domenica 12 luglio 2020

30 anni di upset alla March Madness

Nel corso della March Madness non c’è nulla di più elettrizzante degli upset. I tifosi impazziscono quando una sfavorita riesce a sovvertire il pronostico e a buttare fuori dalla competizione una squadra molto più forte, una che magari è anche candidata a vincere il titolo nazionale. Ecco i dieci upset, nell’arco degli ultimi 30 anni, che hanno fatto la storia del Torneo Ncaa. QUI LA TOP TEN


Il meglio della Big Ten 2019/2020

Big Ten basketball season 2019/2020


Kofi Cockburn, il centro di gravità di Illinois

Kaleb Wesson, la dieta e il sogno Nba

Torna Indiana con Jackson-Davis e Green

Luka Garza, doppie doppie fra botte e gomitate

Daniel Oturu, la bella faccia di Minnesota

Rutgers: difesa e il duo Harper-Johnson

Jalen Smith, il nerd dei canestri di Maryland

Lamar Stevens, anima di Penn State

Hunter-Williams, la super coppia di Purdue

Ayo Dosunmu, il supereroe di Illinois

Anthony Cowan Jr, la guida di Maryland


lunedì 6 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Mario Boni

Intervista esclusiva a Mario Boni, vicepresidente Giba, con il quale abbiamo parlato di temi caldi post emergenza, come utilizzo dei giocatori italiani, la proposta di legge sul credito d'imposta per le sponsorizzazioni respinta, l'incognita dei palazzetti ancora chiusi al pubblico all'inizio della prossima stagione, ma anche del mercato piuttosto vivace e delle affermazioni europee dei club italiani negli ultimi anni.


martedì 30 giugno 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Cesare Pancotto

Intervista esclusiva a coach Cesare Pancotto, con il quale abbiamo parlato del ritorno all'attività dopo l'emergenza, di come cambia il metodo di lavoro e dell'approccio con i giocatori, e della possibilità di un maggiore utilizzo dei giovani italiani nel prossimo campionato.


lunedì 22 giugno 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Nicola Alberani

Intervista esclusiva al direttore Nicola Alberani, con il quale abbiamo parlato della sua nuova avventura a Strasburgo, cosa bisogna sapere del campionato francese, della ripresa delle attività post emergenza, e dei principali temi che stanno tenendo banco in A1 e A2, tra il duello Milano-V.Bologna e l'ambiziosa Napoli.


giovedì 18 giugno 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Andrea Capobianco

Intervista esclusiva a coach Andrea Capobianco, con il quale abbiamo parlato di come si tornerà a fare pallacanestro in questo periodo di post emergenza e ovviamente di tanto azzurro, dalla linea verde della Nazionale maggiore ai giovani talenti nostrani.


venerdì 29 maggio 2020

I video di Basket Timeout: G-League Ep. I

I video di Basket Timeout: G-League Ep. I

Nell'ultimo periodo la G-League è salita alla ribalta delle cronache per aver ingaggiato i migliori liceali strappandoli alla Ncaa. Ma quanto la conoscete come campionato e chi vi ha giocato in passato? Con l'amico Domenico Landolfo una panoramica tra storia e presente. 


BASKET. L'inchiesta: Si torna in campo solo con il pubblico

Per Lega Nazionale e Lega Femminile il danno economico può essere esiziale

Si torna in campo solo con il pubblico

Braccio di ferro tra Giba e LNP per il taglio dei compensi.
Marzoli: «Non possono pagare solo gli atleti. Ma ricominciamo al più presto»


di Giovanni Bocciero*


L’emergenza Covid-19 ha congelato in toto la stagione sportiva, e la FIP è stata tra le prime federazioni a prendere la drastica decisione di sospendere qualsivoglia attività. Tirato un trattino sui campionati 2019/20, adesso bisogna fare i conti con i danni, soprattutto economici, che questo ha comportato, e rimboccarsi le maniche per garantire un futuro quanto più chiaro e sicuro possibile per tutto il movimento.
«Abbiamo trasmesso alla FIP la volontà della maggioranza dei club - ha esordito il presidente LNP Pietro Basciano -. La Serie B è stata dichiarata conclusa a seguito dell’emergenza sanitaria sempre più grave. Il 13 marzo l’85% delle società restava in attesa di sviluppi o confidava nel poter ripartire. Due settimane dopo il 70% era a favore della chiusura. In A2 prevaleva ancora una linea attendista, ma subordinata alla richiesta di tornare in campo solo a porte aperte essendo i proventi della biglietteria fondamentali. Non è stato possibile».
La sospensione della stagione ha causato danni economici, e molte sono le preoccupazioni per il futuro. «Come per tutte le realtà sportive - ha continuato il presidente LNP -, la sospensione ha creato una situazione anomala e senza precedenti. Abbiamo rapporti consolidati con partner commerciali e televisivi, e ripartiremo da lì. La possibile riduzione degli investimenti da parte delle aziende, invece, è un’eventualità che tocca tutti gli ambiti degli sport che si reggono sulle sponsorizzazioni. Una realtà con cui si doveva fare i conti prima del Covid-19. Solo quando le aziende, e di conseguenza l’economia, si rimetteranno in marcia capiremo la portata reale di questa crisi. Diventerà fondamentale saper gestire le risorse». Ma che stagione sarà la prossima? «Con LBA è stato indicato il 15 giugno come data per consentire ai club un eventuale riposizionamento in un campionato diverso dal proprio. Così come tra A2 e B. Riposizionamenti e ripescaggi dipenderanno dalle vacanze di organico ed al mantenimento del numero pari di squadre. Strutture e formule saranno valutate solo noto il numero delle partecipanti. Intanto abbiamo ottenuto il posticipo di iscrizione e del pagamento della prima rata del campionato 2020/21 al 31 luglio, e dal direttivo LNP è emerso, all’unanimità, che il prossimo campionato dovrà svolgersi a porte aperte, subordinando la data di inizio a questa condizione».
Pietro Basciano e la LNP non vogliono saperne di ripartire a porte
chiuse. "La ricetta per ripartire è una sola: la sostenibilità dei club.
E questo potrebbe portare a un basket più virtuoso".
Pur tra le difficoltà bisognerà ripartire con l’applicazione di misure ad-hoc, magari diminuzione di squadre e più incentivi per l’utilizzo degli italiani? «Le squadre di A2, già ridotte da 32 a 28 per alzare la qualità, non aumenteranno. Dovessero ridursi valuteremo le ricadute. Quanto ai NAS, apriremo un tavolo di lavoro, con la partecipazione delle componenti interessate, per un riesame della normativa. La ricetta per ripartire è una sola: la sostenibilità dei club. Questo porterebbe ad avere un sistema-basket più virtuoso». Al centro della ripartenza non possono non esserci i giocatori, che lo scorso 1 maggio hanno lanciato una protesta via social chiedendo maggiori tutele. «Le ultime settimane sono state solo di polemica e non hanno permesso chiarimenti. È necessario un dialogo. Noi lo abbiamo aperto, ma ci siamo imbattuti in interlocutori che non hanno dimostrato interesse nell’ascoltare le nostre proposte. Conosciamo bene gli atleti - ha concluso il presidente LNP - e siamo disponibili ad ascoltare e costruire un percorso insieme».
Come detto, al centro della ripartenza dell’intero movimento gli atleti sono imprescindibili. «L’emergenza ha cambiato il mondo della pallacanestro e lo sport in generale. Credo che l’obiettivo, non solo della Giba - ha dichiarato il presidente Alessandro Marzoli -, sia quello di riprendere a giocare il prima possibile ma con la sicurezza che si possa fare nelle giuste condizioni. L’anno che verrà sarà diverso dal solito. Se riusciremo a trovare le giuste chiavi credo che il basket potrà essere motivo di ripartenza, anche sociale, perché il pubblico non vede l’ora di ritornare a vedere e a parlare di basket giocato».
In questo momento di emergenza si sta molto discutendo delle tutele contrattuali dei giocatori e della proposta di un ritorno al dilettantismo per l’A1. «Come pallacanestro siamo stati precursori di un accordo nazionale giocatori-club per una riduzione consensuale degli importi rimanenti. Si è trattato di reciproche rinunce tra le parti - ha continuato il presidente Giba – con gli atleti che militano in LBA che hanno rinunciato a parte dei loro compensi. Diverso il discorso per i dilettanti, dove non c’è stata una simile sensibilità da parte della LNP. Non possono essere gli atleti, che fanno dello sport un’attività esclusiva o prevalente, e che non guadagnano grosse cifre, a doverci rimettere di più. Nonostante la sensibilità dei giocatori, anche al femminile, in alcune realtà dilettantistiche non abbiamo visto attenzione. Non c’è, poi, alcuno spazio per poter ipotizzare un ritorno al dilettantismo in A1. Sarebbe un danno grave con ripercussioni economiche. Il professionismo - ha osservato Marzoli - permette di avere campioni come Teodosic, che invece con un sistema dilettantistico non potremmo permetterci. È chiaro che il costo del lavoro professionistico nello sport è molto alto, ed è giusto che ci sia una diversa fiscalità ed una minore tassazione».
Massimo Protani illustra i problemi del basket femminile post
pandemia. "Siamo stati i primi a fermarci, torneremo in condizioni
di assoluta sicurezza: lo dobbiamo alle nostre ragazze"
L’opinione sulle proposte di ristrutturazione dei campionati e degli obblighi di utilizzo dei giocatori? «L’organizzazione dei campionati è rimessa ovviamente a federazione e leghe, che decideranno le formule migliori in base alle disposizioni legislative su mobilità e possibilità di contatto tra atleti. Sarebbe bello che tutte le partite si possano svolgere con il pubblico, ma almeno nella prima fase potrebbe non essere possibile. Per il numero dei giocatori che possono essere tesserati, magari in un momento di difficoltà negli spostamenti è l’occasione per investire su atleti di formazione che non hanno ancora avuto possibilità di confrontarsi al massimo livello. Questo potrebbe essere utile in ottica nazionale - ha concluso il presidente Giba -, per questo mi piace l’idea di Cremona di una squadra a trazione italiana».
Ovviamente anche la lega femminile è attenta ai temi che sono sul tavolo in questo periodo. «Siamo stati i primi, come LBF, a sospendere l’attività dopo varie considerazioni - ha dichiarato il presidente Massimo Protani -. Abbiamo capito che era difficile tornare a giocare senza mettere in pericolo la salute, e in particolare ci siamo soffermati sulla responsabilità che poi sarebbe ricaduta sui presidenti delle società. Non abbiamo forzato la mano aspettando la ripresa, e abbiamo avuto ragione visto che le tempistiche si stanno protraendo sempre più. Le perdite sono molteplici e a tutti i livelli. Quello che ci inorgoglisce è che quasi tutti gli accordi di sponsorizzazione sono stati rispettati». Quali saranno i passi da compiere per il futuro? «Bisognerà fare grandi sacrifici per stare accanto alle società affiliate. Per quanto riguarda la struttura dei campionati cercheremo di mantenere la formula dell’A1 a 14 e dell’A2 a 28 squadre. L’emergenza ha messo e metterà a dura prova l’economia, e questo comporterà un bagno di sangue per tutti. Le nostre realtà dovranno essere aiutate da federazione e lega. Vogliamo tornare a giocare, e siamo convinti che è prioritario riportare la gente nei palazzetti. Alle bambine del minibasket e del settore giovanile dovremo dare la giusta sicurezza e tranquillità per riprendere l’attività. Il nostro movimento si fonda su quest’aspetto – ha concluso il presidente LBF Protani -, che ha una valenza sociale».



* per la rivista BASKET MAGAZINE

lunedì 20 aprile 2020

I dollari della G-League risolvono il problema "pagamenti" al college


Di Nico Landolfo e Giovanni Bocciero

Non è un caso, non lo è di certo e le tracce sembrano far pensare ad un piano ben architettato. Altrettanto inverosimile è che la rivoluzione americana del mondo sportivo arrivi nel momento in cui si devono massimizzare i guadagni perché tutto il mondo – e parecchi stipendi con esso – sono belli che messi in freezer. La scelta di coach Sam Mitchell per la franchigiadella California del Sud della G-League, una delle "special ones" che avranno calendario speciale e soprattutto che vedranno tra le proprie fila i top prospect delle HS che non sceglieranno il college. Quindi sarà l’ex coach dei Raptors – anche coach dell’anno NBA nel 2007 - a supervisionare la maturazione cestistica di Jalen Green, colui che ha scavalcato il muro, l’asteroide che distrugge le fondamenta giurassiche delle certezze del basket “fatto in casa” made in USA. Non è buttata lì la scelta di Mitchell, uno che era stato sputato dalla NBA (3° giro, 54ma scelta di Houston al draft 1985), che ha dovuto guadagnarsi da vivere tra campionati militari, la Francia (a Montpellier sotto coach Pierre Galle) e soprattutto la vecchia CBA (Wisconsin Flyers e Rapid City Thrillers), ossia la vecchia lega di sviluppo. Sarà questo, sarà altro, prima ad Indiana che poi soprattutto a Minnesota, il suo ruolo è importante, ma anche e soprattutto quello di mentoring di giovani prospetti. E se il nome di Kevin Garnett, che divenne il suo protetto nell’anno da rookie, può essere indicativo, si capisce perché il Commissioner Shareef Abdul-Rahim abbia pensato proprio all’ex coach di Andrea Bargnani a Toronto – tra i tanti allenatori senza pino su cui sedere – per la sua prima nuova franchigia della “nuova era” targata G-League.


Non è un caso la scelta di Mitchell, a maggior ragione per i suoi precedenti. Un incarico, quello cucitogli su misura come un abito, che assomiglia ad un ponte tra il liceo ed il professionismo così da bypassare appositamente il college. Solo un anno fa, infatti, Mitchell era assistant coach di Penny Hardaway a Memphis. Università che quest’anno si è accaparrata le prestazioni del miglior prospetto degli States James Wiseman, e altri cinque prospetti della Espn top 100. Il reclutamento di Wiseman è poi finito sotto inchiesta, con squalifica del giocatore che ha deciso di lasciare anzitempo l'università e prepararsi individualmente per il prossimo draft che lo vedrà essere chiamato con una delle prime tre scelte. La domanda che bisogna porsi, adesso, è però un altra. La Ncaa sopravvivrà senza i top prospect? La risposta: sì. Le storiche rivalità, la March Madness, sono troppo coinvolgenti ed appassionanti, e poi alla fine vince sempre l'università con il miglior sistema di gioco e non quella con i talenti. E allora c'è da pensare. Se è vero che il tutto sembra così ben architettato, non può esserci che ci sia il placet della stessa Ncaa. E allora altro che "dito medio della NBA". Insomma, così facendo la commissione del college si toglierebbe una volta per tutte l'incombenza di dover stare appresso a questi giovani talenti e indagare se vi siano stati dei "pagamenti" o meno nella scelta del college. A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina.



venerdì 20 marzo 2020

Nazionale - L'Italbasket del futuro

Belle indicazioni dalla prima finestra internazionale degli azzurri: battute largamente Russia ed Estonia, il Ct Sacchetti può sorridere

Con Ricci, Spissu e Vitali nasce l'Italia del futuro

A giugno nel Preolimpico ancora in campo la vecchia guardia, ma per l'Eurobasket 2021 la Nazionale sarà profondamente rinnovata. Positivo l'esordio, a soli 17 anni e un mese, del giovane Spagnolo, è piaciuta l'intensità espressa dalla squadra, la solidità in difesa, la fantasia in attacco e la voglia di divertirsi.



di Giovanni Bocciero*



Un Italbasket giovane, frizzante, divertente e intensa ha raccolto due belle vittorie nella prima finestra delle qualificazioni all’Europeo 2021 di Berlino. Seppur queste affermazioni a poco contino sportivamente parlando, visto che la Nazionale azzurra è di diritto già qualificata alla competizione continentale essendo l’Italia uno dei quattro paesi ospitati la fase finale, le prestazioni possono invece far sorridere e non poco il Ct Meo Sacchetti.

IL RITORNO A NAPOLI. Il viaggio di questa nuova versione della Nazionale di basket ha avuto inizio a Napoli, dove è stata affrontata e battuta la Russia. Un ritorno degli azzurri atteso da ben 51 anni nella città capoluogo di regione, che ha risposto presente riempiendo il PalaBarbuto e facendo sentire tutto il proprio calore. Mancava da troppo tempo l’Italia al Sud, da quella sconfitta del 1969 contro la Spagna valevole per il terzo posto all’Europeo, e si spera che possa essere benaugurante per la crescita del gruppo che ha avuto tra le proprie fila tanti esordienti (sei contro la Russia: Marco Spissu, Michele Ruzzier, Matteo Spagnolo, Giordano Bortolani, Nicola Akele e Matteo Tambone). Anche e soprattutto per scelta di Sacchetti, che ha preferito seguire la filosofia della linea verde senza però voler sentir parlare di Nazionale sperimentale. È importante allargare la base dei giocatori da cui poter attingere, e lo si può fare soltanto alzando il livello. E a Napoli si è vista una Nazionale giovane e volenterosa, che dopo aver superato un approccio alla gara piuttosto teso ha sciorinato una prestazione in pieno stile ‘run and gun’.
Ma soprattutto hanno colpito due fattori: l’intensità e il divertimento. Sul primo, c’è da sottolineare come ogni giocatore andato in campo non faceva abbassare l’intensità proposta in difesa dalla squadra. Ognuno ha portato il proprio mattoncino, e spesso quando si difende bene si tende ad attaccare meglio. E infatti gli Azzurri offensivamente sono stati quasi debordanti, facendo ottime letture, colpendo dalla lunga distanza e passandosi il pallone con il sorriso stampato sul volto. Insomma, si vedeva che erano proprio loro i primi a divertirsi, e di conseguenza a far divertire il pubblico napoletano che ha festeggiato la vittoria intonando un cavallo di battaglia: ‘O surdato ‘nnammurato.

IL CORAGGIO DI SACCHETTI. Coach Sacchetti non è certo persona restia ad accettare le sfide, e lo ha dimostrato nella sua carriera da allenatore di club. Una carriera fatta di tanta gavetta iniziata nelle serie minori. Ha dimostrando sul campo il suo coraggio nel prendere certe scelte, conquistandosi il rispetto e la panchina azzurra. E anche a Napoli ha continuato a far vedere tutto il coraggio che ha, facendo esordire il giovanissimo Matteo Spagnolo.
Il ragazzo in forza al Real Madrid ha così indossato la maglia azzurra all’età di 17 anni, 1 mese e 14 giorni, risultando il terzo più giovane che ha giocato in Nazionale maggiore dopo Vinicio Nesti (16 anni, 3 mesi e 4 giorni) nel 1948 e Dino Meneghin (16 anni, 8 mesi e 3 giorni) nel 1966. Inoltre Sacchetti ha eguagliato lo storico Ct azzurro Elliot Van Zandt facendo esordire due minorenni in prima squadra. Oltre Spagnolo l’altro è Nico Mannion (17 anni, 3 mesi e 17 giorni) nel 2018. Ebbene per l’ex Stella Azzurra non poteva esserci forse palcoscenico migliore. Lui, un figlio del Sud, brindisino di nascita che esordisce a Napoli, con il pubblico che gli ha intonato cori festanti ad ogni tocco di pallone, e che è esploso in un boato quando con personalità ha segnato il suo primo canestro. Ovviamente nel post gara il Ct ha subito voluto smorzare i facili entusiasmi: «È un ‘bimbo’, lasciamolo crescere. Se sarà, diventerà un ottimo giocatore».

IL GIUSTO ATTEGGIAMENTO. «Noi italiani siamo abituati a cullarci sugli allori. Sarà importante vedere l’atteggiamento dei ragazzi nella prossima partita», aveva avvertito Sacchetti dopo la bella affermazione di Napoli, magari ricordandosi della debacle in Olanda dopo l’ottima prestazione contro la Croazia nella finestra FIBA dell’estate 2018. Questa volta gli azzurri hanno reagito bene nella trasferta in Estonia, centrando la vittoria e giocando con maturità. Si è vista un’Italia meno divertente e gioiosa rispetto alla gara precedente ma più solida e quadrata che ha saputo ribaltare il risultato in un ambiente di certo ostico. E in una tale circostanza era logico affidarsi a quei giocatori più esperti, come il capitano di giornata Michele Vitali e Giampaolo Ricci, tra i migliori anche contro la Russia. Si sono presi le loro responsabilità, segnando i canestri decisivi, gestendo i possessi importanti e coinvolgendo i compagni.
Nonostante i tanti, forse troppi rimbalzi offensivi concessi agli avversari, gli azzurri hanno difeso bene, precisi e attenti. In attacco si sono viste ancora ottime letture, azioni costruite con passaggi e movimenti senza palla. E addirittura si è vista anche un po’ di fisicità (forse il neo perenne della Nazionale) con i vari Nicola Akele e Simone Fontecchio. Quest’ultimo ha ritrovato l’azzurro e in queste due gare ha dimostrato che può dire la sua. Ma davvero tutti, dal primo all’ultimo, si sono resi utili alla causa. È senz’altro questa la miglior risposta per Sacchetti, il giusto atteggiamento con il quale costruire qualcosa di nuovo.

L’OBIETTIVO A BREVE TERMINE. Il cammino verso l’Eurobasket 2021 è iniziato con due belle affermazioni, ma l’obiettivo a breve termine della Nazionale è senz’altro il Preolimpico del prossimo 24-28 giugno. A Belgrado i primi ostacoli degli azzurri saranno Senegal e Portorico, ed è pronosticabile una finale contro i padroni di casa della Serbia. Nonostante le tante giovani promesse, per quella competizione l’Italia non potrà fare assolutamente a meno di giocatori del calibro di Danilo Gallinari, Nicolò Melli, Gigi Datome, Marco Belinelli, ma anche di Alessandro Gentile, Awudu Abass e Stefano Tonut tanto per citare tre che erano stati inseriti nella lista dei 24 convocati per questa finestra FIBA, e nemmeno dei “milanesi” Amedeo Della Valle, Jeff Brooks e Paul Biligha. Insomma stiamo parlando forse di un’altra squadra, totalmente differente da quella vista contro Russia ed Estonia, che in entrambe le versioni presenta un unico grande punto interrogativo: la cabina di regia.
Con l’addio all’azzurro di Daniel Hackett, e il rapporto non idilliaco tra il Ct e Luca Vitali e Ariel Filloy, bisogna trovare un play adatto al compito che possa reggere la pressione. Marco Spissu ha esordito molto bene, viaggiando nelle due gare alle medie di 9.5 punti, 9 assist e 16 di efficienza, e sembra il principale indiziato a ricoprire tale ruolo. Andrea De Nicolao, anche lui tra i 24 convocati, sembra funzionare meglio da backup, così come le giovani stelline al di là dell’oceano Nico Mannion e Davide Moretti che sembrano più delle combo-guards che registi puri. Senza dimenticare Federico Mussini che possiede tutte le qualità del caso, ma che deve ritrovare la consapevolezza dei propri mezzi.
E poi la Federazione e il Gm Salvatore Trainotti stanno lavorando per poter convocare al Preolimpico anche gli italo-americani Donte DiVincenzo, sempre più protagonista in NBA, e Paolo Banchero, tra i migliori cinque prospetti liceali degli Stati Uniti per la classe 2021.

A questo punto ci auguriamo che se la Nazionale ha ritrovato Napoli dopo 51 anni, e l’ha fatto con una bella vittoria; che possa ritrovare anche la qualificazione all’Olimpiade dalla quale manca da ben 16 anni. Si trattava infatti dell’edizione dei Giochi di Atene, quando l’Italia fu capace di conquistare addirittura la medaglia d’argento. E lo fece con un gruppo coeso, che lavorava sodo e che aveva coraggio da vendere. Proprio come Meo Sacchetti.



* per la rivista BASKET MAGAZINE