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domenica 8 febbraio 2026

Gherardini: «Le potenzialità ci sono, ma vanno espresse»

Presidente da pochi mesi della Lega di serie A, il dirigente di Forlì cresciuto nella Nba fa il punto sullo stato del basket italiano

Gherardini: «Le potenzialità ci sono, ma vanno espresse»

«Dobbiamo crescere per ritornare tra i campionati più importanti d’Europa e migliorare per diventare una lega sostenibile. Solo così si possono prendere più rischi per lanciare i giovani, senza la pressione del risultato a tutti i costi. LbaTv è nata in mancanza di offerte adeguate, il prodotto è buono, dobbiamo aumentare il bacino. Bargnani un giovane businessman che sta portando idee nuove. Avrei preferito un tavolo tra Nba, Fiba ed Eurolega»


di Giovanni Bocciero*


Un nuovo capitolo ed una sfida affascinante quella della Lega basket di serie A per Maurizio Gherardini, dirigente di successo ritornato a lavorare in Italia a distanza di quasi vent’anni. Nominato presidente, con questo incarico «è cambiata la prospettiva, qualunque ragionamento va fatto in funzione di 16 associati che hanno determinate esigenze. Ho avuto la fortuna e il privilegio di gestire grandi club, di lavorare nell'Nba, ma ho anche vissuto la vita dentro le istituzioni. So cosa vuol dire pensare nell'interesse di tutte le realtà di un movimento. Sono prospettive differenti, ma mi rendo perfettamente conto del compito».

Dopo l’insediamento, per Gherardini ci sono oneri e onori, soprattutto traguardi ed obiettivi da raggiungere. «In una parola, molto semplice: crescere. Quando venni le prime volte negli uffici della lega, la serie A era un riferimento in Europa. Adesso, per gli addetti ai lavori, nelle valutazioni siamo tra il sesto e il settimo posto a livello europeo. Credo non sia un posto che fotografi adeguatamente il potenziale e la qualità di questa lega. Per cui dobbiamo crescere. Ne abbiamo le possibilità e mi fa piacere percepire il desiderio dei club di voler migliorare».

Maurizio Gherardini
Foto Claudio Degaspari
Ciamillo-Castoria
Di stretta attualità è la situazione di un club, ovvero Trapani, in aperta guerra non solo con la Lba guidata da Gherardini ma anche con la federazione. Argomento parecchio delicato e che le istituzioni cestistiche, come fatto anche tramite comunicati stampa, stanno seguendo con grande attenzione ma sul quale ci si trincera dietro un “no comment” per non impelagarsi in giudizi e affermazioni che magari possano fomentare gli attriti.

«La lega è una società di servizi che deve aiutare e supportare nel miglior modo possibile i propri associati e possibilmente portare anche nuove risorse che possano contribuire a migliorare la sostenibilità di queste realtà. Non è semplice, soprattutto in questi tempi, però lavoriamo giornalmente in tante direzioni, dalla decisione rivoluzionaria di creare una piattaforma OTT di nostra proprietà come LbaTv, ai numeri digitali in grandissimo aumento che però dobbiamo essere bravi a monetizzare adeguatamente».

«Per tutti i club abbiamo messo a disposizione un CRM che studia la realtà delle aziende in modo che una società possa avere dei riferimenti adeguati nella ricerca di risorse sul proprio territorio. E stiamo studiando altri database per sfruttare al massimo la raccolta dati tra abbonati fisici e quelli tv, per avvicinare nuovi sponsor al nostro sport e avere qualcosa di più stimolante da offrire. Vogliamo migliorato il prodotto, e stiamo ragionando sul concetto di sostenibilità per avere un basket che stia in piedi sulle proprie gambe. C’è tanto lavoro, e mi piace pensare che quella classifica che ci vedeva in quella posizione all’inizio dell’anno possa essere pian piano cambiata».

Il riferimento del presidente Lba è alle valutazioni dei siti specializzati che hanno stabilito la serie A fuori dalla top 5 dei campionati europei. «Mi piacerebbe tornare a vedere l’Italia come un riferimento importante del quadro europeo. Ci siamo già mossi per andare a trovare la lega tedesca piuttosto che dialogare con quella francese, proprio perché ci interessa sapere cosa funziona negli altri paesi, cosa non funziona e cosa possiamo eventualmente tramutare in qualcosa di utile per la nostra realtà. È d’aiuto il fatto che le squadre italiane stiano facendo migliori risultati sul campo in Europa, perché anche questo aumenta il peso specifico di una lega».

I risultati europei, i budget investiti, ma anche l’impiantistica e i diritti tv, oggigiorno sono tutti fattori cardini per valutare una lega. E la serie A in mancanza di offerte convincenti ha deciso di lanciare la sua LbaTv, anche se in maniera forse frettolosa. «Sono d’accordo, i tempi sono stati molto brevi. Ho vissuto la fase negoziale dei diritti tv, insieme al presidente uscente Umberto Gandini, che è stato molto bravo a gestire il passaggio. Rendendoci conto che un certo tipo di disponibilità sul mercato per un modo tradizionale di trasmettere il basket non c’era, è prevalso il desiderio di prendere una direzione mai provata prima come la produzione in proprio del prodotto».

Grazie anche all’accordo con Sky, la serie A resta un tabù in chiaro, il canale più veloce per ampliare il pubblico e renderlo più trasversale? «Vediamo quanto bravi siamo a far crescere questo prodotto. Certamente dobbiamo arrivare a un bacino più vasto perché, se vogliamo che la piattaforma diventi anche un modo per i club di avere un ritorno economico, è chiaro ed evidente che non possiamo raggiungere cinque persone ma cinquanta o cinquecento. Al 7-8 agosto dovevamo ancora decidere, quindi è stato un miracolo partire per la Supercoppa. Al di là dei tempi corti, e di alcune cose che vanno ancora sistemate come le app che devono essere autorizzate, è un bel prodotto, dalla qualità delle partite a quella degli speaker. Siamo all’inizio di un percorso, e l’intenzione è quella di farlo diventare un vero canale di basket, dove possano partecipare altri soggetti interessati a sfruttarlo».

Restando in tema comunicazione, per gli addetti ai lavori spesso è difficile ed estenuante intervistare i protagonisti. Sembra quasi che i club vogliano scimmiottare il calcio? «Posso dirti quello che ho visto fino a questo momento. Esiste un regolamento media interno che stiamo riprendendo in mano per valutarne tutti gli aspetti. E siamo esattamente nel cambio del responsabile media, perché il 31 dicembre ha finito Maurizio Bezzecchi ed è arrivato Stefano Valenti. Questo potrebbe essere il momento per guardare insieme questo regolamento, vedere cosa o come può essere cambiato. Ai club sottolineiamo l’importanza che i media hanno nel successo di una lega».

Prossimo evento la Coppa Italia di Torino, con un’aggiunta interessante al programma come le finali della Next Gen Cup. «L’Inalpi Arena è un impianto incredibile con una dimensione che è difficile trovare in Italia. Le tre edizioni precedenti sono state un successo grazie alla grande disponibilità del territorio e delle istituzioni, quindi, è l’ambiente ideale per poter progettare una competizione su più giornate come la Final Eight. Quest’anno non è stato possibile organizzarle insieme alla Lega femminile perché le esigenze di calendario sono troppo differenti. Ma è diventata un’ottima opportunità per migliorare la vetrina della Next Gen. Avremo sicuramente uno showcase importante, daremo ai giovani un palcoscenico molto particolare. Sono convinto che verranno tanti osservatori considerando che il movimento giovanile italiano, e lo hanno dimostrato i risultati questa estate, ha ragazzi interessanti».

Ma come può la serie A permettere ai giovani di esprimersi? «Forse è uno degli interrogativi più importanti in questo momento. Se chiudo gli occhi e penso alla formula magica, ti dico che avere un campionato sostenibile permette di prendere dei rischi. Chi investe nel basket per raggiungere a tutti i costi un risultato, cerca 9,5 volte su 10 di affidarsi a un nome il più possibile di garanzia, cercando di non prendere rischi su un giocatore relativamente troppo giovane o sconosciuto. Vediamo la Germania, campione del mondo, campione d'Europa, giocatori in Nba, giocatori al college, ma soprattutto una lega sostenibile. Le società sono tutte sane, stanno in piedi con le loro gambe. Questo abbassa il panico da risultato e aumenta le possibilità di poter rischiare su un giovane. Anche per spendere la cifra giusta del proprio budget, non solamente per privilegiare l’aspetto tecnico o il talento. Se si potesse alleggerire la pressione del risultato questo aiuterebbe a rischiare sui giovani».

Che tipo di consiglio può dare ad un ragazzo che vuole giocare in Ncaa? «Si fa fatica a dire di non fare questo tipo di esperienza. Hai la possibilità di curare l’aspetto accademico e sportivo, e adesso di guadagnare, impensabile fino a qualche anno fa. Questi tre fattori, messi insieme, rendono un’opportunità del genere troppo attraente. Ma quanti giocatori restano borderline tra Nba e G-League? Credo che ogni club europeo debba studiare questa enorme massa di giocatori che si sta spostando dall’altra parte dell’oceano per cercare di intercettare quelli che possono essere interessanti nella fase di ritorno. Non tutti ce la fanno, a volte con un potenziale inespresso. Pensiamo alla cinquantina di ragazzi italiani che sono al college quest’anno, immagino che fra 2-3 anni comincino a rientrare in Italia e un club deve essere pronto a valutarli per il proprio roster. Diventa molto importante non fare lo scouting tradizionale».

In questa avventura in Lba ha coinvolto anche Andrea Bargnani. Ex giocatori come lui, come Gigi Datome, quanto possono servire al movimento? «Possono essere estremamente importanti. Bargnani è una persona con una testa molto interessante. Si rimane sorpresi nello scoprire i master che ha fatto, o le aziende con cui lavora, o le startup di sua proprietà. È un giovane businessman di successo, e più che la sua esperienza da giocatore ha messo a disposizione quella da imprenditore. Gli piace studiare numeri, bilanci, migliorare gli aspetti del business. In America sarebbe definito ‘not the ordinary player’. Sta portando un mondo di idee, come quello del CRM che è stata una sua iniziativa e che farà bene ai nostri 16 club. Datome è un’altra testa pensante di qualità, può sicuramente aiutare la federazione a crescere, a svilupparsi».

L’Eurolega scricchiola con l’imminente arrivo della Nba in Europa? «Di giorno in giorno c’è sempre una notizia nuova, per questo sarebbe speculare una risposta adesso. L’Eurolega tutto sommato sta andando avanti, e devo dire che quest’anno i numeri saranno anche migliori di quelli che erano stati proiettati. Non ha, però, una dimensione paragonabile alla Nba, che è affascinante programmi uno sbarco in Europa con un format adattato alla realtà europea e nell’interesse di leghe domestiche come la nostra. A gennaio cominciano i colloqui con i club, finché non si entra nella fase più concreta di quella che loro hanno definito di esplorazione, si fa fatica a capire esattamente come potrà evolvere il tutto. Mi sarebbe piaciuto che questo cambiamento storico avesse potuto portare Nba, Fiba ed Eurolega allo stesso tavolo per trovare una win-win situation per tutti, che avrebbe permesso anche di regolamentare il quadro europeo».

A fine stagione è contento se? «C’è stato un proprietario di una società che mi ha detto: “Se in un anno riesci a cambiare una cosa, hai fatto un buon lavoro”. Per cui spero riusciremo a fare una cosa diversa, o a proporre qualcosa di utile. Non è semplice ma abbiamo la voglia. Come diceva il mio ex allenatore Zeljko Obradovic sul segreto per il successo: “Trabaco, trabaco, trabaco”. Non c’è altra soluzione. Quando la Liga Acb cominciò, ricordo che arrivavano dalla Spagna per studiare cosa si faceva negli uffici della Lba, che sembrava inarrivabile. Negli anni non ci siamo evoluti, ma credo che abbiamo il potenziale per migliorare quella classifica». Per concludere altro riferimento alla valutazione dei siti specializzati.

Il profilo di Maurizio Gherardini

Dirigente classe 1955, Gherardini ha iniziato la carriera nella sua Forlì: da giocatore a scout passando per aspirante giornalista e allenatore. Anni formativi in un piccolo club dovendosi interessare un po' di tutto, dal settore giovanile alla segreteria, che l’hanno portato alla epopea vincente con Treviso. Diventato un general manager di successo, è stato membro della commissione Fiba dal 1998 al 2001, e tra i fondatori dell’Eurolega così come la conosciamo. Nel 2006 è vicepresidente dei Toronto Raptors, e quasi contestualmente la federazione canadese l’ha nominato direttore del settore maschile per sette anni. Transitato velocemente per gli Oklahoma City Thunder, nel 2014 il ritorno in Europa per assumere il ruolo di general manager della sezione maschile del Fenerbahce.


* per la rivista Basket Magazine

giovedì 17 febbraio 2022

Italbasket, le scelte di Sacchetti tra ritorni ed esclusioni

Italbasket, le scelte di Sacchetti tra ritorni ed esclusioni

di Giovanni Bocciero


Nel numero 78 della rivista di Basket Magazine, che potete trovare in edicola, abbiamo presentato il doppio confronto che a fine mese l’Italbasket del ct Meo Sacchetti dovrà sostenere contro l’Islanda (articolo che trovate in fondo). E proprio dalle parole del tecnico azzurro abbiamo cercato di stilare quella che poteva essere la lista dei convocati per questa seconda e fondamentale finestra delle qualificazioni alla Fiba World Cup 2023. L’allenatore non si era sbilanciato all’epoca dell’intervista, ma aveva sottolineato quanto guardasse al campionato della serie A per tenere in osservazione qualsiasi azzurrabile che potesse fare al caso della Nazionale.

I RITORNI. Dei 16 azzurri convocati per il doppio confronto con l’Islanda, spicca sicuramente e con merito Amedeo Della Valle. La guardia di Brescia, secondo marcatore (19.4 punti di media) e migliore per valutazione (21.5) della serie A, torna ad indossare l’azzurro dopo la parentesi della bolla per le qualificazioni all’Europeo 2022 di Perm’. Soprattutto tornerà al PalaDozza, dove fu a dir poco micidiale con 28 punti contro la Polonia per le qualificazioni al Mondiale 2019. La convocazione dell’ex Milano certifica la necessità di talento offensivo per l’Italbasket, che nella prima finestra delle qualificazioni contro Russia e Olanda ha destato qualche perplessità soprattutto dall’arco.

Insieme a Della Valle si rivede in azzurro anche Paul Biligha, la cui ultima apparizione risale appunto alla World Cup cinese. Tre anni nei quali il centro ha avuto un limitato minutaggio all’Olimpia Milano non riuscendo ad esprimersi al meglio. La sua convocazione risponde ad un altro quesito che ci si è posti all’indomani dei primi due match verso il Mondiale 2023. Innanzitutto la cronica mancanza di fisicità ed atletismo sotto le plance, al quale ci auguriamo che possa metterci una pezza al più presto Paolo Banchero. Senza voler mettere inutili pressioni sul giovane talento di Duke, bisogna guardare al presente. E Biligha è un’alternativa più che valida ad Amedeo Tessitori, àncora della Nazionale nella prima finestra.

Non solo il tiro dalla distanza e la presenza sotto canestro, perché l’ultima versione dell’Italbasket ha denotato un terza difetto: la cabina di regia. Con Mannion indisponibile, Pajola apparso in affanno, è stato adattato a fare il regista Diego Flaccadori. Cosa sulla quale sta lavorando anche a Trento agli ordini di Lele Molin, assistente di Sacchetti in Nazionale. E allora complice anche l’infortunio che costringerà Leonardo Candi a stare ancora per un po’ lontano dai campi di gioco, ha strappato la convocazione Matteo Imbrò, che ha assaporato l’azzurro con sole tre presenze in altrettante amichevoli nel 2012 e nel 2016.

LE CONFERME. Coach Sacchetti non poteva naturalmente rinunciare a quella che è l’ossatura della sua Italia, composta dal blocco ‘olimpico’ Michele Vitali, Stefano Tonut, Amedeo Tessitori, Alessandro Pajola e Nico Mannion, così come ai suoi pupilli Nicola Akele, Davide Alviti e Leonardo Totè, con quest’ultimo che però è ancora in cerca della sua prima presenza con la Nazionale maggiore. Nonostante i suoi 25 anni, l’ala della Fortitudo Bologna rientra in quel ‘young core’ che il ct sta provando a far crescere, a far evolvere, e dei quali fanno parte Matteo Spagnolo e Gabriele Procida.

Due giovani talenti nostrani, che hanno ancora troppi alti e bassi ma dal potenziale sconfinato, addirittura in odore di draft Nba. Stemperando facili entusiasmi, per entrambi questa ennesima convocazione deve rappresentare un ulteriore step del loro percorso. Completano il quadro dei sedici nominativi i due brindisini Raphael Gaspardo, altro lungo atipico che tanto piacciono al tecnico, e Mattia Udom, ala che è stato l’ultimo dei 26 esordienti dell’Italbasket sotto la guida di Sacchetti nel match dello scorso novembre contro l’Olanda.

GLI ESCLUSI. Nell’articolo che trovate sulla rivista di BM in edicola, avevamo avanzato la possibilità di vedere tre giocatori in questa seconda finestra delle qualificazioni Fiba. Diciamo ognuno paragonabile ad un diverso livello di difficoltà che si potesse concretizzare. Ebbene, ne abbiamo azzeccato solo uno, ovvero Amedeo Della Valle, quello forse più semplice. Per certi versi ritenevamo semplice anche la convocazione di Andrea Pecchia, a maggior ragione dopo il suo exploit del gennaio scorso da 28 punti e 48 di valutazione nella vittoria di Cremona contro Sassari.

Giocatore sempre un po’ borderline quando si è trattato delle convocazioni con la Nazionale maggiore, credevamo che questa volta ce l’avrebbe fatta a guadagnarsi una maglia. Ma non è stato così, anche perché il ct è stato chiaro nel dirci che sceglie in base alle necessità della squadra ma anche in base a ciò che gli piace. Deve dunque ancora sgomitare il buon Pecchia. Da un Andrea all’altro, il terzo nome che avevamo fatto è quello di Cinciarini. Seppur ormai fuori dal giro dell’Italbasket, chi meglio di lui poteva sopperire alla mancanza di leadership in regia in questo momento. E forse ci ha dato ulteriore ragione la sua ultima prestazione, ovvero la prima tripla-doppia realizzata da un giocatore italiano. Nella vittoria di domenica di Reggio Emilia contro Treviso, il play ha messo insieme 12 punti, 10 assist e 11 rimbalzi.


Conti in rosso, Sacchetti può richiamare Della Valle

di Giovanni Bocciero*

 Articolo terminato il 24 gennaio

Sul cammino della Nazionale italiana verso il mondiale del 2023 si presenta il doppio confronto con l’Islanda. Per la seconda finestra delle qualificazioni alla World Cup che si disputerà il prossimo anno in Giappone, Filippine ed Indonesia, gli azzurri del ct Meo Sacchetti avranno il compito di addomesticare la formazione della ‘terra del ghiaccio’. Contro Jon Axel Gudmundsson (che ha lasciato da un mese circa la Fortitudo Bologna), Kristinn Palsson (che è maturato nel vivaio della Stella Azzurra) e compagni, l’Italia giocherà il 24 e il 27 febbraio prossimi. Prima palla a due ad Hafnarfjordur, e sarà la prima volta per gli azzurri che in Islanda non c’hanno mai messo piede. Per la verità, contro la nazionale dell’isola del profondo nord europeo sarà solo il secondo match che giocherà l’Italia, la prima ed unica volta - con annessa vittoria - all’Eurobasket del 2015. Quel successo di Berlino che arrivò a fatica (71-64), con un Alessandro Gentile che vestì i panni di miglior marcatore con un bottino da 21 punti.

Entrambe le compagini si presentano a questa finestra con una vittoria ed una sconfitta, anche se sono proprio gli islandesi a poter guardare il bicchiere mezzo pieno in virtù dell’exploit in Olanda (79-77). A maggior ragione, vincere il doppio impegno contro di loro diventa già importante per gli azzurri, all’inseguimento della Russia che dopo due gare è in testa al girone H a punteggio pieno. «Bisognerà fare attenzione alle loro guardie - avverte Sacchetti -, ma sarà ancor più importante la nostra gara. Mi aspetto più costanza nell’arco della partita, cosa che ci è mancata nell’impegno con l’Olanda. Inutile dire che dobbiamo vincere entrambe le partite con l’obiettivo di posizionarci quanto meglio in classifica». Ad ogni finestra Fiba, ritorna anche la questione riguardante i giocatori impegnati in Nba o in Eurolega che non possono essere convocati. «Purtroppo è così, ma è una cosa che accomuna tutte le nazionali. Chi non vorrebbe schierare i migliori giocatori. Noi guardiamo a chi abbiamo». Ma se c’è una caratteristica da apprezzare in questa Italbasket, evidenziata nell’ultima estate tra Preolimpico ed Olimpiade, è proprio la capacità di trarre il meglio e il massimo da chi ha a disposizione. «Abbiamo dimostrato che la nostra principale forza è nel gruppo - continua il ct -, nel quale ognuno assume un ruolo ben definito. Quindi proseguiamo su questa strada».

CABINA DI REGIA. Una strada piuttosto chiara quella tracciata dal tecnico azzurro da oltre due anni ormai. Ovvero, cambio generazionale e largo ai giovani. Eppure il percorso delle qualificazioni alla World Cup è iniziato con qualche perplessità. L’assenza di giocatori di impatto come Simone Fontecchio, Achille Polonara o l’infortunato Nico Mannion, giusto per citarne qualcuno e non i soliti noti, hanno avuto il loro peso e magari dato adito a qualche alibi. Nelle prime due gare di qualificazione si è puntato il dito soprattutto verso l’inesperienza - per età e non solo - che la Nazionale ha fatto trasparire a tratti sia nella sconfitta con la Russia (92-78), che poteva essere anche più pesante, che nella vittoria con l’Olanda (75-73), arrivata in un finale tirato che poteva essere gestito meglio. L’assenza in particolare di Mannion, che sappiamo essere anche un discreto tiratore, e la doppia opaca prestazione di Alessandro Pajola, hanno evidenziato la mancanza di un leader in cabina di regia, dove è stato provato/adattato Diego Flaccadori. E allora chissà che non possa ritornare utile Andrea Cinciarini, che a Reggio Emilia sta vivendo una seconda giovinezza. Giocatore intelligente ed esperto, miglior assistman della serie A, potrebbe proprio fare al caso dell’Italia. «Non scartiamo nessuna ipotesi - commenta ancora Sacchetti - e non precludiamo la convocazione a nessuno. Guardiamo sempre con attenzione cosa ci dice il campionato, e chi sta meglio. Nelle scelte che si fanno contano però diversi aspetti, e non solo quello tecnico. Mi riferisco a quello caratteriale, a come un atleta vive il gruppo. E poi è logico, un giocatore deve anche essere funzionale al modo in cui voglio che la squadra giochi. Mi deve piacere».

Per quanto riguarda invece la linea verde varata dal ct, che ha fatto esordire ben 26 giocatori in Nazionale maggiore, tanti dei quali davvero giovanissimi, la visione è altrettanto chiara. «Monitoriamo tanti ragazzi e siamo pronti a dargli lo spazio che si meritano. Ma una cosa è giocare nel proprio club, un’altra è scendere in campo con in dosso la maglia dell’Italia». Parole sacrosante che non devono però intimorire. Ad esempio nell’ultima finestra si è messo in mostra Nicola Akele, in particolare nell’incontro con l’Olanda, quando si è fatto trovare pronto a prendersi le sue responsabilità. Ragazzo che lavora in silenzio, ha saputo aspettare il suo momento e adesso lo immaginiamo sempre più protagonista. E chissà che non possa essere affiancato da un’altra giovane ala per il doppio confronto con l’Islanda come Andrea Pecchia. Il giocatore di Cremona si è conquistato i titoli dei giornali ad inizio 2022 con la prestazione da 28 punti e 48 di valutazione con la quale ha spinto la sua squadra a battere Sassari. A questo punto anche per lui non è impossibile strappare la convocazione.

PUNTI DALL’ARCO. Dopo la trasferta in Islanda, le due squadre si affronteranno tre giorni dopo al PalaDozza di Bologna. Inutile dire che si spera l’Italia scenda in campo con una vittoria già in tasca, e con l’obiettivo di centrare il bis. L’ultima gara che ha visto gli azzurri calpestare il parquet dello storico impianto di ‘Basket city’ è stata disputata contro la Polonia il 14 settembre del 2018. In quella occasione le due squadre si contendevano la qualificazione al mondiale da disputarsi un anno dopo in Cina. Il pubblico bolognese riempì l’impianto, sostenne la squadra con il suo tifo caloroso, cosa che non dubitiamo mancherà neppure stavolta. Ma soprattutto ci si entusiasmò nel veder brillare Amedeo Della Valle, capace quasi da solo di abbattere la resistenza polacca con una prestazione da ben 28 punti, frutto di una prova balistica dall’arco da 8/11. Altro aspetto nel quale Stefano Tonut e compagni sono stati poco efficienti in Russia e contro l’Olanda. In quella circostanza il cecchino di Brescia era stato il trascinatore dell’Italbasket (vittoria 101-82), e chissà che non possa guadagnare questa volta la convocazione per ritornare ad indossare la canotta azzurra. Lui che dopo qualche stagione sfortunata sta tornando a far vedere tutto il suo talento, tanto da essere il miglior realizzatore della serie A.

In quella stessa partita Michele Vitali non mise piede in campo. Eppure oggi è, se non il capitano, un affermato co-capitano di questa Nazionale. Un giocatore imprescindibile, capace di ricoprire più ruoli, dal protagonista al comprimario, sempre a disposizione dell’allenatore e dei compagni. «Michele è un giocatore che non ha avuto una strada semplice. Ha lavoro sodo - dice Sacchetti -, con grande impegno ed abnegazione, ed è riuscito a costruirsi la sua carriera. Ha avuto delle difficoltà ma è stato coraggioso a mettersi in discussione giocando all’estero. E oggi è il giocatore che tutti ammiriamo».

LE SCELTE DEL CT. Dunque, chi bisogna aspettarsi tra i convocati della Nazionale al raduno di Bologna del prossimo 21 febbraio? Sottolineando per l’ennesima volta che è importante centrare due successi contro l’Islanda, bisogna anche dire che non guasterebbe facendolo con un gioco convincente. Non a caso nell’ultimo aggiornamento del ranking Fiba dello scorso dicembre, l’Italia è l’unica squadra della top 20 ad aver perso una posizione a vantaggio della Lituania che è salita all’ottavo posto. Non è ciò che più c’interessa, ma è sempre un segnale. Certamente il ct Meo Sacchetti non può non partire da una base solida, ovvero dal già citato Vitali, così come il compagno di squadra veneziano Tonut, così come il blocco della Virtus Bologna composto da Pajola, Mannion ed Amedeo Tessitori. Quest’ultimo unico centro italiano di ruolo a disposizione e àncora alla quale nell’ultima finestra ci siamo aggrappati. Abbiamo citato Cinciarini e Della Valle che sembrano ormai fuori dal giro della Nazionale eppure potrebbero risultare utili in questa circostanza. Anche Akele così come Davide Alviti, con il placet di Milano, sono dei papabili convocati, a maggior ragione perché pupilli del tecnico. Magari questa volta sarà della spedizione anche Pecchia, invece di essere una riserva a casa. E poi bisognerà capire se Sacchetti vorrà provare qualche giocatore diverso rispetto allo scorso novembre. Ci vengono in mente Tommaso Baldasso, che sta però trovando poco spazio tra le fila dell’Olimpia, o ancora Davide Moretti, che sta provando a rilanciarsi in quel di Pesaro. Queste sono però scelte soggettive, che rientrano in una sfera tecnico-tattica alla quale sono il ct può rispondere secondo cognizione di causa. L’importante è che chiunque sarà convocato scenda in campo per onorare la maglia. E su questo aspetto non nutriamo dubbi.


* per la rivista Basket Magazine

venerdì 20 marzo 2020

Nazionale - L'Italbasket del futuro

Belle indicazioni dalla prima finestra internazionale degli azzurri: battute largamente Russia ed Estonia, il Ct Sacchetti può sorridere

Con Ricci, Spissu e Vitali nasce l'Italia del futuro

A giugno nel Preolimpico ancora in campo la vecchia guardia, ma per l'Eurobasket 2021 la Nazionale sarà profondamente rinnovata. Positivo l'esordio, a soli 17 anni e un mese, del giovane Spagnolo, è piaciuta l'intensità espressa dalla squadra, la solidità in difesa, la fantasia in attacco e la voglia di divertirsi.



di Giovanni Bocciero*



Un Italbasket giovane, frizzante, divertente e intensa ha raccolto due belle vittorie nella prima finestra delle qualificazioni all’Europeo 2021 di Berlino. Seppur queste affermazioni a poco contino sportivamente parlando, visto che la Nazionale azzurra è di diritto già qualificata alla competizione continentale essendo l’Italia uno dei quattro paesi ospitati la fase finale, le prestazioni possono invece far sorridere e non poco il Ct Meo Sacchetti.

IL RITORNO A NAPOLI. Il viaggio di questa nuova versione della Nazionale di basket ha avuto inizio a Napoli, dove è stata affrontata e battuta la Russia. Un ritorno degli azzurri atteso da ben 51 anni nella città capoluogo di regione, che ha risposto presente riempiendo il PalaBarbuto e facendo sentire tutto il proprio calore. Mancava da troppo tempo l’Italia al Sud, da quella sconfitta del 1969 contro la Spagna valevole per il terzo posto all’Europeo, e si spera che possa essere benaugurante per la crescita del gruppo che ha avuto tra le proprie fila tanti esordienti (sei contro la Russia: Marco Spissu, Michele Ruzzier, Matteo Spagnolo, Giordano Bortolani, Nicola Akele e Matteo Tambone). Anche e soprattutto per scelta di Sacchetti, che ha preferito seguire la filosofia della linea verde senza però voler sentir parlare di Nazionale sperimentale. È importante allargare la base dei giocatori da cui poter attingere, e lo si può fare soltanto alzando il livello. E a Napoli si è vista una Nazionale giovane e volenterosa, che dopo aver superato un approccio alla gara piuttosto teso ha sciorinato una prestazione in pieno stile ‘run and gun’.
Ma soprattutto hanno colpito due fattori: l’intensità e il divertimento. Sul primo, c’è da sottolineare come ogni giocatore andato in campo non faceva abbassare l’intensità proposta in difesa dalla squadra. Ognuno ha portato il proprio mattoncino, e spesso quando si difende bene si tende ad attaccare meglio. E infatti gli Azzurri offensivamente sono stati quasi debordanti, facendo ottime letture, colpendo dalla lunga distanza e passandosi il pallone con il sorriso stampato sul volto. Insomma, si vedeva che erano proprio loro i primi a divertirsi, e di conseguenza a far divertire il pubblico napoletano che ha festeggiato la vittoria intonando un cavallo di battaglia: ‘O surdato ‘nnammurato.

IL CORAGGIO DI SACCHETTI. Coach Sacchetti non è certo persona restia ad accettare le sfide, e lo ha dimostrato nella sua carriera da allenatore di club. Una carriera fatta di tanta gavetta iniziata nelle serie minori. Ha dimostrando sul campo il suo coraggio nel prendere certe scelte, conquistandosi il rispetto e la panchina azzurra. E anche a Napoli ha continuato a far vedere tutto il coraggio che ha, facendo esordire il giovanissimo Matteo Spagnolo.
Il ragazzo in forza al Real Madrid ha così indossato la maglia azzurra all’età di 17 anni, 1 mese e 14 giorni, risultando il terzo più giovane che ha giocato in Nazionale maggiore dopo Vinicio Nesti (16 anni, 3 mesi e 4 giorni) nel 1948 e Dino Meneghin (16 anni, 8 mesi e 3 giorni) nel 1966. Inoltre Sacchetti ha eguagliato lo storico Ct azzurro Elliot Van Zandt facendo esordire due minorenni in prima squadra. Oltre Spagnolo l’altro è Nico Mannion (17 anni, 3 mesi e 17 giorni) nel 2018. Ebbene per l’ex Stella Azzurra non poteva esserci forse palcoscenico migliore. Lui, un figlio del Sud, brindisino di nascita che esordisce a Napoli, con il pubblico che gli ha intonato cori festanti ad ogni tocco di pallone, e che è esploso in un boato quando con personalità ha segnato il suo primo canestro. Ovviamente nel post gara il Ct ha subito voluto smorzare i facili entusiasmi: «È un ‘bimbo’, lasciamolo crescere. Se sarà, diventerà un ottimo giocatore».

IL GIUSTO ATTEGGIAMENTO. «Noi italiani siamo abituati a cullarci sugli allori. Sarà importante vedere l’atteggiamento dei ragazzi nella prossima partita», aveva avvertito Sacchetti dopo la bella affermazione di Napoli, magari ricordandosi della debacle in Olanda dopo l’ottima prestazione contro la Croazia nella finestra FIBA dell’estate 2018. Questa volta gli azzurri hanno reagito bene nella trasferta in Estonia, centrando la vittoria e giocando con maturità. Si è vista un’Italia meno divertente e gioiosa rispetto alla gara precedente ma più solida e quadrata che ha saputo ribaltare il risultato in un ambiente di certo ostico. E in una tale circostanza era logico affidarsi a quei giocatori più esperti, come il capitano di giornata Michele Vitali e Giampaolo Ricci, tra i migliori anche contro la Russia. Si sono presi le loro responsabilità, segnando i canestri decisivi, gestendo i possessi importanti e coinvolgendo i compagni.
Nonostante i tanti, forse troppi rimbalzi offensivi concessi agli avversari, gli azzurri hanno difeso bene, precisi e attenti. In attacco si sono viste ancora ottime letture, azioni costruite con passaggi e movimenti senza palla. E addirittura si è vista anche un po’ di fisicità (forse il neo perenne della Nazionale) con i vari Nicola Akele e Simone Fontecchio. Quest’ultimo ha ritrovato l’azzurro e in queste due gare ha dimostrato che può dire la sua. Ma davvero tutti, dal primo all’ultimo, si sono resi utili alla causa. È senz’altro questa la miglior risposta per Sacchetti, il giusto atteggiamento con il quale costruire qualcosa di nuovo.

L’OBIETTIVO A BREVE TERMINE. Il cammino verso l’Eurobasket 2021 è iniziato con due belle affermazioni, ma l’obiettivo a breve termine della Nazionale è senz’altro il Preolimpico del prossimo 24-28 giugno. A Belgrado i primi ostacoli degli azzurri saranno Senegal e Portorico, ed è pronosticabile una finale contro i padroni di casa della Serbia. Nonostante le tante giovani promesse, per quella competizione l’Italia non potrà fare assolutamente a meno di giocatori del calibro di Danilo Gallinari, Nicolò Melli, Gigi Datome, Marco Belinelli, ma anche di Alessandro Gentile, Awudu Abass e Stefano Tonut tanto per citare tre che erano stati inseriti nella lista dei 24 convocati per questa finestra FIBA, e nemmeno dei “milanesi” Amedeo Della Valle, Jeff Brooks e Paul Biligha. Insomma stiamo parlando forse di un’altra squadra, totalmente differente da quella vista contro Russia ed Estonia, che in entrambe le versioni presenta un unico grande punto interrogativo: la cabina di regia.
Con l’addio all’azzurro di Daniel Hackett, e il rapporto non idilliaco tra il Ct e Luca Vitali e Ariel Filloy, bisogna trovare un play adatto al compito che possa reggere la pressione. Marco Spissu ha esordito molto bene, viaggiando nelle due gare alle medie di 9.5 punti, 9 assist e 16 di efficienza, e sembra il principale indiziato a ricoprire tale ruolo. Andrea De Nicolao, anche lui tra i 24 convocati, sembra funzionare meglio da backup, così come le giovani stelline al di là dell’oceano Nico Mannion e Davide Moretti che sembrano più delle combo-guards che registi puri. Senza dimenticare Federico Mussini che possiede tutte le qualità del caso, ma che deve ritrovare la consapevolezza dei propri mezzi.
E poi la Federazione e il Gm Salvatore Trainotti stanno lavorando per poter convocare al Preolimpico anche gli italo-americani Donte DiVincenzo, sempre più protagonista in NBA, e Paolo Banchero, tra i migliori cinque prospetti liceali degli Stati Uniti per la classe 2021.

A questo punto ci auguriamo che se la Nazionale ha ritrovato Napoli dopo 51 anni, e l’ha fatto con una bella vittoria; che possa ritrovare anche la qualificazione all’Olimpiade dalla quale manca da ben 16 anni. Si trattava infatti dell’edizione dei Giochi di Atene, quando l’Italia fu capace di conquistare addirittura la medaglia d’argento. E lo fece con un gruppo coeso, che lavorava sodo e che aveva coraggio da vendere. Proprio come Meo Sacchetti.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

sabato 10 giugno 2017

Rising Stars U16: i dodici fenomeni americani

Rising Stars U16: i dodici fenomeni americani

Dal 14 al 18 giugno si disputerà a Formosa, in Argentina, il campionato FIBA Americas Under 16 (qui tutte le info). Ai nastri di partenza naturalmente team USA a caccia del quinto titolo consecutivo, e che metterà in mostra una carrellata di futuri campioni. Ai più sconosciuti ma già sui taccuini degli scout più incalliti, stiamo parlando di prospetti che sbarcheranno all'università soltanto a partire dall'autunno 2019, e che soltanto i veri fenomeni potranno prenotarsi per il salto tra i professionisti nell'estate del 2020.


Come spesso capita per una selezione statunitense, si ammirerà un gruppo che combina versatilità ed atletismo. Di seguito i dodici che compongono il roster di coach Don Showalter:
#4 Zion Harmon (Bowling Green H.S./Bowling Green, Ky.);
#5 Jeremy Roach (Paul VI Catholic H.S./Leesburg, Va.);
#6 De'Vion Harmon (John Guyer H.S./Corinth, Texas);
#7 Jalen Green (San Joaquin Memorial H.S./Fresno, Calif.);
#8 R.J. Hampton (Little Elm H.S./Little Elm, Texas);
#9 Jalen Suggs (Minnehaha Academy H.S./St. Paul, Minn.);
#10 Romeo Weems (New Haven H.S./Chesterfield, Mich.);
#11 Scottie Barnes (Cardinal Newman H.S./Welllington, Fla.);
#12 Isaiah Todd (John Marshall H.S./Richmond, Va.);
#13 James Wiseman (The Ensworth School/Nashville, Tenn.);
#14 Wendell Moore Jr. (Cox Mill H.S./Concord, N.C.);
#15 Vernon Carey Jr. (University School/Southwest Ranches, Fla.).


giovedì 2 giugno 2016

PREOLIMPICO. Per l’ItalBasket l’obiettivo è chiamato Rio

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 03/06/2016

PREOLIMPICO. Al prossimo raduno del 6 giugno ranghi più completi per il C.t. Ettore Messina
Per l’ItalBasket l’obiettivo è chiamato Rio

CASERTA. Si scaldano i motori in quel di Bologna, dove ha avuto inizio il pre-raduno dell’ItalBasket che il prossimo luglio letteralmente combatterà in quel di Torino per vincere il Preolimpico e staccare il biglietto per Rio de Janeiro. Ovviamente sono ancora diversi i giocatori selezionati dal C.t. Ettore Messina impegnati con i rispettivi club nelle finali o semifinali dei campionati, e allora gruppo ridotto e lavoro quasi prettamente atletico ed individuale, agli ordini del tecnico Luca Dalmonte e del preparatore fisico Francesco Cuzzolin.
Al momento ad alternarsi tra palestra e piscina vi sono i trentini Davide Pascolo e Giuseppe Poeta, i cremonesi Marco Cusin e Luca Vitali, il canturino Abass Awudu Abass, il virtussino Simone Fontecchio e gli “americani” Andrea Bargnani a pieno regime e Marco Belinelli e Danilo Gallinari con un lavoro più soft in virtù degli accordi che intercorrono tra la FIBA e la NBA.
Dal 6 giugno prossimo, quando inizierà ufficialmente il training camp in quel di Folgaria, anche le stelle azzurre cominceranno a fare sul serio con tutto il gruppo che andrà ad arricchirsi di ulteriori pedine come i brindisini David Cournooh e Andrea Zerini, l’ex casertano Michele Vitali, il veneziano Stefano Tonut, il cremonese Fabio Mian, il trentino Diego Flaccadori (che lascerà il raduno il 10 giugno per andare all’EuroCamp di Treviso e poi agli Europei Under 20), l’avellinese Riccardo Cervi (atteso per l’8 giugno dopo la semifinale persa contro Reggio Emilia) ed il “greco” Daniel Hackett (atteso per il 13 giugno dopo il campionato vinto con l’Olympiacos).
C’è letteralmente da sgobbare sin dal primo giorno di allenamento, non solo per conquistarsi la convocazione a vestire la maglia azzurra, ma anche e soprattutto per capire ed imparare quelli che saranno i nuovi dettami tattici richiesti dal selezionatore Messina. Giocatori chiave di questa ItalBasket come Belinelli e Bargnani, che nelle loro rispettive parentesi bolognesi, trevigiane eppure oltre oceano hanno già lavorato con il nuovo C.t., non possono che tesserne le lodi ed essere allo stesso tempo contenti di tornare a lavorare con un allenatore di tale calibro mondiale. Altri, come Gallinari e Datome, che di Messina conoscono soltanto la fama ed il ricco palmares, sono vogliosi comunque di scendere in campo ed approcciarsi a questa nuova avventura nel miglior modo possibile, consapevoli che adesso bisogna vincere senza scusanti.
L’attesa è tanta e la pressione molta in vista di questo Preolimpico che è di fatto l’appuntamento clou dell’intero movimento cestistico. Un appuntamento che deve rilanciare con risultati concreti l’ItalBasket, e farla ritornare alle Olimpiadi dopo l’ultima presenza datata Atene 2004, quando il gruppo di Recalcati al culmine di un ciclo riuscì addirittura a tornare a casa con una fantastica medaglia d’argento al collo. Ci sono le potenzialità, c’è la fame di vittoria, c’è il talento e la preparazione tecnica, c’è l’esperienza, questa ItalBasket deve soltanto far infiammare i cuori di tutti gli italiani un po’ come fatto agli ultimi Europei. Ma questa volta si spera di riuscire ad arrivare fino in fondo, step by step, concentrati sull’obiettivo e sospinti da tutto il popolo con il cuore a spicchi.
Giovanni Bocciero

giovedì 21 aprile 2016

Guerra FIBA-ECA, tutta una questione di soldi

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 22/04/2016

L’Italia finita nel mezzo di questa diatriba si allinea con l’organo internazionale
Guerra FIBA-ECA, tutta una questione di soldi

CASERTA. Ormai sono mesi che va avanti la diatriba tra FIBA ed ECA che si contendono il potere del basket europeo e di conseguenza anche i soldi che intorno ad esso girano. Dopotutto la storia ci insegna che non si fanno le “guerre” se non per preservare i propri affari. In questi giorni la federazione internazionale capeggiata da Patrick Baumann è passata dalle parole ai fatti, facendo partire lettere indirizzate a tutte quelle federazioni nazionali che devono risolvere i problemi interni con i cosiddetti “club ribelli”. Stiamo parlando di 14 nazioni tra cui anche l’Italia, per la quale, così come per Grecia, Lituania, Isarele, Turchia e Polonia si tratta solo di un avviso affinché nessun club prenda accordi con l'ECA.
Tutte le federazioni nazionali, ovviamente, si stanno mettendo in regola per rispettare l'egida della FIBA. Sabonis ora presidente della federazione lituana e Kirilenko per quella russa hanno già minacciato i propri club che hanno accordi con l'organizzazione europea di estrometterli dai rispettivi campionati, così come la federazione croata presieduta da Radja ha disconosciuto la Lega Adriatica, competizione sotto il controllo dell'ECA. Anche l'Italia con Gianni Petrucci e addirittura il presidente del CONI Malagò sta cercando di “trattare” con Reggio Emilia, Sassari e Trento - i club ribelli - che vogliono firmare l'accordo con l'Eurolega piuttosto che partecipare alle coppe della FIBA. Poi ci sono anche alcune federazioni come quella slovena che ha accusato la federazione internazionale di “atto ingiusto”, ed altre come quella tedesca e turca che praticamente restano alla finestra aspettando l'evolversi della situazione prima di pronunciarsi e prendere una posizione. Ognuno fa dunque il proprio gioco.
A questa presa di posizione della FIBA fa eco il pugno duro dell'organizzazione europea gestita da Jordi Bertomeu (nella foto), che non ne vuol sapere di piegarsi nonostante le minacce. Anzi, l'ECA non solo ha più volte ribadito che vuol portare tutta la vicenda in tribunale perché convinta di avere ragione, ma ha costruito un fronte unito con tutti i club che vogliono poter partecipare alle sue competizioni piuttosto che a quelle della federazione internazionale. In tanti addetti ai lavori riconoscono la bontà del lavoro svolto dall'Eurolega nell'alzare la qualità della pallacanestro europea e creare un prodotto che al di là del mero risultato può senz'altro paragonarsi allo spettacolo che offre la NBA.
Quale allora la soluzione? Come spesso accade questa potrebbe trovarsi nel mezzo, ma rinunciare al “dio denaro” non sarà facile. Che la FIBA debba avere un ruolo predominante nell'organizzazione delle coppe europee - nonostante per anni lo abbia demandato per usucapione, se ci permettete il termine - è un dato di fatto perché per la struttura piramidale la federazione internazionale deve stare in capo ad ognuno. Da questo punto di vista l'ECA dovrebbe fare un passo indietro senza però lasciare del tutto l'organizzazione, perché l'Eurolega è il suo prodotto, migliorato anno dopo anno e che non potrà che crescere ulteriormente con il sostegno della FIBA in persona. Naturalmente nessuna delle due dovrà però rivendicare il potere sull'altra.
Giovanni Bocciero