domenica 17 dicembre 2023

Il terzo scudetto in “Napoli nel cuor3”


L’incontenibile esplosione di pubblicazioni scatenata dal terzo scudetto del Napoli si arricchisce di una nuova unità.

Stavolta però la prospettiva del racconto è decisamente diversa dal solito, inconsueta, perché è quella di un tifoso costretto a vivere la vittoriosa cavalcata di Spalletti e i suoi uomini a quasi mille chilometri da Napoli.

Una sola partita vissuta dal vivo al Maradona e neppure di campionato, Napoli-Liverpool di Champion.

Tutte le altre sempre a distanza, da emigrante, nel freddo nord, freddo naturalmente anche di calore umano nei confronti della squadra azzurra.

È l’esperienza che racconta Giovanni Bocciero, giornalista-tifoso casertano che vive a Piacenza per lavoro ma che anche a tanta distanza ha vissuto in televisione il campionato trionfale degli azzurri, accompagnato quasi “minuto per minuto” dalle emozioni elargite da Osimhen e compagni.

Il racconto si svolge così, partita per partita, alla ricerca innanzitutto del posto giusto per poter vedere lo spettacolo in diretta televisiva, magari da solo o al più in compagnia di qualche amico napoletano, campano o del sud-Italia con cui condividere le emozioni di ogni singola gara.

E naturalmente ogni gara viene raccontata attraverso le sensazioni attraversate in circostanze ambientali non certo ideali per un cuore azzurro e, di settimana in settimana, sempre più galvanizzato dalla vittoriosa galoppata di Di Lorenzo e soci.

Emozioni rubate ad un ambiente pressoché estraneo a quelle vicende, fino allo storico pareggio 1-1 di Udine del 4 maggio 2023, che sancì matematicamente il terzo scudetto nella storia del Napoli a quattro turni dalla fine del campionato.

E il 4 giugno, esattamente un mese dopo, Napoli-Sampdoria decretò ufficialmente il ritorno del Napoli nell’albo d’oro dello scudetto dopo 33 lunghi anni.

E fu festa al “Maradona”, in tutta la città. E ci furono piccole e grandi oasi di festa in tutta Italia. Anche a Piacenza.

Recensione di Adriano Cisternino

venerdì 8 dicembre 2023

Avete mai letto libri di sport? - Napoli nel cuor3

Avete mai letto libri di sport? Se sì, quali? “Napoli nel cuor3. Identità e passione”, edito Graus Edizioni, è scritto dall’autore Giovanni Bocciero.

L’autore e io non ci conosciamo, eppure, abbiamo già delle cose in comune. Apparteniamo alla stessa città, Napoli. Tifiamo la stessa squadra: il Napoli

E facciamo lo stesso lavoro: il giornalista. Abbiamo scritto un libro per ricordare lo scudetto del Napoli. Lui per gli adulti, io per i bambini. Cosa mi ha spinto a leggere questo libro? Beh, tutto! Partiamo dal presupposto che tutto ciò che riguarda Napoli e il Napoli lo devo leggere. Mi piace scoprire nuovi autori e mi piace soprattutto conoscere il loro punto di vista, perché ognuno mette un qualcosa di diverso in ciò che scrive o un qualcosa che, magari, l’autore precedente non ha inserito nel medesimo contesto.

“La storia però dirà il contrario. Racconterà che nonostante tutto e tutti il tricolore è tornato alle falde del Vesuvio. E quando si dice che vincere a Napoli è una cosa unica, è vero. È proprio vero, perché è un successo di tutti”



Il libro di Giovanni Bocciero si differenzia da tutti gli altri libri che in questi ultimi mesi hanno preso posto nella mia libreria, nella sezione “Scudetto Napoli”. È un libro che ho letto in un’intera domenica pomeriggio, poiché composto soltanto da tre capitoli.

Tre capitoli belli corposi, che vanno ad analizzare tutto il percorso fatto dalla squadra di Spalletti. Leggendo le parole di Giovanni, ho rivissuto tutto durante la lettura. Ricordo gli articoli estivi e lo scetticismo nelle parole del dirigente sportivo Giuntoli, ricordo le lacrime spese sull’addio di Mertens e poi le prime soddisfazioni.

Ho sorriso quando ho letto la celebre frase: “Uomini forti, destini forti. Uomini deboli, destini deboli”, che sento molto vicina; ho sorriso quando Bocciero ricorda della prima sconfitta del Napoli contro l’Inter nell’epoca di Maradona per la sintonia letteraria che ho provato con lui. Giovanni Bocciero ha personalizzato molto il suo libro e il suo racconto. L’ha reso particolare e diverso agli occhi di noi lettori. Lui, come tanti altri tifosi, purtroppo, non l’ha potuto vivere nella sua terra perché lontano per lavoro. Eppure, è riuscito a renderlo unico.

Descrizioni ben dettagliate, passaggi, caratterizzazione dei giocatori e humour della squadra e della città.
“Lo stadio è vestito a festa, ma ormai è da un mese che ogni partita del Napoli è accompagnata come fosse una passerella celebrativa. La curva B si è resa artefice di una bellissima coreografia, ricordando le proprie origine come “Città di Parthenope“.

Una cosa però la devo dire. Lo scudetto a Napoli non è stato soltanto una questione di vittoria sul campo. No, è stata anche la vittoria di Napoli e soprattutto dei napoletani. Come ha scritto Giovanni, tutti si aspettavano “il morto”, ma abbiamo saputo dimostrare che siamo persone che sanno vivere e festeggiare. Una grandissima prova di carattere e soprattutto del “saper campare”.

È giusto che i libri come quelli di Giovanni, dedicati al terzo tricolore o a qualsiasi lieto evento sportivo, vengano letti e visti come un ricordo bello da custodire. Perché forse un giorno tutto svanirà, l’adrenalina andrà a finire e non tutti ricorderemo ancora tutti gli eventi, minuto per minuto. In questo caso, ci/vi basterà sfogliare le pagine per poter ritrovare il gusto di quella magia e di quelle date così importanti per la società tutta!


VOTO: 5/5


Recensione di Anna Calì - La bottega dei libri

sabato 2 dicembre 2023

L'intervista ai golden boys Procida e Spagnolo

I due golden boya del basket azzurro hanno scelto la Germania per fare esperienza nel gran circo dell'Eurolega

Procida e Spagnolo a scuola dai campioni

Poco più che ventenni, compagni di stanza e spogliatoio in nazionale, scelti insieme dalla Nba, l'Alba Berlino li ha uniti sotto gli stessi colori


di Giovanni Bocciero*


Sono i golden boys dell’Italia dei canestri, quella che crede in loro ed è pronta a celebrarne i successi. Il futuro è tutto dalla loro parte, e Gabriele Procida e Matteo Spagnolo sono determinati a prenderselo. Con i sacrifici che comporta vivere lontano da casa e dalla famiglia, ed il lavoro quotidiano che contraddistingue i veri campioni. Gabriele, ala classe 2002 da Como, esploso nelle giovanili di Cantù; e Matteo, play brindisino del 2003, cresciuto cestisticamente a Mesagne; hanno condiviso spesso e volentieri il proprio cammino. Dal torneo giovanile del 2018 targato Eurolega a Belgrado con la Stella Azzurra Roma, all’Europeo Under 16 dello stesso anno disputato a Novi Sad, fino all’ultimo Mondiale giocato con l’Italia a Manila. Una sottile linea rossa che li ha portati a ritrovarsi insieme all’inizio di questa stagione in forza all’Alba Berlino. Un’amicizia nata sul parquet e consolidata tra camere d’albergo condivise e spogliatoio.

Nella capitale tedesca «viviamo in due appartamenti diversi - ha esordito Procida -. La nostra giornata tipo è allenamento al mattino dalle 11 alle 13. Verso le 14 torniamo a casa, al pomeriggio trascorriamo tempo assieme giocando ai videogame. Alla sera invece, spesso l’uno va a mangiare a casa dell’altro oppure usciamo a cena». All’allenamento vanno insieme, con l’unico patentato dei due Matteo che passa a prendere Gabriele. In virtù delle tante partite e trasferte che richiede il doppio impegno tra Bundesliga ed Eurolega, «non siamo riusciti a fare più di tanto in città - ha continuato l’ala azzurra -. Una volta, però, siamo andati allo zoo». «A volte facciamo anche qualche passeggiata al pomeriggio - ha aggiunto Spagnolo -, anche perché Berlino è davvero bella oltre ad essere una metropoli molto internazionale. Per le strade s’incontrano tanti italiani e persone davvero da tutto il mondo. È una cosa bella perché si respirano etnie e culture diverse. Anche solo per una questione culinaria, c’è qualsiasi tipo di ristorante, e si può scegliere tra diversi locali di carne o pesce».

Dopo aver condiviso diverse esperienze insieme, l’Alba è il primo club che li ha riuniti facendoli giocare insieme per un’intera annata. Ma chi è venuto a sapere per primo della notizia che avreste giocato insieme a Berlino? «Più o meno siamo tutti della stessa agenzia, le voci girano e stando in ritiro con l’Italia - ha detto il play brindisino - qualcosa ho chiesto a Gabriele. Una domandina sulla situazione della squadra o com’è l’ambiente gliel’ho fatta. Ovviamente i nostri compagni di nazionale sono stati i primi a sapere della notizia». Qual è stato il primo consiglio che ti è stato dato? «Gabriele mi ha detto di avere pazienza, di non innervosirmi soprattutto se all’inizio le cose non sarebbero andate come mi sarei aspettato. Si tratta comunque di un modo di giocare diverso, e quindi è normale che ci voglia un periodo di assestamento. Questo è stato il consiglio principale che mi ha dato».

Nonostante Gabriele e Matteo abbiano uno stretto legame che va oltre la pallacanestro, non hanno un particolare rito prima delle partite. Nemmeno un handshake, ovvero quel saluto tipico che tra compagni si fa prima di mettere piede in campo. «Nulla di speciale - ha detto l’ala brianzola -. A volte qualcosa di semplice, ma non abbiamo mai fatto nulla di strano». Forse prima delle partite sono concentrati solo su ciò che c’è da fare sul parquet, ma è interessante sapere che «non ho nessun idolo - ha continuato Procida -, ma guardo un po’ tutti i migliori nella mia posizione. Più li vedo e più cerco di rubargli qualcosa». «Guardo un po’ tutti i giocatori nel mio ruolo - ha aggiunto Spagnolo -, soprattutto quelli che giocano in Eurolega, per cercare di capire quello che fanno meglio e provare a copiarli. È utile per sviluppare il mio gioco».

Per quanto riguarda la stagione in Eurolega, Procida è chiamato a confermare l’ottima passata annata. «All’Alba c’è molta cura per il dettaglio e tanta voglia di lavorare. Non che nelle altre squadre dove ho giocato non ci fosse, però qui hai la palestra aperta 24 ore su 24, due allenatori a disposizione per sessioni individuali oltre allo staff tecnico. Tutto questo ti permette di poterti allenare anche prima o dopo l’allenamento di squadra». Per Spagnolo è stato invece l’esordio assoluto nella massima competizione continentale per club, nonostante qualche convocazione con il Real Madrid già nel 2020. «Berlino è la mia prima esperienza in Eurolega, e subito si vede quanto siano ben organizzati per il livello al quale siamo chiamati a giocare. Avendo più partite alla settimana, con diversi viaggi, è fondamentale che riusciamo a trovare il tempo non solo di allenarci, ma nel farlo bene».


Gabriele poi analizza le italiane Virtus Bologna e Olimpia Milano, già affrontate:
«Sono due squadre lunghe, con una panchina profonda, e credo che possano arrivare ai playoff. Se la possono giocare contro chiunque perché hanno giocatori di grande qualità. Sono allenate bene, da due ottimi allenatori, e credo che non gli manchi nulla per entrare tra le prime otto». Matteo invece fa le carte ai berlinesi: «Rispetto al roster dello scorso anno sono cambiati diversi giocatori, io per primo. Durante il raduno c’è chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo, per questo stiamo ancora imparando a giocare insieme. I progressi però ci sono e si vedono. Spesso entriamo nel dettaglio per capire dove possiamo ancora migliorare, per arrivare a vincere quante più partite sarà possibile in Eurolega, che è il nostro obiettivo».

L’Alba Berlino è di sicuro una tappa importante per le loro rispettive carriere. Un posto dove poter continuare a crescere, una rampa di lancio verso cieli sempre più stellati. Ma cosa vedono i due ‘golden boys’ azzurri per il loro futuro? «Spesso ne discutiamo tra di noi - ha precisato Spagnolo -, e siamo convinti che è necessario vivere il presente e pensare a quello che facciamo oggi. Credo che non faccia bene né pensare troppo al futuro, e neppure al passato. Dobbiamo concentrarci sul presente, dobbiamo lavorare in maniera dura adesso, perché è quello che ci ripagherà in futuro». «È importante non crearci troppe aspettative - ha puntualizzato Procida -, perché le cose magari possono cambiare lungo il nostro percorso. Quindi restiamo nel presente e lavoriamo duramente tutti i giorni per raccogliere i frutti nell’avvenire». Giocare all’estero pone i cestisti italiani sullo stesso livello di uno straniero. L’ha evidenziato tempo fa anche Nicolò Melli, sottolineando come i club che ti ingaggiano cercano da te prestazioni oltre la media. Questo potrebbe aumentare il livello di pressione, anche se «non la vivo così - ha commentato il play brindisino, che faceva ore e ore di autobus per giocare a Roma prima di volare ancora adolescente a Madrid -. Giocare all’estero è un ulteriore modo per uscire dalla propria comfort zone. Ti devi confrontare con un altro tipo di ambiente, con un’altra lingua, con dei nuovi compagni dei quali pochi italiani se non addirittura nessuno. Tutto questo diventa uno stimolo in più per migliorare e per restare sempre sul pezzo».

Per qualcuno si tratterà di destino, per altri soltanto di un traguardo conquistato con merito. Ma Matteo e Gabriele hanno condiviso anche il Mondiale di questa estate. «Non mi aspettavo la convocazione ma ci speravo tanto. Sembra banale dirlo - ha riflettuto il brianzolo che ha vissuto un’esperienza sfortunata alla Fortitudo Bologna prima di emigrare in Germania -, ma è veramente un sogno partecipare ad un Mondiale indossando la maglia della nazionale. Sono stato contento dell’opportunità ricevuta dal ct Gianmarco Pozzecco, e non posso sicuramente lamentarmi dello spazio ritagliatomi». «Si tratta del sogno che si ha sin da quando si è piccoli - ha aggiunto Spagnolo -, che negli ultimi anni, un passettino alla volta, è diventato sempre più realtà. Sapevamo di essere nel giro dei convocabili, ma non eravamo certi di poter far parte della spedizione. È stata l’esperienza cestistica più forte della mia carriera sin qui. Sono rimasto soddisfatto per il clima e la squadra con cui l’ho vissuta, perché siamo diventati davvero una grande famiglia». La prossima estate azzurra è ovviamente lontana, pensandoci adesso. Ma c’è un Preolimpico da dover vincere e «ovviamente speriamo di far parte della squadra - ha continuato Procida -, e ce la metteremo tutta per essere convocati e andarci a prendere un posto alle Olimpiadi».

Dal sogno azzurro a quello Oltreoceano, perché tra le tante cose condivise, Gabriele e Matteo sono stati anche scelti al draft Nba nella stessa notte, quella del 23 giugno 2022. «Essere stati draftati è sicuramente un qualcosa che ti avvicina all’America. Questo però non significa che accadrà sicuramente - ha precisato il play -. La Nba resta comunque la lega più famosa e prestigiosa del mondo, ed è il sogno di tutti. Da quella notte abbiamo fatto qualche passo in più verso di lei, ma ce n’è ancora di percorso da fare. Però non bisogna mai smettere di crederci e sperare». «La strada è ancora lunghissima. Ci vogliono ancora tanti allenamenti - ha replicato Gabriele -, e non è detto che seppur sei stato scelto al draft andrai certamente a giocarci. È tutto una conseguenza del lavoro che fai durante la settimana, nel corso degli anni. Se poi dovesse arrivare l’opportunità, sarebbe un sogno bellissimo». Ma qual è il rapporto che avete con le rispettive franchigie? «Ci sentiamo spesso, anche perché mi seguono e guardano le partite», ha detto Gabriele. «Lo stesso vale per me», ha concluso Matteo. Senza fare voli pindarici, i due ‘golden boys’ restano saldamente con i piedi per terra e guardano dritto avanti a loro. Un allenamento dopo l’altro, una convocazione dopo l’altra, con la fame di chi vuole arrivare. Ma con calma, senza fretta. Dopotutto sono poco più che ventenni, con una carriera già ampiamente vissuta, ma dalle pagine importanti ancora da scrivere.

Il comasco e l'Alba Berlino insieme dalla scorsa stagione

Dal minibasket a Lipomo, piccolo comune brianzolo, all’esordio in Serie A con la canotta della Pall. Cantù a soli 17 anni. Senza dimenticare le origini della famiglia, di Agropoli, dove spesso è tornato in cerca di una palestra per allenarsi senza sosta anche d’estate. Il cammino di Gabriele Procida è stato precoce, per qualcuno è potuto sembrare una strada lastricata d’oro, ma di certo non semplice. Con l’arrivo a Basket City, sponda Effe, sarebbe dovuto decollare. Non è stato così. Ed ha fatto bene ad emigrare per trovare l’ambiente adatto dove poter continuare a crescere e migliorare, accettando forse una sfida prima con sé stesso in quel di Berlino.

Per il giovane brindisino è la prima esperienza in Eurolega

Dai 78 punti segnati in una partita ad appena 13 anni, con i quali ha permesso alla Mens Sana Mesagne di battere Ceglie e vincere il titolo regionale; all’esordio in Liga Acb con la canotta del Real Madrid a 17 anni compiuti. La carriera di Matteo Spagnolo è stata già costellata di record che in tanti non riusciranno nemmeno lontanamente ad immaginare. Forse un predestinato, andato via di casa ancora bambino, ma sicuramente con la testa sulle spalle. L’Alba Berlino è la quinta tappa di un percorso che lo può proiettare davvero molto in alto. L’asticella delle aspettative non è fissata a misura d’uomo, dunque necessita di grande impegno e lavoro sodo per scavalcarla.

Lanciati in azzurro da Sacchetti, punti fermi nella nazionale del futuro

Dalla Stella Azzurra all’azzurro sino a Berlino, storica città che rievoca momenti sportivi indelebili per tutti gli italiani. Matteo Spagnolo e Gabriele Procida hanno visto spesso e volentieri incrociarsi i rispettivi percorsi cestistici. La partecipazione al Mondiale di Manila è soltanto un nuovo, importante, punto di partenza per entrambi, che possono diventare le colonne portanti dell’Italbasket che verrà. Lanciati entrambi da Meo Sacchetti, Matteo è stato il primo ad esordire nella nazionale dei grandi. Era il 20 febbraio del 2020, e da ragazzo del sud gli sono bastati pochi minuti per far esplodere il PalaBarbuto di Napoli con i suoi primi due punti contro la Russia. Il terzo più giovane esordiente di sempre, ha già totalizzato 26 presenze per un totale di 121 punti. Un anno dopo è toccato a Gabriele la ‘prima volta’. Era il 19 febbraio 2021, l’Italia affrontava l’Estonia nella bolla di Perm’, la prima delle sue 18 partite in azzurro per 69 punti complessivi. Tra i candidati dello scorso anno per il premio Rising Star di Eurolega, Procida quest’anno sta viaggiando a oltre 5 punti, 2 rimbalzi e 2 recuperi di media. All’esordio assoluto Spagnolo, invece, è andato già due volte in doppia cifra per punti e registra più di 8 punti e 2 assist a partita.


* per la rivista Basket Magazine

sabato 4 novembre 2023

Gandini: il basket torna nella vita degli italiani

Gli obiettivi della Lega: competitività, innovazione e un feeling maggiore con tutti gli sportivi

Gandini: il basket torna nella vita degli italiani

Una Serie A più spettacolare con atleti e tecnici importanti e il traino della Nazionale


di Giovanni Bocciero*

 

UNA NUOVA STAGIONE è iniziata, con la LBA vogliosa di continuare a crescere e diventare sempre più ambiziosa. «Una Lega altamente competitiva, ed un campionato che - esordisce il presidente Umberto Gandini - attiri più interesse sia per gli appassionati che per gli sponsor. Ma soprattutto, un campionato che diventi sempre più parte integrante della vita degli sportivi italiani, che non siano necessariamente soltanto gli appassionati o praticanti della pallacanestro, ma in generale tutta quella fetta più ampia di coloro che hanno interesse per il nostro sport e che devono appassionarsi pian piano alle nostre squadre».

Il presidente LBA durante la premiazione della Supercoppa 2023
che è stata un grande successo di pubblico

Ovviamente gli obiettivi da raggiungere passano anche per la competitività del campionato. «Non sono un tecnico a tal punto da poter giudicare sulla carta le formazioni - continua il numero uno della LBA - che prendono il via in campionato. Posso però far notare che tutte e sedici le squadre hanno ben interpretato la fase di costruzione del roster durante il mercato. Milano e Bologna che sono impegnate in Eurolega hanno una squadra molto profonda ed hanno intrapreso la loro strada portando giocatori di grande livello. Milano ha preso Mirotic ed ha due campioni del mondo nel proprio roster. Bologna adesso ha Banchi come guida tecnica che è stato il miglior coach dei Mondiali, e non concordo su un ridimensionamento del progetto perché hanno operato in maniera oculata secondo i limiti che si sono posti. Poi ci sono tutte le squadre ben attrezzate e che saranno impegnate in Europa come Venezia, Tortona che ha alzato ulteriormente l’asticella, Varese e Brindisi che devono conquistarsi sul campo l’accesso ai gironi di BCL, Sassari e Trento che sono una costante a livello internazionale. Quello che però interessa di più alla LBA è, che pur sapendo che i budget spesso e volentieri scendono in campo, da qui alla fine del girone d’andata che qualifica per la Final Eight di Coppa Italia, e poi al termine della regular season che qualifica per i playoff, tutti giocheranno al massimo delle loro possibilità».

L’inizio del campionato è stato scosso dal rifiuto del brasiliano Caboclo di unirsi a Venezia nonostante il contratto firmato in estate. «In questa vicenda è chiaro che la Lega farà tutto ciò che è in suo potere per sostenere il club - afferma Gandini - in quella che diventa una battaglia legale sia sportiva che civile tra due parti. Una di queste è il giocatore che evidentemente pare indifendibile. La giustizia farà il suo corso, come per altro è già successo in altri casi come lo scorso anno tra Verona e Selden. Sono certo che le ragioni della Reyer verranno premiate. Adesso hanno il problema di sostituire l’atleta, magari con un giocatore per l’immediato aspettando i tagli dei training camp della Nba per vedere chi possa essere utile».

Restando in tema di giustizia sportiva, come evitare a monte un caso Varese come lo scorso anno? «La giustizia sportiva ha il suo corso indipendente, così come la Procura Federale. È stata segnalata una violazione delle norme che non era possibile accertare in altro modo, e la giustizia ha seguito quelli che sono i suoi tempi. Credo che innanzitutto questo caso abbia insegnato che, qualora ce ne fosse bisogno, le regole vanno sempre rispettate e i regolamenti vanno applicati alla lettera. Confido - auspica il presidente - sul fatto che non sia questa una fattispecie che possa ripetersi. D’altro canto, ogni discorso sull’eventuale riforma della giustizia sportiva non è un tema che riguarda solo la pallacanestro, come abbiamo avuto modo di vedere per tutta l’estate col calcio».

La LBA sta immaginando di espandersi, e questo significa anche portare all’estero i propri eventi. «Questo può riguardare solo ed esclusivamente la Supercoppa - chiarisce Gandini -, che è una manifestazione della lega in accordo con la federazione. Si tratta dell’unica competizione esportabile in quanto cambia sede a seconda di vari fattori, e quindi in un’ipotetica idea potrebbe essere disputata anche all’estero. Lo stiamo valutando, ci sono discorsi in essere per nuovi mercati nei quali la pallacanestro italiana, o quella in generale, necessita di nuovi sviluppi, e quindi stiamo attenti e monitoriamo. Per quanto riguarda le altre competizioni il campionato è escluso così come la Coppa Italia. Per la Final Eight 2024 torniamo a Torino, una sede che ci ha dato grandi soddisfazioni. Cercheremo di replicare, e dove è possibili migliorare, ciò che abbiamo offerto nello scorso febbraio. La prima novità è che apriamo, in accordo con la LBF, alla Final Four di Coppa Italia femminile che sarà giocata in contemporanea alla Final Eight maschile».

L'imponente immagine dei 12.500 del Pala Alpitour alle Final Eight
dell'anno scorso: LBA punta a fare il bis anche in questa stagione

Lo scorso anno a Torino si è organizzato un evento quasi perfetto. Ma dove si può migliorare? «Nel nostro piccolo stiamo copiando quelli che sono i migliori esempi che ci possono essere. Non pensiamo di inventare nulla. Siamo però anche capaci di creare dei trend, perché ad esempio dopo la Final Eight di Torino una lega importante come l’ACB, la competizione per club più importante a livello domestico in Europa, ci ha chiamato per chiederci informazioni guardando al nostro evento come un esempio da seguire. Questo ci fa molto piacere. Continuiamo ad investire nello sviluppo, nell’allargamento della fan base per arrivare soprattutto alle nuove generazioni - sottolinea ancora Gandini - che hanno una fruizione del prodotto sportivo diversa dai loro padri o dai fratelli maggiori. Fermo restando che il prodotto è fruibile per chiunque a tantissimi livelli. Attraverso l’attività dei club è fruibile ovviamente dal vivo nei palazzetti, con le campagne abbonamenti e la politica dei prezzi. È disponibile online su tablet e smartphone così come sul satellite ed in chiaro. Per i più giovani e smaliziati abbiamo i social e tutta la produzione digital. La cosa più importante però, è che quando c’è la passione questa rimane e non sono preoccupato di perdere il pubblico più affezionato cresciuto con la pallacanestro negli ultimi venti, trenta o quarant’anni. Preferisco lavorare sull’aggiungerne altro di pubblico, pensando anche ad un ricambio che purtroppo è inevitabile in ogni ciclo della vita».

La Serie A vede sempre più club e coach ostaggi del risultato, e per questo giovani come Mannion, Spagnolo, Procida, Diouf, emigrano all’estero per trovare una loro dimensione. «Purtroppo non credo che sia una sorpresa. Parte del percorso di crescita di questi ragazzi comprende per vari motivi una, o più tappe, all’estero. Vuoi per uscire dalla comfort zone, per misurarsi con campionati diversi, e anche per guide tecniche che valutano diversamente lo status delle prestazioni. Così non mi sorprende neppure che tanti altri giovani, dei quali non parliamo, vadano a studiare negli Stati Uniti, così da abbinare una crescita tecnica anche un’educazione superiore rispetto a quella che potrebbero avere nel nostro paese, dove purtroppo l’accoppiata studio-sport dà tantissimi grattacapi. Non mi sorprende neanche che gli allenatori dei club abbiano una grandissima attenzione a vincere le partite, a centrare posizioni che gli permettano di vincere trofei, di qualificarsi in Europa o alle Final Eight, o di conquistare la salvezza. Questo non deve sorprendere. Poi però c’è l’attitudine personale, sia dei tecnici che degli atleti. Credo che in linea generale i giocatori che meritano, indipendentemente dall’età o dal passaporto, giocano. Poi ci sono altre cose che maturano in maniera diversa - evidenzia il presidente LBA -, come la personalità, la capacità di assumersi responsabilità, e questo spesso è meglio affrontarlo in un’altra realtà. E valuto positivamente tutto ciò perché poi si tratta di atleti che arrivano alla nostra nazionale».

Parlando di Italbasket, come valuta i quarti di finale raggiunti al Mondiale? «La Nazionale ha fatto benissimo, facendo un percorso straordinario. Concordo con il ct Pozzecco, secondo il quale ciò che ha fatto l’Italia nelle Filippine ha convinto il paese intero che potevamo battere gli Stati Uniti. Ritengo che questa sia una fotografia fedelissima, perché così come abbiamo poi sofferto per i 37 punti di scarto, nei giorni precedenti alla gara l’opinione pubblica riteneva che si potesse fare il miracolo. Questo credo che sia un tiolo di merito per la Nazionale che ha risvegliato attenzione sul movimento, che con le prestazioni ha portato vantaggi anche ai club con risvolti positivi sulle attività commerciali e sull’attenzione a loro riservata. Adesso la Nazionale avrà da affrontare dei cambiamenti - analizza Gandini -, dal ritiro di Datome ai giocatori di punta che avranno un ulteriore anno. Avremo un Preolimpico estremamente difficile sulla carta, per questo da preparare al meglio. E sono convinto che le squadre di Serie A daranno alla Nazionale il supporto necessario affinché si possa avere una rosa di giocatori potenzialmente più ampia, di interesse e pronta così da permettere al ct di avere possibilità di scelta su chi convocare».

L'Italia alla World Cup ha appassionato:
i club continueranno a sostenerla

Ultima chiosa sulle elezioni Fip. «Per quanto riguarda il discorso sulla politica federale e la sua guida non dobbiamo preoccuparci. Dobbiamo affrontare tutta la stagione 2023/24, il pre e post Olimpiadi, parte della 2024/25 prima di affrontare nuove elezioni e quindi abbiamo tempo per questo discorso. Quello che posso dire è che sicuramente la guida solida e duratura del presidente Petrucci ci porta a pensare che l’eventuale successione, qualora fosse necessaria - conclude Gandini -, sarà affrontata nei tempi e nei modi dovuti».


* per la rivista Basket Magazine

domenica 24 settembre 2023

Supercoppa: la Virtus è un fiume in piena, la diga Brescia spazzata via

La Virtus è un fiume in piena, la diga Brescia spazzata via

di Giovanni Bocciero


La finale di Supercoppa della Lba vede la Virtus Bologna partire meglio dai blocchi di partenza. La squadra di coach Banchi è più incisiva e più aggressiva. La coppia Cordinier-Shengelia combina il 14-1 iniziale, mentre le sei triple in 8’ la portano a condurre 23-8. La risposta della Leonessa Brescia, che subisce la maggior durezza degli avversari spesso al limite dei contatti permesso, è affidata a Bilan. Il lungo è l’unico che vicino canestro riesce a bucare la difesa bolognese. Dopo 5 errori nel quarto iniziale, Burnell segna il primo canestro da 3 bresciano nella seconda frazione. La Virtus però non alza il piede dall’acceleratore, ed ha continuato ad avere il pallino del gioco in mano. Dopo che la componente americana ha tenuto comunque a galla Brescia, la tripla di Della Valle vale il 38-27 a poco meno di 4’ dall’intervallo. Alla Leonessa sembra quasi mancare lo zampino per riaprire la gara, ma mentre le percentuali di Bologna iniziano a scendere Christon manda a bersaglio la bomba del -8. Il finale di primo tempo è però a tinte bianconere, con Belinelli che segna 5 punti in un amen e Bologna va al riposo lungo sul 48-35.

Al ritorno sul parquet, la gara diventa ancora più ruvida. In 4’ si segnano 9 punti complessivi., mentre non si contano i contatti. Alcuni dei quali gli arbitri lasciano correre, per le proteste di coach Magro. La partita s’infiamma quando vengono segnate tre triple consecutive, due dalla Virtus. Stappato offensivamente il match, Bologna allunga sul 64-43 e Brescia è costretta ad interrompere il gioco con il timeout. La situazione però non cambia, mentre la Leonessa è macchinosa in attacco, la Virtus vede Shengelia salire di colpi ed offre a Mickey la schiacciata del +25. È tutta Bologna che però trova il ritmo giusto, con i canestri di Abass e Pajola che valgono addirittura il 76-43 all’ultimo pit-stop. L’ultimo periodo non nasce sotto una buona stella per Brescia, che quasi viene raddoppiata sill’82-43. È praticamente la fine. Già iniziano a scorrere i titoli di coda mentre le due tifoserie non smettono un attimo di incitare le rispettive squadra. Trovano i primi punti della propria gara anche Polonara e Mascolo, mentre Bilan pur essendo l’ultimo ad alzare bandiera bianca continua a sbagliare dalla lunetta. E quel 4/11 dalla linea della carità è una macchia sulla prestazione del migliore in casa Leonessa. Per la Virtus invece, l’Mvp non può che essere Shengelia, gara di grande sostanza, decisivo bei momenti importanti.


L'Mvp è Tornike Shengelia: partita a tutto tondo, da vero leader 

E' Tornike Shengelia l'Mvp della Supercoppa LBA 2023, che ha visto la Virtus Bologna dominare in lungo e in largo la Leonessa Brescia, sino quasi a doppiarla nel punteggio ad inizio ultimo quarto (82-43). Partita sontuosa quella del georgiano, che ha iniziato subito su marce piuttosto elevate. Nel parziale iniziale di 14-1, lui ha contribuito con 6 punti. Offensivamente parlando si è rivisto nel terzo periodo, quando ha ammazzato la partita con la tripla che ha dato il là al secondo devastante parziale di 28-8 per i bolognesi. 15 punti alla fine, con un perfetto 3/3 da 2 e addirittura 3/5 da 3. Ma non solo, sarebbe quasi riduttivo descrivere con i canestri realizzati la sua prestazione. Perché sotto canestro è stato insuperabile, arpionando 12 rimbalzi, seppur solo 2 in attacco. E inoltre, sempre nel 28-8 che ha indirizzato la Virtus verso la conquista del trofeo, ha distribuito 4 assist. Una per Mickey che ha dovuto soltanto schiacciare. Insomma, inizia nel migliore dei modi la stagione 2023/24 per l'ala bianconera.



sabato 9 settembre 2023

Italbasket, le lacrime e i graffi di Melli un inno a crederci

Italbasket, le lacrime e i graffi di Melli un inno a crederci


Con Gigi Datome al canto del cigno con questo Mondiale ormai agli sgoccioli, sarà Nicolò Melli ad ereditarne i gradi di capitano dell’Italbasket. O almeno è ciò che tutti si aspettano. Dopotutto il lungo azzurro è stato già investito di tale responsabile nella spedizione olimpica di Tokyo durante l’estate del 2021. In quella occasione ha più riprese detto di aver soltanto preso in prestito quel ruolo, e si può ben capire per la forte amicizia che c’è tra i due giocatori, uscita clamorosamente allo scoperto con il podcast che li ha visti protagonisti in preparazione al torneo iridato. Da domani nessun prestito più, quel ruolo sarà suo per merito. Perché Nik ha dimostrato con le lacrime e i graffi di tenerci alla nazionale. Può sembrare superficiale, ma son convinto che un giocatore scambierebbe qualsiasi cosa per arrivare ad un risultato importante con la maglia del proprio paese. E Melli, con un palmares composto da tre scudetti italiani, due tedeschi ed uno turco, tre coppe e due supercoppe nazionali, ne avrebbe di trofei da barattare. Ovviamente se non si può fare per una medaglia d’oro, quantomeno d’argento e non di bronzo, per rimanere in tema di podcast azzurro.


Nik è un esempio in campo e fuori. Ha giocato due stagioni in Nba, per la verità facendo purtroppo molta panchina, ma ha dimostrato partita dopo partita che il suo livello è quello lì. Incide su ambedue le metà campo, ottime letture in attacco dove si fa apprezzare anche come passatore. In difesa è capace di entrare sotto pelle all’avversario, e non indietreggia di un passo. A costo anche di uscirne con qualche cicatrice. E’ l’emblema del capitano, ed ha già parlato come se ricoprisse tale ruolo quando ha elogiato pubblicamente Diouf, Procida e Spagnolo per l’apporto che hanno dato a questa spedizione di Manila. Ma soprattutto spronandoli a conquistarsi il futuro, che si spera sia roseo per loro e per noi. Commozione, tenerezza, determinazione, forza, nelle parole così come nei fatti, non si può che ammirare ed applaudire Melli. Lui darà sempre tutto per l’azzurro, proprio per questo non potrà mai esserci sconfitta nel suo impavido cuore. Poi, in campo, si vince e si perde, ma è attraverso questo modo di fare che si può diventare trascinatori di un intero movimento. Che forse deve smetterla di specchiarsi come Narciso, ma allacciarsi strette le scarpe e scendere in campo con la fame e la volontà di chi vuole arrivare.

giovedì 24 agosto 2023

Basile scommette sull'Italia e sul Poz: «Bravo a cambiare visione»

VERSO IL MONDIALE 2023

Basile scommette sull'Italia e sul Poz:

«Bravo a cambiare visione»


di Giovanni Bocciero

Un oro e un bronzo europeo, ma soprattutto l'argento olimpico del 2004. Se si parla di Gianluca Basile in merito alla nazionale di pallacanestro è sicuramento uno dei giocatori più titolati. Eppure, proprio come per l'Italia gli manca nel palmares una medaglia al Mondiale. Competizione che vedrà ormai ad ore gli azzurri esordire contro l'Angola (venerdì 25 alle ore 10:00). Una squadra che ha avuto un cammino perfetto nell'avvicinamento al campionato iridato, con sette vittorie su sette amichevoli disputate contro Turchia, Cina, Serbia, Grecia, Portorico, Brasile e Nuova Zelanda. Successi arrivati anche contro avversarie di un certo livello, che però non contano assolutamente nulla in questa fase se non per far crescere l'autostima del gruppo. «Vincere non è mai semplice, perché sulla carta ci sono tante squadre forti quanto te - ha esordito Basile - o ancora di più. La cosa fondamentale è creare il concetto di squadra, e che tutti e dodici i giocatori capiscano in che contesto si trovano e il proprio ruolo. Quando tutti i meccanismi combaciano ci si può togliere tante soddisfazioni, e credo che la nazionale già dalla partecipazione all'Olimpiade con la gestione di Meo Sacchetti abbia intrapreso la giusta strada. Col Poz allo scorso Europeo si è arrivati ad un buon risultato, e si stanno comportando bene anche in queste amichevoli dove davvero giocano una buona pallacanestro. Sono una squadra atipica perché non hanno un centro di peso sotto canestro, ma c'è Nicolò Melli che è un jolly, che può difendere sui lunghi grossi, poi è dinamico ed ha la giusta intelligenza tattica. Se riescono a creare quella particolare atmosfera nello spogliatoio non dico che sono da medaglia, ma possono andare molto avanti nella competizione. Purtroppo il Mondiale è ancora più difficili degli Europei».

Basile ha vinto quello storico argento olimpico ad Atene con Gianmarco Pozzecco. Ma non solo l'azzurro, i due sono stati compagni di squadra per tre anni alla Fortitudo Bologna, e nella stagione 2013/14 il Poz è stato addirittura allenatore del Baso all'Orlandina. «Non me lo sarei mai aspettato in questo ruolo - ha confessato l'ex guardia tiratrice -, e questo è sicuramente qualcosa di positivo per lui. Credo che quello che sia riuscito a fare meglio è capire che il suo gioco, con quel talento, quella visione, era unico, e che lo poteva mettere in pratica solo lui. Quindi si è dovuto immedesimare in un contesto differente, nel quale non può aspettarsi quelle determinate cose dai giocatori. Ecco perché lo vedo molto focalizzato sui dettagli e le situazioni tattiche, cosa che da giocatore gli riuscivano per talento, perché sapeva inventare come nessun'altro. Nel suo nuovo ruolo ha dovuto capire che chi sta in campo non si chiama Pozzecco, e quindi ha dovuto imparare attraverso la lunga gavetta che ha già fatto alcune dinamiche che vanno al di fuori della sua visione. Visione che ha comunque portato a livello umano perché, essendo stato un atleta difficile da gestire, sa cosa passa per la testa di chi scende in campo e come saperlo prendere affinché possa essere tranquillo. Questo suo modo di fare crea grande fiducia nel rapporto che ha con le persone - ha sottolineato Basile -, le quali arrivano a credere fortemente in lui. Si merita tutto quello che ha raggiunto, e se a volte di sicuro esagera è perché spinto dalla passione. Nessuno può dire che non metta tutto sé stesso in quello che fa».

Pozzecco è stato chiaro sin dall'inizio del raduno. Ha convocato quei giocatori con i quali intende portare avanti un progetto duraturo nel tempo, perché è importante anche a livello di nazionale costruire un gruppo che si conosca quanto più possibile a maggior ragione con le poche occasioni per ritrovarsi. «Se non si crea mentalità nel gruppo si fa fatica pensare di poter non solo sognare una medaglia, ma persino di essere competitivi. La mentalità è ciò che ti rende forte, che ti dà sicurezza, e si costruisce nell'arco degli anni e anche dalle sconfitte. Come il quarto di finale perso contro la Francia dell'estate scorsa. Vedendo come giocano, e considerando che sono comunque tutti dei bravi ragazzi dal punto di vista comportamentale - ha continuato Basile -, credo che la mentalità sia quella giusta. Si percepisce che tutti vogliono fare bene e che nessuno esce fuori dal coro. Si stanno preparando al meglio, sono convinti di poter far bene, e poi dal traguardo del podio sei spesso diviso da una linea sottile che a volte dipende anche dalla fortuna negli incroci. Bisogna guardare una partita per volta e vedere cosa succede».

Il Mondiale sarà l'ultimo palcoscenico da giocatore per Gigi Datome, capitano dell'Italbasket che pur emozionatosi per aver vinto due bronzi europei a livello giovanile con l'U18 e l'U20, non ha conquistato nessuna medaglia con la nazionale maggiore. Chiudere la carriera con l'azzurro indosso e magari sul podio sarebbe un sogno. «Già indossare la maglia azzurra e sentire l'inno ti tocca nel profondo - ha riflettuto l'ex Fortitudo e Barcellona -, si prova orgoglio e soddisfazione per essere arrivato in quel contesto, che è il sogno da bambino. Una serie di cose che ti appagano sicuramente. Il ritiro è una cosa molto soggettiva, non c'è un'età che sia una data di scadenza. Per quello che ho provato io ai miei tempi, il corpo non mi reggeva più come una volta. Vedi ragazzi più veloci, subisci più infortuni, e quindi bisogna iniziare a tirare le somme valutando i pro e i contro nel continuare la carriera. Credo che Datome stia soffrendo almeno da due anni di diversi infortuni che gli hanno fatto giocare molte meno partite, anche se quando poi è in campo fa la differenza con la sua presenza. Gara 7 delle ultime finali scudetto sono un grande esempio. Ma arrivati a questo punto, solo lui poteva prendere una decisione riguardo questa cosa. Per quello che ha fatto, e per la persona che è, c'è solo da alzarsi in piedi per applaudirlo».

Per un Datome che prenderà parte al suo ultimo ballo, ci sono diversi giovani alla loro prima grande esperienza con l'Italia. Parliamo ovviamente di Momo Diouf, Gabriele Procida e Matteo Spagnolo, rigorosamente in ordine di data di nascita essendo un 2001, un 2002 ed un 2003. Segno questo che il Poz non ha paura a lanciare dei giovanissimi. «L'età non è importante, perché ricordo che ai miei tempi Ricky Rubio aveva solo 17 anni ma era già in nazionale e addirittura comandava in campo. E' solo una questione di mentalità e di voler fare bene, e la crescita che hanno avuto Spagnolo e Procida fa ben sperare per il futuro dell'Italia. Voglio però anche lanciare un messaggio a chi è stato tagliato per ultimo o sta nel giro della nazionale, ovvero che un giocatore deve lavorare per migliorarsi sempre, così da presentarsi al prossimo raduno più forte. E' solo il lavoro che ti fa guadagnare sicurezza e prendere coscienza dei propri mezzi, così che si possano raggiungere certi livelli». Ma vede in qualcuno i nuovi Baso e Poz? «Questa domanda non ha risposta. Ogni giocatore ha una sua mentalità ed un suo talento. Ma non mi soffermerei neppure sui singoli, perché anche ai nostri tempi - ha concluso Basile - la forza del gruppo era l'insieme dei giocatori ognuno con la mentalità giusta».

sabato 5 agosto 2023

Giovanni Bocciero nuovo responsabile comunicazione della Bakery Piacenza

Giovanni Bocciero nuovo responsabile comunicazione della Bakery Piacenza

Il giornalista professionista organizzerà e coordinerà l’area comunicazione del club avvalendosi della collaborazione di importanti figure professionali

La Bakery Basket Piacenza, ai nastri di partenza del campionato di serie B Nazionale 2023/24, comunica di aver affidato a Giovanni Bocciero l’organizzazione ed il coordinamento dell’area comunicazione del club.

Casertano di Maddaloni, il 34enne giornalista professionista con comprovata esperienza in ambito sportivo, ha già ricoperto il medesimo ruolo per circa dieci anni alla Pall. San Michele Maddaloni, impegnata sempre nel campionato di serie B. È inoltre tra le principali firme della rivista specializzata Basket Magazine, e si occupa dei maggiori sport cittadini per la testata online IlPiacenza. Dopo aver conseguito la laurea magistrale in Scienze Politiche e il master in Marketing e Management dello Sport all’università di Roma Tor Vergata, ha maturato un’importante esperienza di tre anni alla Federazione Italiana Rugby collaborando con gli uffici di Comunicazione, Marketing, Eventi e Area Sportiva. 

Giovanni sarà il nuovo riferimento per giornalisti, uffici stampa e operatori dei media riguardo tutte le attività del mondo Bakery, e coordinerà il settore comunicazione del club biancorosso avvalendosi della collaborazione di importanti figure professionali. Nell’ordine il responsabile social media e grafico Riccardo Galli, che continuerà anche ad essere la voce delle telecronache delle partite casalinghe; la social media manager Giulia Caserta, anche fotografa biancorossa insieme a Manuel Galli; lo speaker ufficiale Nicolas Cattivelli; e gli addetti alle statistiche Simona Migliorini e Marco Belloni.

Area comunicazione Bakery Basket Piacenza

sabato 29 luglio 2023

Ds Alessandro Pagani: «Aboliti gli under? Quelli bravi giocheranno»

Estate bollente per il basket italiano, dalla riforma dei campionati di serie A2 e B Nazionale all'introduzione della riforma del lavoro sportivo. Con il ds dell'Assigeco Piacenza, Alessandro Pagani, parleremo anche del nuovo vincolo sportivo dagli 11 anni d'età, e l'aumento dei costi dei parametri per il tesseramento.



domenica 23 luglio 2023

Gandini: «Il campionato è importante, lo dimostrano i playoff»

Intervista al presidente della Lega, Umberto Gandini, a conclusione di una stagione che ha rilanciato il basket italiano di club

«Il campionato è importante, lo dimostrano i playoff»

«Una lega sovranazionale? Alla base del sistema ci sono i tornei nazionali e prima dei ricavi bisogna pensare ai costi. Sul calendario va trovato un accordo»

 

di Giovanni Bocciero*

 

ARCHIVIATA la lunghissima stagione 2022/23 della LBA, abbiamo tirato le somme con il presidente Umberto Gandini. «Mi complimento con dipendenti, collaboratori e consulenti per il lavoro fatto in questa prima stagione ‘normale’ dopo la pandemia. Hanno fatto più di quanto mi aspettassi: siamo cresciuti notevolmente nel modo in cui presentiamo i nostri eventi; è migliorato il dato medio di presenze nei palazzetti; è aumentata la diffusione televisiva così come l’impatto mediatico sui social e nel mondo digital dei nostri contenuti. Sono soddisfatto. E poi la finale è stata di altissimo livello, competitiva, equilibrata, coinvolgente, si è visto fair play da entrambe le parti. Dispiace per un singolo episodio - riferimento a gara 2 -. Capisco anche i puristi del gioco per i quali la finale non è stata all’altezza, ma vuoi mettere l’intensità che le due squadre hanno avuto al termine di una stagione così lunga?».

Una formula, quella della finale al meglio delle 7 gare, che l’Assemblea di lega ha modificato alla prima occasione. «Quella formula esisteva dal 2007/08, e da allora i calendari e gli impegni sono cambiati - ha ricordato Gandini -. Negli anni precedenti non si è andati così lunghi, ma con un potenziale Preolimpico l’anno prossimo, abbiamo fatto una serie di considerazioni. Rispondendo alle esigenze del movimento abbiamo assecondato un sentito comune. Sottolineo che le società, con meno partite, hanno rinunciato agli incassi per salvaguardare l’interesse collettivo, in primis dei giocatori. E per questo le ringrazio».

Umberto Gandini, presidente LBA dal 2020

ALL’ORIZZONTE la riforma del lavoro sportivo che sfiora appena la LBA. «È un tema estremamente importante, che aiuterà ad abbattere qualche steccato di norme e regole che saranno più simili tra LBA e LNP. È un cambio epocale, ma dobbiamo fare cose che abbiano una logica e che siano funzionali. Il lavoro sportivo ci toccherà relativamente essendone caratterizzati dagli anni ’90, ma in serie A interverrà su tutte le figure che riguardano il settore giovanile o di aree che non sono quella tecnica. Trovo importante tale riforma - ha continuato Gandini - perché è la certificazione che esiste un lavoro sportivo che non è necessariamente quello dei professionisti. Un giocatore dilettante ha degli impegni ed una disponibilità verso le società molto simile a quella dei professionisti senza averne le tutele. Poi come dice il ministro Abodi, sarà un processo in itinere e sarà necessario intervenire per trovare degli ammortizzatori, per permettere la sua applicazione, per correggerla dove magari ci saranno delle storture. Ma è importante aver fatto il primo passo».

Se da un lato in Italia c’è questo avvicinamento tra professionisti e dilettanti, in Europa la forbice sembra allargarsi sempre di più. «Guardo all’Eurolega con grande attenzione e curiosità per via della mia esperienza nel mondo del calcio a livello internazionale. Nella pallacanestro l’associazione delle leghe, l’Uleb, che è azionista dell’Eurolega stessa, è da tempo in disparte e poco considerata. Sul tema dei calendari: abbiamo 52 settimane nelle quali 44 circa per svolgere attività sia di nazionali che di club. Bisogna trovare il modo di collaborare tra Fiba, Eurolega e le leghe che tutelano i propri interessi. Non è facile - ha analizzato il presidente della LBA -, perché tutti puntano ad aumentare i propri spazi per aumentare i ricavi. Insieme a Spagna, Grecia, Francia e Germania abbiamo fatto sapere di voler essere coinvolti nelle decisioni che impattano sui campionati domestici».

Ma è fattibile una lega sovranazionale? «L’Eurolega nel basket, rispetto al calcio con l’ipotetica Superlega, ha avuto un diverso impatto sociale e politico. Ciò non toglie che la base del sistema europeo sono i campionati nazionali. Milano e Bologna hanno dimostrato quanto ci tengano al titolo italiano. Per questo è necessario trovare il giusto rapporto. Un torneo sovrannazionale me lo aspettavo anni fa nel calcio, legato all’integrazione politica europea, ma non c’è stato. Non credo però che più partite continentali siano la risposta ai problemi della pallacanestro europea. Ritengo invece che prima dei ricavi bisognerebbe controllare i costi».

IL DUOPOLIO Milano-Bologna non preoccupa il presidente Gandini, «perché è stimolante per loro e per tutte le altre società. Brescia lo ha dimostrato vincendo la Coppa Italia, altri club storici o appena arrivati hanno la volontà di fare sempre meglio. Poi è chiaro che contano molto i budget e le risorse disponibili. Contiamo sul desiderio di primeggiare di personalità o gruppi che vogliono competere ad alto livello con la disponibilità ad investire. Altre realtà competono con le armi a loro disposizione, ma l’Italia non è una mosca bianca in Europa. Di duopoli ce ne sono in tutti i campionati, ma non per questo si grida allo scandalo. D’altronde le squadre di Eurolega sono giocoforza più attrezzate delle altre. Ma anche negli anni ’60 e ’70 c’era il dominio di Varese, Cantù, Milano. Ci sono sempre stati poli opposti nella storia».

Un momento della finale scudetto tra Milano e Bologna

I club sono ovviamente gli attori principali della LBA. Lo stato di salute delle società, e l’avvento di proprietà straniere non può che far sorridere. «La pandemia è stato un test probante, e tutti l’hanno gestito con grande attenzione e lungimiranza mettendo in sicurezza i conti. Possiamo dire di affrontare le nuove sfide e guardare con tranquillità al futuro. Sulle proprietà straniere credo sia necessario distinguere due diversi tipi di investimento: uno per rafforzare la compagine societaria e migliorare le infrastrutture che è duraturo; l’altro riguarda la forza lavoro, quindi i contratti dei giocatori, che non sempre è immediato e certo del risultato. Credo che bisogna trovare la giusta via di mezzo, anche se tante realtà locali, dove c’è una proprietà diffusa, lavorano sulla stabilizzazione del club fornendo le risorse per affrontare la parte sportiva con più tranquillità. Un bacino d’utenza estenso è un potenziale vantaggio per inserirsi nell’egemonia Milano-Bologna, ma da solo non può bastare per ambire al vertice - la risposta di Gandini alle dichiarazioni del nuovo amministratore delegato del club partenopeo Alessandro Dalla Salda sul potenziale di Napoli -. Ci vogliono tanti altri ingredienti ed alcuni già ci sono, ma sono certo che Dalla Salda lo sa bene, ed è determinato nel suo nuovo incarico a generare le risorse, non solo economiche, per crescere. Penso alla passione della proprietà, ad esempio, a quanto la famiglia Grassi sta facendo per mettere solide fondamenta al progetto».

ALTRO NODO è il mercato sempre aperto. «Il fatto che ci sia l’opportunità non significa che bisogna applicarla. Sono regole che vengono prese di comune accordo tra le società - ha specificato il presidente -. Nell’Assemblea di lega ci si confronta cercando le soluzioni migliori per l’interesse collettivo che tendenzialmente non deve penalizzare nessuno. Al momento non c’è sul tavolo un discorso di questo tipo».

Il mercato coinvolge anche l’utilizzo degli italiani, naturalmente. «Sono sempre stato un convinto assertore della meritocrazia. Avere delle categorie obbligatorie per le quali devi giocare non aiuta né la crescita del giocatore né quella del movimento. Se un allenatore sceglie di far giocare o meno un atleta non lo fa per regolamento o per farsi del male. La responsabilità di formare i giocatori, pur restando nell’interesse della serie A, credo vada distribuita più verso le categorie inferiori - l’opinione di Gandini -. I club di LBA lavorano sulla parte terminale della formazione, lasciando al settore dilettantistico la preparazione dei giovani. Anche la scuola incide. In passato un ragazzo più alto della media veniva dirottato naturalmente verso la pallacanestro, oggi va a giocare a pallavolo e questo porta ad avere meno talento disponibile. C’è un ragionamento di fondo da fare che non può avere nelle clausole protezionistiche l’unica soluzione. Il basket ha scelto il criterio della formazione, indipendentemente dal passaporto, e questo ha dei risvolti sia positivi che negativi».

SENZA IMPIANTI all’avanguardia, nonostante il pubblico pagante risponda bene, l’esposizione mediatica del basket sia in tv che sui giornali ne risente, trovando sempre meno spazio anche a causa di limitazioni d’accesso per gli stessi addetti ai lavori. «Ringrazio per la domanda perché il tema non riguarda solo gli stadi - ha evidenziato il presidente della LBA - ma tutti gli impianti sportivi. Con la pallavolo spesso facciamo cose insieme a livello politico perché ci troviamo a condividere le strutture. Non possiamo crescere da questo punto di vista, nonostante siamo arrivati a quasi 4mila spettatori di media a partita nel girone di ritorno, perché in Italia non c’è una visione sull’impiantistica da decenni. Palazzi da oltre 10mila posti ce ne sono pochi. Uno dei più belli è Torino che deriva dalle Olimpiadi. Progetti all’orizzonte sono Cantù, Tortona, Brindisi con i Giochi del Mediterraneo, Venezia, l’ampliamento del palazzo di Varese. Ci sono dei segnali, soprattutto legati ai privati o a manifestazioni internazionali, ma l’impiantistica incide su capienza, presenze, sulla fruizione del prodotto dal vivo, che per il basket rimane straordinario perché ha una sua declinazione televisiva. Non a caso i numeri che abbiamo raccolto nell’ultima stagione sono forieri di ottimismo per il futuro».

«Sul Nove abbiamo intrapreso un percorso, dopo aver lasciato Rai Sport perché non c’era da parte dell’emittente pubblica la volontà di darci gli spazi che meritiamo. Il gruppo Discovery è stato più sensibile. Il bando dei diritti streaming, che ha visto la contesa tra Discovery ed Eleven, ci ha permesso di avere più risorse e quindi meno necessità del solo ricavo dal chiaro. Adesso bisogna abituare il pubblico ad andare a ricercare il basket su emittenti diverse rispetto a prima. Poi non dimentichiamo la contrazione importante di quante persone guardano la tv. Dobbiamo continuare ad investire sulla comunicazione del nostro prodotto, anche perché ormai quasi tutto lo sport è sullo streaming. È anacronistico pensare che lo sport sia fruibile solo in chiaro. La gente che guarda la tv è sempre più anziana. Bisogna dunque rinnovare e ringiovanire l’audience, trovando le formule sia per il prodotto in chiaro che ti dà proseliti, ma anche visibilità e ricavi commerciali, che quello in streaming che puoi vedere dove, quando e come vuoi per fruire del servizio. La problematica dell’impiantistica e della sua capienza con spazi ristretti, ha fatto sì che in considerazione dei media che oggi sono carta stampata ma anche siti e altro, ci siano limitazioni di non facile soluzione scontentando qualcuno». La chiosa di Umberto Gandini è ovviamente per i prossimi Mondiali: «Tutti a tifare per la Nazionale, perché è trainante per l’intero movimento».


* per la rivista Basket Magazine