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domenica 17 giugno 2018

L'Italia dei canestri a due velocità: Avellino

Avellino, non resta che vincere
Da diciotto stagioni in serie A, negli ultimi tre anni si è imposta tra le 'big'
ma al suo attivo ha solo la Coppa Italia del 2008



di Giovanni Bocciero*


Tra le piazze calde del Sud Italia bisogna annoverare sicuramente la Scandone Avellino. Il club irpino sono alcune stagione che porta alto lo stendardo del Mezzogiorno, ed anche quest’anno non ha fatto eccezione. Basti pensare che ai nastri di partenza dei playoff c’erano cinque squadre lombarde e due del Nord-est, con la formazione avellinese unica rappresentante meridionale. La città di Avellino ha una lunga tradizione cestistica, legata soprattutto al nome del compianto Vito Lepore, capitano della formazione che approdò in serie B d’Eccellenza. Nonostante la pallacanestro abbia accomunato diverse generazioni di irpini, c’è da sottolineare come la Scandone sia venuta alla ribalta nazionale soltanto con l’avvento dell’anno 2000, quando venne promossa per la prima volta nella sua storia in serie A. Da allora non ha più abbandonato il massimo campionato italiano, anche se c’è andata vicino nel 2006 salvandosi soltanto per il rotto della cuffia. Infatti dopo essere retrocessa la società irpina fu ripescata per il contemporaneo fallimento del Roseto Basket.
BEFFATA DA TRENTO QUEST'ANNO E' USCITA NEI PLAYOFF AI
QUARTI DOPO LA FINALE PERSA IN FIBA EUROPE CUP
Il massimo risultato sportivo viene ottenuto nel 2008, in concomitanza con l’ingresso in società di Vincenzo Ercolino, imprenditore istrionico, senza peli sulla lingua e soprattutto sognatore. Ed è forse questa ultima caratteristica che accomuna tutte le piccole realtà che riescono a sfondare sul panorama italiano. Ercolino acquista il club che era in una profonda crisi e ingaggia come allenatore Matteo Boniciolli, altro personaggio fuori le righe della nostra pallacanestro. Con lui arriva il primo, e fin qui unico successo in Coppa Italia, mostrando all’intera Europa la coppia di giocatori formata da Marques Green ed Eric Williams. Oltre al trofeo in bacheca vengono disputati per la prima volta i playoff in serie A, e l’anno successivo la squadra partecipa addirittura all’Eurolega.
Con gli anni il pubblico del PalaDelMauro si è abituato a vedere giocatori dal grande spessore tecnico, ed anche a risultati piuttosto altalenanti inframezzati da qualche altra crisi economica. Non sempre le aspettative che si creavano ad inizio stagione venivano poi rispettate durante la regular season. Ma Avellino è stata piazza che ha anche saputo esaltare al massimo alcuni giocatori che sono riusciti ad esprimersi in tal modo solo nella città irpina, a testimonianza di quanto l’ambiente ritenuto come una grande famiglia faccia davvero bene. Con la sua accoglienza e disponibilità anche atleti che provengono dall’altra parte dell’Oceano si sentono subito a casa. Oltre a Marques Green che ha avuto ben quattro diverse esperienze in maglia biancoverde nei suoi, sin qui, quattordici anni di carriera, e che è legatissimo alla città che ha dato i natali a suo figlio, vale la pena citare anche Linton Johnson e Omar Thomas, che nel 2011 fu nominato Mvp del campionato. Proprio Thomas ha rilasciato una recente intervista in cui, parlando del suo nuovo ruolo di Director of Operations a Southern Mississippi, ha anche detto che proprio per la cucina avellinese, che ha imparato ad amare, vorrebbe aprire un ristorante italiano negli Stati Uniti.
Il 2011 fu anche uno spartiacque per la Scandone, che vide il passaggio del testimone alla carica di presidente tra Vincenzo Ercolino e Giuseppe Sampietro, e dopo più di un anno l’ingresso in società del gruppo Sidigas e di Gianandrea De Cesare che rappresentò la svolta. Dopo una burrascosa transazione, che non ha comunque impedito alla squadra di competere sul parquet, si è giunti all’ultimo triennio che ha visto la formazione irpina investire circa 15 milioni di euro.
In questi ultimi tre campionati Avellino ha disputato ben tre finali, due in Italia (Coppa Italia e Supercoppa 2016) ed una in campo europeo (Europe Cup 2018) senza riuscire a vincerne neanche una, ed è arrivata a giocarsi due semifinali playoff. Il rammarico è appunto questo, non essere riusciti a sfruttare questi anni in cui si è stati al top in campo nazionale per mettere le mani su qualche trofeo. Perché dopotutto, quando ci si ritrova a ballare, non si vuole certamente smettere. «Le ultime tre stagioni sono state di un livello incredibile - ha esordito il gm irpino Nicola Alberani -, anche se purtroppo ci è mancata un’affermazione importante. C’è anche da dire che in questi anni siamo sempre partiti per fare bene, ma certamente non per vincere. Siamo comunque dell’idea che per il futuro bisogna seguire quanto di buono abbiamo fatto sin qui».
L'ATTENDE IN ESTATE UN PROFONDO RESTYLING DOPO L'ARRIVO
DI COACH VUCINIC: "L'OBIETTIVO E' CRESCERE"
In queste tre stagioni la Scandone ha avuto ben due Mvp del campionato, James Nunnally nel 2015/16 e Jason Rich nell’ultimo, a testimonianza che i risultati sono stati raggiunti anche e soprattutto per la qualità dei giocatori, e del roster nel suo complesso, che la dirigenza è stata capace di assemblare estate dopo estate, azzeccando gli uomini giusti in sede di mercato. «Avere giocatori di questa qualità in roster è soprattutto merito degli sforzi e delle risorse che ci mette a disposizione la proprietà, che ci ha sempre messo nelle condizioni per operare al meglio. Questo ha fatto sì che negli ultimi tre campionati avessimo il riconoscimento dell’Mvp in due circostanze, ma forse anche in tre se consideriamo la stagione di Joe Ragland due anni fa, che credo - ha osservato il dirigente della Scandone - meritasse quel premio. La cosa che comunque maggiormente voglio sottolineare è che adesso Avellino è una meta ambita un po’ da tutti i giocatori, e un ambiente nel quale si lavora bene e con la serenità di prendere le scelte che riteniamo migliori».
Questa che verrà appare un’estate piuttosto calda per l’intera società. Sembra infatti che questo ciclo portato avanti da coach Pino Sacripanti in sinergia col gm Alberani sia giunto alla sua naturale conclusione (ufficializzato il 12 giugno scorso il tecnico Nenad Vucinic, ndr). Il mancato successo in almeno una competizione e l’eliminazione precoce agli ultimi playoff per mano dell’Aquila Trento sembra aver accelerato questo processo. Soprattutto il modo con cui si è usciti ai quarti di finale ha lasciato parecchio amaro in bocca, scuotendo e non poco la tifoseria. L’ambiente non ha certamente criticato l’operato della squadra, ma sembrerebbe accettare con meno dolore l’addio di Sacripanti, destinato a ben altri lidi. Con il saluto al tecnico anche il roster dovrebbe subire un bel restyling.
«L’obiettivo è sempre quello di crescere, anno dopo anno, consolidandoci - ha continuato Alberani -. Non è mai facile ripetersi a questi livelli perché la concorrenza è davvero agguerrita, però noi abbiamo le qualità e le potenzialità per poterci riuscire. Soprattutto vorremmo finalmente mettere un trofeo in bacheca, cosa che ci meritiamo per quanto stiamo facendo ormai da anni. Non vogliamo però montarci la testa, non vogliamo essere considerati i favoriti, ma semplicemente ci piace essere visti come dei guastatori - ha concluso il gm irpino -, pronti a dar fastidio a chiunque».


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* per il mensile BASKET MAGAZINE

sabato 16 aprile 2016

Scandone Avellino: il capobranco James Nunnally

Nunnally trascina Avellino
"Sogno lo scudetto e l'Europa. Perché no?"


di Giovanni Bocciero*

È stato un colpo da novanta del mercato estivo della Scandone Avellino, e come tale si sta rivelando il go-to-guy della squadra. James Nunnally non solo è tra i migliori giocatori del campionato italiano ma dell’intero panorama europeo. Nella striscia positiva del club irpino è decisamente salito di colpi ergendosi ad autentico fattore. Il potenziale è sotto gli occhi di tutti, un prospetto che per il momento ancora non è riuscito ad avere la grande occasione di esprimersi ad alto livello strappando soltanto dei decadale in NBA.
«Lo seguivo da due anni - ha rivelato il gm Alberani -, al coach piaceva, e così è nata la trattativa che comunque è stata complessa. L’essere partiti di rincorsa ci ha aiutato perché lui puntava all’NBA e alla fine siamo rimasti solo noi a corteggiarlo. Abbiamo insistito, mentre comunque sondavamo altri giocatori, ma la differenza l’ha fatta una sua telefonata. Lui avrà voluto capire chi eravamo e perché continuavamo a credere in lui, ma con quel gesto abbiamo capito la sua volontà di voler venire a giocare da noi». A suon di prestazioni sta dimostrando di essere un giocatore d’élite, e Avellino potrebbe essere la sua rampa di lancio. «Per il talento che ha sicuramente appartiene già ad un altissimo livello - ha chiosato ancora il dirigente biancoverde -. Deve imparare che non c’è solo il canestro, a farsi piacere di più la difesa, a livello di intelligenza cestistica sa giocare con i compagni, non è egoista, e se non fa quindici tiri di certo non impazzisce. Deve affinare il suo gioco per dare sempre maggiore qualità, ma è comunque un giocatore consistente. Questa è la sua prima stagione completa in Europa e dunque per lui si tratta di un mondo nuovo. Ma soprattutto in questa fase però, deve capire che se la nostra stagione va in un certo modo gli può girare la carriera». 
Della trattativa che ha portato Nunnally ad Avellino ce ne ha parlato anche coach Sacripanti: «Chiaramente lo conoscevo, però era sul taccuino di Alberani che più di tutti lo ha seguito. Dopo averci parlato pensavamo fosse il giocatore giusto per la nostra squadra». Sta incidendo così tanto sulla meravigliosa stagione della Scandone che non è utopia dire che meriterebbe l’Eurolega. Il tecnico dei “lupi” ha comunque detto la sua: «È sicuramente il giocatore che ha maggiore licenzia di tirare e finalizzare quello che creiamo, però credo che la forza di Avellino sia la chimica che si è creata, dove ognuno sa qual è il suo ruolo, gioca per la squadra, e noi cerchiamo di sfruttare le singole caratteristiche. Nunnally è un realizzatore, che sa segnare in tanti modi diversi, quindi può sembrare che lui ci stia dando una gran mano ma è anche la squadra ad essere intelligente nel sfruttare questo suo talento. Il suo problema è che deve diventare bravo a produrre tanto in molto meno tempo, e su questo aspetto mi pare che mentalmente lui faccia ancora un po’ fatica. Sicuramente ha il talento necessario, ma è un giocatore che deve stare tanto in campo per produrre molto, ed in una squadra da Eurolega si prendono più soldi e si alza il livello per giocare meno minuti e non viceversa. Questa per lui è la difficoltà maggiore, lo ha già capito, ma quando riuscirà ad accettarlo verrà fuori un giocatore di quel livello».
Di James Nunnally abbiamo voluto però conoscere la storia, le idee e le passioni.
Quando hai iniziato a giocare a basket?
«Ho cominciato a giocare a basket quando avevo sei anni».
Al liceo hai praticato altri sport oltre alla pallacanestro?
«Si, ho giocato anche a football americano».
Quali sono le tue origini?
«La mia famiglia e io proveniamo da San Josè, successivamente ci siamo trasferiti a Stockton quando io avevo dieci anni».
Sin dall’high-school sei stato un leader in campo per le tue squadre, ti piace esserlo?
«Si, naturalmente mi piace essere il leader di una squadra, però non voglio essere “l’unica corda del violino” ma essere supportato anche dai compagni. Il basket è uno sport di squadra, si gioca insieme».
Hai frequentato l’università di Santa Barbara che ha come motto “dare to be great”, ovvero osa essere grande. Quando scendi in campo provi ad esserlo?
«Si, all’università avevamo questo motto. Nonostante ciò è una cosa che io cerco di fare ogni volta che scendo in campo, sono concentrato a dare tutto, l’obiettivo è sempre vincere».
Chi sei e cosa fai fuori dal campo?
«Al di fuori del parquet non ho molto vizi. Mi piace stare a casa in famiglia, guardare la televisione, avere la possibilità di sentire gli amici via chat o per telefono».
Qual è il tuo hobby preferito?
«Amo la musica, soprattutto R&B e hip-hop. Potrei ascoltare musica tutto il giorno».
A novembre ci saranno le elezioni in USA per il dopo Obama, qual è la tua idea politica?
«Ho un idea unica e abbastanza semplice al momento, vorrei vedere tutti alla presidenza tranne Donald Trump».
Sei mai stato oggetto di insulti razzisti, e cosa ne pensi?
«No, mai. In questo mondo penso non ci sia spazio per il razzismo. Io non guardo al colore della pelle, le persone devono essere valutate per ciò che sono».
Sei religioso?
«Sono molto credente, seguo la religioni cristiana».
Sei un tipo che utilizza i social?
«Utilizzo in egual modo sia Instagram che Twitter, principalmente per comunicare con i miei amici lontani».
Hai un personaggio sportivo a cui ti ispiri?
«Sarebbe troppo facile dire Michael Jordan, però il mio personaggio preferito è un giocatore di football americano, Deon Sanders».
Se non avessi fatto il giocatore professionista cosa avresti fatto?
«Se non avessi iniziato a giocare a basket, sicuramente ora sarei un quarterback di football americano».
Qual è il fondamentale di gioco che prediligi?
«A livello personale ciò che prediligo è il tiro, ma apprezzo molto chi sa passare la palla, o meglio, chi sa passarmi bene la palla per poter tirare».
Cosa pensi della città di Avellino?
«Inizialmente pensavo fosse fin troppo tranquilla, ora invece l’adoro. Ho imparato a conoscere i posti di Avellino e della Campania in generale, ed ho scoperto che amo il cibo che si cucina qui».
Il pubblico irpino è molto caloroso, la tua opinione sulla tifoseria?
«Una sola parola: grandi. Hanno impressionato anche la mia famiglia che ha confermato la mia idea che i nostri tifosi sono i numero uno».
Il tuo giudizio su questa fantastica seconda parte di stagione?
«La vera forza di questa squadra è il gruppo. Nel momento in cui ci siamo compattati siamo riusciti a costruire questa serie incredibile di vittorie. Avere in squadra giocatori come Acker, Green e Leunen che trascinano il gruppo alla fine fa diventare tutto più facile».
La sconfitta nel derby con Caserta è stato uno spartiacque fondamentale, cosa vi siete detti nello spogliatoio?
«Ci siamo parlati nello spogliatoio e abbiamo detto di non fare stupidaggini, di scendere in campo sempre per combattere e per vincere. I risultati in questo periodo ci stanno sicuramente premiando».
Dove potete arrivare in campionato?
«L’obiettivo non è solo quello di arrivare terzi in classifica, ma di provare addirittura a vincere il campionato. Ci sono delle squadre che sicuramente ci sono superiori ma, credo fermamente che tutte dovrebbero provare a raggiungere questo obiettivo, e noi possiamo giocarcela davvero con tutti».



LA SCHEDA
Ala classe ‘90, 201 cm, nato a San Josè. Alla Weston Ranch High School guida il team per tre anni al campionato statale. Nell’anno da senior chiude con 22.1 punti, 8.3 rimbalzi, 3.4 assist, 1.9 recuperi e 1.2 stoppate, con un high di 32 punti contro Ceres ed una tripla doppia da 29 punti, 14 rimbalzi e 10 assist contro Edison. Nominato Mvp e inserito nel primo quintetto della lega diventa un All-American. All’università di Santa Barbara in quattro anni è selezionato due volte per il secondo quintetto, due volte per il quintetto del torneo e una volta giocatore della settimana della Big West.



HANNO DETTO
Nicola Alberani: «È un ragazzo particolare, nel senso che è di buona famiglia, molto intelligente, sensibile, passa tutto il suo tempo con la moglie e con il figlio che gli è nato a fine agosto. Non ha altri svaghi che lo distraggono ed è molto legato ad alcuni suoi ex compagni di squadra del liceo. Non lo vedi, non lo senti, non dà mai un problema. È facile parlarci ed io cerco di avere un maggiore dialogo con lui piuttosto che con altri giocatori perché è ancora giovane, deve capire l’Europa ed in particolare l’Italia. È inoltre un grandissimo lavoratore, e tutte le volte che ha una mattinata libera va al palazzetto per tirare. Gli piace avere cura del suo corpo, e per questo lo vedo come una persona ben focalizzata per migliorarsi e guadagnare stipendi consoni al suo reale valore».
Pino Sacripanti: «È un ragazzo molto positivo, e può sembrare banale, ma gli piace giocare a pallacanestro, il che è una cosa davvero importante. Durante la stagione ha alzato la sua asticella del livello di lavoro. A lui piace veramente giocare ma pian piano lo abbiamo portato anche a lavorare sul miglioramento di alcuni aspetti individuali. È un giocatore che vuol sempre vincere, però deve ancora fare un ultimo salto di qualità che è quello di avere grande dedizione sia nel riconoscere le varie fasi di gioco che nella solidità difensiva. Ha fatto già dei grossi passi avanti da questo punto di vista ed è chiaro che il suo talento lo porta ad essere un giocatore prettamente offensivo, ma potrebbe fare ancora altri passi in avanti in difesa, e questo spetta soltanto alla sua disponibilità».



*Per il mensile BASKET MAGAZINE