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martedì 3 giugno 2025

El Diablo, sulla cresta dell'onda del mare: l'intervista a cuore aperto

Intervista a cuore aperto con uno dei giocatori più emblematici della pallacanestro italiana, in cui ha lasciato una traccia indelebile

El Diablo, sulla cresta dell'onda del mare 

«Ho chiuso col basket. Dopo Brescia non mi ha chiamato più nessuno». Ma la pubblicazione della sua autobiografia ha permesso ad Enzo Esposito di ritornare solo per un po' in quel mondo che ha frequentato per oltre trent’anni, prima da giocatore e poi da allenatore. Non gli piace vivere nel passato, per questo si è lasciato alle spalle tutto ed è volato a Gran Canaria, dove, viaggiando in caravan, insegue le onde e si prende cura di sé stesso.

 

di Giovanni Bocciero*

 

Ha fatto impazzire di gioia le tifoserie delle squadre per cui ha giocato, ma allo stesso tempo si è attirato la malevolenza di quelle avversarie proprio per il suo modo di giocare verace e sanguigno. In un modo o in un altro, Enzo Esposito ha di sicuro infiammato i parquet di tutta Italia. Ed è raccontato per intero nella sua autobiografia “El Diablo, vita e miracoli dell’ultimo poeta del basket italiano”, libro pubblicato dall’associazione di tifosi Il Fortitudino.

«A me non piace ricordare le cose del passato - esordisce esplicito, come nel suo carattere, Esposito -. Certo, fa piacere che siano successe, ma per come la vedo io nel guardare troppo indietro si fa poi fatica ad andare avanti. È normale che fare comunque un tuffo nel passato fa riemergere tanti episodi legati a successi, delusioni, eventi particolari che fanno piacere. Tutto ciò è servito per scrivere questo libro che è stato fatto davvero molto bene, con tante foto e diversi ritagli di articoli di giornale che ne hanno fatto un volume veramente completo. E poi ha uno scopo benefico, e fa ancora più piacere quando c’è un fine più grande».

È papà Biagio che conserva gelosamente qualsiasi cosa riguardi lo scugnizzo casertano. Nella loro casa di Caserta ha una stanza completamente piena di memorabilia oltre che di foto. Tante delle quali sono servite, appunto, per rendere ancora più di valore il libro. Come quella dell’esordio in serie A ad appena quindici anni, gettato nella mischia da Bogdan Tanjevic in una sfida a Livorno. Volume impreziosito dalle tante testimonianze, dagli aneddoti e dai racconti. Il più emblematico, forse, quello dei quindici tifosi fortitudini partiti da Bologna per andarlo a vedere giocare, o forse sarebbe meglio dire per andarlo a trovare, visto il legame, a Toronto.

L’ULTIMA VOLTA CHE ABBIAMO VISTO Esposito su di un campo, però, era sul finire del 2020, allenatore di Brescia prima che arrivasse la rescissione. «Il mio post Covid è stato abbastanza traumatico - ha dichiarato con un po' di magone -. Prima c’era stata la comunque buona stagione di Caserta nonostante la retrocessione, poi i successi di Pistoia e la prima ottima annata a Brescia. Con la pandemia è stata una lotteria un po’ per tutti, e purtroppo per me le cose sono diventate negative. Si sono verificati così tanti episodi che mi hanno lasciato il segno, anche extra cestistici, che mi hanno fatto allontanare effettivamente dal basket».

Riposte nel cassetto casacche, pantaloncini e scarpette, abituato ad utilizzare anche quando allenava, ha ripercorso la sua carriera a ritroso. E questa l’ha portato in un luogo dove ha giocato per pochi mesi dal gennaio del 2002. «Mi sono trasferito a Gran Canaria, dove ho tante amicizie, ed ho iniziato una vita completamente diversa. I primi anni ho pure collaborato con una accademia che reclutava ragazzi a livello internazionale per poi facilitare il loro trasferimento negli Stati Uniti, ma adesso sono due anni che mi dedico solo a me stesso. Mi piace fare bodyboard, che è una versione differente del surf, e mi godo la vita».

Anche se «la pallacanestro è un capitolo chiuso», come ripete più volte, ogni tanto torna ad allacciarsi quelle scarpette perché «capita che per qualche amico che ha i figli che giocano, faccia degli allenamenti privati per dargli un’occhiata e qualche consiglio. Però per quanto riguarda il basket inteso come giocatori e club, non ne ho più idea perché non lo seguo da almeno tre anni. Ormai viaggio in caravan e sono sempre in giro alla ricerca del posto migliore dove trovare le onde. Vivo in un mondo a parte ed ho staccato completamente col basket».

Enzo Esposito a Caserta (Foto Filauro)

SONO DI DOMINIO PUBBLICO le parole dell’ex general manager di Caserta, Marco Atripaldi, rimasto sbalordito dalla quantità di conoscenze che aveva Esposito negli States. Durante un viaggio dei due nell’estate del 2014, per andare a vedere le partite della Summer League di Las Vegas e monitorare qualche giocatore da portare all’ombra della Reggia, chiunque conosceva El Diablo. E proprio per questi suoi molti contatti, oltre all’esperienza da giocatore in Nba, covava il desiderio un giorno di allenare al college.

«Continuo a collaborare con una società in Italia, la Hoopers Bridge, che si occupa principalmente di reclutamento di ragazzi che vogliono provare a fare un’esperienza negli Stati Uniti. Do una mano, ma ho abbandonato anche l’idea di poter allenare al college in America. Ricominciare ogni volta da zero, per dimostrare cosa puoi fare o cosa sai fare non è semplice. Si arriva ad una età, come la mia, in cui non puoi più fare un passo avanti ed uno indietro. Ormai sono per guardare solo in avanti, sempre, altrimenti per usare una metafora legata all’acqua, le onde ti travolgono e rischi che ti fai male».

Per dare l’idea di cosa significa davvero aver chiuso con il basket, Esposito non legge neppure i giornali spagnoli, e della vicenda dell’azzurrino Dame Sarr sa poco o nulla. «So che ha lasciato il Barcellona e che andrà negli Stati Uniti, magari in Nba (ma non compare nella lista dei 106 atleti iscritti per il draft di questa estate perché non si è dichiarato, ndr). Credo comunque che in Ncaa sia un tipo di giocatore che possa davvero fare sfracelli. Ma mi limito a dire questo perché davvero non seguo più la pallacanestro giocata, neppure per quel che concerne il campionato spagnolo. In tre anni sono andato a vedere soltanto due volte le partite del Gran Canaria. Una volta mi hanno invitato a vedere il derby; e un’altra volta perché giocava contro Trento, e l’assistente allenatore Fabio Bongi è un mio amico perché abbiamo lavorato insieme a Pistoia. Per questo sono passato a salutarlo».

TRENTO È UNA CITTÀ CHE RICORRE spesso nella sua vita. Difatti, la sua carriera da allenatore è iniziata proprio nella valle del fiume Adige: stagione 2009/10. «Quello fu il mio primo anno in assoluto da coach, con Trento che era stata ripescata dopo la retrocessione per fare di nuovo la serie A Dilettanti. C’era la nuova società, che iniziò il suo cammino con Salvatore Trainotti in qualità di dirigente, e sfiorammo i playoff. Non lo sapevo ma mi fa piacere che abbia vinto la Coppa Italia perché è una piazza dove sono stato bene e trattato ancor meglio. Proprio quest’anno, in occasione dell’unica partita che sono andato a vedere, ho conosciuto coach Paolo Galbiati. Siamo stati avversari, e sono rimasto felice di averlo potuto conoscere perché tutto l’ambiente è composto da persone serie che lavorano molto bene».

Casertano di nascita, bolognese d’adozione, l’Italia per El Diablo è ormai solo una tappa fugace. «Manco da Caserta da un anno, ed ovviamente non mi sono interessato ai risultati della squadra. Le uniche volte che mi capita di passare in città sono per festività particolari, come ad esempio il compleanno di mia madre. Ma ormai ci vado una o due volte l’anno. E l’ultima volta non sono rimasto per neppure 48 ore prima di ritornare a Gran Canaria. Neanche gli amici più stretti mi informano sulla Juvecaserta, perché sanno che ormai sono fuori dal giro. Quando mi sono incontrato con loro abbiamo parlato di tutto, tranne che di pallacanestro».

«A Bologna, invece, sono stato tre giorni per la presentazione del libro, era appena arrivato Attilio Caja come allenatore». E proprio quel fortuito caso ha fatto sì che gli telefonasse Rick D’Alatri dall’America per chiedergli se fosse vero che andava ad allenare la Fortitudo. «Ma quando mai. Non so più nulla perché ho chiuso col basket. Al momento sto solo pensando a me stesso e a come organizzarmi nel miglior modo possibile per vivere sull’isola, dove ho una vita meravigliosa, per essere pronto ad ogni evenienza. Ma nulla a che vedere con la pallacanestro. Ripeto, faccio surf, skateboard, palestra, ma di sport di squadra non ne ho più idea. Non ne ho proprio il desiderio, anche perché dall’Italia non ho più sentito nessuno».

LE PAROLE DEL PRIMO GIOCATORE italiano ad aver segnato punti in Nba vengono avvolte anche da amarezza e dispiacere, perché «dai procuratori ai coach, non ho più ricevuto una telefonata. È una cosa abbastanza triste, non per me ma per far capire come funziona questo mondo. Fin quando ero nel giro sentivo quasi settimanalmente gli agenti e i colleghi allenatori, ma dopo un anno che avevo staccato sono spariti tutti. Quando pensi a queste cose, capisci che non ne vale neppure più la pena, perché dopo aver passato trent’anni sui campi ci si riduce a non ricevere neanche più un messaggio d’auguri».

Il soprannome El Diablo glielo hanno appiccicato proprio alla Fortitudo, dopo una partita giocata ‘a metà’ in quel di Pistoia. Altra città a lui cara. Nel primo tempo gioca male, non segna neppure un punto e allora Sergio Scariolo lo fa sedere in panchina. Ne nasce uno scontro, fumantino come è, e nel secondo tempo riversa tutta la rabbia accumulata in campo: segna 29 punti. È un’iradiddio, o meglio dire un diavolo. Tiratore sì, ma amava anche fare a brandelli le difese con le sue azioni spesso e volentieri immaginifiche. Ancora oggi non ci si capacita di certe sue giocate.

IL SUO RAPPORTO CON GLI ALLENATORI non è sempre stato dei migliori, proprio per il suo temperamento. Eppure addirittura Ettore Messina, suo ct in occasione degli Europei del 1995, ha raccontato nel libro di aver imparato tanto da Esposito. E lui ha fatto tesoro degli insegnamenti dei tanti grandi tecnici che ha avuto quando è passato dall’altra parte della barricata. «Quando cambi ruolo è importante mettere da parte quello che è stato quando eri giocatore, ed è fondamentale mettersi a disposizione della squadra. Il carattere fumantino, magari, ti permette di gestire con maggiore personalità le situazioni, dall’arbitro al giornalista, dal dirigente al tifoso».

Forse, pensare che sarebbe diventato a sua volta un coach era una cosa inimmaginabile. Ma da allenatore, El Diablo, ha cercato di portare la sua idea di pallacanestro. Molto diversa dall’abuso del tiro da tre che è in voga adesso. «Il gioco è cambiato. Ma questo già quindici anni fa, con i primi lunghi che hanno iniziato a stazionare in maniera fissa sul perimetro. A me assolutamente non piace tutto questo tiro da tre, e quando allenavo mi davo l’obiettivo di costruire squadre sempre equilibrate».

«Pensa ai giocatori che ho avuto, Nathan Boothe, Alex Kirk, Jack Cooley, Dejan Ivanov, ho sempre cercato di prendere un lungo che potesse anche creare il gioco interno. Per me nella pallacanestro va utilizzato tutto il campo, invece oggi si gioca solo in contropiede e col tiro da tre. Il basket va in questa direzione, e bisogna dunque adeguarsi. Ma il problema è che i ragazzini non lavorano più sui fondamentali ma solo sull’atletica e il tiro. Questo va a vantaggio dello spettacolo, ma quando ciò non avviene si assistono a partite dall’indubbia bellezza».

Esposito ha rappresentato il ponte tra l’Italia e gli Stati Uniti. Ne ha conosciuto le abitudini, il modo di pensare e come lavorano. Per questo, chi meglio di lui può dare un giudizio sulla nascente lega della Nba Europe. «Gli americani sono i numeri uno per il business. C’è poco da dire. Non so di cosa si tratti nello specifico questa nuova lega, ma ci vedo tanto di business. Loro non fanno niente per niente, quindi oltre alla pallacanestro c’è una grossa fetta percentuale che riguarda il merchandising ed il reclutamento».

«È la direzione globale che sta prendendo il mondo. A me personalmente non piace, e non la considero una cosa vantaggiosa ed interessante per la pallacanestro europea. La potrei quasi definire come una G League fatta oltreoceano, con franchigie che saranno loro affiliate. E questo permetterà di abbattere le barriere e spianare molto più facilmente la strada per i giovani - ha concluso Enzo Esposito - che saranno attratti ad andare a giocare negli Stati Uniti».

Esposito da giocatore in Nba (foto Google)

Esposito è stato il primo colpo dell’era Seragnoli

L’associazione Il Fortitudino ha iniziato da alcuni anni ad intraprendere una sua linea editoriale con la pubblicazione di libri che raccontano giocatori passati per la Effe. Si è iniziato con Gary Schull e Charles Jordan, per arrivare a Enzo Esposito e a “El Diablo, vita e miracoli dell’ultimo poeta del basket italiano”. Già c’è stata una prima donazione col ricavato del volume al partner storico del gruppo di tifosi dell’Aquila, ovvero il Willy The King Group, associazione che si occupa della promozione della cultura dell’inclusione dei soggetti diversamente abili. Il libro ha avuto due ristampe, ed ha raggiunto già le 700 copie vendute in tutta Italia, dalla Sicilia al Friuli. Per chi lo volesse acquistare e farselo spedire può scrivere a info@ilfortitudino.it.

Dopo la presentazione a Bologna, è prevista un’altra serata promozionale a Caserta, e forse una ad Imola. Tutto dipende dalla disponibilità di Esposito. «Nonostante sia rimasto solo due anni alla Fortitudo, senza vincere nulla - ha detto Gabriele Pozzi, curatore del volume -, gode di un affetto anche maggiore di tanti altri campioni. Nel giorno del firmacopie c’era una fila immensa al PalaDozza. È stato il primo grande acquisto dell’era Seragnoli, in una squadra che giocava un basket strepitoso che seppur con una penalizzazione arrivò ai playoff qualificandosi per la Coppa Korac. Quando la tifoseria ricorda quei due anni che ha giocato per la Effe, sorride per la gioia».


* per la rivista Basket Magazine

venerdì 23 giugno 2023

Finale scudetto gara 7: Datome regala la terza stella all'Olimpia

Finale scudetto gara 7: Datome regala la terza stella all'Olimpia

Virtus a contatto con Shengelia


di Giovanni Bocciero


C'è voluta gara 7 per decretare la squadra vincitrice dello scudetto 2023. Una partita che rispetto alle precedenti sei, ha visto un monumentale Datome, ma soprattutto un accorgimento tattico che ha tolto certezze alla Virtus Bologna. Infatti, con la scelta di coach Ettore Messina di non concedere il mismatch di Hackett su Napier, i virtussini hanno dovuto cambiare il proprio piano gara. Hanno così cercato di coinvolgere maggiormente i lunghi, ma la difesa meneghina si è chiusa ogni volta bene a riccio portando gli avversari a perdere tante palle perse: 8 all'intervallo, quasi il doppio (15) ad inizio ultimo quarto. E le poche volte che Bologna è riuscita a far tornare il pallone fuori, la percentuale dall'arco è stata impietosa: solo 5 triple all'intervallo, e 5 errori per Belinelli.

Foto: Lega Basket A/Marco Brondi

Il fattore campo ha resistito in ogni singolo incontro. Napier e soprattutto Baron hanno chiuso i conti con i loro preziosi canestri nel finale. Ma proprio come gara 6 dello scorso anno, utile per scucire il tricolore dalle casacche della Virtus, in questa gara 7 è stato decisivo per indirizzare il match così da regalare la terza stella all'Olimpia Milano. Stiamo ovviamente parlando di Gigi Datome, che è partito a razzo. E' arrivato sino al ferro, si è fatto spazio quando ha attaccato a difesa schierata, ed ha segnato la tripla che al 15' lo ha visto avere da solo quasi gli stessi punti dell'intera Bologna. Sempre attento in difesa, dove con gli aiuti e recuperi è riuscito ad infastidire gli avversari tanto da confezionare 4 rimbalzi, 1 stoppata e 1 recupero. E non si è tirato indietro nemmeno quando gli si è insaccato un dito o quando ha subito un taglio al volto. Prestazione monumentale per l'azzurro, che ha dimostrato una volta di più che quando la posta in palio è di quelle importantissime, lui c'è e risponde presente.

Diversi invece gli assenti tra le fila bolognesi, da Belinelli che ha chiuso con 6 errori su altrettanti tentativi dall'arco, a Teodosic che ha vissuto delle sterili fiammate chiudendo 3/9 da 3. Hackett c'ha provato, ma è stato meno efficace del solito seppur per valutazione (14) è il migliore dei suoi. Chi ha tenuto a contatto la Virtus all'intervallo, quando l'Olimpia poteva chiudere con un passivo più ampio dei soli 9 punti, è stato Tornike Shengelia. Non ha di certo disputato la partita perfetta, e le 6 palle perse sono forse la cartina tornasole. Questo perché è spesso caduto nella morsa della difesa avversaria pronta ad azzannarlo in post alto. Ha perso servito 3 assist, preso 4 rimbalzi, attaccato con una certa determinazione quando ha avuto la possibilità di giocare 1vs1. Ma soprattutto ha realizzato le due triple del secondo periodo, non certo la sua specialità, che hanno permesso agli uomini di coach Sergio Scariolo di rimanere in scia.

Nella ripresa neppure il georgiano è riuscito a cacciare qualche coniglio dal cilindro, e così Milano ha mantenuto saldamente il vantaggio, provando a più ripresa la fuga decisiva maturata nei minuti finali di una gara che l'ha vista sempre al comando (67-55 il punteggio finale). E dopo sette estenuanti battaglie agonistiche, con l'inerzia della serie che ora sembrava ad appannaggio di una e ora dell'altra, l'Olimpia ha potuto alzare al cielo il trofeo che le è valsa il trentesimo scudetto. In un Mediolanum Forum strapieno in ogni ordine di posto.

sabato 10 giugno 2023

Finale scudetto gara 1: Napier immarcabile

Finale scudetto gara 1: Napier immarcabile

Teodosic incanta, Messina vince a scacchi con Scariolo

di Giovanni Bocciero

Gara 1 della finale scudetto va all'Olimpia Milano, che vince 92-82 imponendosi nel secondo tempo. Dopo un inizio lanciato, con una difesa più aggressiva, la Virtus Bologna non è riuscita a ribaltare l'inerzia sopperendo alle contromosse prese dopo l'intervallo dalle 'scarpette rosse'. E' stata comunque una bellissima partita, giocata al massimo da entrambe le compagini. Sono più i meriti dei vincitori che i demeriti dei vinti, e la differenza l'hanno fatta i piccoli dettagli e gli accorgimenti tattici in corso d'opera.

OLIMPIA MILANO

Napier 9: Bologna cerca subito di attaccarlo e di portarlo sotto canestro, e gioca immediatamente con troppi falli sul groppone. Ma il talento offensivo è cristallino, segna una tripla più pazzesca dell'altra e fa nulla se in difesa paga lo scotto. Ne vale assolutamente la pena.

Hall 8,5: Dottor Devon e mister Hall. Primo tempo nel quale sembra quasi intimorito, perché nonostante le assist colpisce il fatto che rinuncia a tiri aperti. Ma nel secondo tempo è il trascinatore dell'EA7, giocando a livello Mvp, facendo ammattire la difesa ospite.

Shields 7,5: Inizio di gara complicato, perché s'intestardisce nel penetrare e perde una serie di palloni. Poi finalmente prende le misure ai difensori, attacca più sotto controllo e fa male dalla sua mattonella.

Datome 7: Nell'inizio difficile di Milano si carica la squadra sulle spalle segnando tre canestri dal coefficiente di difficoltà alto. Ma fa anche una giocata difensiva da veterano, prendendosi uno sfondamento d'astuzia.

Hines 7: Come spesso gli capita i numeri non dicono tutto della sua partita. Sempre attento e concentrato, si vede scippare qualche rimbalzo, ma in difesa è una presenza continua.

Melli 7: L'avvio complesso è dovuto anche ad alcuni suoi possessi gestiti con un po' troppa superficialità. Poi però sale di colpi, torna a riempire l'area non concedendo facili appoggi agli avversari mentre in attacco si fa trovare pronto.

Baron 6,5: Poco appariscente, si mette a disposizione della squadra e indica la strada da seguire, alternando ad inizio ripresa i tiri dalla distanza alle penetrazioni.

Voigtmann 6,5: Non viene messo nelle condizioni di colpire, ma anche lui nel secondo tempo riesce a dare il suo fondamentale apporto offensivo.

Ricci 5,5: Una palla quasi persa nel primo tempo, un fallo evitabile su Belinelli nel secondo. Non il modo giusto per incidere a questo livello.

Tonut n.g.

Baldasso n.g.

Biligha n.g.

Messina 7,5: Rivolta la partita nella ripresa, quando evidentemente chiede ai suoi giocatori di attaccare con maggiore convinzione il ferro. La difesa sale di livello ma non riesce a lanciare il contropiede. Poi decide di cavalcare la coppia Napier-Hall che gli regala gara 1.

VIRTUS BOLOGNA

Teodosic 8: Primo tempo mozzafiato, spinge le 'vu nere' all'allungo incidendo più da realizzatore che da assistman. Anche se un paio di regali ai compagni li serve eccome. Cala nel finale.

Belinelli 7,5: Esperienza al servizio della squadra, con canestri pesanti e lucrando viaggi in lunetta. Peccato la difesa, perché nel secondo tempo specialmente viene puntato con assiduità dagli avversari.

Hackett 7: Una partita di grande sacrificio. S'incolla ad inizio partita su Napier lasciandogli poco spazio di manovra e attaccandolo appena può. Non segna ma crea tanto per i compagni.

Shengelia 7: Servito spesso lontano da canestro, il tiro non lo premia ma appena può mette palla a terra e attacca il ferro. Lotta tanto sotto canestro uscendo quasi sempre vincitore, e cerca di farsi trovare pronto a correre in contropiede.

Cordinier 6,5: Inizio molto positivo, molto aggressivo, e si vede quando forza il blocco di Baron. Recupera palla a s'invola a schiacciare in campo aperto. Poi però scompare, incidendo sempre meno sulla partita.

Ojeleye 6,5: Quasi non lo si nota. Poi da gran campione caccia dal cilindro due triple preziose che permettono alla Virtus di rimanere in scia.

Mickey 6: Primo attacco, sfrutta il mismatch. Potrebbe essere l'ago della bilancia, ma praticamente si limita al lavoro sporco. Peccato perché poteva lasciare il segno.

Pajola 5,5: Tanta volontà, poca efficacia. Il peggiore dell'intera gara per plus/minus con -20.

Abass 5,5: Un giocatore che arrivava in gran spolvero. Ma il livello qui è alto, e lui forse deve ancora trovare il ritmo giusto.

Jaiteh 5: Tanti errori di lettura, spesso è apparso superficiale, e in queste gare non te lo puoi permettere.

Mannion n.g.

Camara n.g.

Scariolo 6,5: Prepara bene la gara puntando tutto sull'attaccare Napier vicino al canestro. La difesa è aggressiva, ma poi concede troppo in penetrazione e non riesce a trovare un modo per arginare l'attacco avversario. Cambia la difesa a zona dopo due azioni con due canestri presi in faccia.

martedì 6 giugno 2023

Olimpia-Virtus, Bianchini: «Mi aspetto una lotta tra mastini»

Olimpia-Virtus, Bianchini: «Mi aspetto una lotta tra mastini»


di Giovanni Bocciero


Venerdì sera al Mediolanum Forum ci sarà la prima palla a due della finale scudetto della serie A. Di fronte, per il terzo anno consecutivo, l’Olimpia Armani Milano - che ha il fattore campo - e la Virtus Segafredo Bologna. Un epilogo scontato per quanto riguarda il campionato italiano, con le ‘scarpette rosse’ che sono all’inseguimento della terza stella avendo in bacheca 29 titoli. Sono invece 16 quelli delle ‘vu nere’, che dall’istituzione dei playoff hanno giocato cinque finali contro i meneghini: la prima nella stagione 1978/79. Per presentare la grande classica della nostra pallacanestro, abbiamo intervistato Valerio Bianchini, uno che di scudetti se ne intende visto che è stato il primo allenatore a vincerne tre con tre club diversi (Cantù 1980/81, Roma 1982/83 e Pesaro 1987/88). Tra le altre, in carriera, ha anche allenato sia l’Olimpia che la Virtus.

Prima di addentrarci nella serie scudetto, le chiedo un parere sulla dichiarazione di Ario Costa riguardante il duopolio Olimpia-Virtus, e quanto questo influenzi il movimento cestistico italiano?

«L’opinione di Costa è una considerazione che ha espresso con coraggio - ha esordito Bianchini -, essendo una delle parti coinvolte. Ma si tratta comunque di una considerazione ovvia. Già ho detto più volte che in questa situazione sembra che il campionato italiano sia ritornato agli anni ’60, quando l’epilogo si risolveva in due sole partite: Simmenthal-Ignis dell’andata e Ignis-Simmenthal del ritorno. Nonostante la vivacità di diverse squadre, queste sono costrette a rincorrere le due grandi realtà sfruttando magari i loro infortuni e le loro fatiche derivanti dall’Eurolega, che richiede un impegno molto importante sia fisico che tecnico».

Quale può essere la soluzione per azzerare questo divario, non solo dal punto di vista economico, tra Bologna, Milano e le altre formazioni?

«Bologna e Milano hanno dei roster da 15-16 giocatori, le altre ne hanno 7, 8, forse 9. I budget sono assolutamente sproporzionati, e la soluzione è una e una soltanto, piuttosto evidente: Olimpia e Virtus dovrebbero giocare un campionato professionistico vero. A questo punto che l’Eurolega diventi un torneo europeo stile Nba - ha sentenziato il Vate -, aperta alle società più forti dal punto di vista economico e strutturale. Per le altre rimane il campionato nazionale, magari da strutturare con regole che consentano a tutte le partecipanti di avere un equilibrio, così da non avere più un divario pazzesco».

Terzo anno consecutivo dello scontro Milano-Bologna, con gli epiloghi degli anni scorsi che sono stati molto differenti: 4-0 Virtus nel 2021, 4-2 ma serie sempre nelle mani dell’Olimpia nel 2022. Cosa si aspetta quest’anno?

«C’è un piccolo particolare, che non si possono fare paragoni tra le squadre da un anno all’altro. Questo perché i roster ormai cambiano 10 giocatori su 12 ogni stagione. C’è una instabilità pazzesca dovuta al potere delle agenzie degli atleti da un lato, e dal pressapochismo delle dirigenze dall’altro. Il basket è uno sport che ha bisogno che le squadre cementifichino i propri meccanismi. Succede così che ogni anno l’inizio del campionato è di una bruttezza spaventosa. Ogni stagione quello su cui si è lavorato l’anno precedente non conta più - ha continuato il doppio ex - e gli allenatori sono costretti a ricominciare da capo, se nel frattempo non sono stati sostituiti anche loro. Cambiano così le relazioni tra i giocatori, e si può iniziare a vedere un po’ di buon basket solo verso febbraio con la Coppa Italia. Questo per dire che fare paragoni non ha alcun senso, per cui conviene concentrarsi su quello che vediamo oggi».

E dunque cosa ha potuto vedere fino ad oggi?

«Milano da quando c'è Ettore Messina si è molto dedicata alla difesa, che rappresenta una parte fondamentale del suo gioco. In attacco però, l’allenatore ha lasciato il campo in mano ai giocatori. Un po’ per la struttura della squadra, un po’ per l’evoluzione della pallacanestro che è diventata molto più individualista, con atleti sempre più egoisti. Terminato il gravoso impegno dell’Eurolega, l’Olimpia ha iniziato a raccogliere dei frutti. Resta una squadra molto perimetrale, ma il tiro non può essere sempre costante - ha analizzato Bianchini -, e quindi la spada di Damocle sulla loro testa sarà la percentuale dall’arco. Sergio Scariolo con la Virtus ha invece cercato di mantenere un basket organizzato, con giochi per liberare i tiratori e l’uso sia del post alto che del post basso. Uno stile di gioco che in molte situazioni è stato di successo, inserendo la velocità e la fisicità odierna in un contesto di controllo. Questo gli permette di giocare l’alto-basso, i ribaltamenti, il contropiede organizzato. Non sempre gli riesce, ma quantomeno ci provano».

E se le chiedessi un pronostico?

«Per quanto ho già detto ritengo che la finale sia imprevedibile. E dirò di più, penso che ci vorranno tutte e sette le gare per vedere chi vincerà. L’anno scorso, ad esempio, l’obiettivo della Virtus era quello di vincere l’Eurocup per qualificarsi all’Eurolega, e così arrivò alla finale un po’ appagata. Quest’anno sono entrambe affamate, anche per riscattare la stagione non felice a livello europeo. Per questo penso che sarà una lotta tra mastini assetati di sangue».

Per quanto riguarda i singoli invece, chi crede sarà protagonista?

«Milano molto tardivamente ha trovato un playmaker in Shabazz Napier che ha risolto tanti problemi. Problemi dovuti a giocatori come Hall, Pangos, che si adattavano a fare il regista senza averne le capacità. Napier - ha continuato il Vate - rispecchia invece un play classico, di grande livello, che può anche segnare tanto. Però se la dovrà vedere con un campione come Milos Teodosic, che non avrà la tenuta fisica degli americani ma ha una inventiva straordinaria, una tecnica strepitosa, e un carattere da leader vincente».

Un duello nel duello sarà quello tra gli allenatori. Messina e Scariolo sono i migliori coach italiani degli ultimi 30 anni, hanno vinto tanto tra club e nazionali. Ma se potesse, chi sceglierebbe?

«Non sono un presidente con grandi disponibilità economiche, perché entrambi costano caro - ha riso Bianchini -. In realtà non posso assumerli neppure per una sola partita. Comunque, non sono né Zanetti, né Armani, quindi non m’imbatto in ipotesi e non scelgo nessuno dei due».

domenica 26 giugno 2016

L’ItalBasket continua a lavorare

DALLA GAZZETTA DEL 26/06/2016

PREOLIMPICO. Il Torneo di Bologna di questo weekend è un altro test
L’ItalBasket continua a lavorare

CASERTA. Il Torneo di Bologna è un altro step di avvicinamento di un certo livello dell'ItalBasket al Preolimpico di Torino. Dopo questo weekend il C.t. Ettore Messina dovrebbe scremare il gruppo sino ai 12 finali per l'appuntamento torinese. Di amichevoli ce ne saranno altre anche a Biella, ma queste in terra felsinea possono valere la convocazione per quei giocatori, vedi Poeta, Cinciarini, Pascolo o Tonut, ancora al limite nelle gerarchie del coach azzurro. Questo presumibilmente farà sì che ognuno scenda in campo dando il massimo per provare a confondere le idee del selezionatore.
E poi ovviamente ci sono i fuoriclasse azzurri, i vari Gallinari, Belinelli, Datome, Gentile, Hackett, Melli e Bargnani, certi di avere un posto di grande rilevanza in questa nazionale che non solo dovranno fare da traino per gli altri, ma anche provare a raggiungere un ulteriore gradino in ambito internazionale nonostante le tante e diverse esperienze sia in Europa che in NBA dove già si sono messi in vetrina. Questa Italia è indubbiamente talentuosa e valida in campo mondiale, ma bisognerà dimostrare sul rettangolo di gioco di meritarsi tutti gli aggettivi possibili ed immaginabili, perché alla fine sono sempre i risultati che etichettano e suddividono i campioni da quelli papabili. La mentalità portata dal C.t. Messina e di cui si è avuto già un assaggio in occasione del Torneo di Trento è senza dubbio un valore aggiunto per questo gruppo, che negli scorsi anni si è sempre dimostrato molto operaio. Questa qualità non deve mancare neppure adesso, soprattutto visto che il Preolimpico è davvero dietro l'angolo e diventa fondamentale impegnarsi forte e concentrare il lavoro in questi pochi giorni rimanenti. Ed ovviamente proprio questo Torneo di Bologna potrà dare delle ulteriori risposte in termini di valutazione dello stato di salute di questa ItalBasket.
Giovanni Bocciero

domenica 19 giugno 2016

PREOLIMPICO. ItalBasket, il dettaglio delle scelte del C.t. Messina

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 20/06/2016

PREOLIMPICO. Ottime prove contro Repubblica Ceca e Cina, difesa intensa e movimento della palla
ItalBasket, il dettaglio delle scelte del C.t. Messina

CASERTA. L’ItalBasket ha vinto e convinto durante il quadrangolare della Trentino Cup, in cui ha messo in pratica alcuni dettami tecnici su cui basa il proprio lavoro il C.t. Ettore Messina, ovvero grande intensità difensiva ed ottimo movimento della palla. «Ho molto apprezzato due cose - ha commentato il coach azzurro Messina al termine del torneo - che mi danno fiducia per l’immediato futuro: nei momenti di difficoltà siamo riusciti ad uscirne con due palleggi in meno e un passaggio in più facendo muovere molto la palla. Quando la palla si muove veloce le cose funzionano. Quando la palla si ferma nessuna squadra può fare strada. Sono contento anche di aver trovato delle difficoltà: potevamo innervosirci e invece abbiamo avuto pazienza e autocontrollo, due virtù che ci serviranno come il pane. Mi ripeto, è bello vedere la grande disponibilità sia dei più famosi sia dei giovani».
Se la schiacciante vittoria per 78-48 arrivata in semifinale contro la Repubblica Ceca orfana dei suoi migliori giocatori Jan Vesely e Tomas Satoransky può aver agevolato e non poco il compito degli azzurri, contro la Cina in finalissima si è avuta una buona conferma della prestazione, soprattutto in termini di intensità e fisicità. La nazionale campione d'Asia già qualificata alle Olimpiadi di Rio, pur senza schierare l'ex NBA Jianlian Yi ma con il prospetto in ottica Draft (si terrà nella notte di giovedì) Zhou Qi, presentava un roster comunque valido tecnicamente e che dalla palla a due ha indirizzato la partita sul binario della fisicità. Sfida che la nostra nazionale ha accettato di buon grado senza indietreggiare e partendo spedita con un parziale di 18-0.
La competizione, a cui non hanno partecipato Andrea Bargnani e Stefano Tonut per alcuni risentimenti muscolare, ha dimostrato che Marco Belinelli è già in splendida forma evidenziando anche una certa leadership che va oltre il suo cavallo di battaglia che ha nel tiro da fuori. Danilo Gallinari dopo aver lasciato il palcoscenico agli altri contro i cechi, ha fatto vedere sprazzi del suo talento di fronte ai cinesi, quasi a voler far sapere che quando il gioco si fa duro, i duri iniziano a giocare. Ottime impressioni sono giunte anche da Hackett, Abass, Cervi e Cusin, con performance solide. Ma il commissario tecnico Messina ha regalato spazio a tutti, ed i giovani come Fabio Mian, Simone Fontecchio o Matteo Imbrò hanno risposto presente lanciando un messaggio piuttosto chiaro: dietro ai soliti noti c'è chi spinge per entrare a far parte della nazionale azzurra.
Al termine della kermesse trentina sono stati comunicati i sedici che da oggi si ritroveranno in quel di Bologna, per la seconda parte del raduno, quella decisiva in ottica convocazioni per il Preolimpico che inizierà a Torino tra due settimane esatte. E già per queste decisioni non è stato facile escludere alcuni giocatori piuttosto che altri. Ma andiamo nel dettaglio. Messina ha diramato la lista dei sedici che comprende i playmaker Daniel Hackett, Andrea Cinciarini e Giuseppe Poeta; le guardie Pietro Aradori, Marco Belinelli, Amedeo Della Valle, Alessandro Gentile e Stefano Tonut; le ali Awudu Abass,  Andrea Bargnani, Gigi Datome, Danilo Gallinari, Niccolò Melli e Andrea Zerini; ed i pivot Riccardo Cervi e Marco Cusin. Riserva a casa sono invece i playmaker Luca Vitali e David Cournooh, la guardia Fabio Mian e l'ala Davide Pascolo. Esclusione eccellente è sicuramente Achille Polonara, che dopo aver preso parte all'EuroBasket dello scorso settembre osserverà un'estate di riposo dall'azzurro. Rispetto ai 24 preselezionati dello scorso maggio mancano anche Bruno Cerella, che poteva essere un valore aggiunto in ottica difensiva, e Andrea De Nicolao che aveva dimostrato di poter essere una valida alternativa in cabina di regia. Tra le riserve a casa c’è forse delusione per Pascolo, che in quel del PalaTrento ha fatto ammirare una buona pallacanestro ma che non è stato sufficiente per strappare la convocazione del C.t. Messina, che gli ha preferito un più energico Zerini che forse si sbatte di più su entrambe le metà campo. Da oggi, comunque, il livello si alzerà ulteriormente.
Giov.Bocc.

mercoledì 8 giugno 2016

PREOLIMPICO. Lo spirito è quello giusto per l’ItalBasket

PREOLIMPICO. A Folgaria è iniziato ufficialmente il raduno degli azzurri ancora incompleti
Lo spirito è quello giusto per l’ItalBasket

CASERTA. È iniziato ufficialmente il raduno dell'ItalBasket in quel di Folgaria in vista del Preolimpico di Torino del prossimo 4-9 luglio. Nel primo giorno di scuola sia il presidente federale Gianni Petrucci che il commissario tecnico Ettore Messina hanno rilasciato parole importanti che fanno capire quanto entrambi ambiscano a riportare la Nazionale azzurra alle Olimpiadi. C'è voglia di lavorare, di sudare, di lottare per centrare l'obiettivo estivo che riporterebbe così l'Italia nell'Olimpo. Sicuramente per il momento non si potrà lavorare con il gruppo al gran completo, dato che soltanto da poco si è unito il pivot Riccardo Cervi, mentre il playmaker Daniel Hackett arriverà in quel di Folgaria nei prossimi giorni.
Sono invece ancora impegnati nella finale scudetto i milanesi Alessandro Gentile, Bruno Cerella, Andrea Cinciarini e Daniele Magro, e gli emiliani Pietro Aradori, Achille Polonara, Amedeo Della Valle ed Andrea De Nicolao, così come Gigi Datome protagonista nella finale turca tra Fenerbahce ed Anadolu Efes e Nicolò Melli in quella tedesca tra Bamberg ed Ulm. A pieno regime hanno invece iniziato ad allenarsi anche i giocatori "americani" Danilo Gallinari e Marco Belinelli dopo aver osservato la tempistica richiesta dall'accordo tra FIBA ed NBA.
Insomma il cammino sembra piuttosto tracciato e soprattutto la volontà di fare non bene, ma benissimo, è davvero tanta da parte degli azzurri, che sono accomunati da uno spirito particolare, trapelato dalle parole del playmaker campano Peppe Poeta. Il fatto di essere stati solo convocati per il raduno, al di là delle scelte tecniche che poi porteranno il C.t. Ettore Messina a selezionare i 12 definitivi, renderanno partecipe di questa avventura tutti, anche se non fisicamente presenti. Questo è senz'altro lo spirito giusto per l'ItalBasket, che in verità lo ha sempre connotato. Già lo scorso anno più volte Michele Vitali che fu tagliato proprio all'ultimo per un fastidio muscolare tra l'altro, dichiarò che durante l'EuroBasket tra una partita e l'altra, ed anche nell'immediato post-partita, si messaggiava con gli azzurri per festeggiare insieme a tutti loro così come rammaricarsi per le sconfitte e pensare subito al prossimo incontro.
Uno spirito di squadra che può fare soltanto bene ad un gruppo che per talento non ha nulla da invidiare soprattutto a Grecia e Croazia, gli ostacoli decisamente più ostici al Preolimpico di Torino. Proprio su questo fattore, ma non solo, si baserà l'intenso lavoro del selezionatore Messina, pronto a raccogliere una sfida interessante e prestigiosa ma al tempo stesso anche dalla grande responsabilità. L'appuntamento è senz'altro clou per tutto il movimento cestistico italiano, ancor di più perché questa volta lo si ospita addirittura. E allora forza ItalBasket, tutti vogliamo andare a Rio insieme a voi.
Giovanni Bocciero

giovedì 2 giugno 2016

PREOLIMPICO. Per l’ItalBasket l’obiettivo è chiamato Rio

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 03/06/2016

PREOLIMPICO. Al prossimo raduno del 6 giugno ranghi più completi per il C.t. Ettore Messina
Per l’ItalBasket l’obiettivo è chiamato Rio

CASERTA. Si scaldano i motori in quel di Bologna, dove ha avuto inizio il pre-raduno dell’ItalBasket che il prossimo luglio letteralmente combatterà in quel di Torino per vincere il Preolimpico e staccare il biglietto per Rio de Janeiro. Ovviamente sono ancora diversi i giocatori selezionati dal C.t. Ettore Messina impegnati con i rispettivi club nelle finali o semifinali dei campionati, e allora gruppo ridotto e lavoro quasi prettamente atletico ed individuale, agli ordini del tecnico Luca Dalmonte e del preparatore fisico Francesco Cuzzolin.
Al momento ad alternarsi tra palestra e piscina vi sono i trentini Davide Pascolo e Giuseppe Poeta, i cremonesi Marco Cusin e Luca Vitali, il canturino Abass Awudu Abass, il virtussino Simone Fontecchio e gli “americani” Andrea Bargnani a pieno regime e Marco Belinelli e Danilo Gallinari con un lavoro più soft in virtù degli accordi che intercorrono tra la FIBA e la NBA.
Dal 6 giugno prossimo, quando inizierà ufficialmente il training camp in quel di Folgaria, anche le stelle azzurre cominceranno a fare sul serio con tutto il gruppo che andrà ad arricchirsi di ulteriori pedine come i brindisini David Cournooh e Andrea Zerini, l’ex casertano Michele Vitali, il veneziano Stefano Tonut, il cremonese Fabio Mian, il trentino Diego Flaccadori (che lascerà il raduno il 10 giugno per andare all’EuroCamp di Treviso e poi agli Europei Under 20), l’avellinese Riccardo Cervi (atteso per l’8 giugno dopo la semifinale persa contro Reggio Emilia) ed il “greco” Daniel Hackett (atteso per il 13 giugno dopo il campionato vinto con l’Olympiacos).
C’è letteralmente da sgobbare sin dal primo giorno di allenamento, non solo per conquistarsi la convocazione a vestire la maglia azzurra, ma anche e soprattutto per capire ed imparare quelli che saranno i nuovi dettami tattici richiesti dal selezionatore Messina. Giocatori chiave di questa ItalBasket come Belinelli e Bargnani, che nelle loro rispettive parentesi bolognesi, trevigiane eppure oltre oceano hanno già lavorato con il nuovo C.t., non possono che tesserne le lodi ed essere allo stesso tempo contenti di tornare a lavorare con un allenatore di tale calibro mondiale. Altri, come Gallinari e Datome, che di Messina conoscono soltanto la fama ed il ricco palmares, sono vogliosi comunque di scendere in campo ed approcciarsi a questa nuova avventura nel miglior modo possibile, consapevoli che adesso bisogna vincere senza scusanti.
L’attesa è tanta e la pressione molta in vista di questo Preolimpico che è di fatto l’appuntamento clou dell’intero movimento cestistico. Un appuntamento che deve rilanciare con risultati concreti l’ItalBasket, e farla ritornare alle Olimpiadi dopo l’ultima presenza datata Atene 2004, quando il gruppo di Recalcati al culmine di un ciclo riuscì addirittura a tornare a casa con una fantastica medaglia d’argento al collo. Ci sono le potenzialità, c’è la fame di vittoria, c’è il talento e la preparazione tecnica, c’è l’esperienza, questa ItalBasket deve soltanto far infiammare i cuori di tutti gli italiani un po’ come fatto agli ultimi Europei. Ma questa volta si spera di riuscire ad arrivare fino in fondo, step by step, concentrati sull’obiettivo e sospinti da tutto il popolo con il cuore a spicchi.
Giovanni Bocciero

mercoledì 25 maggio 2016

NCAA. Arcidiacono firma il ritorno dei Wildcats

Arcidiacono firma il ritorno dei Wildcats
Villanova trionfa nella March Madness 

di Giovanni Bocciero*

TRENT'ANNI DOPO. Nel tripudio dell’NRG Stadium Villanova ha alzato le braccia al cielo dopo una delle finali del Torneo NCAA più belle degli ultimi anni. Ed un pezzettino di questo titolo premia anche l’Italia grazie a quel Ryan Arcidiacono, leader silenzioso di un gruppo vero che ha saputo sopperire all’atletismo con il cuore, al talento con l’organizzazione. Certamente l’ultimo atto del campionato universitario è sempre entusiasmante, ma il thriller messo in scena da Villanova e North Carolina è stato stupendo. Non fosse altro che per il buzzer-beater di Kris Jenkins che ha consegnato il titolo ai Wildcats, e che è valso come il coronamento di un progetto iniziato almeno quattro stagioni fa da coach Jay Wright, ovvero quando l’università con sede a Philadelphia fu estromessa dal torneo 2013 al secondo round proprio dai Tar Heels. Come per uno scherzo del destino sembra essersi così chiuso il cerchio. Il successo dei Wildcats è stato molto celebrato negli Stati Uniti come la rivincita degli underdogs, visto che l’ateneo della Pennsylvania non appartiene a quel gruppo d’élite che negli ultimi 25 anni si è spartito quasi in egual modo 15 titoli: 5 per Duke, 3 a testa per Kentucky e North Carolina, 4 per Connecticut. E di certo Villanova non la si può classificare nemmeno come una “cinderella”, perché il suo non è paragonabile al cammino avuto da una Butler o da una Wichita State, essendo sempre una seed-2.

L'ITALOAMERICANO. Nato a Philadelphia ed allevato da tifoso dei Wildcats dai genitori Joe e Patti, conosciutisi proprio all’università in questione, Arcidiacono ha concluso la sua esperienza collegiale - essendo un senior - collezionando il maggior numero di presenze della squadra, 144, e coronando questa esperienza con il titolo nazionale e aggiudicandosi il premio di Most Outstanding Player. Cresciuto nel mito di Allen Iverson mentre tirava al canestro di plastica appeso dal padre nel soggiorno di casa, si è messo in luce sin da quando frequentava il liceo Neshaminy, tanto da ricevere offerte di borsa di studio non solo da Villanova, ma anche da Florida, Syracuse e Texas. Oltre ai semplici numeri messi insieme dal play-guardia (15.8 punti, 65,9% da due, 61,5% da tre ed un solo libero sbagliato nei 18 tentati nelle 6 gare del torneo) sono la grinta e la caparbietà che ne hanno contraddistinto la determinazione che potrebbe anche permettergli di avere una carriera da professionista in NBA, magari sulla falsariga di Matthew Dellavedova. Nell’ultima azione della finalissima era stato designato da coach Wright a prendersi l’ultimo tiro. Ora tutti bene o male ci ricordiamo a memoria la sequenza di quell’azione, ma forse non tutti sanno che Arcidiacono visti i difensori davanti a sé che gli avrebbero di sicuro sporcato il tiro, ha preferito ascoltare quella vocina che gli arrivava praticamente da dietro la testa e che invocava il pallone. Allora ad occhi chiusi il play-guardia ha servito l’accorrente Jenkins che ha fatto partire il tiro vincente. Per Villanova si è passato da un italoamericano all’altro, perché se Arcidiacono è stato il leader della squadra che ha vinto il campionato 2016, il primo successo dell’ateneo arrivato ben tre decenni prima - datato 1985 - porta il marchio del tecnico Rollie Massimino, rigorosamente in tribuna a Houston per festeggiare insieme alla squadra e che alla tenera età di 81 anni continua ad allenare alla piccola Keiser University. Sicuramente nel futuro di Arcidiacono ci sarà l’azzurro della nostra nazionale - fa gola al C.t. Ettore Messina - e dopo le due esperienze con la sperimentale ha avviato l’iter burocratico per avere la cittadinanza ed essere così eleggibile per l’Italia.

IL CAMMINO. Pochi credevano nella vittoria di Villanova, squadra dall’ottima organizzazione di gioco ma sfortunata a giocare in una conference come la nuova Big East che non può essere paragonata per qualità a quella che era sino a quattro anni fa. E così quando arrivavano i match di una certa caratura ai Wildcats sembrava sempre mancare qualcosina. Anche quest’anno, dopo essere partiti 7-0, a dicembre sono arrivati i k.o. con Oklahoma e Virginia a testimoniare questo andazzo. Con l’inizio della Big East si è mietuto vittime a suon di prestazioni solide, tanto da meritarsi la cima del ranking top-25 esattamente l’8 febbraio. Una data che rimarrà incisa nella storia dato che è stata la prima volta per l’università. In testa al ranking Villanova c’è rimasta per tre settimane di fila. Nel frattempo si è aggiudicata per la terza volta consecutiva la regular season della Big East mancando però il back-to-back al torneo perché battuta nella championship game da Seton Hall. Quella sconfitta arrivata di misura (69-67) sembra sia stata la molla che ha permesso di fare l’ulteriore salto di qualità. I giocatori, catechizzati nello spogliatoio da coach Wright, hanno fatto un fondamentale passo in avanti dal punto di vista mentale. Villanova da seed-2 al torneo ha demolito ogni avversario, passeggiando con UNC Asheville, Iowa e Miami - con una media scarto di 24 punti e con oltre 88 segnati - e confermando di avere una difesa spigolosa sia con Kansas alla finale del regional che con Oklahoma alla semifinale nazionale, costrette rispettivamente a 59 e 51 punti realizzati. La finalissima, poi, appartiene già alla storia. Partita combattuta, tirata, vivace, che neppure il miglior sceneggiatore cinematografico avrebbe saputo ideare.

I PROTAGONISTI. La vittoria dei Wildcats ha fatto scalpore anche perché nel roster non vi erano All-American, escluso forse il freshman Jalen Brunson che per molti addetti ai lavori è ritenuto più forte di quel Tyus Jones campione l’anno scorso con Duke. Segno inconfondibile questo che il talento sulla carta evidentemente non è tutto. Il game-winner Jenkins ha giocato 21’ in finale, ed è curioso come oltre al tiro decisivo con lui in campo Villanova ha avuto un plus/minus di +14, mentre senza un -11. Il suo contributo è dunque andato ben oltre a quel buzzer-beater che ne ha addirittura scomodato uno del passato, quello leggendario di Christian Laettner che regalò la qualificazione alla Final Four del 1992 a Duke su Kentucky. Bisogna però fare un monumento anche e soprattutto a Josh Hart, forse il vero cuore pulsante di questa impresa, ed a Daniel Ochefu, che è stato un gladiatore sotto le plance. Ma se pensiamo alla riserva Phil Booth che ha segnato 20 punti contro Carolina alzandosi dal pino - mentre tutta la panchina di UNC ne ha realizzati solo 6 - dopo che nelle prime 5 gare del torneo aveva combinato in totale 27 punti, allora vien da pensare quasi che questo titolo era nel destino dei Wildcats. Un gruppo di predestinati, dunque, che ha realizzato un vero e proprio miracolo sportivo che rende affascinante il mondo del college basketball più di quello che già non sia.


* Per il mensile BASKET MAGAZINE

sabato 21 maggio 2016

PREOLIMPICO. Danilo Gallinari lancia il guanto di sfida

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 22/05/2016

PREOLIMPICO. L’ala azzurra non si nasconde dietro a nulla e vuole andare ai Giochi di Rio
Danilo Gallinari lancia il guanto di sfida

CASERTA. Che l'ItalBasket voglia fortemente vincere il Preolimpico di Torino e staccare il biglietto aereo che le permetterà di essere ai Giochi brasiliani di Rio è fuori discussione. Purtroppo c'è bisogno di fatti e non solo di parole. E a quanto di parole la vera stella della Nazionale azzurra ne ha spese eccome. Danilo Gallinari non si nasconde dietro a nulla ed ha lanciato il guanto di sfida a Croazia e Grecia, e di striscio a Tunisia, Iran e Messico, definendo l'Italia la favorita sia per la qualità del proprio roster sia per il fattore campo dato che giocherà in casa. Il giocatore leader indiscusso anche dei Denver Nuggets ha voglia di raccogliere finalmente i frutti dopo tanti anni di semina agli ordini del tecnico Simone Pianigiani, rimpiazzato adesso da Ettore Messina il cui palmares la dice lunga su esperienza e qualità. Lo si dice da almeno un anno a questa parte, l'attuale ItalBasket con i vari Gallinari, Belinelli, Gentile, Datome, Bargnani e via dicendo è senza ombra di dubbio la migliore Nazionale che si sia mai avuta per talento. Tutto ciò però dovrà essere ricambiato con i risultati, perché altrimenti si rischia di essere ricordati come coloro che potevano ma che non hanno fatto. Citazione del guru Boscia Tanjevic.
Gallinari ha terminato, purtroppo, per l'ennesima volta in anticipo la sua stagione NBA per via di un infortunio che comunque non gli costerà la partecipazione sin dal raduno  della Nazionale in vista della preparazione al Preolimpico. L'ala nativa di Sant'Angelo Lodigiano ha ripreso già ad allenarsi in modo individuale per presentarsi al giorno x, il 31 maggio, in splendida forma fisica. Tra l'altro settimana scorsa ha sostenuto anche un allenamento con la formazione lombarda di A2 dei Legnano Basket Knights, che prima aveva pubblicizzato la cosa come un evento, e poi ha dovuto ritrattare il tutto e far svolgere la seduta tecnica a porte chiuse perché la richiesta di tifosi e giornalisti che volevano assistere all'allenamento superava ben oltre i 600 posti a sedere dell'impianto dell'Alto milanese.
Dei 24 azzurri convocati dal C.t. Messina, la cui lista di settimana in settimana dall'inizio del raduno andrà man mano accorciandosi, sono ancora 12 i giocatori impegnati nella post-season con il rispettivo club di appartenenza. E mentre lo stesso tecnico ha già chiuso, per il momento, con l'agonismo del rettangolo di gioco data l'eliminazione dei San Antonio Spurs dalla corsa al titolo NBA, si rincorrono voci che lo vorrebbero presto head coach su di una panchina "a stelle e strisce". Tramontata l'ipotesi Los Angeles Lakers, dove era già stato in qualità di assistente, adesso sulle sue tracce vi sarebbero i Memphis Grizzlies che per il momento non sembrano voler affondare il colpo continuando a sondare anche altre strade.
Giovanni Bocciero

domenica 15 maggio 2016

PREOLIMPICO. L’ItalBasket sogna con Datome e Gentile

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 15/05/2016

PREOLIMPICO. L’ala del Fenerbahce e il capitano di Milano già in clima per l’evento
L’ItalBasket sogna con Datome e Gentile

CASERTA. Ottimi segnali per l'ItalBasket in vista del Preolimpico di Torino. Innanzitutto i San Antonio Spurs sono stati estromessi dai playoffs NBA e dunque questo vorrà dire che il C.t. Ettore Messina potrà essere in raduno sin dall'inizio, ma soprattutto programmare con attenzione tutto il lavoro che dovrà essere fatto in maniera graduale per avvicinarsi all'appuntamento clou del basket nostrano. Detto questo, notizie positive giungono anche e soprattutto dai veri protagonisti, coloro che saranno chiamati ad indossare la canotta azzurra e lottare affinché i sogni diventino realtà. In particolare ci vogliamo soffermare su Gigi Datome (in foto) e Ale Gentile.
Il primo sta dimostrando di essere uno dei migliori giocatori nel panorama continentale guadagnandosi con il Fenerbahce, e tanto del suo talento, la finalissima di Eurolega contro il CSKA Mosca di questa sera (domenica ore 20:00) a Berlino. Già capitano della Nazionale, Datome ha portato anche nell'avventura turca tutte le sue qualità di atleta multifunzionale tecnicamente, leader silenzioso emotivamente e grande uomo squadra. E quindi è naturale che qualche rammarico riaffiori ripensando all'EuroBasket dello scorso settembre. Chissà se con lui a pieno regime avessimo avuto qualche chance in più da giocarci in ottica qualificazione all'Olimpiade di Rio e perché no, addirittura per salire sul tetto d'Europa visto che facendo due calcoli, la Spagna campione l'avevamo battuta nel raggruppamento ed in un momento in cui ad entrambe le formazioni servivano punti. L'ex NBA sarà di sicuro un valore aggiunto per l'ItalBasket, essendo appunto un giocatore completo, un all-around, capace di segnare, difendere ma anche costruire e mettersi a disposizione degli altri. Un giocatore “cinque stelle” che oltretutto ha sempre dimostrato di tenerci tantissimo all'azzurro.
Per quanto riguarda il capitano dell'Olimpia Milano invece, dopo una stagione con tanti up and down dovuti di sicuro agli infortuni, nella serie dei playoff scudetto contro Trento ha fatto intravedere sprazzi del suo cristallino talento. La “pantera di Maddaloni” non ha nulla da invidiare a nessuno per grinta e competitività, valori che lo rendono un protagonista tanto atteso dell'ItalBasket. Il buzzer-beater segnato nella decisiva gara 3 al PalaTrento ha dimostrato che seppur la forma fisica non è ancora delle migliori, la sua determinazione è praticamente intatta. Atleta ancora giovane ma già dalla grande responsabilità, deve forse fare un ulteriore passo per entrare a far parte di quel club di giocatori che ovunque giocano spostano gli equilibri. E questa definitiva consacrazione passa naturalmente dall'accrescere il suo bagaglio di esperienza. L'ultima azione dei regolamentari contro la Lituania, ad esempio, deve diventare un'opportunità per ergersi ancor di più a campione piuttosto che passare per un giocatore non ancora pronto che commette un'errore, di cui lui stesso a caldo si accusò. Deve limitare la sua istintività per aumentare il raziocinio.

GIBO

venerdì 6 maggio 2016

PREOLIMPICO. 24 convocati, Cerella l’emblema di una idea

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 07/05/2016

PREOLIMPICO
Messina ha convocato 24 atleti
Cerella l’emblema di una idea

CASERTA. L'ItalBasket ha fatto il primo grande passo verso il Preolimpico di Torino del prossimo 4-9 luglio con la diramazione della lista dei 24 convocati del C.t. Ettore Messina. Riconfermato in toto lo zoccolo duro che ha fatto parte dell’esaltante spedizione all'ultimo EuroBasket, da Gallinari e Belinelli, a Datome e Gentile, passando per Hackett, Bargnani, Melli, i reggiani Aradori, Polonara e Della Valle, Cusin e Cinciarini. A questi 12 si aggiungeranno Poeta, Pascolo, Luca Vitali, Cerella, le sorprese del campionato Cervi, Abass e De Nicolao, i brindisini Cournooh e Zerini ed i bolognesi Fontecchio e Michele Vitali, e a concludere Magro.
Non figura nella lista l'Mvp della finale NCAA Arcidiacono, per il quale è ancora in corso l'iter burocratico per il passaporto italiano. Per il resto le scelte sembrano in linea con il meglio che c'è sulla piazza, anche se avrebbe qualcosa da ridire Mazzola nonostante la retrocessione con la Virtus.
Il C.t. azzurro Messina ha seguito un po' la strada che era stata indicata dal suo predecessore Pianigiani, senza stravolgere il telaio ed inserendo in punta di piedi qualche giovane emergente. Indicativi per la selezione finale saranno il lavoro durante il raduno e soprattutto l'idea di gioco che l’allenatore vorrà sviluppare. Per il resto però, non vi dovrebbero essere delle sorprese rispetto ai 12 che hanno partecipato alla competizione continentale, se non qualche piccolo accorgimento.
Sicuro è che Messina guarderà con un occhio particolare all’aspetto agonistico nel vero senso della parola, perché chiunque sarà selezionato dovrà sempre scendere sul parquet con l’obiettivo di dare tutto. Qualsiasi sia il minutaggio, bisognerà portare il proprio mattoncino. E allora, così, un Cerella potrebbe diventare l’emblema della filosofia che il tecnico azzurro vorrà impartire sin dal primo allenamento. Con l’obiettivo di salire sull’aereo che porterà ai Giochi di Rio. 
Giovanni Bocciero

giovedì 14 aprile 2016

PREOLIMPICO DI TORINO

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 15/04/2016

PREOLIMPICO DI TORINO
Ryan Arcidiacono rappresenta il futuro
Gentile e Bargnani saranno vogliosi

CASERTA. Con l'apertura della prevendita per il Preolimpico di Torino continua a grandi falcate l'avvicinamento al grande appuntamento estivo dell'Italbasket. Cresce l'attesa ma allo stesso tempo anche la voglia degli stessi azzurri di riprendere il cammino - teoricamente - interrotto nel settembre scorso in quel di Lille agli ultimi campionati europei.
RYAN ARCIDIACONO A VILLANOVA
Di quella squadra un grande fattore era stato Alessandro Gentile, e ci si augura che lo sarà anche nelle prossime uscite della nazionale italiana pur avendo attraversato sin qui una stagione travagliata. I tre infortuni, due muscolari e l'ultimo alla mano, lo stanno costringendo a vedere poco il campo e a sedere molto in tribuna, ma la “pantera di Maddaloni” ha senz'altro voglia di mettersi in mostra con la casacca azzurra. Così come quel Andrea Bargnani che, dopo aver rescisso con i Brooklyn Nets a stagione in corso e dopo aver rifiutato per diverse estati l'esperienza azzurra, adesso si aggrappa solo ad essa per rilanciarsi professionalmente. Non che gli mancassero le offerte in Europa per concludere quest'annata, ma l'ala-pivot romana ha deciso di lavorare da solo - con uno staff intero a sua disposizione - per prepararsi al Preolimpico.
All'evento di Torino non ci sarà quel Ryan Arcidiacono che circa dieci giorni fa ha vinto il titolo NCAA con i Wildcats di Villanova. Per lui è ancora in corso l'iter burocratico per avere la cittadinanza italiana - ergo, giocare per la nazionale azzurra - ma dopo aver visto cosa è stato capace di fare quest'anno al college siamo convinti che si cercherà di fare tutto pur di accelerare questa procedura. Anche se il Preolimpico è cosa parecchio preclusa a lui per il momento. Il Ct Ettore Messina seppur impegnato dall’altra parte dell’oceano sembra avere le idee piuttosto chiare su cosa il gruppo dovrà lavorare sin dall’inizio della preparazione per centrare la qualificazione all’Olimpiade di Rio, obiettivo alla portata ma non scontato.
Giovanni Bocciero

lunedì 28 marzo 2016

PREOLIMPICO. Italbasket, Messina ed Hezonja: amici-nemici

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 29/03/2016

PREOLIMPICO. La Croazia che ha cercato Trinchieri per la panchina sarà il primo vero scoglio
Italbasket, Messina ed Hezonja: amici-nemici

CASERTA. In queste ultime settimane, e sicuramente lo sarà per altre da qui in poi, l'argomento più chiacchierato in ambito di pallacanestro europea è senz'altro la diatriba tra FIBA ed Euroleague, e di conseguenza della FIP tirata in ballo a causa delle società dissidenti - Reggio Emilia, Sassari e Trento - che hanno firmato l'accordo per le competizioni europee con l'ULEB disconoscendo di fatto l'organizzazione internazionale della FIBA. La partita però sembra appena iniziata e ci sarà ancora tempo per affrontare per bene la situazione. Per il momento nonostante le sanzioni sbandierate l'appuntamento del Preolimpico di Torino è cerchiato bene in rosso sul calendario della federazione italiana, che vuole a tutti i costi andare ai Giochi di Rio. Qualche settimana fa abbiamo parlato della prima avversaria dell'Italia, ovvero la Tunisia, ma nel mini girone B c'è anche la Croazia, una squadra di tutto rispetto nonostante sia in cerca di nuovi equilibri interni dopo aver steccato nell’ultimo EuroBasket chiudendo alla nona posizione.
La federazione croata presieduta dall'ex cestista Dino Radja visto in Italia con la canotta della Virtus Roma prima di trasferirsi in NBA, ha da poco ufficializzato il nuovo commissario tecnico che sarà Aza Petrovic. Il fratello maggiore del leggendario Drazen è al suo terzo mandato dopo quello del 1995 e del biennio 1999-2001. Tra i candidati alla panchina c'era anche l'italiano Andrea Trinchieri, attualmente coach del Bamberg, a cui sembra era stato proposto un part-time, accordo però saltato perché i playoff della Bundesliga potrebbero durare fino al 20 giugno, un margine di tempo troppo ristretto perché il tecnico anche ex Juvecaserta - con pochissimo successo a dire la verità - potesse preparare la squadra per l’evento che inizierà il 4 luglio.
MESSINA ALL'ALLENAMENTO DI TEAM WORLD, DI FRONTE HEZONJA
La Croazia rappresenta il primo vero ostacolo sul percorso dell'Italbasket di Ettore Messina verso i Giochi di Rio, una sorta di banco di prova per tastare la forma fisica e mentale degli Azzurri. La nazionale croata, considerata numero 12 nel ranking FIBA (l'Italia è 35esima), è avanti negli scontri diretti con 18 vittorie e 16 sconfitte, ed ha rifilato anche lo scarto maggiore nella storia dell'Italia nel match datato 3 luglio 1992: 62-108. Dopo poco aver subito quella scoppola arrivò sulla panchina azzurra proprio Messina, alla sua prima esperienza, chiamato a ricostruire una nazionale che non veniva proprio da un momento esaltante, così come fatto dal suo recente precedessore Pianigiani.
Il roster della Croazia può avere tante frecce nella propria faretra, e da questo punto di vista c'è un po' l'imbarazzo della scelta, dagli 'italiani' Ukic, Simon e Stipcevic, agli 'americani' Bojan Bogdanovic, Rudez e soprattutto Hezonja, ricordando anche Tomic, Saric, il passaportato Draper, Bogdan Bogdanovic compagno al Fenerbahce dell'azzurro Datome, ed il giovane fenomeno classe '97 del Maccabi Tel-Aviv Dragan Bender che potrebbe però avere un'estate già piena d'impegni dato che potrebbe decidere di rendersi eleggibile per il Draft NBA. Oltretutto Messina ha avuto il piacere di allenare Hezonja all'ultimo All Star Game NBA visto che il Ct azzurro ha guidato l'esterno ex Barcellona con la selezione World nella competizione del venerdì del Rising Stars. La Croazia è dunque una squadra che ha un bel mix tra atleti esperti e giovani di talento, tra esterni tiratori e con ball-handling e lunghi alti, grossi e tecnici. L'Italia esordirà il 4 luglio contro la Tunisia, mentre il giorno dopo affronterà la Croazia. Per superare il mini girone ed accedere alle semifinali del Preolimpico di Torino basterebbe vincere una sola di queste due gare, ma è logico pensare che gli Azzurri devono puntare sempre e solo a vincere soprattutto per aumentare la propria autostima. Sarà fondamentale, infatti, incamerare sin da subito dei risultati positivi così da guardare con ottimismo all’obiettivo Olimpiadi.
Giov.Bocc.