Visualizzazione post con etichetta DiVincenzo Donte. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta DiVincenzo Donte. Mostra tutti i post

domenica 24 agosto 2025

Orgoglio azzurro, Ricci: «Un passo alla volta ma vogliamo una medaglia»

Una laurea in matematica, le attività solidali in Tanzania, il ruolo nel Coni, un possibile futuro politico: il capitano dell'Olimpia ci racconta il sogno azzurro

Ricci: «Un passo alla volta ma vogliamo una medaglia»

Uomo di grande personalità, ha idee chiare e tanta fiducia sugli azzurri. «Non parlo di DiVincenzo e di chi non c’è, ma a Mannion dico di tornare più affamato. I risultati delle ragazze di Capobianco e delle giovanili maschili sono di ispirazione anche per noi. Dobbiamo credere di più nei giovani italiani, permettergli di sbagliare. Con Amani Education ripago ciò che il basket mi ha dato, dopo un percorso di gavetta che rifarei tutto da capo. In Giunta Coni metterò l’atleta al centro»


di Giovanni Bocciero*

 

Lo scorso 23 luglio è iniziato il lungo percorso che porterà l’Italia a disputare l’Europeo 2025. La notizia che ha scosso i tifosi azzurri, al di là del pensiero per Achille Polonara, è l’assenza per infortunio di Donte DiVincenzo. «Nella mia esperienza ho sempre parlato di chi c'è - ha esordito Pippo Ricci -, e non di chi non c'è. Vedo la squadra che si sta allenando bene, che s'impegna e che ha fame. Stiamo facendo tutto quello che è necessario per prepararci al meglio, in attesa che arrivino Gallinari e Thompson. Sarà un percorso difficile, ma noi che siamo qui ci siamo sia con la testa che col corpo, abbiamo l'obiettivo comune di arrivare in fondo e sogniamo in grande».

Non c’è DiVincenzo, e allora come naturalizzato ecco Darius Thompson, che oltre ad aver giocato in Italia ha affrontato l’ala azzurra più volte in Eurolega. Ma cosa potrò dare alla nazionale? «Ognuno di noi deve togliere qualcosa a sé stesso per darlo alla squadra. Lo stiamo facendo, e visto che Thompson si aggregherà per la prima volta al gruppo lo aiuteremo per farlo ambientare. Correre, difendere, giocare con energia e passarci il pallone sono il nostro dna, e lui sicuramente è un giocatore di altissimo livello che può darci tanta fisicità e difesa».

Non ci sarà neppure Nico Mannion, scelta forse condivisa con lo staff tecnico italiano. Compagni di squadra all’Olimpia, Ricci spera «che sarà ancora più affamato di prima. Non entro nel merito delle scelte, però una cosa che sicuramente non deve perdere è la voglia di lavorare, di ritornare, parlando di Milano per la prossima stagione, con la voglia di vincere lo scudetto ed altri trofei. Visto che veniamo, purtroppo, da un'annata che non è andata bene».

Passato, presente e futuro, tra Milano e Italia, Peppe Poeta è quasi un comun denominatore. In particolare dopo la meravigliosa ultima stagione con Brescia che lo rivedrà tornare all’Olimpia. «Poeta è un amico stretto. Abbiamo legato molto nei due anni che è stato a Milano, e quest'anno l'ho seguito ed ho anche fatto il tifo per lui. Personalmente sono contento ritorni all’Olimpia, perché ho un rapporto particolare, è un ragazzo vero che si merita tanto. Ha dimostrato che il suo futuro è quello di fare l'allenatore. Abbiamo parlato molto, e ci siamo confrontati anche su quello che sarà l'anno che ci aspetterà».

Giampaolo Ricci alla Trentino Basket Cup, Foto Marco Brondi / Ciamillo-Castoria

Nella prima fase dell’Europeo a Limassol, l’Italia affronterò Grecia, Spagna, Bosnia, Georgia e Cipro. «Il girone è difficile, ed ogni partita sarà una guerra. Dobbiamo arrivare pronti anche per giocare più impegni in poco tempo, perché non escludo che tutte le gare possano decidersi nel finale. Noi saremo agguerriti, ma lo saranno anche gli altri, e quindi possiamo vincerle tutte così come perderle. Per questo pensiamo ad una partita alla volta - ha continuato Ricci -, un giorno per volta, consapevoli di dover preparare i match anche tatticamente. Poi sarà necessario mettere cuore e energia. Il livello è molto alto, e ne abbiamo parlato dal primo giorno del raduno, dobbiamo prepararci per essere pronti quando conterà».

S’inizia subito contro la Grecia di Giannis Antetokounmpo, partita già decisiva? «La prima partita è quella più difficile, più emotiva, in cui chiunque deve rompere il ghiaccio. Questo non esonera neppure la Grecia e Antetokounmpo, ma puntiamo molto sull'entusiasmo e per questo le amichevoli di preparazione ci serviranno da termometro sia tecnicamente che emotivamente. Non so se sarà una partita decisiva, perché tutte lo potranno essere».

Visto come è finito il campionato contro la Virtus Bologna, ci sarà una rivincita contro Shengelia e la sua Georgia? «In realtà no, perché Shengelia ha meritato di vincere lo scudetto ed il premio di Mvp, ed alla fine il campo è giudice supremo. Da capitano dell'Olimpia, questo dovrà servirci da lezione perché non siamo stati pronti quando è servito, ma in nazionale è tutto un altro discorso e non si possono fare paragoni».

Ma in generale, che Europeo si aspetta l’ala azzurra? «Ci saranno tante squadre underdog, e mi aspetto la sorpresa. Mi piacerebbe che questo ruolo spetti proprio a noi. Sono d'accordo con chi dice che questa competizione è la più equilibrata, perché ci sono 24 squadre tutte forti allo stesso livello. Al Mondiale così come all'Olimpiade è possibile prendere un'avversaria cuscinetto. Per questo è complicato ma anche bello competere contro alcuni dei giocatori più forti d'Europa e del mondo. Abbiamo ancora un po' di amaro in bocca per come è terminata nel 2022».

Non solo l’Europeo del 2022 contro la Francia, perché nelle ultime competizioni, dall’Olimpiade 2021 al Mondiale 2023, l’Italia è sempre uscita ai quarti. Uno scoglio che si vorrà superare in questa entusiasmante estate azzurra che ha già portato in dote il bronzo della nazionale femminile e l’oro dell’U20 maschile. «Le ragazze sono state di grandissima ispirazione. Non tanto per la medaglia conquistata, anche se vincere è sempre bello, ma per come hanno giocato e condiviso quel periodo vissuto insieme. Le abbiamo seguite e ci hanno dato tanta energia, e sicuramente proveremo a ripetere il loro percorso».

«Uguale il discorso per l'under 20 - ha proseguito Ricci -, perché vedere dei ragazzi con la maglietta Italia alzare un trofeo ti dà ulteriore motivazione. Non credo sia pressione, ma voglia di fare bene e sognare una medaglia. Penso che però dobbiamo restare con i piedi per terra, ai quarti prima di tutto dobbiamo arrivarci. Sono uno scoglio che da tanto tempo non riusciamo a superare, ma se restiamo concentrati qualcosa di bello può accadere».

E aggiungiamoci anche l’U18 maschile, mentre scriviamo arrivata in semifinale a distanza di nove anni dall’ultima medaglia, di cui fa parte l’espatriato talento Diego Garavaglia. «Crediamo troppo poco negli italiani, e gli diamo poca possibilità di sbagliare. Bisognerebbe cambiare questo modo di fare. Andare via, all'estero, è sicuramente una cosa coraggiosa. Penso a Garavaglia ma vale per tutti, ha deciso di firmare a Ulm e adesso dovrà riguadagnarsi tutto di nuovo. Ti rimetti in gioco, e in un modo o nell'altro sono esperienze che ti fanno crescere. Il messaggio per tutti noi dev’essere di farli giocare di più, perché i risultati ti fanno capire che giovani di livello ci sono».

Una tendenza, quella di gettare i giovani nella mischia, che forse stona tra nazionale e club. Non a caso il ct Gianmarco Pozzecco ha varato un’Italia giovanissima nell’ultima finestra Fiba di febbraio. Un percorso, per la verità, già iniziato ai tempi di Meo Sacchetti. «Sia Sacchetti che Pozzecco sono due allenatori speciali, che ti trasmettono tanto e coltivano la tua fiducia. Quando veniamo in nazionale c'è una magia che si accende, e penso che anche i giovani che esordiscono tornano nelle loro squadre più motivati. Vai oltre e superi i tuoi limiti, e vedi atleti come Sarr o Niang che continuano a migliorare. Forse loro stessi non vedono questo aspetto, ma noi dall'esterno ce ne accorgiamo».

Ricci ha fatto la cosiddetta gavetta, e «il consiglio è di lavorare duro e avere pazienza. Se vali l'occasione arriverà, bisogna sfruttarla. Sono arrivato in serie A così come in nazionale in ritardo, ma ripeterei tutto il percorso. Ho fatto le giuste tappe al momento giusto, magari se fossi arrivato più giovane a Milano o in azzurro non sarei stato pronto per affrontare le diverse situazioni. Oggi, nell'era dei social, si vuole tutto e subito, ma in realtà bisogna impegnarsi e magari sbattere più volte la testa».

Non è solo un uomo di campo, perché «nella mia vita sono stato sempre curioso, per questo ho fatto più di una cosa. Il corso di laurea l'ho iniziato perché a 18 anni non ero un promesso giocatore di Eurolega o serie A, quindi non mi bastava fare una sola cosa. Così come il progetto Amani Education in Africa, che è nato nel 2022 da un'idea dei miei genitori che sono stati per due anni medici volontari. Ho sentito una specie di chiamata, ed ho avviato questo progetto che si basa sull'educare e dare un'opportunità a ragazzini che altrimenti non ce l'avrebbero. Noi giocatori, per la nostra notorietà, possiamo lanciare un messaggio perché le persone ci ascoltano e ci seguono».

«Mi piace condividere quello che penso, e usare il basket per mandare un messaggio diverso è quello che volevo fare. In tre anni abbiamo tirato su una scuola con 97 studenti dove prima c'erano solo mattoni e sterpaglie. Ci sono più di cento persone che animano quel luogo in Tanzania, e per il nuovo anno scolastico avremo 69 nuovi iscritti. Sono stato lì un paio di settimane fa, e queste cose mi rendono vivo e mi fanno capire che sono le cose giuste da fare». Per questo suo progetto gli è stato assegnato il premio Reverberi - Oscar del basket nella categoria solidarietà. «Non mi aspettavo di vincerlo, ma significa che quello che sto facendo, che stiamo facendo con tutto il team di Amani, sta arrivando alle persone. Inutile dire che sono onorato».

Proprio perché Ricci è impegnato anche fuori dal campo, si è cimentato in una nuova stimolante avventura, venendo eletto quale rappresentante degli atleti nella Giunta Coni. «Si è trattato di una opportunità che ho colto al volo. Sono una persona curiosa, come già detto, e questa esperienza sarà per me di ascolto e apprendimento. Noi atleti dobbiamo essere al centro, e in questi quattro anni proverò a fare il mio meglio. Tante federazioni e tante regioni d'Italia fanno più fatica ad esprimersi, e per me che vengo dall'Abruzzo so che un ragazzo ha meno possibilità rispetto a chi nasce a Bologna, Milano o Roma. Per questo proverò a dare voce a chi si sente messo da parte. Vedremo se in futuro sarà fattibile una carriera politica».

Pippo Ricci e l'azzurro

Nato il 27 settembre 1991, a Chieti, Pippo Ricci veste la maglia azzurra dal 2011. Prima con l’U20, poi con la nazionale sperimentale e addirittura una veloce esperienza nel 3x3. Ha esordito con la nazionale maggiore il 29 novembre del 2018, a Brescia, nel match di qualificazione al Mondiale cinese del 2019 contro la Lituania. Da lì in poi ha collezionato 65 presenze e 434 punti realizzati. Ha partecipato all’Olimpiade di Tokyo del 2021, all’Europeo giocato a Milano e Berlino del 2022, al Mondiale in Filippine, Indonesia e Giappone del 2023, e al Preolimpico di Portorico del 2024.




venerdì 20 marzo 2020

Nazionale - L'Italbasket del futuro

Belle indicazioni dalla prima finestra internazionale degli azzurri: battute largamente Russia ed Estonia, il Ct Sacchetti può sorridere

Con Ricci, Spissu e Vitali nasce l'Italia del futuro

A giugno nel Preolimpico ancora in campo la vecchia guardia, ma per l'Eurobasket 2021 la Nazionale sarà profondamente rinnovata. Positivo l'esordio, a soli 17 anni e un mese, del giovane Spagnolo, è piaciuta l'intensità espressa dalla squadra, la solidità in difesa, la fantasia in attacco e la voglia di divertirsi.



di Giovanni Bocciero*



Un Italbasket giovane, frizzante, divertente e intensa ha raccolto due belle vittorie nella prima finestra delle qualificazioni all’Europeo 2021 di Berlino. Seppur queste affermazioni a poco contino sportivamente parlando, visto che la Nazionale azzurra è di diritto già qualificata alla competizione continentale essendo l’Italia uno dei quattro paesi ospitati la fase finale, le prestazioni possono invece far sorridere e non poco il Ct Meo Sacchetti.

IL RITORNO A NAPOLI. Il viaggio di questa nuova versione della Nazionale di basket ha avuto inizio a Napoli, dove è stata affrontata e battuta la Russia. Un ritorno degli azzurri atteso da ben 51 anni nella città capoluogo di regione, che ha risposto presente riempiendo il PalaBarbuto e facendo sentire tutto il proprio calore. Mancava da troppo tempo l’Italia al Sud, da quella sconfitta del 1969 contro la Spagna valevole per il terzo posto all’Europeo, e si spera che possa essere benaugurante per la crescita del gruppo che ha avuto tra le proprie fila tanti esordienti (sei contro la Russia: Marco Spissu, Michele Ruzzier, Matteo Spagnolo, Giordano Bortolani, Nicola Akele e Matteo Tambone). Anche e soprattutto per scelta di Sacchetti, che ha preferito seguire la filosofia della linea verde senza però voler sentir parlare di Nazionale sperimentale. È importante allargare la base dei giocatori da cui poter attingere, e lo si può fare soltanto alzando il livello. E a Napoli si è vista una Nazionale giovane e volenterosa, che dopo aver superato un approccio alla gara piuttosto teso ha sciorinato una prestazione in pieno stile ‘run and gun’.
Ma soprattutto hanno colpito due fattori: l’intensità e il divertimento. Sul primo, c’è da sottolineare come ogni giocatore andato in campo non faceva abbassare l’intensità proposta in difesa dalla squadra. Ognuno ha portato il proprio mattoncino, e spesso quando si difende bene si tende ad attaccare meglio. E infatti gli Azzurri offensivamente sono stati quasi debordanti, facendo ottime letture, colpendo dalla lunga distanza e passandosi il pallone con il sorriso stampato sul volto. Insomma, si vedeva che erano proprio loro i primi a divertirsi, e di conseguenza a far divertire il pubblico napoletano che ha festeggiato la vittoria intonando un cavallo di battaglia: ‘O surdato ‘nnammurato.

IL CORAGGIO DI SACCHETTI. Coach Sacchetti non è certo persona restia ad accettare le sfide, e lo ha dimostrato nella sua carriera da allenatore di club. Una carriera fatta di tanta gavetta iniziata nelle serie minori. Ha dimostrando sul campo il suo coraggio nel prendere certe scelte, conquistandosi il rispetto e la panchina azzurra. E anche a Napoli ha continuato a far vedere tutto il coraggio che ha, facendo esordire il giovanissimo Matteo Spagnolo.
Il ragazzo in forza al Real Madrid ha così indossato la maglia azzurra all’età di 17 anni, 1 mese e 14 giorni, risultando il terzo più giovane che ha giocato in Nazionale maggiore dopo Vinicio Nesti (16 anni, 3 mesi e 4 giorni) nel 1948 e Dino Meneghin (16 anni, 8 mesi e 3 giorni) nel 1966. Inoltre Sacchetti ha eguagliato lo storico Ct azzurro Elliot Van Zandt facendo esordire due minorenni in prima squadra. Oltre Spagnolo l’altro è Nico Mannion (17 anni, 3 mesi e 17 giorni) nel 2018. Ebbene per l’ex Stella Azzurra non poteva esserci forse palcoscenico migliore. Lui, un figlio del Sud, brindisino di nascita che esordisce a Napoli, con il pubblico che gli ha intonato cori festanti ad ogni tocco di pallone, e che è esploso in un boato quando con personalità ha segnato il suo primo canestro. Ovviamente nel post gara il Ct ha subito voluto smorzare i facili entusiasmi: «È un ‘bimbo’, lasciamolo crescere. Se sarà, diventerà un ottimo giocatore».

IL GIUSTO ATTEGGIAMENTO. «Noi italiani siamo abituati a cullarci sugli allori. Sarà importante vedere l’atteggiamento dei ragazzi nella prossima partita», aveva avvertito Sacchetti dopo la bella affermazione di Napoli, magari ricordandosi della debacle in Olanda dopo l’ottima prestazione contro la Croazia nella finestra FIBA dell’estate 2018. Questa volta gli azzurri hanno reagito bene nella trasferta in Estonia, centrando la vittoria e giocando con maturità. Si è vista un’Italia meno divertente e gioiosa rispetto alla gara precedente ma più solida e quadrata che ha saputo ribaltare il risultato in un ambiente di certo ostico. E in una tale circostanza era logico affidarsi a quei giocatori più esperti, come il capitano di giornata Michele Vitali e Giampaolo Ricci, tra i migliori anche contro la Russia. Si sono presi le loro responsabilità, segnando i canestri decisivi, gestendo i possessi importanti e coinvolgendo i compagni.
Nonostante i tanti, forse troppi rimbalzi offensivi concessi agli avversari, gli azzurri hanno difeso bene, precisi e attenti. In attacco si sono viste ancora ottime letture, azioni costruite con passaggi e movimenti senza palla. E addirittura si è vista anche un po’ di fisicità (forse il neo perenne della Nazionale) con i vari Nicola Akele e Simone Fontecchio. Quest’ultimo ha ritrovato l’azzurro e in queste due gare ha dimostrato che può dire la sua. Ma davvero tutti, dal primo all’ultimo, si sono resi utili alla causa. È senz’altro questa la miglior risposta per Sacchetti, il giusto atteggiamento con il quale costruire qualcosa di nuovo.

L’OBIETTIVO A BREVE TERMINE. Il cammino verso l’Eurobasket 2021 è iniziato con due belle affermazioni, ma l’obiettivo a breve termine della Nazionale è senz’altro il Preolimpico del prossimo 24-28 giugno. A Belgrado i primi ostacoli degli azzurri saranno Senegal e Portorico, ed è pronosticabile una finale contro i padroni di casa della Serbia. Nonostante le tante giovani promesse, per quella competizione l’Italia non potrà fare assolutamente a meno di giocatori del calibro di Danilo Gallinari, Nicolò Melli, Gigi Datome, Marco Belinelli, ma anche di Alessandro Gentile, Awudu Abass e Stefano Tonut tanto per citare tre che erano stati inseriti nella lista dei 24 convocati per questa finestra FIBA, e nemmeno dei “milanesi” Amedeo Della Valle, Jeff Brooks e Paul Biligha. Insomma stiamo parlando forse di un’altra squadra, totalmente differente da quella vista contro Russia ed Estonia, che in entrambe le versioni presenta un unico grande punto interrogativo: la cabina di regia.
Con l’addio all’azzurro di Daniel Hackett, e il rapporto non idilliaco tra il Ct e Luca Vitali e Ariel Filloy, bisogna trovare un play adatto al compito che possa reggere la pressione. Marco Spissu ha esordito molto bene, viaggiando nelle due gare alle medie di 9.5 punti, 9 assist e 16 di efficienza, e sembra il principale indiziato a ricoprire tale ruolo. Andrea De Nicolao, anche lui tra i 24 convocati, sembra funzionare meglio da backup, così come le giovani stelline al di là dell’oceano Nico Mannion e Davide Moretti che sembrano più delle combo-guards che registi puri. Senza dimenticare Federico Mussini che possiede tutte le qualità del caso, ma che deve ritrovare la consapevolezza dei propri mezzi.
E poi la Federazione e il Gm Salvatore Trainotti stanno lavorando per poter convocare al Preolimpico anche gli italo-americani Donte DiVincenzo, sempre più protagonista in NBA, e Paolo Banchero, tra i migliori cinque prospetti liceali degli Stati Uniti per la classe 2021.

A questo punto ci auguriamo che se la Nazionale ha ritrovato Napoli dopo 51 anni, e l’ha fatto con una bella vittoria; che possa ritrovare anche la qualificazione all’Olimpiade dalla quale manca da ben 16 anni. Si trattava infatti dell’edizione dei Giochi di Atene, quando l’Italia fu capace di conquistare addirittura la medaglia d’argento. E lo fece con un gruppo coeso, che lavorava sodo e che aveva coraggio da vendere. Proprio come Meo Sacchetti.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

sabato 4 maggio 2019

Il paisà DiVincenzo e tutti gli Italians negli States

Chi è Donte, l'italiano che ha conquistato due titoli Ncaa con Villanova

DiVincenzo, l'azzurro nel cuore

Scelto da Milwaukee, ha potuto giocare nella Nba solo 27 partite, bloccato da un infortunio. In arrivo la naturalizzazione


di Giovanni Bocciero*



COSA HANNO in comune Gregor Fucka, Marcelo Damiao, Nikola Radulovic, Mike Sylvester, German Scarone, Dante Calabria, Dan Gay, Mason Rocca, Mark Campanaro, Christian Burns e Jeff Brooks? Che hanno indossato la casacca azzurra della nazionale di pallacanestro da naturalizzati. Ed è quello che potrebbe accadere anche a Donte DiVincenzo, guardia dei Milwaukee Bucks in procinto di ottenere il passaporto italiano e magari difendere i colori dell’Italia già al prossimo mondiale in Cina.

DA MICHAEL JORDAN A BIG RAGÙ. DiVincenzo è nato e cresciuto nel Delaware, di certo non uno stato conosciuto per la pallacanestro. Tre infatti sono i soli giocatori da lì provenienti che sono riusciti ad arrivare in Nba, tutti con meno di 200 presenze: Terence Stansbury, A.J. English visto anche in Italia a Trieste, Roma, Forlì e Pistoia, e Laron Profit passato per Montegranaro.
CRESCIUTO TRA CALCIO E BASKET, HA SCELTO LO SPORT DEI
CANESTRI MERITANDOSI IL NICKNAME DI 'JORDAN DEL DELAWARE'
Sin da piccolo Donte è un ragazzino che stenta a stare fermo, e così si divide tra il calcio e il basket. Qualche suo professore se lo ricorda, a sei anni, che seguiva il fratello maggiore in palestra mettendosi in disparte a palleggiare e tirare fino a quando il custode non arrivava per chiudere la struttura. In piena adolescenza lascia per sempre i campi in erba per dedicarsi corpo e mente alla pallacanestro. Ben presto si fa notare per le sue qualità tanto da conquistarsi il soprannome di ‘Michael Jordan del Delaware’. È il piccolo stato del Delaware, appunto, per questo pur se si distingue non arriva ad avere una grande fama a livello nazionale. Essendo un prospetto quattro-stelle viene avvicinato comunque da qualche università prestigiosa come Syracuse, Notre Dame e Villanova. Alla fine dopo un vero e proprio percorso spirituale con padre Christian Beretta, cappellano alla Salesianum High, ha scelto di frequentare Villanova perché più vicina a casa. L’ambientamento al college non è semplice, perché passa da una situazione in cui faceva praticamente quel che voleva, fuori e dentro il campo, ad una in cui è costretto ad entrare in punta di piedi.
Oltretutto nel suo primo anno, dopo otto gare, si fa male ad un piede e non contribuisce per nulla alla vittoria del titolo Ncaa del 2016. È un leone in gabbia, si lega particolarmente a padre Robert Hagen - cappellano della squadra - che lo aiuta a superare il difficile momento. Nel secondo anno è una furia e nella gara contro Virginia il giornalista Gus Johnson lo chiama Big Ragù. Il nickname è piuttosto semplice da capire date le sue origini italiane e la capigliatura color rosso malpelo. Nonostante ciò ha ancora tanto da imparare, coach Jay Wright lo reputa un gran talento offensivo ma molto meno difensivo, e per l’equilibrio della squadra è relegato a sesto uomo. Ruolo che gli sta stretto ma che accetta con grande dedizione. L’apice l’ha raggiunto nella finale Ncaa del 2018, quando è stato illuminato da una onnipotenza cestistica che gli ha permesso di guidare i Wildcats al successo e di essere nominato quale Most Outstanding Player della partita.

DA EROE ALLA NBA. Quella partita lo hanno reso un vero e proprio eroe, oltre ad avergli spalancato le porte della Nba. Ma DiVincenzo ha comunque vissuto altri momenti importanti lungo la sua giovane carriera che lo hanno forgiato. Ad esempio al liceo è stato protagonista di un palpitante finale thriller che lo ha visto andare in lunetta, a tempo scaduto, nella partita decisiva per la regular season. Purtroppo per lui sbagliò entrambi i tiri liberi e la sua squadra perse contro la Smyrna High. Smaltita l’amarezza però, ha poi trascinato la squadra al suo secondo titolo consecutivo.
La fama spesso accende le luci sul passato, ed è così che la vittoria del titolo Ncaa 2018 ha fatto scoprire un’altra personalità del ragazzo. Ma andiamo con ordine. DiVincenzo sembra essere stato sempre un po’ ribelle, un ragazzo scapestrato che da adolescente ne ha fatte di cotte e di crude. E così dopo essere salito alla ribalta nazionale, in tanti hanno cercato più notizie su di lui spulciando anche tra i social. E sul suo profilo Twitter sono spuntati dei post risalenti al 2011 e al 2012 nei quali faceva commenti razzisti ed omofobi. Questo ha macchiato la sua persona ma non ne ha precluso l’ascesa.
Tecnicamente è molto migliorato sotto la guida di coach Wright, diventando un buon tiratore da tre ed un ottimo passatore. Soprattutto ha imparato a difendere e a rimanere sempre concentrato nell’arco di un’intera partita. Le capacità atletiche non si discutono, con un’esplosività che gli permette di arrivare al ferro come e quando vuole. Tutte queste qualità gli hanno permesso di strappare una chiamata al draft, nel quale a sceglierlo sono stati i Milwaukee Bucks. E qui c’è da aprire una parentesi. Il papà di Donte, infatti, è tifoso proprio dei Bucks sin dai tempi di Lew Alcindor, meglio conosciuto come Kareem Abdul-Jabbar. Conserva con grande gelosia la maglia da gioco di Ricky Pierce, ex cestista passato anche nel Wisconsin tra le tante squadre Nba per cui ha giocato, e quando il figlio è andato a svolgere il work-out a Milwaukee gli ha chiesto di portargli un gadget della franchigia. Per inciso, anche il padre fu oggetto di un tweet poco carino quando Donte decise di abbandonare il calcio - lo sport evidentemente della famiglia, forse anche per le origini italiane - per la pallacanestro. Alla fine c’è finito a giocare nel Wisconsin, e questo ha reso molto felice ed orgogliosa l’intera famiglia. Nonostante tutto.
La carriera di DiVincenzo sembra comunque dover essere un distillato di pazienza, perseveranza e umiltà, perché in questa stagione da rookie ha prima sofferto per un infortunio al tallone d’Achille e a fine marzo è stato fermato da una borsite bilaterale del calcagno che gli ha fatto terminare anzitempo la stagione. Non dovrà essere operato ma seguire soltanto una terapia conservativa che gli dovrebbe permettere di tornare in campo già dall’estate. Chissà se in preparazione per il mondiale.

UN SIMIL-ARCIDIACONO. Tra la carriera di Donte DiVincenzo e quella dal suo compagno Ryan Arcidiacono ci sono molte similitudini. Ed oltre al fatto di aver vinto insieme con Villanova, potrebbero fare uno stesso cammino in Nba. Arcidiacono dopo l’exploit del 2016 in cui fu nominato anch’esso Most Outstanding Player nella finale Ncaa, ha un po’ faticato da professionista ripiegando addirittura nel venire a Caserta - prima che la società fallisse - due stagioni fa. Adesso invece si sta ritagliando un ruolo quasi da protagonista ai Chicago Bulls. Anche per DiVincenzo potrebbero servire un paio di anni prima di affermarsi anche tra i ‘grandi’.
IN ESTATE VERRA' IN ITALIA E SPERA CHE IL PASSAPORTO GLI VENGA
CONSEGNATO IN TEMPO PER PRENDERE PARTE AL MONDIALE
Ma non solo il college e l’Nba, un’altra similitudine che accomuna i due ragazzi è la possibilità di usufruire del passaporto italiano e diventare arruolabile per la nazionale del Ct Meo Sacchetti. Per la verità questa opzione ormai è da scartare per Arcidiacono, i cui nonni rinunciarono alla nostra cittadinanza. Non è però questo il caso dei nonni di DiVincenzo, originari della Sicilia. DiVincenzo aveva già in programma di venire in Italia la prossima estate, ma chissà che causa l’infortunio non possa anticipare il suo primo viaggio nel nostro paese per visitare la Sicilia appunto, della quale il nonno gli ha tanto raccontato. Verrà anche per firmare gli ultimi documenti e ottenere la cittadinanza, ma non è chiaro se il giocatore riuscirà ad ottenere il passaporto in tempo per la competizione mondiale. Con tutta la documentazione a posto, DiVincenzo risulterebbe naturalizzato e questo creerebbe un bel grattacapo a coach Sacchetti. Infatti da regolamento vi è un solo posto per i passaportati, e come DiVincenzo fanno parte di questa categoria anche Burns e Brooks. Entrambi si sono prodigati durante le qualificazioni al mondiale di Cina, e soprattutto il secondo è risultato preziosissimo per raggiungere la qualificazione. Pur non spiccicando una parola in italiano, Donte ha seguito tutte le partite della nazionale sullo smartphone e spera di poter giocare per difendere i colori azzurri. Per la sua famiglia, questo, sarebbe un grande orgoglio. Per il momento si pensa solo a fantasticare, con il desiderio che il tutto si concretizzi e diventi realtà. E Sacchetti permettendo, ovviamente.


LA SCHEDA
Donte DiVincenzo è nato a Newark, stato del Delaware, il 31 gennaio del 1997. Figlio di John F. e Kathie DiVincenzo, si è diplomato alla Salesianum School che ha guidato alla vittoria del campionato statale per due anni consecutivi. Ha frequentato la Villanova University con cui ha vinto due titoli Ncaa facendo registrare il career-high di 31 punti nella finale del 2018 venendo nominato Mvp. È stato scelto dai Milwaukee Bucks con la chiamata numero 17 al draft. Quest’anno in Nba ha giocato 27 partite con un career-high di 15 contro Orlando. In 15’ di media ha 4.9 punti, 2.4 rimbalzi e 1.1 assist.


ITALIANS - Moretti leader di Texas Tech, in evidenza Lever e Stefanini
Sono tanti i giovani italiani che hanno preferito solcare l’oceano per cercare fortuna in America. Infatti se ne contano oltre venti che giocano in giro per gli Stati Uniti, dall’Ncaa alla High School. Un numero cospicuo ed interessante in ottica azzurra tanto da spingere la federazione ad assegnare a Rick Fois - assistant coach alla Gonzaga University e nello staff della nazionale con Ettore Messina - il compito di monitorarli tutti.
DAVIDE MORETTI PROTAGONISTA NELLA FINALE NCAA 2019
Andati negli States per fare la vita dello studente-atleta, quello che maggiormente sta incidendo è sicuramente Davide Moretti. Con Texas Tech ha vinto la Big 12 spodestando dopo 14 anni Kansas, ed il suo contributo è stato consistente: in 21 delle ultime 23 gare è andato in doppia cifra. Ottime anche le stagioni di Alessandro Lever a Grand Canyon e Gabe Stefanini a Columbia, spesso e volentieri leader delle proprie squadre. Mentre Francesco Badocchi ha pagato un infortunio a Virginia, i due napoletani Guglielmo Caruso ed Ethan Esposito hanno ben figurato rispettivamente a Santa Clara e Sacramento State. Scendendo al liceo, la stellina Nico Mannion - promesso sposo di Arizona - è stato in lizza per il premio di Giocatore dell’anno grazie alla sua annata da 30 punti di media, ed ha partecipato al prestigioso McDonald’s All-American. Un altro figlio d’arte si è ben distinto, ovvero Mattia Acunzo che ha vinto da protagonista il campionato statale della Pennsylvania con Kennedy Catholic ed ha accettato la borsa di studio dell’University of Toledo.



* per la rivista BASKET MAGAZINE