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sabato 15 novembre 2025

80 anni. Charlie Recalcati, l'uomo di tutte le stagioni

Ha compiuto 80 anni. Pozzo di scienza cestistica e miniera di aneddoti, racconta la sua carriera, di successi in ogni ruolo

Charlie Recalcati, l'uomo di tutte le stagioni

Introdotto alla pallacanestro da una leva di Arnaldo Taurisano, con Cantù ha vinto quasi tutto. Diventato quasi per caso coach nell'esperienza a Parma, è tra i più vincenti della serie A e della nazionale.

Lungo la sua carriera si è più volte riproposto il rapporto con Pozzecco. che ha spinto a fare il corso da allenatore. Sul suo recente addio all'Italia del Poz: «Lascia a Banchi quello che ho lasciato io nel 2009»

di Giovanni Bocciero*

 

Patrimonio della pallacanestro italiana, rappresenta una stella polare da ammirare. Questo è Carlo Recalcati, che poco più di un mese fa ha compiuto 80 anni, e da quando era adolescente li ha trascorsi da prima con un pallone a spicchi tra le mani, e poi a dare indicazioni dalla panchina. Un mito per l’Italia del basket, prima da giocatore poi da allenatore, portando in campo eleganza innata e competenza acquisita.

Riavvolgendo il nastro della vita di Charlie Recalcati, iniziamo dalla fine e dalla sua ultima fatica, quella letteraria, che insieme all’amico ed ex compagno Cesare Angeletti l’ha visto ricordare Arnaldo Taurisano con un libro. «Tau era un pignolo e ricercatore, per questo non si limitava come fanno tutti a dire che il basket è nato da Naismith, ma è andato in fondo e trovato le idee dalle quali lo stesso Naismith ha preso spunto. Lo raccontiamo nella prima parte del libro, insieme all’evolversi delle regole del gioco. La seconda parte invece, è un vero e proprio trattato di tecnica per spiegare la costruzione della sua difesa, con raddoppi a tutto campo e rotazione dei giocatori. Una difesa molto dispendiosa che aveva la sua efficacia e che ho provato in prima persona quando allenato da lui».

Taurisano come esempio di vita. «Ho imparato tutto da lui. A 12 anni non conoscevo il basket, poi al Centro giovanile Pavoniano di Milano è arrivato per fare una leva con i ragazzi del quartiere, mi ha insegnato i fondamentali e a 15 anni già mi faceva giocare con la prima squadra in Promozione. Ci siamo ritrovati a Cantù, e quando è stato nominato capo allenatore io sono stato per dieci anni capitano. Insomma, mi ha preso adolescente e mi ha accompagnato sino alla maturità, per questo è inevitabile che abbia influito nella mia formazione. Abbiamo avuto un percorso di crescita parallelo. Da lui ho sicuramente appreso l’essere autorevole e non necessariamente autoritario».

Nel 1980, a Parma, si è però realizzato l’episodio spartiacque della vita di Recalcati. «Arrivai l’anno prima in una squadra costruita per essere promossa, con giocatori esperti e io quello di punta, ma mi fratturai il malleolo e per due mesi sono stato fuori. Quando sono rientrato il campionato era compromesso. L’anno successivo la proprietà decise di confermare solo me come veterano, e costruì un roster prendendo ragazzi da vari settori giovanili. Dovevamo salvarci e avrei dovuto solo giocare, ma a dieci giorni dall’inizio della preparazione l’allenatore si dimise e mi chiesero se volessi fare anche da tecnico. Avevo delle perplessità, perché già mi stavo preparando al dopo basket con un’attività assicurativa. Una chiacchierata molto producente con l’assistente, il professor Antonio Ievolella, mi spinse a ricoprire il doppio ruolo».

«L’anno dopo avevo già pronto un contratto a Bergamo come giocatore. La squadra però non fu promossa, e così cambiarono le strategie della società, che mi chiese se volessi allenare piuttosto che giocare. Con tanti miei ex compagni in squadra, vincemmo due campionati consecutivi venendo promossi dalla serie B alla serie A. Ma devo ringraziare Parma - ha ricordato Recalcati - per quell’esperienza che mi ha introdotto a fare l’allenatore». Nel 1984 è ritornato a Cantù nelle vesti di tecnico, dopo i lunghi 17 anni trascorsi da giocatore nei quali ha vinto due scudetti e ben sette trofei internazionali. Era un’altra epoca però, la società costretta a cedere giocatori importanti per rientrare nei costi, come Antonello Riva, rimase comunque competitiva tanto in ambito nazionale quanto continentale.

La successiva esperienza di Reggio Calabria è stata positiva tanto dal punto di vista tecnico quanto da quello umano. «In quei cinque anni la mia famiglia è stata circondata dal calore dei reggini. Per noi milanesi è difficile esternare certe manifestazioni d’affetto, anche se le abbiamo dentro». Archiviata in pochi mesi la sfortunata avventura con l’Arese, Recalcati è ripartito da Bergamo in serie B perché «non mi piacquero una serie di proposte di club della A che non avevano programmi ben precisi». Nel 1997 non può rifiutare la chiamata di Varese, dove al secondo anno vince lo storico scudetto della stella. Nel 1999 invece, quando «ero già a Malaga, dove stavo scegliendo casa prima di firmare il contratto, mi arrivò la proposta della Fortitudo». Con l’Aquila è tricolore al primo tentativo.

Quel successo gli spalanca le porte della nazionale italiana, della quale è ct fino al 2009. Per le prime stagioni in maniera esclusiva, perché «credo che bisogni rendersi conto della situazione interna del movimento. Bisogna imparare a conoscere le dinamiche di gestione della federazione, gli uffici, la politica delle elezioni. È bene che il ct sia informato e capisca ciò che avviene. Quegli anni sono stati di formazione, e tecnicamente bisognava anche pensare al futuro, ad un ricambio generazionale della squadra. Considerato quanto giocavano poco gli italiani, già all’allora, era necessario seguire anche i campionati di LegaDue e serie B per capire cosa potessero offrire. Dopo due anni di ricerca abbiamo trovato Soragna, e successivamente in un raduno di giocatori che militavano solo in cadetteria abbiamo scoperto Poeta».

Nell’estate del 2003 si divide tra nazionale e club, perché va ad allenare Siena. «Sono stati tre anni molto intensi, non ho mai avuto un giorno di pausa. Per esempio, non ho mai visto né il palio di luglio né quello di agosto, perché appena finivo i playoff con Siena partivo con l’Italia. E quando a settembre inoltrato terminavo con la nazionale, ricominciavo con Siena. È chiaro che dovevo avere persone di fiducia da ambo le parti, sia a livello dirigenziale che nello staff tecnico, come Frates in azzurro e Pianigiani al club. Nonostante non mi fossi mai riposato per tre anni, avevo la giusta serenità».

Nonostante le fatiche del doppio incarico, a Siena vince lo scudetto al primo colpo, e con la nazionale prima il bronzo all’Europeo e poi quella storica medaglia d’argento all’Olimpiade di Atene, tirando fuori il meglio di quella selezione. «Nei due anni precedenti avevamo fatto tanti raduni e disputato tante partite. Ho aggiustato la squadra strada facendo, perché all’Europeo l’escluso di lusso fu Pozzecco, che in quella nazionale centrava poco. Invece per l’Olimpiade avevo maturato l’idea che Basile dovesse giocare solo da guardia, e dunque dovendo rimodulare un po’ tutti i ruoli fu escluso De Pol. Sono state scelte dure, ma essere ct significa anche dover mettere da parte l’affetto. Sono decisioni che ti costano dal punto di vista umano ma che rendono da quello tecnico».

Per il Mondiale in Giappone del 2006, e il successivo Europeo 2007, Recalcati già immagina la nazionale del futuro. «Bisogna avere una visione a lungo termine, e quando cambi non puoi pensare di ottenere risultati nell’immediato. Così, per quelle competizioni, iniziai a rinunciare a qualche giocatore maturo per inserire qualche giovane. Con me hanno esordito Gallinari, Belinelli che giocò una gara stratosferica contro gli Stati Uniti, e poi Bargnani, Datome. Non erano atleti pronti, ma volevamo creare qualcosa di buono per il futuro. Mi subentrò Pianigiani, che guidò quella nazionale piena di talento ma non capace di raccogliere risultati. Capita purtroppo».

Lungo la sua carriera si è più volte riproposto il rapporto con Pozzecco. «Caratterialmente siamo all’opposto, ma ci siamo capiti subito e ci siamo accettati, che è la cosa più preziosa. Da giocatore il mio compito non era gestirlo, perché non lo gestisci uno come lui. Dovevo far capire ai compagni che se avesse espresso tutto il suo talento, l’intera squadra ne avrebbe avuto un vantaggio. Diedi libero sfogo al suo modo di fare basket, che si completava con Meneghin dedito al lavoro, sempre sul pezzo e dalle grandi doti atletiche e difensive, visto che difendeva anche per lui. Quando ha smesso di giocare, aveva iniziato a fare il dirigente ma io volevo che facesse l’allenatore. C’ho messo due anni per fargli fare il corso a Bormio rinunciando a venti giorni di vacanza a Formentera. Il novembre successivo, Capo d’Orlando lo ha chiamato».

E proprio al Poz, Recalcati ha lasciato la sua eredità. «Desideravo a fine carriera fare un passaggio del testimone tra me e uno dei miei assistenti. Quando si è paventata la possibilità di Pozzecco ct dell’Italia, si è ricordato di una chiacchierata che avevamo fatto e mi ha voluto come senior assistant. Potevo fare l’assistente solo di un capo allenatore che si fidasse ciecamente di me, che mi rispettasse come persona sapendo che non gli avrei mai potuto fare le scarpe. Altrimenti sarei diventato scomodo per un allenatore che non mi conoscesse profondamente. Col Poz non si è mai realizzato nei club, ma addirittura in nazionale».

Ma qual è l’eredità che il Poz lascia dopo la nazionale? «Ha iniziato a ringiovanire la squadra, e quindi ha lasciato quello che ho lasciato io nel 2009. Oggi tutti ammirano Diouf, sul quale ha iniziato a lavorare tre anni fa. Ma pochi sanno che lo ha proposto lui a Mrsic al Breogan, perché andasse a giocare per un coach che conosceva e che sapeva lo avesse fatto lavorare in un certo modo. Trento ha imposto Niang come grande talento, ma la visione del Poz è stata quella del coraggio di buttarlo nella mischia, e ne ha subito raccolto i frutti. Come Procida e Spagnolo, che ha voluto sin dall’inizio della sua esperienza azzurra, dando un’iniezione di freschezza tecnica ed atletica».

Adesso, però, tocca a Banchi continuare il lavoro. «Ha fatto molto bene sia da coach nei club che come ct della Lettonia. Ha esperienza ed ha il taglio giusto per ricoprire questo incarico. Torno però al mio concetto precedente, ovvero che sarebbe bene che per un paio d’anni facesse solo il tecnico della nazionale per capire l’organizzazione della federazione, andare a fondo nel movimento e comprendere cosa possono offrire i settori giovanili».

Giunti alla fine di questa storia, dobbiamo lasciarvi con un ultimo appuntamento. Perché quello che avete potuto immaginare leggendo queste righe, lo potrete presto vedere tramite la realizzazione di un docufilm. Infatti, Recalcati è stato anche attore protagonista «nell’interpretare me stesso, tra vecchi video e filmati che testimoniano le tappe di Cantù, Parma, Bergamo, Reggio Calabria, Varese, Bologna, Siena e Venezia. Sarà la storia della mia vita, e spero proprio che sia un bel film».

 

Il profilo

Recalcati è nato l’11 settembre 1945 a Milano, dove ha iniziato a giocare a basket. Da giocatore ha scritto la storia di Cantù, con cui ha giocato per 17 anni vincendo 2 scudetti, 3 Coppe Korac, 1 Coppa Intercontinentale e 3 Coppe delle Coppe. Ha inoltre collezionato 166 presenze con l’Italia (18esimo di sempre) dal 1967 al 1976, mettendo a segno 1245 punti che lo rendono il 20esimo nella classifica all-time, e vincendo due medaglie di bronzo agli Europei del 1971 e del 1975. Ha disputato le Olimpiadi del 1968 e del 1976, ed il Mondiale del 1970. Appese le scarpette al chiodo è diventato allenatore, con una carriera ultra quarantennale che l’ha portato a sedere su dieci panchine di differenti club, oltre a quella della nazionale. Recalcati è il coach più vincente della serie A, con 546 partite vinte in carriera, ed è diventato il secondo tecnico a vincere tre scudetti con tre squadre diverse dopo Bianchini: con Varese quello della stella (1998/99), e con Fortitudo Bologna (1999/00) e Siena (2003-04) al primo tentativo. I ricordi più belli però, sono legati alla sua esperienza sulla panchina dell’Italia, guidata per 242 volte (secondo di sempre dietro Gamba) dal 2001 al 2009, vincendo il bronzo europeo nel 2003 e soprattutto lo storico argento olimpico di Atene 2004.


sabato 6 settembre 2025

Eurobasket - Pagellone Italia: dal 6 del ‘Gallo’ al 9 di Niang

Lo avevamo scritto già in sede di presentazione dell'Eurobasket 2025, che l'Italia partiva per provare ad inserirsi tra Grecia e Spagna in un girone C al quanto ostico con Bosnia & Erzegovina e Georgia a dare fastidio, e con la sola esclusione della Cenerentola Cipro che di fatto si è dimostrata squadra cuscinetto. E a conto fatti, la nazionale è riuscita nella sua missione lasciando strada soltanto agli ellenici nel match d'esordio.

Gli azzurri del ct Pozzecco si sono dimostrati solidi, uniti, facendo della difesa la propria arma principale più che dell'attacco (79.2 punti di media, 15esima nazionale), visto che le percentuali non hanno esattamente brillato: 41.6% dal campo (19esima), 32.2% da 3 (13esima), con Francia (31.2%) e Lituania (26%) che tra le big hanno fatto addirittura peggio. Eppure, la costruzione e la scelta dei tiri è stata più che discreta, segno di un gioco proattivo. Quindi, dopo questa prima fase l'Italia si merita un bel 8 in pagella.

Nell'immagine l'Italbasket, foto Fiba

Gallinari 6: Il veterano al suo ultimo ballo in azzurro, sta ricevendo meno spazio di quanto si sarebbe immaginato chiunque. La mano è sempre quella, morbida, ma il fisico evidentemente dimostra gli anni che ha. Forse anche per questo il suo impiego potrebbe rivelarsi più decisivo nel prossimo match contro la Slovenia, sperando che non sia l'ultimo.

Melli 7: Il capitano sta lasciando la sua impronta a sprazzi, molto più in difesa che in attacco. In tutta la sua carriera non ha mai particolarmente brillato per degli exploit balistici, eppure nel primo quarto contro la Grecia ha sorretto da solo la fase offensiva italiana. Messo anche in naftalina, il suo apporto sarà imprescindibile.

Fontecchio 7,5: Il bomber ha mostrato tutto il suo repertorio nella partita contro la Bosnia, riscrivendo il record azzurro da 39 punti ad un Eurobasket. Soltanto per questo si è meritato almeno mezzo voto in più in pagella. Le sue percentuali, come quelle di tutta la squadra però, continuano ad essere ondivaghe. Ma per fortuna sa dare il suo apporto anche nelle piccole cose.

Thompson 7: Il naturalizzato d'emergenza, aggregato in corsa in un gruppo totalmente nuovo per lui, non aveva convivo granché all'inizio. Poi c'è da dire che pian piano è riuscito a calarsi nel ruolo. Si sapeva di non avere tra le mani un realizzatore di razza, e seppur in difesa lascia un po' a desiderare è stato capace di riscattarsi con delle autentiche invenzioni in attacco.

Ricci 7,5: Il gregario silenzioso che ognuno vorrebbe sempre avere nella propria squadra. Non a caso sia per il suo apporto concreto, tanto in difesa quanto in attacco, che per l'utilità tattica, a lui non si rinuncia mai.

Spagnolo 6: Il suo Europeo non ha fin qui rispecchiato a pieno tutte le ottime sensazioni nella fase di preparazione. Il quintetto è più che meritato, ma non sta riuscendo ad essere così efficace quanto ci si aspettava.

Procida 6: Il panchinaro d'eccezione, ma avercene dei dodicesimi come lui. E questo definisce la profondità del roster italiano. Non a caso, buttato nella mischia per l'esordio assoluto nella competizione contro la Spagna, ha cacciato dal cilindro una tripla di un peso specifico incalcolabile.

Niang 9: Il nuovo che avanza a grandi falcate. L'azzurro emergente che sta disputando un torneo da stella assoluta. Su di lui si sono spesi decine e decine di aggettivi, ma la voglia e l'energia che porta quando subentra sono imparagonabili. Impatto devastante il suo, da solo è riuscito ad invertire l'inerzia delle partite.

Spissu 6,5: Il play ha saputo reinventarsi, accettando il ruolo di riserva e provando a spaccare le gare come sa fare meglio: a suon di tiri pesanti. Ecco, esattamente come l'andazzo di squadra, anche il suo tiro è entrato soltanto a folate.

Diouf 8: Il centro che mancava da tempo all'Italia? Certamente è la cosa che maggiormente ci si avvicina oggi. Lo ha dimostrato battagliando con i lunghi avversari, sbagliando ma mai subendo. Pulito, concentrato, determinato, la squadra ha fiducia in lui e quando è stato necessario lo ha cercato e cavalcato in post senza esitare.

Akele 6: Il suo è stato un apporto minimo, anche perché nella posizione in cui gioca c'è un discreto traffico e il minutaggio è quello. Eppure quando ha messo piede in campo non si può dire che lo abbia fatto tanto per. Qualche rimbalzo, un paio di canestri, se ci sarà bisogno, lui c'è.

Pajola 7: Il regista a cui è stata affidata la nazionale. Compito che sta svolgendo al meglio e con dedizione. I suoi errori sono spesso dettati dalla troppa foga, ma è la stessa che gli permette di incidere come nessun altro in difesa.

All. Pozzecco 7,5: Il ct è sempre sotto la lente d'ingrandimento per ogni suo comportamento. Ma se l'Italia ha questo gruppo il merito è in gran parte, se non tutto, suo. Non ha esitato a lanciare Niang, e sta gestendo piuttosto bene le rotazioni mettendo l'aspetto tattico ed il merito al primo posto.

 

Giovanni Bocciero

martedì 26 agosto 2025

Eurobasket 2025 - Gruppo C: l’Italia vuole inserirsi tra Grecia e Spagna

Il girone C dell’Eurobasket che si disputerà a Limassol, vede oltre i padroni di casa di Cipro e l’Italia, anche Spagna, Grecia, Georgia e Bosnia & Erzegovina. Insomma, tranne la selezione cipriota che con ogni probabilità fungerà da squadra cuscinetto, le altre cinque nazionali sono pronte a giocarsi le proprie carte per qualificarsi alla seconda fase della competizione continentale che si giocherà a Riga, in Lettonia. E allora passiamo ad analizzare questo raggruppamento, che si spera possa vedere gli azzurri grandi protagonisti, e capaci di inserirsi nella lotta per il dominio del raggruppamento con Grecia e Spagna. Più staccate, almeno sulla carta e visto il rispettivo avvicinamento all’Europeo, Georgia e Bosnia & Erzegovina, che molto probabilmente si giocheranno l’ultimo posto valido per il passaggio alla fase finale. Come detto, i padroni di casa di Cipro sono senz’altro la squadra cuscinetto, con un’eliminazione nemmeno quotata.

ITALIA (N.14 del ranking Fiba)

Ed iniziamo proprio dalla nostra nazionale, con il ct Pozzecco che sembra aver fatto le sue dovute valutazioni in questo lasso di preparazione. Innanzitutto cambio in cabina di regia, con Pajola promosso titolare e Spissu da usare a partita in corso, anche perché il sardo è capace di spaccare le partite. Con Tonut out per infortunio, il suo ruolo sembra averlo conquistato Spagnolo. Il giovane brindisino ha disputato le amichevoli con grande aggressività. Non si può dire lo stesso di Thompson, che di certo deve ancora trovare il suo posto nel gruppo, ma il linguaggio del corpo dice tanto. E purtroppo poco in positivo. Se Fontecchio è l’unico azzurro capace di segnare con continuità e a gioco rotto, non a caso è l’unico che gioca in Nba, Melli ha fatto sentire poca leadership anche se sembra abbia giocato col freno a mano tirato per non sprecare energie adesso. Le notizie più positive riguardano Diouf e Niang. Il primo sembra l’identikit del centro che manca da diversi anni all’Italia, con ancora ampi margini di miglioramento soprattutto in attacco, dove comunque sa farsi valere e trovare la via del canestro in varie maniere. Niang si è calato nella parte del subentrante che porta energia, grande energia dalla panchina, facendo vedere delle giocate dal tasso atletico di altissimo livello. In quanto a leadership, ci si attende tanto dall’ultimo aggregato, ovvero Gallinari. Fresco del suo primo titolo in carriera in Portorico con tanto di Mvp, ci si augura che l’ebrezza di questo successo all’ultimo ballo in nazionale lo spinga a trascinare i compagni oltre ogni limite per chiudere l’avventura azzurra con una medaglia al collo. Completano il roster le ali Procida, Ricci e Akele, pronti con le loro diverse qualità a rendersi utili quando chiamati in causa. Il bottino delle amichevoli parla di 4 vittorie contro Islanda, Senegal, Lettonia e Argentina, con il picco delle prestazioni raggiunte contro i lettoni a Trieste, e 2 sconfitte nelle ultime due uscite al torneo di Atene contro la stessa Lettonia e la Grecia.

SPAGNA (N.5 del ranking Fiba)

I campioni in carica della Spagna devono definitivamente mettersi alle spalle la generazione dorata delle stelle Nba, o comunque tali, e soprattutto si ritrovano all’ultimo ballo del ct Scariolo. Dopo questo Europeo si volterà definitivamente pagina per la Familia, anche se qualche certezza dovrebbe esserci. Come Aldama, molto più dei fratelli Juancho e Willy Hernangomez che non possono assolutamente paragonarsi ai fratelli Gasol. La rinuncia di Brown, quella di Gonzalez dopo la scelta al draft Nba e l’ultimo forfait di Diaz hanno ridotto le alternative dell’allenatore italiano, che quantomeno è riuscito a non rinunciare al giovane astro nascente Saint-Supery dopo lo spavento in amichevole con la Francia, che con de Larrea compone la cabina di regia. Tra gli esterni, se Brizuela, Parra e Lopez-Arostegui sono punti fermi, c’è grande attesa su Yusta che potrebbe recitare un ruolo da protagonista. Il madrileno compagno di squadra di Spissu a Saragozza è acclamato come il miglior giocatore della selezione in patria. Pradilla e Sima daranno manforte al reparto lunghi, così come Puerto a quello delle ali. La Spagna non parte certamente con i favori dei pronostici, ma sottovalutarla potrebbe essere un errore fatale. Cammino decisamente difficile ed in salita per gli spagnoli in questa preparazione, che hanno raccolto una sola vittoria contro la Cechia e ben 5 sconfitte con Portogallo, Francia e Germania. Con queste ultime due doppio ko, per un calendario amichevole di livello comunque alto.

GRECIA (N.13 del ranking Fiba)

Con Giannis o senza Giannis, fa tutta la differenza di questo mondo. Parliamo di due Grecia completamente diverse. Un problema legato all’assicurazione l’ha fatto giocare poco in questa preparazione, ma è bastato vederlo per pochi minuti per rendersi conto che è capace di spostare l’inerzia completamente da solo. Essendo la prima avversaria dell’Italia, nel match del torneo dell’Acropolis coach Spanoulis ha pensato di fare molta pretattica, “nascondendo” Giannis, Sloukas e Mitoglou, forse il trio fondamentale di questa nazionale a parte Papanikolaou, che dall’alto della sua esperienza sa fare sempre la cosa giusta al momento giusto. Certo, non c’è da dimenticarsi Dorsey, che però troppo spesso si accende e si spegne, forse una costante nella sua carriera anche in Eurolega. L’assenza di Papagiannis sotto canestro può essere limitata dallo stesso Giannis e Mitoglou, che potrebbe rivelarsi il giocatore più efficiente della selezione ellenica facendo rimpiangere l’Olimpia per come sono andate le cose. E parlando di Antetokounmpo, se Giannis è la stella e Thanasis il mestierante, il fratellino Kostas potrebbe avere minuti importanti e forse essere più decisivo di quanto si pensi. Il ventenne Samodurov è il talento del futuro, mentre i registi Tololiopoulos e Katsivelis, e gli esterni Kalaitzakis e Larentzakis sono i gregari pronti all’uso. In tanti scommettono su una Grecia a podio, con Giannis sicuro Mvp se dovesse arrivare addirittura una medaglia d’oro. Prestazioni alterne in questa fase di preparazione, dove il roster è spesso e volentieri ruotato, con 4 successi contro Belgio, Montenegro, Lettonia e Italia, e 3 le sconfitte contro Serbia, Israele e Francia.

GEORGIA (N.24 del ranking Fiba)

Se c’è una squadra con tanta esperienza da vendere, questa è proprio la Georgia, avversaria che l’Italia ha già affrontato diverse volte sul proprio cammino in diversi ambiti. Sono tanti i giocatori vecchie conoscenze del campionato italiano, da Mamukelashvili che con forza si sta affermando come nuova stella della nazionale, a Shengelia che ha fatto vedere tutto il proprio talento nell’ultima finale scudetto con Bologna, e che sta tenendo col fiato sospeso tutto il paese visto che non ha messo piede in campo nelle ultime amichevoli disputate. Sempre incisivo il centrone Shermadini, seppur l’età avanza inesorabile, il ct Dzikic potrà contare anche sul lungo Bitadze, fisico e talento da Nba. I centimetri di certo non mancano alla Georgia, che invece avrebbe bisogno di punti nel reparto esterni, dove potrebbe tornare utile il naturalizzato Baldwin, ormai una certezza a livello Eurolega. Reparto che conta comunque un veterano come Sanadze. In attesa ancora della lista ufficiale dei dodici convocati per Eurobasket, per quanto riguarda le amichevoli i georgiani hanno disputato soltanto quattro partite. Sono usciti dal campo sempre sconfitti contro Estonia, Lituania, Polonia e Cechia, ma comunque si sono giocati le partite sino alla volata finale. Insomma, i risultati di avvicinamento alla competizione, considerando anche l’inutilizzo di Shengelia, devono essere presi con le pinze.

BOSNIA & ERZEGOVINA (N.41 del ranking Fiba)

Preparazione ed avvicinamento ad Eurobasket piuttosto travagliato per la Bosnia & Erzegovina del ct Beciragic, a cui non sono piaciute le primissime prestazioni tant’è che ha criticato l’operato degli stessi giocatori. Ma siccome piove sempre sul bagnato, ai risultati si sono poi sommate le assenze per infortunio. Quella pesantissima è di Musa, così come Garza, e alle quali si è aggiunta quella del naturalizzato Castaneda che è stato prontamente sostituito da Roberson. Oltre all’ex Sassari Halilovic, il roster bosniaco si dovrà affidare completamente alla propria stella Nurkic, che però sembra non essere nella forma fisica migliore. E allora occhio ad Alibegovic, con il giocatore di Trapani che potrebbe ergersi a qualcosa in più di semplice protagonista. La selezione bosniaca di sicuro lotterà, perché è un po’ nella propria indole. Eppure le prime due amichevoli, come già detto, sono state un disastro, con due nette sconfitte contro Serbia e Montenegro. La seconda più per la prestazione che per il semplice punteggio. Nelle altre due invece, sono arrivate due vittorie che almeno fanno ben sperare, contro comunque avversarie non di primo livello come Gran Bretagna e Belgio, chiudendo con un bottino equo di 2-2.

CIPRO (N.84 del ranking Fiba)

Squadra cuscinetto se ce ne sarà una. Numero 84 del ranking Fiba mondiale e ultima, ovvero 24esima, in quello tra tutte le formazioni che prenderanno parte all’Eurobasket. Insomma, già il solo fatto di poter ospitare un girone della competizione a Limassol è un evento ed un successo per Cipro. Si è tanto discusso in inverno della possibilità per la selezione di poter schierare un giocatore come Vezenkov, all’indomani dell’eliminazione da parte della Bulgaria. Infatti, l’atleta ex Nba e dell’Olympiakos è nato a Nicosia ed ha cittadinanza cipriota. La cosa si è però ben presto arenata, e allora per Cipro resta la bellezza di un esordio assoluto e storico in una manifestazione come l’Europeo, ma si ritroverà a dover scalare una montagna insormontabile. Due partite e due pesanti sconfitte con scarti enormi in amichevole, contro Serbia (-67) e Israele (-40). Il ct Livadiotis si dovrà appoggiare sul solo Willis, centro naturalizzato visto a Brescia nel 2021, unico giocatore a roster con esperienza internazionale di un certo livello.

 

Giovanni Bocciero

domenica 26 maggio 2024

Nazionale con i cerotti in vista del Preolimpico

L'incredibile bollettino medico degli azzurri impegnati lontano dall'Italia: infermeria piena e indisponibilità certe


Nazionale con i cerotti in vista del Preolimpico


Una serie di infortuni costringono a cambiare le carte in tavola al ct Pozzecco, abituato a lavorare con un gruppo consolidato. Prende forza il ritorno in azzurro di Awudu Abass mentre è svanita l'ipotesi Marco Belinelli. Consola il recupero ad alti livelli di Nico Mannion.


di Giovanni Bocciero*


Sarà un’altra estate a forti tinte azzurre, sperando che possa fregiarsi dei cinque cerchi olimpici. Proprio come nel 2021, il cammino dell’Italbasket verso l’Olimpiade di Parigi deve passare attraverso il torneo Preolimpico, e tutti ci auguriamo che l’epilogo sia proprio come quello di Belgrado. Questa volta però, gli azzurri del ct Gianmarco Pozzecco dovranno volare dall’altra parte del mondo per conquistare il pass. La nazionale, infatti, sarà di scena in Portorico dal 2 al 7 luglio, dove prima sfiderà il Bahrain e i padroni di casa, poi eventualmente due tra Lituania, Messico e Costa d’Avorio per semifinali e finale.

Soltanto vincere il torneo garantisce la qualificazione all’Olimpiade, dove il sorteggio ha già definito l’inserimento della vincitrice nel complicato girone con Stati Uniti, Serbia e Sud Sudan. Prima però di volare in Portorico con l’obiettivo di conquistare un posto ai Giochi francesi, la nazionale farà il ritiro di preparazione a Folgaria, dal 14 al 21 giugno, che si concluderà con l’amichevole del 23 contro la Georgia a Trento. L’Italia poi giocherà a Madrid contro la Spagna il 25 giugno la seconda e ultima amichevole prima del torneo Preolimpico.

IL TRASCINATORE. Chi saranno i dodici azzurri che si batteranno per riportare l’Italbasket alle Olimpiadi è difficile ipotizzarli adesso. A maggior ragione visto gli ultimi infortuni che hanno coinvolto diversi protagonisti. Uno su tutti Simone Fontecchio, il trascinatore della nazionale nelle ultime estati. Quest’anno ha disputato la sua seconda stagione in Nba, iniziando con Utah e finendo il campionato con Detroit, a cui è stato ceduto tramite scambio che ha fatto fare il percorso inverso a Gabriele Procida.

Fontecchio aveva già aumentato le sue cifre ed il suo impatto rispetto all’annata precedente a Salt Lake City, ma è letteralmente esploso al suo arrivo a Detroit, dove in una squadra oggettivamente in difficoltà e alla ricerca di risultati si è ritagliato il suo prezioso spazio. Con la casacca dei Pistons ha ritoccato il suo personale in Nba contro Dallas: in 32’ ha segnato 27 punti.

L’ala nativa di Pescara ha dimostrato ancora una volta tutto il proprio talento, ma ancora di più la fiducia nei propri mezzi. Proprio come riferito da uno scout dei Jazz, che all’epoca del provino era rimasto colpito dalla sicurezza con la quale Fontecchio scende in campo. L’estate che arriva è delicata per lui, sia per l’infortunio che gli ha fatto terminare anzitempo la stagione, sia per la questione contrattuale. Anche se si vocifera di un rinnovo quadriennale ai Pistons da 60 milioni.

Il suo infortunio preoccupa lo stesso Pozzecco, perché quella che sembrava una semplice botta all’alluce potrebbe fargli saltare l’estate azzurra. Appena ritornerà in Italia si potrà capire meglio il suo stato e l’eventuale disponibilità. Ovvio che sostituirlo adeguatamente non è missione semplice. Per la stagione che sta disputando, il solido Awudu Abass può essere un sostituto degno, e il ct ha praticamente già annunciato che vestirà l’azzurro anche in considerazione dell’assenza di Procida proprio in quel ruolo.

Naturalmente l’unico che possa sostituire Fontecchio per qualità e carisma, è Marco Belinelli. Ogni qualvolta si torna a parlare di nazionale il nome del virtussino in una maniera o in un’altra spunta sempre fuori. Per uno scherzo del destino, la sua ultima apparizione in azzurro è avvenuta al Mondiale del 2019 proprio contro Portorico. E quella rimarrà, perché con la nazionale discorso chiuso: «Non è disamore, in azzurro ho sempre dato tutto, ma non so se porterei qualcosa di più o solo negatività».

IL VETERANO. L’8 agosto saranno 36 gli anni di Danilo Gallinari che potrebbe forse vivere la sua ultima avventura in azzurro. Un po’ come accaduto al Mondiale filippino per Gigi Datome, il torneo Preolimpico di San Juan - sperando che sia solo una tappa transitoria verso i Giochi di Parigi - potrebbe essere davvero l’ultimo ballo per il Gallo, che per la nazionale si è sempre reso disponibile e spesso pagando un prezzo salato.

Nell’ultima apparizione si è infortunato al ginocchio, cosa che gli è costato non solo l’Europeo 2022 ma anche tutta la stagione Nba con la casacca dei Boston Celtics. Quest’anno per il nativo di Sant’Angelo Lodigiano è stata un’annata da nomade, tra Washington, Detroit e infine Milwaukee, tornando a giocare dopo lo stop ma trovando comunque poco spazio.

Ceduto a campionato in corso ai Detroit Pistons, ha comunque fatto vedere sprazzi del suo talento cristallino. Ma l’esperienza nel Michigan è durata appena 6 partite, visto che nelle ore in cui Fontecchio sbarcava a Detroit il Gallo risolveva il suo contratto. Free agent e a caccia del titolo Nba, ha trovato sistemazione a Milwaukee fortemente voluto da coach Doc Rivers, che lo ha già allenato ai Clippers.

Con i Bucks eliminati anzitempo dai playoff Nba, l'ex Olimpia sarebbe disponibile sin dall’inizio della preparazione in Trentino. Questo non esclude comunque che si possa unire in seguito, anche perché il suo ruolo in nazionale non è in discussione. Se non al meglio fisicamente può comunque dare minuti importanti di qualità. Proprio come all’Olimpiade di Tokyo, la cui tripla sputata dal ferro nel combattuto finale dei quarti contro la Francia grida ancora vendetta.

I GOLDEN BOYS. L’Italbasket inizierà il torneo Preolimpico di San Juan il 2 luglio, e in caso di qualificazione alla manifestazione a cinque cerchi la prima palla a due è fissata per il 27 luglio. Date che escludono i due golden boys Gabriele Procida e Matteo Spagnolo, entrambi fermati da infortunio. Procida è stato operato ad inizio aprile al tendine rotuleo del ginocchio sinistro, intervento resosi necessario dopo essersi fermato circa un mese prima.

Il nativo di Como in ottica nazionale ha disputato due ottime gare nella finestra dello scorso febbraio per le qualificazioni all’Europeo 2025. Prestazioni solide sia nel successo di Pesaro contro la Turchia (7 punti e 10 rimbalzi per 18 di valutazione, secondo miglior azzurro) che con l’Ungheria (9 punti, 3 rimbalzi, 3 recuperi e 2 assist per 15 di valutazione). In entrambe le occasioni è partito in quintetto, sopperendo all’assenza di Fontecchio, dietro il quale sembra in rampa di lancio.

Già iniziata la riabilitazione, un’ipotetica convocazione del classe 2002 è comunque molto complicata e potrebbe avvenire soltanto bruciando le tappe. Ancor peggio la situazione di Spagnolo, che proprio recentemente ha subito un intervento al metatarso del piede sinistro. Il classe 2003 di Brindisi è stato convocato ma inutilizzato per la finestra di febbraio, mentre si è fatto ammirare nel match di Eurolega con la Virtus Bologna: in meno di 15’ 15 punti, 13 nel solo quarto periodo lanciando la rimonta tedesca.

Procida e Spagnolo saranno due assenze preziose per Pozzecco, considerando che entrambi hanno partecipato alla spedizione mondiale nelle Filippine, così come Mouhamet Diouf. A questo punto sugli esterni è sicuro il ritorno di Nico Mannion, che dopo la parentesi al Baskonia si è ritrovato a Varese. Abbiamo tutti impresso negli occhi il giocatore delle Olimpiadi 2021, e quello che può dare all’Italbasket.

Già detto anche di Abass, diventa un candidato forte in questa posizione per l’azzurro John Petrucelli, giocatore dagli avi originari di Orta di Atella e comunque apprezzato dal Poz soprattutto per la sua intensità difensiva. Peccato non poter contare sul passaportato Donte DiVincenzo, soprattutto dopo la super stagione in maglia New York Knicks. I tempi burocratici non sembrano poter sbloccare la situazione dell’atleta che ha dichiarato amore incondizionato all’Italia.

Alternative potrebbero essere Giordano Bortolani, convocato nell’ultima finestra delle nazionali e stimato dall’allenatore che potrebbe cucirgli addosso un ruolo da specialista offensivo; oppure quel Amedeo Della Valle che seppur fuori dal progetto azzurro potrebbe comunque tornare comodo. Ma è logico che tutto dipenderà dalla conta di chi sarà diisponibile.

IL LUNGO. Diouf questa estate ha lasciato Reggio Emilia per provare l’esperienza all’estero con l’obiettivo di uscire dalla comfort zone. Non c’ha pensato due volte ad accettare l’offerta del Breogan, formazione della Liga Acb. In terra galiziana il 2.08 di origini senegalesi aveva iniziato piuttosto bene la stagione dal doppio impegno in campionato e in Champions League.

Nella stessa settimana aveva contribuito fattivamente alla vittoria europea con l’Hapoel Holon, con una prestazione da 17 punti, 9 rimbalzi, 2 recuperi e 2 stoppate, tirando 5/6 dal campo e 7/10 ai liberi in 22’; e poi al successo domenicale contro Saragozza, realizzando 11 punti e 8 rimbalzi, tirando 4/7 da due e 3/4 dalla lunetta in 18’.

Col Saragozza l’ultima apparizione stagionale di Momo, che ha infatti saltato il resto dell’anno per un infortunio al ginocchio sinistro. Dopo essere venuto anche in italia per un consulto medico, alla fine si è sottoposto all’intervento chirurgico prima di Natale, e il suo rientro è previsto per i principi di maggio. In caso di sua sostituzione, le alternative sono chiare: Guglielmo Caruso o Amedeo Tessitori, remota la possibilità per Paul Biligha.

 

AZZURRI ALL'ESTERO, QUESTE LE CIFRE

Dal suo arrivo a Detroit Fontecchio ha giocato più di 30’, segnando 15.4 punti di media e tirando con il 47.9% dal campo ed il 42.6% da tre, aggiungendo 4.4 rimbalzi e 1.8 assist. Ai Pistons si è solo incrociato col connazionale Gallinari, che in un’annata nella quale ha cambiato tre squadre ha fatto registrare la migliore prestazione stagionale proprio nel Michigan: 20 punti con 4/4 da tre, 3 rimbalzi, 2 assist e 1 rubata in 22’ contro Cleveland. Procida ha disputando una buonissima stagione all’Alba Berlino tra Eurolega e Bundesliga. 8.3 i punti di media nella campagna europea in 17’, 9.6 punti a partita con 1.5 rimbalzi e 1.4 assist in campionato. Spagnolo, alla prima esperienza in Eurolega, 7.3 punti di media con 3.4 assist e 2.3 rimbalzi in 20’. 11 le partite in Liga Acb giocate da Diouf prima dell’infortunio: 7.6 punti, 3.4 rimbalzi, col 47.2% da due e il 73.9% ai liberi.


* per la rivista Basket Magazine

venerdì 10 giugno 2022

Italbasket, la lunga estate già caldissima

Italbasket, la lunga estate già caldissima



di Giovanni Bocciero*



DALLE DIFFICOLTÀ MOSTRATE negli ultimi impegni al commissario tecnico pro tempore, passando per i risvolti della guerra russo-ucraina, le parole d’amore di Danilo Gallinari, i giovani talenti del futuro e le indicazioni arrivate da coppe e campionato. Tutto questo si fonderà nell’estate azzurra dell’Italbasket, alle prese prima con le finestre di qualificazione al Mondiale 2023, e poi con l’Eurobasket 2022 di scena con il girone preliminare al Forum di Milano.

L’ESTATE AZZURRA. Ma andiamo con ordine e diamo innanzitutto uno sguardo al calendario della nazionale azzurra, che si radunerà per la prima volta il 20 giugno a Trieste. Lì dove tira sempre la bora gli uomini selezionati dal ct Meo Sacchetti ospiteranno per un’amichevole di prestigio la Slovenia il 25 giugno all’Allianz Dome. Un test match che servirà per rodare la squadra in vista dell’ultimo impegno, dopo l’esclusione finalmente decisa dalla Fiba di Russia e Bielorussia dalla prima fase di qualificazione alla World Cup 2023 influenzata dalla guerra in Ucraina. La Federazione italiana col sostegno del Coni, aveva già fatto sapere che non sarebbe scesa in campo il 1° luglio contro la nazionale russa. Per questo, dopo la preparazione a Trieste gli azzurri voleranno direttamente in Olanda per affrontare la partita decisiva per la qualificazione contro la nazionale orange guidata dal tecnico Maurizio Buscaglia in programma il 4 luglio ad Almere. La classifica attuale vede Italia e Islanda, entrambe a 4 punti, e l’Olanda fanalino di coda con i suoi 0 punti: battere gli orange significherebbe prendersi la testa del girone ed entrare nella seconda fase con 6 punti già all’attivo. A fine agosto, infatti, si giocheranno le prime due gare della seconda fase di qualificazione al Mondiale 2023. Ricordiamo che le squadre porteranno con sé i punti della prima fase e andranno ad incrociarsi con le formazioni qualificate del raggruppamento che comprende Spagna, Georgia, Ucraina e Macedonia del Nord.
Ancora impossibile conoscere le prime avversarie, si sanno però le date e le location, con il primo impegno in trasferta il 24 agosto, ed il secondo a Brescia il 27 agosto. Per queste due partite, dovremmo già vedere le idee chiare sulle scelte del ct per quel che riguarda i giocatori che comporranno la nazionale, che dal 28 agosto si trasferirà a Milano. Qui potrebbero giusto esserci gli ultimi tagli del roster, che inizierà a lavorare per l’esordio all’Eurobasket 2022. Dal 2 all’8 settembre l’Italia affronterà nell’ordine Estonia, Grecia, Ucraina, Croazia e Gran Bretagna alla ricerca del passaggio del turno per le fasi finali che saranno disputate a Berlino.


ALLENATORE PRO TEMPORE. L’estate azzurra vedrà forse per l’ultima volta sedere il ct Sacchetti sulla panchina dell’Italia. Il presidente federale Gianni Petrucci ha forse rilasciato una battuta poco piacevole nei suoi confronti, con quel siamo tutti pro tempore riferito alla permanenza con conseguente rinnovo dell’allenatore. Ciò non esclude che il connubio possa continuare, come successo proprio dodici mesi fa dopo il ritorno dell’Italia all’Olimpiade. Ma se in quel caso il risultato sportivo ha avuto un peso specifico fondamentale, questa volta potrebbe non essere importante in tal senso, ma conteranno più i rapporti e le vedute comuni. Un bandolo della matassa per nulla semplice da sciogliere insomma.

L’AUTOCANDIDATURA DEL GALLO. Se c’è qualcuno convinto di esserci, in particolar modo all’Eurobasket, questo è Gallinari. L’ala impegnata in Nba ha avuto parole al miele per la nazionale e sembra già molto carico per la competizione continentale che non solo ritornerà con la fase preliminare in Italia dopo 31 anni dalla sua ultima edizione, ma soprattutto sarà disputata nella sua Milano. Lui vuole esserci, bisognerà capire se ci sarà sin dalle gare di qualificazione al Mondiale 2023 di inizio luglio. Non solo lui, magari sperano di poter riallacciare i legami con l’azzurro anche Marco Belinelli e Gigi Datome, che l’anno scorso decisero di non indossare la maglia della nazionale. Una scelta che fece infuriare più il presidente Petrucci che l’allenatore Sacchetti, per la verità. Se oggi ci sono delle possibilità di rivederli a giocare con l’Italia, forse, però, lo sanno soltanto loro.

LE FUTURE PROMESSE. Alessandro Pajola e Nico Mannion sono già parte integrante della nazionale, ma rappresentano ancora delle future promesse perché possono e devono migliorare ulteriormente. Si tratta di maturare e diventare sempre più pilastri della squadra. Eppure se Pajola è stato nominato miglior difensore della serie A, un premio che non stupisce più di tanto. Mannion con la piccola mini rivoluzione a stagione in corso della Virtus Bologna, che ha ingaggiato tra gli altri l’ex azzurro Daniel Hackett, ha perso posto, minuti e fiducia. Si tratta di un giocatore forse da recuperare prima mentalmente che fisicamente, visto che quest’anno tra infortuni e covid non è stato neanche semplice per lui.

Ma lo stiamo dicendo da tempo ormai, soprattutto stiamo dedicando spazio sulla rivista a quelle che potrebbero essere le future promesse dell’Italia. Parliamo dei prospetti della cosiddetta ‘generazione z’, come Matteo Spagnolo e Gabriele Procida che appena terminato il campionato sono volati negli Stati Uniti dove hanno partecipato alla Draft combine di Chicago. O ancora Giordano Bortolani, che ha ricevuto un riconoscimento non indifferente quale miglior giovane della Basketball Champions League. Questi sono tutti in lizza per poter aspirare a conquistare la maglia azzurra per le qualificazioni al Mondiale 2023 prima, ma anche all’Eurobasket poi. Tra questi bisognerà invece scartare a priori il tanto atteso Paolo Banchero, che dedicherà l’intera estate a prepararsi per la stagione da rookie in Nba.

LA NAZIONALE CHE VERRÀ. In vista dell’Eurobasket la nazionale ritroverà sicuramente i grandi protagonisti dell’estate scorsa, come Niccolò Melli, Simone Fontecchio, Achille Polonara, Pippo Ricci. Ma successivamente si ripresenterà il problema delle convocazioni dei giocatori impegnati in Eurolega. E con la ‘promozione’ della Virtus Bologna che ha meritatamente vinto l’Eurocup la questione non potrà che acuirsi ancora di più. Non volendo comunque guardare il bicchiere mezzo vuoto, è importante come sottolineare che le indicazioni provenienti dal nostro campionato potranno diventare ancora più importanti. Ad esempio nella seconda finestra delle qualificazioni al Mondiale 2023 si è visto che Amedeo Della Valle si è conquistato con merito la convocazione. Con Brescia si è ritrovato, e non è un caso che sia stato votato quale Mvp della serie A. Sul futuro di quella che dovrà essere la squadra italiana lavorerà anche Gianmarco Pozzecco, che in estate sarà alla guida della nazionale under 23 sperimentale. Al via con il raduno di Roseto degli Abruzzi dal 26 giugno, la compagine parteciperà al torneo Global Jam di Toronto, dal 5 al 10 luglio, nel quale affronterà i pari età delle selezioni di Canada, Stati Uniti e Brasile. Un bel banco di prova dove mettere alla prova non solo i giocatori in campo, ma anche lo stesso allenatore. Perché se ci dovesse essere un dopo Sacchetti, anche Pozzecco sembrerebbe accreditato per prenderne il posto.


sabato 24 luglio 2021

Basket. Olimpiade Tokyo 2020. Analisi delle avversarie dell'Italia

 Girone difficile ma non impossibile, l'appuntamento è all'alba del 25 luglio per la prima palla a due

Esordio con la Germania

L'osso duro è l'Australia

Tedeschi già affrontati un mese fa, ma senza Gallinari, Mannion e Tonut. Wagner e Voigtmann gli elementi più pericolosi in una partita subito decisiva. Mills, Dellavedova e Ingles danno qualità alla squadra oceanica. La Nigeria con tanti Nba a roster è dotata di grande agonismo e atleticità


di Giovanni Bocciero*



L’IMPRESA DI BELGRADO resterà negli annali. Dopo 17 lunghissimi anni la Nazionale italiana di pallacanestro è ritornata alle Olimpiadi, ma c’è poco tempo per festeggiare. Tokyo è già dietro l’angolo, e il Ct Meo Sacchetti con il suo staff deve già studiare le avversarie che li attendono in Giappone. Precisiamo che il sorteggio dei tre raggruppamenti è avvenuto lo scorso 2 febbraio, e dunque con la vittoria del torneo Preolimpico gli azzurri sono stati inseriti automaticamente nel girone B con Australia, Nigeria e Germania.

L’esordio dell’Italia è fissato per la mattina del 25 luglio, alle ore 6:40 (13:40 a Tokyo, 7 ore di fuso orario) contro i tedeschi, anch’essi passati per le forche caudine del Preolimpico. In quel di Spalato la nazionale teutonica ha superato in semifinale i padroni di casa della Croazia e poi il Brasile in finale. Durante la preparazione le due squadre, con diverse assenze, già si sono affrontate nel torneo di Amburgo. A spuntarla in quell’occasione è stata la Germania con il punteggio di 91-79, a causa di un terzo quarto tremendo degli azzurri. Sarà di sicuro un’altra storia in Giappone, perché sarà un’Italia decisamente diversa. Innanzitutto con un Danilo Gallinari in più, ultimo innesto azzurro dopo la lunga cavalcata playoff con Atlanta, e soprattutto con Nico Mannion e Stefano Tonut che in quella partita sono rimasti fuori per scelta tecnica. Chissà che Sacchetti non ci abbia visto lungo provando a non scoprire troppo le carte contro quelli che potevano, allora, e che sono, adesso, avversari diretti alle Olimpiadi. La Germania invece è quasi identica a quella sfida. Squadra solida, che alterna il gioco dentro e fuori grazie ai buoni tiratori e ai lunghi di sostanza. Moritz Wagner, ala degli Orlando Magic, è stato il grande protagonista della vittoria contro il Brasile colpendo sia dall’arco che con le incursioni al ferro. Il quintetto collaudato prevede da play Maodo Lo, fresco campione di Germania con l’Alba Berlino insieme a Simone Fontecchio, con al fianco Andreas Obst e da ala piccola Niels Giffey dello Zalgiris. I due lunghi invece sono Johannes Thiemann, altro vincitore con l’Alba, e Johannes Voigtmann del Cska Mosca. Le migliori soluzioni dalla panchina, oltre al già citato Wagner, sono il play dei Washington Wizards di oltre 2 metri Isaac Bonga, con il quale potrebbero nascere dei mismatch complicati. Il pacchetto lunghi annovera l’ostico Danilo Barthel e Robin Benzing, che oltre ad essere 2.10 è pericoloso da 3 punti. Bisogna state attenti anche a Joshiko Saibou che se prende confidenza col canestro può diventare un indemoniato. Mentre scriviamo c’è l’incognita di Dennis Schroder (alla fine non convocato, ndr), con il quale la federazione tedesca deve trovare un accordo per l’assicurazione sugli infortuni. Indubbiamente una sua convocazione in extremis cambierebbe volto alla Germania, con il Ct Henrik Rodl che potrebbe sacrificare uno tra le ali Jan Niklas Wimberg e Lukas Wank per completare il roster a sua disposizione.


Australia quattro volte ai piedi del podio alle Olimpiadi
Il secondo match del raggruppamento si disputerà il 28 luglio con palla a due alle ore 10:20 contro l’Australia. La nazionale aborigena sarà il solito osso duro da affrontare. Il nucleo è quello che è riuscito a classificarsi quarto ai Mondiali del 2019 in Cina. Per questo tosto nonostante l’assenza della stella Ben Simmons, che ora come ora ha il morale piuttosto basso per le sue vicissitudini a Philadelphia. Ma può come sempre contare sull’esperienza maturata in tanti anni di Nba da diversi suoi rappresentanti. La cabina di regia è un affare dei veterani Patty Mills e Matt Dellavedova, entrambi vincitori di un anello. Sugli esterni agiranno Dante Exum, che è in cerca del palcoscenico che lo rivitalizzi dopo tanta panchina - causa anche infortuni - negli States, e Joe Ingles, che con i Jazz si sta affermando anno dopo anno come un giocatore completo e sempre utile. Occhi puntati anche su Josh Green, guardia tiratrice che ha giocato con Nico Mannion all’università di Arizona e che al suo primo anno tra i ‘pro’ in quel di Dallas ha condiviso lo spogliatoio per metà stagione con Nicolò Melli. A completare il pacchetto esterni Matisse Thybulle, compagno di squadra di Simmons a Philadelphia ed interessante 3&D, e quel Chris Goulding unico degli australiani con una esperienza italiana. Visto a Torino nel 2016, non ha lasciato un grandissimo ricordo nella sua breve parentesi fatta di 10 partite per 42 punti totali. Per quanto riguarda la frontline, l’Australia può contare su ben tre lunghi da 2.10 metri. Aron Baynes e Jock Landale sono quelli più rocciosi, con una dimensione interna di spicco, mentre Doup Reath, di origini sudsudanesi ed in forza alla Stella Rossa di Belgrado, è leggermente più mobile ed atletico rispetto ai compagni di reparto. Contro gli australiani sarà importante costringere i lunghi ad uscire dall’area, non solo per poterli attaccare in palleggio ma anche e soprattutto per negargli i tanti centimetri a rimbalzo dato che non è escluso che possano giocare con due dei tre citati contemporaneamente in campo. Completano il roster dei Boomers ufficializzato dal Ct Brian Goorjian, la guardia Nathan Sobey e l’ala Nickolas Kay.

Nigeria terza volta ai Giochi, mai oltre il decimo posto
L’ultima partita del girone vedrà l’Italia affrontare la Nigeria il 31 luglio alle ore 6:40. Alla terza partecipazione consecutiva ai Giochi, la nazionale africana dallo scorso anno ha affidato la guida tecnica a coach Mike Brown, l’ex capo allenatore di Cleveland e oggi vice ai Warriors, che si è cimentato con grande voglia in questa nuova avventura. Per il camp di preparazione che ha avuto luogo in California è stata diramata una lista di ben 49 atleti, tanti dei quali impegnati in Nba o con esperienza nel campionato americano. Nel complesso la Nigeria farà sicuramente molto affidamento sull’aspetto agonistico. Atletismo ed aggressività saranno i punti chiave della squadra che aspira, nelle parole del suo Ct, ad andare oltre le più rosee aspettative riscrivendo, perché no, la storia della pallacanestro africana alle Olimpiadi. Contro di loro sarà magari importante controllare il ritmo della gara, mantenendolo quanto più basso possibile. Mentre scriviamo, Brown ha ristretto a quindici il numero dei giocatori ancora impegnati per il training camp e dunque in lizza per una maglia. Tra questi ci sono il trio dei Miami Heat Precious Achiuwa, Gabe Vincent e KZ Okpala, i veterani della nazionale Ekpe Udoh, dominante in Eurolega ai tempi del Fenerbahce (adesso ingaggiato dalla Virtus Bologna, ndr), Obi Emegano, Caleb Agada, Stanley Okoye, visto per quattro anni in Italia, e Michael Gbinije. Poi c’è Jahlil Okafor che ha deciso di giocare per la Nigeria dopo essere uscito dai radar degli Stati Uniti, gli altri giocatori che militano in Nba come Josh Okogie, Chimezie Metu e Jordan Nwora che hanno fatto molto bene ai Mondiali cinesi di due anni fa, seppur l’ultimo atleta è impegnato con Milwaukee alle Finals. Completano la lista Miye Oni, Chima Moneke e Ike Iroegbu. Ha fatto molto scalpore in patria l’esclusione del 37enne veterano Ike Diogu, al quale sono legati gli ultimi grandi successi dei D’Tigers. Ma come si dice, gli anni passano per tutti.

La formula dei Giochi è decisamente cambiata rispetto all’ultima partecipazione della nazionale azzurra. Con tre gruppi da quattro squadre, per accedere ai quarti di finale bisogna classificarsi nelle prime due posizioni del proprio raggruppamento oppure essere ripescati come una delle due migliori terze. Per comporre il tabellone dei quarti si procederà ad un sorteggio e da lì in poi le gare saranno ad eliminazione diretta, con la finalissima in programma alla Saitama Super Arena sabato 7 agosto.


* per la rivista Basket Magazine, chiusa il 9 luglio 2021

giovedì 27 settembre 2018

Bianchini su nazionale, Tanjevic, gli Nba e riforme

Bianchini su nazionale, Tanjevic, gli Nba e riforme



Interessante intervista al leggendario coach Valerio Bianchini in merito alle prestazioni della nazionali di Meo Sacchetti, alle riforme proposte da Boscia Tanjevic e alle accuse e utilizzo dei giocatori Nba.




lunedì 24 ottobre 2016

NBA Western: Power Ranking 2016/17

Di seguito il Power Ranging della Western Conference della NBA.

FONTE: ULTIMOUOMO.COM


di Giovanni Bocciero

1- GOLDEN STATE WARRIORS
Trovare un'altra squadra favorita come loro è difficile, anche in questa competitiva Western, ed a maggior ragione dopo aver strappato il sì del free agent più corteggiato dell'estate, tale Kevin Durant. Sicuramente però il team di coach Steve Kerr dovrà trovare quei giusti equilibri che il talento da solo non ti permette di avere così, dal nulla. Steph Curry e Klay Thompson dovranno dividersi il pallone con il nuovo arrivato, e soprattutto con il compagno Draymond Green. L'aver aumentato il talento ha significato comunque dover tagliare la profondità del roster, rimpolpato con seconde e terze linee.
FAVORITI

2- SAN ANTONIO SPURS
Il vuoto lasciato dal ritiro di Tim Duncan è stato in parte riempito dall'arrivo di Pau Gasol. Non può comunque essere tranquillo il guru Gregg Popovich che forse ancora non ha trovato la giusta lunghezza d'onda per comunicare con il designato erede LaMarcus Aldridge. Nonostante ciò il punto di forza della franchigia texana resta quel sistema che è capace di coinvolgere e far migliorare chiunque. In cabina di regia c'è il solito Tony Parker così come nel ruolo di ala quel Kawhi Leonard al quale silenziosamente sta passando il testimone di leader. Tagliato negli ultimi giorni il nostro Ryan Arcidiacono che dovrebbe finire in D-League.
CONTENDER

3- LOS ANGELES CLIPPERS
I Clippers sono forse al canto del cigno, semplicemente perché dopo anni in cui si è cercato di competere per il titolo adesso si è giunti ad un punto di non ritorno. Questo vale per coach Doc Rivers, vale per Chris Paul - che in verità il suo lo ha sempre fatto -, vale per Blake Griffin che nella passata stagione è arrivato ai ferri corti con la dirigenza. In estate ci si sarebbe aspettato qualche cambiamento significativo, e invece si è deciso di continuare con questi uomini che però dovranno dimostrare di essere tali necessariamente nel rettangolo di gioco.
CONTENDER

FONTE: BLEACHERREPORT.COM
4- HOUSTON ROCKETS
A Houston è atterrato Mike D'Antoni e di conseguenza è cambiata l'idea tattica che sarà prodotta dai Rockets. L'addio a Dwight Howard e gli arrivi di Ryan Anderson, Eric Gordon e Nené sono proprio lo specchio della filosofia dell'ex bandiera Olimpia Milano che vorrà correre e difendere grazie a Patrick Beverley, Trevor Ariza e Corey Brewer. Aspettiamoci una stagione da Mvp di James Harden, che nel ruolo di playmaker che gli si sta disegnando avrà ancora maggiormente il pallone tra le mani per poter offendere sia da realizzatore che da assistman.
PLAYOFFS

5- UTAH JAZZ
I mormoni stanno ritornando. Dopo aver dovuto ingoiare bocconi amari ma al contempo messo delle basi solide al progetto tecnico attuale, ci si è rinforzati con giocatori esperti e di carisma che non potranno che essere un valore aggiunto per i Jazz. Il mix è composto dai giovani "locali" come Gordon Hayward, Derrick Favors, Rudy Gobert, Alec Burks, Rodney Hood integrati in ruoli nevralgici da giocatori come il regista George Hill, il cecchino Joe Johnson ed il lungo Boris Diaw. Lo scorso anno furono sfiorati i playoffs, quest'anno dovrebbero essere centrati con sicurezza.
PLAYOFFS

6- PORTLAND TRAIL BLAZERS
I Trail Blazers ripartono da Terry Stotts - che meritava il premio di coach of the year l'anno passato - e Damian Lillard, autori e fautori tattici e pratici della straordinaria stagione che ha fatto di Portland una meravigliosa sorpresa. Ripetersi non è mai facile, ma il gruppo sembra piuttosto collaudato e soprattutto affiatato. Alla rivelazione C.J. McCollum, Mason Plumlee ed Al-Farouq Aminu in offseason sono stati aggiunti dei role players come Shabazz Napier, Evan Turner e Festus Ezeli che in teoria dovrebbero rappresentare delle valide alternative.
PLAYOFFS

7- DALLAS MAVERICKS
Il proprietario Mark Cuban ha, come sempre fa, investito affinché i suoi Mavericks possano essere competitivi e raggiungere la post season. Da Oakland è arrivata la coppia Harrison Barnes ed Andrew Bogut che ha sostituito quella composta da Chandler Parsons e Zaza Pachulia. Dirk Nowitzki dovrà per forza di cose limitarsi in regular season, ed i vari Deron Williams e Wesley Matthews sono delle punte di diamanti, ma anche giocatori ormai molto altalenanti nelle proprie prestazioni. Si può far bene, ma non aspettatevi nulla di particolare.
PLAYOFFS

8- MINNESOTA TIMBERWOLVES
Ottavo posto ai Timberwolves che già in questa stagione possono raccogliere grandi frutti dopo tutto ciò che hanno seminato da due anni a questa parte. Andrew Wiggins, Karl-Anthony Towns, Zach LaVine, Gorgui Dieng, e adesso il rookie Kris Dunn, sotto la regia dello spagnolo Ricky Rubio e soprattutto del nuovo tecnico Tom Thibodeau, che rappresenta il vero valore aggiunto di questa Minnesota, possono essere la vera grande sorpresa, che non farà fare altro che bruciare le tappe. Non dovessero arrivare i playoffs di certo non sarà una catastrofe.
OUTSIDER

FONTE: INTERBASKET.NET
9- OKLAHOMA CITY THUNDER
Mettere i Thunder in questa posizione è davvero difficile, nonostante l'addio di Kevin Durant. Oklahoma City può contare su di un campione come Russell Westbrook che avendo il pallino del gioco in mano è un candidato assoluto a diventare l'Mvp della stagione. Intorno a lui tanti giocatori giovani ed emergenti, come Victor Oladipo, Steven Adams, Enes Kanter, Andre Roberson ed il figlio d'arte Domantas Sabonis. Non è certamente in fase di rebuilding, ma coach Billy Donovan dovrà per forza di cose trovare il miglior assetto possibile nel più breve tempo.
OUTSIDER

10- MEMPHIS GRIZZLIES
Vederli così in basso dopo ciò che sono riusciti a fare nelle ultime stagioni fa senso, anche perché lo zoccolo duro del roster è rimasto pressoché identico, con i vari Marc Gasol, Zach Randolph, Tony Allen, il rinnovato Mike Conley. L'età media piuttosto alta, avvalorata dalla presenza di Vince Carter, fa pensare ad un ribasso delle prestazioni che naturalmente comporterà anche qualche sconfitta in più. Resta il fatto che puntare contro di loro può essere un bel rischio, a maggior ragione con l'innesto di Chandler Parsons.
OUTSIDER

11- NEW ORLEANS PELICANS
Partenza ad handicap per i Pelicans di coach Alvin Gentry che avranno fuori per l'inizio di stagione sia Jrue Holiday che Tyreke Evans. In più c'è un Anthony Davis che fisicamente non sembra reggere i ritmi forsennati di un intero campionato NBA. Eppure quando c'è alzate le mani. Terrence Jones e Lance Stephenson sono due scommesse molto interessanti, che se vinte possono spostare gli equilibri di questa Western. Occhi puntati anche sul rookie bahamense Buddy Hield che, con lo spazio che si ritroverà, potrebbe competere per il premio di ROY.
OUTSIDER

12- PHOENIX SUNS
Phoenix ha un diamante grezzo in Devin Booker, che quest'anno deve affermarsi, mentre Eric Bledsoe deve prendersi definitivamente le redini della squadra. Tutto il resto deve definirsi, a partire dai giovani T.J. Warren, Alex Len, Dragan Bender e Marquese Chriss. Può premiare la scelta della dirigenza di affiancare a questi delle chiocce come Leandro Barbosa e Jarred Dudley, anche se bisogna valutare le posizioni di Tyson Chandler e Brandon Knight che potrebbero partire durante la stagione. Attenzione a Tyler Ulis che potrebbe essere la grande rivelazione del campionato arancioviola.
OUTSIDER

13- DENVER NUGGETS
Il potenziale nello Stato del Colorado non manca, basti pensare a tutte le guardie ed ali che affollano il roster: il nostro Danilo Gallinari con la fascia da capitano al braccio, Will Barton, Wilson Chandler, Gary Harris, Jamal Murray. Quello di cui si avrebbe bisogno è un'asse play-pivot, dato che per il primo ruolo Emmanuel Mudiay è acerbo e Jameer Nelson è sul viale del tramonto, mentre in vernice la coppia composta da Nikola Jokic e Jusuf Nurkic è parecchio incostante. Qualche soluzione interna è rappresentata da Kenneth Faried, le cui prestazioni sono però drasticamente calate. Può essere fastidiosa nella singola partita, ci sembra poco a lungo andare.
OUTSIDER

FONTE: HOOPSHABIT.COM
14- SACRAMENTO KINGS
Solita squadra costruita senza una testa ed una coda, dove la notizia vera è che DeMarcus Cousins non ha cambiato divisa da gioco. Inutile dire che si guarda una partita dei Kings soltanto per ammirare l'ex pivot di Kentucky che meriterebbe una squadra competitiva per far esplodere tutto il suo potenziale. La dirigenza ha cercato di cedere a desta e a manca Rudy Gay e Ben McLemore ma non c'è riuscita, e non è detto che c'abbia messo una pietra sopra. La cabina di regia affidata a Ty Lawson e Darren Collison fa sorridere, per non dire altro. L'anarchia dominerà incontrastata, e si accettano scommesse per la durata di coach Dave Joerger.
DOWN

15- LOS ANGELES LAKERS
Chiuderanno la Western i Lakers, anche se il futuro sarà radioso se non ci saranno complicazioni. Con l'addio di Kobe Bryant saranno i giovani a dover rilanciare il team gialloviola contendendosi lo scettro lasciatogli proprio dal Black Mamba. D'Angelo Russell, Jordan Clarkson, Julius Randle, Larry Nance, Brandon Ingram sono una base di partenza davvero molto interessante, che al fianco di veterani come Jose Calderon, Luol Deng, Louis Williams, Nick Young, Metta World Peace non potrà fare altro che crescere e farsi le ossa necessarie per riportare in alto la franchigia della città degli angeli.
DOWN