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sabato 10 giugno 2023

Finale scudetto gara 1: Napier immarcabile

Finale scudetto gara 1: Napier immarcabile

Teodosic incanta, Messina vince a scacchi con Scariolo

di Giovanni Bocciero

Gara 1 della finale scudetto va all'Olimpia Milano, che vince 92-82 imponendosi nel secondo tempo. Dopo un inizio lanciato, con una difesa più aggressiva, la Virtus Bologna non è riuscita a ribaltare l'inerzia sopperendo alle contromosse prese dopo l'intervallo dalle 'scarpette rosse'. E' stata comunque una bellissima partita, giocata al massimo da entrambe le compagini. Sono più i meriti dei vincitori che i demeriti dei vinti, e la differenza l'hanno fatta i piccoli dettagli e gli accorgimenti tattici in corso d'opera.

OLIMPIA MILANO

Napier 9: Bologna cerca subito di attaccarlo e di portarlo sotto canestro, e gioca immediatamente con troppi falli sul groppone. Ma il talento offensivo è cristallino, segna una tripla più pazzesca dell'altra e fa nulla se in difesa paga lo scotto. Ne vale assolutamente la pena.

Hall 8,5: Dottor Devon e mister Hall. Primo tempo nel quale sembra quasi intimorito, perché nonostante le assist colpisce il fatto che rinuncia a tiri aperti. Ma nel secondo tempo è il trascinatore dell'EA7, giocando a livello Mvp, facendo ammattire la difesa ospite.

Shields 7,5: Inizio di gara complicato, perché s'intestardisce nel penetrare e perde una serie di palloni. Poi finalmente prende le misure ai difensori, attacca più sotto controllo e fa male dalla sua mattonella.

Datome 7: Nell'inizio difficile di Milano si carica la squadra sulle spalle segnando tre canestri dal coefficiente di difficoltà alto. Ma fa anche una giocata difensiva da veterano, prendendosi uno sfondamento d'astuzia.

Hines 7: Come spesso gli capita i numeri non dicono tutto della sua partita. Sempre attento e concentrato, si vede scippare qualche rimbalzo, ma in difesa è una presenza continua.

Melli 7: L'avvio complesso è dovuto anche ad alcuni suoi possessi gestiti con un po' troppa superficialità. Poi però sale di colpi, torna a riempire l'area non concedendo facili appoggi agli avversari mentre in attacco si fa trovare pronto.

Baron 6,5: Poco appariscente, si mette a disposizione della squadra e indica la strada da seguire, alternando ad inizio ripresa i tiri dalla distanza alle penetrazioni.

Voigtmann 6,5: Non viene messo nelle condizioni di colpire, ma anche lui nel secondo tempo riesce a dare il suo fondamentale apporto offensivo.

Ricci 5,5: Una palla quasi persa nel primo tempo, un fallo evitabile su Belinelli nel secondo. Non il modo giusto per incidere a questo livello.

Tonut n.g.

Baldasso n.g.

Biligha n.g.

Messina 7,5: Rivolta la partita nella ripresa, quando evidentemente chiede ai suoi giocatori di attaccare con maggiore convinzione il ferro. La difesa sale di livello ma non riesce a lanciare il contropiede. Poi decide di cavalcare la coppia Napier-Hall che gli regala gara 1.

VIRTUS BOLOGNA

Teodosic 8: Primo tempo mozzafiato, spinge le 'vu nere' all'allungo incidendo più da realizzatore che da assistman. Anche se un paio di regali ai compagni li serve eccome. Cala nel finale.

Belinelli 7,5: Esperienza al servizio della squadra, con canestri pesanti e lucrando viaggi in lunetta. Peccato la difesa, perché nel secondo tempo specialmente viene puntato con assiduità dagli avversari.

Hackett 7: Una partita di grande sacrificio. S'incolla ad inizio partita su Napier lasciandogli poco spazio di manovra e attaccandolo appena può. Non segna ma crea tanto per i compagni.

Shengelia 7: Servito spesso lontano da canestro, il tiro non lo premia ma appena può mette palla a terra e attacca il ferro. Lotta tanto sotto canestro uscendo quasi sempre vincitore, e cerca di farsi trovare pronto a correre in contropiede.

Cordinier 6,5: Inizio molto positivo, molto aggressivo, e si vede quando forza il blocco di Baron. Recupera palla a s'invola a schiacciare in campo aperto. Poi però scompare, incidendo sempre meno sulla partita.

Ojeleye 6,5: Quasi non lo si nota. Poi da gran campione caccia dal cilindro due triple preziose che permettono alla Virtus di rimanere in scia.

Mickey 6: Primo attacco, sfrutta il mismatch. Potrebbe essere l'ago della bilancia, ma praticamente si limita al lavoro sporco. Peccato perché poteva lasciare il segno.

Pajola 5,5: Tanta volontà, poca efficacia. Il peggiore dell'intera gara per plus/minus con -20.

Abass 5,5: Un giocatore che arrivava in gran spolvero. Ma il livello qui è alto, e lui forse deve ancora trovare il ritmo giusto.

Jaiteh 5: Tanti errori di lettura, spesso è apparso superficiale, e in queste gare non te lo puoi permettere.

Mannion n.g.

Camara n.g.

Scariolo 6,5: Prepara bene la gara puntando tutto sull'attaccare Napier vicino al canestro. La difesa è aggressiva, ma poi concede troppo in penetrazione e non riesce a trovare un modo per arginare l'attacco avversario. Cambia la difesa a zona dopo due azioni con due canestri presi in faccia.

martedì 6 giugno 2023

Olimpia-Virtus, Bianchini: «Mi aspetto una lotta tra mastini»

Olimpia-Virtus, Bianchini: «Mi aspetto una lotta tra mastini»


di Giovanni Bocciero


Venerdì sera al Mediolanum Forum ci sarà la prima palla a due della finale scudetto della serie A. Di fronte, per il terzo anno consecutivo, l’Olimpia Armani Milano - che ha il fattore campo - e la Virtus Segafredo Bologna. Un epilogo scontato per quanto riguarda il campionato italiano, con le ‘scarpette rosse’ che sono all’inseguimento della terza stella avendo in bacheca 29 titoli. Sono invece 16 quelli delle ‘vu nere’, che dall’istituzione dei playoff hanno giocato cinque finali contro i meneghini: la prima nella stagione 1978/79. Per presentare la grande classica della nostra pallacanestro, abbiamo intervistato Valerio Bianchini, uno che di scudetti se ne intende visto che è stato il primo allenatore a vincerne tre con tre club diversi (Cantù 1980/81, Roma 1982/83 e Pesaro 1987/88). Tra le altre, in carriera, ha anche allenato sia l’Olimpia che la Virtus.

Prima di addentrarci nella serie scudetto, le chiedo un parere sulla dichiarazione di Ario Costa riguardante il duopolio Olimpia-Virtus, e quanto questo influenzi il movimento cestistico italiano?

«L’opinione di Costa è una considerazione che ha espresso con coraggio - ha esordito Bianchini -, essendo una delle parti coinvolte. Ma si tratta comunque di una considerazione ovvia. Già ho detto più volte che in questa situazione sembra che il campionato italiano sia ritornato agli anni ’60, quando l’epilogo si risolveva in due sole partite: Simmenthal-Ignis dell’andata e Ignis-Simmenthal del ritorno. Nonostante la vivacità di diverse squadre, queste sono costrette a rincorrere le due grandi realtà sfruttando magari i loro infortuni e le loro fatiche derivanti dall’Eurolega, che richiede un impegno molto importante sia fisico che tecnico».

Quale può essere la soluzione per azzerare questo divario, non solo dal punto di vista economico, tra Bologna, Milano e le altre formazioni?

«Bologna e Milano hanno dei roster da 15-16 giocatori, le altre ne hanno 7, 8, forse 9. I budget sono assolutamente sproporzionati, e la soluzione è una e una soltanto, piuttosto evidente: Olimpia e Virtus dovrebbero giocare un campionato professionistico vero. A questo punto che l’Eurolega diventi un torneo europeo stile Nba - ha sentenziato il Vate -, aperta alle società più forti dal punto di vista economico e strutturale. Per le altre rimane il campionato nazionale, magari da strutturare con regole che consentano a tutte le partecipanti di avere un equilibrio, così da non avere più un divario pazzesco».

Terzo anno consecutivo dello scontro Milano-Bologna, con gli epiloghi degli anni scorsi che sono stati molto differenti: 4-0 Virtus nel 2021, 4-2 ma serie sempre nelle mani dell’Olimpia nel 2022. Cosa si aspetta quest’anno?

«C’è un piccolo particolare, che non si possono fare paragoni tra le squadre da un anno all’altro. Questo perché i roster ormai cambiano 10 giocatori su 12 ogni stagione. C’è una instabilità pazzesca dovuta al potere delle agenzie degli atleti da un lato, e dal pressapochismo delle dirigenze dall’altro. Il basket è uno sport che ha bisogno che le squadre cementifichino i propri meccanismi. Succede così che ogni anno l’inizio del campionato è di una bruttezza spaventosa. Ogni stagione quello su cui si è lavorato l’anno precedente non conta più - ha continuato il doppio ex - e gli allenatori sono costretti a ricominciare da capo, se nel frattempo non sono stati sostituiti anche loro. Cambiano così le relazioni tra i giocatori, e si può iniziare a vedere un po’ di buon basket solo verso febbraio con la Coppa Italia. Questo per dire che fare paragoni non ha alcun senso, per cui conviene concentrarsi su quello che vediamo oggi».

E dunque cosa ha potuto vedere fino ad oggi?

«Milano da quando c'è Ettore Messina si è molto dedicata alla difesa, che rappresenta una parte fondamentale del suo gioco. In attacco però, l’allenatore ha lasciato il campo in mano ai giocatori. Un po’ per la struttura della squadra, un po’ per l’evoluzione della pallacanestro che è diventata molto più individualista, con atleti sempre più egoisti. Terminato il gravoso impegno dell’Eurolega, l’Olimpia ha iniziato a raccogliere dei frutti. Resta una squadra molto perimetrale, ma il tiro non può essere sempre costante - ha analizzato Bianchini -, e quindi la spada di Damocle sulla loro testa sarà la percentuale dall’arco. Sergio Scariolo con la Virtus ha invece cercato di mantenere un basket organizzato, con giochi per liberare i tiratori e l’uso sia del post alto che del post basso. Uno stile di gioco che in molte situazioni è stato di successo, inserendo la velocità e la fisicità odierna in un contesto di controllo. Questo gli permette di giocare l’alto-basso, i ribaltamenti, il contropiede organizzato. Non sempre gli riesce, ma quantomeno ci provano».

E se le chiedessi un pronostico?

«Per quanto ho già detto ritengo che la finale sia imprevedibile. E dirò di più, penso che ci vorranno tutte e sette le gare per vedere chi vincerà. L’anno scorso, ad esempio, l’obiettivo della Virtus era quello di vincere l’Eurocup per qualificarsi all’Eurolega, e così arrivò alla finale un po’ appagata. Quest’anno sono entrambe affamate, anche per riscattare la stagione non felice a livello europeo. Per questo penso che sarà una lotta tra mastini assetati di sangue».

Per quanto riguarda i singoli invece, chi crede sarà protagonista?

«Milano molto tardivamente ha trovato un playmaker in Shabazz Napier che ha risolto tanti problemi. Problemi dovuti a giocatori come Hall, Pangos, che si adattavano a fare il regista senza averne le capacità. Napier - ha continuato il Vate - rispecchia invece un play classico, di grande livello, che può anche segnare tanto. Però se la dovrà vedere con un campione come Milos Teodosic, che non avrà la tenuta fisica degli americani ma ha una inventiva straordinaria, una tecnica strepitosa, e un carattere da leader vincente».

Un duello nel duello sarà quello tra gli allenatori. Messina e Scariolo sono i migliori coach italiani degli ultimi 30 anni, hanno vinto tanto tra club e nazionali. Ma se potesse, chi sceglierebbe?

«Non sono un presidente con grandi disponibilità economiche, perché entrambi costano caro - ha riso Bianchini -. In realtà non posso assumerli neppure per una sola partita. Comunque, non sono né Zanetti, né Armani, quindi non m’imbatto in ipotesi e non scelgo nessuno dei due».

giovedì 18 maggio 2023

L'attesa è tutta per Wembanyama, ma sono molti i prospetti interessanti

Il gigante francese dei Metropolitans di Parigi, secondo Batum ha "il tiro di Porzingis, la difesa di Gobert, la tecnica di Anthony Davis e l’impatto di Giannis"

Sguardo al draft: l'attesa per Wembanyama

Pazzo epilogo del torneo Ncaa: fuori subito le favorite. Il titolo è andato a UConn, vecchio ateneo di Napier. Molti i prospetti interessanti


di Giovanni Bocciero*


L’ULTIMA EDIZIONE del torneo Ncaa è stata imprevedibile e divertente come non mai, incarnando alla perfezione la definizione di March Madness. La follia, segno distintivo del campionato universitario che si è tramutata in risultati del tutto impronosticabili. Da North Carolina che è entrata dalla porta sbagliata della storia diventando la prima #1 della preseason a non qualificarsi per il ‘gran ballo’; a Purdue divenuta la seconda #1 di sempre ad essere eliminata da una #16, tale Fair Dickinson immediatamente etichettata come ‘cenerentola’. Per maggiori info sull’ateneo del New Jersey chiedete ad Andrea Crosariol. Decifrare il torneo 2023 è stato impossibile, non è un caso che per la prima volta alle Elite 8 non ci è arrivata neppure una #1, così come per la prima volta si è avuta una Final 4 senza alcuna #1, #2 e #3.

All’ultimo atto di Houston si sono presentate Florida Atlantic, San Diego State, Miami e Connecticut, quattro università con quattro storie diverse. Florida Atlantic, conosciuta solo per le sue meravigliose spiagge, ha avuto successo grazie ad un gruppo affiatato e a coach Dusty May il quale subito dopo aver accettato l’incarico si era pentito per via delle carenti strutture sportive. Lineari i percorsi di San Diego e Miami, entrambe alla loro prima apparizione ad una Final 4. Brian Dutcher, nello staff degli Aztecs dal 1999 - ha reclutare Kawhi Leonard per intenderci - è riuscito dove nessun altro era mai arrivato. Lo stesso si può dire di un santone come Jim Larranaga, papà di quel Jay e allenatore molto sottovalutato al college. Se lui è stato il burattinaio, gli Hurricanes hanno avuto in Jordan Miller e Isaiah Wong due pretoriani, esterni con punti nelle mani che in ottica Nba draft dovrebbero finire al secondo giro e dunque appetibili per l’Europa. Kameron McGusty docet.

UConn è quella che invece ha disputato un torneo meraviglioso, stritolando ogni avversario sul proprio cammino. Presa per mano dal roccioso Adama Sanogo e dal cecchino Jordan Hawkins, ha vinto il suo quinto titolo negli ultimi 25 anni. Gli ultimi due nel 2011 e nel 2014, con il milanese Shabazz Napier prima riserva di Kemba Walker e poi gran condottiero. Seppur con annate schizofreniche, Connecticut - che ha dominato il torneo femminile del decennio scorso - oggi non può non essere considerato un ateneo dal ‘blue bloods’. E proprio perché la Ncaa regala storie uniche, mentre Hawkins ha vinto il titolo vedendo le sue quotazioni al draft salire, la cugina Angel Reese è diventata regina del torneo femminile con Louisiana State. Immaginare una gran festa di famiglia è il minimo.

Jordan Hawkins e Adama Sanogo, ala-pivot Mvp della
March Madness 2023 vinta con i suoi Connecticut Huskies

LA MARCH MADNESS è stata però un brutto incubo per alcuni, compresi gli unici due italiani impegnati. L’assistant coach Rick Fois è stato eliminato con la sua Arizona al primo round, mentre Abramo Canka ha giocato solo la prima delle tre partite di Ucla (5 punti in 6’). Insomma, un torneo dalle poche tinte tricolori. Brandon Miller, Jarace Walker e Keyonte George, dopo una stagione da protagonisti, non sono riusciti ad incidere rispettivamente con Alabama, Houston e Baylor, mentre addirittura Cam Whitmore ha mancato la qualificazione con Villanova. Le prestazioni non dovrebbero comunque inficiare la loro reputazione al draft. George ha dimostrato di saper segnare tanto dalla distanza quanto in penetrazione, con uno spiccato senso difensivo che gli dovrebbe garantire una scelta in lottery. Walker è un lungo dal fisico statuario, dinamico e versatile, un’àncora difensiva che piace a tanti scout. Whitmore è un atleta pazzesco, capace di avere impatto tanto in attacco quanto in difesa, con ampi margini di miglioramento. Puntano alla lottery anche Anthony Black di Arkansas, ottimo trattatore di palla, Cason Wallace di Kentucky, esterno solido mai sopra le righe, e Taylor Hendricks di Central Florida, ala difensiva che intriga per il tiro dall’arco.

Miller sembra, al netto dei problemi extra campo vista l’indagine per omicidio, il miglior prospetto in uscita dall’università. Bello da vedere in attacco, lunghe braccia e tecnica sopraffina, è l’unico atleta dell’Ncaa che è sicuro di essere nella top 5 di un draft che potrebbe per certi versi essere rivoluzionario. Infatti, al netto del ragazzo di Alabama, alle primissime scelte potrebbero essere chiamati giocatori provenienti solo dall’estero, dalla G-League o dall’Overtime Elite, altra lega creata ad hoc per far mettere in mostra i giovani liceali. La competitività non sempre è accertata, ma gli scout sono pronti a scommettere su questi talenti in erba. Come i fratelli Amen ed Ausar Thompson che sono due atleti fatti e finiti; il primo più play, il secondo più difensore.

Avanti a loro solo Scoot Henderson, il prospetto del team Ignite che combina la prestanza fisica di Westbrook e l’esplosività di Rose al loro meglio. Forse avrà una sola cosa sulla quale recriminare: essere capitato nel draft di Victor Wembanyama. I due si sono addirittura sfidati in preseason quando il Metropolitans ha disputato la tournee negli Stati Uniti. Un viaggio che ha convinto Adam Silver e la Nba a mostrare tutte le gare del fenomeno francese sul league pass. Questo per far capire quanto hype ci sia su di lui. Un prospetto generazionale viste le cose che è capace di fare dall’alto dei suoi 2.24 metri. Non è un caso che il connazionale Batum per descriverlo abbia shakerato il tiro di Porzingis, la difesa di Gobert, la tecnica di Anthony Davis e l’impatto di Giannis. Ogni altra parola è davvero superflua per un ragazzo che nonostante la magrezza non salta una partita neppure a pagarlo. Segno di una gran consistenza. E Detroit, Houston e San Antonio (vittoriosi della lottery dello scorso 16 maggio, ndr), lottery permettendo, accarezzano il sogno di averlo.

Victor Wembanyama, il 19enne francese è il candidato numero
uno ad essere l'erede di Paolo Banchero al draft 2023

CHE IL DRAFT 2023 sarebbe stato qualcosa da ricordare lo si era capito già 4 anni fa, prim’accora dell’esplosione di Wembanyama. Era il 2019 quando tutta l’attenzione mediatica fu per Emoni Bates, il 15enne che dopo essere stato nominato giocatore dell’anno al liceo, primo sophomore a riuscirci, conquistò anche la copertina di Sports Illustrated. Una cosa che non accadeva dai tempi di LeBron James. Vien da sé che sul ragazzo ci sono state altissime aspettative. Paragonato a Kevin Durant per statura e range di tiro, in questi anni è stato però mal consigliato. Ad iniziare dal papà, che lo ha spinto ad accettare precocemente la borsa di studio di Michigan State. Bates, pur rifiutando i soldi della G-League, ha poi ripiegato su Memphis, esperienza che però si è conclusa anzitempo e in malo modo. Questa estate si è avvicinato a casa per giocare con la piccola Eastern Michigan prima di avere anche problemi con la giustizia per detenzione di arma da fuoco. L’età è ancora dalla sua, essendo un 2004 come Wembanyama, ma quello che doveva essere il futuro ‘big ticket’, è oggi pronosticato a fine secondo giro del draft. Se tutto va bene.


* per il mensile Basket Magazine