martedì 29 settembre 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Raffaele Porfidia

Intervista a coach Raffaele Porfidia, referente tecnico nazionale del Sand Basket, disciplina riconosciuta dall'ente di promozione sportiva Aics. Con lui abbiamo parlato dell'idea e delle regole di questa versione estiva del basket, ma anche di giovani, reclutamento e impianti.




mercoledì 23 settembre 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Alessandro Cittadini

Intervista esclusiva ad Alessandro Cittadini, ex centro della Nazionale italiana che a 40 anni ha deciso di ritornare a giocare con la Cestistica Civitavecchia in serie C Gold. Con il giocatore cresciuto nella Fortitudo Bologna abbiamo parlato dell'amore per la pallacanestro, e ripercorso alcune tappe della sua carriera confrontandole con il presente, tra serie A, A2 e competizioni europee.




mercoledì 16 settembre 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Lino Lardo

Nuovo appuntamento con le interviste di Basket Timeout, con ospite Lino Lardo. Con il coach abbiamo parlato delle sue esperienze in Libano e prima all'Olimpia Milano e poi alla Virtus Bologna, ma anche di cosa bisogna aspettarsi dal prossimo campionato di A2 e soprattutto quali sono le sue aspirazioni da neo Ct della Nazionale femminile.



lunedì 7 settembre 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Pino Corvo

Intervista a Pino Corvo, ds della Virtus Arechi Salerno, con il quale si è discusso di serie B, della A2 a 27 squadre, delle elezioni federali, di giovani talenti, strutture sportive e naturalmente della ripresa delle attività in questo periodo di Covid-19.




sabato 1 agosto 2020

Scenari futuri per il "sistema basket" tricolore. Idea canale tematico

di Giovanni Bocciero*

L’emergenza Coronavirus sta mettendo in grande difficoltà il mondo della pallacanestro. Non solo la stagione è stata sospesa anzitempo, ciò che preoccupa adesso è come riprenderà l’attività agonistica. Il calcio, pur barcollando all’inizio, ha ripreso a giocare. Una condizione, ed una volontà, legata in particolare ai diritti televisivi che sono una gran miniera d’oro per tutto il sistema calcistico. Ma l’emergenza ha messo a dura prova l’intero tessuto imprenditoriale/aziendale, i cui effetti non sono ancora del tutto calcolabili. Diritti tv e aziende, due fattori che caratterizzano a loro modo il sistema calcio e quello basket. Vediamo perché.

La Serie A di calcio percepisce, e percepirà, dai soli diritti televisivi circa 1,34 miliardi di euro annui (includendovi i diritti venduti all’estero) sino al 2021. Diverso il discorso per la prima divisione di pallacanestro, perché circa i 2/3 dei 109 milioni e rotti di ricavi dell’anno 2019 provengono dalle sponsorizzazioni. In questo caso i diritti tv si aggirano sui 2,8 milioni di euro.

Con questi numeri si capisce come il modello di business delle due leghe sia diametralmente opposto. E se l’emergenza ha messo in ginocchio le aziende, aspettiamoci il crollo del modello di business del basket basato, appunto, sulle sponsorizzazioni. Da questo punto di vista il recente stop sulla proposta conosciuta come “credito d’imposta per le sponsorizzazioni” potrebbe rendere ancora più difficile il reperimento di fondi per i club. Inoltre, l’incertezza che influenza l’avvio della prossima stagione, riguardo alla presenza o meno del pubblico nei palazzetti, andrebbe ad intaccare la 2a principale fonte d’entrata, ovvero il botteghino.


Non ci voleva di certo questa premessa per inquadrare lo stato dell’arte di un movimento che conosce perfettamente le sue difficoltà. Ed è un peccato che questa emergenza sanitaria si sia manifestata proprio a metà di questa stagione che stava segnando l’inizio di una nuova primavera per la pallacanestro della massima serie, con pubblico e incassi in netta crescita.

I 2/3 del totale dei ricavi provengono dagli sponsor: si parla quindi di una cifra intorno ai 75 milioni di euro. Dati alla mano, nel massimo campionato italiano di basket gli sponsor sono di fondamentale importanza per garantire ai club il supporto economico necessario. E per le società, il termine “sponsor” può risultare riduttivo, visto l’impegno profuso da chi, associando il proprio marchio a una squadra, ne è spesso anche proprietario o azionista di riferimento. Inoltre, anche se l’impatto dei diritti tv è aumentato del 30% (grazie alla cessione dei diritti esteri a Eurosport, che insieme alla Rai trasmette il campionato in Italia), per un ammontare di circa 2,8 milioni annui fino al 2020, il volume d’affari è “negativo” rispetto al campionato francese che per i diritti interni guadagna 3 milioni a stagione, ed è distante anni luce da Spagna e Turchia. Infatti la Liga ACB da Movistar guadagna 10 milioni di euro, mentre la BSL turca, con il contratto siglato con Turk Telekom, guadagna più di 12 milioni di euro.

In questo senso la nuova governance della Lega Basket A dovrà subito affrontare un tema molto caldo, ovvero il bando per i diritti tv del prossimo triennio. La partnership con Eurosport, siglata nella stagione 2017/18, ha consentito una fruizione delle partite sia in tv che in streaming, permettendo alla Lega tricolore di sfruttare tutto il proprio potenziale. L’audience tv media si è mantenuta sui 120 mila spettatori a partita, mentre nel solo girone d’andata di quest’anno si era passati a 127.965 spettatori con Eurosport che ha fatto segnare un aumento del 39,8% di spettatori a partita per la diretta settimanale. Certo parliamo della massima serie, ma sono interessanti anche altri numeri per capire il bacino d’utenza dal quale la pallacanestro italiana potrebbe attingere. Ad esempio la Lega Basket A (LBA), guidata da pochi mesi dal neo presidente Umberto Gandini, ha trasmesso in diretta sulla pagina Facebook la Next Gen Cup, la competizione dedicata a formazioni Under18. Questo “format” ha fatto registrare ben 9.800 spettatori a partita. Una fan base di livello, se si considera che si tratta solo di settore giovanile, che comunque ha confermato l’audience crescente sui canali social: +19,8% su Instagram, +5,6% su Facebook e +4,4% su Twitter.

Per il futuro, prossimo e lontano, bisognerà focalizzarsi su alcuni punti cardine per la valorizzazione del prodotto basket. Come riuscire però ad accrescere la visibilità? Magari lanciando definitivamente un canale tematico in chiaro con un palinsesto dove poter trasmettere tutta la pallacanestro tricolore. È nei momenti di “crisi” che una scelta ritenuta avventata può rivelarsi una mossa visionaria. Abbiamo anche l’esempio piuttosto audace di Super Tennis. Il bilancio della Sportcast srl, società che gestisce il canale tematico, al 31 dicembre 2018 ha fatto segnare un valore della produzione (10.123.546,00) in crescita dal 2014, passando dal 31% al 42%. Il peso percentuale dei ricavi rispetto alla controllante si è ridotto al 68% essendo 6.863.880,00. In cinque anni di attività (2014-2018), l’ascolto medio si è tenuto sostanzialmente uguale, con un picco nel 2015 di 15.370 mentre negli anni 2017 e 2018 si è aggirato poco oltre i 14 mila spettatori.

La pallacanestro ha una fan base diversa e crediamo più ampia rispetto al tennis, quindi perché non lavorare affinché l’idea di un canale tematico sul basket diventi davvero realtà dopo averne discusso anni addietro, così da riportare la pallacanestro nelle case di milioni di appassionati che non avranno bisogno di pagare un abbonamento per guardarlo?


* per SPORTECONOMY

martedì 28 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Alessandro Mamoli

Intervista esclusiva ad Alessandro Mamoli, giornalista di Sky Sport, con il quale abbiamo dato vita ad uno speciale NBA. Dalla tragica scomparsa di Kobe Bryant alla rievocazione della leggenda Michael Jordan con The Last Dance, al ritiro di Vince Carter. Un'analisi su cosa bisogna aspettarsi nella bolla di Orlando, e poi uno sguardo al Draft, alla G-League, alla Ncaa e alla "politica".


sabato 25 luglio 2020

BASKET. Inchiesta: come ripartiremo. L'opinione degli allenatori

Particolare attenzione alla preparazione fisica: giocatori fermi per troppo tempo

"Conterà più il colloquio del linguaggio del corpo"

Lo sottolinea Pancotto: "Vietato il contatto, niente più pacche sulle spalle o il 'cinque'. E allora servirà stabilire un rapporto di stima e di rispetto usando la voce". Ponticiello: "Porte chiuse? Spiacevole, e si immiserisce ulteriormente lo spettacolo". Di Lorenzo denuncia: "Noi seguiamo le regole in palestra, ma i nostri ragazzi già da tempo giocano assieme al campetto"



di Giovanni Bocciero*



L’emergenza sanitaria da Covid-19 ha decisamente cambiato il mondo. Il modo di lavorare, le relazioni personali, sono aspetti che giocoforza si sono già modificati. Ed ovviamente questi avranno delle ricadute anche sullo sport. Pian piano le palestre stanno riaprendo dopo tanti mesi di chiusura, e ancor più a rallentatore tecnici e atleti stanno provando a ritornare alla normalità organizzando sedute di allenamento che, per il momento, sono focalizzati sulla parte atletica e gli esercizi individuali.
A complicare il ritorno alla normalità è anche la decisione del Comitato tecnico-scientifico che, lo scorso 24 giugno, ha rinviato ancora la ripresa degli sport da contatto. C’entra ben poco la categoria nella quale si milita. A sentire gli allenatori, sono due le preoccupazioni odierne con le quali bisognerà fare i conti. La prima è il riacquistare l’abitudine al lavoro in palestra, la confidenza con il campo e il canestro. La seconda, ben più importante, è la valutazione del ritorno all’attività fisica dopo mesi di totale inattività. Cosa che non avviene neppure in off-season dato che in un modo o in un altro si gioca in leghe estive o si fa allenamento individuale.
Cesare Pancotto, anche per il coach-decano una nuova
esperienza: gestire il basket post pandemia
«Da quando si è potuto tornare a lavorare 1vs0 - ha esordito Cesare Pancotto - i nostri ragazzi lo hanno subito fatto. Quando potremo ripartire davvero, sarà importante fare una riunione con tutto lo staff per capire come organizzarci, con particolari input del preparatore fisico, per permettere ai giocatori la migliore possibilità di allenamento. Essere stati fermi diversi mesi è una iattura per qualsiasi atleta, quindi per prima cosa dovremo rimettere a posto lo stato atletico». Dovrà cambiare anche l’approccio coi giocatori. Ad esempio, per il momento, non è consentita la classica pacca sulle spalle. «Conterà molto il rapporto tra le persone, perché dovrà essere usata di più la voce. È importante stabilire con loro rispetto e stima che valga quanto una pacca sulle spalle o un cinque in alto. Dovremo sviluppare - ha concluso il tecnico di Cantù - ancor di più il linguaggio di corpo e occhi».
Sull’aspetto del linguaggio ha raccontato un episodio divertente coach Francesco Ponticiello. «In un webinar tenuto per rimanere aggiornati, mi è stato chiesto come tranquillizzare un giovane. Ho risposto che più che riempirgli la testa di parole e concetti si può essere molto più comunicativi appoggiandogli una mano sulla spalla. In quel momento non mi rendevo conto che stavo facendo l’esempio di una cosa che oggettivamente non si potrà fare molto a breve. Questo però fa capire come dovremo essere bravi a sostituire questi gesti empatici con un linguaggio meramente verbale ma meno tecnico possibile e più amorevole». Inoltre l’allenatore di Palestrina, capolista del girone D di serie B prima della sospensione, ha analizzato la possibilità di iniziare la prossima stagione a porte chiuse. «Non sarà piacevole, e mi domando che interesse possa avere uno sponsor se si giochi in queste condizioni. È sostenibile uno spettacolo di questo tipo o lo si impoverisce ulteriormente?».
Vuole tornare a giocare quanto prima l’allenatrice di Sesto San Giovanni, Cinzia Zanotti. «Preferisco riprendere anche senza pubblico, purché sia solo all’inizio perché fare un intero campionato così non sarebbe bello. Abbiamo ripreso ad allenarci facendo lavoro individuale, con non più di sei atlete in palestra. Un lavoro molto frammentato con gruppi divisi tra chi fa attività con i preparatori e chi sta in campo usando più canestri e senza che si passino la palla. Si può lavorare in questo modo adesso - ha ammonito Zanotti -, ma effettivamente non è pallacanestro. La speranza è che con la nuova stagione si possa tornare alla normalità».
Molto più preoccupato dell’aspetto fisico è Giovanni Recupido. «La cosa più complicata credo che sarà capire come graduare i carichi di lavoro dopo diversi mesi di inattività. Questo stop è stato molto lungo, più di qualsiasi off-season, e sarà molto complicato programmare la stagione non sapendo ancora date certe. Sarà una grande responsabilità per i preparatori fisici - ha continuato il tecnico di Ragusa - organizzare piani di rientro per tutelare le atlete non solo dal punto di vista sanitario ma anche muscolare. Credo che bisognerà programmare un lavoro molto più individuale e adeguato rispetto al passato».
«Bisognerà ripensare alle convinzioni e alle abitudini che si avevano - ha invece dichiarato Marco Ramondino -. Stiamo studiando come impostare il lavoro che, almeno inizialmente, riguarderà soprattutto far riprendere confidenza ai giocatori in primis riattivando il corpo». Il tecnico si è anche soffermato su quello che dovrà essere il nuovo approccio con gli atleti. «È chiaro che bisognerà fare un grande lavoro di consapevolezza su se stessi per evitare di avere determinati atteggiamenti che vanno - ha concluso il coach di Tortona - contro le indicazioni del distanziamento e dei contatti non necessari».
Gianluigi Galetti, tecnico di Fiorenzuola primatista in serie C Gold Emilia-Romagna prima della sospensione, si è focalizzato soprattutto sulla sfera agonistica del gioco. «Con quelle che sono le attuali norme protocollari è difficile organizzare gli allenamenti. Stiamo pensando ad un lavoro settoriale associando una parte prettamente fisica che è essenziale dopo un periodo molto lungo di inattività. Cercheremo di avere un paio di preparatori con gruppi di lavoro sempre attivi. Divideremo il campo in quattro settori e utilizzeremo tutti i canestri a nostra disposizione, anche se ancora non ci si potrà passare la palla. E poi c’è la difficoltà della mancanza dell’agonismo vero e proprio che, quando sarà possibile - ha concluso Galetti -, dovrà essere testato a livello di confronto e competizione».
Massimo Bernardi guida Rimini a livello senior e giovanile:
"Ai giovani abbiamo sempre insegnato i valori umani,
ora serve ancora più sensibilità"
Sicuramente dopo aver negato ancora la ripresa degli sport da contatto, i protocolli, al momento in cui andiamo in stampa, creano un paradosso. «In palestra per il momento si può fare poco o niente - ha esordito Roberto Di Lorenzo, responsabile tecnico del ViviBasket Napoli -. Il grande dilemma è che i ragazzi giocano tranquillamente nei campetti all’aperto. L’idea che abbiamo lanciato, insieme ad altri allenatori, è di preparare un documento abbastanza completo su come ripartire basato su tre aspetti fondamentali: mentale, fisico e tecnico. I ragazzi devono passare dalle lezioni teoriche che abbiamo avuto tramite chat a quelle pratiche per riprendere l’abitudine in campo; bisognerà fare attenzione al processo metabolico e alla parte atletica; infine c’è l’aspetto tecnico che al momento oltre al lavoro individuale c’è ben poco altro da poter fare. Ci stiamo muovendo raccogliendo le autocertificazioni e sanificando la palestra, ma fin quando non ci sarà permesso di fare un lavoro più ampio - ha concluso Di Lorenzo - siamo in dubbio se riprendere l’attività per quest’anno».
Per Massimo Bernardi, allenatore di Rimini in serie B e del settore giovanile di Santarcangelo, la ripresa dell’attività ancora non è assolutamente chiara. «Aspettiamo le nuove linee guida per avere un’idea in prospettiva futura. Per adesso abbiamo organizzato il camp a Santarcangelo con una serie di regolamentazioni da rispettare come l’ingresso alla struttura, il lavoro in campo con distanziamento senza alcun tipo di agonismo con contatto ma solo individuale. Mentalmente questa è una situazione che nessuno si sarebbe mai sognato di vivere, e adesso c’è voglia di riprendere. Il nostro è uno sport dove il contatto fisico, al di là dell’agonismo, è fatto anche di abbracci e pacche sulle spalle». Nella doppia veste di coach, Bernardi conosce le differenze di allenare una squadra senior rispetto ad una giovanile. «Ai giovani oltre ad insegnare la tecnica e i fondamentali abbiamo sempre insegnato anche valori utili nella vita quotidiana. Con loro bisognerà essere ancora più sensibili oggi, essendo degli esempi nel rispetto delle normative vigenti».



* per la rivista Basket Magazine

lunedì 20 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Gino Guastaferro

Intervista esclusiva a Gino Guastaferro, general manager dello Scafati Basket 1969, con il quale abbiamo parlato delle decisioni governative su credito d'imposta e quarantena per gli atleti stranieri, della novità sullo svincolo degli atleti introdotta con il Testo Unico dello sport, ma anche di basket giocato tra mercato e scenari futuri per la prossima stagione.


venerdì 17 luglio 2020

Le interviste di Basket Timeout. Con Luigi Gresta

Intervista esclusiva a coach Luigi Gresta, con il quale abbiamo approfondito i temi legati agli italiani e a come è visto il basket italiano all'estero, le competizioni europee, il mercato e la Nazionale, le capacità di scouting e l'esperienza in Ncaa.


domenica 12 luglio 2020

Butler, 10 anni fa a un tiro dalla storia

Quest’anno ricorre il decennale di quello che è considerato il più grande momento ‘what if’ della March Madness. Parliamo della corsa di Butler a un passo dal titolo nazionale che si concluse con il tiro iconico di Gordon Hayward. Butler ha perso contro Duke, ma grazie anche al finale da film quella è diventata una delle migliori partite mai giocate del campionato universitario. QUI L'ARTICOLO COMPLETO