sabato 6 maggio 2017

NCAA: Joel Berry e i suoi sei traguardi

Joel Berry e i suoi sei traguardi

North Carolina campione Ncaa per la sesta volta con il play che ha esaudito anche l'ultimo voto


di Giovanni Bocciero*

All’University of Phoenix Stadium di Glendale si è conclusa la stagione del college basketball 2016/17 con la vittoria di North Carolina su Gonzaga. La finalissima non è stata scenografica come si sarebbero aspettati gli oltre 77 mila spettatori, ma sicuramente non sono mancate le emozioni dei protagonisti. Sia quelle dei vincitori che soprattutto dei vinti. Diciamo che entrambe le squadre hanno preparato talmente bene la sfida tatticamente da neutralizzarsi sul parquet e far vivere al pubblico - presente all’impianto o davanti al televisore - soltanto degli sprazzi di bel gioco. In verità la gara è stata molto spezzettata anche per via del discusso arbitraggio, che negli Stati Uniti è stato duramente contestato ed è un qualcosa di inimmaginabile rispetto a quanto siamo abituati qui in Italia.

BRUTTA FINALE CARATTERIZZATA DALLA SEVERITA'
DEGLI ARBITRI CHE HA PENALIZZATO LO SPETTACOLO
I TRE FISCHIETTI CONTESTATI. Ebbene sì, gli arbitri sono finiti sul banco degli imputati per aver fischiato 44 falli sui 73 possessi giocati avendo di conseguenza tarpato le ali alla partita, mai salita di colpi sul serio. E le accuse non sono state mosse perché favorita l’una o l’altra squadra, semplicemente perché il tutto è andato a discapito dello spettacolo. Che negli States è la cosa principale. Data la mediaticità dell’evento - seguito in tutto il mondo da oltre 26 mila utenti - sui social si sono consumati i commenti negativi di giornalisti e giocatori, tra i quali persino quelli di LeBron James e Dwyane Wade. Insomma la scelta arbitrale di non far passare quasi nessun contatto per non far degenerare la partita in un incontro di pugilato non è piaciuta proprio a nessuno. Specialmente agli allenatori ed ai giocatori impegnati sul rettangolo di gioco che non sono riusciti minimamente ad entrare in ritmo.

LE EMOZIONI HANNO GIOCATO UN BRUTTO SCHERZO. Naturalmente anche l’emozione della posta in palio ha giocato un brutto scherzo ai protagonisti della sfida. Nonostante North Carolina fosse alla sua ventesima Final Four (record assoluto) ed all’undicesima finale della propria storia, aveva un conto aperto con il destino a causa dello scotto della passata stagione quando perse contro Villanova con il buzzer beater di Kris Jenkins. Anche per questo l’alma mater di Michael Jordan ha preferito affrontare il match con i piedi di piombo. Per Gonzaga, protagonista di una stagione da record, si trattava invece non solo della prima title game della sua storia, ma addirittura della prima Final Four in assoluto. E dunque era scontato che almeno all’inizio coach Mark Few e tutta la sua squadra un pizzico di paura potessero accusarla. Per queste diverse motivazioni entrambe le squadre hanno dato il via alle ostilità piuttosto contratte. E di ciò non ne ha beneficiato logicamente lo spettacolo.
DUE TEAM AGLI ANTIPODI. È inutile dire che entrambe le formazioni hanno meritato di raggiungere il traguardo della finalissima. Nel corso della regular season sia i Tar Heels ma soprattutto i Bulldogs hanno fatto vedere delle ottime trame di gioco. Se ne volessimo fare una questione prettamente tecnica bisogna dire che si sfidavano il migliore attacco - quello di UNC - e la miglior difesa - quella degli Zags -. Inoltre mentre Carolina applicava un gioco molto veloce con un numero altissimo di possessi e conclusioni soprattutto dall’arco, Gonzaga pur segnando anch’essa tanto era più equilibrata e votata ad un gioco molto interno. Entrambe hanno cercato di far peso sui rispettivi punti di forza per conquistare il titolo. Alla fine sono stati i Tar Heel a trionfare per la sesta volta nella propria storia grazie con il punteggio di 71-65, a distanza di otto anni dall’ultimo successo targato 2009. E per coach Roy Williams ha significato tre titoli in carriera, tutti da quando siede sulla panchina di Carolina.
IN UN FOGLIETTO CUSTODITO NEL PORTAFOGLI GLI OBIETTIVI
DA RAGGIUNGERE, CORONATI CON UN ANNO D'ANTICIPO
UN PROTAGONISTA INASPETTATO. Erano diversi i giocatori attesi per questo match, da Justin Jackson e Jodie Meeks per UNC a Nigel Williams-Goss e Przemek Karnowski per i Bulldogs. E invece alla fine i riflettori del palcoscenico se li è praticamente presi tutti Joel Berry II. Williams-Goss ha cercato grazie alle sue indubbie qualità da leader di prendersi in spalla i compagni nel rush finale prima di alzare bandiera bianca anche a causa di un colpo alla caviglia rimediato proprio nelle battute finali. Jackson si è dato da fare soprattutto in difesa, dove è più efficace di quel che possa sembrare, dato che in attacco ha praticamente litigato per tutta la sera con il ferro chiudendo con uno scandaloso 0/9 dall’arco. Karnowski e Meeks se le sono date di santa ragione sotto le plance annullandosi a vicenda, ed è stato un peccato perché se fossero stati più produttivi la gara avrebbe potuto prendere una piega diversa. Il pivot polacco, beniamino dell’ateneo di Spokane e determinate come non mai per la stagione di Gonzaga, in attacco è stato imbrigliato dalla batteria di lunghi dei Tar Heels mentre in difesa non è riuscito a mettere la museruola a Isaiah Hicks avendo sin da subito problemi di falli. Il padre che ha percorso sei mila miglia per vederlo giocare non è stata una motivazione abbastanza forte per fargli superare l’ennesimo ed ultimo scoglio di questa lunga quanto soddisfacente stagione personale. Meeks invece non è riuscito a ripetere la prestazione da record della semifinale contro Oregon che lo aveva visto segnare 25 punti e raccogliere 14 rimbalzi. Eppure è stato decisivo con la stoppata a pochi secondi dalla fine che ha di fatto annullato qualsivoglia velleità di vittoria degli avversari. Come detto sul trionfo di North Carolina c’ha messo lo zampino il playmaker Berry, l’unico della sua squadra ad aver trovato il bersaglio dalla grande distanza seppur soltanto 4 volte rispetto ai 13 tentativi personali. E dire che il suo Torneo NCAA è stato caratterizzato più per le notizie di infortunio che per le prestazioni in campo. Nella sfida in Elite Eight contro Kentucky era stato costretto ad abbandonare il match in corso d’opera perché aveva subito un colpo alla caviglia ancora sana. E dunque ha dovuto giocare la finale con entrambe le caviglie malconce, ma non tanto da metterlo completamente out.

IL DESTINO SCRITTO SUL FOGLIETTO. Joel Berry c’era l’anno scorso quando North Carolina fu sconfitta da Villanova, per questo quest’anno era deciso a non fallire per la seconda volta consecutiva uno dei suoi obiettivi che definiremmo sacri. E già, perché il playmaker dei Tar Heels su di un fogliettino che porta sempre nel portafoglio ha scritto ben sei diversi traguardi da raggiungere nella sua carriera universitaria: essere un giocatore importante per la squadra; essere il miglior tiratore possibile; vincere un titolo di regular season; vincere il torneo dell’ACC; andare alle Final Four; vincere il Torneo NCAA. Berry è un atleta junior, e questo vuol dire che è presente al campus di Chapel Hill da tre anni. Che sia un giocatore importante per la squadra è fuori da ogni dubbio, ancor di più da questa stagione che è diventato a tutti gli effetti il regista principe ed un leader carismatico nello spogliatoio. Essere il miglior tiratore possibile è un altro obiettivo che si può depennare se si pensa che proprio contro Gonzaga è stato l’unico ad aver segnato dall’arco dei tre punti. Già l’anno scorso è riuscito a vincere sia il titolo di regular season - conquistato anche quest’anno - che il torneo della ACC, così come l’essere andato alla Final Four. L’ultimo obiettivo che dunque gli mancava era vincere il Torneo NCAA, e lo ha centrato quest’anno venendo nominato per altro Most Outstanding Player essendosi d’istinto maggiormente nella championship game. Adesso non gli resta che diventare un atleta professionista anche se il suo presente sono ancora i Tar Heels dato che lo attende l’ultima stagione di università. E tra gli obiettivi da trascrivere sul fogliettino potrebbe aggiungersi il back-to-back.

Justin Jackson, top-scorer di North Carolina, giocatore dell'anno in ACC e protagonista anche al Torneo NCAA (nonostante lo 0/9 da tre punti nella partita per il titolo). Sempre presente come miglior marcatore ma anche specialista difensivo. È l’atleta con più hype in ottica NBA, ed è stato capace di elevarsi su tutte le altre bocche da fuoco di cui poteva disporre North Carolina. Ha beneficiato del sistema di gioco adottato da coach Roy Williams nel quale è stato abile a mettere in mostra le sue capacità di tiratore ed attaccante in campo aperto.




* per la rivista BASKET MAGAZINE

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