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«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi scrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere, è scrivere. Non è pensare» (cit. Scoprendo Forrester)
venerdì 20 maggio 2022
Serie A2. Giuri, bilancio di una vita da giocatore tranquillo
Affari di famiglia. Da Vincenzo ad Emiliano, Busca vuol dire basket
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| La famiglia Busca. In alto da destra, nonno Vincenzo, il figlio Emiliano, il nipote Sean e l'altro figlio Alessandro. In basso da destra i nipoti Nicole, Leonardo e Christopher |
giovedì 28 aprile 2022
Il talento Wheatle, londinese che a Pistoia continua a splendere
L'ala inglese di 24 anni, da otto stagioni in Italia, si sente pronto per la serie A
Il talento Wheatle, londinese che a Pistoia continua a splendere
«Da piccolo pensavo solo al calcio come tutti i ragazzi inglesi, poi mi ha rapito il basket»
di Giovanni Bocciero*
Talento,
capacità, prospettiva ed età, è questa la combinazione giusta per essere
considerato un degno rappresentante della ‘generazione z’ nell’odierna
pallacanestro. Fa quasi specie che a far parte di questo gruppetto vi sia anche
Carl Wheatle. Ormai in Italia da quasi dieci anni, il suo stesso coach
Nicola Brienza, all’inizio di questa stagione a Pistoia si è meravigliato che
il britannico avesse solo 24 anni. Conosciuto agli amanti della palla a spicchi
ormai da tempo, il classe ‘98 che ha compiuto gli anni lo scorso 24 marzo sta
disputando una stagione sopra le righe in A2, viaggiando alle medie di 13.2
punti, 8.1 rimbalzi, 3.4 assist e 1.4 recuperi.
Wheatle
è un osservato speciale, per la verità non nuovo ad attenzioni visto che sin da
giovanissimo ha attratto scout e dirigenti. Nonostante «prima dei 14 anni
giocavo solo a calcio - ha esordito Carl - come fanno tutti i ragazzi
inglesi. Mi sono avvicinato al basket in maniera quasi improvvisa, a scuola,
perché frequentavo un istituto che ci permetteva di partecipare a tornei di
diversi sport. Sin da piccolo mi piaceva stare in movimento e ne ho provati
quanti più ne potessi, come rugby e cricket. Ma in quel momento della mia vita
pensavo solo al calcio. Attraverso la squadra scolastica però, mi ha visto un
allenatore che mi ha chiesto se volessi fare basket in maniera seria. Ho deciso
di provarci anche perché da piccolo lo avevo già giocato nei fine settimana,
quando per non restare da solo in casa i miei genitori mi portavano a giocare
alla squadra più vicina. Non lo avevo mai preso seriamente però. Da lì la cosa
è stata velocissima perché già dopo un anno e mezzo andavo in giro con le nazionali
giovanili, e dopo due anni mi sono trasferito in Italia».
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| Carl Wheatle in azione, foto Giorgio Tesi Group Pistoia |
A
notarlo mentre era impegnato con la nazionale britannica dell’under 16 è stato
Federico Danna, che non se l’è voluto far scappare. «Mi ha espresso il suo interesse,
ha parlato con il mio allenatore in Inghilterra e così nel 2013 mi sono trasferito
a Biella». Un cambio di vita per nulla semplice per un adolescente. «All’inizio
è stato molto difficile. Avevo 15 anni e il trasferimento da Londra a Biella è
stato complicato per il cambio di stile di vita. Non parlavo italiano e avevo
una vita sociale molto limitata. Facevo fatica ad uscire o solo a comunicare
con i compagni di squadra. Poi ci sono stati dei problemi con i documenti per
il tesseramento e per i primi mesi mi potevo solo allenare e non giocare.
Faticavo a stare nel gruppo - ha ricordato Wheatle -. Ci sono stati
momenti nei quali non volevo più rimanere, ma la famiglia mi ha spinto ad
andare avanti. Era difficile stare lontano da casa, dagli amici, e mi sentivo
davvero isolato da tutto. Pian piano le cose sono migliorate, ho iniziato a
capire l’italiano, e dal secondo anno in poi non ho fatto più fatica perché ho
iniziato a giocare con la prima squadra nella quale si parlava inglese, e
inoltre ho avuto come compagno il georgiano Sandro Mamukelashvili che parlava
la mia lingua. Tutto questo mi ha aiutato un sacco e le cose sono andate sempre
meglio».
A
Biella arriva con la fama del grande attaccante. Ma giorno dopo giorno cresce
cestisticamente, impara l’essenza del gioco e soprattutto trova in coach
Michele Carrea una guida da seguire. «Quando sono arrivato a Biella avevo
ancora tanto da lavorare. A livello giovanile potevo dominare di più col fisico,
ma credo di essere sempre stato un giocatore versatile, capacità che credo sia
il mio punto di forza. Anche nelle giovanili mi è sempre piaciuto portare
palla, difendere, essere partecipe nel gioco in qualsiasi maniera. Il mio
rapporto con Carrea è speciale - ha continuato il ragazzo -. È stato il
primo a darmi la possibilità di giocare da professionista, mi ha sempre spinto
e motivato a fare di più, e il fatto che mi abbia voluto con lui a Pistoia mi
ha dimostrato ancor di più quanto ci tiene affinché abbia un buon futuro da
giocatore. Mi ha dato fiducia, e imparando molto da lui sono diventato l’atleta
che sono oggi».
L’evoluzione
del suo gioco lo porta a trasformarsi in un’ala completa, che gli americani
definiscono tweener. Ma ti senti più un esterno o un interno? «Per
come è il basket moderno credo che la definizione di tweener mi calzi proprio a
pennello. Non mi definisco proprio un interno perché non gioco spalle a
canestro, o faccio a sportellate sotto canestro. Per come gioca la nostra
squadra, ovvero un quattro fuori e uno dentro, io occupo il ruolo di ‘4’ in
attacco ma difendo su tutte le posizioni. Non mi sento né un esterno né un
interno in maniera marcata, ma preferisco adeguarmi all’andamento della partita
o addirittura al singolo possesso cercando di mettere in pratica quello che so
fare».
Ed
è indubbio che le sue capacità sono un fattore imprescindibile per Pistoia, in
piena lotta per la promozione nonostante due corazzate come Udine e Cantù nel
girone Verde di A2. «Coach Brienza mi ha subito spiegato il ruolo che avrei
avuto in squadra. Anche lui mi dà tanta fiducia e tanti consigli. Ma apprezzo
soprattutto il fatto che in campo mi dà tante responsabilità. Mi piace essere
un leader della squadra, e mi sto trovando molto bene. I risultati che stiamo
ottenendo quest’anno sono buoni, ma possiamo fare ancora di più. Sappiamo che
siamo ancora un passo indietro a Udine e Cantù visto che contro di loro abbiamo
perso tutti e quattro i match. Il nostro obiettivo - ha dichiarato Carl -,
in questo momento, è usare le ultime gare della regular season e quelle della
fase ad orologio per prepararci al meglio per i playoff. Possiamo fare bene ma
siamo consapevoli che non sarà per nulla facile arrivare alla promozione».
Wheatle
dopo essere cresciuto a Biella sta ora mettendo radici in Toscana, dove è al
suo terzo campionato consecutivo seppur tra mille ostacoli. Questo però denota
come sia un tipo che si affeziona. «Gli anni che ho trascorso qui a Pistoia
non sono stati i più semplici. Diciamo molto strani tra pandemia,
autoretrocessione e partite giocate in palazzetti chiusi. Di sicuro, però, i
rapporti con le persone valgono tanto per me. Gli anni a Biella sono tutt’oggi
speciali perché lì sono arrivato che ero adolescente e sono cresciuto come
uomo. Sono arrivato anche ad essere capitano della squadra maturando ogni anno.
Qui a Pistoia invece, da quando sono arrivato purtroppo le stagioni sono state
complicate. Ma mi ero ripromesso di voler fare un anno normale con il pubblico,
con i tifosi. Poi sin dall’inizio mi sono trovato bene con la società, la
città, e credo che ogni giocatore sia sempre alla ricerca di una situazione
comoda. Quando ti trovi bene in una piazza in cui la squadra è buona, la
società ti tratta bene e i tifosi sono super, a meno che non ricevi offerte incredibili
da club importanti - ha confessato il britannico - è difficile pensare
di cambiare. Ho avuto la fortuna di giocare per due club come Biella e Pistoia
che sono davvero il top».
Da
rappresentante della ‘generazione z’, Wheatle è anche ambizioso. E come tale, «credo
che la serie A sia nel mio futuro. Gioco con l’obiettivo di arrivarci ogni
anno, e per questa stagione cercherò di raggiungerla con Pistoia. Voglio
dimostrare di essere un giocatore importante anche in quella categoria». In
campo l’atleta britannico è un giocatore semplice, infatti «mi piacciono le
piccole cose, quelle che ti fanno stare dentro il gruppo. Dare un cinque al
compagno dopo un canestro segnato, una buona difesa, quando si gioca in casa
con il pubblico che ti spinge ed esplode dopo una stoppata o un tiro da tre
punti. Sono cose che rendono lo sport davvero bello e che mi gasano. Cose che
non riesco a sopportare, invece, non ce ne sono. Fa tutto parte del gioco, come
una decisione dell’arbitro che non condividi, ma nessuno è perfetto e come
sbagliamo noi giocatori possono sbagliare anche gli arbitri. In trasferta i
tifosi avversari ti possono fischiare, ma è giusto perché vogliono che vinca la
propria squadra. Durante una partita ci possono essere degli alti e dei bassi,
ma è tutto normale».
Fuori
dal campo invece, il giovane Carl apprezza la cucina, ascolta la musica e tifa
per il Manchester United. Quest’ultima cosa stona, e di molto, per un londinese
di nascita. «Non c’è una persona che non mi dica questa cosa. Può sembrare
strano, ma sin da giovane mio padre ha tifato per lo United, e io da quando son
nato ho sempre tifato per loro. Quindi magari la domanda va fatta al mio papà.
Oltre al calcio mi piace ascoltare la musica perché mi rende felice. E poi la
cucina, mi piace di più mangiare che cucinare perché sono un po’ pigro. Ma
queste sono le mie passioni oltre al basket».
Ma
in futuro, dopo la pallacanestro, cosa vorrai fare? «Spero
di avere ancora tanti anni di carriera davanti a me. Ma per il dopo voglio
restare nel mondo dello sport. Non so se come allenatore, o come dirigente, ma
mi piacerebbe restare in questo ambiente. Ho sempre amato fare sport, e non
voglio limitarmi solo alla pallacanestro - ha dichiarato il ragazzo - ma
anche al calcio o al tennis, discipline che ho sempre giocato durante l’estate.
Cosa farò di preciso non lo so ancora, e un’alternativa adesso non ce l’ho, ma
magari la scoprirò andando avanti per la mia strada». Grande attenzione in
questi anni è anche data alla dual career, che per un atleta
professionista vuol dire preparare il terreno per quando smetterà di indossare
la canotta. «Al momento non studio ma ho intenzione di riprendere. Sto considerando
soprattutto qualche facoltà di lingua. Mi piacerebbe imparare lo spagnolo, e mi
sto guardano intorno per capire come fare. Ma dall’anno prossimo - ha
concluso Carl Wheatle - vorrei iniziare a fare una vita piena da
studente-atleta».
* per la rivista Basket Magazine
lunedì 21 marzo 2022
World Cup. Italbasket, quanta fatica
Italbasket, quanta fatica
La qualificazione alla World Cup è ancora a rischio: per la sicurezza dovrà battere a luglio l'Olanda
di Giovanni Bocciero*
La Nazionale italiana del ct Meo Sacchetti ha chiuso la seconda finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup 2023 con una vittoria ed una sconfitta, che sommate allo stesso record della prima fanno due vittorie e altrettante sconfitte. Un percorso che allo stato attuale non soddisfa il tecnico, che è stato chiaro nel dire che ci manca un successo. Se in trasferta contro la Russia era preventivabile ritornare con zero punti, la stessa cosa non doveva succedere nella partita disputata in Islanda. E invece purtroppo la “brutta figura”, così come è stata etichettata un po’ da tutti, dall’allenatore al presidente federale Gianni Petrucci, è avvenuta. Per fortuna non c’è stato alcun contraccolpo, visto che la contesa del PalaDozza ha visto gli azzurri rimettere quanto meno la situazione in pari.
QUESTIONE
DI ATTEGGIAMENTO. Nessun alibi dopo la debacle islandese,
ma il presidente Fip alla vigilia delle due importanti partite era ritornato su
uno degli argomenti più scottanti quando si tratta delle finestre Fiba. Ovvero,
la mancanza dei migliori giocatori a disposizione della Nazionale italiana. Con
parole forti, il numero uno della nostra pallacanestro ha tuonato contro
l’Eurolega. Uno sfogo che difficilmente troverà una soluzione, ma che forse ha
avuto effetti addirittura controproducenti se guardiamo all’atteggiamento con
il quale l’Italia è scesa in campo ad Hafnarfjordur. Sacchetti è stato chiaro
anche in questo, quando ha detto che “abbiamo giocato 25 minuti non
all’altezza”. È stato quello il peccato capitale della missione islandese.
Una questione di atteggiamento che ha visto da un lato una squadra surclassata
per voglia, intensità, forse addirittura intimorita dall’ambiente piccolo ma
molto caloroso dell’impianto di Hafnarfjordur. Dall’altro lato invece, ed è
stata una diretta conseguenza, si è permesso di galvanizzare una squadra
sicuramente coriacea, ma non così talentuosa, che ha avuto nel centro Tryggvi
Hlinason un vero e proprio fenomeno.
In Islanda si è rivisto anche quell’attacco dalle polveri bagnate che ha fatto accendere la spia rossa nella prima finestra contro Russia e Olanda. Soltanto via via che la partita scorreva gli azzurri hanno aggiustato un po’ le proprie percentuali. La Nazionale ha provato ad essere più incisiva, ma c’è riuscita solo a tratti e soprattutto quasi in maniera individuale. Il finale di gara dei regolamentari di Stefano Tonut sono stati fantastici ma non sufficienti per capovolgere una partita che effettivamente è stata segnata dall’inizio. Peccato, perché alla fin fine bastava davvero un ultimo sforzo, magari un poco più di attenzione, o anche quel pizzico di fortuna per portare a casa una vittoria importante quanto preziosa per il cammino verso il Mondiale di Indonesia, Giappone e Filippine.
| La palla a due della sfida al PalaDozza di Bologna |
Mentre Della Valle faceva ferro e fuoco, sia a cronometro fermo che dall’arco dei 6,25, Michele Vitali, Nico Mannion e Alessandro Pajola si sono uniti nel colpire dalla lunga distanza sgretolando pian piano le certezze con le quali gli avversari erano venuti ad affrontare questo return match. E mentre, appunto, l’attacco collezionava punti e vedeva lievitare il proprio computo totale, ne guadagnava la difesa. Lo stesso Pajola si è tuffato un paio di volte per salvare o recuperare il pallone, così come sono stati diversi i recuperi avvenuti sui passaggi da un lato all’altro nei quali l’ex fortitudino Jon Axel Gudmundsson e compagni si sono dovuti rifugiare per uscire da attacchi con poche idee.
“Rispetto alla partita in Islanda abbiamo aggiustato qualcosa - ha continuato in conferenza stampa il ct azzurro Sacchetti -. In difesa sono stati più presenti sia i lunghi ma anche i piccoli, che hanno cercato di lasciare molto meno tempo agli avversari per trovare i passaggi sotto. Abbiamo avuto sprazzi importanti in attacco con Mannion, con Della Valle che ha attraversato un periodo di fuoco, con Vitali che ha trovato una buona serie al tiro. Non potevamo fare di meglio, ma sicuramente non potevamo fare peggio rispetto alla gara giocata solo alcuni giorni fa”.
| La conferenza stampa del ct Sacchetti e Della Valle |
Non è stato da meno l’apporto di Paul Biligha, che ha dimostrato di essere una valida alternativa ad Amedeo Tessitori come centro dell’Italia. Le qualità del giocatore dell’Armani Milano sono ben conosciute, e sono proprio quelle che purtroppo mancano al pacchetto lunghi della Nazionale. In Islanda Biligha ha fatto vedere di poter diventare un vero e proprio fattore difensivo, un’àncora alla quale aggrapparsi quando la situazione si complica e non poco. Nonostante possa essere considerato a tutti gli effetti un pivot-bonsai, per grinta e volontà non è secondo a nessuno. Dispiace quasi vederlo ammuffire sulla panchina delle ‘scarpette rosse’, ma un’altra sua qualità da evidenziare è proprio quella che gli basta essere chiamato per portare il suo contributo. E a questo punto bisogna capire se anche lui, nell’ottica del ct, diventa un tassello importante di questa Nazionale, soprattutto in vista della prossima finestra per le qualificazioni alla Fiba World Cup del 2023.
ASPETTANDO
ALLA FINESTRA. Archiviata questa seconda finestra delle
qualificazioni con un record di due vittorie e due sconfitte, non ci resta che
pensare alla prossima finestra. O magari sarebbe meglio dire di aspettare alla
finestra, visto che al momento è quasi impossibile pensare ai prossimi impegni
sportivi. Non solo per la tempistica, visto che si giocherà il prossimo mese di
luglio, ma soprattutto per quelli che sono gli avvenimenti di attualità che
stanno destabilizzando il mondo. La guerra tra Russia ed Ucraina ha in qualche
modo influenzato anche le gare di qualificazione, nelle quali i protagonisti
sportivi si sono resi artefici di gesti per scongiurare queste estreme
soluzioni con gli slogan ‘stop war now’. Lo stesso ct Sacchetti ha indossato,
nella gara del PalaDozza, una spilla dai colori giallo e blu proprio per essere
vicino al popolo ucraino. Oltretutto la cosa non può che toccarci in prima
persona avendo proprio la Russia nel nostro girone, e magari la stessa Ucraina
in quello successivo. La Nazionale sovietica sarà proprio la prossima
avversaria, con la partita fissata per il primo di luglio nel nostro paese (orario
e luogo ancora da definire). Poi, gli azzurri affronteranno l’Olanda in
trasferta e solo a quel punto, a conti fatti, si potrà valutare la situazione.
Sono tre le squadre che si qualificheranno alla seconda fase, andando a formare
un ulteriore raggruppamento a sei con le prime tre classificate del girone G,
quello composto da Spagna, Georgia, Ucraina e Macedonia del Nord.
* per la rivista Basket Magazine
giovedì 17 febbraio 2022
Italbasket, le scelte di Sacchetti tra ritorni ed esclusioni
Italbasket, le scelte di Sacchetti tra ritorni ed esclusioni
di Giovanni Bocciero
Nel numero 78 della rivista di Basket Magazine, che potete trovare in edicola, abbiamo presentato il doppio confronto che a fine mese l’Italbasket del ct Meo Sacchetti dovrà sostenere contro l’Islanda (articolo che trovate in fondo). E proprio dalle parole del tecnico azzurro abbiamo cercato di stilare quella che poteva essere la lista dei convocati per questa seconda e fondamentale finestra delle qualificazioni alla Fiba World Cup 2023. L’allenatore non si era sbilanciato all’epoca dell’intervista, ma aveva sottolineato quanto guardasse al campionato della serie A per tenere in osservazione qualsiasi azzurrabile che potesse fare al caso della Nazionale.
I RITORNI. Dei 16 azzurri convocati per il doppio confronto con l’Islanda, spicca sicuramente e con merito Amedeo Della Valle. La guardia di Brescia, secondo marcatore (19.4 punti di media) e migliore per valutazione (21.5) della serie A, torna ad indossare l’azzurro dopo la parentesi della bolla per le qualificazioni all’Europeo 2022 di Perm’. Soprattutto tornerà al PalaDozza, dove fu a dir poco micidiale con 28 punti contro la Polonia per le qualificazioni al Mondiale 2019. La convocazione dell’ex Milano certifica la necessità di talento offensivo per l’Italbasket, che nella prima finestra delle qualificazioni contro Russia e Olanda ha destato qualche perplessità soprattutto dall’arco.
Insieme a Della Valle si rivede in azzurro anche Paul Biligha, la cui ultima apparizione risale appunto alla World Cup cinese. Tre anni nei quali il centro ha avuto un limitato minutaggio all’Olimpia Milano non riuscendo ad esprimersi al meglio. La sua convocazione risponde ad un altro quesito che ci si è posti all’indomani dei primi due match verso il Mondiale 2023. Innanzitutto la cronica mancanza di fisicità ed atletismo sotto le plance, al quale ci auguriamo che possa metterci una pezza al più presto Paolo Banchero. Senza voler mettere inutili pressioni sul giovane talento di Duke, bisogna guardare al presente. E Biligha è un’alternativa più che valida ad Amedeo Tessitori, àncora della Nazionale nella prima finestra.
Non solo il tiro dalla distanza e la presenza sotto canestro, perché l’ultima versione dell’Italbasket ha denotato un terza difetto: la cabina di regia. Con Mannion indisponibile, Pajola apparso in affanno, è stato adattato a fare il regista Diego Flaccadori. Cosa sulla quale sta lavorando anche a Trento agli ordini di Lele Molin, assistente di Sacchetti in Nazionale. E allora complice anche l’infortunio che costringerà Leonardo Candi a stare ancora per un po’ lontano dai campi di gioco, ha strappato la convocazione Matteo Imbrò, che ha assaporato l’azzurro con sole tre presenze in altrettante amichevoli nel 2012 e nel 2016.
LE CONFERME. Coach Sacchetti non poteva naturalmente rinunciare a quella che è l’ossatura della sua Italia, composta dal blocco ‘olimpico’ Michele Vitali, Stefano Tonut, Amedeo Tessitori, Alessandro Pajola e Nico Mannion, così come ai suoi pupilli Nicola Akele, Davide Alviti e Leonardo Totè, con quest’ultimo che però è ancora in cerca della sua prima presenza con la Nazionale maggiore. Nonostante i suoi 25 anni, l’ala della Fortitudo Bologna rientra in quel ‘young core’ che il ct sta provando a far crescere, a far evolvere, e dei quali fanno parte Matteo Spagnolo e Gabriele Procida.
Due giovani talenti nostrani, che hanno ancora troppi alti e bassi ma dal potenziale sconfinato, addirittura in odore di draft Nba. Stemperando facili entusiasmi, per entrambi questa ennesima convocazione deve rappresentare un ulteriore step del loro percorso. Completano il quadro dei sedici nominativi i due brindisini Raphael Gaspardo, altro lungo atipico che tanto piacciono al tecnico, e Mattia Udom, ala che è stato l’ultimo dei 26 esordienti dell’Italbasket sotto la guida di Sacchetti nel match dello scorso novembre contro l’Olanda.
GLI ESCLUSI. Nell’articolo che trovate sulla rivista di BM in edicola, avevamo avanzato la possibilità di vedere tre giocatori in questa seconda finestra delle qualificazioni Fiba. Diciamo ognuno paragonabile ad un diverso livello di difficoltà che si potesse concretizzare. Ebbene, ne abbiamo azzeccato solo uno, ovvero Amedeo Della Valle, quello forse più semplice. Per certi versi ritenevamo semplice anche la convocazione di Andrea Pecchia, a maggior ragione dopo il suo exploit del gennaio scorso da 28 punti e 48 di valutazione nella vittoria di Cremona contro Sassari.
Giocatore sempre un po’ borderline quando si è trattato delle convocazioni con la Nazionale maggiore, credevamo che questa volta ce l’avrebbe fatta a guadagnarsi una maglia. Ma non è stato così, anche perché il ct è stato chiaro nel dirci che sceglie in base alle necessità della squadra ma anche in base a ciò che gli piace. Deve dunque ancora sgomitare il buon Pecchia. Da un Andrea all’altro, il terzo nome che avevamo fatto è quello di Cinciarini. Seppur ormai fuori dal giro dell’Italbasket, chi meglio di lui poteva sopperire alla mancanza di leadership in regia in questo momento. E forse ci ha dato ulteriore ragione la sua ultima prestazione, ovvero la prima tripla-doppia realizzata da un giocatore italiano. Nella vittoria di domenica di Reggio Emilia contro Treviso, il play ha messo insieme 12 punti, 10 assist e 11 rimbalzi.
Conti in rosso, Sacchetti può richiamare Della Valle
di Giovanni Bocciero*
Articolo terminato il 24 gennaio
Sul
cammino della Nazionale italiana verso il mondiale del 2023 si presenta il
doppio confronto con l’Islanda. Per la seconda finestra delle qualificazioni
alla World Cup che si disputerà il prossimo anno in Giappone, Filippine ed
Indonesia, gli azzurri del ct Meo Sacchetti avranno il compito di addomesticare
la formazione della ‘terra del ghiaccio’. Contro Jon Axel Gudmundsson (che ha lasciato
da un mese circa la Fortitudo Bologna), Kristinn Palsson (che è maturato nel
vivaio della Stella Azzurra) e compagni, l’Italia giocherà il 24 e il 27
febbraio prossimi. Prima palla a due ad Hafnarfjordur, e sarà la prima volta
per gli azzurri che in Islanda non c’hanno mai messo piede. Per la verità,
contro la nazionale dell’isola del profondo nord europeo sarà solo il secondo
match che giocherà l’Italia, la prima ed unica volta - con annessa vittoria -
all’Eurobasket del 2015. Quel successo di Berlino che arrivò a fatica (71-64),
con un Alessandro Gentile che vestì i panni di miglior marcatore con un bottino
da 21 punti.
Entrambe le compagini si presentano a questa finestra con una vittoria ed una sconfitta, anche se sono proprio gli islandesi a poter guardare il bicchiere mezzo pieno in virtù dell’exploit in Olanda (79-77). A maggior ragione, vincere il doppio impegno contro di loro diventa già importante per gli azzurri, all’inseguimento della Russia che dopo due gare è in testa al girone H a punteggio pieno. «Bisognerà fare attenzione alle loro guardie - avverte Sacchetti -, ma sarà ancor più importante la nostra gara. Mi aspetto più costanza nell’arco della partita, cosa che ci è mancata nell’impegno con l’Olanda. Inutile dire che dobbiamo vincere entrambe le partite con l’obiettivo di posizionarci quanto meglio in classifica». Ad ogni finestra Fiba, ritorna anche la questione riguardante i giocatori impegnati in Nba o in Eurolega che non possono essere convocati. «Purtroppo è così, ma è una cosa che accomuna tutte le nazionali. Chi non vorrebbe schierare i migliori giocatori. Noi guardiamo a chi abbiamo». Ma se c’è una caratteristica da apprezzare in questa Italbasket, evidenziata nell’ultima estate tra Preolimpico ed Olimpiade, è proprio la capacità di trarre il meglio e il massimo da chi ha a disposizione. «Abbiamo dimostrato che la nostra principale forza è nel gruppo - continua il ct -, nel quale ognuno assume un ruolo ben definito. Quindi proseguiamo su questa strada».
Per quanto riguarda invece la linea verde varata dal ct, che ha fatto esordire ben 26 giocatori in Nazionale maggiore, tanti dei quali davvero giovanissimi, la visione è altrettanto chiara. «Monitoriamo tanti ragazzi e siamo pronti a dargli lo spazio che si meritano. Ma una cosa è giocare nel proprio club, un’altra è scendere in campo con in dosso la maglia dell’Italia». Parole sacrosante che non devono però intimorire. Ad esempio nell’ultima finestra si è messo in mostra Nicola Akele, in particolare nell’incontro con l’Olanda, quando si è fatto trovare pronto a prendersi le sue responsabilità. Ragazzo che lavora in silenzio, ha saputo aspettare il suo momento e adesso lo immaginiamo sempre più protagonista. E chissà che non possa essere affiancato da un’altra giovane ala per il doppio confronto con l’Islanda come Andrea Pecchia. Il giocatore di Cremona si è conquistato i titoli dei giornali ad inizio 2022 con la prestazione da 28 punti e 48 di valutazione con la quale ha spinto la sua squadra a battere Sassari. A questo punto anche per lui non è impossibile strappare la convocazione.
In quella stessa partita Michele Vitali non mise piede in campo. Eppure oggi è, se non il capitano, un affermato co-capitano di questa Nazionale. Un giocatore imprescindibile, capace di ricoprire più ruoli, dal protagonista al comprimario, sempre a disposizione dell’allenatore e dei compagni. «Michele è un giocatore che non ha avuto una strada semplice. Ha lavoro sodo - dice Sacchetti -, con grande impegno ed abnegazione, ed è riuscito a costruirsi la sua carriera. Ha avuto delle difficoltà ma è stato coraggioso a mettersi in discussione giocando all’estero. E oggi è il giocatore che tutti ammiriamo».
LE SCELTE DEL CT. Dunque, chi bisogna aspettarsi tra i convocati della Nazionale al raduno di Bologna del prossimo 21 febbraio? Sottolineando per l’ennesima volta che è importante centrare due successi contro l’Islanda, bisogna anche dire che non guasterebbe facendolo con un gioco convincente. Non a caso nell’ultimo aggiornamento del ranking Fiba dello scorso dicembre, l’Italia è l’unica squadra della top 20 ad aver perso una posizione a vantaggio della Lituania che è salita all’ottavo posto. Non è ciò che più c’interessa, ma è sempre un segnale. Certamente il ct Meo Sacchetti non può non partire da una base solida, ovvero dal già citato Vitali, così come il compagno di squadra veneziano Tonut, così come il blocco della Virtus Bologna composto da Pajola, Mannion ed Amedeo Tessitori. Quest’ultimo unico centro italiano di ruolo a disposizione e àncora alla quale nell’ultima finestra ci siamo aggrappati. Abbiamo citato Cinciarini e Della Valle che sembrano ormai fuori dal giro della Nazionale eppure potrebbero risultare utili in questa circostanza. Anche Akele così come Davide Alviti, con il placet di Milano, sono dei papabili convocati, a maggior ragione perché pupilli del tecnico. Magari questa volta sarà della spedizione anche Pecchia, invece di essere una riserva a casa. E poi bisognerà capire se Sacchetti vorrà provare qualche giocatore diverso rispetto allo scorso novembre. Ci vengono in mente Tommaso Baldasso, che sta però trovando poco spazio tra le fila dell’Olimpia, o ancora Davide Moretti, che sta provando a rilanciarsi in quel di Pesaro. Queste sono però scelte soggettive, che rientrano in una sfera tecnico-tattica alla quale sono il ct può rispondere secondo cognizione di causa. L’importante è che chiunque sarà convocato scenda in campo per onorare la maglia. E su questo aspetto non nutriamo dubbi.
venerdì 4 febbraio 2022
Nba Draft 2022 - Jalen Duren, una forza della natura
Jalen Duren, una forza della natura
Della non brillante stagione di Memphis - l'ennesima, per la verità - ne sta risentendo anche il centro Jalen Duren. Osservato speciale degli scout Nba insieme al compagno Emoni Bates (o forse ex compagno dato che, a quanto pare, quest'ultimo sta meditando di lasciare i Tigers), sta dimostrando di avere tante belle qualità, che si sposano alla perfezione con la combinazione di fisico, atletismo e dinamicità che possiede e che tanto piacciono. Però non mancano diverse lacune rispetto alle quali non sta facendo vedere grossi miglioramenti in questo suo primo e forse unico anno di college.
I doni di Madre Natura
Diciamolo subito: forse non sarà la prima scelta assoluta al Draft 2022, ma non dovrebbe essere scelto neppure al di fuori della top 5. Dopotutto è sempre un armadio da 2.11 metri per 113 kg con un wingspan di 228 cm, che corre benissimo il campo, salta come una cavalletta e che compirà 19 anni solo il prossimo novembre.
Un'àncora difensiva
La prima cosa che subito colpisce del gioco di Duren, è che domina i tabelloni tanto in attacco quanto in difesa. Afferra 7.3 rimbalzi di media, con un 10.8 di OR% e 20.3 di DR%. Lotta su ogni pallone che è in aria e i mezzi fisici gli permettono di nascondere qualche errore d'impostazione difensiva. Possiede un puro istinto per la stoppata, tant'è che viaggia a 2.5 per gara (26° in Division I). Intimidatore d’area come pochi, sempre pronto ad andare in aiuto, tende però a essere abbastanza falloso.
Se il fisico, per qualche scout già Nba-ready, gli potrebbe garantire di avere sin da subito dei minuti al piano di sopra, non sono da meno altre sue qualità. La capacità di correre il campo, l'ottimo controllo del corpo, i movimenti rapidi e veloci soprattutto sul pick and roll che spesso lo portano alla caccia del lob per la schiacciata, ne fanno un attaccante potenzialmente devastante, molto più degli attuali 10.7 punti di media. Nei pressi del canestro non ha un tocco dolce, ma sa essere efficace: non a caso ha il 61.8% di True Shooting.
In conclusione, Jalen Duren è senz'altro un prospetto sul quale poter puntare: non è Nba-ready in ogni aspetto del gioco, anzi, ma vale la pena provare a lavorare su una forza della natura dal potenziale smisurato come il suo.
giovedì 28 ottobre 2021
World Cup. Italbasket. In Estremo Oriente la prova generale per i Giochi di Parigi
Con la trasferta in Russia la Nazionale torna in campo per la qualificazione al Mondiale del 2023
In Estremo Oriente la prova generale per i Giochi di Parigi
C'è una doppia fase da superare con ben sei finestre nei prossimi sedici mesi in un calendario internazionale già fittissimo che renderà indisponibili i tanti azzurri impegnati in Eurolega. Oltre alla Russia, sono Olanda e Islanda i primi ostacoli. Passando il turno, per l'Italia ci saranno tre nuove avversarie tra Spagna, Ucraina, Georgia e Macedonia
di Giovanni Bocciero*
TOKYO 2020 è stato un bel ritorno alle Olimpiadi, Parigi 2024 è in assoluto il nuovo obiettivo a lungo termine, ma nel mezzo deve esserci la necessaria conferma Mondiale per avvalorare il nuovo corso dell’Italbasket. Sì, perché dopo esser volati in Cina per l’edizione del 2019 - a distanza di 13 anni dall’ultima apparizione, neanche a dirlo, in Giappone - tutti si aspettano che gli azzurri siano protagonisti alla competizione iridata del 2023 che si svolgerà ancora in Asia, per la prima edizione da disputarsi in più di un paese, ovvero tra Indonesia, Filippine e, esatto, Giappone. Di nuovo nel paese del Sol Levante. Sarà perché lì è molto apprezzato il ‘made in Italy’, o forse semplicemente chiamatelo destino. Ma sembra proprio che se c’è da giocare nella patria dei ninja l’Italia non vuol mancare. Per nessun motivo al mondo.
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| La Nazionale azzurra protagonista a Tokyo |
UN LUNGO PERCORSO.
Il Mondiale indo-nippo-filippino si disputerà dal 25 agosto al 10 settembre del
2023. Le sedi di gioco della competizione saranno la capitale indonesiana
Giacarta, l’area metropolitana della capitale filippina Manila (dove sarà
disputata la fase finale della manifestazione), con campi a Bocaue, Quezon
City, Pasay e Pasig, e infine l’isola giapponese di Okinawa. Da evidenziare che
mentre Filippine e Giappone sono qualificate di diritto in qualità di paese
ospitante, l’Indonesia ha avuto una sorta di wild-card a tempo. Infatti, se la
nazionale indonesiana non riuscirà a classificarsi almeno nelle prime otto ai
prossimi campionati asiatici non sarà ammessa al Mondiale. Come ormai è
abitudine, le qualificazioni alla manifestazione iridata si sviluppano lungo un
percorso di due anni, con sei finestre nelle quali disputare i match con le
solite defezioni dei giocatori impegnati tra Nba ed Eurolega che rappresentano
una variabile di non poco conto.
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| Maurizio Buscaglia, ct dell'Olanda avversaria dell'Italia nelle qualificazioni alla World Cup |
L’ITALIA CHE SARÀ. Ormai siamo abituati alle finestre per le qualificazioni in ambito Fiba, e alle conseguenti defezioni che si hanno a causa dell’impossibilità di convocare giocatori che militano in Nba o in Eurolega. Ciò significa che coach Sacchetti dovrà fare di necessità virtù e ampliare il raggio dei papabili azzurri provando qualche giovane interessante e nuovi sistemi. Vanno dunque depennati i vari Danilo Gallinari, Simone Fontecchio, Achille Polonara, Marco Spissu e i tesserati dell’Olimpia Milano come Nicolò Melli, Giampaolo Ricci e Riccardo Moraschini, tutti protagonisti in quel di Tokyo. Da capire la situazione legata a Gigi Datome, con il capitano bisognerà trovare una soluzione in futuro anche se è evidente l’età che avanza. Magari con un accordo tra gentiluomini il club meneghino potrebbe rendere disponibili Davide Alviti (già nel progetto del ct) e Paul Biligha (molto meno). Dalle due Bologna si possono pescare Alessandro Pajola, Amedeo Tessitori, Gabriele Procida, Leonardo Totè, Tommaso Baldasso, Michele Ruzzier, bisognerà valutare la forma fisica di Nico Mannion per la finestra di novembre, e poi sempre sponda ‘V nere’ ci sarebbero Marco Belinelli e Awudu Abass (infortunio a parte) coi quali bisognerà fare chiarezza. Da Venezia si possono convocare Stefano Tonut e Michele Vitali, e magari anche Andrea De Nicolao vista una certa povertà in cabina di regia e Jeff Brooks. Osservati speciali potrebbero essere Alessandro Gentile, Amedeo Della Valle e Diego Flaccadori nelle loro nuove esperienze rispettivamente a Varese, Brescia e Trento, così come Sacchetti avrà sempre un occhio di riguardo per giocatori come Nicola Akele, Andrea Mezzanotte e Raphael Gaspardo. Poi logicamente riflettori puntati su quei giovani che scalpitano per iniziare a far parte in pianta stabile della nazionale, e che giocando in Italia saranno seguiti in maniera scrupolosa. Parliamo ovviamente dei vari Davide Moretti e Matteo Spagnolo, che hanno la chance di mettersi in luce rispettivamente a Pesaro e a Cremona, così come i reggiani Leonardo Candi e Mouhamet Diouf. Attenzione anche a Guglielmo Caruso a Varese, Giordano Bortolani a Treviso, Andrea Pecchia a Cremona e Alessandro Lever a Trieste. E dovessero sorprendere facendo vedere ulteriori margini di miglioramento, anche Davide Casarin e Riccardo Visconti potrebbero far gola a Sacchetti, che ha dimostrato di non badare tanto all’età anagrafica. E di questa lunga lista potrebbero far parte anche i triestini Fabio Mian e Luca Campogrande ed il pesarese Simone Zanotti. Insomma, soltanto sedendoci a tavolino abbiamo stilato una lista di oltre trenta papabili azzurri. Il lavoro difficile, o bello, dipende certamente dai punti di vista, spetterà all’allenatore. Di una cosa siamo certi, perché già dimostrato in questi anni, Sacchetti saprà garantire spazio a tutti. Bisogna saperselo meritare e soprattutto cogliere l’occasione.
* per la rivista Basket Magazine
venerdì 10 settembre 2021
Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis
Emoni Bates e Jalen Duren, si punta in alto a Memphis
di Giovanni Bocciero*
Non c’è una squadra in tutto il college basketball affascinante come Memphis. I reclutamenti di Jalen Duren prima e di Emoni Bates qualche settimana dopo hanno riacceso l’attenzione nei confronti dell’università allenata da Penny Hardaway. Ma come si inseriranno nello scacchiere dei Tigers i due nuovi fenomeni sbarcati sulle rive del Mississippi?
Bates, idea point guard
La scelta di Memphis da parte di Bates è stata una decisione quasi rivoluzionaria. Sin da adolescente è un fenomeno generazione per la combinazione di mezzi fisici e capacità tecniche. Essendo capace di crearsi da solo il tiro e potendo sparare da ogni parte del campo sarà senz’altro un’ulteriore bocca da fuoco per Hardaway. Ma il tecnico vuole fare di più.
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| Duren e Bates compagni con Team Final |







