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lunedì 22 giugno 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Nicola Alberani

Intervista esclusiva al direttore Nicola Alberani, con il quale abbiamo parlato della sua nuova avventura a Strasburgo, cosa bisogna sapere del campionato francese, della ripresa delle attività post emergenza, e dei principali temi che stanno tenendo banco in A1 e A2, tra il duello Milano-V.Bologna e l'ambiziosa Napoli.


domenica 17 giugno 2018

L'Italia dei canestri a due velocità: Avellino

Avellino, non resta che vincere
Da diciotto stagioni in serie A, negli ultimi tre anni si è imposta tra le 'big'
ma al suo attivo ha solo la Coppa Italia del 2008



di Giovanni Bocciero*


Tra le piazze calde del Sud Italia bisogna annoverare sicuramente la Scandone Avellino. Il club irpino sono alcune stagione che porta alto lo stendardo del Mezzogiorno, ed anche quest’anno non ha fatto eccezione. Basti pensare che ai nastri di partenza dei playoff c’erano cinque squadre lombarde e due del Nord-est, con la formazione avellinese unica rappresentante meridionale. La città di Avellino ha una lunga tradizione cestistica, legata soprattutto al nome del compianto Vito Lepore, capitano della formazione che approdò in serie B d’Eccellenza. Nonostante la pallacanestro abbia accomunato diverse generazioni di irpini, c’è da sottolineare come la Scandone sia venuta alla ribalta nazionale soltanto con l’avvento dell’anno 2000, quando venne promossa per la prima volta nella sua storia in serie A. Da allora non ha più abbandonato il massimo campionato italiano, anche se c’è andata vicino nel 2006 salvandosi soltanto per il rotto della cuffia. Infatti dopo essere retrocessa la società irpina fu ripescata per il contemporaneo fallimento del Roseto Basket.
BEFFATA DA TRENTO QUEST'ANNO E' USCITA NEI PLAYOFF AI
QUARTI DOPO LA FINALE PERSA IN FIBA EUROPE CUP
Il massimo risultato sportivo viene ottenuto nel 2008, in concomitanza con l’ingresso in società di Vincenzo Ercolino, imprenditore istrionico, senza peli sulla lingua e soprattutto sognatore. Ed è forse questa ultima caratteristica che accomuna tutte le piccole realtà che riescono a sfondare sul panorama italiano. Ercolino acquista il club che era in una profonda crisi e ingaggia come allenatore Matteo Boniciolli, altro personaggio fuori le righe della nostra pallacanestro. Con lui arriva il primo, e fin qui unico successo in Coppa Italia, mostrando all’intera Europa la coppia di giocatori formata da Marques Green ed Eric Williams. Oltre al trofeo in bacheca vengono disputati per la prima volta i playoff in serie A, e l’anno successivo la squadra partecipa addirittura all’Eurolega.
Con gli anni il pubblico del PalaDelMauro si è abituato a vedere giocatori dal grande spessore tecnico, ed anche a risultati piuttosto altalenanti inframezzati da qualche altra crisi economica. Non sempre le aspettative che si creavano ad inizio stagione venivano poi rispettate durante la regular season. Ma Avellino è stata piazza che ha anche saputo esaltare al massimo alcuni giocatori che sono riusciti ad esprimersi in tal modo solo nella città irpina, a testimonianza di quanto l’ambiente ritenuto come una grande famiglia faccia davvero bene. Con la sua accoglienza e disponibilità anche atleti che provengono dall’altra parte dell’Oceano si sentono subito a casa. Oltre a Marques Green che ha avuto ben quattro diverse esperienze in maglia biancoverde nei suoi, sin qui, quattordici anni di carriera, e che è legatissimo alla città che ha dato i natali a suo figlio, vale la pena citare anche Linton Johnson e Omar Thomas, che nel 2011 fu nominato Mvp del campionato. Proprio Thomas ha rilasciato una recente intervista in cui, parlando del suo nuovo ruolo di Director of Operations a Southern Mississippi, ha anche detto che proprio per la cucina avellinese, che ha imparato ad amare, vorrebbe aprire un ristorante italiano negli Stati Uniti.
Il 2011 fu anche uno spartiacque per la Scandone, che vide il passaggio del testimone alla carica di presidente tra Vincenzo Ercolino e Giuseppe Sampietro, e dopo più di un anno l’ingresso in società del gruppo Sidigas e di Gianandrea De Cesare che rappresentò la svolta. Dopo una burrascosa transazione, che non ha comunque impedito alla squadra di competere sul parquet, si è giunti all’ultimo triennio che ha visto la formazione irpina investire circa 15 milioni di euro.
In questi ultimi tre campionati Avellino ha disputato ben tre finali, due in Italia (Coppa Italia e Supercoppa 2016) ed una in campo europeo (Europe Cup 2018) senza riuscire a vincerne neanche una, ed è arrivata a giocarsi due semifinali playoff. Il rammarico è appunto questo, non essere riusciti a sfruttare questi anni in cui si è stati al top in campo nazionale per mettere le mani su qualche trofeo. Perché dopotutto, quando ci si ritrova a ballare, non si vuole certamente smettere. «Le ultime tre stagioni sono state di un livello incredibile - ha esordito il gm irpino Nicola Alberani -, anche se purtroppo ci è mancata un’affermazione importante. C’è anche da dire che in questi anni siamo sempre partiti per fare bene, ma certamente non per vincere. Siamo comunque dell’idea che per il futuro bisogna seguire quanto di buono abbiamo fatto sin qui».
L'ATTENDE IN ESTATE UN PROFONDO RESTYLING DOPO L'ARRIVO
DI COACH VUCINIC: "L'OBIETTIVO E' CRESCERE"
In queste tre stagioni la Scandone ha avuto ben due Mvp del campionato, James Nunnally nel 2015/16 e Jason Rich nell’ultimo, a testimonianza che i risultati sono stati raggiunti anche e soprattutto per la qualità dei giocatori, e del roster nel suo complesso, che la dirigenza è stata capace di assemblare estate dopo estate, azzeccando gli uomini giusti in sede di mercato. «Avere giocatori di questa qualità in roster è soprattutto merito degli sforzi e delle risorse che ci mette a disposizione la proprietà, che ci ha sempre messo nelle condizioni per operare al meglio. Questo ha fatto sì che negli ultimi tre campionati avessimo il riconoscimento dell’Mvp in due circostanze, ma forse anche in tre se consideriamo la stagione di Joe Ragland due anni fa, che credo - ha osservato il dirigente della Scandone - meritasse quel premio. La cosa che comunque maggiormente voglio sottolineare è che adesso Avellino è una meta ambita un po’ da tutti i giocatori, e un ambiente nel quale si lavora bene e con la serenità di prendere le scelte che riteniamo migliori».
Questa che verrà appare un’estate piuttosto calda per l’intera società. Sembra infatti che questo ciclo portato avanti da coach Pino Sacripanti in sinergia col gm Alberani sia giunto alla sua naturale conclusione (ufficializzato il 12 giugno scorso il tecnico Nenad Vucinic, ndr). Il mancato successo in almeno una competizione e l’eliminazione precoce agli ultimi playoff per mano dell’Aquila Trento sembra aver accelerato questo processo. Soprattutto il modo con cui si è usciti ai quarti di finale ha lasciato parecchio amaro in bocca, scuotendo e non poco la tifoseria. L’ambiente non ha certamente criticato l’operato della squadra, ma sembrerebbe accettare con meno dolore l’addio di Sacripanti, destinato a ben altri lidi. Con il saluto al tecnico anche il roster dovrebbe subire un bel restyling.
«L’obiettivo è sempre quello di crescere, anno dopo anno, consolidandoci - ha continuato Alberani -. Non è mai facile ripetersi a questi livelli perché la concorrenza è davvero agguerrita, però noi abbiamo le qualità e le potenzialità per poterci riuscire. Soprattutto vorremmo finalmente mettere un trofeo in bacheca, cosa che ci meritiamo per quanto stiamo facendo ormai da anni. Non vogliamo però montarci la testa, non vogliamo essere considerati i favoriti, ma semplicemente ci piace essere visti come dei guastatori - ha concluso il gm irpino -, pronti a dar fastidio a chiunque».


STAGIONE
PIAZZAMENTO
CATEGORIA
2007/08
Serie A
2008/09
11°
Serie A
2009/10
Serie A
2010/11
Serie A
2011/12
Serie A
2012/13
10°
Serie A
2013/14
12°
Serie A
2014/15
12°
Serie A
2015/16
Serie A
2016/17
Serie A
2017/18
Serie A



* per il mensile BASKET MAGAZINE

giovedì 11 gennaio 2018

La sorpresa Wojciechowski, il caro nemico

La sorpresa - Polacco di formazione italiana in undici anni ha cambiato per dieci volte maglia
Wojciechowski, il caro nemico 
Sulla strada per i mondiali, Sacchetti troverà quel pivot di 2.13 che gli avrebbe fatto comodo in azzurro e che a Capo d’Orlando sta vivendo la sua migliore stagione 


di Giovanni Bocciero*


CAPO D’ORLANDO. C’è un adagio secondo il quale bisogna saper vivere secondo il proprio ritmo. Può accadere che la maturazione per alcuni arrivi a 20 anni e per altri alla soglia dei 30, ma nessuno è in anticipo e nessuno è in ritardo negli appuntamenti della propria vita. Semplicemente ognuno fa il suo percorso che è unico e non comparabile a quello degli altri. Tutto ciò che bisogna saper fare è avere pazienza ed aspettare il proprio tempo. 
A 28 anni ha raggiunto la piena maturità: può ancora migliorare,
ma è già pronto per il salto di qualità definitivo
 
È ciò che sta accadendo al pivot italo-polacco Jakub Wojciechowski, che alla soglia dei 28 anni sembra aver trovato la sua dimensione tra le la dell’Orlandina Basket. «Non è stato un grande problema ambientarmi a Capo d’Orlando - ha esordito il centro, che per gli amici è semplicemente Kuba - perché la gente è molto calorosa, affettuosa. Già dai primi giorni i miei vicini di casa, che non ho mai visto prima, mi hanno aiutato in determinate cose che mi servono nella vita quotidiana. Per quanto riguarda la società, quando sono arrivato era tutto organizzato nei minimi dettagli, e il rapporto con i compagni è fantastico». A Capo d’Orlando ci sono le condizioni adatte affinché il ragazzo riesca ad esprimersi al meglio, ad iniziare dal rapporto con l’allenatore Gennaro Di Carlo. «Ho un rapporto molto particolare con lui, non ne ho avuti di simili con altri coach. Dal primo incontro abbiamo parlato di tutt’altro che non fosse basket, perché voleva conoscere come sono fatto, i miei pensieri, e solo dopo è arrivata la pallacanestro. Mette grande attenzione in questo cercando di capire prima che persona sei, e poi di conoscerti dal punto di vista sportivo»
Wojciechowski sta stupendo per l’inizio di campionato, eppure a Capo d’Orlando se lo aspettavano. «La sua stagione è sotto gli occhi di tutti - ha dichiarato il diesse Peppe Sindoni - ed è la più positiva della sua carriera. Sono contento che stia facendo molto bene, e oltretutto non è un mistero che io abbia sempre confidato che Kuba fosse un giocatore di grande talento. Specialmente nel sistema di coach Di Carlo ha modo di esprimere al meglio quello che è il suo gioco, le sue caratteristiche, ripercorrendo un po’ quello che ha fatto Iannuzzi l’anno scorso. In Italia credo che non siano molti i tecnici come Di Carlo che hanno un sistema che permette ai lunghi di esprimersi. Tutto ciò sta aiutando Kuba che ha il merito di farsi trovare pronto. L’ho sempre ritenuto uno tra i più forti lunghi italiani di formazione, con un talento clamoroso, capace di giocare entrambi i ruoli interni. Si tratta di un giocatore di 213 cm che sa giocare fronte a canestro, ma che sa farsi valere anche vicino al ferro cosa che per tanto tempo è stata considerata un suo difetto. Quest’anno sta dimostrando che in post basso ci può andare. Proprio perché lo considero un giocatore fortissimo da sempre, l’ho provato a prendere per la prima volta - ha rivelato il diesse - sei anni fa in B1. Poi c’ho riprovato l’anno scorso quando si infortunò Nicevic. In primavera è stato il primo italiano sul quale ci siamo tuffati, perché lo volevamo a tutti i costi. Il suo ingaggio ha una storia abbastanza lunga, e non lo ritengo una sorpresa perché mi aspettavo un impatto del genere. Sono sicuro che il futuro di Kuba sarà in squadre di altissimo livello, senza alcun dubbio»
Sindoni lo voleva nell’Orlandina già sei anni fa.
Di Carlo: «Kuba è l’uomo giusto per il nostro sistema»
L’Orlandina ha puntato forte su di lui, e le prestazioni del ragazzo stanno ripagando le attese. «Assolutamente sì, perché Kuba è un giocatore che ha delle caratteristiche molto chiare - ha esordito coach Di Carlo -. Ha un modo di giocare in attacco che si sposa in maniera perfetta al nostro sistema. Questo è stato il motivo principale per il quale abbiamo deciso di puntare su di lui. Il secondo motivo riguarda il fatto che credo abbia un potenziale che non ha ancora fatto vedere appieno, ed ha grandi margini di miglioramento. In campionato sta dimostrando tutto ciò, visto che ha già fatto delle prestazioni eccellenti. Ma il suo margine di miglioramento primario deve essere la continuità. Le statistiche degli ultimi anni sono un dato di fatto di quanto il nostro modo di giocare faccia esprimere al massimo i giocatori interni. Tutto il passato di Kuba gli ha consentito, ad oggi, di renderlo un ragazzo prim’ancora che un giocatore pronto per sostenere le difficoltà che man mano gli si presentano. Questo gli sta permettendo di affrontare questa stagione con un piglio più da protagonista rispetto agli anni passati. Il suo vissuto ha fatto sì che arrivasse a questo punto della sua carriera pronto caratterialmente, con personalità. Anche per questo possiede le caratteristiche per fare un notevole balzo in avanti. Capo d’Orlando può essere una rampa di lancio per lui, anche se a me non piace trasferire ai giocatori l’idea che qui siano di passaggio - ha precisato l’allenatore - ma capisco che il valore di Kuba è talmente alto che può rappresentare tanta roba per diverse squadre europee. Deve aprire la sua visione e ambire ad un palcoscenico del massimo livello, e sarebbe delittuoso se non ci provasse. Oggi Capo d’Orlando è una bellissima opportunità per cercare di fare quel definitivo salto di qualità che lo può mettere realmente in competizione a livello europeo»
Ad inizio dicembre Wojciechowski ha fatto registrare i career-high in punti (27) e valutazione (33) contro Trento. Ma qual è il segreto di questo successo? «Mi hanno dato grande fiducia - ha dichiarato il pivot - con lo staff che punta forte su di me, basta vedere il minutaggio che gioco. Il sistema di gioco, poi, mi aiuta molto perché è adatto alle mie caratteristiche potendo sfruttare la velocità, la mobilità, il gioco in movimento. Il resto lo fa il bel gruppo che siamo riusciti ad amalgamare». Che il ragazzo avesse talento è fuori ogni dubbio, ma è adesso che sembra aver raggiunto la maturazione per ambire a traguardi importanti. «Capo d’Orlando può essere il mio trampolino di lancio, e lo sapevo già prima di arrivare in città che questa era per me una grande opportunità di poter far vedere quanto davvero valgo. Era una scommessa ben chiara per entrambe le parti». L’italo-polacco deve tanto all’Italia, dove è cresciuto cestisticamente imparando i segreti del mestiere. Ed è uno strano caso che proprio lui sarà un avversario dell’Italbasket nella seconda fase delle qualificazioni ai mondiali. Vista la scarsità di lunghi avrebbe fatto comodo a Meo Sacchetti averlo in maglia azzurra. Purtroppo seppur di formazione italiana, Wojciechowski non ha il passaporto italiano.
«Contro l’Italia sarà interessante: giocherò contro tanti amici.
Sarebbe splendido portare la Polonia ai mondiali»
«Contro l’Italia sarà una partita molto interessante. Avrò contro tanti amici che di solito ho affrontato con i club, e farlo con la nazionale sarà un motivo in più. Mi sento patriottico, sentimento che mi ha trasferito mia madre che a sua volta ha giocato per la nazionale di pallavolo sfiorando le Olimpiadi. Non ho mai rifiutato la chiamata della Polonia sin da giovanissimo, e quando sento l’inno provo un qualcosa che non riesco a spiegare. È un momento speciale. Sono molto attaccato alla nazionale anche e soprattutto per la storia vissuta da mia madre. Già solo far parte del gruppo mi inorgoglisce, se dovessimo riuscire a qualificarci per i mondiali sarebbe una cosa fantastica, un traguardo incredibile. A livello personale mi vengono soltanto i brividi a pensare di poter giocare con la maglia della Polonia contro le più forti squadre del mondo». Wojciechowski ha indossato dieci maglie differenti in undici anni d’attività nel Bel Paese. Tutte esperienze che comunque lo hanno reso il giocatore che è oggi. Anche se una gli rimarrà impressa a vita nel cuore. «In ogni squadra che ho giocato ho vissuto situazioni diverse che mi hanno lasciato qualcosa. Ad esempio lo scorso anno a Cremona siamo retrocessi e, pur nel dispiacere della cosa, ho imparato ad affrontare determinate difficoltà. Penso che comunque Treviso è stata e sempre sarà la migliore esperienza che abbia mai avuto. La società nella sua particolarità - ha concluso il pivot - mi ha permesso di incontrare dirigenti e giocatori che rappresentano delle leggende del basket italiano».


LA SCHEDA 
Jakub Wojciechowski è nato a Łόdź il 9 gennaio 1990. Pivot (213 cm) di formazione italiana, a 16 anni è reclutato da Treviso con cui vince lo scudetto under 19 nel 2009 e colleziona 28 presenze totali in serie A. L’anno dopo inizia un lungo girovagare per lo stivale, indossando le maglie di Casalpusterlengo, Brescia, Brindisi (vince la Coppa Italia di A2), Torino (è campione d’Italia dilettanti), Veroli e Mantova. Nel 2015 viene ingaggiato da Cantù (28 presenze e 4.3 punti) e l’anno scorso gioca per Cremona (25 presenze e 5.8 punti). È nazionale polacco dall’under 16 e ha vinto 3 bronzi europei.

DICONO DI LUI
Alibegovic: «Ragazzo solare e di grande talento»
Alberani: «Ha tutto per diventare un protagonista» 

Quasi in coro la dirigenza e lo staff dell’Orlandina Basket hanno specificato che Wojciechowski deve affermarsi a Capo d’Orlando per diventare un grande giocatore. È un’altra scommessa da vincere, così come ne ha vinte tante in questi anni la società siciliana. Ma com’è il ragazzo fuori dal campo? Lo abbiamo chiesto al suo compagno di stanza in occasione delle trasferte, Mirza Alibegovic. «Kuba è un ragazzo solare e simpatico, a cui piace molto scherzare. È soprattutto un grande lavoratore che si presenta sempre un’ora prima al palazzo per prepararsi all’allenamento. Insieme ci divertiamo, e quando vinciamo è ancora meglio. Ha un talento incredibile, delle mani morbidissime, può giocare sia dentro che fuori stazionando senza problemi anche sulla linea da tre punti. Stiamo parlando di un lungo con determinate caratteristiche che, sapendo fare tutto si trovano poco in giro. La cosa che maggiormente mi colpisce è la capacità di come esce sempre bene dai blocchi. Deve però continuare a migliorare su alcuni aspetti difensivi - ha rivelato Alibegovic -, soprattutto nel parlare quando ci sono i blocchi, ad esempio. Nel complesso ha comunque un grande potenziale, che sta mettendo in mostra e che gli sta permettendo di fare un campionato di altissimo livello. Capo d’Orlando gli sta dando una grande opportunità che credo gli permetterà di trovare una grande squadra in futuro. Dopo le vittorie io, lui, Mario Ihring e adesso che è arrivato anche Eric Maynor, spesso ci riuniamo per cenare e stare insieme».
Persino il direttore sportivo della Scandone Avellino, Nicola Alberani, ha dichiarato in una recente intervista di ritenerlo una grande sorpresa di questo inizio di campionato: «Ha taglia, ha tiro, ha tecnica, ha atletismo, ha tutto per diventare un giocatore dal profilo altissimo».



* per la rivista Basket Magazine

martedì 5 luglio 2016

Avellino riparte da Ragland e Leunen

Avellino riparte da Ragland e Leunen
In archivio una stagione da incorniciare, la Scandone è già sul mercato
Via Nunnally, si punta sulle conferme importanti e rapide operazioni


di Giovanni Bocciero*

AVELLINO - Quella della Scandone Avellino è stata una stagione fantastica. Dopo le difficoltà iniziali a trovare la giusta continuità di prestazioni, e una volta fatto quadrare il cerchio soprattutto in cabina di regia, la formazione irpina è arrivata ad un passo dalla finale che assegnava lo scudetto. I “lupi” sono usciti sconfitti dall’interminabile serie di semifinale contro Reggio Emilia, in cui è mancata la classica zampata per poter scrivere un’altra pagina memorabile della loro storia. «È un peccato perché davvero c’è mancato poco - ha commentato il diesse Nicola Alberani -, purtroppo il fattore campo è stato determinante in questi playoff. C’è piaciuto onorare il Pala Del Mauro come nostro fortino, ma non siamo riusciti a mettere a segno quel colpo che ci avrebbe permesso di cambiare la stagione». «Ci siamo sempre avvicinati alla vittoria - gli ha fatto eco coach Pino Sacripanti -, ma ci è sfuggita per una manciata di punti in un campo difficile e contro una squadra ben allenata e molto profonda. È un dispiacere perché ci credevamo fortemente e abbiamo dato tutto quello che potevamo dare. Ogni partita ha avuto dei tatticismi diversi, entrambe abbiamo cambiato ogni tanto qualche particolare, e alla fine le giocate individuali sono quelle che hanno deciso le gare».
IL DIESSE ALBERANI E COACH SACRIPANTI
Avellino dopo questa stupenda cavalcata, con la finale di Coppa Italia e la semifinale scudetto ripartirà proprio dal duo direttore-allenatore, confermati già a stagione in corso, e soprattutto da un collaudato roster visti i rinnovi già ufficiali di Maarten Leunen e Joe Ragland, tasselli importanti nell’economia di questa squadra. «Il nostro lavoro nella passata stagione è stato apprezzato - ha dichiarato il diesse biancoverde -, e pur avendo assemblato il roster in ritardo si è potuta ammirarne la qualità. Siamo partiti per ultimi e dunque abbiamo preso giocatori che gli altri avevano un po’ trascurato ma che adesso sono stimati. Cercheremo di mantenere l’ossatura, dovendo fare purtroppo qualche sacrificio, e punteremo a qualche giocatore dal sicuro avvenire». L’obiettivo della Scandone è quello di uscire dal prossimo mercato estivo possibilmente migliorata ulteriormente rispetto a questo anno, così da potersi affermare ancora una volta tra le migliori squadra in Italia, e in Europa. E per questo si sta già strizzando l’occhio a qualche possibile rinforzo seppur «le priorità assolute sono le riconferme - ha rivelato ancora Alberani -. Siamo a lavoro per Green e Severini, e siamo attenti agli italiani un po’ perché purtroppo ce ne sono pochi in giro, un po’ perché non abbiamo le garanzie che Cervi e Pini restino dato che hanno fatto un ottimo lavoro ed hanno diverse richieste. Fare una gara 7 di semifinale è di sicuro prestigioso. Ci sono oggettivamente squadre più attrezzate di noi, ma senz’altro proveremo a fare qualcosa in più l’anno prossimo anche grazie al gruppo Sidigas che ci mette nelle migliori condizioni per lavorare». Capitolo definitivamente chiuso, invece, quello legato a James Nunnally che ha le solite aspirazioni NBA. «Dobbiamo essere contenti di averlo avuto, ci ha dato una grossa mano, ci ha fatto divertire tanto, e gli auguriamo - ha detto il diesse - le più grandi fortune ai più alti livelli». Ci si può aspettare comunque un altro colpo in uscita dall’NBA come quello di Nunnally nella passata stagione, ovvero aspettare che la concorrenza scemi intorno ad un giocatore? «Da un lato ci piacerebbe, ed è un po’ il mio modus operandi - ha rivelato Alberani -, abbiamo però il dolce problema della Supercoppa (24-25 settembre) il che significa che intorno al 15 agosto dobbiamo esserci già tutti. Ed avere i giocatori per quella data comporta firmarli a fine luglio perché tra visti, viaggi e logistica dieci giorni se ne vanno. Non so se riusciremo a fare questa cosa». Rispetto alle ultime stagioni in cui la Scandone ci ha abituati a partire sempre di rincorsa, dunque, questa estate dovrebbe accelerare di gran lunga i tempi. «La speranza è quella, però sul mercato esistono dei valori da cui cerchiamo di non farci travolgere e dunque - ha concluso il diesse irpino - speriamo di anticiparci».

COACH PINO SACRIPANTI
Coach Sacripanti crede fortemente nel lavoro profuso in questa stagione, e nell’ottica delle riconferme «spero di ripartire dal più possibile per cercare di avere continuità. Questo è un volere mio e della società. Il mercato non è ancora partito spedito e mentre ci sono giocatori che stanno aspettando altri sono entusiasti di proseguire questo progetto. Vediamo il mercato cosa offrirà ma la volontà è quella di mantenere il nucleo più numeroso possibile». Diversi rumors vogliono la Scandone in cerca soprattutto di italiani, forse anche per necessità. «I giocatori italiani sono quelli lì, il movimento purtroppo non ne ha creati tanti - ha commentato il tecnico dei “lupi” -. Ne stiamo di sicuro cercando. Ci piacerebbe portare avanti il discorso con Riccardo Cervi, ma deve essere soprattutto una sua volontà. Spero che resti sennò pazienza, andremo altrove, sondando anche il mercato straniero. Parlando con Alberani, credo che la cosa più importante sia che un giocatore abbia la voglia di venire a giocare da noi, bisogna sposarlo il nostro progetto». L’allenatore biancoverde ha in mente di completare il mosaico con giocatori funzionali ai suo dettami tattici, ma sopra ogni cosa «sicuramente guardo alla qualità, e dopo trovo il modo di metterli nelle condizioni per loro migliori. Chiaro che se teniamo l’ossatura della scorsa stagione cercheremo di mettere dentro dei giocatori che possano essere funzionali al sistema di gioco che tanto ci ha fatto vincere». Ma se coach Sacripanti avesse un giocatore come desiderio, che vorrebbe poter allenare, chi sceglierebbe? «Ce ne sono mille di giocatori molto interessanti, quasi tutti impossibili. Mi piacerebbe allenare Gigi Datome o Rakim Sanders, ma stiamo parlando di fantabasket. Restiamo piuttosto con i piedi a terra, capiamo se l’ossatura abbia una sua funzionalità e poi vedremo come sistemarci». Con l’impegno della Supercoppa Avellino deve accelerare i suoi normali tempi di mercato. «Credo che se chiudiamo con i giocatori con cui stiamo già a buon punto nelle trattative arriveremo a Ferragosto con la squadra fatta, che poi è il nostro intento. È logico che se arriviamo a quella data con 8 giocatori e ce ne mancano 2, troveremo quelli necessari per chiudere il roster. L’importante è avere una base per sapere che tipo di giocatori inserire». Escluso dunque un colpo di fine mercato alla Nunnally? «Non escludo niente perché il mercato è molto vario. Se i giocatori che mi soddisfano sono da firmare domani, lo facciamo, ma se devo aspettare metà agosto, aspetteremo metà agosto, purché - ha concluso coach Sacripanti - ci sia una base dove poi poter inserire più facilmente i nuovi».


* per il mensile BASKET MAGAZINE

sabato 16 aprile 2016

Scandone Avellino: il capobranco James Nunnally

Nunnally trascina Avellino
"Sogno lo scudetto e l'Europa. Perché no?"


di Giovanni Bocciero*

È stato un colpo da novanta del mercato estivo della Scandone Avellino, e come tale si sta rivelando il go-to-guy della squadra. James Nunnally non solo è tra i migliori giocatori del campionato italiano ma dell’intero panorama europeo. Nella striscia positiva del club irpino è decisamente salito di colpi ergendosi ad autentico fattore. Il potenziale è sotto gli occhi di tutti, un prospetto che per il momento ancora non è riuscito ad avere la grande occasione di esprimersi ad alto livello strappando soltanto dei decadale in NBA.
«Lo seguivo da due anni - ha rivelato il gm Alberani -, al coach piaceva, e così è nata la trattativa che comunque è stata complessa. L’essere partiti di rincorsa ci ha aiutato perché lui puntava all’NBA e alla fine siamo rimasti solo noi a corteggiarlo. Abbiamo insistito, mentre comunque sondavamo altri giocatori, ma la differenza l’ha fatta una sua telefonata. Lui avrà voluto capire chi eravamo e perché continuavamo a credere in lui, ma con quel gesto abbiamo capito la sua volontà di voler venire a giocare da noi». A suon di prestazioni sta dimostrando di essere un giocatore d’élite, e Avellino potrebbe essere la sua rampa di lancio. «Per il talento che ha sicuramente appartiene già ad un altissimo livello - ha chiosato ancora il dirigente biancoverde -. Deve imparare che non c’è solo il canestro, a farsi piacere di più la difesa, a livello di intelligenza cestistica sa giocare con i compagni, non è egoista, e se non fa quindici tiri di certo non impazzisce. Deve affinare il suo gioco per dare sempre maggiore qualità, ma è comunque un giocatore consistente. Questa è la sua prima stagione completa in Europa e dunque per lui si tratta di un mondo nuovo. Ma soprattutto in questa fase però, deve capire che se la nostra stagione va in un certo modo gli può girare la carriera». 
Della trattativa che ha portato Nunnally ad Avellino ce ne ha parlato anche coach Sacripanti: «Chiaramente lo conoscevo, però era sul taccuino di Alberani che più di tutti lo ha seguito. Dopo averci parlato pensavamo fosse il giocatore giusto per la nostra squadra». Sta incidendo così tanto sulla meravigliosa stagione della Scandone che non è utopia dire che meriterebbe l’Eurolega. Il tecnico dei “lupi” ha comunque detto la sua: «È sicuramente il giocatore che ha maggiore licenzia di tirare e finalizzare quello che creiamo, però credo che la forza di Avellino sia la chimica che si è creata, dove ognuno sa qual è il suo ruolo, gioca per la squadra, e noi cerchiamo di sfruttare le singole caratteristiche. Nunnally è un realizzatore, che sa segnare in tanti modi diversi, quindi può sembrare che lui ci stia dando una gran mano ma è anche la squadra ad essere intelligente nel sfruttare questo suo talento. Il suo problema è che deve diventare bravo a produrre tanto in molto meno tempo, e su questo aspetto mi pare che mentalmente lui faccia ancora un po’ fatica. Sicuramente ha il talento necessario, ma è un giocatore che deve stare tanto in campo per produrre molto, ed in una squadra da Eurolega si prendono più soldi e si alza il livello per giocare meno minuti e non viceversa. Questa per lui è la difficoltà maggiore, lo ha già capito, ma quando riuscirà ad accettarlo verrà fuori un giocatore di quel livello».
Di James Nunnally abbiamo voluto però conoscere la storia, le idee e le passioni.
Quando hai iniziato a giocare a basket?
«Ho cominciato a giocare a basket quando avevo sei anni».
Al liceo hai praticato altri sport oltre alla pallacanestro?
«Si, ho giocato anche a football americano».
Quali sono le tue origini?
«La mia famiglia e io proveniamo da San Josè, successivamente ci siamo trasferiti a Stockton quando io avevo dieci anni».
Sin dall’high-school sei stato un leader in campo per le tue squadre, ti piace esserlo?
«Si, naturalmente mi piace essere il leader di una squadra, però non voglio essere “l’unica corda del violino” ma essere supportato anche dai compagni. Il basket è uno sport di squadra, si gioca insieme».
Hai frequentato l’università di Santa Barbara che ha come motto “dare to be great”, ovvero osa essere grande. Quando scendi in campo provi ad esserlo?
«Si, all’università avevamo questo motto. Nonostante ciò è una cosa che io cerco di fare ogni volta che scendo in campo, sono concentrato a dare tutto, l’obiettivo è sempre vincere».
Chi sei e cosa fai fuori dal campo?
«Al di fuori del parquet non ho molto vizi. Mi piace stare a casa in famiglia, guardare la televisione, avere la possibilità di sentire gli amici via chat o per telefono».
Qual è il tuo hobby preferito?
«Amo la musica, soprattutto R&B e hip-hop. Potrei ascoltare musica tutto il giorno».
A novembre ci saranno le elezioni in USA per il dopo Obama, qual è la tua idea politica?
«Ho un idea unica e abbastanza semplice al momento, vorrei vedere tutti alla presidenza tranne Donald Trump».
Sei mai stato oggetto di insulti razzisti, e cosa ne pensi?
«No, mai. In questo mondo penso non ci sia spazio per il razzismo. Io non guardo al colore della pelle, le persone devono essere valutate per ciò che sono».
Sei religioso?
«Sono molto credente, seguo la religioni cristiana».
Sei un tipo che utilizza i social?
«Utilizzo in egual modo sia Instagram che Twitter, principalmente per comunicare con i miei amici lontani».
Hai un personaggio sportivo a cui ti ispiri?
«Sarebbe troppo facile dire Michael Jordan, però il mio personaggio preferito è un giocatore di football americano, Deon Sanders».
Se non avessi fatto il giocatore professionista cosa avresti fatto?
«Se non avessi iniziato a giocare a basket, sicuramente ora sarei un quarterback di football americano».
Qual è il fondamentale di gioco che prediligi?
«A livello personale ciò che prediligo è il tiro, ma apprezzo molto chi sa passare la palla, o meglio, chi sa passarmi bene la palla per poter tirare».
Cosa pensi della città di Avellino?
«Inizialmente pensavo fosse fin troppo tranquilla, ora invece l’adoro. Ho imparato a conoscere i posti di Avellino e della Campania in generale, ed ho scoperto che amo il cibo che si cucina qui».
Il pubblico irpino è molto caloroso, la tua opinione sulla tifoseria?
«Una sola parola: grandi. Hanno impressionato anche la mia famiglia che ha confermato la mia idea che i nostri tifosi sono i numero uno».
Il tuo giudizio su questa fantastica seconda parte di stagione?
«La vera forza di questa squadra è il gruppo. Nel momento in cui ci siamo compattati siamo riusciti a costruire questa serie incredibile di vittorie. Avere in squadra giocatori come Acker, Green e Leunen che trascinano il gruppo alla fine fa diventare tutto più facile».
La sconfitta nel derby con Caserta è stato uno spartiacque fondamentale, cosa vi siete detti nello spogliatoio?
«Ci siamo parlati nello spogliatoio e abbiamo detto di non fare stupidaggini, di scendere in campo sempre per combattere e per vincere. I risultati in questo periodo ci stanno sicuramente premiando».
Dove potete arrivare in campionato?
«L’obiettivo non è solo quello di arrivare terzi in classifica, ma di provare addirittura a vincere il campionato. Ci sono delle squadre che sicuramente ci sono superiori ma, credo fermamente che tutte dovrebbero provare a raggiungere questo obiettivo, e noi possiamo giocarcela davvero con tutti».



LA SCHEDA
Ala classe ‘90, 201 cm, nato a San Josè. Alla Weston Ranch High School guida il team per tre anni al campionato statale. Nell’anno da senior chiude con 22.1 punti, 8.3 rimbalzi, 3.4 assist, 1.9 recuperi e 1.2 stoppate, con un high di 32 punti contro Ceres ed una tripla doppia da 29 punti, 14 rimbalzi e 10 assist contro Edison. Nominato Mvp e inserito nel primo quintetto della lega diventa un All-American. All’università di Santa Barbara in quattro anni è selezionato due volte per il secondo quintetto, due volte per il quintetto del torneo e una volta giocatore della settimana della Big West.



HANNO DETTO
Nicola Alberani: «È un ragazzo particolare, nel senso che è di buona famiglia, molto intelligente, sensibile, passa tutto il suo tempo con la moglie e con il figlio che gli è nato a fine agosto. Non ha altri svaghi che lo distraggono ed è molto legato ad alcuni suoi ex compagni di squadra del liceo. Non lo vedi, non lo senti, non dà mai un problema. È facile parlarci ed io cerco di avere un maggiore dialogo con lui piuttosto che con altri giocatori perché è ancora giovane, deve capire l’Europa ed in particolare l’Italia. È inoltre un grandissimo lavoratore, e tutte le volte che ha una mattinata libera va al palazzetto per tirare. Gli piace avere cura del suo corpo, e per questo lo vedo come una persona ben focalizzata per migliorarsi e guadagnare stipendi consoni al suo reale valore».
Pino Sacripanti: «È un ragazzo molto positivo, e può sembrare banale, ma gli piace giocare a pallacanestro, il che è una cosa davvero importante. Durante la stagione ha alzato la sua asticella del livello di lavoro. A lui piace veramente giocare ma pian piano lo abbiamo portato anche a lavorare sul miglioramento di alcuni aspetti individuali. È un giocatore che vuol sempre vincere, però deve ancora fare un ultimo salto di qualità che è quello di avere grande dedizione sia nel riconoscere le varie fasi di gioco che nella solidità difensiva. Ha fatto già dei grossi passi avanti da questo punto di vista ed è chiaro che il suo talento lo porta ad essere un giocatore prettamente offensivo, ma potrebbe fare ancora altri passi in avanti in difesa, e questo spetta soltanto alla sua disponibilità».



*Per il mensile BASKET MAGAZINE