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domenica 15 agosto 2021

Emoni Bates ha preferito il college al professionismo

 Emoni Bates ha preferito il college al professionismo


di Giovanni Bocciero *


Emoni Bates non sembrava destinato a calcare i parquet Ncaa, ma qualcosa ha cambiato gli scenari del suo recruiting aprendo a questa possibilità che si è tramutata in realtà con la scelta di Mmephis. Quel “qualcosa” è l’introduzione del NIL (acronimo di name, image, likeness), ovvero lo strumento che permetterà ai giocatori del college di guadagnare attraverso i propri diritti d’immagine.

Un fenomeno sin da adolescente

Bates attira l’attenzione dei media nazionali da quando è un dodicenne. Ad un torneo AAU si rende protagonista con una doppia doppia da 28 punti e 12 rimbalzi. Solo pochi mesi dopo cresce di dieci centimetri, il che lo porta ad un’altezza di 1.95 m, e riceve persino la prima offerta di borsa di studio da DePaul.

Al liceo si iscrive alla Lincoln HS ed esordisce con un’altra doppia doppia da 32 punti e 15 rimbalzi. Per tutta la stagione domina e infine segna il game winner che vale la finale di Stato. L’anno da sophomore è quello della consacrazione, non solo per i 63 punti segnati in una partita. Inizia con Sports Illustrated che gli concede la copertina, cosa che non accadeva per un liceale dai tempi di LeBron James. Finisce vincendo il Gatorade National Player of the Year diventando il primo sophomore della storia ad aggiudicarselo.

Emoni Bates, un fenomeno mediatico

L’estate scorsa è stata molto movimentata per il giovane Emoni. Mentre il papà, l’ex cestista Elgin Bates, ha fondato la Ypsi Prep Academy per prepararlo al meglio in vista della carriera da professionista, il ragazzo ha scioccato tutti annunciando il suo impegno con Michigan State (ironia della sorte, è nato all’ospedale di Ann Arbor nel campus dei rivali di Michigan). Con due anni di anticipo, questa decisione ha sollevato non poche maldicenze. La principale è stata quella che ipotizzava il suo impegno con gli Spartans come l’inizio di una sorta di collaborazione non ufficiale tra l’università di coach Tom Izzo e l’accademia di papà Bates.

Il talento di una nuova era

Nonostante la scelta dell’università, le possibilità di vedere Bates giocare con gli Spartans sono state da sempre basse. Questo perché il ragazzo sarebbe potuto essere il primo liceale dal 2006 a rendersi eleggibile per il draft Nba. Se infatti la lega avesse eliminato, come preannunciato, la regola degli ‘one and done’, il ragazzo avrebbe saltato il college e aperto la nuova era dei ‘prep to pro’, come Kobe Bryant o Kevin Garnett. Ed è per questo che i principali atenei come Duke o Kentucky non si sono prodigate più di tanto nel suo reclutamento.

La questione ‘one and done’ è invece attualmente in stallo tra tutte le parti coinvolte, e forse non se ne riparlerà prima della ridiscussione del contratto collettivo nel 2025. Scartata dunque l’ipotesi del salto immediato in Nba, il ragazzo non si è comunque arreso alla possibilità di monetizzare da subito. Dopotutto in molti lo considerano un talento generazionale, paragonato per stile, capacità e versatilità a Kevin Durant (2.06 m d’altezza con un wingspan da 208 cm e un range di tiro infinito) e con la stessa fama di uno Zion Williamson di alcuni anni fa.

All'inizio di agosto è anche arrivata la notizia del suo riclassificamento. Questo vuol dire che si diplomerà con un anno d’anticipo rispetto ai canonici quattro anni di liceo dell’istruzione americana. Ciononostante, compiendo 19 anni solo a gennaio 2023 non potrà rendersi eleggibile per il draft 2022. Questo significa che dovrà disputare due anni di college, o optare l'estate prossima per una esperienza già professionistica come quella della G League.

Il NIL per un cambio di rotta

Come prevedibile, lo scorso aprile ha strappato la lettera d’impegno con Michigan State ed ha aperto alla possibilità di firmare un contratto da professionista. Sul tavolo l’offerta della G League, che oltre a voler diventare un serbatoio diretto della Nba ha anche alzato di gran lunga i compensi minimi ai giocatori. Insomma, era quasi una certezza che Bates saltasse l’università. Ma la recente approvazione del NIL, però, ha cambiato i programmi del ragazzo. Infatti, con l’opportunità di guadagnare giocando al college ha di fatto preferito provare l'avventura in Ncaa invece di snobbarla del tutto.

Pensate solo che tra le sue opzioni vi era anche il campionato australiano, l’Nbl, quello che è stato il palcoscenico di LaMelo Ball due anni fa. Un campionato che offre gli stessi standard, per impianti, stipendi e competitività, oltre alla lingua, degli Stati Uniti, e per questo meta di diversi prospetti americani. Ma la sua scelta di giocare al college, a maggior ragione adesso che lo potrebbe vedere giocare due stagioni dopo il riclassificamento, può essere in qualche modo rivoluzionaria. Metterà l’anima in pace a coloro che vogliono vedere ‘fallire’ il sistema Ncaa?

Emoni Bates ha scelto Memphis come sua destinazione collegiale

Bates con questa clamorosamente decisione di accettare la borsa di studio di Memphis potrebbe dar vita ad un netto cambio di rotta. Nella sua margherita di scelte vi era anche il ritorno di fiamma di Michigan State che ci ha sperato sul serio. Ma l'offerta dei Tigers di coach Penny Hardaway, che solo qualche settimana prima hanno reclutato anche il roccioso centro Jalen Duren, si presentava troppo allettante per farsela sfuggire. Queste due aggiunte rendono Memphis, vincitrice del NIT nella passata stagione, tra le pretendenti al titolo quest'anno. Mentre la decisione di Bates, condizionata di sicuro dall'introduzione del NIL, ha fatto riacquistare grande interesse alla Ncaa agli occhi dei migliori prospetti liceali.


* per il sito web BasketballNcaa.com

martedì 28 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Alessandro Mamoli

Intervista esclusiva ad Alessandro Mamoli, giornalista di Sky Sport, con il quale abbiamo dato vita ad uno speciale NBA. Dalla tragica scomparsa di Kobe Bryant alla rievocazione della leggenda Michael Jordan con The Last Dance, al ritiro di Vince Carter. Un'analisi su cosa bisogna aspettarsi nella bolla di Orlando, e poi uno sguardo al Draft, alla G-League, alla Ncaa e alla "politica".


venerdì 29 maggio 2020

I video di Basket Timeout: G-League Ep. I

I video di Basket Timeout: G-League Ep. I

Nell'ultimo periodo la G-League è salita alla ribalta delle cronache per aver ingaggiato i migliori liceali strappandoli alla Ncaa. Ma quanto la conoscete come campionato e chi vi ha giocato in passato? Con l'amico Domenico Landolfo una panoramica tra storia e presente. 


lunedì 20 aprile 2020

I dollari della G-League risolvono il problema "pagamenti" al college


Di Nico Landolfo e Giovanni Bocciero

Non è un caso, non lo è di certo e le tracce sembrano far pensare ad un piano ben architettato. Altrettanto inverosimile è che la rivoluzione americana del mondo sportivo arrivi nel momento in cui si devono massimizzare i guadagni perché tutto il mondo – e parecchi stipendi con esso – sono belli che messi in freezer. La scelta di coach Sam Mitchell per la franchigiadella California del Sud della G-League, una delle "special ones" che avranno calendario speciale e soprattutto che vedranno tra le proprie fila i top prospect delle HS che non sceglieranno il college. Quindi sarà l’ex coach dei Raptors – anche coach dell’anno NBA nel 2007 - a supervisionare la maturazione cestistica di Jalen Green, colui che ha scavalcato il muro, l’asteroide che distrugge le fondamenta giurassiche delle certezze del basket “fatto in casa” made in USA. Non è buttata lì la scelta di Mitchell, uno che era stato sputato dalla NBA (3° giro, 54ma scelta di Houston al draft 1985), che ha dovuto guadagnarsi da vivere tra campionati militari, la Francia (a Montpellier sotto coach Pierre Galle) e soprattutto la vecchia CBA (Wisconsin Flyers e Rapid City Thrillers), ossia la vecchia lega di sviluppo. Sarà questo, sarà altro, prima ad Indiana che poi soprattutto a Minnesota, il suo ruolo è importante, ma anche e soprattutto quello di mentoring di giovani prospetti. E se il nome di Kevin Garnett, che divenne il suo protetto nell’anno da rookie, può essere indicativo, si capisce perché il Commissioner Shareef Abdul-Rahim abbia pensato proprio all’ex coach di Andrea Bargnani a Toronto – tra i tanti allenatori senza pino su cui sedere – per la sua prima nuova franchigia della “nuova era” targata G-League.


Non è un caso la scelta di Mitchell, a maggior ragione per i suoi precedenti. Un incarico, quello cucitogli su misura come un abito, che assomiglia ad un ponte tra il liceo ed il professionismo così da bypassare appositamente il college. Solo un anno fa, infatti, Mitchell era assistant coach di Penny Hardaway a Memphis. Università che quest’anno si è accaparrata le prestazioni del miglior prospetto degli States James Wiseman, e altri cinque prospetti della Espn top 100. Il reclutamento di Wiseman è poi finito sotto inchiesta, con squalifica del giocatore che ha deciso di lasciare anzitempo l'università e prepararsi individualmente per il prossimo draft che lo vedrà essere chiamato con una delle prime tre scelte. La domanda che bisogna porsi, adesso, è però un altra. La Ncaa sopravvivrà senza i top prospect? La risposta: sì. Le storiche rivalità, la March Madness, sono troppo coinvolgenti ed appassionanti, e poi alla fine vince sempre l'università con il miglior sistema di gioco e non quella con i talenti. E allora c'è da pensare. Se è vero che il tutto sembra così ben architettato, non può esserci che ci sia il placet della stessa Ncaa. E allora altro che "dito medio della NBA". Insomma, così facendo la commissione del college si toglierebbe una volta per tutte l'incombenza di dover stare appresso a questi giovani talenti e indagare se vi siano stati dei "pagamenti" o meno nella scelta del college. A pensar male si fa peccato ma spesso si indovina.