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mercoledì 21 giugno 2023

Finale scudetto gara 6: Hackett e Cordinier spingono la Virtus

Finale scudetto gara 6: Hackett e Cordinier spingono la Virtus

Melli regge l'urto da solo e finché può


Giovanni Bocciero


Gara 6 della finale scudetto ha visto la Virtus Bologna prendere il comando sin dalle prime battute. La Segafredo ha lasciato le briciole ad un'Olimpia Milano che ha provato a reggere il confronto nel primo tempo. Nella ripresa le 'scarpette rosse' sono pian piano scomparse dal parquet, anche e soprattutto perché i bolognesi sono stati bravissimi a mettergli la museruola.


Daniel Hackett e Isaia Cordinier sono stati autori di una prestazione a tutto tondo. L'italiano ha come al solito difeso strenuamente ad uomo su Napier, che non è mai riuscito ad entrare in partita. Incredibile l'azione nella quale Hackett ha recuperato da dietro l'americano costringendolo ad un tiro cortissimo dall'arco dei tre punti. E se in difesa il virtussino è stato capace di entrargli sotto pelle, in attacco ha fatto emergere tutte le sue lacune. E' dalla prima partita di questa finale scudetto che il play di Sergio Scariolo lo attacca ogni qualvolta ne ha le possibilità, ed anche in questo match non si è fatto sfuggire le occasioni. Sia portandolo spalle a canestro vicino al ferro che in penetrazione. 13 punti in 21' con un perfetto 5/5 da due e 7 assist. Perché Hackett ha anche distribuito il pallone in modo chirurgico.

Super anche la prestazione di Cordinier, che dalla palla a due ha messo tanta grinta difendendo a tratti per sé e per la squadra intera. Proprio per questo i due si condividono il premio di Mvp. Il francese è partito a bomba con una serie di azioni che l'hanno visto recuperare 2 palloni e mettere a segno perfino una stoppata su di un tiro da tre. Dalla difesa ha tratto l'energia che l'hanno portato a correre in campo aperto arrivando, proprio come piace a lui, più volte sopra al ferro. Una prestazione che in qualche modo riscatta la sua serie, perché abbiamo già visto Cordinier partire forte, ma a lungo andare si perdeva per strada. Questa volta no, e i 13 punti con un preciso 3/3 da due e i 5 rimbalzi ne sono la testimonianza.

Milano ha retto finché ha potuto. O forse è più giusto dire finché l'ha tenuta a galla il solito Nicolò Melli. 11 punti in 25' con l'aggiunta di 6 rimbalzi per l'azzurro, protagonista su entrambe le metà campo. Pronti via, è stato quello maggiormente capace di farsi trovare pronto sotto canestro. Sua la tripla nel secondo quarto che ha permesso di evitare la prima fuga degli avversari. Sue le difese vicino al ferro che hanno retto l'urto nella ripresa. E' stato di sicuro il migliore tra le fila della squadra di Ettore Messina, e l'ultimo a mollare. Non a caso quando anche lui è stato sopraffatto, per l'Olimpia è calata notte fonda.

Alla fine né Milano né Bologna è riuscita ad avere ragione dell'avversaria in sei incontri, e dunque sarà necessaria la decisiva gara 7. Una partita che già si preannuncia una battaglia agonistica. Lo spettacolo dovrà lasciare spazio alla concretezza, come già accaduto in altre circostanze. Il fattore campo ha sin qui retto, nessuna è riuscita ad espugnare il campo dell'altra, ma adesso ogni logica sembra essere superflua. Vincerà chi ne avrà di più. Vincerà chi ci crederà di più.

venerdì 20 maggio 2022

Serie A2. Giuri, bilancio di una vita da giocatore tranquillo

Curiosa e sincera confessione di un playmaker che,
giunto a 33 anni, insegue ancora traguardi importanti

Giuri, bilancio di una vita da giocatore tranquillo

A Udine ha vinto un nuovo trofeo dopo una carriera in giro per l'Italia
con due tappe particolari: nella sua Brindisi e a Caserta


di Giovanni Bocciero*


Con i suoi 33 anni ed un palmares che ha appena rimpinguato, Marco Giuri è ancora un giocatore che fa la differenza in A2 grazie alla sua leadership ed esperienza. Alla seconda stagione tra le fila di Udine, dopo aver perso la finale per la promozione contro Napoli l’estate scorsa, il veterano play si è calato in un nuovo ruolo. «Certamente l’età avanza, ma quando si fa parte di una squadra competitiva, lunga, forte, ognuno riesce ad esaltare le proprie caratteristiche. Quest’anno ho diminuito il minutaggio, cosa di cui sto beneficiando visto che l’anno scorso arrivavo a volte alla fine delle partite stanco e poco lucido. Grazie alle rotazioni ancora più lunghe - ha continuato Giuri - mi sto gestendo bene e a pieno, e stando in una squadra forte è un ruolo che ho accettato veramente di buon gusto». Emigrato sin da giovanissimo alla Virtus Siena, il girovagare in club che gli hanno permesso di fare la gavetta lo ha reso il giocatore che è oggi. «Ho giocato in B d’Eccellenza a 17-18 anni, poi ho iniziato a giocare in una LegaDue che presentava giocatori e squadre davvero molto forti che non avrebbero nulla da invidiare all’attuale serie A. Sono stati anni molto formativi soprattutto per il carattere. Quando giochi in squadre con tanti giocatori bravi e in alcuni casi affermati bisogna tirarlo fuori e farsi rispettare anche se si è giovani. Senza mancare di rispetto a nessuno ma con decisione, facendo capire che di te ci si può fidare. Questa è la cosa principale che mi sono portato dietro nella mia carriera, questa consapevolezza che con l’educazione ci si può far rispettare». Si parla ovviamente di campionati che «avevano un format diverso. Con il girone unico da 16 squadre, riconosciuto come campionato professionistico a tutti gli effetti, il livello era altissimo perché i giocatori che non trovavano collocazione in A1 scendevano di categoria e trovavano realtà forti dove mettersi in luce. Oggi ci sono più squadre, con società meno solide e meno conosciute cestisticamente - ha dichiarato il play -, e ciò fa scendere il livello medio».


Giuri ha indossato la maglia azzurra dell’under 20 insieme a Datome, Hackett, Aradori, giocatori che nonostante tutto per emergere hanno dovuto aspettare il loro momento, senza bruciare le tappe. «È un discorso molto complesso che prevede sostanzialmente due correnti di pensiero. C’è chi dice che i giovani non hanno opportunità, e c’è chi dice che non meritano un palcoscenico in età precoce. Io sono dell’idea che chi merita di giocare, e gioca bene, continua a giocare; chi non lo merita matura dopo. Se a 17 anni meriti di giocare è giusto che giochi anche a discapito di qualche compagno più grande d’età. Se però un allenatore reputa che un 16enne non sia maturo, è giusto che prenda le sue scelte. Io stesso a 18 anni non sono stato reputato adatto a terminare l’anno di A2 a Casale Monferrato e sono andato per metà stagione in B1 a Vigevano. A volte bisogna anche saper scendere di categoria per trovare la maturità giusta - ha osservato il play - affinché possa giocare ad un più alto livello. Adesso magari i giovani vedono la serie A come un punto fisso, un traguardo dal quale non si ritorna più indietro, e per me è sbagliato. Scendere di categoria non è una bocciatura, soprattutto a 18 anni, ma è un rimettersi in discussione cercando di far capire che maturando ancora un po’ si può aspirare ad alti livelli». Proprio tra le fila di Udine c’è un atleta che nelle ultime stagioni ha visto la sua parabola scendere rispetto a quello che era il suo futuro, come Federico Mussini, oggi in Friuli anche per rimettersi in gioco. «Federico è un ragazzo d’oro, che si fa ben volere da tutti. È disponibile e lavora tantissimo, soprattutto quest’anno che viene da un brutto infortunio al crociato e pian piano lavorando ogni giorno sin dall’estate ha recuperato alla grande. In prospettiva futura penso che possa tranquillamente ambire di ritornare a giocare in serie A, perché è un giocatore che uscendo dalla panchina può dare il suo contributo da playmaker di rottura, che cambia ritmo alla squadra. Sta facendo molto bene quest’anno con noi, entrando a gara in corso e portando una grossa mano sia in difesa che in attacco. Per il resto è la sua carriera che parla per sé, e credo che non bisogna aggiungere altro».

Da uomo del sud, brindisino doc, Giuri ha vinto tanto soprattutto al nord, con lo scudetto alla Reyer Venezia nel 2019 e le coppe Italia di A2 di Verona e dello scorso marzo con Udine. «È semplicemente una questione di opportunità e di realtà che mi si sono presentate lungo la mia carriera. Quando ci sono state squadre ben allestire e solide come Brindisi, ho avuto l’occasione di vincere al sud. Negli ultimi anni, ma fondamentalmente per quasi tutto il mio trascorso, ho giocato sempre al nord. Però è una questione di opportunità e non di provenienza geografica». Il riferimento del veterano play è ai successi del 2012, la doppietta campionato-coppa centrata proprio con la squadra della sua città. «Quello fu un anno particolare. Ad inizio stagione ero senza squadra e mi aggregai a Montegranaro per tenermi in forma. Finita la preparazione stavo per firmare con il club in A1, ma l’infortunio di Edgar Sosa che era il primo play della squadra fece saltare la cosa. Così ritornai a casa e mi stavo allenando da solo quando arrivò la chiamata di Brindisi di cui fui davvero felice. Da brindisino mi inserii subito nel gruppo nonostante arrivai a stagione in corso, ma pensare di vincere la coppa Italia a marzo e il campionato a giugno, pur consapevoli della forza del roster, è stata un’emozione unica. Vincere non è mai semplice in generale, farlo con la squadra della tua città è qualcosa di unico». Giuri ha giocato tanto al nord, eppure nel suo percorso ha militato in due club storici del sud dalle tifoserie calde come Brindisi e Caserta, dove ha esordito in serie A a 27 anni. «Il ricordo di Caserta è indelebile. Sono arrivato in una importante realtà già abbastanza grande e consapevole di dove mi trovassi. Magari se ci fossi arrivato da più giovane non avrei capito tante cose. Ho avuto da subito un ruolo importante nella squadra, e causa una serie di infortuni ho avuto modo di giocare davvero tanto negli anni di A1. Alla città sono particolarmente legato, e infatti ci sono ritornato anche in A2 perché non era più una questione di categoria. Quando si va più in là con gli anni vuoi stare anche bene in un posto - ha ricordato l’atleta -, e a Caserta sono stato benissimo per questo sono ritornato volentieri». Da uomo del sud anche il modo di giocare un po’ stona, perché Giuri non è focoso. Ma la domanda è presto risposta. «In campo sono tranquillo anche perché è il ruolo che mi dice di essere così. Essendo un play, essere focoso in campo per una squadra può essere sintomo di nervosismo. E se colui che deve gestire il pallone è nervoso penso sia un brutto segnale da dare alla squadra. Per quanto mi riguardo cerco di essere tranquillo e di giocare solo a pallacanestro».

Venendo alla stretta attualità, Udine e Cantù stanno dando vita ad un dualismo in questo campionato di A2. Due storiche piazze della nostra pallacanestro, i brianzoli hanno avuto ragione nei due match in regular season, ma i friulani si sono presi il primato del girone e soprattutto la coppa Italia disputata a Roseto. «Tra Udine e Cantù più che di dualismo parlerei di obiettivi in comune, ovviamente la promozione in serie A. Siamo due squadre che voglio salire di categoria e che ne hanno la possibilità. Vedremo se saremo brave entrambe o se ne sarà brava solo una a raggiungere lo scopo, ma tutte le partite in cui ci siamo affrontati sono state gare sentite perché sappiamo l’importanza degli impegni. Noi siamo stati bravi a vincere la partita fin qui più importante che è stata la finale di Coppa Italia, quindi siamo contenti di aver vinto solo quel confronto e di aver perso gli altri due in campionato». Importante l’apporto che stanno dando alla squadra friulana due giovani come Ethan Esposito e Michele Ebeling, entrambi classe ’99, che a suon di gomitate e sbracciate hanno l’ambizione di arrivare in serie A. «Sono convinto che loro possano far bene, e che possano avere una carriera anche a più alto livello. Sono ragazzi che ascoltano, e in questo preciso momento della pallacanestro avere giovani che ascoltano i compagni di squadra che sono più grandi e che hanno più esperienza, indipendentemente dal coach che è seguito da tutti i giocatori, non è una cosa affatto scontata. Ad inizio anno sono stati un po’ una scommessa del club. Hanno però avuto una maturazione graduale e sono cresciuti di pari passo con i progressi della squadra. Questo li ha portati ad essere due giocatori importanti perché ci danno atletismo, fisicità, e ci permettono di alternare i quintetti. Loro due mi hanno impressionato particolarmente - ha concluso Giuri - perché hanno avuto la capacità di giocare in una squadra forte e di ritagliarsi il proprio ruolo all’interno di un gruppo che è pronto a vincere il campionato».

lunedì 10 ottobre 2016

Eurolega: Power Ranking 2016/17

Siamo all'alba della nuova Eurolega, composta da soli sedici team che si affronteranno in una competizione che assomiglia tanto ad un campionato sovranazionale. Inutile dire che per l'aspetto organizzativo e soprattutto economico le lingue ufficiali del torneo sono rispettivamente lo spagnolo ed il turco, avendo questi due paesi ben sette squadre ai nastri di partenza. Due iscritte se le dividono Grecia e Russia mentre una a testa per Italia, Germania, Israele, Lituania e Serbia. Di seguito il Power Ranking alla vigilia della stagione 2016/17, che si concluderà con la Final Four di Istanbul.



di Giovanni Bocciero

1- FENERBAHCE ISTANBUL
Dodici mesi dopo il Fenerbahce è ancora il favorito numero uno per aggiudicarsi l'Eurolega, ma non sarà affatto facile perché ovviamente gli avversari non staranno a guardare senza colpo ferire. L'amara finale di Berlino ha rilanciato le ambizioni di vittoria della truppa di coach Zeljko Obradovic che ha puntellato un roster che già era qualitativamente e quantitativamente profondo. Il volto nuovo è James Nunnally arrivato ad Istanbul da Mvp del campionato italiano con la casacca di Avellino, e che con il nostro Gigi Datome condividerà minuti e forse responsabilità. I veri acquisti sono però le conferme dei pivot Jan Vesely e Ekpe Udoh tentati in estate entrambi da un ritorno in NBA. Dixon, Bojan Bogdanovic, Antic, Sloukas, Kalinic e Mahmutoglu sono gli altri grandi protagonisti.

FONTE: WW.SPORTANDO.COM
2- CSKA MOSCA
Subito dietro al Fener ci sono i campioni in carica del CSKA Mosca, che proprio come i principali rivali hanno mantenuto l'ossatura della squadra mettendo soltanto qualche elemento che alzasse ulteriormente il livello. E allora partiamo proprio dagli innesti per coach Dimitri Itoudi, che ha migliorato il proprio potenziale attingendo dal campionato russo con l'esterno Semen Antonov dal Nizhny Novgorod ed il lungo James Augustine dal Khimki Mosca. La coppia in regia formata da Milos Teodosic e Nando De Colo è ovviamente una garanzia, così come il pivot bonsai ex Veroli Kyle Hines e la guardia ex NBA Cory Higgins. Il nucleo conta comunque sulla pattuglia sovietica composta dai vari Khryapa, Fridzon e Vorontsevich ed il role player Freeland.

3- REAL MADRID
Un gradino dietro, o forse soltanto mezzo, alle due principali favorite vi è il Real Madrid. I madrileni hanno dovuto modificare leggermente il proprio assetto, ma siam convinti che gli equilibri non saranno per nulla cambiati. Salutato Sergio Rodriguez che non ha voluto rinunciare all'opportunità di ritornare in NBA, il Real lo ha sostituito con il cavallo di ritorno Dontaye Draper grande fautore della splendida ultima stagione europea del Lokomotiv Kuban, dal quale è stato prelevato anche Anthony Randolph. Quest'ultimo va a rafforzare il reparto lungo in cui è stato inserito anche l'ex Siena Othello Hunter. Llull, Fernandez, Ayon, Maciulis, Carroll, Taylor, Nocioni, Reyes, Thompkins e la stellina Doncic fanno del Real Madrid una pretendente.

4- OLYMPIACOS PIREO
Al Pireo è passata la linea della continuità, e così sono stati confermati tutti i principali attori di queste annate: dal leader Vassilis Spanoulis all'estroso Georgios Printezis, dal preciso Vangelis Mantzaris al solido Kostas Papanikolau, menzionando poi Lojeski, Papapetrou, Agravanis e Athinaiou, giocatori più che utili alla causa. È stato confermato anche il nostro Daniel Hackett, che nel suo primo anno in maglia Olympiacos si è ritagliato uno spazio da protagonista. Si è cercato di alzare il livello della squadra pur con la partenza di Othello Hunter, innanzitutto con il recupero in quel ruolo di Patric Young lo scorso anno a lungo degente, al quale è stato affiancato un altro lungo atletico e dinamico come Khem Birch. Per aumentare il potenziale sugli esterni, invece, è stato ingaggiato l'ex Siena Erick Green pronto a portare tanti punti dalla panchina.

5- PANATHINAIKOS ATENE
Ritiratosi il faro Dimitris Diamantidis il Panathinaikos è pronto a ripartire con un roster che è composto da un mix di conferme e nuovi arrivi. I biancoverdi hanno fatto spesa in Spagna, dalla quale è arrivato l'asse play-pivot che ha fatto le fortune del Vitoria giunto sino alla Final Four di Berlino l'anno scorso, ovvero Mike James e Ioannis Bourousis. Dal Real è invece stato ingaggiato l'esterno K.C. Rivers. Tutti e tre sono transitati per l'Italia. Altro acquisto di spessore è Chris Singleton, anche lui visto a Berlino in occasione della Final Four con la sorpresa Kuban. Il roster del neo coach Argyris Pedoulakis potrà contare anche sulle conferme dei vari Calathes, Gist, Fotsis e Feldeine, altri conoscenti del nostro campionato.

6- BARCELLONA
Per i blaugrana questa stagione coincide con una sorta di rivoluzione a partire dalla panchina, dove il testimone è passato da Javier Pascual a Giorgios Bartzokas, coach del sorprendente Lokomotiv Kuban nella passata stagione. Con il suo arrivo a Barcellona si vuole cercare di avviare un nuovo ciclo di successi che non può comunque prescindere da Juan Carlos Navarro. In realtà il roster è stato aggiustato soprattutto in cabina di regia, con gli ingaggi dal Khimki Mosca di Tyres Rice e dell'ex Virtus Bologna Petteri Koponen, e con l'arrivo proprio dal Lokomotiv dell'ala spagnola Victor Claver. La squadra è completata dai vari confermati Tomic, Perperoglou, Doellman, Dorsey, Lawal, Ribas, Oleson ed il prospetto Vezenkov.

FONTE: WWW.FOXSPORTS.IT
7- OLIMPIA MILANO
È inutile forse ripetere sempre la stessa cosa. Quest'anno Milano si è attrezzata per fare non bene, ma benissimo in Eurolega. Da qui a dire che ci riuscirà ci passa ovviamente il mare, ma si ha tutto per riuscirci. I punti forti dell'Olimpia di coach Jasmin Repesa saranno gli innesti di giocatori di qualità come Hickman, Raduljica, Dragic e Pascolo; e la conferma del nucleo con il quale si sono gettate le basi per competere anche in Europa, da Gentile a Sanders a Cerella passando per Simon, Macvan, Kalnietis, McLean ed il neo capitano Cinciarini. La proprietà Armani ha ulteriormente investito nel parco giocatori, forse il divario con le big è ancora ampio, ma i playoff sono un obiettivo alla portata.

8- EFES ISTANBUL
La seconda squadra di Istanbul per importanza ha continuato ad investire molto per allestire un roster che le permetta di competere a testa alta in questa Eurolega. Eppure i cambiamenti in casa Efes non devono passare inosservati, tra tutti quello del cambio in panchina dove al posto di Dusan Ivkovic è stato richiamato Velimir Perasovic che ha portato Vitoria all'ultima Final Four. Perso il fenomeno Dario Saric diretto in NBA, ma confermate le stelline Furkan Korkmaz e Cedi Osman con altrettante aspirazioni Oltreoceano, sono stati ingaggiati gli americani Bryce Cotton, Tyler Honeycutt, DeShaun Thomas e lo sloveno ex Gran Canaria Alen Omic. Confermati il francese Heurtel, Granger, Balbay, Brown e l'ex Varese Dunston.

9- BROSE BAMBERG
Il Bamberg del nostro Andrea Trinchieri si appresta a vivere un'altra stagione di alto livello, con l'obiettivo piuttosto dichiarato di provare a dare fastidio alle solite grandi d'Europa. Certo che l'addio di Brad Wanamaker sicuramente non farà sorridere in Germania, anche se la squadra non si è per nulla indebolita. Al collaudato gruppo vincente che potrà contare ancora una volta sul nostro Niccolò Melli, l'ex Siena Nikos Zisis, Miller, Harris, Strelnieks e Theis, sono state aggiunte delle pedine interessanti. Nel settore play-guardia da Vitoria è arrivato il francese Fabien Causeur, mentre direttamente dall'America il tedesco ormai trapiantato Maodo Lo. Nel reparto lunghi è invece giunto a portare manforte con la propria fisicità il bielorusso l'anno scorso a Reggio Emilia Vladimir Veremeenko.

10- DARUSSAFAKA
Il club turco è uno delle grandi e nuove novità dell'Eurolega, in cui dopo la prima esperienza della stagione passata sta dimostrando con gli investimenti di volersi affermare come un'autentica big. Per il momento sembra essere un po' indietro anche se non mancano affatto le possibilità ed il potenziale. Non a caso in panchina hanno deciso di puntare su di un coach tra i più vincenti d'Europa, tale David Blatt che è tornato nel Vecchio Continente dopo la parentesi di un anno e mezzo ai Cleveland Cavaliers terminata con l'esonero. Per quanto riguarda il roster, si è deciso di puntare soprattutto sul trio di esterni Wanamaker, il tiratore Dairis Bertans e l'ex NBA James Anderson. Al competitivo reparto lunghi che contava già Slaughter, Erden, Aldemir ed Harangody è stato aggiunto il francese Moerman prelevato dal Banvit.

11- BASKONIA VITORIA
Il Vitoria che ha raggiunto lo scorso anno la Final Four di Berlino è ormai un dolce ricordo, perché da allora sono tanti i cambiamenti che hanno coinvolto il team basco che conta soli quattro confermati: Adam Hanga, Kim Tillie, Jaka Blazic e Tornike Shengelia. Il nuovo head coach è l'emergente spagnolo Sito Alonso, che tanto bene ha fatto prima a Badalona e poi a Bilbao. Dovendo salutare tanti protagonisti partiti per altri lidi, il Vitoria ha cercato di rilanciare la propria ambizione con tanti ex NBA come Shane Larkin, il nostro Andrea Bargnani e Rodrigue Beaubois. A rimpinguare la panchina sono invece arrivati il playmaker brasiliano Rafa Luz e l'ala-pivot tedesca Johannes Voigtmann.

FONTE: WWW.EUROLEAGUE.NET
12- GALATASARAY ISTANBUL
La sorpresa della post season potrebbe essere il Galatasaray che in estate non ha badato a spese. La formazione del tecnico Ergin Ataman vuole proseguire sulla scia della vittoria in Eurocup della passata stagione, ed ha stravolto il roster puntando su talento ed esperienza. Si è addirittura permesso il lusso di sostituire in maniera più che egregia gli infortuni di Nenad Krstic (stagione già finita) e Vladimir Micov, unico confermato insieme a Guler e Schilb. La società giallorossa ha rovistato per mezza Europa ed anche dall'altra parte dell'oceano per allestire il telaio. Il mercato ha fatto registrare gli ingaggi degli ex NBA Russ Smith e Tibor Pleiss, dai concittadini dell'Efes sono arrivati Jon Diebler ed Alex Tyus, dal Bayern Monaco Deon Thompson, dalla Cina l'ex Milano Justin Dentmon, anche se gli innesti principali si sono avuti nel reparto delle ali, con il veterano Emir Preldzic dal Darussafaka e l'emergente Austin Daye da Pesaro.

13- MACCABI TEL AVIV
Una delle grandi d'Europa vuole rialzarsi dopo tanti bocconi amari costretti a mandar giù in questi ultimi due anni - appena nel 2014 vinse l'Eurolega -. Purtroppo per il Maccabi, però, il tempo della rivalsa non sembra ancora essere arrivato. Il roster è stato rivoltato come un calzino, con i soli Mekel, Ohayon, Landesberg e Pnini confermati. Il reparto esterni è stato costruito sugli ex NBA Andrew Goudelock e Sonny Weems con la rivelazione ex Gran Canaria D.J. Seeley a fungere da riserva. Il pacchetto lunghi è stato completamente rifondato sulla coppia ex Stella Rossa Quincy Miller (subito infortunato e rimpiazzato momentaneamente da Victor Rudd) e Maik Zirbes, e con il ritorno dell'ex Sassari Joe Alexander e Colton Iverson pronti a subentrare dalla panchina.

14- ZALGIRIS KAUNAS
Squadra solida e sempre tosta da affrontare, soprattutto in trasferta, lo Zalgiris Kaunas potrà dare fastidio a chiunque nella singola gara, ma non sembra avere le carte in regola per aspirare ai playoff. Il fulcro del gioco lituano sarà dettato dal settore play-guardie, con il canadese Kevin Pangos ex Gran Canaria ed il francese Leo Westermann ex Limoges - e cercato insistentemente l'anno passato proprio dall'Olimpia - che sono andati a ricostruire la cabina di regia, mentre al nazionale Renaldas Seibutis spetteranno le maggiori incombenze realizzative. Rinforzato il pacchetto lunghi con il centro brasiliano Lima e soprattutto l'usato garantito del nazionale ex Caserta Antanas Kavaliauskas.

15- UNICS KAZAN
L’Unics Kazan del nostro assistant coach Lele Molin si riaffaccia sull'Europa che conta, e lo farà con il collaudato roster che tante soddisfazioni gli ha regalato nell'ultimo periodo. Certamente, però, dovrà essere valutato il primo impatto fondamentale con la nuova competizione, e soprattutto le rotazioni dato che la panchina non sembra lunghissima. Detto ciò, la qualità del roster non si discute, con l’ex Olimpia Keith Langford pronto a bombardare i canestri avversari ed il regista spagnolo Quino Colom che vuole continuare a deliziare. Nell'area pitturata sono pronti a dare battaglia i centri Latavious Williams ed Anton Ponkrashov e l'ala grande greca Kostas Kaimakoglou, con l'unico innesto di spessore rappresentato dall'ala americana Coty Clarke di ritorno in Europa.

16- STELLA ROSSA BELGRADO
La Stella Rossa è uscita ridimensionata dal mercato estivo, avendo perso la coppia di lunghi composta dal centro Maik Zirbes e dall’ala grande Quincy Miller che hanno preso la direzione di Tel Aviv. Si è in parte cercato di sopperire a queste due partenze con l'ingaggio del pivot serbo ex Golden State Warriors e Panathinaikos Ognjen Kuzmic, ma non pare sufficiente. Proprio per questo ripetere il cammino dell'anno scorso, con il raggiungimento dei playoff, sembra pura utopia. Per il momento addirittura si trova sul fondo. Sugli esterni, invece, si potrà sempre contare sia sul cervello Stefan Jovic che sul poliedrico Luka Mitrovic, ai quali va aggiunto l’ex Olimpia Milano Charles Jenkins che è di ritorno in quel di Belgrado.