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giovedì 4 aprile 2024

Alle radici della Coppa Italia della GeVi Napoli

Difesa arcigna e rapidità in attacco le armi preferite del coach croato, già sperimentate con la nazionale polacca riportata ai vertici europei

La scuola di Novosel nelle scelte di Milicic

Dal vecchio e glorioso Napoli del grande tecnico scomparso l'anno scorso, passando per la Coppa Italia vinta nel 2006 con Mimmo Morena capitano


di Giovanni Bocciero*


C’È UN SOTTILE FILO ROSSO che unisce il passato ed il presente del Napoli Basket, e che con grande timidezza prova a guardare al futuro. Ovviamente l’attuale centro di gravità non può che essere coach Igor Milicic, che ha portato una ventata di aria fresca al club partenopeo. Dopo due stagioni con la salvezza in serie A raggiunta a denti stretti, il progetto societario questa estate ha svoltato. Sì, perché è parso chiaro sin da subito che il presidente Federico Grassi un’altra annata in apnea non l’avrebbe voluta vivere.

Per evitare un altro campionato per deboli di cuore, era necessario provare a fare un salto di qualità fuori dal campo. Ecco allora la scelta di Alessandro Dalla Salda in qualità di amministratore delegato, seguito poi da Pedro Llompart nel ruolo di responsabile dell’area sportiva, sino ad entrare nel dettaglio dell’area tecnica con la panchina affidata al croato Milicic, salito alla guida di un roster completamente rinnovato.

BAMBOLE RUSSE. Tre scelte che si sono incastrate quasi come fossero delle bambole russe. Stessa forma, stessa consistenza, solo grandezze diverse derivanti dal ruolo ricoperto ma differenti dal punto di vista di osservazione. Naturalmente se si fa un discorso di organizzazione, di strategia, ovvio che il lavoro di Dalla Salda non può passare inosservato. Ha ristrutturato l’organigramma della società e diviso le responsabilità in macro aree. Tra l’altro, sue le parole all’atto di insediamento sul potenziale di una realtà come Napoli, unica nel panorama italiano per bacino d’utenza a poter aspirare a competere con due “franchigie europee” come Olimpia Milano e Virtus Bologna.

Se invece l’attenzione si sposta dalla stanza dei bottini al campo - quello più visibile ed ovviamente più ricercato dal pubblico - gli occhi non possono che essere puntati su Igor Milicic. L’allenatore è il principale fautore del miracolo all’ultima Final Eight di Coppa Italia. Un successo arrivato 18 anni dopo quello del 2006 dell’allora SSB Napoli. Ma soprattutto sull’onda della vittoria dello scudetto nel calcio, che ha riaffermato la città di Napoli ai più alti livelli sportivi nazionali.

MILICIC STYLE. Milicic è arrivato a Napoli un po’ come un oggetto misterioso. Certo, di lui si parlava bene soprattutto dopo l’exploit che ha avuto con la Polonia ad Eurobasket 2022. Una competizione nella quale ha saputo guidare la nazionale ad uno storico quarto posto, con Michal Sokolowski - del quale parleremo più avanti - e Mateusz Ponitka che in campo ha giganteggiato. E proprio in virtù di quella esposizione mediatica, il giocatore ha poi rescisso prima dell’inizio del campionato con la Reggiana di Dalla Salda - che ci aveva visto lungo - per accasarsi al Panathinaikos. Quella Polonia ha superato la Slovenia, campione in carica, detronizzando Luka Doncic e compagni ai quarti di finale, con una prestazione nel pieno stile del basket offerto da Milicic.

Una pallacanestro decisamente a passo con i tempi, fatta di una arcigna difesa ed un attacco pungente che entrato in ritmo è poi difficile da contenere. Per chi non si ricordi, in quel quarto all’Europeo la nazionale polacca ha segnato 58 punti nel solo primo tempo, con un perentorio parziale da 22-2. Giocare con una difesa asfissiante ed un attacco veloce porta comunque a spendere tante energie. È per questo impossibile reggere 40’ con questa intensità, quindi bisogna mettere in conto anche il più classico dei passaggi a vuoto. Non a caso la Slovenia quella gara l’aveva ribaltata con un parziale di 24-6, prima di subire il ritorno polacco per il definitivo 90-87.

CORSI E RICORSI STORICI. Facciamo però un passo indietro, e ritorniamo a quel sottile filo rosso. E sì, perché prima di Milicic c’era già stato un altro allenatore di origine croata che aveva entusiasmato il popolo napoletano appassionato di pallacanestro. Stiamo parlando di Mirko Novosel, una leggenda del basket mondiale che è scomparso l’estate scorsa. Allenatore di Napoli dal 1988 al 1990, dopo aver vinto praticamente ogni cosa con la Jugoslavia ed il Cibona Zagabria, il suo modo di intendere e giocare la pallacanestro hanno influenzato generazioni di allenatori.

Senza ombra di dubbio è stato un precursore, perché Novosel ci teneva al fondamentale del tiro, prim’ancora che si arrivasse alla moderna esagerazione delle triple dei giorni nostri. Questa visione però, già all’epoca induceva le sue squadre a giocare allargando quanto più possibile il campo, e non solo per tirare ma in modo da poter sfruttare gli ampi spazi che si creavano per attaccare ed arrivare al ferro.

Tanti sono stati i giocatori napoletani formati dal modo di giocare a basket di Novosel. Uno su tutti Mimmo Morena, storico capitano del Basket Napoli che nel 2006 ha alzato la Coppa Italia a Forlì. Un successo che non viene ricordato adesso solo perché un’altra squadra partenopea è riuscita in questa impresa. Questo è bene ricordarlo. Quella Napoli era una formazione da album dei ricordi della serie A. E Morena era il classico lungo atipico, che toccato da Novosel a fronte dei suoi 210 cm d’altezza aveva delle mani fatate che lo rendevano forse addirittura più pericoloso nel tiro dalla distanza, piedi a terra, che non sotto canestro.


LA STORIA SI RIPETE. La Napoli del presidente Maione e di coach Bucchi contava in campo su Sesay, Morandais, Stefansson, Rocca, Spinelli, Cittadini, Larranaga e soprattutto Lynn Greer, il folletto di Philadelphia. A guardarla oggi, questa formazione ha tante similitudini con quella attuale, ed ovviamente tanto del proprio gioco assomiglia a quello predicato dall’inizio della stagione da Milicic. In particolare non si può non vedere in Jacob Pullen la freddezza che aveva appunto Greer. In un’amichevole dell’epoca, coach Marcelletti che allenava a Caserta rimase sbigottito nel vedere il giocatore di Philadelphia, a tal punto da esporsi a definirlo il miglior giocatore del campionato. Non ci andò per nulla lontano. Pullen per certi versi lo ricorda parecchio in campo, decisivo quando è necessario. Anche alla Final Eight di Torino, quando sembrava eclissato, ha mandato a bersaglio due triple vitali, prima nel supplementare in semifinale con Reggio Emilia, e poi nell’ultimo atto contro Milano compiendo il controsorpasso nel tiratissimo finale.

UNA FOTO DAL CAMPO. Ad inizio stagione era stata posta una domanda piuttosto chiara al coach croato, ovvero se esistesse uno stile Milicic che potesse spiegare il modo di giocare delle sue squadre ai tifosi che non lo conoscessero. La risposta fu semplice e chiara, senza veli: «Non so se esiste un vero stile perché faccio fare un po’ di tutto. Quello che cerco è di ottenere il massimo dai giocatori. In squadra abbiamo molti tiratori, per questo vogliamo giocare velocemente per creare opportunità di tiro. Oltre al fatto che abbiamo un centro che corre bene il campo, e che assieme ai buoni playmaker può giocare in velocità. La cosa principale per me, però, è che la mia squadra deve giocare una difesa solida». È l’esatta fotografia della partita della Polonia contro la Slovenia, e di quello che ha fatto vedere Napoli in questa prima parte di stagione. Parentesi Coppa Italia compresa.

È in questo contesto che il dirigente Llompart con il direttore sportivo Giuseppe Liguori sono andati alla ricerca dei giocatori giusti da inserire nello scacchiere azzurro a disposizione dell’allenatore. Costruita prima la base italiana con Alessandro Lever, Giovanni De Nicolao insignito del ruolo di capitano, e Michele Ebeling, poi si è pensato all’ossatura della squadra con gli ingaggi di Tomislav Zubcic, Tariq Owens, Jacob Pullen, Tyler Ennis, Markel Brown rinforzo di dicembre e Michal Sokolowski.

Ognuno con le giuste caratteristiche per interpretare la pallacanestro dell’allenatore e per questo utile alla causa. Basti pensare alla bidimensionalità di Zubcic, grande protagonista ad inizio stagione, o a Owens che si è calato alla perfezione nel ruolo di “signore degli anelli”, o ancora a Pullen decisivo in più d’una occasione così come Ennis che con le sue qualità di grande passatore (è primo nella classifica degli assist) è il vero fulcro del gioco di Napoli.

IL PRETORIANO. E poi c’è lui, Sokolowski, lasciato per ultimo ma in realtà il primo colpo di mercato del club azzurro di questa estate. Già in Italia in quel di Treviso, è il pretoriano di coach Milicic che gli ha affidato un ruolo importante nella nazionale polacca e che già la passata stagione lo ha voluto con sé nell’avventura al Besiktas. Non è un caso se il classe ’92 di Varsavia è tra i giocatori con il più alto minutaggio dell’intero campionato. Si sbatte sempre e comunque in campo, rendendosi prezioso in tanti modi diversi: si getta a terra per recuperare un pallone, si lancia in aria per spizzare un rimbalzo, segna una tripla preziosa oppure semplicemente difende forte. Ecco, se chiedessimo a Milicic quale sia il suo giocatore ideale, molto probabilmente risponderebbe facendo il nome di Sokolowski piuttosto che elencare una serie di caratteristiche.

Con la vittoria della Coppa Italia il coach ha fatto breccia nel cuore dei tifosi napoletani, che lo hanno osannato al rientro della squadra alla stazione di Napoli. È riuscito a compattare un gruppo di giocatori che sembra giocare innanzitutto per la città. Lo si apprezza nelle parole dei protagonisti, che spesso sottolineano di voler regalare delle gioie ai napoletani. Non è un aspetto ininfluente o secondario, ma descrive anche il lavoro che il tecnico sta svolgendo nello spogliatoio.

IL FUTURO È L’EUROLEGA. Cosa riserverà il futuro è ancora presto per dirlo. «Sono stati sei anni duri fino ad oggi - le parole recenti del presidente Grassi -, tutti dicevano che nel giro di mesi saremmo falliti come le precedenti società. Vincere in questa città è più importante che farlo in altri posti. Speriamo di qualificarci per i playoff, nei quali proveremo eventualmente a dire la nostra, consapevoli che abbiamo un roster ridotto rispetto alle corazzate».

La società è forte e stabile dal punto di vista economico, ed ha dimostrato di poter puntare ad avviare un progetto che possa regalare altre soddisfazioni e soprattutto duraturo nel tempo. Il vero quesito è se Igor Milicic sarà ancora sulla panchina di Napoli. Non ci sono voci di corridoio in tal senso, è ancora troppo prematuro. Ma per quello che sta facendo il tecnico croato, non potrà rimanere ancora a lungo indifferente ad una compagine di grande livello europeo, magari già in Eurolega.

PROFILO

Igor Milicic è nato a Slavonski Brod, in Croazia, nel 1976. Ex cestista, dopo gli inizi a Rijeka e Spalato si è trasferito in Polonia. Ha giocato anche in Grecia e Turchia, ma gli ultimi sei anni di carriera li ha trascorsi nuovamente in Polonia tra Prokom Sopot e Azs Koszalin. Proprio in quest’ultima, appese le scarpette al chiodo nel 2014, inizia ad allenare. Passa poi al Wloclawek con cui vince tutto: due campionati, una coppa nazionale e una supercoppa polacca. Presa la cittadinanza, dal 2021 è ct della rispettiva nazionale. Prima di arrivare la scorsa estate a Napoli, ha allenato anche lo Stal Ostrow, dove ha vinto un’altra Polska Liga ed una Coppa di Polonia, ed il Besiktas.


*per la rivista Basket Magazine

lunedì 19 novembre 2018

Le storiche società meridionali: Napoli

Le storiche società meridionali sono ripartite dalla cadetteria con grandi ambiziosi

Nuovi dirigenti, gestione più attenta al consolidamento che ad inseguire sogni di rapida gloria. Club con molti punti in comune e la volontà di far dimenticare le delusioni recenti

di Giovanni Bocciero*


La pallacanestro del Sud Italia riparte da tre piazze storiche come Caserta, Napoli e Reggio Calabria, che per alterne vicissitudini si sono ritrovate tutte e tre ai nastri di partenza del campionato di serie B. Le tre storiche compagini, seppur con ambizioni diverse, hanno le potenzialità per rianimare il rispettivo ambiente, che rammaricato o deluso, dovrà appoggiare il nuovo corso affinché ognuna delle società ritorni a competere su quei palcoscenici che gli sono congeniali.
Lo stesso Basket Napoli seppur solo retrocesso dalla A2 è ripartito ex novo. L’estate all’ombra del Vesuvio è stata caratterizzata dal passaggio del testimone tra Ciro Ruggiero e i nuovi proprietari Federico Grassi e Francesco Tavassi, ai quali spetta il compito di rilanciare la squadra dopo l’ultima sfortunata stagione. All’ex presidente Ruggiero - napoletano di nascita ma agropolese d’adozione - va il merito di aver riportato la pallacanestro in città, facendo vivere due intensi anni nei quali “si è parlato solo di vittorie e di sconfitte, di tecnica e di tattica, ma neanche per un istante di fallimenti, mancati pagamenti e lodi”, come da lui stesso affermato nella lettera di commiato. Voltata pagina, la società si è rimboccata le maniche per garantire nel breve periodo una stagione da protagonisti, e nel medio-lungo periodo un futuro radioso. Eppure i risultati d’inizio campionato non rispecchiano quelle che sono le reali potenzialità del roster biancazzurro.
GRASSI E TAVASSI A NAPOLI I PROTAGONISTI DI UN'ESTATE
IN CUI SI E' PARLATO DI TECNICA E NON DI FALLIMENTI E LODI
Coach Gianluca Lulli, che ha militato da giocatore in quello che fu il Basket Napoli del presidentissimo Mario Maione, deve ancora trovare la giusta quadra del cerchio facendo fronte anche ad un ritardo nell’inizio della preparazione fisica. Potrà essere aiutato in questo senso da un autentico veterano della categoria come Francesco Guarino, playmaker 39enne che nel corso della sua carriera ha giocato per alcune delle più importanti squadre italiane collezionando titoli e promozioni. È lui la chioccia di un gruppo che può vantare il giusto mix tra esperienza e gioventù, dal tiratore Vincenzo Di Viccaro al roccioso Riccardo Malagoli, dal versatile Tommaso Milani al pretoriano Dario Molinari, sino ai due prospetti dell’Est Europa Nemanja Dincic e Hugo Erkmaa. L’intento della società è quello di ripartire con amore, così come recita lo slogan per questa stagione (#RiparTiAmo), anche se rispetto agli ultimi due anni non c’è quasi traccia di un’identità napoletana nel roster.
«Napoli sta cercando di tornare faticosamente al vertice - ha analizzato ancora il presidente della FIP Campania Manfredo Fucile -, con un tessuto societario completamente nuovo e che rispecchia, al contrario della squadra, la vera napoletanità. Purtroppo dopo la splendida cavalcata di due anni fa, nella scorsa stagione sono state sbagliate alcune scelte programmatiche che hanno portato alla retrocessione. I nuovi proprietari hanno la volontà e la forza di riportare la piazza lì dove merita, ma è importante capire che occorre strutturarsi anche con la creazione di un adeguato settore giovanile per alimentare con continuità questa passione». Il nuovo corso della pallacanestro napoletana si è dovuto immediatamente confrontare con le problematiche riguardanti l’impiantistica cittadina. Non a caso la squadra è stata sfrattata dal Pala Barbuto e dovrà disputare le partite casalinghe in esilio al palazzetto di Casalnuovo. Il fatto di non avere una struttura in città dove poter svolgere l’attività - e si spera che i finanziamenti dell’Universiade possano sistemare questa situazione - sta facendo pensare ai proprietari di costruirsi un impianto proprio. Sarebbe stata anche identificata una zona nel quartiere Fuorigrotta, ma è bene prendere questa notizia con le pinze perché come recita il detto tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E il popolo napoletani ha già vissuto milioni di sogni poi non concretizzatisi. Questo però è un ulteriore punto a favore di Grassi e Tavassi, che hanno l’obiettivo di realizzare un progetto ambizioso per la Napoli dei canestri, che nell’immediato veda la squadra competere e cercare di ritornare subito in A2.


Napoli, alle spalle gli ultimi fallimenti
La città di Napoli ha vissuto grandi stagioni con la storica Partenope che nel 1970 vinse la Coppa delle Coppe. Dopo quei fasti si sono alternate altre società cittadine sino alla S.S. Basket Napoli che si trasferì da Pozzuoli nel 1999. La società del presidente Mario Maione ha regalato incredibili successi - semifinali scudetto, Coppa Italia 2006 e partecipazione all’Eurolega - firmati da campioni come Lynn Greer e Mason Rocca. Nel 2008 arrivò l’esclusione dal campionato e dopo anni bui la pallacanestro cittadina è rinata nel 2011 con la wild-card in A dilettanti del Napoli Basketball. L’anno dopo grazie alla fusione con Sant’Antimo disputò la LegaDue, ma questo trasferimento si rivelò solo il primo di tre fallimenti consecutivi.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

martedì 6 settembre 2016

L'Italia è un trampolino? Dieci anni di "scelte"

Dal Draft alla Serie A: storie di successi e fallimenti
L'Italia è un trampolino? Dieci anni di "scelte"
Marcus Thornton vuole sfruttare l'anno con Pesaro per convincere i Boston Celtics a restituirgli la NBA ma non sarà facile; ce l'ha fatta Christon mentre sono state ignorate stelle come Lynn Greer e Rakim Sanders


di Giovanni Bocciero*

L’arrivo a Pesaro di Marcus Thornton, 45esima scelta al Draft NBA del 2015, è stato definito dagli addetti ai lavori come un autentico colpo del mercato estivo della Lega A. Il classe 1993 è un playmaker realizzatore che, per il fisico possente che si ritrova, qui in Italia potrà anche giocare da guardia aggiunta. La sua carriera alla William & Mary è un crescendo: al primo anno viene selezionato per il rookie team, da sophomore per il second team, mentre negli ultimi due anni per il first team con il premio di player of the year della Colonial Conference quando era senior.
MARCUS THORNTON ALLA WILLIAM & MARY
Questo fa sì che dal venir considerato semplicemente uno dei top giocatori delle Mid-major vada affermandosi come un vero e proprio prospetto NBA. Inoltre ha guidato per due volte la propria università alla finale del Colonial Tournament, perdendo in entrambe le volte così da mancare l’accesso al Torneo NCAA. Lo può confortare, però, il fatto di essere stato nominato sempre per il miglior quintetto del torneo. Nel suo ultimo anno da “studente” riceve addirittura l’honorable mention per il premio All-American. Chiude la sua carriera collegiale con all'attivo 2,178 punti realizzati, superando il precedente recordman della William & Mary, Chet Giermak, il cui record durava dal 1950 e risultava il più longevo di tutta la NCAA Division I. Scelto dai Boston Celtics, con la franchigia del Massachusetts trova pochissimo spazio a causa dell’affollamento nel suo spot e così dopo un periodo in Australia viene dirottato alla compagine controllata in D-League, i Maine Red Claws.
IL PLAY CON LA CASACCA DEI BOSTON CELTICS
L’essere “marchiato” da una scelta NBA non da automaticamente diritto a credere e pensare che tale giocatore - nel nostro campionato - faccia sicuramente strabene, e la stessa cosa vale al contrario naturalmente. Basti pensare a Rakim Sanders, ago della bilancia nelle ultime due finali scudetto con Sassari e Milano, o andando più indietro a Lynn Greer, dominatore del campionato 2005/06 con Napoli vincitore della Coppa Italia e ad un passo dalla finalissima. E nessun giemme NBA ha speso una chiamata per loro al Draft. Questa dura legge non scritta vale comunque a qualsiasi latitudine del globo, anche e soprattutto nella stessa “lega più bella al mondo”. E allora proviamo ad analizzare gli ultimi dieci anni di mercato italico con giocatori che hanno iniziato o proseguito le loro carriere da professionisti nel Bel Paese, tra meteore e buoni giocatori. E allora iniziamo da quel 2006 in cui fu proprio l’Italia a regalare la prima scelta assoluta al Draft, ovvero Andrea Bargnani. Da allora sono stati ben 78 i giocatori che scelti sono poi transitati per la nostra penisola, e sono tanti e diversi i profili, tanto americani quanto europei. C’è chi la NBA l’ha respirata per poco come DJ Strawberry o Richard Hendrix che comunque non hanno dato una svolta alla loro carriera; i grandi bluff DaJuan Summers e Sam Young che hanno quasi affossato la loro credibilità; le star MarShon Brooks e Peyton Siva che tra alti e bassi hanno inciso piuttosto poco; i giocatori che si sono costruiti la carriera completamente italiana come Bobby Jones o Maarten Leunen; quelli che la NBA non l’hanno nemmeno mai vista come Vladimir Veeremenko, Petteri Koponen o Shan Foster; chi ha provato ad utilizzare l’Italia come trampolino di lancio nel caso di Guillermo Diaz, Gani Lawal o Malik Hairston; chi è semplicemente passato prima di far ritorno negli States come Chris Douglas-Roberts. Insomma, ce ne sono davvero di tutti i tipi come abbiamo detto ed anche testimoniato.
THORNTON ALLA PRESENTAZIONE CON LA VUELLE PESARO
Marcus Thornton cercherà di fare come il suo predecessore Semaj Christon (55ma scelta al Draft del 2014) che ha strappato un contratto con gli Oklahoma City Thunder. Il neo play di Pesaro ha proprio citato Christon durante la sua presentazione, ed ha rivelato che intende fare bene per potersi giocare le sue chances ai Boston Celtics. Il prodotto di William & Mary - come già detto - è stata una 45esima scelta, una chiamata piuttosto alta anche per i tanti volti passati proprio sui parquet della Lega A. Volendo stilare la Top Five la prima posizione va al regista Jonny Flynn intravisto tra le fila di Capo d’Orlando nel 2014. Una brevissima parentesi per la 6a scelta del Draft 2009 causata da quegli infortuni che ne hanno minato la carriera NBA. Al secondo posto l’ala Joe Alexander, 8a scelta del Draft 2008, che nell’ultima stagione è stato piuttosto discontinuo con la casacca di Sassari. Sul gradino più basso del podio un altro giocatore che ha militato nel nostro campionato nell’ultimo anno, ovvero la 13ma scelta del Draft 2007 Julian Wright, che è stato un fattore nell’area pitturata per Trento. Al quarto posto c’è un ex aequo tra due 15me scelte. Il primo giocatore è stato draftato nel 2006 e si tratta di Cedric Simmons che ha militato per Brindisi in due diverse circostanze; il secondo è stato draftato nel 2009 ed è quel Austin Daye che proprio lo scorso anno ha dato una svolta alla stagione di Pesaro.
IL GIOCATORE NELLA SUA ESPERIENZA IN AUSTRALIA
Di giocatori comunque di un certo pedigree ne sono passati, tanto chi dopo aver disputato delle vere stagioni Oltreoceano ha voluto sperimentare l’avventura nel Vecchio Continente - e in Italia in particolare - tanto chi ha utilizzato le prestazioni in Lega A per spiccare il volo in NBA o nei top club europei. Nel 2008 Biella ingaggiò il rookie James Gist (57ma scelta del 2008) che a suon di partite solide ha iniziato a girare l’Europa sino a giungere al Fenerbahce prima e al Panathinaikos poi dove è stato fermato soltanto da una squalifica per uso di sostanze stupefacenti. Nel 2010 a Sassari arrivò James White (31ma scelta del 2006) che dopo aver replicato a suon di schiacciate la stagione successiva a Pesaro ebbe l’occasione di militare nei New York Knicks. Nel 2013 la neopromossa Pistoia ebbe come spina dorsale la coppia Deron Washington (59ma scelta del 2008) e JaJuan Johnson (27ma del 2011). Entrambi sono ancora protagonisti del nostro campionato, chi come Washington, che diventato uno specialista difensivo dopo Cremona cercherà di fare lo stesso quest’anno a Torino; chi come Johnson, che cercherà con il suo atletismo di diventare un pilastro della nuova Cantù a trazione estera. Due anni or sono Varese puntò dritta su Christian Eyenga (30ma scelta del 2009) che dopo essere passato per Sassari e Torino sarà di nuovo biancorosso, ma soprattutto su Eric Maynor (20ma sempre del 2009) che dopo essersi fatto le ossa da backup di un certo Russell Westbrook ha provato a dare una svolta alla sua carriera anche se dopo l’esperienza a Novgorod è tornato anche lui a Varese. Lo scorso anno Torino ha ingaggiato DJ White (29ma scelta del 2008) nel cui curriculum ci sono cinque stagioni NBA, e dopo la sua conferma ha aggiunto quest’anno la guardia tiratrice Tyler Harvey (51ma del 2015) che potrebbe essere una grande sorpresa.


*per il mensile BASKET MAGAZINE