«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi scrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere, è scrivere. Non è pensare» (cit. Scoprendo Forrester)
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martedì 17 novembre 2020
Le interviste di Basket Timeout. Con Riccardo Pratesi
Intervista esclusiva a Riccardo Pratesi, giornalista de La Gazzetta dello Sport, con il quale abbiamo affrontato diversi argomenti legati agli Stati Uniti. Dalla sua esperienza diretta negli States al prossimo draft Nba con il nostro Nico Mannion nonché il mercato piuttosto in fibrillazione. Ma anche la bolla di Orlando e la prossima stagione Ncaa in attesa di Paolo Banchero.
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venerdì 6 luglio 2018
Phoenix Suns: il talento è arrivato, ora servono le vittorie
Phoenix Suns: il talento è arrivato, ora servono le vittorie
Il draft e le prime ore di free agency hanno delineato le strategie della dirigenza dei Phoenix Suns. Devin Booker è al centro di un progetto costruito su giovani di talento, ed è arrivato il momento di pensare a vincere qualche partita. Facile a dirsi, ma la dirigenza non si è distinta in questi anni per pianificazione efficace, a partire dal disastro dei tre playmaker (Goran Dragic, Eric Bledsoe e Isaiah Thomas) malamente naufragato, fino alla firma di Tyson Chandler col solo scopo di convincere LaMarcus Aldridge a scegliere Phoenix nel 2015... continua a leggere!
venerdì 10 marzo 2017
Il grande ritorno: Mike D'Antoni
Mike D'Antoni e le 4 vite di Arsenio Lupin
di Giovanni Bocciero*
Riva:
«Mike sfortunato, ma mai un perdente»
![]() |
| Il grande ritorno. Nella grande stagione di Houston, il personale riscatto di Mike dopo le delusioni e le brutte esperienze con i New York Knicks ed i Los Angeles Lakers |
Se
si guardano immagini delle diverse squadre allenate da Mike D’Antoni, si farà caso che i dettami tattici sono pressoché
gli stessi da anni ormai. Dagli inizi in quel di Milano e Treviso, all’approdo
in NBA dove è stato seduto sulle panchine di Denver, Phoenix, New York, Lakers
e Houston. Con risultati alterni ma pur senza snaturare la propria idea
cestistica, ovvero quella di correre in campo aperto, difendere allo stremo e
tirare velocemente. «È sempre stato il
suo credo - ha rivelato Antonello
Riva -. Ricordo che per aumentare i
possessi offensivi avevamo messo la regola che dopo qualsiasi canestro segnato
pressavamo l’avversario per ritornare immediatamente in possesso del pallone.
Oppure lo obbligavamo a velocizzare il proprio attacco. Facevamo tanti esercizi
in allenamento proprio per velocizzare il nostro modo di andare a canestro».
Uno stile di gioco che lo ha bollato come perdente oltreoceano, fin quando non
sono esplosi i Warriors. «Inutile dire
che soprattutto per gli allenatori non dipende unicamente dal proprio operato,
ma prima di tutto dal rendimento dei giocatori e poi soprattutto dalla
situazione societaria. Credo ad esempio - ha continuato l’ex Milano - che a New York sia arrivato nel momento
peggiore della franchigia a livello di struttura societaria. È semplicemente
capitato al posto sbagliato nel momento sbagliato perché le qualità di Mike non
si discutono dopo tutti gli anni trascorsi in Italia e in NBA. E oggigiorno lo
reputo uno dei migliori allenatori al mondo». La fiducia è un aspetto
imprescindibile? «Una delle qualità di
Mike è quella di mettere a proprio agio i suoi giocatori. Il fatto di essere
stato un grande atleta è per lui un vantaggio, perché - ha concluso il
bomber - lo aiuta a capire
psicologicamente il giocatore che ha di fronte».
Pittis:
«È un campione, con le sconfitte cresce»
Affinché
le squadre di Mike D’Antoni rendano
al massimo c’è bisogno che i giocatori dispongano della necessaria
disponibilità nei suoi confronti. «Noi
avevamo totale fiducia in Mike - ha dichiarato Riccardo Pittis -. Non
avevamo alcun dubbio che le scelte prese fossero buone». L’ala ex Milano e
Treviso fu l’oggetto della rivoluzione tattica, ovvero il primo esempio di small ball. «Sia per l’esigenza di coprire una posizione dove mancava un giocatore
di ruolo, che per provare qualcosa di diverso, Mike decise di spostarmi da ‘3’
a ‘4’. L’esperimento, che era più una opzione e non una norma, funzionò
talmente bene che lo ha fatto suo». Per vincere D’Antoni deve sentire che i
giocatori sono con lui, perché «come in
ogni situazione e per ogni persona, quando il gruppo ti segue diventa più
facile mettere in pratica le tue idee. Questo ambiente - ha raccontato
Pittis - si creò a Milano e Treviso, e
sono certo che è così a Houston come prima ancora a Phoenix. Per quanto
riguarda le esperienze di New York e Los Angeles, non è che le sue idee non
abbiano funzionato, semplicemente erano delle situazioni particolari con
squadre composte da giocatori estremamente difficili da gestire. E come
dimostrano i risultati successivi non ha fallito solo lui. Per quanto mi
riguarda, probabilmente se mi avesse messo a giocare da ‘5’ sarebbe andato bene
lo stesso». Ma come può passare da due anni di inattività all’essere quasi
il coach dell’anno in NBA? «Mike ha il Dna
del campione, non si ferma davanti alle sconfitte ma anzi, ne trae insegnamento
e si evolve. Sono particolarmente contento per lui perché so quanto ci tiene e
con quale passione svolge il suo lavoro. Ha una smisurata voglia di insegnare
pallacanestro e - ha concluso l’attuale telecronista Rai - di divertirsi facendo giocar bene».
Meneghin:
«Maniaco del lavoro, non del sistema»
Il
coach di Houston è stato spesso additato come fossilizzato su di un unico
sistema di gioco. È realmente così? «Mike
è sempre stata una persona molto flessibile - ha commentato Dino Meneghin -, non si fissa su di una cosa portandola avanti a qualunque costo.
Chiaramente tutto dipende dai risultati, perché se questi arrivano con un modo
di gioco allora prosegue, ma se bisogna apportare delle migliorie cambia
sistema adattandosi ai giocatori che ha a disposizione. È una persona
intelligente e grande conoscitore del gioco, e sa di non dover continuare se le
cose vanno male. In NBA è costretto a cambiare registro e ad adattarsi. È
testardo in realtà dal punto di vista del lavoro, per il resto è attento a ciò
che gli succede intorno». E perché allora non è riuscito a vincere a New
York e a Los Angeles? «Quegli anni sono
stati difficile perché è estremamente complicato lavorare in quelle due piazze
dove già soltanto arrivare secondi è un insuccesso. Ha patito certamente tutto
l’ambiente, e il fatto di avere a disposizione dei giocatori che pensavano più
a sé stessi che al gioco di squadra, cosa che lui predilige. Mike - ha
continuato l’ex presidente FIP - riesce
ad ottenere i risultati se ha tra le mani atleti che sanno mettere la squadra
al primo posto, che non guardano al tabellino personale. Evidentemente
quest’anno ha questo tipo di giocatori che fanno rendere al meglio il tipo di
gioco che vuole». Ma per imporsi D’Antoni ha solo bisogno di vincere? «Il sogno di tutti è vincere. In America è
quello dell’anello. Per fortuna in NBA non guardano soltanto alle vittorie ma
ai risultati che ottieni. La consacrazione arriva se vince, ma puoi avere una
buona nomea - ha concluso l’ex Milano -
se riesci a far migliorare il gruppo di giocatori, trasformandoli in una
squadra vera».
* per la rivista BASKET MAGAZINE
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mercoledì 30 ottobre 2013
NBA: ecco la "mia" Western Conference!
EDITORIALE NBA DEL 30/10/2013
Incominciata l'Nba, analizziamo la Western Conference tra favorite, possibili sorprese e deluse preannunciate!
Nella notte si è acceso il semaforo verde alla stagione 2013/14 della Nba, ed ovviamento lo sprint delle sei compagini protagoniste dell'opening day è stato a dir poco scattante. Ma restiamo in tema, e parliamo della Western Conference. Stilerò, di seguito, la mia personale valutazione della conference più agguerrita, e sono pronto a ricevere critiche a riguardo, e perchè no, anche qualche piacevole commento. Mi aiuterò in questo ranking, con alcune dichiarazioni rilasciate dai telecronisti di Sky Sport, Flavio Tranquillo e Alessandro Mamoli, che un paio d'ore prima che la stagione iniziasse ufficialmente hanno avuto l'appuntamento della web chat con tutti i fans. Per ogni franchigia, poi, potrete leggere una dettagliata descrizione fatta dal sottoscritto per il sito web Sporth24.it
1. Oklahoma City Thunder - La squadra di coach Scott Brooks, proprio come Kevin Durant, è attesa all'ultimo salto di qualità, e restano i netti favoriti ad Ovest. Il rientro di Russell Westbrook potrebbe consegnare un giocare ancora più forte, proprio in stile Derrick Rose per Chicago. E poi se Ibaka e Perkins stanno bene sotto canestro fanno tutta la differenza del mondo, oltre al fatto che Reggie Jackson sta crescendo e si potrà rivelare fondamentale. Hanno perso Martin, ma ad Oklahoma City non fanno drammi. Potrebbero anche perdere la testa della classifica in regular season, ma hanno tutto
2. San Antonio Spurs - La loro solidità è palese agli occhi di chiunque capisca soltanto un poco questo gioco. Due giocatori come Tony Parker e Tim Duncan dovrebbero essere clonati per quello che sono capaci di fare sul parquet, però arriva un tempo per tutti, e questa volta, seppur lo si dica da anni, è davvero l'ultimo ballo per gli uomini neroargentati di coacg Gregg Popovich.
3. Los Angeles Clippers - I velieri hanno Hollywood ai loro piedi, sconfitta notturna nel derby a parte, e sono di diritto una contender per il titolo. Il fattore determinante sarà sicuramente l'influenza che avrà coach Doc Rivers sui migliori giocatori, le cosiddette star, e su tutto il gruppo. Si discute spesso di quanto conti l'influenza di un allenatore, bene, adesso potremmo avere un esempio lampante di questa pensiero.
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| Il fattore H: Houston con Harden e Howard |
5. Golden State Warriors - La grande sorpresa potrebbero essere proprio loro. Gioco corale, spumeggiante e concreto allo stesso tempo. E poi hanno un giocatore come Stephen Curry che segna davvero in qualsiasi modo, sullo scarico, uscendo dai blocchi, dal palleggio, in arresto e tiro. E se proprio vogliamo esagerare, se arrivassero alla finale di conference non sarebbe neanche un grande sorpresa.
6. Memphis Grizzlies - Squadra praticamente uguale a quella che ha raggiunto lo scorso anno le finali di conference. Un anno in più che significa sia maggiore esperienza, che altri 365 giorni di fatica sulle spalle a chi è più in là con l'età. Possono comunque dare anche molto, ma molto fastidio.
7. Denver Nuggets - In Colorado hanno dato vita ad una vera rivoluzione. E se mi permettete, hanno un pò guastato il giocattolo che avevano costruito. Adesso sono ad un bivio. Fatto sta che comunque un posto ai playoff ce l'hanno. O almeno sembra così. Si aspetta che Danilo Gallinari rietri più forte e consapevole dei suoi mezzi, visto che coach Brian Shaw gli vorrà concedere più 1vs1 e isolamenti. E la colonia azzurra potrebbe anche crescere numericamente negl'anni prossimi. Alessandro Gentile ha talento e fisico per giocare in Nba, ma dovrà avere un processo mentale differente, e tanto dipende anche da dove andrà a giocare. Hackett invece, dovrà avere un approccio completamente diverso da quello che ha in Serie A, dev'essere può concreto e meno fastoso. Capitolo allenatore, ci sono buone sensazioni affinchè Ettore Messina possa sedere su una panchina Nba.
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| Con Davis e Holiday, Pelicans alla ribalta |
9. Portland Trail Blazers - Hanno migliorato decisamente il roster della scorsa stagione, che partì forse per poi perdersi sul finire di stagione. In corsa per l'ultimo posto valido per la qualificazione alla postseason. Tra le sue fila milita il rookie of the year della passata stagione Damian Lillard, il quale dovrà fare un ulteriore step per essere paragonato ad altri illustri giocatori, del suo ruolo e della sua età, come Kyrie Irving e John Wall.
10. Minnesota Timberwolves - Il talento c'è, le capacità pure, il problema vero è giocare di squadra, e in quello i lupi peccato malamente. Competeranno comunque per l'ottavo posto nella difficilissima Western Conference.
11. Los Angeles Lakers - Con Kobe Bryant fuori, e ce ne vorrà almeno per un altro mesetto abbondante, i Lakers sono relegati nei bassifondo del ranking. Ovviamente non solo per l'assenza del Black Mamba. Vale un pò come il discorso affrontato anche per i Boston Celtics ad Est, se smonti un'intera squadra significa che sapevi che con quei giocatori non avevi possibilità di vincere.
12. Sacramento Kings - La franchigia è un ammasso di giocatori, dove spesso degli ottimi talenti si sono persi. Attenzione alla matricola Ben McLemore, possibile rookie of the year. Ma più che in questa stagione, dovrà essere valutato il giocatore che potrà diventare da qui a due/tre stagioni. Lo scorso anno la squadra ha addirittura rischiato di trasferirsi a Seattle, e siamo sicuri che comunque i Sonics, prima o poi, ritorneranno sul palcoscenico della Nba.
13. Dallas Mavericks - La società del proprietario Mark Cuban sta arrivando al tramonto. In estate Dirk Nowitzki sarà totalmente free-agent, ovvero libero, senza alcun vincolo di nessuna maniera con la società. A questo punto bisogna capire che tipo di futuro vogliono avere questi Mavs.
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| Bledsoe pronto a consacrarsi con i Suns |
15. Utah Jazz - La franchigia più debole nella spietata Western Conference. Per tutta la stagione si ripeterà un'unica parolina: tanking. Che tradotto significa perdere il più gran numero di partite per aspirare alla prossima prima scelta al drfat Nba 2014, uno dei più ricchi di talento dell'ultimo decennio.
domenica 25 novembre 2012
I Suns battono gli Hornets dopo un overtime
EDITORIALE DI GIOVANNI BOCCIERO
I Suns battono gli Hornets dopo un overtime
PHOENIX SUNS- NEW ORLEANS HORNETS 111-108
PARZIALI: 23-31; 47-53; 77-81; 103-103.
PHOENIX: Dragic 20, Brown 10, Beasley 2, Morris 23, Gortat 6; Dudley 6, Tucker 15, Scola 10, O'Neal 13, Telfair 3, Marshall n.e., Johnson n.e., Zeller n.e., All. Gentry.
NEW ORLEANS: Vasquez 25, Mason 9, Aminu 16, Anderson 34, Lopez 8; Smith, Rivers 3, Thomas 8, Henry 5, Roberts, All. Williams.
Morris 7,5: Diamo fiducia a questo ragazzo, perchè è la nostra migliore arma per il futuro. In estate avrà lavorato molto per migliorare il suo range di tiro, e il 2/2 da tre con la bomba che ha di fatto chiuso il match ne è una dimostrazione. Se solo prendesse consapevolezza nei suoi mezzi, sarebbe già un ottimo giocatore.
Dragic 7,5: Dipendiamo sicuramente dal suo gioco, coinciso con i suoi soli 6 punti lo dimostra. Al rientro sente il suono della sveglia e non solo distribuisce 8 assist a destra e a manca, ma recupera pure 3 palloni e soprattutto realizza tre triple importantissime per fermare l'emorragia del -17.
Tucker 7,5: Alzi la mano chi avrebbe scommesso su questo ragazzo. Porta tanta energia dalla panchina, e nella fatti specie anche tanti punti (15) e diversi rimbalzi (7), segnando il buzer beater da tre punti di fine terzo quarto. Forse il nuovo beniamino dell'US Airways Center, ma con tutto il rispetto, se dipendiamo da lui stiamo messi male.
O'Neal 7: Se giocasse sempre così, da 13 punti e 11 rimbalzi, sarebbe senz'altro l'acquisto più azzeccato dell'intera Nba. Incisivo in attacco, avendo dalla sua più frecce nella faretra dal post all'1vs1 per finire con il passaggio nel caso di raddoppio, quanto in difesa, con 2 stoppate nella stessa azione. Voto d'incoraggiamento.
Scola 6,5: Solo 18' di gioco per l'argentino, ma di altissima qualità. Fondamentale nel pick and pop, ma anche come soluzione di scarico per un tiro pulito. Suo il canestro che avvia la fuga.
Telfair 6: Normale amministrazione per la riversa del play, cioè entrare ed incidere dando una marcia in più alla squadra. Però con tutto il rispetto, pagarlo 1 milione e 500 mila dollari mi sembra esagerato, visto che a 900 mila dollari si poteva ingaggiare un certo C.J. Watson, ex Warriors e Bulls.
Gortat 6: Con l'addio di Nash è calato anche il livello del polacco che stava diventando quasi un top-player. Purtroppo il suo gioco è limitato al pick and roll, e se non lo inneschiamo in quel modo diventa un fantasma sul parquet. Con energia tenta di mettersi a disposizione della squadra, e questo lo rende unico.
Brown 5,5: Da guardia titolare non è certo il massimo, anche perchè per caratteristiche partendo dalla panchina potrebbe essere quasi devastante. A lungo andare nella gara ha iniziato ad avere paura di prendersi i suoi tiri perchè vedeva che non entravano.
Dudley 5,5: Bocciato in quintetto, il coach gli riserva poche manciate di minuti. Fondamentale però nell'infilare la bomba del sorpasso. Davvero poco per chi può vantarsi di essere un tiratore di striscia.
Beasley 5: L'incostanza di questo player è cronica. Alterna ottime giocate ad errori demenziali. Quando poi non riesce a metterla dentro diventa superfluo tenerlo in campo, e per questo il tecnico lo ha tenuto in panca sin dalle ultime azioni del terzo quarto fino a fine gara, overtime compreso.
Gentry 6,5: Il coach deve fare senz'altro di necessità virtù, ed è bravo a mescolare le carte per quanto riguarda il quintetto così da tenere sulle corde tutti gli effettivi a disposizione. Tutti esclusi Marshall e Johnson. Soprattutto al play di North Caroline penso debba essere data una chance, perchè non reputo Telfair tanto più forte di lui. Su Johnson bisogna verificare la vera qualità del ragazzo.
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sabato 21 gennaio 2012
I Suns tra vittorie e mercato
EDITORIALE NBA DI GIOVANNI BOCCIERO DEL 21/01/2012
I Suns tra vittorie e mercato
Ebbene, siamo qui a commentare un viaggio sulla costa atlantica che ci ha visto sorprendentemente protagonisti. Due vittorie consecutive in due tempi della pallacanestro americana, il Madison Square Garden di New York, e il nuovo TD Garden di Boston. Due vittorie sicuramente non facili, ma che fanno certamente morale. Torniamo indietro con la pellicola, però, e analizziamo il cammino di Phoenix dall'inizio di questo 2011, ovvero dalla vittoria casalinga contro i Golden State Warriors per 102-91. Ebbene, nelle ultime undici gare (tutte quelle del 2011), abbiamo racimolato cinque vittorie. Cammino che potrebbe sembrare buono, soddisfacente, ma solo alla luce delle ultime due 'doppie v', perchè altrimenti tre vittorie su nove gare è un bottino quasi disastroso. Quindi diciamo di poter vedere il bicchiere mezzo pieno, piuttosto che mezzo vuoto, ma non illudiamoci. Alla vittoria contro i Warriors, hanno fatto seguito lo stop di Dallas per 98-89, e la doppia vittoria all'U.S. Airways Center contro Portland e Milwaukee, la prima con un considerevole 102-77 contro una delle franchigie più in forma del momento, la seconda per 109-93 contro Brandon Jennings e compagni.
Fino a quel momento, sembrava che tutto rispecchiasse il copione, poi il buio, il nulla più totale. Cinque sconfitte consecutive che hanno fatto davvero male, contro acerrimi avversari e franchigie derelitte. In successione, sconfitta a Los Angeles, sponda Lakers (99-83), in casa contro i Cleveland Cavaliers (101-90), in casa contro i New Jersey Nets (110-103), in quel di San Antonio (102-91), e poi a Chicago (118-97). Prestazioni opache che si sono susseguite l'una all'altra, e che devono soprattutto farci notare una cosa. La nostra difesa non è mai stata una delle migliori della lega, e questo lo sappiamo. Ma se nella nostra metà campo siamo in pratica costanti, non lo siamo più in quella offensiva. Di fatti, se volessimo fare due calcoli con la calcolatrice alla mano, evidenziamo che in queste ultime cinque gare appena analizzate (Lakers, Cavs, Nets, Spurs e Bulls), abbiamo concesso ben 106 punti di media, facendo arrivare gli avversarie per quattro volte oltre i cento punti, escluso nel caso dei Lakers, che si son fermati a quota 99. Se poi vogliamo considerare il proverbio, abbiam fatto 30 facciamo 31, questi 99 punti gialloviola possiamo quasi considerarli come un centello subito. Abbaim parlato della difesa, ma se utilizziamo la stessa formula matematica anche per l'attacco, vedremo che siamo riusciti a realizzare soli 92,8 punti di media, superando quota cento punti in una singola occasione, contro i Nets. Ebbene, se volessimo ascoltare i santoni della tattica, alcuni potrebbero analizzare tale situazione dicendo che un qualsiasi schema tattico, nel nostro caso l'amato run'n'guns, dopo alcuni anni in cui sembra originale, esclusivo, senza soluzione di rompicapo, diventa saturo, e gli altri allenatori prendono le giuste contromisure.
Il nostro problema però, sappiamo benissimo che non è lo schema. Il nostro più grande problema è che purtroppo, diciamola com'è realmente, quest'anno siamo una squadra forma da una serie di giocatori, messi a giocare insieme così, giusto per avere i dodici uomini a disposizione. Poi, continuiamo purtroppo ad essere Nash-dipendenti, perchè quando non c'è il folletto canadese a gestire il pallone, a smistarlo nelle mani dei tiratori, a mettere paura le difese costringendole a spostarsi e riposizionarsi. Questo è dovuto semplicemente al fatto che non abbiamo nella batteria di esterni giocatori capaci di crearsi i tiri dal palleggio, oppure segnare in penetrazione. I vari Brown, Dudley e Redd vanno messi in ritmo, mentre i vari Frye, Warrick, Gortat, Lopez e Morris, non sono giocatori capaci di fare 1vs1 in post basso, ma devono essere serviti sugli scarichi mentre tagliano a canestro, e in questo caso cosa è utile? Giusto, il pick'n'roll che deve vedere come protagonista, o co-protagonista, il solito Steve Nash. Oltretutto, alle sue spalle abbiamo due playmaker davvero inesistenti quali Price (qualcosina ha fatto vedere ma...) e Telfair (oggetto misterioso).
Come pensavo, Michael Redd non può risolvere queste nostre defezioni, soprattutto perchè deve, a mio avviso, arrivare ad una forma fisica decente. In quel di Boston, poi, coach Alvin Gentry ha preferito non farlo proprio entrare in campo. Con questo voglio dire che si dovrebbe ritornare sul mercato. Questo è un argomento, però, che affronterò tra un pochino. Per il momento, soffermiamoci sulle ultime due gare, che fortunatamente ci hanno visto vincere su due campi importantissimi come quelli di New York e Boston, con due punteggi (91-88 contro i Knicks e 79-71 contro i Celtics) che certamente non rispecchiano quelle cifre a cui eravamo abituati (leggasi la formula matematica precedentemente teorizzata), ma che comunque ci hanno permesso di sorridere, pur tenendo presente che su diversi giornali i commenti contro la franchigia degli ex Mike D'Antoni e Amare Stoudemire, e quella degli ex Big Three Garnett-Allen-Pierce, sono parecchio critici, come "Knicks e Celtics sempre più giù".
Arrivati a questo punto, apriamo questa finestra sul mercato, in cui i Phoenix Suns vengono resi protagonisti di diversi movimenti, tutti inerenti alla conclusione della stagione, quindi a giugno. Soprattutto perchè a giugno, tempo di free-agent, avremo un bel pò di salario da spendere, visto che i contrattoni di Nash e Hill scadono, e gli altri contratti di Brown, Telfair e Price (tutti contratti annuali) saranno conclusi. Sembra, dunque, che la dirigenza voglia a tutti i costi firmare Deron Williams, il play dei Nets che molto probabilmente non accetterà l'offerta di prolungamento del magnate russo Prokhorov, soprattutto perchè nel New Jersey non si è ambientato e non è tanto amato. Così facendo, sarebbe disposto a lasciare le 'retine' per cercare di costruire altrove un progetto serio, magari nel deserto dell'Arizona. Oltretutto, gli si potrebbe mettere alle spalle Nash, che molto probabilmente sarebbe disposto a rifirmare con i Suns a cifre molto più basse di quelle che attualmente percepisce, proprio per amore dellamaglia, per cui quando si accosta il suo nome ad altre squadre nega deciso qualsiasi cosa. D-Will è un play moderno, fisico, atletico, con visione di gioco, propenso alle assist, e soprattutto all'occorrenza un realizzatore, che può tranquillamente giocare anche come guardia. Quindi a tratti si potrebbe ipotizzare un duo Nash da point-guard e Williams da shooting-guard. Un'altro giocatore che la dirigenza dei Suns seguirebbe è Gerald Wallace, in scadenza ai Portland Trail Blazers. L'ala ex Charlotte è un giocatore a tutto tondo, capace di figurare contemporaneamente nella classifiche speciali di rimbalzi, stoppate e palle recuperate. Inoltre, è un giocatore parecchio votato a giocare in campo aperto, e quindi non troverebbe difficoltà a inserirsi nei nostri schemi. Sempre nel ruolo di small-forward, non sono solo voci gl'interessamente per Danilo Gallinari, l'ala italiana che dopo l'esperienza di New York si sta ritagliando un ruolo da protagonista in quel di Denver. Nel Colorado il Gallo è considerato ormai un giocatore fondamentale per rilanciare la franchigia nel dopo Anthony, ma il milanese questo giugno esce dal contratto di rookie, e quindi sarebbe pronto a firmare, forse, il contratto della carriera. Gallinari è un tiratore mortifero, anche se attualmente le percentuali non sono a suo favore, ma è capace anche di mettersi al servizio della squadra, facendo tante altre cose utilissime all'economia del team, e soprattutto sa creare dal palleggio, proprio quello che attualmente ci manca in squadra. Come l'italiano, anche Kevin Love a giugno aspetterà che gli sia proposto il contratto della carriera, uscendo anch'egli dal contratto da rookie. Il giocatore di Minnesota è un lungo solido sotto le plance, autentico giocatore da doppia-doppia, che farebbe faville in coppia con Marcin Gortat.
Approposito del centro polacco, ormai ci sta abituando a cifre importanti, doppia-doppia quasi certa, e si sta rivelando davvero un pezzo essenziale del mosaico e del quintetto dei Phoenix. Speriamo che continui così, perchè potrebbe rivelarsi l'unica nota lieta di una stagione, che a mio avviso, dovrà servirci solo per ricostruire, sperando che non perderemo questo tempo utile.
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sabato 7 gennaio 2012
I Suns rinfrescano i Blazers
EDITORIALE NBA DEL 07/01/2012
I Suns rinfrescano i Blazers
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| Nash in penetrazione e scarico |
Da quando Steve Nash è tornato a Phoenix nel 2004, alcune cose sono sempre rimasti costanti. I Suns hanno tirato con un'alta percentuale e hanno segnato una barca di punti. Mentre l'attacco dei Suns ha fatto fatica all'inizio di questa stagione, si sapeva che la legge delle medie avrebbe prima o poi riportato Phoenix a trovare il suo passo. E' successo venerdì contro la squadra più calda della Western Conference, con i Suns vittoriosi per 102-77 contro i Trail Blazers.
"Credo che abbiamo fatto alcune buone accelerazioni, e abbiamo avuto un ritmo migliore - il commento del play Nash -, i tempi di gioco più adatti a noi. Abbiamo avuto un migliore flusso in modo da giocare in modo familiare a squadre del passato, e questo penso che ci ha permesso di sentirci in maggiore comfort".
Venendo al dunque, i Suns hanno avuto fino ad ora un doloroso 42 per cento dal campo, buono per il 23esimo record della lega. Inoltre, i Suns non avevano realizzato ancora 30 punti in un singolo quarto. Venerdì tutto è cambiato quando i Suns hanno tirato con il 54 per cento dal campo e segnato 30 punti nel primo quarto con 9 punti e 5 assist di Nash e altri 9 punti di Jared Dudley. Ancora più incoraggianti dell'attacco era la loro difesa. Phoenix ha tenuto Portland al 28 per cento al tiro nel primo quarto e per la maggior parte della gara, avendo già 20 punti di vantaggio con circa 6' da giocare nel terzo periodo. I Suns, che non avevano guidato una gara con 18 punti rispetto a nessuno in questa stagione, raggiungendo anche un massimo di 27 punti in gara.
"Penso che più di ogni altra cosa, abbiamo fatto un grande lavoro in difesa - dichiara coach Alvin Gentry -. Perciò siamo stati in grado di estendere il vantaggio". E' stata la quinta volta in sette partite giocate che i Suns hanno tenuto l'avversario sotto i 100 punti. Questo è il miglior inizio difensivo di Phoenix dalla stagione 2003-04.
"Credo che abbiamo fatto alcune buone accelerazioni, e abbiamo avuto un ritmo migliore - il commento del play Nash -, i tempi di gioco più adatti a noi. Abbiamo avuto un migliore flusso in modo da giocare in modo familiare a squadre del passato, e questo penso che ci ha permesso di sentirci in maggiore comfort".
Venendo al dunque, i Suns hanno avuto fino ad ora un doloroso 42 per cento dal campo, buono per il 23esimo record della lega. Inoltre, i Suns non avevano realizzato ancora 30 punti in un singolo quarto. Venerdì tutto è cambiato quando i Suns hanno tirato con il 54 per cento dal campo e segnato 30 punti nel primo quarto con 9 punti e 5 assist di Nash e altri 9 punti di Jared Dudley. Ancora più incoraggianti dell'attacco era la loro difesa. Phoenix ha tenuto Portland al 28 per cento al tiro nel primo quarto e per la maggior parte della gara, avendo già 20 punti di vantaggio con circa 6' da giocare nel terzo periodo. I Suns, che non avevano guidato una gara con 18 punti rispetto a nessuno in questa stagione, raggiungendo anche un massimo di 27 punti in gara.
"Penso che più di ogni altra cosa, abbiamo fatto un grande lavoro in difesa - dichiara coach Alvin Gentry -. Perciò siamo stati in grado di estendere il vantaggio". E' stata la quinta volta in sette partite giocate che i Suns hanno tenuto l'avversario sotto i 100 punti. Questo è il miglior inizio difensivo di Phoenix dalla stagione 2003-04.
in panchina per l'intero ultimo quarto. Dudley ha aperto la strada con 18 punti (anche 3 assist e 3 recuperi), mentre il suo backup, Shannon Brown, ne ha segnati 14 (con 5 rimbalzi). Markieff Morris (13 punti e 9 rimbalzi), Hakim Warrick (12 con 3 rimbalzi) e Marcin Gortat (12 e 8 con 6/8 al tiro) sono stati gli altri Suns in doppia cifra. 5 punti ma ben 12 rimbalzi per Robin Lopez, uscito per 6 falli.
Per la prima volta da quando la stagione è iniziata, il centro Marcin Gortat ha giocato senza la stecca sul suo pollice destro. Per la frattura del pollice della mano di tiro, anche prima dell'inizio della stagione, il polacco è stato costretto a giocare con un tutore, così da poterlo proteggere. Era ovvio che la stecca ha infastidito il suo gioco, diminuendo la sua comodità. Nella sua ultima partita contro Dallas ha segnato ben 22 punti con
Per la prima volta da quando la stagione è iniziata, il centro Marcin Gortat ha giocato senza la stecca sul suo pollice destro. Per la frattura del pollice della mano di tiro, anche prima dell'inizio della stagione, il polacco è stato costretto a giocare con un tutore, così da poterlo proteggere. Era ovvio che la stecca ha infastidito il suo gioco, diminuendo la sua comodità. Nella sua ultima partita contro Dallas ha segnato ben 22 punti con
10 su 15 al tiro. Il Big Suns ha detto che ciò non complica i suoi movimenti e che il pollice è solo un po' gonfio. "Ho un po' di dolore quando la palla colpisce, ma non è il tipo di dolore che non riesco a giocare".
Curiosità: Il co-capitano Grant Hill è stato usato come "cavia" dalla NBA per una nuova tecnologia della lega indossando un microfono in diretta. In passato, i fan possono aver sentito giocatori con microfoni nascosti nelle loro maglie, tuttavia, i giocatori si lamentavano perché i microfoni non erano comodamente cuciti, quindi se il giocatore cadeva sul microfono aveva dei disagi.
Curiosità: Il co-capitano Grant Hill è stato usato come "cavia" dalla NBA per una nuova tecnologia della lega indossando un microfono in diretta. In passato, i fan possono aver sentito giocatori con microfoni nascosti nelle loro maglie, tuttavia, i giocatori si lamentavano perché i microfoni non erano comodamente cuciti, quindi se il giocatore cadeva sul microfono aveva dei disagi.
giovedì 5 gennaio 2012
I Suns cadono in trasferta a Dallas
EDITORIALE NBA DEL 05/01/2012
I Suns cadono in trasferta a Dallas
I Phoenix Suns cadono contro i Dallas Mavericks per 98-89, in un match che è stato vinto sulla metà campo offensiva. I Mavericks non sono stati una buona squadra a rimbalzo finora, ma hanno giocato muscolosamente ed hanno spinto fuori i Suns lungo tutta la partita. I Suns, inizialmente, hanno tenuto stretto con l'efficace gioco di Marcin Gortat da entrambe le parti del campo. Anche Channing Frye ha avuto un buon inizio. Tuttavia, una volta che Nash e la maggior parte degli altri titolari sono usciti, si è iniziato a tirare da fuori come cani sciolti. Mentre Ronnie Price e Markieff Morris hanno commesso due falli rapidi. Poi, nel secondo quarto di gioco non si è, di fatto, più giocato.
Doppia-doppia da 22 punti, 10 rimbalzi con 10/15 al tiro per Marcin Gortat; doppia-doppia anche per Steva Nash, che colleziona 15 punti e 12 assist con 6/12 al tiro. 14 punti e 7/14 al tiro per Grant Hill, in 34' minuti di gioco, che per tratti nel secondo tempo ha trascinato i Suns. Dudley sottotono con 10 punti e 4/13 al tiro; 9 punti per Warrick, e 4 a testa per Morris (che aggiunge 5 rimbalzi), Lopez e Telfair.
Questo fotogramma evince che la difesa dei Suns quest'anno davvero non c'è. Si vedono ben quattro maglie bianche, in contropiede su di un recupero a metà campo, contro il solo Frye che si trovava arretratto rispetto ai compagni. In questa azione, Nowitzki ha realizzando subendo fallo da parte del lungo dei Suns, trasformando il gioco da tre punti.
mercoledì 4 gennaio 2012
I Phoenix Suns stanotte impegnati a Dallas
EDITORIALE NBA DEL 04/01/2012
I Phoenix Suns stanotte impegnati a Dallas
Steve Nash e Dirk Nowitzki sono ancora adeguati per una stagione NBA. Le recenti vittorie dei Dallas Mavericks e dei Phoenix Suns hanno visto il miglioramento delle loro stelle. Nowitzki e i Mavericks cercheranno di estendere la loro striscia vincente casalinga contro Nash e i Suns ad otto. La preseason accorciata e congestionata a 66 partite di stagione causati dal lock-out stanno contribuendo a rallentare l'inizio per Dallas (2-4 il record) e per Phoenix (2-3).
Nowitzki e i campioni in carica NBA dei Mavericks, però, potrebbero aver scosso il loro cammino con l'impressionante vittoria 100-87 conquista contro l'imbattuta Oklahoma City lunedi. Per l'ala tedesca la sua miglior performance della stagione, tirando 10 su 16 dal campo per 26 punti con l'aggiunta di 6 rimbalzi. "Ho ancora del lavoro da fare, come tutti gli altri - ha detto Nowitzki -. La mia forma sta tornando e le mie gambe sono sempre più forti. Questa squadra è impostata per stare meglio mese per mese. Dovremmo avere una buona squadra a marzo e aprile. Detto questo, abbiamo ancora trovato il modo di vincere".
Nash ha avuto molto da fare nell'impegno di lunedi, segnando il season-high di 21 punti, smistando 9 assist con 2 palle rubate per alimentare la vittoria 102-91 su Golden State. E' stata la seconda vittoria per i Suns in tre partite giocate in un arco di quattro giorni, e Nash aveva totalizzato 15 punti e 18 assist, e tirando 5 su 18 nelle prime due gare. "Sto per acquisire la miglior forma - ha dichiarato Nash -. Non ho giocato a pallacanestro per molto, molto tempo e poi ho fatto solo due settimane di camp. Per questo sto richiedendo un certo tempo per migliorare dalla preseason".
Nash ha una media di 8.0 punti e 9.2 assist negli ultimi cinque incontri contro i Mavericks, e potrà avere un aiuto da Markieff Morris. La 13esima scelta al draft NBA della scorsa estate, ha totalizzato 31 punti e 15 rimbalzi nelle ultime due partite dopo aver ottenuto rispettivamente 16 punti e 12 rimbalzi, nei primi tre match. "Sto imparando, e sto abituandomi velocemente - ha detto Morris -. Sto cercando di non prendere con sufficienza le cose, ma prendendomi il mio tempo, ne troppo lungo ne troppo velocemente, basta essere concentrato". Primo incontro per Morris contro i Mavericks, ed è probabile vederlo opposto a Nowitzki.
Nowitzki e i campioni in carica NBA dei Mavericks, però, potrebbero aver scosso il loro cammino con l'impressionante vittoria 100-87 conquista contro l'imbattuta Oklahoma City lunedi. Per l'ala tedesca la sua miglior performance della stagione, tirando 10 su 16 dal campo per 26 punti con l'aggiunta di 6 rimbalzi. "Ho ancora del lavoro da fare, come tutti gli altri - ha detto Nowitzki -. La mia forma sta tornando e le mie gambe sono sempre più forti. Questa squadra è impostata per stare meglio mese per mese. Dovremmo avere una buona squadra a marzo e aprile. Detto questo, abbiamo ancora trovato il modo di vincere".
Nash ha avuto molto da fare nell'impegno di lunedi, segnando il season-high di 21 punti, smistando 9 assist con 2 palle rubate per alimentare la vittoria 102-91 su Golden State. E' stata la seconda vittoria per i Suns in tre partite giocate in un arco di quattro giorni, e Nash aveva totalizzato 15 punti e 18 assist, e tirando 5 su 18 nelle prime due gare. "Sto per acquisire la miglior forma - ha dichiarato Nash -. Non ho giocato a pallacanestro per molto, molto tempo e poi ho fatto solo due settimane di camp. Per questo sto richiedendo un certo tempo per migliorare dalla preseason".
Nash ha una media di 8.0 punti e 9.2 assist negli ultimi cinque incontri contro i Mavericks, e potrà avere un aiuto da Markieff Morris. La 13esima scelta al draft NBA della scorsa estate, ha totalizzato 31 punti e 15 rimbalzi nelle ultime due partite dopo aver ottenuto rispettivamente 16 punti e 12 rimbalzi, nei primi tre match. "Sto imparando, e sto abituandomi velocemente - ha detto Morris -. Sto cercando di non prendere con sufficienza le cose, ma prendendomi il mio tempo, ne troppo lungo ne troppo velocemente, basta essere concentrato". Primo incontro per Morris contro i Mavericks, ed è probabile vederlo opposto a Nowitzki.
I Suns dominano i Warriors
EDITORIALE NBA DEL 03/01/2012
I Warriors (2-3) erano guidati da Monta Ellis, che ha distribuito la palla in modo più efficace. Ha segnato 18 punti con un 6/16 al tiro, conditi da 11 assist e con Stephen Curry che per problemi di falli ha totalizzato soli 10 punti in 23 minuti di gioco. David Lee non ha giocato per i Warriors a causa di malattia, ma Dominic McGuire li ha contribuito con 14 punti e 9 rimbalzi, e Kwame Brown collezionato 9 punti e 7 rimbalzi.
Questo è il modo di vincere che i Suns devono ottenere costantemente in questa stagione, se vogliono concorrere alla corsa per un posto ai playoff. Nash, che ha segnato 13 punti nell'ultimo quarto, e Morris hanno fatto il carico, ed i Suns hanno battuto i Warriors a rimbalzo, 49-36. Con cinque marcatori in doppia cifra e uno scorer da più di 100 punti, sembra finalmente ritrovatasi la squadra Suns che tutti speriamo.
I Suns dominano i Warriors
I Phoenix Suns (record 2-3) hanno continuato ad avere la meglio dei Golden State Warriors, vincendo in modo impressionante e, infine, superando la barriera dei 100 punti, risultato finale 102-91. Steve Nash sembrava ringiovanito con 21 punti e 9 assist con 9/13 al tiro, e il rookie Markieff Morris ha fornito un enorme contributo dalla panchina con 16 punti, 9 rimbalzi e con il risultato sul più 20 quando era in campo.
I Warriors (2-3) erano guidati da Monta Ellis, che ha distribuito la palla in modo più efficace. Ha segnato 18 punti con un 6/16 al tiro, conditi da 11 assist e con Stephen Curry che per problemi di falli ha totalizzato soli 10 punti in 23 minuti di gioco. David Lee non ha giocato per i Warriors a causa di malattia, ma Dominic McGuire li ha contribuito con 14 punti e 9 rimbalzi, e Kwame Brown collezionato 9 punti e 7 rimbalzi.
Questo è il modo di vincere che i Suns devono ottenere costantemente in questa stagione, se vogliono concorrere alla corsa per un posto ai playoff. Nash, che ha segnato 13 punti nell'ultimo quarto, e Morris hanno fatto il carico, ed i Suns hanno battuto i Warriors a rimbalzo, 49-36. Con cinque marcatori in doppia cifra e uno scorer da più di 100 punti, sembra finalmente ritrovatasi la squadra Suns che tutti speriamo.
Jared Dudley ha segnato 15 punti, mentre Channing Frye e Shannon Brown ne hanno aggiunti 10 ciascuno. I Phoenix non perdono in casa contro Golden State dall'8 Marzo 2005.
7 Il numero di vittorie consecutive dei Suns contro i Warriors
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