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martedì 13 ottobre 2020

Campania felice. Napoli e Scafati, derby da serie A. In B Salerno preme per salire

La corsa verso la serie A vede in prima fila le due squadre campane: ogni loro confronto quest'anno varrà doppio

Napoli e Scafati, derby da serie A

Importanti investimenti, addizioni tecniche di peso, panchine prestigiose: GeVi e Givova non hanno trascurato alcun dettaglio. Pesa nella regione la nuova delusione della Juve Caserta, mentre in serie B c'è Salerno che preme per salire, Partenope e Pozzuoli che completano il quadro ampiamente positivo della Campania ed Avellino che stringe i denti per riuscire ad esserci 


di Giovanni Bocciero*

Quest'anno il campionato di serie A2 parlerà molto campano. O almeno sono queste le premesse visto quanto hanno imbastito in sede di mercato la GeVi Napoli e la Givova Scafati. Le due formazioni si sono addirittura infastidite in alcune trattative, proprio perché aspiravano ad ingaggiare i migliori giocatori su piazza. Alla fine hanno costruito due roster molto competitivi, costosi e profondi. Con i giusti paragoni, fanno pensare al duello in massima categoria tra Olimpia Milano e Virtus Bologna. L’obiettivo per entrambe è quello di agguantare la promozione, a maggior ragione quest’anno che saranno due le squadre a festeggiare il salto in serie A.

Napoli ha investito davvero tanto, per questo ci si chiede perché non abbia accettato il ripescaggio in massima serie. «Con il budget che abbiamo speso non si poteva fare l’A1, anche perché si sarebbe passati al professionismo - ha esordito il presidente Federico Grassi - e quindi si raddoppiavano le tasse e tutti gli altri corollari che vi sono intorno. Stando ai fatti non potevamo farla solo per lottare per la salvezza perché Napoli non è piazza da bassa classifica. Abbiamo così preferito fare un’A2 di vertice e provare a conquistarla sul campo, provando anche a creare entusiasmo tra gli imprenditori napoletani che potrebbero darci una mano in futuro. Adesso avremmo rischiato di fare tre mesi di A1 e finire come tante altre società del passato - ha ammonito il massimo dirigente - perché ci mancano almeno 2 milioni di budget. Al contrario, abbiamo valutato tutto e budgettizzato l’intera stagione avendo messo già a bilancio spettanze e tasse. So che Napoli vuole l’A1, ma ci vuole tempo. Speriamo di riuscirci l’anno prossimo, così da crescere e capire anche come strutturarci per la categoria, perché oltre agli imprenditori dobbiamo crescere come società. Dobbiamo arrivare in A1 per restarci - ha concluso Grassi - e non per essere delle meteore».

Nell’ottica della crescita si è lanciato anche il progetto ‘Napoli Academy’, che vede «sei ragazzi aggregati alla prima squadra - ha detto coach Pino Sacripanti -. Stiamo facendo un buon lavoro sul settore giovanile, mi auguro che Napoli possa diventare una vera scuola di basket facendo crescere giocatori importanti». Tornando al presente, sulla carta la formazione napoletana sembra essere la grande favorita, il che inevitabilmente accresce la pressione. «Non credo tanto a ciò che si racconta - ha smorzato il tecnico -. Dobbiamo vedere in campo che squadra siamo, che squadra saremo e che squadre saranno le altre. È facile dire Napoli è la più forte, ma anche Torino, Scafati, Udine, Ravenna, Forlì lo sono. Almeno otto o nove squadre possono ambire alle due promozioni. Poi c’è sempre qualche sorpresa, così come chi può fallire, e sarà il campo a dirlo. Non credo sulla pressione da testa di serie, ma se lo saremo me la prendo volentieri perché vorrà dire che siamo forti davvero e ne sarei molto contento. Abbiamo costruito una squadra con giocatori navigati tra A1 e A2, con requisiti precisi: pronti per la categoria, atletici e fisici, e che sposassero a lungo termine il progetto. Ai giocatori chiedo di essere bravi nel saper diminuire il minutaggio ma non perdersi in efficacia, ciò che avviene quando si va in squadre con ambizione e un roster lungo. Bisogna essere capaci di dare tutto per il collettivo - ha concluso il tecnico - e meno per se stessi».

Jordan Parks (ex Treviso) e Josh Mayo (da Varese) per
Napoli una coppia da serie A. Andrea Zerini altro colpo
del ricco mercato azzurro (ufficio stampa Napoli)
Tra i volti nuovi Andrea Zerini rappresenta il diamante incastonato nella corona azzurra insieme agli americani Josh Mayo e Jordan Parks. «È stato facile scegliere Napoli perché ho parlato col coach del progetto, e mi ha illustrato le intenzioni della società e la sua volontà - ha rivelato Zerini - di come costruire la squadra. Questa è una sfida e voglio dimostrare di essere un giocatore importante aiutando la squadra a salire di categoria. C’è un po’ di pressione per essere favoriti, perché la squadra è stata costruita per un obiettivo chiaro. Sta a noi dimostrare di meritare queste pressioni, che fanno parte del gioco e stuzzicano. Con Scafati saranno delle partite toste perché anche loro sono un’ottima squadra. I derby poi - ha concluso il lungo - sono partite a sé e spero di giocarle con il pubblico perché saranno sicuramente emozionanti».

Reduce dalla passata stagione, il play Diego Monaldi non vede l’ora di incominciare. «Quest’anno la squadra si è rinforzata e l’augurio è che vista l’ottima qualità del mercato fatto ci siano tante persone a seguirci e sostenerci. Le pressioni ci sono sempre, indifferentemente se si lotta per un obiettivo o l’altro. Sappiamo cosa dobbiamo fare, quindi pensiamo partita dopo partita e a vincerne il più possibili, e a fine anno tireremo la linea per vedere che risultato abbiamo centrato. Il sogno è quello della promozione, ci sono le possibilità - ha concluso Monaldi -, ma dobbiamo lavorare duro e seguire il nostro percorso».

L’alter ego di Napoli nel girone meridionale dell’A2 sarà Scafati, che ha rilanciato il proprio progetto e vuol tornare a recitare il ruolo di protagonista. «Con il supporto dei soci Acanfora e Rossano siamo riusciti a rilanciare un progetto abbastanza ambizioso - ha esordito il patron Nello Longobardi - e che richiami alla nostra storia dopo qualche campionato di delusione. Siamo riusciti ad avere un buon budget grazie a tanti sponsor e partner. Sicuramente Napoli ha speso molto ed ha un allenatore dal prestigioso curriculum come Sacripanti. Sia noi che loro siamo due ottime squadre, ma nel nostro girone non dimenticherei Forlì, Ravenna, Ferrara, o rivali toste come Rieti e San Severo. Insomma ci sono diverse squadre molto competitive».

Scafati avrebbe potuto addirittura giocare un derby nel derby se fosse stata ripescata Salerno, che avrebbe sicuramente acceso il calore del pubblico, misure anti Covid permettendo. «È dispiaciuto per Salerno perché un derby con loro ci avrebbe portato molto interesse. Sta facendo degli ottimi campionati in B e speriamo che quanto prima possa raggiungere l’A2. Probabilmente le tempistiche hanno permesso a Lega e Federazione - ha commentato il patron scafatese - di fare una scelta diversa da quella del buonsenso, che ci ha costretto ad un girone da 13 visto che abbiamo perso strada facendo Caserta che è un’altra nobile decaduta del basket nazionale e campano. Per quanto riguarda la chiusura dei palazzetti, questo influirà molto sul nostro ambiente perché noi contiamo su uno zoccolo duro di circa 1700 tifosi. Quando siamo stati ai vertici abbiamo contato oltre 2500 spettatori. Giocare senza pubblico, purtroppo, è come andare a mare senza prendere il sole. Però da questo punto di vista dobbiamo anche seguire delle linee guida tecniche, scientifiche e mediche. C’è l’intenzione di riaprire parzialmente le strutture sportive al chiuso, però per capire davvero il da farsi sarà importante l’evolversi della situazione Coronavirus delle prossime settimane - ha concluso Longobardi - così da garantire una capienza minima in percentuale a quella che è la capienza totale delle strutture».

Con Tommaso Marino assieme a Charles Thomas, Scafati
ha ricostruito il duo che lo scorso anno aveva trascinato
Ravenna a dominare e che in A2 farà la differenza
(ufficio stampa Scafati)

Tra gli acquisti estivi della formazione gialloblù spiccano il funambolico play Tommaso Marino, e l’esterno campano Luigi Sergio, compagni di squadra con l’altro volto nuovo Charles Thomas nella Ravenna capolista del girone Est lo scorso anno. «Scafati è ambiziosa e l’ho scelta - ha dichiarato Marino - perché sono ad un punto della mia carriera dove mi interessa provare a vincere un trofeo importante che sia una soddisfazione di squadra. Quindi il motivo per cui sono qui è per provare a fare una stagione vincente come successo lo scorso anno a Ravenna. Poi arrivare alla vittoria è difficile, e bisogna che si allineino tante cose. L’ambiente è fantastico, molti compagni li conoscevo già, mentre i membri della società mi hanno accolto benissimo. Non posso lamentarmi. Nel nostro girone Napoli ha fatto una squadra molto forte con l’obiettivo dichiarato di salire. So che il derby è una partita molto sentita, alla quale i tifosi e la società tengono molto, ma non mi piace caricarmi o caricare i compagni di ulteriore pressione. Le partite del campionato sono tante e quelle contro Napoli valgono due punti come contro chiunque altro. È ovvio che sappiamo il valore del match - ha concluso Marino -, ma se avremo la giusta mentalità le affronteremo tutte come contro di loro».

«Scafati è stata una delle società più pronte sul mercato - ha dichiarato Sergio -, dimostrandosi attiva nel programmare la stagione e questo mi ha colpito. È stata la marcia in più nello sceglierla. Accettando quest’offerta mi sono avvicinato a casa (è di Maddaloni, ndr) anche se non era una priorità. Vengo da delle stagioni positive con bei risultati e campionati coinvolgenti. L’obiettivo è quello di continuare su questa strada e mi auguro di poter fare altrettanto bene qui a Scafati, dove darò tutto. Insieme a Napoli abbiamo attrezzato delle squadre importanti, competitive, che proveranno a fare davvero bene. So che qui il derby è una partita dal sapore particolare. L’obiettivo però sarà quello di cercare di fare il migliore percorso e arrivare il più lontano possibile - ha concluso l’ala - raggiungendo traguardi ambiziosi oltre alle singole partite».


Da contraltare
, per due piazze come Napoli e Scafati che si sfregano le mani in attesa di vedere le rispettive squadre scendere in campo, c’è un’altra città campana che era al nastro di partenza dell’A2 e che purtroppo ha avuto l’ennesima delusione sportiva, ovvero Caserta. Il cambio di proprietà non ha permesso allo storico club casertano di salvare il titolo, con un bilancio che presentava troppi debiti pregressi che si aggiravano intorno ai 400 mila euro. «La gestione ultimamente ha avuto un alone di mistero - ha commentato l’ex Luigi Sergio -. Quando c’è stato il passaggio di proprietà gli addetti ai lavori non l’hanno visto di buon occhio e purtroppo non è andata a finire bene. Non so di chi possano essere le responsabilità di questa situazione, so però che Caserta è città che tiene al basket e merita palcoscenici importanti. Serve creare un progetto che abbia una certa continuità e solidità».

Adesso bisognerà ripartire dal basso, di nuovo, con la Juvecaserta Academy che fungeva da serbatoio al settore giovanile bianconero e che quest’anno si è iscritta in serie C Silver. Nuova proprietà anche in questo caso, con Nando Gentile in qualità di responsabile tecnico. La società che giocherà nel vecchio palasport di viale Medaglie d’Oro ha avuto la benedizione di Gianfranco Maggiò, ma adesso bisognerà far innamorare di nuovo i tifosi che dopo l’ennesima delusione sembra non vogliano più sentir parlare di pallacanestro. La passione però è un richiamo forte, non a caso appena tre anni fa, quando la Juvecaserta fu esclusa dal campionato di serie A, per il derby di serie C tra San Nicola e Maddaloni (città limitrofe al capoluogo) si ebbero oltre 2 mila spettatori all’andata e al ritorno. Al campo, anche in questo caso, l’ardua sentenza.

Anche la serie B vedrà la Campania grande protagonista. Quattro le formazioni al via, tra queste la Virtus Arechi Salerno candidata a recitare un ruolo da primattore. La compagine salernitana si è vista respingere la domanda di ripescaggio per l’A2 preferendo rimanere con un organico di 27 squadre. «Nessuno ha capito la scelta di un campionato dispari - ha esordito il ds Pino Corvo -. Abbiamo fatto il versamento nei termini ma presentato domanda di ripescaggio in ritardo perché abbiamo saputo solo il 28 luglio che Caserta era in difficoltà e che si sarebbe potuto liberare un posto. Una società come la nostra, che ha un importante budget per la B e da tre anni investe tanto per fare il salto di categoria doveva quantomeno provarci».

La dirigenza salernitana ha costruito un roster di prim’ordine e, nonostante un po’ di cautela, vuole l’A2. Il ritorno di Roberto Maggio e gli innesti di categoria superiore o dalla grande esperienza come Marco Cardillo, Antonio De Fabritiis e Massimo Rezzano certificano le ambizioni. «Pensare alla promozione è prematuro - ha continuato Corvo -, lo abbiamo assaggiato sulla nostra pelle un paio di volte quanto sia difficile questo campionato».


La formula della B quest’anno non prevede più la Final Four ma quattro promozioni dirette alle vincitrici dei tabelloni playoff. «Sono state allestite squadre molto forti come Rieti, Matera, Taranto, Nardò, per questo il campionato - ha esordito coach Adolfo Parrillo - sarà di una competitività molto alta per le prime sei-sette posizioni. Chiaramente dobbiamo essere tra le prime in assoluto perché abbiamo costruito una squadra con giocatori di alto livello. Il presidente Nello Renzullo ha dimostrato un’altra volta quanto tenga alla pallacanestro, speriamo di toglierci qualche bella soddisfazione».

Per Parrillo nessuna delusione per la mancata A2, ma solo tanta voglia di dimostrare sul campo la propria forza così da far affezionare sempre più i salernitani. «La società ha lanciato il messaggio che se ci fosse stato bisogno noi eravamo pronti. Vediamo se riusciamo a conquistarla sul campo. Non sarà semplice e ci aspettiamo il massimo sostegno dai tifosi. Il palazzetto di Capriglia non è centralissimo eppure l’affetto non è mancato. Speriamo che quanto prima si torni a giocare col pubblico, perché - ha concluso Parrillo - gli spettatori rappresentano un forte stimolo per tutti noi».

Magari non sarà una diretta avversaria per le prime posizioni, ma anche la Partenope Sant’Antimo si appresta a ben figurare al suo secondo campionato cadetto. A disposizione del confermato coach Enzo Patrizio vi saranno il veterano Biagio Sergio protagonista già nella passata stagione, il santantimese doc Carlo Cantone ritornato a casa dopo aver girato e vinto in tutta Italia, e diversi atleti interessanti come il nazionale bulgaro Nikolaj Vangelov.

Più indietro nella griglia di preseason la Virtus Pozzuoli del tecnico Mariano Gentile, che ha allestito un gruppo molto giovane infarcito con prospetti sia locali che provenienti dall’estero. L’obiettivo è una tranquilla salvezza, con qualche incursione come la più classica delle guastafeste.

Infine vi è la Scandone Avellino, al momento in cui scriviamo ancora in alto mare. La compagine ha formalizzato regolarmente l’iscrizione al campionato, ma è in forte ritardo per quel che riguarda la costruzione di staff e roster, con il ruolo di coach che dovrebbe essere ancora rivestito da Gianluca De Gennaro. Se le sensazioni per la disputa del campionato sono comunque positive, diversa è la situazione societaria con la volontà di archiviare quanto prima le beghe giudiziarie della casa madre Sidigas e scindersi completamente così da salvare la storia del club. Ciò sarà possibile solo con il placet di tribunale, azienda e creditori che, con tale scelta, si vanterebbero solo sulla parte aziendale, ovvero Sidigas. «Con De Cesare senza poteri decisionali per la Scandone da maggio 2019, in società si è convinti che nell’anno si risolverà la questione giuridico-sportiva - ha commentato il giornalista Carmine Quaglia -. Ciò significherebbe lasciarsi alle spalle le difficoltà degli ultimi anni così da essere ‘puri’ dal punto di vista sportivo e tornare a ragionare su una nuova proprietà e creare le condizioni per riorganizzarsi».


* per la rivista Basket Magazine

 

domenica 17 giugno 2018

L'Italia dei canestri a due velocità: Avellino

Avellino, non resta che vincere
Da diciotto stagioni in serie A, negli ultimi tre anni si è imposta tra le 'big'
ma al suo attivo ha solo la Coppa Italia del 2008



di Giovanni Bocciero*


Tra le piazze calde del Sud Italia bisogna annoverare sicuramente la Scandone Avellino. Il club irpino sono alcune stagione che porta alto lo stendardo del Mezzogiorno, ed anche quest’anno non ha fatto eccezione. Basti pensare che ai nastri di partenza dei playoff c’erano cinque squadre lombarde e due del Nord-est, con la formazione avellinese unica rappresentante meridionale. La città di Avellino ha una lunga tradizione cestistica, legata soprattutto al nome del compianto Vito Lepore, capitano della formazione che approdò in serie B d’Eccellenza. Nonostante la pallacanestro abbia accomunato diverse generazioni di irpini, c’è da sottolineare come la Scandone sia venuta alla ribalta nazionale soltanto con l’avvento dell’anno 2000, quando venne promossa per la prima volta nella sua storia in serie A. Da allora non ha più abbandonato il massimo campionato italiano, anche se c’è andata vicino nel 2006 salvandosi soltanto per il rotto della cuffia. Infatti dopo essere retrocessa la società irpina fu ripescata per il contemporaneo fallimento del Roseto Basket.
BEFFATA DA TRENTO QUEST'ANNO E' USCITA NEI PLAYOFF AI
QUARTI DOPO LA FINALE PERSA IN FIBA EUROPE CUP
Il massimo risultato sportivo viene ottenuto nel 2008, in concomitanza con l’ingresso in società di Vincenzo Ercolino, imprenditore istrionico, senza peli sulla lingua e soprattutto sognatore. Ed è forse questa ultima caratteristica che accomuna tutte le piccole realtà che riescono a sfondare sul panorama italiano. Ercolino acquista il club che era in una profonda crisi e ingaggia come allenatore Matteo Boniciolli, altro personaggio fuori le righe della nostra pallacanestro. Con lui arriva il primo, e fin qui unico successo in Coppa Italia, mostrando all’intera Europa la coppia di giocatori formata da Marques Green ed Eric Williams. Oltre al trofeo in bacheca vengono disputati per la prima volta i playoff in serie A, e l’anno successivo la squadra partecipa addirittura all’Eurolega.
Con gli anni il pubblico del PalaDelMauro si è abituato a vedere giocatori dal grande spessore tecnico, ed anche a risultati piuttosto altalenanti inframezzati da qualche altra crisi economica. Non sempre le aspettative che si creavano ad inizio stagione venivano poi rispettate durante la regular season. Ma Avellino è stata piazza che ha anche saputo esaltare al massimo alcuni giocatori che sono riusciti ad esprimersi in tal modo solo nella città irpina, a testimonianza di quanto l’ambiente ritenuto come una grande famiglia faccia davvero bene. Con la sua accoglienza e disponibilità anche atleti che provengono dall’altra parte dell’Oceano si sentono subito a casa. Oltre a Marques Green che ha avuto ben quattro diverse esperienze in maglia biancoverde nei suoi, sin qui, quattordici anni di carriera, e che è legatissimo alla città che ha dato i natali a suo figlio, vale la pena citare anche Linton Johnson e Omar Thomas, che nel 2011 fu nominato Mvp del campionato. Proprio Thomas ha rilasciato una recente intervista in cui, parlando del suo nuovo ruolo di Director of Operations a Southern Mississippi, ha anche detto che proprio per la cucina avellinese, che ha imparato ad amare, vorrebbe aprire un ristorante italiano negli Stati Uniti.
Il 2011 fu anche uno spartiacque per la Scandone, che vide il passaggio del testimone alla carica di presidente tra Vincenzo Ercolino e Giuseppe Sampietro, e dopo più di un anno l’ingresso in società del gruppo Sidigas e di Gianandrea De Cesare che rappresentò la svolta. Dopo una burrascosa transazione, che non ha comunque impedito alla squadra di competere sul parquet, si è giunti all’ultimo triennio che ha visto la formazione irpina investire circa 15 milioni di euro.
In questi ultimi tre campionati Avellino ha disputato ben tre finali, due in Italia (Coppa Italia e Supercoppa 2016) ed una in campo europeo (Europe Cup 2018) senza riuscire a vincerne neanche una, ed è arrivata a giocarsi due semifinali playoff. Il rammarico è appunto questo, non essere riusciti a sfruttare questi anni in cui si è stati al top in campo nazionale per mettere le mani su qualche trofeo. Perché dopotutto, quando ci si ritrova a ballare, non si vuole certamente smettere. «Le ultime tre stagioni sono state di un livello incredibile - ha esordito il gm irpino Nicola Alberani -, anche se purtroppo ci è mancata un’affermazione importante. C’è anche da dire che in questi anni siamo sempre partiti per fare bene, ma certamente non per vincere. Siamo comunque dell’idea che per il futuro bisogna seguire quanto di buono abbiamo fatto sin qui».
L'ATTENDE IN ESTATE UN PROFONDO RESTYLING DOPO L'ARRIVO
DI COACH VUCINIC: "L'OBIETTIVO E' CRESCERE"
In queste tre stagioni la Scandone ha avuto ben due Mvp del campionato, James Nunnally nel 2015/16 e Jason Rich nell’ultimo, a testimonianza che i risultati sono stati raggiunti anche e soprattutto per la qualità dei giocatori, e del roster nel suo complesso, che la dirigenza è stata capace di assemblare estate dopo estate, azzeccando gli uomini giusti in sede di mercato. «Avere giocatori di questa qualità in roster è soprattutto merito degli sforzi e delle risorse che ci mette a disposizione la proprietà, che ci ha sempre messo nelle condizioni per operare al meglio. Questo ha fatto sì che negli ultimi tre campionati avessimo il riconoscimento dell’Mvp in due circostanze, ma forse anche in tre se consideriamo la stagione di Joe Ragland due anni fa, che credo - ha osservato il dirigente della Scandone - meritasse quel premio. La cosa che comunque maggiormente voglio sottolineare è che adesso Avellino è una meta ambita un po’ da tutti i giocatori, e un ambiente nel quale si lavora bene e con la serenità di prendere le scelte che riteniamo migliori».
Questa che verrà appare un’estate piuttosto calda per l’intera società. Sembra infatti che questo ciclo portato avanti da coach Pino Sacripanti in sinergia col gm Alberani sia giunto alla sua naturale conclusione (ufficializzato il 12 giugno scorso il tecnico Nenad Vucinic, ndr). Il mancato successo in almeno una competizione e l’eliminazione precoce agli ultimi playoff per mano dell’Aquila Trento sembra aver accelerato questo processo. Soprattutto il modo con cui si è usciti ai quarti di finale ha lasciato parecchio amaro in bocca, scuotendo e non poco la tifoseria. L’ambiente non ha certamente criticato l’operato della squadra, ma sembrerebbe accettare con meno dolore l’addio di Sacripanti, destinato a ben altri lidi. Con il saluto al tecnico anche il roster dovrebbe subire un bel restyling.
«L’obiettivo è sempre quello di crescere, anno dopo anno, consolidandoci - ha continuato Alberani -. Non è mai facile ripetersi a questi livelli perché la concorrenza è davvero agguerrita, però noi abbiamo le qualità e le potenzialità per poterci riuscire. Soprattutto vorremmo finalmente mettere un trofeo in bacheca, cosa che ci meritiamo per quanto stiamo facendo ormai da anni. Non vogliamo però montarci la testa, non vogliamo essere considerati i favoriti, ma semplicemente ci piace essere visti come dei guastatori - ha concluso il gm irpino -, pronti a dar fastidio a chiunque».


STAGIONE
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2007/08
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2014/15
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2017/18
Serie A



* per il mensile BASKET MAGAZINE

venerdì 14 aprile 2017

Spinelli ed il basket come scuola di vita

Spinelli ed il basket come scuola di vita
A Monteruscello, con il fratello Salvatore, ha dato vita a "Pick and Roll 9" per togliere dalla strada i ragazzi di Pozzuoli


di Giovanni Bocciero*

POZZUOLI - Lo sport può essere senz’altro un mezzo di inclusione sociale. E nessuno lo può sapere meglio di Valerio Spinelli, atleta di caratura nazionale che si è fatto amare sui parquet di tutta Italia per il suo genio e la sua sregolatezza. Spinelli è partito dalla sua Pozzuoli, crescendo cestisticamente ma innanzitutto umanamente, tant’è che poi ha fondato la Pick and Roll 9, la sua scuola minibasket che ha come principio base quello di aiutare i più giovani che vivono in un territorio da sempre purtroppo degradato.
La filosofia ispiratrice della Pick and Roll 9 è facilmente riscontrabile «nell’idea che lo sport, oggi, deve rappresentare una palestra di vita, forse la più incisiva, che aiuta i bambini a crescere, imparare e relazionarsi - così come si legge nella mission della società -. Praticare uno sport, oltre a offrire l’opportunità di socializzare con i propri coetanei, insegna a rispettare le regole e a lavorare in gruppo per un progetto comune. Insegna ad avere rispetto di sé stessi e degli altri, a non sentirsi invincibili di fronte ai compagni solo perché si è più bravi, e a non sentirsi degli sconfitti solo perché si è più lenti degli altri. La vision che la dirigenza si è immaginata, è quella di disciplinare la smania di successo e di ricerca della vittoria a ogni costo, perché solo così i bambini crescono, imparano a sfidare i propri limiti, trovano serenità e raggiungono quell’equilibrio interiore indispensabile per diventare poi degli adulti maturi e responsabili. In questo, la Pick and Roll 9 ritiene il minibasket una vera scuola di vita, perché risponde pienamente all’obiettivo di crescita fisica e psichica dei bambini e di maturazione della loro personalità. Tutto questo, però, senza mai trascurare il “sogno”, magari un sogno che resterà solo sognato, di raggiungere un giorno traguardi prestigiosi».
In una zona difficile un centro minibasket che accoglie centinaia di bambini.
Valerio Spinelli: "Conosco le loro difficoltà perché le ho vissute anch'io"
Come detto Spinelli è nato e cresciuto a Pozzuoli, e pur girovagando per l’Italia non ha mai dimenticato le proprie radici. E proprio nel territorio natio sta cercando di rendersi utile per la comunità. «Io sono di Pozzuoli ed ho fatto tutta la trafila del settore giovanile al palazzetto di Monteruscello. Per questo so quali sono le difficoltà della zona, e dunque un modo per aiutare i ragazzi era quello di creare una scuola di minibasket. Questo progetto - ha spiegato Valerio Spinelli - nato quasi come un divertimento, una vera e propria passione, lo porto avanti insieme a mio fratello Salvatore Spinelli e all’amico Salvatore Scotto di Minico. Negli anni abbiamo raccolto sia apprezzamenti che numeri soddisfacenti, e così ci ritroviamo dal 2012 con questa bellissima attività».
L’ex playmaker di Napoli e Avellino ha spiegato il perché hanno deciso di fondare questa società. «Il motivo principale per cui abbiamo deciso di avviare questa idea è stato quello di permettere ai ragazzini della zona di avere qualcosa a cui affezionarsi invece di stare per strada tutto il giorno. Io, poi, conosco i gestori dell’impianto con i quali abbiamo trovato un accordo, e così questa idea nata più per gioco man mano è cresciuta. Ci siamo organizzati, strutturati, e abbiamo sempre fatto un passo in avanti».
Solo cinque anni di attività e la Pick and Roll 9 è già ben radicata sul territorio, ed ha anche raccolto risultati sportivi importanti. «Attualmente abbiamo due squadre senior che militano in Promozione e Prima Divisione, poi abbiamo tutte le squadre giovanili dal minibasket, ovviamente, e sino all’Under 16. Il tutto ci permette di avere circa 150 iscritti. E due anni fa la formazione senior vinse il campionato di Promozione. Pur sentendoci con tutte le altre società che operano sul territorio, con le quali abbiamo degli ottimi rapporti, non abbiamo delle vere e propri collaborazioni - ha raccontato il regista campano - perché per adesso non ci interessa essere una società satellite di alcuna squadra. Ci piace quello che stiamo facendo e preferiamo continuare così. Nel caso qualche società ci dovesse chiedere in futuro un aiuto ad allestire qualche formazione saremo senz’altro contenti di poter dare una mano».
In questi anni la società flegrea ha partecipato anche a diverse manifestazioni di caratura nazionale, tra i quali spiccano il Torneo Internazionale di Matera ed il Torneo delle Stelle di Caserta. Questo ha permesso alla Pick and Roll 9 di riportare in auge l’antica tradizione puteolana che si stava leggermente affievolendo. Ma i risultati sportivi, però, non devono distrarre da quello che è il vero intento della dirigenza. «Il nostro obiettivo primario è quello di aiutare i più giovani. Le cose che ci interessano di più non a caso sono il minibasket ed il settore giovanile. Di base noi vogliamo che i ragazzi stiano quanto più tempo possibile nel palazzetto, in modo che si dedichino completamente a qualcosa che a loro piaccia fare. È importante in un territorio difficile come quello di Pozzuoli e di tutti i paesi limitrofi dare ai più giovani una valvola di sfogo sulla quale concentrarsi. Questa è stata la prima ragione - ha continuato Valerio Spinelli - per cui abbiamo fondato la società, che cerchiamo giorno dopo giorno di far diventare una vera e propria famiglia per tutti. Non a caso l’allenatore del minibasket è sempre lo stesso. Per noi dello staff prima di tutto siamo degli amici, e poi successivamente dei collaboratori in campo. Questa è la prima cosa che abbiamo cercato di costruire sin dagli albori, anche perché sappiamo che Monteruscello non da molti sbocchi per i ragazzini. Per questo è molto meglio che loro stiano in un palazzetto che per strada».
Valerio Spinelli: "Due squadre senior, ma l'impegno più intenso è sui
giovanissimi creando un ambiente che sia più simile ad una famiglia".
Il fatto di operare in un territorio difficile, fa sì che la società debba fare dei veri e propri salti mortali per rendere l’attività il più perfetta possibile. Ma anche, e soprattutto, affrontare delle situazioni parecchio particolari. Storie di ragazzini che vivono condizioni familiari complicate, e che dunque meritano tutto il sostegno possibile. «Non siamo mai stati propensi a sponsorizzare queste storie. Però abbiamo diversi ragazzi - ha raccontato Valerio Spinelli -, alcuni anche di colore, con situazioni familiari difficili e che dunque non possono permettersi di contribuire alle classiche spese e che addirittura non sono di Monteruscello. Ma grazie all’aiuto di tutti i collaboratori noi riusciamo ad andarli a prendere fino a casa, portarli al palazzetto per fare allenamento ed anche a riaccompagnarli, dandogli tutto l’abbigliamento necessario per poter scendere in campo, dalla tuta al completino, dalle scarpe ai calzini».
Non si discosta dalle parole di Valerio Spinelli il pensiero del fratello Salvatore Spinelli, tra i fondatori della Pick and Roll 9 e primo punto di riferimento in palestra. «Io sono dell’idea che lo sport sia fondamentale, indipendentemente da che disciplina sportiva si pratichi. È una valvola di sfogo che i bambini, i più giovani devono avere per far fronte alle difficoltà che possono incontrare in un territorio come il nostro. E fare sport credo sia la soluzione migliore per allontanarli dai pericoli che si possono incontrare per le strade. Siamo riusciti ad entrare nel palazzetto di Monteruscello dove non si praticava minibasket perché Valerio conosce il gestore dell’impianto, e abbiamo ottenuto fiducia perché c’ha messo in prima persona la sua faccia ed il suo nome».
La scuola minibasket puteolana abbraccia chiunque abbia voglia di sposare la loro filosofia, soprattutto i bambini che si avvicinano per la prima volta alla pallacanestro e lo vogliono fare con spirito di scoperta e divertimento. «Noi siamo riusciti a ricreare un ambiente molto simile ad una famiglia, dove i ragazzi si allenano in maniera serena, sicura, e soprattutto sono costantemente controllati - ha dichiarato Salvatore Spinelli -. E poi naturalmente si divertono, perché partecipiamo a tutte le diverse categorie dei campionati giovanili proprio per farli giocare tutti. Abbiamo anche l’ambizione di “produrre” in futuro qualche campioncino. Ma oltre alla speranza non ne siamo assillati».
Ma il fatto che la società possa fregiarsi della persona di Valerio Spinelli, quanto influenza l’opinione della comunità e della scelta dei genitori di portare i propri figli alla Pick and Roll 9? «Sicuramente Valerio ha una sua risonanza nel nostro territorio, ma non saprei dire analiticamente quanto questo influenzi il coinvolgimento dei bambini e delle loro famiglie nello scegliere di venire a praticare basket e minibasket da noi piuttosto che da altre società. Valerio ha sempre cercato di essere molto presente. Nei primi due anni di avviamento della società, ad esempio, ogni lunedì stava al palazzetto per vedere le partite dei ragazzi. Poi - ha continuato il fratello - per i suoi vari impegni, la sua presenza è diventata un po’ più saltuaria. E proprio per questo al momento ancora non si è cimentato ad allenare qualche nostro gruppo perché ancora preso da altre faccende. Certamente però molti ragazzi lo conosco per la carriera e l’apice che ha raggiunto».
Oltre alla propria presenza, Valerio Spinelli ha coinvolto diverse volte i propri compagni in attività della sua società. «Nel 2012, quando iniziammo questa avventura - ha rivelato Salvatore Spinelli -, organizzammo una festa di Natale alla quale Valerio portò alcuni giocatori americani che all’epoca giocavano insieme a lui ad Avellino. Fu una bella iniziativa che abbiamo cercato di replicare con altre attività. Una volta poi, portammo i ragazzi del nostro centro a vedere una partita al Pala Del Mauro di Avellino».
Il centro minibasket Pick and Roll 9 è stato sì fondato da Valerio Spinelli con l’aiuto del fratello Salvatore Spinelli, ma sono tanti i dirigenti e gli allenatori che portando giorno dopo giorno il proprio mattoncino, il proprio contribuito, hanno permesso che la società crescesse e puntasse a traguardi sempre più ambiziosi. E allora meritano di essere citati i vari dirigenti e tecnici nelle persone di Salvatore Scotto di Minico, Vincenzo Marra, Raffaele Russo, Stefano Scotto di Luzio, Mirco Saggiomo, Francesco Brontolone, Alessandro Amodio, Edmondo Zito, Nicola Ingenito e Salvatore Bombace. Persone senza le quali la società non potrebbe operare in modo così importante, e soprattutto guardare al futuro con sempre maggiore ambizione. Senza dimenticarsi, però, di quello che è l’obiettivo primario per cui si è praticamente nati. Ovvero utilizzare lo sport, ed in particolare la pallacanestro, come mezzo di aiuto sociale per i bambini che vivono in un contesto territoriale non certamente facile e dei migliori.






* per la rivista BASKET MAGAZINE

sabato 4 giugno 2016

La Campania dei canestri ai “raggi x”, intervista a coach Ponticiello

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 05/06/2016

L’INTERVISTA. Coach Ponticiello: «Ci sono momenti di semina e di raccolta, questo è di semina»
La Campania dei canestri ai “raggi x”
Sei i trofei vinti: dalla Partenope Napoli alla Scandone Avellino passando per la Juvecaserta

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Da quando esiste la massima serie di pallacanestro come la conosciamo noi, ovvero dal 1965, c’è quasi sempre stata almeno una rappresentate della Campania. Le squadre della nostra regione sono anche state le uniche al di sotto di Roma ad alzare al cielo dei trofei: la Partenope Napoli prima la Coppa Italia del 1968 e poi la Coppa delle Coppe del 1970, la Juvecaserta prima la Coppa Italia del 1988 e poi lo Scudetto del 1991, il Basket Napoli la Coppa Italia del 2006 mentre la Scandone Avellino la Coppa Italia del 2008. Addirittura nella stagione 2008/09 si è sfiorato un clamoroso poker, se mentre Caserta festeggiava il ritorno in massima serie non ci fosse stata la retrocessione di Scafati, con Napoli ed Avellino a guardare. Le altre rappresentanti del Sud si limitano a Reggio Calabria, Brindisi e Capo d’Orlando, con Trapani e Messina che sono state delle autentiche meteore.
LA JUVECASERTA SCUDETTATA DEL 1991
I successi delle suddette formazioni campane sono arrivati grazie sicuramente agli investimenti fatti dai singoli patron dell’epoca, vedi Maggiò, Maione o Ercolino, ma sono stati il frutto di un duro lavoro, espresso con capacità e professionalità, spesso costruiti con il tempo. A far da cornice non poteva certamente mancare la passione per questo sport e quel pizzico di “cazzimma” tutta campana.
Coach Francesco Ponticiello a tal proposito si è anche detto contrario al termine “cazzimma” utilizzato in maniera abusata e troppo sufficientemente dai giornalisti, senza dargli il giusto valore. «Rispetto alla “cazzimma”, il mio non è un ripudio della capacità di “esser svegli” che ci contraddistingue, tutt’altro. Piuttosto una forma di congenita allergia agli stereotipi: spesso si dimentica che dietro il successo di giocatori campani come i fratelli Gentile, come Poeta, allargando il campo al calcio, i fratelli Cannavaro, Insigne, ci sia tanto lavoro, anni ed anni di sacrifici. Perché dimenticarsi di questo lavoro, del tanto allenamento, dietro ciò che ora rappresentano?».
Inoltre, abbiamo voluto il parere di un professionista come coach Ponticiello, più volte relatore ai clinic della Campania, per analizzare a 360° lo stato del movimento cestistico regionale, le piazze storiche ed i loro successi tra prime squadre e settore giovanile.
Partiamo da un dato di fatto, al di sotto di Roma soltanto le squadre campane sono state capaci di vincere sei trofei e tenere alta la bandiera del Meridione. Al budget bisogna legare capacità e passione?
«Non c'è dubbio, il budget è solo un punto di partenza. Poi viene il come questo venga trasformato in costruzione dello staff tecnico, in allestimento dell'organico, in quotidiana preparazione della competitività in campionato, ed infine in risultati. Non è assolutamente meccanica la trasformazione di un eccellente budget in vittorie. Napoli, Caserta, Avellino, quale che fosse il budget che ognuna delle squadre citate disponeva, parla soprattutto di una riuscita sintesi di tutti questi fattori».
COACH FRANCESCO PONTICIELLO
Veniamo all’oggi e non possiamo che applaudire la Scandone Avellino per la semifinale raggiunta dopo una stagione da record. Che impatto può avere sul movimento regionale un tale risultato?
«Sta a significare come, anche in Campania, puntando a costruire una buona sintesi tra il budget e ciò che viene dopo, ovvero se si riesce a determinare quella sintesi di cui parlavamo in precedenza, si può fare non solo bene, ma benissimo. È una grossa iniezione di fiducia per tutta la Campania dei canestri, non solo per Avellino. Ma è chiaro che alla società irpina, a Pino Sacripanti, alla squadra, vanno fatti innanzitutto tutti i complimenti del caso. Bravi davvero, anche perché l'inizio, come sempre avviene quando si cambia così tanto, non era stato così semplice. Ed invece il 2016 è stato davvero straordinario».
A Caserta purtroppo si sta vivendo una situazione drammatica. A suo avviso sarebbe stato meglio rinunciare al ripescaggio l’anno scorso ed avviare un progetto magari con qualche giovane italiano interessante?
«Non amo le semplificazioni, e nel caso specifico, bisogna ricordare che Sandro Dell’Agnello e la Juvecaserta, a parte qualche brivido finale, peraltro ben superato con la meritatissima salvezza, hanno disputato davvero un ottimo campionato. Le problematiche attuali, la criticità del momento non dipendono infatti da aspetti tecnici, e neppure di programmazione. Poi è chiaro che nella memoria di tutti ci sia la straordinaria tradizione di Caserta, quella che ha vinto lo scudetto con ben 7 giocatori su 10, tutto il roster meno Shackelford, Frank e proprio Dell’Agnello, composto da giocatori campani e prodotti del settore giovanile bianconero. E speriamo anche che questa caratterizzazione “indie” del basket a Caserta ritorni a manifestarsi. Però al momento tutti ci dobbiamo augurare che la Juvecaserta sia ai nastri di partenza dell’A1 il prossimo autunno. Questo è il fattore principale ed irrinunciabile».
Quello che non ha fatto Caserta l’ha fatto Scafati, nel senso che due anni or sono è ripartita dalla Serie B, ha messo a posto i conti, e adesso dopo aver dominato per tutta la stagione è tra le favorite per la promozione in A1?
«Scafati ha fatto una eccellente stagione, investendo su un organico di altissimo profilo ed il mio amico Perdichizzi ha tradotto tutto questo in competitività. Sarà senza dubbio, e fino alla fine, una delle principali protagoniste della corsa all’A1».
Sempre in Serie A2 quest’anno c’è stato il Basket Agropoli che da neopromossa ha disputato un campionato straordinario, centrando gli innesti per la categoria, segno che quando si lavora bene si raccolgono anche i frutti?
«Agropoli è stata senza dubbio la principale sorpresa di questa stagione di A2. E la società cilentana ha senz’altro portato avanti in questi anni una programmazione seria e mirata. Antonio Paternoster, altro amico, ha lavorato benissimo su un roster che ha mostrato da subito un eccellente equilibrio tra il talento del trio Roderick, Trasolini e Tavernari, la grande esperienza di Santolamazza, su cui è stato fatto un investimento coraggioso e dagli enormi risultati, e la gioventù del resto dell’organico. Direi che, come nei casi di Avellino, Caserta, Scafati, i complimenti siano assolutamente meritati, amplificati dall’evidenza che nessuno l’estate scorsa si aspettava che Agropoli disputasse un campionato tanto positivo».
Capitolo Napoli: da oltre un quinquennio si stanno scrivendo soltanto brutte pagine. La poca fattibilità dei vari progetti può essere riscontrata alla base, ovvero che nessuno è ripartito da un settore giovanile forte?
«Difficile valutare la situazione di Napoli, se non si conoscono direttamente le vicende che hanno portato a questi ripetuti blackout. In realtà delle società che investono ed hanno un’ottima programmazione in ambito giovanile ci sono, ad esempio il ViviBasket Napoli, che, oltre a fare un ottimo reclutamento, ha prodotto discreti prospetti, che hanno calcato anche i parquet di A2. Speriamo che si riesca a ripartire proprio da questi esempi di programmazione. La Campania del basket non può certo rinunciare a Napoli».
E arriviamo anche al settore giovanile, che in questa stagione ha visto una sola formazione (il Cilento Agropoli iscritto per altro alla Serie C) disputare il campionato Under 20 Eccellenza. Solo una questione di annate?
«No, francamente non credo che sia un fatto di annate, anche perché, in regione, dei ‘96 e dei ‘97 in grado di ben figurare nell’Under 20 ci sono senza dubbio, alcuni di loro sono stati parte importante delle nazionali giovanili che hanno centrato importanti risultati internazionali negli ultimi anni. Purtroppo è sopraggiunta nelle società un disinteresse, solo parzialmente motivato dalle oggettive difficoltà ad investire nell’attività giovanile. È piuttosto un problema di mentalità, che peraltro il positivissimo lavoro del Centro Tecnico Federale, in diretta connessione con il Settore Squadre Nazionali Giovanili, il lavoro sulla formazione dei giovani allenatori e l’opera lungimirante di alcune società, stanno contribuendo a migliorare. Per carattere tendo a sottolineare gli aspetti positivi, e pur non sottovalutando le criticità che tu hai riferito, sono ottimista per il futuro. Anche quello immediato».
L'ARTUS MADDALONI CON ALESSANDRO GENTILE
E SALVATORE PARRILLO ADESSO IN FINALE SCUDETTO
La Campania ogni anno produce prospetti interessanti che emigrano in piazze prestigiose, ma quest’anno dall’Under 20 all’Under 15 non avrà una rappresentante alle Finali Nazionali. Uno smacco per l’intero movimento?
«Senza dubbio, ed il confronto con anni, neppure così lontani, in cui compagini come Juvecaserta, Napoli, Sant’Antimo, Pozzuoli, Salerno, Scafati, Maddaloni, e dimentico colpevolmente, e senza volerlo, qualcun’altra, riuscirono a mandare loro rappresentanti alle Finali Nazionali Under 17 o Under 19, diviene impietoso. Perché anche regioni con minore quantità e qualità della nostra hanno centrato questi obiettivi. Ma non è il caso di piangerci addosso, ci sono momenti di semina e momenti di raccolta. Evidentemente questo è il momento della semina».

lunedì 18 gennaio 2016

CAMPANIA. Terra di Lavoro presente ai raduni federali

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 19/01/2016

CAMPANIA. Tra maschili e femminili sono ben sedici gli atleti convocati
Terra di Lavoro presente ai raduni federali

MADDALONI. Oggi, martedì 19 gennaio, dalle ore 15:00 alle 16:30 si terrà presso il Pala Angioni-Caliendo di Maddaloni il raduno federale nell'ottima del progetto di qualificazione territoriale per gli atleti classe 2002 ed in preparazione al prossimo Torneo delle Regioni edizione 2016. Agli ordini dello staff tecnico composto dal direttore tecnico Alfredo Lamberti, dall'head coach Giuseppe Zurolo, dagli assistenti Roberto Ciccarelli, Ciro Dell'Imperio, Gianmarco Di Matteo, Roberto Galdiero, Francesco Minervini e Eduardo Coppola, e dai preparatori atletici Pasquale Tancredi e Giuseppe Lillo, si alleneranno 28 atleti di cui ben 11 provenienti da società di Terra di Lavoro:
Francesco Arciero, Giuseppe Arciero, Vincenzo Pagano, Michele Schettino e Armando Verazzo (San Michele Maddaloni), Francesco Beneduce, Vincenzo Telese e Francesco Tommaso (Juvecaserta), Simone Franceschetti (Basket Casapulla), Alessandro Fusco e Antonio Iovinella (Kioko Caserta), Jacopo Agostini e Matteo Paterniti (ViviBasket Napoli), Roberto Sargiotta (Flegrea Basket), Eugenio Cortese (Sporting Portici), Lorenzo Lella (Sporting Club Pianura), Pietro Di Sarno (Tigers Saviano), Antonio Borrelli e Francesco Iannarone (Del. Fes. Avellino), Andrea Del Regno (Scandone Avellino), Michele Romano (C.A.B. Solofra), Giuseppe Cascone (Pro Loco Scafati), Andrea Marino (Scuola Basket Salerno), Emilio Menna (Basket Open Salerno), Simone Pepe (Pallacanestro Picentia), Francesco Chiapparrone (Polisportiva Battipaglia), Francesco Fattoruso (Basket Angri 'Negro') e Fausto Montone (Polisportiva Agropoli). Altri 4 atleti casertani sono invece riserve a casa: Dario Alessandrini e Alessio Campanile (Juvecaserta), Davide Palladino (L.B.L. Caserta), Bartolomeo Robusto (C.M. Marcianise), Ferdinando Marcelletti (75' Basket Casalnuovo), Marco Perrino (Basket Casoria), Davide Sveldezza (Pik And Roll Pozzuoli), Umberto Germano (Basketorre 2009), Ciro Piedepalumbo (Nuova Pol. Stabia), Ciro Miranda (Sporting Portici), Andrea Alberti (Basket Open Salerno) e Pasquale Sorrentino (Scuola Basket Salerno).
Non solo basket maschile però, perché ieri, lunedì 18, presso il PalaSilvestri di Salerno c'è stato il raduno del centro tecnico federale femminile riservato ad atlete classe 2001 e 2002. Agli ordini dello staff tecnico composto dal direttore tecnico Alfredo Lamberti, dall'head coach Francesco Persico, dagli assistenti Simone Bergamasco, Sara Braida, Giovanni Caruso, Alfonso Moretti e Domenico Serrao, dal preparatore atletico Pasquale Tancredi e dalla fisioterapista Monica Ciarnelli, sono state convocate 32 atlete di cui 5 di Terra di Lavoro: Benedetta Moretti, Luisa Inverno e Greta Monda (Family Caserta), Maria Chiara Dell'Imperio (Kioko Caserta) e Francesca Sperandio (Juvecaserta). Riserve a casa Bianca Bosh (Juvecaserta) e Sabrina Natale (Family Caserta).
Giovanni Bocciero

lunedì 2 novembre 2015

SELEZIONE 2002: Dodici atleti casertani convocati

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 02/11/2015

SELEZIONE 2002: Dodici atleti casertani convocati

CASERTA. Nuovo appuntamento con il progetto di monitoraggio della Federbasket campana degli atleti classe 2002, che si ritroveranno quest’oggi, lunedì 2 novembre alle ore 15:00, presso il Palazzetto dello Sport di viale dei Cedri a Casalnuovo di Napoli.
Agli ordini dell’ormai consolidato staff tecnico composto dall’head coach Giuseppe Zurolo (Nuova Pol. Stabia), dagli assistenti Roberto Ciccarelli (Juvecaserta), Gianmarco Di Matteo (LBL Caserta), Francesco Minervini (Sporting Portici) ed Antonello Pota (Kioko Caserta), e dai preparatori atletici Pasquale Tancredi (Polisportiva Agropoli) e Giuseppe Lillo (Basket Casapulla), sotto gli attenti occhi del dirigente Renzo Lillo (Basket Casapulla) e del direttore tecnico Alfredo Lamberti (ViviBasket Napoli), sono stati convocati 25 atleti di cui 12 di Terra di Lavoro: Claudio Aldi, Dario Alessandrini, Alessio Iavazzi e Vincenzo Telese (Juvecaserta), Emanuele D’Addio e Simone Franceschetti (Basket Casapulla), Alessandro Fusco e Antonio Iovinella (Kioko Caserta), Giorgio Vincenzo Pagano e Armando Verazzo (San Michele Maddaloni), Francesco Portoghese (LBL Caserta) e Bartolomeo Robusto (C.M.B. Marcianise). Gli altri sono: Andrea Birra (Partenope), Alessandro Cerullo (Secondigliano), Carlo Corvino e Niccolò Tammaro (Sales), Pietro De Felice (Bk Arzano), Davide Di Capua, Alessandro Mansi e Matteo Paterniti (ViviBasket), Lorenzo Di Giacomo (Pegaso Portici), Lorenzo Lella (Green Point), Francesco Liguoro (A.S. Pall.), Raffaele Romano (Bk Casalnuovo), Roberto Sargiotta (Flegrea). Riserve a casa Michele Schettino (San Michele Maddaloni), Francesco Cocozza e Antimo Tarantino (Arzano), Jacopo Agostini (ViviBasket), Pietro Di Sarno (Saviano), Ferdinando Marcelletti (Casalnuovo), Lorenzo Morra (Sales) e Mirko Ranieri (Vesuvio).
GIBO