Visualizzazione post con etichetta Riforma dello sport. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Riforma dello sport. Mostra tutti i post

sabato 29 luglio 2023

Ds Alessandro Pagani: «Aboliti gli under? Quelli bravi giocheranno»

Estate bollente per il basket italiano, dalla riforma dei campionati di serie A2 e B Nazionale all'introduzione della riforma del lavoro sportivo. Con il ds dell'Assigeco Piacenza, Alessandro Pagani, parleremo anche del nuovo vincolo sportivo dagli 11 anni d'età, e l'aumento dei costi dei parametri per il tesseramento.



mercoledì 22 gennaio 2020

Cultura sportiva! Dove e come si insegna?

Cultura sportiva!
Dove e come si insegna?


La tradizione sportiva italiana è lunga quasi quanto la sua storia. In quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l’Italia può vantare numerosi successi. Tuttavia la tradizione e le vittorie spesso non sono accompagnate da atteggiamenti consoni ad una cultura sportiva.
Questo dislivello tra successi e comportamenti ha un grande responsabile nella mancanza di un programma politico sportivo che comprenda normative adatte e mirate a sviluppare la cultura dello sport, che ha radicato nelle persone che praticano attività agonistiche o che semplicemente le seguono una visione distorta di ciò che è realmente lo sport e soprattutto di come lo si dovrebbe vivere.

Cos’è la cultura? La cultura è un concetto ampio e dalle diverse sfaccettature. Il suo significato lessico è “insieme delle conoscenze relative a una particolare disciplina”. La cultura è quindi sapere. In sociologia, invece, per cultura si intende “l’insieme dei valori, simboli, modelli di comportamento e attività materiali che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale”. Quindi la cultura è anche valori. E grazie appunto al sapere e ai valori la cultura è simile ad un ponte fra ciò che è l’uomo e ciò che può diventare. Quindi la cultura è anche potenzialità. Ma la cultura è anche il prodotto di un processo di apprendimento e non qualcosa di innato. Pensiamo all’incontro fra culture diverse. Insomma la cultura è anche costruzione.

Lo sport è cultura? Lo sport possiede senz’altro tutti questi elementi: sapere, valori, potenzialità e costruzione. Sapere: conoscere il movimento fisico, gli stili di vita sani, le regole di uno sport. E fa parte del sapere anche imparare a conoscere se stessi e gli altri attraverso lo sport. Platone diceva che “si può scoprire di più una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”. Valori: impegno, divertimento, coraggio, solidarietà, entusiasmo, salute, forza, rispetto delle regole e degli altri, gioco di squadra, vittoria, miglioramento, sono solo alcuni dei valori esistenti. A seconda del nostro sistema di valori le nostre azioni potranno essere molto diverse. Potenzialità: allo sport si conferisce una valenza pedagogica particolare. Le Nazioni Unite nel 2005 hanno promosso l’Anno Internazionale dello Sport e dell’Educazione Fisica che ha affermato che lo sport è “componente essenziale della nostra società perché trasmette le regole fondamentali della vita sociale ed è portatore di valori educativi”. Costruzione: Nelson Mandela diceva che “lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di suscitare emozioni, di ricongiungere le persone, di risvegliare la speranza dove prima c’era solo disperazione”. Ad avvalorare ciò c'è un dato: aderiscono al Comitato Olimpico Internazionale 205 federazioni nazionali, mentre alle Nazioni Unite solo 192 paesi. Queste qualità, con regole e comportamenti di tutti gli attori coinvolti, possono contribuire a formare quella che possiamo chiamare cultura sportiva.

In Italia lo sport è considerato cultura? Attraverso lo sport si può educare un Paese. Gli antichi greci lo consideravano una palestra di vita, mentre per gli americani è il mezzo per il riscatto sociale. In Italia è visto come un divertimento, un passatempo, una scusa per evadere dai problemi quotidiani. Tutto nobile, tutto giusto, tutto consentito. L'aspetto negativo è quando una manifestazione sportiva diventa la valvola di sfogo delle proprie frustrazioni.

Dove si apprende la cultura sportiva? La risposta a questa domanda è la stessa di dove si apprende la cultura in generale. A scuola, ma anche dagli sportivi stessi. E soprattutto nelle ore di educazione fisica. “Educazione”, appunto. Le domande che forse dovremmo porci sono: quanti di noi sono stati davvero educati dalle ore di sport a scuola? Quanti possono affermare di aver appreso lezioni di vita utili per la quotidianità? Lo sport è uno dei massimi veicoli di aggregazione sociale, insegna il sacrificio e il rispetto che dovrebbero essere alla base di ogni società.

Lo sport è cultura. Secondo il Libro bianco dello Sport 2007 della Commissione Europea, lo sport ha quattro dimensioni: agonistico, preventivo, educativo, ricreativo. Oltre a migliorare la salute dei cittadini, ha una dimensione educativa e svolge un ruolo sociale, culturale e ricreativo. Pensate all’Universiade che solo lo scorso luglio si è svolta a Napoli e in tutta la Campania. Una metafora di università e stadio, il binomio perfetto di cultura e sport. In Italia il problema della mancanza di cultura sportiva si traduce nell’avversario che non è un rivale, ma un nemico; e si va allo stadio per offendere e non per sostenere. Lo sport è davvero cultura perché infondo non è solo un gioco, ma un vero e proprio stile di vita.

Tre sono le espressioni tipiche della condizione umana secondo la filosofia: il gioco, il rito e il mito. Possiamo definire lo sport la versione moderna e organizzata del gioco. Al gioco succede il rito, come per la religione, che è rappresentato da una gara. Il gioco e il rito sono le forme culturali legate all’azione, al corpo, alla prestazione. Il terzo stadio è il mito, pensate all’odierno idolo sportivo che non rispecchia lo stile di vita del popolo, perché tende ad imporre il proprio modello a tutte le altre persone. Come si veste, cosa utilizza, dove va, tutto diviene fenomeno da seguire. E questo non esclude neppure i comportamenti fuori e dentro il campo. C’è dunque il rischio, da parte dello sport, di contribuire al fenomeno della idolatria, così da ritrovarci una società riflesso dello sport e non lo sport riflesso della società.

Nello sport di alta prestazione, che è poi quello che maggiormente influenza lo spettatore sportivo, stanno contribuendo alla sua continua evoluzione l’impatto economico della sport industry, l’innovazione tecnologica e il peso dei media, che sono arrivati, ad esempio, a cambiare a seconda delle proprie esigenze le stesse regole dello sport. Sport e business sono strettamente legati verso il successo ad ogni costo. Lo sport, oggi, premia la cultura del successo, che sacrifica l’elemento del gioco in favore del risultato, che va raggiunto a qualunque costo, anche e soprattutto per gli interessi economici ad esso legati.

È dunque fondamentale saper riconoscere la differenza tra la vittoria, che deve essere perseguita e rincorsa fino alla fine, e la sconfitta, che deve essere accettata come parte integrante del gioco. Deve essere valutata la prestazione e non il risultato. Si tratta di mentalità ed educazione. Lo sport è uno strumento importante per accrescere e indirizzare le persone verso determinati comportamenti. E non stiamo parlando del futuro del giovane sportivo, ma del futuro del giovane cittadino.

La formazione di una cultura sportiva mira a sviluppare una mentalità vincente, non solo un vincitore da podio o da medaglia d’oro. Chi riesce a sviluppare una tale mentalità impara dall’esperienza sportiva a conoscere se stesso, i propri limiti e le proprie potenzialità. Acquisisce una capacità di apprendimento che gli permette di perseguire un miglioramento continuo. Dovremmo quindi ridefinire il concetto di successo e di vittoria domandandoci “come abbiamo corso?”, e non “come siamo arrivati?”. Vincere allora può voler significare non solo essere il migliore, ma anche fare del proprio meglio.

Bisogna essere spinti dal fair play, che non è una regola come le altre. Il fair play impone il rispetto delle regole del gioco ma anche delle regole non scritte e universali dell’umanità. Il fair play non vuole mai una vittoria a qualsiasi prezzo, bensì vuole il rispetto per l’avversario, i compagni e l’arbitro. E il fair play è ciò che unisce il dilettante e il professionista, che sull’aspetto morale devono essere uguali in tutto e per tutto.

Tutti conoscono le battute ciniche “vincere non è importante. È l’unica cosa” o “il secondo è il primo degli ultimi”. Forse però è meno nota la definizione “successo è il participio passato del verbo succedere”. Così l’orgoglio viene ridimensionato. Le sconfitte sono sicuramente più numerose delle vittorie. Allora uno dei valori educativi fondamentali dello sport è quello di imparare a perdere con grazia.

È utopia sognare una cultura sportiva? Forse il semplice fatto di sognarla è già un primo passo verso una sua più ampia diffusione. Non a caso il giornalista uruguaiano Eduardo Galeano diceva, riguardo all’utopia: “L’utopia è come l’orizzonte. Mi avvicino di due passi, si allontana di due passi. Faccio dieci passi e si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai lo raggiungerò. Dunque a cosa serve l’utopia? A camminare”.

martedì 23 luglio 2019

Pescante: "Lo sport deve tornare a scuola". E sull'attuale riforma...

Ottantuno anni appena compiuti, di cui sessantacinque circa nello sport e venticinque da membro del Cio. Mario Pescante è un pilastro dello sport italiano: da atleta amatoriale a dirigente sportivo, docente universitario di diritto dello sport, presidente del Coni dal 1993 al 1998, Sottosegretario con delega allo sport dal 2001 al 2006, e vicepresidente vicario del Cio (primo italiano a ricoprire tale ruolo) dal 2009 al 2012. Ha fatto tanto per lo sport italiano e, nell'immaginario collettino, ne è un po' l'emblema.

"Ho solo un rimprovero da farmi - ha dichiarato in una recente intervista televisiva -, una grande delusione. Ho svolto ruoli di vertice nel Coni ed anche nella politica, ma un sogno non si è realizzato e non si tratta di Olimpiade bensì dello sport nella scuola. Io sono stato un modesto atleta che praticava il mezzo fondo nei campionati studenteschi.
Questi ora sono scomparsi, sono diventati un'altra cosa, mentre allora erano la leva dell'atletica leggera. Non ero tesserato per nessuna federazione ma competevo e nell'anno in cui ho vinto i mille metri, gli ottanta metri li ha vinti un certo Livio Berruti. Io non ero di quel livello e lo percepivo, per questo ho smesso e ho fatto il dirigente sportivo. Mentre Berruti è andato avanti e tre anni dopo ha vinto l'Olimpiade a Roma. Questo era lo sport nella scuola, e io purtroppo non ci sono riuscito. Ho però chiari i motivi del perché non siamo riusciti a smuovere questa situazione. Da qui la necessità di un organismo statale, di un ministero che potesse coordinare vari ministeri come salute e scuola per ricreare quello che non può fare il Coni - ha analizzato l'ex presidente del Coni -, che fa un'azione di supplenza difronte ad autorità ministeriali. Ecco perché dico che l'attuale riforma dello sport è la riforma del Coni, che è una cosa completamente diversa. Sono tranquillo perché siamo in mano a Giancarlo Giorgetti che conosco molto bene, è un grande sportivo, ma non mi sono trovato d'accordo con il metodo operato dato che si è giunti ad una legge che insieme alla Finanziaria nessuno aveva letto, anche per ragioni di tempi che non c'erano. Chiaramente si poteva far meglio, ma non si tratta della riforma dello sport - ha concluso Pescante - ma solo del Coni".

lunedì 17 giugno 2019

Convegno "Riforma dello Sport. Quali vantaggi per il territorio?"




Dalla nascita del Coni alla riforma


Fine dello Sport elitario. Verso una nuova concezione


Lo Sport si avvicina alle persone, ma il Coni si oppone al cambiamento


Logica della vittoria o etica dello sport


Mondo dello Sport fra disagio previdenziale e ambiguità fiscale


Sindaco De Filippo in difesa Sport ed enti locali


Saluti del Sindaco De Filippo e Dora Olivieri di Ass Maddaloni Donna


04/04/19 Convegno "Riforma dello Sport. Quali vantaggi per il territorio?"

martedì 19 febbraio 2019

#RiformaDelloSport - Analizziamo il disegno di legge

#RiformaDelloSport - Analizziamo il disegno di legge


di Giovanni Bocciero


Tra i tanti cambiamenti che il Governo composto da Lega e M5S vuole apportare al nostro paese c’è anche lo sport. Questo ha fatto molto discutere e tal volta fatto arrivare ai ferri corti il Sottosegretario di Stato con delega allo sport Giancarlo Giorgetti e il presidente del Coni Giovanni Malagò.
IL SENATORE CLAUDIO BARBARO
Alla fine dobbiamo arrenderci alla realtà, ovvero che lo sport come lo conoscevamo va definitivamente in una scatola da mettere in soffitta, ringraziando il Coni per quanto ha fatto per far eccellere l’Italia in giro per il mondo. E così, con il disegno di legge n. 999 presentato dal Senatore Claudio Barbaro - e altri - lo scorso 21 dicembre 2018, è prevista una vera e propria riorganizzazione e razionalizzazione del sistema sportivo italiano. Un processo di ristrutturazione e cambiamento che deve rispondere alle necessità del movimento nel suo complesso. In pratica con questo disegno di legge il Governo vuol cercare di appiattire le differenze tra lo sport di alto livello e quello di base, inquadrando lo sport non solo come competizione ma anche quale strumento per il benessere, l’inclusione, l’educazione.
Questo processo di rifondazione del modello sportivo italiano necessita della cooperazione tra il Ministero competente in materia, la nascente società pubblica denominata Sport e Salute spa, ed il Coni. Detto ciò, entriamo nel dettaglio di questo disegno di legge e analizziamo i nove articoli dei quali si compone.

CLICCA QUI PER LEGGERE IL DISEGNO DI LEGGE

Gli Artt. 1 e 2 riguardano la delega al Governo per la razionalizzazione della normativa sullo sport, finalizzati a costruire un quadro ordinato e univoco della materia; e ai princìpi e criteri secondo cui lo sport deve essere considerato: come attività fisica e mentale apportatrice di benessere psico-fisico, integrità caratteriale e carica valoriale; come un diritto da garantire a tutti i cittadini senza alcuna discriminazione di sesso, razza, religione o condizione fisica, in ambienti sicuri e sani.
SEDE DEL CONI - FORO ITALICO - ROMA
L’Art. 3 individua e definisce i soggetti istituzionali coinvolti nel settore sportivo. Di conseguenza vi sono elencate l’Autorità di Governo competente in materia di sport con funzioni di indirizzo; il Coni con funzioni tecniche; la società Sport e Salute spa con funzioni gestionali e amministrative; le regioni con funzioni legislative concorrenti; il Comitato internazionale paralimpico (CIP); le Federazioni sportive nazionali (FSN), gli Enti di promozione sportiva (EPS) e le Discipline sportive associate (DSA) che devono rilasciare i brevetti agli istruttori. Va poi definita tutta la pratica sportiva scolastica, come le qualifiche professionali necessarie per l’insegnamento dell’attività motoria tra laureati in scienze motorie e diplomati Isef; le condizioni sanitarie relative alla certificazione medica e all’utilizzo dei defibrillatori; l’assegnazione alle società sportive semiprofessionistiche e dilettantistiche della gestione di impianti sportivi pubblici, ma anche la conversione in impianti sportivi di immobili con altre destinazioni d’uso; promuovere l’utilizzo degli spazi per l’attività fisica di base come strumento per il miglioramento della qualità della vita, per il contrasto alla deviazione giovanile, per l’inclusione sociale degli anziani e dei disabili; provvedere alla riforma dell’Istituto per il credito sportivo potenziando il fondo di garanzia a favore delle associazioni e società dilettantistiche per la ristrutturazione o la realizzazione di impianti sportivi pubblici a gestione diretta, e prevedere agevolazioni per i comuni interessati da calamità naturali con l’inserimento dell’impianto sportivo locale quale servizio pubblico territoriale.

Gli Artt. 4 e 5 riguardano da un lato l’istituzione dei Centri di servizio per lo sport (CSS) per l’erogazione di servizi di informazione e comunicazione dedicati alla promozione e alla diffusione dello sport, coinvolgendo le sedi provinciali del Coni. Dall’altro lato qualifica i soggetti che praticano attività sportiva suddividendoli in professionisti, semiprofessionisti e dilettanti così come già previsto dalla legge.
I DIRITTI TV DEL CALCIO FINANZIERANNO L'ATTIVITA' SCOLASTICA
L’Art. 6 riguarda il finanziamento per lo sport, senza alcun dubbio il nodo della discordia tra Governo e Coni. Ebbene, questo articolo prevede la creazione di un sistema di finanziamento basato su un meccanismo di erogazione annuale delle risorse provenienti dal bilancio dello Stato (410 milioni di euro circa, di cui 40 destinati al Coni) e gestite dalla Sport e Salute spa (non più dal Coni, appunto) tali da garantire la sostenibilità dell’intero sistema. Oltre al Coni, i destinatari dei fondi pubblici (i restanti 370 milioni) saranno le Federazioni, gli Enti di promozione e le Discipline sportive in misura agli scopi istituzionali, nonché una quota parte di risorse sarà destinata allo sviluppo dell’attività motoria e dello sport sociale. Il potenziamento della pratica dello sport in ambito scolastico sarà invece finanziato da una parte, non inferiore al 10%, della commercializzazione dei diritti audiovisivi dei campionati di calcio.

Gli Artt. 7 e 8 riguardano la fiscalità a sostegno dello sport dilettantistico, e la disciplina del lavoro applicata allo sport. Nel primo sono introdotti incentivi statali e agevolazioni tributarie per le società semiprofessionistiche e per le società e associazioni dilettantistiche, per rafforzare la loro funzione sociale e favorire la manutenzione dell’impiantistica.
DETRAZIONE FISCALE PER GLI OVER 60 PER L'ATTIVITA' MOTORIA
Nella pratica vengono introdotte l’esenzione Iva per i corsi di avviamento alla pratica sportiva; la detrazione fiscale per l’iscrizione a società o associazioni sportive, palestre, piscine o altre strutture che promuovono lo sport ai soggetti di età pari o superiore ai sessant’anni; la garanzia della proprietà dei diritti sulla comunicazione e sul marchio per eventi promossi da società o associazioni sportive. Ai fini della disciplina del lavoro applicata allo sport, è previsto che l’entità delle indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi o i compensi erogati a soggetti già titolari di propria posizione previdenziale e assicurativa debbano essere considerati redditi diversi; mentre per quei soggetti che non siano già titolari di propria posizione previdenziale e assicurativa per tali indennizzi, pur mantenendo ai fini fiscali natura di reddito diverso, diventano soggetti all’iscrizione alla gestione separata presso l’Inps.

Infine l’Art. 9 riguarda in particolare lo sport nella scuola. Sancisce infatti l’introduzione dell’insegnante di educazione fisica e sportiva (personale abilitato in possesso di diploma Isef o laurea in scienze motorie e abilitazione all’insegnamento) sin dalla scuola primaria, con l’obiettivo che tale docente potenzi lo sviluppo dell’educazione motoria e sportiva necessaria alla tutela della salute, con un orario minimo per classe non inferiore a tre ore settimanali.
CREAZIONE DI UNA FEDERAZIONE DEGLI SPORT SCOLASTICI
Devono poi essere introdotti programmi appositi di attività motoria per alunni disabili o con difficoltà motorie, quale strumento di inclusione sociale, di prevenzione di patologie e di recupero di deficit funzionali. Devono essere programmate periodiche visite mediche sportive gratuite a scuola, finalizzate alla corretta prevenzione di malattie croniche di natura cardiovascolare e metabolica. Infine è prevista la creazione di una Federazione degli sport scolastici che si occupi di ideare e creare eventi sportivi studenteschi e di gestire le risorse a disposizione per il potenziamento dell’edilizia scolastica sportiva, anche con il coinvolgimento dei privati.

giovedì 6 dicembre 2018

Guglielmo Talento: «I tempi cambiano e ci si evolve. Il Coni ha bisogno di un restyling»

di Giovanni Bocciero*


Caserta - Il Comitato provinciale Coni di Caserta ha celebrato con le stelle al merito sportivo e le medaglie al valore atletico gli atleti e le società che si sono distinti nell’anno 2017. Alla cerimonia tenutasi presso la Scuola specialisti dell’Aeronautica Militare ha partecipato anche il consigliere della Giunta nazionale Coni, Guglielmo Talento, e ne abbiamo approfittato per porgli alcune domande riguardanti la Riforma dello Sport inserita nella Legge di Bilancio 2019.

D: Come giudica la riforma della Coni Servizi SpA tanto voluta dal sottosegretario di Stato (con delega allo Sport), Giancarlo Giorgetti?

R: «Certamente stiamo vivendo un momento in cui il Coni è sotto la lente d’ingrandimento della politica e dell’opinione pubblica in generale in quanto se ne sta parlando molto sui giornali. Io credo che un ente quale il Coni, che ha ben 104 anni di storia, deve guardare al futuro senza restare incatenato alle logiche del passato. I tempi cambiano, ci si evolve, ed anche la nostra istituzione sportiva ha bisogno di un restyling. Inoltre la nuova riforma deve ancora essere del tutto scoperta e capita, e per questo abbiamo davanti diversi mesi di lavoro» – ha dichiarato Talento a Sporteconomy.

IL CONSIGLIERE DELLA GIUNTA NAZIONALE CONI
GUGLIELMO TALENTO

D: Lo scopo principale della Riforma dello Sport che subito balza agli occhi sembra essere quella di avvicinare lo sport d’alto livello con quello di base, che è fondamentale per l’intero movimento?

R: «Non finirò mai di ringraziare le migliaia di volontari che ogni giorno ruotano intorno al nostro mondo permettendoci – ha continuato Talento – di svolgere appieno quella che è la nostra attività primaria. Lo sport è sociale, e quindi non dobbiamo solo pensare alle Olimpiadi o alle manifestazioni più importanti. È importante tornare a fare sport nella Scuola, che deve essere il nostro principale stakeholders».

D: A proposito di stakeholders, lei è stato forse tra i primi a parlare di sport business nella visione in cui i posti di lavoro non devono essere ricercati solo nelle fabbriche, ma che anche un centro sportivo, con la sua gestione, può portare a nuove assunzioni oltre che ad introiti. Ci sono però diverse federazioni sportive che sopravvivono praticamente solo grazie ai finanziamenti del Coni, senza aver colto l’importanza di aprirsi agli stakeholders.

R: «Purtroppo è vero, e quando si tocca questo tasto non si può non parlare di soldi. Io credo, che, per prima cosa, bisogna accorpare tante piccole federazioni che negli anni si sono approvvigionate solo ed esclusivamente grazie ai finanziamenti del sistema. Oggi chiunque ha l’ambizione di farsi chiamare presidente, e questo non va bene, soprattutto perché dobbiamo ricordarci che si tratta dei soldi dei contribuenti, e quindi dei cittadini italiani. Per questo bisogna essere lungimiranti, guardare all’esterno e ricercare fondi nei stakeholders, che possono avere interesse nelle nostre attività».

D: Il prossimo luglio Napoli ospiterà l’Universiade. Quale sarà il contributo del Coni e come parteciperà alla gestione dei costi?

R: «Il Coni ha lasciato la cabina di regia dell’organizzazione agli Enti che si sono aggiudicati il finanziamento dello Stato, come è giusto che sia. Questo significa che noi come istituzione sportiva daremo il nostro sostegno solo dal punto di vista logistico e pratico. Ovviamente – ha concluso Guglielmo Talento – io in qualità di consigliere nazionale e Sergio Roncelli, quale presidente regionale del Coni, siamo a completa disposizione del Comitato Organizzatore Locale».


* per SPORTECONOMY --- Link originale