venerdì 6 ottobre 2017

Basket Lega A: Gutiérrez sulle tracce di Raga

Il playmaker di Trento viene dal Messico, come il grande Manuel


Clandestino negli Usa con la famiglia, a 15 anni è rimasto solo
trovando nel basket la forza di imporsi forgiando un carattere di ferro



di Giovanni Bocciero*


Il Messico è al primo posto tra i paesi latinoamericani e sesto a livello mondiale per emigrazione qualificata. Vale a dire che migliaia di professionisti, scienziati, artisti, imprenditori, ricercatori, giuristi lasciano la propria nazione nel tentativo di realizzarsi altrove. Una vera e propria “fuga di cervelli”. Tra coloro che hanno accolto un’eccellenza messicana vi è anche l’Aquila Trento, che questa estate ha ingaggiato il playmaker Jorge Ivan Gutiérrez. Giocatore geniale in attacco e arcigno in difesa, non si risparmia mai. Non a caso viene da un’estate in cui praticamente non si è fermato un attimo. Terminata la stagione, ha disputato la Summer League di Las Vegas trascinando i Portland Trail Blazers sino alla finale contro i Lakers, prima di unirsi alla Nazionale - di cui è un pilastro - per l’AmeriCup disputata in Argentina e chiusa al terzo posto. Uno stakanovista del parquet che ha impiegato giusto una decina di giorni per aggregarsi alla formazione trentina mentre questa era impegnata in Francia per un torneo. Un ulteriore segno distintivo del ragazzo, che ha voluto conoscere al più presto i suoi compagni di squadra per calarsi al meglio nella nuova realtà e avventura.

Buscaglia: "Era lui la nostra prima scelta. Aveva mercato in America,
è stato giusto aspettarlo. Alzerà il tasso tecnico della squadra"
PRIMA SCELTA. Dopotutto Gutiérrez era il primo nome in cima alla lista di Trento. «Ci è sempre piaciuto, per questo lo abbiamo seguito ed anche aspettato durante l’estate - ha confessato coach Maurizio Buscaglia -. Lui aveva mercato in NBA ed era giusto che si prendesse il tempo necessario per decidere, ma allo stesso tempo è stato eccezionale, perché prendendo informazioni su di noi attraverso scout e giocatori ci ha detto che saremmo stati la sua scelta. Ha mantenuto la parola data e siamo riusciti a portare in Italia un giocatore che speriamo alzi il tasso tecnico sia della squadra che del campionato stesso». L’Aquila lo ha a lungo corteggiato, e sembrava che alla fine il matrimonio potesse anche saltare. Sensazione riportata da radio mercato che aveva fatto ulteriori ipotesi, come quella di Ryan Arcidiacono che si ritrovava libero dopo l’esclusione di Caserta. «È stato sempre la prima scelta - ha però ribadito il tecnico trentino -. Abbiamo monitorato il mercato nell'ottica di un necessario "piano b", ma si trattava soltanto di sondaggi. Noi volevamo lui, e se ci abbiamo messo qualche giorno in più per concludere l'accordo è stato dovuto alla clausola dell'NBA escape». «Sono molto contento di essere arrivato a Trento - ha aggiunto Jorge Gutiérrez -, una realtà sportiva apprezzata e rispettata da tutti. Mi sono sentito subito coinvolto e ben accolto dai compagni, dalla società e dalla città. Tutti sognano la NBA, ed ho lavorato al massimo per poter continuare a vivere quel sogno. Però, una volta esclusa questa possibilità Trento mi è sembrata fin da subito la destinazione perfetta, la migliore opzione per me a questo punto della mia carriera».

"Tutti sognano la NBA ma, chiusa quella strada Trento mi è sembrata
l'opzione migliore a questo punto della mia carriera"
SOGNANDO L’AMERICA. Gutiérrez è nato a Chihuahua, città natale di quel Eduardo Najera che ha avuto una più che discreta carriera NBA. Non ci vuole tanto a tirare le somme. E così mentre Gutiérrez vede crescere la sua passione per il basket sognando di imitare Najera, si trasferisce con la famiglia in maniera illegale negli Stati Uniti. Come per molti messicani sono in cerca di una vita migliore, e una volta varcato il confine si stabiliscono a Denver, che ha una vasta comunità ispanica. La famiglia resta unita per poco, perché mentre lui inizia a frequentare la Lincoln High School i genitori sono costretti a ritornare in patria. E così il quindicenne Gutiérrez si ritrova da solo in un paese dalle mille opportunità ma allo stesso tempo divoratore di sogni. Inoltre il giovane messicano soffre di anemia, ed ogni volta che esce dal campo si ritrova stampati addosso decine di lividi. Fortunatamente nulla che non si possa curare, in primis con una adeguata alimentazione che non poteva permettersi in Messico. Sin dall’inizio appare un leader, piuttosto silente, ma pur sempre un trascinatore. E così prima si trasferisce alla Findlay Prep in Nevada e poi accetta l’offerta di borsa di studio da parte dell’University of California. Con i Golden Bears resta i canonici quattro anni accademici, facendo vedere tutta la sua tempra ispanica. A quei tempi portava dei lunghi capelli, e ad ogni match si faceva lo chignon. Nell’ultimo anno viene nominato miglior giocatore e miglior difensore della Pac-12, segno della sua completezza nel rettangolo di gioco.

COMBINAZIONE PERFETTA. «Gutiérrez è un giocatore di grande generosità - ha dichiarato il suo neo coach Buscaglia -, lo si capisce subito quando ti relazioni con lui. Si tratta di una generosità che mette anche in campo, perché cerca di capire sempre come rendersi utile alla squadra. Il che è importante dato che lui ricopre il ruolo di play. E lo abbiamo voluto proprio perché ha delle affinità con il nostro contesto di squadra, basato su giocatori come Beto Gomes o Shavon Shields che sanno sacrificarsi». Il messicano è talmente intelligente cestisticamente da saper giocare anche nello spot di guardia, fornendo così un’alternativa tattica all’Aquila Trento. «Abbiamo intenzione di giocare anche con due play così da avere più giocatori che sappiano trattare il pallone, e dal punto di vista tecnico - ha analizzato il trainer trentino - superare le difficoltà che possono manifestarsi quando magari affronteremo una pressione difensiva a tutto campo. Quindi sarà il nostro playmaker, ma le sue caratteristiche ci permetteranno anche di giocare con più esterni».

TACITURNO E TESTARDO. Facciamo però un passo indietro, soprattutto sul fatto che è silente. Gutiérrez non ha proprio vissuto un’infanzia felice e spensierata come tanti dei suoi coetanei, e questo ha minato le sue capacità relazionali migliorate però con il passare del tempo e la naturale crescita. Resta il fatto che i canali di comunicazione preferiti dal messicano sono due: il basket ed il disegno. Naturalmente del primo ne ha fatto il suo lavoro, ed è anche il messaggio più diretto che arriva a compagni, tifosi ed avversari. Il disegno è ben altra cosa. Un hobby ma soprattutto un canale più riservato ed intimo, privato ed aperto a pochi. «Mi piace disegnare - ha confermato il playmaker messicano - anche se lo faccio poco. È un modo per rilassarmi e distendere i nervi quando ne ho bisogno». Questo suo aspetto taciturno ha però elevato la voglia di sfondare nel professionismo. “Attenti a dirgli che sta sbagliando, perché è testardo e farà di tutto per dimostrarvi il contrario”, le parole scandite dal suo ex allenatore universitario Mike Montgomery che lo ha reclutato all’University of California.
Punto di forza della Nazionale messicana terza all'AmeriCup
ha accumulato diverse esperienze nella NBA
Non a caso uscito dal college nel 2012, con una brevissima parentesi ai messicani del Pioneros de Quintana Roo, sino a due stagioni fa ha sempre militato negli Stati Uniti provando ad affermarsi ai massimi livelli. Il primo contratto lo ha firmato in D-League con i Canton Charge, venendo inserito nel quintetto dei rookie ed in quello difensivo. Neanche a dirlo. In quattro anni ha racimolato 47 presenze in NBA grazie a diversi contratti non garantiti con Brooklyn Nets, Milwaukee Bucks e Charlotte Hornets. Tra un’opportunità e l’altra di confrontarsi con i migliori, ciò che lo ha spinto sin da quando era giovanissimo, è tornato ben tre volte ai Charge tenendo aperta la porta per il piano di sopra. L’estate scorsa dopo aver partecipato con il suo Messico al Preolimpico di Torino - in cui ha affrontato anche l’Italia - ha deciso di aprirsi ad un’esperienza europea arrivando in Turchia. Con il Trabzonspor ha giocato 20 partite senza riuscire a lasciare un segno indelebile.

RAMPA DI LANCIO. L’arrivo in Trentino coincide con la ricerca della consacrazione a livello europeo. E forse non poteva scegliere luogo migliore visto che l’Aquila sembra un’isola felice dove si lavora bene, senza alcuno stress. E dove negli ultimi anni sono stati lanciati giocatori. Uno tra tutti Tony Mitchell. «Gutiérrez appartiene ad una categoria di giocatori già conosciuti - ha commentato coach Buscaglia - che possono essere inseriti nel mercato europeo, cioè con una certa consistenza e riconoscibilità da parte degli addetti ai lavori. Se dovessimo fare un paragone direi James Nunnally. Ovviamente stiamo parlando di ruoli e contesti diversi, ma pur sempre di giocatori noti e che non vanno certamente scoperti. Speriamo quindi che attraverso di noi possa affacciarsi ed inserirsi nel mercato europeo d'élite». «Ho sempre voluto giocare contro i migliori - ha dichiarato Gutiérrez - e sia la Serie A che l’EuroCup sono competizioni di alto livello che non vedo l’ora di affrontare. Sono pronto a dare leadership ed esperienza alla squadra. E soprattutto la difesa, mio principale punto di forza. Sono dell’idea che se fai la differenza nella tua metà campo giochi meglio in attacco».

MESSICANI IN ITALIA. Ricordate la statistica iniziale, con cui si è detto che il Messico è tra i principali paesi per emigrazione qualificata? Ecco, per quanto riguarda l’Italia come destinazione di queste eccellenze la percentuale è bassissima. Gli sportivi messicani passati da noi si contano sulle dita di una mano. Quello che ha inciso più di tutti è stato Manuel Raga, che ha militato dal 1968 al 1975 in maglia Ignis Varese vincendo tre titoli italiani e quattro Coppe Campioni. Negli stessi anni c'era Arturo Guerrero alla Sebastiani Rieti. Più fugace la permanenza di Romel Beck, ingaggiato nel 2007 sempre da Varese per poi vestire anche le canotte di Capo d’Orlando e Reggio Emilia. Passando al calcio, nel 2014 l’Hellas Verona acquistò il difensore Rafael Marquez, calciatore che ha fatto la storia del Barcellona con cui ha vinto dodici titoli diversi tra campionato e coppe. Nella nostra Serie A è arrivato che aveva già 35 anni e ormai sul viale del tramonto, ed infatti non ha lasciato un buon ricordo tornandosene in Messico dopo una stagione e mezza.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

venerdì 22 settembre 2017

Coach Sacripanti: «Il campionato è salito di livello. Speriamo ne guadagni la Nazionale»

Un timeout della Scandone di coach Sacripanti a Maddaloni

Dopo l’esperienza ad Eurobasket da assistente di Ettore Messina, coach Pino Sacripanti si è immediatamente catapultato nella nuova stagione con la sua Scandone. A circa 48 ore dall’eliminazione dell’Italbasket per mano della Serbia, in quel di Istanbul, il tecnico brianzolo si trovava già nella sala stampa del Pala Del Mauro per parlare ai giornalisti. E il giorno dopo era in panchina a Maddaloni per il Torneo Città di Caserta... continua a leggere

martedì 19 settembre 2017

Stefano Gentile: «Pelle d’oca a Maddaloni. Darò tutto alla Virtus». E la Nazionale…

#Gentilemania. Stefano di spalle e Alessandro riconoscibile tra la folla (foto Eventi Casertani)
In occasione del Torneo Città di Caserta a cui ha partecipato la Virtus Bologna, i fratelli Gentile non solo sono ritornati nella loro terra d’origine, ma siccome la kermesse si è svolta al Pala Angioni-Caliendo di Maddaloni, Alessandro e Stefano sono tornati davvero a casa. Su quel legno che li ha visti muovere i primi passi, sotto gli occhi attenti di papà Nando nella veste di allenatore, sono stati accolti da un grande affetto. Osannati e ricercati per foto e autografi, non si sono ovviamente tirati indietro.... continua a leggere

venerdì 8 settembre 2017

I Top Players della stagione Ncaa 2017/18

di Giovanni Bocciero

Una nuova stagione Ncaa è alle porte, e con i suoi 351 college ci sono centinaia di giocatori da tenere d’occhio. Dai tanto attesi prospetti Nba agli atleti più adatti alla pallacanestro in Europa. Con questa rubrica (in aggiornamento) segnaliamo i top players suddivisi per ruolo della stagione che sta per iniziare.


Point Guard

Shooting Guard

Small Forward

Power Forward

Centri

Sorprese!

lunedì 28 agosto 2017

High School, R.J. Barrett guida la pattuglia dei senior

di Giovanni Bocciero


Chi segue la Nba, lancia un occhio interessato alla Ncaa per scoprire chi saranno i rookie più attesi e promettenti. Alla stessa maniera e con lo stesso scopo ‘esplorativo’, chi segue il college basketball s’informa delle high school per conoscere in anticipo i futuri freshman (qui il Mock Draft 2019), monitorando soprattutto il recruiting dei ragazzi all’ultimo anno di liceo. Ce ne sono di molto interessanti, vediamo chi sono. (clicca qui per continuare a leggere)


giovedì 13 luglio 2017

NCAA: Viaggio alla scoperta dei nuovi talenti

di Giovanni Bocciero*


La stagione liceale è ormai finita. Dopo aver seguito le kermesse più importanti come il McDonald’s All-American, il Nike Hoop Summit e il Jordan Brand Classic, analizziamo nel dettaglio i giocatori prossimi a sbarcare in Ncaa che hanno colpito maggiormente per quello che hanno fatto vedere sul parquet in queste partite.

BAMBA A RIMBALZO CONTRO PORTER (FOTO DA KSDK.COM)

Il miglior prospetto del paese


Michael Porter Jr. è il giocatore più atteso della classe 2017. Dopo aver rinunciato all’accordo firmato con Washington, ha deciso di andare a Missouri dove il papà è appena stato ingaggiato come assistente. Porter è un atleta nel vero senso della parola, visto che abbina altezza (2.08 cm), fisico e tecnica. Dà il meglio di sé quando può correre in transizione proprio per via del fatto che può puntare l’avversario e batterlo arrivando sino al ferro dove spesso chiude in grande stile. Non è raro vederlo concludere in alley-oop dopo aver tagliato alle spalle della difesa, e per via del fisico ben strutturato regge molto bene i contatti realizzando diversi giochi da tre punti. È un ottimo rimbalzista tanto in attacco quanto in difesa, da dove può avviare il contropiede. E poi ha un range di tiro già calibrato addirittura sulla distanza Nba.
Nonostante le indubbie capacità da ball-handler, trova delle difficoltà quando deve attaccare contro la difesa schierata per via di un primo passo non fulmineo. Proprio per questo il più delle volte è costretto a ritornare sui suoi passi e ripiegare su di uno step back che comunque esegue egregiamente. Dovrà assolutamente migliorare in difesa, soprattutto sul perimetro, dato che sembra più a suo agio quando è accoppiato con un lungo vero, su cui fare tagliafuori. Le vere difficoltà emergono quando invece deve difendere su un esterno che lo attacca. Raramente tiene due o tre palleggi consecutivi e la cosa peggiore è che il maggior difetto sembra sia la volontà a provarci.

Il dominatore d’area


Mohamed Bamba è il prospetto più intrigante del lotto soprattutto per gli ampi margini di miglioramento che possiede. I mezzi fisici sono senz’altro il suo punto di forza. Corpo statuario di 210 cm, apertura di braccia pazzesca (7 piedi e 8 pollici), atletismo e verticalità imbarazzanti. Può essere un autentico dominatore d’area e non a caso è catalogato innanzitutto come un rim protector. Ma sarebbe sbagliato ridurre la valutazione solo a rimbalzi e stoppate, perché Bamba è un discreto difensore in post negli scivolamenti e in anticipo dove utilizza le mani veloci. Corre bene il campo in transizione e a rimbalzo offensivo è un pericolo costante anche perché gioca sempre con grande energia. Inoltre è un giocatore che fa molto affidamento sui suoi istinti per questo va indirizzato.
In attacco è un talento grezzo, tutto da costruire. Nonostante possieda sia il fisico che i movimenti, quando è costretto a mettere palla a terra appare ancora impacciato soprattutto se si cimenta in un 1-vs-1. Fin quando è a pochi passi dal canestro e bisogna appoggiare o schiacciare il pallone può essere un fattore, ma appena si allontana dal canestro inizia a essere molto meno pericoloso, nonostante abbia il tiro nelle sue corde. I mezzi fisici sono un punto a suo favore, eppure deve mettere ancora della massa muscolare per poter contenere al meglio i diretti avversari che hanno più chili di lui e che tendono a spostarlo. Infine ha delle qualità da passatore che si intravedono pochissimo, ma non devono essere sottovalutate. Spetterà allo staff tecnico di Texas lavorare sul ragazzo per farlo migliorare.

Genio e sregolatezza


Dopo aver parlato di due giocatori intorno ai 210 centimetri, passiamo a un play da 190. Collin Sexton è un giocatore completo che si rende utile tanto in difesa quanto in attacco, dove è capace di creare sia per sé che per gli altri. Con il pallone tra le mani fa praticamente quel che vuole, e quando accende l’interruttore della creatività escono delle giocate spettacolari, segno inconfondibile di una visione di altissimo livello. Possiede un tiro piuttosto efficace da ogni parte del campo anche se deve lavorare per limare qualche difetto nella meccanica. È molto competitivo e anche positivo, votato al gioco di squadra e con un linguaggio del corpo di quelli che scaldano il pubblico. In difesa è un marcatore tosto che muove bene sia i piedi negli scivolamenti sia le mani per infastidire il palleggio, talvolta con annessi recuperi.
Nel contesto di coach Avery Johnson ad Alabama sarà senz’altro un’aggiunta non da poco. Certamente dovrà imparare a non abusare della voglia di inventare sempre e comunque. La sua ricerca talvolta ostinata del passaggio impossibile o ad effetto comporta un numero consistente di palle perse che andrebbero evitate. Allo stesso modo spinto dalla sua grande competitività tende ad eccedere negli 1-vs-1 per dimostrare di essere il più forte. La sua maggior debolezza resta però il fisico. Piuttosto basso per la media delle combo-guard con una struttura fisica non eccelsa. Compensa col fatto di essere molto atletico, fattore che abbinato alla velocità di piedi gli permette di arrivare al ferro con disinvoltura, anche se la conclusione in avvicinamento non è quella più gettonata.



* per il web site BasketballNcaa.com --- link originale

domenica 9 luglio 2017

X° Maddaloni Playground League

di Giovanni Bocciero*


È in corso di svolgimento il Maddaloni Playground League, appuntamento fisso dell’estate che scandirà le serate cittadine sino al prossimo 14 luglio. Torneo di 5 vs 5 che si disputa per tre settimane sull’asfalto della scuola media di via Brecciame, e che quest’anno raggiunge un traguardo storico: si festeggia infatti il decimo anniversario della manifestazione. Ideato e organizzato dal duo di cestisti Antonio Barbarisi e Francesco Schiavone, questa kermesse agli albori ha visto addirittura la partecipazione di Alessandro Cittadini.
Le attuali dieci squadre sono composte da un mix di giocatori di Serie C, D e amatori, caratteristica propria di questo torneo che premia innanzitutto l’amicizia pur avendo un livello qualitativo discretamente alto. Spesso tra la platea prendono posto dirigenti e procurati a caccia dell’affare per la stagione ventura, e non è nuovo incontrare anche la famiglia Gentile, che a Maddaloni è ovviamente di casa e sfrutta l’occasione per una serata rilassante in compagnia degli amici di vecchia data. Non solo torneo senior ma anche quello della categoria under 18, che da qualche anno a questa parte sta attirando prospetti da tutto il territorio regionale.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

NBA - IL DRAFT

Markelle Fultz a Philadelphia, Ball ai Lakers
Senza sorprese la notte delle scelte. Prima chiamata per la stella di Washington, il ragazzo di UCLA non... si smuove da casa


di Giovanni Bocciero*

foto csnphilly.com

NELLA NOTTE del Barclays Center, chiamati dal commissioner Adam Silver, hanno sfilato i futuri protagonisti della NBA. Le franchigie hanno puntato decise sui freshman tanto che nel solo primo giro di scelte ne sono stati selezionati ben 16. Il Draft 2017 sarà ricordato anche per i tanti rumors di mercato oltre a quelli andati davvero in porto. Ma analizziamo nel dettaglio cosa è avvenuto.
THE PROCESS - Philadelphia voleva Markelle Fultz e così è stato. Pur di ottenere la prima chiamata da Boston ed arrivare al prodotto dei Washington Huskies ha sacrificato una prima scelta futura. Fultz era il pezzo mancante del puzzle dei 76ers che adesso si ritrovano con un gruppo giovane e di prospettiva formato da Ben Simmons, Joel Embiid, Dario Saric e quest’ultimo. E la paternità di questo nucleo è dell’ex GM Sam Hinkie che poco più di un anno fa si dimetteva perché messo in discussione il suo lavoro, che a quanto pare porterà invece i suoi frutti. All’appello manca soltanto una guardia ed il gioco è fatto.
NEW APPLE - Con la seconda scelta i Lakers hanno puntato sul losangelino purosangue Lonzo Ball. Nonostante qualche dubbio, le nuvole si sono diradate con la trade che ha coinvolto D’Angelo Russell finito a Brooklyn. Era chiaro che il neo GM Magic Johnson non si fosse fatto scappare il play di UCLA, la cui scelta rientra in un disegno ben più grande che vedrebbe l’approdo in casacca gialloviola - possibilmente già da questa stagione - di Paul George e nell’estate del 2018 di LeBron James. Il messaggio sembra piuttosto chiaro, la dirigenza Lakers vuole tornare ad esibire tutto il suo apple.
HEAD TO HEAD - Giunti alla terza scelta ci si trovava di fronte ad un bivio. Con questa chiamata infatti, in possesso di Boston, sarebbe dipesa quella successiva di Phoenix. Il testa a testa riguardava le due forward Josh Jackson e Jayson Tatum. La franchigia finalista dell’Eastern Conference ha optato per Tatum, ala uscita da Duke, perché ritenuto più futuribile e congeniale alla struttura del roster. In realtà Danny Ainge potrebbe essersi legato al dito il fatto che Jackson ha annullato all’ultimo il workout. Dal canto suo il freshman uscito da Kansas non aveva molta voglia di andare ai Celtics, dove lo spazio sarebbe stato meno di quello da lui auspicato. Alla fine tutti felici e contenti, Boston perché aggiunge un uomo dal grande potenziale alle rotazioni sugli esterni, e Phoenix che ha scelto il suo obiettivo principale così da formare un duo intrigante con Devin Booker in rampa di lancio. Una statistica dice che solo il 32% delle scelte top five diventa una star, e Jackson sembra far parte di quella percentuale. Solo il tempo dirà chi ha avuto ragione.
FUTURO ROSEO - Con la quinta scelta Sacramento ha deciso di firmare De’Aaron Fox dando il via alla ricostruzione. Il play scuola Kentucky, obiettivo dichiarato del team californiano, ha caratteristiche che si completano perfettamente con quelle di Buddy Hield, arrivato nella trade per DeMarcus Cousins. Ma i Kings si sono addirittura superati - possono essere considerati la franchigia che si è mossa meglio - cedendo la 10ª scelta a Portland per i diritti del versatile esterno campione NCAA con North Carolina Justin Jackson (15ª) e del lungo ex Duke Harry Giles (20ª), che, se recupererà dagli infortuni che lo hanno tormentato negl’ultimi anni, potrebbe essere addirittura una stella. I sopracitati insieme ai lunghi Willie Cauley-Stein e Skal Labissiere rappresentano un ‘core’ davvero niente male per sperare in un futuro roseo.
REBUILDING - Chi è in ricostruzione da anni ormai sono gli Orlando Magic, che con la sesta scelta hanno selezionato l’ala multidimensionale Jonathan Isaac. In coppia con Aaron Gordon formano un pacchetto difensivo di assoluto livello, meno per quanto riguarda l’attacco. Se sarà lui finalmente l’uomo franchigia di cui si è alla ricerca lo potranno dire soltanto gli anni. La stagione del rebuilding è ufficialmente iniziata anche a Chicago. Con la cessione di Jimmy Butler i Bulls vogliono dare vita ad un nuovo corso. Per questo con la settima chiamata ottenuta nello scambio con Minnesota che ha portato in dote anche Zach LaVine e Kris Dunn hanno scelto il finlandese Lauri Markkanen. Al contrario, la franchigia di coach Tom Thibodeau - che riabbraccia Butler dopo gli anni trascorsi ai Bulls - ha finalmente quel leader da affiancare ai talentuosi Andrew Wiggins e Karl Anthony Towns, ed ha addirittura aggiunto al roster il promettente pivot Justin Patton scelto con la 16ª. Da un europeo come Markkanen ad un altro europeo come Frank Ntilikina, scelto con l’ottava chiamata dai contestati New York Knicks di Phil Jackson che ancora non ha ben capito come raddrizzare il timone della franchigia.
SCOMMESSE - Con la nona scelta Dallas ha deciso di fiondarsi su Dennis Smith, play esuberante ed esplosivo uscito da North Carolina State. Deve essere preso con le pinze perché tanto i Mavericks potrebbero ritrovarsi in cabina di regia un serio candidato al premio di Rookie of the Year, tanto invece potrebbero stancarsi di lui dopo soltanto pochi mesi di campionato rimpiangendo la decisione presa. Chi non è nuovo a prendersi dei rischi al Draft sono i Milwaukee Bucks, che quest’anno con la chiamata numero 17 sono andati su D.J. Wilson. L’ala uscita da Michigan ha dimostrato di possedere qualità fuori dal comune, e soprattutto quella versatilità giusta ad inserirsi in un contesto come quello di coach Jason Kidd che non segue i classici ruoli, ormai desueti nell’NBA moderna. Alla 21, invece, gli Oklahoma City Thunder hanno scommesso su Terrance Ferguson, potenziale 3&D che ritornerebbe utile come il pane soprattutto a Russell Westbrook, non costretto a dover fare sempre gli straordinari. L’impatto nella realtà pro potrebbe però essere non dei più felici per lui. Infine con la 23 i Toronto Raptors hanno scelto O.G. Anunoby, giocatore che ha pochissimi rivali in quanto ad energia ed intensità, soprattutto in difesa, ma che è sceso così in basso per via dello scetticismo di molti addetti ai lavori sul recupero dall’infortunio al ginocchio.
ALTRE SCELTE - Portland con la 10ª si è portato a casa Zach Collins, che si è messo in grande mostra grazie alla stagione di Gonzaga e ricoprirà il ruolo di back-up a Jusuf Nurkic. Charlotte con l’11ª ha invece scelto Malik Monk, uscito piuttosto incredibilmente dalla top ten. Il prodotto di Kentucky sarà una valida alternativa uscendo dalla panchina e gli sarà chiesto di fare quello che sa fare meglio, ovvero segnare. A seguire con la 12ª Detroit ha selezionato Luke Kennard, cecchino ex Duke che ha dimostrato nell’ultimo anno di essere capace anche di creare dal palleggio. Utah ha scambiato la propria scelta con Denver cedendo anche Trey Lyles, ed ha deciso di spendere la 13ª per Donovan Mitchell, play-guardia ex Louisville, dato che bisognerà capire le pretese estive di George Hill. I Miami Heat hanno deciso di utilizzare la loro 14ª scelta per selezionare il pivot prodotto di Kentucky Edrice Adebayo, che fungerà da sostituto di Hassan Whiteside dato che Willie Reed è free-agent. T.J. Leaf è stato scelto con la numero 18 da Indiana che era alla ricerca di un lungo con tiro perimetrale, mentre Atlanta che si appresta a perdere Paul Millsap e dopo aver scambiato Dwight Howard si è fiondata con la scelta numero 19 sull’atletico John Collins. Piuttosto deluso il prospetto di Texas Jarrett Allen, dato in lottery e sceso sino alla 22 scelto da Brooklyn che gli permetterà però di crescere alle spalle di Timofey Mozgov.

DALL'EUROPA LA PRIMA VOLTA DELLA FINLANDIA CON
MARKKANEN (NELLA FOTO) E, CON IL N.8, NTILIKINA HA FATTO
MEGLIO ANCHE DI TONY PARKER
MADE IN EUROPE - Sono stati soltanto tre gli europei selezionati al primo giro, seppur due in top ten come Markkanen e Ntilikina. Il terzo è stato il lettone Anzejs Pasecniks finito con la 25a ai Philadelphia 76ers. Nonostante ciò non si tratta del minimo storico per il quantitativo di atleti “made in Europe” scelti. Infatti, per quel che riguarda gli ultimi anni, sia nel 2010 (Kevin Seraphin) che nel 2012 (Evan Fournier) fu solo uno l’europeo selezionato. L’apice fu toccato appena un anno fa, Draft 2016, quando ben nove sono stati gli europei chiamati al solo primo giro. Quest’anno erano eleggibili anche i nostri portabandiera Simone Fontecchio e Diego Flaccadori, che non hanno attirato alcun scout nemmeno per una scelta al secondo giro.


N. Scelta
Squadra
Giocatore
Ruolo
Altezza
College
#1
Philadelphia 76ers
Markelle Fultz
PG
1.93
Washington
#2
L.A. Lakers
Lonzo Ball
PG
1.98
UCLA
#3
Boston Celtics
Jayson Tatum
SF
2.03
Duke
#4
Phoenix Suns
Josh Jackson
SF
2.03
Kansas
#5
Sacramento Kings
De’Aaron Fox
PG
1.91
Kentucky
#6
Orlando Magic
Jonathan Isaac
SF/PF
2.10
Florida State
#7
Chicago Bulls
Lauri Markkanen
PF
2.13
Arizona
#8
New York Knicks
Frank Ntilikina
PG
1.96
Francia
#9
Dallas Mavericks
Dennis Smith Jr.
PG
1.88
N.C. State
#10
Portland Trail Blazers
Zach Collins
PF
2.13
Gonzaga
#11
Charlotte Hornets
Malik Monk
SG
1.91
Kentucky
#12
Detroit Pistons
Luke Kennard
SG
1.98
Duke
#13
Utah Jazz
Donovan Mitchell
SG
1.91
Louisville
#14
Miami Heat
Edrice Adebayo
C
2.08
Kentucky
#15
Sacramento Kings
Justin Jackson
SF
2.03
North Carolina
#16
Minnesota Timberwolves
Justin Patton
C
2.13
Creighton
#17
Milwaukee Bucks
D.J. Wilson
SF/PF
2.08
Michigan
#18
Indiana Pacers
T.J. Leaf
PF
2.08
UCLA
#19
Atlanta Hawks
John Collins
PF
2.08
Wake Forest
#20
Sacramento Kings
Harry Giles
PF
2.11
Duke
#21
Oklahoma City Thunder
Terrance Ferguson
SG
2.01
Stati Uniti
#22
Brooklyn Nets
Jarrett Allen
C
2.11
Texas
#23
Toronto Raptors
O.G. Anunoby
SF
2.03
Indiana
#24
Denver Nuggets
Tyler Lydon
PF
2.06
Syracuse
#25
Philadelphia 76ers
Anzejs Pasecniks
C
2.16
Lettonia
#26
Portland Trail Blazers
Caleb Swanigan
PF
2.06
Purdue
#27
L.A. Lakers
Kyle Kuzma
PF
2.06
Utah
#28
Utah Jazz
Tony Bradley
C
2.11
North Carolina
#29
San Antonio Spurs
Derrick White
PG/SG
1.96
Colorado
#30
L.A. Lakers
Josh Hart
SG
1.96
Villanova




* per la rivista BASKET MAGAZINE