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giovedì 4 aprile 2024

L'addio di David, il professor Logan in pensione

Decisione improvvisa ma irremovibile per l’esterno di Chicago che spiega i motivi di una "fuga" improvvisa

Il professor Logan va in pensione

Giunto in Italia 19 anni fa chiamato da Pavia, nel nostro Paese ne ha trascorsi oltre la metà trovandovi la sua isola felice: «Mi sono goduto ogni istante da voi. Non so quando, ma tornerò»


di Giovanni Bocciero*

 

DUE MESSAGGI, uno prima della corsa in aeroporto e un altro successivo, e via dritto negli Stati Uniti. Senza voltarsi indietro, per quello che non si sapeva se fosse solo un arrivederci o un addio definitivo. Era il 29 gennaio, due giorni dopo il successo interno di Scafati contro Treviso. David Logan s’imbarca su un aereo per fare ritorno a casa apparentemente senza spiegazioni, tutto riassunto in quei messaggini inviati al general manager Alessandro Giuliani e al direttore sportivo Nicola Egidio.

Nel cuore della notte il primo whatsapp: «Devo andare negli Stati Uniti per una situazione famigliare». Poi quando i dirigenti gialloblù cercano di mettersi in contatto con il giocatore, il secondo messaggio: «Sto bene, ti contatterò una volta arrivato a casa». Da lì in poi cala il silenzio, mentre ovviamente inizia il tram tram della notizia. C’è addirittura chi specula sulla causa di questa fuga nel mancato versamento degli stipendi. Nulla di più lontano dalla realtà dei fatti, su cui si esprime direttamente il patron del sodalizio campano, Nello Longobardi: «I più maliziosi hanno pensato a stipendi non corrisposti: il 20 gennaio ha ricevuto la mensilità prevista, come tutti gli altri».

Nelle ore successive si è cercato di fare luce su questo vero e proprio caso, che non ha portato però a nessuna spiegazione. «David ha lasciato le chiavi dell’auto al proprietario della casa dov’era in affitto - ha dichiarato il presidente gialloblù - ed è volato in America. A nessuno ha comunicato questa necessità, non conosciamo i motivi. Con David ho un rapporto splendido, ogni martedì è da me in azienda per prendere un tè. Lo aspettavo anche questa settimana. Sono sorpreso, amareggiato. Pur essendo introverso, David mi ha volentieri confidato questioni personali. Anche questa volta lo avrei ascoltato e sicuramente avrei parlato con lo staff per consentirgli di tornare negli Stati Uniti così da risolvere qualsiasi situazione».

L’ANNUNCIO SHOCK… Dopo giorni di supposizioni e domande senza risposte, c’ha pensato lo stesso giocatore a risolvere il mistero che stava tenendo in ansia tutta la pallacanestro italiana, preoccupata per quello che potesse essere successo all’atleta americano sparito così all’improvviso. Da un giorno all’altro. Senza molte spiegazioni e ulteriori dettagli di quello che in realtà era un addio.

Il primo febbraio, Logan ha fatto sapere attraverso il profilo social dell’agenzia del suo agente John Foster di volersi ritirare dal basket giocato. «A questo punto della mia carriera penso di aver fatto tutto ciò che potevo nel gioco della pallacanestro. Voglio ringraziare mia moglie e i miei figli per avermi sempre supportato negli anni. Voglio ringraziare il mio agente e tutte le squadre per cui ho giocato in questi anni. Spesso quando pensi che sei alla fine di qualcosa, sei all’inizio di qualcos’altro. Mi ritiro dallo sport che amo».

…CHE COVAVA DA TEMPO. Questa decisione è arrivata come un fulmine a ciel sereno, perché presa in corso di stagione e perché in campo il nativo di Chicago stava ancora dicendo la sua. Ma in realtà era un qualcosa che covava da tempo, sin dall’estate. Non è una novità, infatti, che prima di rinnovare l’ingaggio con Scafati il giocatore si sia preso del tempo. Il direttore tecnico Enrico Longobardi proprio ad inizio stagione raccontava alla nostra rivista di come abbiano aspettato Logan, che dopo la parentesi di Cantù voleva smettere. Interloquendo però con il procuratore, per capire se magari fosse solo dovuto alla stanchezza dell’annata, hanno atteso qualche settimana prima di concludere l’accordo.

La piazza campana, pur se sta disputando una stagione molto positiva, strizzando l’occhio alla zona playoff e mantenendo a debita distanza la zona calda della classifica, ha affrontato bene diverse situazioni che le sono capitate tra capo e collo. Perché non solo c’è stato l’addio improvviso di Logan al quale si è messo una pezza piuttosto velocemente con l’ingaggio di Gerry Blakes; ma poco prima Scafati era stata costretta a sostituire coach Pino Sacripanti con Matteo Boniciolli a causa di questioni di salute.

David Logan in maglia Pavia con Danilo Gallinari 
19 ANNI: DA PAVIA A SCAFATI. «Ho condiviso la mia decisione con i compagni di squadra, e parlo tutt’ora con molti di loro», le prime parole di David Logan dopo l’annuncio che lo ha visto appendere le scarpette al chiodo a 41 anni, compiuti lo scorso 26 dicembre. Ha iniziato la carriera da professionista a Pavia, nel 2005, e delle 19 stagioni trascorse sul parquet la metà le ha vissute nel nostro paese. «Da quando ho incominciato a Pavia all’ultima esperienza a Scafati, nel corso di questi 19 anni, sono diventato sicuramente un giocatore migliore».

La passata stagione l’esterno statunitense ha trascinato alla salvezza la formazione gialloblù, mettendo canestri decisivi in serie per le importanti vittorie contro Brindisi, Pesaro e Brescia. In occasione proprio del successo di Pesaro, coach Sacripanti si era lasciato andare a delle dichiarazioni entusiastiche e piuttosto forti nel post gara: «Quando hai un giocatore come David l’allenatore non conta. Ti siedi in panchina e preghi che continui a segnare».

A tal proposito il cecchino ha semplicemente detto che durante le gare «ho sempre cercato di giocare con la massima sicurezza, facendo tutto quello che mi riusciva meglio. Quando si sta in campo la cosa fondamentale è rimanere in partita e non farsi distrarre oppure perdere la concentrazione». Taciturno ma chirurgico, tanto in campo quanto fuori, si è conquistato a ragione il soprannome di “professore”. «Il nickname me l’hanno dato i tifosi quando giocavo a Sassari. E devo dire che mi piace tanto».

L’ISOLA DEL TESORO. E proprio a Sassari ha marchiato a fuoco la sua incredibile carriera, protagonista dello storico triplete in maglia Dinamo nell’annata 2014/15. Appena atterrato sull’isola conquista la Supercoppa con 11 punti e 5.5 assist di media. Poi alza la Coppa Italia venendo nominato Mvp della manifestazione. Infine trascina la squadra allo Scudetto con una serie di prestazioni superlative nell’arco dei playoff: dai 27 punti in gara 4 dei quarti contro Trento, ai 7 punti decisivi nell’81-86 dopo un supplementare in gara 7 di semifinale al Forum di Assago contro Milano, alle pazzesche triple nel 115-108 dopo tre overtime di gara 6 di finale contro Reggio Emilia.

Nel finale di stagione del 2017 ha giocato per undici partite ad Avellino, dove era arrivato dopo aver iniziato in Lituania al Lietuvos Rytas. Dopo aver girovagato per mezza Europa, prende e va a giocare in Corea del Sud. Quella scelta, a 36 anni, sembrava essere un po’ il suo viale del tramonto, ma nel febbraio del 2019 fa ritorno in Italia per non lasciarla più. Ed anche in questa circostanza, nonostante il pedigree, riparte addirittura da Treviso in serie A2, dove «sono andato con l’unico obiettivo - ha dichiarato Logan - di riportare la squadra in massima serie».

Dopo una seconda avventura a Sassari nel 2021/22, la stagione successiva resta free agent per tutta l’estate prima di venire ingaggiato a campionato iniziato da Scafati, con la cui maglia stabilisce qualche record. Con la salvezza conquistata sul campo, decide di terminare la stagione scendendo nuovamente di categoria per disputare i playoff promozione tra le fila di Cantù. «Ho deciso di accettare l’offerta per lo stesso discorso che ho fatto con Treviso, riportare Cantù in serie A - ha continuato l’americano -. Mi sono convinto dopo averne parlato a lungo con coach Sacchetti», tecnico col quale ha un rapporto fantastico dopo aver vinto insieme il triplete a Sassari.

L’ITALIA NEL CUORE. Ovunque lo hanno apprezzato nel nostro paese, che sia stato beniamino o avversario. Dopotutto un talento cristallino come lui può solo che essere applaudito. «Non c’è un campo in particolare più caloroso di un altro - ha riflettuto l’esterno di Chicago -. In quasi tutti i palasport italiani si può respirare la grande passione. Però se proprio devo dirne uno, allora scelgo Bologna sia quando ho giocato contro la Virtus che contro la Fortitudo».

I nove punti nella gara di Scafati contro la sua ex Treviso sono stati il suo ultimo palcoscenico. Per quello che è stato David Logan sul parquet, si sarebbe meritato una serata speciale con tanto di standing ovation da parte di una tifoseria che lo ha idolatrato sin dal primo giorno. Ma per carattere lui non è fatto per stare sotto i riflettori per ciò che non sia infilare il pallone nel cesto. E per il futuro «ancora non ho pensato a cosa farò, non ho davvero nulla in programma. Ora voglio solo rilassarmi e trascorrere le giornate con la mia famiglia. Ho qualche idea su cui riflettere ma nulla di definito e certo».

Adesso non ci rimane che far ammirare alle giovani generazioni qualche filmato delle sue inimitabili prestazioni, incisive ma pacate, mai sopra le righe. E sarà sempre un piacere poterlo vedere ritornare in Italia. «Mi sono goduto ogni istante di questi dieci anni che ho vissuto lì. Mi piace tutto del paese e soprattutto il cibo. Non so precisamente quando ritornerò, ma sicuramente in occasione di qualche partita dei playoff o anche per una competizione come la Coppa Italia».

 

PROFILO

David Logan, classe 1982, è partito dai Greyhounds di Indianapolis, piccolo college di Division II, e da senior ha avuto 28.6 punti di media e vinto il titolo di giocatore dell’anno. Dopo la prima esperienza da ‘pro’ a Pavia e una comparsata in G-League, ha girato l’Europa ed il mondo: Polonia, Spagna, Grecia, Israele, Germania, Lituania, Francia e Corea del Sud. In serie A ha diversi record: 37 punti segnati nel 2016 con Sassari contro Reggio Emilia; 9 triple segnate nel 2023 con Scafati contro Verona; in carriera ha segnato 3585 punti, 660 triple, ed è l’unico con Mario Boni ad aver segnato almeno 29 punti a più di 40 anni. Dodici i trofei messi in bacheca e cinque i diversi premi di Mvp conquistati.


* per la rivista Basket Magazine

domenica 28 maggio 2023

Voigtmann è stellare e l'Olimpia domina Sassari

Voigtmann è stellare e l'Olimpia domina Sassari

di Giovanni Bocciero*

Al Mediolanum Forum di Assago va in scena gara 1 della semifinale scudetto tra Olimpia Milano e Dinamo Sassari. Le due formazioni hanno superato i quarti di finale dei playoff con un 3-1 rifilato rispettivamente a Pesaro e Venezia. Serie diverse, visto che Milano ha avuto vita facile contro i pesaresi, con l’unica distrazione in gara 3; mentre Sassari ha dovuto sudare molto di più nella sfida equilibrata contro i veneziani, che con il fattore campo avevano iniziato vincendo gara 1. Adesso però si tratta di tutt’altra storia, e questa è solo la prima pagina da scrivere.

Pronti, via, Voigtmann imprime subito il suo marchio sul match. 11 punti con tre triple per il tedesco che lanciano i padroni di casa sul 13-5. La gara è quasi a senso unico, con Shields che emula il compagno di squadra. Milano è molto accorta anche in difesa, lasciando poco o nulla agli avversari. Così coach Bucchi è costretto a chiamare un timeout per provare a mettere qualche granello di sabbia nei meccanismi Olimpia. Al rientro sul parquet, anche Napier s’iscrive al festival da 3. Ironia della sorte, dopo un perfetto 5/5 il primo errore dall’arco è di Baron, il cui tiro è sputato dal ferro. Milano inizia a commettere qualche errore, ma gli ospiti non riescono in alcun modo a prendere le misure alla difesa avversaria che continua ad intercettare palloni. L’ultima azione è ben giocata da Sassari, con due penetra e scarica che alla fine premiano Diop, che sulla sirena segna il 25-12.

Milano continua a martellare dall’arco con le bombe in serie di Datome e Tonut. Sassari non vuole avviare un tiro al piccione, e prova ad arrivare con insistenza vicino al canestro coinvolgendo Diop. La tattica però non premia più di tanto, con i padroni di casa che flirtano pericolosamente con le venti lunghezze di vantaggio. Voigtmann rientra, segna la quarta tripla continuando il suo percorso perfetto, ed esce. La Dinamo tenta quantomeno di difendere a denti stretti, ma un paio di fischi la penalizzano oltremodo. Dopo essersi messo a disposizione della squadra con la distribuzione di tre assist, il più 20 lo segna Baron con la specialità della casa: il tiro pesante. Guai a far entrare in ritmo il cecchino biancorosso, che poco dopo si alza di nuovo dai 6,75 segnando il 47-26. Sassari prova a tenere botta, segna con Jones ma Bucchi ha qualcosa da dire agli arbitri e si becca il fallo tecnico, tornando negli spogliatoi sotto 52-29.

Dopo l’intervallo le ‘scarpette rosse’ cambiano spartito, e nei primi tre attacchi servono i lunghi. Ne approfitta Melli per eseguire una bimane devastante. Visto l’andazzo del match, l’azzurro ha lasciato la scena ai compagni. Come Voigtmann ad esempio, che si ricorda di essere ‘on fire’ e manda a bersaglio la quinta tripla. Sassari dal canto suo non riesce a reagire, e continua a vivere una partita sempre in affanno. Stephens segna con la schiacciata spettacolare il -25, ma Tonut col gioco da tre punti fa esplodere per l’ennesima volta il Forum. Gentile prova a metterci un po’ di ‘cazzimma’, ma i compagni non lo seguono e alla fine arriva addirittura il -30 (76-46).

La fotografia della gara Dinamo sta forse tutta nella prima azione con cui iniziano gli ultimi 600 secondi dell’incontro: Diop anticipa Biligha e ruba palla, parte in contropiede ma il pallone gli sfugge dalle mani e finisce fuori dal campo. Sassari non tira neppure male, visto che è sopra il 40% da 3, il problema è che gli avversari sono abbondantemente sopra il 50%. Scollinata metà frazione, la gara è ormai in discesa per l’Olimpia. Ne approfittano gli ospiti che ‘zitto zitto’ piazzano un parziale di 9-0 grazie ai canestri di Robinson e Dowe. Interrompe la striscia sassarese Napier dalla media. Il finale è comunque in scioltezza per la squadra di Messina che domina gara 1 e si porta in vantaggio nella serie col 95-72 finale. A Sassari non resta che provare a far meglio. Deve fare meglio se vuole avere qualche possibilità in questa semifinale scudetto. Soprattutto ha bisogno di avere un maggiore impatto sin dall’inizio, perché forse è stato quello il peccato originale: aver permesso all’Olimpia di entrare subito in fiducia così da prendere un largo vantaggio che ha saputo gestire nella ripresa.


* per Basket Magazine

lunedì 6 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Mario Boni

Intervista esclusiva a Mario Boni, vicepresidente Giba, con il quale abbiamo parlato di temi caldi post emergenza, come utilizzo dei giocatori italiani, la proposta di legge sul credito d'imposta per le sponsorizzazioni respinta, l'incognita dei palazzetti ancora chiusi al pubblico all'inizio della prossima stagione, ma anche del mercato piuttosto vivace e delle affermazioni europee dei club italiani negli ultimi anni.


sabato 10 febbraio 2018

La doppia vita di Mr. Bamforth

Sassari fuori dalla Final Eight priva la Coppa di un sicuro protagonista

La doppia vita di Mr. Bamforth

Sfrontato in campo e taciturno fuori, si divide tra basket e famiglia.
Con "Real Hoops" l'impegno per i bambini meno fortunati


di Giovanni Bocciero*


SASSARI. Madre Teresa di Calcutta diceva che «è necessaria l’infelicità per capire la gioia, la morte per comprendere la vita». Queste parole sembrano state dette apposta per Scott Bamforth, il giocatore della Dinamo Sassari che di disavventure nella vita ne ha affrontate eccome. Nato e cresciuto ad Albuquerque, è lì che ha scoperto la pallacanestro. «Ho iniziato a giocare quando avevo più o meno 5 o 6 anni. Ho scelto il basket - rivela il ragazzo - perché quando ero giovane mi piaceva davvero tanto, e poi ero bravo. La prima cosa a cui ho pensato quando ho avuto il pallone tra le mani è stata quella di tirare, ovviamente».
ORFANO A 15 ANNI E RIMASTO SOLO HA TROVATO IL CORAGGIO
PER CREARSI UN FUTURO CON LA PALLACANESTRO
La storia di Bamforth è fatta di coraggio e tempra nel superare le difficoltà, e il basket ha rappresentato la sua salvezza, un modo per fuggire dalla realtà. È stato costretto a maturare più in fretta dei suoi coetanei perché all’età di 13 anni perde improvvisamente il padre John per un arresto cardiaco. Dopo due anni muore anche la madre Elisabetta per una insufficienza epatica, causata dalla sua dipendenza all’alcool. Inizia a lavorare per pagare le bollette, affitta le stanze di casa per far quadrare i conti e naturalmente guida senza avere la patente. Quando si ritrova solo al mondo pensa addirittura di farla finita, perché non aveva più nulla per cui vivere. «Credo che la morte è parte della vita. Tutti un giorno dovremo morire, ma questo non rende facile vedere qualcuno vicino a te andarsene. Credo che la mia relazione con Dio sia qualcosa che mi ha fatto superare i momenti difficili della vita».
Dopo il lavoro correva sempre in palestra per allenarsi, e non era raro che dormisse persino sulle tribune. Diverse volte l’hanno dovuto spedire a casa, ma alle prime luci dell’alba lui era lì, pronto ad allenarsi sodo per diventare un giocatore professionista. Ragazzo dalla grande etica del lavoro, i suoi segreti per il successo sono semplici: «lavorare duro ogni giorno, aiutare i miei compagni di squadra e divertirsi mentre si gioca». Non ha un personaggio sportivo a cui si ispira. «Guardo molta pallacanestro ed ho molti amici che giocano ad alto livello, per questo non ho una persona particolare a cui ispirarmi. Aspiro comunque a diventare il miglior giocatore che posso essere». La prima grande chance gliela dà Brian Joyce, coach della Western Nebraska Community College, il quale gli farà da mentore anche al di fuori del campo. Su quei banchi di scuola troverà l’amore di Kendra, giocatrice della squadra di pallavolo, e dopo alcuni anni avranno il loro primo figlio non senza soffrire. Infatti ancora una volta Bamforth deve guardare la morte in faccia. La moglie durante la gravidanza rischia la morte sua e del bambino per una preeclampsia, ma fortunatamente i medici riescono a salvarli. «Come ho detto prima sono molto cristiano. La relazione con Dio è sempre cresciuta e diventata più forte ogni giorno. Ho attraversato alcune situazioni difficili nella mia vita e credo che il Signore sia l’unica cosa che mi ha fatto andare avanti». Dopo un solo anno in Nebraska si trasferisce alla Weber State University, dove conosce Damian Lillard con cui stringe una grande amicizia. «Abbiamo un grande rapporto. Entrambi abbiamo l’obiettivo di diventare il miglior giocatore di basket che possiamo essere. Durante l’estate lavoriamo sempre insieme ed ho appreso tanto da lui». Alla stella NBA toglie il record dell’ateneo di triple segnate in una stagione (103). «Non abbiamo mai parlato di questa cosa, ma entrambi sappiamo che io l’ho battuto. Probabilmente credo sia l’unica cosa in cui lo abbia superato, quindi sono veramente molto felice di questo record».
LILLARD E PORZINGIS I SUOI AMICI. "LA NBA? POSSO
CONTROLLARE SOLO QUELLO CHE DIPENDE DA ME, NON
QUELLO PER CUI NON HO AVUTO CHANCE"
Nonostante la vita difficile è un ottimo giocatore ed un realizzatore pazzesco. Il tipico atleta il cui nome va cerchiato in rosso, come dicono gli scout. Per questo terminata l’università svolge un provino con gli Utah Jazz, che rimangono impressionati dalle sue capacità ma non a tal punto da offrirgli un contratto. Allora prende la decisione di venire oltreoceano, gioca per quattro anni in Spagna tra Siviglia, Murcia e Bilbao e al contempo difende i colori del Kosovo. Nella penisola iberica conosce un’altra stella NBA, il lettone Kristaps Porzingis. «Anche con lui ho un gran bel rapporto, che è cresciuto nel tempo. Abbiamo iniziato a giocare insieme in Spagna, condividiamo una solida fratellanza e ci piace guardarci avere successo». L’americano è un giocatore élite per l’Europa, a cui piace «passare la palla ai compagni e vederli segnare. Mi rende felice quanto tirare e realizzare a mia volta». Questo fa capire quanto sia un ragazzo intelligente, che fa tesoro delle esperienze vissute diventando ogni giorno un giocatore migliore, più utile e decisivo per la propria squadra. Proprio in Spagna ha appreso quanto è importante coinvolgere i compagni. «Credo che maturando come giocatore impari che coinvolgere i tuoi compagni è importante quanto tirare. Ecco perché mi piace passare la palla». In campo è un duro pronto a lottare mentre fuori è silenzioso e spesso rintanato nelle cuffie che porta alle orecchie. «In generale penso di essere una persona tranquilla, ma in campo voglio solo vincere. Ecco perché quando gioco credo di diventare un’altra persona».
Si potrebbe quasi dire che si limita a trascorrere la propria quotidianità tra campo e casa. «Cerco di passare più tempo possibile con i miei figli (ne ha due di 3 e 6 anni, ndr) perché mi fanno divertire e mi rendono felice. Quindi cerco di giocare sempre con loro e fare qualsiasi cosa vogliano. Oltre a passare il tempo libero con i miei figli, mi piace guardare film, programmi televisivi e seguo altri eventi sportivi, soprattutto quelli da combattimento come il pugilato e l’UFC. Non uso molto i social network, ma direi che quello che preferisco di più è Instagram». Bamforth ha una sua idea politica forte e chiara, anche se «in verità non seguo la politica e l’attualità. Penso che negli Stati Uniti ci siano molti problemi da risolvere, quindi non gli presto più di tanto attenzione. Credo comunque che Donald Trump sia la persona meno indicata per essere il presidente degli Stati Uniti. Ha dimostrato di non trattare tutti allo stesso modo, e non penso che una persona con il suo incarico possa fare delle discriminazioni in base al colore della pelle».
"LA MORTE E' PARTE DELLA VITA, MA NON E' FACILE VEDERE
I TUOI CARI ANDARSENE. DIO MI HA DATO LA FORZA PER
ANDARE AVANTI"
Nonostante le sue vicissitudini familiari, il ragazzo vuole restituire qualcosa alla comunità di Albuquerque. Per questo ha fondato insieme a Lamar Morinia l’associazione Real Hoops. «Io e il mio migliore amico abbiamo sempre voluto dare un’opportunità ai bambini per giocare a basket e viaggiare in diversi stati. Quindi abbiamo deciso di creare questa organizzazione in cui i bambini fossero al centro del progetto. Dal mio punto di vista, gli voglio offrire le opportunità che non ho avuto io». Questo non significa però che il suo futuro sarà quello di allenare o fare il dirigente. «Non sono sicuro di quello che farò. Cerco di non pensarci perché tutto quello che ho conosciuto nella mia vita è il basket. Sono ancora giovane quindi mi piace concentrarmi su cosa sto facendo oggi e non preoccuparmi di cosa farò domani». Si sta affermando come un top player in Europa acquistando credibilità agli occhi degli addetti ai lavori, eppure non si toglie il pallino della NBA dalla testa. «Nulla è impossibile, ma non mi preoccupo di questo. So di essere bravo a giocare con chiunque e l’ho dimostrato. Ma posso controllare solo ciò che faccio, non quello per cui non ho mai avuto una chance».
La sua esperienza a Sassari lo ha visto sin da subito protagonista. Alle sue migliori prestazioni sono legate le vittorie contro la corazzata Olimpia Milano e l’allora capolista ed imbattuta Leonessa Brescia. Per il suo carattere poi, giorno dopo giorno è diventato sempre più il leader dello spogliatoio. «Mi piacciono i miei compagni di squadra e i membri dello staff tecnico. Cerco di divertirmi e godermi ogni giorno insieme a loro. Penso che la città sia davvero carina, ma non l’ho visitata molto tranne che per alcuni ristoranti. Il campionato italiano è davvero una competizione molto dura da affrontare, e giocare la Champions League è senz’altro una grande opportunità che ci permette di confrontarci e di giocare più partite in stagione». L’Italia come la Spagna? «Penso che il campionato spagnolo sia un po’ più tattico rispetto a quello italiano, ma entrambi i tornei sono competitivi e mettono in mostra grandi giocatori». Bamforth ha rinnovato il contratto già a gennaio, senza aspettare eventuali offerte dai grandi club europei. Crede fortemente nel progetto della formazione di Sassari, nonostante il primo obiettivo della Final Eight di Coppa Italia è purtroppo sfuggito. Le sei sconfitte in sette partite al termine del girone d’andata hanno estromesso la Dinamo dalla competizione a cui partecipava da sei anni consecutivi. Nonostante ciò la combo-guard non si pone limiti: «credo che questa squadra può vincere lo scudetto».

Stipcevic: sembra nato con la palla in mano

L'ASSISTANT COACH PAOLO CITRINI: "TRA I PIU'
FORTI MAI VISTI A SASSARI"
«Bamforth è uno dei giocatori più forti che la Dinamo abbia visto negli ultimi anni - ha esordito l’assistant coach Paolo Citrini -, uno di quelli che hanno un talento particolare e la voglia di vincere nel dna. Ha giocato in squadre importanti e campionati di livello ed è un giocatore che non solo è bravo nel segnare in qualsiasi maniera ma anche a creare per gli altri e dare la possibilità ai compagni di entrare in partita. È il terminale principale della squadra e per questa ragione il bersaglio numero uno della difesa avversaria. Scott è un ragazzo sensibile, che ci tiene tantissimo, che ascolta e ha a cuore le sorti della squadra. Non è un mero professionista ma un giocatore che dà tutto. È un padre di famiglia speciale con due bambini piccoli già istruiti al gioco del basket. Ha tutte le carte per essere un giocatore che può fare la differenza e che è già entrato, nel cuore dei tifosi biancoblu. Quest’anno purtroppo ha iniziato la stagione con un infortunio e, sebbene si fosse già intravisto il suo potenziale, al rientro sul parquet si è mostrato in tutta la sua forza e la sua capacità di trascinare i compagni, fare canestro e girare le partite. Possiede dei valori umani importanti che ha ritrovato nella città e nella società. Questo l’ha portato a rinnovare a gennaio senza attendere eventuali chiamate da grandi club europei, e fa capire - ha concluso l’assistant coach - quanto tenga a questa piazza e a questa maglia».
«Seguivo Bamforth dapprima - ha commentato il compagno di squadra Rok Stipcevic - ma non lo conoscevo personalmente. Giocandoci insieme ho capito che ha un talento incredibile e sembra nato con la palla in mano. Sa usare perfettamente sia la mano sinistra che la destra, è bravissimo nel pick and roll e ha delle ottime capacità da passatore, come pochi giocatori. Inoltre ha grandi doti di lettura. Fuori dal campo è un bravissimo ragazzo, sempre pronto a dare una mano e fare gruppo. Sono contento di averlo in squadra, è uno che lavora duro per migliorarsi ogni giorno e posso dire di aver trovato - ha concluso Stipcevic - un ottimo compagno di squadra dentro e fuori dal campo».



*: per la rivista BASKET MAGAZINE

lunedì 14 dicembre 2015

Juvecaserta, bisogna voltare pagina in tutti i sensi

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 15/12/2015

LEGA A. Dimenticare Sassari, rinforzarsi sul mercato, trovare una solidità, questi i punti chiave
Juvecaserta, bisogna voltare pagina in tutti i sensi

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Contro i campioni d’Italia della Dinamo Sassari non era sicuramente un impegno facile per la Juvecaserta, e altrettanto non ci si aspettava una vittoria. Il problema più che il risultato è la prestazione, che ha fatto sicuramente storcere il naso. Coach Sandro Dell’Agnello si è accusato del brutto approccio alla partita, sottolineando che la squadra ha fatto praticamente il contrario di ciò per cui si è lavorato per tutta la settimana, ovvero si è limitato poco il loro tiro dalla lunga distanza, arma principale dei sassaresi che pur con il cambio dell’allenatore hanno apportato sin qui poche modifiche al loro assetto tattico.
La prestazione di squadra è frutto, ovviamente, di quelle dei singoli. E allora come non soffermarsi immediatamente su Ogo Adegboye, il nuovo arrivato da cui certamente non ci si può aspettare il salto di qualità per la squadra, e che pur non volendo gettargli la croce addosso, ci mancherebbe, non è il rinforzo tanto decantato dalla società. Così come il reintegro di Valerio Amoroso sembra tutto tranne che redditizio. La tifoseria, che già aveva tanti pregiudizi nei suoi confronti, non ne vuol sapere di perdonargli la fuga. E il giocatore, dal carattere piuttosto fumantino, viene condizionato tantissimo dai fischi provenienti dalle tribune.
La Juvecaserta, con la propria star Peyton Siva ancora indisponibile per le partite, non riesce ancora ad esprimersi al meglio in attacco, con geometrie che sembrano scarabocchi disegnati su di un foglio da cucina. E quando anche la difesa non gode di quella giusta intensità ed abnegazione, allora vincere non diventa una cosa ardua, ma molto di più.
Caserta, pur avendo commesso tanti errori, ha affrontato una Sassari che al PalaMaggiò ha indossato decisamente il vestito buono, quello delle grandi occasioni. E’ vero che i bianconeri hanno lasciato spazio agli esterni avversari per colpire a raffica dall’arco dei 6,75, ma è pur vero che quei tiri li devi comunque infilare. E tutto diventa più semplice quando dietro la maglia porti scritto Haynes oppure Logan. La qualità, dopotutto, è sempre qualità.
E proprio per un discorso di qualità, come abbiamo detto di aspettare Adegboye, di dargli una seconda opportunità prima di etichettarlo come fatto con Muhammad El Amin, che nel frattempo ha lasciato il capoluogo casertano in cerca di fortuna altrove, ci teniamo ad evidenziare una cosa. Adegboye va rivalutato, assolutamente, non è stato semplice calarsi subito nella nuova realtà peraltro non proprio serena.
Eppure in occasione della gara casalinga con Cantù, tra le fila brianzole esordì quel Hodge che in poco più di un paio di giorni si era erto a leader della squadra sfoggiando una super prestazione che condannò alla sconfitta i bianconeri. Ecco, ritorniamo al discorso della qualità. Inserire tanto per dire di aver apportato un cambio al roster porta a ben poco. In tal senso sembra che si stia prendendo la strada dello scorso anno, quando proprio per far vedere che ci si stava muovendo si consumarono letteralmente tutti i tesseramenti rimanendo con un pugno di mosche in mano (come non ricordare Aleksandar Capin e Bozhidar Avramov). Chissà cosa riserverà il futuro.

lunedì 27 aprile 2015

Juvecaserta, la salvezza nel nome di “El Diablo”

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 28/04/2015

LEGA A. Coach Enzo Esposito sta scrivendo delle importanti pagine della storia bianconera
Juvecaserta, la salvezza nel nome di “El Diablo”

di Giovanni Bocciero

CASERTA. “Non me ne frego un cazzo di niente, non voglio sentire niente, voglio solo questa salvezza”, parafrasando il grido di battaglia di Enzo Esposito in quel del Forum di Assago gridato nel lontano 1991 ed adattato ad oggi, aprile 2015. A ventiquattro anni di distanza ancora lui, “El Diablo”, sta gettando le basi per una grande impresa targata Juvecaserta. Dal primo scudetto a questo altro scudetto, nel segno indiscutibile della casertanità, della sua casertanità.
FOTO CAROZZA
“Per salvarsi ci vuole un miracolo”, queste sono state le note che hanno scandito la stagione bianconera da fine dicembre in poi, da quando a sedere sulla panchina della Juvecaserta è stato proprio Esposito, che di certo non ha nascosto difficoltà e incertezze, ma allo stesso tempo non ha mai fatto trasparire resa e sconforto. Adesso più che mai questa impresa porta in modo indelebile il suo nome e cognome, riscrivendo altre entusiasmanti pagine della storia legata alla società di Pezza delle Noci. E forse, comunque vada a finire, sarà stata un’avventura pazzesca, una cavalcata incredibile, una rincorsa forsennata. Certo, arrivasse anche la salvezza il miracolo sarebbe completato e, “tutti vissero felici e contenti”, come in ogni favola che si rispetti.
La gara con Sassari ha dimostrato che questa Caserta è viva e vegeta, che non ne vuole sapere minimamente di alzare bandiera bianca, che adesso quasi non deve neppure più sperare nel conservare la massima categoria ma che quasi può essere artefice del suo stesso destino. Sassari è stato l’ennesimo banco di prova che questa squadra è riuscita a non farsi scappare, pur soffrendo ed inseguendo per quasi tutti i 40’ di gioco i più forti avversari che soprattutto con il fisico hanno cercato di dominare la gara. Eppure la voglia, l’abnegazione, lo spirito di sacrificio, la fame di vittoria e quel pizzico di fortuna che mai deve mancare sono stati gli ingredienti giusti per far vivere a Caserta una domenica entusiasmante.
C’è chi non crede al destino, chi preferisce essere più pragmatico, più realista ed obiettivo piuttosto che aggrapparsi a qualcosa in cui invece ci si deve soltanto limitare a credere e sperare. Eppure destino e fede sono le due facce della stessa medaglia. Addirittura una conseguenza. Perché se è vero che il destino uno se lo può creare con il duro lavoro, è altrettanto vero che spesso arrivi ad un punto in cui quello stesso destino ti mette su di un piatto d’argento una grande chance.
Ora volendo fare due calcoli molto veloci, mancano due partite alla conclusione della regular season. La Juvecaserta nel prossimo turno ospiterà Reggio Emilia mentre Pesaro sarà di scena a Cantù. Successivamente martedì 5 maggio ci sarà la decisione sul punto di penalizzazione comminato ai casertani, e poi il match clou dell’Adriatic Arena. Caserta adesso è a meno uno da Pesaro, o addirittura in parità se quel punto gli verrà restituito.
Qualsiasi siano i risultati domenica prossima per Caserta e Pesaro, la retrocessione per l’una o per l’altra passerà sempre ed esclusivamente per lo scontro diretto, che al momento sorride ai bianconeri. L’unica che che può cambiare per le due formazioni, e forse anche sensibilmente, è lo stato d’animo con cui si avvicinano a giocarsi l’ultimo importante match dell’anno.

martedì 30 dicembre 2014

La Juvecaserta fa “tredici” a Sassari

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 30/12/2014

LEGA A. Senza Sam Young la formazione di coach Esposito se l’è giocata a viso aperto
La Juvecaserta fa “tredici” a Sassari
Buona gara ma manca il successo

Giovanni Bocciero

SASSARI. Impegno proibitivo al PalaSerradimigni di Sassari per la Juvecaserta, contro una delle migliori squadre d’Italia. Oltretutto, i casertani arrivano in Sardegna senza Sam Young, giocatore parecchio discusso all’ombra della Reggia per via del fatto che ha un talento importante vista la sua capacità di realizzare praticamente quando vuole, ma allo stesso tempo la svogliatezza con cui difende e si rapporta in campo con i compagni.
Pronti via, sono proprio i casertani a mettere per due volte il naso avanti, subito però riacciuffati dai padroni di casa sul 5-5. Sassari dalla lunetta con Todic passa in vantaggio, ma Ronald Moore partito addirittura in quintetto realizza il meno uno. Sassari fa le prove di fuga sul 13-7 al 4’ che costringono coach Enzino Esposito a chiamare timeout per non prendere l’imbarcata, soprattutto con Lawal che nel pitturato non segna ma fa la differenza. I sardi spinti da Dyson arrivano a sfiorare la doppia cifra sul 19.-10. Caserta si scuote e applicando un’ampia rotazione trova quattro triple quasi consecutive con Carleton Scott, inizio da incorniciare per l’americano, capitan Mordente e Vitali, così da impattare a quota 21 punti al 7’ circa. Sassari va a corrente alternata, ma quando riesce ad accendersi soprattutto in transizione è capace di realizzare degli ottimi parziali. La risposta della Juvecaserta è affidata a Claudio Tommasini, che a cavallo tra prima e seconda frazione manda a bersaglio prima i liberi che accorciano lo svantaggio e poi la tripla del nuovo meno uno (31-30). Esposito dà spazio a tutta la propria panchina, facendo scendere in campo a dieci degli undici elementi a propria disposizione con il solo ex di turno Tessitori ancora con il coprimaglia indosso. Con un nuovo break di 11-2 i locali, con Sosa in gran spolvero, toccano la doppia cifra di vantaggio sul 42-32 al 15’, nonostante i bianconeri cercassero di tenere i ritmi della gara bassi, sotto controllo per non far infiammare il team di Meo Sacchetti. Con due palle perse consecutive, però, la Dinamo permette a Caserta di rispondere con Dejan Ivanov che segna da tre punti alimentando lo 0-5 di parziale. Sempre dai 6,75 va a bersaglio ancora il lungo bulgaro che permette ai propri compagni di tenere botta arrivando così sul 52-47 con cui le due squadre vanno al riposo lungo. Buona circolazione di palla per la Juvecaserta, che riesce a mandare a segno quasi tutti i propri giocatori.
FOTO CAROZZA
Al rientro dagli spogliatoi si vede ancora tutto l’orgoglio bianconero, con Bozhidar Avramov che centra per ben due volte il canestro dalla lunga distanza facendo capire che c’è una partita da giocare. Sassari però riesce ad essere estremamente costante nell’andare a segno, soprattutto con le sue bocche da fuoco Dyson e soprattutto Logan ed un silenzioso Todic. E così scollinato il 25’ la Dinamo conduce saldamente sul 70-59. Nonostante ciò, Caserta tiene duro, stringe i denti e riesce ancora una volta a reagire piazzando un mini parziale di 2-6 con tanto di ciliegina, ovvero una schiacciata prepotente di Scott. La formazione sarda ha comunque l’ultimo possesso da poter giocare del terzo periodo, e lo sfrutta a dovere con il tiro pesante di Formenti realizzato proprio sul filo della sirena, che regala il nuovo più dieci ai padroni di casa (75-65).
Nell’ultimo quarto di gioco o va o la spacca per la Juvecaserta, che con un’altra buona prestazione ci fa davvero poco, sono i punti e le vittorie quelle che contano.Sporgendosi troppo, e vivendo una reale difficoltà a creare degli attacchi produttivi, complicano la “mission” bianconera, che dopo tre giri di lancette precipitano sull’82-67 costringendo la panchina a fermare l’emorragia con un minuto di sospensione. E’ la transizione e i contropiedi che permettono a Sassari di raggiungere addirittura le diciassette lunghezze di vantaggio. La bomba di Michele Vitali cerca di rianimare un po’ le speranze dei viandanti che accorciano sull’85-71. I buoi scappano definitivamente dalla stalla quando Sassari trova di nuovo la mira dall’arco dei tre punti, arrivando alla soglia dei venti punti di vantaggio. Le ultime sortite per la squadra casertana arrivano da Moore e da Michele Antonutti che muovono la retina riducendo il gap così da approfittare del calo di concentrazione e d’intensità degli avversari, appagati naturalmente del risultato che stava maturando.
Nella conferenza stampa post gara il tecnico bianconero Esposito è stato preciso e coinciso, senza dilungarsi troppo. Le sue parole sono state di elogio, se vogliamo, per un gruppo che contro Sassari “si è cercato in campo, ci si è passata meglio la palla, e soprattutto in tre quarti di gioco ha difeso bene, con voglia e grinta. Se continuiamo naturalmente su questa falsariga arriverà ben presto il primo successo, che ci permetterà anche di toglierci questa scimmia dalla spalla”. Anche nella trasferta di Sassari è dunque arrivata una sconfitta per la Juvecaserta, che è sempre in fondo alla classifica con uno 0-13.

sabato 25 ottobre 2014

LEGA A: Il menù del terzo turno

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 26/10/2014

LEGA A. Alcune “portate” sono succulenti 
Il menù del terzo turno

CASERTA. Il menù del terzo weekend stagionale del massimo campionato italiano presenta dei piatti che neppure il miglior chef del mondo avrebbe potuto preparare per lo stesso “pasto”, permetteteci la metafora.
Ebbene, nella serata di ieri è andato in scena l’antipasto, servito in quel del PalaWhirlpool di Masnago, dove la sorprendente Pallacanestro Varese del mitico Gianmarco Pozzecco ha ospitato Reggio Emilia, roster importante ma di certo non fortunato in questo inizio di stagione. Obiettivi diversi, in questo preciso momento, visto che i varesini vogliono conmtinuare a cavalcare l’onda emozionale rimanendo in vetta, mentre gli emiliani sono chiamati al pronto riscatto dopo il primo stop interno contro la non irresistibile Cremona.
Ci sarà un’ampia scelta per il primo piatto, che dipenderà naturalmente dai “gusti” degli appassionati. L’attenzione però, non potrà che essere tutta per la portata del Forum di Assago, che rispetto a tutti gli altri arriverà un po’ in ritardo (palla a due alle ore 20:30) e che vedrà l’Olimpia Milano contrapposta alla Reyer Venezia. In palio la possibilità di continuare la propria striscia vincente, con Alessandro Gentile e compagni che vogliono dimenticare il più infretta possibile la debacle in Eurolega, mentre gli uomini di coach Charlie Recalcati vogliono, dal loro canto, continuare questo felice cammino.
Non mancherà nemmeno il “monday night” con i fiocchi, e quindi anche in questo il nostro chef ha preparato una vera prelibatezza come dolce. Al PalaSerradimigni si affronteranno Dinamo Sassari e Basket Brindisi, due autentici squadroni che, per gioco forza, una delle due dovrà lasciare il passo alla diretta avversaria, così da abbandonare forse soltanto momentaneamente la testa della classifica che fin qui si sono meritate entrambe. Stiamo parlando delle due formazioni che più di tutte le altre, esclusa solo Reggio Emilia ma al gran completo, potranno contendere lo scudetto ai favoriti e campioni in carica di Milano.
Giovanni Bocciero