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giovedì 24 ottobre 2024

Mezzo secolo per Reggio Emilia, dove Kobe imparò a giocare a basket

Tra tanti alti e pochi bassi, la Pallacanestro Reggiana festeggia i suoi primi cinquant'anni di vita 

Mezzo secolo per Reggio Emilia

Dove Kobe imparò a giocare a basket

Da Montecchi a Basile, da Frosini a Faye, il ritratto di una città accogliente, speciale, innamorata della pallacanestro. Enrico Prandi: «Nati come fucina di giovani talenti. A capo della società da sempre imprenditori reggiani. La svolta nel 1978». Le perle le due finali scudetto del 2015 e 2016


di Giovanni Bocciero*


50 anni portati bene, è proprio il caso di dirlo. La Pallacanestro Reggiana è un esempio fulgido di quella provincia italiana che ha regalato storie meravigliose al basket nostrano. Un club sano, mai fallito nell’arco del suo percorso, da imitare sotto tutti i punti di vista, e specialmente per come lavora coi giovani.

«Il primo pensiero corre alla fondazione ed alla nascita di mia figlia - ha ricordato Enrico Prandi, fondatore ed ex presidente della società e poi commissioner della Lega Basket dal 2002-2007 -, motivo per cui fu posticipata da giugno al 3 settembre del 1974. Il progetto alla base della Reggiana non era certo quello di fondare un club che arrivasse a disputare la serie A. Volevamo altresì che la città avesse una sua squadra, e che potesse attirare qualche sponsor per permettere una florida attività giovanile così da diventare vivaio per i club maggiori presenti nei dintorni. Strada facendo trovare delle intese era difficile, così ci siamo tenuti i giovani e vincendo sul campo un campionato dopo l’altro siamo arrivati sino allo spareggio per l’A2». Era il 1982, si giocava a Udine contro Pavia.

Con l’ex presidente della Reggiana abbiamo fatto qualche passo indietro, alle origini del basket in città. «A Reggio Emilia c’era una latente passione per la pallacanestro sin dal dopoguerra, che poi è diventata tradizione coinvolgendo la provincia intera. Mancava però una squadra che potesse convogliare questo patrimonio. Infatti, già all’inizio degli anni ’80 contavamo 1500 abbonati».

Prandi ricorda anche un momento spartiacque. «Una tappa fondamentale è stato il primo campionato di serie B nel 1978/79, che ci mise difronte ad una categoria in cui capimmo che con le sole forze locali non potevamo fare di più. Così, in un’ottica di crescita costante, ci guardammo intorno e con l’intento di potenziare la squadra cominciammo a prendere giocatori provenienti da altre città. In virtù della rinuncia all’A1 della Fernet Tonic, terza squadra di Bologna, cogliemmo l’opportunità di prendere Mario Ghiacci».

A chi ha vissuto da protagonista questi 50 anni, in tante vesti diverse e oggi più che mai tifoso, abbiamo chiesto il quintetto simbolo della Reggiana. «Scegliere cinque giocatori non è facile. Di sicuro non può mancare Pino Brumatti, così come Bob Morse e Mike Mitchell. Senza voler trascurare nessuno, e restando nell’arco temporale della mia presidenza - ha sottolineato Prandi -, dico due nazionali come Piero Montecchi e Gianluca Basile. Ma la squadra che ha fatto le due finali scudetto andrebbe presa in toto».

Proprio a Montecchi e Basile, il primo giocatore biancorosso dal 1982-87 e poi di nuovo dal 1995-98, il secondo suo compagno di squadra nei tre anni e mezzo dal 1995-99, abbiamo chiesto cosa significa Reggio Emilia. «In una sola parola, è casa mia - ha detto Montecchi -, dove sono nato, cresciuto, diventato grande. Anche se per anni ho vissuto lontano, le mie radici sono ben salde. E questo vale anche per la squadra, naturalmente, non solo personale».

«Per me è dove tutto è nato - ha esordito Basile -, dove mi è stata data l’opportunità di realizzare il mio sogno. Sono arrivato che avevo 18 anni, per giocare con la squadra Juniores. Mi hanno accolto in maniera superlativa, e li ringrazio ancora oggi. Ero un ragazzo che andava via da una realtà che non gli poteva offrire nulla. Grazie alle persone che mi hanno voluto bene, il trasferimento non è stato difficile. Potrebbe sembrare ovvio, ma non lo è. Mi presentai con un polso fratturato ma mi è stata data l’occasione di esprimermi al meglio».

«Una storia che dura da mezzo secolo è di grandissima eccellenza - ha continuato Montecchi - sotto tutti i punti di vista: umano, sportivo, valoriale. I grandi risultati del club sono coincisi con la sua serietà in un percorso nel quale ha saputo trovare imprenditori che la accompagnassero nel modo giusto per rimanere sempre ad altissimo livello».

La storia della Reggiana è fatta di alti e bassi, di speranze e grandi delusioni. Ma facendo anche di necessità virtù, è stata scritta con pagine indelebili. «Quando la squadra retrocesse in A2 - ha ricordato Basile -, ci fu una nuova cordata che acquistò la società che era a rischio fallimento. Così il club decise di allestire un roster con un paio di veterani più i ragazzi del vivaio, con Giordano Consolini come allenatore, mio coach delle giovanili».

«Nell’arco di questi 50 anni ne sono passati di giocatori: grandi, meno bravi, fortunati o sfortunati - ha rievocato invece Montecchi -, di ogni paese. Basta vedere le foto dei singoli anni per farsi un’idea». Come allora dimenticare Joe Bryant, ma soprattutto il piccolissimo Kobe, che a Reggio Emilia ha trascorso gli anni dell’adolescenza e per questo vi era legatissimo. Fuori dal PalaBigi campeggia un murale a ricordare proprio il fenomeno dei Lakers.

Alessandro Frosini è stato nella città del Tricolore dal 2009-2020, prima da giocatore e poi da novello direttore sportivo. «Il club vive in simbiosi con la città. Non ce ne sono così tanti di luoghi in giro per l’Italia, nonostante c’è passione per la pallacanestro un po’ ovunque. Quello di Reggio Emilia è un modo di essere, tu puoi essere chiunque: un tifoso, un dirigente, un giocatore delle giovanili o uno sponsor, ma sei Reggio Emilia».

«Ho scelto la Reggiana - ha proseguito Frosini -, perché per esigenze personali dovevo riavvicinarmi alla mia famiglia. Cercavo un club con la giusta situazione, dove si potesse giocare una pallacanestro di un certo livello con un progetto serio. È stata la prima volta che non sono passato per il mio procuratore, ma ho telefonato direttamente il capo allenatore che era Alessandro Ramagli. Gli ho detto che sapevo stessero cercando il quarto lungo, e mi sono così proposto. Lui mi rispose che non sarei stato un rincalzo, ma il titolare. A me poco interessava in quel momento, volevo solo continuare a giocare arrivato alla soglia dei 37 anni. La trattativa si concluse con quella stessa chiacchierata».

È così che nasce la sua avventura a Reggio Emilia, in un club serio ed ambizioso con la voglia di ritornare in serie A e che poi è arrivato a giocarsi due finali scudetto consecutive, nel 2015 e 2016. «Dopo due anni da giocatori ho proseguito per altri nove da direttore sportivo. Anche nella nuova veste la cosa è nata strada facendo, con alcuni incastri che mi hanno favorito. E posso dire che negli ultimi sei mesi della mia carriera ho rivestito praticamente entrambi i ruoli, grazie anche al rapporto instaurato con Dalla Salda, e - ha concluso Frosini - in una stagione molto difficile in cui la squadra si salvò all’ultima giornata».

Non solo il sogno scudetto, negli anni sono stati tanti i giovani formatisi in biancorosso. La lista, piuttosto lunga, comprende alcuni come Nicolò Melli, Angelo Gigli, Federico Mussini, Giovanni Pini, Riccardo Cervi, Momo Diouf. Negli anni 2000, nell’Italbasket del ct Carlo Recalcati, giocavano quattro giocatori passati per Reggio Emilia: oltre a Basile e Gigli, Marco Mordente e Giorgio Boscagin. E addirittura, nella stagione 2014-15, la Reggiana guidata da coach Max Menetti in panchina e Andrea Cinciarini in campo, è stata l’unica società di serie A ad avere il minutaggio degli italiani superiore a quello degli stranieri.

L’ultimo prospetto lanciato la passata stagione è Momo Faye. «Sono arrivato a Reggio Emilia che conoscevo poco, solo quello che mi hanno raccontato, soprattutto di come lavorano con i giovani per farli crescere e diventare professionisti. Sono stato subito ben accolto, mi sono adattato alla città ed alle persone. Tutti mi hanno aiutato con la scuola e ad imparare l’italiano».

«Sulla storia del club ovviamente non so tutto, ma mi sono informato il più possibile. Sono attratto dai tanti giocatori famosi che hanno giocato a Reggio Emilia, come Amedeo Della Valle, Achille Polonara, e questo mi trasmette le motivazioni di dare ancora di più. Mi piacciono tanto i tifosi, che sono molto attaccati al basket, ed ogni sabato o domenica vengono numerosi al palazzetto. Questo è fantastico, perché anche quando ti incontrano in giro per la città - ha concluso Faye - ti dimostrano tutto il loro affetto».

In questi 50 anni, comun denominatore è stato il PalaBigi, il palazzo che ha visto la crescita e l’evoluzione della società. «È il punto fermo dell’attività e dei tifosi - ha commentato Montecchi -. Immagino che le proprietà che si sono succedute nel corso degli anni non siano così d’accordo, perché con un impianto più grande si sarebbe potuto avere un altro respiro. Però un palazzetto così, anche se vintage, acquisisce un grande fascino».

«Il PalaBigi è un’istituzione, e anche se ormai molto datato seppur ristrutturato ed ampliato, continua a svolgere quel ruolo di fortino per la squadra - ha detto Frosini -. Rappresenta la grande forza della società ma anche un limite, perché nel momento in cui siamo riusciti ad arrivare a livelli altissimi giocandoci le finali scudetto, aver avuto l’opportunità di giocare in un impianto con maggiore capacità avrebbe fatto sì che l’evento fosse seguito da molte più persone».

«L’unica cosa che posso augurare alla Reggiana, oltre ad altri cinquant’anni di attività - ha concluso Montecchi -, è di riuscire in quel miracolo soltanto sfiorato di vincere almeno uno scudetto che sarebbe un fiore all’occhiello per tutti i reggiani». Stesso pensiero anche per Prandi, che c’ha tenuto a sottolineare come le «le proprietà che si sono succedute siano state sempre reggiane. E quest’ultima con Veronica Bartoli è illuminata per la nascente ‘Casa biancorossa’».

Italbasket, la prima ufficiale al PalaBigi contro l’Islanda

Come omaggio per i 50 anni di storia della Pallacanestro Reggiana, la Fip ha indicato come sede di gioco della prossima partita dell’Italbasket proprio Reggio Emilia, a distanza di 24 anni dall’ultima apparizione. Gli azzurri del ct Gianmarco Pozzecco sfideranno l’Islanda al PalaBigi, lunedì 25 novembre 2024. Si tratta della quarta partita del girone di qualificazione all’Eurobasket 2025. La nazionale ha già messo in carniere due vittorie nella finestra dello scorso febbraio, con la Turchia per 87-80 a Pesaro, e in Ungheria per 62-83. Prima della gara di Reggio Emilia, gli azzurri giocheranno in Islanda, a Reykjavík, il 22 novembre 2024. Al PalaBigi si tratta della prima partita ufficiale della nazionale, che aveva disputato due amichevoli in passato. Il 6 gennaio 1978, con la Turchia per la Coppa Decio Scuri (107-77 per gli azzurri); e il 26 febbraio 2000, con la Francia, altra vittoria per 69-65.


* per la rivista Basket Magazine

mercoledì 22 gennaio 2020

Il giramondo - Mekel...angelo, il re degli assist

Cresciuto nelle giovanili del Maccabi, ha poi vinto per due volte il titolo israeliano soffiandolo al club di Tel Aviv
Mekel...angelo, il re degli assist
Ha giocato in sei Paesi diversi, due produttive stagioni in Ncaa, due anni in Nba



di Giovanni Bocciero*



UN AUTENTICO GIRAMONDO che anche attraverso la pallacanestro ha potuto dare sfogo ad uno dei suoi maggiori hobby, quello di viaggiare. Gal Mekel da Ramat HaSharon, classe 1988, ha militato in tanti campionati diversi e vissuto esperienze così differenti l’una dall’altra che lo si potrebbe quasi definire un cittadino del mondo. Ma non mettente in dubbio il suo attaccamento per la Nazionale, perché lui è un israeliano orgoglioso.
Cresciuto in una famiglia molto numerosa (ha quattro fratelli e due sorelle, ndr), sin da adolescente alla Alliance High School di Tel Aviv ha praticato diversi sport, come il basket ed il tennis. Il primo è poi diventato il suo lavoro, il secondo solo un passatempo estivo. La scelta di dedicarsi completamente alla pallacanestro è stata una normale conseguenza dei primi successi raggiunti con la palla a spicchi tra le mani. Mettendosi in mostra prima tra le fila dell’Hapoel Tel Aviv e poi dell’A.S. Ramat HaSharon ha attirato l’attenzione del colosso israeliano Maccabi, col quale a 17 anni ha messo in bacheca il titolo del campionato giovanile 2005/06. Contemporaneamente iniziava ad essere anche un perno della formazione under 18 dell’Israele, con la quale al prestigioso torneo Albert Schweitzer si è fatto conoscere al mondo intero. Dall’altra parte dell’oceano ha fatto clamore la sua prestazione da 29 punti e 6 assist realizzata contro l’equipe statunitense, e così diversi college si sono fatti avanti offrendogli una borsa di studio. Providence, Southern California ma soprattutto Wichita State. Ha accettato l’offerta di quest’ultima, e con gli Shockers ha disputato due stagioni in Ncaa che sono state altamente formative in ambito sociale, culturale e cestistico. Non a caso ancora oggi la reputa una dei momenti decisivi della sua carriera. «La decisione di andare a giocare in un college americano - ha recentemente dichiarato Mekel in una intervista -, dopo aver militato nelle giovanili del Maccabi, credo sia stato il modo migliore per attenuare l’impatto nel passaggio dalle giovanili al professionismo. Oltre ad essere stata una grande esperienza, personalmente mi ha molto aiutato e credo che per chiunque sia una scelta da fare».

UN RAGAZZO INCONTENTABILE. In oltre dodici anni di carriera ha giocato in sei paesi diversi perché essendo uno che non si accontenta facilmente spesso e volentieri ha deciso di cambiare casacca anche a stagione in corso. Lo ha fatto per avere maggiore spazio ma anche per accettare sfide che in pochi si sarebbero sognati di affrontare. Come quando appena ritornato dall’esperienza negli Stati Uniti ha richiesto in ben due circostanze di essere ceduto alla dirigenza del Maccabi Tel Aviv. Era insofferente all’idea di giocare poco e sapeva di poter dare tantissimo. Così la società lo ha prestato all’Hapoel Gilboa, e lì ha praticamente fatto sfracelli. Nel 2009 ha vinto il premio di giovane promessa del campionato israeliano, mentre nel 2010 ha trascinato la squadra al titolo nazionale battendo in finale proprio il Maccabi, con cui aveva iniziato la stagione. Un anno dopo, pur senza riuscire a ripetersi col Gilboa ha vinto il premio di Mvp del campionato.
Re degli assist, Gal Mekel un playmaker di valore internazionale
A 23 anni è arrivato per la prima volta in Italia, a Treviso, e dopo una stagione sembrava essere arrivato il momento giusto per provare a solcare di nuovo l’oceano. C’era stato un abboccamento con gli Utah Jazz, ma poi ha deciso di firmare con il Maccabi Haifa e miglior scelta non poteva fare. La squadra era ambiziosa e Mekel si è rivelato la ciliegina sulla torta. Da incorniciare la sua prestazione da 21 punti e 7 assist che ha fatto registrare nella finale del campionato ancora contro il Maccabi, che è valsa titolo e di nuovo premio di Mvp. La maggior parte dei buoni giocatori israeliani giocano almeno qualche anno col blasonato Maccabi di Tel Aviv, lui invece si è rivelato una sorta di nemico pubblico. «Ho sempre voluto giocare per squadre che mi dessero fiducia - ha continuato a rivela Mekel -. Non accade spesso che il Maccabi non vinca il campionato israeliano, ed è stato incredibile batterlo due volte con due squadre diverse. È stato qualcosa di veramente fantastico, che ha dato speranza agli altri giocatori che il Maccabi non è l’unico posto dove giocare e che ci sono altri ottimi club in Israele. Purtroppo a volte le cose nella vita semplicemente non funzionano, e il destino ha voluto che io e il Maccabi non fossimo fatti l’uno per l’altra».
Dopo l’impresa con il Maccabi Haifa è approdato in Nba diventando il secondo giocatore israeliano di sempre a giocare nel campionato statunitense dopo Omri Casspi. Prima ha indossato la casacca dei Dallas Mavericks e poi quella dei New Orleans Pelicans. Ma purtroppo nella lega americana non gli è andata bene, e così nel febbraio del 2015 è ritornato in Europa per vestire prima la maglia dei russi del Nizhny Novgorod e poi quella dei serbi della Stella Rossa. A gennaio del 2016 si è trasferito di nuovo, firmando per la terza volta con il Maccabi Tel Aviv, con cui, questa volta, ha vinto la Coppa d’Israele nel 2016 e nel 2017. È stato poi ingaggiato dal Gran Canaria, l’anno dopo dallo Zenit San Pietroburgo, e l’estate scorsa è tornato in Italia.

NUOVI E VECCHI RECORD. Da come si evince, la carriera di Mekel è stata segnata da alcune prestazioni che ne hanno tracciato il percorso di crescita. Da israeliano orgoglioso ha sempre risposto presente alla chiamata della Nazionale disputando quattro edizioni dell’Europeo e venendo insignito nell’ultima competizione del grado di capitano. «Abbiamo una grande tradizione - ha dichiarato il giocatore -, e per me rappresentare la mia nazione è un onore». La gara perfetta con Israele l’ha giocata nel 2014, in occasioni delle qualificazioni all’Eurobasket contro Montenegro. Chiuse con una tripla-doppia da 14 punti, 11 rimbalzi e 11 assist che negli Stati Uniti gli valse il soprannome di “Mekelangelo”. Una partita a tuttotondo che non ha fatto altro che sottolineare le sue principali caratteristiche di giocare completo: realizzatore mortifero e passatore geniale. Proprio come quelli che sono stati i suoi modelli. Da giovane cercava di imitare Sarunas Jasikevicius, col quale può senz’altro condividere la poca fortuna in Nba; poi è rimasto incantato da Steve Nash che ha avuto l’occasione di seguire da vicino quando è stato in America. «Giocava nel mio ruolo ed era molto creativo. Mi ha senz’altro ispirato come giocatore».
Alcune settimane fa con la Pallacanestro Reggiana ha smazzato ben 14 assist nella vittoria contro Cremona, così da riscrivere il record della società e iscrivendosi di diritto nella sua storia. Con quella performance si è avvicinato al suo record personale di 16 stabilito nel 2016 con il Maccabi. Ma certamente quelle cestistiche sono qualità non superiori a quelle umane. A Reggio Emilia infatti lo stanno iniziando a conoscere anche come la persona magnifica che è fuori dal campo, e questo logicamente non può che far piacere. Con quella faccia d’angelo che si ritrova ha addirittura intrapreso una breve carriera da modello per la casa di moda israeliana Renoir. Imbeccato dalla moglie Danyelle Sims (figlia dell’ex cestista Willie Sims, ndr) che fa invece la modella per mestiere, si è cimentato in questa esperienza. «Sono stati due anni molto divertenti - ha rivelato Mekel - che mi sono piaciuti tanto». Questo dimostra che non ha certamente paura dei riflettori, deve solo trovare l’ambiente giusto dove emergere. E sin qui, con la maturità raggiunte, Reggio Emilia lo può diventare.




* per la rivista BASKET MAGAZINE

venerdì 12 ottobre 2018

Non è mondo per giovani. Sono 18 gli U22 nei roster di serie A

Troppo esiguo il numero degli under aggregati alle prime squadre, è necessario un cambio di rotta

Sono appena dieci i ventenni nei roster di serie A

Tra i vice campioni del mondo del 2017, solo Okeke, Mezzanotte e Pajola trovano posto nelle squadre del massimo campionato. Sono 18 gli under 22


di Giovanni Bocciero*



Questo campionato non è per gli italiani, a maggior ragione se giovani. Se stessimo scrivendo un poema cestistico potrebbe essere questa la giusta locuzione introduttiva. Come un cane che si morde la coda torniamo sul problema dello scarso utilizzo dei nostri giovani in serie A. Un trend che si riflette sulla nazionale tanto che il ct Meo Sacchetti per le ultime convocazioni è stato costretto ad attingere anche dal campionato di A2. Numeri davvero esigui quelli che raccontano di appena dieci under 20 aggregati ai roster, meno di uno a squadra. Numeri che prendono più corpo se allarghiamo il range agli under 22, salendo così a 18 elementi. Un dato comunque insufficiente per un movimento che deve inesorabilmente ripartire dalla linea verde.
ANDREA MEZZANOTTE, NEO ACQUISTO DI TRENTO
IN MAGLIA AZZURRA AL MONDIALE U19 DEL 2017
Anche nella pallacanestro come nel mondo del lavoro sembra che i giovani per realizzarsi e trovare spazio decidano di emigrare. Basti pensare che quest’anno saranno 17 gli azzurri che giocheranno negli Stati Uniti tra Ncaa e junior college. Non a caso la federazione ha avviato una collaborazione con Riccardo Fois, assistant coach di Gonzaga University, per monitorare tutti questi ragazzi oltreoceano. Certamente sarà un’esperienza che li arricchirà tecnicamente quanto umanamente, con la speranza che al loro ritorno possano rinvigorire le fila della nazionale.
Fa male però constatare che dell’Italia under 19 vice campione del mondo due stagioni fa, solo in tre militano in massima categoria. Stiamo parlando dei classe ‘98 David Okeke a Torino, elogiato da coach Larry Brown come possibile prospetto Nba, e Andrea Mezzanotte a Trento che assaporerà per la prima volta la massima serie dopo anni di gavetta a Treviglio; e del classe ’99 Alessandro Pajola a Bologna che cercherà di conquistare quanti più minuti possibili. Questi atleti insieme a Leonardo Candi (classe ‘97) sono tra i favoriti a succedere come miglior under 22 del campionato a Diego Flaccadori, unico capace di vincere tre volte il premio.
MATTEO SPAGNOLO, PROSPETTO DEL 2003
TRASFERITOSI IN ESTATE AL REAL MADRID
E gli altri giovani italiani? Ci si attende l’exploit da Riccardo Bolpin (altro ‘97) ritornato in A a Pistoia, mentre può trovare spazio e far bene il 2000 Luca Conti passato in estate da Trento a Pesaro. Poi bisogna purtroppo guardare all’A2 o addirittura all’estero. Nel secondo campionato militano i vari classe ’98 Tommaso Oxilia, Lorenzo Bucarelli, Lorenzo Penna, Riccardo Visconti, e i 2000 Mattia Palumbo, Matteo Laganà e Federico Miaschi, ai quali però nessuno ha voluto offrire un posto e dei minuti importanti in serie A. Mentre invece rivolgendoci all’estero ci sono tre dei nostri migliori under 18: i 2002 Sasha Grant al Bayern Monaco e Lorenzo Guerrieri al Barcellona, e il 2003 Matteo Spagnolo al Real Madrid. E non fa sorridere che in Italia solo Pesaro ha aggregato alla prima squadra il 2001 Nicolas Alessandrini.
Questi giovani espatri sono segno che i nostri allenatori sono preparati e competenti nel formare i talenti, ma devono anche trovare il coraggio di metterli in campo e non farli svernare tra giovanili e categorie minori. Il gap con le altre nazioni è proprio che i pari età stranieri hanno più minuti da “pro” nelle gambe. Ad esempio in Francia giocatori poco più che ventenni sono già i leader delle proprie squadre e si dichiarano con cognizione per il draft Nba, per non parlare degli atleti dell’Est Europa che rimpinguano club di ogni paese, compresi quelli italiani.


LE NOMINATION DI BM - I TOP 5
1) Leonardo Candi - Grissin Bon R. Emilia - play - 21 anni - 190 cm
2) Alessandro Pajola - Segafredo Bologna - play - 19 194 cm
3) David Okeke - Auxilium Torino - ala - 20 - 203 cm
4) Andrea Mezzanotte - Dolomiti Energia Trento - ala - 20 - 208 cm
5) Luca Conti - Victoria Libertas Pesaro - ala - 18 - 195 cm



* dalla rivista BASKET MAGAZINE

giovedì 29 settembre 2016

Serie A: Power Ranking 2016/17

Di seguito il Power Ranking della Lega Basket Serie A per la stagione 2016/17 che è ormai alle porte.


di Giovanni Bocciero


1- OLIMPIA MILANO
Roster: Ricky HICKMAN, Andrea Cinciarini, Mantas Kalnietis, Krunoslav Simon, Bruno Cerella, Zoran DRAGIC, Andrea LA TORRE, Alessandro Gentile, Rakim Sanders, Awudu ABASS, Simone FONTECCHIO, Davide PASCOLO, Jamel McLean, Milan Macvan, Miroslav RADULJICA.
Quintetto: Kalnietis; Dragic; Gentile; Pascolo; Raduljica.
Allenatore: Jasmin Repesa.

Quella che ha tra le mani il tecnico croato Jasmin Repesa è una vera e propria corazzata, costruita per stravincere tra i confini italici ma soprattutto per competere in quelli europei. Milano quest'anno non ha davvero scusanti con un roster da quindici giocatori che possono tranquillamente scendere in campo, ed una matrice italiana che finalmente fa sospirare. Soltanto la lunga stagione, tra partite (60 quelle sicure) e trasferte, può logorare questa squadra che comunque ha tutte le risorse umane necessarie.

La rinascita: È quella che dovrà avere Alessandro Gentile, il cui rapporto con i vertici dell'Olimpia sembra essersi incrinato. L'aver perso i gradi di capitano e le continue critiche del presidente Livio Proli devono tramutarsi in benzina nel cuore del figlio d'arte, che dovrà riprendersi le "scarpette rosse" sul rettangolo di gioco.

2- REYER VENEZIA
Roster: MarQuez HAYNES, Ariel FILLOY, Stefano Tonut, Riccardo Visconti, Tyrus MCGEE, Jeff Viggiano, Melvin Ejim, Michael Bramos, Hrvoje Peric, Tomas Ress, Benjamin Ortner, Jamelle HAGINS.
Quintetto: Haynes; Tonut; Bramos; Peric; Hagins.
Allenatore: Walter De Raffaele.

Una delle formazioni che ha cambiato meno, decidendo di ripartire dallo zoccolo duro per avere una continuità di risultati, come quelli che gli uomini di coach De Raffaele hanno certamente raccolto nella semifinale scudetto persa contro Milano. Il reparto che si è completamente rifatto il look è la cabina di regia, dove sono arrivati Haynes e Filloy. Altri piccoli accorgimenti si sono avuti nel reparto esterni con l'inserimento del tiratore McGee ed in quello interno con l'aggiunta del pivot Hagins.

La consacrazione: C'ha messo poco per digerire il passaggio dall'A2 alla Serie A, facendosi subito notare anche dal Ct Messina che l'ha selezionato per il Preolimpico. Adesso Venezia punterà ancor più forte su di lui, Stefano Tonut, che oltre al quintetto dovrebbe avere anche delle responsabilità.

3- SCANDONE AVELLINO
Roster: Joe Ragland, Marques Green, Fabio INCARNATO, Retin OBASOHAN, Adonis THOMAS, Giovanni Severini, Levi RANDOLPH, Salvatore Parlato, Claudio Strumia, Maarten Leunen, Andrea ZERINI, Kyrylo FESENKO, Marco CUSIN.
Quintetto: Ragland; Randolph; Thomas; Leunen; Fesenko.
Allenatore: Pino Sacripanti.

Si sarebbe voluto confermare gran parte del gruppo dello scorso anno, ma il mercato ha fatto intraprendere una strada diversa alla dirigenza della Scandone che ha comunque allestito un roster capace di ben figurare in campionato e negli impegni europei. La squadra sembra essere affidata completamente a Ragland, che sin dalla Supercoppa ha dimostrato di non temere alcuna pressione. La coppia Fesenko-Cusin è più di una garanzia nel pitturato, con solidità e fisicità.

La scommessa: Ha fatto un'ottima impressione Retin Obasohan, giocatore di qualità e di quantità, che sa rendersi utile sia in attacco che in difesa. Fisico forte e robusto per l'ex Alabama a discapito degli esterni avversari, a cui abbina tanta caparbietà e delle letture di gioco che sembrano quasi passare inosservate.

4- PALLACANESTRO REGGIO EMILIA
Roster: Andrea De Nicolao, Derek Needham, Stefano Gentile, Amedeo Della Valle, Pietro Aradori, Arturs Strautins, Achille Polonara, Delroy JAMES, Sava LESIC, Riccardo Cervi.
Quintetto: De Nicolao; Della Valle; Aradori; Polonara; Cervi.
Allenatore: Massimiliano Menetti.

L'addio dei lituani Kaukenas e Lavrinovic ha evidentemente aperto delle brecce nel solido telaio reggiano che, con il mercato, non sono state affatto riempite. Il figliol prodigo Riccardo Cervi sarà una presenza in area, così come Delroy James non farà mancare altrettanto dinamismo ed anche qualche bella iniziativa offensiva al reparto lunghi. Nonostante ciò, Reggio Emilia sembra aver fatto un passo indietro anche se resta un progetto che in tanti club dovrebbero perseguire.

La conferma: Viene da un'ottima annata in cui ha messo insieme numero molto interessanti. Adesso, però, Riccardo Cervi deve confermare di essere un assoluto fattore nell'area dei tre secondi tanto in attacco, dove ha fatto vedere grandi miglioramenti già ad Avellino, quanto in difesa, dove qualche ingenuità ancora la commette.

5- AQUILA TRENTO
Roster: Aaron CRAFT, Toto Forray, David LIGHTY, Andrea BERNARDI, Diego Flaccadori, Riccardo MORASCHINI, Betinho GOMES, Dustin HOGUE, Isacco LOVISOTTO, Filippo Baldi Rossi, Luca Lechthaler, Johndre JEFFERSON.
Quintetto: Craft; Lighty; Gomes; Hogue; Jefferson.
Allenatore: Maurizio Buscaglia.

La Trento dei miracoli agli ordini di coach Maurizio Buscaglia sembra essersi esaurita, e così come è giusto che sia sembra essere iniziato un nuovo ciclo. Solita formula del 5+5 con tanto spazio agli italiani, da Diego Flaccadori in rampa di lancio a Riccardo Moraschini che dopo essersi riciclato in A2 ritorno in massima serie per dimostrare il suo valore. Americani di qualità e di sostanza, come sono abituati ad ammirare a quelle latitudini, con Dustin Hogue che sarà da tenere d'occhio.

La chiave: Lo è sempre stato nelle squadre in cui ha militato, sia al college con Ohio State che da professionista in D-League. Trento non potrà che prescindere dal suo nuovo playmaker Aaron Craft, tanto fosforo al servizio dei compagni che dovranno prenderlo come esempio per l'impegno difensivo che c'ha sempre messo.

6- DINAMO SASSARI
Roster: Darius JOHNSON-ODOM, Rok Stipcevic, Lorenzo D’Ercole, Diego MONALDI, Trevor LACEY, Josh CARTER, Michele EBELING, Giacomo Devecchi, Brian Sacchetti, Dusko SAVANOVIC, Gabriel OLASENI, Tautvydas LYDEKA.
Quintetto: Johnson-Odom; Lacey; Carter; Savanovic; Olaseni.
Allenatore: Federico Pasquini.

Grande rivoluzione per la Dinamo che prova a mettersi completamente alle spalle l'ultima deludente stagione per ritornare a competere ad alti livelli. Gli unici confermati sono quelli della vecchia guardia che dovranno fare da ciceroni ai nuovi nell'ambiente sassarese, che ha cercato di guardare anche al futuro con gli ingaggi dei promettenti Michele Ebeling e Diego Monaldi. Darius Johnson-Odom e Tautvydas Lydeka, invece, possono essere una garanzia per il nostro campionato anche se si devono trovare i giusti equilibri.

La continuità: È quella che servirà al centro inglese Gabriel Olaseni per esprimersi al meglio in maglia Dinamo. All'università con Iowa ha dimostrato di possedere una grande etica del lavoro che gli ha permesso di migliorare anno dopo anno conquistando sempre più spazio ed aumentando la fiducia.

7- AUXILIUM TORINO
Roster: Giuseppe POETA, Chris WRIGHT, Donato VITALE, Davide PARENTE, Mirza ALIBEGOVIC, Tyler HARVEY, Deron WASHINGTON, Valerio MAZZOLA, Jamil WILSON, David OKEKE, Abdel FALL, D.J. White.
Quintetto: Wright; Harvey; Washington; Wilson; White.
Allenatore: Frank Vitucci.

Tabula rasa in quel di Torino dopo la faticosa salvezza conquistata l'anno scorso. Data fiducia a coach Frank Vitucci, si è confermato uno dei migliori giocatori dell'intero campionato come D.J. White. Sono state poi inserite nello scacchiere diverse pedine che in un modo o in un altro faranno al caso della squadra, come l'esperienza di Giuseppe Poeta, l'equilibrio di Deron Washington, la solidità di Valerio Mazzola e la sfrontatezza di Mirza Alibegovic.

La sorpresa: Appuntatevi il suo nome perché, se tutto andrà per il verso giusto, lo si vedrà presto in palcoscenici di tutt'altra importanza. Tyler Harvey si appresta ad affrontare questa stagione con il piglio di chi vuol far rivedere le performance balistiche avute ad Eastern Washington e che hanno attirato la NBA.

8- PALLACANESTRO VARESE
Roster: Eric MAYNOR, Aleksa AVRAMOVIC, Massimo BULLERI, Melvin JOHNSON, Daniele Cavaliero, Giancarlo Ferrero, Christian EYENGA, Kristjan Kangur, Matteo CANAVESI, Luca Campani, O.D. ANOSIKE, Norvel PELLE.
Quintetto: Maynor; Johnson; Eyenga; Kangur; Anosike.
Allenatore: Paolo Moretti.

Tra giocatori confermati, cavalli di ritorno e volti completamente nuovi, Varese aspira a conquistare un posto, forse l'ultimo a disposizione, per disputare i playoff. La principale certezza è il tecnico Paolo Moretti, che di anno in anno sta certificando la sua fama. Certo, forse il roster aveva bisogno di una maggiore qualità soprattutto tra le riserve, ma il materiale su cui lavorare non è affatto malvagio considerando anche l'impegno di coppa.

L'opportunità: Giocatore a tutto tondo che può però pagare lo scotto della sua prima vera esperienza a livello professionistico. Ma Melvin Johnson ha fatto vedere cose incredibili a Virginia Commonwealth, e se messo nel contesto giusto, potrà certamente replicarle senza troppi problemi.

9- PISTOIA BASKET
Roster: Ronald Moore, David Reginald COURNOOH, Corey HAWKINS, Brandon SOLAZZI, Eric Lombardi, Terran PETTEWAY, Marcus Thornton, Michele Antonutti, Marco Di Pizzo, Nathan BOOTHE, Daniele MAGRO.
Quintetto: Moore; Hawkins; Petteway; Thornton; Boothe.
Allenatore: Vincenzo Esposito.

Ripetere lo straordinario inizio di stagione scorso rappresenta quasi un miracolo, però neppure la striscia negativa del girone di ritorno è una buona fotografia per descrivere Pistoia. Tra conferme e nuovi arrivi anche in questa situazione la certezza è seduta in panchina, ovvero coach Vincenzo Esposito. Sarà interessante vedere quanto spazio riusciranno a conquistarsi gli italiani David Cournooh, Daniele Magro ed Eric Lombardi ancora in forte crescita.

Il cambio: Si è passati da un pivot come Alex Kirk ad un esterno come Terran Petteway, che a Nebraska ha fatto vedere delle qualità non indifferenti da leader. Senza ombra di dubbio sarà proprio l'ala piccola che ha fatto intravedere sprazzi di talento puro la chiave per i toscani.

10- PALLACANESTRO CANTÙ
Roster: Zabian DOWDELL, Marco Laganà, Vaidas KARINIAUSKAS, Salvatore PARRILLO, Fran PILEPIC, Tremmell DARDEN, Craig CALLAHAN, JaJuan Johnson, Romeo TRAVIS, Gani LAWAL, Francesco QUAGLIA.
Quintetto: Dowdell; Pilepic; Darden; Johnson; Lawal.
Allenatore: Rimas KURTINAITIS.

È stata un'estate dalle promesse disattese dal patron Dmitrij Gerasimenko, con ogni tipo di trattativa durata un'eternità. A cominciare dall'allenatore, dato che con tutto il rispetto per Rimas Kurtinaitis stiamo pur sempre parlando del ripiego del ripiego. E poi tutti i giocatori ingaggiati, o quasi, sono praticamente delle seconde linee. Valutando il roster attuale comunque, si dovrebbe rimanere nel limbo di chi punta ai playoff ma sembra non avere tutte le carte in regola per riuscire a centrare l'obiettivo.

L'atletismo: Se c'è un fattore su cui Cantù deve battere ferro, è proprio l'atletismo che si ritrova con la coppia formata da JaJuan Johnson e Gani Lawal. I due giocatori potranno letteralmente dominare nell'area pitturata concedendo dei vantaggi al gioco della squadra.

11- NEW BASKET BRINDISI
Roster: Nic MOORE, Marco SPANGHERO, A.J. ENGLISH, Matteo De Gennaro, Durand Scott, Marco Cardillo, Daniel DONZELLI, Giorgio SGOBBA, Kris JOSEPH, Amath M’BAYE, Robert Lawrence CARTER, Danny AGBELESE.
Quintetto: Moore; English; Joseph; M’Baye; Carter.
Allenatore: Meo SACCHETTI.

Brindisi vuole rilanciarsi dopo il cambio della guardia in panchina, ma per il momento la squadra di coach Meo Sacchetti alla vigilia dell'esordio in campionato sembra ancora un cantiere aperto. L'ossatura della squadra è stata tirata su per rispecchiare quello che è il credo del proprio allenatore, ovvero tanta corsa e tiri a raffica dalla lunga distanza. Da qui a valutare i pugliesi una contendente per la post season, però, ne deve passare di acqua sotto i ponti.

La regia: Sarà senza dubbio l'ago della bilancia, e porta il nome e cognome di Nic Moore, uno che ha la giusta leadership ed anche le capacità tecniche per sobbarcarsi tale peso. Uscito da Southern Methodist sotto la guida di un guru assoluto come Larry Brown, gli spetta il compito far quadrare i conti.

12- VUELLE PESARO
Roster: Marcus THORNTON, Ryan HARROW, Alessandro CASSESE, Brandon FIELDS, Marco Ceron, Simas JASAITIS, Michele Serpilli, Donatas ZAVACKAS, Giulio Gazzotti, Jarrod JONES, Landry NNOKO.
Quintetto: Thornton; Fields; Jasaitis; Zavackas; Jones.
Allenatore: Piero BUCCHI.

Nuovo corso sulla costa adriatica grazie all'arrivo di coach Piero Bucchi, ma essendo soltanto all'inizio i risultati non dovrebbero arrivare a breve termine. Si è cercato di allestire un roster che alla fisicità e la creatività degli americani guidati da Marcus Thornton affiancasse l'esperienza è la solidità di giocatori dell'est come Simas Jasaitis e Donatas Zavackas. Rispetto alle consuetudini degli ultimi anni si spera che questa stagione la salvezza venga raggiunta molto prima.

Il centro: Nelle rotazioni dovrebbe partire riserva, ma se tutto andrà come ci si aspetta, il camerunense Landry Nnoko dovrebbe metterci poco a prendersi il ruolo da titolare. Un'animale - nel senso buono del termine - l'ex Clemson pronto a svettare in rimbalzi e stoppate.

13- JUVE CASERTA
Roster: Marco Giuri, Edgar SOSA, Joshua BOSTIC, Darryl JACKSON, Daniele Cinciarini, Viktor Gaddefors, Dario CEFARELLI, Raphiael PUTNEY, Aleksander CZYZ, Mitchell WATT, Nika Metreveli.
Quintetto: Sosa; Jackson; Bostic; Putney; Watt.
Allenatore: Sandro Dell'Agnello.

Squadra rivisitata per metà ma che prova a ricominciare da alcune certezze, la difesa certamente, anche se l'estate è stata condizionata più per le vicende legate alla cessione della società. A uomini come Daniele Cinciarini e Viktor Gaddefors sono stati aggiunti elementi dal sicuro utilizzo come Aleksander Czyz, mentre Raphiael Putney e Mitchell Watt rappresentano due valide scommesse che se vinte potrebbero addirittura far svoltare la stagione ai casertani. Per il momento restano tra i team che sono in fondo alla classifica.

Il leader: C'è poco da girarci intorno, Edgar Sosa sarà il lider maximo della formazione, il giocatore da cui ci si aspetta la giocata vincente ma allo stesso tempo una continuità che rappresenta un po' il suo tallone d'Achilli. Se riuscirà a superare queste difficoltà per Caserta metà del lavoro sarà già compiuto.

14- BASKET CREMONA
Roster: Andrea AMATO, Tu HOLLOWAY, Gabe YORK, Elston Turner, Fabio Mian, Dario Boccasavia, Petar Jovanovic, Omar THOMAS, TaShawn THOMAS, Jakub WOJCHIECHOWSKI, Raphael Gaspardo, Paul Biligha.
Quintetto: Holloway; Turner; O. Thomas; T. Thomas; Biligha.
Allenatore: Cesare Pancotto.

Cammino all'indietro per la grande sorpresa dell'ultimo campionato, Cremona, che ha smantellato lo starting five che tante soddisfazioni ha regalato ai propri tifosi. Solida la panchina di coach Cesare Pancotto a cui molto probabilmente saranno perdonati degli errori, come ad esempio l'aver allestito un reparto lunghi piuttosto leggerino con il solo Paul Biligha. Sugli esterni invece c'è molta abbondanza di tiratori che se in giornata, possono mettere in grande difficoltà qualsiasi avversaria, pure la corazzata Milano come nel primo tempo della Supercoppa.

Il tiratore: In una batteria molto profonda di cecchini, spicca il rookie Gabe York le cui qualità balistiche sono eccezionali. In una squadra collegiale molto ambiziosa come Arizona, la sua capacità nell'aprire le scatole difensive è stata determinante in precisi momenti. Sarà lo stesso a Cremona?

15- LEONESSA BRESCIA
Roster: Luca VITALI, Marco Passera, Michele VITALI, Lee MOORE, Franko Bushati, David Moss, Marcus LANDRY, Davide Bruttini, Alessandro Cittadini, Jared BERGGREN.
Quintetto: L. Vitali; Moore; Moss; Landry; Berggren.
Allenatore: Andrea Diana.

La neopromossa ha allestito un roster che rappresenta un bel mix tra i protagonisti della promozione e giocatori esperti della categoria con un forte nucleo italiano. Tra le fila bresciane spicca comunque Marcus Landry, fratello del ben più noto Carl, che ha avuto una carriera sfortunata a livello NBA, ma che qui in Italia potrà rivelarsi un giocatore di primo livello. L'unico difetto è l'età media piuttosto altina ed una propensione agli infortuni che potrebbe creare non pochi problemi a coach Andrea Diana.

Il veterano: Da Luca Vitali ad Alessandro Cittadini, ci sono molti veterani, ma su tutti spicca l'ego di David Moss ed il suo ricco palmares. Dopo essere rimasto senza squadra, ha saputo riciclarsi in A2 aspettando la piazza giusta e portando il vissuto necessario. Sarà ancora decisivo?

16- ORLANDINA BASKET
Roster: Bruno FITIPALDO, Tommaso Laquintana, Drake DIENER, Janis BERZINS, Vojislav Stojanovic, Dominique ARCHIE, Zoltan Perl, Sandro Nicevic, Antonio IANNUZZI, Mario DELAS.
Quintetto: Fitipaldo; Diener; Stojanovic; Archie; Delas.
Allenatore: Gennaro Di Carlo.

Capo d'Orlando è attualmente la principale candidata a salutare la classe, in virtù di un roster che possiede poca qualità e poca sostanza. Escluse alcune eccezioni come, ad esempio, il redivivo Drake Diener. Evidentemente si cercherà di lanciare definitivamente i giovani talenti Tommaso Laquintana, Vojislav Stojanovic e Zoltan Perl. Altri giocatori, invece, sono completamente da scoprire in corso d'opera. La sensazione, comunque, è che strada facendo coach Gennaro Di Carlo avrà bisogno di un colpo alla Ryan Boatright per cercare di lottare sino alla fine per la permanenza in massima serie.

L'esterno: Cosa ci faccia in Sicilia non è ancora dato saperlo, ma il lettone Janis Berzins si candida certamente a poter essere una lieta sorpresa del prossimo campionato italiano. Giovane, qualitativo, con esperienza, solido, ha tutto per ergersi a miglior giocatore della sua squadra.

domenica 26 giugno 2016

IL FUTURO. Ale Gentile all’esame di maturità

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 27/06/2016

IL FUTURO. Il maddalonese doc è diviso tra l’esperienza continentale e l’avventura oltreoceano
Ale Gentile all’esame di maturità

di Giovanni Bocciero

MADDALONI. Senza soste la stagione agonistica per Alessandro Gentile, che dopo aver alzato le braccia al cielo lo scorso 13 giugno al PalaBigi di Reggio Emilia per la vittoria in Gara 6 e di conseguenza dello Scudetto, il 20 giugno scorso si è ritrovato al PalaDozza di Bologna per iniziare il raduno con la Nazionale in vista del Preolimpico di Torino del prossimo 4-9 luglio. Un'estate dunque impegnativa per la “pantera di Maddaloni” quanto un vero e proprio campionato, con la speranza che sia ovviamente quanto più lunga possibile con l'obiettivo dichiarato di voler disputare i Giochi Olimpici di Rio di agosto, dal 5 al 20.
Ma in questa estate caldissima non solo bisognerà sudare sul parquet, ma ci si attende anche un grande lavoro fuori dal rettangolo di gioco, negli uffici, dove sarà soprattutto il suo procuratore Riccardo Sbezzi a svolgere un'attività fondamentale. A naso, e secondo i rumors, sono cinque le opportunità per il futuro di Ale Gentile, ovvero la permanenza all'Olimpia Milano con lo scopo però di essere competitivi anche e soprattutto in Eurolega; il trasferimento a due top club continentali come il Barcellona - in vantaggio economicamente - o il CSKA Mosca che hanno già presentato le rispettive offerte al figlio di Nando e che potrebbero dargli l'occasione di misurarsi a livello europeo e di acquisire una dimensione internazionale; l'opportunità turca presentata dall'ambizioso team del Darussafaka Dogus che oltre alle potenzialità economiche può avvalersi della presenza di coach David Blatt sulla panchina; e poi l'ambizione di potersi misurare in NBA con quei Houston Rockets che hanno i diritti sul ragazzo che a 25 anni potrebbe aver raggiunto la maturità necessaria per la “lega più bella del mondo”.
Subito dopo la Finale Scudetto vinta contro Reggio Emilia, Ale Gentile dichiarò che la sua avventura in maglia Olimpia potrebbe essere giunta alla fine dopo cinque lunghe stagioni, e con due Scudetti ed una Coppa Italia messe in bacheca. Lo stesso presidente meneghino, Livio Proli ha avuto la sensazione che il capitano potesse decidere di chiudere qui la sua avventura all’ombra della Madonnina. Le parti in verità stanno ancora chiacchierando, e soprattutto in questa parte finale di giugno sembrano essersi riavvicinate parecchio piuttosto che una settimana fa. Il punto ovviamente non è affatto economico, ma piuttosto di prospettiva e competitività, perché Ale Gentile ha fatto capire a chiare lettere che per rimanere vuole giocarsi tutte le chance possibili in Eurolega dove Milano, nell’ultima edizione, è uscita addirittura alla prima fase. Con la formazione di Giorgio Armani l’atleta maddalonese doc ha contratto sino al 2018, e dunque chiunque volesse ingaggiarlo dovrebbe trovare un accordo per il buy-out.
E allora qui entrano in campo le tre compagini europee di cui abbiamo detto prima. I catalani sono senz’altro i favoriti per la proposta economica biennale fatta al giocatore, molto stimato dalla dirigenza del Barcellona che dovrà poi far coincidere le proprie aspirazioni con quelle del neo coach lituano Sarunas Jasikevicius, certo ma non ancora annunciato. I moscoviti del CSKA restano comunque dietro l’angolo ed hanno dalla loro oltre al grande prestigio anche un budget forse più ampio da poter spendere per allestire la squadra. Infine poi vi sono i turchi del Darussafaka che, oltre all’ambizione di voler diventare una sorta di punto di riferimento nel panorama continentale arrivando a grandi risultati in ambito di Eurolega, possono vendere bene il tecnico israeliano ed ex Treviso, Maccabi ed anche NBA ai Cleveland Cavaliers, Blatt. I soldi però non sono tutto, non ti fanno vincere, e allora pur tra mille ambizioni e tanti soldi da poter spendere il Darussafaka potrebbe non essere proprio la scelta migliore per compiere un ulteriore salto di qualità.
Ma nell’immediato futuro del nativo di Maddaloni potrebbe esserci anche la NBA, cosa che sino a qualche settimana fa si poteva quasi scongiurare almeno per la prossima stagione. A rompere gli indugi e a paventare la possibilità di questa scelta è stato lo stesso Ale Gentile, proprio come fatto in occasione della Finale Scudetto. E lo ha fatto con il guru dei giornalisti statunitensi, vale a dire Adrian Wojnarowski. Mettere piede negli Stati Uniti significa decidere di indossare la casacca degli Houston Rockets, avendo quest’ultimi acquisito i diritti sul giocatore in occasione del Draft 2014 quando il figlio di Nando fu chiamato con la scelta numero 53 dai Minnesota Timberwolves. Decidere di fare il viaggio transoceanico è sicuramente un gesto di grande maturità, perché per quello che è il carattere piuttosto vulcano e fumantino del capitano dell’Olimpia Milano, non lo vediamo starsene buono buono in panchina come la prima versione di Marco Belinelli ai Golden State Warriors oppure come sino ad un anno fa Gigi Datome tra i Detroit Pistons ed i Boston Celtics. Insomma, Gentile per andare in NBA innanzitutto vorrà avere delle rassicurazioni sul suo minutaggio dal coach dei texani Mike D’Antoni, e poi certamente è consapevole che onde tutto dovrà impegnarsi tanto per farsi valere sulla concorrenza, cercando anche di limare quelli che sono i suoi difetti di gioco.
E qui ritorniamo a questa estate che si spera possa essere davvero molto lunga. Le esperienze del Preolimpico prima e, incrociamo le dita, dei Giochi Olimpici dopo, possono aiutarlo a non dover essere per forza protagonista sia in termini di minuti che come qualità, come invece spesso e volentieri è successo in maglia Olimpia. Un esame parecchio interessante questo per “l’ariente di Maddaloni”, che proprio da questa esperienza in azzurro con il vice Giordano Consolini, colui che ai tempi della Virtus Bologna lo reputò non adatto, può maturare.

domenica 20 dicembre 2015

Juvecaserta, solo Ghiacci sufficiente per impegno

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 21/12/2015

Juvecaserta, solo Ghiacci sufficiente per impegno

DOWNS 5: per l’esterno nativo di Seattle decisamente un passo indietro rispetto alle ultime prestazioni in maglia bianconera. Non riesce mai a mettere in campo la solita energia.
SIVA 5: al rientro dopo il lungo stop che gli ha evidentemente fatto perdere il ritmo partita, pur cercando di prendersi delle responsabilità non riesce mai veramente ad ergersi a leader e trascinatore della squadra.
HUNT 4,5: forse la sua peggior prestazione da quando è a Caserta. Le prende da tutti i suoi avversari senza riuscire in nessuna occasione a restituire qualcosa.
CINCIARINI 5,5: uno dei migliori almeno per impegno ed abnegazione. I risultati poi, sono altra cosa. Ci prova ma non sempre riesce nel suo intento.
JONES 5: gara dai due volti per l’ex NBA che dopo un primo tempo da autentico oggetto misterioso, nella ripresa si dà da fare anche se ormai è troppo tardi per provare a fare qualcosa.
GADDEFORS 4,5: le sue ultime prestazioni non sono state utili alla causa, ed anche in questo match ha proseguito su questa falsariga. Il suo apporto nelle piccole cose è fondamentale per la Juvecaserta, e se non ci riesce diventa pressoché inutile.
GHIACCI 6: tanto cuore per il capitano bianconero che quando viene buttato nella mischia prova a dare il meglio di sè. Oggettivamente ha dei limiti tecnici e fisici, ma non può che essere applaudito.
GIURI 4,5: anche la sua gara non ha rispettato il solito livello, tante piccole sbavature che ne hanno condizionato l’aspetto mentale che pian piano l’hanno estraniato dalla partita.
INGROSSO s.v.: giusto un’apparizione sul parquet del PalaBigi per il lungo che ancora non sembra pronto per la Serie A.
DELL’AGNELLO 5,5: per l’ennesima volta si ritrova ad allenare una squadra con interpreti diversi rispetto all’ultima gara, e trovare un’identità diventa difficile. Prova a trovare il quintetto con maggiore equilibrio, ma è come cavare un ragno dal buco.
Giovanni Bocciero

lunedì 4 maggio 2015

Juvecaserta con tanta fame

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 04/05/2015

LEGA A. I bianconeri compiono un altro miracolo per la salvezza. Decisiva domenica a Pesaro
Juvecaserta con tanta fame
Per Reggio sconfitta netta

di Giovanni Bocciero

CASERTA. Dopo la grande attesa finalmente il countdown per la sfida tra Juvecaserta e Reggio Emilia. Caserta città questa volta risponde presente all’appuntamento e si veste a festa, con una coreografia degna di nota da parte di ogni settore del PalaMaggiò. E la squadra non si fa trovare impreparata visto che sin dalla palla a due i bianconeri di coach Enzo Esposito sciorinano una pallacanestro molto ben giocata, scelte semplici ma concrete, e poi quando si acquisisce la giusta fiducia tutto sembra riuscire anche in maniera migliore.
FOTO CAROZZA
Reggio Emilia ci capisce ben poco, attacca in maniera non consona ad una delle migliori formazioni di questo campionato e inesorabilmente subisce gli avversari. In verità, Caserta difende bene, anzi, ottimamente, concedendo pochi spazi agli avversari che quando riescono ad arrivare sotto canestro devono arrendersi agli implacabili lunghi casertani che, soprattutto con Carleton Scott, rifilano un paio di stoppate. Di penetrare non se ne parla proprio, e l’unico che ci riesce ma in una sola occasione è Andrea Cinciarini il quale riesce a prendere in contro tempo la retroguardia bianconera.
Coach Max Menetti avrebbe bisogno di un timeout per far risistemare i suoi, ma arriva soltanto a 3’ dalla fine del primo quarto e sul punteggio di 20-11 per la Juvecaserta La differenza però la fa il tiro pesante, e non a casa il quarto si chiude con Caserta che dall’arco fa registrare il 50% (3/6). Con questo andazzo al primo mini riposo i padroni di casa conducono sul punteggio di 26-17.
Il secondo quarto vede gli ospiti patire ancora la bolgia del PalaMaggiò che si fa sentire eccome. Reggio Emilia non riesce proprio a costruire degli attacchi sufficientemente utili alla causa mentre la Juvecaserta grazie ad un Ronald Moore meraviglioso corre, e soprattutto scappa nel punteggio toccando il più 23 (44-21) con due bombe consecutive di Henry Domercant servitegli su di un piatto d’argento proprio dal folletto di Philadelphia.
La Juvecaserta è un fiume in piena e gli emiliani non riescono a contrapporre la giusta forza. Al riposo lungo impressiona ancora la mira dalla lunga distanza di Michele Antonutti e compagni visto che Caserta fin lì stava tirando 7/12.
Al rientro dagli spogliatoi i padroni di casa commettono qualche sbavatura di troppo, Reggio Emilia ne potrebbe approfittare ma a sua volta non riesce proprio a trovare la giusta concentrazione. La doppia tripla di Carleton Scott risultano come un toccasana per la Juvecaserta che scollina nuovamente il più venti (56-33 al 25’).
Gli emiliani sono davvero irriconoscibile, merito anche dell’approccio alla gara e della conseguente interpretazione della stessa messa in atto dagli uomini di coach Enzo Esposito. Reggio Emilia cerca comunque di stringere i denti e di provare quantomeno a non far rialzare una Caserta che veramente correva spedita verso il traguardo della vittoria senza troppi ostacoli sul suo cammino. E infatti al 27’ arriva il minuto di sospensione per i padroni di casa dopo che gli avversari erano riusciti a ricucire fino al 61-45. Usciti dal timeout gli ospiti hanno realizzato un altro parziale di 4-0 prima che Henry Domercant spiccasse il volo per schiacciare in faccia a Vitalis Chikoko. Un gesto atletico pauroso per uno che certamente non è famoso per il suo fisico. E così all’ultimo mini riposo il vantaggio dei casertani era di dodici punti.
L’ultima frazione di gioco inizia ancora con qualche sbavatura qui a la soprattutto per i bianconeri, che però grazie alla dura difesa costringono i dirimpettai a prendersi qualche tiro di gran forzatura. Drake Diener trova il fondo della retina dalla lunga distanza, ma lo emula prontamente Henry Domercant e così quando sono trascorsi appena due giri di lancette coach Max Menetti si affida al timeout per provare a dare le ultime e fondamentali direttive ai suoi: sono dodici i punti da recuperare (66-54).
I secondi passano e con essi anche i minuti e così Reggio Emilia a testa bassa prova ad attaccare per cercare di mangiare quanti più punti possibili. Così facendo riesce a far caricare di falli la Juvecaserta ma gli effetti sicuramente non sono quelli sperati, visto che Marco Mordente pur incaponendosi nel palleggio trova un canestro in penetrazione che sa tanto di regalo da parte degli Dei del basket (72-56 al 36’).

Il tecnico dei viandanti prova allora più volte a cambiare gli effettivi sul parquet, mischia le carte, cerca il quintetto che riesca a dare una svolta alla loro gara ma nulla. Il nulla più totale per una squadra che di questa partita c’ha capito poco sin dall’inizio. Caserta è brava a far circolare palla colpendo lì dove la difesa emiliana è scoperta, è di conseguenza il divario non tende minimamente a diminuire. A circa un minuto dalla fine poi, partono i cori di festa inneggiando soprattutto al prossimo e decisivo incontro di domenica in quel di Pesaro.

sabato 25 ottobre 2014

LEGA A: Il menù del terzo turno

DALLA GAZZETTA DI CASERTA DEL 26/10/2014

LEGA A. Alcune “portate” sono succulenti 
Il menù del terzo turno

CASERTA. Il menù del terzo weekend stagionale del massimo campionato italiano presenta dei piatti che neppure il miglior chef del mondo avrebbe potuto preparare per lo stesso “pasto”, permetteteci la metafora.
Ebbene, nella serata di ieri è andato in scena l’antipasto, servito in quel del PalaWhirlpool di Masnago, dove la sorprendente Pallacanestro Varese del mitico Gianmarco Pozzecco ha ospitato Reggio Emilia, roster importante ma di certo non fortunato in questo inizio di stagione. Obiettivi diversi, in questo preciso momento, visto che i varesini vogliono conmtinuare a cavalcare l’onda emozionale rimanendo in vetta, mentre gli emiliani sono chiamati al pronto riscatto dopo il primo stop interno contro la non irresistibile Cremona.
Ci sarà un’ampia scelta per il primo piatto, che dipenderà naturalmente dai “gusti” degli appassionati. L’attenzione però, non potrà che essere tutta per la portata del Forum di Assago, che rispetto a tutti gli altri arriverà un po’ in ritardo (palla a due alle ore 20:30) e che vedrà l’Olimpia Milano contrapposta alla Reyer Venezia. In palio la possibilità di continuare la propria striscia vincente, con Alessandro Gentile e compagni che vogliono dimenticare il più infretta possibile la debacle in Eurolega, mentre gli uomini di coach Charlie Recalcati vogliono, dal loro canto, continuare questo felice cammino.
Non mancherà nemmeno il “monday night” con i fiocchi, e quindi anche in questo il nostro chef ha preparato una vera prelibatezza come dolce. Al PalaSerradimigni si affronteranno Dinamo Sassari e Basket Brindisi, due autentici squadroni che, per gioco forza, una delle due dovrà lasciare il passo alla diretta avversaria, così da abbandonare forse soltanto momentaneamente la testa della classifica che fin qui si sono meritate entrambe. Stiamo parlando delle due formazioni che più di tutte le altre, esclusa solo Reggio Emilia ma al gran completo, potranno contendere lo scudetto ai favoriti e campioni in carica di Milano.
Giovanni Bocciero

sabato 27 settembre 2014

Juvecaserta, l’obiettivo è quello di far innamorare gli scettici

DALLA NUOVA GAZZETTA DI CASERTA DEL 27/09/2014

TORNEO "CITTA' DI CASERTA". Contro l’intrigante Cremona i bianconeri vogliono vincere per stupire
Juvecaserta, l’obiettivo è quello di far innamorare gli scettici

Giovanni Bocciero

CASERTA. Oggi ci sarà la prima palla a due del Torneo Città di Caserta, kermesse ormai diventata una bellissima consuetudine per il precampionato della Juvecaserta, che coincide con la presentazione ufficiale della formazione bianconera. Un richiamo al quale tutto il popolo di fede juventina non può non rispondere. Ancor di più oggi, forse, visto che in settimana il presidente del club di Pezza delle Noci, Carlo Barbagallo, ha sottolineato una certa delusione per i circa 1500 abbonamenti staccati fin qui.
FOTO FUNARO
Questo però non è il momento di far polemica, oggi e domani bisognerà unirsi tutti insieme, squadra e tifosi, per far sentire ancora una volta che la Juvecaserta merita tutto l’affetto, e che Caserta città è disposta a dimostrarlo. Contro Cremona, l’avversaria in semifinale dei bianconeri, sarà fondamentale anche il sostegno del pubblico, visto che all’esordio assoluto al PalaMaggiò le gambe, soprattutto ai nuovi, potrebbero tremare. E’ inutile nascondere che non ci sia una certa attesa per questa stagione, anche e soprattutto perché in sede di mercato il giemme Marco Atripaldi con l’aiuto di tutto lo staff tecnico e dirigenziale ha tirato su un roster che può davvero stupire in questo campionato, con l’obiettivo dichiarato dei playoff.
Siamo sicuri che lo spettacolo sulle tribune, così come quello in campo, in questa ‘due giorni dei canestri’ sicuramente non mancherà. La palla, dunque, passa a Sam Young e compagni, chiamati a ripetersi e forse a qualcosa di più dopo le prime buone uscite a Trapani e Brindisi. Magari saranno decisive proprio queste loro prestazioni a convincere i più scettici nell’acquistare la propria tessera.

ROSTER CREMONA: Travis HYMAN (pivot, 1987, 213 cm, Usa), Kenny HAYES (play/guardia, 1987, 186 cm, Usa), Giulio GAZZOTTI (ala, 1991, 202 cm), Luca VITALI (play/guardia, 1986, 201 cm), Fabio MIAN (guardia, 1992, 196 cm), Luca CAMPANI (ala/pivot, 1990, 208 cm), Jazzmar FERGUSON (play/guardia, 1988, 185 cm, Usa), Nicola MEI (guardia, 1985, 185 cm), Cameron CLARK (ala, 1991, 198 cm, Usa), James BELL (ala, 1992, 198 cm, Usa), Matija POSCIC (pivot, 1985, 206 cm, Croazia).

L’unico ad essere rimasto lì a Cremona, è stato l’allenatore Cesare Pancotto. E toccherà proprio a lui costruire da zero questa squadra, assemblando pezzo per pezzo ogni singolo giocatore che ha deciso di indossare la casacca gialloazzurra.
Nonostante la formazione lombarda abbia dovuto anche rinunciare a preparazione iniziata dell’atleta statunitense Darrius Garrett, sul parquet si è lavorato sodo e nelle prime amichevoli di questo precampionato è stata soprattutto la grinta che ha contraddistinto la squadra cremonese. Insomma, mancherà l’esperienza, mancheranno dei pilastri di certezza, eppure questa Cremona sta dimostrando di poter puntare a qualcosa in più della sola salvezza. Certo, i test match estiti fanno poco conto ma se il buongiorno si vede dal mattino, bisognerà pur crederci. In verità, la dirigenza c’ha pure provato a chiudere la campagna acquisti con un colpo da novanta, quel Marco Cusin che forse non ha mai preso seriamente in considerazione la proposta dei lombardi. E così, senza demoralizzarsi, Cremona ha subito sostituito Garrett con Hyman, ed aggregando alla squadra il pivot croato Poscic.

Coach Pancotto dovrà, però, saper utilizzare il potenziale a propria disposizione, visto che la presenza in roster di tanti rookie significherà che a quella ‘incoscienza’ che può farti volare, raggiungendo risultati straordinari, camminerà a braccetto con l’incostanza di chi è di primo pelo. L’azzurro Vitali ed il regista Hayes saranno le colonne portanti, così come Ferguson, lo scorso a Forlì, potrebbe essere il giocatore decisivo. L’ala Gazzotti proveniente dalla Virtus Bologna, il lungo Campani prelevato dal Montegranaro e la guardia Mian arrivato dall’Agrigento sono giovani nostrani da lanciare, così come dovranno essere svezzati nel loro primo campionato senior Clark, l’ala atletica tuttofare che lo scorso anno ha portato Oklahoma University al Torneo NCAA, e Bell, altra ala molto versatile che a Villanova ha dimostrato di possedere una buona media realizzativa.

REGGIO EMILIA. Squadra costruita per puntare ai primi posti in campionato con tanti giovani prospetti
Gli emiliani atterrano all’ombra della Reggia senza Lavrinovic

ROSTER REGGIO EMILIA: Federico Mussini (play, 1996, 182 cm), Francesco Veccia (play, 1993, 190 cm), Achille POLONARA (ala, 1991, 203 cm), Darius LAVRINOVIC (ala/pivot, 1979, 212 cm, Lituania), Amedeo Della Valle (guardia, 1993, 194 cm), Michele Antonutti (ala, 1986, 202 cm), Adam PECHACEK (ala/pivot, 1995, 207 cm, Rep. Ceca), Giovanni Pini (ala, 1992, 200 cm), Rimantas Kaukenas (guardia, 1977, 192 cm, Lituania), Riccardo Cervi (pivot, 1991, 214 cm), Ojars Silins (ala, 1993, 200 cm, Lettonia), Drake DIENER (guardia, 1981, 196 cm, Usa), Andrea Cinciarini (play, 1986, 193 cm).

CASERTA. La Pallacanestro Reggiana atterrerà all’ombra della Reggia senza il lungo lituano Lavrinovic, operato con successo al pollice della mano sinistra che lo costringerà ad una riabilitazione della durata di sessanta giorni circa. Ma in casa biancorossa non si fanno certamente drammi. Gli emiliani di coach Massimiliano Menetti, hanno confermato per intero il roster che tanto bene ha già fatto nella passata stagione, aggiungendo al telaio dei giocatori dall’indubbio valore. Atleti che sembrano essere stati inseriti ad hoc in un puzzle quasi perfetto. Oltre a Lavrinovic, il giemme Alessandro Frosini, ex conoscenza del PalaMaggiò, è riuscito ad ingaggiare il cecchino Drake Diener, strappandolo alla concorrenza niente di meno che dell’Olimpia Milano, e l’ala azzurra Polonara, che ha sposato in toto il progetto emiliano così come il giocatore ceco Pechacek, prelevato dalle giovanili della Virtus Bologna. Questi quattro volti nuovi andranno ad impreziosire il roster biancorosso che, nonostante abbia perso James White, ha tutte le carte in regola per competere ad alto livello.
L'ESPERTO DRAKE DIENER
Coach Menetti potrà contare su di un mix d’esperienza e di gioventù, di talento e potenziale che costringono a tenere sott’occhio la formazione di Reggio Emilia. Inoltre la squadra sembra più profonda rispetto alla passata stagione, potendo contare sul play della Nazionale Cinciarini in cabina di regia, oltre al gioiellino di casa Mussini entrato nel mirino di college americani prestigiosi come Gonzaga e Saint Jonh’s, che gli vorrebbero offrire una borsa di studio per l’anno venturo. Sul perimetro, oltre al già citato Diener, agirà l’eterno Kaukenas ed Amedeo Della Valle, atteso forse dalla stagione della consacrazione dopo esser tornato dal biennio ad Ohio State. Nel post di ‘ala piccola’ ci sarà la versatilità di Polonara e Antonutti, il primo che offensivamente può essere un ulteriore freccia nell’arco, ed il secondo difensivamente un fattore. Ci sarà una certa abbondanza, invece, per i due ruoli riservati ai lunghi. Infatti il tecnico emiliano, escluso per questo inizio di campionato in cui Darius Lavrinovic sarà purtroppo indisponibile, potrà scegliere tra i due prospetti dell’Est Europa Silins, che la scorsa estate si è giocato la propria carta al draft NBA senza però venire scelto, e Pechacek in rampa di lancio, potrà scegliere il nazionale Cervi, di ritorno dalle qualificazioni ad EuroBasket 2015 dove ha saputo ritagliarsi il proprio spazio, e l’altrettanto giovane Pini, già utilizzato spesso nello scorso campionato.
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AVELLINO. Dopo tante vicissitudini gli irpini sono pronti a stupire ancora una volta nella prossima Lega A
Il veliero dei lupi biancoverdi fa rotta in Terra di Lavoro

ROSTER AVELLINO: Daniele Cavaliero (play, 1984, 188 cm), Riccardo CORTESE (guardia, 1986, 195 cm), Luca LECHTHALER (pivot, 1986, 206 cm), Ivan Morgillo (ala/pivot, 1992, 206 cm), O.D. ANOSIKE (pivot, 1991, 203 cm, Nigeria), Adam HANGA (ala, 1989, 200 cm, Ungheria), Marc TRASOLINI (ala/pivot, 1990, 206 cm, Canada), Junior CADOUGAN (play, 1990, 187 cm, Canada), Adrian BANKS (guardia, 1986, 191 cm, Usa), Sundiata GAINES (play, 1986, 185 cm, Usa), Justin HARPER (ala, 1989, 208 cm, Usa).

CASERTA. Nonostante mille avversità, burocratiche e forse anche societarie, Avellino c’è. Alla fine il veliero irpino è riuscito a salpare, verso quale destinazione ancora non si può dire, anche se i primi risultati nei test amichevoli sono parecchio confortanti. Sulla carta la Scandone ha allestito un roster di tutto rispetto per il prossimo massimo campionato italiano, ma bisogna capire i ritardi nei tesseramenti prima, e nell’inizio del raduno poi, a cosa sono realmente additabili.
JUSTIN HARPER IN MAGLIA MAGIC
Le certezze per questa stagione saranno coach Frank Vitucci ed il neo capitano Daniele Cavaliero. Il tecnico ha praticamente costruito una squadra a sua immagine e somiglianza. Via gli ‘esuberi’ con i quali l’allenatore non è riuscito a legare, e dentro giocatori di genio e di talento, come Gaines, di ritorno in Italia dopo la stagione a Cantù (2008/09) e soprattutto dopo aver provato le sue chance in NBA con Utah, Minnesota, Toronto e New Jersey; oppure Harper, l’ultimo arrivato e subito decisivo che può vantare una mezza stagione in NBA con gli Orlando Magic prima di finire all’Hapoel Tel Aviv. Completano l’ideale starting-five biancoverde il pretoriano Banks, che Vitucci ha già avuto a Varese nella stagione in cui a tratti si è sognato il tricolore, e il corazziere Anosike, per presenza e fisicità forse il miglior pivot in Italia. Grande attenzione bisognerà riservare al giovane Hanga, da tutti gli addetti ai lavori considerato un prospetto. E poi ci saranno i cosiddetti gregari, che permetto ad Avellino di avere un roster comunque profondo, vedi il beniamino del pubblico Cavaliero, così come l’esterno Cortese di ritorno in Irpinia dopo aver fatto mangiare amaro alla Juvecaserta con Pistoia, così come i lunghi Trasolini, che in casacca ‘lupi’ ricomporrà la coppia con Anosike vista a Pesaro, e Lechthaler, che pur senza mai essere esploso può calcare il parquet per minuti importanti. E poi c’è il play canadese Cadougan, uscito appena due stagioni fa dall’università di Marquette e che sarà tutto da scoprire anche se di lui si dice un gran bene.
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