lunedì 31 dicembre 2018

Tre profili di prospetti Nba

Dal chiacchierato Nassir Little che ancora deve dimostrare il suo infinito talento a North Carolina allo stakanovista di Syracuse Oshae Brissett, passando per quello più in crescita di tutti che è Nickeil Alexander-Walker leader di Virginia Tech. Questi i profili dei prospetti che ambiscono al draft Nba.


sabato 15 dicembre 2018

Un poker d’assi sulle panchine di A2

Tocco di classe - Quattro coach dal prestigioso background impegnati nel campionato cadetto: ecco il perché della loro scelta

Pancotto, Lardo, Bucchi e Valli hanno alle spalle, tutti insieme, ben 57 stagioni in serie A, finali scudetto, Coppe Italia e quattro premi di migliori coach dell'anno


di Giovanni Bocciero*


L’A2 quest'anno è un campionato da seguire, non fosse altro per la presenza di allenatori che possiedono un grande bagaglio tecnico e d’esperienza. Coach come Piero Bucchi, Cesare Pancotto, Lino Lardo e Giorgio Valli messi insieme hanno collezionato 57 campionati di serie A, 3 finali scudetto, 2 Coppe Italia, 1 Supercoppa italiana e 4 premi di miglior coach dell’anno. Equamente suddivisi tra girone Est ed Ovest, la XL Extralight Montegranaro ha deciso di ripartire da Pancotto che conosce fin troppo bene il territorio essendo di Porto San Giorgio; l’Unieuro Forlì ha ormai da ben tre anni affidato il proprio progetto nelle mani di Valli; la Givova Scafati ha puntato su Lardo dopo le dimissioni di Marco Calvani per le indagini antidoping; la Virtus Roma ha riabbracciato Bucchi con l’obiettivo di ritornare in A.
LARDO: "IL LAVORO E' PIU' GRATIFICANTE. IN SERIE A SERVE TEMPO:
SPESSO TROVI UN ROSTER ASSEMBLATO CON GIOCATORI CHE
VENGONO DA ESPERIENZE DIVERSE"
Ma c’è differenza tra l’allenare in massima serie piuttosto che in A2? «Il lavoro dell’allenatore in A2 è più gratificante - ha esordito Lino Lardo - perché c’è la possibilità di lavorare su un sistema di gioco in breve tempo. In massima serie si deve avere più tempo perché spesso ti ritrovi un roster assemblato con molti stranieri che vengono da diverse esperienze, e la lingua ufficiale è l’inglese che pur se parlato ormai da tutti può creare qualche difficoltà. Quindi in A2 con otto atleti italiani hai la possibilità di plasmare una mentalità, un gioco di squadra, e per me che sono un allenatore a cui piace dare un sistema alla propria squadra questa è una cosa importante per lavorare al meglio. E credo senza dubbio - ha continuato Lardo - che mentre in serie A ci si concentra di più sull’individualità ed il talento dei singoli, in A2 si vede una migliore pallacanestro basata sul gioco d’insieme».
«Credo che la cosa più importante sia innanzitutto cosa si vuole fare, e non dove si allena - ha invece commentato Cesare Pancotto -. Quando un allenatore vuole insegnare pallacanestro come me, non importa la serie. Cambiano gli individui che devi allenare e che devi motivare, ma l'importante è che si conosca il proprio ruolo, cioè quello di lavorare dando valore alla parola allenatore o istruttore in base alla categoria nella quale si milita».
PANCOTTO: "E' IMPORTANTE COSA SI VUOLE FARE, E NON DOVE SI
ALLENA, SE L'IMPEGNO E' QUELLO DI INSEGNARE PALLACANESTRO
DANDO VALORE ALLA PAROLA ALLENATORE"
La motivazione è senz’altro l’incentivo che ha spinto tecnici di questo spessore ad accettare offerte provenienti dal secondo campionato. È anche vero che oggi la concorrenza si è fatta molto competitiva, e spesso i club guardano più al dato economico. «Parto dal presupposto che a me piace allenare - ha risposto Pancotto -. Considero che il basket non abbia dimensione, nel senso che tra l’Eurolega e l’A2 cambia l’importanza della serie ma non il fatto di dover insegnare a giocare. Poi si tratta di una sfida, perché sono ritornato ad allenare nel mio territorio con tutte le difficoltà che si devono affrontare. E infine perché mi sono sentito scelto dalla società di Montegranaro, cosa molto fondamentale».
«Ci sono diversi fattori, e spesso personali - ha invece dichiarato Lardo -. Adesso le dinamiche del mercato sono abbastanza diverse rispetto a quindici anni fa quando c’erano delle vere e proprie categorie di allenatori di serie A e di serie A2. Io guardo molto al progetto che mi viene proposto. Devo anche dire che negli anni sono cresciuti molto i giovani tecnici, e questo ha fatto sì che si alzasse la concorrenza. Per questo qualche società ha deciso di puntare su assistente validi, maturati anche per merito della navigata esperienza in A dei capi allenatori che hanno avuto, e che poi li hanno rimpiazzati. Nel mio caso attuale, con Scafati c’erano stati già degli abboccamenti in anni passati, ma questo era il momento giusto».
L’esperienza maturata in tanti anni di carriera ad alto livello da questi allenatori può essere senz’altro un volano per far crescere non solo i giovani giocatori, ma in una visione più globale le stesse società in cui lavorano e addirittura l’intera struttura del campionato di A2.
LARDO: "COMUNQUE E' BELLO RIMETTERSI IN GIOCO ANCHE IN
AMBIENTI NON COSI' SEMPLICI E AMBIZIOSI COME LE PIAZZE
CHE HANNO GRANDI PROGETTI"
«Ho dimostrato di poter allenare ad alto livello, ma penso che sia bello - ha continuato Lardo - anche mettersi in gioco e lavorare in ambienti non così semplici e ambiziosi come possono essere le grandi piazze. Credo di aver vinto quasi tutte queste sfide riuscendo a rilanciare dei progetti portando valori come l’esperienza e la professionalità. Sinceramente sento di essere stato pronto ovunque ho allenato, da Reggio Calabria a Udine, dove è stato fatto un lavoro straordinario e mi sono messo in discussione scendendo addirittura in serie B. Perciò mi piace allenare con l’obiettivo di far crescere sia i giocatori che le società, ma questo non toglie che abbia ancora tanta ambizione di ritornare ad allenare ad alto livello».
«Credo che ogni allenatore debba portare il proprio contributo, che sia tecnico, tattico o solo di energia - ha invece commentato Pancotto - ovunque allena. Abbiamo il dovere di far crescere il nostro movimento, di migliorare i nostri atleti e di creare risultati per le società. Per cui non ho l’ambizione di pavoneggiarmi in merito alla mia maturata esperienza rispetto ad un collega più giovane, ma penso solo a far bene quello per cui sono capace cercando ogni giorno di trasferirlo ai miei giocatori e ad un sistema dal quale chiunque può apprendere degli insegnamenti tecnici».
L’A2 si è guadagnata la fama di essere il campionato degli italiani perché è dove gli atleti nostrani riescono ad esprimersi al meglio. Non è un caso se lo scorso anno Federico Mussini ha deciso di trasferirsi all’Alma Trieste invece di proseguire il massimo campionato con la Grissin Bon Reggio Emilia; oppure come Amedeo Tessitori che grazie all’esperienza alla De’Longhi Treviso si ritrova ad essere nel giro della nazionale maggiore. Insomma riapriamo il dibattito sull’utilizzo degli italiani, che più che imposto da regole dovrebbe diventare una cultura in massima serie.
PANCOTTO: "ABBIAMO UN DOVERE BEN PRECISO: FAR CRESCERE IL
MOVIMENTO, MIGLIORARE I NOSTRI ATLETI E OTTENERE RISULTATI
PER LE SOCIETA' CHE CI DANNO FIDUCIA"
«Penso che l’obiettivo di ciascun giocatore sia quello di diventare un atleta globale - ha dichiarato Pancotto -, perché non si può pensare di giocare per tutta la carriera in un’unica serie altrimenti sarebbe restrittivo per il proprio percorso di crescita. Proprio per questo sin da quando alleno ho sempre dato un’opportunità a chiunque, soprattutto ai giovani ma in generale ai giocatori italiani avendo fiducia nella nostra scuola di formazione. Naturalmente in A2 per la conformazione dei roster si esalta questo concetto, ma ribadisco che è importante che i nostri atleti lavorino con l’ambizione di migliorare sempre e comunque. La qualità di questo campionato è alta proprio perché ci sono ottimi allenatori e giocatori disposti a lavorare duro».
«Da sempre sono stato dalla parte degli italiani, dicendo che meritano più spazio anche in serie A. Capisco le esigenze dei proprietari e delle squadre che ingaggiano gli stranieri per fini di risultato o per aumentare lo spettacolo - ha affermato Lardo -, però negli ultimi anni tutti questi grandi campioni non si sono visti in Italia. E allora penso che bisognerebbe lavorare di più sugli italiani. Sento dire da più parti che se sono bravi giocano, il problema è che lo devono dimostrare e tante volte guardando alcune partite di massima serie si vedono dieci stranieri in campo. Allora la domanda che dobbiamo porci è come fanno in questo modo i ragazzi a crescere? Poi ci sono anche atleti di talento che riescono a ritagliarsi il proprio spazio, ma gli altri che possono aspirare a giocare su quei palcoscenici non hanno l’opportunità di mettersi in mostra. Così scendono in A2 dove c’è la possibilità di giocare, di fare esperienza e anche di sbagliare. Detto ciò, non possiamo poi lamentarci se in nazionale, che ha comunque dei sui cicli generazionali, abbiamo giocatori con poca esperienza internazionale e che non hanno quella tempra di prendersi le responsabilità. Nella stagione in cui ho allenato in B a Udine, ho visto degli atleti sconosciuti davvero molto bravi. Perciò - ha concluso Lardo - dobbiamo avere il coraggio di andare a scovare i ragazzi e di farli giocare, limitando gli stranieri, e si vedrà che i talenti ce li abbiamo ancora».




Il curriculum di Pancotto, Bucchi, Lardo e Valli
IL COACH DELLE METROPOLI PIERO BUCCHI
Cesare Pancotto è l’allenatore di A2 con il maggior numero di campionati di A alle spalle: 21. Classe ’55 ha allenato tra le altre Forlì, Pistoia, Siena, Trieste, Udine, Avellino, Cremona, vincendo tre campionati di A2 e due premi di coach dell’anno di A. Piero Bucchi, bolognese classe ’58, è il coach delle metropoli avendo guidato Roma, Napoli e Milano. Ha iniziato in A2 a Rimini per poi andare a vincere a Treviso Coppa Italia e Supercoppa. A Napoli ha prima vinto l’A2 e poi la Coppa Italia, mentre a Milano ha raggiunto due finali scudetto. Ripartito da Brindisi in A2 ha fatto affermare il club pugliese in massima serie. Lino Lardo, classe ’59 di Albenga, ha iniziato come assistente di Carlo Recalcati a Bergamo. Dopo l’escalation che lo ha visto a Reggio Calabria e Milano centrando il premio di coach dell’anno e una finale scudetto, ha riportato Rieti in serie A prima di andare a Bologna. Giorgio Valli, modenese classe ’62, cresciuto nella Virtus Bologna è diventato assistente di Ettore Messina e vinto nel 1997/98 il double scudetto-Eurolega. A Treviglio in B la prima esperienza da capo allenatore, poi Scafati e Ferrara con cui ha ottenuto due promozioni e una Coppa Italia di A2.


*: per il mensile BASKET MAGAZINE

giovedì 6 dicembre 2018

Guglielmo Talento: «I tempi cambiano e ci si evolve. Il Coni ha bisogno di un restyling»

di Giovanni Bocciero*


Caserta - Il Comitato provinciale Coni di Caserta ha celebrato con le stelle al merito sportivo e le medaglie al valore atletico gli atleti e le società che si sono distinti nell’anno 2017. Alla cerimonia tenutasi presso la Scuola specialisti dell’Aeronautica Militare ha partecipato anche il consigliere della Giunta nazionale Coni, Guglielmo Talento, e ne abbiamo approfittato per porgli alcune domande riguardanti la Riforma dello Sport inserita nella Legge di Bilancio 2019.

D: Come giudica la riforma della Coni Servizi SpA tanto voluta dal sottosegretario di Stato (con delega allo Sport), Giancarlo Giorgetti?

R: «Certamente stiamo vivendo un momento in cui il Coni è sotto la lente d’ingrandimento della politica e dell’opinione pubblica in generale in quanto se ne sta parlando molto sui giornali. Io credo che un ente quale il Coni, che ha ben 104 anni di storia, deve guardare al futuro senza restare incatenato alle logiche del passato. I tempi cambiano, ci si evolve, ed anche la nostra istituzione sportiva ha bisogno di un restyling. Inoltre la nuova riforma deve ancora essere del tutto scoperta e capita, e per questo abbiamo davanti diversi mesi di lavoro» – ha dichiarato Talento a Sporteconomy.

IL CONSIGLIERE DELLA GIUNTA NAZIONALE CONI
GUGLIELMO TALENTO

D: Lo scopo principale della Riforma dello Sport che subito balza agli occhi sembra essere quella di avvicinare lo sport d’alto livello con quello di base, che è fondamentale per l’intero movimento?

R: «Non finirò mai di ringraziare le migliaia di volontari che ogni giorno ruotano intorno al nostro mondo permettendoci – ha continuato Talento – di svolgere appieno quella che è la nostra attività primaria. Lo sport è sociale, e quindi non dobbiamo solo pensare alle Olimpiadi o alle manifestazioni più importanti. È importante tornare a fare sport nella Scuola, che deve essere il nostro principale stakeholders».

D: A proposito di stakeholders, lei è stato forse tra i primi a parlare di sport business nella visione in cui i posti di lavoro non devono essere ricercati solo nelle fabbriche, ma che anche un centro sportivo, con la sua gestione, può portare a nuove assunzioni oltre che ad introiti. Ci sono però diverse federazioni sportive che sopravvivono praticamente solo grazie ai finanziamenti del Coni, senza aver colto l’importanza di aprirsi agli stakeholders.

R: «Purtroppo è vero, e quando si tocca questo tasto non si può non parlare di soldi. Io credo, che, per prima cosa, bisogna accorpare tante piccole federazioni che negli anni si sono approvvigionate solo ed esclusivamente grazie ai finanziamenti del sistema. Oggi chiunque ha l’ambizione di farsi chiamare presidente, e questo non va bene, soprattutto perché dobbiamo ricordarci che si tratta dei soldi dei contribuenti, e quindi dei cittadini italiani. Per questo bisogna essere lungimiranti, guardare all’esterno e ricercare fondi nei stakeholders, che possono avere interesse nelle nostre attività».

D: Il prossimo luglio Napoli ospiterà l’Universiade. Quale sarà il contributo del Coni e come parteciperà alla gestione dei costi?

R: «Il Coni ha lasciato la cabina di regia dell’organizzazione agli Enti che si sono aggiudicati il finanziamento dello Stato, come è giusto che sia. Questo significa che noi come istituzione sportiva daremo il nostro sostegno solo dal punto di vista logistico e pratico. Ovviamente – ha concluso Guglielmo Talento – io in qualità di consigliere nazionale e Sergio Roncelli, quale presidente regionale del Coni, siamo a completa disposizione del Comitato Organizzatore Locale».


* per SPORTECONOMY --- Link originale

lunedì 19 novembre 2018

Le storiche società meridionali: Napoli

Le storiche società meridionali sono ripartite dalla cadetteria con grandi ambiziosi

Nuovi dirigenti, gestione più attenta al consolidamento che ad inseguire sogni di rapida gloria. Club con molti punti in comune e la volontà di far dimenticare le delusioni recenti

di Giovanni Bocciero*


La pallacanestro del Sud Italia riparte da tre piazze storiche come Caserta, Napoli e Reggio Calabria, che per alterne vicissitudini si sono ritrovate tutte e tre ai nastri di partenza del campionato di serie B. Le tre storiche compagini, seppur con ambizioni diverse, hanno le potenzialità per rianimare il rispettivo ambiente, che rammaricato o deluso, dovrà appoggiare il nuovo corso affinché ognuna delle società ritorni a competere su quei palcoscenici che gli sono congeniali.
Lo stesso Basket Napoli seppur solo retrocesso dalla A2 è ripartito ex novo. L’estate all’ombra del Vesuvio è stata caratterizzata dal passaggio del testimone tra Ciro Ruggiero e i nuovi proprietari Federico Grassi e Francesco Tavassi, ai quali spetta il compito di rilanciare la squadra dopo l’ultima sfortunata stagione. All’ex presidente Ruggiero - napoletano di nascita ma agropolese d’adozione - va il merito di aver riportato la pallacanestro in città, facendo vivere due intensi anni nei quali “si è parlato solo di vittorie e di sconfitte, di tecnica e di tattica, ma neanche per un istante di fallimenti, mancati pagamenti e lodi”, come da lui stesso affermato nella lettera di commiato. Voltata pagina, la società si è rimboccata le maniche per garantire nel breve periodo una stagione da protagonisti, e nel medio-lungo periodo un futuro radioso. Eppure i risultati d’inizio campionato non rispecchiano quelle che sono le reali potenzialità del roster biancazzurro.
GRASSI E TAVASSI A NAPOLI I PROTAGONISTI DI UN'ESTATE
IN CUI SI E' PARLATO DI TECNICA E NON DI FALLIMENTI E LODI
Coach Gianluca Lulli, che ha militato da giocatore in quello che fu il Basket Napoli del presidentissimo Mario Maione, deve ancora trovare la giusta quadra del cerchio facendo fronte anche ad un ritardo nell’inizio della preparazione fisica. Potrà essere aiutato in questo senso da un autentico veterano della categoria come Francesco Guarino, playmaker 39enne che nel corso della sua carriera ha giocato per alcune delle più importanti squadre italiane collezionando titoli e promozioni. È lui la chioccia di un gruppo che può vantare il giusto mix tra esperienza e gioventù, dal tiratore Vincenzo Di Viccaro al roccioso Riccardo Malagoli, dal versatile Tommaso Milani al pretoriano Dario Molinari, sino ai due prospetti dell’Est Europa Nemanja Dincic e Hugo Erkmaa. L’intento della società è quello di ripartire con amore, così come recita lo slogan per questa stagione (#RiparTiAmo), anche se rispetto agli ultimi due anni non c’è quasi traccia di un’identità napoletana nel roster.
«Napoli sta cercando di tornare faticosamente al vertice - ha analizzato ancora il presidente della FIP Campania Manfredo Fucile -, con un tessuto societario completamente nuovo e che rispecchia, al contrario della squadra, la vera napoletanità. Purtroppo dopo la splendida cavalcata di due anni fa, nella scorsa stagione sono state sbagliate alcune scelte programmatiche che hanno portato alla retrocessione. I nuovi proprietari hanno la volontà e la forza di riportare la piazza lì dove merita, ma è importante capire che occorre strutturarsi anche con la creazione di un adeguato settore giovanile per alimentare con continuità questa passione». Il nuovo corso della pallacanestro napoletana si è dovuto immediatamente confrontare con le problematiche riguardanti l’impiantistica cittadina. Non a caso la squadra è stata sfrattata dal Pala Barbuto e dovrà disputare le partite casalinghe in esilio al palazzetto di Casalnuovo. Il fatto di non avere una struttura in città dove poter svolgere l’attività - e si spera che i finanziamenti dell’Universiade possano sistemare questa situazione - sta facendo pensare ai proprietari di costruirsi un impianto proprio. Sarebbe stata anche identificata una zona nel quartiere Fuorigrotta, ma è bene prendere questa notizia con le pinze perché come recita il detto tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare. E il popolo napoletani ha già vissuto milioni di sogni poi non concretizzatisi. Questo però è un ulteriore punto a favore di Grassi e Tavassi, che hanno l’obiettivo di realizzare un progetto ambizioso per la Napoli dei canestri, che nell’immediato veda la squadra competere e cercare di ritornare subito in A2.


Napoli, alle spalle gli ultimi fallimenti
La città di Napoli ha vissuto grandi stagioni con la storica Partenope che nel 1970 vinse la Coppa delle Coppe. Dopo quei fasti si sono alternate altre società cittadine sino alla S.S. Basket Napoli che si trasferì da Pozzuoli nel 1999. La società del presidente Mario Maione ha regalato incredibili successi - semifinali scudetto, Coppa Italia 2006 e partecipazione all’Eurolega - firmati da campioni come Lynn Greer e Mason Rocca. Nel 2008 arrivò l’esclusione dal campionato e dopo anni bui la pallacanestro cittadina è rinata nel 2011 con la wild-card in A dilettanti del Napoli Basketball. L’anno dopo grazie alla fusione con Sant’Antimo disputò la LegaDue, ma questo trasferimento si rivelò solo il primo di tre fallimenti consecutivi.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

venerdì 16 novembre 2018

Le storiche società meridionali: Caserta

Le storiche società meridionali sono ripartite dalla cadetteria con grandi ambiziosi

Nuovi dirigenti, gestione più attenta al consolidamento che ad inseguire sogni di rapida gloria. Club con molti punti in comune e la volontà di far dimenticare le delusioni recenti

di Giovanni Bocciero*


La pallacanestro del Sud Italia riparte da tre piazze storiche come Caserta, Napoli e Reggio Calabria, che per alterne vicissitudini si sono ritrovate tutte e tre ai nastri di partenza del campionato di serie B. Le tre storiche compagini, seppur con ambizioni diverse, hanno le potenzialità per rianimare il rispettivo ambiente, che rammaricato o deluso, dovrà appoggiare il nuovo corso affinché ognuna delle società ritorni a competere su quei palcoscenici che gli sono congeniali. Caserta ad un anno dalla inaspettata estromissione dalla serie A, che in parte è una ferita ancora aperta, sta provando a fare circolo intorno alla nuova società che ha acquistato il titolo sportivo di Venafro. La Juvecaserta sembra basarsi sul duo dirigenziale composto da Gianfranco Maggiò e Antonello Nevola, con il patron Raffaele Iavazzi dietro le quinte. Ed è proprio la contestata figura dell’ex presidente che divide la tifoseria, con la società e il diretto interessato che non hanno mai smentito il suo coinvolgimento. Dagli uffici al campo, il lavoro che stanno svolgendo coach Massimiliano Oldoini ed i suoi ragazzi è encomiabile. Il tecnico è stato scelto perché conosce molto bene l’ambiente essendo stato assistente di Pino Sacripanti soltanto alcune stagioni fa, e durante l’estate quasi non si è badato a spese provando a prendere il meglio sul mercato così da costruire un roster di tutto rispetto e con la dichiarata voglia di essere promossi. Perché la società vuole tornare a competere nelle categorie che più gli si addicono per il prestigio e la storia della piazza, seppur sposando una programmazione che non deve bruciare le tappe. Una prerogativa imprescindibile per costruire una struttura solida nel tempo e capace anche di reperire le risorse necessarie per svolgere l’attività.
GIANFRANCO MAGGIO' GARANTE DELLA NUOVA JUVECASERTA
CHE HA INIZIATO LA STAGIONE CON VITTORIE IMPORTANTI
Il personaggio che garantisce la bontà di questo progetto non può che essere Gianfranco Maggiò. «Io ero presente all’incontro tra Maggiò e il presidente Gianni Petrucci - ha raccontato il numero uno della FIP Campania Manfredo Fucile -. Magari non potrà fare quello che ha fatto il padre Giovanni perché sono cambiati i tempi, ma è sicuramente una garanzia la sua presenza. Il suo è un nome storico per la pallacanestro campana, sono contento che sia ritornato all’apice della società ed ho visto con che rispetto e riconoscenza è stato accolto da Petrucci. So che ci sta mettendo tutto l’impegno possibile. Dall’inizio ha detto che era meglio partire da un campionato inferiore, vincere subito e galvanizzare l’ambiente, ma ha bisogno che tutto il territorio, dai tifosi agli imprenditori e soprattutto gli sponsor, gli stiano vicino». Lo scoppiettante inizio di campionato sta confermando che Caserta è tra le principali candidate al salto di categoria. La coppia di esterni composta da Riccardo Bottioni e Leonardo Ciribeni, che l’anno scorso aveva ben fatto a San Severo, si sta confermando di livello per il torneo cadetto; l’esperienza sotto canestro dell’oriundo Marcelo Dip e del maddalonese Biagio Sergio; l’energia di Norman Hassan; l’efficacia di Niccolò Rinaldi; la precisione di Niccolò Petrucci sono gli ingredienti di un roster che rappresenta la base di un progetto che mira a rivitalizzare la storia bianconera con un pizzico di casertanità riscontrabile negli assistant coach Fabio Farina e Federico D’Addio.
Già il semplice fatto che dopo appena dodici mesi dal secondo funerale della Juvecaserta, questa abbia avuto la forza di rinascere e ripartire da un campionato nazionale deve far ben sperare per il futuro. E se è vero che il buongiorno si vede dal mattino, allora i tifosi possono tornare a sognare. L’importante è che la nuova società comprenda che non bisogna fare il passo più lungo della gamba, come magari fatto negli anni passati. Basti pensare agli esosi sforzi economici di Rosario Caputo per allestire la squadra che poi disputò i preliminari di Eurolega lasciando i conti in rosso; oppure alla ferma volontà di Iavazzi di richiedere il ripescaggio quando invece si poteva ripartire da un’onesta A2 provando a ripianare i debiti. Solo con un’oculata programmazione, soprattutto economica, la pallacanestro all’ombra della Reggia può ritornare ad appropriarsi del suo prestigio. Con l’aiuto di tutti ed in particolare dei tifosi, che stanno provando a rilanciare l’iniziativa dell’azionariato popolare per acquisire quote della società tramite il Club Ornella Maggiò.


Juvecaserta legata alla famiglia Maggiò
La Caserta del basket è legata a doppio filo alla famiglia Maggiò, che ne ha costruito il mito. Gianfranco Maggiò ha portato avanti l’impegno cestistico dopo la morte del padre Giovanni, centrando lo storico scudetto del 1991. Raggiunto l’apice ebbe inizio il declino, prima con la retrocessone in A2 del 1994 e poi il fallimento del 1998. Il nome Juvecaserta fu rispolverato nel 2003 con l’avvento del presidente Rosario Caputo e la fusione dei due club cittadini Ellebielle e Falchetti. Tornata in serie A nel 2008, in due stagioni raggiuse la semifinale scudetto e i preliminari di Eurolega. Con il subentro di Raffaele Iavazzi alla guida del club, Caserta ha sfiorato più volte i playoff per poi retrocedere ed essere ripescata nel 2015. Nell’estate del 2017 è stata invece estromessa dalla serie A.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

domenica 11 novembre 2018

Wes Clark o Clark Kent, a Brindisi si stropicciano gli occhi

Lo abbiamo fiutato sin da quando è sbarcato in Italia, a Brindisi, con largo, largo anticipo, e i fatti ci stanno dando ragione. Colui che nella scorsa primavera ha contribuito ad eliminare Arizona della futura prima scelta al draft Nba Deandre Ayton al primo turno del torneo Ncaa, oggi è la grande sorpresa del campionato italiano. Ovviamente stiamo parlando di Wes Clark, che sta vestendo i panni di Clark Kent facendo sognare la tifoseria brindisina. Clicca qui per l'intervista a Clark


martedì 30 ottobre 2018

L'incredibile ascesa di Alfonzo McKinnie


L’ala è passata dalla seconda categoria lussemburghese ai Warriors



L’ascesa di Alfonzo McKinnie ha davvero dell’incredibile, e per certi versi fa commuovere. Oggi sta vivendo quel sogno di essere un giocatore Nba sin da bambino, dopo averlo inseguito facendo molti sacrifici. Diciamoci la verità, però, non stiamo difronte ad un talento cristallino. Nato nel 1992 a Chicago, non ha vissuto appieno quella che è stata l’escalation dei Bulls guidati da Michael Jordan. Ma da nativo della città del vento è cresciuto aspirando di arrivare a quel livello. Dopo il liceo va al college per frequentare prima l’Eastern Illinois e poi la Green Bay, dove subisce due infortuni al menisco. Al draft Nba del 2015 non viene minimamente calcolato dalle franchigie professionistiche, anche perché i numeri recitano 7.1 punti e 5.1 rimbalzi. Ma oltre alle mere cifre, come già detto, non sembra avere i tratti di un talento fuori dal normale. Così come spesso succede per i giovani giocatori americani, trova sistemazione in Europa, e precisamente nel roster dei Pirates dell’East Side, formazione che disputa il secondo campionato del Lussemburgo. Non immaginiamo quale possa essere il livello medio del torneo, e così Alfonzo chiude la stagione con 26 punti ad allacciata di scarpe. Trova il tempo di farsi una piccola vacanza-gioco ai Rayos de Hermosillo con i quali perde la finale per il titolo messicano, e subito riprova la carta Nba. Si autofinanzia con 175 dollari un provino con i Windy City Bulls, la franchigia satellite in G League dei Chicago Bulls, ed ottiene un posto in squadra. Sono comunque poche le soddisfazioni, eppure l’estate successiva viene firmato dai Toronto Raptors che gli fanno giocare 14 match in Nba, esordendo proprio contro Chicago. Viene per lo più assegnato ai Raptors 905, la squadra di G League affiliata alla franchigia canadese, e dopo un anno viene tagliato. Insomma due esperienze non proprio esaltanti e gratificanti. Ma lui non ha smesso di sognare, c’ha creduto sempre e adesso sta vivendo questo sogno con i Golden State Warriors. Certo, l’ambiente nella Baia assomiglia tanto ad un mondo fantastico, magari chiunque di noi potrebbe tentare di andare lì a giocare, e giocare per davvero tra i professionisti. Tanto come compagni di squadra hai Steph Curry che domenica notte a Brooklyn ha stabilito il record di sette partite consecutive con 5 o più triple realizzate, o Klay Thompson che stanotte ha stabilito contro i Bulls - neanche a farla apposta - il record di 14 triple mandate a segno in una singola gara. E poi c’è sempre Kevin Durant. Insomma, sarebbe facile per chiunque giocare insieme a loro. Ma non va sottovalutata l’abnegazione di McKinnie. Non a caso coach Steve Kerr ha dichiarato che dopo i provini estivi lo ha voluto fortemente in squadra perché è un ragazzo che lavora duro, e che deve essere preso d’esempio per i ragazzi più giovani perché non ha smesso mai di inseguire il suo sogno. Giusto per inciso, nella vittoria contro Chicago che passerà alla storia per le 14 triple di Thompson, Alfonzo ha confezionato una doppia-doppia da 19 punti e 10 rimbalzi. Complimenti!

giovedì 25 ottobre 2018

Universiadi 2019 e impianti sportivi a Napoli

Intervista al presidente della FIP Campania Manfredo Fucile in merito alla problematica delle strutture sportive a Napoli, dal PalaArgento che resta un sogno al PalaCollana al centro di una controversia, al PalaBarbuto e al PalaVesuvio che saranno ristrutturati pesantemente grazie ai finanziamenti delle Universiadi.




lunedì 15 ottobre 2018

Il Senatore Barbaro: la candidatura Milano-Cortina grande opportunità per il paese

Il Senatore Barbaro: la candidatura Milano-Cortina grande opportunità per il paese


di Giovanni Bocciero




Il senatore della Lega, Claudio Barbaro domenica scorsa ha presenziato alla IV edizione della “Alvignano Corre”, competizione podistica valevole quale campionato italiano dell’ASI Nazionale, ente di promozione sportiva di cui è presidente. In occasione della manifestazione svoltasi nel comune dell’alto casertano, ne abbiamo approfittato per intervistarlo riguardo diversi temi che interessano l’intero movimento sportivo nazionale. CONTINUA A LEGGERE SU SPORTECONOMY


venerdì 12 ottobre 2018

Non è mondo per giovani. Sono 18 gli U22 nei roster di serie A

Troppo esiguo il numero degli under aggregati alle prime squadre, è necessario un cambio di rotta

Sono appena dieci i ventenni nei roster di serie A

Tra i vice campioni del mondo del 2017, solo Okeke, Mezzanotte e Pajola trovano posto nelle squadre del massimo campionato. Sono 18 gli under 22


di Giovanni Bocciero*



Questo campionato non è per gli italiani, a maggior ragione se giovani. Se stessimo scrivendo un poema cestistico potrebbe essere questa la giusta locuzione introduttiva. Come un cane che si morde la coda torniamo sul problema dello scarso utilizzo dei nostri giovani in serie A. Un trend che si riflette sulla nazionale tanto che il ct Meo Sacchetti per le ultime convocazioni è stato costretto ad attingere anche dal campionato di A2. Numeri davvero esigui quelli che raccontano di appena dieci under 20 aggregati ai roster, meno di uno a squadra. Numeri che prendono più corpo se allarghiamo il range agli under 22, salendo così a 18 elementi. Un dato comunque insufficiente per un movimento che deve inesorabilmente ripartire dalla linea verde.
ANDREA MEZZANOTTE, NEO ACQUISTO DI TRENTO
IN MAGLIA AZZURRA AL MONDIALE U19 DEL 2017
Anche nella pallacanestro come nel mondo del lavoro sembra che i giovani per realizzarsi e trovare spazio decidano di emigrare. Basti pensare che quest’anno saranno 17 gli azzurri che giocheranno negli Stati Uniti tra Ncaa e junior college. Non a caso la federazione ha avviato una collaborazione con Riccardo Fois, assistant coach di Gonzaga University, per monitorare tutti questi ragazzi oltreoceano. Certamente sarà un’esperienza che li arricchirà tecnicamente quanto umanamente, con la speranza che al loro ritorno possano rinvigorire le fila della nazionale.
Fa male però constatare che dell’Italia under 19 vice campione del mondo due stagioni fa, solo in tre militano in massima categoria. Stiamo parlando dei classe ‘98 David Okeke a Torino, elogiato da coach Larry Brown come possibile prospetto Nba, e Andrea Mezzanotte a Trento che assaporerà per la prima volta la massima serie dopo anni di gavetta a Treviglio; e del classe ’99 Alessandro Pajola a Bologna che cercherà di conquistare quanti più minuti possibili. Questi atleti insieme a Leonardo Candi (classe ‘97) sono tra i favoriti a succedere come miglior under 22 del campionato a Diego Flaccadori, unico capace di vincere tre volte il premio.
MATTEO SPAGNOLO, PROSPETTO DEL 2003
TRASFERITOSI IN ESTATE AL REAL MADRID
E gli altri giovani italiani? Ci si attende l’exploit da Riccardo Bolpin (altro ‘97) ritornato in A a Pistoia, mentre può trovare spazio e far bene il 2000 Luca Conti passato in estate da Trento a Pesaro. Poi bisogna purtroppo guardare all’A2 o addirittura all’estero. Nel secondo campionato militano i vari classe ’98 Tommaso Oxilia, Lorenzo Bucarelli, Lorenzo Penna, Riccardo Visconti, e i 2000 Mattia Palumbo, Matteo Laganà e Federico Miaschi, ai quali però nessuno ha voluto offrire un posto e dei minuti importanti in serie A. Mentre invece rivolgendoci all’estero ci sono tre dei nostri migliori under 18: i 2002 Sasha Grant al Bayern Monaco e Lorenzo Guerrieri al Barcellona, e il 2003 Matteo Spagnolo al Real Madrid. E non fa sorridere che in Italia solo Pesaro ha aggregato alla prima squadra il 2001 Nicolas Alessandrini.
Questi giovani espatri sono segno che i nostri allenatori sono preparati e competenti nel formare i talenti, ma devono anche trovare il coraggio di metterli in campo e non farli svernare tra giovanili e categorie minori. Il gap con le altre nazioni è proprio che i pari età stranieri hanno più minuti da “pro” nelle gambe. Ad esempio in Francia giocatori poco più che ventenni sono già i leader delle proprie squadre e si dichiarano con cognizione per il draft Nba, per non parlare degli atleti dell’Est Europa che rimpinguano club di ogni paese, compresi quelli italiani.


LE NOMINATION DI BM - I TOP 5
1) Leonardo Candi - Grissin Bon R. Emilia - play - 21 anni - 190 cm
2) Alessandro Pajola - Segafredo Bologna - play - 19 194 cm
3) David Okeke - Auxilium Torino - ala - 20 - 203 cm
4) Andrea Mezzanotte - Dolomiti Energia Trento - ala - 20 - 208 cm
5) Luca Conti - Victoria Libertas Pesaro - ala - 18 - 195 cm



* dalla rivista BASKET MAGAZINE