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martedì 6 marzo 2018

La bidimensionalità di Lonnie Walker

La bidimensionalità di Lonnie Walker


Pregi e difetti del freshman Lonnie Walker, serio candidato per una chiamata in lottery al prossimo draft Nba. Dopo un avvio di stagione a singhiozzo per via di un'operazione al ginocchio, il prospetto dei Miami Hurricanes si sta facendo apprezzare come un prototipo dei 3&D che tanto fanno gola agli scout. In stagione è stato nominato tre volte rookie of the year dell'ACC, al pari di un certo Marvin Bagley, e si è distinto per essere clutch nei momenti delicati dei match. (CONTINUA A LEGGERE)

mercoledì 22 febbraio 2017

NCAA Weekly Recap Division I

NCAA Weekly Recap Division I - Villanova chiude la pratica



Tutto ciò che è accaduto sui parquet più importanti del college basketball durante la settimana.




Kansas archivia la dodicesima regular season della BIG XII; Arizona, Oregon e UCLA si contendono la Pac-12.... continua a leggere!

mercoledì 15 febbraio 2017

NCAA Weekly Recap Division I – Chi riuscirà a battere Gonzaga?

NCAA Weekly Recap Division I


Tutto ciò che è accaduto sui parquet più importanti del college basketball durante la settimana.

JOSH JACKSON IN AZIONE CONTRO TEXAS TECH (FOTO DA KUSPORTS)


Nella Big XII Conference, i Kansas Jayhawks la spuntano sempre nel finale con un superlativo Josh Jackson. Nella Pac-12 Conference invece, gli Arizona Wildcats restano ancora in vetta pur senza brillare. Clicca qui per continua a leggere!

martedì 7 febbraio 2017

NCAA Weekly Recap Division I – Gonzaga resta prima: 24-0!

NCAA Weekly Recap Division I


Tutto ciò che è accaduto sui parquet più importanti del college basketball durante la settimana.

BALL VS FULTZ, FENOMENI A CONFRONTO (FOTO MASSLIVE.COM)

Scossone in Big XII: sono cadute Kansas, Baylor e West Virginia; nella Pac-12 Oregon annienta Arizona, e UCLA di Lonzo Ball batte Markelle Fultz. Continua a leggere cliccando qui.

sabato 28 gennaio 2017

Jonathan Isaac, the next Kevin Durant

Jonathan Isaac, the next Kevin Durant


di Giovanni Bocciero*

Quante volte vi è capitato di entrare in una palestra per assistere a una partita di basket giovanile ed essere catturati con lo sguardo da quel ragazzino che per altezza sovrasta tutti gli altri? Una cosa piuttosto comune, ma lasciamola per un attimo da parte mentre presentiamo la storia di Jonathan Isaac, ala freshman dei Florida State Seminoles. Originario di uno dei quartieri newyorkesi più famosi al mondo, ovvero il Bronx, sin da giovanissimo si è trasferito con la famiglia al caldo sole della Florida, precisamente nella città di Naples, dove per i primi due anni ha frequentato il liceo Barrion Collier. Se si andava a vedere una partita e si chiedeva chi fosse il giovane Isaac, veniva indicato un ragazzetto alto circa 1.88 che giocava nel ruolo di guardia neppure troppo bene, avendo la miseria di 4 punti di media.

Una “crescita” esponenziale

Nell’estate del 2014, si trasferisce alla International School of Broward di Hollywood. Il nome inganna perché non si tratta di una scuola californiana, ma della Hollywood che si trova in Florida. Lì le sue statistiche sono iniziate a lievitare anche e soprattutto perché ha avuto una crescita in altezza vertiginosa, sino a superare abbondantemente i 2 metri. Ha iniziato a collezionare doppie-doppie, alcune piuttosto sorprendenti da 30 punti e 15 rimbalzi, e ha continuato ad essere un giocatore perimetrale. Torniamo adesso a quell’immagine che che abbiamo evocato all’inizio dell’articolo.
Di solito i ragazzi che sovrastano gli altri da giovanissimi, poi col tempo vengono persino superati dai coetanei e talvolta finiscono addirittura relegati in panchina. Perché? Perché proprio a causa dell’altezza precoce hanno sempre e solo giocato vicino canestro, senza migliorare le abilità di palleggio e di tiro, diventando così troppo carenti tecnicamente per poter stare su un campo da basket, anche si trattasse di giocare da lunghi.
Quello che è successo al giovane Jonathan è l’esatto contrario. Capita e, quando succede, spesso il giocatore che viene fuori ha qualcosa di speciale, come è stato ad esempio con Kelly Olynyk a Gonzaga (e oggi in Nba a Boston). Isaac ha imparato a palleggiare, tirare, penetrare, difendere, saltare, correre su di un parquet come fosse a tutti gli effetti un esterno, mentre ora lo fa dall’alto dei suoi 210 centimetri. Da post-diplomato ha frequentato l’IMG Academy di Bradenton, senza lasciare la sua Florida, ed è stato capace di trascinare i compagni a una vittoria contro il malcapitato Chipola College con una prestazione da 18 punti, 10 rimbalzi e ben 11 stoppate. Morale della favola? È passato in poco tempo dall’essere un semplice atleta come tanti a far parte dei prospetti five-star. Di quelli che attirano l’attenzione delle più prestigiose università come Kentucky, Kansas, North Carolina, Duke, Louisville, LSU, Wisconsin, Miami, Wake Forest e, ovviamente, Florida State su cui è poi ricaduta la scelta.

Protagonista ma non troppo

Se ci volessimo fermare solo ai numeri che sta collezionando con la squadra dell’ateneo di Tallahassee, allora dovremmo dire: 13.3 punti, 7.8 rimbalzi, 1.5 stoppate, 1.3 recuperi e 1.1 assist, tirando con il 54% dal campo ed il 38.5% da 3 con almeno quattro tentativi per match, il tutto in circa 25’ di utilizzo. Numeri importanti sì, ma non eccezionali per una più che probabile scelta in lottery al prossimo Nba Draft. Tutto ciò è dovuto anche al fatto che si trova in un contesto come quello di Florida State dove esistono gerarchie da rispettare. Dwayne Bacon è il leader e il primo realizzatore della squadra, Xavier Rathan-Mayes il metronomo designato, Terance Mann il tuttofare, e dunque Isaac non ha la scena tutta per sé. Oltretutto FSU sta andando benissimo, e gli importanti successi su Virginia, Duke, Notre Dame e Louisville hanno permesso alla squadra di essere una seria candidata al titolo della ACC.
C’è anche da dire che, partito con un mezzo infortunio e piuttosto in sordina, nell’arco della stagione sta decisamente salendo di colpi man mano che gli impegni del calendario si stanno facendo più complicati. Segno forse di maturità. Nella sconfitta sul campo di UNC, ad esempio, ha messo insieme 17 punti, 12 rimbalzi e 3 recuperi guidando la rimonta (fallita all’ultimo). Nella vittoria su Notre Dame ha fatto di meglio, risultando decisivo con i suoi 23 punti, 10 rimbalzi e 7 stoppate. Infine nel successo su Louisville, è stato più in ombra ma comunque molto efficace mettendo insieme 16 punti (4/7 dal campo e 7/7 ai liberi), 10 rimbalzi, 2 assist e altrettante stoppate.

 Un talento ancora grezzo

Resta il fatto che guardare giocare questo ragazzo, classe ‘97, fa stropicciare gli occhi. Non tanto per quello che fa, ma per quello che si intuisce potrebbe fare col tempo, dato che dimostra di avere ampi margini di miglioramento in ogni singolo aspetto del gioco. Diciamo che al momento ha tutti 7 in pagella ma nessun 10. I lunghi 2.0 (qualcuno ha detto Giannis Antetokounmpo?) sembrano essere il futuro del basket, ma fa sempre una certa impressione vedere un lungo come Isaac svettare a rimbalzo e poi condurre lui il contropiede evitando i difensori palleggiando tra le gambe. Allo stesso modo un 2.10 che riceve sulla linea da 3, finta il tiro come una guardia, poi penetra e conclude con perno e fadeaway dalla lunetta fa davvero scomodare paragoni pesanti (con Kevin Durant). Aggiungete al mix un’ottima meccanica di tiro (peraltro quando salta raggiunge un’altezza difficilmente contestabile), una buona visione di gioco ed eccellenti movimenti laterali che abbinati alle due fruste che si ritrova al posto delle braccia, ne fanno un difensore più che temibile.

Il tutto senza dimenticare l’aspetto prettamente atletico con mani e piedi rapidissimi e mostruosamente verticale nei pressi del canestro. Un ulteriore particolare da segnalare è la facilità con cui si procura i falli, trasformando quasi regolarmente i liberi che gli vengono concessi (in stagione 82% dalla lunetta). Quindi è Isaac il fenomeno che tutti aspettavamo? Non esattamente, perché c’è chi scommette che il talento della Florida possa dare ancora di più. Ed è forse questo il vero, grande, punto interrogativo che accompagnerà gli scout sino al prossimo giugno: quanta crescita potrà ancora mostrare?

L’esperienza collegiale quasi mancata

Coach Leonard Hamilton sta centellinando il suo prospetto. Dati alla mano, i Seminoles sono una delle squadre con la più ampia rotazione di tutta la Division I (4 uomini con oltre 20’ di utilizzo e 8 con almeno 10’) e sono anche una delle panchine più prolifiche di tutto il panorama universitario con ben 35 punti realizzati di media. Questo fa sì che Isaac non abbia, appunto, tutta l’attenzione che meriterebbe. Una statistica realizzata da Synergy Sports evidenzia che il 42% dei suoi punti arrivano da uno scarico dei compagni, mentre il 12% da rimbalzo offensivo. Questo certifica come venga utilizzato praticamente da role player nonostante il suo potenziale. Forse non è ancora pronto per ricoprire un ruolo più importante, cosa che in un certo senso è stato ammessa da lui stesso.

Lo scorso febbraio, infatti, annunciò che aveva intenzione di testare la possibilità di dichiararsi al draft. Un annuncio che fece scalpore perché avrebbe potuto essere il primo liceale a compiere il salto dall’high school al professionismo, assieme a Thon Maker. Avrebbe potuto diventare pro grazie al suo anno post-diploma e alla nuova norma che permette ai liceali di testare la NBA Combine senza assumere un agente e ritornare al college in presenza di sensazioni “negative”. Il grande interesse mediatico scemò quando quattro giorni dopo l’annuncio, lui stesso ritrattò perché: “I look at myself and realize I’m not ready“. Il ragazzo aggiunse inoltre che aveva “un sacco di lavoro da fare, a partire dall’aumentare la forza fisica del corpo che rappresenta una mia debolezza. I mock draft mi dicono che devo lavorare ancora tanto perché non voglio essere un top 10, ma il numero 1”.

Un atleta a passo coi tempi

Chi potrebbe essere il suo giocatore preferito? Ovviamente Kevin Durant, al quale Jonathan assomiglia per altezza e stile di gioco. E mai come in questo preciso momento, lui sembra adatto alla pallacanestro odierna. Un’ala che può ricoprire indifferentemente sia lo spot di 3 che quello di 4, anche se per quest’ultimo al piano di sopra deve irrobustirsi e soprattutto smaliziarsi. È però il prototipo ideale per giocare nei moderni small-ball, in cui può aprire il campo per le penetrazioni degli esterni ma allo stesso tempo diventare pericoloso sugli scarichi perché può sia tirare dall’arco che attaccare il close-out. E poi in generale può rendere la fase offensiva molto più fluida senza intaccare quella difensiva che, anzi, diventerebbe di assoluto livello con tutte le abilità che possiedeo. In effetti il ‘4 tattico’ è proprio il ruolo che ricopre ora a Florida State. E così torniamo ai dubbi da draft: sarà effettivamente in grado di essere un 3 costante sul perimetro e consistente sotto i tabelloni? Al momento, per il potenziale che ha mostrato, sembra una scommessa che vale il rischio. In ogni caso ci sarà ancora tempo per valutarlo ulteriormente in questa stagione.
Dopotutto con i Seminoles Isaac si appresta, a meno di incredibili involuzioni, a partecipare alla March Madness dove la squadra potrebbe recitare un ruolo da protagonista. Florida State, infatti, ha un roster abbastanza profondo, con lunghe rotazioni, due pivot intimidatori come Michael Ojo e Christ Koumadje che sono una rarità in ambito universitario e rappresentano dunque un fattore non indifferente, e la grande versatilità difensiva che permette alla squadra di adattarsi all’avversario. C’è chi si aspetta insomma altre performance eccezionali e a quel punto non meravigliatevi se le sue quotazioni in ottica draft salissero fino alle primissime posizioni. Con lui il gioco vale la candela.





* per BASKETBALLNCAA.COM - Link originale

venerdì 4 marzo 2016

NCAA. È in arrivo la March Madness

È in arrivo la March Madness
Da Oklahoma a Kansas, Virginia e Villanova; pregi e difetti delle possibili teste di serie


di Giovanni Bocciero*

Con l’avvento del mese di marzo il mondo del College basketball inizia a prepararsi all’ultima avvincente parte di stagione. La March Madness, la follia di marzo, guiderà tutti sino all’NRG Stadium di Houston, dove il 2 e 4 aprile andrà in scena la Final Four per il titolo nazionale. Prima però ci sarà la Selection Sunday (13 marzo) dove si comporrà l’intero tabellone principale: 32 posti saranno assicurati alle squadre vincenti i rispettivi tornei di conference, mentre le altre 38 saranno selezionate da un’apposita commissione che terrà conto ovviamente dei risultati stagionali per assegnare le wild-card. Dal 15 marzo parlerà solo il campo, con un incredibile susseguirsi di partite in cui l’upset - il rovescio del pronostico - è sempre dietro l’angolo, e si comincerà soprattutto a seguire le carovane di studenti, familiari e bande musicali che coloreranno gli spalti di ogni palasport.

BRACKETOLOGY Proviamo a prendere il posto degli analisti americani, e cerchiamo di dare le nostre teste di serie. Le seed 1 e 2 a parer nostro spettano a: Oklahoma, Kansas, West Virginia, North Carolina, Virginia, Iowa, Maryland e Villanova, in ordine rigorosamente sparso. Iniziamo da Oklahoma, la squadra del quasi probabile giocatore dell’anno Buddy Hield, che sta viaggiando ad oltre 25 punti. I Sooners sono una delle compagini più forti dell’intera NCAA, potendo contare su di un quintetto che oltre al già citato ha un altissimo tasso qualitativo. I ragazzi di coach Lon Kruger hanno dimostrato partita dopo partita di avere un’incredibile durezza mentale, fattore non da poco in un contesto simile dove i margini di errore saranno risicati. Per diverse settimane numero uno del power ranking, Oklahoma è uno dei migliori attacchi di tutto il campionato, ed in stagione ha anche cavalcato l’incredibile media del 50% da tre punti. È una certa seed 1.
Kansas sta mantenendo un livello alto anche se con prestazioni piuttosto ballerine. I Jayhawks sono ancora alla ricerca del giusto equilibrio. Come sospettavamo ad inizio stagione l’ago della bilancia è quel Wayne Selden che ogni qualvolta ha disputato gare al di sopra della media il successo non è mai sfuggito. Il backcourt è piuttosto efficiente, ma è nel pitturato dove coach Bill Self si è dovuto inventare diverse soluzioni tattiche, con il veterano Perry Ellis unico punto di riferimento e con gli altri giocatori del reparto che stanno faticando e non poco. Il dodicesimo titolo di conference è nel mirino, ma la strada al torneo potrebbe essere più insidiosa che mai.
Sempre della Big XII fa parte anche West Virginia, una delle compagini più ostiche da affrontare. Il cavallo di battaglia dei ragazzi di coach Bob Huggins è certamente la difesa pressing a tutto campo, che immancabilmente influenza il gioco di qualsiasi avversaria che difficilmente riesce ad adeguarsi. Il bottino offensivo arriva in gran percentuale dalle palle recuperate, ma mai come quest’anno hanno trovato un ottimo marcatore in Jeysean Paige che sta avendo una media di oltre 13 punti - più del doppio rispetto all’anno scorso - uscendo dalla panchina. Forse siamo piuttosto ottimisti nel volergli attribuire una seed 2, ma i Mountaineers la meriterebbero eccome.
Anche per North Carolina si preannuncia una testa di serie molto alta, nonostante una regular season in cui ha vissuto tanti alti e bassi. Sulla carta stiamo parlando del miglior roster dell’intera NCAA: completo, lungo ed assortito. Ben sei sono gli uomini dell’alma mater di Michael Jordan che hanno una media punti in doppia cifra, eppure i Tar Heels sembrano soffrire degli inspiegabili cali di concentrazione. Coach Roy Williams non riesce proprio a venirne a capo, tanto che circa un mese fa ha avuto un vero e proprio collasso durante un timeout. Ovviamente la cosa non ha attinenza, ma se UNC vuole tornare a vincere il titolo dopo quello del 2009 deve diventare di sicuro più cinica strada facendo.
Virginia è stata molto costante nel suo percorso pur senza particolari sussulti. Team ben organizzato quello di coach Tony Bennett, che è molto equilibrato nel suo gioco, tanto in difesa dove è tra le migliori del panorama universitario, che in attacco. In fase offensiva, però, ai Cavaliers manca un vero e proprio go-to-guy, in grado di trascinare la squadra quando negli oliati meccanismi va a finirci quel granellino di sabbia che scombussola tutto. Non a caso Virginia nelle ultime due apparizioni al torneo pur essendo tra le favorite - nel 2014 era seed 1 e l’anno scorso seed 2 - non è riuscita ad avanzare più delle Sweet Sixteen. E quest’anno potrebbe finire uno dei cicli più importanti nella storia dell’ateneo senza aver raggiunto nulla, essendo tre giocatori determinanti come Malcolm Brogdon, Anthony Gill e Mike Tobey al loro anno da senior.
Si può considerare come la grande sorpresa della stagione Iowa, una squadra che è stata capace di crescere man mano che accumulava partite così come il suo uomo di punta, tale Jarrod Uthoff. Inutile dire che per l’ala senior questo è il suo migliore anno in cui ha triplicato le cifre - dai poco meno 8 del 2013/14 ai 12 del 2014/15 quest’anno sta viaggiando a 18 punti di media - in fase realizzativa oltre che assunto la palma di leader. Grande merito della crescita della squadra va dato anche a coach Fran McCaffery che ha saputo rendere una pallacanestro semplice molto concreta. Gli Hawkeyes hanno scalato posizioni nel ranking Top 25 di settimana in settimana sino ad arrivare nelle primissime posizioni così da essere in lizza per almeno una seed 2.
L’annata di Maryland non è stata al livello delle aspettative. Dopo il buon cammino dello scorso campionato ed i movimenti estivi che hanno potenziato il roster di coach Mark Turgeon ci si aspettava il cosiddetto salto di qualità, ed invece sembra quasi che i Terrapins siano rimasti ad elogiare il proprio riflesso come Narciso senza fare alcun passo in avanti. E questo ad incominciare dai due trascinatori del team, vale a dire Melo Trimble e Jake Layman. Maryland può ancora sperare in una seed 1, ma anche se non dovesse arrivare ha tutte le carte in regola per provare ad arrivare sino in fondo a questa stagione, ma sarà bene coprire gli specchi.
Infine abbiamo Villanova, che in stagione è stata per la prima volta nella storia dell’università numero uno del power ranking. Spinti da un livello medio decisamente basso della Big East, i Wildcats dell’italiano Ryan Arcidiacono stanno disputando una stagione al loro passo, essendo una squadra compatta, ed anche quest’anno possono strappare la seed 1. Il rischio è che giocando contro avversarie di livello inferiore per più di metà stagione, i ragazzi di coach Jay Wright facciano fatica a trovare l’intensità giusta al torneo NCAA, anche se si scongiura una eliminazione al secondo turno come successo l’anno scorso.


* Per il mensile BASKET MAGAZINE