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venerdì 11 maggio 2018

Michael Porter Jr., il talento benedetto da Brandon Roy

Michael Porter Jr., il talento benedetto da Brandon Roy

Cinquantatré minuti giocati dovranno bastare agli scout Nba per valutare l’operato di Michael Porter Jr., che è stato costretto a saltare tutta la stagione a causa di un’operazione alla schiena. Se la carriera collegiale potrà dire poco o nulla sulle sue qualità, quella liceale in cui è stato allenato da Brandon Roy lo fa splendere a tal punto che circa un anno fa era considerato il prospetto #1 davanti a Deandre Ayton e Marvin Bagley. Per la combinazione di altezza, lunghezza e abilità è facile scomodare il paragone con Kevin Durant. L’infortunio sta facendo scendere le sue quotazioni, ma la Nba è sempre in cerca di ali con le sue capacità.


giovedì 13 luglio 2017

NCAA: Viaggio alla scoperta dei nuovi talenti

di Giovanni Bocciero*


La stagione liceale è ormai finita. Dopo aver seguito le kermesse più importanti come il McDonald’s All-American, il Nike Hoop Summit e il Jordan Brand Classic, analizziamo nel dettaglio i giocatori prossimi a sbarcare in Ncaa che hanno colpito maggiormente per quello che hanno fatto vedere sul parquet in queste partite.

BAMBA A RIMBALZO CONTRO PORTER (FOTO DA KSDK.COM)

Il miglior prospetto del paese


Michael Porter Jr. è il giocatore più atteso della classe 2017. Dopo aver rinunciato all’accordo firmato con Washington, ha deciso di andare a Missouri dove il papà è appena stato ingaggiato come assistente. Porter è un atleta nel vero senso della parola, visto che abbina altezza (2.08 cm), fisico e tecnica. Dà il meglio di sé quando può correre in transizione proprio per via del fatto che può puntare l’avversario e batterlo arrivando sino al ferro dove spesso chiude in grande stile. Non è raro vederlo concludere in alley-oop dopo aver tagliato alle spalle della difesa, e per via del fisico ben strutturato regge molto bene i contatti realizzando diversi giochi da tre punti. È un ottimo rimbalzista tanto in attacco quanto in difesa, da dove può avviare il contropiede. E poi ha un range di tiro già calibrato addirittura sulla distanza Nba.
Nonostante le indubbie capacità da ball-handler, trova delle difficoltà quando deve attaccare contro la difesa schierata per via di un primo passo non fulmineo. Proprio per questo il più delle volte è costretto a ritornare sui suoi passi e ripiegare su di uno step back che comunque esegue egregiamente. Dovrà assolutamente migliorare in difesa, soprattutto sul perimetro, dato che sembra più a suo agio quando è accoppiato con un lungo vero, su cui fare tagliafuori. Le vere difficoltà emergono quando invece deve difendere su un esterno che lo attacca. Raramente tiene due o tre palleggi consecutivi e la cosa peggiore è che il maggior difetto sembra sia la volontà a provarci.

Il dominatore d’area


Mohamed Bamba è il prospetto più intrigante del lotto soprattutto per gli ampi margini di miglioramento che possiede. I mezzi fisici sono senz’altro il suo punto di forza. Corpo statuario di 210 cm, apertura di braccia pazzesca (7 piedi e 8 pollici), atletismo e verticalità imbarazzanti. Può essere un autentico dominatore d’area e non a caso è catalogato innanzitutto come un rim protector. Ma sarebbe sbagliato ridurre la valutazione solo a rimbalzi e stoppate, perché Bamba è un discreto difensore in post negli scivolamenti e in anticipo dove utilizza le mani veloci. Corre bene il campo in transizione e a rimbalzo offensivo è un pericolo costante anche perché gioca sempre con grande energia. Inoltre è un giocatore che fa molto affidamento sui suoi istinti per questo va indirizzato.
In attacco è un talento grezzo, tutto da costruire. Nonostante possieda sia il fisico che i movimenti, quando è costretto a mettere palla a terra appare ancora impacciato soprattutto se si cimenta in un 1-vs-1. Fin quando è a pochi passi dal canestro e bisogna appoggiare o schiacciare il pallone può essere un fattore, ma appena si allontana dal canestro inizia a essere molto meno pericoloso, nonostante abbia il tiro nelle sue corde. I mezzi fisici sono un punto a suo favore, eppure deve mettere ancora della massa muscolare per poter contenere al meglio i diretti avversari che hanno più chili di lui e che tendono a spostarlo. Infine ha delle qualità da passatore che si intravedono pochissimo, ma non devono essere sottovalutate. Spetterà allo staff tecnico di Texas lavorare sul ragazzo per farlo migliorare.

Genio e sregolatezza


Dopo aver parlato di due giocatori intorno ai 210 centimetri, passiamo a un play da 190. Collin Sexton è un giocatore completo che si rende utile tanto in difesa quanto in attacco, dove è capace di creare sia per sé che per gli altri. Con il pallone tra le mani fa praticamente quel che vuole, e quando accende l’interruttore della creatività escono delle giocate spettacolari, segno inconfondibile di una visione di altissimo livello. Possiede un tiro piuttosto efficace da ogni parte del campo anche se deve lavorare per limare qualche difetto nella meccanica. È molto competitivo e anche positivo, votato al gioco di squadra e con un linguaggio del corpo di quelli che scaldano il pubblico. In difesa è un marcatore tosto che muove bene sia i piedi negli scivolamenti sia le mani per infastidire il palleggio, talvolta con annessi recuperi.
Nel contesto di coach Avery Johnson ad Alabama sarà senz’altro un’aggiunta non da poco. Certamente dovrà imparare a non abusare della voglia di inventare sempre e comunque. La sua ricerca talvolta ostinata del passaggio impossibile o ad effetto comporta un numero consistente di palle perse che andrebbero evitate. Allo stesso modo spinto dalla sua grande competitività tende ad eccedere negli 1-vs-1 per dimostrare di essere il più forte. La sua maggior debolezza resta però il fisico. Piuttosto basso per la media delle combo-guard con una struttura fisica non eccelsa. Compensa col fatto di essere molto atletico, fattore che abbinato alla velocità di piedi gli permette di arrivare al ferro con disinvoltura, anche se la conclusione in avvicinamento non è quella più gettonata.



* per il web site BasketballNcaa.com --- link originale

giovedì 23 marzo 2017

Alla scoperta della nona edizione del Dick's Nationals

Alla scoperta della nona edizione del Dick's Nationals



Lo so, parlare adesso di basket scolastico a stelle e strisce che non tratti della March Madness può sembrare una idiozia. Un autogol per attenzione. Ma il 30 e 31 marzo e l'1 aprile a New York City andrà in scena la nona edizione del Dick's Nationals, torneo ad invito che ha un unico grande obiettivo, ovvero proclamare the best high school basketball team in the country.


LE INVITATE. A contendersi tale ambito riconoscimento a livello liceale saranno otto scuole, le blasonate e abituate Oak Hill Academy, Montverde Academy e Findlay Prep, le agguerrite La Lumiere School e IMG Academy, e infine Wasatch Academy, Shadow Mountain e Greensboro Day. Iniziamo dal programma che vede tutte le partite disputarsi presso la palestra del liceo Christ the King di Middle Village, periferia della "Big Apple", dove tra giovedì e venerdì prossimi saranno disputati i quarti e le semifinali. Il tabellone prevede nella parte alta la #1 La Lumiere affrontare subito la #8 Wasatch; mentre l'avversaria della semifinale uscirà dalla super sfida che vedrà opposte la #4 Findlay Prep e la #5 Oak Hill Academy. Nella parte bassa invece, la vincente dell'incontro tra la #2 IMG Academy e la #7 Greensboro Day dovrà affrontare poi quella del matchup tra la #3 Montverde Academy e la #6 Shadow Mountain di Phoenix allenata dal veterano NBA Mike Bibby. Phoenix appunto, dove vi sarà la massima attenzione nella giornata di sabato per le semifinali della Final Four collegiale anche se qualche ora prima al Madison Square Garden è in programma la championship game del Dick's Nationals.

I PRESENTI. Questo appuntamento nazionale è un buon motivo e ulteriore vetrina per vedere all'opera i liceali più forti del paese e prossimi al salto universitario. Per questo gli scout non sottovalutano il torneo. E per chi vuol conoscere e sapere chi sono i giocatori più attesi che vi partecipano, adesso ne diamo una carrellata. Innanzitutto è bene sapere che tra le fila delle otto squadre vi sono 19 giocatori inseriti nelle speciali classifiche valutative di ESPN, ovvero 11 nella Top 100 della classe 2017, 5 nella Top 60 della classe 2018, e infine 3 nella Top 25 della classe 2019. La scuola più rappresentata è l'Oak Hill Academy che conta ben 5 atleti, ovvero il lungo Billy Preston promesso sposo di Kansas, il play Matt Coleman che ha firmato per Texas, e le guardie Lindell Wigginton che sbarcherà ad Iowa State e Ty-Shon Alexander che ha invece optato per Creighton. Tra questi che si gradueranno nel 2017, c'è anche il centrone junior David McCormack. Importante anche la nidiata dell'IMG Academy, perché il liceo della Florida conta sulla tanto attesa point guard Trevon Duval ancora indeciso su quale college frequentare (sulle sue tracce Kansas, Arizona, Duke, Baylor e Seton Hall). Eccone un assaggio:


Poi ci sono i due centri Isaiah Stokes che ha già accettato la borsa di studio offerta da Florida e l'angolano Bruno Fernando che dopo essersi riclassificato dalla classe 2016 a quella 2017 ha scelto Maryland. Per la classe 2018 invece, ha tra le proprie fila i lunghi Emmitt Williams e Silvio De Sousa che fanno gola a non pochi atenei. La Lumiere metterà in mostra oltre al suo miglior prospetto Brian Bowen, ancora indeciso sull'offerta collegiale da accettare, la power forward Jaren Jackson promesso sposo di Michigan State e la shooting guard Jordan Poole che invece militerà dall'anno prossimo con gli acerrimi nemici di Michigan. Altro esponente di La Lumiere è il play Tyger Campbell della classe addirittura 2019. Proprio di quest'ultima classe sono due gli esponenti della Montverde Academy, tra le formazioni più giovani della kermesse. Oltre al talentuoso canadese R.J. Barrett considerato #1 da ESPN e che potete ammirare nel video successivo (Arizona, Duke, Kansas, Kentucky, UCLA, Texas, Oklahoma, Missouri, Oregon, Indiana, Baylor e USC in fila per lui), sfoggerà il play Andrew Nembhard e l'ala Rechon Black della classe 2018 che ha accettato la borsa di studio di North Carolina. Un giocatore di livello a testa per la Findlay Prep che conterà sul lungo P.J. Washington che giocherà per Kentucky l'anno prossimo; e per la Wasatch Academy, piccolo liceo dello Utah, che sfoggerà la small forward Emmanuel Akot fresco di firma con Arizona.


GLI ASSENTI. Abbiamo detto che al Dick's Nationals vi sarà il #1 della classe 2019, mentre invece mancheranno i #1 delle classi 2017 e 2018, rispettivamente Michael Porter Jr. e Marvin Bagley III. Per quanto riguarda Porter, che ha letteralmente trascinato l'high school di Nathan Hale allenata da Brandon Roy (eh già, adesso allena i ragazzi) al record di 29-0 con tanto di primato nel ranking Super 25, l'invito è stato declinato perché il ragazzo ha dato precedenza al suo futuro. Infatti lui già la passata primavera aveva scelto di vestire la casacca di Washington, ma è notizia di questi giorni che ha deciso di ritirare la lettera di intenti con l'università per ripiegare su Missouri, il suo stato di nascita. La decisione è giunta dopo il licenziamento di coach Lorenzo Romar (visto alla Virtus Roma un paio di decenni fa) e il conseguente passaggio del padre assistente proprio da Washington a Missouri. Di diversa motivazione l'assenza del fenomeno nativo di Phoenix Bagley (Kentucky, Duke, UCLA, Arizona, Arizona State e Oregon nella sua school list) e del suo liceo Sierra Canyon, che nonostante abbia a lungo inseguito il primo posto del ranking nazionale durante l'intera stagione è stato sorprendentemente eliminato ai quarti del torneo statale della California. E così gli è stato negato l'invito. I due si sono addirittura affrontati durante la stagione:


IL PALMARES. Per quanto riguarda l'albo d'oro, la manifestazione è stata monopolizzata nelle sue otto edizioni da due licei. Si tratta della Findlay Prep di Henderson che ha vinto tre dei primi quattro tornei, inframezzato dal successo nel 2011 della Montrose Christian al suo primo ed unico invito. Dal 2013 invece la Montverde Academy di coach Kevin Boyle ha calato il personale three-peat grazie soprattutto al duo composto da D'Angelo Russell e Ben Simmons che hanno dato un contributo non indifferente. Ci sarebbe anche la Oak Hill Academy del veterano tecnico Steve Smith, una vera e propria fucina di talenti, che ha disputato ben cinque finali riuscendo a vincere il suo primo titolo soltanto nella passata stagione. E la vittoria è arrivata dopo un overtime proprio contro La Lumiere School del giovane coach Shane Heirman che dopo aver raggiunto la sua prima finale alla quinta partecipazione, in questa edizione ha i favori del pronostico.