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lunedì 24 ottobre 2016

NBA Western: Power Ranking 2016/17

Di seguito il Power Ranging della Western Conference della NBA.

FONTE: ULTIMOUOMO.COM


di Giovanni Bocciero

1- GOLDEN STATE WARRIORS
Trovare un'altra squadra favorita come loro è difficile, anche in questa competitiva Western, ed a maggior ragione dopo aver strappato il sì del free agent più corteggiato dell'estate, tale Kevin Durant. Sicuramente però il team di coach Steve Kerr dovrà trovare quei giusti equilibri che il talento da solo non ti permette di avere così, dal nulla. Steph Curry e Klay Thompson dovranno dividersi il pallone con il nuovo arrivato, e soprattutto con il compagno Draymond Green. L'aver aumentato il talento ha significato comunque dover tagliare la profondità del roster, rimpolpato con seconde e terze linee.
FAVORITI

2- SAN ANTONIO SPURS
Il vuoto lasciato dal ritiro di Tim Duncan è stato in parte riempito dall'arrivo di Pau Gasol. Non può comunque essere tranquillo il guru Gregg Popovich che forse ancora non ha trovato la giusta lunghezza d'onda per comunicare con il designato erede LaMarcus Aldridge. Nonostante ciò il punto di forza della franchigia texana resta quel sistema che è capace di coinvolgere e far migliorare chiunque. In cabina di regia c'è il solito Tony Parker così come nel ruolo di ala quel Kawhi Leonard al quale silenziosamente sta passando il testimone di leader. Tagliato negli ultimi giorni il nostro Ryan Arcidiacono che dovrebbe finire in D-League.
CONTENDER

3- LOS ANGELES CLIPPERS
I Clippers sono forse al canto del cigno, semplicemente perché dopo anni in cui si è cercato di competere per il titolo adesso si è giunti ad un punto di non ritorno. Questo vale per coach Doc Rivers, vale per Chris Paul - che in verità il suo lo ha sempre fatto -, vale per Blake Griffin che nella passata stagione è arrivato ai ferri corti con la dirigenza. In estate ci si sarebbe aspettato qualche cambiamento significativo, e invece si è deciso di continuare con questi uomini che però dovranno dimostrare di essere tali necessariamente nel rettangolo di gioco.
CONTENDER

FONTE: BLEACHERREPORT.COM
4- HOUSTON ROCKETS
A Houston è atterrato Mike D'Antoni e di conseguenza è cambiata l'idea tattica che sarà prodotta dai Rockets. L'addio a Dwight Howard e gli arrivi di Ryan Anderson, Eric Gordon e Nené sono proprio lo specchio della filosofia dell'ex bandiera Olimpia Milano che vorrà correre e difendere grazie a Patrick Beverley, Trevor Ariza e Corey Brewer. Aspettiamoci una stagione da Mvp di James Harden, che nel ruolo di playmaker che gli si sta disegnando avrà ancora maggiormente il pallone tra le mani per poter offendere sia da realizzatore che da assistman.
PLAYOFFS

5- UTAH JAZZ
I mormoni stanno ritornando. Dopo aver dovuto ingoiare bocconi amari ma al contempo messo delle basi solide al progetto tecnico attuale, ci si è rinforzati con giocatori esperti e di carisma che non potranno che essere un valore aggiunto per i Jazz. Il mix è composto dai giovani "locali" come Gordon Hayward, Derrick Favors, Rudy Gobert, Alec Burks, Rodney Hood integrati in ruoli nevralgici da giocatori come il regista George Hill, il cecchino Joe Johnson ed il lungo Boris Diaw. Lo scorso anno furono sfiorati i playoffs, quest'anno dovrebbero essere centrati con sicurezza.
PLAYOFFS

6- PORTLAND TRAIL BLAZERS
I Trail Blazers ripartono da Terry Stotts - che meritava il premio di coach of the year l'anno passato - e Damian Lillard, autori e fautori tattici e pratici della straordinaria stagione che ha fatto di Portland una meravigliosa sorpresa. Ripetersi non è mai facile, ma il gruppo sembra piuttosto collaudato e soprattutto affiatato. Alla rivelazione C.J. McCollum, Mason Plumlee ed Al-Farouq Aminu in offseason sono stati aggiunti dei role players come Shabazz Napier, Evan Turner e Festus Ezeli che in teoria dovrebbero rappresentare delle valide alternative.
PLAYOFFS

7- DALLAS MAVERICKS
Il proprietario Mark Cuban ha, come sempre fa, investito affinché i suoi Mavericks possano essere competitivi e raggiungere la post season. Da Oakland è arrivata la coppia Harrison Barnes ed Andrew Bogut che ha sostituito quella composta da Chandler Parsons e Zaza Pachulia. Dirk Nowitzki dovrà per forza di cose limitarsi in regular season, ed i vari Deron Williams e Wesley Matthews sono delle punte di diamanti, ma anche giocatori ormai molto altalenanti nelle proprie prestazioni. Si può far bene, ma non aspettatevi nulla di particolare.
PLAYOFFS

8- MINNESOTA TIMBERWOLVES
Ottavo posto ai Timberwolves che già in questa stagione possono raccogliere grandi frutti dopo tutto ciò che hanno seminato da due anni a questa parte. Andrew Wiggins, Karl-Anthony Towns, Zach LaVine, Gorgui Dieng, e adesso il rookie Kris Dunn, sotto la regia dello spagnolo Ricky Rubio e soprattutto del nuovo tecnico Tom Thibodeau, che rappresenta il vero valore aggiunto di questa Minnesota, possono essere la vera grande sorpresa, che non farà fare altro che bruciare le tappe. Non dovessero arrivare i playoffs di certo non sarà una catastrofe.
OUTSIDER

FONTE: INTERBASKET.NET
9- OKLAHOMA CITY THUNDER
Mettere i Thunder in questa posizione è davvero difficile, nonostante l'addio di Kevin Durant. Oklahoma City può contare su di un campione come Russell Westbrook che avendo il pallino del gioco in mano è un candidato assoluto a diventare l'Mvp della stagione. Intorno a lui tanti giocatori giovani ed emergenti, come Victor Oladipo, Steven Adams, Enes Kanter, Andre Roberson ed il figlio d'arte Domantas Sabonis. Non è certamente in fase di rebuilding, ma coach Billy Donovan dovrà per forza di cose trovare il miglior assetto possibile nel più breve tempo.
OUTSIDER

10- MEMPHIS GRIZZLIES
Vederli così in basso dopo ciò che sono riusciti a fare nelle ultime stagioni fa senso, anche perché lo zoccolo duro del roster è rimasto pressoché identico, con i vari Marc Gasol, Zach Randolph, Tony Allen, il rinnovato Mike Conley. L'età media piuttosto alta, avvalorata dalla presenza di Vince Carter, fa pensare ad un ribasso delle prestazioni che naturalmente comporterà anche qualche sconfitta in più. Resta il fatto che puntare contro di loro può essere un bel rischio, a maggior ragione con l'innesto di Chandler Parsons.
OUTSIDER

11- NEW ORLEANS PELICANS
Partenza ad handicap per i Pelicans di coach Alvin Gentry che avranno fuori per l'inizio di stagione sia Jrue Holiday che Tyreke Evans. In più c'è un Anthony Davis che fisicamente non sembra reggere i ritmi forsennati di un intero campionato NBA. Eppure quando c'è alzate le mani. Terrence Jones e Lance Stephenson sono due scommesse molto interessanti, che se vinte possono spostare gli equilibri di questa Western. Occhi puntati anche sul rookie bahamense Buddy Hield che, con lo spazio che si ritroverà, potrebbe competere per il premio di ROY.
OUTSIDER

12- PHOENIX SUNS
Phoenix ha un diamante grezzo in Devin Booker, che quest'anno deve affermarsi, mentre Eric Bledsoe deve prendersi definitivamente le redini della squadra. Tutto il resto deve definirsi, a partire dai giovani T.J. Warren, Alex Len, Dragan Bender e Marquese Chriss. Può premiare la scelta della dirigenza di affiancare a questi delle chiocce come Leandro Barbosa e Jarred Dudley, anche se bisogna valutare le posizioni di Tyson Chandler e Brandon Knight che potrebbero partire durante la stagione. Attenzione a Tyler Ulis che potrebbe essere la grande rivelazione del campionato arancioviola.
OUTSIDER

13- DENVER NUGGETS
Il potenziale nello Stato del Colorado non manca, basti pensare a tutte le guardie ed ali che affollano il roster: il nostro Danilo Gallinari con la fascia da capitano al braccio, Will Barton, Wilson Chandler, Gary Harris, Jamal Murray. Quello di cui si avrebbe bisogno è un'asse play-pivot, dato che per il primo ruolo Emmanuel Mudiay è acerbo e Jameer Nelson è sul viale del tramonto, mentre in vernice la coppia composta da Nikola Jokic e Jusuf Nurkic è parecchio incostante. Qualche soluzione interna è rappresentata da Kenneth Faried, le cui prestazioni sono però drasticamente calate. Può essere fastidiosa nella singola partita, ci sembra poco a lungo andare.
OUTSIDER

FONTE: HOOPSHABIT.COM
14- SACRAMENTO KINGS
Solita squadra costruita senza una testa ed una coda, dove la notizia vera è che DeMarcus Cousins non ha cambiato divisa da gioco. Inutile dire che si guarda una partita dei Kings soltanto per ammirare l'ex pivot di Kentucky che meriterebbe una squadra competitiva per far esplodere tutto il suo potenziale. La dirigenza ha cercato di cedere a desta e a manca Rudy Gay e Ben McLemore ma non c'è riuscita, e non è detto che c'abbia messo una pietra sopra. La cabina di regia affidata a Ty Lawson e Darren Collison fa sorridere, per non dire altro. L'anarchia dominerà incontrastata, e si accettano scommesse per la durata di coach Dave Joerger.
DOWN

15- LOS ANGELES LAKERS
Chiuderanno la Western i Lakers, anche se il futuro sarà radioso se non ci saranno complicazioni. Con l'addio di Kobe Bryant saranno i giovani a dover rilanciare il team gialloviola contendendosi lo scettro lasciatogli proprio dal Black Mamba. D'Angelo Russell, Jordan Clarkson, Julius Randle, Larry Nance, Brandon Ingram sono una base di partenza davvero molto interessante, che al fianco di veterani come Jose Calderon, Luol Deng, Louis Williams, Nick Young, Metta World Peace non potrà fare altro che crescere e farsi le ossa necessarie per riportare in alto la franchigia della città degli angeli.
DOWN

mercoledì 25 maggio 2016

NCAA. Arcidiacono firma il ritorno dei Wildcats

Arcidiacono firma il ritorno dei Wildcats
Villanova trionfa nella March Madness 

di Giovanni Bocciero*

TRENT'ANNI DOPO. Nel tripudio dell’NRG Stadium Villanova ha alzato le braccia al cielo dopo una delle finali del Torneo NCAA più belle degli ultimi anni. Ed un pezzettino di questo titolo premia anche l’Italia grazie a quel Ryan Arcidiacono, leader silenzioso di un gruppo vero che ha saputo sopperire all’atletismo con il cuore, al talento con l’organizzazione. Certamente l’ultimo atto del campionato universitario è sempre entusiasmante, ma il thriller messo in scena da Villanova e North Carolina è stato stupendo. Non fosse altro che per il buzzer-beater di Kris Jenkins che ha consegnato il titolo ai Wildcats, e che è valso come il coronamento di un progetto iniziato almeno quattro stagioni fa da coach Jay Wright, ovvero quando l’università con sede a Philadelphia fu estromessa dal torneo 2013 al secondo round proprio dai Tar Heels. Come per uno scherzo del destino sembra essersi così chiuso il cerchio. Il successo dei Wildcats è stato molto celebrato negli Stati Uniti come la rivincita degli underdogs, visto che l’ateneo della Pennsylvania non appartiene a quel gruppo d’élite che negli ultimi 25 anni si è spartito quasi in egual modo 15 titoli: 5 per Duke, 3 a testa per Kentucky e North Carolina, 4 per Connecticut. E di certo Villanova non la si può classificare nemmeno come una “cinderella”, perché il suo non è paragonabile al cammino avuto da una Butler o da una Wichita State, essendo sempre una seed-2.

L'ITALOAMERICANO. Nato a Philadelphia ed allevato da tifoso dei Wildcats dai genitori Joe e Patti, conosciutisi proprio all’università in questione, Arcidiacono ha concluso la sua esperienza collegiale - essendo un senior - collezionando il maggior numero di presenze della squadra, 144, e coronando questa esperienza con il titolo nazionale e aggiudicandosi il premio di Most Outstanding Player. Cresciuto nel mito di Allen Iverson mentre tirava al canestro di plastica appeso dal padre nel soggiorno di casa, si è messo in luce sin da quando frequentava il liceo Neshaminy, tanto da ricevere offerte di borsa di studio non solo da Villanova, ma anche da Florida, Syracuse e Texas. Oltre ai semplici numeri messi insieme dal play-guardia (15.8 punti, 65,9% da due, 61,5% da tre ed un solo libero sbagliato nei 18 tentati nelle 6 gare del torneo) sono la grinta e la caparbietà che ne hanno contraddistinto la determinazione che potrebbe anche permettergli di avere una carriera da professionista in NBA, magari sulla falsariga di Matthew Dellavedova. Nell’ultima azione della finalissima era stato designato da coach Wright a prendersi l’ultimo tiro. Ora tutti bene o male ci ricordiamo a memoria la sequenza di quell’azione, ma forse non tutti sanno che Arcidiacono visti i difensori davanti a sé che gli avrebbero di sicuro sporcato il tiro, ha preferito ascoltare quella vocina che gli arrivava praticamente da dietro la testa e che invocava il pallone. Allora ad occhi chiusi il play-guardia ha servito l’accorrente Jenkins che ha fatto partire il tiro vincente. Per Villanova si è passato da un italoamericano all’altro, perché se Arcidiacono è stato il leader della squadra che ha vinto il campionato 2016, il primo successo dell’ateneo arrivato ben tre decenni prima - datato 1985 - porta il marchio del tecnico Rollie Massimino, rigorosamente in tribuna a Houston per festeggiare insieme alla squadra e che alla tenera età di 81 anni continua ad allenare alla piccola Keiser University. Sicuramente nel futuro di Arcidiacono ci sarà l’azzurro della nostra nazionale - fa gola al C.t. Ettore Messina - e dopo le due esperienze con la sperimentale ha avviato l’iter burocratico per avere la cittadinanza ed essere così eleggibile per l’Italia.

IL CAMMINO. Pochi credevano nella vittoria di Villanova, squadra dall’ottima organizzazione di gioco ma sfortunata a giocare in una conference come la nuova Big East che non può essere paragonata per qualità a quella che era sino a quattro anni fa. E così quando arrivavano i match di una certa caratura ai Wildcats sembrava sempre mancare qualcosina. Anche quest’anno, dopo essere partiti 7-0, a dicembre sono arrivati i k.o. con Oklahoma e Virginia a testimoniare questo andazzo. Con l’inizio della Big East si è mietuto vittime a suon di prestazioni solide, tanto da meritarsi la cima del ranking top-25 esattamente l’8 febbraio. Una data che rimarrà incisa nella storia dato che è stata la prima volta per l’università. In testa al ranking Villanova c’è rimasta per tre settimane di fila. Nel frattempo si è aggiudicata per la terza volta consecutiva la regular season della Big East mancando però il back-to-back al torneo perché battuta nella championship game da Seton Hall. Quella sconfitta arrivata di misura (69-67) sembra sia stata la molla che ha permesso di fare l’ulteriore salto di qualità. I giocatori, catechizzati nello spogliatoio da coach Wright, hanno fatto un fondamentale passo in avanti dal punto di vista mentale. Villanova da seed-2 al torneo ha demolito ogni avversario, passeggiando con UNC Asheville, Iowa e Miami - con una media scarto di 24 punti e con oltre 88 segnati - e confermando di avere una difesa spigolosa sia con Kansas alla finale del regional che con Oklahoma alla semifinale nazionale, costrette rispettivamente a 59 e 51 punti realizzati. La finalissima, poi, appartiene già alla storia. Partita combattuta, tirata, vivace, che neppure il miglior sceneggiatore cinematografico avrebbe saputo ideare.

I PROTAGONISTI. La vittoria dei Wildcats ha fatto scalpore anche perché nel roster non vi erano All-American, escluso forse il freshman Jalen Brunson che per molti addetti ai lavori è ritenuto più forte di quel Tyus Jones campione l’anno scorso con Duke. Segno inconfondibile questo che il talento sulla carta evidentemente non è tutto. Il game-winner Jenkins ha giocato 21’ in finale, ed è curioso come oltre al tiro decisivo con lui in campo Villanova ha avuto un plus/minus di +14, mentre senza un -11. Il suo contributo è dunque andato ben oltre a quel buzzer-beater che ne ha addirittura scomodato uno del passato, quello leggendario di Christian Laettner che regalò la qualificazione alla Final Four del 1992 a Duke su Kentucky. Bisogna però fare un monumento anche e soprattutto a Josh Hart, forse il vero cuore pulsante di questa impresa, ed a Daniel Ochefu, che è stato un gladiatore sotto le plance. Ma se pensiamo alla riserva Phil Booth che ha segnato 20 punti contro Carolina alzandosi dal pino - mentre tutta la panchina di UNC ne ha realizzati solo 6 - dopo che nelle prime 5 gare del torneo aveva combinato in totale 27 punti, allora vien da pensare quasi che questo titolo era nel destino dei Wildcats. Un gruppo di predestinati, dunque, che ha realizzato un vero e proprio miracolo sportivo che rende affascinante il mondo del college basketball più di quello che già non sia.


* Per il mensile BASKET MAGAZINE

giovedì 14 aprile 2016

PREOLIMPICO DI TORINO

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 15/04/2016

PREOLIMPICO DI TORINO
Ryan Arcidiacono rappresenta il futuro
Gentile e Bargnani saranno vogliosi

CASERTA. Con l'apertura della prevendita per il Preolimpico di Torino continua a grandi falcate l'avvicinamento al grande appuntamento estivo dell'Italbasket. Cresce l'attesa ma allo stesso tempo anche la voglia degli stessi azzurri di riprendere il cammino - teoricamente - interrotto nel settembre scorso in quel di Lille agli ultimi campionati europei.
RYAN ARCIDIACONO A VILLANOVA
Di quella squadra un grande fattore era stato Alessandro Gentile, e ci si augura che lo sarà anche nelle prossime uscite della nazionale italiana pur avendo attraversato sin qui una stagione travagliata. I tre infortuni, due muscolari e l'ultimo alla mano, lo stanno costringendo a vedere poco il campo e a sedere molto in tribuna, ma la “pantera di Maddaloni” ha senz'altro voglia di mettersi in mostra con la casacca azzurra. Così come quel Andrea Bargnani che, dopo aver rescisso con i Brooklyn Nets a stagione in corso e dopo aver rifiutato per diverse estati l'esperienza azzurra, adesso si aggrappa solo ad essa per rilanciarsi professionalmente. Non che gli mancassero le offerte in Europa per concludere quest'annata, ma l'ala-pivot romana ha deciso di lavorare da solo - con uno staff intero a sua disposizione - per prepararsi al Preolimpico.
All'evento di Torino non ci sarà quel Ryan Arcidiacono che circa dieci giorni fa ha vinto il titolo NCAA con i Wildcats di Villanova. Per lui è ancora in corso l'iter burocratico per avere la cittadinanza italiana - ergo, giocare per la nazionale azzurra - ma dopo aver visto cosa è stato capace di fare quest'anno al college siamo convinti che si cercherà di fare tutto pur di accelerare questa procedura. Anche se il Preolimpico è cosa parecchio preclusa a lui per il momento. Il Ct Ettore Messina seppur impegnato dall’altra parte dell’oceano sembra avere le idee piuttosto chiare su cosa il gruppo dovrà lavorare sin dall’inizio della preparazione per centrare la qualificazione all’Olimpiade di Rio, obiettivo alla portata ma non scontato.
Giovanni Bocciero

sabato 2 aprile 2016

NCAA. L’ultimo atto della “big dance”

L’ultimo atto della “big dance”
Ryan Arcidiacono guiderà Villanova al secondo titolo dell’ateneo


di Giovanni Bocciero*

La “big dance” è giunta quasi al termine e a Houston si assegnerà il titolo NCAA 2016. La prima semifinale è Villanova-Oklahoma, due team che già si sono incontrati in preseason con i Sooners vincitori 78-55. Buddy Hield è il pericolo numero uno per i Wildcats, non fosse altro perché è uno scorer pazzesco con killer instinct e range di tiro da 9 metri. In stagione ha chiuso 14 gare con 20+ punti, 11 con 30+ ed un season-high di 46, e cercherà di regalare ad Oklahoma il suo primo titolo dopo le finali del ‘47 e ‘88. Villanova dal canto suo potrà contare sull’ottima organizzazione di gioco in cui sta emergendo sempre più il “nostro” Ryan Arcidiacono che al torneo sta viaggiando a 16 punti col 58% da 3 e 3.3 assist. Schierato più da guardia sta dimostrando che una chance a livello professionistico da specialista la merita tutta. Per il momento l’obiettivo è vincere il titolo che sarebbe il secondo per l’ateneo dopo quello del 1985.
L’altra semifinale è North Carolina-Syracuse, entrambe dell’ACC ed il cui bottino stagionale sorride 2-0 ai Tar Heels, che sono evidentemente la squadra più forte del lotto ed uno degli attacchi più prolifici con una media di 83 punti (2 volte scollinando quota 100, 7 volte con 90+), con ben 4 atleti in doppia cifra di media e solo 2 oltre i 30’ d’utilizzo. Gli uomini copertina sono Marcus Paige e Brice Johnson ma il roster dei Tar Heels è lungo, completo, assortito. Contro avranno Syracuse che ha nella difesa il suo marchio di fabbrica. Nei due turni precedenti Gonzaga tirava dal campo col 48.6% e contro gli Orange ha chiuso col 43.6%; Virginia invece col 49.1% ed ha tirato col 41.5%. Inoltre Syracuse negli ultimi 6’28” contro Gonzaga ha piazzato un 15-3 di parziale e negli ultimi 7’37” contro Virginia un 20-6. Mai doma e con grinta da vendere.

*Per il mensile BASKET MAGAZINE