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sabato 20 gennaio 2024

La conferma Pinkins, lottatore mancato

La carriera dell'ala forte di Marianna è decollata a Scafati dopo anni nelle leghe minori europee

La conferma Pinkins, lottatore mancato

Tanta energia sul parquet per Kruize che si sta imponendo tra i protagonisti di Serie A


di Giovanni Bocciero*


INIZIARE DAL BASSO per mirare ad arrivare al proprio massimo. Si può forse riassumere così la carriera di Kruize Pinkins, ala classe 1993 dello Scafati Basket, che si sta facendo ammirare come uno dei principali protagonisti del campionato di serie A. Ha dovuto lottare, sgomitare, combattere, arpionare qualsiasi pallone e addirittura gettarsi a terra per sbucciarsi le ginocchia se ce ne fosse stato bisogno. «Certo che sì - ha esordito il cestista nativo di Marianna, città della Florida -, ho lottato per tutto ciò che ho avuto da quando ho iniziato la mia carriera da professionista. È ciò che rende speciale questo sport ed il mio percorso, in un certo senso. Il giocare a pallacanestro mi ha portato in posti che non avrei mai pensato di vedere. A volte devi solo scommettere su te stesso». Cosa che fa ancora oggi con la canotta gialloblù indosso. E pensare che «il mio primo sport non è stato nemmeno il basket. Mia mamma mi ha portato a fare lotta quando ero molto giovane, cosa che non è durata molto una volta che ho potuto iniziare a giocare a pallacanestro e a football americano. Però ho sempre giocato a basket, ed è sempre stato il mio sport preferito».

«È un giocatore positivo - ha commentato coach Pino Sacripanti -, un ragazzo generoso. Pensa al risultato della squadra prima che di sé stesso, ed è un piacere onestamente allenarlo. Credo che possa ancora migliorare sulla comprensione del gioco, un aspetto sul quale sta lavorando giorno dopo giorno, e che può renderlo ancora più utile all’interno di un sistema. Ormai ha una certa esperienza, ma non giocando da tanto ad un certo livello si sta abituando a questo standard. Si sta concentrando anche fuori dal campo, perché tendeva a mettere qualche chilo di troppo mentre oggi sta molto più attento. Così facendo può arrivare a giocare per una squadra che faccia le coppe europee, avvalorato dal fatto che il livello dell’attuale campionato di serie A è alto e lo sta vedendo grande protagonista».

Pinkins si è definitivamente consacrato sulla scena della pallacanestro italiana grazie alla vittoria per 103-107 che ha contribuito a regalare a Scafati sul parquet di Pesaro dopo un tempo supplementare. Una prestazione che lo ha visto segnare 33 punti in 39 minuti di gioco per 42 di valutazione. Così facendo l’ala statunitense ha insidiato il record del club che detiene un vecchio fromboliere come Rick Apodaca, con 36 punti e 45 di valutazione. Ma contro Pesaro il numero 12 gialloblù ha migliorato il suo stesso primato in valutazione, che era il 39 realizzato nel trionfale derby contro Napoli della passata stagione, oltre ad essere la migliore prestazione fatta registrare in questo campionato (almeno fino al momento in cui scriviamo, ndr). «Onestamente in campo pensavo solo a vincere la partita, perché ce lo stavamo meritando. Durante l’incontro avevamo avuto un grande vantaggio, poi abbiamo permesso ai nostri avversari di avvicinarsi. Sono rimasto concentrato cercando di aiutare la squadra a ottenere la vittoria. Solo dopo ho capito che è stato un match piuttosto importante per me, per quello che sono riuscito a fare, ed è stato piuttosto bello».

A qualcuno forse meraviglia quello che è capace di fare Pinkins in campo. Ma chi l’ha seguito anni addietro può senz’altro affermare che è tutta farina del suo sacco. «Direi che la mia migliore abilità - ha detto l’ala - è l’energia che metto sul parquet e la mia versatilità». Caratteristiche queste che gli hanno permesso nell’arco della sua carriera di chiudere diverse stagioni con la doppia-doppia in punti e rimbalzi di media, nonostante un’altezza che si assesta sui 2.01 metri. Sin dal Chipole College (due stagioni a 16 punti e 9 rimbalzi di media) si è fatto apprezzare per la volontà di arrivare per primo sul pallone vagante. Qualità che dopo essere stato snobbato gli ha aperto le porte del campionato universitario per eccellenza ricevendo la borsa di studio dai San Francisco Dons, volando così dall’Oceano Atlantico della Florida a quello Pacifico della California.

Dopo aver provato a ripercorrere le orme di una leggenda come Bill Russell, alle medie di 13.9 punti e 6.2 rimbalzi con 9 doppie-doppie e una menzione per il miglior quintetto della West Coast Conference, ha iniziato il suo girovagare per l’Europa. Prima tappa in Germania, all’Hanau militante in seconda divisione, dove nella prima stagione ha registrato 13.1 punti e 9.1 rimbalzi di media, mentre nella seconda si è migliorato con 17.9 punti, 9.6 rimbalzi e 2.5 assist che è il suo massimo in carriera. Nell’estate del 2017 è arrivata la chiamata di Mitteldeutscher che lo ha fatto esordire in Bundesliga: chiude l’annata con 11.1 punti e 5.9 rimbalzi. L’anno successivo è approdato in Italia, ancora per giocare in una seconda lega. È Casale Monferrato che se l’è cullato, e lui ha ripagato la fiducia forse con la migliore stagione a livello statistico: 16.8 punti e 10.2 rimbalzi. Ha deciso però di uscire dal secondo anno di contratto con la squadra per accettare l’offerta da parte dell’ambiziosa Torino, che ha puntato su Pinkins per cercare la promozione in serie A. Al primo anno ha chiuso con 15.6 punti e 7.2 rimbalzi, quello successivo con 11.8 e 6.4. Due anni comunque positivi pur non riuscendo a cogliere il salto di categoria.

Nel 2021 si è trasferito in Francia per giocare con l’ambizioso Limoges del tecnico italiano Massimo Cancellieri, che lo aveva già affrontato. In Pro A ha fatto registrare 5.6 punti e 3.1 rimbalzi, con le peggiori percentuali della sua carriera: 42% da 2 e 29% da 3. Dopo essere stato etichettato quale classico giocatore da seconda categoria, è stata la neopromossa Scafati a puntarci forte per l’esordio in serie A. Ed alle pendici del Vesuvio sta trovando di sicuro la sua dimensione ideale. «Scafati è stata buona con me, e ringrazio tutti perché nel mio caso mi sono ambientato sin da subito. I tifosi sostengono davvero la squadra, e il club ha una sua storia affascinante. È stato tutto molto bello sin dal primo giorno». Il primo campionato in gialloblù l’ha terminato con 12.9 punti e 6.4 rimbalzi di media, cifre che in questa stagione sta quasi migliorando con 15.4 punti, 5.6 rimbalzi e le migliori percentuali al tiro di sempre (64% dal campo ed il 53% dall’arco) dopo le prime otto partite giocate.

Pinkins sta sfruttando il gioco di Scafati per mettersi in mostra, e Scafati sta beneficiando della versatilità di Pinkins per raggiungere i suoi obiettivi. «I miei compagni di squadra sono ragazzi fantastici, sia dentro che fuori dal campo. Siamo un gruppo che ha tanta fame di migliorare, e ognuno cerca di essere la sua migliore versione per il bene della squadra. Tutti parliamo tra di noi, ed è bello vivere l’atmosfera che c’è nello spogliatoio. Coach Sacripanti è una brava persona, ovviamente un allenatore esperto, che crede davvero nei suoi giocatori. È difficile trovare questa qualità nella maggior parte dei tecnici, perché spesso alcuni lo dicono ma non lo pensano sul serio. Poter continuare ad essere allenato da lui è stata la ragione per cui volevo ritornare a Scafati».

Proprio al coach abbiamo chiesto se potesse paragonare il nativo di Marianna con uno dei tanti giocatori che ha avuto l’opportunità di allenare nella sua lunga carriera: «Non credo che lo possa paragonare a dei ‘quattro’ che ho già allenato in passato. Maarten Leunen ad esempio era un secondo playmaker in campo, mentre Shaun Stonerook era capace di rendersi utile facendo tante cose. Ecco, Pinkins sa fare tante cose sul parquet ma con una fisicità ed un atletismo diversi. Lui è un atleta che può ricoprire entrambi i ruoli di ala, anche se in quello di ‘quattro’ è più funzionale perché può giocare sia fronte che spalle a canestro. E da quando lo alleno credo sia anche migliorato sulle letture. La sua migliore qualità è comunque la presenza costante in partita. Sai che c’è sempre sia a livello fisico che tattico, e segue scrupolosamente le indicazioni che ci diamo».

«Abbiamo creduto sin dall’anno scorso in Pinkins - ha detto il direttore tecnico Enrico Longobardi -, ed è per questo che nel costruire la squadra si è deciso di puntare nuovamente su di lui». «È un’ala pura dalla grande bidimensionalità, capace di giocare sia esterno che interno - ha aggiunto il direttore sportivo Nicola Egidio -, ma credo che in particolare lui sia il nostro equilibratore». All’alba dei 31 anni, che Pinkins compirà il prossimo 25 gennaio, ha di sicuro ancora diverse stagioni avanti. Eppure uno sguardo di cosa sarà il suo futuro da grande già se lo sta immaginando. «Mi piacerebbe insegnare il basket ai bambini più piccoli - ha rivelato l’ala americana -, non solo gli aspetti fisici del gioco ma anche quelli mentali perché è qualcosa di cui avrei avuto bisogno io stesso crescendo e giocando a basket. Voglio dire, non avevo solo bisogno di qualcuno che mi dicesse di correre intorno ai coni oppure di segnare, ma qualcuno che mi insegnasse in che modo farlo. Oltre a trasmettermi tante altre cose per capire molto di più questo gioco». Per il momento, però, è concentrato solo sulla stagione di Scafati. «Rimaniamo con la nostra ambizione che è quella di una salvezza tranquilla».

Il profilo di Pinkins

La carriera di Pinkins è stata tutta un conquistarsi, spesso a suon di doppie-doppie. La miglior prestazione a livello collegiale l’ha visto segnare 26 punti e prendere 13 rimbalzi. All’esordio in Europa nella seconda divisione tedesca con Hanau ha raccolto sette nomination ed un premio di giocatore della settimana, dopo una prestazione da 17 punti e 14 rimbalzi, ed al termine del campionato è stato selezionato per il miglior quintetto. Nelle tre stagioni in serie A2, ha collezionato 34 doppie-doppie, con i massimi di 34 punti e 15 rimbalzi entrambi a Casale. In serie A sono quattro le doppie-doppie in due campionati, con 11 rimbalzi arpionati in tre occasioni.

L'addio obbligato al coach della salvezza: Sacripanti era la chiave di tutto

SCAFATI E L'AGGUATO DEL DESTINO: la Givova si è trovata tra capo e collo un fulmine a ciel sereno. Sacripanti ha dovuto lasciare per sottoporsi a un delicato intervento chirurgico che richiederà una lunga convalescenza. Toccanti le parole di Nello Longobardi e coach nel momento del commiato. Ora è arrivato l'esperto Matteo Boniciolli in cerca di rivincita. Fino al forfait del suo coach Scafato stava andando discretamente: «il campionato è molto equilibrato, lo si vede di domenica in domenica - ha esordito il ds Egidio -. Non si può sottovalutare nessun impegno. Il nostro obiettivo resta oggettivamente la salvezza, che dobbiamo raggiungere il prima possibile. Ma credo che possiamo toglierci qualche soddisfazione in più. Adesso è presto per fare ipotesi, diciamo che possiamo farci un’idea più chiara su dove possiamo arrivare solo al termine del girone d’andata». «Abbiamo costruito il roster conservando una base - ha aggiunto il dt Longobardi -, per questo abbiamo confermato Pinkins, Logan, De Laurentiis e Rossato. Su Rossato credo che ci siano pochi giocatori in giro che possono vantare una così lunga permanenza in uno stesso club. Logan lo abbiamo davvero aspettato. Dopo la parentesi a Cantù ci aveva fatto sapere che voleva smettere. Insistendo per capire se magari fosse dovuto alla stanchezza, con il suo procuratore ci siamo presi qualche settimana durante le quali non abbiamo cercato nessun’altro, e la cosa si è conclusa bene».

Alessandro Gentile e Strelnieks hanno rappresentato due innesti di alto spessore. «Con Gentile ci siamo trovati sin da subito in sintonia - ha commentato il ds -, non a caso ci abbiamo messo poco a concludere l’accordo. Era in cerca di una piazza che potesse rilanciarlo ad un certo livello, e noi abbiamo visto in lui una grande opportunità per aggiungere un giocatore dal grande pedigree. L’aggiunta di Strelnieks, invece, è stata fatta per potenziare il roster. Valutata la sua condizione fisica, la trattativa per ingaggiarlo è stata molto rapida. È il pezzo che ci mancava, e lo si è visto sin dalle prime partite che è un facilitatore, un giocatore capace sia di realizzare nei momenti difficili che di passare». Ma la chiave di volta era Pino Sacripanti come ci aveva dichiarato il dt gialloblù prospettando per lui un lungo futuro a Scafati. Poi, il destino maledetto. Ora tocca al coach triestino.


sabato 27 maggio 2023

Riccardo Rossato: «Massimo impegno e non mollare mai, così si arriva»

Intervista al capitano dello Scafati Basket, che è riuscito a spuntarla nella corsa salvezza nel campionato di serie A. Con Riccardo Rossato abbiamo parlato delle sue esperienze, di come è andata la stagione con l'esordio in Lba, dei playoff e dei temi caldi di questi giorni.



lunedì 22 giugno 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Nicola Alberani

Intervista esclusiva al direttore Nicola Alberani, con il quale abbiamo parlato della sua nuova avventura a Strasburgo, cosa bisogna sapere del campionato francese, della ripresa delle attività post emergenza, e dei principali temi che stanno tenendo banco in A1 e A2, tra il duello Milano-V.Bologna e l'ambiziosa Napoli.


sabato 23 novembre 2019

Basket serie A2. Su la testa: Caserta e Napoli

Protagonista in serie A in tante delle stagioni precedenti, la regione riparte con due squadre che, nel torneo cadetto, si affiancano a Scafati

Napoli e Caserta piazze storiche, torna la Campania

Dopo il fallimento di Avellino, che riparte dalla serie B, le due squadre, dopo 'promozioni' diverse, si riaffacciano guidate da Pino Sacripanti e da un'icona come Nando Gentile


di Giovanni Bocciero*



UNA NUOVA STAGIONE si sta aprendo per la Campania dei canestri, sotto ogni punto di vista. Sicuramente ha colpito l’esclusione dalla massima serie della Scandone Avellino, che proprio all’ultimo giorno si è potuta presentare all’avvìo della serie B superando il blocco del mercato causato dal lodo esecutivo per le commissioni di Norris Cole ed altre azioni legali. Ma, mentre in Irpinia hanno di che soffrire dopo le ultime ambiziose annate - e augurandosi tempi migliori -, ritornano sul palcoscenico dell’A2 sia Napoli che Caserta. Percorsi differenti e soprattutto “promozioni” diverse, ma quel che conta è che la Campania dei canestri può ritornare a fare affidamento su due piazze storiche, che affiancheranno nel secondo campionato nazionale l’ormai consolidata Scafati.

UNA NAPOLI NUOVA DI ZECCA. La formazione del capoluogo di regione ritrova la serie A2 ad appena un anno di distanza dalla retrocessione in serie B, e soprattutto ritrova come impianto di gioco il PalaBarbuto. Dopo essere stata costretta ad esiliare al palasport di Casalnuovo, la GeVi Napoli Basket è tornata a giocare in città ma ha avuto un inizio di campionato più che tribolato. A pagarne immediatamente le spese è stato il coach, Gianluca Lulli, reo di non essere stato capace di compattare la squadra nelle prime due gare con relative sconfitte. Per il nuovo corso il presidente Federico Grassi non ha badato a spese, e così dopo aver acquistato il titolo sportivo di Legnano ha sottolineato l’ambizione della società facendo firmare un contratto triennale al tecnico Pino Sacripanti, di ritorno in Campania per la terza volta dopo le esperienze a Caserta prima (2009/13) e ad Avellino poi (2015/18).
Terrence Roderick, il 'Maradona' del basket napoletano in azione
Ambizione del presidente rimarcata con la costruzione della squadra, in cui tassello dopo tassello ha sempre più impreziosito il mosaico azzurro. Il quintetto è di prim’ordine, con il miglior straniero che l’A2 abbia mai visto in Terrence Roderick; il playmaker Diego Monaldi prelevato dalla serie A; due solide ali come Daniele Sandri e Stefano Spizzichini; e il centro statunitense Brandon Sherrod anche lui rodato in questo campionato ma subito messo in discussione dal neo coach che come primo rinforzo ha proprio chiesto un lungo. Ad impreziosire la panchina invece, c’è l’esterno Massimo Chessa.
La squadra assemblata è assolutamente da playoff, se non di più, e quest’anno avrà anche un palazzetto all’altezza. Grazie all’Universiade disputata a Napoli nel mese di luglio scorso, il PalaBarbuto è stato messo a nuovo. Dagli spalti al parquet passando per gli spogliatoi, la struttura che sorge difronte allo storico PalaArgento vivrà una seconda vita, offrendo ben altri servizi al pubblico. Nonostante ciò non mancano alcune carenze, come ad esempio i tabelloni elettronici noleggiati per la kermesse internazionale invece di essere acquistati, e dei quali sembra essersene fatto carico la stessa società. Certamente con queste premesse non dovrebbe essere complicato raggiungere il tutto esaurito ad ogni gara, visto che soltanto tre anni fa (la stagione della promozione sul campo in A2, ndr) l’impianto di viale Giochi del Mediterraneo era strapieno. A dimostrazione che il popolo napoletano è sì innamorato del “pallone” ma è anche affezionato alla palla a spicchi. Il tutto però è direttamente proporzionato ai risultati e all’atteggiamento dei giocatori, come già è stato dimostrato con l’esonero di Lulli.
Passando a faccende che riguardano esclusivamente il campo, invece, il veterano e capitano Francesco Guarino ha espresso la voglia di regalare la vittoria di un campionato alla città di Napoli, così come Roderick ha forse l’ambizione di consacrarsi definitivamente al basket che conta, dopo che proprio in terra campana (ad Agropoli nella stagione 2015/16, ndr) ha iniziato a far brillare la propria stella.
Inoltre, cosa da non sottovalutare, già dalla passata stagione il club azzurro si sta ramificando sul territorio per avviare un intrigante progetto che riguardi il settore giovanile. Alla base vi sono partnership con diverse altre società e soprattutto si è dato il via anche ad un reclutamento che guarda fuori regione. Un ottimo progetto che avvalora ancor di più la bontà del nuovo percorso cestistico avviato l’anno scorso a Napoli dal presidente Grassi. Sperando che l’intero ambiente non rimanga nuovamente scottato dalle alte ambizioni.

CASERTA TORNA A SORRIDERE. All’ombra della Reggia di Caserta è stata vissuta un’estate sui generis, ma per una volta c’è stato il lieto fine soprattutto dopo la grande delusione della passata stagione agonistica. La JuveCaserta dopo aver dominato la regular season ed esser stata poi estromessa amaramente dai playoff di serie B, ha provveduto ad un vero e proprio restyling della squadra. Via coach Massimiliano Oldoini, indicato anche ingiustamente come capro espiatorio del fallimento, si è dato il benvenuto ad una bandiera della squadra che vinse lo scudetto del 1991 come Nando Gentile. Il campionissimo di Tuoro (piuttosto attivo nelle ultime due stagioni affiancando progetti di società minori della città, ndr) ha accettato la missione di riportare il club bianconero lì dove merita, ma la tifoseria che subito si era stretta intorno al nuovo condottiero considerato più di un semplice allenatore a Pezza delle Noci non ha fatto mancare diverse critiche dopo l’inizio negativo. Dimenticando che Caserta era stata costruita per la serie B ed è stata costretta a modificare il roster in corsa, epurando quei giocatori che dall’oggi al domani non facevano più al caso del progetto tecnico.
Nando Gentile è tornato a casa come allenatore
Nonostante il destino abbia cambiato le carte in tavola, con l’Amatori Pescara che ha alzato bandiera bianca difronte al controllo della Com.Te.C. così da aprire le porte del ripescaggio in A2 alla JuveCaserta, la dirigenza ed in particolare l’amministratore delegato Antonello Nevola non si sono fatti trovare impreparati. La strategia di mercato, come detto, è inevitabilmente cambiata, eppure la dirigenza è stata capace di ingaggiare quattro giocatori di altissimo spessore per il secondo campionato nazionale come il play Marco Giuri fresco campione d’Italia con la Reyer Venezia e già beniamino del tifo casertano dopo le sue due stagioni a Caserta (2015/17); gli americani Isaiah Swann e Michael Carlson; e infine la ciliegina sulla torta rappresentata da quel Marco Cusin a lungo inseguito e alla fine convinto a scendere in A2 dopo dieci stagioni consecutive in massima serie. Sembrava tutto apparecchiato per la stagione del ritorno, con l’obiettivo adesso spostato verso una salvezza tranquilla magari togliendosi qualche piccola soddisfazione. Ma a Caserta tendenzialmente non si può mai stare tranquilli.
Due gli incidenti di percorso che stanno influenzando l’inizio di campionato della squadra di coach Gentile. Ai principi di agosto lo sponsor principale Decò ha fatto sapere che non avrebbe proseguito la partnership iniziata appena dodici mesi prima, e così la dirigenza con a capo il presidente onorario Gianfranco Maggiò si è subito attivata per reperire le risorse necessarie a sostenere la stagione. Mentre scriviamo, purtroppo, non ci sono novità positive in tal senso e sembra che la stessa amministrazione comunale ha affiancato il club per dare vita ad una rete di imprenditori che possano sostenere e supportare l’attività della JuveCaserta. Aspettiamo come evolverà la situazione sperando che alla fine qualcosa si stringa e non restino soltanto le parole. La seconda riguarda gli infortuni occorsi a Swann e Carlson. Notizie che hanno gettato un po’ nello sconforto la tifoseria, che aveva approvato all’unanimità l’ingaggio soprattutto del primo, ma che non hanno placato le critiche per le prime sconfitte in campionato. Nevola ha scandagliato il mercato in cerca del miglior sostituto possibile di Swann, ed ha messo sotto contratto un fuoriclasse come Seth Allen. Esterno più play che guardia che nonostante fosse ancora in fase di ambientamento ha già dimostrato di possedere abilità incredibili. E dopo aver giocato in Ungheria e Lituania, sembra pronto ad affermarsi nel nostro paese.
In tutto ciò è fondamentale una cosa, che il pubblico torni ad assieparsi sulle tribune del PalaMaggiò. Purtroppo è lecito dire che il tifo bianconero ha saltato il ricambio generazionale, perché sugli spalti sono pochi i padri insieme ai figli, e sono tanti o forse troppi i tifosi appartenenti alla fascia d’età mediamente molto alta. E che per di più sono pronti a giudicare al primo passo falso. Parte di essi devono però capire che la JuveCaserta è comunque una neopromossa, e che quest’anno deve avere un solo obiettivo: salvarsi il prima possibile.

LA “SOLITA” SCAFATI. A completare il tris di squadre campane in A2 c’è la onnipresente Scafati del patron Nello Longobardi, sanguigno come non mai. Il presidente scafatese non ha voluto ascoltare le sirene avellinesi per un possibile trasferimento del titolo, così come non ha voluto lasciare il club per un possibile ingresso in società alla Virtus Roma. Troppo innamorato del suo Scafati Basket che sta disputando il sesto campionato consecutivo di serie A2.
JJ Frazier a colloquio con Ion Lupusor
La formazione gialloblu è ripartita da uno zoccolo duro di giocatori come Claudio Tommasini, Marco Contento e Niccolò Ammannato. Sono ritornati Nicholas Crow e Ion Lupusor, e sono stati ingaggiati JJ Frazier che sarà il play con punti nelle mani, e Raphiael Putney ala di ritorno in Campania dopo l’esperienza a Caserta nel 2016/17. Come ogni anno Scafati appare solida e ben assemblata, ed ha tutte le potenzialità per poter disputare un campionato al di sopra della media. Non a caso ha preso parte alla Final Four di Supercoppa. Ma il patron Longobardi dopo le due sconfitte esterne arrivate all’esordio a Bergamo (del tutto rocambolesca con tiro da oltre la metà campo, ndr) e a Trapani, ha prima richiamato l’attenzione sospendendo gli stipendi e poi ha sollevato dall’incarico il tecnico Giulio Griccioli. Una scossa che servirà a scuotere l’intero ambiente soprattutto con il ritorno in panchina di coach Giovanni Perdichizzi, alla terza esperienza a Scafati dal 2015.



* per la rivista BASKET MAGAZINE. Articolo chiuso il 25 ottobre 2019

domenica 17 giugno 2018

L'Italia dei canestri a due velocità: Avellino

Avellino, non resta che vincere
Da diciotto stagioni in serie A, negli ultimi tre anni si è imposta tra le 'big'
ma al suo attivo ha solo la Coppa Italia del 2008



di Giovanni Bocciero*


Tra le piazze calde del Sud Italia bisogna annoverare sicuramente la Scandone Avellino. Il club irpino sono alcune stagione che porta alto lo stendardo del Mezzogiorno, ed anche quest’anno non ha fatto eccezione. Basti pensare che ai nastri di partenza dei playoff c’erano cinque squadre lombarde e due del Nord-est, con la formazione avellinese unica rappresentante meridionale. La città di Avellino ha una lunga tradizione cestistica, legata soprattutto al nome del compianto Vito Lepore, capitano della formazione che approdò in serie B d’Eccellenza. Nonostante la pallacanestro abbia accomunato diverse generazioni di irpini, c’è da sottolineare come la Scandone sia venuta alla ribalta nazionale soltanto con l’avvento dell’anno 2000, quando venne promossa per la prima volta nella sua storia in serie A. Da allora non ha più abbandonato il massimo campionato italiano, anche se c’è andata vicino nel 2006 salvandosi soltanto per il rotto della cuffia. Infatti dopo essere retrocessa la società irpina fu ripescata per il contemporaneo fallimento del Roseto Basket.
BEFFATA DA TRENTO QUEST'ANNO E' USCITA NEI PLAYOFF AI
QUARTI DOPO LA FINALE PERSA IN FIBA EUROPE CUP
Il massimo risultato sportivo viene ottenuto nel 2008, in concomitanza con l’ingresso in società di Vincenzo Ercolino, imprenditore istrionico, senza peli sulla lingua e soprattutto sognatore. Ed è forse questa ultima caratteristica che accomuna tutte le piccole realtà che riescono a sfondare sul panorama italiano. Ercolino acquista il club che era in una profonda crisi e ingaggia come allenatore Matteo Boniciolli, altro personaggio fuori le righe della nostra pallacanestro. Con lui arriva il primo, e fin qui unico successo in Coppa Italia, mostrando all’intera Europa la coppia di giocatori formata da Marques Green ed Eric Williams. Oltre al trofeo in bacheca vengono disputati per la prima volta i playoff in serie A, e l’anno successivo la squadra partecipa addirittura all’Eurolega.
Con gli anni il pubblico del PalaDelMauro si è abituato a vedere giocatori dal grande spessore tecnico, ed anche a risultati piuttosto altalenanti inframezzati da qualche altra crisi economica. Non sempre le aspettative che si creavano ad inizio stagione venivano poi rispettate durante la regular season. Ma Avellino è stata piazza che ha anche saputo esaltare al massimo alcuni giocatori che sono riusciti ad esprimersi in tal modo solo nella città irpina, a testimonianza di quanto l’ambiente ritenuto come una grande famiglia faccia davvero bene. Con la sua accoglienza e disponibilità anche atleti che provengono dall’altra parte dell’Oceano si sentono subito a casa. Oltre a Marques Green che ha avuto ben quattro diverse esperienze in maglia biancoverde nei suoi, sin qui, quattordici anni di carriera, e che è legatissimo alla città che ha dato i natali a suo figlio, vale la pena citare anche Linton Johnson e Omar Thomas, che nel 2011 fu nominato Mvp del campionato. Proprio Thomas ha rilasciato una recente intervista in cui, parlando del suo nuovo ruolo di Director of Operations a Southern Mississippi, ha anche detto che proprio per la cucina avellinese, che ha imparato ad amare, vorrebbe aprire un ristorante italiano negli Stati Uniti.
Il 2011 fu anche uno spartiacque per la Scandone, che vide il passaggio del testimone alla carica di presidente tra Vincenzo Ercolino e Giuseppe Sampietro, e dopo più di un anno l’ingresso in società del gruppo Sidigas e di Gianandrea De Cesare che rappresentò la svolta. Dopo una burrascosa transazione, che non ha comunque impedito alla squadra di competere sul parquet, si è giunti all’ultimo triennio che ha visto la formazione irpina investire circa 15 milioni di euro.
In questi ultimi tre campionati Avellino ha disputato ben tre finali, due in Italia (Coppa Italia e Supercoppa 2016) ed una in campo europeo (Europe Cup 2018) senza riuscire a vincerne neanche una, ed è arrivata a giocarsi due semifinali playoff. Il rammarico è appunto questo, non essere riusciti a sfruttare questi anni in cui si è stati al top in campo nazionale per mettere le mani su qualche trofeo. Perché dopotutto, quando ci si ritrova a ballare, non si vuole certamente smettere. «Le ultime tre stagioni sono state di un livello incredibile - ha esordito il gm irpino Nicola Alberani -, anche se purtroppo ci è mancata un’affermazione importante. C’è anche da dire che in questi anni siamo sempre partiti per fare bene, ma certamente non per vincere. Siamo comunque dell’idea che per il futuro bisogna seguire quanto di buono abbiamo fatto sin qui».
L'ATTENDE IN ESTATE UN PROFONDO RESTYLING DOPO L'ARRIVO
DI COACH VUCINIC: "L'OBIETTIVO E' CRESCERE"
In queste tre stagioni la Scandone ha avuto ben due Mvp del campionato, James Nunnally nel 2015/16 e Jason Rich nell’ultimo, a testimonianza che i risultati sono stati raggiunti anche e soprattutto per la qualità dei giocatori, e del roster nel suo complesso, che la dirigenza è stata capace di assemblare estate dopo estate, azzeccando gli uomini giusti in sede di mercato. «Avere giocatori di questa qualità in roster è soprattutto merito degli sforzi e delle risorse che ci mette a disposizione la proprietà, che ci ha sempre messo nelle condizioni per operare al meglio. Questo ha fatto sì che negli ultimi tre campionati avessimo il riconoscimento dell’Mvp in due circostanze, ma forse anche in tre se consideriamo la stagione di Joe Ragland due anni fa, che credo - ha osservato il dirigente della Scandone - meritasse quel premio. La cosa che comunque maggiormente voglio sottolineare è che adesso Avellino è una meta ambita un po’ da tutti i giocatori, e un ambiente nel quale si lavora bene e con la serenità di prendere le scelte che riteniamo migliori».
Questa che verrà appare un’estate piuttosto calda per l’intera società. Sembra infatti che questo ciclo portato avanti da coach Pino Sacripanti in sinergia col gm Alberani sia giunto alla sua naturale conclusione (ufficializzato il 12 giugno scorso il tecnico Nenad Vucinic, ndr). Il mancato successo in almeno una competizione e l’eliminazione precoce agli ultimi playoff per mano dell’Aquila Trento sembra aver accelerato questo processo. Soprattutto il modo con cui si è usciti ai quarti di finale ha lasciato parecchio amaro in bocca, scuotendo e non poco la tifoseria. L’ambiente non ha certamente criticato l’operato della squadra, ma sembrerebbe accettare con meno dolore l’addio di Sacripanti, destinato a ben altri lidi. Con il saluto al tecnico anche il roster dovrebbe subire un bel restyling.
«L’obiettivo è sempre quello di crescere, anno dopo anno, consolidandoci - ha continuato Alberani -. Non è mai facile ripetersi a questi livelli perché la concorrenza è davvero agguerrita, però noi abbiamo le qualità e le potenzialità per poterci riuscire. Soprattutto vorremmo finalmente mettere un trofeo in bacheca, cosa che ci meritiamo per quanto stiamo facendo ormai da anni. Non vogliamo però montarci la testa, non vogliamo essere considerati i favoriti, ma semplicemente ci piace essere visti come dei guastatori - ha concluso il gm irpino -, pronti a dar fastidio a chiunque».


STAGIONE
PIAZZAMENTO
CATEGORIA
2007/08
Serie A
2008/09
11°
Serie A
2009/10
Serie A
2010/11
Serie A
2011/12
Serie A
2012/13
10°
Serie A
2013/14
12°
Serie A
2014/15
12°
Serie A
2015/16
Serie A
2016/17
Serie A
2017/18
Serie A



* per il mensile BASKET MAGAZINE

venerdì 22 settembre 2017

Coach Sacripanti: «Il campionato è salito di livello. Speriamo ne guadagni la Nazionale»

Un timeout della Scandone di coach Sacripanti a Maddaloni

Dopo l’esperienza ad Eurobasket da assistente di Ettore Messina, coach Pino Sacripanti si è immediatamente catapultato nella nuova stagione con la sua Scandone. A circa 48 ore dall’eliminazione dell’Italbasket per mano della Serbia, in quel di Istanbul, il tecnico brianzolo si trovava già nella sala stampa del Pala Del Mauro per parlare ai giornalisti. E il giorno dopo era in panchina a Maddaloni per il Torneo Città di Caserta... continua a leggere

martedì 5 luglio 2016

Avellino riparte da Ragland e Leunen

Avellino riparte da Ragland e Leunen
In archivio una stagione da incorniciare, la Scandone è già sul mercato
Via Nunnally, si punta sulle conferme importanti e rapide operazioni


di Giovanni Bocciero*

AVELLINO - Quella della Scandone Avellino è stata una stagione fantastica. Dopo le difficoltà iniziali a trovare la giusta continuità di prestazioni, e una volta fatto quadrare il cerchio soprattutto in cabina di regia, la formazione irpina è arrivata ad un passo dalla finale che assegnava lo scudetto. I “lupi” sono usciti sconfitti dall’interminabile serie di semifinale contro Reggio Emilia, in cui è mancata la classica zampata per poter scrivere un’altra pagina memorabile della loro storia. «È un peccato perché davvero c’è mancato poco - ha commentato il diesse Nicola Alberani -, purtroppo il fattore campo è stato determinante in questi playoff. C’è piaciuto onorare il Pala Del Mauro come nostro fortino, ma non siamo riusciti a mettere a segno quel colpo che ci avrebbe permesso di cambiare la stagione». «Ci siamo sempre avvicinati alla vittoria - gli ha fatto eco coach Pino Sacripanti -, ma ci è sfuggita per una manciata di punti in un campo difficile e contro una squadra ben allenata e molto profonda. È un dispiacere perché ci credevamo fortemente e abbiamo dato tutto quello che potevamo dare. Ogni partita ha avuto dei tatticismi diversi, entrambe abbiamo cambiato ogni tanto qualche particolare, e alla fine le giocate individuali sono quelle che hanno deciso le gare».
IL DIESSE ALBERANI E COACH SACRIPANTI
Avellino dopo questa stupenda cavalcata, con la finale di Coppa Italia e la semifinale scudetto ripartirà proprio dal duo direttore-allenatore, confermati già a stagione in corso, e soprattutto da un collaudato roster visti i rinnovi già ufficiali di Maarten Leunen e Joe Ragland, tasselli importanti nell’economia di questa squadra. «Il nostro lavoro nella passata stagione è stato apprezzato - ha dichiarato il diesse biancoverde -, e pur avendo assemblato il roster in ritardo si è potuta ammirarne la qualità. Siamo partiti per ultimi e dunque abbiamo preso giocatori che gli altri avevano un po’ trascurato ma che adesso sono stimati. Cercheremo di mantenere l’ossatura, dovendo fare purtroppo qualche sacrificio, e punteremo a qualche giocatore dal sicuro avvenire». L’obiettivo della Scandone è quello di uscire dal prossimo mercato estivo possibilmente migliorata ulteriormente rispetto a questo anno, così da potersi affermare ancora una volta tra le migliori squadra in Italia, e in Europa. E per questo si sta già strizzando l’occhio a qualche possibile rinforzo seppur «le priorità assolute sono le riconferme - ha rivelato ancora Alberani -. Siamo a lavoro per Green e Severini, e siamo attenti agli italiani un po’ perché purtroppo ce ne sono pochi in giro, un po’ perché non abbiamo le garanzie che Cervi e Pini restino dato che hanno fatto un ottimo lavoro ed hanno diverse richieste. Fare una gara 7 di semifinale è di sicuro prestigioso. Ci sono oggettivamente squadre più attrezzate di noi, ma senz’altro proveremo a fare qualcosa in più l’anno prossimo anche grazie al gruppo Sidigas che ci mette nelle migliori condizioni per lavorare». Capitolo definitivamente chiuso, invece, quello legato a James Nunnally che ha le solite aspirazioni NBA. «Dobbiamo essere contenti di averlo avuto, ci ha dato una grossa mano, ci ha fatto divertire tanto, e gli auguriamo - ha detto il diesse - le più grandi fortune ai più alti livelli». Ci si può aspettare comunque un altro colpo in uscita dall’NBA come quello di Nunnally nella passata stagione, ovvero aspettare che la concorrenza scemi intorno ad un giocatore? «Da un lato ci piacerebbe, ed è un po’ il mio modus operandi - ha rivelato Alberani -, abbiamo però il dolce problema della Supercoppa (24-25 settembre) il che significa che intorno al 15 agosto dobbiamo esserci già tutti. Ed avere i giocatori per quella data comporta firmarli a fine luglio perché tra visti, viaggi e logistica dieci giorni se ne vanno. Non so se riusciremo a fare questa cosa». Rispetto alle ultime stagioni in cui la Scandone ci ha abituati a partire sempre di rincorsa, dunque, questa estate dovrebbe accelerare di gran lunga i tempi. «La speranza è quella, però sul mercato esistono dei valori da cui cerchiamo di non farci travolgere e dunque - ha concluso il diesse irpino - speriamo di anticiparci».

COACH PINO SACRIPANTI
Coach Sacripanti crede fortemente nel lavoro profuso in questa stagione, e nell’ottica delle riconferme «spero di ripartire dal più possibile per cercare di avere continuità. Questo è un volere mio e della società. Il mercato non è ancora partito spedito e mentre ci sono giocatori che stanno aspettando altri sono entusiasti di proseguire questo progetto. Vediamo il mercato cosa offrirà ma la volontà è quella di mantenere il nucleo più numeroso possibile». Diversi rumors vogliono la Scandone in cerca soprattutto di italiani, forse anche per necessità. «I giocatori italiani sono quelli lì, il movimento purtroppo non ne ha creati tanti - ha commentato il tecnico dei “lupi” -. Ne stiamo di sicuro cercando. Ci piacerebbe portare avanti il discorso con Riccardo Cervi, ma deve essere soprattutto una sua volontà. Spero che resti sennò pazienza, andremo altrove, sondando anche il mercato straniero. Parlando con Alberani, credo che la cosa più importante sia che un giocatore abbia la voglia di venire a giocare da noi, bisogna sposarlo il nostro progetto». L’allenatore biancoverde ha in mente di completare il mosaico con giocatori funzionali ai suo dettami tattici, ma sopra ogni cosa «sicuramente guardo alla qualità, e dopo trovo il modo di metterli nelle condizioni per loro migliori. Chiaro che se teniamo l’ossatura della scorsa stagione cercheremo di mettere dentro dei giocatori che possano essere funzionali al sistema di gioco che tanto ci ha fatto vincere». Ma se coach Sacripanti avesse un giocatore come desiderio, che vorrebbe poter allenare, chi sceglierebbe? «Ce ne sono mille di giocatori molto interessanti, quasi tutti impossibili. Mi piacerebbe allenare Gigi Datome o Rakim Sanders, ma stiamo parlando di fantabasket. Restiamo piuttosto con i piedi a terra, capiamo se l’ossatura abbia una sua funzionalità e poi vedremo come sistemarci». Con l’impegno della Supercoppa Avellino deve accelerare i suoi normali tempi di mercato. «Credo che se chiudiamo con i giocatori con cui stiamo già a buon punto nelle trattative arriveremo a Ferragosto con la squadra fatta, che poi è il nostro intento. È logico che se arriviamo a quella data con 8 giocatori e ce ne mancano 2, troveremo quelli necessari per chiudere il roster. L’importante è avere una base per sapere che tipo di giocatori inserire». Escluso dunque un colpo di fine mercato alla Nunnally? «Non escludo niente perché il mercato è molto vario. Se i giocatori che mi soddisfano sono da firmare domani, lo facciamo, ma se devo aspettare metà agosto, aspetteremo metà agosto, purché - ha concluso coach Sacripanti - ci sia una base dove poi poter inserire più facilmente i nuovi».


* per il mensile BASKET MAGAZINE

sabato 16 aprile 2016

Scandone Avellino: il capobranco James Nunnally

Nunnally trascina Avellino
"Sogno lo scudetto e l'Europa. Perché no?"


di Giovanni Bocciero*

È stato un colpo da novanta del mercato estivo della Scandone Avellino, e come tale si sta rivelando il go-to-guy della squadra. James Nunnally non solo è tra i migliori giocatori del campionato italiano ma dell’intero panorama europeo. Nella striscia positiva del club irpino è decisamente salito di colpi ergendosi ad autentico fattore. Il potenziale è sotto gli occhi di tutti, un prospetto che per il momento ancora non è riuscito ad avere la grande occasione di esprimersi ad alto livello strappando soltanto dei decadale in NBA.
«Lo seguivo da due anni - ha rivelato il gm Alberani -, al coach piaceva, e così è nata la trattativa che comunque è stata complessa. L’essere partiti di rincorsa ci ha aiutato perché lui puntava all’NBA e alla fine siamo rimasti solo noi a corteggiarlo. Abbiamo insistito, mentre comunque sondavamo altri giocatori, ma la differenza l’ha fatta una sua telefonata. Lui avrà voluto capire chi eravamo e perché continuavamo a credere in lui, ma con quel gesto abbiamo capito la sua volontà di voler venire a giocare da noi». A suon di prestazioni sta dimostrando di essere un giocatore d’élite, e Avellino potrebbe essere la sua rampa di lancio. «Per il talento che ha sicuramente appartiene già ad un altissimo livello - ha chiosato ancora il dirigente biancoverde -. Deve imparare che non c’è solo il canestro, a farsi piacere di più la difesa, a livello di intelligenza cestistica sa giocare con i compagni, non è egoista, e se non fa quindici tiri di certo non impazzisce. Deve affinare il suo gioco per dare sempre maggiore qualità, ma è comunque un giocatore consistente. Questa è la sua prima stagione completa in Europa e dunque per lui si tratta di un mondo nuovo. Ma soprattutto in questa fase però, deve capire che se la nostra stagione va in un certo modo gli può girare la carriera». 
Della trattativa che ha portato Nunnally ad Avellino ce ne ha parlato anche coach Sacripanti: «Chiaramente lo conoscevo, però era sul taccuino di Alberani che più di tutti lo ha seguito. Dopo averci parlato pensavamo fosse il giocatore giusto per la nostra squadra». Sta incidendo così tanto sulla meravigliosa stagione della Scandone che non è utopia dire che meriterebbe l’Eurolega. Il tecnico dei “lupi” ha comunque detto la sua: «È sicuramente il giocatore che ha maggiore licenzia di tirare e finalizzare quello che creiamo, però credo che la forza di Avellino sia la chimica che si è creata, dove ognuno sa qual è il suo ruolo, gioca per la squadra, e noi cerchiamo di sfruttare le singole caratteristiche. Nunnally è un realizzatore, che sa segnare in tanti modi diversi, quindi può sembrare che lui ci stia dando una gran mano ma è anche la squadra ad essere intelligente nel sfruttare questo suo talento. Il suo problema è che deve diventare bravo a produrre tanto in molto meno tempo, e su questo aspetto mi pare che mentalmente lui faccia ancora un po’ fatica. Sicuramente ha il talento necessario, ma è un giocatore che deve stare tanto in campo per produrre molto, ed in una squadra da Eurolega si prendono più soldi e si alza il livello per giocare meno minuti e non viceversa. Questa per lui è la difficoltà maggiore, lo ha già capito, ma quando riuscirà ad accettarlo verrà fuori un giocatore di quel livello».
Di James Nunnally abbiamo voluto però conoscere la storia, le idee e le passioni.
Quando hai iniziato a giocare a basket?
«Ho cominciato a giocare a basket quando avevo sei anni».
Al liceo hai praticato altri sport oltre alla pallacanestro?
«Si, ho giocato anche a football americano».
Quali sono le tue origini?
«La mia famiglia e io proveniamo da San Josè, successivamente ci siamo trasferiti a Stockton quando io avevo dieci anni».
Sin dall’high-school sei stato un leader in campo per le tue squadre, ti piace esserlo?
«Si, naturalmente mi piace essere il leader di una squadra, però non voglio essere “l’unica corda del violino” ma essere supportato anche dai compagni. Il basket è uno sport di squadra, si gioca insieme».
Hai frequentato l’università di Santa Barbara che ha come motto “dare to be great”, ovvero osa essere grande. Quando scendi in campo provi ad esserlo?
«Si, all’università avevamo questo motto. Nonostante ciò è una cosa che io cerco di fare ogni volta che scendo in campo, sono concentrato a dare tutto, l’obiettivo è sempre vincere».
Chi sei e cosa fai fuori dal campo?
«Al di fuori del parquet non ho molto vizi. Mi piace stare a casa in famiglia, guardare la televisione, avere la possibilità di sentire gli amici via chat o per telefono».
Qual è il tuo hobby preferito?
«Amo la musica, soprattutto R&B e hip-hop. Potrei ascoltare musica tutto il giorno».
A novembre ci saranno le elezioni in USA per il dopo Obama, qual è la tua idea politica?
«Ho un idea unica e abbastanza semplice al momento, vorrei vedere tutti alla presidenza tranne Donald Trump».
Sei mai stato oggetto di insulti razzisti, e cosa ne pensi?
«No, mai. In questo mondo penso non ci sia spazio per il razzismo. Io non guardo al colore della pelle, le persone devono essere valutate per ciò che sono».
Sei religioso?
«Sono molto credente, seguo la religioni cristiana».
Sei un tipo che utilizza i social?
«Utilizzo in egual modo sia Instagram che Twitter, principalmente per comunicare con i miei amici lontani».
Hai un personaggio sportivo a cui ti ispiri?
«Sarebbe troppo facile dire Michael Jordan, però il mio personaggio preferito è un giocatore di football americano, Deon Sanders».
Se non avessi fatto il giocatore professionista cosa avresti fatto?
«Se non avessi iniziato a giocare a basket, sicuramente ora sarei un quarterback di football americano».
Qual è il fondamentale di gioco che prediligi?
«A livello personale ciò che prediligo è il tiro, ma apprezzo molto chi sa passare la palla, o meglio, chi sa passarmi bene la palla per poter tirare».
Cosa pensi della città di Avellino?
«Inizialmente pensavo fosse fin troppo tranquilla, ora invece l’adoro. Ho imparato a conoscere i posti di Avellino e della Campania in generale, ed ho scoperto che amo il cibo che si cucina qui».
Il pubblico irpino è molto caloroso, la tua opinione sulla tifoseria?
«Una sola parola: grandi. Hanno impressionato anche la mia famiglia che ha confermato la mia idea che i nostri tifosi sono i numero uno».
Il tuo giudizio su questa fantastica seconda parte di stagione?
«La vera forza di questa squadra è il gruppo. Nel momento in cui ci siamo compattati siamo riusciti a costruire questa serie incredibile di vittorie. Avere in squadra giocatori come Acker, Green e Leunen che trascinano il gruppo alla fine fa diventare tutto più facile».
La sconfitta nel derby con Caserta è stato uno spartiacque fondamentale, cosa vi siete detti nello spogliatoio?
«Ci siamo parlati nello spogliatoio e abbiamo detto di non fare stupidaggini, di scendere in campo sempre per combattere e per vincere. I risultati in questo periodo ci stanno sicuramente premiando».
Dove potete arrivare in campionato?
«L’obiettivo non è solo quello di arrivare terzi in classifica, ma di provare addirittura a vincere il campionato. Ci sono delle squadre che sicuramente ci sono superiori ma, credo fermamente che tutte dovrebbero provare a raggiungere questo obiettivo, e noi possiamo giocarcela davvero con tutti».



LA SCHEDA
Ala classe ‘90, 201 cm, nato a San Josè. Alla Weston Ranch High School guida il team per tre anni al campionato statale. Nell’anno da senior chiude con 22.1 punti, 8.3 rimbalzi, 3.4 assist, 1.9 recuperi e 1.2 stoppate, con un high di 32 punti contro Ceres ed una tripla doppia da 29 punti, 14 rimbalzi e 10 assist contro Edison. Nominato Mvp e inserito nel primo quintetto della lega diventa un All-American. All’università di Santa Barbara in quattro anni è selezionato due volte per il secondo quintetto, due volte per il quintetto del torneo e una volta giocatore della settimana della Big West.



HANNO DETTO
Nicola Alberani: «È un ragazzo particolare, nel senso che è di buona famiglia, molto intelligente, sensibile, passa tutto il suo tempo con la moglie e con il figlio che gli è nato a fine agosto. Non ha altri svaghi che lo distraggono ed è molto legato ad alcuni suoi ex compagni di squadra del liceo. Non lo vedi, non lo senti, non dà mai un problema. È facile parlarci ed io cerco di avere un maggiore dialogo con lui piuttosto che con altri giocatori perché è ancora giovane, deve capire l’Europa ed in particolare l’Italia. È inoltre un grandissimo lavoratore, e tutte le volte che ha una mattinata libera va al palazzetto per tirare. Gli piace avere cura del suo corpo, e per questo lo vedo come una persona ben focalizzata per migliorarsi e guadagnare stipendi consoni al suo reale valore».
Pino Sacripanti: «È un ragazzo molto positivo, e può sembrare banale, ma gli piace giocare a pallacanestro, il che è una cosa davvero importante. Durante la stagione ha alzato la sua asticella del livello di lavoro. A lui piace veramente giocare ma pian piano lo abbiamo portato anche a lavorare sul miglioramento di alcuni aspetti individuali. È un giocatore che vuol sempre vincere, però deve ancora fare un ultimo salto di qualità che è quello di avere grande dedizione sia nel riconoscere le varie fasi di gioco che nella solidità difensiva. Ha fatto già dei grossi passi avanti da questo punto di vista ed è chiaro che il suo talento lo porta ad essere un giocatore prettamente offensivo, ma potrebbe fare ancora altri passi in avanti in difesa, e questo spetta soltanto alla sua disponibilità».



*Per il mensile BASKET MAGAZINE