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sabato 26 settembre 2026

BentornatA2

BentornatA2, il campionato che anima l’Italia intera

Sassari e Rimini davanti a tutte, ma Fortitudo, Livorno e Brindisi sono pronte a inserirsi. Avellino, Cividale, Pesaro, Rieti, Torino e Pistoia inseguono. E intanto la seconda serie italiana è al centro della riforma dei campionati di cui stanno parlando Fip, Lba e Lnp.


di Giovanni Bocciero*


Ci sono campionati che iniziano con una favorita quasi obbligata e altri nei quali la domanda più interessante è capire quante squadre possano realmente sognare. La serie A2 2026/27 appartiene alla seconda categoria. Venti squadre per una stagione lunghissima e un equilibrio che promette di accompagnare il campionato fino alla primavera. Ma soprattutto una categoria che continua a rappresentare qualcosa di molto più importante di un semplice gradino intermedio tra serie A e serie B. L’A2 è quel luogo nel quale il basket italiano può valorizzare maggiormente i propri giocatori.

È il campionato nel quale un giovane può trovare minuti veri, responsabilità e palloni pesanti, confrontandosi contemporaneamente con veterani della categoria, giocatori stranieri di qualità e atleti che hanno già conosciuto la massima serie. È anche una categoria nella quale il giocatore italiano mantiene un peso importante nella costruzione dei roster, e spesso e volentieri è più decisivo ai fini del risultato sportivo che di qualunque altro giocatore straniero. Un campionato, quello di A2, che si può paragonare ad una sorta di laboratorio del movimento.

Ma allo stesso tempo un torneo che nel giro di un paio di stagioni, potrebbe essere modificato radicalmente in virtù della riforma dei campionati della quale stanno discutendo i tre attori principali: la Federazione italiana e le due leghe di serie A e Lnp per l’appunto. La serie A2 è oggetto di discussioni e riflessioni che svariano dalla sostenibilità economica alla necessità di renderlo più funzionale al percorso dei giovani. La domanda di fondo, dunque, riguarda la funzione della seconda serie: un campionato sempre più vicino alla serie A per livello e struttura, oppure una categoria nella quale il risultato sportivo debba convivere ancora di più con la valorizzazione dei giovani italiani?

LA STAGIONE 2026/27 parte con venti società: Avellino, Fortitudo Bologna, Brindisi, Juvecaserta, Cento, Cividale, Juvi Cremona, Forlì, Libertas Livorno, Mestre, Urania Milano, Montecatini, Pesaro, Pistoia, Rieti, Rimini, Ruvo di Puglia, Sassari, Torino e Vigevano. Si tratta di un gruppo che mette insieme piazze storiche e realtà emergenti, squadre pronte a rilanciarsi dopo anni di massima serie e società che pur piccole vogliono conquistarsi il diritto di restare lì dove sono.

Ovviamente tutti gli occhi sono puntati sulla retrocessa Dinamo Sassari, che si ritrova in cima alla griglia delle favorite con l’obiettivo di tornare immediatamente in serie A. Per riuscirci, la panchina è stata affidata a Luca Vitali, alla sua prima grande esperienza da capo allenatore. E per questa avventura ha voluto al suo fianco il fratello Michele, che ha però subito in fastidioso infortunio alla mano. Per la Dinamo non è stata l’unica tegola, avendo dovuto sostituire a gettone Kajami-Keane con Brandon Young. Ma Sassari resta comunque in vetta, consapevole che a volte bisogna essere più forte degli infortuni.

Subito accanto a Sassari c'è Rimini, che arriva da due finali promozione perse e non ha più bisogno di dimostrare di essere diventata una delle grandi realtà dell’A2. Sia sul campo che sugli spalti, con la tifoseria riminese che spesso e volentieri è l’autentico sesto uomo nel catino del PalaFlaminio. La squadra di coach Sandro Dell’Agnello dovrà cercare di trasformare le due sconfitte nell'ultimo atto in esperienza utile per il terzo assalto. Rimini ha mantenuto il nucleo portante del roster, aggiungendo Saverio Bartoli sugli esterni e la coppia americana composta da Cody Demps e DeShawn Stephens. Quest’ultimo veterano dei campionati italiani.

Se parliamo di campi infuocati e giocatori esperti quanto trascinatori, troviamo diverse squadre che posseggono entrambe le caratteristiche. La Fortitudo Bologna, ad esempio, che al termine della prima fase degli abbonamenti ha fatto ancora una volta cifra tonda: 4500. E il gruppo rinnovato affidato alle mani di coach Demis Cavina è comunque ripartito da due pilastri come Matteo Fantinelli e Paulius Sorokas. Peccato per l’infortunio che ha messo fuori gioco Umberto Stazzonelli, atteso forse dalla stagione verità per la sua carriera. Ma come già detto, questi incidenti di percorso fanno parte del gioco e bisogna essere pronti ad affrontarli.

Di peggio deve affrontare la Libertas Livorno, l’altra grande storica piazza che guarda verso l’alto, e che ha iniziato questa stagione dando purtroppo l’addio al proprio presidente Marco Benvenuti. Il progetto tecnico di coach Andrea Diana punta sull’identità, sull’esperienza e sulla capacità di costruire un gruppo competitivo senza rinunciare alla valorizzazione degli italiani, tra cui Luca Possamai addirittura nel giro della nazionale. Ovvio che il punto cardine resta Matt Tiby, il miglior giocatore straniero dello scorso campionato di A2 che la società livornese è stata comunque capace di trattenere nonostante qualche offerta ben più allettante per l’atleta.

Continuando a scendere per lo stivale, troviamo quella che è denominata la stella del sud, ovvero Brindisi. Dopo un’ultima stagione quasi deludente, la formazione ha deciso di azzerare tutto e ripartire, con un ingresso importante in società proprio delle ultime settimane, che risponde al nome dell’imprenditore brindisino Carlo Rubini. Quanto questo potrà rafforzare il progetto, lo dirà soltanto il tempo. Di sicuro la conferma di Andrea Cinciarini, l’ingaggio di un altro veterano come JaCorey Williams, ma anche quelli dello specialista in promozioni Lorenzo Caroti e Riccardo Bolpin sono un segno intangibile della volontà di Brindisi. Che per di più, ha provveduto immediatamente a sostituire l’altro straniero di coach Nicola Brienza dopo l’infortunio.

Restiamo al sud, e subito dietro le primissime favorite troviamo Avellino. La squadra campana è un’altra piazza che riflette alla perfezione le caratteristiche di parquet catino e giocatori trascinatori in roster. Per la prima chiedere alla Fortitudo, che nella scorsa serie playoff è stata costretta ad arrivare a gara 5. Per la seconda invece, la società insieme a coach Gennaro Di Carlo hanno fatto un mercato mirato provando ad allungare le rotazioni di una squadra cresciuta durante l’anno. Gli arrivi di Gianluca Della Rosa, Mattia Palumbo, Marco Mollura, Michele Serpilli oltre al veterano Tariq Owens, che nonostante l’età e un momentaneo riposo ai box promette battaglia con chiunque.

Pronta a recitare il ruolo di guastafeste la solita Cividale di Stefano Pillastrini, che è alle prese di una sorta di ricambio generazionale. Da qui le novità Ivan Mobio e Willis Tiagande Tio, che si sono messi in mostra alla grande in serie B Nazionale, oltre a Tommaso Vecchiola che deve riprendere ritmo dopo l’ultima stagione saltata per infortunio e la coppia azzurra, medaglia d’argento all’Europeo Under 18 di Trento, Federico Bottelli e Werther Bellinaso che sembrano essere in rampa di lancio. Tanto, ovviamente, passerà per le mani di Lucio Redivo.

Se Cividale è chiamata a confermarsi senza perdere quella identità che l'ha resa una delle realtà più interessanti dell'A2, Pesaro è chiamata a provare a ripetersi dopo la passata stagione, soprattutto per la sua storia. Ma purtroppo per la Vuelle, non è la storia a scendere in campo, ed ecco perché la squadra di coach Giorgio Valli è probabilmente una delle grandi incognite. L’estate complicata, con interrogativi e difficoltà, ha inevitabilmente condizionato la costruzione del roster. È uscito fuori un mix tra giocatori collaudati e già protagonisti della cavalcata dello scorso campionato, e giocatori tutti da scoprire tra cui anche l’azzurro Matteo Accorsi, in prestito dalla Virtus Bologna, alla sua prima vera stagione senior.

 

 Via via troviamo tutte le altre squadre sparse per il territorio italiano. Rieti riparte con un progetto rinnovato, e forse ridimensionato, più dal punto di vista economico che non della passione. Quella al patron Roberto Pietropaoli non potrà mai venir meno. Diversa l’estate di Torino, alle prese con una lieve burrasca riguardante il tram tram inerente la possibile vendita del titolo sportivo. Rientrato quel chiacchiericcio, si è ripartiti da coach Paolo Moretti. Prova a rinascere Pistoia, una delle piazze che ha maggiormente bisogno di ritrovare entusiasmo. Ha costruito un roster fatto di giocatori navigati per la categoria, proprio come navigato è l’allenatore Franco Ciani.

Ha ridimensionato Forlì, che però ha preferito intraprendere la strada dei giovani italiani da svezzare, come Giacomo Zanetti, Mattia Ceccato, Tommaso Pinza. Cento rappresenta ormai una presenza consolidata dell'A2, mentre Mestre e Urania Milano sono due realtà che possono diventare scomode per chiunque, soprattutto la milanese con coach Sacripanti e i fratelli Alessandro e Stefano Gentile in campo, entrambe senza eccessive pressioni. La Juvi Cremona continua il proprio percorso in una categoria sempre più competitiva, mentre Ruvo di Puglia vuole capitalizzare la crescita degli ultimi anni. Poi ci sono le tre neopromosse. Montecatini che torna in serie A2 dopo diciotto anni. Caserta riemerge dopo anni difficili, fatti dell’ennesima ripartenza dal basso e per questo porta con sé il maggior carico emotivo. Mentre Vigevano è una realtà che negli ultimi anni ha costruito progressivamente il proprio percorso, ritrovando la categoria persa solo l’anno prima.


* per la rivista Basket Magazine

domenica 15 dicembre 2024

L'uomo nuovo: Basile e la leggenda del bisnonno pescatore

Portato in Italia da Tortona, con Orzinuovi ed ora a Cantù si è imposto conquistando, con la cittadinanza, anche l'azzurro

Basile e la leggenda del bisnonno pescatore

Dall'emigrazione nel Wisconsin dell'avo palermitano, alla crescita in una grande famiglia di cestisti, all'incontro con Riccardo Fois che gli ha proposto un futuro da italiano. L'esordio da protagonista nel successo di Reykjavik della nazionale gli ha cambiato la carriera e propone nuovi interessanti scenari al club canturino. «Felice di aver ritrovato Brienza, orgoglioso della maglia azzurra». Ala forte o centro, punta sulla sua versatilità. «Posso migliorare, non è questo il momento di porsi limiti»


di Giovanni Bocciero*

 

SOLTANTO LO SCORSO MESE di ottobre si è aggiudicato il premio di Mvp straniero del campionato di serie A2 indossando la casacca di Cantù. Avendo però esordito nell’ultima finestra Fiba per le nazionali con la maglia azzurra, è diventato a tutti gli effetti italiano. Grant Basile è senza dubbio il cestista più chiacchierato di questo periodo in Italia. E con ragione, visto che può essere tanto utile alla nostra nazionale. Come ha già ampiamente dimostrato.

Innanzitutto però, va assimilato quanto prima l’italiano. «Lo sto imparando - ha detto ridacchiando il diretto interessato -, ma è difficile per me coniugare in maniera veloce i verbi. Cerco di ascoltare il più possibile e lo capisco se mi parlano piano. A tutti i tifosi posso solo dire che mi sto impegnando tanto per affrettare i tempi, ma devo ancora continuare a migliorare».


Proprio come sul parquet, perché Basile ha l’ambizione di diventare la miglior versione di sé stesso lungo i 28 metri per 15. «Ogni volta che avrò l'opportunità di giocare per la nazionale penso che sarà un onore. È qualcosa che spero di continuare a fare con grande soddisfazione. In Italia voglio scalare ogni vetta, e per adesso la priorità è vincere il campionato di A2. Sarebbe fantastico riuscirci, e vedere cosa mi aspetta l'anno prossimo. L’obiettivo è diventare il miglior giocatore che posso essere, così da aiutare i miei compagni a diventare una squadra vincente».

Provando a guardare già al futuro, questo gli varrà tanto per la nazionale quanto per il club. Una cosa è certa, lo potrà fare da giocatore italiano, uno status che cambierà completamente la sua carriera da adesso in poi. «Sì, certo. Ovviamente è di grande aiuto essere considerato e poter giocare da italiano. Sarà di sicuro molto utile per il prosieguo della mia carriera».

AVVOLGIAMO IL NASTRO DELLA STORIA. Il bisnonno Nicola, umile pescatore palermitano, circa un secolo fa emigra negli Stati Uniti e si stabilisce nel Wisconsin. La pallacanestro diventa subito lo sport di famiglia. Il nonno Gianluca si appassiona e si cimenta a fare l’allenatore. Papà Michael e mamma Lisa ci giocano, e quando il padre smette inizia anche lui ad allenare. Grant, che ha tre sorelle - di cui una gemella - e un fratello, ne segue le orme.

All’high school si ritrova proprio il papà come coach, che lo instrada anche se sembra non ce ne fosse bisogno. Infatti l’adolescente Grant si fa subito notare con la sua Pewaukee. Vince due titoli interstatali chiudendo le stagioni con una doppia doppia di media: prima 13.6 punti e 11.5 rimbalzi, poi 24.9 e 15. Piazza anche una incredibile prestazione da 29 punti e 23 rimbalzi, con tanto di canestro della vittoria, contro la Whitnall di un certo Tyler Herro.

Sbarca al college, va alla Wright State in Ohio, e in tre anni fa lievitare sempre di più le sue statistiche personali, contribuendo fattivamente alla storica qualificazione dei Raiders al primo turno del torneo Ncaa. Arriva però la sconfitta per mano di Arizona, nel cui staff tecnico c’è l’italiano Riccardo Fois. È questo il crocevia che apre nuovi orizzonti a Basile. Fois dal 2012 è negli Stati Uniti, diventa coach analist di Gonzaga e nel 2017 entra a far parte dello staff dell’Italia guidata da Ettore Messina con il duplice quanto strategico ruolo, per conto della Fip, di osservatore in America di giocatori dalle origini italiane.

Nel post partita i due parlano, il tecnico gli propone la possibilità di vestire l’azzurro che all’atleta stuzzica. È forse il colpo di fulmine. Vengono avviate le pratiche per ottenere la cittadinanza italiana, e nell’estate del 2023, dopo essere arrivato a Tortona, ha avuto il primo vero contatto con l’Italbasket. Ha infatti disputato le due amichevoli con il Green Team di coach Edoardo Casalone in Spagna, contro la selezione iberica. Due prestazioni da 19 punti e 11 rimbalzi.

E 19 sono stati anche i punti realizzati all’esordio assoluto con la nazionale maggiore nell’impegno ufficiale contro l’Islanda a Reykjavik. Una prima che da regolamento gli ha fatto acquisire lo status di italiano, pur non avendo la formazione classica che si guadagna attraverso il percorso del settore giovanile. Ma soprattutto un numero, il 19, che si ripete, e che neanche a farla apposta è il giorno della sua nascita.

UN SEGNO DEL DESTINO. «Sinceramente non me ne sono reso neanche conto - ha riflettuto l’italoamericano, che ovunque gioca indossa il numero 21, disponibilità permettendo -. Certo che è una cosa pazzesca, pensandoci adesso. Posso solo dire che con il Green Team è stata una bellissima esperienza. È stato fantastico poter conoscere e giocare con alcuni di quei ragazzi. L’ambiente in cui si gioca permette che succedano cose inaspettate, e per quanto riguarda la ricorrenza di quel preciso numero, dico che semplicemente a volte le cose funzionano perfettamente».

Nella pallacanestro moderna, Basile è considerato un lungo che può destreggiarsi tra l’ala grande ed il centro, sia perché è capace di aprire il campo con il tiro dall’arco, sia perché ha la stazza per marcare i lunghi avversari. Ma se glielo si chiede, risponde che «è probabilmente una delle cose migliori del mio gioco. Almeno credo. Il fatto di poter ricoprire entrambi i ruoli, a seconda dell'incontro, degli abbinamenti e in base alle situazioni, mi rende versatile. È qualcosa in cui eccello».

Si può dire che è dunque la versatilità la tua miglior qualità? «Penso proprio di sì. Come ho detto, è una grande abilità essere in grado di giocare sia dentro che fuori dall’area. Questo fa sì che le difese debbano fare fatica a capire come vogliono difendere, se decidere di marcarmi sul tiro oppure se scegliere di cambiare per evitare la penetrazione. Saper fare un po' di tutto in base alla zona del campo in cui mi trovo, è fondamentale».

Grant è un ragazzo semplice, ha la testa attaccata al collo e lo sguardo ben puntato sui suoi obiettivi. Come lo si vede, così è. Non ha infatti nessun talento nascosto. «Penso che in campo, ripeto, sono semplicemente un giocatore versatile in grado di fare un po' tutto, che si allena molto. Fuori dal campo invece, guardo tanta pallacanestro per apprendere e capire il più possibile. Non ho davvero abilità nascoste».

Se del ct Gianmarco Pozzecco apprezza la schiettezza, e soprattutto la sintonia che crea con i giocatori per il suo passato con le scarpette ai piedi, un comun denominatore della ancor primordiale avventura italiana di Basile è senz’altro coach Nicola Brienza. Il tecnico lo ha infatti prima allenato a Pistoia, ad inizio della passata stagione, mentre quest’anno lo ha fortemente voluto con sé nell’esperienza a Cantù. Pur spendendo un tesseramento da straniero.

«Lui è fantastico, è stato grandioso per me - ha detto con grande entusiasmo l’italoamericano - poter giocare per qualcuno con cui ho avvertito sin da subito grande familiarità. L'anno scorso è stato un anno molto duro, tanto che ho giocato per quattro squadre diverse». La stagione l’ha iniziata prima da aggregato a Tortona, poi è stato mandato in prestito a Pistoia. Poche fugaci apparizioni e il resto dell’anno l’ha trascorso ad Orzinuovi. Infine ha concluso nella lega estiva canadese con i Saskatchewan Rattlers.

«Questo ha rappresentato una sfida per me. Non avere stabilità è stato difficile. Però adesso è molto bello aver ritrovato un allenatore come Brienza. Stiamo parlando di uno dei migliori tecnici presenti in Italia, e non è un caso che abbia vinto proprio il premio di coach dell'anno nella passata stagione. È un allenatore dal grande talento, ed è fantastico poter giocare per lui».


LA SCELTA DI CANTÙ è stata ponderata attentamente dal giocatore e dal suo entourage. Tortona c’ha investito dall’inizio, e l’estate scorsa gli ha anche proposto un rinnovo del contratto. Cosa che per la verità sarebbe stato automatico se Basile avesse ottenuto lo status di italiano a giugno 2024. Forse il club piemontese sperava che ciò accadesse, e invece c’è stato bisogno di aspettare il mese di novembre. Di firmare ed essere mandato in prestito, seppur in serie A, non ne voleva sapere il ragazzo. Allettato da una sistemazione stabile, così come ci ha detto qualche riga più su.

E allora ecco che nel frattempo si è presentata Cantù, che ha deciso di puntarci forte proponendogli un ruolo da protagonista in una squadra di altissimo livello che ambisce alla promozione. E che adesso, vedendo lo status di Basile cambiare, può addirittura rafforzarsi sul mercato individuando uno straniero che può diventare la ciliegina sulla torta.

Sicuro è che Grant in Italia si sente a casa, e forse non solo per le sue radici. Da famiglia numerosa, ha scherzato sul fatto che il Natale lo festeggiava con cento persone a tavola, sottolineando quella tradizione tutta italiana. In campo, invece, porta quell’etica del lavoro appresa sin da giovanissimo agli ordini del padre-coach. Ma soprattutto, cerca di trasmettere ai compagni quella leadership che ne ha fatto addirittura materia di studio in un master frequentato all’università di Blacksburg.

Ma la Nba è un tuo obiettivo? «Penso che in questo momento la priorità è continuare a scalare il basket europeo - ha tagliato netto Basile -. Ho ancora molta strada da fare, ma non voglio pormi limiti a dove posso giocare. Adesso è fondamentale per me cercare di trovare il modo per vincere la serie A2 e, poi spero, riuscire ad avere un impatto in massima categoria. È in questo modo che voglio salire di livello come giocatore».

L'UOMO NUOVO

Nato il 19 aprile del 2000, a Pewaukee, nel Wisconsin, Grant Basile è un lungo dinamico e alquanto atletico di 206 cm per 107 kg. Portato in Italia da Tortona nella primavera del 2023, lo scorso anno ad Orzinuovi ha viaggiato a 20.9 punti, 9.7 rimbalzi e 1.7 stoppate in 21 presenze tra regular season e fase ad orologio. Quest’anno, sempre in serie A2, gioca per Cantù, ha 18.4 punti con il 60% da 2 ed il 36% da 3, 6.4 rimbalzi e 1.3 assist di media. Nell’ultimo anno di Ncaa, con Virginia Tech, ha avuto 16.4 punti e 5.4 rimbalzi a partita, facendo registrare due gare consecutive da 30 punti e addirittura tre in stagione, diventando il primo Hokie a riuscirci.


*per la rivista Basket Magazine


giovedì 4 aprile 2024

Immagini e colori della Final 4 di Coppa Italia al PalaTiziano


Immagini e colori della Final four di Coppa Italia della Lega Nazionale Pallacanestro tenutasi al PalaTiziano di Roma il 16 e 17 marzo 2024. Due giorni che hanno riacceso le luci sulla capitale, così come dichiarato in una bella intervista da coach Valerio Bianchini. In campo quattro delle migliori squadre dei campionati di serie A2 e serie B Nazionale, quelle che sono riuscite a staccare il biglietto per questa manifestazione tricolore.

Nella prima giornata gli Herons Montecatini hanno avuto ragione di Roseto in semifinale, così come Forlì l'ha spuntata nel finale punto a punto con Cantù, con una prova solida di Xavier Johnson. La Libertas Livorno ha poi schiantato Ruvo di Puglia, mentre Mark Ogden ha preso per mano la Fortitudo Bologna che ha superato in gran bellezza Trapani, suscitando la grande amarezza del presidente Antonini.

Amarezza che nel secondo giorno di gare si è tramutato di fatto nell'esonero di coach Daniele Parente. Mentre in campo cresceva l'attesa per la sfida di serie A2 tra Forlì e Fortitudo, con diversi protagonisti non al meglio fisicamente, il folletto Josè Alberto Benites spingeva gli Herons a vincere il trofeo di serie B. L'ultimo atto della manifestazione romana si è concentrata sulla finale di serie A2, che ha visto ancora un maturo e solido Johnson aiutare Forlì nella rimonta e vittoria ai danni di una Fortitudo arrivata troppo stanca nel finale di gara.



sabato 29 luglio 2023

Ds Alessandro Pagani: «Aboliti gli under? Quelli bravi giocheranno»

Estate bollente per il basket italiano, dalla riforma dei campionati di serie A2 e B Nazionale all'introduzione della riforma del lavoro sportivo. Con il ds dell'Assigeco Piacenza, Alessandro Pagani, parleremo anche del nuovo vincolo sportivo dagli 11 anni d'età, e l'aumento dei costi dei parametri per il tesseramento.



domenica 23 luglio 2023

A2 agguerrita e ambiziosa; la nuova B tutta da scoprire

È l’anno del definitivo assestamento dei campionati cadetti prima che la riforma vada a regime dalla prossima stagione 

A2 agguerrita e con grandi ambizioni; la nuova B tutta da scoprire

 Formule e regole nuove, con l’ombra delle conseguenze - soprattutto nella terza serie - della riforma del lavoro sportivo appena entrata in vigore. Tanti i club che, delusi lo scorso anno, daranno l’assalto alla serie A.

di Giovanni Bocciero*

 

LA RIFORMA DEI CAMPIONATI voluta della Fip cambierà il volto dell’A2 e della B come le conoscevamo. Ma la stagione ormai prossima farà soltanto da ponte a quello che sarà il reale cambiamento. Un anno transitorio che solo fra dodici mesi porterà i due campionati a regime. Ovvero, dal 2024/25 girone unico da 20 squadre per la serie A2, e B Nazionale composta da 42 club. Mentre scriviamo, sono certe soltanto le regole d’ingaggio per la prossima stagione, con le società che hanno dovuto programmare investimenti economici e sportivi senza avere la minima certezza. Per di più con l’entrata in vigore della riforma del lavoro sportivo che mette altra carne al fuoco. Ma andiamo con ordine.

Dal prossimo ottobre, il campionato di A2 sarà a 24 squadre (due gironi Est-Ovest, fase ad orologio e playoff/playout), 2 le promozioni in serie A e 6 le retrocessioni in B; 2 le retrocessioni dalla massima categoria e 2 le promozioni dalla cadetteria, così da avere un assetto definitivo nel 2024/25 da 20 squadre. L’anno successivo si entrerà a regime con 2 promozioni in A e 3 retrocessioni in B a stagione. La nuova B Nazionale, che è il torneo dai cambiamenti più marcati, partirà con 36 squadre (al vaglio la formula dei due gironi, più fattibile l’ipotesi Est-Ovest che quella Nord-Sud, da 18 squadre con successiva post season. Il 14 luglio il Consiglio federale ratificherà le iscrizioni e delibererà la formula). 2 le promozioni in A2 e 4 le retrocessioni in B Interregionale; 6 retrocessioni dal secondo campionato nazionale e 6 le promozioni dal quarto livello, portando così l’organico totale nel 2024/25 a 42 club. Dalla stagione successiva si entrerà a regime con 3 squadre che saliranno in A2 e 4 che scenderanno in B Interregionale.

Per partecipare ai campionati di A2 e B Nazionale, le società dovranno versare una fidejussione rispettivamente di 100mila e 50mila euro, avere un impianto con capienza minima da 2000 posti e 800 posti, e versare un contributo al ‘fondo under’ da 12mila e 5mila euro che andrà a premiare i club più virtuosi. Ovvero, quelli che i giovani li faranno giocare con regolarità, nonostante i due tornei saranno accomunati proprio dall’abolizione del vincolo under (per l’anno alle porte 2003 in su), i quali potranno essere usati come 11° e 12° a referto. Oltre alla fidejussione aumentano i costi dei parametri, 11mila euro ad atleta per l’A2 e 7.500 per la B. Con l’eliminazione dell’obbligo degli under, le squadre di ambedue i tornei potranno schierare 10 senior. In serie A2 sarà possibile tesserare due extracomunitari, e per quanto riguarda il mercato sarà possibile inserire atleti fino alla vigilia della terzultima giornata della fase a orologio. In B Nazionale è permesso un solo atleta extracomunitario, e saranno tesserabili nuovi giocatori entro il 28 febbraio 2024.

C’È ANCORA tutta un’estate di mercato da dover vivere, ma la lotta per le due promozioni in serie A appare già piuttosto serrata. Dopotutto il campionato di A2 è da diverse stagioni che vede tante squadre allestire roster importanti per provare la scalata. Non tutti ci riescono, e alcune non hanno perso la speranza. Basti pensare all’ambiziosa proprietà americana di Trieste, o a Verona partita a bomba con gli ingaggi di Esposito, Gazzotti, Penna e Stefanelli per ritornare subito al piano di sopra. Forlì e Cantù - che ha confermato coach Sacchetti e preso Burns - dopo gli ultimi finali amari ci riproveranno, così come Udine che si è rifatta il look con la coppia ds-coach Gracis-Vertemati. E ancora Torino che ricomincerà da coach Ciani, Pepe, De Vico e Schina, Cento.

Attilio Caja, nuovo allenatore della Fortitudo Bologna

La Fortitudo Bologna è appena stata acquistata dal gruppo di Stefano Tedeschi, resta una nobile ed ha preso Caja come coach. E, a proposito di piazze calde, dopo 14 anni è ritornata Vigevano, così come la Sebastiani Rieti che dopo aver fallito la promozione sul campo ha acquisito il titolo sportivo di Mantova e rimpiazzato la retrocessa concittadina Npc Rieti. Altro titolo venduto quello della Stella Azzurra ad una cordata trapanese già proprietaria della squadra di calcio che ha guardato alla Capitale dopo l’affare saltato con Trapani del presidente Lnp Basciano. Quest’ultima ha poi rinunciato all’iscrizione all’A2, con Basciano tra i soci del nuovo corso Fortitudo che osserverà le elezioni di lega che si terranno a settembre. Roma sarà comunque rappresentata dalla sorprendente neopromossa Luiss. Poi ci saranno tante altre squadre che da tradizione faranno bene, come Treviglio che ha piazzato il colpo Guariglia - oggetto del desiderio di tanti - così come Piacenza che ha confermato la coppia play-pivot Sabatini-Skeens. Cividale ripartirà da Pillastrini in panca, Redivo in campo e con l’aggiunta di Mastellari, e l’Urania Milano dopo aver rinnovato coach Villa si prepara ad un’altra entusiasmante stagione.

Per quanto riguarda la serie B Nazionale invece, molte sono le rappresentanti di quella provincia che tanto ha dato alla pallacanestro italiana. Sarà riproposto il derby livornese tra Libertas e Pielle, così come quello di Montecatini. Orzinuovi ripartirà con ancor più ambizione dopo la delusione della mancata promozione e il cambio di allenatore da Calvani a Zanchi. Come dimenticare Mestre che ha riempito il PalaTaliercio in occasione degli ultimi playoff, così come Omegna e San Vendemiano che hanno ingaggiato i tecnici Ducarello e Carrea. Desio, Legnano che ha preso coach Piazza e Raivio confermando Marino, le ambiziose Ozzano e Faenza, Padova, la retrocessa San Severo che ricomincerà con la stessa passione, e ancora Jesi, Fabriano, Roseto, Caserta, Avellino, tutte formazioni che andranno alla caccia della promozione in quel palcoscenico che meritano per la loro storia. E attualmente mancano due club all’appello, con Salerno che ha già rimpiazzato la Sebastiani e Lumezzane e Adrea Costa Imola che dovrebbero essere ripescate.

SE LA RIFORMA non ha più di tanto modificato l’A2, difficile immaginare come sarà la B Nazionale, totalmente stravolta rispetto alla passata stagione con il numero di squadre dimezzato. «Sarà difficile da interpretare fin quando non s’inizierà a giocare - il commento di Simone Zamboni, club manager della Bakery Piacenza, ammessa al prossimo torneo cadetto -. Bisognerà capire che tipologia di campionato sarà perché non ha una sua storia, va cancellato tutto il precedente storico e sarà tutto completamente rimodulato. Tanto dipenderà anche da che tipo di format sarà adottato, anche se per le società sarebbe meglio una formula che contenga i costi. Con meno squadre immaginiamo tutti un livello più alto. Ma questo dipenderà anche come i club si muoveranno sul mercato in virtù delle regole diverse».

Simone Zamboni, club manager della Bakery Piacenza

L’abolizione dell’utilizzo degli under e l’introduzione della possibilità di tesserare uno straniero in un campionato che era l’unico che non ammetteva extracomunitari, sono due regole che aprono ad un nuovo orizzonte. «L’eliminazione dell’obbligo degli under lo reputo un cambiamento epocale - ha continuato Zamboni -, passando così dal vecchio 7+3 a roster che saranno composti da 10 senior con uno straniero. Sono novità importanti per la B Nazionale, grandi cambiamenti che porteranno comunque le squadre competitive a muoversi per prime sul mercato. Come è logico che sia, chi ambisce alla promozione farà un roster sicuramente molto più lungo ed ampio per quanto riguarda i senior, dando meno spazio agli under. Chi invece vorrà fare un campionato più tranquillo, magari tenderà ad un utilizzo più costante dei giovani. Grazie all’impiego di più senior e dello straniero, il livello del campionato si alzerà rispetto agli ultimi anni. Credo che sarà quasi paragonabile all’A Dilettanti di qualche stagione fa. I giovani validi, che sapranno tenere il campo, continueranno comunque a trovare spazio. Anzi, sarà interessante vedere che piega prenderà questa nuova B - ha sottolineato il dirigente della Bakery - che credo possa diventare un contenitore dove sviluppare giovani italiani con prospettiva, mettendoli alla prova in un campionato a loro misura».

La riforma dei campionati coincide con la riforma del lavoro sportivo, un ulteriore impegno - gravoso - per i club. «Il discorso del lavoro sportivo è molto complicato. È piovuto dal cielo in troppo poco tempo, e si tratta di una riforma che farà bene per i lavoratori sportivi ma andrà ad incidere pesantemente sui costi delle società. Ed essendo queste che investono, come proprietari o con sponsor, c’è il rischio che molti non riescano a sostenere questi costi aggiuntivi che sono stati programmati troppo velocemente. Le società andavano preparate piano piano a questo evento che è epocale per il dilettantismo, e non in modo così netto. Si tratta di una riforma che incide solo sui club, e invece credo che vada ridistribuita su tutti gli interpreti del sistema. O comunque se questi costi aggiuntivi ricadono solo sulle società - ha concluso Zamboni -, queste devono avere degli aiuti di tipo diverso per farne fronte, altrimenti col tempo c’è il rischio che si rinunci a fare attività».


* per la rivista Basket Magazine

martedì 20 giugno 2023

Lnp - Vigevano e Luiss sorprendono; Cremona pigliatutto

Vigevano e Luiss sorprendono; Cremona pigliatutto 

di Giovanni Bocciero

Terza ed ultima giornata di gare alla Bondi Arena di Ferrara, in occasione delle Finali di serie B. Il primo turno ed il secondo turno non hanno rispettato i pronostici. Le due promozioni in A2 dipenderanno così dai risultati dell’ultima giornata, nella quale può accadere di tutto. Solo la Sebastiani Rieti è costretta a guardare gli altri, perché oltre ad essere ultima in classifica con zero punti ha una differenza canestri molto negativa. E sono proprio i sabini a scendere per primi in campo contro Vigevano. Una partita in cui ci si sarebbe aspettato un avvio a spron battuto degli amarantocelesti, e invece sono i vigevanesi a fare la gara. All’8′ i gialloblù conducono 18-12, e coach Dell’Agnello chiama timeout quasi mimando come se ne ha viste davvero troppe nel solo primo quarto. Nonostante la panchina lunghissima di Rieti, che nel turnover odierno ha lasciato fuori Spanghero e Piazza, è la panchina di Vigevano che fa leggermente la differenza, con un parziale complessivo di 12-9 che permette di chiudere il primo quarto sulla doppia cifra di vantaggio (25-15). Gli uomini di coach Piazza riescono a ‘tenere testa’ persino al metro arbitrale spesso troppo punitivo verso di loro. A metà seconda frazione è Chinellato a tenere in scia i reatini (32-25), diventando il primo giocatore della gara in doppia cifra. L’attacco di Rieti è però troppo stagnante, a volte deve ricorre all’azione individuale, e neppure i rimbalzi offensivi in più (8 a 5) servono per stare avanti all’intervallo (41-33), visto che Vigevano pur prendendone di meno riesce a sfruttarli meglio (8-4).

L’atteggiamento non è dei migliori alla ripresa per Rieti, che con Tomasini prima perde un pallone banale e poi commette un antisportivo per fermare un contropiede. Vigevano ringrazia, segna due triple e raggiunge il +16 che suggerisce a Dell’Agnello di richiedere timeout. Una sospensione furente del coach livornese, che sulla panchina non le manda a dire ai suoi giocatori, provando a scuoterli. La cosa sembra funzionare visto che, Tomasini prima e Piccin poi, segnano da 3 per il -6. I gialloblù, però, non alzano le mani dal manubrio, e con il gioco corale rappresentato dalle 14 assist di squadra, mantengono il vantaggio. A Bushati e compagni manca quell’azione che possa far cambiare l’inerzia dell’incontro. Il match continua a fisarmonica, con i reatini che rintuzzano ogni qualvolta i vigevanesi provano a scappare. Proprio come a 3′ dalla fine, quando i gialloblù volano sul 70-60. Potrebbe essere la spallata decisiva, e invece gli amarantoceleste piazzano un break di 5-0, e sbagliano la tripla del possibile -2. E’ l’errore che fa partire la festa promozione sugli spalti. Finisce 73-67 (qui le statistiche complete), con la vittoria di Vigevano che ritrova l’A2 dopo l’ultima apparizione del 2010. In quell’estate il club non si iscrisse. Poi nel 2013 la rifondazione in serie D e la faticosa ripartenza che oggi ha trovato il suo compimento. Per quanto riguarda la Sebastiani Rieti, termina un concentramento che da grande favorita la vede uscire con neppure un successo.

Dopo i festeggiamenti di Vigevano, sul parquet scendono Luiss Roma ed Orzinuovi. Con il successo dei vigevanesi, ai capitolini basterebbe anche una sconfitta di 10 o meno punti per seguirli in A2. Ma di calcoli non se ne fanno. Soprattutto, memori della serata precedente, nella quale Fallucca ha demolito Vigevano con un 8/13 personale da 3, e Orzinuovi ha invece piegato Rieti con un 16/27 di squadra dall’arco, l’inizio gara è scandito dalle triple. Legnini è protagonista per la Luiss, portando il parziale in parità a quota 10 dopo che Alessandrini e Gallo avevano portato avanti gli orceani. Il match è giocato su ritmi forsennati – nonostante il caldo – e continui sorpassi, che rendono eccitante la sfida. Quando poi a timbrare il cartellino dalla distanza ci pensano anche Pasqualin e D’Argenzio, che dalla panchina prova a spaccare la partita, il tabellone luminoso recita 27-18. Il leit motiv della gara non cambia ad inizio seconda frazione: Planezio da 3 segna il 27 pari, Murri replica per il nuovo vantaggio Roma. I tanti fischi iniziano a spezzettare la gara, che di conseguenza ne risente in termini di gioco. Il tiro da 3 è l’unica costante: Gallo segna il -1, Fallucca risponde con la stessa moneta per i suoi primi punti. Ma se i ritmi sono quelli veloci imposti dalla Luiss, Orzinuovi può fare poco e infatti precipita sul 42-34. Non senza qualche protesta verso l’arbitraggio.

Dopo l’intervallo Orzinuovi è molto più decisa. In difesa stringe le maglie e costringe la Luiss a forzare gli attacchi, che spesso si concludono addirittura con un fallo. Nell’altra metà campo invece, gli orceani tornano a colpire con grande continuità dalla distanza e in men che non si dica si portano a condurre le danze. Il massimo vantaggio arriva al 28′, quando Leonzio da 3 griffa il +8. Con l’over che pende sul risultato però, non basterebbe ad Orzinuovi per festeggiare la promozione. Fallucca si apre in angolo e scuote i luissini, ma Da Campo segna da dietro l’arco e fissa il punteggio sul 57-64 all’ultimo pit stop. Due i dati da sottolineare, nei quali primeggia Orzinuovi: nei punti da perse (13-9) e da secondi tiri (14-7). E’ un’altra tripla di Leonzio che fa accarezzare l’impresa: +10 per gli uomini di coach Calvani. Con 7′ al termine inizia una partita nella partita, con la Luiss che deve stringere i denti. Gli orceani flirtano con quegli 11 punti che gli garantirebbero il salto di categoria, ma non riescono mai a raggiungerli. Anche perché Roma non crolla mai, e risponde colpo su colpo. Su una discussa rimessa D’Argenzio segna il 73-77 con 120″ rimanenti. Ed è sempre una sua penetrazione a siglare il -2 all’ultimo giro d’orologio. Dopo tanto spingere, sembra che gli uomini di Calvani siano arrivati scarichi nel rush finale, ed è così che nasce la persa sulla quale forse si spengono i sogni. Gli ultimi possessi Orzinuovi li gioca per far pareggiare la Luiss, così da andare ai supplementari per poter arrivare allo scopo della vittoria di 11. Ma i capitolini sbagliano a posta i liberi e la gara finisce 78-79 per gli orceani (qui le statistiche complete).

Questa la classifica definitiva del concentramento promozione: Luiss Roma, Vigevano e Orzinuovi 4 punti, Rieti 0.

Terzo atto della finale di A2 del tabellone oro tra la Vanoli Cremona e l’Unieuro Forlì. Una gara che per i cremonesi potrebbe significare promozione, dopo il doppio successo inaspettato ma non per questo impensabile in terra romagnola. Dal canto loro i forlivesi si ritrovano spalle al muro, costretti a vincere per allungare la serie e continuare a sperare.

Pronti via, è la Vanoli che schiaccia il piede sull’acceleratore. In particolare, Pecchia è una vera e propria furia, arrivando al ferro con grande continuità. Ma non solo l’attacco, perché Cremona è concentrata anche in difesa e mette praticamente la museruola agli avversari. Le offensive ospiti sbattono ripetutamente contro la diga di casa, che proprio dalla difesa sprigiona la giusta energia. Fondamentale per la squadra di coach Cavina è la fisicità di Eboua, che non solo è protagonista di una poderosa schiacciata, ma facendo collassare la difesa su di sé è bravo a scaricare il pallone fuori. Ne beneficia Pacher, lungo atipico come pochi che Forlì non riesce a marcare in nessuna maniera. Mentre il tassametro dei cremonesi corre inesorabile, i romagnoli trovano il quarto punto con l’ex Gazzoli ben oltre metà frazione. Sanford è impalpabile per l’attacco di coach Martino, ma neppure Cinciarini al suo ingresso riesce ad invertire l’andazzo: 0/6 da 3 nel primo quarto. Dopo il primo pit stop arriva però uno scossone. Adrian timbra dalla distanza, e Penna porta a casa un gioco da tre punti. L’Unieuro fatica tanto, forse troppo, ed è lampante. La regia di Denegri e la difesa di Piccoli spengono i facili entusiasmi, e permettono alla Vanoli di continuare a flirtare con i 20 punti di vantaggio. Ci pensa Alibegovic a dare un’altra spallata, con la specialità della casa: il tiro da 3. Il canestro dell’esterno aizza il Pala Radi, che esplode dopo un altro recupero che porta Eboua a schiacciare in campo aperto. Si va così all’intervallo addirittura sul 52-27.

La ripresa segue gli stessi binari del primo tempo. Cremona non abbassa di nulla la propria intensità difensiva, e la reazione di Forlì è praticamente annullata. Sono le triple in fila di Adrian e Pollone che evitano solo momentaneamente il passivo di trenta punti, che si materializza quando sono Mobio e Lacey a segnare dalla distanza (67-37). Coach Martino ricorre al minuto di sospensione, ma ormai i buoi sembrano ampiamente scappati. Gli animi si complicano sul parquet quando viene fischiato un antisportivo a Cinciarini al 28′. Inizia l’ultimo periodo e praticamente per Cremona non c’è altro da fare che portare in porto la vittoria. Adrian non è d’accordo, e lo dimostra con una serie di triple. L’mvp del campionato si sveglia forse tardi, ma dà la scossa. La Vanoli con una leggera, infatti, dà l’impressione di alzare le mani dal manubrio troppo presto. Valentini cerca di imitare il compagno di squadra dall’arco, mentre sulla sirena dell’infrazione dei 24″ al 35′ di gioco arriva il primo vero errore della gara dei ragazzi di coach Cavina. La tifoseria forlivese canta ‘Romagna mia’ e si rende protagonista di una bella sciarpata, ed è benaugurante visto che arriva la tripla del -13. Una rimonta frutto in special modo di tiri estemporanei e talvolta forzati, ma che vanno a buon fine. Comunque si tratta di un passivo che non può far stare tranquilla Cremona. Gli ultimi minuti sono intensi, e non poteva essere altrimenti. La Vanoli però non perde la calma e può festeggiare la promozione (qui le statistiche complete).

Vanoli Cremona pigliatutto. In questa stagione la squadra di coach Demis Cavina ha vinto tutto quello che c’era da poter vincere in A2. Ha iniziato con la Supercoppa, proseguito con la Coppa Italia e terminato con la promozione, così da completare il percorso perfetto. I cremonesi hanno abbattuto con un secco 3-0 la resistenza dell’Unieuro Forlì, incapace di reagire allo strapotere dimostrato sul parquet dagli avversari dopo aver dominato a sua volta la regular season. Fase a orologio compresa. Romagnoli irriconoscibili in questa gara 3, che ha avuto un approccio sbagliato, o forse è stato troppo impetuoso quello degli avversari.



giovedì 15 giugno 2023

Coach Gianluigi Galetti: «L'esperienza non si compra»

Veterano dei campionati di serie A2 e B, coach Gianluigi Galetti nella sua lunga carriera ha vissuto diverse avventure. Con lui analizziamo il periodo dell’anno più bello ed elettrizzante della pallacanestro, ovvero i playoff.



mercoledì 22 marzo 2023

Gentile dopo i tormenti, a Udine per ripartire

Un incidente ha fermato Alessandro per diversi mesi, ma ora il ragazzo di Maddaloni è pronto a riprendersi un ruolo di primo piano

Gentile dopo i tormenti, a Udine per ripartire

«Sto sempre meglio. A 30 anni ho ancora sogni da realizzare. La Nba? Ho scelto io di non andarci. La Liga è clamorosa. Pozzecco ct scelta coraggiosa»


di Giovanni Bocciero*

 

RINASCERE come l’araba fenice, il mitologico uccello che molto bene può essere accostato ad Alessandro Gentile. Mito, perché quando si parla del nativo di Maddaloni c’è sempre un alone di grandezza che lo avvolge. Rinascere, perché dopo il brutto incidente di questa estate, che l’ha visto cadere da 4 metri e fratturarsi la vertebra cervicale, è ritornato a giocare, il che «è di sicuro molto bello. Chiaro che dopo tanto tempo sto riprendendo la condizione fisica». Ha scelto Udine per ripartire, in un campionato come l’A2 che per lui è completamente nuovo. Gli è stato però subito affidato il compito di guidare la squadra fuori dalla tempesta dopo l’esonero di coach Boniciolli e alcuni cambi al roster. «Sto a Udine solo da poco tempo, quindi piano piano sto sempre meglio e sto cercando di dare una mano. Abbiamo avuto dei cambiamenti da quando sono arrivato, per questo sto cercando di mettere l’esperienza che ho maturato negli anni al servizio della squadra. Cerco di facilitare il gioco per gli altri, e siccome il club vuole raggiungere obiettivi importanti darò il mio contributo per raggiungerli, in un campionato molto competitivo, con tante squadre costruite per arrivare fino alla fine. Noi dobbiamo pensare una partita alla volta, cercare di arrivare ai playoff nelle migliori condizioni fisiche possibili, consapevoli del fatto che se troviamo una continuità ed una consistenza nell’arco dell’intera gara - ha analizzato il figlio d’arte - possiamo mettere in difficoltà chiunque».

Alessandro Gentile, 30 anni, all'Apu Udine che si affida al giocatore
casertano per un salto di qualità in una stagione finora sotto le attese
(foto ufficio stampa)

Ale Gent come Basile, Fucka, Fontecchio, nella sua carriera ha giocato due anni con l’Estudiantes di Madrid in Liga Acb, un campionato ritenuto a furor di popolo il massimo in assoluto alle nostre latitudini. «È clamoroso, il migliore in Europa. C’è un’organizzazione ed un seguito sia come spettatori alle partite che per i diritti televisivi importante. La trasmissione delle gare in tv è molto superiore rispetto a quello che abbiamo in Italia, per non parlare della qualità della pallacanestro e della cultura sportiva che purtroppo noi non abbiamo. Tutto questo fa sì che la Liga abbia un appeal superiore a qualunque altro campionato». Questo si traduce anche nei «risultati della nazionale spagnola che parlano chiaro. Ci sono tanti ragazzi spagnoli che hanno l’opportunità di giocare da protagonisti sin da subito, anche se magari non sono giocatori stellari come quelli della generacion dorada. Tutti possono avere la loro occasione, e una cosa che mi ha colpito è che lì si parla spagnolo. Anche gli atleti stranieri si devono adeguare a questa condizione - ha sottolineato l’ex capitano dell’Olimpia -, e non il contrario. Credo che questa sia una cosa sacrosanta, ma in Italia parecchie volte siamo noi ad andare fin troppo incontro alle loro esigenze».

Gentile in campo ha sempre dato tutto, spesso uscendo anche fuori dalle righe proprio come Pozzecco, la cui nomina a ct dell’Italbasket «è stata una scelta coraggiosa. Il Poz è una figura di spicco della nostra pallacanestro, ma credo che sarebbe stato il primo a riderci su nel pensarsi in questo ruolo. Però ha dimostrato di essere comunque un ottimo allenatore, ottenendo dei risultati che ne giustificano la nomina». Nell’estate del 2019 Ale poteva essere allenato proprio dal Poz se si fosse definito l’ingaggio con Sassari, cosa che potrebbe comunque ancora avvenire in nazionale. «Ti dico la verità, al momento l’Italia non è nei miei pensieri. Credo che ci siano tanti giocatori che sono più giovani o che hanno più desiderio di essere protagonisti con la maglia azzurra, ed è giusto che abbiano il loro spazio. Poi, non ho più avuto contatti con la nazionale dopo i Mondiali in Cina, e quindi adesso non è tra le mie priorità».

30 anni compiuti lo scorso novembre, un’età con la quale si dice inizi una nuova fase della vita. E Gentile, dopo l’incidente e la prima esperienza in A2, presto diventerà anche papà. Ma c’è un sogno nel cassetto ancora da avverare? «Ce ne sono tanti, anche perché a 30 anni c’è ancora tanta voglia di fare e di ottenere, non solo dal punto di vista sportivo ma anche nella vita personale che non si conclude con la pallacanestro. Il fatto di diventare padre è un traguardo molto bello, anche perché ho sempre desiderato diventarlo. Vediamo col passare del tempo di continuare a sognare - la sua prospettiva -, di raggiungere sempre nuovi obiettivi». E riguardando indietro, c’è un rimpianto? «Rimpianto è una parola forte. Guardando indietro posso dire di aver cercato di essere sempre me stesso, leale e onesto con le persone con cui ho lavorato. Questa cosa però troppo spesso non è stata apprezzata. Non so se possa essere un rimpianto, ma posso dire che se potessi tornare indietro ragionerei di più con la testa e meno d’istinto. Questa è l’unica cosa di cui un po’ mi pento». Per l’ascesa della sua carriera, la Nba forse rimarrà un cruccio, anche se «ho scelto io consciamente di non andare quando mi volevano perché dove stavo mi sentivo felice. Poi quando pensavo di essere pronto non si sono più create le occasioni per andarci e questo mi è dispiaciuto. Ma non lo vivo come un rimpianto».

Per Ale nostalgia d'azzurro, ma ora applaude Pozzecco
e i suoi ragazzi (foto ufficio stampa)

Tanti in lui rivedono in campo papà Nando, per la sfrontatezza e la caparbietà. E proprio questi suoi atteggiamenti hanno creato due fazioni, i pro e i contro Ale Gent. Ma interiormente come hai vissuto questa cosa?
«Ricevere determinati insulti o appellativi non fa piacere a nessuno. Purtroppo troppe volte è passata un’immagine di me che non corrisponde esattamente alla realtà. Un po’ per colpa mia, un po’ per cose che non posso controllare. È una cosa che ho accettato da tempo, non mi fa piacere ma non posso farci nulla». Deciso e convinto sono altri due aggettivi che gli si possono affibbiare, evidenziati dall’aneddoto di gara 6 della finale scudetto contro Siena, quella del tiro di Jerrells passato alla storia. Con l’Olimpia spalle al muro, i genitori non volevano andare alla partita anche a causa del clima molto ostile. Invece lui li convinse a prendere posto dietro la panchina milanese. «Ho sempre cercato di essere me stesso, di essere positivo e di dare il massimo. Il fatto di aver iniziato a giocare molto presto, che mio padre è stato un grande giocatore, che tante persone hanno vissuto il mio successo precoce come ‘regalato’ può aver infastidito qualcuno. Questo però succede a tutti i livelli e in tutti gli sport, e quindi non mi sento l’unico. Potremmo fare centinaia di esempi di atleti criticati o presi di mira dai tifosi avversari. Fa parte del gioco e va bene così».

Sin da ragazzino ha viaggiato tanto, con il ritorno dalla Grecia dove non gli piaceva giocare a basket ai primi tiri con l’Artus Maddaloni dove era allenato proprio dal papà prima di spiccare il volo verso Bologna, Treviso e Milano. Per questo Ale considera ‘casa’ «dove sta la mia famiglia, a prescindere dal luogo fisico. Ovunque riusciamo ad essere, per me quella è casa. Ho avuto la fortuna di avere una famiglia molto unita, sempre presente, e adesso di incontrare una persona con la quale sto creando una mia famiglia. Per cui per me casa è stare con queste persone, sentire la loro vicinanza». E proprio la famiglia è stata fondamentale nel momento di depressione, della quale è stato tra i pochi sportivi ad avere il coraggio di parlarne. «Nel mio caso credo che fosse presente in me da tempo, ma che è esplosa nel periodo della pandemia che ha rappresentato solo la punta dell’iceberg. Sono stato isolato, da solo, ho iniziato ad avere determinate paure, particolari pensieri: la mia carriera precoce, il fatto che su di me ci siano sempre state alte aspettative, non solo dal mondo circostanze ma che anche io stesso mi ponevo. Sono arrivato ad un certo punto nel quale tutto ciò mi ha assorbito. Mi sono messo a pensare a chi fossi, all’Alessandro come persona e non solo al Gentile giocatore. Mettere in ordine questi pensieri, queste sensazioni, non è stato facile ed è un lavoro che continuo a fare ancora tutt’oggi. Impari a convivere con queste sensazioni, ad accettarle, a gestirle. Non sempre è facile, ma ci sono persone che ti sanno aiutare. E credo che sia importante proprio circondarsi delle persone giuste - il messaggio dell’ex azzurro -, e ognuno deve fare il proprio percorso per capire come affrontare questi momenti. Credo che sia una dimostrazione di grande coraggio e forza ammettere a sé stessi di avere dei problemi. Nel mondo in cui viviamo è un argomento sempre più importante, perché è un mondo che ti porta a perdere contatto con la realtà, è sempre più virtuale, molto appariscente ma poco genuino. Il fatto di parlarne apertamente è stato un qualcosa anche per dare coraggio o positività a persone che soffrono di questi momenti e che fanno fatica a trovare qualcuno con cui parlarne».

Papà Nando da dirigente sta rilanciando il basket a Caserta, con una squadra che sta provando a risalire la china in serie B. Magari in futuro Ale potrà indossare la casacca bianconera. «Perché no. Sicuramente stanno creando una bellissima cosa. Caserta aveva bisogno di entusiasmo, di ripartire da capo. Mi sono allenato per un periodo con loro, sono stato a vedere diverse partite, si è creato un bell’entusiasmo intorno a questa squadra. In futuro vedremo, anche perché mi sento ancora abbastanza nel pieno della carriera - ha concluso Gentile - e non sto pensando dove smetterò. Ma non è una cosa che escludo».


* per la rivista Basket Magazine

martedì 21 marzo 2023

Coppia d'assi: Skeens e McGusty, il bello di Piacenza

L'Assigeco può vantare il miglior rimbalzista e il top scorer del campionato: la miscela giusta per puntare ai playoff di A2

Skeens e McGusty, il bello di Piacenza

Due giocatori con caratteristiche opposte: un veterano e ottimo difensore il primo, all'esordio in Europa direttamente dal college il secondo dotato di raro talento offensivo


di Giovanni Bocciero*

 

MIGLIOR MARCATORE e talento cristallino l’uno, miglior rimbalzista e straordinario difensore l’altro. È l’identikit spicciolo della coppia di americani dell’Assigeco Piacenza, Kameron McGusty e Brady Skeens, che sta facendo letteralmente faville in serie A2. Entrambi nella top five per valutazione del campionato, sono stati fortemente voluti da dirigenza e staff biancorossoblù perché convinti che fossero i tasselli giusti per il sistema di gioco della squadra. E i risultati in campo gli stanno dando decisamente ragione. Non solo per le caratteristiche tecniche, l’uno offensivo l’altro difensivo appunto, Skeens e McGusty rappresentano quasi due poli opposti. Il primo ha già accumulato diverse esperienze in Europa, tra Finlandia, Israele e Turchia; il secondo è invece un rookie assoluto dopo aver concluso il suo percorso accademico con gli Hurricanes di Miami. Kameron è emotivamente più solitario; mentre Brady è molto disponibile e partecipa volentieri alle iniziative della società.

Kameron McGusty, 25 anni, miglior
bomber della A2, di recente lo ha
fermato un infortunio (foto ufficio
stampa)
In campo, però, parlano assolutamente la stessa lingua, e questo fa sorridere di gran gusto l’Assigeco. Il venticinquenne McGusty è un micidiale attaccante, non propriamente un tiratore da 3 ma sa segnare in qualsiasi modo, con folate sopra i 30 punti come in occasione dell’importante successo contro la Vanoli Cremona. Spesso e volentieri gli oltre 20 punti di media con i quali sta viaggiando in campionato li mette a referto già all’intervallo. Non ha paura di prendersi il proscenio, dopotutto voler cambiare ateneo perché c’è un Trae Young che ti ruba la scena non è da tutti. Per quanto sembri capace di poter sempre trovare una strada per il canestro però, in alcuni momenti perde la trebisonda e inizia a forzare tiri o si intestardisce in troppi palleggi. È anche normale nel suo caso, alla prima esperienza al di fuori del college. Ed è anche un aspetto accattivante, perché dovesse riuscire a limare questi difetti stiamo parlando di un giocatore superlativo che può ambire ai top club europei. Senza escludere una strizzatina d’occhio alla Nba, magari.

Il ventisettenne Skeens è un giocatore molto solido, e nonostante gli scarsi 2 metri d’altezza è di gran lunga uno dei migliori lunghi del campionato. La doppia-doppia è una costante, e anche lui come il connazionale è solito raggiungere il traguardo statistico già all’intervallo. Con l’infortunio di Galmarini, unico vero cambio del nativo del Kansas, è diventato da subito un perno della squadra. E proprio perché ha saputo immediatamente calarsi nel sistema di gioco, coach Stefano Salieri quasi non ne può fare a meno, togliendolo dal campo soltanto in occasioni davvero di necessità (è il più utilizzato dell’intero campionato). Grande combattente, giocatore intelligente che legge bene le situazioni di gioco - non a caso si ispira ad un interprete sopraffino del ruolo come Tim Duncan -, oltre ad essere verticale ha un tempismo innato. Ecco perché riesce ad arpionare oltre 12 rimbalzi a partita, addirittura arrivando a toccare quota 14 nell’impresa di Cantù contro un avversario del valore di Dario Hunt.

FUORI DAL CAMPO sono entrambi molto legati alla famiglia, ed amano mangiare bene e la cucina italiana. Brady ha ricevuto la visita della mamma ad inizio stagione, e a detta del direttore sportivo Alessandro Pagani «è uno degli americani più educati che abbiamo mai avuto. Il papà è un avvocato, e si vede che ha ricevuto una certa educazione». Lavoratore inesauribile, passa tanto tempo in sala pesi per curare la componente fisica. Sta cercando di imparare l’italiano, e spesso a fine allenamento o in qualche circostanza particolare prova a pronunciare qualche parola nella lingua di Dante. Gli piace mangiare fuori, e tante volte resta a pranzare al campus dell’Assigeco fermandosi a chiacchierare con i ragazzi del settore giovanile.

Kameron si diletta invece a cucinare da solo, stando attento a mangiare bene per tenersi in forma perché ha una cura maniacale per il fisico. Spesso chiede consigli su dove comprare determinati ingredienti e particolari spezie. Segue ogni sport americano, dall’Ncca alla Nfl, e nelle ultime settimane è venuto a trovarlo la mamma, che ha seguito la squadra anche in trasferta. «Sia Brady che Kameron erano le nostre prime scelte - ha sottolineato il ds Pagani -. Mentre per Skeens eravamo fiduciosi di poterlo ingaggiare, su McGusty le speranze erano più basse perché conoscevamo le capacità ed il potenziale del giocatore».

Brady Skeens, 27 anni, esplosione di
fisicità per il piacentino, dominatore
dell'area (foto ufficio stampa)
Il direttore sportivo biancorossoblù è entrato anche nel dettaglio delle trattative che hanno visto i due giocatori approdare a Piacenza. «Brady lo abbiamo firmato praticamente a giugno, perché ci piaceva ed era già un nome sul nostro taccuino da più di un anno. Abbiamo avuto la fortuna di poter organizzare la trattativa con l’agenzia italiana, il che ci ha permesso di concludere il tutto in maniera molto rapida e semplice. Entrambi sapevamo cosa volevamo: noi come club volevamo lui, e lui voleva giocare in un campionato competitivo come l’A2. È stato semplice sceglierlo perché, con l’uscita di Guariglia - ha analizzato Pagani -, volevamo un lungo che sapesse rollare sui pick and roll di Sabatini. Skeens è un giocatore che rispecchia in pieno tutte le prerogative che ci eravamo prefissati durante il mercato».

«Kameron è stato invece il nostro ultimo acquisto, ad agosto inoltrato, perché eravamo alla ricerca del profilo del giocatore giusto che fosse ovviamente forte. Abbiamo scandagliato tanti nomi, e tanti altri sono stati accostati al nostro club. Per noi è inconsueto prendere un giocatore in tardo agosto. Era sulle liste di squadre anche di prime leghe, e dunque per ovvie ragioni più quotate di noi, e per questo siamo rimasti contenti che abbia accettato tra tutte la nostra proposta. Il suo obiettivo è quello di fare bene in un campionato come il nostro, soprattutto nel suo primo anno in Europa, per far sì che in futuro gli si possano aprire porte di palcoscenici più importanti, ai quali sono sicuro che può ambire». Da questo punto di vista, sia Markis McDuffie che Gabe Devoe, suoi predecessori nel ruolo di guardia all’Assigeco, sono un bel biglietto da visita da poter presentare. «Conosceva entrambi, sapeva che hanno fatto molto bene da noi, e dunque oltre all’aspetto puramente tecnico e tattico - ha rivelato Pagani -, questo è stato un incentivo in più affinché decidesse di sposare la nostra causa».

PRIM’ANCORA che atleti però, sono due splendidi ragazzi sia dentro che fuori dal campo, apprezzati come ovvio che sia dal loro allenatore, che prova a fargli le carte per il futuro. «Innanzitutto è un piacere allenarli perché sono due ragazzi che stanno cercando di crescere e migliorare. La loro applicazione e serietà - il commetto del coach biancorossoblù - negli allenamenti è eccezionale. E poi hanno una disponibilità che spesso si fa fatica a trovare nei giocatori stranieri. Sono dei bravi ragazzi, e questa è un’altra qualità importante. Kameron, che è al primo anno fuori dagli Stati Uniti, ha un gran talento e ambisce a palcoscenici come l’Eurolega. È il suo obiettivo, ma credo che debba crescere soprattutto per quanto riguarda l’impatto fisico. E il suo salto di qualità passa anche dal fatto che deve diventare un giocatore più di sistema. L’esperienza di questa sua prima stagione da noi gli potrà senz’altro essere d’aiuto, e di questo ne siamo orgogliosi. Per quanto riguarda Brady, invece, credo che ogni squadra ne vorrebbe uno. A me è bastato vedere una clip per capire che era il giocatore adatto al nostro modo di giocare. È un giocatore molto di sistema. Tra i due lui dovrebbe migliorare sull’aspetto individuale, diventando un punto di riferimento in pericolosità offensiva. Ma è prezioso in ogni piccolo dettaglio, perché sa passare il pallone ed è intelligente, si sacrifica, non si tira mai indietro, ed è destinato - ha concluso coach Salieri - a salire di categoria purché migliori al tiro».

«Brady, che ha maggiore esperienza europea, può di sicuro aiutare Kameron nelle situazioni che si trova ad affrontare - ha sottolineato ancora il ds Pagani - al suo primo anno da professionista, per di più lontano da casa». Ma per McGusty, sia dentro che fuori dal campo, «è stato semplice ambientarsi con un nuovo tipo di cultura, e non sono rimasto deluso dal cibo - ha detto il nativo di Houston - del quale tutti parlano bene anche negli Stati Uniti. Le persone sono fantastiche e questo riguarda ovviamente anche il club. Il campionato è davvero molto competitivo, con allenatori preparati e giocatori di talento, e noi lavoriamo ogni giorno per arrivare ai playoff». Se Kameron è concentrato soprattutto in campo, e guarda dritto avanti a sé al traguardo da raggiungere, Brady pur ben conscio dell’obiettivo da centrare riesce a godersi di più la vita, «che qui è molto rilassante. Per quanto riguarda il cibo è il più buono che abbia mai mangiato. Mi piacciono i compagni di squadra, e i dirigenti sono davvero molto disponibili. L’A2 è fin qui il campionato di più alto livello nel quale abbia mai giocato - ha detto il lungo -, con ottimi giocatori sia stranieri che italiani. Questo rende ogni partita molto complicata per chiunque». 

Il ds Pagani e il mercato: «Scegliere gli americani giusti»

Markis McDuffie, 25 anni, uno dei molti
ottimi americani scelti dall'Assigeco
negli ultimi anni (foto ufficio stampa)
Se si guarda all’Assigeco Piacenza, negli ultimi anni, ha sempre azzeccato gli americani. Non è un caso che la compagine biancorossoblù sia stata trampolino di lancio per giocatori come Markis McDuffie e Gabe Devoe. «Non abbiamo scout che ci segnalano particolari profili di giocatori - ha rivelato il ds Pagani -, ma durante la stagione ne valutiamo diversi, sia dei campionati italiani che di quelli esteri. Il lavoro nell’arco dell’anno ci porta poi a stilare una lista di nomi papabili in estate, considerando quella che è la fisionomia di squadra che vogliamo costruire, e così poi iniziamo le trattative. Non sempre riusciamo a prendere chi abbiamo in cima alla lista, ma abbiamo valide alternative. Il nostro lavoro si basa su una ricerca non solo tecnica ma anche fuori dal campo. Gli assistant coach, ad esempio, sentono gli allenatori stranieri per i quali i ragazzi hanno giocato. Coach Salieri prim’ancora che delle qualità cestistiche vuol conoscere l’aspetto comportamentale di un atleta. E se un giocatore, pur fortissimo, ha degli atteggiamenti molto al limite, farà fatica ad approdare in casa Assigeco. Prima di tutto l’aspetto umano: bravi ragazzi, ottime persone. La tecnica ha ovviamente la sua importanza - ha concluso il direttore sportivo -, ma profili di difficile gestione non fanno al caso nostro».


* per la rivista Basket Magazine