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sabato 22 aprile 2023

La leggenda Oscar Schmidt: «La mia vita è un racconto di favole»

 

Oscar Schmidt nel suo ritorno a Caserta
Foto ufficio stampa Juvecaserta 2021


di Giovanni Bocciero*


Oscar Daniel Bezerra Schmidt, meglio conosciuto semplicemente come Oscar, e soprannominato ‘Mao Santa’ e ‘O’Rey do triple’, è colui che detiene il record di maggior punti segnati in carriera a livello globale. Basterebbe questo incipit per descrivere il cecchino brasiliano che tanto ha fatto in Italia negli otto anni trascorsi a Caserta a partire dal 1982, e nelle successive tre stagioni di militanza con Pavia. Oltre un decennio nel quale ha stregato ogni appassionato di pallacanestro. Arrivato da sconosciuto, voluto fortemente da coach Boscia Tanjevic, c’ha messo poco a guadagnarsi titoli a nove colonne sull’allora carta stampata con aggettivi quali ‘mitraglia’ o ‘bombardiere’.

Oggi non è un mistero che la Liga Acb sia di gran lunga il campionato europeo più competitivo ed apprezzato. Ma negli anni ’80, questo primato apparteneva senza alcun dubbio alla Serie A, non a caso «il mio sogno era di giocare in Italia - ha esordito Oscar -, perché se fossi andato in Nba non avrei potuto giocare con la nazionale. Tanjevic, che avevo affrontato in Coppa Intercontinentale, è rimasto impressionato da me e quando è arrivato a Caserta ha chiesto di prendermi alla proprietà. Mi sono ambientato subito perché la pallacanestro è uguale dappertutto, e ovunque giocassi volevo soltanto fare bene. Conosco il gioco e per questo volevo il pallone in mano perché sapevo cosa dovevo farci. Essere stato allenato da Tanjevic è stata una grande esperienza per me. Credo che chiunque lo avrebbe voluto come allenatore, e per questo mi sento fortunato. Mi ha insegnato una cosa che ho usato fino alla fine della mia carriera: il giro dorsale. Era un movimento che aveva visto fare a Jack Sikma. Boscia me lo ha insegnato, e la prima volta che l’ho messo in pratica l’ho visto esultare in panchina. A lui devo tantissimo». Nonostante i meriti riconosciuti al tecnico slavo, quando fu introdotto il tiro da tre punti tra i due ci sono stati degli screzi perché Oscar, da buon tiratore, ne abusava un po’ troppo. «Ne abusavo perché facevo canestro. Se la metti devi tirare, ma per farlo ti devi allenare tanto. E l’esercitarmi tanto mi ha permesso di avere sempre una grande facilità nel fare canestro». Dopotutto ‘Mao Santa’ è famigerato per non credere nel talento per grazia ricevuta ma solo nel duro lavoro in palestra.

Ritornato a Caserta qualche settimana fa, in occasione del lancio della docuserie ‘Scugnizzi per sempre’ che racconterà di quegli splendidi anni, Oscar è ritornato al vecchio palazzetto di viale Medaglie d’Oro - oggi intitolato ai fratelli Santino e Romano Piccolo, considerati i padri putativi della pallacanestro casertana -, dove ha mosso i primi passi casertani. Eppure, «non ricordavo il palasport perché ha subito delle migliorie. Quasi non ci credevo perché è di sicuro più bello adesso. Ho avuto modo di vedere la partita contro Roseto, ho visto un bel pubblico caloroso, che mi ha accolto benissimo, e dopo sono andato a cena con la squadra. Sono sempre rimasto legato alla città, al cavaliere Giovanni Maggiò che ha costruito il palasport di Castel Morrone in cento giorni - ha ricordato il cecchino brasiliano -, una persona incredibile che ha permesso l’inizio della nostra scalata. Non ci sono parole per descrivere cosa ha fatto. Ho giocato a Caserta otto fantastici anni, e sono stato felice che abbiano vinto lo scudetto». Una cosa incredibile è che, seppur Oscar non sia riuscito a vincere il tricolore con i bianconeri, è impossibile scindere il suo nome da quel successo. Segno dell’affetto che il popolo casertano nutre nei suoi confronti, e allo stesso tempo di quanto il giocatore abbia segnato quelle memorabili stagioni. «Ricordo tutto della città, ho tanti amici, ho addirittura battezzato un ragazzo casertano. Posso dire che mi manca la vita di Caserta. Spesso parlo con mia moglie Cristina del fatto che la città seppur piccola fosse il posto ideale dove vivere. E quando ci ritorniamo andiamo a vedere tutti i luoghi che frequentavamo. Se non me ne fossi andato ci sarei rimasto per tutta la vita».

Oscar Schmidt nel suo ritorno a Caserta, riceve una maglia celebrativa
dall'ex compagno Nando Gentile - Foto ufficio stampa Juvecaserta 2021

Dalle parole del brasiliano traspira una passione che arde ancora oggi. Una passione che spesso, invece, manca ai giovani professionisti, schiacciati troppe volte dalla pressione per un gioco che è di sicuro mutato insieme al mondo odierno. E questo fa sì che diversi siano i giocatori che gettino la spugna, mettendo fine a carriere che sembravano luminose. «Se si decide di giocare ad uno sport come la pallacanestro bisogna dedicarsi completamente ad esso. Se invece i ragazzi gettano la spugna così facilmente non sono amanti dello sport. Lo sport è fatto per gente vera, che sopporta la pressione. Io stesso l’ho dovuta sopportare con tifosi, dirigenti e giornalisti tremendi, ma sono sopravvissuto ed ho vinto tutto quello che potevo vincere».

Una delle finali perse dalla Juvecaserta è quella di 34 anni fa, contro il Real Madrid in Coppa delle Coppe. Forse la partita più bella che si sia mai vista su di un campo da basket. «Quella gara mi ha lasciato un rammarico incredibile. Nando Gentile doveva tirare un 1+1 ai tiri liberi con zero secondi sul cronometro, ma non li ha tirati perché gli arbitri non si sono voluti mettere contro il Real Madrid. Ho visto e rivisto decine di volte quell’ultima azione, e l’arbitro ha fischiato fallo, però poi ha cambiato idea. Per me rimarrà la più grande delusione che ho avuto in Italia. Giocavamo contro uno squadrone, e noi eravamo al top della nostra forma consapevoli che potevamo vincere. Eravamo senza alcun dubbio le due migliori squadre che si potessero affrontare». Una sfida nella sfida, perché ad Oscar che segnò 44 punti replicò Drazen Petrovic con ben 62. «Era un tremendo giocatore - ha ricordato il brasiliano -, un qualcosa di anormale. Aveva già giocato il Mondiale del 1986 nel quale fu eletto miglior giocatore della competizione. Anche per questo volevo sfidarlo e volevo batterlo. Sapeva giocare a pallacanestro come nessun’altro, ed era destinato ad essere il miglior giocatore anche della Nba. Non lo è stato solo perché non lo hanno lasciato giocare. Con lui seduto in panchina gli preferivano Terry Porter. Ma per favore».

Era un’altra Nba, nella quale Oscar non ha giocato per via delle restrizioni che prima non permettevano ai giocatori di poter giocare con le proprie nazionali. E se il brasiliano non avesse più giocato con la nazionale ci saremmo persi la finale dei Giochi panamericani del 1987, nella quale la sua squadra batté ad Indianapolis gli Stati Uniti dando il là all’utilizzo dei giocatori professionisti. Ma nonostante quel successo, il sogno nel cassetto mai raggiunto da ‘O Rey do triple’ è proprio legato alla formazione verdeoro, perché «avrei voluto vincere un’Olimpiade. Con la vittoria del Panamericano eravamo saliti di livello. L’anno successo siamo andati alla manifestazione olimpica a Seul. Ai quarti incontrammo l’Unione Sovietica che poi sarebbe diventata campione. Io purtroppo ho sbagliato l’ultimo tiro, e quel momento non lo dimenticherò mai. I miei compagni avevano così tanta fiducia in me che non credevano potessi fallire». Oltre a quelle restrizioni per le nazionali, anche il campionato americano ha sdoganato certe consuetudini dando più fiducia agli europei che sono sempre più protagonisti, da Jokic ad Antetokounmpo a Doncic. «La pallacanestro si è evoluta, e questi ragazzi sono dei grandissimi giocatori. In particolare mi piace molto guardare Doncic, che è una cosa incredibile. Sa fare delle cose che non riesco a spiegarmi e credo che possa diventare il miglior giocatore della Nba, perché ne ha le capacità ed è rispettato». La pallacanestro ormai è universale, per questo è molto apprezzata anche l’Eurolega che ha raggiunto un livello quasi pari a quello della ‘lega più famosa del mondo’. «La guardo molto volentieri. Quando faccio zapping in tv e mi capita di passare su una partita europea chiamo subito mia moglie e la guardiamo insieme. Vedo ogni cosa che riguardi il basket, e questo è fondamentale per un vero appassionato. Se ci sono differenze tra Nba ed Eurolega? Negli Stati Uniti si tira tanto da tre punti. Quando io ho fatto il camp nel 1984 non era così, ma oggi Golden State insegna che senza saper segnare dall’arco non si può vincere».

Oscar è una leggenda della pallacanestro anche e soprattutto per quel suo record di 49.737 punti segnati. Ma se LeBron ha recentemente superato il primato di 38.387 punti realizzati in Nba da Abdul-Jabbar, è lecito domandarsi se ci sarà mai qualcuno capace di scalzare il brasiliano da questo suo trono. «Credo proprio di sì - la risposta del diretto interessato -, perché i record esistono proprio per essere battuti. Anzi, spero che qualcuno lo batta. Sono ovviamente contento di aver realizzato questo record, perché nella pallacanestro si ricordano poche cose. Però quando riesci in qualcosa di così importante a livello mondiale, non è semplice. Sono sicuro che un giorno, anche per via del tanto utilizzo del tiro da tre punti, qualcuno come Doncic, Klay Thompson o Steph Curry riuscirà a superarmi».

Oscar Schmidt al PalaPiccolo di Caserta durante il match
contro Roseto - Foto ufficio stampa Juvecaserta 2021

Da leggenda dello sport globale, ha giocato e conosciuto altre leggende come lui. Il già citato Petrovic è solo un esempio. Negli anni in cui ha militato a Caserta ha incontrato ad esempio Diego Armando Maradona. «Lui era un giocatore tremendo come Petrovic. Un giorno uno dei giocatori del Napoli mi disse che anche quando stava male, loro potevano sempre contare su di lui. Sapevano che lo avrebbero trovato lì in campo a lottare fianco a fianco, qualsiasi cosa succedesse». Rivale dell’argentino un suo connazionale come Pelè, venuto a mancare recentemente. «Lui era di un altro pianeta. Ha fermato una guerra perché entrambi i paesi volevano vederlo giocare (il riferimento è alla guerra del Biafra, in Nigeria, dove ci fu un conflitto tra governo centrale e l’autoproclamatasi regione separatista. Sulla questione però, alcuni studiosi sconfessano questa versione del ‘cessate il fuoco’ per assistere ad una partita di Pelè e del suo Santos in tournée in Africa). È stato una cosa incredibile dentro e fuori dal campo. Di lui mi ricordo tante cose, come il dribbling fulmineo. È stato un idolo per tutto il Brasile, ed ovviamente anche il mio».

Tornando al basket, Oscar non nasconde che «ho sempre voluto giocare con i migliori, perché è così che potevo migliorare. Quindi avrei voluto giocare con Jordan, con Bryant, con Magic. Ma se devo sceglierne uno solo dico Bird, un bianco che non sapeva saltare, non sapeva correre, ma che giocava meglio di tutti». Contro Michael Jordan fu avversario in una storica amichevole tra Caserta e Trieste nell’agosto del 1985, con ‘Air’ che frantumò il tabellone in vetro per la troppa foga di schiacciare. «Lo vedevo muoversi in campo ed ho pensato che fosse un ottimo giocatore. Si capiva che avrebbe dominato in Nba - ricorda Oscar - perché era un predestinato. È stato fantastico poter giocare contro di lui». Bryant invece non l’ha affrontato in campo ma l’ha conosciuto. «Ho parlato per la prima volta con lui in Cina, perché ero andato a vedere un allenamento della nazionale americana, e mi ha confessato che ero un suo idolo. Per me Jordan non è stato migliore di Bryant, perché anche lui era fortissimo. Giocava in una maniera feroce e tirava molto perché segnava anche molto. La differenza tra i due sta soltanto in un titolo vinto in meno da Kobe».

La carriera di Oscar è stata costellata di successi ed anche di qualche delusione. Ma soprattutto dalla malattia. Per ben due volte è stato sottoposto ad intervento chirurgico per un tumore al cervello. Eppure non perde il sorriso, e spesso usa la sua esperienza in conferenze motivazionali. «A volte penso che la mia vita sia un racconto di favole, perché la mia carriera è stata incredibile. Ancora oggi se cammino per strada ci sono persone che si fermano e che vogliono fare una fotografia con me. Per tutto questo devo molto all’Italia e a coach Tanjevic, perché mi hanno fatto migliorare come giocatore e mi hanno permesso di rimanere conosciuto. Con Caserta ho giocato diverse finali, ma abbiamo vinto solo la promozione in A e la Coppa Italia. Questo è il mio più grande rammarico - ha concluso Oscar - perché ancora oggi non capisco come in Brasile vincevo tutto mentre in Italia no».


*L'esclusiva video intervista integrale


Qui l'articolo per Basket Magazine

venerdì 12 ottobre 2018

Non è mondo per giovani. Sono 18 gli U22 nei roster di serie A

Troppo esiguo il numero degli under aggregati alle prime squadre, è necessario un cambio di rotta

Sono appena dieci i ventenni nei roster di serie A

Tra i vice campioni del mondo del 2017, solo Okeke, Mezzanotte e Pajola trovano posto nelle squadre del massimo campionato. Sono 18 gli under 22


di Giovanni Bocciero*



Questo campionato non è per gli italiani, a maggior ragione se giovani. Se stessimo scrivendo un poema cestistico potrebbe essere questa la giusta locuzione introduttiva. Come un cane che si morde la coda torniamo sul problema dello scarso utilizzo dei nostri giovani in serie A. Un trend che si riflette sulla nazionale tanto che il ct Meo Sacchetti per le ultime convocazioni è stato costretto ad attingere anche dal campionato di A2. Numeri davvero esigui quelli che raccontano di appena dieci under 20 aggregati ai roster, meno di uno a squadra. Numeri che prendono più corpo se allarghiamo il range agli under 22, salendo così a 18 elementi. Un dato comunque insufficiente per un movimento che deve inesorabilmente ripartire dalla linea verde.
ANDREA MEZZANOTTE, NEO ACQUISTO DI TRENTO
IN MAGLIA AZZURRA AL MONDIALE U19 DEL 2017
Anche nella pallacanestro come nel mondo del lavoro sembra che i giovani per realizzarsi e trovare spazio decidano di emigrare. Basti pensare che quest’anno saranno 17 gli azzurri che giocheranno negli Stati Uniti tra Ncaa e junior college. Non a caso la federazione ha avviato una collaborazione con Riccardo Fois, assistant coach di Gonzaga University, per monitorare tutti questi ragazzi oltreoceano. Certamente sarà un’esperienza che li arricchirà tecnicamente quanto umanamente, con la speranza che al loro ritorno possano rinvigorire le fila della nazionale.
Fa male però constatare che dell’Italia under 19 vice campione del mondo due stagioni fa, solo in tre militano in massima categoria. Stiamo parlando dei classe ‘98 David Okeke a Torino, elogiato da coach Larry Brown come possibile prospetto Nba, e Andrea Mezzanotte a Trento che assaporerà per la prima volta la massima serie dopo anni di gavetta a Treviglio; e del classe ’99 Alessandro Pajola a Bologna che cercherà di conquistare quanti più minuti possibili. Questi atleti insieme a Leonardo Candi (classe ‘97) sono tra i favoriti a succedere come miglior under 22 del campionato a Diego Flaccadori, unico capace di vincere tre volte il premio.
MATTEO SPAGNOLO, PROSPETTO DEL 2003
TRASFERITOSI IN ESTATE AL REAL MADRID
E gli altri giovani italiani? Ci si attende l’exploit da Riccardo Bolpin (altro ‘97) ritornato in A a Pistoia, mentre può trovare spazio e far bene il 2000 Luca Conti passato in estate da Trento a Pesaro. Poi bisogna purtroppo guardare all’A2 o addirittura all’estero. Nel secondo campionato militano i vari classe ’98 Tommaso Oxilia, Lorenzo Bucarelli, Lorenzo Penna, Riccardo Visconti, e i 2000 Mattia Palumbo, Matteo Laganà e Federico Miaschi, ai quali però nessuno ha voluto offrire un posto e dei minuti importanti in serie A. Mentre invece rivolgendoci all’estero ci sono tre dei nostri migliori under 18: i 2002 Sasha Grant al Bayern Monaco e Lorenzo Guerrieri al Barcellona, e il 2003 Matteo Spagnolo al Real Madrid. E non fa sorridere che in Italia solo Pesaro ha aggregato alla prima squadra il 2001 Nicolas Alessandrini.
Questi giovani espatri sono segno che i nostri allenatori sono preparati e competenti nel formare i talenti, ma devono anche trovare il coraggio di metterli in campo e non farli svernare tra giovanili e categorie minori. Il gap con le altre nazioni è proprio che i pari età stranieri hanno più minuti da “pro” nelle gambe. Ad esempio in Francia giocatori poco più che ventenni sono già i leader delle proprie squadre e si dichiarano con cognizione per il draft Nba, per non parlare degli atleti dell’Est Europa che rimpinguano club di ogni paese, compresi quelli italiani.


LE NOMINATION DI BM - I TOP 5
1) Leonardo Candi - Grissin Bon R. Emilia - play - 21 anni - 190 cm
2) Alessandro Pajola - Segafredo Bologna - play - 19 194 cm
3) David Okeke - Auxilium Torino - ala - 20 - 203 cm
4) Andrea Mezzanotte - Dolomiti Energia Trento - ala - 20 - 208 cm
5) Luca Conti - Victoria Libertas Pesaro - ala - 18 - 195 cm



* dalla rivista BASKET MAGAZINE

lunedì 10 ottobre 2016

Eurolega: Power Ranking 2016/17

Siamo all'alba della nuova Eurolega, composta da soli sedici team che si affronteranno in una competizione che assomiglia tanto ad un campionato sovranazionale. Inutile dire che per l'aspetto organizzativo e soprattutto economico le lingue ufficiali del torneo sono rispettivamente lo spagnolo ed il turco, avendo questi due paesi ben sette squadre ai nastri di partenza. Due iscritte se le dividono Grecia e Russia mentre una a testa per Italia, Germania, Israele, Lituania e Serbia. Di seguito il Power Ranking alla vigilia della stagione 2016/17, che si concluderà con la Final Four di Istanbul.



di Giovanni Bocciero

1- FENERBAHCE ISTANBUL
Dodici mesi dopo il Fenerbahce è ancora il favorito numero uno per aggiudicarsi l'Eurolega, ma non sarà affatto facile perché ovviamente gli avversari non staranno a guardare senza colpo ferire. L'amara finale di Berlino ha rilanciato le ambizioni di vittoria della truppa di coach Zeljko Obradovic che ha puntellato un roster che già era qualitativamente e quantitativamente profondo. Il volto nuovo è James Nunnally arrivato ad Istanbul da Mvp del campionato italiano con la casacca di Avellino, e che con il nostro Gigi Datome condividerà minuti e forse responsabilità. I veri acquisti sono però le conferme dei pivot Jan Vesely e Ekpe Udoh tentati in estate entrambi da un ritorno in NBA. Dixon, Bojan Bogdanovic, Antic, Sloukas, Kalinic e Mahmutoglu sono gli altri grandi protagonisti.

FONTE: WW.SPORTANDO.COM
2- CSKA MOSCA
Subito dietro al Fener ci sono i campioni in carica del CSKA Mosca, che proprio come i principali rivali hanno mantenuto l'ossatura della squadra mettendo soltanto qualche elemento che alzasse ulteriormente il livello. E allora partiamo proprio dagli innesti per coach Dimitri Itoudi, che ha migliorato il proprio potenziale attingendo dal campionato russo con l'esterno Semen Antonov dal Nizhny Novgorod ed il lungo James Augustine dal Khimki Mosca. La coppia in regia formata da Milos Teodosic e Nando De Colo è ovviamente una garanzia, così come il pivot bonsai ex Veroli Kyle Hines e la guardia ex NBA Cory Higgins. Il nucleo conta comunque sulla pattuglia sovietica composta dai vari Khryapa, Fridzon e Vorontsevich ed il role player Freeland.

3- REAL MADRID
Un gradino dietro, o forse soltanto mezzo, alle due principali favorite vi è il Real Madrid. I madrileni hanno dovuto modificare leggermente il proprio assetto, ma siam convinti che gli equilibri non saranno per nulla cambiati. Salutato Sergio Rodriguez che non ha voluto rinunciare all'opportunità di ritornare in NBA, il Real lo ha sostituito con il cavallo di ritorno Dontaye Draper grande fautore della splendida ultima stagione europea del Lokomotiv Kuban, dal quale è stato prelevato anche Anthony Randolph. Quest'ultimo va a rafforzare il reparto lungo in cui è stato inserito anche l'ex Siena Othello Hunter. Llull, Fernandez, Ayon, Maciulis, Carroll, Taylor, Nocioni, Reyes, Thompkins e la stellina Doncic fanno del Real Madrid una pretendente.

4- OLYMPIACOS PIREO
Al Pireo è passata la linea della continuità, e così sono stati confermati tutti i principali attori di queste annate: dal leader Vassilis Spanoulis all'estroso Georgios Printezis, dal preciso Vangelis Mantzaris al solido Kostas Papanikolau, menzionando poi Lojeski, Papapetrou, Agravanis e Athinaiou, giocatori più che utili alla causa. È stato confermato anche il nostro Daniel Hackett, che nel suo primo anno in maglia Olympiacos si è ritagliato uno spazio da protagonista. Si è cercato di alzare il livello della squadra pur con la partenza di Othello Hunter, innanzitutto con il recupero in quel ruolo di Patric Young lo scorso anno a lungo degente, al quale è stato affiancato un altro lungo atletico e dinamico come Khem Birch. Per aumentare il potenziale sugli esterni, invece, è stato ingaggiato l'ex Siena Erick Green pronto a portare tanti punti dalla panchina.

5- PANATHINAIKOS ATENE
Ritiratosi il faro Dimitris Diamantidis il Panathinaikos è pronto a ripartire con un roster che è composto da un mix di conferme e nuovi arrivi. I biancoverdi hanno fatto spesa in Spagna, dalla quale è arrivato l'asse play-pivot che ha fatto le fortune del Vitoria giunto sino alla Final Four di Berlino l'anno scorso, ovvero Mike James e Ioannis Bourousis. Dal Real è invece stato ingaggiato l'esterno K.C. Rivers. Tutti e tre sono transitati per l'Italia. Altro acquisto di spessore è Chris Singleton, anche lui visto a Berlino in occasione della Final Four con la sorpresa Kuban. Il roster del neo coach Argyris Pedoulakis potrà contare anche sulle conferme dei vari Calathes, Gist, Fotsis e Feldeine, altri conoscenti del nostro campionato.

6- BARCELLONA
Per i blaugrana questa stagione coincide con una sorta di rivoluzione a partire dalla panchina, dove il testimone è passato da Javier Pascual a Giorgios Bartzokas, coach del sorprendente Lokomotiv Kuban nella passata stagione. Con il suo arrivo a Barcellona si vuole cercare di avviare un nuovo ciclo di successi che non può comunque prescindere da Juan Carlos Navarro. In realtà il roster è stato aggiustato soprattutto in cabina di regia, con gli ingaggi dal Khimki Mosca di Tyres Rice e dell'ex Virtus Bologna Petteri Koponen, e con l'arrivo proprio dal Lokomotiv dell'ala spagnola Victor Claver. La squadra è completata dai vari confermati Tomic, Perperoglou, Doellman, Dorsey, Lawal, Ribas, Oleson ed il prospetto Vezenkov.

FONTE: WWW.FOXSPORTS.IT
7- OLIMPIA MILANO
È inutile forse ripetere sempre la stessa cosa. Quest'anno Milano si è attrezzata per fare non bene, ma benissimo in Eurolega. Da qui a dire che ci riuscirà ci passa ovviamente il mare, ma si ha tutto per riuscirci. I punti forti dell'Olimpia di coach Jasmin Repesa saranno gli innesti di giocatori di qualità come Hickman, Raduljica, Dragic e Pascolo; e la conferma del nucleo con il quale si sono gettate le basi per competere anche in Europa, da Gentile a Sanders a Cerella passando per Simon, Macvan, Kalnietis, McLean ed il neo capitano Cinciarini. La proprietà Armani ha ulteriormente investito nel parco giocatori, forse il divario con le big è ancora ampio, ma i playoff sono un obiettivo alla portata.

8- EFES ISTANBUL
La seconda squadra di Istanbul per importanza ha continuato ad investire molto per allestire un roster che le permetta di competere a testa alta in questa Eurolega. Eppure i cambiamenti in casa Efes non devono passare inosservati, tra tutti quello del cambio in panchina dove al posto di Dusan Ivkovic è stato richiamato Velimir Perasovic che ha portato Vitoria all'ultima Final Four. Perso il fenomeno Dario Saric diretto in NBA, ma confermate le stelline Furkan Korkmaz e Cedi Osman con altrettante aspirazioni Oltreoceano, sono stati ingaggiati gli americani Bryce Cotton, Tyler Honeycutt, DeShaun Thomas e lo sloveno ex Gran Canaria Alen Omic. Confermati il francese Heurtel, Granger, Balbay, Brown e l'ex Varese Dunston.

9- BROSE BAMBERG
Il Bamberg del nostro Andrea Trinchieri si appresta a vivere un'altra stagione di alto livello, con l'obiettivo piuttosto dichiarato di provare a dare fastidio alle solite grandi d'Europa. Certo che l'addio di Brad Wanamaker sicuramente non farà sorridere in Germania, anche se la squadra non si è per nulla indebolita. Al collaudato gruppo vincente che potrà contare ancora una volta sul nostro Niccolò Melli, l'ex Siena Nikos Zisis, Miller, Harris, Strelnieks e Theis, sono state aggiunte delle pedine interessanti. Nel settore play-guardia da Vitoria è arrivato il francese Fabien Causeur, mentre direttamente dall'America il tedesco ormai trapiantato Maodo Lo. Nel reparto lunghi è invece giunto a portare manforte con la propria fisicità il bielorusso l'anno scorso a Reggio Emilia Vladimir Veremeenko.

10- DARUSSAFAKA
Il club turco è uno delle grandi e nuove novità dell'Eurolega, in cui dopo la prima esperienza della stagione passata sta dimostrando con gli investimenti di volersi affermare come un'autentica big. Per il momento sembra essere un po' indietro anche se non mancano affatto le possibilità ed il potenziale. Non a caso in panchina hanno deciso di puntare su di un coach tra i più vincenti d'Europa, tale David Blatt che è tornato nel Vecchio Continente dopo la parentesi di un anno e mezzo ai Cleveland Cavaliers terminata con l'esonero. Per quanto riguarda il roster, si è deciso di puntare soprattutto sul trio di esterni Wanamaker, il tiratore Dairis Bertans e l'ex NBA James Anderson. Al competitivo reparto lunghi che contava già Slaughter, Erden, Aldemir ed Harangody è stato aggiunto il francese Moerman prelevato dal Banvit.

11- BASKONIA VITORIA
Il Vitoria che ha raggiunto lo scorso anno la Final Four di Berlino è ormai un dolce ricordo, perché da allora sono tanti i cambiamenti che hanno coinvolto il team basco che conta soli quattro confermati: Adam Hanga, Kim Tillie, Jaka Blazic e Tornike Shengelia. Il nuovo head coach è l'emergente spagnolo Sito Alonso, che tanto bene ha fatto prima a Badalona e poi a Bilbao. Dovendo salutare tanti protagonisti partiti per altri lidi, il Vitoria ha cercato di rilanciare la propria ambizione con tanti ex NBA come Shane Larkin, il nostro Andrea Bargnani e Rodrigue Beaubois. A rimpinguare la panchina sono invece arrivati il playmaker brasiliano Rafa Luz e l'ala-pivot tedesca Johannes Voigtmann.

FONTE: WWW.EUROLEAGUE.NET
12- GALATASARAY ISTANBUL
La sorpresa della post season potrebbe essere il Galatasaray che in estate non ha badato a spese. La formazione del tecnico Ergin Ataman vuole proseguire sulla scia della vittoria in Eurocup della passata stagione, ed ha stravolto il roster puntando su talento ed esperienza. Si è addirittura permesso il lusso di sostituire in maniera più che egregia gli infortuni di Nenad Krstic (stagione già finita) e Vladimir Micov, unico confermato insieme a Guler e Schilb. La società giallorossa ha rovistato per mezza Europa ed anche dall'altra parte dell'oceano per allestire il telaio. Il mercato ha fatto registrare gli ingaggi degli ex NBA Russ Smith e Tibor Pleiss, dai concittadini dell'Efes sono arrivati Jon Diebler ed Alex Tyus, dal Bayern Monaco Deon Thompson, dalla Cina l'ex Milano Justin Dentmon, anche se gli innesti principali si sono avuti nel reparto delle ali, con il veterano Emir Preldzic dal Darussafaka e l'emergente Austin Daye da Pesaro.

13- MACCABI TEL AVIV
Una delle grandi d'Europa vuole rialzarsi dopo tanti bocconi amari costretti a mandar giù in questi ultimi due anni - appena nel 2014 vinse l'Eurolega -. Purtroppo per il Maccabi, però, il tempo della rivalsa non sembra ancora essere arrivato. Il roster è stato rivoltato come un calzino, con i soli Mekel, Ohayon, Landesberg e Pnini confermati. Il reparto esterni è stato costruito sugli ex NBA Andrew Goudelock e Sonny Weems con la rivelazione ex Gran Canaria D.J. Seeley a fungere da riserva. Il pacchetto lunghi è stato completamente rifondato sulla coppia ex Stella Rossa Quincy Miller (subito infortunato e rimpiazzato momentaneamente da Victor Rudd) e Maik Zirbes, e con il ritorno dell'ex Sassari Joe Alexander e Colton Iverson pronti a subentrare dalla panchina.

14- ZALGIRIS KAUNAS
Squadra solida e sempre tosta da affrontare, soprattutto in trasferta, lo Zalgiris Kaunas potrà dare fastidio a chiunque nella singola gara, ma non sembra avere le carte in regola per aspirare ai playoff. Il fulcro del gioco lituano sarà dettato dal settore play-guardie, con il canadese Kevin Pangos ex Gran Canaria ed il francese Leo Westermann ex Limoges - e cercato insistentemente l'anno passato proprio dall'Olimpia - che sono andati a ricostruire la cabina di regia, mentre al nazionale Renaldas Seibutis spetteranno le maggiori incombenze realizzative. Rinforzato il pacchetto lunghi con il centro brasiliano Lima e soprattutto l'usato garantito del nazionale ex Caserta Antanas Kavaliauskas.

15- UNICS KAZAN
L’Unics Kazan del nostro assistant coach Lele Molin si riaffaccia sull'Europa che conta, e lo farà con il collaudato roster che tante soddisfazioni gli ha regalato nell'ultimo periodo. Certamente, però, dovrà essere valutato il primo impatto fondamentale con la nuova competizione, e soprattutto le rotazioni dato che la panchina non sembra lunghissima. Detto ciò, la qualità del roster non si discute, con l’ex Olimpia Keith Langford pronto a bombardare i canestri avversari ed il regista spagnolo Quino Colom che vuole continuare a deliziare. Nell'area pitturata sono pronti a dare battaglia i centri Latavious Williams ed Anton Ponkrashov e l'ala grande greca Kostas Kaimakoglou, con l'unico innesto di spessore rappresentato dall'ala americana Coty Clarke di ritorno in Europa.

16- STELLA ROSSA BELGRADO
La Stella Rossa è uscita ridimensionata dal mercato estivo, avendo perso la coppia di lunghi composta dal centro Maik Zirbes e dall’ala grande Quincy Miller che hanno preso la direzione di Tel Aviv. Si è in parte cercato di sopperire a queste due partenze con l'ingaggio del pivot serbo ex Golden State Warriors e Panathinaikos Ognjen Kuzmic, ma non pare sufficiente. Proprio per questo ripetere il cammino dell'anno scorso, con il raggiungimento dei playoff, sembra pura utopia. Per il momento addirittura si trova sul fondo. Sugli esterni, invece, si potrà sempre contare sia sul cervello Stefan Jovic che sul poliedrico Luka Mitrovic, ai quali va aggiunto l’ex Olimpia Milano Charles Jenkins che è di ritorno in quel di Belgrado.