«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi scrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere, è scrivere. Non è pensare» (cit. Scoprendo Forrester)
Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis
di Giovanni Bocciero*
Non c’è una squadra in tutto il college basketball affascinante come Memphis. I reclutamenti di Jalen Duren prima e di Emoni Bates qualche settimana dopo hanno riacceso l’attenzione nei confronti dell’università allenata da Penny Hardaway. Ma come si inseriranno nello scacchiere dei Tigers i due nuovi fenomeni sbarcati sulle rive del Mississippi?
Bates, idea point guard
La scelta di Memphis da parte di Bates è stata una decisione quasi rivoluzionaria. Sin da adolescente è un fenomeno generazione per la combinazione di mezzi fisici e capacità tecniche. Essendo capace di crearsi da solo il tiro e potendo sparare da ogni parte del campo sarà senz’altro un’ulteriore bocca da fuoco per Hardaway. Ma il tecnico vuole fare di più.
Sì, Bates ha scelto Memphis perché convinto dal coach a giocare parecchio da point guard. Un ruolo in cui è rimasto il solo Alex Lomax. Ma è un’idea che per la verità stride, e non poco, con le caratteristiche della squadra. I Tigers sono stati insuperabili nella propria metà campo (primi in assoluto nel paese con un Adj Efficiency Defense di 86.4, e da top 5 l'anno precedente con 89.1), ma in quella offensiva hanno dimostrato di non avere un briciolo di gioco ed organizzazione. Un dato? Un Turnover Percentage di 21.7 che l’anno scorso li posizionava al numero 308 nella nazione.
L’esperimento PG sembra inoltre cozzare anche con il modo di giocare del ragazzo. Non è un segreto che Bates sia un accentratore. Al liceo ha sempre tirato qualsiasi cosa gli passasse per le mani, anche per mancanza di compagni all’altezza. Al Nike Peach Jam, in nove partite ha avuto le medie di 20 punti, 5.2 rimbalzi e 1.4 recuperi, tirando con il 37.8% dal campo ed il 30.2% da tre su 53 tentativi. Inoltre ha avuto lo stesso numero di assist e di palle perse: 25. Bene e male allo stesso tempo. Insomma, leggendo queste statistiche, viene normale storcere il naso. Ma c’è un però che conferma la solitudine menzionata poco sopra.
Nella stessa manifestazione ha anche indossato la maglia del Team Final, insieme al neo compagno Duren. Ebbene lo staff tecnico della squadra è rimasto particolarmente colpito dalla sua disponibilità ad ascoltare e di mettersi a disposizione. Aspetti positivi che spetterà ad Hardaway sfruttare al meglio, come le sue qualità di passatore. Perché Bates, pur utilizzando poco questo fondamentale, ha dimostrato di avere un’ottima visione di gioco. E se è vero che in Ncaa genererà tanta attenzione su di sé in attacco, è facile pensare che possa liberare i compagni. Sarà forse questo l’aspetto del gioco sul quale sarà maggiormente valutato.
Duren e Bates compagni con Team Final
Duren, il centro di gravità
Memphis potrà schierare anche il centro Duren, osservato speciale degli scout Nba per la combinazione di stazza fisica, atletismo e dinamicità. Dopotutto stiamo parlando di un 2.10 metri per 104 kg con un wingspan da 228 cm, che può mettere palla a terra e attaccare fronte a canestro. È abituato a dominare i tabelloni, e potrà essere l’àncora della già ben messa difesa Tiger.
Rispetto al compagno Bates, che potrà essere eleggibile al Draft solo dal 2023, Duren è un prospetto da top 10 alla prossima selezione. E se la stagione andrà secondo i piani, punta deciso alla prima scelta assoluta. Per lui parlano soprattutto le statiche. Secondo Cerebro Sports, al Nike Eybl ha viaggiato alle medie di 23.6 punti, 15.1 rimbalzi, 3.3 assist e 4 stoppate col 57.4% di tiro reale sui 40 minuti. Cifre impressionanti.
Intimidatore d’area e grande stoppatore, è veloce nei movimenti e rapido di piedi, ed ha un ottimo controllo del corpo. Per qualche scout è Nba-ready, e il paragone che va per la maggiore è quello con Chris Webber. Ai Tiger andrà a sostituire Moussa Cissé che ha deciso di trasferirsi ad Oklahoma State, ma non sarà affatto un semplice rimpiazzo.
Essendo molto efficace spalle a canestro e in post basso, sarà interessante vederlo giocare in coppia con Deandre Williams, il giocatore più versatile di coach Hardaway. Un’ala tuttofare che potrebbe accendere Duren con delle giocate alto-basso potenzialmente immarcabili per le difese avversarie. Insomma a Memphis la tavola è apparecchiata per una grande stagione. Sta ai protagonisti mantenere le attese.
Emoni Bates ha preferito il college al professionismo
di Giovanni Bocciero *
Emoni Bates non sembrava destinato a calcare i parquet Ncaa, ma qualcosa ha cambiato gli scenari del suo recruiting aprendo a questa possibilità che si è tramutata in realtà con la scelta di Mmephis. Quel “qualcosa” è l’introduzione del NIL (acronimo di name, image, likeness), ovvero lo strumento che permetterà ai giocatori del college di guadagnare attraverso i propri diritti d’immagine.
Un fenomeno sin da adolescente
Bates attira l’attenzione dei media nazionali da quando è un dodicenne. Ad un torneo AAU si rende protagonista con una doppia doppia da 28 punti e 12 rimbalzi. Solo pochi mesi dopo cresce di dieci centimetri, il che lo porta ad un’altezza di 1.95 m, e riceve persino la prima offerta di borsa di studio da DePaul.
Al liceo si iscrive alla Lincoln HS ed esordisce con un’altra doppia doppia da 32 punti e 15 rimbalzi. Per tutta la stagione domina e infine segna il game winner che vale la finale di Stato. L’anno da sophomore è quello della consacrazione, non solo per i 63 punti segnati in una partita. Inizia con Sports Illustrated che gli concede la copertina, cosa che non accadeva per un liceale dai tempi di LeBron James. Finisce vincendo il Gatorade National Player of the Year diventando il primo sophomore della storia ad aggiudicarselo.
Emoni Bates, un fenomeno mediatico
L’estate scorsa è stata molto movimentata per il giovane Emoni. Mentre il papà, l’ex cestista Elgin Bates, ha fondato la Ypsi Prep Academy per prepararlo al meglio in vista della carriera da professionista, il ragazzo ha scioccato tutti annunciando il suo impegno con Michigan State (ironia della sorte, è nato all’ospedale di Ann Arbor nel campus dei rivali di Michigan). Con due anni di anticipo, questa decisione ha sollevato non poche maldicenze. La principale è stata quella che ipotizzava il suo impegno con gli Spartans come l’inizio di una sorta di collaborazione non ufficiale tra l’università di coach Tom Izzo e l’accademia di papà Bates.
Il talento di una nuova era
Nonostante la scelta dell’università, le possibilità di vedere Bates giocare con gli Spartans sono state da sempre basse. Questo perché il ragazzo sarebbe potuto essere il primo liceale dal 2006 a rendersi eleggibile per il draft Nba. Se infatti la lega avesse eliminato, come preannunciato, la regola degli ‘one and done’, il ragazzo avrebbe saltato il college e aperto la nuova era dei ‘prep to pro’, come Kobe Bryant o Kevin Garnett. Ed è per questo che i principali atenei come Duke o Kentucky non si sono prodigate più di tanto nel suo reclutamento.
La questione ‘one and done’ è invece attualmente in stallo tra tutte le parti coinvolte, e forse non se ne riparlerà prima della ridiscussione del contratto collettivo nel 2025. Scartata dunque l’ipotesi del salto immediato in Nba, il ragazzo non si è comunque arreso alla possibilità di monetizzare da subito. Dopotutto in molti lo considerano un talento generazionale, paragonato per stile, capacità e versatilità a Kevin Durant (2.06 m d’altezza con un wingspan da 208 cm e un range di tiro infinito) e con la stessa fama di uno Zion Williamson di alcuni anni fa.
All'inizio di agosto è anche arrivata la notizia del suo riclassificamento. Questo vuol dire che si diplomerà con un anno d’anticipo rispetto ai canonici quattro anni di liceo dell’istruzione americana. Ciononostante, compiendo 19 anni solo a gennaio 2023 non potrà rendersi eleggibile per il draft 2022. Questo significa che dovrà disputare due anni di college, o optare l'estate prossima per una esperienza già professionistica come quella della G League.
Il NIL per un cambio di rotta
Come prevedibile, lo scorso aprile ha strappato la lettera d’impegno con Michigan State ed ha aperto alla possibilità di firmare un contratto da professionista. Sul tavolo l’offerta della G League, che oltre a voler diventare un serbatoio diretto della Nba ha anche alzato di gran lunga i compensi minimi ai giocatori. Insomma, era quasi una certezza che Bates saltasse l’università. Ma la recente approvazione del NIL, però, ha cambiato i programmi del ragazzo. Infatti, con l’opportunità di guadagnare giocando al college ha di fatto preferito provare l'avventura in Ncaa invece di snobbarla del tutto.
Pensate solo che tra le sue opzioni vi era anche il campionato australiano, l’Nbl, quello che è stato il palcoscenico di LaMelo Ball due anni fa. Un campionato che offre gli stessi standard, per impianti, stipendi e competitività, oltre alla lingua, degli Stati Uniti, e per questo meta di diversi prospetti americani. Ma la sua scelta di giocare al college, a maggior ragione adesso che lo potrebbe vedere giocare due stagioni dopo il riclassificamento, può essere in qualche modo rivoluzionaria. Metterà l’anima in pace a coloro che vogliono vedere ‘fallire’ il sistema Ncaa?
Emoni Bates ha scelto Memphis come sua destinazione collegiale
Bates con questa clamorosamente decisione di accettare la borsa di studio di Memphis potrebbe dar vita ad un netto cambio di rotta. Nella sua margherita di scelte vi era anche il ritorno di fiamma di Michigan State che ci ha sperato sul serio. Ma l'offerta dei Tigers di coach Penny Hardaway, che solo qualche settimana prima hanno reclutato anche il roccioso centro Jalen Duren, si presentava troppo allettante per farsela sfuggire. Queste due aggiunte rendono Memphis, vincitrice del NIT nella passata stagione, tra le pretendenti al titolo quest'anno. Mentre la decisione di Bates, condizionata di sicuro dall'introduzione del NIL, ha fatto riacquistare grande interesse alla Ncaa agli occhi dei migliori prospetti liceali.
Non è un caso, non lo è di certo e le tracce sembrano far pensare ad un
piano ben architettato. Altrettanto inverosimile è che la rivoluzione americana
del mondo sportivo arrivi nel momento in cui si devono massimizzare i guadagni
perché tutto il mondo – e parecchi stipendi con esso – sono belli che messi in
freezer. La scelta di coach Sam Mitchell per la franchigiadella California del Sud della G-League, una delle "special ones" che
avranno calendario speciale e soprattutto che vedranno tra le proprie fila i
top prospect delle HS che non sceglieranno il college. Quindi sarà l’ex coach
dei Raptors – anche coach dell’anno NBA nel 2007 - a supervisionare la maturazione cestistica di Jalen Green, colui che ha scavalcato il muro, l’asteroide che distrugge le fondamenta giurassiche delle certezze del
basket “fatto in casa” made in USA. Non è buttata lì la scelta di Mitchell, uno
che era stato sputato dalla NBA (3° giro, 54ma scelta di Houston al draft
1985), che ha dovuto guadagnarsi da vivere tra campionati militari, la Francia
(a Montpellier sotto coach Pierre Galle) e soprattutto la vecchia
CBA (Wisconsin Flyers e Rapid City Thrillers), ossia la vecchia lega di
sviluppo. Sarà questo, sarà altro, prima ad Indiana che poi soprattutto a
Minnesota, il suo ruolo è importante, ma anche e soprattutto quello di
mentoring di giovani prospetti. E se il nome di Kevin Garnett, che
divenne il suo protetto nell’anno da rookie, può essere indicativo, si capisce
perché il Commissioner Shareef Abdul-Rahim abbia pensato
proprio all’ex coach di Andrea Bargnani a Toronto – tra i
tanti allenatori senza pino su cui sedere – per la sua prima nuova franchigia
della “nuova era” targata G-League.
Non è un caso la scelta di Mitchell, a maggior ragione per i suoi
precedenti. Un incarico, quello cucitogli su misura come un abito, che
assomiglia ad un ponte tra il liceo ed il professionismo così da bypassare appositamente il
college. Solo un anno fa, infatti, Mitchell era assistant coach di Penny
Hardaway a Memphis. Università che quest’anno si è accaparrata le
prestazioni del miglior prospetto degli States James Wiseman, e
altri cinque prospetti della Espn top 100. Il reclutamento di Wiseman è poi
finito sotto inchiesta, con squalifica del giocatore che ha deciso di lasciare
anzitempo l'università e prepararsi individualmente per il prossimo draft che
lo vedrà essere chiamato con una delle prime tre scelte. La domanda che bisogna
porsi, adesso, è però un altra. La Ncaa sopravvivrà senza i top prospect? La
risposta: sì. Le storiche rivalità, la March Madness, sono troppo coinvolgenti
ed appassionanti, e poi alla fine vince sempre l'università con il miglior
sistema di gioco e non quella con i talenti. E allora c'è da pensare. Se è vero
che il tutto sembra così ben architettato, non può esserci che ci sia il placet
della stessa Ncaa. E allora altro che "dito medio della NBA". Insomma, così
facendo la commissione del college si toglierebbe una volta per tutte
l'incombenza di dover stare appresso a questi giovani talenti e indagare se vi
siano stati dei "pagamenti" o meno nella scelta del college. A pensar
male si fa peccato ma spesso si indovina.