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sabato 9 agosto 2025

La stagione a bordo campo di Andrea Meneghin: «Meno scontata del previsto, con qualche italiano in più in evidenza»

La stagione vista a bordo campo da Andrea Meneghin: «Meno scontata del previsto, con qualche italiano in più in evidenza»

«La Virtus cresciuta nel finale, Milano scollata e confusa»

«Brescia ha rispecchiato l'ewsperienza di Poeta in campo. Trento una meravigliosa sorpresa grazie alla filosofia del club. Trapani e Trieste meravigliose guastafeste, Venezia e Tortona hanno deluso. In Italia si fatica a vedere di buon occhio proprietà straniere. In bocca al lupo a Napoli e Rizzetta, a Varese il progetto ha comunque lanciato giovani interessanti anche in ottica nazionale»


di Giovanni Bocciero*


L’epilogo del campionato di serie A è stato meno scontato del pronostico, anche se lo scudetto alla fine è rimasto sull’A1 ed ha preso la direzione di Bologna dopo tre anni dominati da Milano. Fatale, ancora una volta, la maledizione della Supercoppa, che non aiuta per niente chi inizia la stagione alzando al cielo il primo trofeo dell’anno.

«Complimenti alla Virtus per come ha affrontato i playoff, per come è cresciuta dopo la delusione dell’Eurolega - il commento di Andrea Meneghin -, in un ambiente dove pesano le sconfitte e ci si aspettano sempre grandi risultati. In un momento di forma non ottimale, Banchi ha fatto una scelta coraggiosa dando le dimissioni e capendo che non riusciva a dare più nulla alla squadra per farla esprimere al meglio. L’arrivo di Ivanovic ha riattivato il talento e la fisicità di Bologna, anche in virtù di alcune scelte di mercato, accorciando le rotazioni e prendendo un giocatore come Taylor che è risultato un innesto vincente».

«Insomma, una stagione finita nel migliore dei modi per un gruppo di campioni che ha mentalità vincente, senza dimenticare la questione Polonara che evidentemente loro sapevano già da molto prima. Un evento che può scombussolarti ma che ha fatto emergere l’eccezionale lavoro di squadra della Virtus più che il singolo individuo. Shengelia ha strameritato il premio di Mvp, ma Bologna ha stupito dal punto di vista dell’organizzazione difensiva, offensiva e di opzioni».

Milano ha invece rappresentato l’altra faccia della medaglia delle due grandi. «Sono sempre stato dell’idea che l’Olimpia si potesse concedere il lusso, tra virgolette, di poter perdere qualche partita in più. Avendo quel roster da Eurolega con potenziale, secondo i più esperti, per arrivare sino alla Final four, poneva il vantaggio del fattore campo come non una priorità - l’analisi dell’oggi commentatore tv -, poi dimostrato anche in passato. È mancata serenità, forse compattezza di squadra, al di là degli infortuni coi quali si sono dovuti fare i conti ed in particolare con quello di Nebo, sul quale si era affidato parecchio peso difensivo».

«Si è trovato un assetto di emergenza, con Leday e Mirotic che hanno fatto impazzire e messo in crisi le difese avversarie, salvo poi, come spesso succede a questo livello, venire colpiti nel punto debole di quella coppia mettendola in difficoltà. E così quel filotto di vittorie consecutive anche in campo europeo non è stato replicato nella seconda parte della stagione, mancando ancora una volta i playoff in Eurolega».

«L’Olimpia si è così potuta concentrare solo sul campionato, ma non ci è arrivata come sperava. Tanti giocatori per scelta tecnica, che bisognerebbe chiedere a Messina, non sono stati utilizzati o usati col contagocce, vedi Caruso piuttosto che Tonut, e ti hanno portato a competere con una Virtus allo stremo delle energie, con un calo di tensione, non avendo risposte da diversi giocatori, e con problemi tecnici in campo che hanno esaltato i meriti degli avversari».

Una scelta ha riguardato anche rinunciare a Melli, che poi ha vinto l’Eurolega col Fenerbahce. «Coincidenze, fatti, conseguenze, ognuno può vederli come vuole. Melli inseguiva l’Eurolega da tutta la propria carriera, e finalmente è riuscito a raggiungerla. Non so neanche quantificare la sua gioia nell’alzare quel trofeo. Per quanto riguarda Messina, non si possono negare che ha avuto delle difficoltà nel gestire alcuni giocatori e dargli fiducia. Quello che ho notato dall’esterno, è che la squadra tante volte è sembrata scollata sia in attacco che in difesa, confusa».

E proprio perché squadra e tecnico sono sembrate spesso due entità differenti, con il ritorno di Poeta si va delineando un altro futuro. «In qualunque sport di squadra c’è sempre un concorso di colpa su queste situazioni, proprio perché c’è necessità di avere unità d’intenti. Fortunatamente, chi ancora oggi lavora meglio insieme ed è focalizzato all’unisono riesce a portare a casa il risultato. Obiettivamente, non posso sapere quale fosse la situazione all’interno dello spogliatoio di Milano, ma certamente non è sembrata determinata come in altre occasioni e in altre annate. Da fuori è sembrato che non ci fosse la giusta armonia tra staff e giocatori, tant’è che nelle difficoltà si è reagito in maniera diversa rispetto alla Virtus».

Veniamo ai vinti, quella Brescia giunta sino in finale al primo anno da head coach di Poeta. «Nel loro modo di giocare si è vista tutta l’esperienza da giocatore di Poeta. Ha messo tutti nelle migliori condizioni per potersi esprimere, con gerarchie definite e tanta semplicità e passione. Seppur con un roster poco lungo, la squadra ha trovato il suo equilibrio grazie anche ad atleti che sanno giocare. Nel corso della stagione hanno lavorato bene e approfittato delle settimane senza impegni europei per recuperare gli acciacchi fisici».

«E poi si vedeva che andavano in palestra per divertirsi, e questo rende tutto più bello nonostante la fatica - la chiosa di Meneghin -. Inevitabilmente i risultati e le gioie poi arrivano. Un traguardo storico come la finale scudetto, credo possa essere paragonata alla vittoria della Coppa Italia seppur con un sapore diverso, ma con tutta l’energia e l’entusiasmo dell’ambiente. Reputo che il segreto di Poeta così come per tutto lo staff, al di là del fatto che in qualunque momento è sempre rimasto calmo, sia stato di mettere i giocatori nelle migliori condizioni possibili coprendo i difetti e amplificando ed esaltando i punti di forza».

La serie A ci ha regalato anche due matricole terribili. «Le due neopromosse Trapani e Trieste sono state delle meravigliose sorprese, perché hanno disputato un campionato spettacolare. Ai siciliani è mancata lucidità in semifinale, però ciò non toglie l’esaltante cavalcata arrivando a giocarsi il primo posto in stagione regolare, esprimendo un gioco spumeggiante, divertente, aggressivo, spettacolare, che ha esaltato diversi protagonisti ed in particolare il gran lavoro di Repesa. Molto bene anche Trieste, che però ha trovato sul proprio cammino Brescia, ed è andata avanti anche in Coppa Italia pur avendo un giocatore importante come Ross fuori per infortunio. Sono arrivati ad un passo dal giocarsi la finale facendo tremare Trento sino all’ultimo».

Ecco Trento, che ha vinto la Coppa Italia e fatto incetta di premi individuali: ben cinque. «Trento assolutamente una nota lieta grazie alla filosofia della società. Per gli investimenti fatti, il mix di gioventù e veterani, e l’idea di giocare sempre le coppe europee, ha permesso di coronare un sogno con la Coppa Italia. Vinta soffrendo, sin dal quarto con Reggio Emilia, prima del trionfo con Milano. Trento ha espresso un gioco aggressivo, bello, mai banale, esaltando l’atletismo ed i giovani, studiati con un lavoro di scouting alle spalle strepitoso».

«Senza nulla togliere alle qualità di Galbiati che ha saputo fare non bene, ma benissimo - la valutazione di Meneghin -, con il rammarico forse di aver disputato i playoff non al completo per una serie di infortuni che hanno un po’ stravolto l’identità della squadra. Adesso sotto con una nuova sfida, perché la squadra deve essere ricostruita, ed è stata affidata ad un altro grande allenatore come Cancellieri».

Non solo Eurolega, non solo Milano e Bologna. Altri club hanno disputato le coppe europee con risultati non sempre lusinghieri. E il doppio impegno alla lunga si è fatto sentire. «Per Tortona alti e bassi in campionato, e quando sembrava aver trovato la dritta via ha avuto qualche scivolone di troppo. Anche la stagione europea bene fino ad un certo punto. Annata sotto le aspettative perché ci si aspettava di più. Però siccome c’è stata tanta competizione, con Trapani e Trieste che hanno fatto le guastafeste togliendo due posizioni, hanno messo in difficoltà quelle dietro, tra cui Tortona, ma anche Venezia e Reggio Emilia».

«Gli emiliani hanno conquistato i playoff con qualche turno d’anticipo, e a tratti sono stati devastanti. Credevo potessero vincere la Coppa Italia per come hanno giocato 35’ contro Trento. Poi sono state decisive un paio di giocate di talento dei trentini. Nel finale di stagione gli acciacchi hanno compromesso anche il cammino in Bcl, ma hanno giocato un basket molto europeo con quella durezza difensiva e il tatticismo di Priftis. Venezia ha invece deluso più di tutti, nonostante i tanti infortuni che gli ha impedito di giocare spesso senza la formazione titolare. Con quel roster ci si aspettava che facesse di più. È andata vicina all’impresa con Bologna in gara 5, e conquistati i playoff di Eurocup, ma per il potenziale poteva e doveva andare più avanti e invece si è spesso persa nei dettagli».

Un’altra proprietà straniera si è appena affacciata nel nostro paese, a Napoli. Esperienze, queste, piuttosto alterne e non sempre foriere di buoni risultati. «In Italia è difficile operare per una proprietà straniera, perché siamo un po’ tutti abituati alle grandi famiglie o al mecenate di turno, imprenditori del posto e magari anche tifosi. La storia del nostro basket - ha rammentato il commentatore tv - è sempre stata segnata da squadre abbinate a illustri marchi. Per il tifoso italiano c’è sempre il timore che una proprietà estera possa non far funzionare tutto bene».

«Però vedi Trieste, dove la pallacanestro è rinata sposando perfettamente i valori della città e trovando feeling con i tifosi che è la cosa principale. Dare solidità, fare investimenti, portare giocatori con nome ma efficienti in campo è essenziale. Da contraltare a Pistoia si è visto un anno disastroso, dove la proprietà ha lasciato cuori infranti. Le altre hanno sempre fatto il massimo, come Scola a Varese ad esempio. Ma si tratta di una piazza non semplice. Sbagliando s’impara e, pur facendo tutto in buona fede è importante crescere, capire e non ripetere gli stessi errori».

«Però la stessa Varese sta investendo molto sui giovani, vedi Librizzi o Assui, che giocano e permettono anche di creare identità e attaccamento. E questo senza un budget di prim’ordine. La società è presente e cerca di fare il meglio possibile, ottenendo il massimo risultato ottimizzando i costi. La passione e il pubblico arrivano dai risultati, e Napoli non può trascendere da questo. Adesso bisogna vedere l’operato della nuova proprietà con Rizzetta in testa, ma già la firma di Magro come allenatore mi sembra un ottimo inizio».

Cosa ha lasciato questo campionato in ottica nazionale? «Le risposte degli italiani ci sono state, ed anche parecchie. Per il discorso nazionale però, a volte non bastano i grandi numeri, perché bisogna che ci si sposi con l’idea di gioco dell’allenatore, e con l’identità e la struttura del gruppo. Gli italiani hanno dimostrato di essere pronti in caso di chiamata, ma sono tante piccole cose, soprattutto caratteriali, che comportano una convocazione».

«Logico che più profili abbiamo meglio è per il bene della nazionale». E allora Della Valle? «La meriterebbe, e so che culla così tanto il sogno dell’Olimpiade che si è reso disponibile per il 3x3 per rappresentare l’Italia. Se Pozzecco dovesse chiamarlo - ha concluso l’ex medaglia d’oro europea a Parigi 1999 -, immagino che lui correrebbe di corsa senza creare problemi. Ma è il coach e lo staff a decidere».


* per la rivista Basket Magazine



martedì 10 gennaio 2023

Dada Pascolo si racconta: «Adesso penso solo a Piacenza»

Dada Pascolo si racconta: «Adesso penso solo a Piacenza»


Dall'escalation con l'Aquila Trento che l'ha portato alla ribalta nazionale, al rammarico di non aver disputato la grande competizione con l'Italbasket. Davide 'Dada' Pascolo si è raccontato, e a 32 anni guarda con grande aspirazione al futuro. Per la nazionale «mai dire mai. Ogni giocatore italiano ci aspira - ha ricordato l'ala -, ed ho sempre detto che è una conseguenza». Ripartito dall'Assigeco Piacenza dopo gli infortuni che lo hanno penalizzato tra l'apice della carriera con l'Olimpia Milano e la nazionale appunto, non si pone limiti neppure per un ritorno in serie A, anche se «adesso penso solo a dare il massimo e a fare bene qui a Piacenza».

mercoledì 30 gennaio 2019

Trento, con Craft è partita la rincorsa

Anche quest'anno un avvio difficile, poi il recupero. Nelle ultime due stagioni l'inseguimento si è concluso con la finale scudetto: un precedente che stimola




di Giovanni Bocciero*


TRENTO. “Chi ben comincia è a metà dell’opera”. Questo detto evidentemente ha un effetto contrario per la Dolomiti Energia Trento, che negli ultimi due campionati pur partendo molto a rilento ha poi saputo raddrizzare la barra arrivando addirittura a disputare due finali scudetto. C’è un altro proverbio che recita “non c’è due senza tre”, e visto che la formazione trentina anche quest’anno non ha iniziato bene, chissà che proprio nel rispetto di tale detto non possa ritrovarsi il prossimo giugno a competere ancora una volta per il tricolore.
Capiamo il perché di queste false partenze dell’Aquila, se ci sono similitudini tra le stagioni e quali possono essere le cause. Innanzitutto proviamo a capire il pensiero di un ex atleta come Tomas Ress, oggi ambassador dell’academy bianconera, nell’affrontare un avvio di stagione tutto in salita. «Per fortuna esperienze del genere non ne ho vissute da giocatore, e quindi posso solo immaginarle. Trento non è partita benissimo anche perché ha avuto degli imprevisti in pre-season che hanno ritardato tutto il processo di crescita della squadra: fisica, mentale e di unione. Poi qualche scelta è stata smentita dal campo, anche se l’innesto di Craft ha sollevato il morale». Per uscire da questo tunnel la ricetta non può che essere l’allenamento. «Ogni squadra ha l’obiettivo di far migliorare i propri giocatori - ha continuato l’ex Reyer Venezia - giorno per giorno. Coach Maurizio Buscaglia e tutto il suo staff coinvolgono i giocatori che hanno a disposizione affinché migliorino soprattutto come coesione difensiva. All’inizio hanno faticato a trovare ritmo risentendone durante la prima parte di campionato, ma pian piano - ha concluso Ress - stanno trovando continuità».
SEMPRE AI PLAYOFF NEI QUATTRO ANNI DI SERIE A, ANCHE SE NELLE
ULTIME TRE STAGIONI HA FALLITO LE FINAL EIGHT: SPECCHIO DI UNA
SQUADRA CHE MIGLIORA SEMPRE PARTITA DOPO PARTITA
Sicuramente il mercato non aiuta il club di stanza sulle rive dell’Adige, costretto ogni estate a salutare i migliori giocatori allettati da squadre più blasonate e lauti compensi. «Il grande problema di Trento è che quando prende dei giocatori - ha commentato il procuratore Riccardo Sbezzi -, questi giocano talmente bene che l’anno dopo altri club glieli tolgono. Questo fa sì che ogni anno deve ricostruire, e indovinare sempre gli atleti non è semplice. A volte può succedere che si venga a creare una situazione di difficoltà, ma la dirigenza è brava a sistemare le cose in corsa».
Il punto di vista di Sbezzi è una fotografia che inquadra molto bene la realtà, esaltando le qualità organizzative della Dolomiti Energia. «Il loro segreto è la filosofia societaria. Un club sereno, ma all’interno molto autocritico che cambia in corsa le scelte fatte, vuol dire che ha grandi capacità che alla fine premiano la squadra. Non a caso, o di riffa o di raffa, Trento si ritrova sempre nelle primissime posizioni. E non va sottovalutato che, seppur in difficoltà, sono bravi a trovare le soluzioni migliori che, come Shields, poi si rivelato addirittura un upgrade. Spesso queste situazioni sono frutto della casualità, ma non nel caso di Trento che è una società seria e competente - ha concluso Sbezzi -, che credo farà ugualmente i playoff e sarà una mina vagante».
Nonostante tre consecutivi inizi di campionato difficili, i protagonisti della società trentina non li reputano simili. «Queste partenze non si assomigliano se non per i risultati - ha esordito coach Buscaglia -. Quest’anno siamo partiti ad handicap perché abbiamo deciso di aspettare dei giocatori che non erano ancora del tutto recuperati fisicamente come Marble e Pascolo, e ovviamente questo ha significato aspettare il tempo necessario per lavorare tutti insieme. Non vogliamo certamente partire male, ma lavoriamo ogni giorno provando a fare i nostri ragionamenti su cosa e come possiamo migliorare per alzare il rendimento dei singoli e della squadra. Il nostro metodo di lavoro ha bisogno di tempo per essere assimilato, e cambiare i giocatori non aiuta»«L’unico comun denominatore è il mercato - ha replicato il giemme Trainotti - che ogni anno ci vede costretti a fare dei cambiamenti in ruoli chiave, come Shields e Sutton. Purtroppo quando si fanno delle buone stagioni i nostri giocatori più importanti ricevono offerte economiche che non possiamo permetterci, e inserire nuovi giocatori comporta che all’inizio troviamo difficoltà nell’amalgama. Le partenze delle ultime stagioni sono state condizionate soprattutto da questo aspetto, anche se poi ogni campionato è diverso dagli altri».
TOMAS RESS: "IMPREVISTI IN PRESEASON CHE HANNO RITARDATO
IL PROCESSO DI CRESCITA FISICA, MENTALE E DI UNIONE DELLA
SQUADRA, CRAFT HA RISOLLEVATO IL MORALE"
La grande forza dell’Aquila è riposta nel club, fiducioso e lungimirante. «Abbiamo la fortuna di avere una proprietà - ha continuato il giemme - che dà grande autonomia alla parte sportiva. Per noi dirigenti diventa anche più semplice prendere certe decisioni perché comunque non si ha quella pressione quotidiana che invece si può avere in altri contesti. Di conseguenza se noi dirigenti possiamo avere pazienza, questa ricade sullo staff tecnico e sui giocatori. E credo che pur non essendo un aspetto decisivo, sia sicuramente fondamentale per poter lavorare con serenità e trovare le soluzioni ai problemi che poi affiorano»«La società mette tutti nelle migliori condizioni di lavoro - ha dichiarato il coach -. Perdere non va bene e non fa piacere, ma si parla e ci si confronta. Il club ha le spalle forti da trasmettere insieme alla giusta pressione anche serenità. Non a caso nel momento peggiore della stagione, quando avevamo poche vittorie, nella logica tensione di chi non vince abbiamo sempre e solo parlato di lavorare senza dare di matto».
A Trento le scelte vengono ponderate e prese di comune accordo tra dirigenza e staff. «Nelle situazioni di difficoltà credo che i dirigenti abbiano due possibilità. La prima - ha raccontato Trainotti - è quella di prendere decisioni affrettate che alla fine servono solo per far vedere di essere operativi, cercando di tenere quieta la piazza. Farsi prendere da tensione ed emotività non è sicuramente una cosa positiva. L’altra strada è quella di fare delle scelte in funzione della squadra. Noi aspettiamo la soluzione giusta che possa permettere al roster di fare un passo avanti. La più grande fortuna di lavorare all’Aquila - ha concluso il giemme -, credo sia proprio la capacità di saper gestire queste situazioni».
La Dolomiti Energia pian piano sta risalendo la china, ma nonostante ciò coach Buscaglia non si pone obiettivi e pensa solo a vincere la prossima partita, consapevole che la priorità è la difesa. «Lavoriamo ogni giorno perché la strada è ancora molto lunga. Vogliamo cercare la quadratura e migliorare l’identità di squadra, senza dimenticare che questo è un campionato molto difficile. Siamo consapevoli di chi siamo e che dobbiamo combattere per qualsiasi cosa, anche salvarsi se ce ne fosse bisogno. Per questo, al momento, l’obiettivo è fare bene in ogni partita. E dopo uno stop dobbiamo riprendere immediatamente la corsa. Siamo ancora lontani dal tipo di squadra che vogliamo essere, al di là dei risultati. Sappiamo perfettamente che per vincere le partite bisogna difendere e passarsi il pallone, e in questo momento la nostra difesa sta crescendo anche se fa fatica in tutti gli uomini e per tutto l’arco della partita. Penso che il passo successivo, dopo aver trovato la quadra del cerchio, sia proprio quello di puntellare l’aspetto difensivo che adesso - ha concluso Buscaglia - ha buoni picchi d’intensità ma non è costante».
TRAINOTTI: "C'E' ANCHE IL FATTO CHE VALORIZZIAMO I NOSTRI
GIOCATORI CHE A FINE STAGIONE RICEVONO OFFERTE PER NOI
INSOSTENIBILI PER CUI OGNI VOLTA DOBBIAMO RICOMINCIARE DA CAPO"
Il giornalista Andrea Tosi (Gazzetta dello Sport), oltre a non spiegarsi le cause di queste false partenze, punta il dito contro la coperta corta. «È un fatto molto curioso e talmente difficile da spiegare che neppure l’allenatore ci riesce. Mi viene da pensare che probabilmente ci sia qualcosa di sbagliato nella preparazione estiva, o di voluto affinché la squadra venga fuori in primavera. Inoltre, va tenuto presente che Trento non ha mai avuto degli organici molto profondi. Per cui dovendo spremere energie sempre da quei sette-otto atleti, e disputando anche l’Eurocup, è possibile che si concordi un programma sul medio-lungo termine che nei primi mesi di campionato crea problemi di brillantezza. Ovviamente non credo che queste false partenze siano volute, semplicemente la società è consapevole di tale scelta, di tale rischio, che finora ha pagato bene».
La Dolomiti Energia non ha mai mancato l’accesso ai playoff scudetto in quattro anni di serie A, ma ha fatto sempre più fatica a qualificarsi alle Final Eight di Coppa Italia per via delle disastrose prime parti di campionato. Da questo dato arriva lo spunto. «Il club rimane uno dei migliori come struttura, con gerarchie precise e poche persone che parlano senza fare confusione. Certamente se Buscaglia avesse perso un altro paio di partite - ha analizzato il giornalista - immagino che avrebbe perso il posto di lavoro. Per sua fortuna non è stato così, e gliene va dato atto perché nel delicato ruolo dell’allenatore si assume sempre le sue responsabilità. Inoltre, mentre nei due campionati scorsi Trento è partita malino e non è riuscita a qualificarsi per la Coppa Italia, quest’anno è partita malissimo e pure è stata in piena corsa per disputarle. Per cui è tutto molto relativo». Ma l’Aquila può ripetersi ai playoff? «Un mese fa avrei risposto sicuro di no. Adesso però è in ballo per le prime otto posizioni e non mi sento di escludere che possa lottare ancora una volta per lo scudetto. Gli do - ha concluso Tosi - una possibilità».



Gli avvii stentati hanno compromesso
la qualificazione alle Final Eight

La Dolomiti Energia Trento per la terza stagione consecutiva ha avuto un inizio di campionato complicato. Nel 2016/17 dopo la sconfitta all’esordio seguirono tre successi e poi quattro battute d’arresto. Al termine del girone d’andata aveva un record di 6-9, e questo non fu sufficiente per qualificarsi alle Final Eight. Con sei vittorie in fila, nove in dieci gare, e l’innesto di Dominique Sutton, Trento chiude al quarto posto e ai playoff schiaccia 3-0 Sassari e ribalta il fattore campo con Milano (1-4). In finale perde 4-2 con Venezia.
La stagione 2017/18 inizia con due successi nei primi sette turni. Una striscia di quattro vittorie la rimette in carreggiata, però perde le ultime due gare del girone d’andata (7-8) mancando di nuovo l’accesso alla Coppa Italia. Con undici ‘doppie v’ nelle tredici giornate conclusive arriva ai playoff da quinta classificata. Con uno Shavon Shields fantasmagorico i trentini superano Avellino (1-3) e Venezia (1-3), ma perdono con Milano la finale ancora per 4-2. Quest’anno Trento ha raccolto il primo successo al sesto turno, e con il ritorno in regia di Aaron Craft ha infilato quattro vittorie consecutive che gli hanno permesso di scalare la classifica, anche se il prevedibile stop di Milano e poi il ko interno con Brindisi gli ha negato una volta di più le Final Eight.



* per il mensile BASKET MAGAZINE

venerdì 12 ottobre 2018

Non è mondo per giovani. Sono 18 gli U22 nei roster di serie A

Troppo esiguo il numero degli under aggregati alle prime squadre, è necessario un cambio di rotta

Sono appena dieci i ventenni nei roster di serie A

Tra i vice campioni del mondo del 2017, solo Okeke, Mezzanotte e Pajola trovano posto nelle squadre del massimo campionato. Sono 18 gli under 22


di Giovanni Bocciero*



Questo campionato non è per gli italiani, a maggior ragione se giovani. Se stessimo scrivendo un poema cestistico potrebbe essere questa la giusta locuzione introduttiva. Come un cane che si morde la coda torniamo sul problema dello scarso utilizzo dei nostri giovani in serie A. Un trend che si riflette sulla nazionale tanto che il ct Meo Sacchetti per le ultime convocazioni è stato costretto ad attingere anche dal campionato di A2. Numeri davvero esigui quelli che raccontano di appena dieci under 20 aggregati ai roster, meno di uno a squadra. Numeri che prendono più corpo se allarghiamo il range agli under 22, salendo così a 18 elementi. Un dato comunque insufficiente per un movimento che deve inesorabilmente ripartire dalla linea verde.
ANDREA MEZZANOTTE, NEO ACQUISTO DI TRENTO
IN MAGLIA AZZURRA AL MONDIALE U19 DEL 2017
Anche nella pallacanestro come nel mondo del lavoro sembra che i giovani per realizzarsi e trovare spazio decidano di emigrare. Basti pensare che quest’anno saranno 17 gli azzurri che giocheranno negli Stati Uniti tra Ncaa e junior college. Non a caso la federazione ha avviato una collaborazione con Riccardo Fois, assistant coach di Gonzaga University, per monitorare tutti questi ragazzi oltreoceano. Certamente sarà un’esperienza che li arricchirà tecnicamente quanto umanamente, con la speranza che al loro ritorno possano rinvigorire le fila della nazionale.
Fa male però constatare che dell’Italia under 19 vice campione del mondo due stagioni fa, solo in tre militano in massima categoria. Stiamo parlando dei classe ‘98 David Okeke a Torino, elogiato da coach Larry Brown come possibile prospetto Nba, e Andrea Mezzanotte a Trento che assaporerà per la prima volta la massima serie dopo anni di gavetta a Treviglio; e del classe ’99 Alessandro Pajola a Bologna che cercherà di conquistare quanti più minuti possibili. Questi atleti insieme a Leonardo Candi (classe ‘97) sono tra i favoriti a succedere come miglior under 22 del campionato a Diego Flaccadori, unico capace di vincere tre volte il premio.
MATTEO SPAGNOLO, PROSPETTO DEL 2003
TRASFERITOSI IN ESTATE AL REAL MADRID
E gli altri giovani italiani? Ci si attende l’exploit da Riccardo Bolpin (altro ‘97) ritornato in A a Pistoia, mentre può trovare spazio e far bene il 2000 Luca Conti passato in estate da Trento a Pesaro. Poi bisogna purtroppo guardare all’A2 o addirittura all’estero. Nel secondo campionato militano i vari classe ’98 Tommaso Oxilia, Lorenzo Bucarelli, Lorenzo Penna, Riccardo Visconti, e i 2000 Mattia Palumbo, Matteo Laganà e Federico Miaschi, ai quali però nessuno ha voluto offrire un posto e dei minuti importanti in serie A. Mentre invece rivolgendoci all’estero ci sono tre dei nostri migliori under 18: i 2002 Sasha Grant al Bayern Monaco e Lorenzo Guerrieri al Barcellona, e il 2003 Matteo Spagnolo al Real Madrid. E non fa sorridere che in Italia solo Pesaro ha aggregato alla prima squadra il 2001 Nicolas Alessandrini.
Questi giovani espatri sono segno che i nostri allenatori sono preparati e competenti nel formare i talenti, ma devono anche trovare il coraggio di metterli in campo e non farli svernare tra giovanili e categorie minori. Il gap con le altre nazioni è proprio che i pari età stranieri hanno più minuti da “pro” nelle gambe. Ad esempio in Francia giocatori poco più che ventenni sono già i leader delle proprie squadre e si dichiarano con cognizione per il draft Nba, per non parlare degli atleti dell’Est Europa che rimpinguano club di ogni paese, compresi quelli italiani.


LE NOMINATION DI BM - I TOP 5
1) Leonardo Candi - Grissin Bon R. Emilia - play - 21 anni - 190 cm
2) Alessandro Pajola - Segafredo Bologna - play - 19 194 cm
3) David Okeke - Auxilium Torino - ala - 20 - 203 cm
4) Andrea Mezzanotte - Dolomiti Energia Trento - ala - 20 - 208 cm
5) Luca Conti - Victoria Libertas Pesaro - ala - 18 - 195 cm



* dalla rivista BASKET MAGAZINE

venerdì 6 ottobre 2017

Basket Lega A: Gutiérrez sulle tracce di Raga

Il playmaker di Trento viene dal Messico, come il grande Manuel


Clandestino negli Usa con la famiglia, a 15 anni è rimasto solo
trovando nel basket la forza di imporsi forgiando un carattere di ferro



di Giovanni Bocciero*


Il Messico è al primo posto tra i paesi latinoamericani e sesto a livello mondiale per emigrazione qualificata. Vale a dire che migliaia di professionisti, scienziati, artisti, imprenditori, ricercatori, giuristi lasciano la propria nazione nel tentativo di realizzarsi altrove. Una vera e propria “fuga di cervelli”. Tra coloro che hanno accolto un’eccellenza messicana vi è anche l’Aquila Trento, che questa estate ha ingaggiato il playmaker Jorge Ivan Gutiérrez. Giocatore geniale in attacco e arcigno in difesa, non si risparmia mai. Non a caso viene da un’estate in cui praticamente non si è fermato un attimo. Terminata la stagione, ha disputato la Summer League di Las Vegas trascinando i Portland Trail Blazers sino alla finale contro i Lakers, prima di unirsi alla Nazionale - di cui è un pilastro - per l’AmeriCup disputata in Argentina e chiusa al terzo posto. Uno stakanovista del parquet che ha impiegato giusto una decina di giorni per aggregarsi alla formazione trentina mentre questa era impegnata in Francia per un torneo. Un ulteriore segno distintivo del ragazzo, che ha voluto conoscere al più presto i suoi compagni di squadra per calarsi al meglio nella nuova realtà e avventura.

Buscaglia: "Era lui la nostra prima scelta. Aveva mercato in America,
è stato giusto aspettarlo. Alzerà il tasso tecnico della squadra"
PRIMA SCELTA. Dopotutto Gutiérrez era il primo nome in cima alla lista di Trento. «Ci è sempre piaciuto, per questo lo abbiamo seguito ed anche aspettato durante l’estate - ha confessato coach Maurizio Buscaglia -. Lui aveva mercato in NBA ed era giusto che si prendesse il tempo necessario per decidere, ma allo stesso tempo è stato eccezionale, perché prendendo informazioni su di noi attraverso scout e giocatori ci ha detto che saremmo stati la sua scelta. Ha mantenuto la parola data e siamo riusciti a portare in Italia un giocatore che speriamo alzi il tasso tecnico sia della squadra che del campionato stesso». L’Aquila lo ha a lungo corteggiato, e sembrava che alla fine il matrimonio potesse anche saltare. Sensazione riportata da radio mercato che aveva fatto ulteriori ipotesi, come quella di Ryan Arcidiacono che si ritrovava libero dopo l’esclusione di Caserta. «È stato sempre la prima scelta - ha però ribadito il tecnico trentino -. Abbiamo monitorato il mercato nell'ottica di un necessario "piano b", ma si trattava soltanto di sondaggi. Noi volevamo lui, e se ci abbiamo messo qualche giorno in più per concludere l'accordo è stato dovuto alla clausola dell'NBA escape». «Sono molto contento di essere arrivato a Trento - ha aggiunto Jorge Gutiérrez -, una realtà sportiva apprezzata e rispettata da tutti. Mi sono sentito subito coinvolto e ben accolto dai compagni, dalla società e dalla città. Tutti sognano la NBA, ed ho lavorato al massimo per poter continuare a vivere quel sogno. Però, una volta esclusa questa possibilità Trento mi è sembrata fin da subito la destinazione perfetta, la migliore opzione per me a questo punto della mia carriera».

"Tutti sognano la NBA ma, chiusa quella strada Trento mi è sembrata
l'opzione migliore a questo punto della mia carriera"
SOGNANDO L’AMERICA. Gutiérrez è nato a Chihuahua, città natale di quel Eduardo Najera che ha avuto una più che discreta carriera NBA. Non ci vuole tanto a tirare le somme. E così mentre Gutiérrez vede crescere la sua passione per il basket sognando di imitare Najera, si trasferisce con la famiglia in maniera illegale negli Stati Uniti. Come per molti messicani sono in cerca di una vita migliore, e una volta varcato il confine si stabiliscono a Denver, che ha una vasta comunità ispanica. La famiglia resta unita per poco, perché mentre lui inizia a frequentare la Lincoln High School i genitori sono costretti a ritornare in patria. E così il quindicenne Gutiérrez si ritrova da solo in un paese dalle mille opportunità ma allo stesso tempo divoratore di sogni. Inoltre il giovane messicano soffre di anemia, ed ogni volta che esce dal campo si ritrova stampati addosso decine di lividi. Fortunatamente nulla che non si possa curare, in primis con una adeguata alimentazione che non poteva permettersi in Messico. Sin dall’inizio appare un leader, piuttosto silente, ma pur sempre un trascinatore. E così prima si trasferisce alla Findlay Prep in Nevada e poi accetta l’offerta di borsa di studio da parte dell’University of California. Con i Golden Bears resta i canonici quattro anni accademici, facendo vedere tutta la sua tempra ispanica. A quei tempi portava dei lunghi capelli, e ad ogni match si faceva lo chignon. Nell’ultimo anno viene nominato miglior giocatore e miglior difensore della Pac-12, segno della sua completezza nel rettangolo di gioco.

COMBINAZIONE PERFETTA. «Gutiérrez è un giocatore di grande generosità - ha dichiarato il suo neo coach Buscaglia -, lo si capisce subito quando ti relazioni con lui. Si tratta di una generosità che mette anche in campo, perché cerca di capire sempre come rendersi utile alla squadra. Il che è importante dato che lui ricopre il ruolo di play. E lo abbiamo voluto proprio perché ha delle affinità con il nostro contesto di squadra, basato su giocatori come Beto Gomes o Shavon Shields che sanno sacrificarsi». Il messicano è talmente intelligente cestisticamente da saper giocare anche nello spot di guardia, fornendo così un’alternativa tattica all’Aquila Trento. «Abbiamo intenzione di giocare anche con due play così da avere più giocatori che sappiano trattare il pallone, e dal punto di vista tecnico - ha analizzato il trainer trentino - superare le difficoltà che possono manifestarsi quando magari affronteremo una pressione difensiva a tutto campo. Quindi sarà il nostro playmaker, ma le sue caratteristiche ci permetteranno anche di giocare con più esterni».

TACITURNO E TESTARDO. Facciamo però un passo indietro, soprattutto sul fatto che è silente. Gutiérrez non ha proprio vissuto un’infanzia felice e spensierata come tanti dei suoi coetanei, e questo ha minato le sue capacità relazionali migliorate però con il passare del tempo e la naturale crescita. Resta il fatto che i canali di comunicazione preferiti dal messicano sono due: il basket ed il disegno. Naturalmente del primo ne ha fatto il suo lavoro, ed è anche il messaggio più diretto che arriva a compagni, tifosi ed avversari. Il disegno è ben altra cosa. Un hobby ma soprattutto un canale più riservato ed intimo, privato ed aperto a pochi. «Mi piace disegnare - ha confermato il playmaker messicano - anche se lo faccio poco. È un modo per rilassarmi e distendere i nervi quando ne ho bisogno». Questo suo aspetto taciturno ha però elevato la voglia di sfondare nel professionismo. “Attenti a dirgli che sta sbagliando, perché è testardo e farà di tutto per dimostrarvi il contrario”, le parole scandite dal suo ex allenatore universitario Mike Montgomery che lo ha reclutato all’University of California.
Punto di forza della Nazionale messicana terza all'AmeriCup
ha accumulato diverse esperienze nella NBA
Non a caso uscito dal college nel 2012, con una brevissima parentesi ai messicani del Pioneros de Quintana Roo, sino a due stagioni fa ha sempre militato negli Stati Uniti provando ad affermarsi ai massimi livelli. Il primo contratto lo ha firmato in D-League con i Canton Charge, venendo inserito nel quintetto dei rookie ed in quello difensivo. Neanche a dirlo. In quattro anni ha racimolato 47 presenze in NBA grazie a diversi contratti non garantiti con Brooklyn Nets, Milwaukee Bucks e Charlotte Hornets. Tra un’opportunità e l’altra di confrontarsi con i migliori, ciò che lo ha spinto sin da quando era giovanissimo, è tornato ben tre volte ai Charge tenendo aperta la porta per il piano di sopra. L’estate scorsa dopo aver partecipato con il suo Messico al Preolimpico di Torino - in cui ha affrontato anche l’Italia - ha deciso di aprirsi ad un’esperienza europea arrivando in Turchia. Con il Trabzonspor ha giocato 20 partite senza riuscire a lasciare un segno indelebile.

RAMPA DI LANCIO. L’arrivo in Trentino coincide con la ricerca della consacrazione a livello europeo. E forse non poteva scegliere luogo migliore visto che l’Aquila sembra un’isola felice dove si lavora bene, senza alcuno stress. E dove negli ultimi anni sono stati lanciati giocatori. Uno tra tutti Tony Mitchell. «Gutiérrez appartiene ad una categoria di giocatori già conosciuti - ha commentato coach Buscaglia - che possono essere inseriti nel mercato europeo, cioè con una certa consistenza e riconoscibilità da parte degli addetti ai lavori. Se dovessimo fare un paragone direi James Nunnally. Ovviamente stiamo parlando di ruoli e contesti diversi, ma pur sempre di giocatori noti e che non vanno certamente scoperti. Speriamo quindi che attraverso di noi possa affacciarsi ed inserirsi nel mercato europeo d'élite». «Ho sempre voluto giocare contro i migliori - ha dichiarato Gutiérrez - e sia la Serie A che l’EuroCup sono competizioni di alto livello che non vedo l’ora di affrontare. Sono pronto a dare leadership ed esperienza alla squadra. E soprattutto la difesa, mio principale punto di forza. Sono dell’idea che se fai la differenza nella tua metà campo giochi meglio in attacco».

MESSICANI IN ITALIA. Ricordate la statistica iniziale, con cui si è detto che il Messico è tra i principali paesi per emigrazione qualificata? Ecco, per quanto riguarda l’Italia come destinazione di queste eccellenze la percentuale è bassissima. Gli sportivi messicani passati da noi si contano sulle dita di una mano. Quello che ha inciso più di tutti è stato Manuel Raga, che ha militato dal 1968 al 1975 in maglia Ignis Varese vincendo tre titoli italiani e quattro Coppe Campioni. Negli stessi anni c'era Arturo Guerrero alla Sebastiani Rieti. Più fugace la permanenza di Romel Beck, ingaggiato nel 2007 sempre da Varese per poi vestire anche le canotte di Capo d’Orlando e Reggio Emilia. Passando al calcio, nel 2014 l’Hellas Verona acquistò il difensore Rafael Marquez, calciatore che ha fatto la storia del Barcellona con cui ha vinto dodici titoli diversi tra campionato e coppe. Nella nostra Serie A è arrivato che aveva già 35 anni e ormai sul viale del tramonto, ed infatti non ha lasciato un buon ricordo tornandosene in Messico dopo una stagione e mezza.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

lunedì 2 maggio 2016

Juvecaserta, Ellisse: «Gara dalla carica emotiva»

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 03/05/2016

L’INTERVISTA. La giornalista ha ancora amici in città
Juvecaserta, Ellisse: «Gara dalla carica emotiva»

CASERTA. Per la partita di mercoledì sera al PalaMaggiò si accenderanno i riflettori di Sky Sport, e noi abbiamo voluto sentire l’avvicinamento a questa diretta televisiva della giornalista Paola Ellisse, alla quale non è stata affidata la telecronaca ma che comunque sarà presente all’impianto per lavoro.
Caserta-Trento vedrà due squadre lottare per obiettivi completamente diversi. Che partita si aspetta? «Mi aspetto una partita tirata, giocata con il cuore da entrambe le squadre. Sono partite che rappresentano alla perfezione il basket, contengono tutta la carica emotiva che il nostro sport sa regalare».
Caserta nella gara d'andata a Trento poteva qualificarsi per la Coppa Italia. Da fuori come ha visto questa involuzione nel girone di ritorno? «Non parlerei di involuzione, come tante squadre anche Caserta ha avuto enormi problemi di infermeria, e con rotazioni limitate come quelle che aveva a disposizione Sandro Dell'Agnello era veramente difficile».
Estrapolandoli dal contesto della squadra, come giudica il campionato di Siva, Hunt, Jones, Cinciarini e Downs? «Onestamente non ti saprei dire, li ho visti giocare troppo poco per dare un giudizio, e non mi piace esprimere giudizi senza avere la giusta preparazione».
Lei che è legata a Caserta, cosa prova nel vedere una società che purtroppo annaspa in problemi economici ormai cronici? «Provo dispiacere, come per ogni squadra che fa fatica a sopravvivere. Mi piacerebbe che il nostro mondo riuscisse a trovare il giusto progetto per fare in modo che le societa riuscissero a consolidare le proprie posizioni economiche, ne trarremmo vantaggio tutti. Il gioco in primis».
Con Trento ci si aspetta un PalaMaggiò gremito. Ha un ricordo in particolare del calore del pubblico? «Ho un bellissimo ricordo della gente di Caserta, non necessariamente dentro al PalaMaggiò. Ricordo il calore che sentivo ogni giorno da persone che, a distanza di molti anni, continuo a considerare amiche».
Giovanni Bocciero

sabato 30 aprile 2016

Juvecaserta, domenica di passione e avvicinamento

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 01/05/2016

LEGA A. L’ambiente ha bisogno di stringersi intorno ai bianconeri in vista di mercoledì
Juvecaserta, domenica di passione e avvicinamento

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Oggi è una domenica senza basket, ma certamente non senza passione per la Juvecaserta e tutto il popolo di fede bianconera. È più che altro una domenica di attesa, di preparazione, di avvicinamento al match di mercoledì sera quando sulle tavole del PalaMaggiò scenderanno gli avversari dell'Aquila Trento che hanno l'obiettivo di vincere per qualificarsi ai playoff. E per raggiungere proprio questo obiettivo la formazione trentina ha appena ingaggiato la combo guard Will Cummings che permetterà a coach Maurizio Buscaglia di guadagnare una riserva a Toto Forray in cabina di regia visto l'infortunio del campano Giuseppe Poeta oltre ad allungare le rotazioni tra gli esterni. Il tesseramento dovrà però avvenire entro le ore 11:00 di domani, lunedì 2 maggio, affinché il rinforzo per i playoff possa essere già arruolabile in vista della partita di Caserta.
PATRON RAFFAELE IAVAZZI (FOTO ELVIO IODICE)
Questa notizia di mercato naturalmente non fa che rendere ancor più ardua la “mission” della Juvecaserta che ha delle rotazioni ridotte praticamente all'osso. E non lo diciamo purtroppo oggi, ma da diverse settimane se non mesi. Una cosa che dovrà far riflettere soprattutto la dirigenza casertana ed il patron Raffaele Iavazzi, a cui ulteriori sforzi economici non potevano oggettivamente essere chiesti, ma che andrà rivalutata per il futuro prossimo a cui bisognerà pensare già a partire da giovedì mattina. Qualsiasi sarà il responso del campo a parte se non si voglia alzare bandiera bianca dal punto di vista societario. L'ambiente però adesso ha bisogno di compattarsi, di stringersi intorno alla squadra. Sarà necessario l'apporto del pubblico per centrare la vittoria contro Trento e, di conseguenza, la salvezza.
Struggente l'editoria del collega Camillo Anzoini che praticamente ha lanciato un appello a tutti i casertani per gremire gli spalti del PalaMaggiò, che mai come in questa occasione dovrà intimorire - sportivamente parlando - i rivali. Per il momento i dati parlando di oltre tre mila biglietti venduti, anche in virtù dell'iniziativa lanciata dal club di Pezza delle Noci nel mettere i tagliandi di tribuna e curva al simbolico prezzo di un euro pur di riempire lo storico impianto ed avere il massimo supporto possibile.

giovedì 28 aprile 2016

Juvecaserta, Dell’Agnello non teme “giochetti”

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 29/04/2016

LEGA A. Nonostante il club dia poche garanzie economiche sarà il campo l’unico giudice
Juvecaserta, Dell’Agnello non teme “giochetti”

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Procede la marcia di avvicinamento della Juvecaserta al decisivo e quantomai vitale match casalingo contro l’Aquila Trento di mercoledì prossimo. Una partita che naturalmente conterà moltissimo per il futuro della formazione bianconera che non avrà altra possibilità per agguantare la salvezza in questo campionato.
FOTO ELVIO IODICE
Caserta indifferentemente da cosa farà Torino contro Pesaro, per salvarsi gli basta vincere contro Trento. Ha pienamente il destino nelle proprie mani nonostante ci sia un'ipotesi che la vedrebbe comunque retrocedere pur conquistando la vittoria, ovvero se anche Bologna fosse corsara a Reggio Emilia e Cantù perdesse in casa contro Varese. Proprio lo 0-2 dei bianconeri contro i brianzoli potrebbe avere un peso specifico importante in un'ipotetica classifica avulsa insieme ai piemontesi. Tra le squadre ancora in lotta per la salvezza il club di Pezza delle Noci è quello con le maggiori difficoltà economiche, anche e soprattutto in prospettiva di un'altra stagione in massima serie. Chi all'ombra della Reggia pensa a male, teme che la Juvecaserta possa essere la formazione a cui poter rinunciare in modo più semplice da parte del “sistema”.
In risposta a coloro alza la voce proprio il tecnico Sandro Dell'Agnello: «Io non credo assolutamente all'inciucio, siamo stati accreditati spesso come la squadra che da le minori garanzie dal punto di vista economico, ma nonostante ciò ci siamo sempre seduti al tavolo delle discussioni di lega anche in occasione dell'argomento coppe. Abbiamo scambiato idee e pareri con la lega così come Torino, Pesaro e tutte le altre formazioni della Serie A. Non ho mai e poi mai avvertito in torno a me un atteggiamento tale da parte di chiunque che possa farmi preoccupare, per questo credo che sarà sempre il campo ad essere il giudice supremo, e a dare il verdetto più giusto e che ci meriteremo».

lunedì 14 settembre 2015

Peyton Siva è leader maximo, la Juvecaserta vince il trofeo

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 14/09/2015

TORNEO DI CASERTA. L’ex Louisville segna 31 punti contro Trento ed è il nuovo “Re di Caserta”
Peyton Siva è leader maximo, la Juvecaserta vince il trofeo

di Giovanni Bocciero

CASTEL MORRONE. La Juvecaserta si aggiudica la finalissima del 12° Torneo Città di Caserta valido come Trofeo Irtet battendo l’Aquila Trento con il punteggio finale di 72-66. I bianconeri hanno indirizzato la partita nella giusta direzione soprattutto nella seconda parte del terzo quarto, prendendo quel piccolo ma meritevole vantaggio e rispedendo al mittente trentino qualsiasi tentativo di rimonta. Trascinatore per la compagine di coach Sandro Dell’Agnello ancora il playmaker Peyton Siva, ancora più mattatore, che finisce la partita con ben 31 punti messi a referto, con un 4/7 da due ed un 6/11 dall’arco dei 6,75. A tratti immarcabile per Trento, realizza proprio lui il canestro della staffa, che manda così i titoli di coda su questa partita e sull’edizione della kermesse casertana.
IL NUOVO "RE DI CASERTA", PEYTON SIVA
Da sottolineare più che l’aspetto offensivo ed una condizione fisica migliore ancora da ricercare, l’abnegazione e l’intensità che i bianconeri sono riusciti ad offrire in difesa. Si vede che prima di tutto il tecnico toscano chiede ai suoi giocatori di lottare, di buttarsi sui palloni, di sbucciarsi le ginocchia per la causa, di mettere da parte l’ego personale per la squadra. Insomma, da questo punto di vista l’impegno della Juvecaserta è davvero encomiabile, ancor di più quando Trento ha provato a mettere la sfida sul piano della fisicità sotto le plance.
Il primo quarto di gioco è abbastanza equilibrato, con il punteggio che in modo alternato vede adesso l’una e poi l’altra squadra a condurre le danze. Peyton Siva inizia da subito a prendere le redini della gara in mano, supportato ad intermittenza dai vari compagni. Per i trentini si scatena però Forray, uno che di solito quando vede Caserta tende sostanzialmente a vedere “rosso come i tori”. E così gli ospiti restano aggrappati ed anzi, passano a condurre. Le squadre comunque si equivalgono, ed al 10’ i bianconeri sono in vantaggio di 1 (21-20). La seconda frazione si apre con tanti errori da una parte e dell’altra. La partita sembra non avere ancora un vero e proprio padrone. Trento prova a scappare ma Caserta tiene botta. Il solco viene scavato soprattutto quando i trentini usano la loro fisicità, arrivando a schiacciare con Sutton e Wright. E così si va al riposo lungo sul più 7 (39-32) per gli ospiti.
Gli uomini di coach Maurizio Buscaglia inizio bene anche il terzo periodo, avvicinandosi alla doppia cifra di vantaggio. E qui però che sale in cattedra soprattutto la difesa casertana, con Hunt che si batte e si dimena, impadronendosi alla fine 11 rimbalzi, di cui 4 offensivi.  Siva insacca con grande naturalezza, ma Trento tiene duro prima di subire il sorpasso, propiziato ovviamente dal playmaker ex Louisville. Sprazzi di El Amin a cavallo tra terza e quarta frazione provano a lanciare la Juvecaserta, ma gli ospiti sono duri a morire e si mantengono a contatto. La tripla di Gaddefors prima, e la difesa bianconera disegnata poi, permettono agli uomini di coach Dell’Agnello di resistere e conservare il vantaggio, seppur esiguo. Il canestro che chiude i giochi non poteva che arrivare da lui, Siva, già elevato a “Re di Caserta”.

lunedì 30 marzo 2015

Alla Juvecaserta è mancato il guizzo a Trento

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 31/03/2015

LEGA A. I bianconeri hanno molto da recriminare per l’ennesima opportunità non sfruttata
Alla Juvecaserta è mancato il guizzo a Trento

CASERTA. Quanta amarezza e quanto ci sarà da recriminare a fine stagione, quando la retrocessione dovrebbe diventare cosa certa e reale per la Juvecaserta. Utilizziamo il condizionale perché finché la matematica non condanna i bianconeri e resta viva quell’ultima seppur molto debole fiammella di speranza non si può mai dire mai.
FOTO CAROZZA
Ma davvero dovendo riavvolgere il nastro dei ricordi di questa annata disastrosa e storta non si può fare a meno di incappare tra sconfitte nette e risultati anche un po’ a sorpresa in sconfitte che con un guizzo in più avrebbero potuto assicurare i due punti in classifica alla truppa di coach Enzo Esposito. Anche a Trento è mancato davvero un guizzo ai casertani per sovvertire il punteggio, passare in vantaggio e chissà, magari portare a casa questo successo. Ebbene si sa, con i se e con i ma non si scrive la storia men che meno si può risolvere una partita di pallacanestro. Non è riuscito l’ennesimo miracolo a “El Diablo” che era ritornato in quel PalaTrento che lo aveva visto fare l’esordio assoluto da capo allenatore qui in Italia, all’epoca in Serie B d’Eccellenza, e i rimpianti saranno tanti visto che tutte le altre dirette concorrenti per la salvezza, Pesaro su tutte, non hanno incamerato punti in questa ultima giornata. Ed è forse qui che tende a crescere l’amarezza. La ventiquattresima giornata della Lega A aveva sorriso per una volta ai bianconeri, forse come non mai capitato in questa disgraziata stagione, ma Ronald Moore e compagni non hanno approfittato della situazione, non sono riusciti ad avere quel guizzo, appunto, per riaprire un discorso salvezza che sembrava già segnato, poi era tornato in bilico, poi sembrava nuovamente definito e ancora una volta poteva ritornare ad essere una questione almeno a due squadre. Quanti rimpianti, quanta amarezza, ma finché la matematica non condanna nessuno, crederci non costa nulla. Si deve ritornare in palestra con la convinzione di potercela fare, ingoiando al più presto questo ennesimo boccone amaro.