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mercoledì 22 gennaio 2020

Cultura sportiva! Dove e come si insegna?

Cultura sportiva!
Dove e come si insegna?


La tradizione sportiva italiana è lunga quasi quanto la sua storia. In quasi tutti gli sport, sia individuali che di squadra, l’Italia può vantare numerosi successi. Tuttavia la tradizione e le vittorie spesso non sono accompagnate da atteggiamenti consoni ad una cultura sportiva.
Questo dislivello tra successi e comportamenti ha un grande responsabile nella mancanza di un programma politico sportivo che comprenda normative adatte e mirate a sviluppare la cultura dello sport, che ha radicato nelle persone che praticano attività agonistiche o che semplicemente le seguono una visione distorta di ciò che è realmente lo sport e soprattutto di come lo si dovrebbe vivere.

Cos’è la cultura? La cultura è un concetto ampio e dalle diverse sfaccettature. Il suo significato lessico è “insieme delle conoscenze relative a una particolare disciplina”. La cultura è quindi sapere. In sociologia, invece, per cultura si intende “l’insieme dei valori, simboli, modelli di comportamento e attività materiali che caratterizzano il modo di vita di un gruppo sociale”. Quindi la cultura è anche valori. E grazie appunto al sapere e ai valori la cultura è simile ad un ponte fra ciò che è l’uomo e ciò che può diventare. Quindi la cultura è anche potenzialità. Ma la cultura è anche il prodotto di un processo di apprendimento e non qualcosa di innato. Pensiamo all’incontro fra culture diverse. Insomma la cultura è anche costruzione.

Lo sport è cultura? Lo sport possiede senz’altro tutti questi elementi: sapere, valori, potenzialità e costruzione. Sapere: conoscere il movimento fisico, gli stili di vita sani, le regole di uno sport. E fa parte del sapere anche imparare a conoscere se stessi e gli altri attraverso lo sport. Platone diceva che “si può scoprire di più una persona in un’ora di gioco che in un anno di conversazione”. Valori: impegno, divertimento, coraggio, solidarietà, entusiasmo, salute, forza, rispetto delle regole e degli altri, gioco di squadra, vittoria, miglioramento, sono solo alcuni dei valori esistenti. A seconda del nostro sistema di valori le nostre azioni potranno essere molto diverse. Potenzialità: allo sport si conferisce una valenza pedagogica particolare. Le Nazioni Unite nel 2005 hanno promosso l’Anno Internazionale dello Sport e dell’Educazione Fisica che ha affermato che lo sport è “componente essenziale della nostra società perché trasmette le regole fondamentali della vita sociale ed è portatore di valori educativi”. Costruzione: Nelson Mandela diceva che “lo sport ha il potere di cambiare il mondo, di suscitare emozioni, di ricongiungere le persone, di risvegliare la speranza dove prima c’era solo disperazione”. Ad avvalorare ciò c'è un dato: aderiscono al Comitato Olimpico Internazionale 205 federazioni nazionali, mentre alle Nazioni Unite solo 192 paesi. Queste qualità, con regole e comportamenti di tutti gli attori coinvolti, possono contribuire a formare quella che possiamo chiamare cultura sportiva.

In Italia lo sport è considerato cultura? Attraverso lo sport si può educare un Paese. Gli antichi greci lo consideravano una palestra di vita, mentre per gli americani è il mezzo per il riscatto sociale. In Italia è visto come un divertimento, un passatempo, una scusa per evadere dai problemi quotidiani. Tutto nobile, tutto giusto, tutto consentito. L'aspetto negativo è quando una manifestazione sportiva diventa la valvola di sfogo delle proprie frustrazioni.

Dove si apprende la cultura sportiva? La risposta a questa domanda è la stessa di dove si apprende la cultura in generale. A scuola, ma anche dagli sportivi stessi. E soprattutto nelle ore di educazione fisica. “Educazione”, appunto. Le domande che forse dovremmo porci sono: quanti di noi sono stati davvero educati dalle ore di sport a scuola? Quanti possono affermare di aver appreso lezioni di vita utili per la quotidianità? Lo sport è uno dei massimi veicoli di aggregazione sociale, insegna il sacrificio e il rispetto che dovrebbero essere alla base di ogni società.

Lo sport è cultura. Secondo il Libro bianco dello Sport 2007 della Commissione Europea, lo sport ha quattro dimensioni: agonistico, preventivo, educativo, ricreativo. Oltre a migliorare la salute dei cittadini, ha una dimensione educativa e svolge un ruolo sociale, culturale e ricreativo. Pensate all’Universiade che solo lo scorso luglio si è svolta a Napoli e in tutta la Campania. Una metafora di università e stadio, il binomio perfetto di cultura e sport. In Italia il problema della mancanza di cultura sportiva si traduce nell’avversario che non è un rivale, ma un nemico; e si va allo stadio per offendere e non per sostenere. Lo sport è davvero cultura perché infondo non è solo un gioco, ma un vero e proprio stile di vita.

Tre sono le espressioni tipiche della condizione umana secondo la filosofia: il gioco, il rito e il mito. Possiamo definire lo sport la versione moderna e organizzata del gioco. Al gioco succede il rito, come per la religione, che è rappresentato da una gara. Il gioco e il rito sono le forme culturali legate all’azione, al corpo, alla prestazione. Il terzo stadio è il mito, pensate all’odierno idolo sportivo che non rispecchia lo stile di vita del popolo, perché tende ad imporre il proprio modello a tutte le altre persone. Come si veste, cosa utilizza, dove va, tutto diviene fenomeno da seguire. E questo non esclude neppure i comportamenti fuori e dentro il campo. C’è dunque il rischio, da parte dello sport, di contribuire al fenomeno della idolatria, così da ritrovarci una società riflesso dello sport e non lo sport riflesso della società.

Nello sport di alta prestazione, che è poi quello che maggiormente influenza lo spettatore sportivo, stanno contribuendo alla sua continua evoluzione l’impatto economico della sport industry, l’innovazione tecnologica e il peso dei media, che sono arrivati, ad esempio, a cambiare a seconda delle proprie esigenze le stesse regole dello sport. Sport e business sono strettamente legati verso il successo ad ogni costo. Lo sport, oggi, premia la cultura del successo, che sacrifica l’elemento del gioco in favore del risultato, che va raggiunto a qualunque costo, anche e soprattutto per gli interessi economici ad esso legati.

È dunque fondamentale saper riconoscere la differenza tra la vittoria, che deve essere perseguita e rincorsa fino alla fine, e la sconfitta, che deve essere accettata come parte integrante del gioco. Deve essere valutata la prestazione e non il risultato. Si tratta di mentalità ed educazione. Lo sport è uno strumento importante per accrescere e indirizzare le persone verso determinati comportamenti. E non stiamo parlando del futuro del giovane sportivo, ma del futuro del giovane cittadino.

La formazione di una cultura sportiva mira a sviluppare una mentalità vincente, non solo un vincitore da podio o da medaglia d’oro. Chi riesce a sviluppare una tale mentalità impara dall’esperienza sportiva a conoscere se stesso, i propri limiti e le proprie potenzialità. Acquisisce una capacità di apprendimento che gli permette di perseguire un miglioramento continuo. Dovremmo quindi ridefinire il concetto di successo e di vittoria domandandoci “come abbiamo corso?”, e non “come siamo arrivati?”. Vincere allora può voler significare non solo essere il migliore, ma anche fare del proprio meglio.

Bisogna essere spinti dal fair play, che non è una regola come le altre. Il fair play impone il rispetto delle regole del gioco ma anche delle regole non scritte e universali dell’umanità. Il fair play non vuole mai una vittoria a qualsiasi prezzo, bensì vuole il rispetto per l’avversario, i compagni e l’arbitro. E il fair play è ciò che unisce il dilettante e il professionista, che sull’aspetto morale devono essere uguali in tutto e per tutto.

Tutti conoscono le battute ciniche “vincere non è importante. È l’unica cosa” o “il secondo è il primo degli ultimi”. Forse però è meno nota la definizione “successo è il participio passato del verbo succedere”. Così l’orgoglio viene ridimensionato. Le sconfitte sono sicuramente più numerose delle vittorie. Allora uno dei valori educativi fondamentali dello sport è quello di imparare a perdere con grazia.

È utopia sognare una cultura sportiva? Forse il semplice fatto di sognarla è già un primo passo verso una sua più ampia diffusione. Non a caso il giornalista uruguaiano Eduardo Galeano diceva, riguardo all’utopia: “L’utopia è come l’orizzonte. Mi avvicino di due passi, si allontana di due passi. Faccio dieci passi e si sposta di dieci passi. Per quanto cammini, mai lo raggiungerò. Dunque a cosa serve l’utopia? A camminare”.

martedì 23 luglio 2019

Pescante: "Lo sport deve tornare a scuola". E sull'attuale riforma...

Ottantuno anni appena compiuti, di cui sessantacinque circa nello sport e venticinque da membro del Cio. Mario Pescante è un pilastro dello sport italiano: da atleta amatoriale a dirigente sportivo, docente universitario di diritto dello sport, presidente del Coni dal 1993 al 1998, Sottosegretario con delega allo sport dal 2001 al 2006, e vicepresidente vicario del Cio (primo italiano a ricoprire tale ruolo) dal 2009 al 2012. Ha fatto tanto per lo sport italiano e, nell'immaginario collettino, ne è un po' l'emblema.

"Ho solo un rimprovero da farmi - ha dichiarato in una recente intervista televisiva -, una grande delusione. Ho svolto ruoli di vertice nel Coni ed anche nella politica, ma un sogno non si è realizzato e non si tratta di Olimpiade bensì dello sport nella scuola. Io sono stato un modesto atleta che praticava il mezzo fondo nei campionati studenteschi.
Questi ora sono scomparsi, sono diventati un'altra cosa, mentre allora erano la leva dell'atletica leggera. Non ero tesserato per nessuna federazione ma competevo e nell'anno in cui ho vinto i mille metri, gli ottanta metri li ha vinti un certo Livio Berruti. Io non ero di quel livello e lo percepivo, per questo ho smesso e ho fatto il dirigente sportivo. Mentre Berruti è andato avanti e tre anni dopo ha vinto l'Olimpiade a Roma. Questo era lo sport nella scuola, e io purtroppo non ci sono riuscito. Ho però chiari i motivi del perché non siamo riusciti a smuovere questa situazione. Da qui la necessità di un organismo statale, di un ministero che potesse coordinare vari ministeri come salute e scuola per ricreare quello che non può fare il Coni - ha analizzato l'ex presidente del Coni -, che fa un'azione di supplenza difronte ad autorità ministeriali. Ecco perché dico che l'attuale riforma dello sport è la riforma del Coni, che è una cosa completamente diversa. Sono tranquillo perché siamo in mano a Giancarlo Giorgetti che conosco molto bene, è un grande sportivo, ma non mi sono trovato d'accordo con il metodo operato dato che si è giunti ad una legge che insieme alla Finanziaria nessuno aveva letto, anche per ragioni di tempi che non c'erano. Chiaramente si poteva far meglio, ma non si tratta della riforma dello sport - ha concluso Pescante - ma solo del Coni".

lunedì 17 giugno 2019

Convegno "Riforma dello Sport. Quali vantaggi per il territorio?"




Dalla nascita del Coni alla riforma


Fine dello Sport elitario. Verso una nuova concezione


Lo Sport si avvicina alle persone, ma il Coni si oppone al cambiamento


Logica della vittoria o etica dello sport


Mondo dello Sport fra disagio previdenziale e ambiguità fiscale


Sindaco De Filippo in difesa Sport ed enti locali


Saluti del Sindaco De Filippo e Dora Olivieri di Ass Maddaloni Donna


04/04/19 Convegno "Riforma dello Sport. Quali vantaggi per il territorio?"

mercoledì 22 maggio 2019

L'Italia sportiva vuole il suo museo, che oggi è una sfida possibile

Il Senatore Claudio Barbaro, nell'editoriale scritto per la rivista Primato edito dall'associazione Asi Nazionale che lui stesso presiede, ha accesso i riflettori sulla necessità di avere un Museo Nazionale dello Sport. Questa volontà nasce da due dati molto importanti: i milioni di turisti che affollano ogni anno i musei italiani; i tanti sportivi e la loro grande partecipazione agli eventi. Diamo qualche numero, così come fatto egregiamente da Barbaro. Nel 2018 si sono contati 63 milioni di turisti venuti da ogni parte del mondo per ammirare quasi 5 mila musei presenti su tutto il nostro territorio. I dati pubblicati dal Ministero della Cultura nel 2017 dicono che sono stati oltre 50 milioni i loro visitatori, raddoppiando quasi la cifra rispetto a dieci anni fa.


Per celebrare degnamente chi ha contribuito a rendere l’Italia
grande nel mondo e per costruire cultura sportiva, Asi presenta una
petizione e lavora ad un progetto di crowdfunding per la realizzazione
di un museo dello sport. L’iniziativa gode del supporto di un Governo

che allo sport ha dimostrato di guardare con altri occhi.
Dall'altro lato lo sport in Italia è un vero e proprio mercato. Recentemente il presidente del Coni Giovanni Malagò ha sottolineato che proprio lo sport è l'unico comparto del Pil che cresce costantemente. Negli ultimi dodici mesi ha toccato un +3,5. Questo perché intorno agli eventi sportivi c'è una grande partecipazione. Sia fisica, cioè in loco, che virtuale, attraverso la televisione o con le nuove forme di fruizione tramite i più svariati devices. Da questa analisi nasce l'idea di rilanciare il progetto di un Museo Nazionale dello Sport. Un luogo che raccolga cimeli capaci di raccontare la grandezza della storia sportiva italiana scritta dalle gesta di indimenticabili atleti.

La prima proposta di un Museo Nazionale dello Sport fu avanzata da Mario Pescante all’inizio degli anni 2000, quando era Sottosegretario ai Beni Culturali con delega allo Sport. Lui voleva recuperare la Casa delle Armi del Foro Italico - negli anni '80 adibita addirittura ad aula bunker per i processi di casa nostra - per crearvi un luogo rappresentativo del mondo sportivo che potesse aiutare a diffondere una vera cultura sportiva

C’è un progetto fermo dalla fine del 2001 di cui si fece promotore
l’allora Sottosegretario ed ex presidente del Coni Pescante 
che sarebbe
dovuto sorgere all’interno del parco del Foro Italico. Studi e disegni
da troppo tempo giacciono in un cassetto. Fonte foto: Primato

La realizzazione di questo 'sogno' non è comunque semplice. Ci sono difficoltà legate principalmente agli investimenti - e quando mai - necessari per creare una struttura che sia un luogo dove poter richiamare i visitatori e fargli vivere un’esperienza divertente e coinvolgente di storia e di sport. Ma le potenzialità ci sono tutte. C’è il prodotto - una grandissima tradizione e storia sportiva - c’è il mercato (i 5000 musei italiani nel 2016 hanno raccolto oltre 110 milioni di persone) e potrebbe facilmente trovarsi la posizione. Insomma, dal punto di vista del marketing, l'idea è ottima.

Come proposto e dichiarato da Pescante a suo tempo, una nuova destinazione per l’Accademia di Scherma del Foro Italico è la scelta più logica e ideale, perché riqualificherebbe tutta l’area già destinata allo sport e in questo modo potremmo utilizzare il Foro Italico a trecentosessanta gradi e farne un polo di attrazione unico”. Magari si potrebbe cercare anche di creare la giusta atmosfera emozionale, sfruttando gli spazi sotterranei ampiamente presenti per ricavarne un anfiteatro - come si evince dal progetto - che rappresenterebbe un ingresso monumentale del museo.

martedì 31 gennaio 2017

Le Universiadi di Napoli 2019 possono portare sul territorio 270 milioni di investimenti

Le Universiadi di Napoli 2019 possono portare sul territorio 270 milioni di investimenti

di Giovanni Bocciero*


L’edizione 2019 delle Universiadi sarà ospitata da Napoli e dalla regione Campania, eppure da parte del Governo italiano ancora non sono stati stanziati i fondi necessari per l’adeguamento degli impianti sportivi che faranno da palcoscenico all’evento mondiale dedicato agli studenti. Sul tema ha parlato anche il presidente del Coni, Giovanni Malagò, che, proprio giovedì 26, ha avuto modo di visitare la provincia di Benevento e la città di Caserta per l’inaugurazione del Comitato provinciale.

Il numero uno dello sport tricolore ha parlato con grande schiettezza, senza nascondere quelle che sono le attuali difficoltà ma sottolineando allo stesso tempo che lavorerà affinché tutti i problemi vengano risolti quanto prima.
«Le Universiadi sono un appuntamento importante che devono riguardare tutta la regione e non la singola città, così da mettere in atto anche delle sinergie con le province. Il tema riguarda il Governo, che sta lavorando, mentre noi del Coni siamo spettatori interessati che tifano affinché tutte queste faccende delicate si sistemino come meglio è possibile. Prendiamo comunque atto di quella che è la realtà».
Tra gli impianti da ristrutturare il San Paolo, il Palabarbuto, la piscina Scandone e quella della Mostra d’Oltremare, il Collana e molti impianti nelle altre province campane.

Secondo il presidente della regione Campania, Vincenzo De Luca, dovrà essere fatto un investimento da circa 270 milioni di euro, di cui 150 serviranno per la sola ristrutturazione degli impianti e del villaggio per gli atleti individuato nell’ex base Nato di Bagnoli. «Il presidente De Luca conosce molto bene la realtà e bisogna quindi credergli. Ciò però implica un pieno coinvolgimento del Governo perché nei grandi eventi è lui che funge da garante e sostenitore a livello finanziario. Il Coni – ha continuato Malagò – può dare il know-how sull’impiantistica sportiva, può fare promozione, può essere da supporto a livello internazionale, ma deve anche prendere atto di quelle che sono le dinamiche dal punto di vista degli aspetti legislativi e finanziari».
Circa 150 milioni dovrebbero essere investiti per gli impianti, il villaggio e l’accoglienza; 8,5 milioni vengono invece destinati alla comunicazione e promozione. Previsti 3 milioni per gli incassi dei biglietti. Si tratta di un evento che dovrebbe garantire 150 mila presenze, una vendita di 600 mila biglietti, una spesa di 20-30 euro pro capite, ricaduta di 18 milioni per parcheggi e trasporti e fino a 5 milioni di incassi per hotel e strutture ricettive. Nell’area ex Nato a Bagnoli sarà collocato il villaggio per gli atleti.

Le Universiadi coinvolgeranno circa 170 nazioni, per un totale di 15 mila presenze tra atleti e addetti ai lavori, e soprattutto permetteranno all’intera regione di avere 150 mila tra spettatori e turisti, ed un’esposizione mediatica con oltre 600 ore di copertura su 110 emittenti televisive mondiali per un’audience complessiva che prevede ben 500 milioni di telespettatori.




*per SPORTECONOMY ---- Link originale

venerdì 27 gennaio 2017

Malagò a Caserta per l'inaugurazione del Comitato provinciale

Malagò a Caserta per l'inaugurazione del Comitato provinciale

di Giovanni Bocciero*


Il presidente del Coni Giovanni Malagò ha inaugurato, quest’oggi, la nuova sede del comitato provinciale di Caserta. Un vero e proprio tour de force quello del numero uno dello sport tricolore, dato che è giunto all’appuntamento in Terra di Lavoro in forte ritardo a causa dell’inaugurazione di un impianto sportivo in quel di Ceppaloni, in provincia di Benevento.
Gli onori di casa sono stati fatti dal delegato del comitato casertano, Michele De Simone: «Ringrazio il presidente Malagò per la sua presenza e gli presento quello che è l’esercito sportivo che governiamo: 33.000 tesserati, 600 società, 3.700 dirigenti e 1.000 tra giudici ed arbitri. Lo sport di questa provincia, tra l’altro, è il primo cliente degli alberghi cittadini, e questo è stato rivelato da una inchiesta da noi voluta. Per ogni nostro evento a livello nazionale che organizziamo, portiamo dai 2 ai 3 mila visitatori».

All’inaugurazione della nuova casa dello sport provinciale è intervenuto anche il presidente regionale Cosimo Sibiliaprossimo numero uno della Lega Dilettanti calcistica, ed atleti storici e di spicco del territorio, dal pugile Angelo Musone medaglia di bronzo a Los Angeles 1984 al canottiere Peppe Abbagnale vincitore di due ori e un argento a tre edizioni dei Giochi Olimpici, ed al quale è dedicato un’opera d’arte presente nel comitato casertano. Erano presenti anche rappresentanti di Confindustria e della scuola, due mondi che devono essere vicini allo sport così come auspicato da De Simone.

La parola è poi passata al presidente Malagò: «Lo sport deve eccellere sul territorio se in altri ambiti ci sono delle difficoltà. Caserta nella classifica per la qualità della vita è agli ultimi posti, ma in quella sportiva è forse tra le prime 30 d’Italia. Sono stato nel Sannio per l’inaugurazione di un impianto sportivo che la comunità attendeva da ben 20 anni, che già di per sé è una cosa incredibile. Dopo la commozione che ho provato lì, ho ricordato che adesso devono darlo in gestione a chi ha competenze e serietà per farlo. È molto importante capire, da questo punto di vista, l’associazionismo sportivo che è alla base dello “sport per tutti”, e non del professionismo. Per questo l’impianto appena inaugurato deve cercare di soddisfare la più ampia comunità possibile, provenienti dalle città limitrofe o da altre province. Abbiamo una carenza d’impiantistica, ma la soluzione non è solo costruirne di nuovi, ma anche ristrutturare quelli già esistenti o addirittura completarne la costruzione se fermi».

Presidente, ha inaugurato la nuova sede del Coni di Caserta, quanto è importante potenziare la rete territoriale?
«Essere qui è segno di quanto ci tengo al territorio, così come negli scorsi giorni sono stato a Reggio Calabria, a Trento, a Milano. Lo sport inizia dal territorio, inizia anche e soprattutto da Caserta che possiamo definire quasi la capostipite dello sport territoriale ad alto livello. Non so se sarò ricordato come un buon presidente del Coni, ma sicuramente durante il mio mandato ho cercato di valorizzare quanto più possibile il territorio».


* per SPORTECONOMY  ---  Link originale

domenica 11 ottobre 2015

Boxing Maddaloni, un progetto socio-sportivo

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 12/10/2015

PUGILATO. Tante le attività con protagonista l’associazione calatina in meno di un anno di vita, e altrettanti sono gli obiettivi
Boxing Maddaloni, un progetto socio-sportivo

MADDALONI. Dall'inizio di questo anno solare ha preso il via l'attività sportiva dell'A.S.D. Boxing Maddaloni, associazione che sotto la sapiente guida tecnica di mister Clemente sta portando avanti un'interessante quanto proficuo progetto votato soprattutto al giovanile. Attualmente la Boxing Maddaloni conta circa sessanta atleti attivi nella fascia d'età che va dai bambini di otto anni che si sono avvicinati per la prima volta al pugilato a quelli più esperti di trentacinque anni che invece fanno un po' da chioccia ai più giovani. Infatti, il senso di appartenenza è davvero alla base di questa associazione che svolge tutta la sua attività presso il Palazzetto dello Sport del comune di Maddaloni sito in via Antonio De Curtis. Inoltre, l'associazione offre corsi di boxe e di fitness associati all'attività pugilistica completamente in modo gratuito, sponsorizzando personalmente tutto il materiale tecnico dato agli atleti, ma soprattutto dando una grande importanza sociale a tutto il progetto grazie al valoroso impegno di alcuni essenziali collaboratori. Non è affatto un segreto che la Boxing Maddaloni è nata con il preciso impegno di permettere a tanti ragazzi maddalonesi di dedicarsi alla nobile disciplina del pugilato piuttosto che stare per strada ed essere deviati da faccende alquanto sgradevoli. 
Il pugilato, arte nobile che insegna la disciplina e l'educazione nella crescita dei più giovani, non è di certo una novità per il comune delle “Due Torri”. Maddaloni infatti gode di una lunga tradizione pugilistica sin dai tempi del Duca Alberto Tixon de Vidaurres, che nei primi anni '70 lanciò diversi atleti di ottimo livello. Da anni però questa tradizione tutta calatina è andata perdendosi a favore della vicina Marcianise, con la quale comunque non c'è alcuna rivalità. Ed è anche da quei successi e soprattutto soddisfazioni che la Boxing Maddaloni vuole cercare di ripartire, e non solo a livello di risultati che devono essere soltanto l'apice di un progetto a più lunga durata. In questi primi mesi di attività l'associazione ha partecipato già a diversi eventi svoltisi sul territorio comunale, dalla Notte Rosa che ha visto la piacevole partecipazione del maestro Angelo Brillantino e della campionessa Angela Carini, alla Giornata dello Sport organizzata in Piazza della Pace, oltre alle dimostrazioni effettuate in occasione della Grande Boxe Sotto le Stelle di Montedecoro e dell'ultima Festa Patronale di San Michele Arcangelo. Ma le attività della Boxing Maddaloni non si riassumono certamente soltanto a queste. Nell'arco dell'anno agonistico infatti, i due giovani atleti Marco Bagnano e Carmine D'Onofrio hanno partecipato alle selezioni del programma Italian's Got Talent con la loro esibizione denominata “Boxe e Tango”. Questo autentico spettacolo da palco ha visto i due pugili dimenarsi nel più classico combattimento e poi essere divisi dall'entrata di alcune ballerine che ballavano per l'appunto la danza tipica argentina. Uno spettacolo dunque in cui si boxava e si ballava, ma che aveva un significato molto particolare inerente alla non violenza sulle donne, di come infatti delle ballerine potessero intromettersi in un combattimento e avere la meglio pur non avendo i guantoni alle mani. Il prossimo mese invece, è in programma con data ancora da definirsi un'altra esibizione presso il piazzale del Royal Bingo, precisamente dinanzi al Ristorante Pizzeria Don Giovanni che darà un fattivo aiuto nell'organizzazione e nella logistica di questo evento che permetterà all'associazione di mettersi ulteriormente in evidenza e farsi conoscere maggiormente. Nel giro di un mesetto, dunque, un'altra importante attività vedrà protagonista la Boxing Maddaloni di mister Clemente. È ovvio che soltanto il duro lavoro in palestra e soprattutto i grandi sacrifici possono portare a traguardi importanti. In questa ottica, l'associazione ha preferito coinvolgere i propri atleti in questo primo anno di vita per le sole esibizioni, ma già dal prossimo anno diventerà una necessità la partecipazioni ai campionati italiani, che si svolgeranno con la loro prima fase a livello regionale. La necessità deriva proprio dal fatto di capire quanto di buono si sta facendo durante le lezioni, se si sta migliorando e di quanto, pur ricordando che alla base della nascita della Boxing Maddaloni non c'è lo spirito di sfornare campioni di pugilato, ma unicamente campioni di vita. I risultati poi si raggiungono anche e soprattutto grazie alla giusta preparazione, ed anche alle capacità acquisite e che riusciranno a trasmettere gli allenatori. Anche per questo, tra le diverse collaborazioni di cui l'associazione può vantarsi, c'è quella fondamentale di Vincent Spina, campione del mondo di Master e Fitness, istruttore MMA (acronimo anglosassone di Arti marziali miste) che quotidianamente tiene lezioni di fitness funzionale per tutti gli atleti della Boxing Maddaloni. Nonostante la struttura del Palazzetto comunale non accolga in maniera del tutto adatta l'associazione, durante gli allenamenti si respira grande entusiasmo tra i giovani pugili e gli allenatore, e di questo certamente il grande merito è di mister Clemente e di tutti i suoi collaboratori.
Giov.Bocc.

sabato 23 novembre 2013

6a PUNTATA DEL PROGRAMMA "GAME OVER"

DA NEW RADIO NETWORK - PROGRAMMA "GAME OVER"


Ascoltate la sesta puntata della trasmissione "Game Over" sulle frequenze di New Radio Network (Fm 89.80 per la Campania o in streaming su newradionetwork.com), programma ideato e condotto da Gianmarco Viggiano con la collaborazione di Mirko Piscitelli e Giovanni Bocciero.
In questa puntata interviste al giornalista di Mediaset Luca Serafini, e allo speaker del Napoli Decibel Bellini.

https://www.youtube.com/watch?v=Vbq3OX2ROPs

sabato 29 giugno 2013

Georgiana F. Jacob, una Fitness Model sulla vetta del Sud Italia

DAL SITO WEB CASERTAON.IT

Georgiana F. Jacob, una Fitness Model sulla vetta del Sud Italia

MADDALONI – Dopo esser diventato Mister Universo (campione mondiale) nello scorso mese di dicembre, in quel di Parigi, l’atleta maddalonese doc Aldo Foladore centra il primo successo anche come personal trainer. A gioire per il traguardo raggiunto è la giovanissima atleta quasi diciassettenne (classe 1996) Georgiana F. Jacob. Rumena di nascita, la cui città natale è Vaslui, è residente da circa dieci anni in Italia, precisamente a Messercola, tanto da considerarla una nostra figlia adottata. È un anno che Georgiana ha intrapreso la strada del Body Building, e le sue qualità fisiche si sono da subito messe in risalto. Circa un mese fa ha esordito ai campionati Sud Italia della IPF (Italian Phycique Federation) vincendo nettamente su molte atlete provenienti dalle Regioni del Mezzogiorno nella speciale categoria Fitness Model, qualificandosi di fatto ai Campionati Italiani IPF che si sono svolti a Pisa. Con il biglietti per la competizione tricolore in tasca, la giovane Georgiana ha lavorato duramente per preparare al meglio la manifestazione, e dopo i molti sacrifici è riuscita a salire sul podio, alle spalle di campionesse già affermate, risultando essere, tra le altre cose, l’unica minorenne sul palco. Non solo il podio raggiunto, perché nella competizione di Pisa i giudici hanno ritenuto che la Jacob, per le potenzialità dimostrate, possa ricoprire un ruolo importante anche nella nazionale italiana, inserendola nella squadra della WPF (World Phycique Federation). “Ringrazio vivamente i miei genitori, che mi hanno sostenuta – dichiara una commossa Georgiana F. Jacob – in questo percorso che ho deciso d’intraprendere, e naturalmente il mio personal trainer Aldo Foladore”. “Georgiana ha una lunga strada davanti a se – rilascia entusiasta il suo allenatore Foladore – e pensare che nel suo primo anno di gare è riuscita a tenere a bada grandi atlete del settore, non immagino cosa potrà fare in futuro”. La giovane atleta non potrà certo cullarsi sugli allori, dovrà continuare, e forse ancor più sodo, ad allenarsi, e nel suo personale mirino ci sono già due importanti obiettivi: prima i Campionati Italiani e poi gli Europei.


Giovanni Bocciero

venerdì 31 maggio 2013

La scalata della Volalto Caserta

DAL CORRIERE DELLA CAMPANIA DEL MESE DI MAGGIO 2013

La squadra del presidente Barone punto ad un clamoroso doppio salto di categoria
La scalata della Volalto Caserta

CASERTA. Continua l’avventura nel campionato di B1 di pallavolo femminile della Volalto Caserta, impegnata nella semifinale per la promozione in A2. La sfida alle cugine dell’Arzano rappresenta un trampolino di lancio non indifferente per la compagine casertana, che se dovesse realmente centrare questo salto di categoria, sarebbe autrice di una “doppia scalata” visto che le casertane sono neopromosse dopo aver vinto lo scorso anno il torneo di B2. Dopo essersi classificata al terzo posto, dietro Gricignano e Arzano, la Volalto si è liberata dello Scandicci con un doppio 3-2, prima espugnando il Palasport fiorentino, e poi chiudendo la serie al Palazzetto di via Medaglie d’Oro, rimontando da un clamoroso 0-2. Al termine della gara che ha sancito il passaggio del turno, l’emozione sia in campo che sugli spalti è stata incontenibile. 
“Abbiamo dimostrato ancora una volta di meritare la serie A – dichiara il presidente Agostino Barone –. Con un pubblico del genere e un gruppo così possiamo sognare. La strada è certamente lunga, ma per quel che ci riguarda abbiamo già vinto. Era impensabile arrivare ad inizio anno fin qui, ma adesso proveremo a continuare a sognare. Quando si ottengono risultati del genere non si può parlare di casualità o fortuna, il nostro sodalizio è contraddistinto da quattro elementi – conclude il presidente casertano –: la valenza dei tecnici, la struttura societaria, il settore giovanile e il carattere e la voglia di vincere”. Eliminato lo Scandicci, con una prestazione che ha messo in luce la compattezza di gruppo, grazie ad una panchina capace di sopperire ad alcune defezioni del roster rosanero, mercoledì 22 maggio ha avuto inizio la semifinale contro l’Arzano, in un derby tutto campano che sarà davvero affascinante da seguire fino in fondo. “Sarà sicuramente una sfida difficile – commenta la giocatrice nonché capitano Grazia Fattaccio –, perché incontreremo una squadra con la S maiuscola, e per questo dovremo essere perfette per avere la meglio. In questa stagione ci hanno battuto in entrambe le gare disputate, e devo dire che sia all’andata che al ritorno non abbiamo giocato benissimo. Merito loro senza dubbio, ma ora le cose saranno diverse. Sono una squadra attrezzata per il grande salto, ma noi non siamo da meno. Gara dopo gara abbiamo acquisito convinzione in noi, il passato non conta, adesso – conclude la giocatrice rosanero – sarà un’altra musica”. I complimenti per questa cavalcata giungono anche dalle istituzioni, sia amministrative che sportive. “Siamo soddisfatti dei risultati conseguiti dalle squadre sportive casertane – dichiara il presidente della Provincia di Caserta, Domenico Zinzi – e in questo momento di entusiasmo bisogna dare merito alla Volalto delle capacità di gestione e delle qualità atletiche”. “La pallavolo ha bruciato le tappe – dichiara il delegato Coni Caserta, Michele De Simone – perché ci sta proiettando in un sogno che speriamo si realizzi, grazie all’eccellenza della squadra e della società”.

Giovanni Bocciero

Handball, terzo scudetto per lo Jomi Salerno

DAL CORRIERE DELLA CAMPANIA DEL MESE DI MAGGIO 2013

Handball, terzo scudetto per lo Jomi Salerno

SALERNO. La Jomi Salerno vince il terzo scudetto della sua breve storia sportiva (fondata otto anni fa dalle ceneri dell’Handball Salerno), creando una vera e propria dinastia nella pallamano femminile. Forse dire dinastia è pure troppo poco, visto che nel palmares della società ci sono tre scudetti, tre Coppe Italia, due Supercoppe e un Handball Trophy. Insomma, stiamo parlando di una vera e propria corazzata che sul suolo nazionale detta praticamente legge. Nell’ultima gara della stagione, la numero tre della poule scudetto, la Jomi si è imposta sul Sassari per 26-25 dinanzi ad un Pala Palumbo gremito per l’occasione. Una gara al cardiopalma che si è decisa a meno di un giro di lancette dal termine, quando il portiere di casa Prunster ha parato un penalty, e sul contropiede è nato il gol di Avram che ha permesso alle salernitane di conquistare il tricolore. Finale raggiunta dopo un testa a testa durato per tutta la stagione proprio con le sarde, che ha permesso al Salerno di calare il primo “triplete” della sua storia. 
“Non è facile spiegare le emozioni che ti assalgono in questi momenti – dichiara il tecnico Giovanni Nasta. Poter arrivare a giocarsi davanti al proprio pubblico una finale è la cosa più bella che ti possa capitare. Il nostro progetto tende ad unire i giovanissimi e le nostre ragazze che li crescono tutti i giorni, coinvolgendoli in varie attività, mentre noi come società forniamo il massimo contribuito tecnico-educativo che ci permette di raggiungere in un periodo lungo i nostri obiettivi. Ripartire dalle basi con le giovanili è l’unica strada percorribile, e a Salerno con questi dirigenti competenti – conclude l’allenatore salernitano – è tutto possibile”. Non soltanto il tecnico della Jomi è un salernitano purosangue, e quindi orgoglio di società e città, ma anche la capitana Antonella Coppola, che ha vestito i colori della società sin dalla sua fondazione, Pina Napoletano, la giocatrice più prolifica del campionato, e Assunta Lamberti, giovanissima in rampa di lancio. Il team salernitano adesso prova a guardare al futuro anche e soprattutto attraverso il proprio settore giovanile, che conta quattro formazioni femminili e due al maschile. La “cantera” ancora non ha portato quei frutti che invece ha conseguito la prima squadra, ma la strada percorsa è senz’altro la migliore. “Abbiamo rovesciato la piramide raggiungendo il risultato che ci eravamo prefissati nel giorno della ripartenza – commenta il direttore Lino Loria perché c’è chi partendo da una base forte riesce negli anni a costruire un modello vincente, e c’è chi, come noi, decide di partire dai risultati della prima squadra per allargare quella base. In due anni d’attività, abbiamo creato un settore giovanile all’avanguardia. I bambini crescono cercando di emulare le gesta delle ragazze, e tutto questo è stato possibile grazie alla disponibilità del Pala Palumbo e della collaborazione – conclude il ds salernitano – dei dirigenti scolastici degli istituti coinvolti”.

Giovanni Bocciero

sabato 13 ottobre 2012

Festa dello Sport al Pala Angioni- Caliendo. Buona la prima con il testimonial Cuomo

DAL MENSILE "MADDALONI CITTA'" DI SETTEMBRE

Festa dello Sport al Pala Angioni- Caliendo
Buona la prima con il testimonial Cuomo

Nei giorni di sabato 22 e domanica 23 si è svolta al Pala Angioni- Caliendo la “Festa dello Sport”, una manifestazione a carattere locale che ha interessato un po’ tutte le società sportive maddalonesi, voluta fortemente dall’Assessorato allo Sport del Comune delle ‘Due Torri’, con in primis l’assessore Maria Elena Trovato, che si è avvalsa dell’importante patrocinio del Coni Provinciale. In questa due giorni di sport e divertimento, si è avuto il ‘Memorial Angioni’ di scherma, il cui testimonial è stato Sandro Cuomo, medaglia d’oro alle Olimpiadi di Atlanta del 1996. 
In questa festa sportiva calatina, si è avuta l’esecuzione dell’Inno di Mameli suonato dalla banda musicale del Villaggio dei Ragazzi, le majorette festanti, la sfilata degli atleti e, tra tutte le attività sportive che si sono esibite, ovviamente, non poteva mancare l’attività per eccellenza che ha scritto pagine di storia, oltre a far conoscere il nome della città di Maddaloni in tutto il ‘Bel Paese’. Stiamo parlando della pallacanestro, che oltre alle esibizioni del minibasket, nel giorno di sabato ha visto sia la Cover Maddaloni, prossima ad esordire nel campionato di DNC Nazionale, che il Centro Diana svolgere uno scrimmage di presentazione al pubblico maddalonese dal palato finissimo per la ‘palla a spicchi’. Il primo match andato in scena ha visto la squadra femminile del Centro Diana, che prenderà parte alla prossima A3, giocare contro il Family Caserta, formazione che invece disputerà il campionato di serie B con ambizioni di ben figurare. Il punteggio ha sorriso alle maddalonesi di coach Rossano Grillone, che comunque hanno dovuto aspettare oltre la metà gara per prendere il largo e festeggiare la ‘doppia v’. Successivamente, è toccata alla formazione della Pall. San Michele scendere sul parquet, e in tal caso, sono stati davvero soltanto i giocatori in casacca biancoblu a scendere in campo. Questo perché la Virtus Pozzuoli, che sarebbe dovuta essere l’avversaria dell’amichevole, ha dovuto dare forfait all’ultimo perché uno zio dell’allenatore flegreo è purtroppo morto. Una situazione che ha decisamente cambiato le carte in tavola, e allora il tecnico maddalonese Massimo Massaro, ha pensato bene di effettuare un test in famiglia, suddividendo il roster a sua disposizione in due formazioni, la ‘bianca’ e la ‘blu’. (g.b.)

mercoledì 15 agosto 2012

Il resoconto dei Giochi “Londra 2012”


OLIMPIADI - RESOCONTO DEL 15/08/2012

Il resoconto dei Giochi “Londra 2012”


Si sono conclusi i Giochi olimpici di “Londra 2012”, i 30esimi per ciò che riguarda le Olimpiadi moderne, e per la terza volta è stata la capitale del Regno Unito ad ospitarli, dopo le edizioni del 1908 e del 1948.

204 le nazioni partecipanti e sono state 85 quelle che hanno potuto gioiere almeno per una medaglia conquistata. In totale hanno trionfato gli Stati Uniti con ben 104 podi conquistati, di cui 46 li hanno visti sul gradino più alto. Così facendo la squadra a “stelle e striscie” ha mantenuto il primato per il numero totale di medaglie, avvicinandosi alle 110 medaglie di Pechino 2008, e conquistando anche il primato per medaglie d’oro. Alle loro spalle la Cina con 38 ori e 87 nel complesso.

Per l’Italia un ottavo posto che sa quasi di trionfo, con 8 medaglie d’oro, 9 d’argento e 11 di bronzo, 28 in totale, una in più della penultima Olimpiade cinese, e riuscendo a pareggiare quelle del metallo più prezioso. Le previsioni di Sports Illustrated, noto giornale americano sportivo, sono state quasi rispettate, perché ci dava 8 ori, 5 argenti e 18 bronzi, per un totale di 31 podi, anche se ci vedeva relegati al decimo posto in classifica generale.

Esultante il presidente del Coni Gianni Petrucci, che al termine dei giochi ha affermato che “l’Italia è nel G8 dello sport. Avevamo parlato di una soglia minima di 25 medaglie che è stata superata brillantemente, per questo non posso non essere soddisfatto. C’è una macchia che però mi porterò sempre dietro – continua il presidente del Coni – quella del caso Schwazer, il ragazzo ha senz’altro sbagliato ma non può essere crocifisso”. Al presidente del Coni sono giunti anche i complimenti da parte del presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, e quelle del premier Mario Monti. “Risultato che è andato oltre le previsioni – commenta ancora Petrucci – ed il simbolo sono stati i rapporti umani, la compattezza, lo spirito delle nostre squadre”. Petrucci, dunque, elogia i c.t. della pallavolo e della pallanuoto, rispettivamente Berruto e Campagna.

Il 50% dei medagliati era all’esordio olimpico, e dunque abbiamo un futuro nello sport, anche e soprattutto per questo in vista di Rio de Janeiro, prossima sede dei Giochi olimpici fissati per il 2016, le priorità sono la scuola, i tecnici e i nuovi italiani. Bisognerà anche cercare di divulgare i fatidici sport minori, i quali godono di visibilità ogni quattro anni, riportando anche dei risultati talvolta importanti, e poi irrimediabilmente vanno a finire nel dimenticatoio.

Ma veniamo alle medaglie conquistate, evidenziando subito un dato, perché nel primo giorno di gare ne conquistammo cinque, stesso numero di podi che siamo riusciti ad avere anche nel giorno conclusivo. Come sempre il maggior bottino giunge dalla scherma, e dal fioretto in particolare, con 7 medaglie, stesso numero di Pechino, suddivise in 3 ori, 2 argenti e 2 bronzi. Hanno offerto un grande spettacolo le fiorettiste Elisa Di Francisca, Arianna Errico e la veterana Valentina Vezzali, portabandiera nella cerimonia d’apertura, rispettivamente sullo stesso podio con tre tricolori a sventolare. Le stesse tre azzurre poi, hanno bissato con la prova a squadre, a cui si è aggiunta Ilaria Salvatori. Certezze si sono dimostrate anche il pugilato, con 3 medaglie vinte da Cammarelle, Russo e Mangiacapre, ed il tiro, sia a segno che a volo, dove ne contiamo 5, e dove è da ricordare la vittoria di Jessica Rossi nel tiro a piattello, capace a vent’anni di fissare nella gara olimpica il record mondiale, e Niccolò Campriani che ha fatto bis nella carabina, con 1 oro ed 1 argento. Senza voler dimenticare tutti gli azzurri premiati, meritano un plauso i due atleti del taekwondo, Carlo Molfetta e Mauro Sarmiento, il primo con uno stupendo oro, il napoletano con un bronzo dopo l’argento di Pechino. Al di sotto delle aspettative la pattuglia del nuoto, che in piscina non ha racimolare nemmeno una medaglia, con le debacle dei vari Filippo Magnini, Federica Pellegrini, Fabio Scozzoli, Luca Marin e Alessia Filippi. Il bronzo di Martina Grimaldi nella 10 km ha un po’ salvato la faccia, come il bronzo nel salto triplo di Fabrizio Donato per l’atletica, dove rimarrà la macchia per la squalifica causa doping di Alex Schwazer, fermato poco prima della 50 km di marcia dove sarebbe dovuto essere al via da campione olimpico in carica. Oltre a tutti i medagliati, un pensiero va anche agli azzurri arrivati ad un passo dal podio, come Alberto Busnari e Vanessa Ferrari nella ginnastica artistica, dove il verdetto dei giudici non è stato limpido, oppure Tania Cagnotto nei tuffi, che nell’individuale ha perso il podio per 20/100 di punto, mentre nel sincro con Francesca Dallapè lo ha perso per soli 2 punti e spiccioli. Le Olimpiadi restano comunque una manifestazione ricca di emozioni, che attira e non poco tutto il mondo. Con emozione gli italiani hanno seguito la discesa a suon di pagaiate da parte di Daniele Molmenti, oro nella canoa slalom e portabandiera nella cerimonia di chiusura; come le pagaiate con cui Josefa Idem ha sfiorato il sesto podio consecutivo alle Olimpiadi, all’età di 47 anni e con un futuro da commentatrice già segnato. Per restare in ambito dei remi, non è stata fortunata la squadra del canottaggio, dove soltanto il duo Sartori-Battisti è riuscito a salire sul podio, con un argento, e già il c.t. De Capua ne ha pagato le conseguenze con un secco esonero. Oro anche per la squadra di tiro con l’arco, formata da Frangilli, Galiazzo e Nespoli, mentre di bronzo sono state le avventure di Rosalba Forciniti nello judo e di Marco Aurelio Fontana nella mountain bike. Negli sport a squadra, che il presidente Petrucci ha elogiato, argento nella pallanuoto e bronzo nella pallavolo maschile, mentre per l’Italvolley femminile il podio alle Olimpiadi resta sempre più un vero e proprio tabù. 

Per uscire dall’idea del nazionalismo, bisogna evidenziare le straordinarie prestazioni del giamaicano Usain Bolt nell’atletica, sempre più fenomeno mondiale, il primo atleta a vincere i 100 ed i 200 metri in due edizioni diverse dei Giochi olimpici. Alla ribalta anche i tanti africani, soprattutto in quelle gare più da mezzo fondo, con il kenyano Rudisha che ha fatto segnare il nuovo record del mondo negli 800 metri. Per il nuoto, invece, è entrato nella leggenda lo statunitente Michael Phelps, lo “squalo di Baltimora”, che ha definitivamente detto addio al nuoto agonistico con all’attivo la partecipazione a tre Olimpiadi (Atene 2004, Pechino 2008 e Londra 2012) con 18 ori conquistati su 22 a disposizione. Apprensiva la prova contro il tempo dell’atleta di casa Bradley Wiggins, che dopo aver vinto il Tour de France poco più di un mese fa, ha vinto l’oro nella cronometro di ciclismo. E poi la nazionale americana di basket, un “Dream Team” che ha fatto da schiaccia sassi proprio come ci si aspettava, eguagliando i vari Michael Jordan, Magic Johnson, Larry Bird, Charles Barkley e Scott Pippen, che comunque rimangono un gradino più su. Le Olimpiadi hanno comunque migliaia e centinai di storie da raccontare, che spesso non si riesce a far conoscerle tutte.

Si è chiusa questa Olimpiade, in cui i britannici hanno organizzato tutto nel minimo dettaglio, anche se resta quel caso di tribune vuote in diversi impianti seppur il botteghino dichiarava il tutto esaurito. Durante la cerimonia d’apertura è stato un bel vedere il comico Rowan Atkinson, meglio conosciuto come Mr. Bean dell’omonima sitcom, eseguire a pianoforte l’epica canzone del compositore greco Vangelis, colonna sonora del film “Momenti di Gloria” ed anche di tutte le premiazioni di questi Giochi, con la sua classica ironia. Oppure, emozionante il momento in cui nella cerimonia di chiusura si è spento il braciere olimpico ed è spuntata una fenice. Il mitologico volatile è molto simbolico, perché esso rinasce sempre dalle proprie ceneri. Con ciò chiudiamo, e diamo l’arrivederci a Rio de Janeiro, in Brasile, dove le Olimpiadi del 2016 sono in programma dal 5 al 21 agosto.

Di seguito tutti i medagliati azzurri:
Frangilli, Galiazzo, Nespoli (Tiro con l’arco a squadra – Oro)
Elisa Di Francisca (Scherma fioretto individuale – Oro)
Daniele Molmenti (Canoa slalom kayak k1 – Oro)
Di Francisca, Errigo, Salvatori, Vezzali (Scherma fioretto a squadra donne – Oro)
Jessica Rossi (Tiro a volo fossa – Oro)
Aspromonte, Avola, Baldini, Cassarà (Scherma fioretto a squadra uomini – Oro)
Niccolò Campriani (Tiro a segno carabina 3 posizioni – Oro)
Carlo Molfetta (Taekwondo +80 kg – Oro)
Luca Tesconi (Tiro a segno pistola – Argento)
Arianna Errigo (Scherma fioretto individuale – Argento)
Diego Occhiuzzi (Scgerma sciabola individuale – Argento)
Niccolò Campriani (Tiro a segno carabina 10 metri – Argento)
Sartori-Battisti (Canottaggio doppio – Argento)
Massimo Fabbrizi (Tiro a volo fossa – Argento)
Clemente Russo (Pugilato 91 kg – Argento)
Roberto Cammarelle (Pugilato +91 kg – Argento)
Squadra Italia (Pallanuoto maschile – Argento)
Valentina Vezzali (Scherma fioretto individuale – Bronzo)
Rosalba Forciniti (Judo 52 kg – Bronzo)
Montano, Occhiuzzi, Samele, Tarantino (Scherma sciabola a squadra uomini – Bronzo)
Matteo Morandi (Ginnastica artistica anelli – Bronzo)
Martina Grimaldi (Nuoto fondo 10 km – Bronzo)
Fabrizio Donato (Atletica leggera salto triplo – Bronzo)
Vincenzo Mangiacapre (Pugilato 64 kg – Bronzo)
Mauro Sarmiento (Taekwondo 80 kg – Bronzo)
Squadra Italia (Pallavolo maschile – Bronzo)
Marco Aurelio Fontana (Ciclismo mountain bike – Bronzo)
Squadra Italia (Ginnastica ritmica femminile – Bronzo)