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sabato 9 agosto 2025

La stagione a bordo campo di Andrea Meneghin: «Meno scontata del previsto, con qualche italiano in più in evidenza»

La stagione vista a bordo campo da Andrea Meneghin: «Meno scontata del previsto, con qualche italiano in più in evidenza»

«La Virtus cresciuta nel finale, Milano scollata e confusa»

«Brescia ha rispecchiato l'ewsperienza di Poeta in campo. Trento una meravigliosa sorpresa grazie alla filosofia del club. Trapani e Trieste meravigliose guastafeste, Venezia e Tortona hanno deluso. In Italia si fatica a vedere di buon occhio proprietà straniere. In bocca al lupo a Napoli e Rizzetta, a Varese il progetto ha comunque lanciato giovani interessanti anche in ottica nazionale»


di Giovanni Bocciero*


L’epilogo del campionato di serie A è stato meno scontato del pronostico, anche se lo scudetto alla fine è rimasto sull’A1 ed ha preso la direzione di Bologna dopo tre anni dominati da Milano. Fatale, ancora una volta, la maledizione della Supercoppa, che non aiuta per niente chi inizia la stagione alzando al cielo il primo trofeo dell’anno.

«Complimenti alla Virtus per come ha affrontato i playoff, per come è cresciuta dopo la delusione dell’Eurolega - il commento di Andrea Meneghin -, in un ambiente dove pesano le sconfitte e ci si aspettano sempre grandi risultati. In un momento di forma non ottimale, Banchi ha fatto una scelta coraggiosa dando le dimissioni e capendo che non riusciva a dare più nulla alla squadra per farla esprimere al meglio. L’arrivo di Ivanovic ha riattivato il talento e la fisicità di Bologna, anche in virtù di alcune scelte di mercato, accorciando le rotazioni e prendendo un giocatore come Taylor che è risultato un innesto vincente».

«Insomma, una stagione finita nel migliore dei modi per un gruppo di campioni che ha mentalità vincente, senza dimenticare la questione Polonara che evidentemente loro sapevano già da molto prima. Un evento che può scombussolarti ma che ha fatto emergere l’eccezionale lavoro di squadra della Virtus più che il singolo individuo. Shengelia ha strameritato il premio di Mvp, ma Bologna ha stupito dal punto di vista dell’organizzazione difensiva, offensiva e di opzioni».

Milano ha invece rappresentato l’altra faccia della medaglia delle due grandi. «Sono sempre stato dell’idea che l’Olimpia si potesse concedere il lusso, tra virgolette, di poter perdere qualche partita in più. Avendo quel roster da Eurolega con potenziale, secondo i più esperti, per arrivare sino alla Final four, poneva il vantaggio del fattore campo come non una priorità - l’analisi dell’oggi commentatore tv -, poi dimostrato anche in passato. È mancata serenità, forse compattezza di squadra, al di là degli infortuni coi quali si sono dovuti fare i conti ed in particolare con quello di Nebo, sul quale si era affidato parecchio peso difensivo».

«Si è trovato un assetto di emergenza, con Leday e Mirotic che hanno fatto impazzire e messo in crisi le difese avversarie, salvo poi, come spesso succede a questo livello, venire colpiti nel punto debole di quella coppia mettendola in difficoltà. E così quel filotto di vittorie consecutive anche in campo europeo non è stato replicato nella seconda parte della stagione, mancando ancora una volta i playoff in Eurolega».

«L’Olimpia si è così potuta concentrare solo sul campionato, ma non ci è arrivata come sperava. Tanti giocatori per scelta tecnica, che bisognerebbe chiedere a Messina, non sono stati utilizzati o usati col contagocce, vedi Caruso piuttosto che Tonut, e ti hanno portato a competere con una Virtus allo stremo delle energie, con un calo di tensione, non avendo risposte da diversi giocatori, e con problemi tecnici in campo che hanno esaltato i meriti degli avversari».

Una scelta ha riguardato anche rinunciare a Melli, che poi ha vinto l’Eurolega col Fenerbahce. «Coincidenze, fatti, conseguenze, ognuno può vederli come vuole. Melli inseguiva l’Eurolega da tutta la propria carriera, e finalmente è riuscito a raggiungerla. Non so neanche quantificare la sua gioia nell’alzare quel trofeo. Per quanto riguarda Messina, non si possono negare che ha avuto delle difficoltà nel gestire alcuni giocatori e dargli fiducia. Quello che ho notato dall’esterno, è che la squadra tante volte è sembrata scollata sia in attacco che in difesa, confusa».

E proprio perché squadra e tecnico sono sembrate spesso due entità differenti, con il ritorno di Poeta si va delineando un altro futuro. «In qualunque sport di squadra c’è sempre un concorso di colpa su queste situazioni, proprio perché c’è necessità di avere unità d’intenti. Fortunatamente, chi ancora oggi lavora meglio insieme ed è focalizzato all’unisono riesce a portare a casa il risultato. Obiettivamente, non posso sapere quale fosse la situazione all’interno dello spogliatoio di Milano, ma certamente non è sembrata determinata come in altre occasioni e in altre annate. Da fuori è sembrato che non ci fosse la giusta armonia tra staff e giocatori, tant’è che nelle difficoltà si è reagito in maniera diversa rispetto alla Virtus».

Veniamo ai vinti, quella Brescia giunta sino in finale al primo anno da head coach di Poeta. «Nel loro modo di giocare si è vista tutta l’esperienza da giocatore di Poeta. Ha messo tutti nelle migliori condizioni per potersi esprimere, con gerarchie definite e tanta semplicità e passione. Seppur con un roster poco lungo, la squadra ha trovato il suo equilibrio grazie anche ad atleti che sanno giocare. Nel corso della stagione hanno lavorato bene e approfittato delle settimane senza impegni europei per recuperare gli acciacchi fisici».

«E poi si vedeva che andavano in palestra per divertirsi, e questo rende tutto più bello nonostante la fatica - la chiosa di Meneghin -. Inevitabilmente i risultati e le gioie poi arrivano. Un traguardo storico come la finale scudetto, credo possa essere paragonata alla vittoria della Coppa Italia seppur con un sapore diverso, ma con tutta l’energia e l’entusiasmo dell’ambiente. Reputo che il segreto di Poeta così come per tutto lo staff, al di là del fatto che in qualunque momento è sempre rimasto calmo, sia stato di mettere i giocatori nelle migliori condizioni possibili coprendo i difetti e amplificando ed esaltando i punti di forza».

La serie A ci ha regalato anche due matricole terribili. «Le due neopromosse Trapani e Trieste sono state delle meravigliose sorprese, perché hanno disputato un campionato spettacolare. Ai siciliani è mancata lucidità in semifinale, però ciò non toglie l’esaltante cavalcata arrivando a giocarsi il primo posto in stagione regolare, esprimendo un gioco spumeggiante, divertente, aggressivo, spettacolare, che ha esaltato diversi protagonisti ed in particolare il gran lavoro di Repesa. Molto bene anche Trieste, che però ha trovato sul proprio cammino Brescia, ed è andata avanti anche in Coppa Italia pur avendo un giocatore importante come Ross fuori per infortunio. Sono arrivati ad un passo dal giocarsi la finale facendo tremare Trento sino all’ultimo».

Ecco Trento, che ha vinto la Coppa Italia e fatto incetta di premi individuali: ben cinque. «Trento assolutamente una nota lieta grazie alla filosofia della società. Per gli investimenti fatti, il mix di gioventù e veterani, e l’idea di giocare sempre le coppe europee, ha permesso di coronare un sogno con la Coppa Italia. Vinta soffrendo, sin dal quarto con Reggio Emilia, prima del trionfo con Milano. Trento ha espresso un gioco aggressivo, bello, mai banale, esaltando l’atletismo ed i giovani, studiati con un lavoro di scouting alle spalle strepitoso».

«Senza nulla togliere alle qualità di Galbiati che ha saputo fare non bene, ma benissimo - la valutazione di Meneghin -, con il rammarico forse di aver disputato i playoff non al completo per una serie di infortuni che hanno un po’ stravolto l’identità della squadra. Adesso sotto con una nuova sfida, perché la squadra deve essere ricostruita, ed è stata affidata ad un altro grande allenatore come Cancellieri».

Non solo Eurolega, non solo Milano e Bologna. Altri club hanno disputato le coppe europee con risultati non sempre lusinghieri. E il doppio impegno alla lunga si è fatto sentire. «Per Tortona alti e bassi in campionato, e quando sembrava aver trovato la dritta via ha avuto qualche scivolone di troppo. Anche la stagione europea bene fino ad un certo punto. Annata sotto le aspettative perché ci si aspettava di più. Però siccome c’è stata tanta competizione, con Trapani e Trieste che hanno fatto le guastafeste togliendo due posizioni, hanno messo in difficoltà quelle dietro, tra cui Tortona, ma anche Venezia e Reggio Emilia».

«Gli emiliani hanno conquistato i playoff con qualche turno d’anticipo, e a tratti sono stati devastanti. Credevo potessero vincere la Coppa Italia per come hanno giocato 35’ contro Trento. Poi sono state decisive un paio di giocate di talento dei trentini. Nel finale di stagione gli acciacchi hanno compromesso anche il cammino in Bcl, ma hanno giocato un basket molto europeo con quella durezza difensiva e il tatticismo di Priftis. Venezia ha invece deluso più di tutti, nonostante i tanti infortuni che gli ha impedito di giocare spesso senza la formazione titolare. Con quel roster ci si aspettava che facesse di più. È andata vicina all’impresa con Bologna in gara 5, e conquistati i playoff di Eurocup, ma per il potenziale poteva e doveva andare più avanti e invece si è spesso persa nei dettagli».

Un’altra proprietà straniera si è appena affacciata nel nostro paese, a Napoli. Esperienze, queste, piuttosto alterne e non sempre foriere di buoni risultati. «In Italia è difficile operare per una proprietà straniera, perché siamo un po’ tutti abituati alle grandi famiglie o al mecenate di turno, imprenditori del posto e magari anche tifosi. La storia del nostro basket - ha rammentato il commentatore tv - è sempre stata segnata da squadre abbinate a illustri marchi. Per il tifoso italiano c’è sempre il timore che una proprietà estera possa non far funzionare tutto bene».

«Però vedi Trieste, dove la pallacanestro è rinata sposando perfettamente i valori della città e trovando feeling con i tifosi che è la cosa principale. Dare solidità, fare investimenti, portare giocatori con nome ma efficienti in campo è essenziale. Da contraltare a Pistoia si è visto un anno disastroso, dove la proprietà ha lasciato cuori infranti. Le altre hanno sempre fatto il massimo, come Scola a Varese ad esempio. Ma si tratta di una piazza non semplice. Sbagliando s’impara e, pur facendo tutto in buona fede è importante crescere, capire e non ripetere gli stessi errori».

«Però la stessa Varese sta investendo molto sui giovani, vedi Librizzi o Assui, che giocano e permettono anche di creare identità e attaccamento. E questo senza un budget di prim’ordine. La società è presente e cerca di fare il meglio possibile, ottenendo il massimo risultato ottimizzando i costi. La passione e il pubblico arrivano dai risultati, e Napoli non può trascendere da questo. Adesso bisogna vedere l’operato della nuova proprietà con Rizzetta in testa, ma già la firma di Magro come allenatore mi sembra un ottimo inizio».

Cosa ha lasciato questo campionato in ottica nazionale? «Le risposte degli italiani ci sono state, ed anche parecchie. Per il discorso nazionale però, a volte non bastano i grandi numeri, perché bisogna che ci si sposi con l’idea di gioco dell’allenatore, e con l’identità e la struttura del gruppo. Gli italiani hanno dimostrato di essere pronti in caso di chiamata, ma sono tante piccole cose, soprattutto caratteriali, che comportano una convocazione».

«Logico che più profili abbiamo meglio è per il bene della nazionale». E allora Della Valle? «La meriterebbe, e so che culla così tanto il sogno dell’Olimpiade che si è reso disponibile per il 3x3 per rappresentare l’Italia. Se Pozzecco dovesse chiamarlo - ha concluso l’ex medaglia d’oro europea a Parigi 1999 -, immagino che lui correrebbe di corsa senza creare problemi. Ma è il coach e lo staff a decidere».


* per la rivista Basket Magazine



lunedì 6 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Mario Boni

Intervista esclusiva a Mario Boni, vicepresidente Giba, con il quale abbiamo parlato di temi caldi post emergenza, come utilizzo dei giocatori italiani, la proposta di legge sul credito d'imposta per le sponsorizzazioni respinta, l'incognita dei palazzetti ancora chiusi al pubblico all'inizio della prossima stagione, ma anche del mercato piuttosto vivace e delle affermazioni europee dei club italiani negli ultimi anni.


martedì 19 aprile 2016

Juvecaserta, dagli altri campi segnali confortevoli

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 20/04/2016

LEGA A. Il “monday night” ha sancito che Brindisi non potrà più raggiungere i playoff
Juvecaserta, dagli altri campi segnali confortevoli

di Giovanni Bocciero

CASERTA. La notizia più importante per la Juvecaserta arriva da Venezia, dove la Reyer nel “monday night” dell’ultimo turno di campionato ha battuto la Pistoia del casertano doc Enzo Esposito. Un risultato che, di fatto, estromette dalla corsa per i playoff quella Brindisi che sarà la prossima avversaria della franchigia di Pezza delle Noci.
LA DIFESA DI BOBBY JONES (FOTO ELVIO IODICE)
Con questo certamente non vogliamo dire che la trasferta pugliese sarà una passeggiata per gli uomini di coach Sandro Dell’Agnello, e che di conseguenza si uscirà dal PalaPentassuglia con i due punti in tasca. Di certo però, si avrà contro una squadra naturalmente delusa per aver mancato l’accesso al “gran ballo”, che sta vivendo un momento anche particolare con le ultime dimissioni del proprio “numero uno” da presidente della Lega Basket. Sicuramente però, Brindisi cercherà quantomeno di chiudere la stagione interna con una vittoria che possa far sorridere la propria tifoseria, dopo un’annata sicuramente molto ballerina, altalenante nei risultati, e di certo non come ci si aspettava all’inizio del campionato.

GLI SCONTRI DIRETTI. Brindisi ha pagato a caro prezzo gli scontri diretti con Venezia (1-1 ma differenza canestri negativa) e Pistoia (0-2), cosa che invece vede Caserta essere avvantaggiata nella lotta salvezza con Bologna (2-0) e Torino (1-1 ma differenza canestri positiva). Per questo ai bianconeri manca una sola vittoria per poter mettere in cassaforte la permanenza nella massima serie - questa volta sul campo -. E proprio come un aiuto per raggiungere questo obiettivo è arrivato da un altro campo, Venezia appunto, chissà che un’altra spinta in caso di sconfitta a Brindisi non possa arrivare da Bologna. Perché nel caso in cui nello scontro diretto dell’Unipol Arena i piemontesi battessero i felsinei, allora quest’ultimi per salvarsi - con la sconfitta casalinga contro Trento della Juvecaserta - dovrebbero andare ad espugnare il PalaBigi di Reggio Emilia in un infuocato derby emiliano.

martedì 22 marzo 2016

La Juvecaserta crolla nel finale, Venezia espugna il PalaMaggiò

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 22/03/2016

LEGA A. I bianconeri di coach Sandro Dell’Agnello subiscono un parziale di 13-0 negli ultimi 3’
La Juvecaserta crolla nel finale
Venezia espugna il PalaMaggiò

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Venezia espugna Caserta. Coach Dell’Agnello cambia per l’ennesima volta il proprio starting five e decide di buttare nella mischia dal primo minuto Cinciarini e Slokar. Gli accoppiamenti sono piuttosto scontati, in cabina Siva contro Green, Slokar su Savovic e Hunt si Owens per contrastare la verticalità del lungo veneziano, Cinciarini accoppiato con Bramos a cui però cede almeno 15 centimetri. L’inizio di gara mette in evidenza una grande voglia da entrambe le parti, anche se le tante imprecisioni non fanno decollare il punteggio. Gli ospiti s’involano dopo tre giri di lancette sullo 0-9 grazie ad una bomba di Goss e due di Bramos, che colpiscono dallo stesso angolo. La prima retina bianconera la smuove Cinciarini dall’arco dei 6,75, ed il PalaMaggiò praticamente esulta come per un gol della Casertana. La Juvecaserta però continua a faticare, spreca anche un contropiede facile mentre Slokar è l’unico che prova a lottare sotto le plance. I fischi arbitrali iniziano anche a spezzettare troppo la gara, e allora per una Caserta che non trova ritmo c’è una Venezia che corre sino al 5-23. Dagli spalti si sentono anche delle bordate di fischi perché il popolo di fede bianconera non è affatto soddisfatta dello spettacolo a cui stanno assistendo.
LA SQUADRA BIANCONERA (FOTO ELVIO IODICE)
A cavallo tra la fine e l’inizio dei primi due quarti la formazione di Terra di Lavoro riesce a mettere a segno un 10-0 di parziale che la fa riavvicinare. Coach Dell’Agnello in questo frangente le prova un po’ tutte, dalla difesa a zona allo schieramento di un solo lungo di ruolo. E proprio quando Johnson è l’unico pivot in campo, ed al suo fianco opera da quattro tattico Downs, Venezia sembra accusare in negativo il possibile mismatch con Savovic. Infatti tempo un paio di azioni, e coach De Raffaele preferirà richiamare in panchina il lungo slavo per mettere dentro Viggiano, e passare anch’esso alla difesa a zona. La Juvecaserta va pressocché con alcune fiammate offensive, anche dello stesso Downs, mentre dall’altra parte il rientrante Bramos infila altre due bombe sempre dallo stesso angolo che permette alla sua squadra di ritornare sulle 17 lunghezze di vantaggio. Il finale del primo tempo comunque sorride ai casertani che chiudono con soli 10 punti di svantaggio.
La ripresa inizia con 5 punti di fila per Downs, che mette nuovamente in difficoltà Savovic nell’accoppiamento che viene richiamato immediatamente in panchina. L’inerzia della gara è comunque in favore dei padroni di casa che con Giuri recupera palla in difesa ma poi spreca con lo stesso esterno che prova la tripla in campo aperto. Il tiro pesante lo infila però Cinciarini poco dopo che vale il meno uno (46-47), subito replicata da Viggiano. Venezia allora prova a scappare di nuovo sul 48-54, ma ancora Downs si alza dall’arco dei 6,75 e riporta a tre distanze di svantaggio la sua squadra quando mancano 4’ al termine della terza frazione di gioco. L’ala nativa di Seattle diventa decisamente uno spauracchio per la difesa lagunare, e sulle sue giocate l’impianto di Castel Morrone diventa un’autentica bolgia mentre sale di colpi la retroguardia bianconera. Con i liberi di Cinciarini Caserta compie il sorpasso sul 55-54, e allora Venezia corre ai ripari chiamando il timeout per ricomporre i cocci. Si decide di alternare la difesa a uomo con una zona 3-2, ma non si riesce a mettere la museruola a Downs che continua a segnare con grande disinvoltura mandando a bersaglio la tripla che vale il nuovo sorpasso per i bianconeri, che grazie al percorso netto in lunetta di Slokar vanno addirittura sul più tre (62-59).
Gli ultimi seicento secondi vedono una Juvecaserta difendere con il coltello tra i denti, e così si susseguono i recuperi prima di Siva e poi di Giuri. Ma è un movimento in post basso di Slokar, che manda letteralmente a scuola Ress, che regala a Caserta ben 5 punti sul parziale di 66-61. E quando Venezia di riffa e di raffa riesce comunque a ritornare a distanza di un punto. Prima Slokar a fil di sirena, poi Cinciarini con un arresto e tiro a centro area, e infine il tap-in di Hunt valgono il nuovo allungo casertano sul 71-66 a 5’ e spiccioli dalla fine della gara, che costringono coach De Raffaele ad interrompere la gara con il minuto di sospensione. A tre giri di lancette dalla fine la situazione falli inizia a farsi pericolosa per la Juvecaserta che ha in campo Siva, Cinciarini e Giuri con quattro falli. Owens nel pitturato segna e subisce il fallo per il libero supplementare che sbaglia, ma da il la al parziale dei lagunari di 13-0. Il piazzato di Jackson, la tripla dall’angolo di un Green poco appariscente per tutta la gara, e soprattutto la penetrazione di Goss ribaltano il punteggio: 73-75. Ma purtroppo non è finita lì, perché anche Jackson dall’arco dei 6,75 realizza il canestro che di fatto chiude i conti a poco più di 40” dal termine. Caserta tira con Cinciarini per cercare di rianimare il rush finale della partita, ma con il fallo sistematico Venezia mette in cascina i due punti in palio.

domenica 20 marzo 2016

L'INTERVISTA. Dell’Agnello: «Ci manca l’ultimo passettino»

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 21/03/2016

L'INTERVISTA. Il tecnico della Juvecaserta vuole chiudere la pratica salvezza contro Venezia
Dell’Agnello: «Ci manca l’ultimo passettino»

di Giovanni Bocciero

CASERTA. “Monday night” per la Juvecaserta, che ospita al PalaMaggiò Venezia. I bianconeri hanno dovuto fare i salti mortali per preparare questo match.
Con l'infortunio occorso a Bobby Jones si dovrà fare ancor più di necessità virtù?
«Purtroppo la squadra è tutta in divenire - ha esordito coach Sandro Dell'Agnello -. Giocoforza siamo ormai abituati a queste situazioni che alla lunga ci stanno un po' logorando, però non dobbiamo piangerci addosso perché bisogna ancora consolidare un obiettivo che abbiamo quasi raggiunto. Ci manca ancora un piccolo passettino e dobbiamo mettere tutte le nostre energie per compierlo il prima possibile e senza pensare a tutti i guai che ci stanno capitando perché altrimenti non ne usciamo».
La squadra come sta vivendo mentalmente questa situazione e come si sta preparando per la gara con Venezia?
«Mentalmente i ragazzi sono molto bravi perché riescono a stare in campo con grande concentrazione pur facendo degli allenamenti che hanno poco senso. Anche questa settimana purtroppo, con i problemi che abbiamo, ci siamo allenati senza mai fare un cinque contro cinque - ha recriminato il tecnico toscano - e questo non è assolutamente facile, perché poi ti ritrovi difronte una corazzata come Venezia senza avere il ritmo giusto. Sicuramente però hanno tutti voglia di giocare e di non pensare alle problematiche che abbiamo».
COACH SANDRO DELL'AGNELLO (FOTO ELVIO IODICE)
Con l'inserimento di Linton Johnson, più uomo d'area, il roster è composto o da tutti lunghi o da esterni piccoli e manca quella versatilità che può garantire un 3-4. Da questo punto di vista come ci si accoppierà con Venezia?
«Dobbiamo trovare degli equilibri diametralmente opposti a quelli della squadra che siamo stati sino adesso. Mentre prima giocavamo con un centro solo e tutte ali, adesso invece dobbiamo trovare la giusta intesa tra i tre lunghi che abbiamo perché l'intenzione è quella di giocare con due di loro insieme. Purtroppo - ha chiosato l'allenatore bianconero - il lieve affaticamento che ha colpito Linton Johnson e che non gli ha permesso di sostenere gli ultimi allenamenti non ha aiutato questo processo. Non possiamo farlo di certo con le parole ma sul campo».
La Juvecaserta più volte quando ha giocato in casa è sembrata soffrire la pressione del proprio tifo, mentre Venezia viene da otto sconfitte consecutive in trasferta. Che partita si aspetta a questo punto?
«Non credo che abbiamo mai sofferto la pressione del nostro tifo, siamo sempre contenti di poter giocare davanti al pubblico casertano. È comunque vero che il caso abbiamo voluto che le nostre migliori partite le abbiamo fatte fuori casa, ma credo che sia soltanto una casualità. Io per primo così come i giocatori siamo felici di giocare al PalaMaggiò, ma ci piacerebbe giocarcela ad armi pari. In questo momento le armi pari non ce le abbiamo dal punto di vista tecnico e le tireremo fuori dal punto di vista motivazionale. Per quanto riguarda il record negativo di Venezia, loro per certi versi hanno dei problemi più grossi dei nostri. Se si pensa che una corazzata come loro - ha analizzato il trainer bianconero -, partita per contendere lo scudetto a Milano, ha solo quattro punti in più di noi con tutte le disgrazie che abbiamo avuto, significa che stiamo facendo un campionato strepitoso. Hanno cambiato allenatore, sono alla ricerca di un altro giocatore, beati loro che ne hanno già undici e cercano il dodicesimo. È innegabile che in trasferta abbiano avuto dei problemi, ma sinceramente che tipo di difficoltà non lo saprei dire. Abbiamo guardato delle loro gare per cercare di individuare qualche loro punto debole, ma a volte in squadre così forti e con roster molto lunghi la cosa più importante è trovare la giusta amalgama, e quindi sono più problemi psicologici che tecnici».
Quando a Caserta si perde, l'allenatore finisce sul banco degli imputati. È scocciato da qualche critica rivoltagli o fa parte del gioco e quindi ci passa su?
«Ormai sono tantissimi anni che faccio basket, prima da giocatore e poi da allenatore, e sono già stato anche in piazza molto esigenti. Non succede solo a Caserta dove se si perde l'allenatore finisce sul banco degli imputati. È un po' un costume comune di intendere lo sport italiano. Va bene così, dobbiamo accettarlo perché fa parte del gioco. Diciamo che è un compromesso accettato da tutti - ha concluso coach Sandro Dell'Agnello - perché nemmeno Gandhi aveva la totalità delle persone a suo favore, figuriamoci un allenatore».

martedì 15 marzo 2016

Juvecaserta, affidati alla tua stella Peyton Siva



DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 16/03/2016

LEGA A. Contro Venezia i bianconeri devono interrompere la striscia di quattro sconfitte
Juvecaserta, affidati alla tua stella Peyton Siva

di Giovanni Bocciero

CASERTA. La Juvecaserta deve ripartire dopo essere inciampata nella sua quarta sconfitta consecutiva. Un periodo certamente non semplice questo per la formazione bianconera, che dovrà cercare di ripartire già dalla prossima sfida contro Venezia, e soprattutto dalla sua autentica star, ovvero Peyton Siva. Il playmaker ex Louisville e campione NCAA nel 2013 ha un enorme talento, non sempre indirizzato nel verso giusto, e sono le stesse statistiche della Serie A a dimostrarlo: miglior assistman con 7.1 smazzate a gara davanti all’ex bianconero Ronald Moore (6.0); primo nella percentuale ai tiri liberi con il 90.3% davanti all’avellinese James Nunnally (88.9%); leader nelle palle recuperate con 2 scippi per partita dividendo questo primato con il cremonese Deron Washington. Soltanto il pesarese Austin Daye può dire di condurre quattro classifiche statistiche differenti in punti, rimbalzi, falli subiti e palle perse, con quest’ultima che di sicuro non può far sorridere.
PEYTON SIVA (FOTO ELVIO IODICE)
A questo punto coach Sandro Dell’Agnello non può che appellarsi al suo regista, che nelle ultime gare pur mettendo insieme numeri discreti, sembra aver fatto un passo indietro nel giocare con i compagni. Un discorso che vale un po’ anche per la difesa, di cui abbiamo scritto proprio ieri. Siva deve ritornare a fare quel metronomo che a cavallo tra dicembre e gennaio ha segnato in modo decisivo l’andamento del campionato di Caserta. L’ex Detroit Pistons, insomma, deve ritornare a giocare di più con i compagni e ad essere meno egoista di quanto ha fatto vedere nelle ultime uscite dei bianconeri. E questa inversione di marcia è necessaria compierla già a partire dal “monday night” di lunedì sera, quando in occasione del posticipo al PalaMaggiò farà visita Venezia. I lagunari stanno vivendo una stagione piuttosto complicata, sottotono, l’esonero di coach Recalcati non ha portato i frutti sperati, e dunque è un’avversaria vulnerabile a cui non bisognerà permettere di conquistare i “due punti” in trasferta, dove i veneziani perdono ininterrottamente da otto turni, e l’ultima vittoria risale al primo novembre 2015 contro Sassari, altra squadra in grave difficoltà.

lunedì 23 marzo 2015

Juvecaserta da mille e una notte

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 23/03/2015

LEGA A. La squadra bianconera si è resa artefice di una prestazione brillante dando tutto
Juvecaserta da mille e una notte
La Reyer Venezia va al tappeto

CASERTA. Al PalaMaggiò arriva la seconda forza del campionato tale Reyer Venezia e Caserta città risponde a metà, visto che con la contemporaneità della diretta televisiva e soprattutto a causa della situazione tragicomica tanto dal punto di vista sportivo quanto da quello societario che sta decisamente tenendo banco da diverse settimane l’affluenza all’impianto dei “cento giorni” è stata abbastanza scarsina. E pensare che poco più di 24 ore prima a Bologna si registravano 4700 spettatori nonostante la diretta tv per una partita del campionato di Serie B. Questo deve far riflettere se davvero Caserta è una piazza valida per la massima serie, ma non a parole con i fatti.
Eppure le poche migliaia di spettatori presenti fanno subito sentire il proprio calore ad una squadra che nella prima frazione prova a fare la voce grossa nonostante avesse un avversario dal grande pedigree di fronte. Vitali insacca da tre e partono gli applausi. Poco dopo gli fa seguito la bomba di Scott e il pubblico diventa ancora più caldo. Ma la Juvecaserta dei primi 10’ vede il canestro grande come una vasca da bagno e così quando vanno a segno dall’arco dei 6,75 anche Ivanov e Moore il palazzo diventa una bolgia. Eppure Venezia è lì, distante appena sei punti nonostante fatichi tantissimo a trovare ritmo in attacco, cercando di sfruttare Stone vicino a canestro in virtù della sua maggiore altezza rispetto al diretto avversario. I bianconeri sembrano però in palla e continuano a realizzare con grande continuità trovano ad una manciata di minuti dalla fine del primo periodo addirittura il più undici (26-15) che costringe la panchina dei lagunari a chiamare timeout.
Il trend positivo sembra subito consumarsi ad inizio seconda frazione quando Vitali forza un tiro e non riesce a chiudere la penetrazione nell’azione immediatamente successiva. Dagli spalti si fanno sentire dei fischi, davvero immeritati per la prestazione che comunque tutta la squadra stava facendo. La scena di capovolge qualche azione dopo quando Amedeo Tessitori si rende artefice di due schiacciate di una potenza indescrivibile. Eppure nonostante gli errori, la marcia che sembra non ancora fosse stata ingranata, Dulkys imbuca due volte il pallone da tre punti e Venezia compie il sorpasso (32-33). L’antisportivo fischiato al giovane Ruzzier permette alla Juvecaserta di mettere a segno il contro break che rilancia le velleità dei bianconeri che sul 39-34, e l’inerzia che pare essere tornata completamente in mano loro, costringono coach Carlo Recalcati a chiamare un’altra sospensione. Caserta però rientra parecchio affamata e in poco tempo ritrova la doppia cifra di vantaggio sul 48-35 grazie alla tripla di Mordente, finalmente applaudito. Si esulta ad ogni rimbalzo o canestro come se si fosse fatto un gol. E così si va al riposo lungo con la Juvecaserta saldamente avanti.
FOTO CAROZZA
Al rientro dagli spogliatoi i ragazzi di coach Enzo Esposito realizzano il cinquantesimo punto, ma causa alcune incomprensioni in attacco nascono le azioni con cui Venezia mette a referto un parziale di 5-0 che manda su tutte le furie “El Diablo” che chiama immediatamente timeout. Gli ospiti cercano di premere sull’acceleratore per ricucire il gap e per questo in difesa aumentano l’intensità e mettono più di qualche mano addosso. Su un’azione insistita dove sarebbe potuti essere fischiati almeno un paio di falli Antonutti ha fatto esplodere il PalaMaggiò con una bomba dall’angolo. Non contento l’ala casertana ha firmato altri cinque punti consecutivi lanciando la Juvecaserta sul 61-49. La bolgia si è raggiunta però con il fallo e canestro di Dejan Ivanov che ha costretto all’ennesimo minuto di sospensione per i lagunari e fatto partire i cori sugli spalti. La box and one disegnata da coach Esposito per impedire a Dulkys di ricevere palla e tirare dall’arco porta i suoi risultati, visto che Venezia non riesce a trovare altre soluzioni offensive di semplice produzione.Nelson da tre prova a rianimare una Venezia che sembra subire quasi in silenzio, senza colpo ferire.
Caserta inizia l’ultimo periodo e dà la sensazione di essere ancora padrone della contesa. Venezia vive praticamente delle fiammate, senza riuscire mai a trovare il bandolo della matassa. Eppure a 6’ dalla fine è ancora lì, appena a meno otto (72-64) e con ancora una partita da giocare. Il clima diventa rovente quando Ortner e Moore entrano in collisione per il possesso di un pallone. Il pubblico del PalaMaggiò accende la miccia e quasi gli arbitri perdono il controllo. Doppio tecnico ai due giocatori in questione e quinto fallo per il lungo veneziano che ritorna in panchina deriso dai tifosi locali. Venezia s’intestardisce a concludere dalla lunga distanza per dimezzare nel più breve tempo possibile lo svantaggio che torna in doppia cifra. Nel finale Caserta gioca con il cronometro e naturalmente fa bene, portando a casa una vittoria bellissima. 

sabato 25 ottobre 2014

LEGA A: Il menù del terzo turno

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 26/10/2014

LEGA A. Alcune “portate” sono succulenti 
Il menù del terzo turno

CASERTA. Il menù del terzo weekend stagionale del massimo campionato italiano presenta dei piatti che neppure il miglior chef del mondo avrebbe potuto preparare per lo stesso “pasto”, permetteteci la metafora.
Ebbene, nella serata di ieri è andato in scena l’antipasto, servito in quel del PalaWhirlpool di Masnago, dove la sorprendente Pallacanestro Varese del mitico Gianmarco Pozzecco ha ospitato Reggio Emilia, roster importante ma di certo non fortunato in questo inizio di stagione. Obiettivi diversi, in questo preciso momento, visto che i varesini vogliono conmtinuare a cavalcare l’onda emozionale rimanendo in vetta, mentre gli emiliani sono chiamati al pronto riscatto dopo il primo stop interno contro la non irresistibile Cremona.
Ci sarà un’ampia scelta per il primo piatto, che dipenderà naturalmente dai “gusti” degli appassionati. L’attenzione però, non potrà che essere tutta per la portata del Forum di Assago, che rispetto a tutti gli altri arriverà un po’ in ritardo (palla a due alle ore 20:30) e che vedrà l’Olimpia Milano contrapposta alla Reyer Venezia. In palio la possibilità di continuare la propria striscia vincente, con Alessandro Gentile e compagni che vogliono dimenticare il più infretta possibile la debacle in Eurolega, mentre gli uomini di coach Charlie Recalcati vogliono, dal loro canto, continuare questo felice cammino.
Non mancherà nemmeno il “monday night” con i fiocchi, e quindi anche in questo il nostro chef ha preparato una vera prelibatezza come dolce. Al PalaSerradimigni si affronteranno Dinamo Sassari e Basket Brindisi, due autentici squadroni che, per gioco forza, una delle due dovrà lasciare il passo alla diretta avversaria, così da abbandonare forse soltanto momentaneamente la testa della classifica che fin qui si sono meritate entrambe. Stiamo parlando delle due formazioni che più di tutte le altre, esclusa solo Reggio Emilia ma al gran completo, potranno contendere lo scudetto ai favoriti e campioni in carica di Milano.
Giovanni Bocciero