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venerdì 20 maggio 2022

Affari di famiglia. Da Vincenzo ad Emiliano, Busca vuol dire basket

Tre generazioni di cestisti: a Palestrina il nonno è stato uno dei pionieri. Il nipote Sean è alto due metri e ha nel tiro la dote migliore, Nicole - sorella di Sean - nel 2019 ha conquistato il tiolo di campione d'Italia under 14 

Da Vincenzo ad Emiliano, Busca vuol dire basket

Emiliano, per dieci anni simbolo della Virtus Roma: «Ho quattro figli:
tre giocano a basket, il quarto no, ma solo perché ha soltanto cinque anni...»


di Giovanni Bocciero*


Passione per la pallacanestro tramandata da padre in figlio a nipote. È la particolarità della famiglia Busca, che ha il basket nel proprio dna lungo tre generazioni: del resto, provate a pronunciare il cognome in… inglese. Tutto nasce a Palestrina con nonno Vincenzo, classe ’44, tra i primi in città a lanciare il pallone nel cesto nel 1962. Alla prima amichevole organizzata contro il Ponte Parioni ha segnato 22 dei 26 punti di squadra. La famiglia ha poi imboccato la via Casilina legando il proprio nome alla capitale.
«Sono stato tra i fondatori a Palestrina - ha esordito Vincenzo -, quando erano tempi pioneristici. Lo storico dirigente Luigi Stellani, pendolare che lavorava a Roma vicino al PalaTiziano, nel ‘60 ha visto le Olimpiadi. Rimasto folgorato da questo sport, ne ha parlato al circolo dove giocavamo solo a calcio. Nel frattempo, in città avevano costruito il campo all’aperto Barberini dove abbiamo iniziato a praticarlo a 15-16 anni. Imparate le regole, lo giocavamo un po’ a modo nostro, poi sono venuti allenatori di Roma e ci siamo affinati. Francamente all’inizio nemmeno mi piaceva, però facendo qualche tiro in maniera molto artigianale vedevo che la palla finiva spesso nel canestro. Ho pensato che dopotutto non fosse così difficile - ha rivelato il capostipite della famiglia Busca -, e partiti dalla Prima divisione siamo stati promossi fino alla serie B, paragonabile all’attuale A2». Vincenzo nella stagione 1972/73 ha realizzato 31 punti nello storico spareggio per la B con Avellino. «Avevo effettivamente la dote del marcatore, ero un tiratore abbastanza preciso. Ma non solo segnavo, ero un grande agonista perché a quei tempi si lottava. Ho smesso a 35 anni ed ha iniziato mio figlio Emiliano. Avendo una concessionaria non avevo tempo da dedicare al basket al di fuori di famiglia e lavoro. Ho fatto da sponsor per un paio di stagioni, un modo per non abbandonare il club della mia città del quale - ha continuato Vincenzo - ancora oggi, quando posso, vado a vedere le partite».

Se il secondogenito di Vincenzo Busca, Alessandro, è arrivato a giocare qualche torneo di C con Palestrina, il figlio maggiore Emiliano ha superato il papà affermandosi in serie A. «Sin da piccolo veniva a vedere le mie partite. È nato in un borsone da basket e si è innamorato da solo di questo sport. È stato l’esempio visivo che l’ha portato a giocare, tant’è che ha indossato il mio stesso numero 5. Quando era più piccolo giocavamo come fa un padre col figlio, e non nego che in qualche partitella gli ho fatto un po’ da scuola con qualche trucchetto. Ma non ne aveva bisogno, perché possedeva un talento naturale e non doveva essere instradato». Emiliano Busca ha vinto un europeo Juniores con l’Italia, è stato nel giro della nazionale maggiore con ct Ettore Messina, è stato capitano di lungo corso della Virtus con cui ha ancora il record di assist, prima di ritirarsi a 31 anni. «Ha ancora quel record perché era uno che vedeva molto bene la partita - ha confessato Vincenzo -, grande penetratore, molto veloce, con un’ottima tecnica. È stato purtroppo sfortunato subendo ben otto operazioni che l’hanno martoriato per tanti anni». Da padre a nonno il passo è stato breve, perché il nipote Sean, oggi al Basket Roma, si sta facendo strada molto velocemente. «Vado a vedere eccome le sue partite. Anzi - ha commentato emozionato Busca senior -, faccio cose mai fatte quando seguivo mio figlio al PalaEur con Milano o Bologna con dieci mila spettatori. Agli incontri di mio nipote soffro più di prima». Tecnicamente il pensiero del nonno è lucido. «Io ero una guardia e la mia migliore dote era il tiro, però non ero un bravo palleggiatore e non sapevo fare tante altre cose. Avevo bisogno dei blocchi per uscire e tirare. Emiliano era invece un giocatore completo, un play che faceva giocare la squadra, il mio opposto dato che da buon tiratore ero un mangia palloni e litigavo con gli allenatori perché tiravo troppo. Mio nipote è diverso da tutti e due. È un tiratore mancino alto oltre 2 metri che gioca ala, per cui abbiamo tre ruoli diversi. L’unica cosa che mi accomuna a mio nipote è il tiro, ma Sean si sposa meglio con il basket attuale nel quale si tira tanto da tre ed è micidiale, mentre ai miei tempi non c’era l’arco. Deve migliorare in grinta e lavorare sul fisico - ha osservato il nonno - perché è ancora molto magro».
Emiliano Busca è stato un predestinato, partito dalla sua città alla conquista di Roma. «Mia mamma seguiva le partite di papà e mi ha raccontato che ho iniziato a respirare l’odore dei campi nella sua pancia. Ad un anno e mezzo, appena imparato a camminare - ha ricordato Emiliano - avevo già la palla con me. Insomma, sono nato e cresciuto sui campi da basket». Nato a Roma solo per una questione di ospedale, è cresciuto a Palestrina «dove ho mosso i primi passi. A 12 anni sono passato al Banco Roma ma prima ho fatto un anno in prestito alla Vis Nova. Prendevo l’autobus da Palestrina ed era un viaggio perché ci mettevo più di un’ora per arrivare. Al ritorno invece mi veniva a prendere papà quando staccava da lavoro. I problemi sono sopraggiunti quando a 16 anni ho iniziato ad allenarmi con la prima squadra della Virtus. Gli allenamenti si svolgevano molto presto e non facevo in tempo ad arrivare con l’autobus. Per aggirare il problema mi accompagnava mio padre, oppure qualche conoscente. I sacrifici fatti dalla mia famiglia sono stati tanti». Da figlio a padre, oggi è dall’altra parte della barricata. «Adesso sto facendo la stessa identica cosa, ed anche di più. A differenza di mio padre che all’epoca aveva solo me che giocavo fuori città, io ho tre figli su quattro che giocano a pallacanestro, ma solo perché l’ultimo ha 5 anni ed ha ancora tempo per fare quello che vorrà. Le difficoltà per accompagnarli ad allenamenti e partite sono inimmaginabili, ma lo si fa con tanta passione per loro».
La famiglia Busca. In alto da destra, nonno Vincenzo,
il figlio Emiliano, il nipote Sean e l'altro figlio Alessandro.
In basso da destra i nipoti Nicole, Leonardo e Christopher
  

Ancora oggi Emiliano è ben ricordato dalla piazza romana, e non solo per il record di assist in maglia Virtus. «Sono attestati di stima che mi lusingano. Sono stato il ragazzino cresciuto nelle giovanili, ma credo di essere apprezzato perché in campo ero generoso. Una cosa che tra l’altro mi ha accorciato la carriera, avendo giocato spesso sugli infortuni. Mi sono ritirato perdendo almeno 5-6 anni nei quali potevo trasmettere esperienza e leadership. Ho comunque iniziato molto presto la carriera da giocatore. A 16 anni ho esordito in serie A - ha rammentato Busca junior - e a 18 mi sono sottoposto alla prima operazione. Una volta smesso ho preso la tessera per allenare, ma non ho praticato perché dopo aver passato tanti anni nelle palestre, e con la nascita di Sean, sentivo che non faceva per me». Come già anticipato, Sean, classe 2003, è il primogenito ma non il solo della famiglia a seguire le orme di nonno Vincenzo e papà Emiliano. Nicole, classe 2006, ha vinto lo scudetto U14 femminile nel 2019 con il Basket Roma, ed è aggregata alla serie B, mentre allo stesso club milita anche Christopher. «Non ho forzato i miei figli a giocare, è venuto tutto naturale. Sugli spalti soffro molto più di quando ero giocatore, con l’adrenalina che ti scorreva in corpo. Stando fuori stai più sulle spine. Poi - ha continuato Emiliano - da ex atleta vedo le cose in maniera diversa, e vorresti che i tuoi figli facessero cose che però, onestamente, non sono ancora in grado di fare per l’età. Sono severo nel fargli notare errori e difetti anche se non dovrei, perché si devono divertire e stare bene in campo con gli altri ragazzi. Comunque finisce tutto lì, con qualche consiglio per il loro bene che spero sia sempre ben accetto, così come me li dava mio padre a suo tempo».
I consigli sono soprattutto per Sean, che «gioca con l’U19 Eccellenza e, contemporaneamente, disputa la C Silver. Un bel banco di prova per questi ragazzi tutti giovanissimi. È un’esperienza positiva contro squadre più mature e scafate. Cerco di dargli più consigli possibili per quello che può ascoltare, perché mi accorgo che spesso stargli addosso non è produttivo. Poi ci sono gli allenatori che sono bravi. Sto al mio posto, ma credo che se un ex giocatore di serie A dà un consiglio al proprio figlio debba essere apprezzato». Anche Emiliano prova i confronti. «Io ero il classico play anni ’90, mentre mio figlio ha iniziato a giocare da play ma poi si è ritrovato ad avere una crescita spaventosa intorno ai 15 anni arrivando oltre i 2 metri d’altezza. Adesso non può più giocare in regia ma si alterna tra la guardia e l’ala potendo essere schierato anche da ‘4’ atipico. Ho visto giocare poco mio padre, ma mio figlio ha un discreto tiro come lo aveva il nonno. È ancora giovane con una spiccata dote offensiva, ma deve crescere col fisico perché ancora fragile e leggero e può trovare avversari della stessa altezza che pesano molto di più. Ci sta lavorando insieme alla sua società, ma a volte dipende anche dalla propria struttura fisica perché puoi sì migliorare, ma non puoi neppure snaturare il tuo corpo forzandolo». Quando la famiglia si ritrova tutta insieme «sono soprattutto loro che parlano di partite e compagni di squadra. Però non sono tante le occasioni tra allenamenti e studio. Succede più d’estate, quando si possono fare due tiri ai campetti. Ma anche in quelle circostanze c’è bisogno di staccare perché altrimenti poi il troppo stroppia».

Anche Sean, miglior marcatore della C Silver con una media di 18 punti, ha iniziato a Palestrina «con coach Emanuele Cecconi (figlio di Flavio, compagno di squadra del nonno e primo allenatore del papà, ndr). All’inizio era solo un’attività fisica - ha confessato il primogenito di Emiliano -, ma adesso sto prendendo la cosa in maniera più seria. Gioco da guardia-ala e il tiro da 3 è l’aspetto sul quale baso maggiormente il mio gioco. Ormai anche le squadre avversarie cercano di negarmelo in qualsiasi modo. Vorrei giocare al college, che reputo un ambiente molto competitivo. Sto lavorando per preparami al meglio e per andarci non la prossima stagione ma quella successiva. Vorrei giocare in America con l’obiettivo di ritornare in Italia ai massimi livelli. Sono stato accettato dalla Temple University ma quest’anno frequenterò lezioni a Roma, poi contatterò la squadra per vedere se sono interessati al secondo anno». Un po’ scettico a riguardo papà Emiliano. «Credo che rimarrà in Italia perché deve finire il suo percorso. Non è ancora pronto per certi palcoscenici e un certo tipo di pallacanestro. Deve migliorare alcuni aspetti del gioco, la difesa e le letture, ma a 19 anni credo sia normale. Deve fare tesoro ogni giorno dei propri errori per non ripeterli».
Certamente ha chi lo segue da vicino con l’obiettivo di farlo progredire, come l’ex Virtus Giuliano Maresca, oggi suo coach, e chi lo sostiene dagli spalti. «Con la serie C abbiamo fatto un ottimo girone di ritorno ma essendo una squadra giovane non siamo arrivati ai playoff. Ora siamo concentrati per la fase interzona del campionato d’Eccellenza con il sogno, magari, di giocarci la finale nazionale. Giuliano mi ha seguito molto da vicino quest’anno aiutandomi a sviluppare il mio gioco il più possibile, e spingendomi a lavorare sulle cose che non sono le mie priorità per cercare di espandere il bagaglio tecnico così da diventare un giocatore più completo. I miei parenti vengono molto spesso a vedere le partite. Papà è sempre stato tranquillo, ma quest’anno, vedendo che ho fatto un salto di qualità più evidente, cerca di darmi tanti consigli. Anche nonno dà il suo supporto, ma durante le partite penso poco a quello che succede sugli spalti e resto concentrato su quello che avviene in campo. Mi è stato raccontato che nonno era un tiratore e papà, da grande play, un contropiedista che faceva segnare gli altri. Il mio stile di gioco è diverso anche se credo più simile a quello di nonno».

mercoledì 16 giugno 2021

Torna la Lazio, il basket romano rialza la testa

Un campione d'Europa e vicecampione olimpico alla base del progetto che rilancia i colori biancocelesti anche nel basket

Torna la Lazio, il basket romano rialza la testa

Con la Lazio Basketball ATG 1932, Enrico Gilardi, cresciuto con Giancarlo Asteo, vuole riproporre la filosofia tecnica del suo vecchio maestro crescendo giovani che possano affermarsi nella propria città. "L'idea è di far riscoprire a Roma un nome storico, che anche nella pallacanestro è stata una importante realtà". I colori bianconcelesti in campo fin dal 1932, la presentazione di lancio al Muro Torto, la vecchia sede della gloriosa Ginnastica Roma dove la Lazio disputò la prima partita della sua storia


di Giovanni Bocciero*



RILANCIO E IDENTITÀ. Sono queste le due parole che meglio si legano alla Lazio Basketball ATG, la nuova realtà cestistica che vuole riportare in auge un nome storico e una tradizione importante della pallacanestro romana. Tra i promotori di questo rilancio, un ex atleta biancoceleste ed emblema della romanità, ovvero Enrico Gilardi. Con la gloriosa Pallacanestro Lazio 1932 ha esordito diciottenne in serie A nel 1975, alla corte del maestro Giancarlo Asteo. Poi ha giocato per Stella Azzurra e soprattutto Banco di Roma con cui ha vinto tutto ciò che c’era da vincere: lo scudetto del 1983, la Coppa dei Campioni e quella Intercontinentale del 1984, e per finire la Coppa Korac del 1986.

«Il fatto di aver giocato nella Lazio è stato il motivo per cui sono stato contattato - ha esordito Gilardi - e mi è stato chiesto se volessi partecipare a questo progetto di rilancio e costruzione di una nuova realtà che si chiamerà Lazio Basketball ATG, acronimo di Accademia tecnica giovanile e che va a legarsi al progetto al quale ho lavorato con il Comitato FIP Lazio negli ultimi sedici anni».

Enrico Gilardi, 64 anni, nell'Italia
Basket Hall of Fame dal 2016
Gilardi nella nuova realtà ricoprirà il ruolo di general manager, mentre Luigi Capasso, con trascorsi in Virtus Roma, NPC Rieti ed Eurobasket Roma oltre che nel calcio tra Napoli e Fiorentina, sarà il presidente. Tra i soci vi è Giampaolo Bocci, figlio di Eraldo ultimo presidente della storica Lazio 1932 radiata dalla FIP nel 2005, mentre Giovanni Tassi, altro ex atleta biancoceleste ricoprirà il ruolo di team manager. Per fare chiarezza, la Lazio Basketball ATG ha rilevato il titolo della Nuova Lazio Pallacanestro, società che comunque continuerà la propria attività a livello giovanile. Eppure si è cercato di unire le forze coinvolgendo anche l’altra società della S.S. Lazio Basket, perché «la prima idea di chi si è fatto promotore del rilancio nel basket del nome Lazio - ha chiarito Gilardi - è stato quello di mettere intorno ad un tavolo entrambe le realtà, proponendo di creare un progetto comune. La S.S. Lazio Basket però non ha ritenuto interessante poter intraprendere questa strada insieme. Per cui l’unico club rimasto è stata la Nuova Lazio Pall. che si è messa a disposizione sin da subito permettendo la costituzione di questa nuova realtà».

LA LAZIO BASKETBALL ATG si affaccia sul panorama cestistico romano in un periodo piuttosto delicato, sia per la ripresa generale dell’attività post pandemia, sia per il fallimento del massimo club cittadino quale era la Virtus Roma. «Il progetto nasce dall’idea che la città di Roma possa riscoprire un nome storico come quello della Lazio, che anche nella pallacanestro è stata una importante realtà con trascorsi in massima serie. Già ci stavamo muovendo prima dello scoppio della pandemia da Covid, quindi - ha specificato l’ex giocatore che con la Nazionale italiana ha vinto l’argento alle Olimpiadi di Mosca 1980 e un oro ed un argento agli Europei del 1983 e 1985 - questa rinascita non va affatto legata al fallimento della Virtus. Come nuova realtà ci stiamo organizzando per iniziare al meglio quando tutte le attività sportive ripartiranno con l’obiettivo da una parte di rilanciare la pallacanestro a Roma, e dall’altra di rispolverare il nome Lazio che significa tradizione, e che all’interno di una città come Roma crea anche una faziosità comunque molto più forte e sentita dal punto di vista calcistico che non nel basket».

Avendo rilevato la Nuova Lazio Pall., la Lazio Basketball ATG dovrebbe disputare il campionato di serie C Silver anche se qualcosa in termini di titoli sportivi potrebbe mutare nelle prossime settimane. «Nonostante le ambizioni bisogna essere realisti, quindi - ha spiegato Gilardi - non credo saremo pronti per una serie B ma forse disputeremo una C Gold. Il bello dello sport è anche quello di conquistarsi i meriti sul campo, e non solo comprando titoli sportivi». Al di là della categoria che giocherà la squadra senior, la dirigenza biancoceleste vuole puntare fattivamente sui giovani. «Come realtà nuova non avremo da subito un vivaio ben strutturato rispetto ad altre società romane. Vogliamo però che i giovani romani siano protagonisti in una squadra della città. Negli anni abbiamo visto tante promesse andare via non per giocare in serie A, cosa che avrei accettato - ha dichiarato Gilardi -, ma soltanto per disputare campionati giovanili di livello in altre piazze. Noi ci poniamo l’obiettivo di offrire ai ragazzi l’opportunità di continuare a crescere a Roma così da creare un gruppo d’identità romana forte».

Enrico Gilardi con Mattia Palumbo
OGGIGIORNO si sente spesso parlare di nuovi progetti che si fondano sui giovani. Il problema è passare dalle parole ai fatti, ed Enrico Gilardi sa perfettamente come si fa visto il suo impegno con i centri di addestramento tecnico giovanile della FIP Lazio. «Attraverso il progetto della federazione regionale ho potuto seguire tante annate giovanili e vedere centinaia di ragazzi. Ad esempio Mattia Palumbo è un’eccellenza, ed io avrei preferito che avesse avuto l’opportunità di giocare nella massima squadra della città invece di andare a fare esperienza fuori. Certo, oggi i meccanismi intorno al basket sono cambiati, ma cercheremo comunque di offrire un’occasione ai ragazzi».

Per riuscire in questo lavoro, sarà importante mettere in rete tanti piccoli club. «Assolutamente sì, e ci proveremo attraverso l’aggregazione di questi club che magari sono meno strutturati per vari motivi senza però soffocare le loro singole identità. Le società che lavorano sui ragazzi facendo tanti sacrifici vanno rispettate - ha commentato Gilardi -, vedendogli garantiti i propri diritti di formazione. Speriamo di avere a che fare con una nuova generazione di dirigenti e allenatori lungimiranti che possano pensare che attraverso un progetto comune si può arrivare a fare il bene dei ragazzi. Così facendo sono convinto che a beneficiarne saranno anche le stesse società. Possiamo dire che al momento come Lazio Basketball ATG ci presentiamo quasi come fossimo una realtà no profit, sperando che si colga lo spirito e il concetto di questa idea senza invidia per nessuno. Ribadisco che l’obiettivo unico è quello di mettersi a disposizione per la crescita dei ragazzi. A me piace dare indietro quello che ho ricevuto dalla pallacanestro, e credo che la migliore soluzione per poterlo fare sia quello di mettersi al servizio dei più giovani».

All'avversario della Jollycolombani di Forlì, non resta che
guardare l'appoggio a canestro di Enrico Gilardi
IL NUOVO CORSO della Lazio Basketball ATG è stato presentato ufficialmente il 5 giugno nella sede della Ginnastica Roma, data e luogo storici avendo la Lazio nel 1932 disputato proprio al campo del Muro Torto la prima partita ufficiale. Eppure il neonato club è ancora alla ricerca di una ‘casa’ in città. «La situazione a Roma è delicata perché non vi sono strutture dove poter giocare la serie A, e le altre sono poche. Ad esempio per giocare al PalaEur ci vogliono 20 mila euro a partita, il che rappresenta un vero harakiri economico-finanziario per chiunque. Per questo, per adesso, la nostra casa madre è Riano. Siamo però in trattativa - ha rivelato ancora il nuovo general manager biancoceleste - con alcune strutture cittadine per poter fare attività dentro Roma. Ma potremo parlarne solo quando avremo definito gli accordi che stiamo per stipulare. Tutto ciò augurandoci di avere a disposizione il PalaTiziano nel giro di qualche anno».

Una domanda però è più che legittima, ovvero dove si posizionerà la nuova realtà laziale nel panorama cestistico della capitale? «Nel rispetto di tutte le società che gravitano su Roma, ci poniamo con la consapevolezza che tranne la Stella Azzurra e l’Eurobasket che si sono guadagnate sul campo la stima di tutti, nessuno ha le potenzialità di sostegno e spinta che ha una società che si associa al mondo Lazio - ha risposto Gilardi -. Vogliamo ricreare l’identità biancoceleste, ciò vorrà dire che giocare con la Lazio tornerà a significare di aver giocato per una società importante della città. E sono convinto che il nome Lazio può diventare un veicolo d’immagine prestigioso e positivo in maniera trasversale».

L’attività della Lazio Basketball ATG inizierà senza l’affiliazione alla Polisportiva Lazio, cosa di cui al momento può fregiarsi la S.S. Lazio Basket che milita nel campionato di Promozione. Ma Gilardi è stato chiaro anche a tal proposito: «Vogliamo lavorare con grande umiltà ma con la decisa convinzione in ciò che facciamo. E riguardo ad una futura affiliazione, ambiamo a questa opportunità ma vogliamo essere valutati per il lavoro che svolgeremo da qui a tre anni». Come si può ben capire, la storia della Pallacanestro Lazio 1932 è rivendicata da più società. Per questo è anche lecito domandarsi se in futuro si vorrà riabilitare lo storico codice FIP del club radiato nel 2005. «Posso affermare che non rientra tra le nostre intenzioni - ha risposto deciso Gilardi -, perché vogliamo riproporre la storia della Lazio ma attraverso un percorso del tutto nuovo. Il progetto prevede massima serietà e soprattutto dignità. E non sarà di certo un codice che ci identificherà per quello che siamo, e che vogliamo essere».



* per la rivista BASKET MAGAZINE

martedì 26 febbraio 2019

Coppa Italia LNP - Fortitudo da battere, con Roma e Treviso il passato che torna

Tre società di antica tradizione e cinque robuste outsider: la sfida è aperta

A Porto S. Giorgio tre giorni di grande basket per la Coppa Italia di categoria

Analizziamo i quattro confronti con l'opinione di Stefano Pillastrini



di Giovanni Bocciero*


IL MESE DI MARZO per la Lega Nazionale Pallacanestro sarà inaugurato dalla Final Eight di Coppa Italia che si disputerà dall’1 al 3 in quel di Porto San Giorgio. La crème de la crème della serie A2 si trasferirà per il weekend nelle Marche, dove in contemporanea si disputerà anche la fase finale del trofeo di serie B, con i quarti che si giocheranno nella vicina Porto Sant’Elpidio prima di trasferirsi, anch’essi, al PalaSavelli.
VA IN ONDA LA PRIMA IMPORTANTE VERIFICA DI COME POTRA'
CONCLUDERSI LA CORSA VERSO LA SERIE A
Delle qualificate ci sono quasi tutte le grandi favorite d’inizio stagione, ovvero quei team costruiti con l’obiettivo principe di agguantare una delle tre promozioni per la serie A, e perché no, alzare la coppa al cielo nel mezzo. Ci si aspetta tre giorni di battaglia vera, nei quali le otto squadre protagoniste si sfideranno sino all’ultimo canestro. Dall’agguerrito girone Est di A2 sono rimaste escluse dalla kermesse l’Unieuro Forlì e soprattutto la G.S.A. Udine, mentre le sorprese provengono dal girone Ovest, in particolare il Bergamo Basket e l’Edilnol Biella. Senza però perderci in ulteriori chiacchiere, analizziamo nel dettaglio i quarti di finale che presenta il tabellone.


LAVOROPIÙ BOLOGNA vs EDILNOL BIELLA
La Fortitudo Bologna è senza alcun dubbio la squadra regina di questa A2, e il campo sta dando ragione alle proiezioni del pre-campionato. Con il roster più forte, più completo, più esperto, Bologna sta dominando in lungo e in largo anche se non è imbattibili, così come sempre il campo ha dimostrato. Giocatori come Maarty Leunen, Daniele Cinciarini, Stefano Mancinelli sono davvero un lusso per la categoria, mentre coach Antimo Martino dopo anni della più classica gavetta sta dimostrando di essere pronto ad affrontare un grande palcoscenico. Sulla propria strada ci sarà Biella, una squadra da prendere con le pinze che ha strappato la qualificazione grazie all’exploit avuto sul finire del girone d’andata, con sei vittorie in otto gare e la ciliegina del derby con Casale. Per i cosiddetti corsi e ricorsi, il club biellese ha vinto la Coppa Italia di categoria nel 2014, ed anche in quella circostanza fu galeotto un successo nel derby piemontese. Il girone di ritorno è iniziato però male, ed anche per questo le rotazioni di coach Michele Carrea sono state allungate con Francesco Stefanelli al rientro dopo l’infortunio dell’anno scorso. «Bologna è la squadra più forte - ha commentato il tecnico di lungo corso Stefano Pillastrini -, gioca benissimo, è ben messa in campo, e le manca davvero poco per essere completa. Chiaramente c'è sempre da lottare perché le partite secche sono molto insidiose, e le sorprese sono dietro l’angolo. È chiaro che la Fortitudo è la favorita indiscussa a vincere la coppa, avendo una squadra nettamente più forte. Però mai dire mai, perché Bologna pur essendo favorita su chiunque, bisogna considerare che spesso i favoriti difficilmente vincono. A maggior ragione trattandosi di partite secche, nelle quali chiunque giocherà contro Bologna non avrà sicuramente nulla da perdere, e quindi per questo motivo la squadra bolognese dovrà dimostrare di essere ancora più forte. Ed ha tutte le possibilità per esserlo». Pochi sono i punti deboli della Fortitudo e il suo ruolino di marcia è piuttosto chiaro. Biella dovrà puntare sulla propria verve e l’intensità di gioco che ne hanno contraddistinto il filotto di successi che gli hanno permesso di qualificarsi.


VIRTUS ROMA vs TEZENIS VERONA
Questo è il quarto di finale che mette di fronte due piazze storiche e molto blasonate come Roma e Verona, e ci si aspetta davvero molto equilibrio. La Virtus è la principale candidata alla promozione diretta nel girone Ovest, eppure non sono mancati diversi scivoloni tra cui quello sul parquet del fanalino di coda Cassino.
FORTITUDO-BIELLA: "BOLOGNESI FAVORITI, MA MAI DIRE MAI"
ROMA-VERONA: "VIRTUS CON GLI STRANIERI MIGLIORI
MA VERONA GIOCA BENE"
La società capitolina ha messo in piedi un roster che può vantare forse la miglior coppia di stranieri, formata dall’asse play-pivot Nic Moore e Henry Sims, affidata nelle sagaci mani di un tecnico come Piero Bucchi, ritornato per riportare in alto la Virtus. Dall’altra parte c’è la Tezenis Verona di coach Luca Dalmonte, squadra molto compatta che oltre all’esterno Jazzmarr Ferguson si fonda sugli italiani Andrea Amato e Francesco Candussi. «Roma è una squadra molto forte testimoniata dal suo primo posto nel girone Ovest - ha continuato Pillastrini -. Mi sembra proprio che abbia la miglior coppia di stranieri del campionato insieme a quella di Bergamo. È molto abituata a vincere ma se la vedrà contro Verona che è una squadra che può imbrigliare, e che soprattutto gioca davvero molto bene. Ha diverse alternative a livello di giocatori e tiene sempre sotto controllo i ritmi del gioco. Detto ciò mi aspetto una gara equilibrata anche se Roma è comunque leggermente favorita». Da tenere d’occhio soprattutto il duello individuale tra pivot, con l’azzurro Candussi, voglioso di dimostrare tutto il proprio talento e forse anche la maturazione, che sarà chiamato al banco di prova Sims.


DE’LONGHI TREVISO vs BENACQUISTA LATINA
Da una parte una società storica che sta cercando di risalire lì dove le compete. Dall’altra un club che stabilizzatosi in A2 ha colto una storica qualificazione per il trofeo tricolore. Treviso contro Latina è questo e molto altro, ad incominciare dal fatto che sono soprattutto i giocatori italiani i grandi protagonisti. La De’Longhi è per l’ennesima stagione alla ricerca di quella agognata promozione, ma di certo essere falcidiata dagli infortuni non aiuta e così coach Max Menetti è ancora alla ricerca della giusta quadra. La Benacquista dal canto suo sta già facendo un campionato di alto livello, e questa Final Eight è il giusto compenso per il buon lavoro fatto. «Questa è una sfida interessante che può regalare un bello spettacolo. Treviso è ancora alla ricerca del proprio equilibrio - ha dichiarato Pillastrini, per quattro anni head coach del club trevigiano - perché non è affatto facile giocare con tanti infortuni. Al momento sta giocando con uno straniero solo, e immagino che ne arriverà un altro (ad inizio febbraio è stata ingaggiata la guardia David Logan, ndr), e poi ha avuto parecchi altri acciacchi. Questo ha fatto sì che ancora oggi non ha un giocatore al quale affidarsi. Fino ad ora quel giocatore è stato Matteo Imbrò, ma è chiaro che Treviso sta cercando la sua identità. Latina anche ha avuto molti alti e bassi nel suo percorso, ed ha alcuni giocatori, Augustin Fabi su tutti, che possono fare partite straordinarie e trascinare la squadra alla vittoria. Treviso resta comunque più forte». Più che i singoli questa sfida potrà essere decisa dai piccoli dettagli, per questo aspettiamoci una gara molto tattica. Ai tecnici Max Menetti e Franco Gramenzi il compito di studiare e preparare mosse e contromosse.


BERGAMO BASKET vs XL EXTRALIGHT MONTEGRANARO
L’ultimo match proposto dal tabellone è quello che mette l’una contro l’altra Bergamo e Montegranaro. La società lombarda è passata dall’orlo del fallimento al primo posto al giro di boa nel girone Ovest. I meriti di questo incredibile risultato va attribuito alle capacità gestionali di coach Sandro Dell’Agnello e allo sconfinato talento di Terrence Roderick. Il tecnico ha saputo compattare la squadra e soprattutto ottenuto sacrificio da ogni giocatore. I galloni di leader in campo spettano invece all’americano, capace di fare di tutto nel rettangolo di gioco guidando i compagni alla vittoria.
TREVISO-LATINA: "SFIDA INTERESSANTE, SARANNO DECISIVI GLI
ITALIANI". BERGAMO-MONTEGRANARO:" SQUADRE MOLTO DIVERSE,
RODERICK E' LA CHIAVE"
Montegranaro è diametralmente opposta, una squadra che riesce a trovare di gara in gara un diverso protagonista. Questo è frutto sia della costruzione del roster, piuttosto lungo e qualitativo, che della navigata esperienza di coach Cesare Pancotto nel saper leggere le situazioni. «Si tratta di due squadre molto diverse. Montegranaro - ha analizzato Pillastrini, che alla guida di Montegranaro (2003-07, ndr) ha compiuto il doppio salto dalla B1 all’A1 - ha un gioco molto più equilibrato con LaMarshall Corbett che si mette più in evidenza, però giocatori come Valerio Amoroso possono risolvere la partita in qualsiasi momento. Se Montegranaro ha molte alternative Bergamo è una squadra molto più sbilanciata sui due stranieri, che stanno facendo benissimo. È una partita dove mi aspetto grande equilibrio, e se dovessi fare un pronostico direi Bergamo perché in queste partite Roderick può essere dominante. Non è un segreto che se lui non fa una prestazione maiuscola Bergamo difficilmente vince. Montegranaro invece può permettersi un Corbett normale. Comunque se dovessi indicare una possibile sorpresa per la vittoria della coppa, diciamo che non mi allontanerei dalla squadra che uscirà vincente da questo quarto di finale». Montegranaro giocando in casa avrà il sostegno del pubblico, e questo sarà certamente un incentivo in più per fare bene e puntare dritto alla vittoria finale. Bergamo sta invece un po' rallentando la propria corsa rispetto al girone d’andata, e sarà necessario avere il miglior Roderick possibile per far saltare il banco.


IL PROGRAMMA
Venerdì 1 marzo
Quarti di finale
ore 14:00 gara B: Roma (2°O)- Verona (3°E)
ore 16:15 gara D: Treviso (2°E)- Latina (3°O)
ore 18:45 gara A: Bologna (1°E)- Biella (4°O)
ore 21:00 gara C: Bergamo (1°O)- Montegranaro (4°E)

Sabato 2 marzo
Semifinali
ore 18:00 Vincente gara A- Vincente gara B
ore 20:45 Vincente gara C- Vincente gara D

Domenica 3 marzo
ore 18:45 Finale



* per la rivista BASKET MAGAZINE

sabato 15 dicembre 2018

Un poker d’assi sulle panchine di A2

Tocco di classe - Quattro coach dal prestigioso background impegnati nel campionato cadetto: ecco il perché della loro scelta

Pancotto, Lardo, Bucchi e Valli hanno alle spalle, tutti insieme, ben 57 stagioni in serie A, finali scudetto, Coppe Italia e quattro premi di migliori coach dell'anno


di Giovanni Bocciero*


L’A2 quest'anno è un campionato da seguire, non fosse altro per la presenza di allenatori che possiedono un grande bagaglio tecnico e d’esperienza. Coach come Piero Bucchi, Cesare Pancotto, Lino Lardo e Giorgio Valli messi insieme hanno collezionato 57 campionati di serie A, 3 finali scudetto, 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa italiana e 4 premi di miglior coach dell’anno. Equamente suddivisi tra girone Est ed Ovest, la XL Extralight Montegranaro ha deciso di ripartire da Pancotto che conosce fin troppo bene il territorio essendo di Porto San Giorgio; l’Unieuro Forlì ha ormai da ben tre anni affidato il proprio progetto nelle mani di Valli; la Givova Scafati ha puntato su Lardo dopo le dimissioni di Marco Calvani per le indagini antidoping; la Virtus Roma ha riabbracciato Bucchi con l’obiettivo di ritornare in A.
LARDO: "IL LAVORO E' PIU' GRATIFICANTE. IN SERIE A SERVE TEMPO:
SPESSO TROVI UN ROSTER ASSEMBLATO CON GIOCATORI CHE
VENGONO DA ESPERIENZE DIVERSE"
Ma c’è differenza tra l’allenare in massima serie piuttosto che in A2? «Il lavoro dell’allenatore in A2 è più gratificante - ha esordito Lino Lardo - perché c’è la possibilità di lavorare su un sistema di gioco in breve tempo. In massima serie si deve avere più tempo perché spesso ti ritrovi un roster assemblato con molti stranieri che vengono da diverse esperienze, e la lingua ufficiale è l’inglese che pur se parlato ormai da tutti può creare qualche difficoltà. Quindi in A2 con otto atleti italiani hai la possibilità di plasmare una mentalità, un gioco di squadra, e per me che sono un allenatore a cui piace dare un sistema alla propria squadra questa è una cosa importante per lavorare al meglio. E credo senza dubbio - ha continuato Lardo - che mentre in serie A ci si concentra di più sull’individualità ed il talento dei singoli, in A2 si vede una migliore pallacanestro basata sul gioco d’insieme».
«Credo che la cosa più importante sia innanzitutto cosa si vuole fare, e non dove si allena - ha invece commentato Cesare Pancotto -. Quando un allenatore vuole insegnare pallacanestro come me, non importa la serie. Cambiano gli individui che devi allenare e che devi motivare, ma l'importante è che si conosca il proprio ruolo, cioè quello di lavorare dando valore alla parola allenatore o istruttore in base alla categoria nella quale si milita».
PANCOTTO: "E' IMPORTANTE COSA SI VUOLE FARE, E NON DOVE SI
ALLENA, SE L'IMPEGNO E' QUELLO DI INSEGNARE PALLACANESTRO
DANDO VALORE ALLA PAROLA ALLENATORE"
La motivazione è senz’altro l’incentivo che ha spinto tecnici di questo spessore ad accettare offerte provenienti dal secondo campionato. È anche vero che oggi la concorrenza si è fatta molto competitiva, e spesso i club guardano più al dato economico. «Parto dal presupposto che a me piace allenare - ha risposto Pancotto -. Considero che il basket non abbia dimensione, nel senso che tra l’Eurolega e l’A2 cambia l’importanza della serie ma non il fatto di dover insegnare a giocare. Poi si tratta di una sfida, perché sono ritornato ad allenare nel mio territorio con tutte le difficoltà che si devono affrontare. E infine perché mi sono sentito scelto dalla società di Montegranaro, cosa molto fondamentale».
«Ci sono diversi fattori, e spesso personali - ha invece dichiarato Lardo -. Adesso le dinamiche del mercato sono abbastanza diverse rispetto a quindici anni fa quando c’erano delle vere e proprie categorie di allenatori di serie A e di serie A2. Io guardo molto al progetto che mi viene proposto. Devo anche dire che negli anni sono cresciuti molto i giovani tecnici, e questo ha fatto sì che si alzasse la concorrenza. Per questo qualche società ha deciso di puntare su assistente validi, maturati anche per merito della navigata esperienza in A dei capi allenatori che hanno avuto, e che poi li hanno rimpiazzati. Nel mio caso attuale, con Scafati c’erano stati già degli abboccamenti in anni passati, ma questo era il momento giusto».
L’esperienza maturata in tanti anni di carriera ad alto livello da questi allenatori può essere senz’altro un volano per far crescere non solo i giovani giocatori, ma in una visione più globale le stesse società in cui lavorano e addirittura l’intera struttura del campionato di A2.
LARDO: "COMUNQUE E' BELLO RIMETTERSI IN GIOCO ANCHE IN
AMBIENTI NON COSI' SEMPLICI E AMBIZIOSI COME LE PIAZZE
CHE HANNO GRANDI PROGETTI"
«Ho dimostrato di poter allenare ad alto livello, ma penso che sia bello - ha continuato Lardo - anche mettersi in gioco e lavorare in ambienti non così semplici e ambiziosi come possono essere le grandi piazze. Credo di aver vinto quasi tutte queste sfide riuscendo a rilanciare dei progetti portando valori come l’esperienza e la professionalità. Sinceramente sento di essere stato pronto ovunque ho allenato, da Reggio Calabria a Udine, dove è stato fatto un lavoro straordinario e mi sono messo in discussione scendendo addirittura in serie B. Perciò mi piace allenare con l’obiettivo di far crescere sia i giocatori che le società, ma questo non toglie che abbia ancora tanta ambizione di ritornare ad allenare ad alto livello».
«Credo che ogni allenatore debba portare il proprio contributo, che sia tecnico, tattico o solo di energia - ha invece commentato Pancotto - ovunque allena. Abbiamo il dovere di far crescere il nostro movimento, di migliorare i nostri atleti e di creare risultati per le società. Per cui non ho l’ambizione di pavoneggiarmi in merito alla mia maturata esperienza rispetto ad un collega più giovane, ma penso solo a far bene quello per cui sono capace cercando ogni giorno di trasferirlo ai miei giocatori e ad un sistema dal quale chiunque può apprendere degli insegnamenti tecnici».
L’A2 si è guadagnata la fama di essere il campionato degli italiani perché è dove gli atleti nostrani riescono ad esprimersi al meglio. Non è un caso se lo scorso anno Federico Mussini ha deciso di trasferirsi all’Alma Trieste invece di proseguire il massimo campionato con la Grissin Bon Reggio Emilia; oppure come Amedeo Tessitori che grazie all’esperienza alla De’Longhi Treviso si ritrova ad essere nel giro della nazionale maggiore. Insomma riapriamo il dibattito sull’utilizzo degli italiani, che più che imposto da regole dovrebbe diventare una cultura in massima serie.
PANCOTTO: "ABBIAMO UN DOVERE BEN PRECISO: FAR CRESCERE IL
MOVIMENTO, MIGLIORARE I NOSTRI ATLETI E OTTENERE RISULTATI
PER LE SOCIETA' CHE CI DANNO FIDUCIA"
«Penso che l’obiettivo di ciascun giocatore sia quello di diventare un atleta globale - ha dichiarato Pancotto -, perché non si può pensare di giocare per tutta la carriera in un’unica serie altrimenti sarebbe restrittivo per il proprio percorso di crescita. Proprio per questo sin da quando alleno ho sempre dato un’opportunità a chiunque, soprattutto ai giovani ma in generale ai giocatori italiani avendo fiducia nella nostra scuola di formazione. Naturalmente in A2 per la conformazione dei roster si esalta questo concetto, ma ribadisco che è importante che i nostri atleti lavorino con l’ambizione di migliorare sempre e comunque. La qualità di questo campionato è alta proprio perché ci sono ottimi allenatori e giocatori disposti a lavorare duro».
«Da sempre sono stato dalla parte degli italiani, dicendo che meritano più spazio anche in serie A. Capisco le esigenze dei proprietari e delle squadre che ingaggiano gli stranieri per fini di risultato o per aumentare lo spettacolo - ha affermato Lardo -, però negli ultimi anni tutti questi grandi campioni non si sono visti in Italia. E allora penso che bisognerebbe lavorare di più sugli italiani. Sento dire da più parti che se sono bravi giocano, il problema è che lo devono dimostrare e tante volte guardando alcune partite di massima serie si vedono dieci stranieri in campo. Allora la domanda che dobbiamo porci è come fanno in questo modo i ragazzi a crescere? Poi ci sono anche atleti di talento che riescono a ritagliarsi il proprio spazio, ma gli altri che possono aspirare a giocare su quei palcoscenici non hanno l’opportunità di mettersi in mostra. Così scendono in A2 dove c’è la possibilità di giocare, di fare esperienza e anche di sbagliare. Detto ciò, non possiamo poi lamentarci se in nazionale, che ha comunque dei sui cicli generazionali, abbiamo giocatori con poca esperienza internazionale e che non hanno quella tempra di prendersi le responsabilità. Nella stagione in cui ho allenato in B a Udine, ho visto degli atleti sconosciuti davvero molto bravi. Perciò - ha concluso Lardo - dobbiamo avere il coraggio di andare a scovare i ragazzi e di farli giocare, limitando gli stranieri, e si vedrà che i talenti ce li abbiamo ancora».




Il curriculum di Pancotto, Bucchi, Lardo e Valli
IL COACH DELLE METROPOLI PIERO BUCCHI
Cesare Pancotto è l’allenatore di A2 con il maggior numero di campionati di A alle spalle: 21. Classe ’55 ha allenato tra le altre Forlì, Pistoia, Siena, Trieste, Udine, Avellino, Cremona, vincendo tre campionati di A2 e due premi di coach dell’anno di A. Piero Bucchi, bolognese classe ’58, è il coach delle metropoli avendo guidato Roma, Napoli e Milano. Ha iniziato in A2 a Rimini per poi andare a vincere a Treviso Coppa Italia e Supercoppa. A Napoli ha prima vinto l’A2 e poi la Coppa Italia, mentre a Milano ha raggiunto due finali scudetto. Ripartito da Brindisi in A2 ha fatto affermare il club pugliese in massima serie. Lino Lardo, classe ’59 di Albenga, ha iniziato come assistente di Carlo Recalcati a Bergamo. Dopo l’escalation che lo ha visto a Reggio Calabria e Milano centrando il premio di coach dell’anno e una finale scudetto, ha riportato Rieti in serie A prima di andare a Bologna. Giorgio Valli, modenese classe ’62, cresciuto nella Virtus Bologna è diventato assistente di Ettore Messina e vinto nel 1997/98 il double scudetto-Eurolega. A Treviglio in B la prima esperienza da capo allenatore, poi Scafati e Ferrara con cui ha ottenuto due promozioni e una Coppa Italia di A2.


*: per il mensile BASKET MAGAZINE

domenica 15 maggio 2016

Juvecaserta, l’sos lanciato da patron Iavazzi

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 15/05/2016

LEGA A. Il futuro della società non potrà più dipendere unicamente da lui
Juvecaserta, l’sos lanciato da patron Iavazzi

di Giovanni Bocciero

CASERTA. La tanto attesa conferenza stampa del patron della Juvecaserta, Raffaele Iavazzi, ha avuto sicuramente un suo scopo. Il socio unico del club di Pezza delle Noci vuole riuscire, da qui alle varie scadenze dell’iscrizione, dei vari pagamenti ed ovviamente della presentazione della fidejussione di sensibilizzare il mondo imprenditoriale e politico casertano. Tutto lo sforzo economico che sin qui ha portato avanti da solo, non è più sostenibile dalle sue aziende che hanno problemi, forse, ben più importanti della pallacanestro. E allora c’è bisogno che qualcuno scenda in campo per affiancare o addirittura rimpiazzare Iavazzi.
RAFFAELE IAVAZZI (FOTO ELVIO IODICE)
Lo scopo dunque è quello, costringere emotivamente tutti quelli che hanno la potenzialità di intraprendere la strada Juvecaserta a fare un passo avanti e dimostrare, con i fatti e non le sole parole, che cio tengono alla società, che vogliono che il basket non scompaia di nuovo da Caserta. La stessissima tattica fu adottata anche dal patron della Virtus Roma, Claudio Toti, nell’estate scorsa. E purtroppo i casertani sanno fin troppo bene come andò a finire per la compagine della capitale. Purtroppo non per il ripescaggio di Caserta, che ovviamente fu festeggiato dopo la retrocessione. Ma purtroppo perché adesso potrebbe essere lo stesso identico destino a distanza di dodici mesi.
Come finirà è difficile stabilirlo. Di sicuro Iavazzi è spalle al muro, vorrebbe certamente programmare il futuro ma non può per tanti, forse troppi fattori, a partire dalla disponibilità di budget. E allora non rimane che aspettare, magari vedere come si evolverà questo sos lanciato dal patron bianconero, scrutare all’orizzonte le possibili novità positive e cercare di ripartire, mettendosi tutto alle spalle. Purtroppo le sensazioni sono quelle che o si rifarà la Serie A o si scomparirà del tutto. Di nuovo.

venerdì 17 luglio 2015

Juvecaserta, adesso bisogna essere in regola

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 18/07/2015

LEGA A. La società deve superare il controllo della Com.Te.C e trovare le risorse necessarie per il ripescaggio
Juvecaserta, adesso bisogna essere in regola

di Giovanni Bocciero

CASERTA. La Juvecaserta è ritornata in Serie A. Questa è la notizia che nel pomeriggio di ieri lo stesso Consiglio federale di Roma ha dato, ed anche se la cosa era ormai nell’aria almeno da due giorni, in città si è scatenata una vera e propria festa per tutto il popolo bianconero. Si tratta di un vero e proprio sospiro di sollievo, visto che due mesi fa la società di Pezza delle Noci era finita nel baratro dell’A2. Categoria che invece abbraccerà adesso la Virtus Roma, la cui richiesta di autoretrocessione è stata accolta addirittura all’unanimità dallo stesso Consiglio federale. Questo ha spalancato le porte della massima serie alla Juvecaserta. Ma per una Campania che sorride ce n’è un’altra che si ritrova a piangere l’ennesimo fallimento sportivo. Di fallimento vero e proprio non si può parlare, però l’Azzurro Napoli non è stato ritenuto adatto ad iscriversi al campionato di A2 e ripartirà, con molta probabilità, dalla Serie B. Ed anche in questo caso per una Campania che piange ce n’è una che sorride, neanche fosse uno scherzo del destino. Di fatti il posto lasciato vacante da Napoli dovrebbe essere occupato da Agropoli, che così non dovrebbe più intervenire per vie legali contro la Federbasket. Infatti, alla notizia che la Virtus Roma fosse stata ammessa al campionato di A2, la società agropolese che ha perso lo spareggio promozione con Siena, aveva dichiarato di voler intervenire contro la FIP perché per regolamento erano scaduti i termini per chiedere l’autoretrocessione, appunto al 9 luglio scorso. Con l’esclusione di Napoli però, la situazione diciamo che si è sistemata da sè, oppure è stata voluta sistemare. Il dubbio a questo punto sorge spontaneo.
Una cosa è comunque certa, e sicuramente macchia il basket italiano che proprio sul finire di questa stagione aveva potuto sfoggiare uno spot bellissimo come quella della finale scudetto tra Reggio Emilia e Sassari. Ancora una volta i campionati quasi si giocano in estate e non durante la stagione agonistica. Questo non è assolutamente ammissibile, e vanno presi dei provvedimenti, allargare i controlli ed essere più presenti e vicine alle tante e diverse società.
Ritornando però al ripescaggio della Juvecaserta, per mezzo di nota stampa il patron Lello Iavazzi ha dichiarato: “Ho appreso con soddisfazione la decisione della FIP di ripescare in Lega A la Juvecaserta, una decisione giunta inaspettata, ma che ripaga la  nostra tifoseria delle tante amarezze determinate dalla retrocessione dello scorso anno. Nei prossimi giorni riunirò il mio staff per valutare le implicazioni organizzative ed economiche determinate dal ritorno nel massimo campionato”.

Adesso inizia il difficile per il club di Pezza delle Noci, che dovrà in pochi giorni rispondere ufficialmente alla richiesta della FIP di essere o meno ripescata. Bisognerà partire innanzitutto dal controllo della Com.Te.C che dovrà effettivamente valutare lo stato finanziario della società per essere ammessa e partecipare al campionato di Serie A. Dopodiché la dirigenza bianconera dovrà trovare le risorse economiche per poter affrontare la massima serie, visto che rispetto alla Serie A2 il budget di cui bisogna disporre per fare un campionato almeno dignitoso dovrà essere il doppio. E soltanto a risorse trovate si potrà ritornare decisi sul mercato, magari anche riaprendo qualche trattativa che ormai sembrava satura come quella che porta a Linton Johnson. Ma parlare adesso di mercato sembra quasi superfluo.

giovedì 16 luglio 2015

Juvecaserta, oggi sarà ufficiale il ripescaggio

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 17/07/2015

SERIE A2. Il Consiglio federale che si riunirà alle 14:00 a Roma andrà a ratificare la richiesta della Virtus Roma
Juvecaserta, oggi sarà ufficiale il ripescaggio

di Giovanni Bocciero

CASERTA. La giornata di ieri per la Juvecaserta è stata decisamente plasmata dalla vicenda ripescaggio. La Virtus Roma ha comunicato a mezzo stampa che ha fatto domanda di iscrizione alla Serie A2, in pratica ha chiesto di essere autoretrocessa per dare il via ad un progetto più sociale, più solidale, che si fondi sui giovani e con i quali poter ripartire nell’immediato. La società capitolina ha presentato tale richiesta alla Federbasket, e questo comporterebbe di fatti il ritorno in massima serie per la Juvecaserta. La Virtus ha presentato questa richiesta, che pare la federazione abbia accettato. Ma bisognerà aspettare la decisione del Consiglio federale per ratificare il passaggio di consegne tra Roma e Caserta. Consiglio che si svolgerà proprio a Roma questo pomeriggio (venerdì 17 luglio) alle ore 14:00. Non dovrebbero esserci notizie dell’ultima ora, e così da questa sera si potrebbe davvero avere la Juvecaserta nuovamente in Serie A. Un bel colpo di fortuna per la società di Pezza delle Noci se vogliamo, proprio dopo una delle più brutte stagioni mai disputate dal fallimento registrato in quel lontano 1998.
Ovviamente in merito a questa vicenda la società di patron Lello Iavazzi ha già comunicato che non parlerà fin quando non vi sarà l’ufficialità del ripescaggio, che sembra soltanto una questione di ore visto che intorno alle ore 17:00 circa, si saprà il responso del Consiglio federale anche se ormai sembra una questione soltanto burocratica. Insomma la Juvecaserta è davvero vicina al ritorno in Serie A. Certo per la finestra e non per la porta principale che una salvezza sul campo in quella triste gara di Pesaro di quasi due mesi fa avrebbe potuto concedere. Fatto sta che il popolo bianconeri questa sera potrebbe ritornare a sorridere. Potrebbe ritornare a sognare le partite con Milano, Venezia, Sassari e Cantù, potrebbe, ma ormai sembra cosa fatta ammesso che in queste ormai poche ore che separano la Juvecaserta dal ripescaggio non succeda qualcosa d’imprevedibile, difficile da immaginare.

mercoledì 15 luglio 2015

Juvecaserta, si riapre la possibilità del ripescaggio

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 16/07/2015

SERIE A2. Per il mercato Campani è stato cercato da Varese e allora i bianconeri potrebbero vivare su Pini
Juvecaserta, si riapre la possibilità del ripescaggio

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Ore caldissime a Pezza delle Noci, dove la dirigenza della Juvecaserta è praticamente divisa tra il possibile ripescaggio in Serie A, visto che da Roma sono trapelate notizie molto confortanti in tal senso; e la campagna acquisti volta a costruire un roster di spessore in Serie A2. Ma andiamo con ordine visto che c’è davvero molta carne sul fuoco.
GIOVANNI PINI
Iniziamo con l’icona ripescaggio che improvvisamente è tornata ad attirare l’attenzione sul desktop bianconero. La Virtus Roma infatti pare non aver superato lo scoglio delle risorse finanziarie, e addirittura il patron Claudio Toti si starebbe preparando per una vera e propria “magagna”. Si tratta di cose burocratiche, certamente non facili da comprendere se non si hanno tutte le carte a portata di mano, ma cerchiamo di fare un po’ di chiarezza. Non avendo avuto risposte positive dagli sponsor, il presidente capitolino avrebbe optato per un aumento di capitale della società piuttosto che della ricapitalizzazione dovuta. In questo modo non sarebbe in regola con i parametri della Com.Te.C e di conseguenza sarebbe esclusa dal campionato. Così facendo la Virtus scomparirebbe, perché appunto esclusa, ma non sarebbe costretta a pagare nessuna mora come paventato durante la conferenza stampa di settimana scorsa dello stesso Toti, che aveva manifestato un certo stupore nell’apprendere la cosa. Roma però non perderebbe il basket, di certo la massima serie, ma non del tutto. Infatti se la Juvecaserta usufruisse di tale ripescaggio ai danni dei giallorossi, di conseguenza verrebbe ripescata in A2 l’Eurobasket Roma, da sempre una società satellite della Virtus tanto da avere non solo una squadra piena zeppa di giovani del vivaio virtussino, ma addirittura da condividere praticamente lo stesso stemma. In poche parole la capitale potrebbe tuffarsi in una nuova avventura che la vedrebbe abbandonare la Serie A ma pronta, immediatamente, a lottare per ritornarvi. Questo forse è fantabasket, forse ci siamo spinti oltre, pensando a male, ma a ragion veduta.
Questa nuova chance di ripescaggio distrarrà comunque poco il front office casertano che continuerà a lavorare per assemblare il futuro roster. Si sta cercando di portare nuovi giocatori all’ombra della Reggia per soddisfare le attese di coach Sandro Dell’Agnello che ha aperto ad un possibile ritorno, ovvero quello di Marco Mordente. L’ex capitano bianconero interessa per esperienza e qualità, che in un campionato di A2 può sempre ritornare utile. Ma da qui a dire che c’è una vera e propria trattativa ce ne deve passare di acqua sotto i ponti. Anche se non è da escludere nulla. Prima del fine settimana dovrebbe comunque essere annunciato un nuovo acquisto in casa Juvecaserta, che con molta probabilità sarà un esterno o un lungo. I profili che maggiormente interessano sono principalmente due: Gabriele Ganeto e Luca Campani. Con l’esterno l’ingaggio potrebbe andare in porto anche nel giro di qualche ora. Si sta complicando invece la pista che porta a Luca Campani, sul quale adesso c’è forte l’interesse di Varese con Mantova che lo ha abbandonato per virare su di un lungo straniero. E si sa che quando la massima serie bussa alla porta, qualche pensiero lo si fa. E allora ogni trattativa si rallenta. La dirigenza sembra però poter ricorrere immediatamente alla seconda opzione, così come riferito da Sportando, ovvero Giovanni Pini che nelle ultime due stagioni ha militato a Reggio Emilia.

lunedì 6 luglio 2015

Juvecaserta, tiene banco il ripescaggio al quale non si crede

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 07/07/2015

SERIE A2. Sembrerebbe fatta con Marco Giuri ex pupillo di coach Dell’Agnello che farà il backup in cabina di regia
Juvecaserta, tiene banco il ripescaggio al quale non si crede

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Tra notizie vere e false, articoli di giornali, smentite, comunicati ufficiali, e le solite dichiarazioni di facciata. Il futuro della Virtus Roma e di conseguenza della Juvecaserta ancora non è scontato, nonostante il 9 luglio sia ormai dietro l’angolo.
Roma spera che alla fine le parole del presidente Claudio Toti siano state soltanto un allarme, per cercare di attirare possibili imprenditori che vogliano abbracciare la causa della formazione capitolina. A Caserta si spera nello stesso identico modo, ma al contrario, nel senso che la Virtus non si iscrivi così da essere ripescati nella massima serie persa circa due mesi fa per un’annata gestita in malo modo dalla società bianconera.
MARCO GIURI AI TEMPI DI LIVORNO
Il miracolo potrebbe avverarsi, ma meglio non crederci troppo perché poi si potrebbe scottarsi troppo. Insomma sperarci, seppur le disgrazie sportive non si dovrebbero augurare mai a nessuno, è un conto, crederci fortemente è un’altra faccenda. Da questo punto di vista non finiremo mai di ripetere le parole di coach Sandro Dell’Agnello, che a chiari lettere ribadì in conferenza stampa di essere ritornato da allenatore all’ombra della Reggia per allenare in A2, e per questo avrebbe costruito una squadra capace di ben figurare in quella categoria. E’ logico che poi in sede di mercato si sta cercando di guardare anche a giocatori che possano, in concreto, essere utili in entrambi i campionati.
E allora passiamo proprio al capitolo mercato, dove la Juvecaserta sta cercando di muoversi ma neppure troppo, anche per via del fatto che alcuni atleti vogliono capire che categoria disputeranno i bianconeri prima di sottoscrivere qualsiasi tipo di accordo con la compagine di patron Lello Iavazzi. Un primo tassello del mosaico sembra comunque essere stato messo, visto che il sito web Sportando ha riportato in questo ultimo weekend il rumors della firma con il club di Pezza delle Noci da parte del giocatore Marco Giuri.
Play-guardia originario del Sud Italia, precisamente brindisino di nascita, è cresciuto cestisticamente nel florido vivaio della Virtus Siena prima di capitare agli ordini proprio di coach Dell’Agnello nel biennio 2007-09 alla Don Bosco Livorno nell’allora LegaDue. Il giocatore evidentemente avrà lasciato un buon ricordo nella mente del neo coach casertano, visto che la carriera di Giuri non ha rispettato ciò che ci si aspettava da un prospetto come lui. Grossa stanza per il suo ruolo, si è diviso nel resto della sua carriera tra la ex A Dilettanti o B d’Eccellenza, e la A2 Gold. Soprattutto si ricordano due sue ottime annate nella sua Brindisi, in LegaDue 2011-12 dove oltre alla promozione conquistò la Coppa Italia di categoria venendo eletto miglior giocatore italiano, e proprio l’anno successo sempre nel campionato cadetto con la casacca del Basket Barcellona. Quest’anno ha giocato tra le fila della corazzata Scaligera Verona che ha dominato l’A2 Gold prima di sgonfiarsi durante i playoff. E’ stato anche nel giro della Nazionale Under 20 nel biennio 2007-08, proprio quando ha vestito la maglia di Livorno.
Bisogna aspettare naturalmente il comunicato della società, ma questo acquisto fa pensare che in seno alla Juvecaserta si creda poco al ripescaggio. Non stiamo a discutere il giocatore Giuri, ma certamente pensarlo come backup in massima serie, visto il suo curriculum, ci viene ovviamente da storcere il naso. Pensarlo in un roster di A2 invece assume già un altro significato. Restano in piedi le trattative con Bernando Musso, che però verrebbe soltanto per la Serie A, e Daniele Cinciarini, così come è sempre da seguire la pista che porta ad un altro giovane come Mattia James Udom.

mercoledì 1 luglio 2015

Juvecaserta, da Roma oltre al danno anche la beffa

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 02/07/2015

SERIE A2. La dirigenza bianconera sta sondando il mercato per trovare giocatori che possano essere “double-face”
Juvecaserta, da Roma oltre al danno anche la beffa

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Nomi, trattative, offerte, sicuramente negli uffici di Pezza delle Noci si sta svolgendo un lavoro che riguardi la costruzione del roster per la prossima stagione. I cellulari dei diretti interessati stanno squillando, ma più di tutto la Juvecaserta starà certamente cercando di capire quale sia la vera situazione in quel di Roma. Nelle ultime ore il presidente capitolino Claudio Toti ha ribadito che la Virtus rischia seriamente di non iscriversi al massimo campionato, e dunque per la società bianconera potrebbero riaprirsi le porte della Serie A tramite il ripescaggio.
Le trattative di mercato non possono comunque smettere di andare avanti, anche perché Toti pur disegnando un quadretto per nulla positivo ha dichiarato che farà la necessaria ricapitalizzazione della società e cercherà fino al 9 luglio, data ultima per iscrivere la squadra, quei fondi finanziari utili per coprire le spese dell’intera stagione sportiva. Certamente la Virtus Roma non è nuova a difficoltà di questo genere, e bisogna capire se il massimo dirigente capitolino sta rincarando la dose del pessimismo per smuovere soprattutto le istituzioni romane, oppure se l’allarme “al lupo, al lupo” ha effettivamente una base concreta. Questo forse lo si capirà soltanto quando il conto alla rovescia arriverà alla sua conclusione.
E’ comunque ironico il fatto che proprio Roma potrebbe riaprire le porte della Serie A alla Juvecaserta. Insomma, la rivalità tra le due compagini è ben nota nell’intero panorama del basket nazionale, con il fatidico “derby del Sud” che richiama sempre grande attenzione. Per questo è ironico, perché proprio la defezione della Virtus permetterebbe a Caserta di riabbacciare la massima serie, come a voler dire oltre al danno anche la beffa.

Coach Sandro Dell’Agnello è stato però molto chiaro in occasione della conferenza stampa di presentazione della scorsa settimana. Il ripescaggio è un’eventualità di cui bisogna tener conto in ambito del mercato, ma non sarà ciò che influenzerà le scelte. Si cercano giocatori che per l’A2 possono essere importanti, ma che semmai ci si ritrovi in A1 possano comunque essere giocatori utili alla causa. Un mercato che potremmo definire quasi “double-face”.

lunedì 13 ottobre 2014

Juvecaserta, digerire la sconfitta e guardare avanti

DALLA NUOVA GAZZETTA DI CASERTA DEL 14/10/2014

LEGA A. Ci può stare perdere a Roma in quella situazione ma adesso sotto con il lavoro
Juvecaserta, digerire la sconfitta e guardare avanti

Giovanni Bocciero

CASERTA. La Juvecaserta ha esordito con una sconfitta al PalaTiziano di Roma, durando si e no per un tempo prima di crollare sotto i colpi di Gibson e compagni, ma ancor di più per la fatica e le corte rotazioni con le quali se l’è vista davvero brutta coach Lele Molin. Infatti non solo gli assenti per infortunio, si è aggiunto anche il febbricitante Howell.
IL PLAY RONALD MOORE NON SODDISFATTO (FOTO CAROZZA)
In questa situazione non particolarmente positiva, dare giudizi o trovare dei colpevoli è a dir poco inutile e forse porta soltanto ad un ulteriore danno. La cosa necessaria e primaria per i bianconeri è di accettare la sconfitta, metabolizzarla il più in fretta possbile e tuffarsi da subito nel prossimo impegno di campionato, tra le mura amiche del PalaMaggiò contro l’ostica Enel Brindisi. Di certo non sarà facile visto che lo staff tecnico e medico della società di Pezza delle Noci dovrà valutare ancora la situazione non eccellente degli atleti rimasti ai box contro la formazione della Capitale, ma l’obbligo è quello di provarci. La Virtus Roma, oltrettutto, si dimostra sempre più un’autentica “bestia nera” per i bianconeri, visto che si tratta della sesta sconfitta consecutiva rimediata negli ultimi quattro anni. Un record negativo che purtroppo non ne vuole sapere di spezzarsi. 
Volendo analizzare il match, tutti i beniamini del popolo casertano hanno giocato al di sotto delle proprie potenzialità e soprattutto capacità. Nessuno è riuscito ad incidere sulla partita per quello che ha dimostrato durante la preseason avuta da Caserta, e purtroppo nemmeno l’ottimismo paventato dall’allenatore mestrino in sede di conferenza prepartita è riuscito ad infondere quella sicurezza ai propri giocatori. Tra tutti, è venuto meno il folletto di Philadelphia Ronald Moore, il quale non è mai stato praticamente della gara. Errori in fase di costruzione del gioco, in palle perse, in quella determinazione offensiva che invece ha dimostrato di possedere in occasione della finale del Torneo di Caserta contro Reggio Emilia.
Per questa sconfitta non bisogna comunque far drammi, inutile recriminare. Adesso l’imperativo sarà guardare avanti, rumors di mercato permettendo, perché la Juvecaserta ha ancora tutta una stagione da costruire.