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martedì 3 gennaio 2023

Il video racconto: Scafati sotterra Napoli 96-61

Scafati sotterra Napoli 96-61



Giovanni Bocciero*


SCAFATI-NAPOLI 96-61

PARZIALI: 21-15; 40-29; 73-47.

SCAFATI: Stone 10, Thompson 4, Okoye 21, Caiazza 1, Mian, Pinkins 24, De Laurentiis n.e., Rossato 7, Imbrò 4, Butjankovs 4, Tchintcharauli, Logan 21. All. Caja, Ass. Ciarpella.

NAPOLI: Zerini 3, Howard 14, Johnson 3, Michineau 9, Dellosto 3, Davis 6, Uglietti 6, Williams 8, Stewart 9, Zanotti, Sinagra n.e., Grassi n.e.. All. Buscaglia, Ass. Pancotto.

ARBITRI: Carmelo Lo Guzzo di Pisa, Lorenzo Baldini di Firenze e Daniele Valleriani di Ferentino (FR).

Nella bolgia del PalaMangano, strapieno, è andato in scena il derby campano di serie A tra Scafati e Napoli. Un derby che mancava dal 3 maggio 2017, quando Avellino sfidò e battè Caserta per 79-75. Compagni di squadra con la casacca degli irpini Logan e Zerini, oggi rivali. Per una gara tra le due compagini in questione, in massima serie, bisogna addirittura ritornare al 13 aprile 2008, quando Napoli battè al PalaBarbuto Scafati per 69-59. Al termine di quella stagione però, gli azzurri furono estromessi dal campionato e gli scafatesi da fanalino di coda retrocessero.

Primo tempo

Pronti via, sono i padroni di casa che prendono subito in mano le redini del gioco. Anche senza tirare particolarmente bene, gli uomini di coach Caja mettono punti a referto con un Pinkins ispirato, che ad inizio secondo quarto già è in doppia cifra, mentre appena dopo l'intervallo scollina quota 20 punti personali. Napoli fatica a trovare la via del canestro, anche e soprattutto perché sbatte più volte contro il muro difensivo eretto dagli avversari. A rimpinguare il bottino ospite è colui che non ti aspetti, quel Michineau che riesce un paio di volte a penetrare nel cuore dell'area scafatese, segnando o guadagnandosi i liberi. La verve offensiva del solito Howard permettono a Napoli di rimanere quantomeno incollata col punteggio, ma l'esterno è stato troppo altalenante per prendersi in spalle la squadra nei momenti di grande difficoltà. E se Williams fosse stato più preciso ai liberi si poteva anche limare qualcosa in più allo svantaggio arrivato al massimo sul 38-25 proprio sul finire del primo tempo. Una distanza scavata da quel genio di Stone che mettendosi in proprio ha mandato a bersaglio una tripla con la quale ha raggiunto la doppia cifra personale e gasato l'intero impianto.

Secondo tempo

Sugli spalti è stata una contesa anche tra tifoserie, mentre in campo Scafati è entrata ancor più decisa dopo l'intervallo. Logan, dopo aver sbagliato tutto quello che poteva sbagliare, infila la prima tripla di serata dando il là al parziale casalingo (+30 sul 66-36 al 26'), segnando 16 punti in poco più di 6' di gioco. Stone, nella ripresa non ha più segnato, ma in compenso è arrivato a 11 assist rendendosi artefice della migliore azione difensiva: recuperata palla, ha condotto la transizione e regalato un cioccolatino ad Okoye che ha schiacciato a due mani. Pubblico in visibilio e gara che ha preso una direzione piuttosto decisa. Con lo stesso Okoye che ha infilato due triple, e Pinkins che ha tirato giù 11 rimbalzi. Il resto del match è stato praticamente garbage time, con Napoli che ha provato a limare il passivo. Ma con un Johnson peggiore in assoluto ed impalpabile per tutta la contesa, non è riuscito neppure quello. Mentre invece Logan con uno step-back dall'arco ha fissato il parziale sul 93-53. Nel finale c'è stata gloria anche per il giovane Caiazza, a segno dalla linea della carità a completare la serata magica per Scafati.

Post partita

Dopo la pesante sconfitta, Napoli si è chiusa in silenzio stampa e l'esperienza di coach Buscaglia - che non ha certo ricevuto le risposte giuste dalla squadra - sembra essere arrivata al capolinea. Ma i problemi della compagine azzurra non sembrano essere solo mentali, ma è evidente che ci sono delle lacune nel roster in termini di talento e leadership. Coach Caja ha invece elogiato i suoi giocatori e la società, per essere intervenuta in maniera celere in sede di mercato. Ma il tecnico non vuole fare voli pindarici, «guardo chi abbiamo dietro e non chi c'è davanti. Siamo una neopromossa e dobbiamo pensare a salvarci. Sono arrivato che eravamo ultimi, quindi la Final Eight di Coppa Italia non è un nostro obiettivo. Prima capiamo che dobbiamo trovare il nostro equilibrio, il nostro sistema di gioco, e prima riusciremo a migliorare ancora di più».


mercoledì 30 gennaio 2019

Trento, con Craft è partita la rincorsa

Anche quest'anno un avvio difficile, poi il recupero. Nelle ultime due stagioni l'inseguimento si è concluso con la finale scudetto: un precedente che stimola




di Giovanni Bocciero*


TRENTO. “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Questo detto evidentemente ha un effetto contrario per la Dolomiti Energia Trento, che negli ultimi due campionati pur partendo molto a rilento ha poi saputo raddrizzare la barra arrivando addirittura a disputare due finali scudetto. C’è un altro proverbio che recita “non c’è due senza tre”, e visto che la formazione trentina anche quest’anno non ha iniziato bene, chissà che proprio nel rispetto di tale detto non possa ritrovarsi il prossimo giugno a competere ancora una volta per il tricolore.
Capiamo il perché di queste false partenze dell’Aquila, se ci sono similitudini tra le stagioni e quali possono essere le cause. Innanzitutto proviamo a capire il pensiero di un ex atleta come Tomas Ress, oggi ambassador dell’academy bianconera, nell’affrontare un avvio di stagione tutto in salita. «Per fortuna esperienze del genere non ne ho vissute da giocatore, e quindi posso solo immaginarle. Trento non è partita benissimo anche perché ha avuto degli imprevisti in pre-season che hanno ritardato tutto il processo di crescita della squadra: fisica, mentale e di unione. Poi qualche scelta è stata smentita dal campo, anche se l’innesto di Craft ha sollevato il morale». Per uscire da questo tunnel la ricetta non può che essere l’allenamento. «Ogni squadra ha l’obiettivo di far migliorare i propri giocatori - ha continuato l’ex Reyer Venezia - giorno per giorno. Coach Maurizio Buscaglia e tutto il suo staff coinvolgono i giocatori che hanno a disposizione affinché migliorino soprattutto come coesione difensiva. All’inizio hanno faticato a trovare ritmo risentendone durante la prima parte di campionato, ma pian piano - ha concluso Ress - stanno trovando continuità».
SEMPRE AI PLAYOFF NEI QUATTRO ANNI DI SERIE A, ANCHE SE NELLE
ULTIME TRE STAGIONI HA FALLITO LE FINAL EIGHT: SPECCHIO DI UNA
SQUADRA CHE MIGLIORA SEMPRE PARTITA DOPO PARTITA
Sicuramente il mercato non aiuta il club di stanza sulle rive dell’Adige, costretto ogni estate a salutare i migliori giocatori allettati da squadre più blasonate e lauti compensi. «Il grande problema di Trento è che quando prende dei giocatori - ha commentato il procuratore Riccardo Sbezzi -, questi giocano talmente bene che l’anno dopo altri club glieli tolgono. Questo fa sì che ogni anno deve ricostruire, e indovinare sempre gli atleti non è semplice. A volte può succedere che si venga a creare una situazione di difficoltà, ma la dirigenza è brava a sistemare le cose in corsa».
Il punto di vista di Sbezzi è una fotografia che inquadra molto bene la realtà, esaltando le qualità organizzative della Dolomiti Energia. «Il loro segreto è la filosofia societaria. Un club sereno, ma all’interno molto autocritico che cambia in corsa le scelte fatte, vuol dire che ha grandi capacità che alla fine premiano la squadra. Non a caso, o di riffa o di raffa, Trento si ritrova sempre nelle primissime posizioni. E non va sottovalutato che, seppur in difficoltà, sono bravi a trovare le soluzioni migliori che, come Shields, poi si rivelato addirittura un upgrade. Spesso queste situazioni sono frutto della casualità, ma non nel caso di Trento che è una società seria e competente - ha concluso Sbezzi -, che credo farà ugualmente i playoff e sarà una mina vagante».
Nonostante tre consecutivi inizi di campionato difficili, i protagonisti della società trentina non li reputano simili. «Queste partenze non si assomigliano se non per i risultati - ha esordito coach Buscaglia -. Quest’anno siamo partiti ad handicap perché abbiamo deciso di aspettare dei giocatori che non erano ancora del tutto recuperati fisicamente come Marble e Pascolo, e ovviamente questo ha significato aspettare il tempo necessario per lavorare tutti insieme. Non vogliamo certamente partire male, ma lavoriamo ogni giorno provando a fare i nostri ragionamenti su cosa e come possiamo migliorare per alzare il rendimento dei singoli e della squadra. Il nostro metodo di lavoro ha bisogno di tempo per essere assimilato, e cambiare i giocatori non aiuta»«L’unico comun denominatore è il mercato - ha replicato il giemme Trainotti - che ogni anno ci vede costretti a fare dei cambiamenti in ruoli chiave, come Shields e Sutton. Purtroppo quando si fanno delle buone stagioni i nostri giocatori più importanti ricevono offerte economiche che non possiamo permetterci, e inserire nuovi giocatori comporta che all’inizio troviamo difficoltà nell’amalgama. Le partenze delle ultime stagioni sono state condizionate soprattutto da questo aspetto, anche se poi ogni campionato è diverso dagli altri».
TOMAS RESS: "IMPREVISTI IN PRESEASON CHE HANNO RITARDATO
IL PROCESSO DI CRESCITA FISICA, MENTALE E DI UNIONE DELLA
SQUADRA, CRAFT HA RISOLLEVATO IL MORALE"
La grande forza dell’Aquila è riposta nel club, fiducioso e lungimirante. «Abbiamo la fortuna di avere una proprietà - ha continuato il giemme - che dà grande autonomia alla parte sportiva. Per noi dirigenti diventa anche più semplice prendere certe decisioni perché comunque non si ha quella pressione quotidiana che invece si può avere in altri contesti. Di conseguenza se noi dirigenti possiamo avere pazienza, questa ricade sullo staff tecnico e sui giocatori. E credo che pur non essendo un aspetto decisivo, sia sicuramente fondamentale per poter lavorare con serenità e trovare le soluzioni ai problemi che poi affiorano»«La società mette tutti nelle migliori condizioni di lavoro - ha dichiarato il coach -. Perdere non va bene e non fa piacere, ma si parla e ci si confronta. Il club ha le spalle forti da trasmettere insieme alla giusta pressione anche serenità. Non a caso nel momento peggiore della stagione, quando avevamo poche vittorie, nella logica tensione di chi non vince abbiamo sempre e solo parlato di lavorare senza dare di matto».
A Trento le scelte vengono ponderate e prese di comune accordo tra dirigenza e staff. «Nelle situazioni di difficoltà credo che i dirigenti abbiano due possibilità. La prima - ha raccontato Trainotti - è quella di prendere decisioni affrettate che alla fine servono solo per far vedere di essere operativi, cercando di tenere quieta la piazza. Farsi prendere da tensione ed emotività non è sicuramente una cosa positiva. L’altra strada è quella di fare delle scelte in funzione della squadra. Noi aspettiamo la soluzione giusta che possa permettere al roster di fare un passo avanti. La più grande fortuna di lavorare all’Aquila - ha concluso il giemme -, credo sia proprio la capacità di saper gestire queste situazioni».
La Dolomiti Energia pian piano sta risalendo la china, ma nonostante ciò coach Buscaglia non si pone obiettivi e pensa solo a vincere la prossima partita, consapevole che la priorità è la difesa. «Lavoriamo ogni giorno perché la strada è ancora molto lunga. Vogliamo cercare la quadratura e migliorare l’identità di squadra, senza dimenticare che questo è un campionato molto difficile. Siamo consapevoli di chi siamo e che dobbiamo combattere per qualsiasi cosa, anche salvarsi se ce ne fosse bisogno. Per questo, al momento, l’obiettivo è fare bene in ogni partita. E dopo uno stop dobbiamo riprendere immediatamente la corsa. Siamo ancora lontani dal tipo di squadra che vogliamo essere, al di là dei risultati. Sappiamo perfettamente che per vincere le partite bisogna difendere e passarsi il pallone, e in questo momento la nostra difesa sta crescendo anche se fa fatica in tutti gli uomini e per tutto l’arco della partita. Penso che il passo successivo, dopo aver trovato la quadra del cerchio, sia proprio quello di puntellare l’aspetto difensivo che adesso - ha concluso Buscaglia - ha buoni picchi d’intensità ma non è costante».
TRAINOTTI: "C'E' ANCHE IL FATTO CHE VALORIZZIAMO I NOSTRI
GIOCATORI CHE A FINE STAGIONE RICEVONO OFFERTE PER NOI
INSOSTENIBILI PER CUI OGNI VOLTA DOBBIAMO RICOMINCIARE DA CAPO"
Il giornalista Andrea Tosi (Gazzetta dello Sport), oltre a non spiegarsi le cause di queste false partenze, punta il dito contro la coperta corta. «È un fatto molto curioso e talmente difficile da spiegare che neppure l’allenatore ci riesce. Mi viene da pensare che probabilmente ci sia qualcosa di sbagliato nella preparazione estiva, o di voluto affinché la squadra venga fuori in primavera. Inoltre, va tenuto presente che Trento non ha mai avuto degli organici molto profondi. Per cui dovendo spremere energie sempre da quei sette-otto atleti, e disputando anche l’Eurocup, è possibile che si concordi un programma sul medio-lungo termine che nei primi mesi di campionato crea problemi di brillantezza. Ovviamente non credo che queste false partenze siano volute, semplicemente la società è consapevole di tale scelta, di tale rischio, che finora ha pagato bene».
La Dolomiti Energia non ha mai mancato l’accesso ai playoff scudetto in quattro anni di serie A, ma ha fatto sempre più fatica a qualificarsi alle Final Eight di Coppa Italia per via delle disastrose prime parti di campionato. Da questo dato arriva lo spunto. «Il club rimane uno dei migliori come struttura, con gerarchie precise e poche persone che parlano senza fare confusione. Certamente se Buscaglia avesse perso un altro paio di partite - ha analizzato il giornalista - immagino che avrebbe perso il posto di lavoro. Per sua fortuna non è stato così, e gliene va dato atto perché nel delicato ruolo dell’allenatore si assume sempre le sue responsabilità. Inoltre, mentre nei due campionati scorsi Trento è partita malino e non è riuscita a qualificarsi per la Coppa Italia, quest’anno è partita malissimo e pure è stata in piena corsa per disputarle. Per cui è tutto molto relativo». Ma l’Aquila può ripetersi ai playoff? «Un mese fa avrei risposto sicuro di no. Adesso però è in ballo per le prime otto posizioni e non mi sento di escludere che possa lottare ancora una volta per lo scudetto. Gli do - ha concluso Tosi - una possibilità».



Gli avvii stentati hanno compromesso
la qualificazione alle Final Eight

La Dolomiti Energia Trento per la terza stagione consecutiva ha avuto un inizio di campionato complicato. Nel 2016/17 dopo la sconfitta all’esordio seguirono tre successi e poi quattro battute d’arresto. Al termine del girone d’andata aveva un record di 6-9, e questo non fu sufficiente per qualificarsi alle Final Eight. Con sei vittorie in fila, nove in dieci gare, e l’innesto di Dominique Sutton, Trento chiude al quarto posto e ai playoff schiaccia 3-0 Sassari e ribalta il fattore campo con Milano (1-4). In finale perde 4-2 con Venezia.
La stagione 2017/18 inizia con due successi nei primi sette turni. Una striscia di quattro vittorie la rimette in carreggiata, però perde le ultime due gare del girone d’andata (7-8) mancando di nuovo l’accesso alla Coppa Italia. Con undici ‘doppie v’ nelle tredici giornate conclusive arriva ai playoff da quinta classificata. Con uno Shavon Shields fantasmagorico i trentini superano Avellino (1-3) e Venezia (1-3), ma perdono con Milano la finale ancora per 4-2. Quest’anno Trento ha raccolto il primo successo al sesto turno, e con il ritorno in regia di Aaron Craft ha infilato quattro vittorie consecutive che gli hanno permesso di scalare la classifica, anche se il prevedibile stop di Milano e poi il ko interno con Brindisi gli ha negato una volta di più le Final Eight.



* per il mensile BASKET MAGAZINE

venerdì 6 ottobre 2017

Basket Lega A: Gutiérrez sulle tracce di Raga

Il playmaker di Trento viene dal Messico, come il grande Manuel


Clandestino negli Usa con la famiglia, a 15 anni è rimasto solo
trovando nel basket la forza di imporsi forgiando un carattere di ferro



di Giovanni Bocciero*


Il Messico è al primo posto tra i paesi latinoamericani e sesto a livello mondiale per emigrazione qualificata. Vale a dire che migliaia di professionisti, scienziati, artisti, imprenditori, ricercatori, giuristi lasciano la propria nazione nel tentativo di realizzarsi altrove. Una vera e propria “fuga di cervelli”. Tra coloro che hanno accolto un’eccellenza messicana vi è anche l’Aquila Trento, che questa estate ha ingaggiato il playmaker Jorge Ivan Gutiérrez. Giocatore geniale in attacco e arcigno in difesa, non si risparmia mai. Non a caso viene da un’estate in cui praticamente non si è fermato un attimo. Terminata la stagione, ha disputato la Summer League di Las Vegas trascinando i Portland Trail Blazers sino alla finale contro i Lakers, prima di unirsi alla Nazionale - di cui è un pilastro - per l’AmeriCup disputata in Argentina e chiusa al terzo posto. Uno stakanovista del parquet che ha impiegato giusto una decina di giorni per aggregarsi alla formazione trentina mentre questa era impegnata in Francia per un torneo. Un ulteriore segno distintivo del ragazzo, che ha voluto conoscere al più presto i suoi compagni di squadra per calarsi al meglio nella nuova realtà e avventura.

Buscaglia: "Era lui la nostra prima scelta. Aveva mercato in America,
è stato giusto aspettarlo. Alzerà il tasso tecnico della squadra"
PRIMA SCELTA. Dopotutto Gutiérrez era il primo nome in cima alla lista di Trento. «Ci è sempre piaciuto, per questo lo abbiamo seguito ed anche aspettato durante l’estate - ha confessato coach Maurizio Buscaglia -. Lui aveva mercato in NBA ed era giusto che si prendesse il tempo necessario per decidere, ma allo stesso tempo è stato eccezionale, perché prendendo informazioni su di noi attraverso scout e giocatori ci ha detto che saremmo stati la sua scelta. Ha mantenuto la parola data e siamo riusciti a portare in Italia un giocatore che speriamo alzi il tasso tecnico sia della squadra che del campionato stesso». L’Aquila lo ha a lungo corteggiato, e sembrava che alla fine il matrimonio potesse anche saltare. Sensazione riportata da radio mercato che aveva fatto ulteriori ipotesi, come quella di Ryan Arcidiacono che si ritrovava libero dopo l’esclusione di Caserta. «È stato sempre la prima scelta - ha però ribadito il tecnico trentino -. Abbiamo monitorato il mercato nell'ottica di un necessario "piano b", ma si trattava soltanto di sondaggi. Noi volevamo lui, e se ci abbiamo messo qualche giorno in più per concludere l'accordo è stato dovuto alla clausola dell'NBA escape». «Sono molto contento di essere arrivato a Trento - ha aggiunto Jorge Gutiérrez -, una realtà sportiva apprezzata e rispettata da tutti. Mi sono sentito subito coinvolto e ben accolto dai compagni, dalla società e dalla città. Tutti sognano la NBA, ed ho lavorato al massimo per poter continuare a vivere quel sogno. Però, una volta esclusa questa possibilità Trento mi è sembrata fin da subito la destinazione perfetta, la migliore opzione per me a questo punto della mia carriera».

"Tutti sognano la NBA ma, chiusa quella strada Trento mi è sembrata
l'opzione migliore a questo punto della mia carriera"
SOGNANDO L’AMERICA. Gutiérrez è nato a Chihuahua, città natale di quel Eduardo Najera che ha avuto una più che discreta carriera NBA. Non ci vuole tanto a tirare le somme. E così mentre Gutiérrez vede crescere la sua passione per il basket sognando di imitare Najera, si trasferisce con la famiglia in maniera illegale negli Stati Uniti. Come per molti messicani sono in cerca di una vita migliore, e una volta varcato il confine si stabiliscono a Denver, che ha una vasta comunità ispanica. La famiglia resta unita per poco, perché mentre lui inizia a frequentare la Lincoln High School i genitori sono costretti a ritornare in patria. E così il quindicenne Gutiérrez si ritrova da solo in un paese dalle mille opportunità ma allo stesso tempo divoratore di sogni. Inoltre il giovane messicano soffre di anemia, ed ogni volta che esce dal campo si ritrova stampati addosso decine di lividi. Fortunatamente nulla che non si possa curare, in primis con una adeguata alimentazione che non poteva permettersi in Messico. Sin dall’inizio appare un leader, piuttosto silente, ma pur sempre un trascinatore. E così prima si trasferisce alla Findlay Prep in Nevada e poi accetta l’offerta di borsa di studio da parte dell’University of California. Con i Golden Bears resta i canonici quattro anni accademici, facendo vedere tutta la sua tempra ispanica. A quei tempi portava dei lunghi capelli, e ad ogni match si faceva lo chignon. Nell’ultimo anno viene nominato miglior giocatore e miglior difensore della Pac-12, segno della sua completezza nel rettangolo di gioco.

COMBINAZIONE PERFETTA. «Gutiérrez è un giocatore di grande generosità - ha dichiarato il suo neo coach Buscaglia -, lo si capisce subito quando ti relazioni con lui. Si tratta di una generosità che mette anche in campo, perché cerca di capire sempre come rendersi utile alla squadra. Il che è importante dato che lui ricopre il ruolo di play. E lo abbiamo voluto proprio perché ha delle affinità con il nostro contesto di squadra, basato su giocatori come Beto Gomes o Shavon Shields che sanno sacrificarsi». Il messicano è talmente intelligente cestisticamente da saper giocare anche nello spot di guardia, fornendo così un’alternativa tattica all’Aquila Trento. «Abbiamo intenzione di giocare anche con due play così da avere più giocatori che sappiano trattare il pallone, e dal punto di vista tecnico - ha analizzato il trainer trentino - superare le difficoltà che possono manifestarsi quando magari affronteremo una pressione difensiva a tutto campo. Quindi sarà il nostro playmaker, ma le sue caratteristiche ci permetteranno anche di giocare con più esterni».

TACITURNO E TESTARDO. Facciamo però un passo indietro, soprattutto sul fatto che è silente. Gutiérrez non ha proprio vissuto un’infanzia felice e spensierata come tanti dei suoi coetanei, e questo ha minato le sue capacità relazionali migliorate però con il passare del tempo e la naturale crescita. Resta il fatto che i canali di comunicazione preferiti dal messicano sono due: il basket ed il disegno. Naturalmente del primo ne ha fatto il suo lavoro, ed è anche il messaggio più diretto che arriva a compagni, tifosi ed avversari. Il disegno è ben altra cosa. Un hobby ma soprattutto un canale più riservato ed intimo, privato ed aperto a pochi. «Mi piace disegnare - ha confermato il playmaker messicano - anche se lo faccio poco. È un modo per rilassarmi e distendere i nervi quando ne ho bisogno». Questo suo aspetto taciturno ha però elevato la voglia di sfondare nel professionismo. “Attenti a dirgli che sta sbagliando, perché è testardo e farà di tutto per dimostrarvi il contrario”, le parole scandite dal suo ex allenatore universitario Mike Montgomery che lo ha reclutato all’University of California.
Punto di forza della Nazionale messicana terza all'AmeriCup
ha accumulato diverse esperienze nella NBA
Non a caso uscito dal college nel 2012, con una brevissima parentesi ai messicani del Pioneros de Quintana Roo, sino a due stagioni fa ha sempre militato negli Stati Uniti provando ad affermarsi ai massimi livelli. Il primo contratto lo ha firmato in D-League con i Canton Charge, venendo inserito nel quintetto dei rookie ed in quello difensivo. Neanche a dirlo. In quattro anni ha racimolato 47 presenze in NBA grazie a diversi contratti non garantiti con Brooklyn Nets, Milwaukee Bucks e Charlotte Hornets. Tra un’opportunità e l’altra di confrontarsi con i migliori, ciò che lo ha spinto sin da quando era giovanissimo, è tornato ben tre volte ai Charge tenendo aperta la porta per il piano di sopra. L’estate scorsa dopo aver partecipato con il suo Messico al Preolimpico di Torino - in cui ha affrontato anche l’Italia - ha deciso di aprirsi ad un’esperienza europea arrivando in Turchia. Con il Trabzonspor ha giocato 20 partite senza riuscire a lasciare un segno indelebile.

RAMPA DI LANCIO. L’arrivo in Trentino coincide con la ricerca della consacrazione a livello europeo. E forse non poteva scegliere luogo migliore visto che l’Aquila sembra un’isola felice dove si lavora bene, senza alcuno stress. E dove negli ultimi anni sono stati lanciati giocatori. Uno tra tutti Tony Mitchell. «Gutiérrez appartiene ad una categoria di giocatori già conosciuti - ha commentato coach Buscaglia - che possono essere inseriti nel mercato europeo, cioè con una certa consistenza e riconoscibilità da parte degli addetti ai lavori. Se dovessimo fare un paragone direi James Nunnally. Ovviamente stiamo parlando di ruoli e contesti diversi, ma pur sempre di giocatori noti e che non vanno certamente scoperti. Speriamo quindi che attraverso di noi possa affacciarsi ed inserirsi nel mercato europeo d'élite». «Ho sempre voluto giocare contro i migliori - ha dichiarato Gutiérrez - e sia la Serie A che l’EuroCup sono competizioni di alto livello che non vedo l’ora di affrontare. Sono pronto a dare leadership ed esperienza alla squadra. E soprattutto la difesa, mio principale punto di forza. Sono dell’idea che se fai la differenza nella tua metà campo giochi meglio in attacco».

MESSICANI IN ITALIA. Ricordate la statistica iniziale, con cui si è detto che il Messico è tra i principali paesi per emigrazione qualificata? Ecco, per quanto riguarda l’Italia come destinazione di queste eccellenze la percentuale è bassissima. Gli sportivi messicani passati da noi si contano sulle dita di una mano. Quello che ha inciso più di tutti è stato Manuel Raga, che ha militato dal 1968 al 1975 in maglia Ignis Varese vincendo tre titoli italiani e quattro Coppe Campioni. Negli stessi anni c'era Arturo Guerrero alla Sebastiani Rieti. Più fugace la permanenza di Romel Beck, ingaggiato nel 2007 sempre da Varese per poi vestire anche le canotte di Capo d’Orlando e Reggio Emilia. Passando al calcio, nel 2014 l’Hellas Verona acquistò il difensore Rafael Marquez, calciatore che ha fatto la storia del Barcellona con cui ha vinto dodici titoli diversi tra campionato e coppe. Nella nostra Serie A è arrivato che aveva già 35 anni e ormai sul viale del tramonto, ed infatti non ha lasciato un buon ricordo tornandosene in Messico dopo una stagione e mezza.



* per la rivista BASKET MAGAZINE