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domenica 26 maggio 2024

Nazionale con i cerotti in vista del Preolimpico

L'incredibile bollettino medico degli azzurri impegnati lontano dall'Italia: infermeria piena e indisponibilità certe


Nazionale con i cerotti in vista del Preolimpico


Una serie di infortuni costringono a cambiare le carte in tavola al ct Pozzecco, abituato a lavorare con un gruppo consolidato. Prende forza il ritorno in azzurro di Awudu Abass mentre è svanita l'ipotesi Marco Belinelli. Consola il recupero ad alti livelli di Nico Mannion.


di Giovanni Bocciero*


Sarà un’altra estate a forti tinte azzurre, sperando che possa fregiarsi dei cinque cerchi olimpici. Proprio come nel 2021, il cammino dell’Italbasket verso l’Olimpiade di Parigi deve passare attraverso il torneo Preolimpico, e tutti ci auguriamo che l’epilogo sia proprio come quello di Belgrado. Questa volta però, gli azzurri del ct Gianmarco Pozzecco dovranno volare dall’altra parte del mondo per conquistare il pass. La nazionale, infatti, sarà di scena in Portorico dal 2 al 7 luglio, dove prima sfiderà il Bahrain e i padroni di casa, poi eventualmente due tra Lituania, Messico e Costa d’Avorio per semifinali e finale.

Soltanto vincere il torneo garantisce la qualificazione all’Olimpiade, dove il sorteggio ha già definito l’inserimento della vincitrice nel complicato girone con Stati Uniti, Serbia e Sud Sudan. Prima però di volare in Portorico con l’obiettivo di conquistare un posto ai Giochi francesi, la nazionale farà il ritiro di preparazione a Folgaria, dal 14 al 21 giugno, che si concluderà con l’amichevole del 23 contro la Georgia a Trento. L’Italia poi giocherà a Madrid contro la Spagna il 25 giugno la seconda e ultima amichevole prima del torneo Preolimpico.

IL TRASCINATORE. Chi saranno i dodici azzurri che si batteranno per riportare l’Italbasket alle Olimpiadi è difficile ipotizzarli adesso. A maggior ragione visto gli ultimi infortuni che hanno coinvolto diversi protagonisti. Uno su tutti Simone Fontecchio, il trascinatore della nazionale nelle ultime estati. Quest’anno ha disputato la sua seconda stagione in Nba, iniziando con Utah e finendo il campionato con Detroit, a cui è stato ceduto tramite scambio che ha fatto fare il percorso inverso a Gabriele Procida.

Fontecchio aveva già aumentato le sue cifre ed il suo impatto rispetto all’annata precedente a Salt Lake City, ma è letteralmente esploso al suo arrivo a Detroit, dove in una squadra oggettivamente in difficoltà e alla ricerca di risultati si è ritagliato il suo prezioso spazio. Con la casacca dei Pistons ha ritoccato il suo personale in Nba contro Dallas: in 32’ ha segnato 27 punti.

L’ala nativa di Pescara ha dimostrato ancora una volta tutto il proprio talento, ma ancora di più la fiducia nei propri mezzi. Proprio come riferito da uno scout dei Jazz, che all’epoca del provino era rimasto colpito dalla sicurezza con la quale Fontecchio scende in campo. L’estate che arriva è delicata per lui, sia per l’infortunio che gli ha fatto terminare anzitempo la stagione, sia per la questione contrattuale. Anche se si vocifera di un rinnovo quadriennale ai Pistons da 60 milioni.

Il suo infortunio preoccupa lo stesso Pozzecco, perché quella che sembrava una semplice botta all’alluce potrebbe fargli saltare l’estate azzurra. Appena ritornerà in Italia si potrà capire meglio il suo stato e l’eventuale disponibilità. Ovvio che sostituirlo adeguatamente non è missione semplice. Per la stagione che sta disputando, il solido Awudu Abass può essere un sostituto degno, e il ct ha praticamente già annunciato che vestirà l’azzurro anche in considerazione dell’assenza di Procida proprio in quel ruolo.

Naturalmente l’unico che possa sostituire Fontecchio per qualità e carisma, è Marco Belinelli. Ogni qualvolta si torna a parlare di nazionale il nome del virtussino in una maniera o in un’altra spunta sempre fuori. Per uno scherzo del destino, la sua ultima apparizione in azzurro è avvenuta al Mondiale del 2019 proprio contro Portorico. E quella rimarrà, perché con la nazionale discorso chiuso: «Non è disamore, in azzurro ho sempre dato tutto, ma non so se porterei qualcosa di più o solo negatività».

IL VETERANO. L’8 agosto saranno 36 gli anni di Danilo Gallinari che potrebbe forse vivere la sua ultima avventura in azzurro. Un po’ come accaduto al Mondiale filippino per Gigi Datome, il torneo Preolimpico di San Juan - sperando che sia solo una tappa transitoria verso i Giochi di Parigi - potrebbe essere davvero l’ultimo ballo per il Gallo, che per la nazionale si è sempre reso disponibile e spesso pagando un prezzo salato.

Nell’ultima apparizione si è infortunato al ginocchio, cosa che gli è costato non solo l’Europeo 2022 ma anche tutta la stagione Nba con la casacca dei Boston Celtics. Quest’anno per il nativo di Sant’Angelo Lodigiano è stata un’annata da nomade, tra Washington, Detroit e infine Milwaukee, tornando a giocare dopo lo stop ma trovando comunque poco spazio.

Ceduto a campionato in corso ai Detroit Pistons, ha comunque fatto vedere sprazzi del suo talento cristallino. Ma l’esperienza nel Michigan è durata appena 6 partite, visto che nelle ore in cui Fontecchio sbarcava a Detroit il Gallo risolveva il suo contratto. Free agent e a caccia del titolo Nba, ha trovato sistemazione a Milwaukee fortemente voluto da coach Doc Rivers, che lo ha già allenato ai Clippers.

Con i Bucks eliminati anzitempo dai playoff Nba, l'ex Olimpia sarebbe disponibile sin dall’inizio della preparazione in Trentino. Questo non esclude comunque che si possa unire in seguito, anche perché il suo ruolo in nazionale non è in discussione. Se non al meglio fisicamente può comunque dare minuti importanti di qualità. Proprio come all’Olimpiade di Tokyo, la cui tripla sputata dal ferro nel combattuto finale dei quarti contro la Francia grida ancora vendetta.

I GOLDEN BOYS. L’Italbasket inizierà il torneo Preolimpico di San Juan il 2 luglio, e in caso di qualificazione alla manifestazione a cinque cerchi la prima palla a due è fissata per il 27 luglio. Date che escludono i due golden boys Gabriele Procida e Matteo Spagnolo, entrambi fermati da infortunio. Procida è stato operato ad inizio aprile al tendine rotuleo del ginocchio sinistro, intervento resosi necessario dopo essersi fermato circa un mese prima.

Il nativo di Como in ottica nazionale ha disputato due ottime gare nella finestra dello scorso febbraio per le qualificazioni all’Europeo 2025. Prestazioni solide sia nel successo di Pesaro contro la Turchia (7 punti e 10 rimbalzi per 18 di valutazione, secondo miglior azzurro) che con l’Ungheria (9 punti, 3 rimbalzi, 3 recuperi e 2 assist per 15 di valutazione). In entrambe le occasioni è partito in quintetto, sopperendo all’assenza di Fontecchio, dietro il quale sembra in rampa di lancio.

Già iniziata la riabilitazione, un’ipotetica convocazione del classe 2002 è comunque molto complicata e potrebbe avvenire soltanto bruciando le tappe. Ancor peggio la situazione di Spagnolo, che proprio recentemente ha subito un intervento al metatarso del piede sinistro. Il classe 2003 di Brindisi è stato convocato ma inutilizzato per la finestra di febbraio, mentre si è fatto ammirare nel match di Eurolega con la Virtus Bologna: in meno di 15’ 15 punti, 13 nel solo quarto periodo lanciando la rimonta tedesca.

Procida e Spagnolo saranno due assenze preziose per Pozzecco, considerando che entrambi hanno partecipato alla spedizione mondiale nelle Filippine, così come Mouhamet Diouf. A questo punto sugli esterni è sicuro il ritorno di Nico Mannion, che dopo la parentesi al Baskonia si è ritrovato a Varese. Abbiamo tutti impresso negli occhi il giocatore delle Olimpiadi 2021, e quello che può dare all’Italbasket.

Già detto anche di Abass, diventa un candidato forte in questa posizione per l’azzurro John Petrucelli, giocatore dagli avi originari di Orta di Atella e comunque apprezzato dal Poz soprattutto per la sua intensità difensiva. Peccato non poter contare sul passaportato Donte DiVincenzo, soprattutto dopo la super stagione in maglia New York Knicks. I tempi burocratici non sembrano poter sbloccare la situazione dell’atleta che ha dichiarato amore incondizionato all’Italia.

Alternative potrebbero essere Giordano Bortolani, convocato nell’ultima finestra delle nazionali e stimato dall’allenatore che potrebbe cucirgli addosso un ruolo da specialista offensivo; oppure quel Amedeo Della Valle che seppur fuori dal progetto azzurro potrebbe comunque tornare comodo. Ma è logico che tutto dipenderà dalla conta di chi sarà diisponibile.

IL LUNGO. Diouf questa estate ha lasciato Reggio Emilia per provare l’esperienza all’estero con l’obiettivo di uscire dalla comfort zone. Non c’ha pensato due volte ad accettare l’offerta del Breogan, formazione della Liga Acb. In terra galiziana il 2.08 di origini senegalesi aveva iniziato piuttosto bene la stagione dal doppio impegno in campionato e in Champions League.

Nella stessa settimana aveva contribuito fattivamente alla vittoria europea con l’Hapoel Holon, con una prestazione da 17 punti, 9 rimbalzi, 2 recuperi e 2 stoppate, tirando 5/6 dal campo e 7/10 ai liberi in 22’; e poi al successo domenicale contro Saragozza, realizzando 11 punti e 8 rimbalzi, tirando 4/7 da due e 3/4 dalla lunetta in 18’.

Col Saragozza l’ultima apparizione stagionale di Momo, che ha infatti saltato il resto dell’anno per un infortunio al ginocchio sinistro. Dopo essere venuto anche in italia per un consulto medico, alla fine si è sottoposto all’intervento chirurgico prima di Natale, e il suo rientro è previsto per i principi di maggio. In caso di sua sostituzione, le alternative sono chiare: Guglielmo Caruso o Amedeo Tessitori, remota la possibilità per Paul Biligha.

 

AZZURRI ALL'ESTERO, QUESTE LE CIFRE

Dal suo arrivo a Detroit Fontecchio ha giocato più di 30’, segnando 15.4 punti di media e tirando con il 47.9% dal campo ed il 42.6% da tre, aggiungendo 4.4 rimbalzi e 1.8 assist. Ai Pistons si è solo incrociato col connazionale Gallinari, che in un’annata nella quale ha cambiato tre squadre ha fatto registrare la migliore prestazione stagionale proprio nel Michigan: 20 punti con 4/4 da tre, 3 rimbalzi, 2 assist e 1 rubata in 22’ contro Cleveland. Procida ha disputando una buonissima stagione all’Alba Berlino tra Eurolega e Bundesliga. 8.3 i punti di media nella campagna europea in 17’, 9.6 punti a partita con 1.5 rimbalzi e 1.4 assist in campionato. Spagnolo, alla prima esperienza in Eurolega, 7.3 punti di media con 3.4 assist e 2.3 rimbalzi in 20’. 11 le partite in Liga Acb giocate da Diouf prima dell’infortunio: 7.6 punti, 3.4 rimbalzi, col 47.2% da due e il 73.9% ai liberi.


* per la rivista Basket Magazine

mercoledì 22 marzo 2023

Gentile dopo i tormenti, a Udine per ripartire

Un incidente ha fermato Alessandro per diversi mesi, ma ora il ragazzo di Maddaloni è pronto a riprendersi un ruolo di primo piano

Gentile dopo i tormenti, a Udine per ripartire

«Sto sempre meglio. A 30 anni ho ancora sogni da realizzare. La Nba? Ho scelto io di non andarci. La Liga è clamorosa. Pozzecco ct scelta coraggiosa»


di Giovanni Bocciero*

 

RINASCERE come l’araba fenice, il mitologico uccello che molto bene può essere accostato ad Alessandro Gentile. Mito, perché quando si parla del nativo di Maddaloni c’è sempre un alone di grandezza che lo avvolge. Rinascere, perché dopo il brutto incidente di questa estate, che l’ha visto cadere da 4 metri e fratturarsi la vertebra cervicale, è ritornato a giocare, il che «è di sicuro molto bello. Chiaro che dopo tanto tempo sto riprendendo la condizione fisica». Ha scelto Udine per ripartire, in un campionato come l’A2 che per lui è completamente nuovo. Gli è stato però subito affidato il compito di guidare la squadra fuori dalla tempesta dopo l’esonero di coach Boniciolli e alcuni cambi al roster. «Sto a Udine solo da poco tempo, quindi piano piano sto sempre meglio e sto cercando di dare una mano. Abbiamo avuto dei cambiamenti da quando sono arrivato, per questo sto cercando di mettere l’esperienza che ho maturato negli anni al servizio della squadra. Cerco di facilitare il gioco per gli altri, e siccome il club vuole raggiungere obiettivi importanti darò il mio contributo per raggiungerli, in un campionato molto competitivo, con tante squadre costruite per arrivare fino alla fine. Noi dobbiamo pensare una partita alla volta, cercare di arrivare ai playoff nelle migliori condizioni fisiche possibili, consapevoli del fatto che se troviamo una continuità ed una consistenza nell’arco dell’intera gara - ha analizzato il figlio d’arte - possiamo mettere in difficoltà chiunque».

Alessandro Gentile, 30 anni, all'Apu Udine che si affida al giocatore
casertano per un salto di qualità in una stagione finora sotto le attese
(foto ufficio stampa)

Ale Gent come Basile, Fucka, Fontecchio, nella sua carriera ha giocato due anni con l’Estudiantes di Madrid in Liga Acb, un campionato ritenuto a furor di popolo il massimo in assoluto alle nostre latitudini. «È clamoroso, il migliore in Europa. C’è un’organizzazione ed un seguito sia come spettatori alle partite che per i diritti televisivi importante. La trasmissione delle gare in tv è molto superiore rispetto a quello che abbiamo in Italia, per non parlare della qualità della pallacanestro e della cultura sportiva che purtroppo noi non abbiamo. Tutto questo fa sì che la Liga abbia un appeal superiore a qualunque altro campionato». Questo si traduce anche nei «risultati della nazionale spagnola che parlano chiaro. Ci sono tanti ragazzi spagnoli che hanno l’opportunità di giocare da protagonisti sin da subito, anche se magari non sono giocatori stellari come quelli della generacion dorada. Tutti possono avere la loro occasione, e una cosa che mi ha colpito è che lì si parla spagnolo. Anche gli atleti stranieri si devono adeguare a questa condizione - ha sottolineato l’ex capitano dell’Olimpia -, e non il contrario. Credo che questa sia una cosa sacrosanta, ma in Italia parecchie volte siamo noi ad andare fin troppo incontro alle loro esigenze».

Gentile in campo ha sempre dato tutto, spesso uscendo anche fuori dalle righe proprio come Pozzecco, la cui nomina a ct dell’Italbasket «è stata una scelta coraggiosa. Il Poz è una figura di spicco della nostra pallacanestro, ma credo che sarebbe stato il primo a riderci su nel pensarsi in questo ruolo. Però ha dimostrato di essere comunque un ottimo allenatore, ottenendo dei risultati che ne giustificano la nomina». Nell’estate del 2019 Ale poteva essere allenato proprio dal Poz se si fosse definito l’ingaggio con Sassari, cosa che potrebbe comunque ancora avvenire in nazionale. «Ti dico la verità, al momento l’Italia non è nei miei pensieri. Credo che ci siano tanti giocatori che sono più giovani o che hanno più desiderio di essere protagonisti con la maglia azzurra, ed è giusto che abbiano il loro spazio. Poi, non ho più avuto contatti con la nazionale dopo i Mondiali in Cina, e quindi adesso non è tra le mie priorità».

30 anni compiuti lo scorso novembre, un’età con la quale si dice inizi una nuova fase della vita. E Gentile, dopo l’incidente e la prima esperienza in A2, presto diventerà anche papà. Ma c’è un sogno nel cassetto ancora da avverare? «Ce ne sono tanti, anche perché a 30 anni c’è ancora tanta voglia di fare e di ottenere, non solo dal punto di vista sportivo ma anche nella vita personale che non si conclude con la pallacanestro. Il fatto di diventare padre è un traguardo molto bello, anche perché ho sempre desiderato diventarlo. Vediamo col passare del tempo di continuare a sognare - la sua prospettiva -, di raggiungere sempre nuovi obiettivi». E riguardando indietro, c’è un rimpianto? «Rimpianto è una parola forte. Guardando indietro posso dire di aver cercato di essere sempre me stesso, leale e onesto con le persone con cui ho lavorato. Questa cosa però troppo spesso non è stata apprezzata. Non so se possa essere un rimpianto, ma posso dire che se potessi tornare indietro ragionerei di più con la testa e meno d’istinto. Questa è l’unica cosa di cui un po’ mi pento». Per l’ascesa della sua carriera, la Nba forse rimarrà un cruccio, anche se «ho scelto io consciamente di non andare quando mi volevano perché dove stavo mi sentivo felice. Poi quando pensavo di essere pronto non si sono più create le occasioni per andarci e questo mi è dispiaciuto. Ma non lo vivo come un rimpianto».

Per Ale nostalgia d'azzurro, ma ora applaude Pozzecco
e i suoi ragazzi (foto ufficio stampa)

Tanti in lui rivedono in campo papà Nando, per la sfrontatezza e la caparbietà. E proprio questi suoi atteggiamenti hanno creato due fazioni, i pro e i contro Ale Gent. Ma interiormente come hai vissuto questa cosa?
«Ricevere determinati insulti o appellativi non fa piacere a nessuno. Purtroppo troppe volte è passata un’immagine di me che non corrisponde esattamente alla realtà. Un po’ per colpa mia, un po’ per cose che non posso controllare. È una cosa che ho accettato da tempo, non mi fa piacere ma non posso farci nulla». Deciso e convinto sono altri due aggettivi che gli si possono affibbiare, evidenziati dall’aneddoto di gara 6 della finale scudetto contro Siena, quella del tiro di Jerrells passato alla storia. Con l’Olimpia spalle al muro, i genitori non volevano andare alla partita anche a causa del clima molto ostile. Invece lui li convinse a prendere posto dietro la panchina milanese. «Ho sempre cercato di essere me stesso, di essere positivo e di dare il massimo. Il fatto di aver iniziato a giocare molto presto, che mio padre è stato un grande giocatore, che tante persone hanno vissuto il mio successo precoce come ‘regalato’ può aver infastidito qualcuno. Questo però succede a tutti i livelli e in tutti gli sport, e quindi non mi sento l’unico. Potremmo fare centinaia di esempi di atleti criticati o presi di mira dai tifosi avversari. Fa parte del gioco e va bene così».

Sin da ragazzino ha viaggiato tanto, con il ritorno dalla Grecia dove non gli piaceva giocare a basket ai primi tiri con l’Artus Maddaloni dove era allenato proprio dal papà prima di spiccare il volo verso Bologna, Treviso e Milano. Per questo Ale considera ‘casa’ «dove sta la mia famiglia, a prescindere dal luogo fisico. Ovunque riusciamo ad essere, per me quella è casa. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia molto unita, sempre presente, e adesso di incontrare una persona con la quale sto creando una mia famiglia. Per cui per me casa è stare con queste persone, sentire la loro vicinanza». E proprio la famiglia è stata fondamentale nel momento di depressione, della quale è stato tra i pochi sportivi ad avere il coraggio di parlarne. «Nel mio caso credo che fosse presente in me da tempo, ma che è esplosa nel periodo della pandemia che ha rappresentato solo la punta dell’iceberg. Sono stato isolato, da solo, ho iniziato ad avere determinate paure, particolari pensieri: la mia carriera precoce, il fatto che su di me ci siano sempre state alte aspettative, non solo dal mondo circostanze ma che anche io stesso mi ponevo. Sono arrivato ad un certo punto nel quale tutto ciò mi ha assorbito. Mi sono messo a pensare a chi fossi, all’Alessandro come persona e non solo al Gentile giocatore. Mettere in ordine questi pensieri, queste sensazioni, non è stato facile ed è un lavoro che continuo a fare ancora tutt’oggi. Impari a convivere con queste sensazioni, ad accettarle, a gestirle. Non sempre è facile, ma ci sono persone che ti sanno aiutare. E credo che sia importante proprio circondarsi delle persone giuste - il messaggio dell’ex azzurro -, e ognuno deve fare il proprio percorso per capire come affrontare questi momenti. Credo che sia una dimostrazione di grande coraggio e forza ammettere a sé stessi di avere dei problemi. Nel mondo in cui viviamo è un argomento sempre più importante, perché è un mondo che ti porta a perdere contatto con la realtà, è sempre più virtuale, molto appariscente ma poco genuino. Il fatto di parlarne apertamente è stato un qualcosa anche per dare coraggio o positività a persone che soffrono di questi momenti e che fanno fatica a trovare qualcuno con cui parlarne».

Papà Nando da dirigente sta rilanciando il basket a Caserta, con una squadra che sta provando a risalire la china in serie B. Magari in futuro Ale potrà indossare la casacca bianconera. «Perché no. Sicuramente stanno creando una bellissima cosa. Caserta aveva bisogno di entusiasmo, di ripartire da capo. Mi sono allenato per un periodo con loro, sono stato a vedere diverse partite, si è creato un bell’entusiasmo intorno a questa squadra. In futuro vedremo, anche perché mi sento ancora abbastanza nel pieno della carriera - ha concluso Gentile - e non sto pensando dove smetterò. Ma non è una cosa che escludo».


* per la rivista Basket Magazine

lunedì 21 marzo 2022

World Cup. Italbasket, quanta fatica

Italbasket, quanta fatica

La qualificazione alla World Cup è ancora a rischio: per la sicurezza dovrà battere a luglio l'Olanda


di Giovanni Bocciero*


La Nazionale italiana del ct Meo Sacchetti ha chiuso la seconda finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup 2023 con una vittoria ed una sconfitta, che sommate allo stesso record della prima fanno due vittorie e altrettante sconfitte. Un percorso che allo stato attuale non soddisfa il tecnico, che è stato chiaro nel dire che ci manca un successo. Se in trasferta contro la Russia era preventivabile ritornare con zero punti, la stessa cosa non doveva succedere nella partita disputata in Islanda. E invece purtroppo la “brutta figura”, così come è stata etichettata un po’ da tutti, dall’allenatore al presidente federale Gianni Petrucci, è avvenuta. Per fortuna non c’è stato alcun contraccolpo, visto che la contesa del PalaDozza ha visto gli azzurri rimettere quanto meno la situazione in pari.

QUESTIONE DI ATTEGGIAMENTO. Nessun alibi dopo la debacle islandese, ma il presidente Fip alla vigilia delle due importanti partite era ritornato su uno degli argomenti più scottanti quando si tratta delle finestre Fiba. Ovvero, la mancanza dei migliori giocatori a disposizione della Nazionale italiana. Con parole forti, il numero uno della nostra pallacanestro ha tuonato contro l’Eurolega. Uno sfogo che difficilmente troverà una soluzione, ma che forse ha avuto effetti addirittura controproducenti se guardiamo all’atteggiamento con il quale l’Italia è scesa in campo ad Hafnarfjordur. Sacchetti è stato chiaro anche in questo, quando ha detto che “abbiamo giocato 25 minuti non all’altezza”. È stato quello il peccato capitale della missione islandese. Una questione di atteggiamento che ha visto da un lato una squadra surclassata per voglia, intensità, forse addirittura intimorita dall’ambiente piccolo ma molto caloroso dell’impianto di Hafnarfjordur. Dall’altro lato invece, ed è stata una diretta conseguenza, si è permesso di galvanizzare una squadra sicuramente coriacea, ma non così talentuosa, che ha avuto nel centro Tryggvi Hlinason un vero e proprio fenomeno.

In Islanda si è rivisto anche quell’attacco dalle polveri bagnate che ha fatto accendere la spia rossa nella prima finestra contro Russia e Olanda. Soltanto via via che la partita scorreva gli azzurri hanno aggiustato un po’ le proprie percentuali. La Nazionale ha provato ad essere più incisiva, ma c’è riuscita solo a tratti e soprattutto quasi in maniera individuale. Il finale di gara dei regolamentari di Stefano Tonut sono stati fantastici ma non sufficienti per capovolgere una partita che effettivamente è stata segnata dall’inizio. Peccato, perché alla fin fine bastava davvero un ultimo sforzo, magari un poco più di attenzione, o anche quel pizzico di fortuna per portare a casa una vittoria importante quanto preziosa per il cammino verso il Mondiale di Indonesia, Giappone e Filippine.

La palla a due della sfida al PalaDozza di Bologna
NECESSITA’ DI VINCERE. La gara di ritorno disputata al PalaDozza di Bologna metteva gli azzurri spalle al muro. Nel post gara Amedeo Della Valle ha fatto riferimento proprio alla necessità di vincere. Inutile girarci intorno, l’Islanda andava battuta e fortunatamente lo è stata. Non senza sudare le proverbiali sette camicie. Soprattutto in avvio, dove praticamente si è visto quasi lo stesso canovaccio della gara disputata ad Hafnarfjordur. Gli azzurri si sono dimostrati ancora poco reattivi in difesa, e soprattutto deve essere diventato frustrante non riuscire ad arginare Hlinason che aveva ripreso praticamente da dove aveva lasciato. Nella pallacanestro una buona difesa porta ad avere un buon attacco, ma non è un segreto che per le squadre del ct Sacchetti avviene esattamente il contrario. Ovvero, se nella metà campo offensiva si segna con continuità e magari con azioni corali, ne guadagna la voglia di difendere così da mettere quei piccoli granellini negli ingranaggi dell’attacco avversario. Ed è proprio quello che è avvenuto, e così anche l’incredibile Islanda che sembrava un rebus di difficile soluzione è stata imbavagliata. Ma soprattutto, a prendersi la scena è stato Della Valle. La guardia della Germani Brescia quando mette piede sulle tavole del palazzetto di piazza Azzarita sembra assumere le sembianze di un supereroe. L’ultima volta in maglia azzurra aveva realizzato 28 punti, distruggendo le resistenze della Polonia che aveva ambiziosi di qualificarsi al Mondiale in Cina del 2019. Questa volta è riuscito ad aggirare la fisicità degli islandesi, ha anticipato i movimenti caricando di falli la difesa ma soprattutto ha lucrato con i tiri liberi. È stata quella la spinta che ha permesso di avere ragione degli avversari. Sacchetti alla precisa domanda sulle problematiche che ha creato la fisicità dell’Islanda ha risposto che “per caratteristiche sono più piccoli e rapidi di noi, e dunque anche più reattivi. Questo ha fatto sì che soprattutto all’inizio abbiamo subito diverse penetrazioni al ferro. Ma noi puntavamo a cercare di togliergli spazio per evitare che giocassero i pick and roll in cui sono bravi a servire i lunghi”.

Mentre Della Valle faceva ferro e fuoco, sia a cronometro fermo che dall’arco dei 6,25, Michele Vitali, Nico Mannion e Alessandro Pajola si sono uniti nel colpire dalla lunga distanza sgretolando pian piano le certezze con le quali gli avversari erano venuti ad affrontare questo return match. E mentre, appunto, l’attacco collezionava punti e vedeva lievitare il proprio computo totale, ne guadagnava la difesa. Lo stesso Pajola si è tuffato un paio di volte per salvare o recuperare il pallone, così come sono stati diversi i recuperi avvenuti sui passaggi da un lato all’altro nei quali l’ex fortitudino Jon Axel Gudmundsson e compagni si sono dovuti rifugiare per uscire da attacchi con poche idee.

“Rispetto alla partita in Islanda abbiamo aggiustato qualcosa - ha continuato in conferenza stampa il ct azzurro Sacchetti -. In difesa sono stati più presenti sia i lunghi ma anche i piccoli, che hanno cercato di lasciare molto meno tempo agli avversari per trovare i passaggi sotto. Abbiamo avuto sprazzi importanti in attacco con Mannion, con Della Valle che ha attraversato un periodo di fuoco, con Vitali che ha trovato una buona serie al tiro. Non potevamo fare di meglio, ma sicuramente non potevamo fare peggio rispetto alla gara giocata solo alcuni giorni fa”.

La conferenza stampa del ct Sacchetti e Della Valle
RITORNI PREZIOSI. L’Italbasket in questa finestra ha avuto tanto sia da Della Valle che da Biligha. In particolare, il primo è stato decisivo nella vittoria di Bologna, mentre il secondo è stato prezioso finché ha potuto nella sconfitta di Hafnarfjordur. La guardia della Germani Brescia nella gara disputata in Islanda ha fatto fatica a trovare il giusto ritmo in attacco, esattamente il contrario nella seconda partita della finestra. Si è caricato la Nazionale in spalle, ha provveduto a rimpinguare il punteggio azzurro quando magari si poteva far fatica in attacco. Ha portato quell’esperienza e quella leadership che erano forse mancate contro Russia e Olanda. A questo punto ci si rende conto che non si può fare a meno di lui, cosa che ha dichiarato senza mezzi termini lo stesso allenatore: “Quando ho preso la Nazionale nel percorso per la qualificazione ai Mondiali del 2019, Della Valle ci ha dato una grossa mano. Per me lui è importante, è una realtà di questa squadra ed ha giocato bene proprio come sta facendo quest’anno in campionato. In Islanda ha bucato una partita, ma ci può stare. In alcune circostanze ha esagerato ma ha anche contribuito al gioco di squadra con alcuni passaggi di gran fattura. La completezza - ha concluso Sacchetti - del suo gioco non si discute”.

Non è stato da meno l’apporto di Paul Biligha, che ha dimostrato di essere una valida alternativa ad Amedeo Tessitori come centro dell’Italia. Le qualità del giocatore dell’Armani Milano sono ben conosciute, e sono proprio quelle che purtroppo mancano al pacchetto lunghi della Nazionale. In Islanda Biligha ha fatto vedere di poter diventare un vero e proprio fattore difensivo, un’àncora alla quale aggrapparsi quando la situazione si complica e non poco. Nonostante possa essere considerato a tutti gli effetti un pivot-bonsai, per grinta e volontà non è secondo a nessuno. Dispiace quasi vederlo ammuffire sulla panchina delle ‘scarpette rosse’, ma un’altra sua qualità da evidenziare è proprio quella che gli basta essere chiamato per portare il suo contributo. E a questo punto bisogna capire se anche lui, nell’ottica del ct, diventa un tassello importante di questa Nazionale, soprattutto in vista della prossima finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup del 2023.

ASPETTANDO ALLA FINESTRA. Archiviata questa seconda finestra delle qualificazioni con un record di due vittorie e due sconfitte, non ci resta che pensare alla prossima finestra. O magari sarebbe meglio dire di aspettare alla finestra, visto che al momento è quasi impossibile pensare ai prossimi impegni sportivi. Non solo per la tempistica, visto che si giocherà il prossimo mese di luglio, ma soprattutto per quelli che sono gli avvenimenti di attualità che stanno destabilizzando il mondo. La guerra tra Russia ed Ucraina ha in qualche modo influenzato anche le gare di qualificazione, nelle quali i protagonisti sportivi si sono resi artefici di gesti per scongiurare queste estreme soluzioni con gli slogan ‘stop war now’. Lo stesso ct Sacchetti ha indossato, nella gara del PalaDozza, una spilla dai colori giallo e blu proprio per essere vicino al popolo ucraino. Oltretutto la cosa non può che toccarci in prima persona avendo proprio la Russia nel nostro girone, e magari la stessa Ucraina in quello successivo. La Nazionale sovietica sarà proprio la prossima avversaria, con la partita fissata per il primo di luglio nel nostro paese (orario e luogo ancora da definire). Poi, gli azzurri affronteranno l’Olanda in trasferta e solo a quel punto, a conti fatti, si potrà valutare la situazione. Sono tre le squadre che si qualificheranno alla seconda fase, andando a formare un ulteriore raggruppamento a sei con le prime tre classificate del girone G, quello composto da Spagna, Georgia, Ucraina e Macedonia del Nord.


* per la rivista Basket Magazine

venerdì 17 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Luigi Gresta

Intervista esclusiva a coach Luigi Gresta, con il quale abbiamo approfondito i temi legati agli italiani e a come è visto il basket italiano all'estero, le competizioni europee, il mercato e la Nazionale, le capacità di scouting e l'esperienza in Ncaa.


giovedì 27 settembre 2018

Bianchini su nazionale, Tanjevic, gli Nba e riforme

Bianchini su nazionale, Tanjevic, gli Nba e riforme



Interessante intervista al leggendario coach Valerio Bianchini in merito alle prestazioni della nazionali di Meo Sacchetti, alle riforme proposte da Boscia Tanjevic e alle accuse e utilizzo dei giocatori Nba.




lunedì 13 agosto 2018

Come riformare il basket italiano...

Come riformare il basket italiano


Prendendo spunto da una domanda posta da un utente Facebook nel gruppo de La Giornata Tipo, ho pensato di scrivere questo articolo cercando di analizzare le varie idee espresse da altri utenti affinché si possa risanare la nostra tanto amata pallacanestro. Una mission complicata, per qualcuno a dir poco impossibile, eppure dalla passione di noi tanti appassionati può nascere qualcosa di davvero importante. Magari potremo essere insieme da spunto per la federazione. Chissà. Innanzitutto permettetemi di ringraziare Luigi, Flavio, Carlo, Raffaello, Paolo, Martino, Andrea, Nicola, Luca, Fabio, Michele e tutti gli altri che hanno lasciato un semplice commento alla discussione. Ripeto, è dalla fusione dei loro pensieri che nasce questo articolo che vuol cercare di fare solo bene a tutto il movimento della palla a spicchi italiano. Per riformare il nostro basket bisogna inevitabilmente iniziare dal minibasket, passare per le giovanili così da arrivare al livello senior. Tre macro-aree sulle quali in diverso modo bisogna intervenire.

LA BASE DELLA PIRAMIDE. Alla base della pallacanestro c'è ovviamente il minibasket. Un suo ampliamento vorrebbe significare l'allargamento della base. E se è vero che il professionismo rappresenta la punta della piramide, quanto più la base si allarga tanto più la piramide si alza. Di conseguenza il livello della Nazionale maggiore dovrebbe aumentare. A parole è tutto bello e così facile da realizzare, nei fatti ci sono mille difficoltà ad iniziare dalle scuole. Si necessita di un vero e proprio investimento economico nel minibasket da parte della stessa federazione, ma con il pieno coinvolgimento delle scuole che devono rappresentare il bacino principale dal quale abbeverarsi. Un'idea avanzata e parecchio apprezzata è quella di spostare tutta l'attività di educazione fisica al pomeriggio e organizzare tali ore per tipologie di sport e non per classe. Così si garantirebbe ad ogni singolo bambino di praticare lo sport che preferisce. 
DA AZZURRA LANCIANO
Una tale riorganizzazione non va pensata solo in ottica pallacanestro, ma di salute. Bene che negli ultimi 15 anni la fascia d'età tra i 6 e i 10 anni abbia guadagnato circa il 5% di praticanti, male invece che a partire dagli 11 anni si registri il fenomeno del drop out, con più di un ragazzo su due che abbandona qualsivoglia attività fisica, arrivando ai 18 anni con poco più di un ragazzo su tre che svolge attività sportiva continuativa. Ecco, in questa ottica la federazione dovrebbe avere la lungimiranza di inserirsi in questo scenario e offrire una possibile soluzione del problema con iniziative, eventi, manifestazioni che facciano guadagnare tesserati e appassionati. Sarebbe bello poter creare un percorso sportivo-scolastico in stile Stati Uniti, con le scuole protagoniste dello sviluppo fisico ed educativo dei ragazzi. Ma purtroppo sia per nostra cultura, sia per evidenti difficoltà economiche da parte degli istituti scolastici, tutto ciò è soltanto una chimera. Si può però provvedere ad un cambiamento che parta da impianti e strutture. Vedere le palestre scolastiche aperte e gratuite a chiunque voglia fare due tiri a canestro, oppure una maggiore proliferazione di campetti all'aperto nei parchi pubblici può senz'altro invogliare più bambini, ragazzi, persone ad avvicinarsi al nostro sport. La federazione deve senz'altro fare la sua parte, con investimenti, convenzioni, agevolazioni da stipulare anche con i ministeri interessati. Impensabile? Magari sì, ma perché non provarci!

I COSTI DA ABBATTERE. Veniamo adesso alla parte più consistente dell'attività delle società, ovvero quella legata ai campionati da disputare e dunque ai costi da sostenere. È innegabile che la federazione deve cercare di non immaginare i club come delle vacche da mungere, ma piuttosto degli utenti ai quali offrire servizi. Ergo, vista anche la particolare situazione economica che vive il paese, sarebbe un gesto di buonsenso abbassare tutti i costi legati a iscrizioni, tesseramenti, tasse gara e via discorrendo. 
DA BASKET INCONTRO
Questo permetterebbe ai dirigenti di concentrarsi solo sull'attività cestistica piuttosto che rincorrere sponsor per trovare le risorse necessarie a sopravvivere (che è comunque una cosa da fare ma non dedicandoci l'intera giornata). Questa è una cosa che si può realizzare, perché non ci sono attori esterni ai quali dare retta o convincere. Ci vuole solo buona volontà nell'attuarlo. Una costola della voce spese è il vincolo dei giocatori, disciplina che a gran voce si richiede di regolamentare meglio. Forse non nella forma ma nella sostanza. Il parametro Nas andrebbe abolito per i tesseramenti nei campionati regionali proprio per cercare di venire incontro alle società che fanno salti mortali per restare in vita. Vedersi eliminati costi di tesseramento permetterebbe di costruire roster all'altezza della categoria, e come detto in precedenza permetterebbe comunque di avere una base quanto più ampia possibile nella terra di mezzo del semiprofessionismo. Quanti ragazzi nel salto dal giovanile al senior si perdono? Purtroppo tanti! Bisogna invece che il movimento abbia quella continuità nei propri numeri. Forse non è un caso che la pallacanestro secondo i dati Coni del 2016 sia scesa al quarto posto delle discipline con il maggior numero di praticanti, superata dal tennis e sempre dietro a calcio e pallavolo. Importanti sono anche le collaborazioni tra club, che nelle ultime stagioni si stanno intensificando e stanno portando anche a risultati interessanti. Mettere in comune risorse, atleti, energie per creare una fitta rete di partnership è la miglior strada da intraprendere. Ed anche in questo caso bisogna superare quel malcostume tutto italiano nel voler coltivare il proprio orticello in maniera maniacale.

UN MODELLO DA SEGUIRE. Con la diminuzione delle spese le società possono concentrarsi esclusivamente sul lavoro in palestra, tornando ad investire nel settore giovanile e facendo attenzione a toccare degli ulteriori tasti come preparazione, educazione, competitività. Il fulcro di tutto ciò sono i coach, coloro i quali devono rappresentare il giusto mix tra preparazione tecnico-tattica, rapporto umano e risultati sportivi. Non è facile trovare tutto questo in una sola persona, e il lavoro e l'esperienza possono fare la differenza. Una cosa che bisogna provare ad inculcare ai ragazzi sin da giovanissimi è l'intensità del gioco, come espresso anche da coach Maurizio Mondoni. Se guardiamo dall'altra parte dell'oceano, gli americani con le proprie selezioni giovanili si differenziano proprio perché giocano con due o tre marce in più rispetto a chiunque altro. Spesso invece capita di vedere in Italia delle partite giovanili dove si gioca con ritmi da campionati amatoriali. Nulla di più sbagliato. Guai poi a mettere i risultati avanti a tutto. Se un ragazzo non è portato o non ha le potenzialità per diventare un fenomeno - anche se per l'età non si possono fare tali valutazioni a cuor leggero - non deve essere escluso ma piuttosto incluso, perché potrà diventare l'arbitro o l'allenatore del futuro, restando fedele al basket e diventando una risorsa per il movimento. Questo non significa che non bisogna spingersi oltre i propri limiti, per questo il coach deve avere quel tatto per capire con chi può forzare la mano e con chi invece deve andarci più leggero. La costituzione di seconde squadre può essere la soluzione, così come è importante un continuo colloquio con le famiglie affinché si faccia capire ai genitori quanto sia vitale il percorso che i ragazzi devono compiere. Vincere non sempre è la soluzione a tutti i problemi. Diversi mesi fa in un'intervista a coach Andrea Capobianco ho affrontato proprio il problema di quei ragazzi che dopo aver vinto tanto e subito da giovani, lasciano perché da senior non si accontentano solo di partecipare. 
DA PALLACANESTRO REGGIANA
Quindi oltre a dargli gli strumenti per giocare a pallacanestro, bisogna anche dargli gli strumenti per saper affrontare la vita. Addentrandoci in una questione prettamente tecnico-tattica, bisogna tirare in ballo la pallavolo che è spesso indicata come la disciplina che ci ruba i ragazzi di due metri e passa, ma bisogna farsi un esame di coscienza. Quanti ragazzi più alti della media in tenera età vengono messi sotto canestro dagli allenatori senza che apprendano davvero appieno il gioco della pallacanestro e con l'unico obiettivo di vincere qualche partita in più? Purtroppo succede quasi in tutte le nostre palestre. E allora che c'entra la pallavolo? Per come è strutturato il gioco e per come ho potuto osservare in alcuni allenamenti di questa disciplina, i giocatori alti o bassi che siano ricoprono ogni posizione imparando a fare tutto in campo. E dunque ritorna l'importanza di avere coach preparati e pazienti, vogliosi di lavorare e che sappiano trasferire passione ai ragazzi. Ma che soprattutto gli diano quegli strumenti per saper fare di tutto in campo.

LA PUNTA DELL'ICEBERG. E veniamo al professionismo, dove la battaglia è accesa tra i protezionisti ed i meritocratici. Un italiano di livello medio-basso costa ad una società di serie A quanto uno straniero buono. L'opinione del direttore tecnico federale Boscia Tanjevic è chiara, limitare i posti agli stranieri per liberarne agli italiani che, giocoforza, devono essere impiegati dagli allenatori. Di conseguenza immaginiamo che questa sia la linea della federazione, ovvero quella del protezionismo. Ci sono poi i paladini della meritocrazia che non guardano alla nazionalità ma pensano solo al fatto che chi abbia le caratteristiche e le potenzialità per giocare, deve giocare. Come un po' in tutte le cose, alla fine la verità sembra trovarsi nel mezzo. Piuttosto che attaccarci alle regole dovremmo pensare al bene del movimento. Una domanda alla quale non c'è purtroppo risposta ma che tante volte mi pongo è: sarebbe cambiata la nostra mentalità se nel 2015 lo scudetto l'avesse vinto Reggio Emilia con quel folto gruppo italiano? Forse sì, forse no.
DA GAZZETTA.IT
Ma senza fare retorica è palese che per vedere più italiani giocare questi devono essere preparati ad affrontare uno scenario di alto livello. Come? Grazie alla preparazione che gli deve essere impartita dai tecnici durante le giovanili. Vien da sé che con giocatori italiani all'altezza ne beneficia anche la Nazionale. Delicato il discorso della visibilità, e sinceramente non voglio prendere le parti né di chi si accontenta della trasmissione su Sky né di chi vorrebbe un ritorno alla Rai. Una cosa però voglio senz'altro esprimerla, e ancora una volta bisogna utilizzare il paragone con la pallavolo. Tale sport ha un alto seguito quando trasmessa in televisione anche e soprattutto perché fa risultato. Si è certi che trasmettere le partite della Nazionale di basket in chiaro, che non si qualifica per le Olimpiadi da ben tre edizioni, e che non raccoglie una medaglia europea o mondiale da quindici anni, avrebbe solo una parte dello stesso seguito? Forse no, forse sì! Certo è che iniziare a tornare a vincere con la Nazionale maggiore può essere da traino per il movimento, e attrarre nuovi praticanti e soprattutto sponsor. Sembra chiaro, dunque, che per riformare la pallacanestro italiana bisogna dar vita ad un vero e proprio circolo virtuoso che può essere esemplificato secondo queste poche ma necessarie attività, nelle quali la federazione deve svolgere un ruolo da protagonista: a) investire nel minibasket per allargare il numero di praticanti; b) abbassare i costi per far svolgere al meglio l'attività giovanile e semiprofessionistica; c) accrescere il livello professionistico con ricadute sulla Nazionale. Step che devono seguire una loro consequenzialità, ma che ognuno nella propria macro-area diventa decisivo per il futuro dell'intero movimento.

domenica 27 maggio 2018

Lasciateli giocare. Intervista a coach Andrea Capobianco

Il nuovo brillante comportamento degli azzurrini al torneo di Mannheim rilancia un annoso problema

Capobianco: «Ma più che all'età pensiamo alla formazione»

Dopo il terzo posto nello "Schweitzer", battuti solo dall'Australia, il ct entra nel dibattito sul maggiore spazio da dare ai giovani, sottolineando le vere difficoltà



di Giovanni Bocciero*


ROMA. Un detto recita «le parole più belle sono i fatti». Possiamo senz’altro dire che questa espressione è il mantra che accompagna Andrea Capobianco nel suo lavoro. Al tecnico azzurro sono legati i più importanti successi delle selezioni nazionali giovanili degli ultimi anni. La vittoria nel 2014 al torneo di Mannheim e il secondo posto nel 2017 al Mondiale under 19 sono certamente solo quelli più brillanti. Forse nessuno meglio di lui conosce bene i tanti ragazzi che stanno venendo alla ribalta nazionale, pur destreggiandosi per il momento soltanto in categorie minori. Questo fa riflettere se guardiamo altrove, ci interroghiamo sul perché non vengano lasciati giocare in serie A. Una domanda, o problema, che si pongono addetti ai lavori e appassionati, non certo coach Capobianco.
«Le cose vanno analizzate molto in profondità, e questo vuol dire conoscere la storia della pallacanestro italiana. Dai Nando Gentile o gli Enzo Esposito che sedicenni già giocavano in serie A sono passati oltre 3o anni. Adesso in massima serie non si gioca a vent’anni, e lo hanno dimostrato tanti campioni. Questo riguarda il percorso formativo dei ragazzi, che non si deve mai fermare e certamente non deve rallentare a 20 anni, ma deve continuare ad avere una proiezione. Oggi personalmente non vedo questa grande problematica nel non far giocare i giovani diciottenni in serie A, altresì vedo la problematica di continuare a lavorare con loro. I fenomeni come Luka Doncic capitano raramente, e per questo credo che bisogna rispettare il percorso formativo dei nostri ragazzi. La cosa sulla quale davvero dobbiamo concentrarci è quella di far continuare a crescere i giovani».
“E’ importante formare i giocatori, non mandarli in campo prima possibile.
I Gentile e gli Esposito appartengono ad altri tempi”
Il concetto espresso dal responsabile tecnico del Comitato Nazionale Allenatori è di certo condivisibile. Ma questo lo diventa meno se prendiamo ad esempio Leonardo Totè che proprio alcune settimane fa si è dichiarato per il draft Nba. La giovane ala nel 2015 vinse il premio di Mvp all’European All Star Game della Fiba dedicato ai migliori prospetti under 18. In quella stessa partita partecipò anche il transalpino Frank Ntilikina senza destare alcun interesse. Due anni dopo però, mentre il francese viene selezionato da New York, l’azzurro è in A2 a Verona senza particolarmente brillare. Sorge spontanea la domanda perché Totè sembra aver smesso di crescere cestisticamente?
«La motivazione non la posso sapere - ha risposto Capobianco -, ma sicuramente posso dire una cosa: tra il prospetto Nba e il giocatore medio c’è una fascia di giocatori validi. Purtroppo noi siamo abituati a ragionare proiettati al primo o al quindicesimo posto, e invece ci sono anche il secondo, il terzo, il quarto. Con questo voglio dire che so per certo che Totè sta facendo un grandissimo lavoro con Luca Dalmonte, e penso che un giorno possa arrivare a giocare a certi livelli. Lui è un ’97, diamogli tempo».
Il torneo di Mannheim ha sempre significato parecchio per l’Italia, che nella bacheca è seconda con quattro vittorie alle spalle dei soli Stati Uniti che ne hanno vinti ben dieci. La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 29esima edizione e intitolata al teologo e medico nonché premio Nobel Albert Schweitzer, è a tutti gli effetti un mundialito dedicato all’under 18 che l’Italbasket ha vinto nel ’66, ‘69 e ’83. A quelle vittorie hanno contribuito giocatori come Dino Meneghin e Antonello Riva che successivamente si sono affermati come grandi campioni azzurri. Quindi un bel trampolino di lancio, così come nel 2014 si sono messi in mostra Federico Mussini e Diego Flaccadori.
“Il processo formativo di un giocatore non si ferma a vent’anni:
il problema è continuare a lavorare anche dopo”
«Quella fu la mia seconda esperienza a Mannheim. Flaccadori si rivelò un fenomeno, mentre Mussini tutti ce lo invidiavano. Diamo a questi ragazzi il tempo di crescere non solo per l’età, ma soprattutto lavorando duro secondo un proprio percorso formativo così come facevano anche i ventenni di venti anni fa». Eppure non può passare inosservata la decisione del playmaker reggiano di lasciare la serie A per scendere in A2 a Trieste. «Posso dire quello che penso - ha continuato Capobianco -, e sicuramente lui e la società avranno valutato tante cose prima di fare questa scelta. Per me Mussini può diventare un grande giocatore, e lo dico sia per le sue doti umane che per le capacità tecniche. È normale che non deve assuefarsi su alcune cose, e conoscendolo so per certo che non lo farà».
L’impressione che si ha da fuori, però, è quella che i Danilo Gallinari, Marco Belinelli, ultima Cecilia Zandalasini, siano più delle rose nate nel deserto che i frutti di una scuola. «Purtroppo noi italiani abbiamo la mentalità di guardare l’orto del vicino e non il nostro. I fatti però dicono che noi esportiamo allenatori come Ettore Messina, Sergio Scariolo, Andrea Trinchieri, Luca Banchi, Simone Pianigiani, e quindi credo che la scuola italiana sia di un livello spaventoso. Non tutto è perfetto, ma i risultati che stanno ottenendo nelle ultime stagioni le varie nazionali giovanili erano anni che non venivano raggiunti. Questo significa che gli allenatori giovanili lavorano bene e permettono a tanti nostri ragazzi di arrivare a giocare ad alto livello. Oggi al femminile abbiamo Giorgia Sottana che gioca in un club prestigioso come il Fenerbahce, e Cecilia Zandalasini che è andata in Wnba seppur giocando poco. Da quanto non avevamo giocatrici in giro per il mondo? Almeno da un decennio con Raffaella Masciadri e Chicca Macchi. Al maschile abbiamo Gigi Datome e Niccolò Melli che giocano al Fenerbahce, squadra campione d’Europa, e questo non ci capitava da Gianluca Basile e Gregor Fucka al Barcellona. Non voglio dire che tutto è oro, però non dobbiamo neppure essere distruttivi. Piuttosto che rilevare solo le cose negative dobbiamo vivere con più entusiasmo le cose belle. Quell’entusiasmo che questi ragazzi ci regalano».
Di emozioni coach Capobianco ne ha vissute tante sulla panchina dell’Italia, e tra le più importanti vi sono di certo quelle provate in occasione del secondo posto raggiunto l’estate scorsa al Mondiale under 19. Un risultato incredibile che ha visto tra i principali artefici il giovane Tommaso Oxilia. Proprio come un cane che si morde la coda, non possiamo porci la domanda del perché la Virtus Bologna abbia deciso di mandarlo in A2 piuttosto che concedergli spazio in massima serie. «Io ho allenato in serie A, e so che di continuo bisogna fare delle scelte. Conoscendo bene dirigenza e staff della Virtus, persone degne di rispetto, so che le loro decisioni vengono fatte con attenzione per cercare di avere un domani una soluzione migliore. Penso che chi è dentro la situazione provi a fare la scelta migliore e più ponderata per il futuro del ragazzo, in questo caso di Oxilia. Bisognerebbe studiare un po’ la storia degli esordi dei giocatori».
“Abbiamo ottimi tecnici e dopo tanti anni anche ragazzi e ragazze che
giocano all’estero: la scuola italiana non è poi così male…”
E allora per cercare di comprendere queste scelte che ai più fanno storcere il naso, abbiamo studiato alcuni esordi dell’ultima Italbasket vincente, quella d’argento alle Olimpiadi del 2004. Spulciando nelle carriere di alcuni giocatori si viene a conoscenza che Gianluca Basile a 21 anni esordì in Nazionale e un anno dopo venne promosso in A con Reggio Emilia; Gianmarco Pozzecco a 20 anni era in B ad Udine, la sua carriera svoltò due anni dopo a Varese mentre l’esordio in Nazionale arrivò a 25 anni; Matteo Soragna esordì in A con Pistoia a 21 anni dopo aver giocato in B a Cremona, e vi ritornò soltanto a 26 anni in quel di Biella; Massimo Bulleri a 18 anni andò a Treviso, giusto il tempo dell’esordio in A e venne mandato in prestito nelle categorie minori a Ozzano, Mestre e Forlì.
Insomma, proprio come scritto all’inizio «a me piace parlare con i fatti, e le parole devono accompagnare i fatti. I fatti dicono che l’Italia dopo 31 anni è tornata a vincere il torneo di Mannheim e raggiunto tre podi consecutivi, mai successo prima - ha continuato Capobianco -. È tornata a medaglia ai Mondiali con il gruppo classe ’98, e due dei ragazzi sono entrati nel miglior quintetto (Tommaso Oxilia e Lorenzo Bucarelli, ndr). Della stessa annata ’98 abbiamo Davide Moretti che è arrivato terzo all’Europeo ed è stato inserito nel miglior quintetto della manifestazione. Noi dobbiamo mettere i fatti davanti alle parole, e questi sono fatti. Sono gli esempi di come questi ragazzi lavorano bene quotidianamente con allenatori preparati».
“Quote under anche in serie A? Non entro nel merito, ma io credo
agli schemi solo se servono a valorizzare le persone”
Ci si sta dibattendo se inserire quote under anche in massima serie, e volevamo sapere il pensiero del commissario tecnico azzurro a tal proposito. «Io ho massima fiducia nelle persone, per questo credo che chi debba prendere delle decisioni, giuste o sbagliate che siano, le prenda semplicemente per il bene di alcune situazioni. Non credo che ci si alzi la mattina e si voglia fare il bene o il male. Possono anche essere sbagliate, ma dietro c’è sicuramente uno studio che ha portato ad una tale decisione. Detto ciò non entro nel merito della cosa semplicemente perché non è mia competenza. Io mi limito ad allenare. Posso dire che per me gli schemi sono importanti, ma sono delle cornici al cui interno agiscono i giocatori in piena autonomia. Credo molto di più al miglioramento del giocatore che allo schema, credo più alla persona che allo strumento da utilizzare. La cosa più importante è sempre quella di valorizzare le persone e non gli strumenti, ma se questi servono a valorizzare le persone allora ben vengano».


TERZO PODIO CONSECUTIVO PER I RAGAZZI DI CAPOBIANCO

Terzo podio consecutivo a Mannheim per l’Italia di Andrea Capobianco, dopo l’oro del 2014 e il bronzo del 2016, è arrivata una nuova medaglia di bronzo per gli azzurrini che hanno chiuso bissando il successo sulla Russia (Miaschi e Palumbo: 32 punti per entrambi nell’89-78 conclusivo e 15 rimbalzi per il romano) dopo aver ceduto solo all’Australia in semifinale. Lo “Schweitzer”, vero mundialito under 18 che si disputa con cadenza biennale, è andato per la seconda volta consecutiva alla Germania. Miaschi è stato il migliore realizzatore del torneo con 160 punti, Palumbo il miglior rimbalzista (70). Gli altri azzurri: Costi, Dieng, Conti, Laganà, Czumbel, Graziani, Dellosto, Da Campo, Battistuzzi, Ladurner.


L’UNDER 18 AGLI EUROPEI IN AGOSTO IN LETTONIA

Dal 28 luglio al 5 agosto la Nazionale under 18 di coach Capobianco sarà impegnata agli Europei che si svolgeranno in Lettonia. Le città ospitanti saranno Ventspils, Liepaja e Riga. Gli azzurrini sono inseriti nel gruppo A insieme a Croazia, Grecia e i padroni di casa. Il terzo posto raccolto al torneo di Mannheim pone l’Italia tra le migliori selezioni. A Bari il 3 e 4 agosto ci saranno invece le qualificazioni per la Fiba Europe Cup 3x3 sia a livello maschile che femminile. Le squadre qualificate si contenderanno a Debrecen (Ungheria) dal 31 agosto al 2 settembre il titolo continentale. La Nazionale maschile under 18 prenderà poi parte ad ottobre alle Olimpiadi giovanili di 3x3 a Buenos Aires.



*: per il mensile BASKET MAGAZINE

venerdì 4 maggio 2018

Capobianco su Palumbo, Miaschi, Totè, Mussini, Oxilia...

Capobianco su Palumbo, Miaschi, Totè, Mussini, Oxilia...

Interessante intervista al commissario tecnico italiano Andrea Capobianco in merito all'utilizzo dei giovani azzurrini in serie A dopo l'ultima esperienza del torneo di Mannheim 2018 che ha visto l'Italia giungere terza.


domenica 26 giugno 2016

IL FUTURO. Ale Gentile all’esame di maturità

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 27/06/2016

IL FUTURO. Il maddalonese doc è diviso tra l’esperienza continentale e l’avventura oltreoceano
Ale Gentile all’esame di maturità

di Giovanni Bocciero

MADDALONI. Senza soste la stagione agonistica per Alessandro Gentile, che dopo aver alzato le braccia al cielo lo scorso 13 giugno al PalaBigi di Reggio Emilia per la vittoria in Gara 6 e di conseguenza dello Scudetto, il 20 giugno scorso si è ritrovato al PalaDozza di Bologna per iniziare il raduno con la Nazionale in vista del Preolimpico di Torino del prossimo 4-9 luglio. Un'estate dunque impegnativa per la “pantera di Maddaloni” quanto un vero e proprio campionato, con la speranza che sia ovviamente quanto più lunga possibile con l'obiettivo dichiarato di voler disputare i Giochi Olimpici di Rio di agosto, dal 5 al 20.
Ma in questa estate caldissima non solo bisognerà sudare sul parquet, ma ci si attende anche un grande lavoro fuori dal rettangolo di gioco, negli uffici, dove sarà soprattutto il suo procuratore Riccardo Sbezzi a svolgere un'attività fondamentale. A naso, e secondo i rumors, sono cinque le opportunità per il futuro di Ale Gentile, ovvero la permanenza all'Olimpia Milano con lo scopo però di essere competitivi anche e soprattutto in Eurolega; il trasferimento a due top club continentali come il Barcellona - in vantaggio economicamente - o il CSKA Mosca che hanno già presentato le rispettive offerte al figlio di Nando e che potrebbero dargli l'occasione di misurarsi a livello europeo e di acquisire una dimensione internazionale; l'opportunità turca presentata dall'ambizioso team del Darussafaka Dogus che oltre alle potenzialità economiche può avvalersi della presenza di coach David Blatt sulla panchina; e poi l'ambizione di potersi misurare in NBA con quei Houston Rockets che hanno i diritti sul ragazzo che a 25 anni potrebbe aver raggiunto la maturità necessaria per la “lega più bella del mondo”.
Subito dopo la Finale Scudetto vinta contro Reggio Emilia, Ale Gentile dichiarò che la sua avventura in maglia Olimpia potrebbe essere giunta alla fine dopo cinque lunghe stagioni, e con due Scudetti ed una Coppa Italia messe in bacheca. Lo stesso presidente meneghino, Livio Proli ha avuto la sensazione che il capitano potesse decidere di chiudere qui la sua avventura all’ombra della Madonnina. Le parti in verità stanno ancora chiacchierando, e soprattutto in questa parte finale di giugno sembrano essersi riavvicinate parecchio piuttosto che una settimana fa. Il punto ovviamente non è affatto economico, ma piuttosto di prospettiva e competitività, perché Ale Gentile ha fatto capire a chiare lettere che per rimanere vuole giocarsi tutte le chance possibili in Eurolega dove Milano, nell’ultima edizione, è uscita addirittura alla prima fase. Con la formazione di Giorgio Armani l’atleta maddalonese doc ha contratto sino al 2018, e dunque chiunque volesse ingaggiarlo dovrebbe trovare un accordo per il buy-out.
E allora qui entrano in campo le tre compagini europee di cui abbiamo detto prima. I catalani sono senz’altro i favoriti per la proposta economica biennale fatta al giocatore, molto stimato dalla dirigenza del Barcellona che dovrà poi far coincidere le proprie aspirazioni con quelle del neo coach lituano Sarunas Jasikevicius, certo ma non ancora annunciato. I moscoviti del CSKA restano comunque dietro l’angolo ed hanno dalla loro oltre al grande prestigio anche un budget forse più ampio da poter spendere per allestire la squadra. Infine poi vi sono i turchi del Darussafaka che, oltre all’ambizione di voler diventare una sorta di punto di riferimento nel panorama continentale arrivando a grandi risultati in ambito di Eurolega, possono vendere bene il tecnico israeliano ed ex Treviso, Maccabi ed anche NBA ai Cleveland Cavaliers, Blatt. I soldi però non sono tutto, non ti fanno vincere, e allora pur tra mille ambizioni e tanti soldi da poter spendere il Darussafaka potrebbe non essere proprio la scelta migliore per compiere un ulteriore salto di qualità.
Ma nell’immediato futuro del nativo di Maddaloni potrebbe esserci anche la NBA, cosa che sino a qualche settimana fa si poteva quasi scongiurare almeno per la prossima stagione. A rompere gli indugi e a paventare la possibilità di questa scelta è stato lo stesso Ale Gentile, proprio come fatto in occasione della Finale Scudetto. E lo ha fatto con il guru dei giornalisti statunitensi, vale a dire Adrian Wojnarowski. Mettere piede negli Stati Uniti significa decidere di indossare la casacca degli Houston Rockets, avendo quest’ultimi acquisito i diritti sul giocatore in occasione del Draft 2014 quando il figlio di Nando fu chiamato con la scelta numero 53 dai Minnesota Timberwolves. Decidere di fare il viaggio transoceanico è sicuramente un gesto di grande maturità, perché per quello che è il carattere piuttosto vulcano e fumantino del capitano dell’Olimpia Milano, non lo vediamo starsene buono buono in panchina come la prima versione di Marco Belinelli ai Golden State Warriors oppure come sino ad un anno fa Gigi Datome tra i Detroit Pistons ed i Boston Celtics. Insomma, Gentile per andare in NBA innanzitutto vorrà avere delle rassicurazioni sul suo minutaggio dal coach dei texani Mike D’Antoni, e poi certamente è consapevole che onde tutto dovrà impegnarsi tanto per farsi valere sulla concorrenza, cercando anche di limare quelli che sono i suoi difetti di gioco.
E qui ritorniamo a questa estate che si spera possa essere davvero molto lunga. Le esperienze del Preolimpico prima e, incrociamo le dita, dei Giochi Olimpici dopo, possono aiutarlo a non dover essere per forza protagonista sia in termini di minuti che come qualità, come invece spesso e volentieri è successo in maglia Olimpia. Un esame parecchio interessante questo per “l’ariente di Maddaloni”, che proprio da questa esperienza in azzurro con il vice Giordano Consolini, colui che ai tempi della Virtus Bologna lo reputò non adatto, può maturare.