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sabato 2 dicembre 2023

L'intervista ai golden boys Procida e Spagnolo

I due golden boya del basket azzurro hanno scelto la Germania per fare esperienza nel gran circo dell'Eurolega

Procida e Spagnolo a scuola dai campioni

Poco più che ventenni, compagni di stanza e spogliatoio in nazionale, scelti insieme dalla Nba, l'Alba Berlino li ha uniti sotto gli stessi colori


di Giovanni Bocciero*


Sono i golden boys dell’Italia dei canestri, quella che crede in loro ed è pronta a celebrarne i successi. Il futuro è tutto dalla loro parte, e Gabriele Procida e Matteo Spagnolo sono determinati a prenderselo. Con i sacrifici che comporta vivere lontano da casa e dalla famiglia, ed il lavoro quotidiano che contraddistingue i veri campioni. Gabriele, ala classe 2002 da Como, esploso nelle giovanili di Cantù; e Matteo, play brindisino del 2003, cresciuto cestisticamente a Mesagne; hanno condiviso spesso e volentieri il proprio cammino. Dal torneo giovanile del 2018 targato Eurolega a Belgrado con la Stella Azzurra Roma, all’Europeo Under 16 dello stesso anno disputato a Novi Sad, fino all’ultimo Mondiale giocato con l’Italia a Manila. Una sottile linea rossa che li ha portati a ritrovarsi insieme all’inizio di questa stagione in forza all’Alba Berlino. Un’amicizia nata sul parquet e consolidata tra camere d’albergo condivise e spogliatoio.

Nella capitale tedesca «viviamo in due appartamenti diversi - ha esordito Procida -. La nostra giornata tipo è allenamento al mattino dalle 11 alle 13. Verso le 14 torniamo a casa, al pomeriggio trascorriamo tempo assieme giocando ai videogame. Alla sera invece, spesso l’uno va a mangiare a casa dell’altro oppure usciamo a cena». All’allenamento vanno insieme, con l’unico patentato dei due Matteo che passa a prendere Gabriele. In virtù delle tante partite e trasferte che richiede il doppio impegno tra Bundesliga ed Eurolega, «non siamo riusciti a fare più di tanto in città - ha continuato l’ala azzurra -. Una volta, però, siamo andati allo zoo». «A volte facciamo anche qualche passeggiata al pomeriggio - ha aggiunto Spagnolo -, anche perché Berlino è davvero bella oltre ad essere una metropoli molto internazionale. Per le strade s’incontrano tanti italiani e persone davvero da tutto il mondo. È una cosa bella perché si respirano etnie e culture diverse. Anche solo per una questione culinaria, c’è qualsiasi tipo di ristorante, e si può scegliere tra diversi locali di carne o pesce».

Dopo aver condiviso diverse esperienze insieme, l’Alba è il primo club che li ha riuniti facendoli giocare insieme per un’intera annata. Ma chi è venuto a sapere per primo della notizia che avreste giocato insieme a Berlino? «Più o meno siamo tutti della stessa agenzia, le voci girano e stando in ritiro con l’Italia - ha detto il play brindisino - qualcosa ho chiesto a Gabriele. Una domandina sulla situazione della squadra o com’è l’ambiente gliel’ho fatta. Ovviamente i nostri compagni di nazionale sono stati i primi a sapere della notizia». Qual è stato il primo consiglio che ti è stato dato? «Gabriele mi ha detto di avere pazienza, di non innervosirmi soprattutto se all’inizio le cose non sarebbero andate come mi sarei aspettato. Si tratta comunque di un modo di giocare diverso, e quindi è normale che ci voglia un periodo di assestamento. Questo è stato il consiglio principale che mi ha dato».

Nonostante Gabriele e Matteo abbiano uno stretto legame che va oltre la pallacanestro, non hanno un particolare rito prima delle partite. Nemmeno un handshake, ovvero quel saluto tipico che tra compagni si fa prima di mettere piede in campo. «Nulla di speciale - ha detto l’ala brianzola -. A volte qualcosa di semplice, ma non abbiamo mai fatto nulla di strano». Forse prima delle partite sono concentrati solo su ciò che c’è da fare sul parquet, ma è interessante sapere che «non ho nessun idolo - ha continuato Procida -, ma guardo un po’ tutti i migliori nella mia posizione. Più li vedo e più cerco di rubargli qualcosa». «Guardo un po’ tutti i giocatori nel mio ruolo - ha aggiunto Spagnolo -, soprattutto quelli che giocano in Eurolega, per cercare di capire quello che fanno meglio e provare a copiarli. È utile per sviluppare il mio gioco».

Per quanto riguarda la stagione in Eurolega, Procida è chiamato a confermare l’ottima passata annata. «All’Alba c’è molta cura per il dettaglio e tanta voglia di lavorare. Non che nelle altre squadre dove ho giocato non ci fosse, però qui hai la palestra aperta 24 ore su 24, due allenatori a disposizione per sessioni individuali oltre allo staff tecnico. Tutto questo ti permette di poterti allenare anche prima o dopo l’allenamento di squadra». Per Spagnolo è stato invece l’esordio assoluto nella massima competizione continentale per club, nonostante qualche convocazione con il Real Madrid già nel 2020. «Berlino è la mia prima esperienza in Eurolega, e subito si vede quanto siano ben organizzati per il livello al quale siamo chiamati a giocare. Avendo più partite alla settimana, con diversi viaggi, è fondamentale che riusciamo a trovare il tempo non solo di allenarci, ma nel farlo bene».


Gabriele poi analizza le italiane Virtus Bologna e Olimpia Milano, già affrontate:
«Sono due squadre lunghe, con una panchina profonda, e credo che possano arrivare ai playoff. Se la possono giocare contro chiunque perché hanno giocatori di grande qualità. Sono allenate bene, da due ottimi allenatori, e credo che non gli manchi nulla per entrare tra le prime otto». Matteo invece fa le carte ai berlinesi: «Rispetto al roster dello scorso anno sono cambiati diversi giocatori, io per primo. Durante il raduno c’è chi è arrivato prima e chi è arrivato dopo, per questo stiamo ancora imparando a giocare insieme. I progressi però ci sono e si vedono. Spesso entriamo nel dettaglio per capire dove possiamo ancora migliorare, per arrivare a vincere quante più partite sarà possibile in Eurolega, che è il nostro obiettivo».

L’Alba Berlino è di sicuro una tappa importante per le loro rispettive carriere. Un posto dove poter continuare a crescere, una rampa di lancio verso cieli sempre più stellati. Ma cosa vedono i due ‘golden boys’ azzurri per il loro futuro? «Spesso ne discutiamo tra di noi - ha precisato Spagnolo -, e siamo convinti che è necessario vivere il presente e pensare a quello che facciamo oggi. Credo che non faccia bene né pensare troppo al futuro, e neppure al passato. Dobbiamo concentrarci sul presente, dobbiamo lavorare in maniera dura adesso, perché è quello che ci ripagherà in futuro». «È importante non crearci troppe aspettative - ha puntualizzato Procida -, perché le cose magari possono cambiare lungo il nostro percorso. Quindi restiamo nel presente e lavoriamo duramente tutti i giorni per raccogliere i frutti nell’avvenire». Giocare all’estero pone i cestisti italiani sullo stesso livello di uno straniero. L’ha evidenziato tempo fa anche Nicolò Melli, sottolineando come i club che ti ingaggiano cercano da te prestazioni oltre la media. Questo potrebbe aumentare il livello di pressione, anche se «non la vivo così - ha commentato il play brindisino, che faceva ore e ore di autobus per giocare a Roma prima di volare ancora adolescente a Madrid -. Giocare all’estero è un ulteriore modo per uscire dalla propria comfort zone. Ti devi confrontare con un altro tipo di ambiente, con un’altra lingua, con dei nuovi compagni dei quali pochi italiani se non addirittura nessuno. Tutto questo diventa uno stimolo in più per migliorare e per restare sempre sul pezzo».

Per qualcuno si tratterà di destino, per altri soltanto di un traguardo conquistato con merito. Ma Matteo e Gabriele hanno condiviso anche il Mondiale di questa estate. «Non mi aspettavo la convocazione ma ci speravo tanto. Sembra banale dirlo - ha riflettuto il brianzolo che ha vissuto un’esperienza sfortunata alla Fortitudo Bologna prima di emigrare in Germania -, ma è veramente un sogno partecipare ad un Mondiale indossando la maglia della nazionale. Sono stato contento dell’opportunità ricevuta dal ct Gianmarco Pozzecco, e non posso sicuramente lamentarmi dello spazio ritagliatomi». «Si tratta del sogno che si ha sin da quando si è piccoli - ha aggiunto Spagnolo -, che negli ultimi anni, un passettino alla volta, è diventato sempre più realtà. Sapevamo di essere nel giro dei convocabili, ma non eravamo certi di poter far parte della spedizione. È stata l’esperienza cestistica più forte della mia carriera sin qui. Sono rimasto soddisfatto per il clima e la squadra con cui l’ho vissuta, perché siamo diventati davvero una grande famiglia». La prossima estate azzurra è ovviamente lontana, pensandoci adesso. Ma c’è un Preolimpico da dover vincere e «ovviamente speriamo di far parte della squadra - ha continuato Procida -, e ce la metteremo tutta per essere convocati e andarci a prendere un posto alle Olimpiadi».

Dal sogno azzurro a quello Oltreoceano, perché tra le tante cose condivise, Gabriele e Matteo sono stati anche scelti al draft Nba nella stessa notte, quella del 23 giugno 2022. «Essere stati draftati è sicuramente un qualcosa che ti avvicina all’America. Questo però non significa che accadrà sicuramente - ha precisato il play -. La Nba resta comunque la lega più famosa e prestigiosa del mondo, ed è il sogno di tutti. Da quella notte abbiamo fatto qualche passo in più verso di lei, ma ce n’è ancora di percorso da fare. Però non bisogna mai smettere di crederci e sperare». «La strada è ancora lunghissima. Ci vogliono ancora tanti allenamenti - ha replicato Gabriele -, e non è detto che seppur sei stato scelto al draft andrai certamente a giocarci. È tutto una conseguenza del lavoro che fai durante la settimana, nel corso degli anni. Se poi dovesse arrivare l’opportunità, sarebbe un sogno bellissimo». Ma qual è il rapporto che avete con le rispettive franchigie? «Ci sentiamo spesso, anche perché mi seguono e guardano le partite», ha detto Gabriele. «Lo stesso vale per me», ha concluso Matteo. Senza fare voli pindarici, i due ‘golden boys’ restano saldamente con i piedi per terra e guardano dritto avanti a loro. Un allenamento dopo l’altro, una convocazione dopo l’altra, con la fame di chi vuole arrivare. Ma con calma, senza fretta. Dopotutto sono poco più che ventenni, con una carriera già ampiamente vissuta, ma dalle pagine importanti ancora da scrivere.

Il comasco e l'Alba Berlino insieme dalla scorsa stagione

Dal minibasket a Lipomo, piccolo comune brianzolo, all’esordio in Serie A con la canotta della Pall. Cantù a soli 17 anni. Senza dimenticare le origini della famiglia, di Agropoli, dove spesso è tornato in cerca di una palestra per allenarsi senza sosta anche d’estate. Il cammino di Gabriele Procida è stato precoce, per qualcuno è potuto sembrare una strada lastricata d’oro, ma di certo non semplice. Con l’arrivo a Basket City, sponda Effe, sarebbe dovuto decollare. Non è stato così. Ed ha fatto bene ad emigrare per trovare l’ambiente adatto dove poter continuare a crescere e migliorare, accettando forse una sfida prima con sé stesso in quel di Berlino.

Per il giovane brindisino è la prima esperienza in Eurolega

Dai 78 punti segnati in una partita ad appena 13 anni, con i quali ha permesso alla Mens Sana Mesagne di battere Ceglie e vincere il titolo regionale; all’esordio in Liga Acb con la canotta del Real Madrid a 17 anni compiuti. La carriera di Matteo Spagnolo è stata già costellata di record che in tanti non riusciranno nemmeno lontanamente ad immaginare. Forse un predestinato, andato via di casa ancora bambino, ma sicuramente con la testa sulle spalle. L’Alba Berlino è la quinta tappa di un percorso che lo può proiettare davvero molto in alto. L’asticella delle aspettative non è fissata a misura d’uomo, dunque necessita di grande impegno e lavoro sodo per scavalcarla.

Lanciati in azzurro da Sacchetti, punti fermi nella nazionale del futuro

Dalla Stella Azzurra all’azzurro sino a Berlino, storica città che rievoca momenti sportivi indelebili per tutti gli italiani. Matteo Spagnolo e Gabriele Procida hanno visto spesso e volentieri incrociarsi i rispettivi percorsi cestistici. La partecipazione al Mondiale di Manila è soltanto un nuovo, importante, punto di partenza per entrambi, che possono diventare le colonne portanti dell’Italbasket che verrà. Lanciati entrambi da Meo Sacchetti, Matteo è stato il primo ad esordire nella nazionale dei grandi. Era il 20 febbraio del 2020, e da ragazzo del sud gli sono bastati pochi minuti per far esplodere il PalaBarbuto di Napoli con i suoi primi due punti contro la Russia. Il terzo più giovane esordiente di sempre, ha già totalizzato 26 presenze per un totale di 121 punti. Un anno dopo è toccato a Gabriele la ‘prima volta’. Era il 19 febbraio 2021, l’Italia affrontava l’Estonia nella bolla di Perm’, la prima delle sue 18 partite in azzurro per 69 punti complessivi. Tra i candidati dello scorso anno per il premio Rising Star di Eurolega, Procida quest’anno sta viaggiando a oltre 5 punti, 2 rimbalzi e 2 recuperi di media. All’esordio assoluto Spagnolo, invece, è andato già due volte in doppia cifra per punti e registra più di 8 punti e 2 assist a partita.


* per la rivista Basket Magazine

giovedì 24 agosto 2023

Basile scommette sull'Italia e sul Poz: «Bravo a cambiare visione»

VERSO IL MONDIALE 2023

Basile scommette sull'Italia e sul Poz:

«Bravo a cambiare visione»


di Giovanni Bocciero

Un oro e un bronzo europeo, ma soprattutto l'argento olimpico del 2004. Se si parla di Gianluca Basile in merito alla nazionale di pallacanestro è sicuramento uno dei giocatori più titolati. Eppure, proprio come per l'Italia gli manca nel palmares una medaglia al Mondiale. Competizione che vedrà ormai ad ore gli azzurri esordire contro l'Angola (venerdì 25 alle ore 10:00). Una squadra che ha avuto un cammino perfetto nell'avvicinamento al campionato iridato, con sette vittorie su sette amichevoli disputate contro Turchia, Cina, Serbia, Grecia, Portorico, Brasile e Nuova Zelanda. Successi arrivati anche contro avversarie di un certo livello, che però non contano assolutamente nulla in questa fase se non per far crescere l'autostima del gruppo. «Vincere non è mai semplice, perché sulla carta ci sono tante squadre forti quanto te - ha esordito Basile - o ancora di più. La cosa fondamentale è creare il concetto di squadra, e che tutti e dodici i giocatori capiscano in che contesto si trovano e il proprio ruolo. Quando tutti i meccanismi combaciano ci si può togliere tante soddisfazioni, e credo che la nazionale già dalla partecipazione all'Olimpiade con la gestione di Meo Sacchetti abbia intrapreso la giusta strada. Col Poz allo scorso Europeo si è arrivati ad un buon risultato, e si stanno comportando bene anche in queste amichevoli dove davvero giocano una buona pallacanestro. Sono una squadra atipica perché non hanno un centro di peso sotto canestro, ma c'è Nicolò Melli che è un jolly, che può difendere sui lunghi grossi, poi è dinamico ed ha la giusta intelligenza tattica. Se riescono a creare quella particolare atmosfera nello spogliatoio non dico che sono da medaglia, ma possono andare molto avanti nella competizione. Purtroppo il Mondiale è ancora più difficili degli Europei».

Basile ha vinto quello storico argento olimpico ad Atene con Gianmarco Pozzecco. Ma non solo l'azzurro, i due sono stati compagni di squadra per tre anni alla Fortitudo Bologna, e nella stagione 2013/14 il Poz è stato addirittura allenatore del Baso all'Orlandina. «Non me lo sarei mai aspettato in questo ruolo - ha confessato l'ex guardia tiratrice -, e questo è sicuramente qualcosa di positivo per lui. Credo che quello che sia riuscito a fare meglio è capire che il suo gioco, con quel talento, quella visione, era unico, e che lo poteva mettere in pratica solo lui. Quindi si è dovuto immedesimare in un contesto differente, nel quale non può aspettarsi quelle determinate cose dai giocatori. Ecco perché lo vedo molto focalizzato sui dettagli e le situazioni tattiche, cosa che da giocatore gli riuscivano per talento, perché sapeva inventare come nessun'altro. Nel suo nuovo ruolo ha dovuto capire che chi sta in campo non si chiama Pozzecco, e quindi ha dovuto imparare attraverso la lunga gavetta che ha già fatto alcune dinamiche che vanno al di fuori della sua visione. Visione che ha comunque portato a livello umano perché, essendo stato un atleta difficile da gestire, sa cosa passa per la testa di chi scende in campo e come saperlo prendere affinché possa essere tranquillo. Questo suo modo di fare crea grande fiducia nel rapporto che ha con le persone - ha sottolineato Basile -, le quali arrivano a credere fortemente in lui. Si merita tutto quello che ha raggiunto, e se a volte di sicuro esagera è perché spinto dalla passione. Nessuno può dire che non metta tutto sé stesso in quello che fa».

Pozzecco è stato chiaro sin dall'inizio del raduno. Ha convocato quei giocatori con i quali intende portare avanti un progetto duraturo nel tempo, perché è importante anche a livello di nazionale costruire un gruppo che si conosca quanto più possibile a maggior ragione con le poche occasioni per ritrovarsi. «Se non si crea mentalità nel gruppo si fa fatica pensare di poter non solo sognare una medaglia, ma persino di essere competitivi. La mentalità è ciò che ti rende forte, che ti dà sicurezza, e si costruisce nell'arco degli anni e anche dalle sconfitte. Come il quarto di finale perso contro la Francia dell'estate scorsa. Vedendo come giocano, e considerando che sono comunque tutti dei bravi ragazzi dal punto di vista comportamentale - ha continuato Basile -, credo che la mentalità sia quella giusta. Si percepisce che tutti vogliono fare bene e che nessuno esce fuori dal coro. Si stanno preparando al meglio, sono convinti di poter far bene, e poi dal traguardo del podio sei spesso diviso da una linea sottile che a volte dipende anche dalla fortuna negli incroci. Bisogna guardare una partita per volta e vedere cosa succede».

Il Mondiale sarà l'ultimo palcoscenico da giocatore per Gigi Datome, capitano dell'Italbasket che pur emozionatosi per aver vinto due bronzi europei a livello giovanile con l'U18 e l'U20, non ha conquistato nessuna medaglia con la nazionale maggiore. Chiudere la carriera con l'azzurro indosso e magari sul podio sarebbe un sogno. «Già indossare la maglia azzurra e sentire l'inno ti tocca nel profondo - ha riflettuto l'ex Fortitudo e Barcellona -, si prova orgoglio e soddisfazione per essere arrivato in quel contesto, che è il sogno da bambino. Una serie di cose che ti appagano sicuramente. Il ritiro è una cosa molto soggettiva, non c'è un'età che sia una data di scadenza. Per quello che ho provato io ai miei tempi, il corpo non mi reggeva più come una volta. Vedi ragazzi più veloci, subisci più infortuni, e quindi bisogna iniziare a tirare le somme valutando i pro e i contro nel continuare la carriera. Credo che Datome stia soffrendo almeno da due anni di diversi infortuni che gli hanno fatto giocare molte meno partite, anche se quando poi è in campo fa la differenza con la sua presenza. Gara 7 delle ultime finali scudetto sono un grande esempio. Ma arrivati a questo punto, solo lui poteva prendere una decisione riguardo questa cosa. Per quello che ha fatto, e per la persona che è, c'è solo da alzarsi in piedi per applaudirlo».

Per un Datome che prenderà parte al suo ultimo ballo, ci sono diversi giovani alla loro prima grande esperienza con l'Italia. Parliamo ovviamente di Momo Diouf, Gabriele Procida e Matteo Spagnolo, rigorosamente in ordine di data di nascita essendo un 2001, un 2002 ed un 2003. Segno questo che il Poz non ha paura a lanciare dei giovanissimi. «L'età non è importante, perché ricordo che ai miei tempi Ricky Rubio aveva solo 17 anni ma era già in nazionale e addirittura comandava in campo. E' solo una questione di mentalità e di voler fare bene, e la crescita che hanno avuto Spagnolo e Procida fa ben sperare per il futuro dell'Italia. Voglio però anche lanciare un messaggio a chi è stato tagliato per ultimo o sta nel giro della nazionale, ovvero che un giocatore deve lavorare per migliorarsi sempre, così da presentarsi al prossimo raduno più forte. E' solo il lavoro che ti fa guadagnare sicurezza e prendere coscienza dei propri mezzi, così che si possano raggiungere certi livelli». Ma vede in qualcuno i nuovi Baso e Poz? «Questa domanda non ha risposta. Ogni giocatore ha una sua mentalità ed un suo talento. Ma non mi soffermerei neppure sui singoli, perché anche ai nostri tempi - ha concluso Basile - la forza del gruppo era l'insieme dei giocatori ognuno con la mentalità giusta».

sabato 1 luglio 2023

Operazione Manila: 45 anni fa Italia beffata allo scadere

L'Italia chiuse al quarto posto beffata da un tiro allo scadere del brasiliano

45 anni fa il canestro di Marcel spense la gioia azzurra

Il ricordo di Marzorati: «Battemmo anche gli Usa e fu un buon Mondiale guastato da quell'ultimo episodio quando, dopo il sorpasso di Bonamico, pensavamo di avere già la medaglia di bronzo al collo»


di Giovanni Bocciero*


L’Italbasket, ancora alla caccia della sua prima medaglia ad un Mondiale, si presenterà in quel di Manila dove è andata più vicina al grande risultato nel lontano 1978. Se l’Italia dei canestri ha infatti festeggiato nell’arco della sua storia per i metalli d’oro, d’argento e di bronzo di Europei ed Olimpiadi, in bacheca manca una posizione sul podio alla Coppa del Mondo. Ipotizzare gli azzurri a medaglia alla prossima competizione iridata di Filippine, Indonesia e Giappone è alquanto difficile, se non addirittura impossibile. Ma nella magia di Manila si spera che tutto possa accadere, proprio come al Mondiale del ‘78, al quale l’Italia vi partecipava dopo essere già arrivata ai piedi del podio nel ’70.

A Manila gli azzurri furono invitati proprio dalla federazione filippina, non essendosi qualificati per l’edizione del ’74, e per l’Italbasket quel Mondiale «è stato un torneo abbastanza buono dal punto di vista dei risultati - ha commentato Pierluigi Marzorati -, tranne che per l’ultima partita persa contro il Brasile con un tiro dalla distanza allo scadere che ci ha fatto perdere la medaglia di bronzo. Quel risultato ha segnato il futuro della nazionale. Dopo quel Mondiale, e l’Europeo dell’anno successivo giocato in Italia con fase finale a Torino, al quale non partecipai perché impegnato con la laurea - ha ricordato l’ex playmaker azzurro -, il presidente della federazione decise di cambiare il ct, anche perché Giancarlo Primo era stato per dieci anni l’allenatore della nazionale. Se avessimo vinto quel bronzo, però, di sicuro si sarebbe continuato con lui in panchina. L’arrivo di Sandro Gamba ha portato un rinnovamento che ha creato un ciclo abbastanza vincente con un argento olimpico e un oro europeo. Però mi preme non dimenticare Primo, perché con lui abbiamo vinto due bronzi europei nel ‘71 e nel ’75, e purtroppo c’è sfuggito quel bronzo ai Mondiali di Manila che grida ancora vendetta».

La formazione azzurra nell'amara Manila 1978. In basso, secondo da destra,
Pierluigi Marzorati, 70 anni, icona della nostra pallacanestro

La formula di quella competizione vedeva la campione in carica Unione Sovietica e il paese ospitate Filippine già qualificate al gruppo finale da otto squadre, completato dalle prime due classificate dei tre gironi eliminatori. L’Italia, composta da una formazione con i pilastri Meneghin, Marzorati e Bariviera, mise in evidenza un buon gioco di squadra con diversi protagonista di partita in partita. All’esordio gli azzurri hanno battuto il Portorico 93-80 (Bariviera 24 punti), perso con il Brasile 84-88 (Meneghin 22) e vinto in maniera larga con la Cina 125-95 (Marzorati e Bariviera 24). La prima vittoria nel girone finale è arrivato di misura contro gli Stati Uniti 81-80 (Della Fiori 20). Dopo il ko con la favorita Jugoslavia 76-108, Carraro con 20 punti ha guidato gli azzurri a battere l’Australia per 87-69. Battuta anche le Filippine 112-75 (Bariviera 25), l’Italia ha ceduto all’Unione Sovietica per 69-79 (Carraro 18) prima di superare il Canada 100-83 (Meneghin 23). Tra le novità della nuova formula mondiale, c’era quella dello spareggio tra prima e seconda, e terza e quarta per decretare il podio. Gli azzurri hanno così affrontato il Brasile per la medaglia di bronzo. Negli ultimi secondi il canestro di Bonamico sembrava aver fatto vincere la nazionale italiana, che però distratta da precoci festeggiamenti ha lasciato libero Marcel che dalla grande distanza ha segnato con un tiro dell’Ave Maria: 85-86, ultimo gradino del podio agli avversari e azzurri rimasti a bocca asciutta.

«Sono passati 45 anni, ma una cosa che ricordo in maniera scherzosa è l’incontro con la Cina - ha rammentato ancora Marzorati -. La formazione avversaria presentava il centro Mu Tiezhu, alto 2.28 metri, con due mani enormi che quando aveva il pallone sembrava giocasse con un’arancia. Ovviamente lo ha dovuto marcare per gran parte della partita Dino Meneghin, che ridendoci su ha sempre detto che fosse di cemento armato perché non riusciva a spostarlo. La Cina era anche una buona squadra, preparata tecnicamente, con giocatori nella media dell’1.90. Per quanto riguarda l’ambiente invece, quello che mi ha più colpito è stata l’umidità. Erano i primi di ottobre, c’erano i monsoni e si giocava con un’umidità del 90% e passa - ha sottolineato l’ex play -, si faceva fatica addirittura a respirare. Per il cibo già all’epoca c’era l’usanza di portarsi prodotti da casa come la pasta. Certo spostarsi in Asia comportava mangiare tanto riso, ad esempio, ma non c’erano difficoltà a reperire gli spaghetti o la carne».

Il sorteggio della World Cup 2023 ha visto l’Italbasket inserita nel girone A insieme ad Angola, alla Repubblica Dominicana di Karl Anthony Towns e alle Filippine padrona di casa di Jordan Clarkson. Per questo la nazionale giocherà all’Araneta Coliseum di Quezon City a Manila. Struttura inaugurata nel 1960 e già location del Mondiale del ‘78. Sia l’Angola che le Filippine sono state avversarie degli azzurri anche al Mondiale del 2019 in Cina. Contro entrambe hanno vinto piuttosto nettamente: 92-61 contro gli angolani, quinta vittoria in altrettanti precedenti; 108-62 contro i filippini, per la vittoria più larga nei nove precedenti. Due i confronti con la Repubblica Dominica; il primo nel settembre 1978, un’amichevole vinta dagli azzurri per 87-66 proprio in vista dei Mondiali; il secondo il 3 luglio 2021, al Preolimpico di Belgrado, un 79-59 che spianò la strada verso la finale che poi catapultò la squadra allenata dal ct Meo Sacchetti ai Giochi olimpici di Tokyo. Assodato che il girone della prossima competizione iridata è abbordabile, s’inizia il 25 agosto contro l’Angola, il 27 sfida ai dominicani e ultima gara del gruppo il 29 con le Filippine. Meglio non lasciare nulla al caso per la seconda fase in cui s’incroceranno le migliori due del girone B, ovvero Serbia, Cina, Portorico e Sud Sudan, da affrontare rispettivamente l’1 e 3 settembre portandosi dietro i risultati già acquisiti. Ma sarà ancor più importante arrivare primi nella seconda fase, perché se si dovesse arrivare secondi nel girone I, ai quarti di finale - da giocare il 5 settembre - ci potrebbe essere l’accoppiamento con gli Stati Uniti.

«Con quest’ultima generazione, a cavallo tra il termine dell’era Sacchetti e l’inizio di quella Pozzecco, si intravede qualcosa di positivo. Spero che vada avanti questo processo di maturazione - ha continuato Marzorati - e che tutti i giocatori che sono fisicamente a posto e che sono vogliosi di indossare l’azzurro siano a disposizione. Adesso però, più che pensare ad un discorso di medaglie, l’importante è affrontare bene il primo girone eliminatorio. Bisogna superarlo da primi, anche se non sarà facile. Parlo per esperienza, partire bene in una competizione permette alla squadra di acquisire autostima e fiducia. Sentimenti che, seppur sappiamo che alla fine le rotazioni sono spesso precluse a otto, forse nove giocatori, si propagano anche a coloro che vedono poco il campo e gli permette di essere pronti quando chiamati nel momento del bisogno». Dopo l’ultimo Europeo sarà la seconda manifestazione alla quale l’Italbasket parteciperà con Gianmarco Pozzecco in qualità di ct. «La sua nomina è una bella sfida. Avrà una seconda opportunità, anche se la squadra non ha certamente il talento di altre nazionali. Credo però che in questo momento non bisogna pretendere troppo da lui e dalla squadra, ma più che altro volere un miglioramento dal punto di vista del gioco e della posizione - ha analizzato l’ex azzurro -, ma non esclusivamente della medaglia. Il Mondiale è una competizione che permette di incontrare nazionali provenienti da altri continenti e spesso difficili da affrontare. Certo, non bisogna dimenticare che il risultato è importante anche in funzione della qualificazione per le Olimpiadi di Parigi del prossimo anno».

Fare bene alla competizione iridata non sarà solo il frutto di una semplice somma di talento, ma è indispensabile creare quella chimica giusta che permetta anche di andare oltre i propri limiti. Come è spesso accaduto con le nazionali dei cicli vincenti. «I risultati che l’Italia ha ottenuto in passato sono sempre stati figli di un lavoro di più anni. È quello che oggi nella pallacanestro italiana è penalizzante. Ovvero, il fatto che non solo ogni anno si cambia l’assetto della squadra, ma addirittura durante la stessa stagione ci sono giocatori che vanno via e altri che arrivano. Questo è l’esatto contrario di come bisogna lavorare per vincere - ha ancora analizzato il play -. Ogni anno bisogna aggiungere qualcosa, e non togliere, mantenendo un assetto di squadra che permetta di avere un nucleo base che crei continuità e soprattutto affiatamento. Questo vale tanto per i club quanto per la nazionale. Andando avanti nel corso degli anni, con un ciclo di tre o quattro stagioni, si devono pretendere dei risultati perché si spera che la squadra abbia definito il suo valore così da poter puntare ad una zona medaglie».

Oggi la nazionale italiana è composta soprattutto da due blocchi ben definiti, di Olimpia Milano e Virtus Bologna, forse un fattore per riuscire ad arrivare ad una alchimia migliore in breve tempo. «È una cosa che è sempre successa, basta vedere gli anni del bipolo Milano e Varese, oppure Cantù, e allora diventava un tripolo. È sicuramente una cosa vantaggiosa, ma la differenza è che noi non avevamo giocatori all’estero. Questo implica che durante le finestre diversi atleti, che sono importanti ed utili nell’economia della squadra, non possono esserci. Bisogna dunque cercare di ottimizzare il tempo a disposizione per il ct, ma - ha concluso Marzorati - è certamente una complicanza e non una facilitazione».

Così a Manila 45 anni fa

ITALIA-BRASILE 85-86 (45-50)

ITALIA: Caglieris 2, Iellini, Carraro 8, Ferracini, Della Fiori 2, Bariviera 21, Bonamico 8, Meneghin 13, Villalta, Vecchiato 4, Marzorati 6, Bertolotti 21. All. Primo.

BRASILE: Marcelo Vido, Fausto 6, Ubiratan, Carioquinha 12, Helio Rubens 4, Marquinho 12, Gilson 12, Marcel 22, Adilson, Agra, Oscar 18, Robertao. All. Vidal.

CLASSIFICA FINALE: 1. Jugoslavia, 2. Urss, 3. Brasile, 4. Italia, 5. Usa, 6. Canada, 7. Australia, 8. Filippine, 9. Cecoslovacchia, 10. Portorico, 11. Cina, 12. Rep. Dominicana, 13. Sud Corea, 14. Senegal. 



* per la rivista Basket Magazine

martedì 10 gennaio 2023

Italbasket. Aspettando Banchero, Melli è un gigante

Le torri. Le partite di novembre hanno confermato i limiti azzurri
in un ruolo fondamentale come quello del centro

Aspettando Banchero, Melli è un gigante

Tessitori e Biligha ammirevoli per impegno, ma all'Italia
serve di più per diventare davvero competitiva


di Giovanni Bocciero*


QUANDO PARLIAMO di Italbasket, proprio come succede con il calcio, diventiamo tutti un po’ commissari tecnici. E così troviamo tanti difetti o lacune, tanto tecniche quanto tattiche quanto fisiche. Se c’è un aspetto sul quale tutti siamo d’accordo, è che alla nazionale manca un centro di ruolo. Il Nicolò Melli visto all’Europeo ha in parte nascosto sotto al tappeto questo problema ormai perenne. E in vista dei Mondiali della prossima estate, ai quali ci siamo già qualificati, si spera possiamo schierare anche Paolo Banchero. Due giocatori che centro non sono, ma che in qualità di figli del basket odierno nel ruolo di centro hanno imparato a giocarci, e persino ad imporsi come ottimi interpreti.
Il Melli visto ad Eurobasket ha giganteggiato contro avversari del calibro di Nikola Jokic e Rudy Gobert, guidando la nazionale con leadership e spalle larghe. Gli è entrato sotto pelle, anticipando le loro mosse così da farli anche innervosire. Il giocatore dell’Olimpia li ha disinnescati in attacco, ed ha avuto sempre delle ottime letture oltre che al coraggio per spuntarla quando era lui a doverli attaccare. Banchero sta dimostrando di avere già una grande personalità pur essendosi appena affacciato in Nba. In ottica nazionale si pensa possa essere un lungo, ma in realtà gioca come un esterno. Tiene palla in mano, fronteggia il canestro, sul pick and roll spesso fa il portatore e non il bloccante, ma abbinando i 208 cm ai 113 kg fa comunque la differenza vicino canestro, combinando forza fisica, talento e agilità. Con cifre e impatto alla Luka Doncic, il futuro del giocatore degli Orlando Magic non può che essere roseo. Con l’Italia o meno. La domanda è però se con Banchero che sceglie l’azzurro, lui e Melli possano bastare per risolvere la grande lacuna dell’Italia quando si parla di centro.
«Melli non è un centro ma un ‘4’ - l’analisi sprezzante di coach Valerio Bianchini -, che è costretto a giocare in nazionale in quella posizione anche per l’assenza di veri e propri lunghi di ruolo. Per quanto riguarda Banchero, sappiamo che può giocare per l’Italia ma non se questo accadrà. È impegnato con la Nba, ma se dovesse esserci al Mondiale sarà senz’altro un grande aiuto in senso globale. Non lo vedo in un ruolo specifico come quello di centro, e quindi bisognerà inserirlo in squadra con sagacia ed anche un po’ di inventiva, che sono sicuro non mancheranno di certo a Pozzecco».

Nicolò Melli, 31 anni, il pilastro dell'area. Leader e diga
della difesa azzurra: lo rivedremo ai Mondiali (Foto Italbasket)

LA DOMANDA che forse tutti dobbiamo porci, altresì, è se con l’evoluzione del gioco ha ancora senso parlare di centro, nel senso puro del termine e della posizione. «Se guardiamo in giro, l’unico lungo vero ce l’ha la Francia con Gobert - la fotografia di Dino Meneghin -. Gli altri sono tutti dei lunghi che si alternano a giocare sia sotto che fuori. Di sicuro però, Melli è insostituibile per la nazionale perché è capace di marcare su ogni giocatore grazie alla velocità di piedi, all’intelligenza tattica e al fisico. Banchero l’ho visto giocare davvero poco, ma mi sembra anche lui più un esterno. Però quando i giocatori sono intelligenti ed hanno la giusta tecnica si sanno adattare ad ogni situazione. Ben vengano, poi, dei giocatori che siano lunghi ed atletici, e che non siano statici. Magari possono soffrire in difesa, ma possono compensare questo limite in attacco dove sono molto più pericolosi per gli avversari perché li possono battere con il tiro o in velocità nell’1vs1».
«La pallacanestro di oggi si è involuta a causa dell’esasperazione del tiro da tre - ha tuonato coach Bianchini -, che ha svuotato di significato molti aspetti fondamentali del gioco come anche quello rappresentato dal ruolo del centro che ne aumentavano la bellezza. Oggi poche squadre giocano con il classico pivot, con schemi per andare in post basso o con incroci sul post alto. Non vedo in giro grande utilizzo del centro; sparito il gioco in post alto; vedo tanti giocatori prendere palla in post basso e poi rinculare, ma raramente vedo un movimento come si deve vicino al canestro».
Andare in post basso è diventata un’arma tattica per le squadre non tanto per concludere vicino canestro, ma per far collassare la difesa costringendola a chiudersi per poi batterla con un successivo scarico sugli esterni.
«Di lunghi nel vero senso della parola ce ne sono ormai pochi - ha aggiunto Meneghin -, in particolare in Italia dove sono una rarità. Oggi sono un po’ tutti votati all’essere bravi anche per vie esterne, quindi credo che non sia così indispensabile. Ma certo, quando poi devi affrontare un lungagnone iniziano i problemi. In quella situazione, però, subentra anche il gioco di squadra, con gli aiuti difensivi e i tagliafuori da parte di tutti».

IN EFFETTI il rimbalzo non è più una prerogativa dei soli lunghi. Emblematica l’ultima gara di qualificazione al Mondiale degli azzurri contro la Spagna, nella quale si è perso anche e soprattutto per aver concesso agli esterni avversari troppe carambole offensive. «Questo è una diretta conseguenza del tiro da tre - ha continuato Bianchini -, perché i rimbalzi diventano molto lunghi e spesso sono fuori portata per i lunghi e finiscono nelle mani degli esterni. Questa è la ragione».
«Spesso l’andare a rimbalzo è una mentalità - ha sottolineato Meneghin -, che non riguarda solo i lunghi ma anche gli esterni. La Spagna ci ha fatto neri soprattutto con i piccoli rapidi e veloci che andavano a rimbalzo. Gli esterni devono capire che su un rimbalzo lungo, o su una palla sporca, possono avere la meglio solo se prima fanno tagliafuori per non essere battuti in velocità e destrezza».
Il presidente federale Gianni Petrucci, il ct Gianmarco Pozzecco ed il direttore Salvatore Trainotti, si sono recati negli Stati Uniti per parlare di persona con Paolo Banchero, dopo le intermediazioni di Riccardo Fois. La delegazione azzurra ha proposto al nativo di Seattle i piani futuri della nazionale, con lui quale ‘centro di gravità’ del progetto. Con Banchero che ancora non ha deciso se giocare o meno per l’Italia, e con Melli che ha avuto un turno di riposo nell’ultima finestra Fiba, dovendo fare di necessità virtù contro Spagna e Georgia sono tornati utili sia Paul Biligha che Amedeo Tessitori. Che pur con tutti i loro limiti, non si può dire che quando vestano la casacca della nazionale non si mettano in mostra per voglia, caparbietà ed abnegazione. E allora ecco che in vista proprio dei Mondiali, si può riaprire un discorso di meritocrazia per quanto riguarda le convocazioni.

Paul Biligha, 32 anni, durante l'ultima finestra mondiale
ha sostituito al meglio i nostri big (Foto Italbasket)

«Questo discorso vale fino ad un certo punto - ha commentato Bianchini -, perché l’allenatore deve fare delle scelte che siano più funzionali alla squadra. Quindi non può stare a guardare chi ha fatto cosa nelle partite precedenti. Deve convocare i giocatori che siano funzionali alla squadra nella sua ottica di gioco. È un compito difficile che il tecnico deve svolgere senza pregiudizi».
«Non vorrei essere al posto di Pozzecco, ma ad un certo punto l’allenatore deve fare delle scelte - il commento di Meneghin -, e siccome lui ama i suoi giocatori come fossero dei figli mi rendo conto che si possa trovare in grande imbarazzo. In primis dal punto di vista affettivo e solo dopo da quello tecnico. È chiaro però che a giocare un Europeo o un Mondiale, competizioni di altissimo livello, bisogna andarci con la squadra più forte e competitiva che si può. Per cui a malincuore qualcuno deve rimanere fuori, e questa è la grande difficoltà per un coach nell’escludere qualcuno che ti ha dato una mano ad arrivare al traguardo. Però prima vediamo se Banchero viene, capiamo quali sono le sue intenzioni. Personalmente ho qualche dubbio perché è una matricola, e quindi al termine della sua prima stagione in Nba deve ancora far vedere alla sua squadra di lavorare individualmente in estate, mantenendo certi equilibri di un meccanismo che è proprio dell’Nba. Speriamo però che possa giocare con l’Italia e non con gli Stati Uniti - la chiosa dell’ex centro e già presidente federale -, perché se non tra uno può sempre venire tra due anni. La vedo complicata, ma il talento e la qualità non si rifiutano mai». Con Melli e Banchero a fungere da ‘5’ forse non risolveremo del tutto l’atavico problema del centro in nazionale, ma di sicuro con loro due insieme alzeremmo il livello del talento e del potenziale. Quindi è giusto spingere affinché il lungo dei Magic scelga l’Italia, ma «non si tratta di un corteggiamento, ma di presentargli programmi e prospettive: il suo inserimento all’interno della squadra, il ruolo che avrà in base alle sue capacità. Bisognerà farlo sentire importante - le parole di Meneghin -, usare il linguaggio giusto, perché perdere un talento del genere sarebbe comunque un gran peccato».

Pozzecco: «Melli? Il più forte al mondo»
«Per me Nicolò è il più forte giocatore al mondo». Se a dire queste parole è il ct Gianmarco Pozzecco, è inevitabile pensare che non ci si potesse aspettare nulla di diverso. Però è pur vero che il Nik Melli visto all’ultimo Eurobasket, è un giocatore che fa la differenza. E davvero tanto. «L’ho detto più volte e lo ribadisco - ha continuato il tecnico -, il suo quoziente d’intelligenza nel basket è clamoroso, e non solo per quello che fa in difesa ma anche per le sue sempre corrette letture del gioco offensivo. All’Europeo è stato sullo stesso livello delle varie stelle come Giannis, Jokic e Doncic. Lo penso e ci credo, perché in 40 anni che sono in questo meraviglioso sport non ho mai visto un giocatore come lui. Sa sempre cosa fare in ogni situazione di gioco, e con il suo esempio - ha concluso Pozzecco - è decisivo per tutti i compagni della nazionale».
Nell’ultima finestra, nella quale l’Italbasket ha staccato il biglietto per il Mondiale 2023, di comune accordo tra il ct ed il giocatore ha avuto un turno di riposo. Ma quello che a tutti gli effetti, Gigi Datome permettendo, è il capitano della nazionale, di sicuro scalpita per tornare ad indossare la maglia azzurra. 

Caruso, Diouf e Okeke i lunghi di prospettiva
«In campionato ci sono diversi emergenti interessanti. Ne cito uno su tutti, per capacità fisiche e tecniche: Guglielmo Caruso». Così coach Ettore Messina, e di fatto l’avvio di stagione del centro classe ‘99 di Varese è stato importante. Non a caso il ct Pozzecco lo ha convocato seppur senza utilizzarlo nell’ultima finestra Fiba. Lui rappresenta forse il meglio dei giovani lunghi di ruolo in ottica Italbasket. 
Dietro di lui Momo Diouf, centro classe ’01 di Reggio Emilia, che ha partecipato all’ultimo raduno; Maximilian Ladurner, altro lungo del ’01 di Trento; ma soprattutto Leonardo Okeke, classe ’03 e senz’altro miglior prospetto in divenire. Infatti adesso è ancora troppo acerbo sotto ogni punto di vista: dal carattere alla tecnica alle letture tattiche.
L’Olimpia Milano ha bruciato tutti nell’acquistarlo questa estate, per poi mandarlo in prestito in Spagna a farsi le ossa. Guardando a giocatori come Marco Spissu o Pippo Ricci, l’A2 può essere molto formativa. E allora non escludiamo per il ruolo Tommaso Guariglia, classe ’97 messosi in mostra all’Assigeco Piacenza proprio come i due giocatori nominati, e che in questo campionato si sta facendo valere con la casacca di un’ambiziosa Torino.

Guglielmo Caruso, 23 anni, uno dei volti nuovi che si sta mettendo
in luce nelle fila di Varese in questo inizio di stagione (Foto Italbasket)

Scariolo: «Banchero potrebbe cambiare il volto dell'Italia»
«Abbiate fede di dove può arrivare quest’Italia con l’aggiunta di Paolo Banchero». Sono le parole pronunciate da Sergio Scariolo, ct della Spagna che ha battuto gli azzurri in quel di Pesaro nell’ultima finestra Fiba per le qualificazioni al Mondiale 2023. C’è voluto addirittura un supplementare, con l’Italbasket che ha provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo per conquistare una vittoria di prestigio, sfuggita per un niente.
«Capisco la delusione anche per il risultato dell’Europeo, ma guarderei il bicchiere mezzo pieno - ha continuato don Sergio -. Ora l’Italia di Pozzecco ha giocatori maturi, alcuni di alto livello e altri in crescita. Ma soprattutto ha la prospettiva di inserire un atleta come Banchero, uno che da solo può cambiare il volto ad una squadra. Lui è un vero fenomeno che sposterà molti equilibri perché porterà alla nazionale l’esperienza che accumulerà giocando in Nba».
E infatti il giocatore nativo di Seattle ha fatto vedere già ottime cose in maglia Orlando Magic. «Possiede qualità straordinarie - ha concluso il coach della Virtus Bologna -, ed è il giocatore che può portare l’Italia in zona medaglie nelle competizioni dei prossimi anni».


venerdì 10 giugno 2022

Italbasket, la lunga estate già caldissima

Italbasket, la lunga estate già caldissima



di Giovanni Bocciero*



DALLE DIFFICOLTÀ MOSTRATE negli ultimi impegni al commissario tecnico pro tempore, passando per i risvolti della guerra russo-ucraina, le parole d’amore di Danilo Gallinari, i giovani talenti del futuro e le indicazioni arrivate da coppe e campionato. Tutto questo si fonderà nell’estate azzurra dell’Italbasket, alle prese prima con le finestre di qualificazione al Mondiale 2023, e poi con l’Eurobasket 2022 di scena con il girone preliminare al Forum di Milano.

L’ESTATE AZZURRA. Ma andiamo con ordine e diamo innanzitutto uno sguardo al calendario della nazionale azzurra, che si radunerà per la prima volta il 20 giugno a Trieste. Lì dove tira sempre la bora gli uomini selezionati dal ct Meo Sacchetti ospiteranno per un’amichevole di prestigio la Slovenia il 25 giugno all’Allianz Dome. Un test match che servirà per rodare la squadra in vista dell’ultimo impegno, dopo l’esclusione finalmente decisa dalla Fiba di Russia e Bielorussia dalla prima fase di qualificazione alla World Cup 2023 influenzata dalla guerra in Ucraina. La Federazione italiana col sostegno del Coni, aveva già fatto sapere che non sarebbe scesa in campo il 1° luglio contro la nazionale russa. Per questo, dopo la preparazione a Trieste gli azzurri voleranno direttamente in Olanda per affrontare la partita decisiva per la qualificazione contro la nazionale orange guidata dal tecnico Maurizio Buscaglia in programma il 4 luglio ad Almere. La classifica attuale vede Italia e Islanda, entrambe a 4 punti, e l’Olanda fanalino di coda con i suoi 0 punti: battere gli orange significherebbe prendersi la testa del girone ed entrare nella seconda fase con 6 punti già all’attivo. A fine agosto, infatti, si giocheranno le prime due gare della seconda fase di qualificazione al Mondiale 2023. Ricordiamo che le squadre porteranno con sé i punti della prima fase e andranno ad incrociarsi con le formazioni qualificate del raggruppamento che comprende Spagna, Georgia, Ucraina e Macedonia del Nord.
Ancora impossibile conoscere le prime avversarie, si sanno però le date e le location, con il primo impegno in trasferta il 24 agosto, ed il secondo a Brescia il 27 agosto. Per queste due partite, dovremmo già vedere le idee chiare sulle scelte del ct per quel che riguarda i giocatori che comporranno la nazionale, che dal 28 agosto si trasferirà a Milano. Qui potrebbero giusto esserci gli ultimi tagli del roster, che inizierà a lavorare per l’esordio all’Eurobasket 2022. Dal 2 all’8 settembre l’Italia affronterà nell’ordine Estonia, Grecia, Ucraina, Croazia e Gran Bretagna alla ricerca del passaggio del turno per le fasi finali che saranno disputate a Berlino.


ALLENATORE PRO TEMPORE. L’estate azzurra vedrà forse per l’ultima volta sedere il ct Sacchetti sulla panchina dell’Italia. Il presidente federale Gianni Petrucci ha forse rilasciato una battuta poco piacevole nei suoi confronti, con quel siamo tutti pro tempore riferito alla permanenza con conseguente rinnovo dell’allenatore. Ciò non esclude che il connubio possa continuare, come successo proprio dodici mesi fa dopo il ritorno dell’Italia all’Olimpiade. Ma se in quel caso il risultato sportivo ha avuto un peso specifico fondamentale, questa volta potrebbe non essere importante in tal senso, ma conteranno più i rapporti e le vedute comuni. Un bandolo della matassa per nulla semplice da sciogliere insomma.

L’AUTOCANDIDATURA DEL GALLO. Se c’è qualcuno convinto di esserci, in particolar modo all’Eurobasket, questo è Gallinari. L’ala impegnata in Nba ha avuto parole al miele per la nazionale e sembra già molto carico per la competizione continentale che non solo ritornerà con la fase preliminare in Italia dopo 31 anni dalla sua ultima edizione, ma soprattutto sarà disputata nella sua Milano. Lui vuole esserci, bisognerà capire se ci sarà sin dalle gare di qualificazione al Mondiale 2023 di inizio luglio. Non solo lui, magari sperano di poter riallacciare i legami con l’azzurro anche Marco Belinelli e Gigi Datome, che l’anno scorso decisero di non indossare la maglia della nazionale. Una scelta che fece infuriare più il presidente Petrucci che l’allenatore Sacchetti, per la verità. Se oggi ci sono delle possibilità di rivederli a giocare con l’Italia, forse, però, lo sanno soltanto loro.

LE FUTURE PROMESSE. Alessandro Pajola e Nico Mannion sono già parte integrante della nazionale, ma rappresentano ancora delle future promesse perché possono e devono migliorare ulteriormente. Si tratta di maturare e diventare sempre più pilastri della squadra. Eppure se Pajola è stato nominato miglior difensore della serie A, un premio che non stupisce più di tanto. Mannion con la piccola mini rivoluzione a stagione in corso della Virtus Bologna, che ha ingaggiato tra gli altri l’ex azzurro Daniel Hackett, ha perso posto, minuti e fiducia. Si tratta di un giocatore forse da recuperare prima mentalmente che fisicamente, visto che quest’anno tra infortuni e covid non è stato neanche semplice per lui.

Ma lo stiamo dicendo da tempo ormai, soprattutto stiamo dedicando spazio sulla rivista a quelle che potrebbero essere le future promesse dell’Italia. Parliamo dei prospetti della cosiddetta ‘generazione z’, come Matteo Spagnolo e Gabriele Procida che appena terminato il campionato sono volati negli Stati Uniti dove hanno partecipato alla Draft combine di Chicago. O ancora Giordano Bortolani, che ha ricevuto un riconoscimento non indifferente quale miglior giovane della Basketball Champions League. Questi sono tutti in lizza per poter aspirare a conquistare la maglia azzurra per le qualificazioni al Mondiale 2023 prima, ma anche all’Eurobasket poi. Tra questi bisognerà invece scartare a priori il tanto atteso Paolo Banchero, che dedicherà l’intera estate a prepararsi per la stagione da rookie in Nba.

LA NAZIONALE CHE VERRÀ. In vista dell’Eurobasket la nazionale ritroverà sicuramente i grandi protagonisti dell’estate scorsa, come Niccolò Melli, Simone Fontecchio, Achille Polonara, Pippo Ricci. Ma successivamente si ripresenterà il problema delle convocazioni dei giocatori impegnati in Eurolega. E con la ‘promozione’ della Virtus Bologna che ha meritatamente vinto l’Eurocup la questione non potrà che acuirsi ancora di più. Non volendo comunque guardare il bicchiere mezzo vuoto, è importante come sottolineare che le indicazioni provenienti dal nostro campionato potranno diventare ancora più importanti. Ad esempio nella seconda finestra delle qualificazioni al Mondiale 2023 si è visto che Amedeo Della Valle si è conquistato con merito la convocazione. Con Brescia si è ritrovato, e non è un caso che sia stato votato quale Mvp della serie A. Sul futuro di quella che dovrà essere la squadra italiana lavorerà anche Gianmarco Pozzecco, che in estate sarà alla guida della nazionale under 23 sperimentale. Al via con il raduno di Roseto degli Abruzzi dal 26 giugno, la compagine parteciperà al torneo Global Jam di Toronto, dal 5 al 10 luglio, nel quale affronterà i pari età delle selezioni di Canada, Stati Uniti e Brasile. Un bel banco di prova dove mettere alla prova non solo i giocatori in campo, ma anche lo stesso allenatore. Perché se ci dovesse essere un dopo Sacchetti, anche Pozzecco sembrerebbe accreditato per prenderne il posto.


lunedì 21 marzo 2022

World Cup. Italbasket, quanta fatica

Italbasket, quanta fatica

La qualificazione alla World Cup è ancora a rischio: per la sicurezza dovrà battere a luglio l'Olanda


di Giovanni Bocciero*


La Nazionale italiana del ct Meo Sacchetti ha chiuso la seconda finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup 2023 con una vittoria ed una sconfitta, che sommate allo stesso record della prima fanno due vittorie e altrettante sconfitte. Un percorso che allo stato attuale non soddisfa il tecnico, che è stato chiaro nel dire che ci manca un successo. Se in trasferta contro la Russia era preventivabile ritornare con zero punti, la stessa cosa non doveva succedere nella partita disputata in Islanda. E invece purtroppo la “brutta figura”, così come è stata etichettata un po’ da tutti, dall’allenatore al presidente federale Gianni Petrucci, è avvenuta. Per fortuna non c’è stato alcun contraccolpo, visto che la contesa del PalaDozza ha visto gli azzurri rimettere quanto meno la situazione in pari.

QUESTIONE DI ATTEGGIAMENTO. Nessun alibi dopo la debacle islandese, ma il presidente Fip alla vigilia delle due importanti partite era ritornato su uno degli argomenti più scottanti quando si tratta delle finestre Fiba. Ovvero, la mancanza dei migliori giocatori a disposizione della Nazionale italiana. Con parole forti, il numero uno della nostra pallacanestro ha tuonato contro l’Eurolega. Uno sfogo che difficilmente troverà una soluzione, ma che forse ha avuto effetti addirittura controproducenti se guardiamo all’atteggiamento con il quale l’Italia è scesa in campo ad Hafnarfjordur. Sacchetti è stato chiaro anche in questo, quando ha detto che “abbiamo giocato 25 minuti non all’altezza”. È stato quello il peccato capitale della missione islandese. Una questione di atteggiamento che ha visto da un lato una squadra surclassata per voglia, intensità, forse addirittura intimorita dall’ambiente piccolo ma molto caloroso dell’impianto di Hafnarfjordur. Dall’altro lato invece, ed è stata una diretta conseguenza, si è permesso di galvanizzare una squadra sicuramente coriacea, ma non così talentuosa, che ha avuto nel centro Tryggvi Hlinason un vero e proprio fenomeno.

In Islanda si è rivisto anche quell’attacco dalle polveri bagnate che ha fatto accendere la spia rossa nella prima finestra contro Russia e Olanda. Soltanto via via che la partita scorreva gli azzurri hanno aggiustato un po’ le proprie percentuali. La Nazionale ha provato ad essere più incisiva, ma c’è riuscita solo a tratti e soprattutto quasi in maniera individuale. Il finale di gara dei regolamentari di Stefano Tonut sono stati fantastici ma non sufficienti per capovolgere una partita che effettivamente è stata segnata dall’inizio. Peccato, perché alla fin fine bastava davvero un ultimo sforzo, magari un poco più di attenzione, o anche quel pizzico di fortuna per portare a casa una vittoria importante quanto preziosa per il cammino verso il Mondiale di Indonesia, Giappone e Filippine.

La palla a due della sfida al PalaDozza di Bologna
NECESSITA’ DI VINCERE. La gara di ritorno disputata al PalaDozza di Bologna metteva gli azzurri spalle al muro. Nel post gara Amedeo Della Valle ha fatto riferimento proprio alla necessità di vincere. Inutile girarci intorno, l’Islanda andava battuta e fortunatamente lo è stata. Non senza sudare le proverbiali sette camicie. Soprattutto in avvio, dove praticamente si è visto quasi lo stesso canovaccio della gara disputata ad Hafnarfjordur. Gli azzurri si sono dimostrati ancora poco reattivi in difesa, e soprattutto deve essere diventato frustrante non riuscire ad arginare Hlinason che aveva ripreso praticamente da dove aveva lasciato. Nella pallacanestro una buona difesa porta ad avere un buon attacco, ma non è un segreto che per le squadre del ct Sacchetti avviene esattamente il contrario. Ovvero, se nella metà campo offensiva si segna con continuità e magari con azioni corali, ne guadagna la voglia di difendere così da mettere quei piccoli granellini negli ingranaggi dell’attacco avversario. Ed è proprio quello che è avvenuto, e così anche l’incredibile Islanda che sembrava un rebus di difficile soluzione è stata imbavagliata. Ma soprattutto, a prendersi la scena è stato Della Valle. La guardia della Germani Brescia quando mette piede sulle tavole del palazzetto di piazza Azzarita sembra assumere le sembianze di un supereroe. L’ultima volta in maglia azzurra aveva realizzato 28 punti, distruggendo le resistenze della Polonia che aveva ambiziosi di qualificarsi al Mondiale in Cina del 2019. Questa volta è riuscito ad aggirare la fisicità degli islandesi, ha anticipato i movimenti caricando di falli la difesa ma soprattutto ha lucrato con i tiri liberi. È stata quella la spinta che ha permesso di avere ragione degli avversari. Sacchetti alla precisa domanda sulle problematiche che ha creato la fisicità dell’Islanda ha risposto che “per caratteristiche sono più piccoli e rapidi di noi, e dunque anche più reattivi. Questo ha fatto sì che soprattutto all’inizio abbiamo subito diverse penetrazioni al ferro. Ma noi puntavamo a cercare di togliergli spazio per evitare che giocassero i pick and roll in cui sono bravi a servire i lunghi”.

Mentre Della Valle faceva ferro e fuoco, sia a cronometro fermo che dall’arco dei 6,25, Michele Vitali, Nico Mannion e Alessandro Pajola si sono uniti nel colpire dalla lunga distanza sgretolando pian piano le certezze con le quali gli avversari erano venuti ad affrontare questo return match. E mentre, appunto, l’attacco collezionava punti e vedeva lievitare il proprio computo totale, ne guadagnava la difesa. Lo stesso Pajola si è tuffato un paio di volte per salvare o recuperare il pallone, così come sono stati diversi i recuperi avvenuti sui passaggi da un lato all’altro nei quali l’ex fortitudino Jon Axel Gudmundsson e compagni si sono dovuti rifugiare per uscire da attacchi con poche idee.

“Rispetto alla partita in Islanda abbiamo aggiustato qualcosa - ha continuato in conferenza stampa il ct azzurro Sacchetti -. In difesa sono stati più presenti sia i lunghi ma anche i piccoli, che hanno cercato di lasciare molto meno tempo agli avversari per trovare i passaggi sotto. Abbiamo avuto sprazzi importanti in attacco con Mannion, con Della Valle che ha attraversato un periodo di fuoco, con Vitali che ha trovato una buona serie al tiro. Non potevamo fare di meglio, ma sicuramente non potevamo fare peggio rispetto alla gara giocata solo alcuni giorni fa”.

La conferenza stampa del ct Sacchetti e Della Valle
RITORNI PREZIOSI. L’Italbasket in questa finestra ha avuto tanto sia da Della Valle che da Biligha. In particolare, il primo è stato decisivo nella vittoria di Bologna, mentre il secondo è stato prezioso finché ha potuto nella sconfitta di Hafnarfjordur. La guardia della Germani Brescia nella gara disputata in Islanda ha fatto fatica a trovare il giusto ritmo in attacco, esattamente il contrario nella seconda partita della finestra. Si è caricato la Nazionale in spalle, ha provveduto a rimpinguare il punteggio azzurro quando magari si poteva far fatica in attacco. Ha portato quell’esperienza e quella leadership che erano forse mancate contro Russia e Olanda. A questo punto ci si rende conto che non si può fare a meno di lui, cosa che ha dichiarato senza mezzi termini lo stesso allenatore: “Quando ho preso la Nazionale nel percorso per la qualificazione ai Mondiali del 2019, Della Valle ci ha dato una grossa mano. Per me lui è importante, è una realtà di questa squadra ed ha giocato bene proprio come sta facendo quest’anno in campionato. In Islanda ha bucato una partita, ma ci può stare. In alcune circostanze ha esagerato ma ha anche contribuito al gioco di squadra con alcuni passaggi di gran fattura. La completezza - ha concluso Sacchetti - del suo gioco non si discute”.

Non è stato da meno l’apporto di Paul Biligha, che ha dimostrato di essere una valida alternativa ad Amedeo Tessitori come centro dell’Italia. Le qualità del giocatore dell’Armani Milano sono ben conosciute, e sono proprio quelle che purtroppo mancano al pacchetto lunghi della Nazionale. In Islanda Biligha ha fatto vedere di poter diventare un vero e proprio fattore difensivo, un’àncora alla quale aggrapparsi quando la situazione si complica e non poco. Nonostante possa essere considerato a tutti gli effetti un pivot-bonsai, per grinta e volontà non è secondo a nessuno. Dispiace quasi vederlo ammuffire sulla panchina delle ‘scarpette rosse’, ma un’altra sua qualità da evidenziare è proprio quella che gli basta essere chiamato per portare il suo contributo. E a questo punto bisogna capire se anche lui, nell’ottica del ct, diventa un tassello importante di questa Nazionale, soprattutto in vista della prossima finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup del 2023.

ASPETTANDO ALLA FINESTRA. Archiviata questa seconda finestra delle qualificazioni con un record di due vittorie e due sconfitte, non ci resta che pensare alla prossima finestra. O magari sarebbe meglio dire di aspettare alla finestra, visto che al momento è quasi impossibile pensare ai prossimi impegni sportivi. Non solo per la tempistica, visto che si giocherà il prossimo mese di luglio, ma soprattutto per quelli che sono gli avvenimenti di attualità che stanno destabilizzando il mondo. La guerra tra Russia ed Ucraina ha in qualche modo influenzato anche le gare di qualificazione, nelle quali i protagonisti sportivi si sono resi artefici di gesti per scongiurare queste estreme soluzioni con gli slogan ‘stop war now’. Lo stesso ct Sacchetti ha indossato, nella gara del PalaDozza, una spilla dai colori giallo e blu proprio per essere vicino al popolo ucraino. Oltretutto la cosa non può che toccarci in prima persona avendo proprio la Russia nel nostro girone, e magari la stessa Ucraina in quello successivo. La Nazionale sovietica sarà proprio la prossima avversaria, con la partita fissata per il primo di luglio nel nostro paese (orario e luogo ancora da definire). Poi, gli azzurri affronteranno l’Olanda in trasferta e solo a quel punto, a conti fatti, si potrà valutare la situazione. Sono tre le squadre che si qualificheranno alla seconda fase, andando a formare un ulteriore raggruppamento a sei con le prime tre classificate del girone G, quello composto da Spagna, Georgia, Ucraina e Macedonia del Nord.


* per la rivista Basket Magazine

giovedì 28 ottobre 2021

World Cup. Italbasket. In Estremo Oriente la prova generale per i Giochi di Parigi

Con la trasferta in Russia la Nazionale torna in campo per la qualificazione al Mondiale del 2023

In Estremo Oriente la prova generale per i Giochi di Parigi

C'è una doppia fase da superare con ben sei finestre nei prossimi sedici mesi in un calendario internazionale già fittissimo che renderà indisponibili i tanti azzurri impegnati in Eurolega. Oltre alla Russia, sono Olanda e Islanda i primi ostacoli. Passando il turno, per l'Italia ci saranno tre nuove avversarie tra Spagna, Ucraina, Georgia e Macedonia


di Giovanni Bocciero*

 

TOKYO 2020 è stato un bel ritorno alle Olimpiadi, Parigi 2024 è in assoluto il nuovo obiettivo a lungo termine, ma nel mezzo deve esserci la necessaria conferma Mondiale per avvalorare il nuovo corso dell’Italbasket. Sì, perché dopo esser volati in Cina per l’edizione del 2019 - a distanza di 13 anni dall’ultima apparizione, neanche a dirlo, in Giappone - tutti si aspettano che gli azzurri siano protagonisti alla competizione iridata del 2023 che si svolgerà ancora in Asia, per la prima edizione da disputarsi in più di un paese, ovvero tra Indonesia, Filippine e, esatto, Giappone. Di nuovo nel paese del Sol Levante. Sarà perché lì è molto apprezzato il ‘made in Italy’, o forse semplicemente chiamatelo destino. Ma sembra proprio che se c’è da giocare nella patria dei ninja l’Italia non vuol mancare. Per nessun motivo al mondo.

La Nazionale azzurra protagonista a Tokyo
IL PUNTO DI PARTENZA. La partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020, e prim’ancora l’antipasto del Preolimpico vinto a Belgrado, hanno caratterizzato l’ultima entusiasmante estate azzurra. Un punto di partenza per tutto il movimento cestistico italiano, che ha riassaporato la competizione dei cinque cerchi a distanza di 16 anni - 17 se consideriamo l’esatta data di svolgimento - da quel meraviglioso podio con medaglia d’argento al collo di Atene 2004. Ora bisogna continuare il percorso intrapreso e puntare ad essere presenti anche ai Giochi olimpici di Parigi, che sempre a causa della pandemia per il Covid sono più vicini dei canonici quattro anni d’attesa. Si ha necessità di confermarsi, per dimostrare davvero che la nazionale italiana è ritornata ad essere competitiva ai massimi livelli. Con i risultati e non solo a parole. Ma per gonfiare il petto al momento dell’esecuzione dell’inno di Mameli a Parigi, bisogna innanzitutto ritornare al Mondiale, la manifestazione continentale che garantisce la qualificazione immediata alle prime due europee classificate, senza passare attraverso le forche caudine dei tornei preolimpici. Il lavoro di coach Meo Sacchetti, e in parte l’allargamento delle partecipanti già dall’ultima edizione, ha visto l’Italbasket essere presente in Cina nel 2019. Dopo il bel percorso alle Olimpiadi di Tokyo, dove siamo andati davvero vicini a sognare la semifinale, essere al Mondiale diventa quasi un obbligo.

UN LUNGO PERCORSO. Il Mondiale indo-nippo-filippino si disputerà dal 25 agosto al 10 settembre del 2023. Le sedi di gioco della competizione saranno la capitale indonesiana Giacarta, l’area metropolitana della capitale filippina Manila (dove sarà disputata la fase finale della manifestazione), con campi a Bocaue, Quezon City, Pasay e Pasig, e infine l’isola giapponese di Okinawa. Da evidenziare che mentre Filippine e Giappone sono qualificate di diritto in qualità di paese ospitante, l’Indonesia ha avuto una sorta di wild-card a tempo. Infatti, se la nazionale indonesiana non riuscirà a classificarsi almeno nelle prime otto ai prossimi campionati asiatici non sarà ammessa al Mondiale. Come ormai è abitudine, le qualificazioni alla manifestazione iridata si sviluppano lungo un percorso di due anni, con sei finestre nelle quali disputare i match con le solite defezioni dei giocatori impegnati tra Nba ed Eurolega che rappresentano una variabile di non poco conto.

Maurizio Buscaglia, ct dell'Olanda avversaria dell'Italia
nelle qualificazioni alla World Cup
Il sorteggio dei gironi di qualificazione si è tenuto il 31 agosto a Mies, sede svizzera della Fiba, e dall’urna gli azzurri hanno pescato come avversari nel gruppo H la Russia, l’Olanda e l’Islanda. Secondo il format, le prime tre accedono alla seconda fase dove andranno ad incrociarsi con il gruppo G che comprende Spagna, Ucraina, Georgia e Macedonia del Nord. È lì che il gioco dovrebbe iniziare a farsi più duro, perché nel nuovo raggruppamento solo le prime tre si qualificano al Mondiale. Si parte però dai risultati già acquisiti nel girone precedente, e dunque l’Italia dovrebbe comunque iniziare con i favori del pronostico. Programma alla mano, le qualificazioni iniziano il prossimo novembre, e gli uomini di Sacchetti sfideranno prima il 26 in trasferta la Russia e poi il 29 in casa l’Olanda. Contro entrambe gli azzurri hanno giocato piuttosto recentemente. La nazionale russa è stata battuta in entrambi i match per le qualificazioni all’Europeo 2022 - del quale un girone della prima fase sarà disputato a Milano -, ma pur con assenze importanti derivanti dalle finestre resta sempre una squadra esperta e solida che va affrontata con il massimo impegno. La nazionale orange invece, allenata dall’italiano Maurizio Buscaglia, nelle qualificazioni per Cina 2019 ci ha regalato una grande delusione. Una sconfitta, fortunatamente non decisiva, alla quale lo stesso tecnico Sacchetti aveva velatamente fatto riferimento nel post partita della convincente vittoria di Napoli contro la stessa Russia nel febbraio del 2020. Insomma una lezione da ricordare sempre, in una gara dove esordì diciassettenne Nico Mannion e nella quale la fisicità e la voglia degli olandesi spazzarono via gli azzurri. Il 24 e il 27 febbraio del 2022 l’Italia avrà il doppio confronto con l’Islanda, prima in trasferta e poi in casa. Una nazionale parecchio giovane quella islandese, che dopo la vetrina dell’Europeo 2015 dove è stato giocato l’unico precedente con gli azzurri, ovviamente vittoriosi, si è in qualche modo aperta al mondo. Diversi suoi prospetti hanno attraversato l’Atlantico per provare l’esperienza in Ncaa, come il play in forza alla Fortitudo Bologna Jon Axel Gudmundsson, mentre altri si stanno affermando a buoni livelli nelle principali competizioni continentali. Nonostante ciò dovrebbe comunque essere la squadra cuscinetto del raggruppamento. Nella terza ed ultima finestra della prima fase l’Italia prima ospiterà la Russia, l’1 luglio del 2022, e poi farà visita all’Olanda, il 4 luglio del 2022. Risultati alla mano, gli azzurri conosceranno gli avversari della seconda fase, le cui finestre sono in programma il 22/30 agosto del 2022, il 7/15 novembre del 2022 e il 20/28 febbraio del 2023.

L’ITALIA CHE SARÀ. Ormai siamo abituati alle finestre per le qualificazioni in ambito Fiba, e alle conseguenti defezioni che si hanno a causa dell’impossibilità di convocare giocatori che militano in Nba o in Eurolega. Ciò significa che coach Sacchetti dovrà fare di necessità virtù e ampliare il raggio dei papabili azzurri provando qualche giovane interessante e nuovi sistemi. Vanno dunque depennati i vari Danilo Gallinari, Simone Fontecchio, Achille Polonara, Marco Spissu e i tesserati dell’Olimpia Milano come Nicolò Melli, Giampaolo Ricci e Riccardo Moraschini, tutti protagonisti in quel di Tokyo. Da capire la situazione legata a Gigi Datome, con il capitano bisognerà trovare una soluzione in futuro anche se è evidente l’età che avanza. Magari con un accordo tra gentiluomini il club meneghino potrebbe rendere disponibili Davide Alviti (già nel progetto del ct) e Paul Biligha (molto meno). Dalle due Bologna si possono pescare Alessandro Pajola, Amedeo Tessitori, Gabriele Procida, Leonardo Totè, Tommaso Baldasso, Michele Ruzzier, bisognerà valutare la forma fisica di Nico Mannion per la finestra di novembre, e poi sempre sponda ‘V nere’ ci sarebbero Marco Belinelli e Awudu Abass (infortunio a parte) coi quali bisognerà fare chiarezza. Da Venezia si possono convocare Stefano Tonut e Michele Vitali, e magari anche Andrea De Nicolao vista una certa povertà in cabina di regia e Jeff Brooks. Osservati speciali potrebbero essere Alessandro Gentile, Amedeo Della Valle e Diego Flaccadori nelle loro nuove esperienze rispettivamente a Varese, Brescia e Trento, così come Sacchetti avrà sempre un occhio di riguardo per giocatori come Nicola Akele, Andrea Mezzanotte e Raphael Gaspardo. Poi logicamente riflettori puntati su quei giovani che scalpitano per iniziare a far parte in pianta stabile della nazionale, e che giocando in Italia saranno seguiti in maniera scrupolosa. Parliamo ovviamente dei vari Davide Moretti e Matteo Spagnolo, che hanno la chance di mettersi in luce rispettivamente a Pesaro e a Cremona, così come i reggiani Leonardo Candi e Mouhamet Diouf. Attenzione anche a Guglielmo Caruso a Varese, Giordano Bortolani a Treviso, Andrea Pecchia a Cremona e Alessandro Lever a Trieste. E dovessero sorprendere facendo vedere ulteriori margini di miglioramento, anche Davide Casarin e Riccardo Visconti potrebbero far gola a Sacchetti, che ha dimostrato di non badare tanto all’età anagrafica. E di questa lunga lista potrebbero far parte anche i triestini Fabio Mian e Luca Campogrande ed il pesarese Simone Zanotti. Insomma, soltanto sedendoci a tavolino abbiamo stilato una lista di oltre trenta papabili azzurri. Il lavoro difficile, o bello, dipende certamente dai punti di vista, spetterà all’allenatore. Di una cosa siamo certi, perché già dimostrato in questi anni, Sacchetti saprà garantire spazio a tutti. Bisogna saperselo meritare e soprattutto cogliere l’occasione.



* per la rivista Basket Magazine