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mercoledì 14 giugno 2023

Finale scudetto gara 3: Teodosic dirige l'orchestra Virtus

Finale scudetto gara 3: Teodosic dirige l'orchestra Virtus

Baron unico in doppia cifra per Milano


di Giovanni Bocciero


Gara 3 delle Lba Finals sorride alla Virtus Segafredo Bologna che così accorcia il computo della serie che arride ancora all'EA7 Olimpia Milano. La partita, terminata col punteggio di 69-61, onestamente non è stata bella e tirata come le precedenti due, seppur non sia di certo mancata la giusta intensità. Dove finiscono i meriti delle difese (che hanno prodotto 27 palle perse totali), iniziano i demeriti degli attacchi che hanno sbagliato tanto e spesso anche tiri aperti. Entrambe le squadre hanno invece segnato tanto con l'utilizzo dei tagli, forse l'unica situazione che ha tagliato a fette le difese con grande regolarità.

A dirigere l'orchestra virtussina è stato Milos Teodosic. Il serbo ha disputato sicuramente la sua migliore partita sin qui. A parte i numeri che dicono 12 punti in 21 minuti frutto di un preciso 3/3 da 2 e di un 2/3 da 3, ha anche distribuito 7 assist ai compagni. Suio i canestri che hanno permesso la fuga a Bologna, così come quelli che hanno tenuto a distanza gli avversari ad inizio ripresa. Nel finale non c'è stato bisogno che coach Sergio Scariolo lo ributtasse sul parquet.

Sul fronte Olimpia c'è poco da salvare, anche perché coach Ettore Messina ha alzato bandiera bianca ben prima della sirena finale concedendo minuti a chi la serie fin qui l'aveva vista giocare agli altri. Nel poco da salvare c'è Billy Baron, unico giocatore delle 'scarpette rosse' in doppia cifra: 15 punti in 28 minuti, tirando anche piuttosto bene con 2/3 da 2 e 3/7 da 3 (42%). Stridono le 3 palle perse a fronte delle sole 2 assist, lui che nelle gare precedenti è stato sempre capace di mettersi a disposizione della squadra.

sabato 10 giugno 2023

Finale scudetto gara 1: Napier immarcabile

Finale scudetto gara 1: Napier immarcabile

Teodosic incanta, Messina vince a scacchi con Scariolo

di Giovanni Bocciero

Gara 1 della finale scudetto va all'Olimpia Milano, che vince 92-82 imponendosi nel secondo tempo. Dopo un inizio lanciato, con una difesa più aggressiva, la Virtus Bologna non è riuscita a ribaltare l'inerzia sopperendo alle contromosse prese dopo l'intervallo dalle 'scarpette rosse'. E' stata comunque una bellissima partita, giocata al massimo da entrambe le compagini. Sono più i meriti dei vincitori che i demeriti dei vinti, e la differenza l'hanno fatta i piccoli dettagli e gli accorgimenti tattici in corso d'opera.

OLIMPIA MILANO

Napier 9: Bologna cerca subito di attaccarlo e di portarlo sotto canestro, e gioca immediatamente con troppi falli sul groppone. Ma il talento offensivo è cristallino, segna una tripla più pazzesca dell'altra e fa nulla se in difesa paga lo scotto. Ne vale assolutamente la pena.

Hall 8,5: Dottor Devon e mister Hall. Primo tempo nel quale sembra quasi intimorito, perché nonostante le assist colpisce il fatto che rinuncia a tiri aperti. Ma nel secondo tempo è il trascinatore dell'EA7, giocando a livello Mvp, facendo ammattire la difesa ospite.

Shields 7,5: Inizio di gara complicato, perché s'intestardisce nel penetrare e perde una serie di palloni. Poi finalmente prende le misure ai difensori, attacca più sotto controllo e fa male dalla sua mattonella.

Datome 7: Nell'inizio difficile di Milano si carica la squadra sulle spalle segnando tre canestri dal coefficiente di difficoltà alto. Ma fa anche una giocata difensiva da veterano, prendendosi uno sfondamento d'astuzia.

Hines 7: Come spesso gli capita i numeri non dicono tutto della sua partita. Sempre attento e concentrato, si vede scippare qualche rimbalzo, ma in difesa è una presenza continua.

Melli 7: L'avvio complesso è dovuto anche ad alcuni suoi possessi gestiti con un po' troppa superficialità. Poi però sale di colpi, torna a riempire l'area non concedendo facili appoggi agli avversari mentre in attacco si fa trovare pronto.

Baron 6,5: Poco appariscente, si mette a disposizione della squadra e indica la strada da seguire, alternando ad inizio ripresa i tiri dalla distanza alle penetrazioni.

Voigtmann 6,5: Non viene messo nelle condizioni di colpire, ma anche lui nel secondo tempo riesce a dare il suo fondamentale apporto offensivo.

Ricci 5,5: Una palla quasi persa nel primo tempo, un fallo evitabile su Belinelli nel secondo. Non il modo giusto per incidere a questo livello.

Tonut n.g.

Baldasso n.g.

Biligha n.g.

Messina 7,5: Rivolta la partita nella ripresa, quando evidentemente chiede ai suoi giocatori di attaccare con maggiore convinzione il ferro. La difesa sale di livello ma non riesce a lanciare il contropiede. Poi decide di cavalcare la coppia Napier-Hall che gli regala gara 1.

VIRTUS BOLOGNA

Teodosic 8: Primo tempo mozzafiato, spinge le 'vu nere' all'allungo incidendo più da realizzatore che da assistman. Anche se un paio di regali ai compagni li serve eccome. Cala nel finale.

Belinelli 7,5: Esperienza al servizio della squadra, con canestri pesanti e lucrando viaggi in lunetta. Peccato la difesa, perché nel secondo tempo specialmente viene puntato con assiduità dagli avversari.

Hackett 7: Una partita di grande sacrificio. S'incolla ad inizio partita su Napier lasciandogli poco spazio di manovra e attaccandolo appena può. Non segna ma crea tanto per i compagni.

Shengelia 7: Servito spesso lontano da canestro, il tiro non lo premia ma appena può mette palla a terra e attacca il ferro. Lotta tanto sotto canestro uscendo quasi sempre vincitore, e cerca di farsi trovare pronto a correre in contropiede.

Cordinier 6,5: Inizio molto positivo, molto aggressivo, e si vede quando forza il blocco di Baron. Recupera palla a s'invola a schiacciare in campo aperto. Poi però scompare, incidendo sempre meno sulla partita.

Ojeleye 6,5: Quasi non lo si nota. Poi da gran campione caccia dal cilindro due triple preziose che permettono alla Virtus di rimanere in scia.

Mickey 6: Primo attacco, sfrutta il mismatch. Potrebbe essere l'ago della bilancia, ma praticamente si limita al lavoro sporco. Peccato perché poteva lasciare il segno.

Pajola 5,5: Tanta volontà, poca efficacia. Il peggiore dell'intera gara per plus/minus con -20.

Abass 5,5: Un giocatore che arrivava in gran spolvero. Ma il livello qui è alto, e lui forse deve ancora trovare il ritmo giusto.

Jaiteh 5: Tanti errori di lettura, spesso è apparso superficiale, e in queste gare non te lo puoi permettere.

Mannion n.g.

Camara n.g.

Scariolo 6,5: Prepara bene la gara puntando tutto sull'attaccare Napier vicino al canestro. La difesa è aggressiva, ma poi concede troppo in penetrazione e non riesce a trovare un modo per arginare l'attacco avversario. Cambia la difesa a zona dopo due azioni con due canestri presi in faccia.

martedì 6 giugno 2023

Olimpia-Virtus, Bianchini: «Mi aspetto una lotta tra mastini»

Olimpia-Virtus, Bianchini: «Mi aspetto una lotta tra mastini»


di Giovanni Bocciero


Venerdì sera al Mediolanum Forum ci sarà la prima palla a due della finale scudetto della serie A. Di fronte, per il terzo anno consecutivo, l’Olimpia Armani Milano - che ha il fattore campo - e la Virtus Segafredo Bologna. Un epilogo scontato per quanto riguarda il campionato italiano, con le ‘scarpette rosse’ che sono all’inseguimento della terza stella avendo in bacheca 29 titoli. Sono invece 16 quelli delle ‘vu nere’, che dall’istituzione dei playoff hanno giocato cinque finali contro i meneghini: la prima nella stagione 1978/79. Per presentare la grande classica della nostra pallacanestro, abbiamo intervistato Valerio Bianchini, uno che di scudetti se ne intende visto che è stato il primo allenatore a vincerne tre con tre club diversi (Cantù 1980/81, Roma 1982/83 e Pesaro 1987/88). Tra le altre, in carriera, ha anche allenato sia l’Olimpia che la Virtus.

Prima di addentrarci nella serie scudetto, le chiedo un parere sulla dichiarazione di Ario Costa riguardante il duopolio Olimpia-Virtus, e quanto questo influenzi il movimento cestistico italiano?

«L’opinione di Costa è una considerazione che ha espresso con coraggio - ha esordito Bianchini -, essendo una delle parti coinvolte. Ma si tratta comunque di una considerazione ovvia. Già ho detto più volte che in questa situazione sembra che il campionato italiano sia ritornato agli anni ’60, quando l’epilogo si risolveva in due sole partite: Simmenthal-Ignis dell’andata e Ignis-Simmenthal del ritorno. Nonostante la vivacità di diverse squadre, queste sono costrette a rincorrere le due grandi realtà sfruttando magari i loro infortuni e le loro fatiche derivanti dall’Eurolega, che richiede un impegno molto importante sia fisico che tecnico».

Quale può essere la soluzione per azzerare questo divario, non solo dal punto di vista economico, tra Bologna, Milano e le altre formazioni?

«Bologna e Milano hanno dei roster da 15-16 giocatori, le altre ne hanno 7, 8, forse 9. I budget sono assolutamente sproporzionati, e la soluzione è una e una soltanto, piuttosto evidente: Olimpia e Virtus dovrebbero giocare un campionato professionistico vero. A questo punto che l’Eurolega diventi un torneo europeo stile Nba - ha sentenziato il Vate -, aperta alle società più forti dal punto di vista economico e strutturale. Per le altre rimane il campionato nazionale, magari da strutturare con regole che consentano a tutte le partecipanti di avere un equilibrio, così da non avere più un divario pazzesco».

Terzo anno consecutivo dello scontro Milano-Bologna, con gli epiloghi degli anni scorsi che sono stati molto differenti: 4-0 Virtus nel 2021, 4-2 ma serie sempre nelle mani dell’Olimpia nel 2022. Cosa si aspetta quest’anno?

«C’è un piccolo particolare, che non si possono fare paragoni tra le squadre da un anno all’altro. Questo perché i roster ormai cambiano 10 giocatori su 12 ogni stagione. C’è una instabilità pazzesca dovuta al potere delle agenzie degli atleti da un lato, e dal pressapochismo delle dirigenze dall’altro. Il basket è uno sport che ha bisogno che le squadre cementifichino i propri meccanismi. Succede così che ogni anno l’inizio del campionato è di una bruttezza spaventosa. Ogni stagione quello su cui si è lavorato l’anno precedente non conta più - ha continuato il doppio ex - e gli allenatori sono costretti a ricominciare da capo, se nel frattempo non sono stati sostituiti anche loro. Cambiano così le relazioni tra i giocatori, e si può iniziare a vedere un po’ di buon basket solo verso febbraio con la Coppa Italia. Questo per dire che fare paragoni non ha alcun senso, per cui conviene concentrarsi su quello che vediamo oggi».

E dunque cosa ha potuto vedere fino ad oggi?

«Milano da quando c'è Ettore Messina si è molto dedicata alla difesa, che rappresenta una parte fondamentale del suo gioco. In attacco però, l’allenatore ha lasciato il campo in mano ai giocatori. Un po’ per la struttura della squadra, un po’ per l’evoluzione della pallacanestro che è diventata molto più individualista, con atleti sempre più egoisti. Terminato il gravoso impegno dell’Eurolega, l’Olimpia ha iniziato a raccogliere dei frutti. Resta una squadra molto perimetrale, ma il tiro non può essere sempre costante - ha analizzato Bianchini -, e quindi la spada di Damocle sulla loro testa sarà la percentuale dall’arco. Sergio Scariolo con la Virtus ha invece cercato di mantenere un basket organizzato, con giochi per liberare i tiratori e l’uso sia del post alto che del post basso. Uno stile di gioco che in molte situazioni è stato di successo, inserendo la velocità e la fisicità odierna in un contesto di controllo. Questo gli permette di giocare l’alto-basso, i ribaltamenti, il contropiede organizzato. Non sempre gli riesce, ma quantomeno ci provano».

E se le chiedessi un pronostico?

«Per quanto ho già detto ritengo che la finale sia imprevedibile. E dirò di più, penso che ci vorranno tutte e sette le gare per vedere chi vincerà. L’anno scorso, ad esempio, l’obiettivo della Virtus era quello di vincere l’Eurocup per qualificarsi all’Eurolega, e così arrivò alla finale un po’ appagata. Quest’anno sono entrambe affamate, anche per riscattare la stagione non felice a livello europeo. Per questo penso che sarà una lotta tra mastini assetati di sangue».

Per quanto riguarda i singoli invece, chi crede sarà protagonista?

«Milano molto tardivamente ha trovato un playmaker in Shabazz Napier che ha risolto tanti problemi. Problemi dovuti a giocatori come Hall, Pangos, che si adattavano a fare il regista senza averne le capacità. Napier - ha continuato il Vate - rispecchia invece un play classico, di grande livello, che può anche segnare tanto. Però se la dovrà vedere con un campione come Milos Teodosic, che non avrà la tenuta fisica degli americani ma ha una inventiva straordinaria, una tecnica strepitosa, e un carattere da leader vincente».

Un duello nel duello sarà quello tra gli allenatori. Messina e Scariolo sono i migliori coach italiani degli ultimi 30 anni, hanno vinto tanto tra club e nazionali. Ma se potesse, chi sceglierebbe?

«Non sono un presidente con grandi disponibilità economiche, perché entrambi costano caro - ha riso Bianchini -. In realtà non posso assumerli neppure per una sola partita. Comunque, non sono né Zanetti, né Armani, quindi non m’imbatto in ipotesi e non scelgo nessuno dei due».