mercoledì 22 maggio 2019

L'Italia sportiva vuole il suo museo, che oggi è una sfida possibile

Il Senatore Claudio Barbaro, nell'editoriale scritto per la rivista Primato edito dall'associazione Asi Nazionale che lui stesso presiede, ha accesso i riflettori sulla necessità di avere un Museo Nazionale dello Sport. Questa volontà nasce da due dati molto importanti: i milioni di turisti che affollano ogni anno i musei italiani; i tanti sportivi e la loro grande partecipazione agli eventi. Diamo qualche numero, così come fatto egregiamente da Barbaro. Nel 2018 si sono contati 63 milioni di turisti venuti da ogni parte del mondo per ammirare quasi 5 mila musei presenti su tutto il nostro territorio. I dati pubblicati dal Ministero della Cultura nel 2017 dicono che sono stati oltre 50 milioni i loro visitatori, raddoppiando quasi la cifra rispetto a dieci anni fa.


Per celebrare degnamente chi ha contribuito a rendere l’Italia
grande nel mondo e per costruire cultura sportiva, Asi presenta una
petizione e lavora ad un progetto di crowdfunding per la realizzazione
di un museo dello sport. L’iniziativa gode del supporto di un Governo

che allo sport ha dimostrato di guardare con altri occhi.
Dall'altro lato lo sport in Italia è un vero e proprio mercato. Recentemente il presidente del Coni Giovanni Malagò ha sottolineato che proprio lo sport è l'unico comparto del Pil che cresce costantemente. Negli ultimi dodici mesi ha toccato un +3,5. Questo perché intorno agli eventi sportivi c'è una grande partecipazione. Sia fisica, cioè in loco, che virtuale, attraverso la televisione o con le nuove forme di fruizione tramite i più svariati devices. Da questa analisi nasce l'idea di rilanciare il progetto di un Museo Nazionale dello Sport. Un luogo che raccolga cimeli capaci di raccontare la grandezza della storia sportiva italiana scritta dalle gesta di indimenticabili atleti.

La prima proposta di un Museo Nazionale dello Sport fu avanzata da Mario Pescante all’inizio degli anni 2000, quando era Sottosegretario ai Beni Culturali con delega allo Sport. Lui voleva recuperare la Casa delle Armi del Foro Italico - negli anni '80 adibita addirittura ad aula bunker per i processi di casa nostra - per crearvi un luogo rappresentativo del mondo sportivo che potesse aiutare a diffondere una vera cultura sportiva

C’è un progetto fermo dalla fine del 2001 di cui si fece promotore
l’allora Sottosegretario ed ex presidente del Coni Pescante 
che sarebbe
dovuto sorgere all’interno del parco del Foro Italico. Studi e disegni
da troppo tempo giacciono in un cassetto. Fonte foto: Primato

La realizzazione di questo 'sogno' non è comunque semplice. Ci sono difficoltà legate principalmente agli investimenti - e quando mai - necessari per creare una struttura che sia un luogo dove poter richiamare i visitatori e fargli vivere un’esperienza divertente e coinvolgente di storia e di sport. Ma le potenzialità ci sono tutte. C’è il prodotto - una grandissima tradizione e storia sportiva - c’è il mercato (i 5000 musei italiani nel 2016 hanno raccolto oltre 110 milioni di persone) e potrebbe facilmente trovarsi la posizione. Insomma, dal punto di vista del marketing, l'idea è ottima.

Come proposto e dichiarato da Pescante a suo tempo, una nuova destinazione per l’Accademia di Scherma del Foro Italico è la scelta più logica e ideale, perché riqualificherebbe tutta l’area già destinata allo sport e in questo modo potremmo utilizzare il Foro Italico a trecentosessanta gradi e farne un polo di attrazione unico”. Magari si potrebbe cercare anche di creare la giusta atmosfera emozionale, sfruttando gli spazi sotterranei ampiamente presenti per ricavarne un anfiteatro - come si evince dal progetto - che rappresenterebbe un ingresso monumentale del museo.

sabato 4 maggio 2019

Il paisà DiVincenzo e tutti gli Italians negli States

Chi è Donte, l'italiano che ha conquistato due titoli Ncaa con Villanova

DiVincenzo, l'azzurro nel cuore

Scelto da Milwaukee, ha potuto giocare nella Nba solo 27 partite, bloccato da un infortunio. In arrivo la naturalizzazione


di Giovanni Bocciero*



COSA HANNO in comune Gregor Fucka, Marcelo Damiao, Nikola Radulovic, Mike Sylvester, German Scarone, Dante Calabria, Dan Gay, Mason Rocca, Mark Campanaro, Christian Burns e Jeff Brooks? Che hanno indossato la casacca azzurra della nazionale di pallacanestro da naturalizzati. Ed è quello che potrebbe accadere anche a Donte DiVincenzo, guardia dei Milwaukee Bucks in procinto di ottenere il passaporto italiano e magari difendere i colori dell’Italia già al prossimo mondiale in Cina.

DA MICHAEL JORDAN A BIG RAGÙ. DiVincenzo è nato e cresciuto nel Delaware, di certo non uno stato conosciuto per la pallacanestro. Tre infatti sono i soli giocatori da lì provenienti che sono riusciti ad arrivare in Nba, tutti con meno di 200 presenze: Terence Stansbury, A.J. English visto anche in Italia a Trieste, Roma, Forlì e Pistoia, e Laron Profit passato per Montegranaro.
CRESCIUTO TRA CALCIO E BASKET, HA SCELTO LO SPORT DEI
CANESTRI MERITANDOSI IL NICKNAME DI 'JORDAN DEL DELAWARE'
Sin da piccolo Donte è un ragazzino che stenta a stare fermo, e così si divide tra il calcio e il basket. Qualche suo professore se lo ricorda, a sei anni, che seguiva il fratello maggiore in palestra mettendosi in disparte a palleggiare e tirare fino a quando il custode non arrivava per chiudere la struttura. In piena adolescenza lascia per sempre i campi in erba per dedicarsi corpo e mente alla pallacanestro. Ben presto si fa notare per le sue qualità tanto da conquistarsi il soprannome di ‘Michael Jordan del Delaware’. È il piccolo stato del Delaware, appunto, per questo pur se si distingue non arriva ad avere una grande fama a livello nazionale. Essendo un prospetto quattro-stelle viene avvicinato comunque da qualche università prestigiosa come Syracuse, Notre Dame e Villanova. Alla fine dopo un vero e proprio percorso spirituale con padre Christian Beretta, cappellano alla Salesianum High, ha scelto di frequentare Villanova perché più vicina a casa. L’ambientamento al college non è semplice, perché passa da una situazione in cui faceva praticamente quel che voleva, fuori e dentro il campo, ad una in cui è costretto ad entrare in punta di piedi.
Oltretutto nel suo primo anno, dopo otto gare, si fa male ad un piede e non contribuisce per nulla alla vittoria del titolo Ncaa del 2016. È un leone in gabbia, si lega particolarmente a padre Robert Hagen - cappellano della squadra - che lo aiuta a superare il difficile momento. Nel secondo anno è una furia e nella gara contro Virginia il giornalista Gus Johnson lo chiama Big Ragù. Il nickname è piuttosto semplice da capire date le sue origini italiane e la capigliatura color rosso malpelo. Nonostante ciò ha ancora tanto da imparare, coach Jay Wright lo reputa un gran talento offensivo ma molto meno difensivo, e per l’equilibrio della squadra è relegato a sesto uomo. Ruolo che gli sta stretto ma che accetta con grande dedizione. L’apice l’ha raggiunto nella finale Ncaa del 2018, quando è stato illuminato da una onnipotenza cestistica che gli ha permesso di guidare i Wildcats al successo e di essere nominato quale Most Outstanding Player della partita.

DA EROE ALLA NBA. Quella partita lo hanno reso un vero e proprio eroe, oltre ad avergli spalancato le porte della Nba. Ma DiVincenzo ha comunque vissuto altri momenti importanti lungo la sua giovane carriera che lo hanno forgiato. Ad esempio al liceo è stato protagonista di un palpitante finale thriller che lo ha visto andare in lunetta, a tempo scaduto, nella partita decisiva per la regular season. Purtroppo per lui sbagliò entrambi i tiri liberi e la sua squadra perse contro la Smyrna High. Smaltita l’amarezza però, ha poi trascinato la squadra al suo secondo titolo consecutivo.
La fama spesso accende le luci sul passato, ed è così che la vittoria del titolo Ncaa 2018 ha fatto scoprire un’altra personalità del ragazzo. Ma andiamo con ordine. DiVincenzo sembra essere stato sempre un po’ ribelle, un ragazzo scapestrato che da adolescente ne ha fatte di cotte e di crude. E così dopo essere salito alla ribalta nazionale, in tanti hanno cercato più notizie su di lui spulciando anche tra i social. E sul suo profilo Twitter sono spuntati dei post risalenti al 2011 e al 2012 nei quali faceva commenti razzisti ed omofobi. Questo ha macchiato la sua persona ma non ne ha precluso l’ascesa.
Tecnicamente è molto migliorato sotto la guida di coach Wright, diventando un buon tiratore da tre ed un ottimo passatore. Soprattutto ha imparato a difendere e a rimanere sempre concentrato nell’arco di un’intera partita. Le capacità atletiche non si discutono, con un’esplosività che gli permette di arrivare al ferro come e quando vuole. Tutte queste qualità gli hanno permesso di strappare una chiamata al draft, nel quale a sceglierlo sono stati i Milwaukee Bucks. E qui c’è da aprire una parentesi. Il papà di Donte, infatti, è tifoso proprio dei Bucks sin dai tempi di Lew Alcindor, meglio conosciuto come Kareem Abdul-Jabbar. Conserva con grande gelosia la maglia da gioco di Ricky Pierce, ex cestista passato anche nel Wisconsin tra le tante squadre Nba per cui ha giocato, e quando il figlio è andato a svolgere il work-out a Milwaukee gli ha chiesto di portargli un gadget della franchigia. Per inciso, anche il padre fu oggetto di un tweet poco carino quando Donte decise di abbandonare il calcio - lo sport evidentemente della famiglia, forse anche per le origini italiane - per la pallacanestro. Alla fine c’è finito a giocare nel Wisconsin, e questo ha reso molto felice ed orgogliosa l’intera famiglia. Nonostante tutto.
La carriera di DiVincenzo sembra comunque dover essere un distillato di pazienza, perseveranza e umiltà, perché in questa stagione da rookie ha prima sofferto per un infortunio al tallone d’Achille e a fine marzo è stato fermato da una borsite bilaterale del calcagno che gli ha fatto terminare anzitempo la stagione. Non dovrà essere operato ma seguire soltanto una terapia conservativa che gli dovrebbe permettere di tornare in campo già dall’estate. Chissà se in preparazione per il mondiale.

UN SIMIL-ARCIDIACONO. Tra la carriera di Donte DiVincenzo e quella dal suo compagno Ryan Arcidiacono ci sono molte similitudini. Ed oltre al fatto di aver vinto insieme con Villanova, potrebbero fare uno stesso cammino in Nba. Arcidiacono dopo l’exploit del 2016 in cui fu nominato anch’esso Most Outstanding Player nella finale Ncaa, ha un po’ faticato da professionista ripiegando addirittura nel venire a Caserta - prima che la società fallisse - due stagioni fa. Adesso invece si sta ritagliando un ruolo quasi da protagonista ai Chicago Bulls. Anche per DiVincenzo potrebbero servire un paio di anni prima di affermarsi anche tra i ‘grandi’.
IN ESTATE VERRA' IN ITALIA E SPERA CHE IL PASSAPORTO GLI VENGA
CONSEGNATO IN TEMPO PER PRENDERE PARTE AL MONDIALE
Ma non solo il college e l’Nba, un’altra similitudine che accomuna i due ragazzi è la possibilità di usufruire del passaporto italiano e diventare arruolabile per la nazionale del Ct Meo Sacchetti. Per la verità questa opzione ormai è da scartare per Arcidiacono, i cui nonni rinunciarono alla nostra cittadinanza. Non è però questo il caso dei nonni di DiVincenzo, originari della Sicilia. DiVincenzo aveva già in programma di venire in Italia la prossima estate, ma chissà che causa l’infortunio non possa anticipare il suo primo viaggio nel nostro paese per visitare la Sicilia appunto, della quale il nonno gli ha tanto raccontato. Verrà anche per firmare gli ultimi documenti e ottenere la cittadinanza, ma non è chiaro se il giocatore riuscirà ad ottenere il passaporto in tempo per la competizione mondiale. Con tutta la documentazione a posto, DiVincenzo risulterebbe naturalizzato e questo creerebbe un bel grattacapo a coach Sacchetti. Infatti da regolamento vi è un solo posto per i passaportati, e come DiVincenzo fanno parte di questa categoria anche Burns e Brooks. Entrambi si sono prodigati durante le qualificazioni al mondiale di Cina, e soprattutto il secondo è risultato preziosissimo per raggiungere la qualificazione. Pur non spiccicando una parola in italiano, Donte ha seguito tutte le partite della nazionale sullo smartphone e spera di poter giocare per difendere i colori azzurri. Per la sua famiglia, questo, sarebbe un grande orgoglio. Per il momento si pensa solo a fantasticare, con il desiderio che il tutto si concretizzi e diventi realtà. E Sacchetti permettendo, ovviamente.


LA SCHEDA
Donte DiVincenzo è nato a Newark, stato del Delaware, il 31 gennaio del 1997. Figlio di John F. e Kathie DiVincenzo, si è diplomato alla Salesianum School che ha guidato alla vittoria del campionato statale per due anni consecutivi. Ha frequentato la Villanova University con cui ha vinto due titoli Ncaa facendo registrare il career-high di 31 punti nella finale del 2018 venendo nominato Mvp. È stato scelto dai Milwaukee Bucks con la chiamata numero 17 al draft. Quest’anno in Nba ha giocato 27 partite con un career-high di 15 contro Orlando. In 15’ di media ha 4.9 punti, 2.4 rimbalzi e 1.1 assist.


ITALIANS - Moretti leader di Texas Tech, in evidenza Lever e Stefanini
Sono tanti i giovani italiani che hanno preferito solcare l’oceano per cercare fortuna in America. Infatti se ne contano oltre venti che giocano in giro per gli Stati Uniti, dall’Ncaa alla High School. Un numero cospicuo ed interessante in ottica azzurra tanto da spingere la federazione ad assegnare a Rick Fois - assistant coach alla Gonzaga University e nello staff della nazionale con Ettore Messina - il compito di monitorarli tutti.
DAVIDE MORETTI PROTAGONISTA NELLA FINALE NCAA 2019
Andati negli States per fare la vita dello studente-atleta, quello che maggiormente sta incidendo è sicuramente Davide Moretti. Con Texas Tech ha vinto la Big 12 spodestando dopo 14 anni Kansas, ed il suo contributo è stato consistente: in 21 delle ultime 23 gare è andato in doppia cifra. Ottime anche le stagioni di Alessandro Lever a Grand Canyon e Gabe Stefanini a Columbia, spesso e volentieri leader delle proprie squadre. Mentre Francesco Badocchi ha pagato un infortunio a Virginia, i due napoletani Guglielmo Caruso ed Ethan Esposito hanno ben figurato rispettivamente a Santa Clara e Sacramento State. Scendendo al liceo, la stellina Nico Mannion - promesso sposo di Arizona - è stato in lizza per il premio di Giocatore dell’anno grazie alla sua annata da 30 punti di media, ed ha partecipato al prestigioso McDonald’s All-American. Un altro figlio d’arte si è ben distinto, ovvero Mattia Acunzo che ha vinto da protagonista il campionato statale della Pennsylvania con Kennedy Catholic ed ha accettato la borsa di studio dell’University of Toledo.



* per la rivista BASKET MAGAZINE

venerdì 22 marzo 2019

Serie B - Prova generale per salire in A2

Omegna dominatrice ha fatto bis
Flop doloroso per le corazzate Caserta e San Severo


di Giovanni Bocciero*


LA FINAL EIGHT di Coppa Italia ha permesso di veder giocare tutte insieme le regine del campionato di serie B. Le prime della classe chiamate non solo a contendersi il primo grande obiettivo della stagione, ma anche a rispondere presente a quello che è stato il primo banco di prova in prospettiva della Final Four per la promozione in A2. Insomma, tra Porto Sant’Elpidio prima e Porto San Giorgio poi è andata in scena una kermesse dalla quale poter trarre delle considerazioni di metà stagione.
Il tabellone presentava dai quarti di finale gli incroci tra gironi A-C e B-D, e i risultati sono stati sorprendenti sin da subito. Si può dire che il Nord ha surclassato nettamente il Sud, visto che neanche una formazione dei raggruppamenti meridionali è riuscita ad approdare in semifinale. Se i pronostici sono stati rispettati nel caso di Cesena, che ha fatto durare il tempo di una gara l’esperienza di Salerno, mentre la detentrice del trofeo Omegna è uscita vittoriosa dalla sfida contro Pescara; le eliminazioni di San Severo contro Firenze e Caserta contro Faenza hanno visto estromesse due grandi favorite alla vittoria finale. Risultati che in due piazze molto calde sono stati accompagnati da forti critiche.

I FLOP. Indubbiamente le eliminazioni precoci delle due capolista dei gironi C e D possono essere visti come degli enormi flop. In virtù di questi risultati una parte di entrambe le tifoserie hanno colto l’occasione per criticare squadra e società. Nel caso della Decò Caserta, si è resa protagonista di una prestazione molto al di sotto delle proprie potenzialità. Merito di sicuro anche di una Rekico Faenza coriacea e determinata, ma se questo era il primo banco di prova per la corazzata bianconera possiamo senz’altro dire che Biagio Sergio e compagni sono stati rimandati a giugno. Qualcuno ha ipotizzato che sia mancata un po’ di umiltà, forse a causa del cammino piuttosto lanciato in campionato con sole due sconfitte nei 23 match giocati. Fatto sta che davvero la Juvecaserta è stata irriconoscibile.
Ciro Santangelo/S.C.Juvecaserta Decò 
Troppo confusionaria, mai in ritmo partita, e alla fine ha addirittura alzato bandiera bianca ben prima della sirena finale. Insomma, una pagina da cancellare al più presto. Coach Max Oldoini è stato piuttosto chiaro nella conferenza stampa del post partita, gettando acqua sul fuoco nonostante il grande rammarico: “Non dobbiamo farne un dramma. Fino a questo punto della stagione la squadra ha espresso un’ottima pallacanestro”.
Per l’Allianz Pazienza San Severo la sconfitta ai quarti di finale ha rappresentato un flop ancora più grande. Non a caso i pugliesi arrivavano nelle Marche da unica squadra della cadetteria ancora imbattuta, ma ha trovato sul suo cammino una All Food Fiorentina combattiva, che si è aggiudicata la gara nella volata finale prendendosi la rivincita del quarto di finale dello scorso anno. Essere stati eliminati al primo turno ha dato il là alle sonore critiche di una parte dei supporters che hanno sempre più meno fiducia nella squadra, che ha fallito il terzo appuntamento importante consecutivo dopo la Coppa Italia 2018 e la Final Four promozione dello scorso giugno. Si tratta anche di un altro boccone amaro da buttar giù per coach Giorgio Salvemini, che nelle ultime due stagioni ha portato San Severo ad avere un ruolino di marcia fatto da 56 vittorie a confronto delle sole 10 sconfitte. Si vede però che non basta per raggiungere gli obiettivi, e per questo se sono riaffiorato alcuni brutti ricordi sarà il caso di ritornare in fretta in palestra per resettare il tutto. A prendere le difese della squadra c’ha pensato il presidente Amerigo Ciavarella in persona: “Non nascondiamo la delusione per questa sconfitta, ma adesso non è il momento di disunirsi ma imparare dagli errori”.

LA FINALE. Le semifinali hanno avuto risultati più netti, con Cesena che ha surclassato Faenza nel derby tutto romagnolo trascinata dal solito David Brkic, e Omegna che con lo statuario Jacopo Balanzoni ha disinnescato Firenze. E così le sopravvissute giunte sino al terzo giorno della competizione sono state la Paffoni Omegna e l’Amadori Cesena, qualificatesi da prime nel rispettivo girone e che hanno rispettato il pronostico. Oltretutto due squadre dalla storia e tradizione molto differente. La Fulgor è ormai un club consolidato a livello nazionale, che ha già vinto la Coppa Italia della Lnp ed ha tutte le carte in regola per ritornare in A2. I Tigers sono invece una società nata solo nel 2014, sin da subito con grandi ambizioni, e che dall’estate scorsa si sono trasferiti da Forlì a Cesena per motivi d’impiantistica.
Pronti via, il primo quarto ha visto le formazioni studiarsi e così a risentirne è stato il punteggio piuttosto basso. Già a partire dalla seconda frazione però, Omegna ha fatto valere la miglior struttura del roster e con gli spunti del veterano Carlo Cantone si è involata sulla doppia cifra di vantaggio all’intervallo. Nella ripresa nonostante qualche sussulto dell’Amadori il pallino del gioco è stato sempre nelle mani della Paffoni, che ha toccato addirittura le venti lunghezze di vantaggio. Hanno chiuso la pratica i canestri di Alessandro Grande e Guido Scali, votati rispettivamente Mvp e miglior giovane della competizione.
Per il club piemontese il binomio Coppa-Marche evidentemente porta bene, visto che per il secondo anno consecutivo ha vinto la Coppa Italia di categoria che lo scorso anno si giocò a Jesi e in questo a Porto San Giorgio. Ha vinto al cospetto di un Cesena che c’ha provato ma non è riuscito a guastargli la festa. Il coach dei romagnoli Giampaolo Di Lorenzo ha lasciato ai social il suo messaggio più sincero: “Mi piace pensare che siamo i vice campioni d’Italia. Complimenti di cuore alla Fulgor Omegna, ma siamo solo all’inizio del nostro cammino. Siamo stati grandi”.

LA VINCITRICE. Ad Omegna la pallacanestro si pratica sin dagli anni ‘30, anche se la Fulgor Basket nasce ufficialmente nel dopoguerra (1953). Sin da subito vince campionati in serie e nel 1962 festeggia la promozione in massima serie. La mancanza di un palazzetto all’altezza fece incredibilmente cessare l’attività, che riprese a macinare a pieno regime nel ‘78. Ripartita dalle minors la Fulgor si è riaffacciata in B1 nel 2006. La mancanza di fondi stava per far scomparire di nuovo il club, e così i tifosi diedero vita ad un azionariato popolare raccogliendo 30 mila euro. Una cifra irrisoria, ma quel gesto d’amore fece avvicinare alla società l’imprenditore Ugo Paffoni che segnerà la storia recente. Nel 2012 Omegna si cuce in petto la prima coccarda tricolore, seguita dal bis 2018-2019. Coach Marcello Ghizzinardi ha riposto un altro trofeo nella bacheca del club, ma l’obiettivo primario resta quello della promozione in A2. Il rapporto con la società è forte, ed ha tra le mani un roster lungo e completo che si fonda sul giusto mix tra veterani e giovani prospetti. Il girone A è piuttosto competitivo e sono diverse le formazioni che ambiscono al primo posto, ma la Paffoni ha tutto per primeggiare.

Quarti di finale
Amadori Cesena – Arechi Salerno 59-56
Decò Caserta – Rekico Faenza 62-72
Paffoni Omegna – Amatori Pescara 73-70
Allianz Pazienza San Severo – All Food Fiorentina 64-66

Semifinali
Amadori Cesena – Rekico Faenza 75-50
Paffoni Omegna – All Food Fiorentina 79-68

Finale
Amadori Cesena – Paffoni Omegna 72-81

Vincitrice Coppa Italia serie B: Paffoni Omegna
Mvp: Alessandro Grande (Omegna)
Miglior giovane: Guido Scali (Omegna)



* per la rivista BASKET MAGAZINE

domenica 3 marzo 2019

March Madness 2019

Arriva Marzo, e questo per il college basketball vuol dire March Madness. Però prima del torneo Ncaa (QUI UN ANTIPASTO), c'è la Champ Week, ovvero il 'purgatorio' dal quale tutte le università devono passare per conquistare la qualificazione e andare in 'paradiso'. Di seguito la location e le date per ogni torneo di conference, aggiornato di volta in volta in base ai risultati. Ma se siete 'affamati' di college basketball, allora ecco a voi la GUIDA DI BASKETBALLNCAA dove leggere oltre cento articoli si squadre da vedere, prospetti Nba da seguire, statistiche, curiosità, personaggi ed ovviamente il bracket, gli orari e dove vedere le partite.

Dopo aver definito le 32 formazioni vincitrici dei tornei di conference e dunque qualificate automaticamente al torneo Ncaa, la commissione nella Selection Sunday ha diramato il BRACKET 2019.



American
Cincinnati Bearcats

ACC
Duke Blue Devils

America East
Vermont Catamounts

Atlantic 10
Saint Louis Billikens

Atlantic Sun
Liberty Flames

Big East
Villanova Wildcats

Big Sky
Montana Grizzlies

Big South
Gardner-Webb Bulldogs

Big 12
Iowa State Cyclones

Big Ten
Michigan State Spartans

Big West
UC Irvine Anteaters

Colonial
Northeastern Huskies

Conference USA
Old Dominion Monarchs

Horizon League
Northern Kentucky Norse

Ivy League
Yale Bulldogs

Metro Atlantic
Iona Gaels

Mid-American
Buffalo Bulls

Mid-Eastern
North Carolina Central Eagles

Missouri Valley
Bradley Braves

Mountain West
Utah State Aggies

Northeast
Fairleigh Dickinson Knights

Ohio Valley
Murray State Racers

Pac-12
Oregon Ducks

Patriot
Colgate Raiders

SEC
Auburn Tigers

Southern
Wofford Terriers

Southland
Abilene Christian Wildcats

Summit
North Dakota State Bison

Sun Belt
Georgia State Panthers

Southwestern
Prairie View A&M Panthers

Western Athletic
New Mexico State Aggies

West Coast
Saint Mary's Gaels

venerdì 1 marzo 2019

March Madness 2019

Ospite al 'The Cutting Edge Show' per parlare di College Basketball Gli argomenti trattati. - Ja Morant vs Zion Williamson; - Pick 1: RJ Barrett o Zion Williamson? - Delusioni: Romeo Langford e Nassir Little. - Pronostico: Indiana al torneo Ncaa? - Le caratteristiche di una 'Cinderella'? - Team delusione dell'anno? La Pac-12! - Gonzaga è sempre la favorita #1! - La stagione di Davide Moretti a Texas Tech.


martedì 26 febbraio 2019

Coppa Italia LNP - Fortitudo da battere, con Roma e Treviso il passato che torna

Tre società di antica tradizione e cinque robuste outsider: la sfida è aperta

A Porto S. Giorgio tre giorni di grande basket per la Coppa Italia di categoria

Analizziamo i quattro confronti con l'opinione di Stefano Pillastrini



di Giovanni Bocciero*


IL MESE DI MARZO per la Lega Nazionale Pallacanestro sarà inaugurato dalla Final Eight di Coppa Italia che si disputerà dall’1 al 3 in quel di Porto San Giorgio. La crème de la crème della serie A2 si trasferirà per il weekend nelle Marche, dove in contemporanea si disputerà anche la fase finale del trofeo di serie B, con i quarti che si giocheranno nella vicina Porto Sant’Elpidio prima di trasferirsi, anch’essi, al PalaSavelli.
VA IN ONDA LA PRIMA IMPORTANTE VERIFICA DI COME POTRA'
CONCLUDERSI LA CORSA VERSO LA SERIE A
Delle qualificate ci sono quasi tutte le grandi favorite d’inizio stagione, ovvero quei team costruiti con l’obiettivo principe di agguantare una delle tre promozioni per la serie A, e perché no, alzare la coppa al cielo nel mezzo. Ci si aspetta tre giorni di battaglia vera, nei quali le otto squadre protagoniste si sfideranno sino all’ultimo canestro. Dall’agguerrito girone Est di A2 sono rimaste escluse dalla kermesse l’Unieuro Forlì e soprattutto la G.S.A. Udine, mentre le sorprese provengono dal girone Ovest, in particolare il Bergamo Basket e l’Edilnol Biella. Senza però perderci in ulteriori chiacchiere, analizziamo nel dettaglio i quarti di finale che presenta il tabellone.


LAVOROPIÙ BOLOGNA vs EDILNOL BIELLA
La Fortitudo Bologna è senza alcun dubbio la squadra regina di questa A2, e il campo sta dando ragione alle proiezioni del pre-campionato. Con il roster più forte, più completo, più esperto, Bologna sta dominando in lungo e in largo anche se non è imbattibili, così come sempre il campo ha dimostrato. Giocatori come Maarty Leunen, Daniele Cinciarini, Stefano Mancinelli sono davvero un lusso per la categoria, mentre coach Antimo Martino dopo anni della più classica gavetta sta dimostrando di essere pronto ad affrontare un grande palcoscenico. Sulla propria strada ci sarà Biella, una squadra da prendere con le pinze che ha strappato la qualificazione grazie all’exploit avuto sul finire del girone d’andata, con sei vittorie in otto gare e la ciliegina del derby con Casale. Per i cosiddetti corsi e ricorsi, il club biellese ha vinto la Coppa Italia di categoria nel 2014, ed anche in quella circostanza fu galeotto un successo nel derby piemontese. Il girone di ritorno è iniziato però male, ed anche per questo le rotazioni di coach Michele Carrea sono state allungate con Francesco Stefanelli al rientro dopo l’infortunio dell’anno scorso. «Bologna è la squadra più forte - ha commentato il tecnico di lungo corso Stefano Pillastrini -, gioca benissimo, è ben messa in campo, e le manca davvero poco per essere completa. Chiaramente c'è sempre da lottare perché le partite secche sono molto insidiose, e le sorprese sono dietro l’angolo. È chiaro che la Fortitudo è la favorita indiscussa a vincere la coppa, avendo una squadra nettamente più forte. Però mai dire mai, perché Bologna pur essendo favorita su chiunque, bisogna considerare che spesso i favoriti difficilmente vincono. A maggior ragione trattandosi di partite secche, nelle quali chiunque giocherà contro Bologna non avrà sicuramente nulla da perdere, e quindi per questo motivo la squadra bolognese dovrà dimostrare di essere ancora più forte. Ed ha tutte le possibilità per esserlo». Pochi sono i punti deboli della Fortitudo e il suo ruolino di marcia è piuttosto chiaro. Biella dovrà puntare sulla propria verve e l’intensità di gioco che ne hanno contraddistinto il filotto di successi che gli hanno permesso di qualificarsi.


VIRTUS ROMA vs TEZENIS VERONA
Questo è il quarto di finale che mette di fronte due piazze storiche e molto blasonate come Roma e Verona, e ci si aspetta davvero molto equilibrio. La Virtus è la principale candidata alla promozione diretta nel girone Ovest, eppure non sono mancati diversi scivoloni tra cui quello sul parquet del fanalino di coda Cassino.
FORTITUDO-BIELLA: "BOLOGNESI FAVORITI, MA MAI DIRE MAI"
ROMA-VERONA: "VIRTUS CON GLI STRANIERI MIGLIORI
MA VERONA GIOCA BENE"
La società capitolina ha messo in piedi un roster che può vantare forse la miglior coppia di stranieri, formata dall’asse play-pivot Nic Moore e Henry Sims, affidata nelle sagaci mani di un tecnico come Piero Bucchi, ritornato per riportare in alto la Virtus. Dall’altra parte c’è la Tezenis Verona di coach Luca Dalmonte, squadra molto compatta che oltre all’esterno Jazzmarr Ferguson si fonda sugli italiani Andrea Amato e Francesco Candussi. «Roma è una squadra molto forte testimoniata dal suo primo posto nel girone Ovest - ha continuato Pillastrini -. Mi sembra proprio che abbia la miglior coppia di stranieri del campionato insieme a quella di Bergamo. È molto abituata a vincere ma se la vedrà contro Verona che è una squadra che può imbrigliare, e che soprattutto gioca davvero molto bene. Ha diverse alternative a livello di giocatori e tiene sempre sotto controllo i ritmi del gioco. Detto ciò mi aspetto una gara equilibrata anche se Roma è comunque leggermente favorita». Da tenere d’occhio soprattutto il duello individuale tra pivot, con l’azzurro Candussi, voglioso di dimostrare tutto il proprio talento e forse anche la maturazione, che sarà chiamato al banco di prova Sims.


DE’LONGHI TREVISO vs BENACQUISTA LATINA
Da una parte una società storica che sta cercando di risalire lì dove le compete. Dall’altra un club che stabilizzatosi in A2 ha colto una storica qualificazione per il trofeo tricolore. Treviso contro Latina è questo e molto altro, ad incominciare dal fatto che sono soprattutto i giocatori italiani i grandi protagonisti. La De’Longhi è per l’ennesima stagione alla ricerca di quella agognata promozione, ma di certo essere falcidiata dagli infortuni non aiuta e così coach Max Menetti è ancora alla ricerca della giusta quadra. La Benacquista dal canto suo sta già facendo un campionato di alto livello, e questa Final Eight è il giusto compenso per il buon lavoro fatto. «Questa è una sfida interessante che può regalare un bello spettacolo. Treviso è ancora alla ricerca del proprio equilibrio - ha dichiarato Pillastrini, per quattro anni head coach del club trevigiano - perché non è affatto facile giocare con tanti infortuni. Al momento sta giocando con uno straniero solo, e immagino che ne arriverà un altro (ad inizio febbraio è stata ingaggiata la guardia David Logan, ndr), e poi ha avuto parecchi altri acciacchi. Questo ha fatto sì che ancora oggi non ha un giocatore al quale affidarsi. Fino ad ora quel giocatore è stato Matteo Imbrò, ma è chiaro che Treviso sta cercando la sua identità. Latina anche ha avuto molti alti e bassi nel suo percorso, ed ha alcuni giocatori, Augustin Fabi su tutti, che possono fare partite straordinarie e trascinare la squadra alla vittoria. Treviso resta comunque più forte». Più che i singoli questa sfida potrà essere decisa dai piccoli dettagli, per questo aspettiamoci una gara molto tattica. Ai tecnici Max Menetti e Franco Gramenzi il compito di studiare e preparare mosse e contromosse.


BERGAMO BASKET vs XL EXTRALIGHT MONTEGRANARO
L’ultimo match proposto dal tabellone è quello che mette l’una contro l’altra Bergamo e Montegranaro. La società lombarda è passata dall’orlo del fallimento al primo posto al giro di boa nel girone Ovest. I meriti di questo incredibile risultato va attribuito alle capacità gestionali di coach Sandro Dell’Agnello e allo sconfinato talento di Terrence Roderick. Il tecnico ha saputo compattare la squadra e soprattutto ottenuto sacrificio da ogni giocatore. I galloni di leader in campo spettano invece all’americano, capace di fare di tutto nel rettangolo di gioco guidando i compagni alla vittoria.
TREVISO-LATINA: "SFIDA INTERESSANTE, SARANNO DECISIVI GLI
ITALIANI". BERGAMO-MONTEGRANARO:" SQUADRE MOLTO DIVERSE,
RODERICK E' LA CHIAVE"
Montegranaro è diametralmente opposta, una squadra che riesce a trovare di gara in gara un diverso protagonista. Questo è frutto sia della costruzione del roster, piuttosto lungo e qualitativo, che della navigata esperienza di coach Cesare Pancotto nel saper leggere le situazioni. «Si tratta di due squadre molto diverse. Montegranaro - ha analizzato Pillastrini, che alla guida di Montegranaro (2003-07, ndr) ha compiuto il doppio salto dalla B1 all’A1 - ha un gioco molto più equilibrato con LaMarshall Corbett che si mette più in evidenza, però giocatori come Valerio Amoroso possono risolvere la partita in qualsiasi momento. Se Montegranaro ha molte alternative Bergamo è una squadra molto più sbilanciata sui due stranieri, che stanno facendo benissimo. È una partita dove mi aspetto grande equilibrio, e se dovessi fare un pronostico direi Bergamo perché in queste partite Roderick può essere dominante. Non è un segreto che se lui non fa una prestazione maiuscola Bergamo difficilmente vince. Montegranaro invece può permettersi un Corbett normale. Comunque se dovessi indicare una possibile sorpresa per la vittoria della coppa, diciamo che non mi allontanerei dalla squadra che uscirà vincente da questo quarto di finale». Montegranaro giocando in casa avrà il sostegno del pubblico, e questo sarà certamente un incentivo in più per fare bene e puntare dritto alla vittoria finale. Bergamo sta invece un po' rallentando la propria corsa rispetto al girone d’andata, e sarà necessario avere il miglior Roderick possibile per far saltare il banco.


IL PROGRAMMA
Venerdì 1 marzo
Quarti di finale
ore 14:00 gara B: Roma (2°O)- Verona (3°E)
ore 16:15 gara D: Treviso (2°E)- Latina (3°O)
ore 18:45 gara A: Bologna (1°E)- Biella (4°O)
ore 21:00 gara C: Bergamo (1°O)- Montegranaro (4°E)

Sabato 2 marzo
Semifinali
ore 18:00 Vincente gara A- Vincente gara B
ore 20:45 Vincente gara C- Vincente gara D

Domenica 3 marzo
ore 18:45 Finale



* per la rivista BASKET MAGAZINE

martedì 19 febbraio 2019

#RiformaDelloSport - Analizziamo il disegno di legge

#RiformaDelloSport - Analizziamo il disegno di legge


di Giovanni Bocciero


Tra i tanti cambiamenti che il Governo composto da Lega e M5S vuole apportare al nostro paese c’è anche lo sport. Questo ha fatto molto discutere e tal volta fatto arrivare ai ferri corti il Sottosegretario di Stato con delega allo sport Giancarlo Giorgetti e il presidente del Coni Giovanni Malagò.
IL SENATORE CLAUDIO BARBARO
Alla fine dobbiamo arrenderci alla realtà, ovvero che lo sport come lo conoscevamo va definitivamente in una scatola da mettere in soffitta, ringraziando il Coni per quanto ha fatto per far eccellere l’Italia in giro per il mondo. E così, con il disegno di legge n. 999 presentato dal Senatore Claudio Barbaro - e altri - lo scorso 21 dicembre 2018, è prevista una vera e propria riorganizzazione e razionalizzazione del sistema sportivo italiano. Un processo di ristrutturazione e cambiamento che deve rispondere alle necessità del movimento nel suo complesso. In pratica con questo disegno di legge il Governo vuol cercare di appiattire le differenze tra lo sport di alto livello e quello di base, inquadrando lo sport non solo come competizione ma anche quale strumento per il benessere, l’inclusione, l’educazione.
Questo processo di rifondazione del modello sportivo italiano necessita della cooperazione tra il Ministero competente in materia, la nascente società pubblica denominata Sport e Salute spa, ed il Coni. Detto ciò, entriamo nel dettaglio di questo disegno di legge e analizziamo i nove articoli dei quali si compone.

CLICCA QUI PER LEGGERE IL DISEGNO DI LEGGE

Gli Artt. 1 e 2 riguardano la delega al Governo per la razionalizzazione della normativa sullo sport, finalizzati a costruire un quadro ordinato e univoco della materia; e ai princìpi e criteri secondo cui lo sport deve essere considerato: come attività fisica e mentale apportatrice di benessere psico-fisico, integrità caratteriale e carica valoriale; come un diritto da garantire a tutti i cittadini senza alcuna discriminazione di sesso, razza, religione o condizione fisica, in ambienti sicuri e sani.
SEDE DEL CONI - FORO ITALICO - ROMA
L’Art. 3 individua e definisce i soggetti istituzionali coinvolti nel settore sportivo. Di conseguenza vi sono elencate l’Autorità di Governo competente in materia di sport con funzioni di indirizzo; il Coni con funzioni tecniche; la società Sport e Salute spa con funzioni gestionali e amministrative; le regioni con funzioni legislative concorrenti; il Comitato internazionale paralimpico (CIP); le Federazioni sportive nazionali (FSN), gli Enti di promozione sportiva (EPS) e le Discipline sportive associate (DSA) che devono rilasciare i brevetti agli istruttori. Va poi definita tutta la pratica sportiva scolastica, come le qualifiche professionali necessarie per l’insegnamento dell’attività motoria tra laureati in scienze motorie e diplomati Isef; le condizioni sanitarie relative alla certificazione medica e all’utilizzo dei defibrillatori; l’assegnazione alle società sportive semiprofessionistiche e dilettantistiche della gestione di impianti sportivi pubblici, ma anche la conversione in impianti sportivi di immobili con altre destinazioni d’uso; promuovere l’utilizzo degli spazi per l’attività fisica di base come strumento per il miglioramento della qualità della vita, per il contrasto alla deviazione giovanile, per l’inclusione sociale degli anziani e dei disabili; provvedere alla riforma dell’Istituto per il credito sportivo potenziando il fondo di garanzia a favore delle associazioni e società dilettantistiche per la ristrutturazione o la realizzazione di impianti sportivi pubblici a gestione diretta, e prevedere agevolazioni per i comuni interessati da calamità naturali con l’inserimento dell’impianto sportivo locale quale servizio pubblico territoriale.

Gli Artt. 4 e 5 riguardano da un lato l’istituzione dei Centri di servizio per lo sport (CSS) per l’erogazione di servizi di informazione e comunicazione dedicati alla promozione e alla diffusione dello sport, coinvolgendo le sedi provinciali del Coni. Dall’altro lato qualifica i soggetti che praticano attività sportiva suddividendoli in professionisti, semiprofessionisti e dilettanti così come già previsto dalla legge.
I DIRITTI TV DEL CALCIO FINANZIERANNO L'ATTIVITA' SCOLASTICA
L’Art. 6 riguarda il finanziamento per lo sport, senza alcun dubbio il nodo della discordia tra Governo e Coni. Ebbene, questo articolo prevede la creazione di un sistema di finanziamento basato su un meccanismo di erogazione annuale delle risorse provenienti dal bilancio dello Stato (410 milioni di euro circa, di cui 40 destinati al Coni) e gestite dalla Sport e Salute spa (non più dal Coni, appunto) tali da garantire la sostenibilità dell’intero sistema. Oltre al Coni, i destinatari dei fondi pubblici (i restanti 370 milioni) saranno le Federazioni, gli Enti di promozione e le Discipline sportive in misura agli scopi istituzionali, nonché una quota parte di risorse sarà destinata allo sviluppo dell’attività motoria e dello sport sociale. Il potenziamento della pratica dello sport in ambito scolastico sarà invece finanziato da una parte, non inferiore al 10%, della commercializzazione dei diritti audiovisivi dei campionati di calcio.

Gli Artt. 7 e 8 riguardano la fiscalità a sostegno dello sport dilettantistico, e la disciplina del lavoro applicata allo sport. Nel primo sono introdotti incentivi statali e agevolazioni tributarie per le società semiprofessionistiche e per le società e associazioni dilettantistiche, per rafforzare la loro funzione sociale e favorire la manutenzione dell’impiantistica.
DETRAZIONE FISCALE PER GLI OVER 60 PER L'ATTIVITA' MOTORIA
Nella pratica vengono introdotte l’esenzione Iva per i corsi di avviamento alla pratica sportiva; la detrazione fiscale per l’iscrizione a società o associazioni sportive, palestre, piscine o altre strutture che promuovono lo sport ai soggetti di età pari o superiore ai sessant’anni; la garanzia della proprietà dei diritti sulla comunicazione e sul marchio per eventi promossi da società o associazioni sportive. Ai fini della disciplina del lavoro applicata allo sport, è previsto che l’entità delle indennità di trasferta, i rimborsi forfettari di spesa, i premi o i compensi erogati a soggetti già titolari di propria posizione previdenziale e assicurativa debbano essere considerati redditi diversi; mentre per quei soggetti che non siano già titolari di propria posizione previdenziale e assicurativa per tali indennizzi, pur mantenendo ai fini fiscali natura di reddito diverso, diventano soggetti all’iscrizione alla gestione separata presso l’Inps.

Infine l’Art. 9 riguarda in particolare lo sport nella scuola. Sancisce infatti l’introduzione dell’insegnante di educazione fisica e sportiva (personale abilitato in possesso di diploma Isef o laurea in scienze motorie e abilitazione all’insegnamento) sin dalla scuola primaria, con l’obiettivo che tale docente potenzi lo sviluppo dell’educazione motoria e sportiva necessaria alla tutela della salute, con un orario minimo per classe non inferiore a tre ore settimanali.
CREAZIONE DI UNA FEDERAZIONE DEGLI SPORT SCOLASTICI
Devono poi essere introdotti programmi appositi di attività motoria per alunni disabili o con difficoltà motorie, quale strumento di inclusione sociale, di prevenzione di patologie e di recupero di deficit funzionali. Devono essere programmate periodiche visite mediche sportive gratuite a scuola, finalizzate alla corretta prevenzione di malattie croniche di natura cardiovascolare e metabolica. Infine è prevista la creazione di una Federazione degli sport scolastici che si occupi di ideare e creare eventi sportivi studenteschi e di gestire le risorse a disposizione per il potenziamento dell’edilizia scolastica sportiva, anche con il coinvolgimento dei privati.