lunedì 21 marzo 2022

World Cup. Italbasket, quanta fatica

Italbasket, quanta fatica

La qualificazione alla World Cup è ancora a rischio: per la sicurezza dovrà battere a luglio l'Olanda


di Giovanni Bocciero*


La Nazionale italiana del ct Meo Sacchetti ha chiuso la seconda finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup 2023 con una vittoria ed una sconfitta, che sommate allo stesso record della prima fanno due vittorie e altrettante sconfitte. Un percorso che allo stato attuale non soddisfa il tecnico, che è stato chiaro nel dire che ci manca un successo. Se in trasferta contro la Russia era preventivabile ritornare con zero punti, la stessa cosa non doveva succedere nella partita disputata in Islanda. E invece purtroppo la “brutta figura”, così come è stata etichettata un po’ da tutti, dall’allenatore al presidente federale Gianni Petrucci, è avvenuta. Per fortuna non c’è stato alcun contraccolpo, visto che la contesa del PalaDozza ha visto gli azzurri rimettere quanto meno la situazione in pari.

QUESTIONE DI ATTEGGIAMENTO. Nessun alibi dopo la debacle islandese, ma il presidente Fip alla vigilia delle due importanti partite era ritornato su uno degli argomenti più scottanti quando si tratta delle finestre Fiba. Ovvero, la mancanza dei migliori giocatori a disposizione della Nazionale italiana. Con parole forti, il numero uno della nostra pallacanestro ha tuonato contro l’Eurolega. Uno sfogo che difficilmente troverà una soluzione, ma che forse ha avuto effetti addirittura controproducenti se guardiamo all’atteggiamento con il quale l’Italia è scesa in campo ad Hafnarfjordur. Sacchetti è stato chiaro anche in questo, quando ha detto che “abbiamo giocato 25 minuti non all’altezza”. È stato quello il peccato capitale della missione islandese. Una questione di atteggiamento che ha visto da un lato una squadra surclassata per voglia, intensità, forse addirittura intimorita dall’ambiente piccolo ma molto caloroso dell’impianto di Hafnarfjordur. Dall’altro lato invece, ed è stata una diretta conseguenza, si è permesso di galvanizzare una squadra sicuramente coriacea, ma non così talentuosa, che ha avuto nel centro Tryggvi Hlinason un vero e proprio fenomeno.

In Islanda si è rivisto anche quell’attacco dalle polveri bagnate che ha fatto accendere la spia rossa nella prima finestra contro Russia e Olanda. Soltanto via via che la partita scorreva gli azzurri hanno aggiustato un po’ le proprie percentuali. La Nazionale ha provato ad essere più incisiva, ma c’è riuscita solo a tratti e soprattutto quasi in maniera individuale. Il finale di gara dei regolamentari di Stefano Tonut sono stati fantastici ma non sufficienti per capovolgere una partita che effettivamente è stata segnata dall’inizio. Peccato, perché alla fin fine bastava davvero un ultimo sforzo, magari un poco più di attenzione, o anche quel pizzico di fortuna per portare a casa una vittoria importante quanto preziosa per il cammino verso il Mondiale di Indonesia, Giappone e Filippine.

La palla a due della sfida al PalaDozza di Bologna
NECESSITA’ DI VINCERE. La gara di ritorno disputata al PalaDozza di Bologna metteva gli azzurri spalle al muro. Nel post gara Amedeo Della Valle ha fatto riferimento proprio alla necessità di vincere. Inutile girarci intorno, l’Islanda andava battuta e fortunatamente lo è stata. Non senza sudare le proverbiali sette camicie. Soprattutto in avvio, dove praticamente si è visto quasi lo stesso canovaccio della gara disputata ad Hafnarfjordur. Gli azzurri si sono dimostrati ancora poco reattivi in difesa, e soprattutto deve essere diventato frustrante non riuscire ad arginare Hlinason che aveva ripreso praticamente da dove aveva lasciato. Nella pallacanestro una buona difesa porta ad avere un buon attacco, ma non è un segreto che per le squadre del ct Sacchetti avviene esattamente il contrario. Ovvero, se nella metà campo offensiva si segna con continuità e magari con azioni corali, ne guadagna la voglia di difendere così da mettere quei piccoli granellini negli ingranaggi dell’attacco avversario. Ed è proprio quello che è avvenuto, e così anche l’incredibile Islanda che sembrava un rebus di difficile soluzione è stata imbavagliata. Ma soprattutto, a prendersi la scena è stato Della Valle. La guardia della Germani Brescia quando mette piede sulle tavole del palazzetto di piazza Azzarita sembra assumere le sembianze di un supereroe. L’ultima volta in maglia azzurra aveva realizzato 28 punti, distruggendo le resistenze della Polonia che aveva ambiziosi di qualificarsi al Mondiale in Cina del 2019. Questa volta è riuscito ad aggirare la fisicità degli islandesi, ha anticipato i movimenti caricando di falli la difesa ma soprattutto ha lucrato con i tiri liberi. È stata quella la spinta che ha permesso di avere ragione degli avversari. Sacchetti alla precisa domanda sulle problematiche che ha creato la fisicità dell’Islanda ha risposto che “per caratteristiche sono più piccoli e rapidi di noi, e dunque anche più reattivi. Questo ha fatto sì che soprattutto all’inizio abbiamo subito diverse penetrazioni al ferro. Ma noi puntavamo a cercare di togliergli spazio per evitare che giocassero i pick and roll in cui sono bravi a servire i lunghi”.

Mentre Della Valle faceva ferro e fuoco, sia a cronometro fermo che dall’arco dei 6,25, Michele Vitali, Nico Mannion e Alessandro Pajola si sono uniti nel colpire dalla lunga distanza sgretolando pian piano le certezze con le quali gli avversari erano venuti ad affrontare questo return match. E mentre, appunto, l’attacco collezionava punti e vedeva lievitare il proprio computo totale, ne guadagnava la difesa. Lo stesso Pajola si è tuffato un paio di volte per salvare o recuperare il pallone, così come sono stati diversi i recuperi avvenuti sui passaggi da un lato all’altro nei quali l’ex fortitudino Jon Axel Gudmundsson e compagni si sono dovuti rifugiare per uscire da attacchi con poche idee.

“Rispetto alla partita in Islanda abbiamo aggiustato qualcosa - ha continuato in conferenza stampa il ct azzurro Sacchetti -. In difesa sono stati più presenti sia i lunghi ma anche i piccoli, che hanno cercato di lasciare molto meno tempo agli avversari per trovare i passaggi sotto. Abbiamo avuto sprazzi importanti in attacco con Mannion, con Della Valle che ha attraversato un periodo di fuoco, con Vitali che ha trovato una buona serie al tiro. Non potevamo fare di meglio, ma sicuramente non potevamo fare peggio rispetto alla gara giocata solo alcuni giorni fa”.

La conferenza stampa del ct Sacchetti e Della Valle
RITORNI PREZIOSI. L’Italbasket in questa finestra ha avuto tanto sia da Della Valle che da Biligha. In particolare, il primo è stato decisivo nella vittoria di Bologna, mentre il secondo è stato prezioso finché ha potuto nella sconfitta di Hafnarfjordur. La guardia della Germani Brescia nella gara disputata in Islanda ha fatto fatica a trovare il giusto ritmo in attacco, esattamente il contrario nella seconda partita della finestra. Si è caricato la Nazionale in spalle, ha provveduto a rimpinguare il punteggio azzurro quando magari si poteva far fatica in attacco. Ha portato quell’esperienza e quella leadership che erano forse mancate contro Russia e Olanda. A questo punto ci si rende conto che non si può fare a meno di lui, cosa che ha dichiarato senza mezzi termini lo stesso allenatore: “Quando ho preso la Nazionale nel percorso per la qualificazione ai Mondiali del 2019, Della Valle ci ha dato una grossa mano. Per me lui è importante, è una realtà di questa squadra ed ha giocato bene proprio come sta facendo quest’anno in campionato. In Islanda ha bucato una partita, ma ci può stare. In alcune circostanze ha esagerato ma ha anche contribuito al gioco di squadra con alcuni passaggi di gran fattura. La completezza - ha concluso Sacchetti - del suo gioco non si discute”.

Non è stato da meno l’apporto di Paul Biligha, che ha dimostrato di essere una valida alternativa ad Amedeo Tessitori come centro dell’Italia. Le qualità del giocatore dell’Armani Milano sono ben conosciute, e sono proprio quelle che purtroppo mancano al pacchetto lunghi della Nazionale. In Islanda Biligha ha fatto vedere di poter diventare un vero e proprio fattore difensivo, un’àncora alla quale aggrapparsi quando la situazione si complica e non poco. Nonostante possa essere considerato a tutti gli effetti un pivot-bonsai, per grinta e volontà non è secondo a nessuno. Dispiace quasi vederlo ammuffire sulla panchina delle ‘scarpette rosse’, ma un’altra sua qualità da evidenziare è proprio quella che gli basta essere chiamato per portare il suo contributo. E a questo punto bisogna capire se anche lui, nell’ottica del ct, diventa un tassello importante di questa Nazionale, soprattutto in vista della prossima finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup del 2023.

ASPETTANDO ALLA FINESTRA. Archiviata questa seconda finestra delle qualificazioni con un record di due vittorie e due sconfitte, non ci resta che pensare alla prossima finestra. O magari sarebbe meglio dire di aspettare alla finestra, visto che al momento è quasi impossibile pensare ai prossimi impegni sportivi. Non solo per la tempistica, visto che si giocherà il prossimo mese di luglio, ma soprattutto per quelli che sono gli avvenimenti di attualità che stanno destabilizzando il mondo. La guerra tra Russia ed Ucraina ha in qualche modo influenzato anche le gare di qualificazione, nelle quali i protagonisti sportivi si sono resi artefici di gesti per scongiurare queste estreme soluzioni con gli slogan ‘stop war now’. Lo stesso ct Sacchetti ha indossato, nella gara del PalaDozza, una spilla dai colori giallo e blu proprio per essere vicino al popolo ucraino. Oltretutto la cosa non può che toccarci in prima persona avendo proprio la Russia nel nostro girone, e magari la stessa Ucraina in quello successivo. La Nazionale sovietica sarà proprio la prossima avversaria, con la partita fissata per il primo di luglio nel nostro paese (orario e luogo ancora da definire). Poi, gli azzurri affronteranno l’Olanda in trasferta e solo a quel punto, a conti fatti, si potrà valutare la situazione. Sono tre le squadre che si qualificheranno alla seconda fase, andando a formare un ulteriore raggruppamento a sei con le prime tre classificate del girone G, quello composto da Spagna, Georgia, Ucraina e Macedonia del Nord.


* per la rivista Basket Magazine

giovedì 17 febbraio 2022

Italbasket, le scelte di Sacchetti tra ritorni ed esclusioni

Italbasket, le scelte di Sacchetti tra ritorni ed esclusioni

di Giovanni Bocciero


Nel numero 78 della rivista di Basket Magazine, che potete trovare in edicola, abbiamo presentato il doppio confronto che a fine mese l’Italbasket del ct Meo Sacchetti dovrà sostenere contro l’Islanda (articolo che trovate in fondo). E proprio dalle parole del tecnico azzurro abbiamo cercato di stilare quella che poteva essere la lista dei convocati per questa seconda e fondamentale finestra delle qualificazioni alla Fiba World Cup 2023. L’allenatore non si era sbilanciato all’epoca dell’intervista, ma aveva sottolineato quanto guardasse al campionato della serie A per tenere in osservazione qualsiasi azzurrabile che potesse fare al caso della Nazionale.

I RITORNI. Dei 16 azzurri convocati per il doppio confronto con l’Islanda, spicca sicuramente e con merito Amedeo Della Valle. La guardia di Brescia, secondo marcatore (19.4 punti di media) e migliore per valutazione (21.5) della serie A, torna ad indossare l’azzurro dopo la parentesi della bolla per le qualificazioni all’Europeo 2022 di Perm’. Soprattutto tornerà al PalaDozza, dove fu a dir poco micidiale con 28 punti contro la Polonia per le qualificazioni al Mondiale 2019. La convocazione dell’ex Milano certifica la necessità di talento offensivo per l’Italbasket, che nella prima finestra delle qualificazioni contro Russia e Olanda ha destato qualche perplessità soprattutto dall’arco.

Insieme a Della Valle si rivede in azzurro anche Paul Biligha, la cui ultima apparizione risale appunto alla World Cup cinese. Tre anni nei quali il centro ha avuto un limitato minutaggio all’Olimpia Milano non riuscendo ad esprimersi al meglio. La sua convocazione risponde ad un altro quesito che ci si è posti all’indomani dei primi due match verso il Mondiale 2023. Innanzitutto la cronica mancanza di fisicità ed atletismo sotto le plance, al quale ci auguriamo che possa metterci una pezza al più presto Paolo Banchero. Senza voler mettere inutili pressioni sul giovane talento di Duke, bisogna guardare al presente. E Biligha è un’alternativa più che valida ad Amedeo Tessitori, àncora della Nazionale nella prima finestra.

Non solo il tiro dalla distanza e la presenza sotto canestro, perché l’ultima versione dell’Italbasket ha denotato un terza difetto: la cabina di regia. Con Mannion indisponibile, Pajola apparso in affanno, è stato adattato a fare il regista Diego Flaccadori. Cosa sulla quale sta lavorando anche a Trento agli ordini di Lele Molin, assistente di Sacchetti in Nazionale. E allora complice anche l’infortunio che costringerà Leonardo Candi a stare ancora per un po’ lontano dai campi di gioco, ha strappato la convocazione Matteo Imbrò, che ha assaporato l’azzurro con sole tre presenze in altrettante amichevoli nel 2012 e nel 2016.

LE CONFERME. Coach Sacchetti non poteva naturalmente rinunciare a quella che è l’ossatura della sua Italia, composta dal blocco ‘olimpico’ Michele Vitali, Stefano Tonut, Amedeo Tessitori, Alessandro Pajola e Nico Mannion, così come ai suoi pupilli Nicola Akele, Davide Alviti e Leonardo Totè, con quest’ultimo che però è ancora in cerca della sua prima presenza con la Nazionale maggiore. Nonostante i suoi 25 anni, l’ala della Fortitudo Bologna rientra in quel ‘young core’ che il ct sta provando a far crescere, a far evolvere, e dei quali fanno parte Matteo Spagnolo e Gabriele Procida.

Due giovani talenti nostrani, che hanno ancora troppi alti e bassi ma dal potenziale sconfinato, addirittura in odore di draft Nba. Stemperando facili entusiasmi, per entrambi questa ennesima convocazione deve rappresentare un ulteriore step del loro percorso. Completano il quadro dei sedici nominativi i due brindisini Raphael Gaspardo, altro lungo atipico che tanto piacciono al tecnico, e Mattia Udom, ala che è stato l’ultimo dei 26 esordienti dell’Italbasket sotto la guida di Sacchetti nel match dello scorso novembre contro l’Olanda.

GLI ESCLUSI. Nell’articolo che trovate sulla rivista di BM in edicola, avevamo avanzato la possibilità di vedere tre giocatori in questa seconda finestra delle qualificazioni Fiba. Diciamo ognuno paragonabile ad un diverso livello di difficoltà che si potesse concretizzare. Ebbene, ne abbiamo azzeccato solo uno, ovvero Amedeo Della Valle, quello forse più semplice. Per certi versi ritenevamo semplice anche la convocazione di Andrea Pecchia, a maggior ragione dopo il suo exploit del gennaio scorso da 28 punti e 48 di valutazione nella vittoria di Cremona contro Sassari.

Giocatore sempre un po’ borderline quando si è trattato delle convocazioni con la Nazionale maggiore, credevamo che questa volta ce l’avrebbe fatta a guadagnarsi una maglia. Ma non è stato così, anche perché il ct è stato chiaro nel dirci che sceglie in base alle necessità della squadra ma anche in base a ciò che gli piace. Deve dunque ancora sgomitare il buon Pecchia. Da un Andrea all’altro, il terzo nome che avevamo fatto è quello di Cinciarini. Seppur ormai fuori dal giro dell’Italbasket, chi meglio di lui poteva sopperire alla mancanza di leadership in regia in questo momento. E forse ci ha dato ulteriore ragione la sua ultima prestazione, ovvero la prima tripla-doppia realizzata da un giocatore italiano. Nella vittoria di domenica di Reggio Emilia contro Treviso, il play ha messo insieme 12 punti, 10 assist e 11 rimbalzi.


Conti in rosso, Sacchetti può richiamare Della Valle

di Giovanni Bocciero*

 Articolo terminato il 24 gennaio

Sul cammino della Nazionale italiana verso il mondiale del 2023 si presenta il doppio confronto con l’Islanda. Per la seconda finestra delle qualificazioni alla World Cup che si disputerà il prossimo anno in Giappone, Filippine ed Indonesia, gli azzurri del ct Meo Sacchetti avranno il compito di addomesticare la formazione della ‘terra del ghiaccio’. Contro Jon Axel Gudmundsson (che ha lasciato da un mese circa la Fortitudo Bologna), Kristinn Palsson (che è maturato nel vivaio della Stella Azzurra) e compagni, l’Italia giocherà il 24 e il 27 febbraio prossimi. Prima palla a due ad Hafnarfjordur, e sarà la prima volta per gli azzurri che in Islanda non c’hanno mai messo piede. Per la verità, contro la nazionale dell’isola del profondo nord europeo sarà solo il secondo match che giocherà l’Italia, la prima ed unica volta - con annessa vittoria - all’Eurobasket del 2015. Quel successo di Berlino che arrivò a fatica (71-64), con un Alessandro Gentile che vestì i panni di miglior marcatore con un bottino da 21 punti.

Entrambe le compagini si presentano a questa finestra con una vittoria ed una sconfitta, anche se sono proprio gli islandesi a poter guardare il bicchiere mezzo pieno in virtù dell’exploit in Olanda (79-77). A maggior ragione, vincere il doppio impegno contro di loro diventa già importante per gli azzurri, all’inseguimento della Russia che dopo due gare è in testa al girone H a punteggio pieno. «Bisognerà fare attenzione alle loro guardie - avverte Sacchetti -, ma sarà ancor più importante la nostra gara. Mi aspetto più costanza nell’arco della partita, cosa che ci è mancata nell’impegno con l’Olanda. Inutile dire che dobbiamo vincere entrambe le partite con l’obiettivo di posizionarci quanto meglio in classifica». Ad ogni finestra Fiba, ritorna anche la questione riguardante i giocatori impegnati in Nba o in Eurolega che non possono essere convocati. «Purtroppo è così, ma è una cosa che accomuna tutte le nazionali. Chi non vorrebbe schierare i migliori giocatori. Noi guardiamo a chi abbiamo». Ma se c’è una caratteristica da apprezzare in questa Italbasket, evidenziata nell’ultima estate tra Preolimpico ed Olimpiade, è proprio la capacità di trarre il meglio e il massimo da chi ha a disposizione. «Abbiamo dimostrato che la nostra principale forza è nel gruppo - continua il ct -, nel quale ognuno assume un ruolo ben definito. Quindi proseguiamo su questa strada».

CABINA DI REGIA. Una strada piuttosto chiara quella tracciata dal tecnico azzurro da oltre due anni ormai. Ovvero, cambio generazionale e largo ai giovani. Eppure il percorso delle qualificazioni alla World Cup è iniziato con qualche perplessità. L’assenza di giocatori di impatto come Simone Fontecchio, Achille Polonara o l’infortunato Nico Mannion, giusto per citarne qualcuno e non i soliti noti, hanno avuto il loro peso e magari dato adito a qualche alibi. Nelle prime due gare di qualificazione si è puntato il dito soprattutto verso l’inesperienza - per età e non solo - che la Nazionale ha fatto trasparire a tratti sia nella sconfitta con la Russia (92-78), che poteva essere anche più pesante, che nella vittoria con l’Olanda (75-73), arrivata in un finale tirato che poteva essere gestito meglio. L’assenza in particolare di Mannion, che sappiamo essere anche un discreto tiratore, e la doppia opaca prestazione di Alessandro Pajola, hanno evidenziato la mancanza di un leader in cabina di regia, dove è stato provato/adattato Diego Flaccadori. E allora chissà che non possa ritornare utile Andrea Cinciarini, che a Reggio Emilia sta vivendo una seconda giovinezza. Giocatore intelligente ed esperto, miglior assistman della serie A, potrebbe proprio fare al caso dell’Italia. «Non scartiamo nessuna ipotesi - commenta ancora Sacchetti - e non precludiamo la convocazione a nessuno. Guardiamo sempre con attenzione cosa ci dice il campionato, e chi sta meglio. Nelle scelte che si fanno contano però diversi aspetti, e non solo quello tecnico. Mi riferisco a quello caratteriale, a come un atleta vive il gruppo. E poi è logico, un giocatore deve anche essere funzionale al modo in cui voglio che la squadra giochi. Mi deve piacere».

Per quanto riguarda invece la linea verde varata dal ct, che ha fatto esordire ben 26 giocatori in Nazionale maggiore, tanti dei quali davvero giovanissimi, la visione è altrettanto chiara. «Monitoriamo tanti ragazzi e siamo pronti a dargli lo spazio che si meritano. Ma una cosa è giocare nel proprio club, un’altra è scendere in campo con in dosso la maglia dell’Italia». Parole sacrosante che non devono però intimorire. Ad esempio nell’ultima finestra si è messo in mostra Nicola Akele, in particolare nell’incontro con l’Olanda, quando si è fatto trovare pronto a prendersi le sue responsabilità. Ragazzo che lavora in silenzio, ha saputo aspettare il suo momento e adesso lo immaginiamo sempre più protagonista. E chissà che non possa essere affiancato da un’altra giovane ala per il doppio confronto con l’Islanda come Andrea Pecchia. Il giocatore di Cremona si è conquistato i titoli dei giornali ad inizio 2022 con la prestazione da 28 punti e 48 di valutazione con la quale ha spinto la sua squadra a battere Sassari. A questo punto anche per lui non è impossibile strappare la convocazione.

PUNTI DALL’ARCO. Dopo la trasferta in Islanda, le due squadre si affronteranno tre giorni dopo al PalaDozza di Bologna. Inutile dire che si spera l’Italia scenda in campo con una vittoria già in tasca, e con l’obiettivo di centrare il bis. L’ultima gara che ha visto gli azzurri calpestare il parquet dello storico impianto di ‘Basket city’ è stata disputata contro la Polonia il 14 settembre del 2018. In quella occasione le due squadre si contendevano la qualificazione al mondiale da disputarsi un anno dopo in Cina. Il pubblico bolognese riempì l’impianto, sostenne la squadra con il suo tifo caloroso, cosa che non dubitiamo mancherà neppure stavolta. Ma soprattutto ci si entusiasmò nel veder brillare Amedeo Della Valle, capace quasi da solo di abbattere la resistenza polacca con una prestazione da ben 28 punti, frutto di una prova balistica dall’arco da 8/11. Altro aspetto nel quale Stefano Tonut e compagni sono stati poco efficienti in Russia e contro l’Olanda. In quella circostanza il cecchino di Brescia era stato il trascinatore dell’Italbasket (vittoria 101-82), e chissà che non possa guadagnare questa volta la convocazione per ritornare ad indossare la canotta azzurra. Lui che dopo qualche stagione sfortunata sta tornando a far vedere tutto il suo talento, tanto da essere il miglior realizzatore della serie A.

In quella stessa partita Michele Vitali non mise piede in campo. Eppure oggi è, se non il capitano, un affermato co-capitano di questa Nazionale. Un giocatore imprescindibile, capace di ricoprire più ruoli, dal protagonista al comprimario, sempre a disposizione dell’allenatore e dei compagni. «Michele è un giocatore che non ha avuto una strada semplice. Ha lavoro sodo - dice Sacchetti -, con grande impegno ed abnegazione, ed è riuscito a costruirsi la sua carriera. Ha avuto delle difficoltà ma è stato coraggioso a mettersi in discussione giocando all’estero. E oggi è il giocatore che tutti ammiriamo».

LE SCELTE DEL CT. Dunque, chi bisogna aspettarsi tra i convocati della Nazionale al raduno di Bologna del prossimo 21 febbraio? Sottolineando per l’ennesima volta che è importante centrare due successi contro l’Islanda, bisogna anche dire che non guasterebbe facendolo con un gioco convincente. Non a caso nell’ultimo aggiornamento del ranking Fiba dello scorso dicembre, l’Italia è l’unica squadra della top 20 ad aver perso una posizione a vantaggio della Lituania che è salita all’ottavo posto. Non è ciò che più c’interessa, ma è sempre un segnale. Certamente il ct Meo Sacchetti non può non partire da una base solida, ovvero dal già citato Vitali, così come il compagno di squadra veneziano Tonut, così come il blocco della Virtus Bologna composto da Pajola, Mannion ed Amedeo Tessitori. Quest’ultimo unico centro italiano di ruolo a disposizione e àncora alla quale nell’ultima finestra ci siamo aggrappati. Abbiamo citato Cinciarini e Della Valle che sembrano ormai fuori dal giro della Nazionale eppure potrebbero risultare utili in questa circostanza. Anche Akele così come Davide Alviti, con il placet di Milano, sono dei papabili convocati, a maggior ragione perché pupilli del tecnico. Magari questa volta sarà della spedizione anche Pecchia, invece di essere una riserva a casa. E poi bisognerà capire se Sacchetti vorrà provare qualche giocatore diverso rispetto allo scorso novembre. Ci vengono in mente Tommaso Baldasso, che sta però trovando poco spazio tra le fila dell’Olimpia, o ancora Davide Moretti, che sta provando a rilanciarsi in quel di Pesaro. Queste sono però scelte soggettive, che rientrano in una sfera tecnico-tattica alla quale sono il ct può rispondere secondo cognizione di causa. L’importante è che chiunque sarà convocato scenda in campo per onorare la maglia. E su questo aspetto non nutriamo dubbi.


* per la rivista Basket Magazine

venerdì 4 febbraio 2022

Nba Draft 2022 - Jalen Duren, una forza della natura

Jalen Duren, una forza della natura

Il centro di Memphis non sta brillando come ci si aspettava,
ma ha un potenziale smisurato e per questo rimane intrigante in ottica Draft


di Giovanni Bocciero*

Della non brillante stagione di Memphis - l'ennesima, per la verità - ne sta risentendo anche il centro Jalen Duren. Osservato speciale degli scout Nba insieme al compagno Emoni Bates (o forse ex compagno dato che, a quanto pare, quest'ultimo sta meditando di lasciare i Tigers), sta dimostrando di avere tante belle qualità, che si sposano alla perfezione con la combinazione di fisico, atletismo e dinamicità che possiede e che tanto piacciono. Però non mancano diverse lacune rispetto alle quali non sta facendo vedere grossi miglioramenti in questo suo primo e forse unico anno di college.

I doni di Madre Natura

Diciamolo subito: forse non sarà la prima scelta assoluta al Draft 2022, ma non dovrebbe essere scelto neppure al di fuori della top 5. Dopotutto è sempre un armadio da 2.11 metri per 113 kg con un wingspan di 228 cm, che corre benissimo il campo, salta come una cavalletta e che compirà 19 anni solo il prossimo novembre.

Un'àncora difensiva

La prima cosa che subito colpisce del gioco di Duren, è che domina i tabelloni tanto in attacco quanto in difesa. Afferra 7.3 rimbalzi di media, con un 10.8 di OR% e 20.3 di DR%. Lotta su ogni pallone che è in aria e i mezzi fisici gli permettono di nascondere qualche errore d'impostazione difensiva. Possiede un puro istinto per la stoppata, tant'è che viaggia a 2.5 per gara (26° in Division I). Intimidatore d’area come pochi, sempre pronto ad andare in aiuto, tende però a essere abbastanza falloso.

Se il fisico, per qualche scout già Nba-ready, gli potrebbe garantire di avere sin da subito dei minuti al piano di sopra, non sono da meno altre sue qualità. La capacità di correre il campo, l'ottimo controllo del corpo, i movimenti rapidi e veloci soprattutto sul pick and roll che spesso lo portano alla caccia del lob per la schiacciata, ne fanno un attaccante potenzialmente devastante, molto più degli attuali 10.7 punti di media. Nei pressi del canestro non ha un tocco dolce, ma sa essere efficace: non a caso ha il 61.8% di True Shooting.


Ancora troppo grezzo

Sì ok, è efficace nei pressi del ferro, ma se ci allontaniamo già a 4-5 metri la situazione cambia. Duren ha una mano quadrata, e i jumper dal mid-range sono la soluzione che le difese avversarie tendono a concedergli per evitare magari che parta in palleggio per avvicinarsi al canestro. Non è immune neppure da brutte percentuali ai tiri liberi (54.9%) Uno solo è il tiro che si è azzardato a prendere da oltre l'arco, e il risultato si può ben capire quale sia stato. Insomma, tutti segnali che è un prospetto ancora troppo grezzo.

Di sicuro però può migliorare con il lavoro. Non a caso ha mostrato anche dei lampi di genio con la palla tra le mani, segno che il potenziale c'è. Saper leggere le situazioni di gioco è un aspetto che va allenato, ma per adesso lui gioca prettamente d'istinto. È capace comunque di vedere ciò che gli succede intorno, di effettuare un assist vincente. Ma spesso la mancanza di tecnica lo costringe alla palla persa. E questo si traduce in un Turnover Rate consistente (21.1%).

Strengths

Weaknesses

In conclusione, Jalen Duren è senz'altro un prospetto sul quale poter puntare: non è Nba-ready in ogni aspetto del gioco, anzi, ma vale la pena provare a lavorare su una forza della natura dal potenziale smisurato come il suo.


*Articolo per BasketballNcaa.com

giovedì 28 ottobre 2021

World Cup. Italbasket. In Estremo Oriente la prova generale per i Giochi di Parigi

Con la trasferta in Russia la Nazionale torna in campo per la qualificazione al Mondiale del 2023

In Estremo Oriente la prova generale per i Giochi di Parigi

C'è una doppia fase da superare con ben sei finestre nei prossimi sedici mesi in un calendario internazionale già fittissimo che renderà indisponibili i tanti azzurri impegnati in Eurolega. Oltre alla Russia, sono Olanda e Islanda i primi ostacoli. Passando il turno, per l'Italia ci saranno tre nuove avversarie tra Spagna, Ucraina, Georgia e Macedonia


di Giovanni Bocciero*

 

TOKYO 2020 è stato un bel ritorno alle Olimpiadi, Parigi 2024 è in assoluto il nuovo obiettivo a lungo termine, ma nel mezzo deve esserci la necessaria conferma Mondiale per avvalorare il nuovo corso dell’Italbasket. Sì, perché dopo esser volati in Cina per l’edizione del 2019 - a distanza di 13 anni dall’ultima apparizione, neanche a dirlo, in Giappone - tutti si aspettano che gli azzurri siano protagonisti alla competizione iridata del 2023 che si svolgerà ancora in Asia, per la prima edizione da disputarsi in più di un paese, ovvero tra Indonesia, Filippine e, esatto, Giappone. Di nuovo nel paese del Sol Levante. Sarà perché lì è molto apprezzato il ‘made in Italy’, o forse semplicemente chiamatelo destino. Ma sembra proprio che se c’è da giocare nella patria dei ninja l’Italia non vuol mancare. Per nessun motivo al mondo.

La Nazionale azzurra protagonista a Tokyo
IL PUNTO DI PARTENZA. La partecipazione alle Olimpiadi di Tokyo 2020, e prim’ancora l’antipasto del Preolimpico vinto a Belgrado, hanno caratterizzato l’ultima entusiasmante estate azzurra. Un punto di partenza per tutto il movimento cestistico italiano, che ha riassaporato la competizione dei cinque cerchi a distanza di 16 anni - 17 se consideriamo l’esatta data di svolgimento - da quel meraviglioso podio con medaglia d’argento al collo di Atene 2004. Ora bisogna continuare il percorso intrapreso e puntare ad essere presenti anche ai Giochi olimpici di Parigi, che sempre a causa della pandemia per il Covid sono più vicini dei canonici quattro anni d’attesa. Si ha necessità di confermarsi, per dimostrare davvero che la nazionale italiana è ritornata ad essere competitiva ai massimi livelli. Con i risultati e non solo a parole. Ma per gonfiare il petto al momento dell’esecuzione dell’inno di Mameli a Parigi, bisogna innanzitutto ritornare al Mondiale, la manifestazione continentale che garantisce la qualificazione immediata alle prime due europee classificate, senza passare attraverso le forche caudine dei tornei preolimpici. Il lavoro di coach Meo Sacchetti, e in parte l’allargamento delle partecipanti già dall’ultima edizione, ha visto l’Italbasket essere presente in Cina nel 2019. Dopo il bel percorso alle Olimpiadi di Tokyo, dove siamo andati davvero vicini a sognare la semifinale, essere al Mondiale diventa quasi un obbligo.

UN LUNGO PERCORSO. Il Mondiale indo-nippo-filippino si disputerà dal 25 agosto al 10 settembre del 2023. Le sedi di gioco della competizione saranno la capitale indonesiana Giacarta, l’area metropolitana della capitale filippina Manila (dove sarà disputata la fase finale della manifestazione), con campi a Bocaue, Quezon City, Pasay e Pasig, e infine l’isola giapponese di Okinawa. Da evidenziare che mentre Filippine e Giappone sono qualificate di diritto in qualità di paese ospitante, l’Indonesia ha avuto una sorta di wild-card a tempo. Infatti, se la nazionale indonesiana non riuscirà a classificarsi almeno nelle prime otto ai prossimi campionati asiatici non sarà ammessa al Mondiale. Come ormai è abitudine, le qualificazioni alla manifestazione iridata si sviluppano lungo un percorso di due anni, con sei finestre nelle quali disputare i match con le solite defezioni dei giocatori impegnati tra Nba ed Eurolega che rappresentano una variabile di non poco conto.

Maurizio Buscaglia, ct dell'Olanda avversaria dell'Italia
nelle qualificazioni alla World Cup
Il sorteggio dei gironi di qualificazione si è tenuto il 31 agosto a Mies, sede svizzera della Fiba, e dall’urna gli azzurri hanno pescato come avversari nel gruppo H la Russia, l’Olanda e l’Islanda. Secondo il format, le prime tre accedono alla seconda fase dove andranno ad incrociarsi con il gruppo G che comprende Spagna, Ucraina, Georgia e Macedonia del Nord. È lì che il gioco dovrebbe iniziare a farsi più duro, perché nel nuovo raggruppamento solo le prime tre si qualificano al Mondiale. Si parte però dai risultati già acquisiti nel girone precedente, e dunque l’Italia dovrebbe comunque iniziare con i favori del pronostico. Programma alla mano, le qualificazioni iniziano il prossimo novembre, e gli uomini di Sacchetti sfideranno prima il 26 in trasferta la Russia e poi il 29 in casa l’Olanda. Contro entrambe gli azzurri hanno giocato piuttosto recentemente. La nazionale russa è stata battuta in entrambi i match per le qualificazioni all’Europeo 2022 - del quale un girone della prima fase sarà disputato a Milano -, ma pur con assenze importanti derivanti dalle finestre resta sempre una squadra esperta e solida che va affrontata con il massimo impegno. La nazionale orange invece, allenata dall’italiano Maurizio Buscaglia, nelle qualificazioni per Cina 2019 ci ha regalato una grande delusione. Una sconfitta, fortunatamente non decisiva, alla quale lo stesso tecnico Sacchetti aveva velatamente fatto riferimento nel post partita della convincente vittoria di Napoli contro la stessa Russia nel febbraio del 2020. Insomma una lezione da ricordare sempre, in una gara dove esordì diciassettenne Nico Mannion e nella quale la fisicità e la voglia degli olandesi spazzarono via gli azzurri. Il 24 e il 27 febbraio del 2022 l’Italia avrà il doppio confronto con l’Islanda, prima in trasferta e poi in casa. Una nazionale parecchio giovane quella islandese, che dopo la vetrina dell’Europeo 2015 dove è stato giocato l’unico precedente con gli azzurri, ovviamente vittoriosi, si è in qualche modo aperta al mondo. Diversi suoi prospetti hanno attraversato l’Atlantico per provare l’esperienza in Ncaa, come il play in forza alla Fortitudo Bologna Jon Axel Gudmundsson, mentre altri si stanno affermando a buoni livelli nelle principali competizioni continentali. Nonostante ciò dovrebbe comunque essere la squadra cuscinetto del raggruppamento. Nella terza ed ultima finestra della prima fase l’Italia prima ospiterà la Russia, l’1 luglio del 2022, e poi farà visita all’Olanda, il 4 luglio del 2022. Risultati alla mano, gli azzurri conosceranno gli avversari della seconda fase, le cui finestre sono in programma il 22/30 agosto del 2022, il 7/15 novembre del 2022 e il 20/28 febbraio del 2023.

L’ITALIA CHE SARÀ. Ormai siamo abituati alle finestre per le qualificazioni in ambito Fiba, e alle conseguenti defezioni che si hanno a causa dell’impossibilità di convocare giocatori che militano in Nba o in Eurolega. Ciò significa che coach Sacchetti dovrà fare di necessità virtù e ampliare il raggio dei papabili azzurri provando qualche giovane interessante e nuovi sistemi. Vanno dunque depennati i vari Danilo Gallinari, Simone Fontecchio, Achille Polonara, Marco Spissu e i tesserati dell’Olimpia Milano come Nicolò Melli, Giampaolo Ricci e Riccardo Moraschini, tutti protagonisti in quel di Tokyo. Da capire la situazione legata a Gigi Datome, con il capitano bisognerà trovare una soluzione in futuro anche se è evidente l’età che avanza. Magari con un accordo tra gentiluomini il club meneghino potrebbe rendere disponibili Davide Alviti (già nel progetto del ct) e Paul Biligha (molto meno). Dalle due Bologna si possono pescare Alessandro Pajola, Amedeo Tessitori, Gabriele Procida, Leonardo Totè, Tommaso Baldasso, Michele Ruzzier, bisognerà valutare la forma fisica di Nico Mannion per la finestra di novembre, e poi sempre sponda ‘V nere’ ci sarebbero Marco Belinelli e Awudu Abass (infortunio a parte) coi quali bisognerà fare chiarezza. Da Venezia si possono convocare Stefano Tonut e Michele Vitali, e magari anche Andrea De Nicolao vista una certa povertà in cabina di regia e Jeff Brooks. Osservati speciali potrebbero essere Alessandro Gentile, Amedeo Della Valle e Diego Flaccadori nelle loro nuove esperienze rispettivamente a Varese, Brescia e Trento, così come Sacchetti avrà sempre un occhio di riguardo per giocatori come Nicola Akele, Andrea Mezzanotte e Raphael Gaspardo. Poi logicamente riflettori puntati su quei giovani che scalpitano per iniziare a far parte in pianta stabile della nazionale, e che giocando in Italia saranno seguiti in maniera scrupolosa. Parliamo ovviamente dei vari Davide Moretti e Matteo Spagnolo, che hanno la chance di mettersi in luce rispettivamente a Pesaro e a Cremona, così come i reggiani Leonardo Candi e Mouhamet Diouf. Attenzione anche a Guglielmo Caruso a Varese, Giordano Bortolani a Treviso, Andrea Pecchia a Cremona e Alessandro Lever a Trieste. E dovessero sorprendere facendo vedere ulteriori margini di miglioramento, anche Davide Casarin e Riccardo Visconti potrebbero far gola a Sacchetti, che ha dimostrato di non badare tanto all’età anagrafica. E di questa lunga lista potrebbero far parte anche i triestini Fabio Mian e Luca Campogrande ed il pesarese Simone Zanotti. Insomma, soltanto sedendoci a tavolino abbiamo stilato una lista di oltre trenta papabili azzurri. Il lavoro difficile, o bello, dipende certamente dai punti di vista, spetterà all’allenatore. Di una cosa siamo certi, perché già dimostrato in questi anni, Sacchetti saprà garantire spazio a tutti. Bisogna saperselo meritare e soprattutto cogliere l’occasione.



* per la rivista Basket Magazine

venerdì 10 settembre 2021

Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis

 Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis


di Giovanni Bocciero*


Non c’è una squadra in tutto il college basketball affascinante come Memphis. I reclutamenti di Jalen Duren prima e di Emoni Bates qualche settimana dopo hanno riacceso l’attenzione nei confronti dell’università allenata da Penny Hardaway. Ma come si inseriranno nello scacchiere dei Tigers i due nuovi fenomeni sbarcati sulle rive del Mississippi?

Bates, idea point guard

La scelta di Memphis da parte di Bates è stata una decisione quasi rivoluzionaria. Sin da adolescente è un fenomeno generazione per la combinazione di mezzi fisici e capacità tecniche. Essendo capace di crearsi da solo il tiro e potendo sparare da ogni parte del campo sarà senz’altro un’ulteriore bocca da fuoco per Hardaway. Ma il tecnico vuole fare di più.


Sì, Bates ha scelto Memphis perché convinto dal coach a giocare parecchio da point guard. Un ruolo in cui è rimasto il solo Alex Lomax. Ma è un’idea che per la verità stride, e non poco, con le caratteristiche della squadra. I Tigers sono stati insuperabili nella propria metà campo (primi in assoluto nel paese con un Adj Efficiency Defense di 86.4, e da top 5 l'anno precedente con 89.1), ma in quella offensiva hanno dimostrato di non avere un briciolo di gioco ed organizzazione. Un dato? Un Turnover Percentage di 21.7 che l’anno scorso li posizionava al numero 308 nella nazione.

L’esperimento PG sembra inoltre cozzare anche con il modo di giocare del ragazzo. Non è un segreto che Bates sia un accentratore. Al liceo ha sempre tirato qualsiasi cosa gli passasse per le mani, anche per mancanza di compagni all’altezza. Al Nike Peach Jam, in nove partite ha avuto le medie di 20 punti, 5.2 rimbalzi e 1.4 recuperi, tirando con il 37.8% dal campo ed il 30.2% da tre su 53 tentativi. Inoltre ha avuto lo stesso numero di assist e di palle perse: 25. Bene e male allo stesso tempo. Insomma, leggendo queste statistiche, viene normale storcere il naso. Ma c’è un però che conferma la solitudine menzionata poco sopra.


Nella stessa manifestazione ha anche indossato la maglia del Team Final, insieme al neo compagno Duren. Ebbene lo staff tecnico della squadra è rimasto particolarmente colpito dalla sua disponibilità ad ascoltare e di mettersi a disposizione. Aspetti positivi che spetterà ad Hardaway sfruttare al meglio, come le sue qualità di passatore. Perché Bates, pur utilizzando poco questo fondamentale, ha dimostrato di avere un’ottima visione di gioco. E se è vero che in Ncaa genererà tanta attenzione su di sé in attacco, è facile pensare che possa liberare i compagni. Sarà forse questo l’aspetto del gioco sul quale sarà maggiormente valutato.

Duren e Bates compagni con Team Final


Duren, il centro di gravità

Memphis potrà schierare anche il centro Duren, osservato speciale degli scout Nba per la combinazione di stazza fisica, atletismo e dinamicità. Dopotutto stiamo parlando di un 2.10 metri per 104 kg con un wingspan da 228 cm, che può mettere palla a terra e attaccare fronte a canestro. È abituato a dominare i tabelloni, e potrà essere l’àncora della già ben messa difesa Tiger.

Rispetto al compagno Bates, che potrà essere eleggibile al Draft solo dal 2023, Duren è un prospetto da top 10 alla prossima selezione. E se la stagione andrà secondo i piani, punta deciso alla prima scelta assoluta. Per lui parlano soprattutto le statiche. Secondo Cerebro Sports, al Nike Eybl ha viaggiato alle medie di 23.6 punti, 15.1 rimbalzi, 3.3 assist e 4 stoppate col 57.4% di tiro reale sui 40 minuti. Cifre impressionanti.

Intimidatore d’area e grande stoppatore, è veloce nei movimenti e rapido di piedi, ed ha un ottimo controllo del corpo. Per qualche scout è Nba-ready, e il paragone che va per la maggiore è quello con Chris Webber. Ai Tiger andrà a sostituire Moussa Cissé che ha deciso di trasferirsi ad Oklahoma State, ma non sarà affatto un semplice rimpiazzo.


Essendo molto efficace spalle a canestro e in post basso, sarà interessante vederlo giocare in coppia con Deandre Williams, il giocatore più versatile di coach Hardaway. Un’ala tuttofare che potrebbe accendere Duren con delle giocate alto-basso potenzialmente immarcabili per le difese avversarie. Insomma a Memphis la tavola è apparecchiata per una grande stagione. Sta ai protagonisti mantenere le attese.



* per il sito web BasketballNcaa.com

domenica 15 agosto 2021

Emoni Bates ha preferito il college al professionismo

 Emoni Bates ha preferito il college al professionismo


di Giovanni Bocciero *


Emoni Bates non sembrava destinato a calcare i parquet Ncaa, ma qualcosa ha cambiato gli scenari del suo recruiting aprendo a questa possibilità che si è tramutata in realtà con la scelta di Mmephis. Quel “qualcosa” è l’introduzione del NIL (acronimo di name, image, likeness), ovvero lo strumento che permetterà ai giocatori del college di guadagnare attraverso i propri diritti d’immagine.

Un fenomeno sin da adolescente

Bates attira l’attenzione dei media nazionali da quando è un dodicenne. Ad un torneo AAU si rende protagonista con una doppia doppia da 28 punti e 12 rimbalzi. Solo pochi mesi dopo cresce di dieci centimetri, il che lo porta ad un’altezza di 1.95 m, e riceve persino la prima offerta di borsa di studio da DePaul.

Al liceo si iscrive alla Lincoln HS ed esordisce con un’altra doppia doppia da 32 punti e 15 rimbalzi. Per tutta la stagione domina e infine segna il game winner che vale la finale di Stato. L’anno da sophomore è quello della consacrazione, non solo per i 63 punti segnati in una partita. Inizia con Sports Illustrated che gli concede la copertina, cosa che non accadeva per un liceale dai tempi di LeBron James. Finisce vincendo il Gatorade National Player of the Year diventando il primo sophomore della storia ad aggiudicarselo.

Emoni Bates, un fenomeno mediatico

L’estate scorsa è stata molto movimentata per il giovane Emoni. Mentre il papà, l’ex cestista Elgin Bates, ha fondato la Ypsi Prep Academy per prepararlo al meglio in vista della carriera da professionista, il ragazzo ha scioccato tutti annunciando il suo impegno con Michigan State (ironia della sorte, è nato all’ospedale di Ann Arbor nel campus dei rivali di Michigan). Con due anni di anticipo, questa decisione ha sollevato non poche maldicenze. La principale è stata quella che ipotizzava il suo impegno con gli Spartans come l’inizio di una sorta di collaborazione non ufficiale tra l’università di coach Tom Izzo e l’accademia di papà Bates.

Il talento di una nuova era

Nonostante la scelta dell’università, le possibilità di vedere Bates giocare con gli Spartans sono state da sempre basse. Questo perché il ragazzo sarebbe potuto essere il primo liceale dal 2006 a rendersi eleggibile per il draft Nba. Se infatti la lega avesse eliminato, come preannunciato, la regola degli ‘one and done’, il ragazzo avrebbe saltato il college e aperto la nuova era dei ‘prep to pro’, come Kobe Bryant o Kevin Garnett. Ed è per questo che i principali atenei come Duke o Kentucky non si sono prodigate più di tanto nel suo reclutamento.

La questione ‘one and done’ è invece attualmente in stallo tra tutte le parti coinvolte, e forse non se ne riparlerà prima della ridiscussione del contratto collettivo nel 2025. Scartata dunque l’ipotesi del salto immediato in Nba, il ragazzo non si è comunque arreso alla possibilità di monetizzare da subito. Dopotutto in molti lo considerano un talento generazionale, paragonato per stile, capacità e versatilità a Kevin Durant (2.06 m d’altezza con un wingspan da 208 cm e un range di tiro infinito) e con la stessa fama di uno Zion Williamson di alcuni anni fa.

All'inizio di agosto è anche arrivata la notizia del suo riclassificamento. Questo vuol dire che si diplomerà con un anno d’anticipo rispetto ai canonici quattro anni di liceo dell’istruzione americana. Ciononostante, compiendo 19 anni solo a gennaio 2023 non potrà rendersi eleggibile per il draft 2022. Questo significa che dovrà disputare due anni di college, o optare l'estate prossima per una esperienza già professionistica come quella della G League.

Il NIL per un cambio di rotta

Come prevedibile, lo scorso aprile ha strappato la lettera d’impegno con Michigan State ed ha aperto alla possibilità di firmare un contratto da professionista. Sul tavolo l’offerta della G League, che oltre a voler diventare un serbatoio diretto della Nba ha anche alzato di gran lunga i compensi minimi ai giocatori. Insomma, era quasi una certezza che Bates saltasse l’università. Ma la recente approvazione del NIL, però, ha cambiato i programmi del ragazzo. Infatti, con l’opportunità di guadagnare giocando al college ha di fatto preferito provare l'avventura in Ncaa invece di snobbarla del tutto.

Pensate solo che tra le sue opzioni vi era anche il campionato australiano, l’Nbl, quello che è stato il palcoscenico di LaMelo Ball due anni fa. Un campionato che offre gli stessi standard, per impianti, stipendi e competitività, oltre alla lingua, degli Stati Uniti, e per questo meta di diversi prospetti americani. Ma la sua scelta di giocare al college, a maggior ragione adesso che lo potrebbe vedere giocare due stagioni dopo il riclassificamento, può essere in qualche modo rivoluzionaria. Metterà l’anima in pace a coloro che vogliono vedere ‘fallire’ il sistema Ncaa?

Emoni Bates ha scelto Memphis come sua destinazione collegiale

Bates con questa clamorosamente decisione di accettare la borsa di studio di Memphis potrebbe dar vita ad un netto cambio di rotta. Nella sua margherita di scelte vi era anche il ritorno di fiamma di Michigan State che ci ha sperato sul serio. Ma l'offerta dei Tigers di coach Penny Hardaway, che solo qualche settimana prima hanno reclutato anche il roccioso centro Jalen Duren, si presentava troppo allettante per farsela sfuggire. Queste due aggiunte rendono Memphis, vincitrice del NIT nella passata stagione, tra le pretendenti al titolo quest'anno. Mentre la decisione di Bates, condizionata di sicuro dall'introduzione del NIL, ha fatto riacquistare grande interesse alla Ncaa agli occhi dei migliori prospetti liceali.


* per il sito web BasketballNcaa.com

sabato 31 luglio 2021

Michigan, tra la cultura di Howard e il top recruiting

Michigan, tra la cultura di Howard e il top recruiting


di Giovanni Bocciero*


Quando nel 2019 coach John Beilein aveva lasciato Michigan dopo dodici anni e due finali Ncaa (2013 e 2018), rilanciando un programma che aveva forse toccato il fondo, i tifosi erano caduti quasi in depressione. La scelta del nuovo allenatore era ricaduta su Juwan Howard, un esordiente che però conosce molto bene l’ambiente essendo stato protagonista degli iconici Fab Five che, con la doppia finale del 1992 e 1993, avevano rappresentato l’apice della storia dell’università di Ann Arbor.


La cultura del lavoro

Le incognite riguardanti questo matrimonio erano davvero tante. Due anni dopo, quella scelta si è rivelata più che azzeccata. Con il suo lavoro certosino, il coach è stato capace non solo di mantenere la squadra sugli stessi livelli, ma addirittura di alzare l’asticella. E lo ha fatto portando la sua cultura del lavoro.

Quella cultura forse appresa da assistente ai Miami Heat e della quale ha parlato anche il commentatore Bill Raftery. Lavoro, impegno, sacrificio, gruppo: sono queste le parole chiave che contraddistinguono il percorso di Howard in panchina, allenatore capace di motivare come pochi i propri ragazzi. Ancor di più se si tratta del suo miglior giocatore, che sta disputando una brutta partita, come accaduto ad Isaiah Livers contro Oakland.


La cosa incredibile è che sia riuscito a trasferire il suo modus operandi in questi due anni particolarmente complicati a causa del Covid. Con meno occasioni di allenamento, e spesso sedute individuali, è riuscito a creare un gruppo coeso ed affiatato. Questo suo repentino successo è in parte dovuto anche alla felice scelta di farsi affiancare da un tecnico esperto come Phil Martelli. Questa decisione, forse, fa percepire ancor di più l’intelligenza di Howard, che ha guidato i Wolverines ad un meritato seed no. 1 all’ultimo Torneo Ncaa, primo in assoluto ad affrontare un Torneo Ncaa da testa di serie prima da giocatore e poi da allenatore.




Il miglior reclutamento del paese

Il salto di qualità con Howard si è visto sin da subito nel recruiting. La grande abilità di Beilein era quella di scovare i giovani talenti e farli sviluppare. Il miglior esempio è forse Trey Burke. Considerato no. 84 della classe 2011 di Espn, nel 2013 ha trascinato i Wolverines alla finale Ncaa e ricevuto il premio di AP Player of the Year. Al successivo draft è stato chiamato con la scelta no. 9.

Howard invece, anche grazie alla sua carriera da atleta in Nba, ha attirato sin da subito l’attenzione dei migliori talenti liceali. Lo scorso anno ha reclutato Hunter Dickinson (no. 41) e soprattutto Isaiah Todd (no. 15). Quest’ultimo ha però preferito andare a giocare nell’Ignite Team della G League, per altro dimostrando di essere ancora un talento molto acerbo. Quest’anno il coach si è superato, portando i Wolverines in cima alla classifica del reclutamento grazie agli arrivi di Caleb Houstan (no. 6), Moussa Diabaté (no. 11), Frankie Collins (no. 36) e Kobe Bufkin (no. 38). Tra l’altro stabilendo un altro record.

Tre delle migliori 4 reclute di questa classe dei Wolverines
sono state selezionate per il McDonald’s All American

Ma Howard non è il tipo di allenatore pronto a costruire una squadra di giovani fenomeni, alla Kentucky o come nelle ultime versioni di Duke. Lui ha appreso da assistente in Nba quanto sia necessario avere l’esperienza dalla propria parte, e dunque quanto siano importanti per i successi di un gruppo gli atleti veterani. È per questo che non tralascia il transfer portal, dal quale sia l’anno scorso - con Mike Smith e Chaundee Brown - che quest’anno ha pescato i giocatori adatti e necessari per completare il roster.

La Michigan che verrà

L’ultimo transfer per i Wolverines è DeVante’ Jones, play della Louisiana proveniente da Coastal Carolina dove ha vinto il premio di POY della Sun Belt. Ragazzo dall’indubbio talento che ha partecipato al camp della G League e che solo poche settimana fa ha deciso di non dichiararsi più per il draft. Sarà di certo un perno della squadra del prossimo anno, e gli sarà chiesto un contributo a tutto tondo.


Al fianco di Jones, nel backcourt ci sarà il veterano Eli Brooks, il quale disputerà il suo quinto ed ultimo anno al college, mentre in area ritornerà il prospetto Dickinson. Anche il centro nominato freshman dell’anno della Big Ten ha infatti deciso di non rendersi eleggibile per il draft, ma di ritornare ad Ann Arbor e continuare a lavorare con l’aspirazione di essere selezionato in lottery l’anno prossimo.

Non solo ritorni ma anche e soprattutto addii per i Wolverines, ovvero quelli di Livers, Smith, Brown e Franz Wagner in odore di lottery (scelto da Orlando con la pick 8). Si tratta di tre quinti dello starting five e del sesto uomo, ma questo non vuol dire che Michigan non sia attrezzata. C’è grande attesa intorno a Houstan, considerato uno dei migliori attaccanti e tiratori del liceo, nonché trascinatore del Canada ai Mondiali Under 19, così come per il francese Diabaté, lungo atletico e dinamico.


Infine si spera nell’esplosione di Zeb Jackson, combo guard sophomore, che ha avuto un basso minutaggio lo scorso anno ma che sta lavorando tanto in questa offseason per guadagnare stima agli occhi del coach, seguendo i consigli di un ex beniamino dei tifosi come Zavier Simpson.

Nei primi due anni la squadra di Howard, senza troppi estimatori, ha finito per stupire tutti. Stiamo a vedere se davvero non c’è due senza tre.


* per il sito web BasketballNcaa.com

Transfer Portal, cos’è e come cambia la Ncaa

Transfer Portal, cos’è e come cambia la Ncaa


di Giovanni Bocciero*


Il transfer portal sta rivoluzionando il mondo della Ncaa come lo conosciamo. Quando un giocatore decide di voler cambiare università, non deve fare altro che inserire il proprio nome in questo elenco ed aspettare l’offerta che ritiene più giusta. In pratica, come fosse un nuovo reclutamento.

Già l’anno scorso era stato introdotto un anno extra (rispetto ai canonici quattro) a causa del Covid per chi aveva giocato nel 2020. Una ottima opportunità per provare a mettersi in mostra altrove. Un’ulteriore accelerata all’aumento degli iscritti al portal è stata data dalla decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione derivante dal trasferimento. Insomma, se oggi un giocatore decide di cambiare squadra, non deve più osservare uno anno di stop forzato ma è da subito arruolabile.

Sia chiaro, ciò avviene solo al primo trasferimento. Ma diamo due numeri per capire l’entità di questa decisione ormai nell’aria da tempo. Il transfer portal è stato introdotto nel 2018, e all’inizio ha contato circa 700 atleti iscritti a questo database. Quest’anno sono invece oltre 1400 gli iscritti, e non è sbagliato pensare che possano soltanto aumentare.

Quentin Grimes, leader dei Houston Cougars

Ma perché un giocatore dovrebbe scegliere di trasferirsi? Le motivazioni possono essere tante e diverse. Prendiamo gli esempi di Quentin Grimes che a Kansas non ha vissuto l’esperienza che si aspettava, o di MaCio Teague che ha scelto Baylor perché voleva qualcosa di più. Spesso invece un giocatore segue semplicemente il coach con il quale si è trovato bene, proprio come accaduto a Keve Aluma.

Questo portale, secondo la Ncaa, ha l’obiettivo di rendere trasparente ciò che accade durante la offseason con i trasferimenti. Un coach può infatti contattare un giocatore solo quando è iscritto all’elenco, e mai prima. Inoltre, grazie ad aggiornamenti in tempo reale, gli atleti e gli allenatori possono seguire passo passo il reclutamento. E se un ragazzo non è contento dell’interesse nei propri confronti, può decidere di togliere il proprio nome dal portal e rimanere lì dov’è. Come ha appena fatto Mac McClung che resterà a Texas Tech.

Offseason in stile Nba con tante incertezze

Con la decisione della Ncaa di abolire l’anno di sospensione per il primo trasferimento, non sono mancate le critiche. Per gli addetti ai lavori si assisterà ad una vera e propria offseason in stile Nba.

Per il telecronista Dick Vitale l’anno di stop dovrebbe essere abolito solo nei casi di atleti che cambiano squadra per via dell’esonero del coach. Ovvero, il trasferimento in questo caso sarebbe giustificato. Matt Painter, tecnico di Purdue e membro del Comitato allenatori, ha addirittura scritto una lettera alla Ncaa spiegando che tale decisione rappresenterà un problema non da poco: “Il turnover annuale del roster avrà meno certezze per gli atleti stessi. E come allenatore, sarà più difficile guidare un programma in modo efficace”.

Altra argomentazione critica è quella riguardante il futuro degli stessi giocatori. Siamo certi che un ragazzo che lascia la squadra ‘x’ troverà un migliore ambiente nella squadra ‘y’? Ma soprattutto, si è certi che un giocatore non di primo livello riesca comunque a trovare un’altra borsa di studio? Questi sono gli interrogativi che alcuni addetti ai lavori si pongono. E non hanno neppure tutti i torti.

I giocatori acquistano più potere

Questo strumento rappresenta però anche un’opportunità: è innegabile infatti che gli atleti ora abbiano maggior potere. Infatti, prima del 2018 ci si poteva comunque trasferire ma la prassi era molto più complessa. Un giocatore doveva chiedere l’autorizzazione al coach per parlare con altre squadre. Se l’allenatore non acconsentiva poteva rivolgersi al direttore atletico, e come ultima spiaggia ad un comitato d’ateneo. Con il transfer portal un atleta non è costretto a ricevere nessuna autorizzazione, ma può recarsi direttamente in segreteria e richiedere d’inserire il proprio nome nel portale.

Dal punto di vista dei direttori atletici, ma anche dei coach, si va molto a semplificare il lavoro di reclutamento. Attraverso il transfer portal, gli allenatori possono reclutare giocatori per il proprio programma semplicemente consultando questo enorme database. Un’occasione in più per avvicinare anche qualche atleta di livello, scontento dell’esperienza collegiale sin lì vissuta, ma allo stesso tempo voglioso di dimostrare il proprio potenziale in un ambiente più piccolo e con meno riflettori addosso.

L’alba di un “nuovo” reclutamento

A cascata, come una logica conseguenza, cambierà il modo di reclutare dalle high schools. Esclusi i liceali 5-stelle, che faranno sempre e comunque gola, cosa succederà per tutti gli altri? Adam Berkowitz che gestisce un’organizzazione di New York che mette in contatto le università con i liceali all’ultimo anno, ha detto che tante scuole gli hanno riferito che preferiranno completare le squadre tramite il portale piuttosto che reclutare freshmen.

Insomma questo transfer portal è destinato a cambiare - o forse già lo ha fatto - lo sport universitario. Come? Forse ancora non è chiaro, e a tante domande ancora non vi sono risposte.


* per il sito web BasketballNcaa.com

sabato 24 luglio 2021

Basket. Olimpiade Tokyo 2020. Analisi delle avversarie dell'Italia

 Girone difficile ma non impossibile, l'appuntamento è all'alba del 25 luglio per la prima palla a due

Esordio con la Germania

L'osso duro è l'Australia

Tedeschi già affrontati un mese fa, ma senza Gallinari, Mannion e Tonut. Wagner e Voigtmann gli elementi più pericolosi in una partita subito decisiva. Mills, Dellavedova e Ingles danno qualità alla squadra oceanica. La Nigeria con tanti Nba a roster è dotata di grande agonismo e atleticità


di Giovanni Bocciero*



L’IMPRESA DI BELGRADO resterà negli annali. Dopo 17 lunghissimi anni la Nazionale italiana di pallacanestro è ritornata alle Olimpiadi, ma c’è poco tempo per festeggiare. Tokyo è già dietro l’angolo, e il Ct Meo Sacchetti con il suo staff deve già studiare le avversarie che li attendono in Giappone. Precisiamo che il sorteggio dei tre raggruppamenti è avvenuto lo scorso 2 febbraio, e dunque con la vittoria del torneo Preolimpico gli azzurri sono stati inseriti automaticamente nel girone B con Australia, Nigeria e Germania.

L’esordio dell’Italia è fissato per la mattina del 25 luglio, alle ore 6:40 (13:40 a Tokyo, 7 ore di fuso orario) contro i tedeschi, anch’essi passati per le forche caudine del Preolimpico. In quel di Spalato la nazionale teutonica ha superato in semifinale i padroni di casa della Croazia e poi il Brasile in finale. Durante la preparazione le due squadre, con diverse assenze, già si sono affrontate nel torneo di Amburgo. A spuntarla in quell’occasione è stata la Germania con il punteggio di 91-79, a causa di un terzo quarto tremendo degli azzurri. Sarà di sicuro un’altra storia in Giappone, perché sarà un’Italia decisamente diversa. Innanzitutto con un Danilo Gallinari in più, ultimo innesto azzurro dopo la lunga cavalcata playoff con Atlanta, e soprattutto con Nico Mannion e Stefano Tonut che in quella partita sono rimasti fuori per scelta tecnica. Chissà che Sacchetti non ci abbia visto lungo provando a non scoprire troppo le carte contro quelli che potevano, allora, e che sono, adesso, avversari diretti alle Olimpiadi. La Germania invece è quasi identica a quella sfida. Squadra solida, che alterna il gioco dentro e fuori grazie ai buoni tiratori e ai lunghi di sostanza. Moritz Wagner, ala degli Orlando Magic, è stato il grande protagonista della vittoria contro il Brasile colpendo sia dall’arco che con le incursioni al ferro. Il quintetto collaudato prevede da play Maodo Lo, fresco campione di Germania con l’Alba Berlino insieme a Simone Fontecchio, con al fianco Andreas Obst e da ala piccola Niels Giffey dello Zalgiris. I due lunghi invece sono Johannes Thiemann, altro vincitore con l’Alba, e Johannes Voigtmann del Cska Mosca. Le migliori soluzioni dalla panchina, oltre al già citato Wagner, sono il play dei Washington Wizards di oltre 2 metri Isaac Bonga, con il quale potrebbero nascere dei mismatch complicati. Il pacchetto lunghi annovera l’ostico Danilo Barthel e Robin Benzing, che oltre ad essere 2.10 è pericoloso da 3 punti. Bisogna state attenti anche a Joshiko Saibou che se prende confidenza col canestro può diventare un indemoniato. Mentre scriviamo c’è l’incognita di Dennis Schroder (alla fine non convocato, ndr), con il quale la federazione tedesca deve trovare un accordo per l’assicurazione sugli infortuni. Indubbiamente una sua convocazione in extremis cambierebbe volto alla Germania, con il Ct Henrik Rodl che potrebbe sacrificare uno tra le ali Jan Niklas Wimberg e Lukas Wank per completare il roster a sua disposizione.


Australia quattro volte ai piedi del podio alle Olimpiadi
Il secondo match del raggruppamento si disputerà il 28 luglio con palla a due alle ore 10:20 contro l’Australia. La nazionale aborigena sarà il solito osso duro da affrontare. Il nucleo è quello che è riuscito a classificarsi quarto ai Mondiali del 2019 in Cina. Per questo tosto nonostante l’assenza della stella Ben Simmons, che ora come ora ha il morale piuttosto basso per le sue vicissitudini a Philadelphia. Ma può come sempre contare sull’esperienza maturata in tanti anni di Nba da diversi suoi rappresentanti. La cabina di regia è un affare dei veterani Patty Mills e Matt Dellavedova, entrambi vincitori di un anello. Sugli esterni agiranno Dante Exum, che è in cerca del palcoscenico che lo rivitalizzi dopo tanta panchina - causa anche infortuni - negli States, e Joe Ingles, che con i Jazz si sta affermando anno dopo anno come un giocatore completo e sempre utile. Occhi puntati anche su Josh Green, guardia tiratrice che ha giocato con Nico Mannion all’università di Arizona e che al suo primo anno tra i ‘pro’ in quel di Dallas ha condiviso lo spogliatoio per metà stagione con Nicolò Melli. A completare il pacchetto esterni Matisse Thybulle, compagno di squadra di Simmons a Philadelphia ed interessante 3&D, e quel Chris Goulding unico degli australiani con una esperienza italiana. Visto a Torino nel 2016, non ha lasciato un grandissimo ricordo nella sua breve parentesi fatta di 10 partite per 42 punti totali. Per quanto riguarda la frontline, l’Australia può contare su ben tre lunghi da 2.10 metri. Aron Baynes e Jock Landale sono quelli più rocciosi, con una dimensione interna di spicco, mentre Doup Reath, di origini sudsudanesi ed in forza alla Stella Rossa di Belgrado, è leggermente più mobile ed atletico rispetto ai compagni di reparto. Contro gli australiani sarà importante costringere i lunghi ad uscire dall’area, non solo per poterli attaccare in palleggio ma anche e soprattutto per negargli i tanti centimetri a rimbalzo dato che non è escluso che possano giocare con due dei tre citati contemporaneamente in campo. Completano il roster dei Boomers ufficializzato dal Ct Brian Goorjian, la guardia Nathan Sobey e l’ala Nickolas Kay.

Nigeria terza volta ai Giochi, mai oltre il decimo posto
L’ultima partita del girone vedrà l’Italia affrontare la Nigeria il 31 luglio alle ore 6:40. Alla terza partecipazione consecutiva ai Giochi, la nazionale africana dallo scorso anno ha affidato la guida tecnica a coach Mike Brown, l’ex capo allenatore di Cleveland e oggi vice ai Warriors, che si è cimentato con grande voglia in questa nuova avventura. Per il camp di preparazione che ha avuto luogo in California è stata diramata una lista di ben 49 atleti, tanti dei quali impegnati in Nba o con esperienza nel campionato americano. Nel complesso la Nigeria farà sicuramente molto affidamento sull’aspetto agonistico. Atletismo ed aggressività saranno i punti chiave della squadra che aspira, nelle parole del suo Ct, ad andare oltre le più rosee aspettative riscrivendo, perché no, la storia della pallacanestro africana alle Olimpiadi. Contro di loro sarà magari importante controllare il ritmo della gara, mantenendolo quanto più basso possibile. Mentre scriviamo, Brown ha ristretto a quindici il numero dei giocatori ancora impegnati per il training camp e dunque in lizza per una maglia. Tra questi ci sono il trio dei Miami Heat Precious Achiuwa, Gabe Vincent e KZ Okpala, i veterani della nazionale Ekpe Udoh, dominante in Eurolega ai tempi del Fenerbahce (adesso ingaggiato dalla Virtus Bologna, ndr), Obi Emegano, Caleb Agada, Stanley Okoye, visto per quattro anni in Italia, e Michael Gbinije. Poi c’è Jahlil Okafor che ha deciso di giocare per la Nigeria dopo essere uscito dai radar degli Stati Uniti, gli altri giocatori che militano in Nba come Josh Okogie, Chimezie Metu e Jordan Nwora che hanno fatto molto bene ai Mondiali cinesi di due anni fa, seppur l’ultimo atleta è impegnato con Milwaukee alle Finals. Completano la lista Miye Oni, Chima Moneke e Ike Iroegbu. Ha fatto molto scalpore in patria l’esclusione del 37enne veterano Ike Diogu, al quale sono legati gli ultimi grandi successi dei D’Tigers. Ma come si dice, gli anni passano per tutti.

La formula dei Giochi è decisamente cambiata rispetto all’ultima partecipazione della nazionale azzurra. Con tre gruppi da quattro squadre, per accedere ai quarti di finale bisogna classificarsi nelle prime due posizioni del proprio raggruppamento oppure essere ripescati come una delle due migliori terze. Per comporre il tabellone dei quarti si procederà ad un sorteggio e da lì in poi le gare saranno ad eliminazione diretta, con la finalissima in programma alla Saitama Super Arena sabato 7 agosto.


* per la rivista Basket Magazine, chiusa il 9 luglio 2021