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giovedì 12 dicembre 2013

Volley femminile, la scalata di Gricignano

DAL MENSILE "CORRIERE DELLA CAMPANIA" DI NOVEMBRE 2013

Volley femminile, la scalata di Gricignano

GRICIGNANO D’AVERSA – Per chi fa sport nella nostra provincia, spesso, deve compiere i salti mortali affinché il progetto sportivo, che il più delle volte è frutto di passione, nato da un abbraccio tra amici ed una chiecchierata al bar, continui ad andare avanti, a raccogliere risultati. Spesso queste avventure, nel vero senso della parola, sono talmente ben sviluppate, organizzate, gestite che vanno ben oltre le più rosee aspettative. È certamente la storia della New Volley Libertas, per tanti appassionati semplicemente Corpora Gricignano, che milita nel campionato pallavolistico femminile di Serie A2. La società presieduta dalla signora Tina Musto è arrivata sul grande palcoscenico nazionale dopo appena otto anni dalla sua fondazione, avvenuta appunto nel 2005. Dopo aver svolto nelle primissime stagioni di attività campionati esclusivamente regionali, nel 2009/10 arriva la promozione in Serie B2. La passione cresce a dismisura, il lavoro diventa sempre più certosino e in campo le ragazze aversane macinano vittorie sino ad una nuova promozione in Serie B1 arrivata dopo essersi imposte come prime della classe nel girone H. La scorsa stagione dovrebbe essere incorniciata, perché non solo la New Volley esordisce nella nuova categoria, ma dopo aver condotto per lunghi tratti la classifica del raggruppamento D, la compagine “blu e nero” vince con merito i play-off promozione e realizza il doppio salto in sole due stagioni dalla B2 alla A2. Spesso queste emozioni che si vivono sul campo non riescono ad essere percepite, carpite, capite da chi vive la situazione da fuori. Ed è per questo che abbiamo intervistato chi vive le gare da bordo campo, ed ha il compito poi di raccontare le gesta delle giocatrici, ovvero l’addetto stampa Andrea Senneca.
Emotivamente parlando com'è stato il salto in A2 e ovviamente l'esordio?
“E' stato un salto davvero elettrizzante – esordisce Sennecca –. E' la prima volta in assoluto che una squadra della provincia di Caserta approda in Serie A nella storia della nostra pallavolo femminile. Sentiamo il peso di tutto ciò e allo stesso tempo anche la vicinanza di tutto il movimento. L'esordio è stato emozionante ma lo è tutta la stagione. Confrontarsi con ambienti e giocatrici che hanno fatto la storia di questo sport – riflette il responsabile dell’ufficio stampa della Corpora Gricignano – è ogni giorno qualcosa di estremamente motivante. Tutto ciò è amplificato dal fatto che siamo una società che ha fatto tutta la gavetta, dalla D alla serie A, utilizzando come unici segreti sudore e passione”.
Come sta procedendo il cammino in campionato, premesso che penso abbiate l'obiettivo della salvezza tranquilla quest'anno?
“La salvezza è d'obbligo – chiosa Senneca –. Retrocede una sola squadra e dobbiamo metterci in sicurezza il prima possibile. La parola d'ordine quest'anno è crescere. Crescere e assestarci da tutti i punti di vista in questa nuova categoria. Dal punto di vista economico ma anche da quello organizzativo. Molti di noi, fra dirigenti e giocatori, sono all'esordio assoluto in questa categoria. Abbiamo perso le prime tre partite ma non siamo mai usciti distrutti. In alcuni casi – specifica l’addetto stampa –, come a Soverato, abbiamo sciupato valanghe di set-point. In altri, come a Pavia, ce la siamo giocata fino all'ultimo punto di ogni set. Dobbiamo stare sereni. Siamo un club che ha inanellato quattro promozioni in sei anni e non siamo molto abituati a perdere, ma sappiamo che questa è davvero una categoria di livello altissimo. Per onorarla fino in fondo abbiamo bisogno di tutti: istituzioni, eccellenze del mondo produttivo provinciale come il Centro Corpora, che ha deciso di condividere con noi questa fantastica avventura. Invitiamo tutti gli appassionati – conclude auspicando Andrea Senneca – a venirci a trovare al PalaPuca in occasione delle partite casalinghe”. Il prossimo impegno tra le mura amiche per la New Volley è in programma per il primo dicembre, contro la formazione del Rovigo.



Giovanni Bocciero

mercoledì 2 ottobre 2013

I sogni del Maddaloni

DAL "CORRIERE DELLA CAMPANIA" DEL MESE DI SETTEMBRE

Il San Michele pronto per il torneo di B2. Juvecaserta nuova di zecca
I sogni del Maddaloni

MADDALONI – Quello ormai alle porte sarà il campionato di certo più atteso per la dirigenza della Pallacanestro San Michele Maddaloni, che si appresta a disputare il primo campionato di Divisione Nazionale B, la ex B2. Ovviamente questa categoria fa ritornare in mente le gesta della storica Artus Maddaloni, capace di disputare per ben sette anni consecutivi questa categoria. È sicuramente un orgoglio in più per patron Andrea De Filippo e tutti i dirigenti, essere riusciti in appena sette anni di vita della società, a riportare la città di Maddaloni a questi livelli, che per la tradizione del comune delle “Due Torri” e per il palato fino di tutti i tifosi e appassionati che seguono la “palla a spicchi”, è sicuramente il palcoscenico che meglio gli si addice.
L’emozione è tanta, e si respira anche e soprattutto nello spogliatoio, dove i giocatori sono consci dell’onore e dell’onere che hanno nell’indossare la casacca biancoblu del San Michele. Quel palazzetto pieno zeppo di tifosi scatenati, che applaudono fino a spellarsi le mani e che incitano finché la voce non se ne va del tutto, è certamente una motivazione in più per dare tutto sul parquet, soprattutto nei match casalinghi. Non è un caso, infatti, che la formazione maddalonese ha ancora una striscia aperta di ben 37 successi consecutivi al Pala Angioni- Caliendo, frutto di due anni di successi in cui si è passati dal massimo campionato regionale (la C2) al quarto torneo cestistico nella gerarchia nazionale. E questo record di 37 vittorie può essere ancora incrementato, sin da subito, visto che il primo match del campionato, in programma per il prossimo 6 ottobre, vedrà i calatini ospitare i salentini del Monteroni. Un’occasione ghiotta per iniziare nel migliore dei modi un campionato che comunque nasconde diverse insidie. Non bisogna farsi prendere dai facili entusiasmi, e soprattutto non ci si deve far ingannare da queste ultime trionfali stagioni. Quelle appartengono al passato, e come la storia, resteranno ben salde nella mente di chi è stato artefice di quel percorso, e sicuramente di chi ha avuto la fortuna di poterlo vivere.
Adesso però bisogna guardare al futuro, e questo dice che il Maddaloni potrà togliersi diverse soddisfazioni, recitare una parte da protagonista, ma senza voli pindarici, anche perché è bene stemperare sin dall’inizio facili entusiasmi e concentrarsi sulle singole partite che domenica dopo domenica dovranno essere affrontate. Da questo punto di vista, la riconferma in toto dello staff tecnico che tanto bene ha fatto nella passata stagione, composto da coach Massimo Massaro, dall’assistente Massimo Ricciardi e dal preparatore atletico Ottone Amore, è senz’altro una sicurezza, come del resto lo sarà lo zoccolo duro della squadra, alcuni dei quali si apprestano a giocare addirittura per la terza o quarta stagione al San Michele. Capitan Nino Garofalo, Salvatore Desiato, Francesco Chiavazzo, e il duo di lunghi Peppe Piscitelli e Luciano Rusciano, è un’ottima ossatura per competere in questa DNB, e allo stesso tempo sapranno senz’altro infondere sicurezza e calore ai nuovi innesti di un mercato estivo, non dispendioso ma oculato, che ha fatto giungere all’ombra delle “Due Torri” l’esterno Carmine Moccia, che nelle idee tattiche appare il degno sostituto del beniamino Davide Ferrante che ha lasciato per impegni personali, l’ala-pivot David Loncarevic e il play di scorta Pasquale Greco, under dalle belle speranze.
Dopo la ferrea preparazione, e diversi match amichevoli, la prova del buon lavoro svolto è giunta in occasione del quadrangolare XII° Memorial “Vittorio Dalto”, disputato in quel di Agropoli e che ha visto i maddalonesi classificarsi al secondo posto. Dopo essersi imposti sul finale di gara contro i padroni di casa cilentani; nella finalissima nel secondo giorni del torneo il Maddaloni si è dovuto piegare alla corazzata Scafati, ma anche in quella circostanza soltanto nelle battute finali della gara. Lo staff può comunque ritenersi più che soddisfatto per questo avvicinamento al campionato, che scatterà tra quindici giorni circa, e soprattutto dovrà prepararsi per il bagno di folla atteso per domenica 29 settembre alla presentazione ufficiale della squadra, che si svolgerà presso uno dei luoghi di maggior lustro della città di Maddaloni, quale il Convitto Nazionale “Giordano Bruno”. Un appuntamento, forse addirittura un evento, che cade in coincidenza della solennità di San Michele Arcangelo, patrono della città e ispiratore del nome societario.
Come siamo ormai abituati, la grande pallacanestro della nostra provincia rimbalza tra la città di Maddaloni ed il comune di Caserta, ed anche quest’anno non c’è alcuna eccezione. Per questo merita dei commenti anche la Juvecaserta del presidente Raffaele Iavazzi, ancora una volta ai nastri di partenza del prossimo campionato di Serie A. Quest’anno però, sono davvero tante le novità per la società di Pezza delle Noci, a partire dallo staff. Andato via Sacripanti direzione Cantù (non solo la sua città natale ma soprattutto cestistica), che nell’avventura casertana ha rivestito il doppio ruolo di direttore sportivo e capo allenatore, sono stati ingaggiati Marco Atripaldi come nuovo general manager e Lele Molin quale timoniere in panchina. Due scelte non lasciate al caso, e forse il meglio che il panorama cestistico nostrano offriva in questo periodo. Le scelte di mercato hanno visto approdare all’ombra delle Reggia ben cinque colored: Stephon Hannah, Chris Roberts, Carleton Scott, Jeff Brooks e Cameron Moore, oltre alla riconferma degli italiani, su tutti Marco Mordente e Andrea Michelori. Dopo i primi scrimmage, la Juvecaserta ha partecipato prima alla Bmw Cup di Brindisi, e poi al X° Torneo “Città di Caserta” disputato al Pala Maggiò, e dal quale si sono stilati i primi verdetti. Dati per certi gli apporti dei vari Michelori e Mordente, Moore sembra molto solido in area pitturata lottando a più non posso; Scott sembra possedere una buona dose di punti nelle mani ma è ancora tutto da scoprire; Roberts ha dalla sua un atletismo da far impallidire e che scommettiamo gli permetterà di occupare un posticino nel cuore di tutti i tifosi bianconeri; Brooks incappa troppo spesso in prestazioni altalenanti ma quando è in palla è presente tanto in attacco quanto in difesa; mentre Hannah deve ancora acquisire la giusta leadership da play per far girare a dovere il motore casertano.


Giovanni Bocciero

lunedì 8 luglio 2013

Il trionfo della Cover Maddaloni

DAL MENSILE CORRIERE DELLA CAMPANIA

Dopo quattro anni la squadra di basket di Maddaloni promossa in serie B2
Il trionfo della Cover Maddaloni

MADDALONI. Proprio come una fenice araba, la pallacanestro maddalonese è rinata dopo una gestazione di quattro anni. In questo lasso di tempo la Città delle “Due Torri” ha vissuto il passaggio del testimone dall’Artus alla Pall. San Michele, che ha visto ritornare una compagine calatina sul palcoscenico della B2. Una promozione conquistata da neopromossa per la franchigia del presidente Andrea De Filippo, che addirittura per un terzo della regular season è stata in testa alla graduatoria davanti a delle vere corazzate per la categoria, centrando l’obiettivo di 40 vittorie consecutive a cavallo tra due stagioni. Poi ovviamente, al giro di boa, determinati valori devono per forza di cose emergere, e i biancoblu hanno abdicato sì il primato, ma non si sono fatti di certo staccare, rimanendo in scia in attesa di aspettare il momento opportuno per sfruttare gli errori altrui. Purtroppo però, mentre al Pala Angioni- Caliendo i maddalonesi sono stati un martello pneumatico, in trasferta hanno balbettato un po’, alternando prestazioni super a gare piuttosto sottotono. Di contro, la primatista Molfetta non ha lasciato nulla agl’altri commensali, staccando anzitempo il pass per la promozione diretta. In una settimana poi, la Cover Maddaloni aveva il delicato impegno di affrontare prima la seconda classifica, ovvero Vasto, e poi la terza, cioè Benevento, con essa a pari merito in classifica. Contro Vasto bisognava vendicare tra le mura amiche il meno 5 rimediato all’andata, e dopo una partita equilibrata i calatini hanno avuto la possibilità, con l’ultimo tiro del match, di capovolgere lo scontro diretto, senza però riuscirci. Sette giorni dopo, trasferta importante in terra sannita e approccio alla gara fantastico visto che i calatini hanno comandato il primo tempo. Nella ripresa la metamorfosi che non t’aspetti, partita trasformata e sconfitta durissima da digerire. E così si è passati dall’ipotetica conquista della seconda piazza, a precipitare alla quarta con la consapevolezza che nei playoff, escluso il primo turno, la scalata alla promozione si sarebbe percorsa in viaggio. Terminata la stagione regolare, sotto con la post season e primo ostacolo per la Pall. San Michele è il Trani, squadra che ha costretto al primo stop stagionale i maddalonesi.
La Cover Maddaloni
Senza troppi patemi i pugliesi sono stati eliminati con un parziale di 2-1, con due vittorie piuttosto schiaccianti in casa, ed una prestazione insolita in trasferta. Mentre la Cover festeggiava il passaggio del turno, succedeva qualcosa di particolare sugl’altri campi, ovvero sia Vasto che Benevento, che precedevano il Maddaloni, venivano eliminati rispettivamente da Lanciano e Venafro. Con questi risultati, i biancoblu diventavano inevitabilmente la testa di serie numero uno nella griglia playoff. Chiamatelo destino, o forse più semplicemente deve esserci qualcuno la su che vuole bene la società. A questa notizia boato al Pala Angioni- Caliendo, che per tutto l’anno ha visto sempre crescere il numero di spettatori, sfiorando e forse superando le mille unità in occasione della post season. Il cammino, adesso, era tracciato e dinanzi ai maddalonesi si metteva il Venafro. Riavvolgendo il nastro del campionato, Maddaloni è legato ai molisani per la gara di regular season che ha visto vincere i secondi dopo un arbitraggio a dir poco scandaloso. Messa una pietra già al ritorno, in gara uno Venafro viene surclassato. Nella rivincita sono i venafrani ad avere la meglio grazie a qualche episodio favorevole negl’ultimi 2’ di gara, e allora tutto è rinviato alla bella. Gli animi sono parecchio surriscaldati, e nonostante la bagarre che gli ospiti provano a creare, la Cover vince nettamente, perché dopotutto, è il campo che deve parlare. L’ultimo step per il salto di categoria vedeva contrapposti Maddaloni e Taranto, due signore squadre. Dopo un bel botta e risposta, il primo match va ai calatini che si portano subito in vantaggio nella serie. Nella trasferta di Taranto poteva già esser chiuso il conto, raggiungendo di fatto la promozione. Con al seguito un intero pullman di sostenitori, la Cover sfodera una gara dalla grande personalità, comandando partita e punteggio per tre quarti. A 5’ dalla fine la reazione dei padroni di casa che avrebbero potuto rovinare la festa anticipata. Troppo determinato, però, questo Maddaloni per rovinare ciò che aveva fin lì fatto, e allora sotto con le ultime fatiche sportive e poi la festa promozione. Certo, adesso si aspetta la celebrazione da fare al Pala Angioni- Caliendo (imbattuto da due stagioni e dove è aperta una striscia di 36 successi), dinanzi a tutta la propria tifoseria, per applaudire ancora una volta coach Massimo Massaro, il quale condivide il traguardo con l’assistente Massimo Ricciardi e il preparatore Ottone Amore, e tutti i beniamini biancoblu: Garofalo, Desiato, Piscitelli, Ferrante, Chiavazzo, Rusciano, Luongo, D’Isep e gli under Lombardi, Mastropietro, Salanti, Pascarella e Di Vico. Sarà tempo anche per festeggiare i successi delle giovanili, con l’Under 14 impegnata nella Final Four regionale, e l’Under 13 che può emulare i compagni di squadra.

Giovanni Bocciero

venerdì 31 maggio 2013

La scalata della Volalto Caserta

DAL CORRIERE DELLA CAMPANIA DEL MESE DI MAGGIO 2013

La squadra del presidente Barone punto ad un clamoroso doppio salto di categoria
La scalata della Volalto Caserta

CASERTA. Continua l’avventura nel campionato di B1 di pallavolo femminile della Volalto Caserta, impegnata nella semifinale per la promozione in A2. La sfida alle cugine dell’Arzano rappresenta un trampolino di lancio non indifferente per la compagine casertana, che se dovesse realmente centrare questo salto di categoria, sarebbe autrice di una “doppia scalata” visto che le casertane sono neopromosse dopo aver vinto lo scorso anno il torneo di B2. Dopo essersi classificata al terzo posto, dietro Gricignano e Arzano, la Volalto si è liberata dello Scandicci con un doppio 3-2, prima espugnando il Palasport fiorentino, e poi chiudendo la serie al Palazzetto di via Medaglie d’Oro, rimontando da un clamoroso 0-2. Al termine della gara che ha sancito il passaggio del turno, l’emozione sia in campo che sugli spalti è stata incontenibile. 
“Abbiamo dimostrato ancora una volta di meritare la serie A – dichiara il presidente Agostino Barone –. Con un pubblico del genere e un gruppo così possiamo sognare. La strada è certamente lunga, ma per quel che ci riguarda abbiamo già vinto. Era impensabile arrivare ad inizio anno fin qui, ma adesso proveremo a continuare a sognare. Quando si ottengono risultati del genere non si può parlare di casualità o fortuna, il nostro sodalizio è contraddistinto da quattro elementi – conclude il presidente casertano –: la valenza dei tecnici, la struttura societaria, il settore giovanile e il carattere e la voglia di vincere”. Eliminato lo Scandicci, con una prestazione che ha messo in luce la compattezza di gruppo, grazie ad una panchina capace di sopperire ad alcune defezioni del roster rosanero, mercoledì 22 maggio ha avuto inizio la semifinale contro l’Arzano, in un derby tutto campano che sarà davvero affascinante da seguire fino in fondo. “Sarà sicuramente una sfida difficile – commenta la giocatrice nonché capitano Grazia Fattaccio –, perché incontreremo una squadra con la S maiuscola, e per questo dovremo essere perfette per avere la meglio. In questa stagione ci hanno battuto in entrambe le gare disputate, e devo dire che sia all’andata che al ritorno non abbiamo giocato benissimo. Merito loro senza dubbio, ma ora le cose saranno diverse. Sono una squadra attrezzata per il grande salto, ma noi non siamo da meno. Gara dopo gara abbiamo acquisito convinzione in noi, il passato non conta, adesso – conclude la giocatrice rosanero – sarà un’altra musica”. I complimenti per questa cavalcata giungono anche dalle istituzioni, sia amministrative che sportive. “Siamo soddisfatti dei risultati conseguiti dalle squadre sportive casertane – dichiara il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi – e in questo momento di entusiasmo bisogna dare merito alla Volalto delle capacità di gestione e delle qualità atletiche”. “La pallavolo ha bruciato le tappe – dichiara il delegato Coni Caserta, Michele De Simone – perché ci sta proiettando in un sogno che speriamo si realizzi, grazie all’eccellenza della squadra e della società”.

Giovanni Bocciero

Handball, terzo scudetto per lo Jomi Salerno

DAL CORRIERE DELLA CAMPANIA DEL MESE DI MAGGIO 2013

Handball, terzo scudetto per lo Jomi Salerno

SALERNO. La Jomi Salerno vince il terzo scudetto della sua breve storia sportiva (fondata otto anni fa dalle ceneri dell’Handball Salerno), creando una vera e propria dinastia nella pallamano femminile. Forse dire dinastia è pure troppo poco, visto che nel palmares della società ci sono tre scudetti, tre Coppe Italia, due Supercoppe e un Handball Trophy. Insomma, stiamo parlando di una vera e propria corazzata che sul suolo nazionale detta praticamente legge. Nell’ultima gara della stagione, la numero tre della poule scudetto, la Jomi si è imposta sul Sassari per 26-25 dinanzi ad un Pala Palumbo gremito per l’occasione. Una gara al cardiopalma che si è decisa a meno di un giro di lancette dal termine, quando il portiere di casa Prunster ha parato un penalty, e sul contropiede è nato il gol di Avram che ha permesso alle salernitane di conquistare il tricolore. Finale raggiunta dopo un testa a testa durato per tutta la stagione proprio con le sarde, che ha permesso al Salerno di calare il primo “triplete” della sua storia. 
“Non è facile spiegare le emozioni che ti assalgono in questi momenti – dichiara il tecnico Giovanni Nasta. Poter arrivare a giocarsi davanti al proprio pubblico una finale è la cosa più bella che ti possa capitare. Il nostro progetto tende ad unire i giovanissimi e le nostre ragazze che li crescono tutti i giorni, coinvolgendoli in varie attività, mentre noi come società forniamo il massimo contribuito tecnico-educativo che ci permette di raggiungere in un periodo lungo i nostri obiettivi. Ripartire dalle basi con le giovanili è l’unica strada percorribile, e a Salerno con questi dirigenti competenti – conclude l’allenatore salernitano – è tutto possibile”. Non soltanto il tecnico della Jomi è un salernitano purosangue, e quindi orgoglio di società e città, ma anche la capitana Antonella Coppola, che ha vestito i colori della società sin dalla sua fondazione, Pina Napoletano, la giocatrice più prolifica del campionato, e Assunta Lamberti, giovanissima in rampa di lancio. Il team salernitano adesso prova a guardare al futuro anche e soprattutto attraverso il proprio settore giovanile, che conta quattro formazioni femminili e due al maschile. La “cantera” ancora non ha portato quei frutti che invece ha conseguito la prima squadra, ma la strada percorsa è senz’altro la migliore. “Abbiamo rovesciato la piramide raggiungendo il risultato che ci eravamo prefissati nel giorno della ripartenza – commenta il direttore Lino Loria perché c’è chi partendo da una base forte riesce negli anni a costruire un modello vincente, e c’è chi, come noi, decide di partire dai risultati della prima squadra per allargare quella base. In due anni d’attività, abbiamo creato un settore giovanile all’avanguardia. I bambini crescono cercando di emulare le gesta delle ragazze, e tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità del Pala Palumbo e della collaborazione – conclude il ds salernitano – dei dirigenti scolastici degli istituti coinvolti”.

Giovanni Bocciero

mercoledì 1 maggio 2013

Ciclismo - Napoli si tinge di rosa

DAL CORRIERE DELLA CAMPANIA DEL MESE DI APRILE

Un circuito cittadino darà il via alla 96esima edizione del Giro d'Italia
Ciclismo - Napoli si tinge di rosa

NAPOLI. In questo periodo la città di Napoli è senz’altro un punto importante del mondo, a cui sono rivolte milioni di telecamere, perché quel che succede all’ombra del Vesuvio interessa dagli Stati Uniti all’Australia, dalla Svezia all’Africa, passaggio per la Russia, la Cina ed ogni angolo del mondo. Bisognerebbe quasi individuare Napoli sulla cartina geografica e segnarla con l’evidenziatore, in modo da non perderla. Infatti, poco più di una settimana fa, dal 16 al 21 aprile, nel golfo di Napoli ci sono state le World Series dell’America’s Cup, la massima competizione di vela internazionale, e a distanza di quindici giorni, venerdì 3 e sabato 4 maggio a Napoli si ritroverà la crème de la crème del ciclismo mondiale, visto che dal capoluogo regionale sarà dato il via alla novantaseiesima edizione del Giro d’Italia.
Il salotto buono del ciclismo internazionale si riunirà nella città partenopea, dove lo spettacolo è a dir poco assicurato. I simboli della prima tappa della Corsa Rosa saranno Piazza del Plebiscito e Via Caracciolo, perché nella prima, tra Palazzo Reale e la Basilica di San Francesco di Paolo, dove vengono allestiti i palchi dei grandi concerti, delle feste di Capodanno e dei comizi elettorali, nel giorno del venerdì ci sarà la presentazione ufficiale delle ventitré squadre partecipanti, per un totale di duecentosette corridori. Un numero consistente se si pensa che l’Uci (la federazione internazionale) vieta ad ogni grande competizione di superare il numero di duecento ciclisti. Questa volta però, si è fatto uno strappo alla regola per il semplice fatto che uno dei team di caratura mondiale, la russa Katusha del numero uno del ranking mondiale Joaquim Rodriguez, ha vinto il ricorso presentato al Tas dopo aver subito l’esclusione dal World Tour per motivi etici. Ventitré squadre (nove corridori ciascuna) di cui diciannove invitate di diritto e quattro wild card decise dall’organizzatrice Rcs Sport, che saliranno sul palco per un primo assaggio con il calore del pubblico napoletano intorno alle ore 15.30, con una stupenda Cerimonia di apertura che si chiuderà alle ore 19.00, mentre nel resto della piazza ci sarà il villaggio di partenza. Il quartier tappa sarà un altro elemento di spicco della città, ovvero Castel dell’Ovo, dove ci saranno conferenze stampa, riunioni direttive e la segreteria. Al sabato, dopo un breve trasferimento da Piazza Plebiscito a Via Caracciolo, sul lungomare di Napoli, si abbasserà la bandierina per il via effettivo all’altezza della Rotonda Diaz, altro punto nevralgico dove nel settembre scorso si è giocato lo spareggio tennistico di Coppa Davis tra Italia e Cile.
Il percorso, interamente cittadino, di questa prima tappa, pianeggiante e dunque alla portata dei velocisti, è stato disegnato per un totale di 130 chilometri circa, e vedranno i ciclisti e le loro squadre seguire per quattro volte un circuito da 16.3 chilometri, che porta dal centro della città fino alle zone vicino al mare, quali Bagnoli e Posillipo, e proprio in quest’ultima meta, precisamente a Via Petrarca, sono posti due Gran premi della Montagna di quarto livello, il più basso esistente, in coincidenza dei passaggi al chilometro 23.3 e 39.6; conclusi questi quattro giri lunghi, il circuito si accorcia ad un giro prettamente cittadino, della lunghezza di 8.5 chilometri, percorrendo Largo Sermoneta, Via Mergellina, Via Sannazzaro, Viale Dhorn, Piazza Vittoria, Via Partenope, ritornando su Via Caracciolo dove dopo sette passaggi, all’ottavo ci sarà lo striscione della fine. Con molta probabilità, dunque, la prima maglia rosa, e di conseguenza quella ciclamino (la maglia per segnalare il corridori con più punti conquistati) sarà indossata da un velocista, a meno che al plotone non sfugga una fuga che cambi i piani in tavola. E poi, chi riuscirà ad imporsi sulla doppia scalata di Posillipo si metterà sulle spalle la maglia blu, quella che indica il miglior scalatore del gruppo. Napoli per due giorni sarà la location della kermesse ciclistica che due anni fa, in occasione del 150° anniversario dell’Unità d’Italia si fregiò del logo ufficiale dei festeggiamenti, al pari della Coppa Italia di calcio. Ma non solo il capoluogo partenopeo vivrà l’emozione della Corsa Rosa nella nostra Regione, perché domenica 5 maggio ci sarà la splendida cronometro a squadre Ischia- Forio, di 17,4 chilometri, che potrà in un certo senso già fare una selezione tra chi vorrà competere alla vittoria finale di Brescia (26 maggio), mentre il giorno dopo, lunedì 6, ci sarà la tappa lunga 212 chilometri che trasferirà la carovana da Sorrento a Marina di Ascea.
La città che fu di personaggi illustri come Antonio de Curtis, meglio conosciuto come Totò, Eduardo Scarpetta, Enrico Caruso e di Roberto Murolo, ha già incrociato più volte la sua storia con quella della Corsa Rosa, il più grande evento ciclistico che la storia e la tradizione sportiva del nostro Paese conoscano, e per questo proviamo ad approfondire l’amarcord che lega Napoli al Giro d’Italia. Nel comune partenopeo ci sono state trentacinque partenze e quarantuno arrivi in totale; nella fattispecie l’ultima partenza fu quella del 1963, quando da Napoli i ciclisti si avviarono verso Potenza; l’ultima volta che comunque la carovana ha toccato il capoluogo è stato nel 1996, dunque ben diciassette anni fa. In quell’occasione si trattava dell’ottava tappa di quell’edizione del Giro d’Italia, che vedeva il gruppo provenire da Polla, in provincia di Salerno, e dopo 135 chilometri di fatica ad alzare le braccia al cielo fu niente poco di meno che Mario Cipollini, con la maglia rosa Enrico Zaina che poi si classificò al secondo posto al Giro d’Italia del 1996.; mentre il giorno dopo si è partiti da Napoli con destinazione Fiuggi. Nel 1968 addirittura, dopo ventidue tappe, il 12 giugno fu fissato il traguardo finale della Corsa Rosa, con un’ultima tappa Chieti- Napoli di 235 chilometri, che vide vincere Guido Reybrouck, e concludere in maglia rosa Eddy Merckx, che in contemporanea vinse non solo la classifica generale, ma s’impose anche nella classifica a punti (maglia ciclamino) e in quella dei Gran premi della Montagna (maglia blu).
Dopo la Coppa Davis e le World Series dell’America’s Cup, quindi, la città all’ombra del Vesuvio ospiterà un altro evento internazionale, e ciò non può che far bene a Napoli e all’intero hinterland, perché la promozione ed il rilancio dell’immagine di questa passano anche e soprattutto attraverso manifestazioni come queste, che accendono i riflettori sulla realtà partenopea, sugli indiscutibili contenuti storici e monumentali, sulle radicate tradizioni ed il piacere di scoprire una città più a dimensione e con una migliore vivibilità rispetto al passato. Questa di Napoli è soltanto la prima tappa delle ventuno previste, per un totale di 3,405.3 chilometri, che percorreranno da cima a fondo tutta Italia dal 4 al 26 maggio.
Giovanni Bocciero

lunedì 1 aprile 2013

Palestra di campioni

DAL CORRIERE DELLA CAMPANIA DI MARZO 2013

Il maestro Brillantino racconta come si sono formati i suoi atleti e le Olimpiadi disputate
Palestra di campioni


MARCIANISE. “Marcianise, terra di pugili e di campioni”, è lo slogan che campeggia sul sito dell’Excelsior Boxe, la palestra guidata saggiamente sin dalla sua fondazione dal maestro Domenico Brillantino. “L’Excelsior – esordisce proprio il maestro marcianisano – per me è una seconda famiglia, è una cosa che dopo averla vissuta per tanti anni diventa quasi se stessi. In tanti mi chiedono chi tra la famiglia vera e la palestra viene prima. Certamente ho fatto una scelta di vita, rinunciando a ciò che in tanti fanno, e credo di aver preso la strada giusta visti i tanti successi e riconoscimenti conseguiti, anche se non ho fatto tutto ciò per ricevere alcun tipo di fama, ma solo ed esclusivamente per aiutare i ragazzi di Marcianise, perché anche io sono stato ragazzo di questa città. Oggi è necessario che i giovani trovino un rifugio attraverso cui riuscire a scappare dalle insidie della strada. Se ai ragazzi li facciamo affezionare ad un qualcosa, qualsiasi essa sia, e crede in ciò che fa, e vede che attraverso ciò può crearsi un futuro, essi vengono. Ho visto generazioni crescere nella mia palestra, e attualmente sto allenando i figli dei miei ex allievi – racconta Domenico Brillantino –, e questo è un segno di riconoscenza e fiducia, perché se in questa palestra avessero avuto, da parte mia o da chiunque altro, un gesto cattivo, penso non sarebbero più ritornati. Questo mi dà conferma che ho lavorato nella giusta direzione, al di là delle soddisfazioni tecniche con gli svariati campioni del ring, per ultimi Clemente Russo e Vincenzo Mangiacapre, passando per Angelo Musone. Io ho cercato di realizzare un sogno, quello di creare una scuola che identificasse la scuola di Marcianise, che è stata rinominata ‘Land of Boxers’, e c’è dunque una tradizione che viene tramandata da maestro in maestro, con una vera  e propria passione per il pugilato radicata nel territorio e negli abitanti. Quando fondammo questa palestra, abbiamo pensato di abbinare allo scopo puramente sportivo, la necessità d’inserire questi ragazzi nella società in maniera migliore rispetto a quelle situazioni poco simpatiche che li circondano. In questa palestra vige il metodo militare, perché s’impara ad essere disciplinati, al rispetto degli altri, alla legalità. Ed è un continuo martellare che sopperisce anche alle competenze dei genitori, che in alcune circostanze hanno perso il rispetto non avendo polso fermo ben prima”. 
Il vivere quotidiano della palestra Excelsior
L’Excelsior è dunque ben oltre ad una qualunque e semplice palestra, è una vera e propria scuola di vita. “Nel corso degli anni ho modificato un poco l’impegno in palestra, perché all’inizio nascemmo con delle buone intenzioni, ma soltanto pugilistiche. Poi con il tempo, abbiamo capito che questi ragazzi bisognava riprenderli un poco. Innanzitutto il mio obiettivo non è quello di allenarli per poi farli passare al professionismo. Io li preparo per entrare nei corpi sportivi militari, li preparo alla vita militare in cui bisogna rispettare le regole. Io non mi sono mai accorto, dall’interno, del lavoro che realmente stavamo riuscendo a svolgere, cosa che invece è stata appresa e recepita all’esterno, notando che questo atteggiamento che avevamo assunto era consono a quello della formazione dei giovani. È da ciò che ho coniato la frase che in questa palestra ‘prima si formano gli uomini, poi gli atleti, e infine i pugili’. L’obiettivo primario è formare l’uomo con tutte le sue qualità, poi si forma l’atleta con la crescita fisica tramite gli allenamenti, e poi s’insegna il pugilato nella sua tecnica. Sul ring se non sale prima l’uomo e l’atleta, il solo pugile non serve a niente. Questa è la filosofia con cui conduco gli allenamenti, e a volte posso sembrare ossessivo ed oppressivo, ma l’esperienza che ho acquisito mi permette di parlare ai ragazzi e di farglielo capire. Bisogna dare fiducia ai giovani, e in questa palestra ogni singolo ragazzo fa un investimento su se stesso, e se si comporta come un vero atleta, potrà vincere qualsiasi scommessa, avendo – conclude il maestro Brillantino – più di una possibilità per il futuro”. Tanti sono stati i ragazzi allenati da Domenico Brillantino, tra cui anche Angelo Musone, medaglia di bronzo alle Olimpiadi di Los Angeles del 1984, il primo grande successo pugilistico per la città di Marcianise. “La mia Olimpiade di Los Angeles fu un’esperienza straordinaria, bellissima, perché era il sogno della mia vita che volevo realizzare non solo con la partecipazione ma soprattutto con il vincere la medaglia d’oro. A quel sogno ci sono arrivano molto vicino, ma mi posso ritenere fortunato perché quella esperienza ha portato a tanti cambiamenti di pensiero e rotta. Prima – commenta Angelo Musone – a Marcianise il pugile era equiparato ad un poco di buono, ad una persona che faceva cose poco consone al vivere civile. Con quel risultato, e con il lavoro del maestro Brillantino, siamo riusciti a sfatare quel modo di pensare della gente. Oggi ci sono addirittura delle mamme che accompagnano i propri figli in palestra per praticare la boxe, e penso che questa sia davvero una bella dimostrazione di quanto sia ritenuto importante il pugilato qui da noi. Ai ragazzi suggerirei di praticare uno sport, qualunque esso sia. Essendo stato un pugile, posso dire che la mia disciplina ti forma tantissimo, ti fa diventare un uomo, t’insegna ad affrontare i problemi sul ring, ammesso che le situazioni tattiche siano dei problemi. Ti abitua a risolvere le problematiche da solo, essendo la boxe uno sport individualistico, che a me piaceva praticare perché se vincevo ero io, insieme al mio allenatore chiaramente, a festeggiare, mentre se perdevo dovevo farmi degli esami per capire dove avevo sbagliato. Se un ragazzino pratica pugilato qui a Marcianise – rivela la medaglia olimpica –dove ci sono tecnici qualificati, in testa a tutti il maestro Brillantino, ed ha il sogno di partecipare alle Olimpiadi, a mio avviso è facilitato a poterlo realizzare perché nella nostra provincia, non per niente chiamata Terra di Lavoro, siamo votati al sacrificio e questo ci fa raggiungere traguardi importanti. Partecipare alle Olimpiadi penso sia il sogno di chiunque, anche se fa uno sport non molto rinominato, perché per ogni atleta quello rappresenta un po’ il punto d’arrivo. Per come ero io da adolescente, se non avessi fatto pugilato sicuramente avrei praticato qualche altro sport di lotta, come il judo ad esempio. Io ho sempre amato competere, nonostante da ragazzino fossi un po’ cicciottello. Un aneddoto che ricordo con piacere è che a scuola, un giorno, passò il professore di educazione fisica che cercava partecipanti per la corsa campestre. Io mi proposi di parteciparvi, e il professore vedendomi bello pienotto mi disse chiaramente dove vai che sei chiatto. Io partecipai comunque, completai la gara anche se vinsero gli altri, e negli anni ricordo sempre questa storia perché forse – conclude Musone – proprio da lì ho iniziato a costruire la mia medaglia di bronzo alle Olimpiadi”.
Giovanni Bocciero

giovedì 28 febbraio 2013

Gladiator da record

DAL "CORRIERE DELLA CAMPANIA" DI FEBBRAIO 2013

Gladiator da record


SANTA MARIA CAPUA VETERE. È un Gladiator sorprendente quello che sta insidiando, nel campionato di serie D, il primato della corazzata Ischia. La neopromossa società del presidente Lazzaro Luce sta stupendo tutti, ripercorrendo quella che è stata la gloriosa storia del calcio sammaritano. Nelle ultime due stagioni il Gladiator è stata una vera e propria macchina da record, che ancora mira a traguardi importanti per continuare a sognare. Lo scorso anno i neroazzurri sono stati l’attacco più prolifico del campionato d’Eccellenza, sfiorando la tripla cifra di reti, ma soprattutto hanno avuto il miglior attaccante, tale Giulio Russo, che ha realizzato trentotto reti nelle trenta gare di campionato. In questa stagione, invece, i sammaritani posseggono un primato che l’invidia tutto il panorama calcistico italiano, infatti il Gladiator è l’unica formazione tra il professionismo (Serie A e B), il semiprofessionismo (Serie C1 e C2) e la prima categoria dei dilettanti (Serie D) ad essere ancora imbattuta, avendo nelle venti gare ed oltre, vinto o pareggiato.
Il direttore sportivo Antonio Governucci
“Non possiamo che essere orgogliosi – ha dichiarato il direttore Antonio Governucci –, perché prima che cominciasse il campionato, conoscendo il girone con squadre blasonate come Ischia, Taranto, Bisceglie, il presidente Luce ci aveva chiesto di fare un torneo modesto, e invece noi stiamo facendo un grandissimo campionato. Basti pensare che oggi in giro si parla più del Gladiator che della corazzata Ischia, quindi per noi è una vittoria a prescindere. Oltre alla prima squadra abbiamo costruito anche un settore giovanile, e non è un caso che siamo nei primi posti nelle categorie Giovanissimi, Allievi e Juniores nazionale, e questo non può che essere un motivo d’orgoglio per la città sammaritana. Sono contento soprattutto perché il presidente ha scelto me in questo progetto, insieme a mister Squillante, con il quale ci siamo adoperati per fare un buon campionato e ci stiamo riuscendo. Il merito comunque – ha continuato il dirigente sammaritano – va condiviso con il vicepresidente Marciano, tutto lo staff societario, dirigenziale, e tecnico, senza i quali non avremmo potuto raggiungere questo traguardo. Ad oggi però, mancano undici partite per terminare il torneo, le quali dovranno essere undici finali, e contare i punti di distanza dall’Ischia non è il caso. Bisognerà lottare per rimanere imbattuti e poi alla fine tireremo le somme”.
La società sammaritana ha dato vita, in questa stagione agonistica, ad una collaborazione con la Fondazione Villaggio dei Ragazzi, grazie alla quale l’ente morale maddalonese si è affiliata quale scuola calcio al Gladiator, con l’obiettivo di accrescere maggiormente questa partnership nel futuro, permettendo a parecchi giovani giocatori, allievi della Fondazione, di aspirare ad una carriera calcistica quale professionista.
“La collaborazione con il Villaggio dei Ragazzi è nata grazie alla volontà del presidente Luce – ha spiegato il direttore Governucci –, che conosceva l’ambiente della Fondazione essendo stato lui uno studente dell’ente. Si è avuto un incontro in cui tutte le parti hanno deciso d’intraprendere questa iniziativa, dando vita al connubio Gladiator- Villaggio dei Ragazzi, in cui la Fondazione è una scuola calcio gemellata con noi. Vogliamo creare altre collaborazione – ha rivelato il dirigente neroazzurro – grazie alle quali non far disperdere i ragazzi, e allo stesso tempo permettere ad essi di dimostrare il proprio talento in una società di maggior rilievo, come può essere la nostra società”.
Il Gladiator, attualmente, è la cassa di risonanza del calcio provinciale, potendo contare sul grande clima che intorno alla squadra si è venuto a creare, creandosi grande visibilità e attirando l’attenzione. Questa buona immagine che si è costruita, lo staff neroazzurro lo ha utilizzato per rendersi utile per il sociale, un tasto particolarmente caro al presidente Luce.
“Noi non siamo nuovi a questi tipi d’iniziative – ha precisato il direttore sammaritano –, anche perché il presidente Luce è particolarmente vicino a questo genere di cose. Abbiamo avuto una giornata di beneficenza con i tossicodipendente di Acerra, tant’è che siamo stati ospiti a pranzo da loro. Il presidente ci tiene, io lo assecondo perché sono cose bellissime, e dobbiamo aiutare chi è meno fortunato di noi anche perché – ha specificato il dirigente Governucci – da questi piccoli gesti si può migliorare la nostra vita. La mediaticità del calcio poi, permette d’incentivare queste opere buone”.
I giocatori del Gladiator in una seduta d'allenamento
L’ambiente societario è davvero speciale e basta poco per avvertirlo. Tutti remano nella stessa direzione, per raggiungere lo stesso scopo, dai giocatori ai dirigenti, dagli allenatori al magazziniere, insomma una società che si vede fondata su dei valori sani ed importanti. Per provare ciò, è opportuno recarsi ad un solo allenamento del Gladiator, presso lo Stadio Mario Piccirillo di Santa Maria Capua Vetere, che ogni domenica in occasione delle gare casalinghe riunisce quattromila anime pronte ad incitare i propri beniamini dal calcio d’inizio al fischio finale, senza risparmiarsi, sempre festeggianti e che mai deludono la società. Frutto, ovviamente, dell’andamento della squadra e delle prestazioni di ogni singolo giocatore, alcuni dei quali sono dei talenti forse pronti a spiccare il volo.
“Quest’anno il Gladiator ha vinto su tutti i fronti – ha concluso Antonio Governucci –, perché il nostro giovane portiere classe 1994, Luigi Maiellaro, che bene sta difendendo la porta dei sammaritani nel campionato di serie D, ha partecipato da titolare all’importante Torneo di Viareggio, disputata con la compagine della Juve Stabia che ha eliminato una squadra blasonata come la Juventus, facendo strada nella kermesse giovanile internazionale”.
Effettivamente ha di che festeggiare per questa annata il Gladiator, che sta ricevendo riconoscimenti a destra e a manca, e questo è frutto sicuramente del lavoro certosino che il presidente Lazzaro Luce e il direttore Antonio Governucci hanno imbastito, fondato sul sacrificio, la professionalità, la serietà, l’amicizia, tutti valori che sono alla base di un progetto sano e duraturo, che con quel pizzico di esasperata passione possono lanciare un buon lavoro a traguardi ambiziosi, proprio come sta accadendo per la società sammaritana.
Senz’altro un buon punto di partenza per l’ASD Fondazione Villaggio dei Ragazzi Calcio, presieduta da Padre Francisco Elizalde L.C. e coadiuvato da tutto lo staff, perché si spera e si ha l’obiettivo di poter lanciare qualche giovane talento dalla propria scuola calcio con l’ausilio dei tecnici del Gladiator.
Giovanni Bocciero