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| Tre delle migliori 4 reclute di questa classe dei Wolverines sono state selezionate per il McDonald’s All American |
«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi scrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere, è scrivere. Non è pensare» (cit. Scoprendo Forrester)
sabato 31 luglio 2021
Michigan, tra la cultura di Howard e il top recruiting
Transfer Portal, cos’è e come cambia la Ncaa
Transfer Portal, cos’è e come cambia la Ncaa
di Giovanni Bocciero*
Il transfer portal sta rivoluzionando il mondo della Ncaa come lo conosciamo. Quando un giocatore decide di voler cambiare università, non deve fare altro che inserire il proprio nome in questo elenco ed aspettare l’offerta che ritiene più giusta. In pratica, come fosse un nuovo reclutamento.
Già l’anno scorso era stato introdotto un anno extra (rispetto ai canonici quattro) a causa del Covid per chi aveva giocato nel 2020. Una ottima opportunità per provare a mettersi in mostra altrove. Un’ulteriore accelerata all’aumento degli iscritti al portal è stata data dalla decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione derivante dal trasferimento. Insomma, se oggi un giocatore decide di cambiare squadra, non deve più osservare uno anno di stop forzato ma è da subito arruolabile.
Sia chiaro, ciò avviene solo al primo trasferimento. Ma diamo due numeri per capire l’entità di questa decisione ormai nell’aria da tempo. Il transfer portal è stato introdotto nel 2018, e all’inizio ha contato circa 700 atleti iscritti a questo database. Quest’anno sono invece oltre 1400 gli iscritti, e non è sbagliato pensare che possano soltanto aumentare.
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| Quentin Grimes, leader dei Houston Cougars |
Ma perché un giocatore dovrebbe scegliere di trasferirsi? Le motivazioni possono essere tante e diverse. Prendiamo gli esempi di Quentin Grimes che a Kansas non ha vissuto l’esperienza che si aspettava, o di MaCio Teague che ha scelto Baylor perché voleva qualcosa di più. Spesso invece un giocatore segue semplicemente il coach con il quale si è trovato bene, proprio come accaduto a Keve Aluma.
Questo portale, secondo la Ncaa, ha l’obiettivo di rendere trasparente ciò che accade durante la offseason con i trasferimenti. Un coach può infatti contattare un giocatore solo quando è iscritto all’elenco, e mai prima. Inoltre, grazie ad aggiornamenti in tempo reale, gli atleti e gli allenatori possono seguire passo passo il reclutamento. E se un ragazzo non è contento dell’interesse nei propri confronti, può decidere di togliere il proprio nome dal portal e rimanere lì dov’è. Come ha appena fatto Mac McClung che resterà a Texas Tech.
Offseason in stile Nba con tante incertezze
Con la decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione per il primo trasferimento, non sono mancate le critiche. Per gli addetti ai lavori si assisterà ad una vera e propria offseason in stile Nba.
Per il telecronista Dick Vitale l’anno di stop dovrebbe essere abolito solo nei casi di atleti che cambiano squadra per via dell’esonero del coach. Ovvero, il trasferimento in questo caso sarebbe giustificato. Matt Painter, tecnico di Purdue e membro del Comitato allenatori, ha addirittura scritto una lettera alla Ncaa spiegando che tale decisione rappresenterà un problema non da poco: “Il turnover annuale del roster avrà meno certezze per gli atleti stessi. E come allenatore, sarà più difficile guidare un programma in modo efficace”.
Altra argomentazione critica è quella riguardante il futuro degli stessi giocatori. Siamo certi che un ragazzo che lascia la squadra ‘x’ troverà un migliore ambiente nella squadra ‘y’? Ma soprattutto, si è certi che un giocatore non di primo livello riesca comunque a trovare un’altra borsa di studio? Questi sono gli interrogativi che alcuni addetti ai lavori si pongono. E non hanno neppure tutti i torti.
I giocatori acquistano più potere
Questo strumento rappresenta però anche un’opportunità: è innegabile infatti che gli atleti ora abbiano maggior potere. Infatti, prima del 2018 ci si poteva comunque trasferire ma la prassi era molto più complessa. Un giocatore doveva chiedere l’autorizzazione al coach per parlare con altre squadre. Se l’allenatore non acconsentiva poteva rivolgersi al direttore atletico, e come ultima spiaggia ad un comitato d’ateneo. Con il transfer portal un atleta non è costretto a ricevere nessuna autorizzazione, ma può recarsi direttamente in segreteria e richiedere d’inserire il proprio nome nel portale.
Dal punto di vista dei direttori atletici, ma anche dei coach, si va molto a semplificare il lavoro di reclutamento. Attraverso il transfer portal, gli allenatori possono reclutare giocatori per il proprio programma semplicemente consultando questo enorme database. Un’occasione in più per avvicinare anche qualche atleta di livello, scontento dell’esperienza collegiale sin lì vissuta, ma allo stesso tempo voglioso di dimostrare il proprio potenziale in un ambiente più piccolo e con meno riflettori addosso.
L’alba di un “nuovo” reclutamento
A cascata, come una logica conseguenza, cambierà il modo di reclutare dalle high schools. Esclusi i liceali 5-stelle, che faranno sempre e comunque gola, cosa succederà per tutti gli altri? Adam Berkowitz che gestisce un’organizzazione di New York che mette in contatto le università con i liceali all’ultimo anno, ha detto che tante scuole gli hanno riferito che preferiranno completare le squadre tramite il portale piuttosto che reclutare freshmen.
Insomma questo transfer portal è destinato a cambiare - o forse già lo ha fatto - lo sport universitario. Come? Forse ancora non è chiaro, e a tante domande ancora non vi sono risposte.
* per il sito web BasketballNcaa.com
sabato 24 luglio 2021
Basket. Olimpiade Tokyo 2020. Analisi delle avversarie dell'Italia
Girone difficile ma non impossibile, l'appuntamento è all'alba del 25 luglio per la prima palla a due
Esordio con la Germania
L'osso duro è l'Australia
Tedeschi già affrontati un mese fa, ma senza Gallinari, Mannion e Tonut. Wagner e Voigtmann gli elementi più pericolosi in una partita subito decisiva. Mills, Dellavedova e Ingles danno qualità alla squadra oceanica. La Nigeria con tanti Nba a roster è dotata di grande agonismo e atleticità
di Giovanni Bocciero*
L’IMPRESA
DI BELGRADO resterà negli annali. Dopo 17 lunghissimi anni la Nazionale
italiana di pallacanestro è ritornata alle Olimpiadi, ma c’è poco tempo per festeggiare.
Tokyo è già dietro l’angolo, e il Ct Meo Sacchetti con il suo staff deve già
studiare le avversarie che li attendono in Giappone. Precisiamo che il sorteggio
dei tre raggruppamenti è avvenuto lo scorso 2 febbraio, e dunque con la vittoria
del torneo Preolimpico gli azzurri sono stati inseriti automaticamente nel
girone B con Australia, Nigeria e Germania.
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| Australia quattro volte ai piedi del podio alle Olimpiadi |
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| Nigeria terza volta ai Giochi, mai oltre il decimo posto |
La formula dei Giochi è decisamente cambiata rispetto all’ultima partecipazione della nazionale azzurra. Con tre gruppi da quattro squadre, per accedere ai quarti di finale bisogna classificarsi nelle prime due posizioni del proprio raggruppamento oppure essere ripescati come una delle due migliori terze. Per comporre il tabellone dei quarti si procederà ad un sorteggio e da lì in poi le gare saranno ad eliminazione diretta, con la finalissima in programma alla Saitama Super Arena sabato 7 agosto.
* per la rivista Basket Magazine, chiusa il 9 luglio 2021
mercoledì 16 giugno 2021
Torna la Lazio, il basket romano rialza la testa
Un campione d'Europa e vicecampione olimpico alla base del progetto che rilancia i colori biancocelesti anche nel basket
Torna la Lazio, il basket romano rialza la testa
Con la Lazio Basketball ATG 1932, Enrico Gilardi, cresciuto con Giancarlo Asteo, vuole riproporre la filosofia tecnica del suo vecchio maestro crescendo giovani che possano affermarsi nella propria città. "L'idea è di far riscoprire a Roma un nome storico, che anche nella pallacanestro è stata una importante realtà". I colori bianconcelesti in campo fin dal 1932, la presentazione di lancio al Muro Torto, la vecchia sede della gloriosa Ginnastica Roma dove la Lazio disputò la prima partita della sua storia
di Giovanni Bocciero*
RILANCIO
E IDENTITÀ. Sono queste le due parole che meglio si legano alla Lazio
Basketball ATG, la nuova realtà cestistica che vuole riportare in auge un nome
storico e una tradizione importante della pallacanestro romana. Tra i promotori
di questo rilancio, un ex atleta biancoceleste ed emblema della romanità,
ovvero Enrico Gilardi. Con la gloriosa Pallacanestro Lazio 1932 ha esordito
diciottenne in serie A nel 1975, alla corte del maestro Giancarlo Asteo. Poi ha
giocato per Stella Azzurra e soprattutto Banco di Roma con cui ha vinto tutto
ciò che c’era da vincere: lo scudetto del 1983, la Coppa dei Campioni e quella
Intercontinentale del 1984, e per finire la Coppa Korac del 1986.
«Il
fatto di aver giocato nella Lazio è stato il motivo per cui sono stato contattato
- ha esordito Gilardi - e mi è stato chiesto se volessi partecipare a questo
progetto di rilancio e costruzione di una nuova realtà che si chiamerà Lazio
Basketball ATG, acronimo di Accademia tecnica giovanile e che va a legarsi al
progetto al quale ho lavorato con il Comitato FIP Lazio negli ultimi sedici
anni».
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| Enrico Gilardi, 64 anni, nell'Italia Basket Hall of Fame dal 2016 |
LA
LAZIO BASKETBALL ATG si affaccia sul panorama cestistico romano in un periodo
piuttosto delicato, sia per la ripresa generale dell’attività post pandemia,
sia per il fallimento del massimo club cittadino quale era la Virtus Roma. «Il
progetto nasce dall’idea che la città di Roma possa riscoprire un nome storico
come quello della Lazio, che anche nella pallacanestro è stata una importante
realtà con trascorsi in massima serie. Già ci stavamo muovendo prima dello
scoppio della pandemia da Covid, quindi - ha specificato l’ex giocatore che con
la Nazionale italiana ha vinto l’argento alle Olimpiadi di Mosca 1980 e un oro
ed un argento agli Europei del 1983 e 1985 - questa rinascita non va affatto legata
al fallimento della Virtus. Come nuova realtà ci stiamo organizzando per
iniziare al meglio quando tutte le attività sportive ripartiranno con l’obiettivo
da una parte di rilanciare la pallacanestro a Roma, e dall’altra di
rispolverare il nome Lazio che significa tradizione, e che all’interno di una
città come Roma crea anche una faziosità comunque molto più forte e sentita dal
punto di vista calcistico che non nel basket».
Avendo rilevato la Nuova Lazio Pall., la Lazio Basketball ATG dovrebbe disputare il campionato di serie C Silver anche se qualcosa in termini di titoli sportivi potrebbe mutare nelle prossime settimane. «Nonostante le ambizioni bisogna essere realisti, quindi - ha spiegato Gilardi - non credo saremo pronti per una serie B ma forse disputeremo una C Gold. Il bello dello sport è anche quello di conquistarsi i meriti sul campo, e non solo comprando titoli sportivi». Al di là della categoria che giocherà la squadra senior, la dirigenza biancoceleste vuole puntare fattivamente sui giovani. «Come realtà nuova non avremo da subito un vivaio ben strutturato rispetto ad altre società romane. Vogliamo però che i giovani romani siano protagonisti in una squadra della città. Negli anni abbiamo visto tante promesse andare via non per giocare in serie A, cosa che avrei accettato - ha dichiarato Gilardi -, ma soltanto per disputare campionati giovanili di livello in altre piazze. Noi ci poniamo l’obiettivo di offrire ai ragazzi l’opportunità di continuare a crescere a Roma così da creare un gruppo d’identità romana forte».
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| Enrico Gilardi con Mattia Palumbo |
Per riuscire in questo lavoro, sarà importante mettere in rete tanti piccoli club. «Assolutamente sì, e ci proveremo attraverso l’aggregazione di questi club che magari sono meno strutturati per vari motivi senza però soffocare le loro singole identità. Le società che lavorano sui ragazzi facendo tanti sacrifici vanno rispettate - ha commentato Gilardi -, vedendogli garantiti i propri diritti di formazione. Speriamo di avere a che fare con una nuova generazione di dirigenti e allenatori lungimiranti che possano pensare che attraverso un progetto comune si può arrivare a fare il bene dei ragazzi. Così facendo sono convinto che a beneficiarne saranno anche le stesse società. Possiamo dire che al momento come Lazio Basketball ATG ci presentiamo quasi come fossimo una realtà no profit, sperando che si colga lo spirito e il concetto di questa idea senza invidia per nessuno. Ribadisco che l’obiettivo unico è quello di mettersi a disposizione per la crescita dei ragazzi. A me piace dare indietro quello che ho ricevuto dalla pallacanestro, e credo che la migliore soluzione per poterlo fare sia quello di mettersi al servizio dei più giovani».
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| All'avversario della Jollycolombani di Forlì, non resta che guardare l'appoggio a canestro di Enrico Gilardi |
Una
domanda però è più che legittima, ovvero dove si posizionerà la nuova realtà
laziale nel panorama cestistico della capitale? «Nel rispetto di tutte le
società che gravitano su Roma, ci poniamo con la consapevolezza che tranne la
Stella Azzurra e l’Eurobasket che si sono guadagnate sul campo la stima di
tutti, nessuno ha le potenzialità di sostegno e spinta che ha una società che
si associa al mondo Lazio - ha risposto Gilardi -. Vogliamo ricreare l’identità
biancoceleste, ciò vorrà dire che giocare con la Lazio tornerà a significare di
aver giocato per una società importante della città. E sono convinto che il
nome Lazio può diventare un veicolo d’immagine prestigioso e positivo in
maniera trasversale».
Basket Minors. Ale Gentile torna alle origini, nella sua Maddaloni partitella tra amici
Basket. L'Olympia Maddaloni ha ospitato Alessandro Gentile per una partita tra amici
Lo sport è vita, aggregazione, inclusione, amicizia. Quante volte avete pronunciato o solo sentito dire queste affermazioni. Magari ai più suona addirittura come uno slogan vuoto, come quella pubblicità vista e rivista in televisione. Nulla di più sbagliato. Davvero. Capita che una sera del mese di giugno, nonostante le difficoltà che ormai tutti stiamo vivendo in questo periodo di Covid, un gruppo di amici ancora riesca a riunirsi in palestra per il solo gusto di giocare a pallacanestro. Il campionato di Promozione al quale sono iscritti non è stato disputato, eppure da febbraio i ragazzi dell'Olympia Basket Maddaloni non smettono di allenarsi. Per il gusto di farlo appunto, di sentire il pallone rimbalzare, per ascoltare il 'ciuff' ad ogni canestro, e non importano la fatica, il sudore e i sacrifici da fare per stare lì, in palestra.
Tra gli amici di questi ragazzi, compagno d'infanzia e soprattutto di squadra quando ancora si giocava a livello giovanile, c'è anche Alessandro Gentile. E allora è un attimo. Tra amici di lunga data ci si sente e ci si messaggia ancora. Alessandro ora è a casa perché ha deciso spontaneamente di finire anzitempo la stagione agonistica dopo aver contratto il Covid in quel di Madrid, dove stava giocando con l'Estudiantes. E allora un messaggio per chiedere come stai, presto si tramuta in un invio a fare allenamento. L'ok di Alessandro avvia un tam tam tra gli amici che vede presto unirsi anche Domenico Marzaioli, in forza da due anni alla Scandone Avellino.
Tutto organizzato dunque, appuntamento come da routine al PalaFeudo, la palestra della scuola elementare Brancaccio dove ha avuto inizio l'escalation dell'allora Artus Maddaloni. Neanche a dirlo che tra i venti ragazzi in campo tutti vantano un'esperienza in quello che all'inizio degli anni 2000 era uno dei più floridi vivai della regione Campania e del Sud Italia. Venti ragazzi compresi tra i 35 e i 21 anni - tra i quali anche Francesco Della Peruta e Ivano Ragnino che hanno indossato nelle ultime stagioni la casacca della Pall. San Michele Maddaloni tra serie B e C Gold - e che insieme contano la partecipazione a ben 5 Finali nazionali, ovviamente di diversa categoria ed annata, e svariati altri titoli a carattere regionale.
Tra crossover, tiri dai nove metri, passaggi no-look, difese dure, sorrisi, pacche sulle spalle e sfottò mai così ben accetti, è andata in scena un'amichevole spettacolo con l'assenza purtroppo del pubblico, in rispetto di quelle che sono le disposizioni anti-Covid. Ma siam convinti che qualche giocata avrebbe strappato applausi a scena aperta. Insomma si è svolta una serata di divertimento, che si è avvicinata a quella normalità che da mesi ormai ci sembra solo un lontano ricordo, inseguendo quella innata passione per la pallacanestro. Ma soprattutto tra amici veri. L'Olympia Basket Maddaloni è nata proprio fondandosi su questi valori. E poco importa la categoria, l'importante è sentire sempre il rumore di quel pallone che rimbalza.
mercoledì 12 maggio 2021
Speciale. Trent'anni fa lo Scudetto di Caserta
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| Il gm Giancarlo Sarti, il presidente Gianfranco Maggiò, il coach Franco Marcelletti (Foto archivio Carlo Giannoni) |
| Nando Gentile, scugnizzo trascinatore della Juve Caserta tricolore (Foto archivio Carlo Giannoni) |
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| Sandro Dell'Agnello nella finale con Milano (Foto archivio Carlo Giannoni) |
mercoledì 17 marzo 2021
Serie B. Amoroso: "Non ho rimpianti ma ora mi conosco meglio"
A 40 anni Valerio è tornato a Roseto dove mosse nel 1998 i primi passi di una carriera lunga ma meno ricca dei risultati che avrebbe meritato
Amoroso: "Non ho rimpianti
ma ora mi conosco meglio"
Carattere di fuoco, senza peli sulla lingua, spesso scomodo, ammette: "Sono fatto così, e certe volte avrei dovuto reagire in maniera diversa". Ma questa è anche la sua forza, che l'ha portato a farsi apprezzare più nei piccoli centri che nelle metropoli: "Perché lì c'è più passione e più disponibilità a conoscerti come realmente sei, dandoti fiducia"
di Giovanni Bocciero*
DA
ROSETO A ROSETO. Nel mezzo una carriera lunga 23 stagioni. A 40 anni Valerio
Amoroso è ancora in prima linea, a dare battaglia come se fosse il primo
giorno. E con la Pallacanestro Roseto, impegnata in serie B, non si pone
limiti. «Siamo partiti abbastanza bene ma si può fare sempre meglio - ha
esordito l’atleta -, anche perché in squadra ci sono ragazzi in gamba che si impegnano
dalla mattina alla sera. Mi aspetto un’ottima annata perché comunque abbiamo
tanto talento e c’è la possibilità di poter fare davvero bene. Roseto poi è una
piazza che in questo momento ha bisogno di rialzare la testa. Viene da due anni
di Stella Azzurra nei quali ci si è un po’ disaffezionati al basket perché i
tifosi non sentivano propria la squadra. La mancanza di pubblico è pesante
perché qui si può arrivare anche a 4 mila spettatori. Non c’è questa forza in
più che ci spinge, però a differenza di quando ho avuto la mia prima esperienza
sono passati tanti anni e sono cambiate tante cose, ad iniziare da come si
gioca. Prima si respirava un’aria diversa - ha continuato Valerio - perché c’era
il tifo organizzato e se camminavi per strada la gente ti fermava. Oggi c’è un
distacco ancora più marcato anche a causa del Covid che ha stravolto un po’
tutto».
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| Valerio Amoroso, 40 anni, Roseto ha puntato su un amato cavallo di ritorno per il rilancio (foto Tommarelli) |
L’ala
napoletana, che a Roseto era arrivato come astro nascente, oggi è tra i
pilastri della squadra di coach Tony Trullo. Ma non chiamatelo chioccia, perché
«questo ruolo spetta al capitano Antonio Ruggiero. È lui che ci fa da mentore,
da leader in campo e fuori. È lui la figura di riferimento a cui guardiamo».
Lui preferisce impegnarsi a dare il suo contributo. «A me piace lottare,
mettermi in gioco, lavorare e farlo per bene. È ciò che faccio da una vita.
Quando i momenti sono difficili e c’è da combattere, di sicuro io do il meglio
di me perché mi piace stare in quelle situazioni. Sono a mio agio». Ma proprio
questa sua grinta lo ha portato spesso ad essere odiato dal pubblico
avversario. «In realtà a volte non piaccio neppure a quello di casa - ha
puntualizzato Valerio -. A Caserta, mentre giocavo per la Juve, facevano cori
contro mia madre. Ma io gioco per me, per quello che faccio e che sono. Magari
per questo è più facile odiarmi».
DA SAN SEBASTIANO AL VESUVIO alla serie A, cosa serve per riuscire in una parabola
come la tua? «Credo che quello che ho vissuto io non lo vivano i ragazzi di
oggi, dove tutto è più semplice, più leggero. Alla loro età avevo meno
possibilità, ma buttavo l’anima ogni giorno. Si poteva sbagliare davvero poco
perché c’era più competizione e c’erano persone meno competenti. Con il tempo ho
capito e apprezzato cosa significasse lavorare - ha continuato Amoroso -, e che
il talento non basta per arrivare a certi livelli. Adesso invece di competenza
ce n’è tanta e basta informarsi per cercare il posto giusto dove giocare. Al
contrario, è diminuita la passione e c’è difficoltà a trovare ragazzi che
vogliano davvero sacrificarsi». Forse è questo il marchio di fabbrica che
permette al suo amico Poeta di essere ancora decisivo in A. «Peppe è un grande
giocatore e se lo merita. Sta fisicamente molto bene, ma si impegna tanto e lo
si vede da come gioca. Se però dei vecchietti come noi riescono ancora a fare
la differenza in determinate categorie vorrà pur dire qualcosa. Il basket è certamente
cambiato, ma se in meglio o in peggio non ne ho idea».
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| Per il lungo nato a Cercola in provincia di Napoli una carriera di successi (foto Tommarelli) |
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| Talento e punti nelle mani: anche a 40 anni un pericolo costante per le difese (foto Tommarelli) |
MA COSA FARA' AMOROSO una volta terminata la carriera da giocatore? «Mi piacerebbe rimanere nella pallacanestro, ma bisogna vedere un po’ di cose. In primis ciò che la vita ti offre. A me piace leggere il gioco, stare a contatto con i giocatori, gestirli, capirli. Non escludo di fare il dirigente o l’allenatore, ruoli entrambi fattibili. Bisogna però vedere cosa c’è in giro. Sto studiando per diventare allenatore, ma è tutto un work in progress. L’importante è trovare qualcuno voglioso di investire e costruire». Lui, napoletano purosangue, ha un grande cruccio che si porterà per sempre dietro. «Noi giocatori difficilmente siamo profeti in patria. Casa mia ormai è Civitanova Marche e a Napoli ci torno per trovare i genitori. Da noi c’è sempre stata la mentalità che l’atleta straniero è più forte di quello sotto casa. Quindi non ho mai avuto l’opportunità di mettermi in mostra a casa mia, cosa che mi sarebbe piaciuta tanto. Ho avuto l’occasione a Scafati, da giovane - ricorda Valerio -, ma sono andato via. A Caserta, da napoletano, l’esperienza è andata malissimo. Insomma, nel proprio luogo di nascita non si è mai visti bene quanto invece lo si è lontano, dove non ti conoscono e ti apprezzano per quello che sei».
* per la rivista BASKET MAGAZINE
lunedì 8 febbraio 2021
Serie A2. La corsa di Thomas in fuga da Jackson
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| Thomas in una schiacciata esplosiva (foto Givova Scafati) |
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| Thomas in un'entrata a canestro, una bocca da fuoco per far sognare Scafati (foto Givova Scafati) |
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| L'americano del Mississippi è dotato di grande tecnica e talento offensivo (foto Givova Scafati) |





















