«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi scrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere, è scrivere. Non è pensare» (cit. Scoprendo Forrester)
Il centro di Memphis non sta brillando come ci si aspettava,
ma ha un potenziale smisurato e per questo rimane intrigante in ottica Draft
di Giovanni Bocciero*
Della non brillante stagione di Memphis - l'ennesima, per la verità - ne sta risentendo anche il centro Jalen Duren. Osservato speciale degli scout Nba insieme al compagno Emoni Bates (o forse ex compagno dato che, a quanto pare, quest'ultimo sta meditando di lasciare i Tigers), sta dimostrando di avere tante belle qualità, che si sposano alla perfezione con la combinazione di fisico, atletismo e dinamicità che possiede e che tanto piacciono. Però non mancano diverse lacune rispetto alle quali non sta facendo vedere grossi miglioramenti in questo suo primo e forse unico anno di college.
I doni di Madre Natura
Diciamolo subito: forse non sarà la prima scelta assoluta al Draft 2022, ma non dovrebbe essere scelto neppure al di fuori della top 5. Dopotutto è sempre un armadio da 2.11 metri per 113 kg con un wingspan di 228 cm, che corre benissimo il campo, salta come una cavalletta e che compirà 19 anni solo il prossimo novembre.
Un'àncora difensiva
La prima cosa che subito colpisce del gioco di Duren, è che domina i tabelloni tanto in attacco quanto in difesa. Afferra 7.3 rimbalzi di media, con un 10.8 di OR% e 20.3 di DR%. Lotta su ogni pallone che è in aria e i mezzi fisici gli permettono di nascondere qualche errore d'impostazione difensiva. Possiede un puro istinto per la stoppata, tant'è che viaggia a 2.5 per gara (26° in Division I). Intimidatore d’area come pochi, sempre pronto ad andare in aiuto, tende però a essere abbastanza falloso.
Se il fisico, per qualche scout già Nba-ready, gli potrebbe garantire di avere sin da subito dei minuti al piano di sopra, non sono da meno altre sue qualità. La capacità di correre il campo, l'ottimo controllo del corpo, i movimenti rapidi e veloci soprattutto sul pick and roll che spesso lo portano alla caccia del lob per la schiacciata, ne fanno un attaccante potenzialmente devastante, molto più degli attuali 10.7 punti di media. Nei pressi del canestro non ha un tocco dolce, ma sa essere efficace: non a caso ha il 61.8% di True Shooting.
Ancora troppo grezzo
Sì ok, è efficace nei pressi del ferro, ma se ci allontaniamo già a 4-5 metri la situazione cambia. Duren ha una mano quadrata, e i jumper dal mid-range sono la soluzione che le difese avversarie tendono a concedergli per evitare magari che parta in palleggio per avvicinarsi al canestro. Non è immune neppure da brutte percentuali ai tiri liberi (54.9%) Uno solo è il tiro che si è azzardato a prendere da oltre l'arco, e il risultato si può ben capire quale sia stato. Insomma, tutti segnali che è un prospetto ancora troppo grezzo.
Di sicuro però può migliorare con il lavoro. Non a caso ha mostrato anche dei lampi di genio con la palla tra le mani, segno che il potenziale c'è. Saper leggere le situazioni di gioco è un aspetto che va allenato, ma per adesso lui gioca prettamente d'istinto. È capace comunque di vedere ciò che gli succede intorno, di effettuare un assist vincente. Ma spesso la mancanza di tecnica lo costringe alla palla persa. E questo si traduce in un Turnover Rate consistente (21.1%).
Strengths
Weaknesses
In conclusione, Jalen Duren è senz'altro un prospetto sul quale poter puntare: non è Nba-ready in ogni aspetto del gioco, anzi, ma vale la pena provare a lavorare su una forza della natura dal potenziale smisurato come il suo.
Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis
di Giovanni Bocciero*
Non c’è una squadra in tutto il college basketball affascinante come Memphis. I reclutamenti di Jalen Duren prima e di Emoni Bates qualche settimana dopo hanno riacceso l’attenzione nei confronti dell’università allenata da Penny Hardaway. Ma come si inseriranno nello scacchiere dei Tigers i due nuovi fenomeni sbarcati sulle rive del Mississippi?
Bates, idea point guard
La scelta di Memphis da parte di Bates è stata una decisione quasi rivoluzionaria. Sin da adolescente è un fenomeno generazione per la combinazione di mezzi fisici e capacità tecniche. Essendo capace di crearsi da solo il tiro e potendo sparare da ogni parte del campo sarà senz’altro un’ulteriore bocca da fuoco per Hardaway. Ma il tecnico vuole fare di più.
Sì, Bates ha scelto Memphis perché convinto dal coach a giocare parecchio da point guard. Un ruolo in cui è rimasto il solo Alex Lomax. Ma è un’idea che per la verità stride, e non poco, con le caratteristiche della squadra. I Tigers sono stati insuperabili nella propria metà campo (primi in assoluto nel paese con un Adj Efficiency Defense di 86.4, e da top 5 l'anno precedente con 89.1), ma in quella offensiva hanno dimostrato di non avere un briciolo di gioco ed organizzazione. Un dato? Un Turnover Percentage di 21.7 che l’anno scorso li posizionava al numero 308 nella nazione.
L’esperimento PG sembra inoltre cozzare anche con il modo di giocare del ragazzo. Non è un segreto che Bates sia un accentratore. Al liceo ha sempre tirato qualsiasi cosa gli passasse per le mani, anche per mancanza di compagni all’altezza. Al Nike Peach Jam, in nove partite ha avuto le medie di 20 punti, 5.2 rimbalzi e 1.4 recuperi, tirando con il 37.8% dal campo ed il 30.2% da tre su 53 tentativi. Inoltre ha avuto lo stesso numero di assist e di palle perse: 25. Bene e male allo stesso tempo. Insomma, leggendo queste statistiche, viene normale storcere il naso. Ma c’è un però che conferma la solitudine menzionata poco sopra.
Nella stessa manifestazione ha anche indossato la maglia del Team Final, insieme al neo compagno Duren. Ebbene lo staff tecnico della squadra è rimasto particolarmente colpito dalla sua disponibilità ad ascoltare e di mettersi a disposizione. Aspetti positivi che spetterà ad Hardaway sfruttare al meglio, come le sue qualità di passatore. Perché Bates, pur utilizzando poco questo fondamentale, ha dimostrato di avere un’ottima visione di gioco. E se è vero che in Ncaa genererà tanta attenzione su di sé in attacco, è facile pensare che possa liberare i compagni. Sarà forse questo l’aspetto del gioco sul quale sarà maggiormente valutato.
Duren e Bates compagni con Team Final
Duren, il centro di gravità
Memphis potrà schierare anche il centro Duren, osservato speciale degli scout Nba per la combinazione di stazza fisica, atletismo e dinamicità. Dopotutto stiamo parlando di un 2.10 metri per 104 kg con un wingspan da 228 cm, che può mettere palla a terra e attaccare fronte a canestro. È abituato a dominare i tabelloni, e potrà essere l’àncora della già ben messa difesa Tiger.
Rispetto al compagno Bates, che potrà essere eleggibile al Draft solo dal 2023, Duren è un prospetto da top 10 alla prossima selezione. E se la stagione andrà secondo i piani, punta deciso alla prima scelta assoluta. Per lui parlano soprattutto le statiche. Secondo Cerebro Sports, al Nike Eybl ha viaggiato alle medie di 23.6 punti, 15.1 rimbalzi, 3.3 assist e 4 stoppate col 57.4% di tiro reale sui 40 minuti. Cifre impressionanti.
Intimidatore d’area e grande stoppatore, è veloce nei movimenti e rapido di piedi, ed ha un ottimo controllo del corpo. Per qualche scout è Nba-ready, e il paragone che va per la maggiore è quello con Chris Webber. Ai Tiger andrà a sostituire Moussa Cissé che ha deciso di trasferirsi ad Oklahoma State, ma non sarà affatto un semplice rimpiazzo.
Essendo molto efficace spalle a canestro e in post basso, sarà interessante vederlo giocare in coppia con Deandre Williams, il giocatore più versatile di coach Hardaway. Un’ala tuttofare che potrebbe accendere Duren con delle giocate alto-basso potenzialmente immarcabili per le difese avversarie. Insomma a Memphis la tavola è apparecchiata per una grande stagione. Sta ai protagonisti mantenere le attese.
Emoni Bates ha preferito il college al professionismo
di Giovanni Bocciero *
Emoni Bates non sembrava destinato a calcare i parquet Ncaa, ma qualcosa ha cambiato gli scenari del suo recruiting aprendo a questa possibilità che si è tramutata in realtà con la scelta di Mmephis. Quel “qualcosa” è l’introduzione del NIL (acronimo di name, image, likeness), ovvero lo strumento che permetterà ai giocatori del college di guadagnare attraverso i propri diritti d’immagine.
Un fenomeno sin da adolescente
Bates attira l’attenzione dei media nazionali da quando è un dodicenne. Ad un torneo AAU si rende protagonista con una doppia doppia da 28 punti e 12 rimbalzi. Solo pochi mesi dopo cresce di dieci centimetri, il che lo porta ad un’altezza di 1.95 m, e riceve persino la prima offerta di borsa di studio da DePaul.
Al liceo si iscrive alla Lincoln HS ed esordisce con un’altra doppia doppia da 32 punti e 15 rimbalzi. Per tutta la stagione domina e infine segna il game winner che vale la finale di Stato. L’anno da sophomore è quello della consacrazione, non solo per i 63 punti segnati in una partita. Inizia con Sports Illustrated che gli concede la copertina, cosa che non accadeva per un liceale dai tempi di LeBron James. Finisce vincendo il Gatorade National Player of the Year diventando il primo sophomore della storia ad aggiudicarselo.
Emoni Bates, un fenomeno mediatico
L’estate scorsa è stata molto movimentata per il giovane Emoni. Mentre il papà, l’ex cestista Elgin Bates, ha fondato la Ypsi Prep Academy per prepararlo al meglio in vista della carriera da professionista, il ragazzo ha scioccato tutti annunciando il suo impegno con Michigan State (ironia della sorte, è nato all’ospedale di Ann Arbor nel campus dei rivali di Michigan). Con due anni di anticipo, questa decisione ha sollevato non poche maldicenze. La principale è stata quella che ipotizzava il suo impegno con gli Spartans come l’inizio di una sorta di collaborazione non ufficiale tra l’università di coach Tom Izzo e l’accademia di papà Bates.
Il talento di una nuova era
Nonostante la scelta dell’università, le possibilità di vedere Bates giocare con gli Spartans sono state da sempre basse. Questo perché il ragazzo sarebbe potuto essere il primo liceale dal 2006 a rendersi eleggibile per il draft Nba. Se infatti la lega avesse eliminato, come preannunciato, la regola degli ‘one and done’, il ragazzo avrebbe saltato il college e aperto la nuova era dei ‘prep to pro’, come Kobe Bryant o Kevin Garnett. Ed è per questo che i principali atenei come Duke o Kentucky non si sono prodigate più di tanto nel suo reclutamento.
La questione ‘one and done’ è invece attualmente in stallo tra tutte le parti coinvolte, e forse non se ne riparlerà prima della ridiscussione del contratto collettivo nel 2025. Scartata dunque l’ipotesi del salto immediato in Nba, il ragazzo non si è comunque arreso alla possibilità di monetizzare da subito. Dopotutto in molti lo considerano un talento generazionale, paragonato per stile, capacità e versatilità a Kevin Durant (2.06 m d’altezza con un wingspan da 208 cm e un range di tiro infinito) e con la stessa fama di uno Zion Williamson di alcuni anni fa.
All'inizio di agosto è anche arrivata la notizia del suo riclassificamento. Questo vuol dire che si diplomerà con un anno d’anticipo rispetto ai canonici quattro anni di liceo dell’istruzione americana. Ciononostante, compiendo 19 anni solo a gennaio 2023 non potrà rendersi eleggibile per il draft 2022. Questo significa che dovrà disputare due anni di college, o optare l'estate prossima per una esperienza già professionistica come quella della G League.
Il NIL per un cambio di rotta
Come prevedibile, lo scorso aprile ha strappato la lettera d’impegno con Michigan State ed ha aperto alla possibilità di firmare un contratto da professionista. Sul tavolo l’offerta della G League, che oltre a voler diventare un serbatoio diretto della Nba ha anche alzato di gran lunga i compensi minimi ai giocatori. Insomma, era quasi una certezza che Bates saltasse l’università. Ma la recente approvazione del NIL, però, ha cambiato i programmi del ragazzo. Infatti, con l’opportunità di guadagnare giocando al college ha di fatto preferito provare l'avventura in Ncaa invece di snobbarla del tutto.
Pensate solo che tra le sue opzioni vi era anche il campionato australiano, l’Nbl, quello che è stato il palcoscenico di LaMelo Ball due anni fa. Un campionato che offre gli stessi standard, per impianti, stipendi e competitività, oltre alla lingua, degli Stati Uniti, e per questo meta di diversi prospetti americani. Ma la sua scelta di giocare al college, a maggior ragione adesso che lo potrebbe vedere giocare due stagioni dopo il riclassificamento, può essere in qualche modo rivoluzionaria. Metterà l’anima in pace a coloro che vogliono vedere ‘fallire’ il sistema Ncaa?
Emoni Bates ha scelto Memphis come sua destinazione collegiale
Bates con questa clamorosamente decisione di accettare la borsa di studio di Memphis potrebbe dar vita ad un netto cambio di rotta. Nella sua margherita di scelte vi era anche il ritorno di fiamma di Michigan State che ci ha sperato sul serio. Ma l'offerta dei Tigers di coach Penny Hardaway, che solo qualche settimana prima hanno reclutato anche il roccioso centro Jalen Duren, si presentava troppo allettante per farsela sfuggire. Queste due aggiunte rendono Memphis, vincitrice del NIT nella passata stagione, tra le pretendenti al titolo quest'anno. Mentre la decisione di Bates, condizionata di sicuro dall'introduzione del NIL, ha fatto riacquistare grande interesse alla Ncaa agli occhi dei migliori prospetti liceali.