Visualizzazione post con etichetta Giles Harry. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Giles Harry. Mostra tutti i post

lunedì 19 giugno 2017

NBA - Verso il Draft

Fultz e Ball si giocano la prima scelta
Tra i tanti prospetti spiccano le point guard. Josh Jackson insidia i due play

L’NBA Draft del prossimo 22 giugno è considerato dagli addetti ai lavori piuttosto ricco. Diversi sono i giocatori che potrebbero incidere, da qui a qualche anno, in maniera decisiva nella lega statunitense. Mettiamolo subito in chiaro, sarà una nidiata caratterizzata soprattutto dalle point guard che si trovano in tutte le salse possibili. Si differenziano infatti per tecnica, abilità, fisico ed atletismo, anche se non mancano alcuni lunghi interessanti e soprattutto intriganti. La tendenza a scegliere dei team resterà quella di puntare tutto sui freshman.


DUELLO IN CIMA. Dicevamo dei playmaker, e infatti due si contendono la prima scelta e ben cinque dovrebbero finire nelle prime dieci chiamate. Tutte le attenzioni sono rivolte alla sfida tra Markelle Fultz e Lonzo Ball, avversari quest’anno sul parquet dato che entrambi militavano nella Pac-12 Conference. Fultz ha guidato statisticamente Washington in punti, assist e percentuale da tre, ed ha fatto vedere cose interessanti anche in difesa dimostrando di essere un giocatore completo. Purtroppo per lui i compagni non corrispondevano al suo talento e così i risultati di squadra sono stati molto deludenti. Tutto l’opposto di Ball che ha saputo mettere al servizio di una competitiva UCLA le sue infinite qualità. Quasi un predestinato, tecnicamente non ha rivali nonostante una meccanica di tiro inguardabile ma efficace. La sua scarsa prestanza atletica è una incognita da non sottovalutare, e non è un caso che quando ha incrociato le armi con De’Aaron Fox è stato sempre surclassato. L’unico che può infastidire Fultz e Ball come prima scelta - ma con possibilità che man mano si affievoliscono sempre più - è Josh Jackson. L’ala uscita da Kansas ha dimostrato di possedere skills e leadership giuste per diventare una stella in NBA. Durante la stagione è migliorato tanto in termini di meccanica e percentuale al tiro dalla distanza, suo grande tallone d’Achille, e si augura di scalzare i contendenti facendo pendere su di sé la scelta degli scout.

IN PIENA LOTTERY. Fox, che abbiamo nominato precedentemente, è un play che aspira alle primissime chiamate. Con la casacca di Kentucky ha fatto intravedere un talento piuttosto grezzo che da pro va decisamente indirizzato. Lo stile di gioco è molto simile a quello di John Wall, ovvero tutta corsa, atletismo ed energia, ma fa storcere il naso il fatto che abbia paura di tirare dall’arco a causa delle sue pessime percentuali. Altra point guard da prendere con le pinze è Dennis Smith Jr., un tappetto con dinamismo e verticalità da far impallidire. Non ha convinto però il suo carattere, dato che nella negativa stagione di N.C. State è stato troppo solista e a tratti un oggetto estraneo al gruppo. Per un posto in piena lottery non vanno dimenticati Malik Monk, realizzatore di primissima fascia che è stato autore di prestazioni sensazionali con Kentucky; Jayson Tatum, esterno versatile che non sembra aver fatto vedere appieno le sue capacità nella non esaltante annata di Duke anche a causa dell’infortunio che gli ha fatto saltare la prima parte di campionato; e infine Jonathan Isaac, ala multidimensionale che combina abilità da esterno puro in un corpo che lo vede essere alto 212 centimetri. Non a caso nel sistema di Florida State è stato impiegato negli spot di 3, 4 e a volte anche da 5.

SALTO OLTREOCEANO. Il miglior prospetto del Vecchio Continente sembra essere il francese Frank Ntilikina, play con braccia lunghissime e fisico ben strutturato che si è messo in luce con lo Strasburgo in patria e con la nazionale giovanile. L’altro atleta europeo di una certa caratura è il finlandese Lauri Markkanen che ha già assaggiato gli States con Arizona. Lungo solido e con range di tiro, è da tanti etichettato come l’erede naturale di Dirk Nowitzki. Esclusi questi due che possono strappare una chiamata in lottery, gli altri europei possono sperare soltanto in qualche scelta a fine primo giro se non al secondo, e stiamo parlando specialmente del francese Jonathan Jeanne che ha attirato grande attenzione alla Draft Combine di Chicago tanto da somigliare ad un Rudy Gobert 2.0; e dei lettoni Rodions Kurucs in forza al Barcellona che però ha fatto vedere cose eccezionali soltanto a livello giovanile, e Anzejs Pasecniks lungo di 218 centimetri in risalto con il Gran Canaria.

OGGETTI MISTERIOSI. Non mancano neppure i giocatori che si portano con sé dei grandi punti interrogativi. Due su tutti. Terrance Ferguson ha deciso di saltare il college e di militare in Australia per iniziare da subito a guadagnare. Dato ad inizio stagione in top-ten ha visto scendere le proprie quotazioni in virtù della sua prima esperienza da professionista in cui non ha inciso in maniera convincente. Scelta ancor più azzardata quella di Hamidou Diallo (N.B.: successivamente alla pubblicazione ha comunicato la sua rinuncia) che potrebbe essere il nuovo Thon Maker. La guardia infatti ha avuto l’ok per giocare solo nel secondo semestre con Kentucky, e pur senza aver accumulato neppure un minuto di gioco in NCAA ha deciso di dichiararsi lo stesso eleggibile già da quest’anno.

LUNGHI INTRIGANTI. Nonostante questo Draft abbondi di esterni, specialmente playmaker, non mancano alcuni lunghi intriganti per le abilità che posseggono. Il primo è senz’altro Zach Collins, centro dinamico e coordinato protagonista della fantastica cavalcata di Gonzaga sino alla Final Four. Da Texas è invece uscito quel Jarrett Allen che ricorda un po’ quei lunghi vecchio stampo che fanno del post basso uno stile di vita. Diametralmente opposti T.J. Leaf, ala bianca di UCLA intelligente e dal tocco morbido, e John Collins, cresciuto esponenzialmente con Wake Forest che fa dell’atletismo e della verticalità i suoi cavalli di battaglia. Particolare la parabola di Justin Patton, centro mobile che da autentico sconosciuto è entrato di prepotenza in lottery dopo una incredibile prima parte di stagione con Creighton pagando qualcosa nel finale. Occhio anche ai big man Edrice Adebayo e Ike Anigbogu. Entrambi con un fisico da corazzieri, mentre il primo si è ritagliato il suo spazio nel roster sempre pieno zeppo di talento di Kentucky, il secondo è stato poco utilizzato tra le fila di UCLA ma ha altezza ed apertura di braccia stuzzicanti. Infine Ivan Rabb da California pur non rispettando in toto quanto di buono si diceva su di lui soltanto due anni fa è un giocatore che può far comodo a diversi team.

GRANDI SCOMMESSE. Infine non mancano ovviamente quei giocatori sui quali bisogna prendere qualche grande rischio. Il primo nominativo di questa lista è Harry Giles che aveva iniziato la stagione in top-three. Tra le fila di Duke ha continuato ad avere problemi alle ginocchia, che ha operato ben tre volte negli ultimi tre anni. Chiunque lo sceglierà dovrà recuperarlo fisicamente e, se tutto andrà per il verso giusto, può ritrovarsi un fenomeno. Diversa la situazione di Justin Jackson che se riuscirà ad avere lo stesso impatto tanto in attacco quanto in difesa avuto con UNC potrà diventare un elemento di valore anche al piano di sopra. Lo stesso dicasi di Luke Kennard che quest’anno ha dimostrato di non essere soltanto un cecchino micidiale ma un giocatore offensivo a tutto tondo guidando Duke nei momenti di difficoltà. Anche Donovan Mitchell di Louisville può tornare utile a chi è in cerca di un attaccante che segni in qualsiasi maniera, così come chi ha bisogno di un atleta che incida su entrambe le metà campo può puntare su Semi Ojeleye o O.G. Anunoby che deve però recuperare dall’infortunio che gli ha fatto terminare anzitempo la stagione.




* per la rivista BASKET MAGAZINE

giovedì 6 ottobre 2016

NCAA: Duke ha le mani sul titolo

Coach K e Duke, razzia di talenti
Da Tatum a Giles, i migliori giovani nel college di Durham che punta al sesto titolo


di Giovanni Bocciero*

Coach Mike Krzyzewski è salito nuovamente sul gradino più alto del podio a Rio 2016, conducendo Team USA alla terza vittoria olimpica consecutiva dopo appunto quelle di Pechino 2008 e Londra 2012. Con questo successo l’allenatore membro della Naismith Hall of Fame dal 2001 si è anche messo definitivamente alle spalle l’avventura con la nazionale statunitense - il cui testimone passerà a Gregg Popovich - e così potrà concentrarsi unicamente a quello che è già il suo pensiero quotidiano: Duke. Coach K ed i Blue Devils inizieranno la stagione 2016/17 da favoriti numero uno per succedere a Villanova, ma soprattutto con l’obiettivo di appendere il sesto stendardo al soffitto del Cameron Indoor.
DOPO AVER PORTATO GLI USA AL TERZO ORO OLIMPICO, IL
TECNICO PIU' VINCENTE PENSA SOLO A DUKE
Questa valutazione è sostenuta a ragion veduta dagli addetti ai lavori del college basketball, nonostante l’addio prematuro di Brandon Ingram. La seconda scelta assoluta dell’ultimo NBA Draft, finito ai Los Angeles Lakers, ha fatto perdere un apporto da 17.3 punti e 6.8 rimbalzi all’ateneo sito nella città di Durham che, inoltre, ha salutato anche il laureato ed unico pivot di ruolo Marshall Plumlee (8.3 punti e 8.6 rimbalzi) ed il playmaker trasferitosi all’USC Derryck Thornton (7.1 punti e 2.6 assist). E allora come è possibile che Duke sia vista come la squadra da battere della nuova stagione? Ci sono diversi fattori che in qualche modo si integrano e si completano, come la presenza in roster del probabile player of the year, una squadra che potrà contare su una base solida di esperienza oltre che su di una rotazione piuttosto lunga, ed una recruiting class che a quelle latitudini fa venire subito in mente il trio Jones-Winslow-Okafor campione appena due anni fa.
Il ritorno all’università di Grayson Allen permetterà a Coach K di avere un leader dichiarato nello spogliatoio oltre ad un talento pazzesco che nella passata stagione ha prodotto 21.6 punti, 3.5 assist - primo in queste due graduatorie - e 4.6 rimbalzi. Pur andando sempre in doppia cifra nelle 36 partite disputate, tranne che nella gara contro Kentucky, spesso e volentieri le sue percentuali al tiro sono drasticamente calate soprattutto nei match clou con le varie Virginia, Notre Dame, Miami e nei derby con North Carolina. Deve dunque compiere un ulteriore e forse decisivo salto di qualità, anche dal punto di vista emotivo dato che in campo è autore di gesti poco piacevoli nei confronti degli avversari facendo trasparire una certa altezzosità piuttosto sgradita.
DUE RAGAZZI CAMPIONI DEL MONDO U17 E U19 E IL RITORNO DI
GRAYSON ALLEN PER UNA STAGIONE DA NUMERI UNO
Per quanto riguarda i freshman invece, a Durham ne sono atterrati ben quattro considerati tra i primi quindici liceali della classe. Il più atteso è l’ala-pivot Harry Giles, papabile prima scelta dell’NBA Draft 2017, che viene però da una stagione di inattività alla Oak Hill Academy dopo che per la seconda volta si è dovuto operare alle ginocchia. Proprio la prestanza fisica sarà un aspetto che lo staff dei Blue Devils dovrà valutare con molta attenzione, e non è escluso che il suo utilizzo possa essere altalenante e studiato a tavolino (si è appena operato di nuovo e resterà ai box per sei settimane rientrando a metà novembre, ndr). Come Giles anche l’ala piccola Jayson Tatum si è espresso ottimamente nelle nazionali giovanili statunitensi, vincendo insieme i Mondiali Under 17 ed Under 19, e rappresentando la crème de la crème insieme a Josh Jackson che giocherà per Kansas. Tatum, che ha convinto Giles ad accettare l’offerta di Duke, è un altro talento tanto atteso che però è troppo legato al pallone avendo fatto anche il play a Chaminade. E quindi dovrà sapersi calare al meglio nel nuovo scenario in cui va collocandosi, senza strafare anche se il volersi mettere in mostra sarà un’attenuante da considerare.
Tra le nuove leve figurano anche Jackson e Bolden. Il playmaker mormone Frank Jackson dopo aver verbalmente scelto di giocare per BYU è tornato sui suoi passi facendosi ingolosire dall’ambizioso progetto dei “dark blue” del North Carolina. Jackson è un grande realizzatore ma non un regista puro, il che potrà essere un difetto da non sottovalutare anche se insieme ad Allen - che potrà disimpegnarsi in questo ruolo - forma il backcourt più atletico ed esplosivo del campionato. Il centrone texano Marques Bolden riempirà invece il vuoto lasciato nell’area pitturata, ma se offensivamente è più che valido non lo si può dire anche difensivamente dove dimostra molta svogliatezza.
Per molti oltre ai su citati sarà fondamentale Matt Jones, giocatore sempre utile e che rappresenta l’autentica chiave del roster. Una pedina capace di portare sempre il proprio apporto, adesso con un tiro da tre e ora con un recupero difensivo. Un all-around che per certi versi si è dimostrato decisivo già nel titolo del 2015. Ragazzo per bene e che sta al suo posto, il classico sesto uomo fatto persona che all’occorrenza può anche partire in quintetto, rappresenta un collante non indifferente per Coach K. Della vecchia guardia farà parte anche Amile Jefferson, a cui è stata concessa la redshirt dopo l’infortunio che gli ha permesso di giocare soltanto nove partite nella passata stagione. Il nativo di Philadelphia porterà ulteriore sostanza e solidità, oltre all’ormai esperienza acquisita nei quattro anni in cui ha militato con Duke al pacchetto lunghi.
E non finisce qui, perché i Blue Devils hanno anche altri asset, per questo la rotazione è da considerarsi piuttosto lunga. Iniziamo da Luke Kennard, colui che ha il record di punti a livello di high school nell’Ohio. Al suo secondo anno sarà un’arma tattica da tener presente perché essendo un cecchino puro potrà aprire le scatole difensive degli avversari nelle giornate “no”. Ci si attende invece qualcosa in più da Chase Jeter, il quale arrivato da Las Vegas come un autentico prospetto lo scorso anno ha avuto una media di soli 7.8 minuti di utilizzo senza convincere. E dunque dovrà impegnarsi per dimostrare di non essere un bust. Infine vi sono il quinto freshman dell’estate, tale Javin DeLaurier, che da ESPN è considerato #44 della Top 100; e Justin Robinson, figlio di quel David colonna portante dei San Antonio Spurs, che dunque dovrebbero dare manforte al reparto delle torri.
"BANDITI" DAL CAMERON INDOOR TUTTI GLI SCOUT NBA
Da questa analisi si capisce in modo inequivocabile quanto gli addetti ai lavori abbiano ragione nel reputare Duke la favorita numero uno del campionato NCAA. A Durham ci sarà una vetrina davvero molto interessante da ammirare dove saranno esposti alcuni dei prodotti di maggiore spicco del college basketball. Ed ovviamente sarà alta la pressione dettata dal raggiungere il risultato pieno. Non a caso un tecnico saggio ed esperto come Krzyzewski ha incaricato l’area comunicazione dell’università di avvisare tutte le franchigie NBA che gli scout saranno “banditi” per tutta la stagione agli allenamenti dei Blue Devils. Le uniche eccezioni si avranno il 19 e 25 ottobre prossimi, in occasione dei pro days al Cameron Indoor, mentre le sole altre opportunità per visionare e soprattutto valutare i giocatori saranno appunto le partite. Spetta a Coach K trovare il giusto equilibrio in campo, ricordando che le grandi vittorie si costruiscono con tanta pazienza e passo dopo passo.



* per il mensile BASKET MAGAZINE