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sabato 6 settembre 2025

Eurobasket - Pagellone Italia: dal 6 del ‘Gallo’ al 9 di Niang

Lo avevamo scritto già in sede di presentazione dell'Eurobasket 2025, che l'Italia partiva per provare ad inserirsi tra Grecia e Spagna in un girone C al quanto ostico con Bosnia & Erzegovina e Georgia a dare fastidio, e con la sola esclusione della Cenerentola Cipro che di fatto si è dimostrata squadra cuscinetto. E a conto fatti, la nazionale è riuscita nella sua missione lasciando strada soltanto agli ellenici nel match d'esordio.

Gli azzurri del ct Pozzecco si sono dimostrati solidi, uniti, facendo della difesa la propria arma principale più che dell'attacco (79.2 punti di media, 15esima nazionale), visto che le percentuali non hanno esattamente brillato: 41.6% dal campo (19esima), 32.2% da 3 (13esima), con Francia (31.2%) e Lituania (26%) che tra le big hanno fatto addirittura peggio. Eppure, la costruzione e la scelta dei tiri è stata più che discreta, segno di un gioco proattivo. Quindi, dopo questa prima fase l'Italia si merita un bel 8 in pagella.

Nell'immagine l'Italbasket, foto Fiba

Gallinari 6: Il veterano al suo ultimo ballo in azzurro, sta ricevendo meno spazio di quanto si sarebbe immaginato chiunque. La mano è sempre quella, morbida, ma il fisico evidentemente dimostra gli anni che ha. Forse anche per questo il suo impiego potrebbe rivelarsi più decisivo nel prossimo match contro la Slovenia, sperando che non sia l'ultimo.

Melli 7: Il capitano sta lasciando la sua impronta a sprazzi, molto più in difesa che in attacco. In tutta la sua carriera non ha mai particolarmente brillato per degli exploit balistici, eppure nel primo quarto contro la Grecia ha sorretto da solo la fase offensiva italiana. Messo anche in naftalina, il suo apporto sarà imprescindibile.

Fontecchio 7,5: Il bomber ha mostrato tutto il suo repertorio nella partita contro la Bosnia, riscrivendo il record azzurro da 39 punti ad un Eurobasket. Soltanto per questo si è meritato almeno mezzo voto in più in pagella. Le sue percentuali, come quelle di tutta la squadra però, continuano ad essere ondivaghe. Ma per fortuna sa dare il suo apporto anche nelle piccole cose.

Thompson 7: Il naturalizzato d'emergenza, aggregato in corsa in un gruppo totalmente nuovo per lui, non aveva convivo granché all'inizio. Poi c'è da dire che pian piano è riuscito a calarsi nel ruolo. Si sapeva di non avere tra le mani un realizzatore di razza, e seppur in difesa lascia un po' a desiderare è stato capace di riscattarsi con delle autentiche invenzioni in attacco.

Ricci 7,5: Il gregario silenzioso che ognuno vorrebbe sempre avere nella propria squadra. Non a caso sia per il suo apporto concreto, tanto in difesa quanto in attacco, che per l'utilità tattica, a lui non si rinuncia mai.

Spagnolo 6: Il suo Europeo non ha fin qui rispecchiato a pieno tutte le ottime sensazioni nella fase di preparazione. Il quintetto è più che meritato, ma non sta riuscendo ad essere così efficace quanto ci si aspettava.

Procida 6: Il panchinaro d'eccezione, ma avercene dei dodicesimi come lui. E questo definisce la profondità del roster italiano. Non a caso, buttato nella mischia per l'esordio assoluto nella competizione contro la Spagna, ha cacciato dal cilindro una tripla di un peso specifico incalcolabile.

Niang 9: Il nuovo che avanza a grandi falcate. L'azzurro emergente che sta disputando un torneo da stella assoluta. Su di lui si sono spesi decine e decine di aggettivi, ma la voglia e l'energia che porta quando subentra sono imparagonabili. Impatto devastante il suo, da solo è riuscito ad invertire l'inerzia delle partite.

Spissu 6,5: Il play ha saputo reinventarsi, accettando il ruolo di riserva e provando a spaccare le gare come sa fare meglio: a suon di tiri pesanti. Ecco, esattamente come l'andazzo di squadra, anche il suo tiro è entrato soltanto a folate.

Diouf 8: Il centro che mancava da tempo all'Italia? Certamente è la cosa che maggiormente ci si avvicina oggi. Lo ha dimostrato battagliando con i lunghi avversari, sbagliando ma mai subendo. Pulito, concentrato, determinato, la squadra ha fiducia in lui e quando è stato necessario lo ha cercato e cavalcato in post senza esitare.

Akele 6: Il suo è stato un apporto minimo, anche perché nella posizione in cui gioca c'è un discreto traffico e il minutaggio è quello. Eppure quando ha messo piede in campo non si può dire che lo abbia fatto tanto per. Qualche rimbalzo, un paio di canestri, se ci sarà bisogno, lui c'è.

Pajola 7: Il regista a cui è stata affidata la nazionale. Compito che sta svolgendo al meglio e con dedizione. I suoi errori sono spesso dettati dalla troppa foga, ma è la stessa che gli permette di incidere come nessun altro in difesa.

All. Pozzecco 7,5: Il ct è sempre sotto la lente d'ingrandimento per ogni suo comportamento. Ma se l'Italia ha questo gruppo il merito è in gran parte, se non tutto, suo. Non ha esitato a lanciare Niang, e sta gestendo piuttosto bene le rotazioni mettendo l'aspetto tattico ed il merito al primo posto.

 

Giovanni Bocciero

martedì 26 agosto 2025

Eurobasket 2025 - Gruppo C: l’Italia vuole inserirsi tra Grecia e Spagna

Il girone C dell’Eurobasket che si disputerà a Limassol, vede oltre i padroni di casa di Cipro e l’Italia, anche Spagna, Grecia, Georgia e Bosnia & Erzegovina. Insomma, tranne la selezione cipriota che con ogni probabilità fungerà da squadra cuscinetto, le altre cinque nazionali sono pronte a giocarsi le proprie carte per qualificarsi alla seconda fase della competizione continentale che si giocherà a Riga, in Lettonia. E allora passiamo ad analizzare questo raggruppamento, che si spera possa vedere gli azzurri grandi protagonisti, e capaci di inserirsi nella lotta per il dominio del raggruppamento con Grecia e Spagna. Più staccate, almeno sulla carta e visto il rispettivo avvicinamento all’Europeo, Georgia e Bosnia & Erzegovina, che molto probabilmente si giocheranno l’ultimo posto valido per il passaggio alla fase finale. Come detto, i padroni di casa di Cipro sono senz’altro la squadra cuscinetto, con un’eliminazione nemmeno quotata.

ITALIA (N.14 del ranking Fiba)

Ed iniziamo proprio dalla nostra nazionale, con il ct Pozzecco che sembra aver fatto le sue dovute valutazioni in questo lasso di preparazione. Innanzitutto cambio in cabina di regia, con Pajola promosso titolare e Spissu da usare a partita in corso, anche perché il sardo è capace di spaccare le partite. Con Tonut out per infortunio, il suo ruolo sembra averlo conquistato Spagnolo. Il giovane brindisino ha disputato le amichevoli con grande aggressività. Non si può dire lo stesso di Thompson, che di certo deve ancora trovare il suo posto nel gruppo, ma il linguaggio del corpo dice tanto. E purtroppo poco in positivo. Se Fontecchio è l’unico azzurro capace di segnare con continuità e a gioco rotto, non a caso è l’unico che gioca in Nba, Melli ha fatto sentire poca leadership anche se sembra abbia giocato col freno a mano tirato per non sprecare energie adesso. Le notizie più positive riguardano Diouf e Niang. Il primo sembra l’identikit del centro che manca da diversi anni all’Italia, con ancora ampi margini di miglioramento soprattutto in attacco, dove comunque sa farsi valere e trovare la via del canestro in varie maniere. Niang si è calato nella parte del subentrante che porta energia, grande energia dalla panchina, facendo vedere delle giocate dal tasso atletico di altissimo livello. In quanto a leadership, ci si attende tanto dall’ultimo aggregato, ovvero Gallinari. Fresco del suo primo titolo in carriera in Portorico con tanto di Mvp, ci si augura che l’ebrezza di questo successo all’ultimo ballo in nazionale lo spinga a trascinare i compagni oltre ogni limite per chiudere l’avventura azzurra con una medaglia al collo. Completano il roster le ali Procida, Ricci e Akele, pronti con le loro diverse qualità a rendersi utili quando chiamati in causa. Il bottino delle amichevoli parla di 4 vittorie contro Islanda, Senegal, Lettonia e Argentina, con il picco delle prestazioni raggiunte contro i lettoni a Trieste, e 2 sconfitte nelle ultime due uscite al torneo di Atene contro la stessa Lettonia e la Grecia.

SPAGNA (N.5 del ranking Fiba)

I campioni in carica della Spagna devono definitivamente mettersi alle spalle la generazione dorata delle stelle Nba, o comunque tali, e soprattutto si ritrovano all’ultimo ballo del ct Scariolo. Dopo questo Europeo si volterà definitivamente pagina per la Familia, anche se qualche certezza dovrebbe esserci. Come Aldama, molto più dei fratelli Juancho e Willy Hernangomez che non possono assolutamente paragonarsi ai fratelli Gasol. La rinuncia di Brown, quella di Gonzalez dopo la scelta al draft Nba e l’ultimo forfait di Diaz hanno ridotto le alternative dell’allenatore italiano, che quantomeno è riuscito a non rinunciare al giovane astro nascente Saint-Supery dopo lo spavento in amichevole con la Francia, che con de Larrea compone la cabina di regia. Tra gli esterni, se Brizuela, Parra e Lopez-Arostegui sono punti fermi, c’è grande attesa su Yusta che potrebbe recitare un ruolo da protagonista. Il madrileno compagno di squadra di Spissu a Saragozza è acclamato come il miglior giocatore della selezione in patria. Pradilla e Sima daranno manforte al reparto lunghi, così come Puerto a quello delle ali. La Spagna non parte certamente con i favori dei pronostici, ma sottovalutarla potrebbe essere un errore fatale. Cammino decisamente difficile ed in salita per gli spagnoli in questa preparazione, che hanno raccolto una sola vittoria contro la Cechia e ben 5 sconfitte con Portogallo, Francia e Germania. Con queste ultime due doppio ko, per un calendario amichevole di livello comunque alto.

GRECIA (N.13 del ranking Fiba)

Con Giannis o senza Giannis, fa tutta la differenza di questo mondo. Parliamo di due Grecia completamente diverse. Un problema legato all’assicurazione l’ha fatto giocare poco in questa preparazione, ma è bastato vederlo per pochi minuti per rendersi conto che è capace di spostare l’inerzia completamente da solo. Essendo la prima avversaria dell’Italia, nel match del torneo dell’Acropolis coach Spanoulis ha pensato di fare molta pretattica, “nascondendo” Giannis, Sloukas e Mitoglou, forse il trio fondamentale di questa nazionale a parte Papanikolaou, che dall’alto della sua esperienza sa fare sempre la cosa giusta al momento giusto. Certo, non c’è da dimenticarsi Dorsey, che però troppo spesso si accende e si spegne, forse una costante nella sua carriera anche in Eurolega. L’assenza di Papagiannis sotto canestro può essere limitata dallo stesso Giannis e Mitoglou, che potrebbe rivelarsi il giocatore più efficiente della selezione ellenica facendo rimpiangere l’Olimpia per come sono andate le cose. E parlando di Antetokounmpo, se Giannis è la stella e Thanasis il mestierante, il fratellino Kostas potrebbe avere minuti importanti e forse essere più decisivo di quanto si pensi. Il ventenne Samodurov è il talento del futuro, mentre i registi Tololiopoulos e Katsivelis, e gli esterni Kalaitzakis e Larentzakis sono i gregari pronti all’uso. In tanti scommettono su una Grecia a podio, con Giannis sicuro Mvp se dovesse arrivare addirittura una medaglia d’oro. Prestazioni alterne in questa fase di preparazione, dove il roster è spesso e volentieri ruotato, con 4 successi contro Belgio, Montenegro, Lettonia e Italia, e 3 le sconfitte contro Serbia, Israele e Francia.

GEORGIA (N.24 del ranking Fiba)

Se c’è una squadra con tanta esperienza da vendere, questa è proprio la Georgia, avversaria che l’Italia ha già affrontato diverse volte sul proprio cammino in diversi ambiti. Sono tanti i giocatori vecchie conoscenze del campionato italiano, da Mamukelashvili che con forza si sta affermando come nuova stella della nazionale, a Shengelia che ha fatto vedere tutto il proprio talento nell’ultima finale scudetto con Bologna, e che sta tenendo col fiato sospeso tutto il paese visto che non ha messo piede in campo nelle ultime amichevoli disputate. Sempre incisivo il centrone Shermadini, seppur l’età avanza inesorabile, il ct Dzikic potrà contare anche sul lungo Bitadze, fisico e talento da Nba. I centimetri di certo non mancano alla Georgia, che invece avrebbe bisogno di punti nel reparto esterni, dove potrebbe tornare utile il naturalizzato Baldwin, ormai una certezza a livello Eurolega. Reparto che conta comunque un veterano come Sanadze. In attesa ancora della lista ufficiale dei dodici convocati per Eurobasket, per quanto riguarda le amichevoli i georgiani hanno disputato soltanto quattro partite. Sono usciti dal campo sempre sconfitti contro Estonia, Lituania, Polonia e Cechia, ma comunque si sono giocati le partite sino alla volata finale. Insomma, i risultati di avvicinamento alla competizione, considerando anche l’inutilizzo di Shengelia, devono essere presi con le pinze.

BOSNIA & ERZEGOVINA (N.41 del ranking Fiba)

Preparazione ed avvicinamento ad Eurobasket piuttosto travagliato per la Bosnia & Erzegovina del ct Beciragic, a cui non sono piaciute le primissime prestazioni tant’è che ha criticato l’operato degli stessi giocatori. Ma siccome piove sempre sul bagnato, ai risultati si sono poi sommate le assenze per infortunio. Quella pesantissima è di Musa, così come Garza, e alle quali si è aggiunta quella del naturalizzato Castaneda che è stato prontamente sostituito da Roberson. Oltre all’ex Sassari Halilovic, il roster bosniaco si dovrà affidare completamente alla propria stella Nurkic, che però sembra non essere nella forma fisica migliore. E allora occhio ad Alibegovic, con il giocatore di Trapani che potrebbe ergersi a qualcosa in più di semplice protagonista. La selezione bosniaca di sicuro lotterà, perché è un po’ nella propria indole. Eppure le prime due amichevoli, come già detto, sono state un disastro, con due nette sconfitte contro Serbia e Montenegro. La seconda più per la prestazione che per il semplice punteggio. Nelle altre due invece, sono arrivate due vittorie che almeno fanno ben sperare, contro comunque avversarie non di primo livello come Gran Bretagna e Belgio, chiudendo con un bottino equo di 2-2.

CIPRO (N.84 del ranking Fiba)

Squadra cuscinetto se ce ne sarà una. Numero 84 del ranking Fiba mondiale e ultima, ovvero 24esima, in quello tra tutte le formazioni che prenderanno parte all’Eurobasket. Insomma, già il solo fatto di poter ospitare un girone della competizione a Limassol è un evento ed un successo per Cipro. Si è tanto discusso in inverno della possibilità per la selezione di poter schierare un giocatore come Vezenkov, all’indomani dell’eliminazione da parte della Bulgaria. Infatti, l’atleta ex Nba e dell’Olympiakos è nato a Nicosia ed ha cittadinanza cipriota. La cosa si è però ben presto arenata, e allora per Cipro resta la bellezza di un esordio assoluto e storico in una manifestazione come l’Europeo, ma si ritroverà a dover scalare una montagna insormontabile. Due partite e due pesanti sconfitte con scarti enormi in amichevole, contro Serbia (-67) e Israele (-40). Il ct Livadiotis si dovrà appoggiare sul solo Willis, centro naturalizzato visto a Brescia nel 2021, unico giocatore a roster con esperienza internazionale di un certo livello.

 

Giovanni Bocciero

sabato 9 settembre 2023

Italbasket, le lacrime e i graffi di Melli un inno a crederci

Italbasket, le lacrime e i graffi di Melli un inno a crederci


Con Gigi Datome al canto del cigno con questo Mondiale ormai agli sgoccioli, sarà Nicolò Melli ad ereditarne i gradi di capitano dell’Italbasket. O almeno è ciò che tutti si aspettano. Dopotutto il lungo azzurro è stato già investito di tale responsabile nella spedizione olimpica di Tokyo durante l’estate del 2021. In quella occasione ha più riprese detto di aver soltanto preso in prestito quel ruolo, e si può ben capire per la forte amicizia che c’è tra i due giocatori, uscita clamorosamente allo scoperto con il podcast che li ha visti protagonisti in preparazione al torneo iridato. Da domani nessun prestito più, quel ruolo sarà suo per merito. Perché Nik ha dimostrato con le lacrime e i graffi di tenerci alla nazionale. Può sembrare superficiale, ma son convinto che un giocatore scambierebbe qualsiasi cosa per arrivare ad un risultato importante con la maglia del proprio paese. E Melli, con un palmares composto da tre scudetti italiani, due tedeschi ed uno turco, tre coppe e due supercoppe nazionali, ne avrebbe di trofei da barattare. Ovviamente se non si può fare per una medaglia d’oro, quantomeno d’argento e non di bronzo, per rimanere in tema di podcast azzurro.


Nik è un esempio in campo e fuori. Ha giocato due stagioni in Nba, per la verità facendo purtroppo molta panchina, ma ha dimostrato partita dopo partita che il suo livello è quello lì. Incide su ambedue le metà campo, ottime letture in attacco dove si fa apprezzare anche come passatore. In difesa è capace di entrare sotto pelle all’avversario, e non indietreggia di un passo. A costo anche di uscirne con qualche cicatrice. E’ l’emblema del capitano, ed ha già parlato come se ricoprisse tale ruolo quando ha elogiato pubblicamente Diouf, Procida e Spagnolo per l’apporto che hanno dato a questa spedizione di Manila. Ma soprattutto spronandoli a conquistarsi il futuro, che si spera sia roseo per loro e per noi. Commozione, tenerezza, determinazione, forza, nelle parole così come nei fatti, non si può che ammirare ed applaudire Melli. Lui darà sempre tutto per l’azzurro, proprio per questo non potrà mai esserci sconfitta nel suo impavido cuore. Poi, in campo, si vince e si perde, ma è attraverso questo modo di fare che si può diventare trascinatori di un intero movimento. Che forse deve smetterla di specchiarsi come Narciso, ma allacciarsi strette le scarpe e scendere in campo con la fame e la volontà di chi vuole arrivare.

giovedì 24 agosto 2023

Basile scommette sull'Italia e sul Poz: «Bravo a cambiare visione»

VERSO IL MONDIALE 2023

Basile scommette sull'Italia e sul Poz:

«Bravo a cambiare visione»


di Giovanni Bocciero

Un oro e un bronzo europeo, ma soprattutto l'argento olimpico del 2004. Se si parla di Gianluca Basile in merito alla nazionale di pallacanestro è sicuramento uno dei giocatori più titolati. Eppure, proprio come per l'Italia gli manca nel palmares una medaglia al Mondiale. Competizione che vedrà ormai ad ore gli azzurri esordire contro l'Angola (venerdì 25 alle ore 10:00). Una squadra che ha avuto un cammino perfetto nell'avvicinamento al campionato iridato, con sette vittorie su sette amichevoli disputate contro Turchia, Cina, Serbia, Grecia, Portorico, Brasile e Nuova Zelanda. Successi arrivati anche contro avversarie di un certo livello, che però non contano assolutamente nulla in questa fase se non per far crescere l'autostima del gruppo. «Vincere non è mai semplice, perché sulla carta ci sono tante squadre forti quanto te - ha esordito Basile - o ancora di più. La cosa fondamentale è creare il concetto di squadra, e che tutti e dodici i giocatori capiscano in che contesto si trovano e il proprio ruolo. Quando tutti i meccanismi combaciano ci si può togliere tante soddisfazioni, e credo che la nazionale già dalla partecipazione all'Olimpiade con la gestione di Meo Sacchetti abbia intrapreso la giusta strada. Col Poz allo scorso Europeo si è arrivati ad un buon risultato, e si stanno comportando bene anche in queste amichevoli dove davvero giocano una buona pallacanestro. Sono una squadra atipica perché non hanno un centro di peso sotto canestro, ma c'è Nicolò Melli che è un jolly, che può difendere sui lunghi grossi, poi è dinamico ed ha la giusta intelligenza tattica. Se riescono a creare quella particolare atmosfera nello spogliatoio non dico che sono da medaglia, ma possono andare molto avanti nella competizione. Purtroppo il Mondiale è ancora più difficili degli Europei».

Basile ha vinto quello storico argento olimpico ad Atene con Gianmarco Pozzecco. Ma non solo l'azzurro, i due sono stati compagni di squadra per tre anni alla Fortitudo Bologna, e nella stagione 2013/14 il Poz è stato addirittura allenatore del Baso all'Orlandina. «Non me lo sarei mai aspettato in questo ruolo - ha confessato l'ex guardia tiratrice -, e questo è sicuramente qualcosa di positivo per lui. Credo che quello che sia riuscito a fare meglio è capire che il suo gioco, con quel talento, quella visione, era unico, e che lo poteva mettere in pratica solo lui. Quindi si è dovuto immedesimare in un contesto differente, nel quale non può aspettarsi quelle determinate cose dai giocatori. Ecco perché lo vedo molto focalizzato sui dettagli e le situazioni tattiche, cosa che da giocatore gli riuscivano per talento, perché sapeva inventare come nessun'altro. Nel suo nuovo ruolo ha dovuto capire che chi sta in campo non si chiama Pozzecco, e quindi ha dovuto imparare attraverso la lunga gavetta che ha già fatto alcune dinamiche che vanno al di fuori della sua visione. Visione che ha comunque portato a livello umano perché, essendo stato un atleta difficile da gestire, sa cosa passa per la testa di chi scende in campo e come saperlo prendere affinché possa essere tranquillo. Questo suo modo di fare crea grande fiducia nel rapporto che ha con le persone - ha sottolineato Basile -, le quali arrivano a credere fortemente in lui. Si merita tutto quello che ha raggiunto, e se a volte di sicuro esagera è perché spinto dalla passione. Nessuno può dire che non metta tutto sé stesso in quello che fa».

Pozzecco è stato chiaro sin dall'inizio del raduno. Ha convocato quei giocatori con i quali intende portare avanti un progetto duraturo nel tempo, perché è importante anche a livello di nazionale costruire un gruppo che si conosca quanto più possibile a maggior ragione con le poche occasioni per ritrovarsi. «Se non si crea mentalità nel gruppo si fa fatica pensare di poter non solo sognare una medaglia, ma persino di essere competitivi. La mentalità è ciò che ti rende forte, che ti dà sicurezza, e si costruisce nell'arco degli anni e anche dalle sconfitte. Come il quarto di finale perso contro la Francia dell'estate scorsa. Vedendo come giocano, e considerando che sono comunque tutti dei bravi ragazzi dal punto di vista comportamentale - ha continuato Basile -, credo che la mentalità sia quella giusta. Si percepisce che tutti vogliono fare bene e che nessuno esce fuori dal coro. Si stanno preparando al meglio, sono convinti di poter far bene, e poi dal traguardo del podio sei spesso diviso da una linea sottile che a volte dipende anche dalla fortuna negli incroci. Bisogna guardare una partita per volta e vedere cosa succede».

Il Mondiale sarà l'ultimo palcoscenico da giocatore per Gigi Datome, capitano dell'Italbasket che pur emozionatosi per aver vinto due bronzi europei a livello giovanile con l'U18 e l'U20, non ha conquistato nessuna medaglia con la nazionale maggiore. Chiudere la carriera con l'azzurro indosso e magari sul podio sarebbe un sogno. «Già indossare la maglia azzurra e sentire l'inno ti tocca nel profondo - ha riflettuto l'ex Fortitudo e Barcellona -, si prova orgoglio e soddisfazione per essere arrivato in quel contesto, che è il sogno da bambino. Una serie di cose che ti appagano sicuramente. Il ritiro è una cosa molto soggettiva, non c'è un'età che sia una data di scadenza. Per quello che ho provato io ai miei tempi, il corpo non mi reggeva più come una volta. Vedi ragazzi più veloci, subisci più infortuni, e quindi bisogna iniziare a tirare le somme valutando i pro e i contro nel continuare la carriera. Credo che Datome stia soffrendo almeno da due anni di diversi infortuni che gli hanno fatto giocare molte meno partite, anche se quando poi è in campo fa la differenza con la sua presenza. Gara 7 delle ultime finali scudetto sono un grande esempio. Ma arrivati a questo punto, solo lui poteva prendere una decisione riguardo questa cosa. Per quello che ha fatto, e per la persona che è, c'è solo da alzarsi in piedi per applaudirlo».

Per un Datome che prenderà parte al suo ultimo ballo, ci sono diversi giovani alla loro prima grande esperienza con l'Italia. Parliamo ovviamente di Momo Diouf, Gabriele Procida e Matteo Spagnolo, rigorosamente in ordine di data di nascita essendo un 2001, un 2002 ed un 2003. Segno questo che il Poz non ha paura a lanciare dei giovanissimi. «L'età non è importante, perché ricordo che ai miei tempi Ricky Rubio aveva solo 17 anni ma era già in nazionale e addirittura comandava in campo. E' solo una questione di mentalità e di voler fare bene, e la crescita che hanno avuto Spagnolo e Procida fa ben sperare per il futuro dell'Italia. Voglio però anche lanciare un messaggio a chi è stato tagliato per ultimo o sta nel giro della nazionale, ovvero che un giocatore deve lavorare per migliorarsi sempre, così da presentarsi al prossimo raduno più forte. E' solo il lavoro che ti fa guadagnare sicurezza e prendere coscienza dei propri mezzi, così che si possano raggiungere certi livelli». Ma vede in qualcuno i nuovi Baso e Poz? «Questa domanda non ha risposta. Ogni giocatore ha una sua mentalità ed un suo talento. Ma non mi soffermerei neppure sui singoli, perché anche ai nostri tempi - ha concluso Basile - la forza del gruppo era l'insieme dei giocatori ognuno con la mentalità giusta».

mercoledì 21 giugno 2023

Finale scudetto gara 6: Hackett e Cordinier spingono la Virtus

Finale scudetto gara 6: Hackett e Cordinier spingono la Virtus

Melli regge l'urto da solo e finché può


Giovanni Bocciero


Gara 6 della finale scudetto ha visto la Virtus Bologna prendere il comando sin dalle prime battute. La Segafredo ha lasciato le briciole ad un'Olimpia Milano che ha provato a reggere il confronto nel primo tempo. Nella ripresa le 'scarpette rosse' sono pian piano scomparse dal parquet, anche e soprattutto perché i bolognesi sono stati bravissimi a mettergli la museruola.


Daniel Hackett e Isaia Cordinier sono stati autori di una prestazione a tutto tondo. L'italiano ha come al solito difeso strenuamente ad uomo su Napier, che non è mai riuscito ad entrare in partita. Incredibile l'azione nella quale Hackett ha recuperato da dietro l'americano costringendolo ad un tiro cortissimo dall'arco dei tre punti. E se in difesa il virtussino è stato capace di entrargli sotto pelle, in attacco ha fatto emergere tutte le sue lacune. E' dalla prima partita di questa finale scudetto che il play di Sergio Scariolo lo attacca ogni qualvolta ne ha le possibilità, ed anche in questo match non si è fatto sfuggire le occasioni. Sia portandolo spalle a canestro vicino al ferro che in penetrazione. 13 punti in 21' con un perfetto 5/5 da due e 7 assist. Perché Hackett ha anche distribuito il pallone in modo chirurgico.

Super anche la prestazione di Cordinier, che dalla palla a due ha messo tanta grinta difendendo a tratti per sé e per la squadra intera. Proprio per questo i due si condividono il premio di Mvp. Il francese è partito a bomba con una serie di azioni che l'hanno visto recuperare 2 palloni e mettere a segno perfino una stoppata su di un tiro da tre. Dalla difesa ha tratto l'energia che l'hanno portato a correre in campo aperto arrivando, proprio come piace a lui, più volte sopra al ferro. Una prestazione che in qualche modo riscatta la sua serie, perché abbiamo già visto Cordinier partire forte, ma a lungo andare si perdeva per strada. Questa volta no, e i 13 punti con un preciso 3/3 da due e i 5 rimbalzi ne sono la testimonianza.

Milano ha retto finché ha potuto. O forse è più giusto dire finché l'ha tenuta a galla il solito Nicolò Melli. 11 punti in 25' con l'aggiunta di 6 rimbalzi per l'azzurro, protagonista su entrambe le metà campo. Pronti via, è stato quello maggiormente capace di farsi trovare pronto sotto canestro. Sua la tripla nel secondo quarto che ha permesso di evitare la prima fuga degli avversari. Sue le difese vicino al ferro che hanno retto l'urto nella ripresa. E' stato di sicuro il migliore tra le fila della squadra di Ettore Messina, e l'ultimo a mollare. Non a caso quando anche lui è stato sopraffatto, per l'Olimpia è calata notte fonda.

Alla fine né Milano né Bologna è riuscita ad avere ragione dell'avversaria in sei incontri, e dunque sarà necessaria la decisiva gara 7. Una partita che già si preannuncia una battaglia agonistica. Lo spettacolo dovrà lasciare spazio alla concretezza, come già accaduto in altre circostanze. Il fattore campo ha sin qui retto, nessuna è riuscita ad espugnare il campo dell'altra, ma adesso ogni logica sembra essere superflua. Vincerà chi ne avrà di più. Vincerà chi ci crederà di più.

martedì 10 gennaio 2023

Italbasket. Aspettando Banchero, Melli è un gigante

Le torri. Le partite di novembre hanno confermato i limiti azzurri
in un ruolo fondamentale come quello del centro

Aspettando Banchero, Melli è un gigante

Tessitori e Biligha ammirevoli per impegno, ma all'Italia
serve di più per diventare davvero competitiva


di Giovanni Bocciero*


QUANDO PARLIAMO di Italbasket, proprio come succede con il calcio, diventiamo tutti un po’ commissari tecnici. E così troviamo tanti difetti o lacune, tanto tecniche quanto tattiche quanto fisiche. Se c’è un aspetto sul quale tutti siamo d’accordo, è che alla nazionale manca un centro di ruolo. Il Nicolò Melli visto all’Europeo ha in parte nascosto sotto al tappeto questo problema ormai perenne. E in vista dei Mondiali della prossima estate, ai quali ci siamo già qualificati, si spera possiamo schierare anche Paolo Banchero. Due giocatori che centro non sono, ma che in qualità di figli del basket odierno nel ruolo di centro hanno imparato a giocarci, e persino ad imporsi come ottimi interpreti.
Il Melli visto ad Eurobasket ha giganteggiato contro avversari del calibro di Nikola Jokic e Rudy Gobert, guidando la nazionale con leadership e spalle larghe. Gli è entrato sotto pelle, anticipando le loro mosse così da farli anche innervosire. Il giocatore dell’Olimpia li ha disinnescati in attacco, ed ha avuto sempre delle ottime letture oltre che al coraggio per spuntarla quando era lui a doverli attaccare. Banchero sta dimostrando di avere già una grande personalità pur essendosi appena affacciato in Nba. In ottica nazionale si pensa possa essere un lungo, ma in realtà gioca come un esterno. Tiene palla in mano, fronteggia il canestro, sul pick and roll spesso fa il portatore e non il bloccante, ma abbinando i 208 cm ai 113 kg fa comunque la differenza vicino canestro, combinando forza fisica, talento e agilità. Con cifre e impatto alla Luka Doncic, il futuro del giocatore degli Orlando Magic non può che essere roseo. Con l’Italia o meno. La domanda è però se con Banchero che sceglie l’azzurro, lui e Melli possano bastare per risolvere la grande lacuna dell’Italia quando si parla di centro.
«Melli non è un centro ma un ‘4’ - l’analisi sprezzante di coach Valerio Bianchini -, che è costretto a giocare in nazionale in quella posizione anche per l’assenza di veri e propri lunghi di ruolo. Per quanto riguarda Banchero, sappiamo che può giocare per l’Italia ma non se questo accadrà. È impegnato con la Nba, ma se dovesse esserci al Mondiale sarà senz’altro un grande aiuto in senso globale. Non lo vedo in un ruolo specifico come quello di centro, e quindi bisognerà inserirlo in squadra con sagacia ed anche un po’ di inventiva, che sono sicuro non mancheranno di certo a Pozzecco».

Nicolò Melli, 31 anni, il pilastro dell'area. Leader e diga
della difesa azzurra: lo rivedremo ai Mondiali (Foto Italbasket)

LA DOMANDA che forse tutti dobbiamo porci, altresì, è se con l’evoluzione del gioco ha ancora senso parlare di centro, nel senso puro del termine e della posizione. «Se guardiamo in giro, l’unico lungo vero ce l’ha la Francia con Gobert - la fotografia di Dino Meneghin -. Gli altri sono tutti dei lunghi che si alternano a giocare sia sotto che fuori. Di sicuro però, Melli è insostituibile per la nazionale perché è capace di marcare su ogni giocatore grazie alla velocità di piedi, all’intelligenza tattica e al fisico. Banchero l’ho visto giocare davvero poco, ma mi sembra anche lui più un esterno. Però quando i giocatori sono intelligenti ed hanno la giusta tecnica si sanno adattare ad ogni situazione. Ben vengano, poi, dei giocatori che siano lunghi ed atletici, e che non siano statici. Magari possono soffrire in difesa, ma possono compensare questo limite in attacco dove sono molto più pericolosi per gli avversari perché li possono battere con il tiro o in velocità nell’1vs1».
«La pallacanestro di oggi si è involuta a causa dell’esasperazione del tiro da tre - ha tuonato coach Bianchini -, che ha svuotato di significato molti aspetti fondamentali del gioco come anche quello rappresentato dal ruolo del centro che ne aumentavano la bellezza. Oggi poche squadre giocano con il classico pivot, con schemi per andare in post basso o con incroci sul post alto. Non vedo in giro grande utilizzo del centro; sparito il gioco in post alto; vedo tanti giocatori prendere palla in post basso e poi rinculare, ma raramente vedo un movimento come si deve vicino al canestro».
Andare in post basso è diventata un’arma tattica per le squadre non tanto per concludere vicino canestro, ma per far collassare la difesa costringendola a chiudersi per poi batterla con un successivo scarico sugli esterni.
«Di lunghi nel vero senso della parola ce ne sono ormai pochi - ha aggiunto Meneghin -, in particolare in Italia dove sono una rarità. Oggi sono un po’ tutti votati all’essere bravi anche per vie esterne, quindi credo che non sia così indispensabile. Ma certo, quando poi devi affrontare un lungagnone iniziano i problemi. In quella situazione, però, subentra anche il gioco di squadra, con gli aiuti difensivi e i tagliafuori da parte di tutti».

IN EFFETTI il rimbalzo non è più una prerogativa dei soli lunghi. Emblematica l’ultima gara di qualificazione al Mondiale degli azzurri contro la Spagna, nella quale si è perso anche e soprattutto per aver concesso agli esterni avversari troppe carambole offensive. «Questo è una diretta conseguenza del tiro da tre - ha continuato Bianchini -, perché i rimbalzi diventano molto lunghi e spesso sono fuori portata per i lunghi e finiscono nelle mani degli esterni. Questa è la ragione».
«Spesso l’andare a rimbalzo è una mentalità - ha sottolineato Meneghin -, che non riguarda solo i lunghi ma anche gli esterni. La Spagna ci ha fatto neri soprattutto con i piccoli rapidi e veloci che andavano a rimbalzo. Gli esterni devono capire che su un rimbalzo lungo, o su una palla sporca, possono avere la meglio solo se prima fanno tagliafuori per non essere battuti in velocità e destrezza».
Il presidente federale Gianni Petrucci, il ct Gianmarco Pozzecco ed il direttore Salvatore Trainotti, si sono recati negli Stati Uniti per parlare di persona con Paolo Banchero, dopo le intermediazioni di Riccardo Fois. La delegazione azzurra ha proposto al nativo di Seattle i piani futuri della nazionale, con lui quale ‘centro di gravità’ del progetto. Con Banchero che ancora non ha deciso se giocare o meno per l’Italia, e con Melli che ha avuto un turno di riposo nell’ultima finestra Fiba, dovendo fare di necessità virtù contro Spagna e Georgia sono tornati utili sia Paul Biligha che Amedeo Tessitori. Che pur con tutti i loro limiti, non si può dire che quando vestano la casacca della nazionale non si mettano in mostra per voglia, caparbietà ed abnegazione. E allora ecco che in vista proprio dei Mondiali, si può riaprire un discorso di meritocrazia per quanto riguarda le convocazioni.

Paul Biligha, 32 anni, durante l'ultima finestra mondiale
ha sostituito al meglio i nostri big (Foto Italbasket)

«Questo discorso vale fino ad un certo punto - ha commentato Bianchini -, perché l’allenatore deve fare delle scelte che siano più funzionali alla squadra. Quindi non può stare a guardare chi ha fatto cosa nelle partite precedenti. Deve convocare i giocatori che siano funzionali alla squadra nella sua ottica di gioco. È un compito difficile che il tecnico deve svolgere senza pregiudizi».
«Non vorrei essere al posto di Pozzecco, ma ad un certo punto l’allenatore deve fare delle scelte - il commento di Meneghin -, e siccome lui ama i suoi giocatori come fossero dei figli mi rendo conto che si possa trovare in grande imbarazzo. In primis dal punto di vista affettivo e solo dopo da quello tecnico. È chiaro però che a giocare un Europeo o un Mondiale, competizioni di altissimo livello, bisogna andarci con la squadra più forte e competitiva che si può. Per cui a malincuore qualcuno deve rimanere fuori, e questa è la grande difficoltà per un coach nell’escludere qualcuno che ti ha dato una mano ad arrivare al traguardo. Però prima vediamo se Banchero viene, capiamo quali sono le sue intenzioni. Personalmente ho qualche dubbio perché è una matricola, e quindi al termine della sua prima stagione in Nba deve ancora far vedere alla sua squadra di lavorare individualmente in estate, mantenendo certi equilibri di un meccanismo che è proprio dell’Nba. Speriamo però che possa giocare con l’Italia e non con gli Stati Uniti - la chiosa dell’ex centro e già presidente federale -, perché se non tra uno può sempre venire tra due anni. La vedo complicata, ma il talento e la qualità non si rifiutano mai». Con Melli e Banchero a fungere da ‘5’ forse non risolveremo del tutto l’atavico problema del centro in nazionale, ma di sicuro con loro due insieme alzeremmo il livello del talento e del potenziale. Quindi è giusto spingere affinché il lungo dei Magic scelga l’Italia, ma «non si tratta di un corteggiamento, ma di presentargli programmi e prospettive: il suo inserimento all’interno della squadra, il ruolo che avrà in base alle sue capacità. Bisognerà farlo sentire importante - le parole di Meneghin -, usare il linguaggio giusto, perché perdere un talento del genere sarebbe comunque un gran peccato».

Pozzecco: «Melli? Il più forte al mondo»
«Per me Nicolò è il più forte giocatore al mondo». Se a dire queste parole è il ct Gianmarco Pozzecco, è inevitabile pensare che non ci si potesse aspettare nulla di diverso. Però è pur vero che il Nik Melli visto all’ultimo Eurobasket, è un giocatore che fa la differenza. E davvero tanto. «L’ho detto più volte e lo ribadisco - ha continuato il tecnico -, il suo quoziente d’intelligenza nel basket è clamoroso, e non solo per quello che fa in difesa ma anche per le sue sempre corrette letture del gioco offensivo. All’Europeo è stato sullo stesso livello delle varie stelle come Giannis, Jokic e Doncic. Lo penso e ci credo, perché in 40 anni che sono in questo meraviglioso sport non ho mai visto un giocatore come lui. Sa sempre cosa fare in ogni situazione di gioco, e con il suo esempio - ha concluso Pozzecco - è decisivo per tutti i compagni della nazionale».
Nell’ultima finestra, nella quale l’Italbasket ha staccato il biglietto per il Mondiale 2023, di comune accordo tra il ct ed il giocatore ha avuto un turno di riposo. Ma quello che a tutti gli effetti, Gigi Datome permettendo, è il capitano della nazionale, di sicuro scalpita per tornare ad indossare la maglia azzurra. 

Caruso, Diouf e Okeke i lunghi di prospettiva
«In campionato ci sono diversi emergenti interessanti. Ne cito uno su tutti, per capacità fisiche e tecniche: Guglielmo Caruso». Così coach Ettore Messina, e di fatto l’avvio di stagione del centro classe ‘99 di Varese è stato importante. Non a caso il ct Pozzecco lo ha convocato seppur senza utilizzarlo nell’ultima finestra Fiba. Lui rappresenta forse il meglio dei giovani lunghi di ruolo in ottica Italbasket. 
Dietro di lui Momo Diouf, centro classe ’01 di Reggio Emilia, che ha partecipato all’ultimo raduno; Maximilian Ladurner, altro lungo del ’01 di Trento; ma soprattutto Leonardo Okeke, classe ’03 e senz’altro miglior prospetto in divenire. Infatti adesso è ancora troppo acerbo sotto ogni punto di vista: dal carattere alla tecnica alle letture tattiche.
L’Olimpia Milano ha bruciato tutti nell’acquistarlo questa estate, per poi mandarlo in prestito in Spagna a farsi le ossa. Guardando a giocatori come Marco Spissu o Pippo Ricci, l’A2 può essere molto formativa. E allora non escludiamo per il ruolo Tommaso Guariglia, classe ’97 messosi in mostra all’Assigeco Piacenza proprio come i due giocatori nominati, e che in questo campionato si sta facendo valere con la casacca di un’ambiziosa Torino.

Guglielmo Caruso, 23 anni, uno dei volti nuovi che si sta mettendo
in luce nelle fila di Varese in questo inizio di stagione (Foto Italbasket)

Scariolo: «Banchero potrebbe cambiare il volto dell'Italia»
«Abbiate fede di dove può arrivare quest’Italia con l’aggiunta di Paolo Banchero». Sono le parole pronunciate da Sergio Scariolo, ct della Spagna che ha battuto gli azzurri in quel di Pesaro nell’ultima finestra Fiba per le qualificazioni al Mondiale 2023. C’è voluto addirittura un supplementare, con l’Italbasket che ha provato a gettare il cuore oltre l’ostacolo per conquistare una vittoria di prestigio, sfuggita per un niente.
«Capisco la delusione anche per il risultato dell’Europeo, ma guarderei il bicchiere mezzo pieno - ha continuato don Sergio -. Ora l’Italia di Pozzecco ha giocatori maturi, alcuni di alto livello e altri in crescita. Ma soprattutto ha la prospettiva di inserire un atleta come Banchero, uno che da solo può cambiare il volto ad una squadra. Lui è un vero fenomeno che sposterà molti equilibri perché porterà alla nazionale l’esperienza che accumulerà giocando in Nba».
E infatti il giocatore nativo di Seattle ha fatto vedere già ottime cose in maglia Orlando Magic. «Possiede qualità straordinarie - ha concluso il coach della Virtus Bologna -, ed è il giocatore che può portare l’Italia in zona medaglie nelle competizioni dei prossimi anni».


mercoledì 21 settembre 2022

Eurobasket, il pagellone dell'Italia

L’Italia ha chiuso Eurobasket 2022 ancora una volta con un pugno di mosche in mano.  E’ brutto dirlo, a maggior ragione dopo i tanti meriti e complimenti ricevuti per il doppio confronto contro Serbia e Francia. Ma purtroppo il risultato è sempre quello, come un anno fa quando proprio contro i francesi ci siamo giocati fino ad un minuto dalla fine la semifinale olimpica di Tokyo 2020. Proprio come all’Europeo 2015 quando contro la Lituania abbiamo avuto il possesso per accedere alla semifinale, prima di perdere al supplementare. Gira e rigira, la situazione è sempre la stessa, una Nazionale che riesce anche ad appassionare, ma che alla fine non riesce a centrare un risultato importante da tempo. Qualcuno potrà dire: ma come, e il preolimpico vinto lo scorso anno? Certo, nessuno si dimentica dell’impresa di Belgrado, ma non è stata di certo una medaglia da appendersi al collo.

L’Italia del ct Gianmarco Pozzecco non ha giocato un buon girone, e non solo per la sconfitta sanguinolenta contro l’Ucraina. Il gioco non è mai stato continuo, a tratti ha latitato, eppure ci si poteva aspettare di tutto. Un po’ come contro la Grecia dove ad un black out che poteva costare caro ha risposto con una reazione d’impeto, di voglia, di aggressività andando ad un passo da un’altra impresa, che avrebbe cambiato le sorti del piazzamento per gli ottavi di finale ma che proprio come a Belgrado non avrebbe consegnato nessuna medaglia da appendersi al collo. Perché poi, vuoi o non vuoi, sono i risultati quelli che contano, e purtroppo per l’Italbasket questi latitano da anni ormai. Ma quello che si è visto nelle due gare di Berlino è parecchio interessante. Dunque, aspettiamo prima di bollare tutto e tutti come già in parecchi stanno facendo.

Foto credit: pagina facebook Italbasket

Simone Fontecchio 8,5: tutti lo indicheranno per i liberi sbagliati o l’appoggio che ci avrebbero potuto garantire la vittoria contro la Francia e la conseguente prosecuzione del cammino, ma è da un anno abbondante che l’ex Virtus ed Olimpia è l’Italia. Ha raggiunto un grado di maturazione tale che non ha paura di prendersi responsabilità, ed è anche per questo che gli Utah Jazz l’hanno portato dall’altra parte dell’oceano. Poche forzature, silente aspetta il momento giusto per colpire, e se non segna si rende utile con un assist o una buona difesa. E’ ancora incredibile da spiegare la parabola che ha avuto in due anni giocati all’estero.

Nicolò Melli 8: l’uomo che è stato capace prima di fermare Nikola Jokic, e poi Rudy Gobert. Gli è entrato sotto pelle ed ha realizzato due clinic difensivi che andrebbero mostrati ad ogni settore giovanile. Forse il giocatore meno sostituibile di chiunque altro in questa Nazionale, e quello che sa rispondere ‘presente’ meglio di chiunque altro. Perché se c’è da sacrificarsi e difendere, lui c’è. Perché se c’è da essere aggressivi ed attaccare, lui c’è. Perché se c’è bisogno di segnare un tiro pesante, lui c’è.

Gigi Datome 7: l’esperienza fatta persona. Per via del fisico e dell’età non gli si poteva chiedere di essere continuo per tutto l’arco della singola partita, e questo Pozzecco lo sapeva benissimo dopo lo scudetto vinto insieme appena pochi mesi fa. Ma il capitano è sempre il capitano, il fuoriclasse che segna quando gli altri non ci riescono, per un motivo o un altro. E poi quelle giocate di pura astuzia, come i rimbalzi scippati dalle mani degli avversari, o gli sfondamenti subiti ad interrompere i contropiede.

Marco Spissu 7: se c’è un giocatore che è letteralmente cambiato tra Milano e Berlino, questo è senz’altro lui. Nel girone si è spesso limitato a svolgere il compitino, quasi a non volersi prendere responsabilità. Poi contro la Serbia prima e la Francia poi ha liberato il folle che era in lui, assomigliando per caratteristiche tanto fisiche quanto caratteriali proprio al suo allenatore.

Pippo Ricci 6,5: di una utilità pazzesca, che non è certamente esule da errori, ma che s’impegna il doppio per rimediare. Senza paura si è preso tiri importanti che ha anche mandato a segno come fosse lì per fare solo quello. Ha battagliato, si è dimenato, ed ha sempre meritato lo spazio che gli è stato concesso.

Alessandro Pajola 6,5: il suo apporto alla fine è stato decisivo, perché se c’è qualcuno che può incidere fattivamente per le sorti di una partita pur senza segnare nemmeno un punto, questo è proprio lui. Quando si tratta di dover difendere, di dover sudare la maglia, non ha eguali, ed è proprio per questo che si è guadagnato lo spazio dopo aver iniziato in fondo alle rotazioni, lasciato nel dimenticatoio. Quando Pozzecco ha dovuto cercare e trovare nuove energie, non se l’è fatto dire due volte.

Achille Polonara 6,5: giocatore che forse appare meno di quanto realmente faccia, anche perché vive di troppi alti e bassi nella stessa partita. Quando riesce ad incidere offensivamente si carica anche difensivamente. Ma da lui ci si può aspettare di tutto, perché con quelle capacità e quel fisico può tutto. La tripla folle contro la Serbia è la sua personale fotografia di questo Eurobasket.

Stefano Tonut 6: la più grande incognita dell’avventura azzurra, perché per i mezzi che possiede ci si aspettava sicuramente di più in quanto ad apporto offensivo. Anche perché è stato uno dei pilastri di questa Nazionale per minutaggio. Però se non imbeccato, è riuscito davvero pochissime volte ad incidere.

Nico Mannion 6: una sufficienza per incoraggiarlo, perché è il futuro dell’Italia e perché evidentemente veniva da un anno poco felice. Ha però dimostrato di non perdere mai la fiducia in sé stesso, di provare ad essere aggressivo quando attaccava il ferro con continuità, e d’impegnarsi anche in difesa (memorabile la rubata per il vantaggio contro la Francia) che resta il suo tallone d’Achille.

Paul Biligha 6: alzi la mano chi non lo vorrebbe sempre nella sua squadra. Se c’è bisogno di aggressività, energia, durezza difensiva, non si può non ricorrere al gladiatore di Perugia. Non ha mai sfigurato quando chiamato in causa, per quelle che ovviamente sono le sue caratteristiche.

Tommaso Baldasso 6: aggregato al gruppo ha portato il suo apporto negli scampoli di minuti che gli sono stati concessi. Sempre pronto alla giocata, ma per lui niente più.

Amedeo Tessitori 6: ancor meno spazio per lui che è stato richiamato giusto in tempo per prendere il posto dell’infortunato Gallinari. La sua una sufficienza più per dirgli grazie comunque.

Gianmarco Pozzecco 6,5: la sua principale qualità è quella di coinvolgere tutti. Lo sapevamo, lo faceva da giocatore, lo fa adesso da allenatore. Parla con il suo staff continuamente e spesso ha ceduto la parola proprio ai collaboratori. Dopo un girone così così, a Berlino si è vista una squadra per nulla frenetica, anche quando c’era da inseguire, ma soprattutto capace di entrare sotto pelle agli avversari in difesa. Ecco, queste sono due cose interessanti che si spera possano essere approfondite in futuro. Il Poz però resta il Poz, e dunque l’istinto prevarrà sempre e comunque.

Giovanni Bocciero

sabato 24 luglio 2021

Basket. Olimpiade Tokyo 2020. Analisi delle avversarie dell'Italia

 Girone difficile ma non impossibile, l'appuntamento è all'alba del 25 luglio per la prima palla a due

Esordio con la Germania

L'osso duro è l'Australia

Tedeschi già affrontati un mese fa, ma senza Gallinari, Mannion e Tonut. Wagner e Voigtmann gli elementi più pericolosi in una partita subito decisiva. Mills, Dellavedova e Ingles danno qualità alla squadra oceanica. La Nigeria con tanti Nba a roster è dotata di grande agonismo e atleticità


di Giovanni Bocciero*



L’IMPRESA DI BELGRADO resterà negli annali. Dopo 17 lunghissimi anni la Nazionale italiana di pallacanestro è ritornata alle Olimpiadi, ma c’è poco tempo per festeggiare. Tokyo è già dietro l’angolo, e il Ct Meo Sacchetti con il suo staff deve già studiare le avversarie che li attendono in Giappone. Precisiamo che il sorteggio dei tre raggruppamenti è avvenuto lo scorso 2 febbraio, e dunque con la vittoria del torneo Preolimpico gli azzurri sono stati inseriti automaticamente nel girone B con Australia, Nigeria e Germania.

L’esordio dell’Italia è fissato per la mattina del 25 luglio, alle ore 6:40 (13:40 a Tokyo, 7 ore di fuso orario) contro i tedeschi, anch’essi passati per le forche caudine del Preolimpico. In quel di Spalato la nazionale teutonica ha superato in semifinale i padroni di casa della Croazia e poi il Brasile in finale. Durante la preparazione le due squadre, con diverse assenze, già si sono affrontate nel torneo di Amburgo. A spuntarla in quell’occasione è stata la Germania con il punteggio di 91-79, a causa di un terzo quarto tremendo degli azzurri. Sarà di sicuro un’altra storia in Giappone, perché sarà un’Italia decisamente diversa. Innanzitutto con un Danilo Gallinari in più, ultimo innesto azzurro dopo la lunga cavalcata playoff con Atlanta, e soprattutto con Nico Mannion e Stefano Tonut che in quella partita sono rimasti fuori per scelta tecnica. Chissà che Sacchetti non ci abbia visto lungo provando a non scoprire troppo le carte contro quelli che potevano, allora, e che sono, adesso, avversari diretti alle Olimpiadi. La Germania invece è quasi identica a quella sfida. Squadra solida, che alterna il gioco dentro e fuori grazie ai buoni tiratori e ai lunghi di sostanza. Moritz Wagner, ala degli Orlando Magic, è stato il grande protagonista della vittoria contro il Brasile colpendo sia dall’arco che con le incursioni al ferro. Il quintetto collaudato prevede da play Maodo Lo, fresco campione di Germania con l’Alba Berlino insieme a Simone Fontecchio, con al fianco Andreas Obst e da ala piccola Niels Giffey dello Zalgiris. I due lunghi invece sono Johannes Thiemann, altro vincitore con l’Alba, e Johannes Voigtmann del Cska Mosca. Le migliori soluzioni dalla panchina, oltre al già citato Wagner, sono il play dei Washington Wizards di oltre 2 metri Isaac Bonga, con il quale potrebbero nascere dei mismatch complicati. Il pacchetto lunghi annovera l’ostico Danilo Barthel e Robin Benzing, che oltre ad essere 2.10 è pericoloso da 3 punti. Bisogna state attenti anche a Joshiko Saibou che se prende confidenza col canestro può diventare un indemoniato. Mentre scriviamo c’è l’incognita di Dennis Schroder (alla fine non convocato, ndr), con il quale la federazione tedesca deve trovare un accordo per l’assicurazione sugli infortuni. Indubbiamente una sua convocazione in extremis cambierebbe volto alla Germania, con il Ct Henrik Rodl che potrebbe sacrificare uno tra le ali Jan Niklas Wimberg e Lukas Wank per completare il roster a sua disposizione.


Australia quattro volte ai piedi del podio alle Olimpiadi
Il secondo match del raggruppamento si disputerà il 28 luglio con palla a due alle ore 10:20 contro l’Australia. La nazionale aborigena sarà il solito osso duro da affrontare. Il nucleo è quello che è riuscito a classificarsi quarto ai Mondiali del 2019 in Cina. Per questo tosto nonostante l’assenza della stella Ben Simmons, che ora come ora ha il morale piuttosto basso per le sue vicissitudini a Philadelphia. Ma può come sempre contare sull’esperienza maturata in tanti anni di Nba da diversi suoi rappresentanti. La cabina di regia è un affare dei veterani Patty Mills e Matt Dellavedova, entrambi vincitori di un anello. Sugli esterni agiranno Dante Exum, che è in cerca del palcoscenico che lo rivitalizzi dopo tanta panchina - causa anche infortuni - negli States, e Joe Ingles, che con i Jazz si sta affermando anno dopo anno come un giocatore completo e sempre utile. Occhi puntati anche su Josh Green, guardia tiratrice che ha giocato con Nico Mannion all’università di Arizona e che al suo primo anno tra i ‘pro’ in quel di Dallas ha condiviso lo spogliatoio per metà stagione con Nicolò Melli. A completare il pacchetto esterni Matisse Thybulle, compagno di squadra di Simmons a Philadelphia ed interessante 3&D, e quel Chris Goulding unico degli australiani con una esperienza italiana. Visto a Torino nel 2016, non ha lasciato un grandissimo ricordo nella sua breve parentesi fatta di 10 partite per 42 punti totali. Per quanto riguarda la frontline, l’Australia può contare su ben tre lunghi da 2.10 metri. Aron Baynes e Jock Landale sono quelli più rocciosi, con una dimensione interna di spicco, mentre Doup Reath, di origini sudsudanesi ed in forza alla Stella Rossa di Belgrado, è leggermente più mobile ed atletico rispetto ai compagni di reparto. Contro gli australiani sarà importante costringere i lunghi ad uscire dall’area, non solo per poterli attaccare in palleggio ma anche e soprattutto per negargli i tanti centimetri a rimbalzo dato che non è escluso che possano giocare con due dei tre citati contemporaneamente in campo. Completano il roster dei Boomers ufficializzato dal Ct Brian Goorjian, la guardia Nathan Sobey e l’ala Nickolas Kay.

Nigeria terza volta ai Giochi, mai oltre il decimo posto
L’ultima partita del girone vedrà l’Italia affrontare la Nigeria il 31 luglio alle ore 6:40. Alla terza partecipazione consecutiva ai Giochi, la nazionale africana dallo scorso anno ha affidato la guida tecnica a coach Mike Brown, l’ex capo allenatore di Cleveland e oggi vice ai Warriors, che si è cimentato con grande voglia in questa nuova avventura. Per il camp di preparazione che ha avuto luogo in California è stata diramata una lista di ben 49 atleti, tanti dei quali impegnati in Nba o con esperienza nel campionato americano. Nel complesso la Nigeria farà sicuramente molto affidamento sull’aspetto agonistico. Atletismo ed aggressività saranno i punti chiave della squadra che aspira, nelle parole del suo Ct, ad andare oltre le più rosee aspettative riscrivendo, perché no, la storia della pallacanestro africana alle Olimpiadi. Contro di loro sarà magari importante controllare il ritmo della gara, mantenendolo quanto più basso possibile. Mentre scriviamo, Brown ha ristretto a quindici il numero dei giocatori ancora impegnati per il training camp e dunque in lizza per una maglia. Tra questi ci sono il trio dei Miami Heat Precious Achiuwa, Gabe Vincent e KZ Okpala, i veterani della nazionale Ekpe Udoh, dominante in Eurolega ai tempi del Fenerbahce (adesso ingaggiato dalla Virtus Bologna, ndr), Obi Emegano, Caleb Agada, Stanley Okoye, visto per quattro anni in Italia, e Michael Gbinije. Poi c’è Jahlil Okafor che ha deciso di giocare per la Nigeria dopo essere uscito dai radar degli Stati Uniti, gli altri giocatori che militano in Nba come Josh Okogie, Chimezie Metu e Jordan Nwora che hanno fatto molto bene ai Mondiali cinesi di due anni fa, seppur l’ultimo atleta è impegnato con Milwaukee alle Finals. Completano la lista Miye Oni, Chima Moneke e Ike Iroegbu. Ha fatto molto scalpore in patria l’esclusione del 37enne veterano Ike Diogu, al quale sono legati gli ultimi grandi successi dei D’Tigers. Ma come si dice, gli anni passano per tutti.

La formula dei Giochi è decisamente cambiata rispetto all’ultima partecipazione della nazionale azzurra. Con tre gruppi da quattro squadre, per accedere ai quarti di finale bisogna classificarsi nelle prime due posizioni del proprio raggruppamento oppure essere ripescati come una delle due migliori terze. Per comporre il tabellone dei quarti si procederà ad un sorteggio e da lì in poi le gare saranno ad eliminazione diretta, con la finalissima in programma alla Saitama Super Arena sabato 7 agosto.


* per la rivista Basket Magazine, chiusa il 9 luglio 2021

lunedì 10 ottobre 2016

Eurolega: Power Ranking 2016/17

Siamo all'alba della nuova Eurolega, composta da soli sedici team che si affronteranno in una competizione che assomiglia tanto ad un campionato sovranazionale. Inutile dire che per l'aspetto organizzativo e soprattutto economico le lingue ufficiali del torneo sono rispettivamente lo spagnolo ed il turco, avendo questi due paesi ben sette squadre ai nastri di partenza. Due iscritte se le dividono Grecia e Russia mentre una a testa per Italia, Germania, Israele, Lituania e Serbia. Di seguito il Power Ranking alla vigilia della stagione 2016/17, che si concluderà con la Final Four di Istanbul.



di Giovanni Bocciero

1- FENERBAHCE ISTANBUL
Dodici mesi dopo il Fenerbahce è ancora il favorito numero uno per aggiudicarsi l'Eurolega, ma non sarà affatto facile perché ovviamente gli avversari non staranno a guardare senza colpo ferire. L'amara finale di Berlino ha rilanciato le ambizioni di vittoria della truppa di coach Zeljko Obradovic che ha puntellato un roster che già era qualitativamente e quantitativamente profondo. Il volto nuovo è James Nunnally arrivato ad Istanbul da Mvp del campionato italiano con la casacca di Avellino, e che con il nostro Gigi Datome condividerà minuti e forse responsabilità. I veri acquisti sono però le conferme dei pivot Jan Vesely e Ekpe Udoh tentati in estate entrambi da un ritorno in NBA. Dixon, Bojan Bogdanovic, Antic, Sloukas, Kalinic e Mahmutoglu sono gli altri grandi protagonisti.

FONTE: WW.SPORTANDO.COM
2- CSKA MOSCA
Subito dietro al Fener ci sono i campioni in carica del CSKA Mosca, che proprio come i principali rivali hanno mantenuto l'ossatura della squadra mettendo soltanto qualche elemento che alzasse ulteriormente il livello. E allora partiamo proprio dagli innesti per coach Dimitri Itoudi, che ha migliorato il proprio potenziale attingendo dal campionato russo con l'esterno Semen Antonov dal Nizhny Novgorod ed il lungo James Augustine dal Khimki Mosca. La coppia in regia formata da Milos Teodosic e Nando De Colo è ovviamente una garanzia, così come il pivot bonsai ex Veroli Kyle Hines e la guardia ex NBA Cory Higgins. Il nucleo conta comunque sulla pattuglia sovietica composta dai vari Khryapa, Fridzon e Vorontsevich ed il role player Freeland.

3- REAL MADRID
Un gradino dietro, o forse soltanto mezzo, alle due principali favorite vi è il Real Madrid. I madrileni hanno dovuto modificare leggermente il proprio assetto, ma siam convinti che gli equilibri non saranno per nulla cambiati. Salutato Sergio Rodriguez che non ha voluto rinunciare all'opportunità di ritornare in NBA, il Real lo ha sostituito con il cavallo di ritorno Dontaye Draper grande fautore della splendida ultima stagione europea del Lokomotiv Kuban, dal quale è stato prelevato anche Anthony Randolph. Quest'ultimo va a rafforzare il reparto lungo in cui è stato inserito anche l'ex Siena Othello Hunter. Llull, Fernandez, Ayon, Maciulis, Carroll, Taylor, Nocioni, Reyes, Thompkins e la stellina Doncic fanno del Real Madrid una pretendente.

4- OLYMPIACOS PIREO
Al Pireo è passata la linea della continuità, e così sono stati confermati tutti i principali attori di queste annate: dal leader Vassilis Spanoulis all'estroso Georgios Printezis, dal preciso Vangelis Mantzaris al solido Kostas Papanikolau, menzionando poi Lojeski, Papapetrou, Agravanis e Athinaiou, giocatori più che utili alla causa. È stato confermato anche il nostro Daniel Hackett, che nel suo primo anno in maglia Olympiacos si è ritagliato uno spazio da protagonista. Si è cercato di alzare il livello della squadra pur con la partenza di Othello Hunter, innanzitutto con il recupero in quel ruolo di Patric Young lo scorso anno a lungo degente, al quale è stato affiancato un altro lungo atletico e dinamico come Khem Birch. Per aumentare il potenziale sugli esterni, invece, è stato ingaggiato l'ex Siena Erick Green pronto a portare tanti punti dalla panchina.

5- PANATHINAIKOS ATENE
Ritiratosi il faro Dimitris Diamantidis il Panathinaikos è pronto a ripartire con un roster che è composto da un mix di conferme e nuovi arrivi. I biancoverdi hanno fatto spesa in Spagna, dalla quale è arrivato l'asse play-pivot che ha fatto le fortune del Vitoria giunto sino alla Final Four di Berlino l'anno scorso, ovvero Mike James e Ioannis Bourousis. Dal Real è invece stato ingaggiato l'esterno K.C. Rivers. Tutti e tre sono transitati per l'Italia. Altro acquisto di spessore è Chris Singleton, anche lui visto a Berlino in occasione della Final Four con la sorpresa Kuban. Il roster del neo coach Argyris Pedoulakis potrà contare anche sulle conferme dei vari Calathes, Gist, Fotsis e Feldeine, altri conoscenti del nostro campionato.

6- BARCELLONA
Per i blaugrana questa stagione coincide con una sorta di rivoluzione a partire dalla panchina, dove il testimone è passato da Javier Pascual a Giorgios Bartzokas, coach del sorprendente Lokomotiv Kuban nella passata stagione. Con il suo arrivo a Barcellona si vuole cercare di avviare un nuovo ciclo di successi che non può comunque prescindere da Juan Carlos Navarro. In realtà il roster è stato aggiustato soprattutto in cabina di regia, con gli ingaggi dal Khimki Mosca di Tyres Rice e dell'ex Virtus Bologna Petteri Koponen, e con l'arrivo proprio dal Lokomotiv dell'ala spagnola Victor Claver. La squadra è completata dai vari confermati Tomic, Perperoglou, Doellman, Dorsey, Lawal, Ribas, Oleson ed il prospetto Vezenkov.

FONTE: WWW.FOXSPORTS.IT
7- OLIMPIA MILANO
È inutile forse ripetere sempre la stessa cosa. Quest'anno Milano si è attrezzata per fare non bene, ma benissimo in Eurolega. Da qui a dire che ci riuscirà ci passa ovviamente il mare, ma si ha tutto per riuscirci. I punti forti dell'Olimpia di coach Jasmin Repesa saranno gli innesti di giocatori di qualità come Hickman, Raduljica, Dragic e Pascolo; e la conferma del nucleo con il quale si sono gettate le basi per competere anche in Europa, da Gentile a Sanders a Cerella passando per Simon, Macvan, Kalnietis, McLean ed il neo capitano Cinciarini. La proprietà Armani ha ulteriormente investito nel parco giocatori, forse il divario con le big è ancora ampio, ma i playoff sono un obiettivo alla portata.

8- EFES ISTANBUL
La seconda squadra di Istanbul per importanza ha continuato ad investire molto per allestire un roster che le permetta di competere a testa alta in questa Eurolega. Eppure i cambiamenti in casa Efes non devono passare inosservati, tra tutti quello del cambio in panchina dove al posto di Dusan Ivkovic è stato richiamato Velimir Perasovic che ha portato Vitoria all'ultima Final Four. Perso il fenomeno Dario Saric diretto in NBA, ma confermate le stelline Furkan Korkmaz e Cedi Osman con altrettante aspirazioni Oltreoceano, sono stati ingaggiati gli americani Bryce Cotton, Tyler Honeycutt, DeShaun Thomas e lo sloveno ex Gran Canaria Alen Omic. Confermati il francese Heurtel, Granger, Balbay, Brown e l'ex Varese Dunston.

9- BROSE BAMBERG
Il Bamberg del nostro Andrea Trinchieri si appresta a vivere un'altra stagione di alto livello, con l'obiettivo piuttosto dichiarato di provare a dare fastidio alle solite grandi d'Europa. Certo che l'addio di Brad Wanamaker sicuramente non farà sorridere in Germania, anche se la squadra non si è per nulla indebolita. Al collaudato gruppo vincente che potrà contare ancora una volta sul nostro Niccolò Melli, l'ex Siena Nikos Zisis, Miller, Harris, Strelnieks e Theis, sono state aggiunte delle pedine interessanti. Nel settore play-guardia da Vitoria è arrivato il francese Fabien Causeur, mentre direttamente dall'America il tedesco ormai trapiantato Maodo Lo. Nel reparto lunghi è invece giunto a portare manforte con la propria fisicità il bielorusso l'anno scorso a Reggio Emilia Vladimir Veremeenko.

10- DARUSSAFAKA
Il club turco è uno delle grandi e nuove novità dell'Eurolega, in cui dopo la prima esperienza della stagione passata sta dimostrando con gli investimenti di volersi affermare come un'autentica big. Per il momento sembra essere un po' indietro anche se non mancano affatto le possibilità ed il potenziale. Non a caso in panchina hanno deciso di puntare su di un coach tra i più vincenti d'Europa, tale David Blatt che è tornato nel Vecchio Continente dopo la parentesi di un anno e mezzo ai Cleveland Cavaliers terminata con l'esonero. Per quanto riguarda il roster, si è deciso di puntare soprattutto sul trio di esterni Wanamaker, il tiratore Dairis Bertans e l'ex NBA James Anderson. Al competitivo reparto lunghi che contava già Slaughter, Erden, Aldemir ed Harangody è stato aggiunto il francese Moerman prelevato dal Banvit.

11- BASKONIA VITORIA
Il Vitoria che ha raggiunto lo scorso anno la Final Four di Berlino è ormai un dolce ricordo, perché da allora sono tanti i cambiamenti che hanno coinvolto il team basco che conta soli quattro confermati: Adam Hanga, Kim Tillie, Jaka Blazic e Tornike Shengelia. Il nuovo head coach è l'emergente spagnolo Sito Alonso, che tanto bene ha fatto prima a Badalona e poi a Bilbao. Dovendo salutare tanti protagonisti partiti per altri lidi, il Vitoria ha cercato di rilanciare la propria ambizione con tanti ex NBA come Shane Larkin, il nostro Andrea Bargnani e Rodrigue Beaubois. A rimpinguare la panchina sono invece arrivati il playmaker brasiliano Rafa Luz e l'ala-pivot tedesca Johannes Voigtmann.

FONTE: WWW.EUROLEAGUE.NET
12- GALATASARAY ISTANBUL
La sorpresa della post season potrebbe essere il Galatasaray che in estate non ha badato a spese. La formazione del tecnico Ergin Ataman vuole proseguire sulla scia della vittoria in Eurocup della passata stagione, ed ha stravolto il roster puntando su talento ed esperienza. Si è addirittura permesso il lusso di sostituire in maniera più che egregia gli infortuni di Nenad Krstic (stagione già finita) e Vladimir Micov, unico confermato insieme a Guler e Schilb. La società giallorossa ha rovistato per mezza Europa ed anche dall'altra parte dell'oceano per allestire il telaio. Il mercato ha fatto registrare gli ingaggi degli ex NBA Russ Smith e Tibor Pleiss, dai concittadini dell'Efes sono arrivati Jon Diebler ed Alex Tyus, dal Bayern Monaco Deon Thompson, dalla Cina l'ex Milano Justin Dentmon, anche se gli innesti principali si sono avuti nel reparto delle ali, con il veterano Emir Preldzic dal Darussafaka e l'emergente Austin Daye da Pesaro.

13- MACCABI TEL AVIV
Una delle grandi d'Europa vuole rialzarsi dopo tanti bocconi amari costretti a mandar giù in questi ultimi due anni - appena nel 2014 vinse l'Eurolega -. Purtroppo per il Maccabi, però, il tempo della rivalsa non sembra ancora essere arrivato. Il roster è stato rivoltato come un calzino, con i soli Mekel, Ohayon, Landesberg e Pnini confermati. Il reparto esterni è stato costruito sugli ex NBA Andrew Goudelock e Sonny Weems con la rivelazione ex Gran Canaria D.J. Seeley a fungere da riserva. Il pacchetto lunghi è stato completamente rifondato sulla coppia ex Stella Rossa Quincy Miller (subito infortunato e rimpiazzato momentaneamente da Victor Rudd) e Maik Zirbes, e con il ritorno dell'ex Sassari Joe Alexander e Colton Iverson pronti a subentrare dalla panchina.

14- ZALGIRIS KAUNAS
Squadra solida e sempre tosta da affrontare, soprattutto in trasferta, lo Zalgiris Kaunas potrà dare fastidio a chiunque nella singola gara, ma non sembra avere le carte in regola per aspirare ai playoff. Il fulcro del gioco lituano sarà dettato dal settore play-guardie, con il canadese Kevin Pangos ex Gran Canaria ed il francese Leo Westermann ex Limoges - e cercato insistentemente l'anno passato proprio dall'Olimpia - che sono andati a ricostruire la cabina di regia, mentre al nazionale Renaldas Seibutis spetteranno le maggiori incombenze realizzative. Rinforzato il pacchetto lunghi con il centro brasiliano Lima e soprattutto l'usato garantito del nazionale ex Caserta Antanas Kavaliauskas.

15- UNICS KAZAN
L’Unics Kazan del nostro assistant coach Lele Molin si riaffaccia sull'Europa che conta, e lo farà con il collaudato roster che tante soddisfazioni gli ha regalato nell'ultimo periodo. Certamente, però, dovrà essere valutato il primo impatto fondamentale con la nuova competizione, e soprattutto le rotazioni dato che la panchina non sembra lunghissima. Detto ciò, la qualità del roster non si discute, con l’ex Olimpia Keith Langford pronto a bombardare i canestri avversari ed il regista spagnolo Quino Colom che vuole continuare a deliziare. Nell'area pitturata sono pronti a dare battaglia i centri Latavious Williams ed Anton Ponkrashov e l'ala grande greca Kostas Kaimakoglou, con l'unico innesto di spessore rappresentato dall'ala americana Coty Clarke di ritorno in Europa.

16- STELLA ROSSA BELGRADO
La Stella Rossa è uscita ridimensionata dal mercato estivo, avendo perso la coppia di lunghi composta dal centro Maik Zirbes e dall’ala grande Quincy Miller che hanno preso la direzione di Tel Aviv. Si è in parte cercato di sopperire a queste due partenze con l'ingaggio del pivot serbo ex Golden State Warriors e Panathinaikos Ognjen Kuzmic, ma non pare sufficiente. Proprio per questo ripetere il cammino dell'anno scorso, con il raggiungimento dei playoff, sembra pura utopia. Per il momento addirittura si trova sul fondo. Sugli esterni, invece, si potrà sempre contare sia sul cervello Stefan Jovic che sul poliedrico Luka Mitrovic, ai quali va aggiunto l’ex Olimpia Milano Charles Jenkins che è di ritorno in quel di Belgrado.