti per il bene della squadra. Lui è contento, tutti sono contenti».

MA COSA FARA' AMOROSO una volta terminata la carriera da giocatore? «Mi piacerebbe rimanere nella pallacanestro, ma bisogna vedere un po’ di cose. In primis ciò che la vita ti offre. A me piace leggere il gioco, stare a contatto con i giocatori, gestirli, capirli. Non escludo di fare il dirigente o l’allenatore, ruoli entrambi fattibili. Bisogna però vedere cosa c’è in giro. Sto studiando per diventare allenatore, ma è tutto un work in progress. L’importante è trovare qualcuno voglioso di investire e costruire». Lui, napoletano purosangue, ha un grande cruccio che si porterà per sempre dietro. «Noi giocatori difficilmente siamo profeti in patria. Casa mia ormai è Civitanova Marche e a Napoli ci torno per trovare i genitori. Da noi c’è sempre stata la mentalità che l’atleta straniero è più forte di quello sotto casa. Quindi non ho mai avuto l’opportunità di mettermi in mostra a casa mia, cosa che mi sarebbe piaciuta tanto. Ho avuto l’occasione a Scafati, da giovane - ricorda Valerio -, ma sono andato via. A Caserta, da napoletano, l’esperienza è andata malissimo. Insomma, nel proprio luogo di nascita non si è mai visti bene quanto invece lo si è lontano, dove non ti conoscono e ti apprezzano per quello che sei».


* per la rivista BASKET MAGAZINE 

giovedì 17 dicembre 2020

Serie B. La Sebastiani è tornata e con Ndoja e Righetti punta a crescere in fretta

Il campionato cadetto si arricchisce e a Rieti risveglia antichi ricordi e nuovi entusiasmi

La Sebastiani è tornata e con Ndoja e Righetti punta a crescere in fretta

Progetto ambizioso e senza badare a spese quello di Roberto Pietropaoli che ha rilevato il titolo di Valmontone: «Voglio subito la A2»


di Giovanni Bocciero*


È RITORNATO sul panorama cestistico nazionale un nome che ha fatto la storia della pallacanestro italiana: Sebastiani. A Rieti di certo non manca il basket visto che in A2 vi gioca la NPC, ma da quest’anno gli appassionati reatini potranno tornare anche a seguire una formazione in serie B che dalla denominazione ricorda la lunga tradizione cittadina, con la disputa di due semifinali scudetto e la vittoria di una Coppa Korac a fine anni ‘70.

La Real Sebastiani Rieti (che grazie al benestare della famiglia Di Fazi ha ottenuto l’autorizzazione per l’utilizzo del nome) è nata dalla volontà di Roberto Pietropaoli, fino a pochi mesi fa patron della compagine di calcio a 5. Attività cessata a causa del sequestro del palasport dove disputava le partite casalinghe. Oggi il basket, perché? «La pallacanestro è stata la mia vita - ha esordito Pietropaoli -, perché quando ero giovane ho addirittura fatto le radiocronache delle partite della Sebastiani. In realtà è strano che avessi fatto il futsal». La nuova società che ha grandi ambizioni ha iniziato con l’acquisto di un titolo. «Rieti ha rilevato il titolo sportivo di Valmontone, dove ero diesse da qualche stagione - ha dichiarato Paolo Moretti (Aggiornamento: il diesse Moretti ha rescisso il contratto l'1 dicembre scorso ed al suo posto è stato ingaggiato Domenico Zampolini nelle vesti di general manager) -, e sono stato travolto dal vulcanico patron che mi ha voluto per questo nuovo corso».

«Il progetto nasce per arrivare in serie A - ha chiarito Pietropaoli -, dove merita di stare la Sebastiani. La massima categoria è un impegno economico enorme per la nostra città, ma l’idea è quella di ritornarci e anche di ben figurare per la storia e i risultati raggiunti nel passato. È chiaro che oggi sono tempi diversi, ma credo che una discreta A1 a Rieti si possa fare». Le fondamenta del progetto vedono alcuni imprenditori romani affiancare Pietropaoli. «Sono un commercialista, e chi oggi mi dà una mano sono miei clienti. Gran parte del sacrificio economico lo faccio io - ha continuato il patron -, ma per il loro aiuto non posso che ringraziarli».

Roberto Pietropaoli (foto ufficio stampa Real Sebastiani) 

La nascita di questa nuova realtà ha comunque creato un dualismo con il club già presente in città ed operante dal 2011. Una convivenza che riguarda in particolar modo l’utilizzo del PalaSojourner. «Il palasport è chiuso per lavori di ristrutturazione, ma contemporaneamente è stato emanato un bando per la gestione - ha raccontato il diesse Moretti - che è stato vinto dalla NPC. Noi chiediamo di giocare in alternanza. Nel frattempo la proprietà ha deciso di costruirsi una casa propria, individuando una tensostruttura inserita in un centro sportivo al centro della città. Nel giro di venti giorni abbiamo montato parquet, canestri, e svolgiamo tutta la nostra attività lì, compresa quella giovanile che prevede la collaborazione con il club La Foresta Rieti. Le partite di Supercoppa le abbiamo giocate a Ferentino, mentre per il campionato abbiamo indicato sede di gioco Valmontone, sperando di avere disponibile il PalaSojourner. Anche perché non abbiamo bisogno di utilizzarlo per gli allenamenti ma solo per le gare». «Per l’uso del palasport dobbiamo trovare un punto d’incontro con il gestore - ha continuato Pietropaoli -, e spero che prevalga il buonsenso perché una società come la nostra, che disputa il campionato di B, non può giocare fuori città. Per evitare qualsiasi tipo di discussione ci siamo fatti la nostra casa, così come tanti club di serie A. Mi sono preso in affitto per 15 anni questa tensostruttura. L’abbiamo messa a nuovo, con tanto di palestra, e sarà il punto di riferimento di tutta la nostra attività».

Dalle parole di Roberto Pietropaoli si capisce che non ha nessuna intenzione di fare una “guerra cittadina”, ma anzi, ha un messaggio per tutti i reatini. «Li invito a seguire entrambe le realtà. Nella mia professione ho imparato che la concorrenza spesso stimola, fa crescere, e fa venire fuori quella voglia di superarsi. Quindi credo che tutti devono fare il proprio, nessuno deve remare contro. È giusto che a Rieti si esulti se fa risultato la NPC, così come se lo fa la Sebastiani. Poi è logico che ci sarà chi è più simpatizzante dell’una o dell’altra, ma parliamo sempre e solo della città di Rieti. Ed io che ci sono nato, cresciuto, ci vivo e la amo, penso che sia un orgoglio, chiunque vinca».

Juan Marcos Casini (foto ufficio stampa Real Sebastiani)

Il roster reatino è stato allestito con atleti forti, esperti e di ben altra serie, come il veterano Juan Marcos Casini, tre stagioni all’NPC Rieti e ora capitano della Sebastiani, mentre sono scesi di categoria l’esterno Federico Loschi, il centro Marco Di Pizzo, e gli ultimi innesti Andrea Traini e Klaudio Ndoja. Completano la squadra, che si presenta lunga e profonda, giocatori dai lunghi trascorsi in cadetteria e sempre protagonisti come le guardie Riccardo Bottioni e Manuel Diomede, e i lunghi Mathias Drigo ed Enzo Cena. Insomma ci sono tutti gli ingredienti per vedere una Rieti dominare il proprio girone e puntare dritta alla promozione. Ambizione per nulla nascosta. «Dobbiamo andare di corsa in A2 - ha sentenziato il patron -. Questo deve essere solo un anno di transizione. Non credo che la società, con un roster del genere, possa rimanere un altro anno in B. Ho voluto ingaggiare giocatori anche di categoria superiore con contratti pluriennali proprio per vincere subito e avere una base già pronta per la prossima stagione. Poi è logico che il campo è sovrano, e non è detto che se fai la squadra più forte vinci. Non è sempre un’equazione così scontata, però se non si fa una squadra di livello non puoi neppure aspettarti di vincere. Io ho fatto il mio - ha concluso Pietropaoli -, adesso il resto lo dovrà fare la squadra».

Ora la palla passa a coach Alex Righetti, alla sua terza esperienza da capo allenatore in B dopo Tiber Roma e Valmontone, che è voglioso di fare bene in una piazza storica. «Rieti ha un passato importante, ed è chiaro che arrivare in una società che riprende il nome della Sebastiani è uno stimolo per chiunque. Abbiamo la fortuna di vivere in una città che parla di pallacanestro, che è appassionata, dove tra l’altro vi sono due squadre che hanno giocato entrambe le ultime Final Eight di Supercoppa. Credo che di questo si debba essere orgogliosi, perché altrimenti si parla solo della rivalità tra la Sebastiani e l’NPC, e non che entrambe - ha osservato Righetti - portano in giro per l’Italia il nome della città».

L’ex argento ad Atene 2004 sa che bisogna lavorare duro per raggiungere l’obiettivo promozione. «L’avventura è iniziata molto bene. Siamo una squadra nata questa estate ma il progetto è molto ambizioso. Sarà un percorso importante e difficile, perché quando ci sono obiettivi di questo genere non è mai facile. La passione e la voglia di fare bene sono però la base per cercare di ambire ai risultati. Tutto questo c’è - ha continuato il coach -, e siamo contenti di vivere una realtà che ci dà stimoli ogni giorno. Adesso non ci resta che lavorare duro evitando di farci prendere dalla pressione, che alla lunga può diventare deleteria e farci perdere lucidità».

Alex Righetti (foto ufficio stampa Real Sebastiani)

Bisogna considerare anche il momento storico, con la pandemia in atto che potrà condizionare e non poco il regolare svolgimento del campionato. «Sarà una stagione diversa in tutto, dalla programmazione ai tamponi che dovremo fare, alle eventuali situazioni che ogni squadra dovrà affrontare. All’attenzione che dovranno avere tutti i componenti della squadra nel quotidiano, perché un comportamento superficiale può compromettere una o più partite. Non sto qui a dire cosa bisogna fare e cosa no, ma posso dire che bisogna essere responsabili. Ci saranno dei casi, ma se stiamo attenti e usiamo le giuste precauzioni possono essere limitati. Per il campionato, spero che un caso di positività si possa trattare come un infortunio. Ovvio che chi risulta positivo deve avere un trattamento di riguardo - ha concluso Righetti -, ma fermarci ogni volta che succede qualcosa ha poco senso». E Rieti, che ha disputato la Final Eight con ben tre assenze connesse al Covid, ha già constatato una eventualità di questo genere.

Mentre scriviamo la società è tentata dall’ingaggiare il centro Marco Cusin. Ma per il momento il colpo grosso del mercato è stato Klaudio Ndoja. «Ho scelto Rieti per la storia e la tradizione, e perché ci sono poche realtà che progettano per il futuro. Nella mia carriera ho sempre cercato di scegliere progetti importanti, e qui a Rieti c’è un modo di fare le cose molto professionale, che mi sento di dire migliore di tante realtà di A e A2. Mi interessava far parte di qualcosa che andasse al di là della serie. Non mi è mai dispiaciuto sporcarmi le mani scendendo di categoria - ha proseguito l’ala italo-albanese - e fare un passo indietro per poterne poi fare due in avanti. Questo è ciò che mi ha spinto a fare questa scelta, unita ovviamente alla serietà del patron Pietropaoli, che ha dimostrato di saper raggiungere traguardi importanti seppur in un altro sport. E siccome l’obiettivo mio e della società è quello di vincere, non è stato difficile accettare». Rieti è tra le favorite della cadetteria. Ma cosa potrà dare Ndoja? «È chiaro che partiamo per vincere. Questo fa sì che ci sia grande responsabilità e consapevolezza più che pressione. Sappiamo che squadra è stata costruita e conosciamo i nostri obiettivi. Abbiamo la fortuna di poter continuare a giocare nonostante il periodo, e sono certo che i risultati arriveranno. Non so cosa posso dare in più alla squadra. So però che tutti insieme vogliamo regalare la vittoria alla società e alla città. Cosa possiamo dare singolarmente - ha concluso Ndoja - è poco importante. Conta il risultato finale della squadra».



* per la rivista BASKET MAGAZINE