domenica 17 giugno 2018

L'Italia dei canestri a due velocità: Caserta

Caserta riparte per la terza volta
Unica società ad aver vinto uno scudetto a sud di Roma, la JC rinasce dopo il traumatico epilogo della scorsa estate. Ma la città è scettica




di Giovanni Bocciero*



La Juvecaserta è stata indubbiamente la società del sud Italia che ha raggiunto i risultati sportivi più importanti. Unica formazione ad aver vinto lo scudetto al di sotto di Roma, ha legato i suoi successi al nome dell’imprenditore Giovanni Maggiò. Trasferitosi per lavoro dalla provincia bresciana all’ombra della Reggia, il Cavaliere si dimostrò un uomo passionale ma soprattutto un dirigente sportivo attento e competente. Certamente Caserta rientrò in quel momento storico in cui nella pallacanestro italiana c’erano i cosiddetti magnati che investivano somme sostanziose di denaro per vedere realizzato innanzitutto il proprio sogno, ma anche per regalare alla propria città, ai propri conterranei soddisfazioni sportive da poter sbandierare ai quattro venti.
Per fare grandi cose è necessario fare piccole cose e lasciarle crescere. Progettualità a lungo termine e cura della quotidianità sono essenziali per fare ciò, e Maggiò certamente batteva su questi due aspetti. E per portare in alto la Juvecaserta fu bravo a circondarsi delle persone giuste, come Boscia Tanjevic e Giancarlo Sarti, i quali a modo loro furono due grandi artefici del miracoloso scudetto del 1991. Trionfo che il Cavaliere non poté vivere perché venuto a mancare pochi anni prima. E così si apprezzò una sua ulteriore caratteristica, quella dell’essere lungimirante.
MAGGIO', PRESIDENTE ONORARIO NELLA NUOVA DIRIGENZA:
"VA CAPITO CHE I RISULTATI DI 30 ANNI FA SONO IRRIPETIBILI"
«Girando per la città ricevo sempre attestati di stima - ha osservato l’allora presidente del club bianconero Gianfranco Maggiò - per quel bellissimo momento che la mia famiglia ha regalato ai casertani». Poche settimane fa è stato festeggiato l’anniversario di quello storico tricolore che unisce un’intera città, un’intera provincia. «Man mano che passano gli anni mi rendo sempre più conto che quello che abbiamo realizzato è stato un qualcosa di straordinario - ha continuità Maggiò -, di cui forse all’epoca non abbiamo misurato adeguatamente la portata. E sono convinto che quello che è accaduto circa trent’anni fa è legato a tutta una serie di eventi irripetibili».
Se pensiamo ai proprietari della Juvecaserta che si sono succeduti negli ultimi quindici anni, bisogna senz’altro dire che a loro modo hanno cercato di tenere alto il nome di società e città. Non sempre ci sono riusciti, sia per problemi economici che a causa di beghe interne. Rosario Caputo è forse stato l’ultimo presidente che ha fatto davvero sognare i tifosi bianconeri, portando Caserta dopo la promozione in A ad una semifinale playoff e al preliminare di Eurolega. Per regalare quelle emozioni al popolo casertano, però, Caputo ha fatto il passo più lungo della gamba causando non pochi problemi a livello di bilancio. Con i conti perennemente in rosso Francesco Gervasio, Raffaele Iavazzi e Carlo Barbagallo hanno cercato di fare di necessità virtù, riuscendo anche a far coincidere raramente i costi con i risultati. Ma la crisi economica che ha attanagliato l’Italia, ed il Mezzogiorno in particolare, non ha risparmiato neppure le realtà sportive come la Juvecaserta.
«Il tifoso casertano è molto appassionato - ha continuato Gianfranco Maggiò -, legato alla pallacanestro tanto da andare addirittura oltre alla vicenda sportiva, perché vissuto come un mezzo di riscatto per le tante cose che non funzionano nella nostra città. Per questo quando avvengono cose come l’esclusione dal campionato dello scorso anno, viene vissuta in maniera amara, come fosse un tradimento. Devo anche dire che il tifoso casertano deve capire che con i tempi che corrono certe aspettative, definiamole esagerate, di poter rivedere una pallacanestro del calibro di quella che si è vista all’epoca dello scudetto sono impossibili. Oggi Caserta non offre potenzialità tali da poter sostenere una società che militi ad alti livelli. Bisogna stare con i piedi per terra e accontentarsi di vedere anche una squadra che non giochi in serie A - ha concluso Maggiò - e che non competa per i primi posti».
PER IL MOMENTO E' SICURA LA RIPARTENZA DALLA SERIE B,
CON UNO SGUARDO ATTENTO AD UN POSSIBILE TITOLO DI A2
Certamente l’ambiente non ha risposto appieno negli ultimi anni. Più volte alle richieste di partecipazione in massa della società la cittadinanza non ha risposto presente. Basti pensare che ogni stagione ci si fermava poco sotto i duemila abbonamenti, con un PalaMaggiò che anche nelle gare di cartello presentava diverse macchie vuote sugli spalti. Inoltre quando un manipolo di sostenitori bianconeri ha lanciato l’idea dell’azionariato popolare per supportare le spese economiche del club, fu davvero irrisoria la somma che si riuscì a raccogliere. Insomma Caserta città di basket solo a parole, e non con i fatti. Ed è proprio in questa direzione che sembra iniziare la propria attività il nuovo sodalizio che vede proprio Gianfranco Maggiò nella carica di presidente onorario, e dell’ex direttore generale Antonello Nevola nel ruolo di amministratore delegato. La Juvecaserta 3.0 ripartirà dal trasferimento di sede di Venafro che ha conservato la categoria della serie B pur passando attraverso i playout. E la tifoseria sembra già spaccarsi. In molti infatti ritengono che la società nascente non meriti fiducia, sostenendo una “cacciata dei mercanti dal tempio” visto che si paventa la presenza di Iavazzi dietro le quinte, il principale imputato per l’esclusione dell’estate scorsa.
Da questo punto di vista è senz’altro colpa della nuova dirigenza, che dalla conferenza stampa di presentazione dello scorso gennaio ancora non ha fatto capire chi sono gli imprenditori che compongono la società. La trasparenza è la principale causa di disamore da parte dei casertani per il basket. Nevola, nel frattempo, sta sondando il terreno per cercare un titolo di A2, anche se di società disposte a cederne non ce ne sono all’orizzonte. Non sono andate a buon fine le trattative con Mantova, Bergamo, Ferrara e Roseto che hanno deciso di proseguire l’attività senza nascondere difficoltà economiche. «Il mercato dei titoli è una situazione sempre in divenire - ha raccontato Nevola -, quindi monitoriamo qualsiasi cosa. Certamente abbiamo un titolo di B ed è da lì che ripartiremo. Con che tipo di aspettative dipenderà dal budget che riusciremo a costituire. Caserta è una piazza importante, e quindi sicuramente si cercherà di allestire una squadra che sia competitiva sin da subito». La cosa positiva è che in un modo o in un altro ritorna la pallacanestro in città a distanza di un anno.


STAGIONE
PIAZZAMENTO
CATEGORIA
2007/08
2° - Promossa
Lega Due
2008/09
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Serie A
2009/10
Serie A
2010/11
11°
Serie A
2011/12
16°
Serie A
2012/13
Serie A
2013/14
Serie A
2014/15
16° - Ripescata
Serie A
2015/16
14°
Serie A
2016/17
13°
Serie A



* per il mensile BASKET MAGAZINE

L'Italia dei canestri a due velocità: Avellino

Avellino, non resta che vincere
Da diciotto stagioni in serie A, negli ultimi tre anni si è imposta tra le 'big'
ma al suo attivo ha solo la Coppa Italia del 2008



di Giovanni Bocciero*


Tra le piazze calde del Sud Italia bisogna annoverare sicuramente la Scandone Avellino. Il club irpino sono alcune stagione che porta alto lo stendardo del Mezzogiorno, ed anche quest’anno non ha fatto eccezione. Basti pensare che ai nastri di partenza dei playoff c’erano cinque squadre lombarde e due del Nord-est, con la formazione avellinese unica rappresentante meridionale. La città di Avellino ha una lunga tradizione cestistica, legata soprattutto al nome del compianto Vito Lepore, capitano della formazione che approdò in serie B d’Eccellenza. Nonostante la pallacanestro abbia accomunato diverse generazioni di irpini, c’è da sottolineare come la Scandone sia venuta alla ribalta nazionale soltanto con l’avvento dell’anno 2000, quando venne promossa per la prima volta nella sua storia in serie A. Da allora non ha più abbandonato il massimo campionato italiano, anche se c’è andata vicino nel 2006 salvandosi soltanto per il rotto della cuffia. Infatti dopo essere retrocessa la società irpina fu ripescata per il contemporaneo fallimento del Roseto Basket.
BEFFATA DA TRENTO QUEST'ANNO E' USCITA NEI PLAYOFF AI
QUARTI DOPO LA FINALE PERSA IN FIBA EUROPE CUP
Il massimo risultato sportivo viene ottenuto nel 2008, in concomitanza con l’ingresso in società di Vincenzo Ercolino, imprenditore istrionico, senza peli sulla lingua e soprattutto sognatore. Ed è forse questa ultima caratteristica che accomuna tutte le piccole realtà che riescono a sfondare sul panorama italiano. Ercolino acquista il club che era in una profonda crisi e ingaggia come allenatore Matteo Boniciolli, altro personaggio fuori le righe della nostra pallacanestro. Con lui arriva il primo, e fin qui unico successo in Coppa Italia, mostrando all’intera Europa la coppia di giocatori formata da Marques Green ed Eric Williams. Oltre al trofeo in bacheca vengono disputati per la prima volta i playoff in serie A, e l’anno successivo la squadra partecipa addirittura all’Eurolega.
Con gli anni il pubblico del PalaDelMauro si è abituato a vedere giocatori dal grande spessore tecnico, ed anche a risultati piuttosto altalenanti inframezzati da qualche altra crisi economica. Non sempre le aspettative che si creavano ad inizio stagione venivano poi rispettate durante la regular season. Ma Avellino è stata piazza che ha anche saputo esaltare al massimo alcuni giocatori che sono riusciti ad esprimersi in tal modo solo nella città irpina, a testimonianza di quanto l’ambiente ritenuto come una grande famiglia faccia davvero bene. Con la sua accoglienza e disponibilità anche atleti che provengono dall’altra parte dell’Oceano si sentono subito a casa. Oltre a Marques Green che ha avuto ben quattro diverse esperienze in maglia biancoverde nei suoi, sin qui, quattordici anni di carriera, e che è legatissimo alla città che ha dato i natali a suo figlio, vale la pena citare anche Linton Johnson e Omar Thomas, che nel 2011 fu nominato Mvp del campionato. Proprio Thomas ha rilasciato una recente intervista in cui, parlando del suo nuovo ruolo di Director of Operations a Southern Mississippi, ha anche detto che proprio per la cucina avellinese, che ha imparato ad amare, vorrebbe aprire un ristorante italiano negli Stati Uniti.
Il 2011 fu anche uno spartiacque per la Scandone, che vide il passaggio del testimone alla carica di presidente tra Vincenzo Ercolino e Giuseppe Sampietro, e dopo più di un anno l’ingresso in società del gruppo Sidigas e di Gianandrea De Cesare che rappresentò la svolta. Dopo una burrascosa transazione, che non ha comunque impedito alla squadra di competere sul parquet, si è giunti all’ultimo triennio che ha visto la formazione irpina investire circa 15 milioni di euro.
In questi ultimi tre campionati Avellino ha disputato ben tre finali, due in Italia (Coppa Italia e Supercoppa 2016) ed una in campo europeo (Europe Cup 2018) senza riuscire a vincerne neanche una, ed è arrivata a giocarsi due semifinali playoff. Il rammarico è appunto questo, non essere riusciti a sfruttare questi anni in cui si è stati al top in campo nazionale per mettere le mani su qualche trofeo. Perché dopotutto, quando ci si ritrova a ballare, non si vuole certamente smettere. «Le ultime tre stagioni sono state di un livello incredibile - ha esordito il gm irpino Nicola Alberani -, anche se purtroppo ci è mancata un’affermazione importante. C’è anche da dire che in questi anni siamo sempre partiti per fare bene, ma certamente non per vincere. Siamo comunque dell’idea che per il futuro bisogna seguire quanto di buono abbiamo fatto sin qui».
L'ATTENDE IN ESTATE UN PROFONDO RESTYLING DOPO L'ARRIVO
DI COACH VUCINIC: "L'OBIETTIVO E' CRESCERE"
In queste tre stagioni la Scandone ha avuto ben due Mvp del campionato, James Nunnally nel 2015/16 e Jason Rich nell’ultimo, a testimonianza che i risultati sono stati raggiunti anche e soprattutto per la qualità dei giocatori, e del roster nel suo complesso, che la dirigenza è stata capace di assemblare estate dopo estate, azzeccando gli uomini giusti in sede di mercato. «Avere giocatori di questa qualità in roster è soprattutto merito degli sforzi e delle risorse che ci mette a disposizione la proprietà, che ci ha sempre messo nelle condizioni per operare al meglio. Questo ha fatto sì che negli ultimi tre campionati avessimo il riconoscimento dell’Mvp in due circostanze, ma forse anche in tre se consideriamo la stagione di Joe Ragland due anni fa, che credo - ha osservato il dirigente della Scandone - meritasse quel premio. La cosa che comunque maggiormente voglio sottolineare è che adesso Avellino è una meta ambita un po’ da tutti i giocatori, e un ambiente nel quale si lavora bene e con la serenità di prendere le scelte che riteniamo migliori».
Questa che verrà appare un’estate piuttosto calda per l’intera società. Sembra infatti che questo ciclo portato avanti da coach Pino Sacripanti in sinergia col gm Alberani sia giunto alla sua naturale conclusione (ufficializzato il 12 giugno scorso il tecnico Nenad Vucinic, ndr). Il mancato successo in almeno una competizione e l’eliminazione precoce agli ultimi playoff per mano dell’Aquila Trento sembra aver accelerato questo processo. Soprattutto il modo con cui si è usciti ai quarti di finale ha lasciato parecchio amaro in bocca, scuotendo e non poco la tifoseria. L’ambiente non ha certamente criticato l’operato della squadra, ma sembrerebbe accettare con meno dolore l’addio di Sacripanti, destinato a ben altri lidi. Con il saluto al tecnico anche il roster dovrebbe subire un bel restyling.
«L’obiettivo è sempre quello di crescere, anno dopo anno, consolidandoci - ha continuato Alberani -. Non è mai facile ripetersi a questi livelli perché la concorrenza è davvero agguerrita, però noi abbiamo le qualità e le potenzialità per poterci riuscire. Soprattutto vorremmo finalmente mettere un trofeo in bacheca, cosa che ci meritiamo per quanto stiamo facendo ormai da anni. Non vogliamo però montarci la testa, non vogliamo essere considerati i favoriti, ma semplicemente ci piace essere visti come dei guastatori - ha concluso il gm irpino -, pronti a dar fastidio a chiunque».


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domenica 27 maggio 2018

Lasciateli giocare. Intervista a coach Andrea Capobianco

Il nuovo brillante comportamento degli azzurrini al torneo di Mannheim rilancia un annoso problema

Capobianco: «Ma più che all'età pensiamo alla formazione»

Dopo il terzo posto nello "Schweitzer", battuti solo dall'Australia, il ct entra nel dibattito sul maggiore spazio da dare ai giovani, sottolineando le vere difficoltà



di Giovanni Bocciero*


ROMA. Un detto recita «le parole più belle sono i fatti». Possiamo senz’altro dire che questa espressione è il mantra che accompagna Andrea Capobianco nel suo lavoro. Al tecnico azzurro sono legati i più importanti successi delle selezioni nazionali giovanili degli ultimi anni. La vittoria nel 2014 al torneo di Mannheim e il secondo posto nel 2017 al Mondiale under 19 sono certamente solo quelli più brillanti. Forse nessuno meglio di lui conosce bene i tanti ragazzi che stanno venendo alla ribalta nazionale, pur destreggiandosi per il momento soltanto in categorie minori. Questo fa riflettere se guardiamo altrove, ci interroghiamo sul perché non vengano lasciati giocare in serie A. Una domanda, o problema, che si pongono addetti ai lavori e appassionati, non certo coach Capobianco.
«Le cose vanno analizzate molto in profondità, e questo vuol dire conoscere la storia della pallacanestro italiana. Dai Nando Gentile o gli Enzo Esposito che sedicenni già giocavano in serie A sono passati oltre 3o anni. Adesso in massima serie non si gioca a vent’anni, e lo hanno dimostrato tanti campioni. Questo riguarda il percorso formativo dei ragazzi, che non si deve mai fermare e certamente non deve rallentare a 20 anni, ma deve continuare ad avere una proiezione. Oggi personalmente non vedo questa grande problematica nel non far giocare i giovani diciottenni in serie A, altresì vedo la problematica di continuare a lavorare con loro. I fenomeni come Luka Doncic capitano raramente, e per questo credo che bisogna rispettare il percorso formativo dei nostri ragazzi. La cosa sulla quale davvero dobbiamo concentrarci è quella di far continuare a crescere i giovani».
“E’ importante formare i giocatori, non mandarli in campo prima possibile.
I Gentile e gli Esposito appartengono ad altri tempi”
Il concetto espresso dal responsabile tecnico del Comitato Nazionale Allenatori è di certo condivisibile. Ma questo lo diventa meno se prendiamo ad esempio Leonardo Totè che proprio alcune settimane fa si è dichiarato per il draft Nba. La giovane ala nel 2015 vinse il premio di Mvp all’European All Star Game della Fiba dedicato ai migliori prospetti under 18. In quella stessa partita partecipò anche il transalpino Frank Ntilikina senza destare alcun interesse. Due anni dopo però, mentre il francese viene selezionato da New York, l’azzurro è in A2 a Verona senza particolarmente brillare. Sorge spontanea la domanda perché Totè sembra aver smesso di crescere cestisticamente?
«La motivazione non la posso sapere - ha risposto Capobianco -, ma sicuramente posso dire una cosa: tra il prospetto Nba e il giocatore medio c’è una fascia di giocatori validi. Purtroppo noi siamo abituati a ragionare proiettati al primo o al quindicesimo posto, e invece ci sono anche il secondo, il terzo, il quarto. Con questo voglio dire che so per certo che Totè sta facendo un grandissimo lavoro con Luca Dalmonte, e penso che un giorno possa arrivare a giocare a certi livelli. Lui è un ’97, diamogli tempo».
Il torneo di Mannheim ha sempre significato parecchio per l’Italia, che nella bacheca è seconda con quattro vittorie alle spalle dei soli Stati Uniti che ne hanno vinti ben dieci. La manifestazione, giunta quest’anno alla sua 29esima edizione e intitolata al teologo e medico nonché premio Nobel Albert Schweitzer, è a tutti gli effetti un mundialito dedicato all’under 18 che l’Italbasket ha vinto nel ’66, ‘69 e ’83. A quelle vittorie hanno contribuito giocatori come Dino Meneghin e Antonello Riva che successivamente si sono affermati come grandi campioni azzurri. Quindi un bel trampolino di lancio, così come nel 2014 si sono messi in mostra Federico Mussini e Diego Flaccadori.
“Il processo formativo di un giocatore non si ferma a vent’anni:
il problema è continuare a lavorare anche dopo”
«Quella fu la mia seconda esperienza a Mannheim. Flaccadori si rivelò un fenomeno, mentre Mussini tutti ce lo invidiavano. Diamo a questi ragazzi il tempo di crescere non solo per l’età, ma soprattutto lavorando duro secondo un proprio percorso formativo così come facevano anche i ventenni di venti anni fa». Eppure non può passare inosservata la decisione del playmaker reggiano di lasciare la serie A per scendere in A2 a Trieste. «Posso dire quello che penso - ha continuato Capobianco -, e sicuramente lui e la società avranno valutato tante cose prima di fare questa scelta. Per me Mussini può diventare un grande giocatore, e lo dico sia per le sue doti umane che per le capacità tecniche. È normale che non deve assuefarsi su alcune cose, e conoscendolo so per certo che non lo farà».
L’impressione che si ha da fuori, però, è quella che i Danilo Gallinari, Marco Belinelli, ultima Cecilia Zandalasini, siano più delle rose nate nel deserto che i frutti di una scuola. «Purtroppo noi italiani abbiamo la mentalità di guardare l’orto del vicino e non il nostro. I fatti però dicono che noi esportiamo allenatori come Ettore Messina, Sergio Scariolo, Andrea Trinchieri, Luca Banchi, Simone Pianigiani, e quindi credo che la scuola italiana sia di un livello spaventoso. Non tutto è perfetto, ma i risultati che stanno ottenendo nelle ultime stagioni le varie nazionali giovanili erano anni che non venivano raggiunti. Questo significa che gli allenatori giovanili lavorano bene e permettono a tanti nostri ragazzi di arrivare a giocare ad alto livello. Oggi al femminile abbiamo Giorgia Sottana che gioca in un club prestigioso come il Fenerbahce, e Cecilia Zandalasini che è andata in Wnba seppur giocando poco. Da quanto non avevamo giocatrici in giro per il mondo? Almeno da un decennio con Raffaella Masciadri e Chicca Macchi. Al maschile abbiamo Gigi Datome e Niccolò Melli che giocano al Fenerbahce, squadra campione d’Europa, e questo non ci capitava da Gianluca Basile e Gregor Fucka al Barcellona. Non voglio dire che tutto è oro, però non dobbiamo neppure essere distruttivi. Piuttosto che rilevare solo le cose negative dobbiamo vivere con più entusiasmo le cose belle. Quell’entusiasmo che questi ragazzi ci regalano».
Di emozioni coach Capobianco ne ha vissute tante sulla panchina dell’Italia, e tra le più importanti vi sono di certo quelle provate in occasione del secondo posto raggiunto l’estate scorsa al Mondiale under 19. Un risultato incredibile che ha visto tra i principali artefici il giovane Tommaso Oxilia. Proprio come un cane che si morde la coda, non possiamo porci la domanda del perché la Virtus Bologna abbia deciso di mandarlo in A2 piuttosto che concedergli spazio in massima serie. «Io ho allenato in serie A, e so che di continuo bisogna fare delle scelte. Conoscendo bene dirigenza e staff della Virtus, persone degne di rispetto, so che le loro decisioni vengono fatte con attenzione per cercare di avere un domani una soluzione migliore. Penso che chi è dentro la situazione provi a fare la scelta migliore e più ponderata per il futuro del ragazzo, in questo caso di Oxilia. Bisognerebbe studiare un po’ la storia degli esordi dei giocatori».
“Abbiamo ottimi tecnici e dopo tanti anni anche ragazzi e ragazze che
giocano all’estero: la scuola italiana non è poi così male…”
E allora per cercare di comprendere queste scelte che ai più fanno storcere il naso, abbiamo studiato alcuni esordi dell’ultima Italbasket vincente, quella d’argento alle Olimpiadi del 2004. Spulciando nelle carriere di alcuni giocatori si viene a conoscenza che Gianluca Basile a 21 anni esordì in Nazionale e un anno dopo venne promosso in A con Reggio Emilia; Gianmarco Pozzecco a 20 anni era in B ad Udine, la sua carriera svoltò due anni dopo a Varese mentre l’esordio in Nazionale arrivò a 25 anni; Matteo Soragna esordì in A con Pistoia a 21 anni dopo aver giocato in B a Cremona, e vi ritornò soltanto a 26 anni in quel di Biella; Massimo Bulleri a 18 anni andò a Treviso, giusto il tempo dell’esordio in A e venne mandato in prestito nelle categorie minori a Ozzano, Mestre e Forlì.
Insomma, proprio come scritto all’inizio «a me piace parlare con i fatti, e le parole devono accompagnare i fatti. I fatti dicono che l’Italia dopo 31 anni è tornata a vincere il torneo di Mannheim e raggiunto tre podi consecutivi, mai successo prima - ha continuato Capobianco -. È tornata a medaglia ai Mondiali con il gruppo classe ’98, e due dei ragazzi sono entrati nel miglior quintetto (Tommaso Oxilia e Lorenzo Bucarelli, ndr). Della stessa annata ’98 abbiamo Davide Moretti che è arrivato terzo all’Europeo ed è stato inserito nel miglior quintetto della manifestazione. Noi dobbiamo mettere i fatti davanti alle parole, e questi sono fatti. Sono gli esempi di come questi ragazzi lavorano bene quotidianamente con allenatori preparati».
“Quote under anche in serie A? Non entro nel merito, ma io credo
agli schemi solo se servono a valorizzare le persone”
Ci si sta dibattendo se inserire quote under anche in massima serie, e volevamo sapere il pensiero del commissario tecnico azzurro a tal proposito. «Io ho massima fiducia nelle persone, per questo credo che chi debba prendere delle decisioni, giuste o sbagliate che siano, le prenda semplicemente per il bene di alcune situazioni. Non credo che ci si alzi la mattina e si voglia fare il bene o il male. Possono anche essere sbagliate, ma dietro c’è sicuramente uno studio che ha portato ad una tale decisione. Detto ciò non entro nel merito della cosa semplicemente perché non è mia competenza. Io mi limito ad allenare. Posso dire che per me gli schemi sono importanti, ma sono delle cornici al cui interno agiscono i giocatori in piena autonomia. Credo molto di più al miglioramento del giocatore che allo schema, credo più alla persona che allo strumento da utilizzare. La cosa più importante è sempre quella di valorizzare le persone e non gli strumenti, ma se questi servono a valorizzare le persone allora ben vengano».


TERZO PODIO CONSECUTIVO PER I RAGAZZI DI CAPOBIANCO

Terzo podio consecutivo a Mannheim per l’Italia di Andrea Capobianco, dopo l’oro del 2014 e il bronzo del 2016, è arrivata una nuova medaglia di bronzo per gli azzurrini che hanno chiuso bissando il successo sulla Russia (Miaschi e Palumbo: 32 punti per entrambi nell’89-78 conclusivo e 15 rimbalzi per il romano) dopo aver ceduto solo all’Australia in semifinale. Lo “Schweitzer”, vero mundialito under 18 che si disputa con cadenza biennale, è andato per la seconda volta consecutiva alla Germania. Miaschi è stato il migliore realizzatore del torneo con 160 punti, Palumbo il miglior rimbalzista (70). Gli altri azzurri: Costi, Dieng, Conti, Laganà, Czumbel, Graziani, Dellosto, Da Campo, Battistuzzi, Ladurner.


L’UNDER 18 AGLI EUROPEI IN AGOSTO IN LETTONIA

Dal 28 luglio al 5 agosto la Nazionale under 18 di coach Capobianco sarà impegnata agli Europei che si svolgeranno in Lettonia. Le città ospitanti saranno Ventspils, Liepaja e Riga. Gli azzurrini sono inseriti nel gruppo A insieme a Croazia, Grecia e i padroni di casa. Il terzo posto raccolto al torneo di Mannheim pone l’Italia tra le migliori selezioni. A Bari il 3 e 4 agosto ci saranno invece le qualificazioni per la Fiba Europe Cup 3x3 sia a livello maschile che femminile. Le squadre qualificate si contenderanno a Debrecen (Ungheria) dal 31 agosto al 2 settembre il titolo continentale. La Nazionale maschile under 18 prenderà poi parte ad ottobre alle Olimpiadi giovanili di 3x3 a Buenos Aires.



*: per il mensile BASKET MAGAZINE

venerdì 25 maggio 2018

2019 NBA Mock Draft



First Round - update: 20/06/2019

1. New Orleans Pelicans

Zion Williamson (SF - Freshman - Duke)

La chiamata numero 1 è fin troppo ovvia. Zion è un franchise player, ed è l'ideale sotto tutti i punti di vista per il dopo Davis.

2. Memphis Grizzlies

Ja Morant (PG - Sophomore - Murray State)

Un po' come per i Pelicans, i Grizzlies hanno tra le mani il giocatore del dopo Conley. Le caratteristiche non sono esattamente le stesse (Morant è meno play puro ma più realizzatore e con ottimo atletismo), ma è l'atleta da cui ripartire.

3. New York Knicks

RJ Barrett (SG - Freshman - Duke)

Altro draft di passione per la franchigia della 'Big Apple'. Avrebbero voluto, e sperato in altro (Zion!), ma dovranno accontentarsi di Barrett. Che poi accontentarsi sembra quasi dispregiativo, e invece...

4. New Orleans Pelicans

Rui Hachimura (PF - Junior - Gonzaga)

Qui sembra iniziare davvero il draft. Cosa faranno i Pelicans con la scelta n.4 ricevuta dai Lakers? Quasi sicuramente punteranno su di un'ala, e Hachimura potrebbe essere intrigante per il potenziale e anche per il marketing...

5. Cleveland Cavaliers

Jarrett Culver (SG - Sophomore - Texas Tech)

Cleveland deve ricostruire, e per questo ha scelto coach John Beilein famoso al college per il suo attacco veloce e con tanto tiro da 3. Culver sembra il profilo giusto per iniziare ad assemblare un roster per il futuro.

6. Phoenix Suns

De'Andre Hunter (PF - Sophomore - Virginia)

E arriviamo ai Suns, in perenne ricostruzione (ahimè!). Se tutto va come fin qui descritto, con la 6 potrebbero mettere le mani su Hunter che per caratteristiche si completerebbe con Ayton in un'ipotetica giovane front-line. Ipotizzando che vogliano arrivare ad un play tramite trade (Lonzo Ball?) o in free-agency (D'Angelo Russell?).

7. Chicago Bulls

Darius Garland (PG - Freshman - Vanderbilt)

Sempre per il gioco del domino, alla 7 Chicago potrebbe puntare su Garland così da togliere compiti di playmaking a LaVine e valutare davvero Dunn.

8. Atlanta Hawks

Bol Bol (C - Freshman - Oregon)

Dagli Hawks mi aspetto la sorpresa: Bol Bol. Non è poi una gran scommessa, perché prima dell'infortunio ad Oregon stava facendo benissimo. Lo danno piuttosto in basso, ma Atlanta potrebbe stupire e dargli il tempo necessario per crescere fisicamente.

9. Washington Wizards

Jaxson Hayes (PF - Freshman - Texas)

Sembra che la franchigia della capitale possa andare su di un lungo, e allora è molto probabile la scelta di Hayes tra i giocatori più in luce nell'ultima stagione collegiale.

10. Atlanta Hwks

Cam Reddish (SF - Freshman - Duke)

Dopo due scelte ritocca agli Hawks, e questa volta potrebbero decidere di scegliere un esterno prototipo delle point-forward con tiro (quest'anno altalenante!) dall'arco.

11. Minnesota T-Wolves

Nickeil Alexander-Walker (SG - Sophomore - Virginia Tech)

Con Wiggins in vendita i T-Wolves potrebbero decidere di optare per un giocatore che possa servire tanto in attacco quanto in difesa. Chi meglio di Nickeil, pronto a stupire e ad avere una stagione in crescendo come il cugino Shai ai Clippers?

12. Charlotte Hornets

Coby White (PG - Freshman - North Carolina)

Più combo che play puro, Coby White potrebbe rappresentare una bella coppia con Kemba Walker. Due nani pronti a correre e a bombardare il canestro avversario dall'arco. L'idea intriga.

13. Miami Heat

Nassir Little (SF - Freshman - North Carolina)

Giunti a questo punto si deve iniziare a guardare soprattutto al talento rimasto disponibile. E Miami potrebbe ritrovarsi Nassir Little, potenziale enorme ma ancora molto acerbo.

14. Boston Celtics

PJ Washington (PF - Sophomore - Kentucky)

I Celtics attraverseranno un'estate davvero molto calda. Con questo draft dovranno rimettere gran parte delle basi di un progetto che, forse, sta naufragando. Washington potrebbe essere un bell'innesto per coach Brad Stevens.

15. Detroit Pistons

Sekou Doumbouya (SF - Francia - Limoges)

Occhio ai Pistons che potrebbero decidere di prendere chiunque. Cosa gli serve? Forse tutto o forse niente. Alla fine potrebbero optare anche per la scelta europea, come Doumbouya.

16. Orlando Magic

Keldon Johnson (SG - Freshman - Kentucky)

Orlando ha scelto negli ultimi anni giocatori lunghi, lunghissimi, propensi alla difesa. Quest'anno potrebbe essere il momento di aggiungere un giocatore sì dalle braccia comunque di una certa lunghezza ma offensivamente non grezzo, ma di primo livello.

17. Atlanta Hawks

Kevin Porter (SF - Freshman - Southern California)

Ancora Atlanta! Dopo un lungo e un esterno tecnico, alla 17 potrebbe scegliere un esterno tutta dinamite. Porter è atletico e dinamico, e sa fare spettacolo. Questo basterebbe per il momento, visto che alle vittorie sarebbero anteposti i biglietti. Per il momento...

18. Indiana Pacers

Romeo Langford (SG - Freshman - Indiana)

Langford ha avuto una stagione non esaltante, ma un figlio dell'Indiana non può che fare gola ai Pacers. Il matrimonio sembrerebbe perfetto.

19. San Antonio Spurs

Bruno Fernando (C - Sophomore - Maryland)

20. Boston Celtics

Tyler Herro (SG - Freshman - Kentucky)

21. Oklahoma City Thunder

Brandon Clarke (PF - Junior - Gonzaga)

22. Boston Celtics

Carsen Edwards (PG - Junior - Purdue)

23. Memphis Grizzlies

Goga Bitadze (C - Georgia - Buducnost)

24. Philadelphia 76ers

Matisse Thybulle (SF - Senior - Washington)

25. Portland Trail-Blazers

KZ Okpala (SF - Sophomore - Stanford)

26. Cleveland Cavaliers

Mfiondu Kabengele (C - Sophomore - Florida State)

27. Brooklyn Nets

Nicolas Claxton (PF - Sophomore - Georgia)

28. Golden State Warriors

Talen Horton-Tucker (SG - Freshman - Iowa State)

29. San Antonio Spurs

Luka Samanic (PF - Croazia - Olimpia Ljubiana)

30. Detroit Pistons

Luguentz Dort (SG - Freshman - Arizona State)