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sabato 9 agosto 2025

L'impresa dell'Italia di bronzo

Eurobasket Women di Atene: trent'anni dopo il nostro basket femminile torna tra le tre migliori squadre del continente

Ragazze da sogno, l'Italia che vogliamo

Le azzurre si mettono la medaglia di bronzo al collo vincendo meritatamente il girone di Bologna, facendo tremare il Belgio campione d'Europa e surclassando la Francia vicecampione olimpica. Zandalasini e Cubaj le migliori di un gruppo fantastico, squadra vera dentro e fuori del campo, col ct Capobianco che ha disegnato un autentico capolavoro facendo innamorare tutto il paese. Ottimi gli ascolti sulla Rai

di Giovanni Bocciero*


È un’Italia che ci ha fatto emozionare, quella femminile, capace di tornare sul podio dell’Eurobasket a distanza di trent’anni dalla medaglia d’argento conquistata dalla nazionale di Riccardo Sales e delle varie Catarina Pollini, Novella Schiesaro, Viviana Ballabio, tante delle quali hanno rappresentato la delegazione di azzurre presenti proprio a Bologna per assistere alla partita contro la Lituania. Sarà stato un incontro benaugurante visto come è terminato questo Campionato europeo.

Di sicuro, lo aveva detto il ct Andrea Capobianco alla vigilia della manifestazione continentale, che le sue ragazze ci avrebbero «fatto innamorare». Ed effettivamente, le azzurre sono state capaci di ipnotizzare un paese intero pur non dando calci al pallone e neppure saltando a rete. Con determinazione si sono prese la medaglia, lottando e mettendoci tutto l'impegno possibile, dimostrandosi squadra vera dentro e fuori dal campo. Capace anche di superare le difficoltà, come l’infortunio di Matilde Villa.

La grande assente è stata proprio la play, che purtroppo ha subìto la rottura del legamento crociato anteriore del ginocchio destro nell’amichevole di avvicinamento col Belgio. Un’assenza che, forse, ha fatto mancare quell’ideale passaggio di consegne tra lei e Cecilia Zandalasini quale nuovo talento e faro azzurro. O forse no, visto che la nativa di Broni ha disputato un Europeo da campionessa pura. Ha fatto registrare 16.8 punti, 6 rimbalzi e 3 assist di media nelle sei gare disputate, per un 19.2 di valutazione, aggiungendo alla medaglia di bronzo anche la nomina nel miglior quintetto della manifestazione.

L’Italia ha iniziato a vincere e convincere sin dal girone di qualificazione andato in scena al PalaDozza di Bologna, battendo in serie una Serbia alle prese con un ricambio generazionale, una Slovenia apparsa troppo risicata nelle rotazioni, e una Lituania autentica sorpresa ma comunque dal potenziale ancora da definire. Eppure, con il primo posto e un quarto di finale raggiunto addirittura con un turno d’anticipo, un appunto sul pubblico va fatto. Nonostante ci si trovasse a Bologna, la ‘basket city’ per eccellenza del nostro paese, il palasport non è stato riempito neppure nella terza e decisiva gara giocata di sabato sera contro le lituane.

Bologna non sarà tra le principali piazze della pallacanestro in rosa, anche se sino a due anni fa ha avuto la Virtus che ha disputato due finali scudetto e vinto una Supercoppa proprio con la Zandalasini tra le principali protagoniste, ma qualcosa in più ce lo si aspettava. Le azzurre, comunque, al di là del seguito sulle tribune, che sembra essersi attestato sulle 4mila presenze di media, si sono conquistate l’attenzione nazionale con le loro prestazioni. E pur partendo in sordina e forse con non poco scetticismo, sono arrivate a guadagnarsi le dirette sulla Rai per la seconda fase dell’Eurobasket, disputata ad Atene.

Forse il segreto di questa Italia è stato non fare voli pindarici, pensare ad una partita alla volta, ad un avversario alla volta. Prima c’è stato da affrontare il battesimo di fuoco con la Serbia, migliore squadra del ranking mondiale del girone bolognese al numero 8 - mentre l’Italia è al sedicesimo posto -. Ma come detto, le serbe sono alle prese con un ricambio e sono apparse ancora acerbi a questo livello. Non a caso, hanno terminato il raggruppamento addirittura in fondo alla classifica.

Diverso il match con la Slovenia, numero 22 del ranking, nel quale la lunga naturalizzata Jessica Shepard è stata soltanto la prima di una serie di avversarie più grosse e fisiche che le azzurre sono state capaci di tenere a bada con una difesa di gran livello. Proprio la determinazione nella propria metà campo ha rappresentato il marchio di fabbrica di questa nazionale che ha saputo soffrire, aiutarsi, sporcare le linee di passaggio, spizzare palloni in area e gettarsi sulle palle vaganti che spesso e volentieri fanno la differenza tra la vittoria e la sconfitta.

Non a caso nella terza e decisiva gara per chiudere al primo posto il girone, contro la Lituania che si presentava con più centimetri e chili in tutti i ruoli, l’Italia l’ha tenuta a soli 51 punti realizzati. Il vecchio adagio recita che l’appetito vien mangiando, e allora sul volo per Atene le azzurre avranno di sicuro pensato che bisognava andare oltre i complimenti. Alla fin fine è il risultato che conquisti che nessuno mai ti potrà togliere. Superare lo scoglio dei quarti di finale era il primo passo da compiere, perché aveva un duplice prezioso obiettivo. Significava finire tra le prime quattro e dunque aumentare le probabilità di andare a medaglia; e conquistare un posto per il torneo di prequalificazione al Mondiale 2026.

Ricordiamo la scelta della federazione, in piena sintonia con lo staff tecnico della nazionale femminile, di non prendere parte al torneo di prequalificazione della scorsa estate, con la finalità di preservare l’integrità fisica delle atlete e per garantirgli una post season di riposo, alla vigilia di una stagione agonistica che si sarebbe chiusa, di fatto, con l’attesissimo appuntamento dell’Eurobasket. Una scelta dal sapore pokeristico dell’all in, che ha però portato i suoi frutti.

E allora sotto la Turchia, che nel ranking della Fiba appena una posizione sotto l’Italia, alla numero 17. Turche che hanno avuto il merito di vincere nel girone di qualificazione la gara da dentro o fuori con le padrone di casa della Grecia. Con la Turchia le azzurre hanno fatto un’altra partita di grande spessore, ma hanno anche rivisto i fantasmi del 2017. In quella edizione del Campionato europeo, Capobianco sedeva in panchina e Zandalasini era l’enfant prodige al suo esordio assoluto in una competizione senior. L’Italia affrontava la Lettonia per lo spareggio che assegnava un posto Mondiale, e nel finale punto a punto, urla ancora vendetta l’antisportivo ravvisato all’attuale stella italiana e della Wnba.

Contro la Turchia la sfortunata protagonista è stata Jasmine Keys, che si è vista annullare un canestro buono quando mancavano ancora 0.2 secondi sul cronometro. E ancora peggio, è il fatto che la terna arbitrale non abbia potuta controllare e ravvedersi all’instant replay, perché questo al momento non funzionava. In una manifestazione del livello di un Europeo, certi intoppi è inammissibile che accadano. Quei due punti potevano costare caro, dato che allo scadere le avversarie hanno mandato la partita al supplementare. La volontà di vincere è stata comunque più forte, e alla fine la Turchia è stata battuta.

Non si finisce mai di sognare, però. Raggiunta la semifinale a questo punto andava conquistata anche una medaglia. Di qualsiasi colore, purché si appendesse qualcosa al collo. È il Belgio l’avversaria in semifinale, e le azzurre non si sono date per vinte. Nella ripresa grazie ad un parziale di 17-0 hanno rimesso il naso avanti, e solo nel finale tirato a festeggiare sono state le avversarie, che hanno mostrato il giusto riconoscimento con la Julie Vanloo che ha confortato una ad una le ragazze.

Per la medaglia di bronzo bisognava battere le francesi, vicecampionesse olimpiche, alle quali mancavano un paio di giocatrici ma restavano comunque forti. Si è anche discusso della mancanza di esperienza delle azzurre, nel giocare su palcoscenici del genere. Evidentemente, da Zandalasini a Costanza Verona, da Lorela Cubaj a Sara Madera, passando per Martina Fassina preziosissima contro Belgio e Francia, hanno fatto tesoro delle loro avventure giovanili. Dal 2015 al 2019, infatti, il palmares generale parta di quattro bronzi, cinque argenti e tre ori a livello sia europeo che mondiale.

L’Italia è scesa in campo con la determinazione giusta, il migliore approccio possibile e sin dall’inizio si è messa a condurre nel punteggio fino a dominare pian piano la partita, nonostante qualche momento di defaillance. Le francesi sono state tenute a 54 punti nonostante il miglior attacco dell’Europeo sin lì con una media di 84.2. Alla vigilia della finale per il 3° e 4° posto, Zandalasini aveva parlato delle differenze che si avvertono nel nostro paese tra lo sport femminile e quello maschile, rivendicando l’agonismo e il ‘bello’ del basket femminile. C’è da dire che le ragazze sono riuscite in quello che da anni non riesce ai ragazzi, che ad Europei e Mondiali non superano l’ostacolo dei quarti.

Nell’immediato post gara, con la medaglia al collo, Capobianco ha invece sottolineato di come oltre per il cuore, questo traguardo è arrivato anche tatticamente. Perché l’Italia è stata capace di adattarsi e cambiare rispetto all’avversario di turno, rivendicando un successo non solo emotivo ma anche tecnico. E proprio Capobianco è stato nominato anche miglior allenatore dell’Europeo. Un premio più che meritato per come è riuscito a far giocare questa squadra. Sempre sfrontata, mai doma, dura a morire in qualsiasi situazione. Arcigna e aggressiva, attenta e concentrata.

Share da record sulla Rai: il 5,56% contro la Francia

Queste azzurre hanno fatto innamorare l’intera nazione. Parlano i dati della Rai, con ascolti ottimi. Con la Turchia seguito di 389mila spettatori di media, saliti nel supplementare a 571mila con uno share del 3.4%. Col Belgio il primo tempo su Rai Due ha avuto 290mila spettatori (2.39%), mentre il secondo tempo su Rai Tre ne ha avuti 545mila (3.75%), per una media di 418mila utenti collegati. Con la Francia, invece, 443mila spettatori medi (4,99%), con uno share salito al 5,56% nel secondo tempo (491mila utenti collegati).


* per la rivista Basket Magazine

mercoledì 11 novembre 2020

Nel ricordo di Romano Piccolo, riviviamo un pezzo di storia di Caserta

di Giovanni Bocciero*

Questo anno a Caserta sarà ricordato non solo per la pandemia da Covid, ma anche e soprattutto per la scomparsa prima della Juvecaserta (fallita per la terza volta in 22 anni) e poi di Romano Piccolo. Una vera e propria istituzione, un’eccellenza casertana, nonché tra i fondatori del club bianconero nel 1951. Ma sarebbe riduttivo considerarlo solo il padre putativo dell’unica formazione del Sud Italia ad essere riuscita a vincere uno scudetto nel basket. Messaggi di cordoglio per la sua dipartita sono giunti, tra gli altri, dal presidente federale Gianni Petrucci e dal giornalista Flavio Tranquillo.

«Romano è stato un uomo di basket - ha esordito Nando Gentile -. Ha creato la pallacanestro a Caserta, che prima di lui non si conosceva. Ed è stato il primo a mettere su una struttura societaria come la Juvecaserta. E poi si è interessato tanto dell'attività femminile. Insomma ha vissuto la sua vita per questo sport. Ricordo quando ero un ragazzo delle giovanili bianconere e lui allenava la Zinzi, e abbiamo fatto tante volte delle amichevoli. È stata una persona che ha fatto tanto per la città, che si è interessato sempre e solo al bene della pallacanestro. Ha vissuto totalmente la sua vita cercando di fare il possibile per la crescita dei giovani e del basket casertano».

83 anni, nato a Piacenza perché il padre militare era di stanza lì ma casertano doc, è stato giocatore, allenatore, dirigente, presidente, addirittura procuratore, e poi giornalista e scrittore, facendo dello sport e della pallacanestro in particolare uno stile di vita. Sin da ragazzo si è contraddistinto quale portiere della Casertana, impegnato a mantenere inviolata la porta della squadra rossoblù. Poi insieme ai fratelli Corrado e Santino ha preferito buttare il pallone in una retina, dando vita allo Sporting Club Juventus Caserta. Il basket è arrivato in città intorno al 1945, insieme ai soldati americani, e quel gioco in qualche modo ha ammaliato la famiglia Piccolo.

Romano ha giocare, poi allenato, infine organizzato l’attività della società che nel 1971 ha visto l’ingresso dell’imprenditore Giovanni Maggiò. Negli anni ‘70 si è rivelato un autentico pioniere quando ha creato a Caserta anche la prima squadra femminile. Era la Zinzi Basket, così denominata per via dello sponsor, e partendo da zero, e dalla serie C, ha raggiunto la massima categoria in appena cinque stagioni. Nel 1984, nel ruolo di general manager, ha ripetuto l’impresa di raggiungere la serie A disputando il campionato con una squadra composta interamente da juniores.

«Il mio rapporto con Romano era intenso - ha dichiarato Teresa Antonucci, ex giocatrice della Zinzi -, quasi familiare per diversi intrecci anche extra cestistici. Non abbiamo mai smesso di sentirci, ci telefonavamo regolarmente. Questo rapporto dal 1968, quando insieme a tante bambine abbiamo iniziato il minibasket, non è mai finito. Teneva molto al gruppo. Parecchie di noi sono state davvero cresciute da lui da quando eravamo piccole fino all’adolescenza. Poi man mano il gruppo si è andato sfoltendo e si sono aggiunge altre ragazze che anche grazie al suo saper fare si sono subito inserite. Era molto abile nel coinvolgere. E poi era un affabulatore, sapeva intrattenere con i suoi tanti racconti e aneddoti».

«Nel periodo in cui allenava il basket femminile - ha ricordato Nando Gentile - ha iniziato a giocare mia sorella Imma. Lei è cresciuta grazie agli insegnamenti di Romano, e tante volte ci siamo confrontati per capire cosa fosse meglio per la sua carriera. Per mia sorella è stato anche un manager».

Tanti progetti hanno portato il marchio di Romano Piccolo, che da grande appassionato della pallacanestro seguiva qualsiasi cosa, dalla Nba alle minors, senza fare alcuna distinzione ma sempre con l’occhio di chi vuol imparare qualcosa di nuovo. E poi trasmetteva una passione che inesorabilmente ti contagiava.

«Aveva una passione smodata per l’America. Ricordo che andò a fare un viaggio - ha rivelato Teresa Antonucci -, e al ritorno ci portò delle sopra maglia dei Lakers che all’epoca erano gialle e bordeaux, che noi indossavamo nonostante avessimo il completo da gara rosso. Queste sopra maglia portavano il nostro cognome, ma siccome erano state fatte in America non tutti erano scritti correttamente e questa cosa ci faceva sorridere. Eravamo però orgogliose di averle e ne facevamo bella mostra quando andavamo in giro per i campi».

Dopo aver fondato la Juvecaserta, sempre insieme ai fratelli, ha dato vita alla Little Basket, nome azzeccato visto che era la traduzione di Piccolo in inglese. Praticamente la squadra di famiglia che ha disputato qualche campionato di serie D e che è diventata punto di riferimento cittadino dell’attività cestistica dopo il primo fallimento della Juvecaserta del 1998. I figli Valerio e Gianluca hanno giocato e poi allenato, così come il nipote Francesco che ha condiviso con lo zio Romano non solo la passione per il basket ma anche quella per la scrittura, tanto da essere diventato un importante scrittore e sceneggiatore vincitore del premio Strega e del David di Donatello.

Romano è stata una persona poliedrica, ed ha vissuto l’ascesa della Juvecaserta, poi diventata campione d’Italia nel 1991, in qualità di giornalista per la rivista Superbasket diretta da Aldo Giordani che lo considerava “il decano dei miei collaboratori”. È stato anche dipendente e poi proprietario di una concessionaria d’automobili, ma quello del giornalista è stato un mestiere che ha ricoperto in maniera a dir poco perfetta. Conciliava la conoscenza avanzata del gioco con la capacità di scrittura sopraffina. Per questo ha scritto anche per diverse riviste e quotidiani sia locali che nazionali. Ha inoltre pubblicato alcuni libri sulla storia della Juvecaserta (ripubblicato in più edizioni) e soprattutto sulla città di Caserta che amava alla follia. E per farlo ha studiato la storia, perché in qualsiasi aspetto della vita credeva che solo conoscendo la storia si potevano affrontare i problemi del presente.

«Romano era un conoscitore del basket - ha commentato Nando Gentile -, e questo ha fatto sì che da giornalista abbia scritto con dati soprattutto tecnici. Per tutta la sua vita è stato sul campo, e la passione che aveva lo ha fatto essere innanzitutto un tifoso. E questo gli ha permesso di svolgere il suo lavoro con grande amore».

Proprio come una persona illuminata, Romano in qualità di dirigente ha preceduto i tempi capendo che spesso è meglio unire le forze piuttosto che dividersi. E così quando ha vissuto un momento di impasse con la Zinzi, allenando e procacciando anche le risorse, ha deciso di fondersi con il Basket Vomero. E fu in quel momento che si gettarono le basi della Phard che ha vinto prima l’EuroCup nel 2004/05 e poi lo scudetto nel 2006/07. Era il 1997 ed insieme all’allora presidente Gianfranco Gallo ha costituito una formazione egualmente composta da giovanissime casertane e napoletane.

«Dopo aver fatto delle splendide squadre, Romano stava vivendo una fase di stallo a Caserta - ha dichiarato Gallo -. Io presi in gestione il PalaVesuvio di Ponticelli e l’idea di fondere le due realtà gli è piaciuta immediatamente. Disputava l’A2 a Caserta e trasferì tutta l’attività a Napoli dove invece facevamo settore giovanile. Furono tre anni bellissimi, ma il regalo che più di ogni altra cosa ci ha fatto è stato quello della cultura cestistica che possedeva. Lui veniva dall’epopea della Juvecaserta con allenatori quali Tanjevic e Marcelletti, con l’importanza data al settore giovanile e quella mentalità del duro lavoro. Quella cultura l’ha portata a Napoli, perché dopo i tre anni che Romano è stato con noi, la squadra fu promossa in A1, vinse per la prima volta nella storia della città lo scudetto, e abbiamo vinto altri tre scudetti giovanili. Quindi al femminile abbiamo ripetuto quell’ascesa che ha vissuto Caserta al maschile, con le dovute differenze, grazie soprattutto al seme che ha piantato lui. Questo è stato il più grande regalo che Romano ha fatto alla città di Napoli - ha concluso Gallo -, e che purtroppo per tante difficoltà sia economiche che d’impiantistica non è riuscito a realizzare a Caserta».

Nella lunga vita di Romano Piccolo sono davvero tanti i ricordi, le storie e gli aneddoti da poter raccontare. «Uno dei ricordi che più mi legano a lui è una trasferta a Patti - ha ricordato Gallo -, dove vincemmo dopo ben tre supplementari. Siccome quel campo era molto caldo per uscire siamo stati scortati dalla polizia. Oltretutto quella trasferta l’abbiamo dovuta fare in macchina perché all’ultimo momento venne meno il pullman. Lui non aveva paura di nulla e nessuno, con un atteggiamento da guascone, al quale interessava solo vincere e faceva di tutto per riuscirci».

«Una volta organizzammo a Caserta un torneo juniores al quale fu invitata la squadra campione d’Italia di Milano. In finale - ha raccontato Teresa Antonucci - incontrammo proprio loro e vincemmo la partita di un punto grazie ad un ultimo tiro nato da una nostra azione classica. Il suo commento a fine gara fu che quel match era stata una partita a scacchi tra lui e l’allenatore milanese Zigo Vasojevic. Questa cosa ci fece ridere tutte».

Chi scrive è riuscito a vivere dei momenti particolari con “zio Romano”, come affettuosamente lo chiamavamo tutti noi dell’ambiente cestistico e non per quella capacità di metterti sempre a tuo agio nel parlare con lui, come se fosse uno di famiglia. Una fortuna poter sedere proprio di fianco a lui in tribuna stampa, al posto numero 28, per tutta la stagione 2016/17. E sue sono state più volte le dichiarazioni d’amore verso la Juvecaserta rilasciate alla rivista Basket Magazine e raccolte dal sottoscritto. Dichiarazioni come quella del novembre 2017, quando la società di Pezza delle Noci era fallita per la seconda volta nella propria storia. «Provo un dolore terrificante perché non è possibile ciò che è successo - aveva commentato Romano Piccolo -. Talmente che mi manca la squadra ho sognato di fare un sei al Superenalotto, così da comprare un titolo sportivo. Io mi ero offerto - aveva rivelato - per fare da collaboratore in maniera totalmente gratuita. Ma questa mia richiesta non ha mai ricevuto risposta». Il sottoscritto ha scambiato due parole con lui in occasione dell’11° Trofeo Irtet d’inizio ottobre svolto a Caserta, perché ancora oggi in città dove c’era la pallacanestro c’era anche Romano. E ci eravamo dati appuntamento per una chiacchierata con argomento piuttosto intuibile: «Chiamami il pomeriggio perché la mattina ho da fare». Arrivederci “zio Romano”.


*per Basket Magazine

mercoledì 4 novembre 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Sabrina Cinili

Intervista esclusiva a Sabrina Cinili, ala del Famila Schio, con la quale abbiamo discusso delle difficoltà nel giocare dovute al Coronavirus e della salute da preservare degli atleti in generale. Ripercorrendo alcune tappe fondamentali della sua carriera abbiamo parlato anche delle esperienze all'estero, delle motivazioni che la spingono a dare sempre il massimo, dello sviluppo del basket femminile e del suo sogno nel cassetto.



lunedì 18 gennaio 2016

CAMPANIA. Terra di Lavoro presente ai raduni federali

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 19/01/2016

CAMPANIA. Tra maschili e femminili sono ben sedici gli atleti convocati
Terra di Lavoro presente ai raduni federali

MADDALONI. Oggi, martedì 19 gennaio, dalle ore 15:00 alle 16:30 si terrà presso il Pala Angioni-Caliendo di Maddaloni il raduno federale nell'ottima del progetto di qualificazione territoriale per gli atleti classe 2002 ed in preparazione al prossimo Torneo delle Regioni edizione 2016. Agli ordini dello staff tecnico composto dal direttore tecnico Alfredo Lamberti, dall'head coach Giuseppe Zurolo, dagli assistenti Roberto Ciccarelli, Ciro Dell'Imperio, Gianmarco Di Matteo, Roberto Galdiero, Francesco Minervini e Eduardo Coppola, e dai preparatori atletici Pasquale Tancredi e Giuseppe Lillo, si alleneranno 28 atleti di cui ben 11 provenienti da società di Terra di Lavoro:
Francesco Arciero, Giuseppe Arciero, Vincenzo Pagano, Michele Schettino e Armando Verazzo (San Michele Maddaloni), Francesco Beneduce, Vincenzo Telese e Francesco Tommaso (Juvecaserta), Simone Franceschetti (Basket Casapulla), Alessandro Fusco e Antonio Iovinella (Kioko Caserta), Jacopo Agostini e Matteo Paterniti (ViviBasket Napoli), Roberto Sargiotta (Flegrea Basket), Eugenio Cortese (Sporting Portici), Lorenzo Lella (Sporting Club Pianura), Pietro Di Sarno (Tigers Saviano), Antonio Borrelli e Francesco Iannarone (Del. Fes. Avellino), Andrea Del Regno (Scandone Avellino), Michele Romano (C.A.B. Solofra), Giuseppe Cascone (Pro Loco Scafati), Andrea Marino (Scuola Basket Salerno), Emilio Menna (Basket Open Salerno), Simone Pepe (Pallacanestro Picentia), Francesco Chiapparrone (Polisportiva Battipaglia), Francesco Fattoruso (Basket Angri 'Negro') e Fausto Montone (Polisportiva Agropoli). Altri 4 atleti casertani sono invece riserve a casa: Dario Alessandrini e Alessio Campanile (Juvecaserta), Davide Palladino (L.B.L. Caserta), Bartolomeo Robusto (C.M. Marcianise), Ferdinando Marcelletti (75' Basket Casalnuovo), Marco Perrino (Basket Casoria), Davide Sveldezza (Pik And Roll Pozzuoli), Umberto Germano (Basketorre 2009), Ciro Piedepalumbo (Nuova Pol. Stabia), Ciro Miranda (Sporting Portici), Andrea Alberti (Basket Open Salerno) e Pasquale Sorrentino (Scuola Basket Salerno).
Non solo basket maschile però, perché ieri, lunedì 18, presso il PalaSilvestri di Salerno c'è stato il raduno del centro tecnico federale femminile riservato ad atlete classe 2001 e 2002. Agli ordini dello staff tecnico composto dal direttore tecnico Alfredo Lamberti, dall'head coach Francesco Persico, dagli assistenti Simone Bergamasco, Sara Braida, Giovanni Caruso, Alfonso Moretti e Domenico Serrao, dal preparatore atletico Pasquale Tancredi e dalla fisioterapista Monica Ciarnelli, sono state convocate 32 atlete di cui 5 di Terra di Lavoro: Benedetta Moretti, Luisa Inverno e Greta Monda (Family Caserta), Maria Chiara Dell'Imperio (Kioko Caserta) e Francesca Sperandio (Juvecaserta). Riserve a casa Bianca Bosh (Juvecaserta) e Sabrina Natale (Family Caserta).
Giovanni Bocciero

mercoledì 20 maggio 2015

FEMMINILE. Il tecnico Mandato è salito sul tetto della Campania

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 21/05/2015

FEMMINILE. L’allenatore maddalonese: “Soddisfatto, il movimento femminile sta crescendo”
Il tecnico Mandato è salito sul tetto della Campania

MADDALONI. Nello scorso weekend il Basket Femminile Stabia ha vinto il campionato Under 13, e a guidare le ragazze sul parquet è stato coach Pasquale Mandato, esempio di maddalonesità vincente esportata da ben quattro anni a Castellammare di Stabia, la prima stagione a livello maschile.
COACH MANDATO, TERZULTIMO DA DESTRA
Sei salito sul tetto della Campania con le tue ragazze, che sensazioni hai provato?
“Sono soddisfatto e fiero del risultato raggiunto. Questa vittoria - ha esordito il coach - è il coronamento di un intenso lavoro che le ragazze hanno svolto con costanza, impegno e sacrificio in tutti questi mesi. La passione e la forza di volontà con cui hanno affrontato ogni singola partita, hanno permesso loro di raggiungere un traguardo così importante. Il merito di questo successo va innanzitutto a loro, alle ragazze, a cui faccio tanti complimenti. Ringrazio tutto lo staff tecnico e fisico per avermi supportato e sopportato, nonché le numerose persone che in ogni partita, dalla prima all'ultima, non ci hanno mai fatto mancare il loro sostegno. Infine, ma non per ultimo, un ringraziamento doveroso va a chi ha reso possibile tutto questo, specialmente ai presidenti Gaetano Manco e Maurizio Santoro”.
Quest’anno hai fatto parte in pianta stabile dello staff federale regionale, che esperienza è stata per te?
“Si quest’anno ho fatto parte del Progetto Azzurrina. Si tratta di un’esperienza non nuova per me - ha spiegato il tecnico maddalonese -, poiché già in passato con la selezione maschile ho avuto la possibilità di vivere un’esperienza analoga. Quest’anno, grazie ad un assiduo lavoro, con la selezione femminile abbiamo anche raggiunto il traguardo del Trofeo delle Regioni. Questo mi ha permesso di confrontarmi con diverse realtà e crescere personalmente”.
Spesso il basket femminile viene bistrattato, ma tu come valuti il movimento in Campania?
“Prima di rispondere alla domanda vorrei fare una premessa. È importante incrementare il più possibile il numero delle giovani, promuovere il movimento del basket femminile, andando nelle scuole e facendo avvicinare le ragazze a questo bellissimo sport. Detto questo, penso che in Campania si stia lavorando bene e la dimostrazione è data dal fatto che abbiamo molte squadre giovanili che andranno alle Finali Nazionali. Sono molte le società campane che stanno investendo sul basket femminile conseguendo grandi risultati e credo che - ha concluso coach Mandato - il merito di tutto questo sia dovuto al binomio entusiasmo e duro lavoro svolto quotidianamente in palestra”.

Gibo