Estate bollente per il basket italiano, dalla riforma dei campionati di serie A2 e B Nazionale all'introduzione della riforma del lavoro sportivo. Con il ds dell'Assigeco Piacenza, Alessandro Pagani, parleremo anche del nuovo vincolo sportivo dagli 11 anni d'età, e l'aumento dei costi dei parametri per il tesseramento.
«La prima stesura la devi buttare giù col cuore. E poi scrivi con la testa. Il concetto chiave dello scrivere, è scrivere. Non è pensare» (cit. Scoprendo Forrester)
sabato 29 luglio 2023
domenica 23 luglio 2023
Gandini: «Il campionato è importante, lo dimostrano i playoff»
Intervista al presidente della Lega, Umberto Gandini, a conclusione di una stagione che ha rilanciato il basket italiano di club
«Il campionato è importante, lo dimostrano i playoff»
«Una lega sovranazionale? Alla base del sistema ci sono i tornei nazionali e prima dei ricavi bisogna pensare ai costi. Sul calendario va trovato un accordo»
di Giovanni
Bocciero*
ARCHIVIATA la lunghissima stagione 2022/23 della LBA, abbiamo tirato le
somme con il presidente Umberto Gandini. «Mi complimento con dipendenti, collaboratori e consulenti per il
lavoro fatto in questa prima stagione ‘normale’ dopo la pandemia. Hanno fatto
più di quanto mi aspettassi: siamo cresciuti notevolmente nel modo in cui
presentiamo i nostri eventi; è migliorato il dato medio di presenze nei
palazzetti; è aumentata la diffusione televisiva così come l’impatto mediatico
sui social e nel mondo digital dei nostri contenuti. Sono soddisfatto. E poi la
finale è stata di altissimo livello, competitiva, equilibrata, coinvolgente, si
è visto fair play da entrambe le parti. Dispiace per un singolo episodio - riferimento a gara 2 -. Capisco anche i
puristi del gioco per i quali la finale non è stata all’altezza, ma vuoi
mettere l’intensità che le due squadre hanno avuto al termine di una stagione così
lunga?».
Una formula, quella della finale al meglio delle 7 gare, che l’Assemblea di lega ha modificato alla prima occasione. «Quella formula esisteva dal 2007/08, e da allora i calendari e gli impegni sono cambiati - ha ricordato Gandini -. Negli anni precedenti non si è andati così lunghi, ma con un potenziale Preolimpico l’anno prossimo, abbiamo fatto una serie di considerazioni. Rispondendo alle esigenze del movimento abbiamo assecondato un sentito comune. Sottolineo che le società, con meno partite, hanno rinunciato agli incassi per salvaguardare l’interesse collettivo, in primis dei giocatori. E per questo le ringrazio».
![]() |
| Umberto Gandini, presidente LBA dal 2020 |
ALL’ORIZZONTE la riforma del lavoro
sportivo che sfiora appena la LBA. «È un tema estremamente importante, che
aiuterà ad abbattere qualche steccato di norme e regole che saranno più simili
tra LBA e LNP. È un cambio epocale, ma dobbiamo fare cose che abbiano una
logica e che siano funzionali. Il lavoro sportivo ci toccherà relativamente
essendone caratterizzati dagli anni ’90, ma in serie A interverrà su tutte le
figure che riguardano il settore giovanile o di aree che non sono quella
tecnica. Trovo importante tale riforma - ha continuato Gandini - perché è la
certificazione che esiste un lavoro sportivo che non è necessariamente quello
dei professionisti. Un giocatore dilettante ha degli impegni ed una
disponibilità verso le società molto simile a quella dei professionisti senza
averne le tutele. Poi come dice il ministro Abodi, sarà un processo in itinere
e sarà necessario intervenire per trovare degli ammortizzatori, per permettere
la sua applicazione, per correggerla dove magari ci saranno delle storture. Ma
è importante aver fatto il primo passo».
Se da un lato in Italia c’è questo
avvicinamento tra professionisti e dilettanti, in Europa la forbice sembra
allargarsi sempre di più. «Guardo all’Eurolega con grande attenzione e curiosità per via della
mia esperienza nel mondo del calcio a livello internazionale. Nella
pallacanestro l’associazione delle leghe, l’Uleb, che è azionista dell’Eurolega
stessa, è da tempo in disparte e poco considerata. Sul tema dei calendari:
abbiamo 52 settimane nelle quali 44 circa per svolgere attività sia di
nazionali che di club. Bisogna trovare il modo di collaborare tra Fiba,
Eurolega e le leghe che tutelano i propri interessi. Non è facile - ha analizzato il presidente della LBA -, perché tutti
puntano ad aumentare i propri spazi per aumentare i ricavi. Insieme a Spagna,
Grecia, Francia e Germania abbiamo fatto sapere di voler essere coinvolti nelle
decisioni che impattano sui campionati domestici».
Ma è fattibile una lega sovranazionale? «L’Eurolega nel basket, rispetto al calcio con l’ipotetica Superlega, ha avuto un diverso impatto sociale e politico. Ciò non toglie che la base del sistema europeo sono i campionati nazionali. Milano e Bologna hanno dimostrato quanto ci tengano al titolo italiano. Per questo è necessario trovare il giusto rapporto. Un torneo sovrannazionale me lo aspettavo anni fa nel calcio, legato all’integrazione politica europea, ma non c’è stato. Non credo però che più partite continentali siano la risposta ai problemi della pallacanestro europea. Ritengo invece che prima dei ricavi bisognerebbe controllare i costi».
IL DUOPOLIO Milano-Bologna non preoccupa il
presidente Gandini, «perché è stimolante per loro e per tutte le altre società. Brescia lo
ha dimostrato vincendo la Coppa Italia, altri club storici o appena arrivati
hanno la volontà di fare sempre meglio. Poi è chiaro che contano molto i budget
e le risorse disponibili. Contiamo sul desiderio di primeggiare di personalità
o gruppi che vogliono competere ad alto livello con la disponibilità ad
investire. Altre realtà competono con le armi a loro disposizione, ma l’Italia
non è una mosca bianca in Europa. Di duopoli ce ne sono in tutti i campionati,
ma non per questo si grida allo scandalo. D’altronde le squadre di Eurolega
sono giocoforza più attrezzate delle altre. Ma anche negli anni ’60 e ’70 c’era
il dominio di Varese, Cantù, Milano. Ci sono sempre stati poli opposti nella
storia».
![]() |
| Un momento della finale scudetto tra Milano e Bologna |
I club sono ovviamente gli attori principali della LBA. Lo stato di salute delle società, e l’avvento di proprietà straniere non può che far sorridere. «La pandemia è stato un test probante, e tutti l’hanno gestito con grande attenzione e lungimiranza mettendo in sicurezza i conti. Possiamo dire di affrontare le nuove sfide e guardare con tranquillità al futuro. Sulle proprietà straniere credo sia necessario distinguere due diversi tipi di investimento: uno per rafforzare la compagine societaria e migliorare le infrastrutture che è duraturo; l’altro riguarda la forza lavoro, quindi i contratti dei giocatori, che non sempre è immediato e certo del risultato. Credo che bisogna trovare la giusta via di mezzo, anche se tante realtà locali, dove c’è una proprietà diffusa, lavorano sulla stabilizzazione del club fornendo le risorse per affrontare la parte sportiva con più tranquillità. Un bacino d’utenza estenso è un potenziale vantaggio per inserirsi nell’egemonia Milano-Bologna, ma da solo non può bastare per ambire al vertice - la risposta di Gandini alle dichiarazioni del nuovo amministratore delegato del club partenopeo Alessandro Dalla Salda sul potenziale di Napoli -. Ci vogliono tanti altri ingredienti ed alcuni già ci sono, ma sono certo che Dalla Salda lo sa bene, ed è determinato nel suo nuovo incarico a generare le risorse, non solo economiche, per crescere. Penso alla passione della proprietà, ad esempio, a quanto la famiglia Grassi sta facendo per mettere solide fondamenta al progetto».
ALTRO NODO è il mercato sempre aperto. «Il fatto che ci
sia l’opportunità non significa che bisogna applicarla. Sono regole che vengono
prese di comune accordo tra le società - ha specificato il presidente -. Nell’Assemblea di
lega ci si confronta cercando le soluzioni migliori per l’interesse collettivo
che tendenzialmente non deve penalizzare nessuno. Al momento non c’è sul tavolo
un discorso di questo tipo».
Il mercato coinvolge anche l’utilizzo degli italiani, naturalmente. «Sono sempre stato un convinto assertore della meritocrazia. Avere delle categorie obbligatorie per le quali devi giocare non aiuta né la crescita del giocatore né quella del movimento. Se un allenatore sceglie di far giocare o meno un atleta non lo fa per regolamento o per farsi del male. La responsabilità di formare i giocatori, pur restando nell’interesse della serie A, credo vada distribuita più verso le categorie inferiori - l’opinione di Gandini -. I club di LBA lavorano sulla parte terminale della formazione, lasciando al settore dilettantistico la preparazione dei giovani. Anche la scuola incide. In passato un ragazzo più alto della media veniva dirottato naturalmente verso la pallacanestro, oggi va a giocare a pallavolo e questo porta ad avere meno talento disponibile. C’è un ragionamento di fondo da fare che non può avere nelle clausole protezionistiche l’unica soluzione. Il basket ha scelto il criterio della formazione, indipendentemente dal passaporto, e questo ha dei risvolti sia positivi che negativi».
SENZA IMPIANTI all’avanguardia, nonostante il
pubblico pagante risponda bene, l’esposizione mediatica del basket sia in tv
che sui giornali ne risente, trovando sempre meno spazio anche a causa di
limitazioni d’accesso per gli stessi addetti ai lavori. «Ringrazio per la
domanda perché il tema non riguarda solo gli stadi - ha evidenziato il presidente della LBA - ma tutti gli
impianti sportivi. Con la pallavolo spesso facciamo cose insieme a livello
politico perché ci troviamo a condividere le strutture. Non possiamo crescere
da questo punto di vista, nonostante siamo arrivati a quasi 4mila spettatori di
media a partita nel girone di ritorno, perché in Italia non c’è una visione
sull’impiantistica da decenni. Palazzi da oltre 10mila posti ce ne sono pochi.
Uno dei più belli è Torino che deriva dalle Olimpiadi. Progetti all’orizzonte
sono Cantù, Tortona, Brindisi con i Giochi del Mediterraneo, Venezia, l’ampliamento
del palazzo di Varese. Ci sono dei segnali, soprattutto legati ai privati o a
manifestazioni internazionali, ma l’impiantistica incide su capienza, presenze,
sulla fruizione del prodotto dal vivo, che per il basket rimane straordinario perché
ha una sua declinazione televisiva. Non a caso i numeri che abbiamo raccolto
nell’ultima stagione sono forieri di ottimismo per il futuro».
«Sul Nove abbiamo intrapreso un percorso, dopo aver lasciato Rai Sport perché non c’era da parte dell’emittente pubblica la volontà di darci gli spazi che meritiamo. Il gruppo Discovery è stato più sensibile. Il bando dei diritti streaming, che ha visto la contesa tra Discovery ed Eleven, ci ha permesso di avere più risorse e quindi meno necessità del solo ricavo dal chiaro. Adesso bisogna abituare il pubblico ad andare a ricercare il basket su emittenti diverse rispetto a prima. Poi non dimentichiamo la contrazione importante di quante persone guardano la tv. Dobbiamo continuare ad investire sulla comunicazione del nostro prodotto, anche perché ormai quasi tutto lo sport è sullo streaming. È anacronistico pensare che lo sport sia fruibile solo in chiaro. La gente che guarda la tv è sempre più anziana. Bisogna dunque rinnovare e ringiovanire l’audience, trovando le formule sia per il prodotto in chiaro che ti dà proseliti, ma anche visibilità e ricavi commerciali, che quello in streaming che puoi vedere dove, quando e come vuoi per fruire del servizio. La problematica dell’impiantistica e della sua capienza con spazi ristretti, ha fatto sì che in considerazione dei media che oggi sono carta stampata ma anche siti e altro, ci siano limitazioni di non facile soluzione scontentando qualcuno». La chiosa di Umberto Gandini è ovviamente per i prossimi Mondiali: «Tutti a tifare per la Nazionale, perché è trainante per l’intero movimento».
A2 agguerrita e ambiziosa; la nuova B tutta da scoprire
È l’anno del definitivo assestamento dei campionati
cadetti prima che la riforma vada a regime dalla prossima stagione
A2 agguerrita e con grandi ambizioni; la nuova B tutta da scoprire
di Giovanni Bocciero*
LA RIFORMA DEI CAMPIONATI voluta della Fip cambierà il
volto dell’A2 e della B come le conoscevamo. Ma la stagione ormai prossima farà
soltanto da ponte a quello che sarà il reale cambiamento. Un anno transitorio
che solo fra dodici mesi porterà i due campionati a regime. Ovvero, dal 2024/25
girone unico da 20 squadre per la serie A2, e B Nazionale composta da 42 club.
Mentre scriviamo, sono certe soltanto le regole d’ingaggio per la prossima
stagione, con le società che hanno dovuto programmare investimenti economici e
sportivi senza avere la minima certezza. Per di più con l’entrata in vigore
della riforma del lavoro sportivo che mette altra carne al fuoco. Ma andiamo
con ordine.
Dal prossimo ottobre, il campionato di A2 sarà a 24
squadre (due gironi Est-Ovest, fase ad orologio e playoff/playout), 2 le
promozioni in serie A e 6 le retrocessioni in B; 2 le retrocessioni dalla
massima categoria e 2 le promozioni dalla cadetteria, così da avere un assetto
definitivo nel 2024/25 da 20 squadre. L’anno successivo si entrerà a regime con
2 promozioni in A e 3 retrocessioni in B a stagione. La nuova B Nazionale, che
è il torneo dai cambiamenti più marcati, partirà con 36 squadre (al vaglio la
formula dei due gironi, più fattibile l’ipotesi Est-Ovest che quella Nord-Sud, da
18 squadre con successiva post season. Il 14 luglio il Consiglio federale
ratificherà le iscrizioni e delibererà la formula). 2 le promozioni in A2 e 4
le retrocessioni in B Interregionale; 6 retrocessioni dal secondo campionato
nazionale e 6 le promozioni dal quarto livello, portando così l’organico totale
nel 2024/25 a 42 club. Dalla stagione successiva si entrerà a regime con 3 squadre
che saliranno in A2 e 4 che scenderanno in B Interregionale.
Per partecipare ai campionati di A2 e B Nazionale, le società dovranno versare una fidejussione rispettivamente di 100mila e 50mila euro, avere un impianto con capienza minima da 2000 posti e 800 posti, e versare un contributo al ‘fondo under’ da 12mila e 5mila euro che andrà a premiare i club più virtuosi. Ovvero, quelli che i giovani li faranno giocare con regolarità, nonostante i due tornei saranno accomunati proprio dall’abolizione del vincolo under (per l’anno alle porte 2003 in su), i quali potranno essere usati come 11° e 12° a referto. Oltre alla fidejussione aumentano i costi dei parametri, 11mila euro ad atleta per l’A2 e 7.500 per la B. Con l’eliminazione dell’obbligo degli under, le squadre di ambedue i tornei potranno schierare 10 senior. In serie A2 sarà possibile tesserare due extracomunitari, e per quanto riguarda il mercato sarà possibile inserire atleti fino alla vigilia della terzultima giornata della fase a orologio. In B Nazionale è permesso un solo atleta extracomunitario, e saranno tesserabili nuovi giocatori entro il 28 febbraio 2024.
C’È ANCORA tutta un’estate di mercato da dover vivere, ma
la lotta per le due promozioni in serie A appare già piuttosto serrata.
Dopotutto il campionato di A2 è da diverse stagioni che vede tante squadre
allestire roster importanti per provare la scalata. Non tutti ci riescono, e
alcune non hanno perso la speranza. Basti pensare all’ambiziosa proprietà
americana di Trieste, o a Verona partita a bomba con gli ingaggi di Esposito,
Gazzotti, Penna e Stefanelli per ritornare subito al piano di sopra. Forlì e
Cantù - che ha confermato coach Sacchetti e preso Burns - dopo gli ultimi
finali amari ci riproveranno, così come Udine che si è rifatta il look con la
coppia ds-coach Gracis-Vertemati. E ancora Torino che ricomincerà da coach
Ciani, Pepe, De Vico e Schina, Cento.
![]() |
| Attilio Caja, nuovo allenatore della Fortitudo Bologna |
La Fortitudo Bologna è appena stata acquistata dal gruppo di Stefano Tedeschi, resta una nobile ed ha preso Caja come coach. E, a proposito di piazze calde, dopo 14 anni è ritornata Vigevano, così come la Sebastiani Rieti che dopo aver fallito la promozione sul campo ha acquisito il titolo sportivo di Mantova e rimpiazzato la retrocessa concittadina Npc Rieti. Altro titolo venduto quello della Stella Azzurra ad una cordata trapanese già proprietaria della squadra di calcio che ha guardato alla Capitale dopo l’affare saltato con Trapani del presidente Lnp Basciano. Quest’ultima ha poi rinunciato all’iscrizione all’A2, con Basciano tra i soci del nuovo corso Fortitudo che osserverà le elezioni di lega che si terranno a settembre. Roma sarà comunque rappresentata dalla sorprendente neopromossa Luiss. Poi ci saranno tante altre squadre che da tradizione faranno bene, come Treviglio che ha piazzato il colpo Guariglia - oggetto del desiderio di tanti - così come Piacenza che ha confermato la coppia play-pivot Sabatini-Skeens. Cividale ripartirà da Pillastrini in panca, Redivo in campo e con l’aggiunta di Mastellari, e l’Urania Milano dopo aver rinnovato coach Villa si prepara ad un’altra entusiasmante stagione.
Per quanto riguarda la serie B Nazionale invece, molte sono le rappresentanti di quella provincia che tanto ha dato alla pallacanestro italiana. Sarà riproposto il derby livornese tra Libertas e Pielle, così come quello di Montecatini. Orzinuovi ripartirà con ancor più ambizione dopo la delusione della mancata promozione e il cambio di allenatore da Calvani a Zanchi. Come dimenticare Mestre che ha riempito il PalaTaliercio in occasione degli ultimi playoff, così come Omegna e San Vendemiano che hanno ingaggiato i tecnici Ducarello e Carrea. Desio, Legnano che ha preso coach Piazza e Raivio confermando Marino, le ambiziose Ozzano e Faenza, Padova, la retrocessa San Severo che ricomincerà con la stessa passione, e ancora Jesi, Fabriano, Roseto, Caserta, Avellino, tutte formazioni che andranno alla caccia della promozione in quel palcoscenico che meritano per la loro storia. E attualmente mancano due club all’appello, con Salerno che ha già rimpiazzato la Sebastiani e Lumezzane e Adrea Costa Imola che dovrebbero essere ripescate.
SE LA RIFORMA non ha più di tanto modificato l’A2, difficile immaginare come sarà la B Nazionale, totalmente stravolta rispetto alla passata stagione con il numero di squadre dimezzato. «Sarà difficile da interpretare fin quando non s’inizierà a giocare - il commento di Simone Zamboni, club manager della Bakery Piacenza, ammessa al prossimo torneo cadetto -. Bisognerà capire che tipologia di campionato sarà perché non ha una sua storia, va cancellato tutto il precedente storico e sarà tutto completamente rimodulato. Tanto dipenderà anche da che tipo di format sarà adottato, anche se per le società sarebbe meglio una formula che contenga i costi. Con meno squadre immaginiamo tutti un livello più alto. Ma questo dipenderà anche come i club si muoveranno sul mercato in virtù delle regole diverse».
![]() |
| Simone Zamboni, club manager della Bakery Piacenza |
L’abolizione dell’utilizzo degli under e l’introduzione
della possibilità di tesserare uno straniero in un campionato che era l’unico
che non ammetteva extracomunitari, sono due regole che aprono ad un nuovo
orizzonte. «L’eliminazione dell’obbligo degli under lo reputo un cambiamento
epocale - ha continuato Zamboni -, passando così dal vecchio 7+3 a
roster che saranno composti da 10 senior con uno straniero. Sono novità
importanti per la B Nazionale, grandi cambiamenti che porteranno comunque le
squadre competitive a muoversi per prime sul mercato. Come è logico che sia, chi
ambisce alla promozione farà un roster sicuramente molto più lungo ed ampio per
quanto riguarda i senior, dando meno spazio agli under. Chi invece vorrà fare
un campionato più tranquillo, magari tenderà ad un utilizzo più costante dei
giovani. Grazie all’impiego di più senior e dello straniero, il livello del
campionato si alzerà rispetto agli ultimi anni. Credo che sarà quasi
paragonabile all’A Dilettanti di qualche stagione fa. I giovani validi, che
sapranno tenere il campo, continueranno comunque a trovare spazio. Anzi, sarà
interessante vedere che piega prenderà questa nuova B - ha sottolineato il
dirigente della Bakery - che credo possa diventare un contenitore dove
sviluppare giovani italiani con prospettiva, mettendoli alla prova in un
campionato a loro misura».
La riforma dei campionati coincide con la riforma del lavoro sportivo, un ulteriore impegno - gravoso - per i club. «Il discorso del lavoro sportivo è molto complicato. È piovuto dal cielo in troppo poco tempo, e si tratta di una riforma che farà bene per i lavoratori sportivi ma andrà ad incidere pesantemente sui costi delle società. Ed essendo queste che investono, come proprietari o con sponsor, c’è il rischio che molti non riescano a sostenere questi costi aggiuntivi che sono stati programmati troppo velocemente. Le società andavano preparate piano piano a questo evento che è epocale per il dilettantismo, e non in modo così netto. Si tratta di una riforma che incide solo sui club, e invece credo che vada ridistribuita su tutti gli interpreti del sistema. O comunque se questi costi aggiuntivi ricadono solo sulle società - ha concluso Zamboni -, queste devono avere degli aiuti di tipo diverso per farne fronte, altrimenti col tempo c’è il rischio che si rinunci a fare attività».
sabato 1 luglio 2023
Operazione Manila: 45 anni fa Italia beffata allo scadere
L'Italia chiuse al quarto posto beffata da un tiro allo scadere del brasiliano
45 anni fa il canestro di Marcel spense la gioia azzurra
Il ricordo di Marzorati: «Battemmo anche gli Usa e fu un buon Mondiale guastato da quell'ultimo episodio quando, dopo il sorpasso di Bonamico, pensavamo di avere già la medaglia di bronzo al collo»
di Giovanni Bocciero*
L’Italbasket,
ancora alla caccia della sua prima medaglia ad un Mondiale, si presenterà in
quel di Manila dove è andata più vicina al grande risultato nel lontano 1978.
Se l’Italia dei canestri ha infatti festeggiato nell’arco della sua storia per
i metalli d’oro, d’argento e di bronzo di Europei ed Olimpiadi, in bacheca
manca una posizione sul podio alla Coppa del Mondo. Ipotizzare gli azzurri a
medaglia alla prossima competizione iridata di Filippine, Indonesia e Giappone
è alquanto difficile, se non addirittura impossibile. Ma nella magia di Manila si
spera che tutto possa accadere, proprio come al Mondiale del ‘78, al quale
l’Italia vi partecipava dopo essere già arrivata ai piedi del podio nel ’70.
A
Manila gli azzurri furono invitati proprio dalla federazione filippina, non
essendosi qualificati per l’edizione del ’74, e per l’Italbasket quel Mondiale «è
stato un torneo abbastanza buono dal punto di vista dei risultati - ha
commentato Pierluigi Marzorati -, tranne che per l’ultima partita persa
contro il Brasile con un tiro dalla distanza allo scadere che ci ha fatto
perdere la medaglia di bronzo. Quel risultato ha segnato il futuro della
nazionale. Dopo quel Mondiale, e l’Europeo dell’anno successivo giocato in
Italia con fase finale a Torino, al quale non partecipai perché impegnato con
la laurea - ha ricordato l’ex playmaker azzurro -, il presidente della
federazione decise di cambiare il ct, anche perché Giancarlo Primo era stato
per dieci anni l’allenatore della nazionale. Se avessimo vinto quel bronzo,
però, di sicuro si sarebbe continuato con lui in panchina. L’arrivo di Sandro Gamba
ha portato un rinnovamento che ha creato un ciclo abbastanza vincente con un
argento olimpico e un oro europeo. Però mi preme non dimenticare Primo, perché
con lui abbiamo vinto due bronzi europei nel ‘71 e nel ’75, e purtroppo c’è sfuggito
quel bronzo ai Mondiali di Manila che grida ancora vendetta».
![]() |
| La formazione azzurra nell'amara Manila 1978. In basso, secondo da destra, Pierluigi Marzorati, 70 anni, icona della nostra pallacanestro |
La
formula di quella competizione vedeva la campione in carica Unione Sovietica e
il paese ospitate Filippine già qualificate al gruppo finale da otto squadre,
completato dalle prime due classificate dei tre gironi eliminatori. L’Italia,
composta da una formazione con i pilastri Meneghin, Marzorati e Bariviera, mise
in evidenza un buon gioco di squadra con diversi protagonista di partita in
partita. All’esordio gli azzurri hanno battuto il Portorico 93-80 (Bariviera 24
punti), perso con il Brasile 84-88 (Meneghin 22) e vinto in maniera larga con
la Cina 125-95 (Marzorati e Bariviera 24). La prima vittoria nel girone finale è
arrivato di misura contro gli Stati Uniti 81-80 (Della Fiori 20). Dopo il ko
con la favorita Jugoslavia 76-108, Carraro con 20 punti ha guidato gli azzurri a
battere l’Australia per 87-69. Battuta anche le Filippine 112-75 (Bariviera
25), l’Italia ha ceduto all’Unione Sovietica per 69-79 (Carraro 18) prima di
superare il Canada 100-83 (Meneghin 23). Tra le novità della nuova formula
mondiale, c’era quella dello spareggio tra prima e seconda, e terza e quarta
per decretare il podio. Gli azzurri hanno così affrontato il Brasile per la
medaglia di bronzo. Negli ultimi secondi il canestro di Bonamico sembrava aver
fatto vincere la nazionale italiana, che però distratta da precoci
festeggiamenti ha lasciato libero Marcel che dalla grande distanza ha segnato
con un tiro dell’Ave Maria: 85-86, ultimo gradino del podio agli avversari e
azzurri rimasti a bocca asciutta.
«Sono
passati 45 anni, ma una cosa che ricordo in maniera scherzosa è l’incontro con
la Cina - ha rammentato ancora Marzorati -. La formazione
avversaria presentava il centro Mu Tiezhu, alto 2.28 metri, con due mani enormi
che quando aveva il pallone sembrava giocasse con un’arancia. Ovviamente lo ha
dovuto marcare per gran parte della partita Dino Meneghin, che ridendoci su ha
sempre detto che fosse di cemento armato perché non riusciva a spostarlo. La
Cina era anche una buona squadra, preparata tecnicamente, con giocatori nella
media dell’1.90. Per quanto riguarda l’ambiente invece, quello che mi ha più
colpito è stata l’umidità. Erano i primi di ottobre, c’erano i monsoni e si
giocava con un’umidità del 90% e passa - ha sottolineato l’ex play -, si
faceva fatica addirittura a respirare. Per il cibo già all’epoca c’era l’usanza
di portarsi prodotti da casa come la pasta. Certo spostarsi in Asia comportava
mangiare tanto riso, ad esempio, ma non c’erano difficoltà a reperire gli
spaghetti o la carne».
Il
sorteggio della World Cup 2023 ha visto l’Italbasket inserita nel girone A
insieme ad Angola, alla Repubblica Dominicana di Karl Anthony Towns e alle Filippine
padrona di casa di Jordan Clarkson. Per questo la nazionale giocherà
all’Araneta Coliseum di Quezon City a Manila. Struttura inaugurata nel 1960 e
già location del Mondiale del ‘78. Sia l’Angola che le Filippine sono state
avversarie degli azzurri anche al Mondiale del 2019 in Cina. Contro entrambe hanno
vinto piuttosto nettamente: 92-61 contro gli angolani, quinta vittoria in
altrettanti precedenti; 108-62 contro i filippini, per la vittoria più larga
nei nove precedenti. Due i confronti con la Repubblica Dominica; il primo nel
settembre 1978, un’amichevole vinta dagli azzurri per 87-66 proprio in vista
dei Mondiali; il secondo il 3 luglio 2021, al Preolimpico di Belgrado, un 79-59
che spianò la strada verso la finale che poi catapultò la squadra allenata dal
ct Meo Sacchetti ai Giochi olimpici di Tokyo. Assodato che il girone della
prossima competizione iridata è abbordabile, s’inizia il 25 agosto contro
l’Angola, il 27 sfida ai dominicani e ultima gara del gruppo il 29 con le
Filippine. Meglio non lasciare nulla al caso per la seconda fase in cui
s’incroceranno le migliori due del girone B, ovvero Serbia, Cina, Portorico e
Sud Sudan, da affrontare rispettivamente l’1 e 3 settembre portandosi dietro i risultati
già acquisiti. Ma sarà ancor più importante arrivare primi nella seconda fase,
perché se si dovesse arrivare secondi nel girone I, ai quarti di finale - da
giocare il 5 settembre - ci potrebbe essere l’accoppiamento con gli Stati
Uniti.
«Con quest’ultima generazione, a
cavallo tra il termine dell’era Sacchetti e l’inizio di quella Pozzecco, si
intravede qualcosa di positivo. Spero che vada avanti questo processo di
maturazione - ha continuato Marzorati - e che tutti i giocatori che sono
fisicamente a posto e che sono vogliosi di indossare l’azzurro siano a
disposizione. Adesso però, più che pensare ad un discorso di medaglie,
l’importante è affrontare bene il primo girone eliminatorio. Bisogna superarlo
da primi, anche se non sarà facile. Parlo per esperienza, partire bene in una
competizione permette alla squadra di acquisire autostima e fiducia. Sentimenti
che, seppur sappiamo che alla fine le rotazioni sono spesso precluse a otto, forse
nove giocatori, si propagano anche a coloro che vedono poco il campo e gli
permette di essere pronti quando chiamati nel momento del bisogno». Dopo
l’ultimo Europeo sarà la seconda manifestazione alla quale l’Italbasket
parteciperà con Gianmarco Pozzecco in qualità di ct. «La sua nomina è una bella sfida. Avrà una seconda opportunità, anche
se la squadra non ha certamente il talento di altre nazionali. Credo però che
in questo momento non bisogna pretendere troppo da lui e dalla squadra, ma più
che altro volere un miglioramento dal punto di vista del gioco e della
posizione - ha analizzato l’ex azzurro -,
ma non esclusivamente della medaglia. Il Mondiale è una competizione che permette
di incontrare nazionali provenienti da altri continenti e spesso difficili da
affrontare. Certo, non bisogna dimenticare che il risultato è importante anche
in funzione della qualificazione per le Olimpiadi di Parigi del prossimo anno».
Fare
bene alla competizione iridata non sarà solo il frutto di una semplice somma di
talento, ma è indispensabile creare quella chimica giusta che permetta anche di
andare oltre i propri limiti. Come è spesso accaduto con le nazionali dei cicli
vincenti. «I risultati che l’Italia ha
ottenuto in passato sono sempre stati figli di un lavoro di più anni. È quello
che oggi nella pallacanestro italiana è penalizzante. Ovvero, il fatto che non
solo ogni anno si cambia l’assetto della squadra, ma addirittura durante la
stessa stagione ci sono giocatori che vanno via e altri che arrivano. Questo è
l’esatto contrario di come bisogna lavorare per vincere - ha ancora
analizzato il play -. Ogni anno bisogna
aggiungere qualcosa, e non togliere, mantenendo un assetto di squadra che
permetta di avere un nucleo base che crei continuità e soprattutto
affiatamento. Questo vale tanto per i club quanto per la nazionale. Andando
avanti nel corso degli anni, con un ciclo di tre o quattro stagioni, si devono
pretendere dei risultati perché si spera che la squadra abbia definito il suo
valore così da poter puntare ad una zona medaglie».
Oggi
la nazionale italiana è composta soprattutto da due blocchi ben definiti, di
Olimpia Milano e Virtus Bologna, forse un fattore per riuscire ad arrivare ad
una alchimia migliore in breve tempo. «È
una cosa che è sempre successa, basta vedere gli anni del bipolo Milano e
Varese, oppure Cantù, e allora diventava un tripolo. È sicuramente una cosa
vantaggiosa, ma la differenza è che noi non avevamo giocatori all’estero.
Questo implica che durante le finestre diversi atleti, che sono importanti ed
utili nell’economia della squadra, non possono esserci. Bisogna dunque cercare
di ottimizzare il tempo a disposizione per il ct, ma - ha concluso
Marzorati - è certamente una complicanza
e non una facilitazione».
Così a Manila 45 anni fa
ITALIA-BRASILE
85-86 (45-50)
ITALIA:
Caglieris 2, Iellini, Carraro 8, Ferracini, Della Fiori 2, Bariviera 21,
Bonamico 8, Meneghin 13, Villalta, Vecchiato 4, Marzorati 6, Bertolotti 21.
All. Primo.
BRASILE:
Marcelo Vido, Fausto 6, Ubiratan, Carioquinha 12, Helio Rubens 4, Marquinho 12,
Gilson 12, Marcel 22, Adilson, Agra, Oscar 18, Robertao. All. Vidal.
CLASSIFICA FINALE: 1. Jugoslavia, 2. Urss, 3. Brasile, 4. Italia, 5. Usa, 6. Canada, 7. Australia, 8. Filippine, 9. Cecoslovacchia, 10. Portorico, 11. Cina, 12. Rep. Dominicana, 13. Sud Corea, 14. Senegal.
venerdì 23 giugno 2023
Finale scudetto gara 7: Datome regala la terza stella all'Olimpia
Finale scudetto gara 7: Datome regala la terza stella all'Olimpia
Virtus a contatto con Shengelia
C'è voluta gara 7 per decretare la squadra vincitrice dello scudetto 2023. Una partita che rispetto alle precedenti sei, ha visto un monumentale Datome, ma soprattutto un accorgimento tattico che ha tolto certezze alla Virtus Bologna. Infatti, con la scelta di coach Ettore Messina di non concedere il mismatch di Hackett su Napier, i virtussini hanno dovuto cambiare il proprio piano gara. Hanno così cercato di coinvolgere maggiormente i lunghi, ma la difesa meneghina si è chiusa ogni volta bene a riccio portando gli avversari a perdere tante palle perse: 8 all'intervallo, quasi il doppio (15) ad inizio ultimo quarto. E le poche volte che Bologna è riuscita a far tornare il pallone fuori, la percentuale dall'arco è stata impietosa: solo 5 triple all'intervallo, e 5 errori per Belinelli.
![]() |
| Foto: Lega Basket A/Marco Brondi |
Il fattore campo ha resistito in ogni singolo incontro. Napier e soprattutto Baron hanno chiuso i conti con i loro preziosi canestri nel finale. Ma proprio come gara 6 dello scorso anno, utile per scucire il tricolore dalle casacche della Virtus, in questa gara 7 è stato decisivo per indirizzare il match così da regalare la terza stella all'Olimpia Milano. Stiamo ovviamente parlando di Gigi Datome, che è partito a razzo. E' arrivato sino al ferro, si è fatto spazio quando ha attaccato a difesa schierata, ed ha segnato la tripla che al 15' lo ha visto avere da solo quasi gli stessi punti dell'intera Bologna. Sempre attento in difesa, dove con gli aiuti e recuperi è riuscito ad infastidire gli avversari tanto da confezionare 4 rimbalzi, 1 stoppata e 1 recupero. E non si è tirato indietro nemmeno quando gli si è insaccato un dito o quando ha subito un taglio al volto. Prestazione monumentale per l'azzurro, che ha dimostrato una volta di più che quando la posta in palio è di quelle importantissime, lui c'è e risponde presente.
Diversi invece gli assenti tra le fila bolognesi, da Belinelli che ha chiuso con 6 errori su altrettanti tentativi dall'arco, a Teodosic che ha vissuto delle sterili fiammate chiudendo 3/9 da 3. Hackett c'ha provato, ma è stato meno efficace del solito seppur per valutazione (14) è il migliore dei suoi. Chi ha tenuto a contatto la Virtus all'intervallo, quando l'Olimpia poteva chiudere con un passivo più ampio dei soli 9 punti, è stato Tornike Shengelia. Non ha di certo disputato la partita perfetta, e le 6 palle perse sono forse la cartina tornasole. Questo perché è spesso caduto nella morsa della difesa avversaria pronta ad azzannarlo in post alto. Ha perso servito 3 assist, preso 4 rimbalzi, attaccato con una certa determinazione quando ha avuto la possibilità di giocare 1vs1. Ma soprattutto ha realizzato le due triple del secondo periodo, non certo la sua specialità, che hanno permesso agli uomini di coach Sergio Scariolo di rimanere in scia.
Nella ripresa neppure il georgiano è riuscito a cacciare qualche coniglio dal cilindro, e così Milano ha mantenuto saldamente il vantaggio, provando a più ripresa la fuga decisiva maturata nei minuti finali di una gara che l'ha vista sempre al comando (67-55 il punteggio finale). E dopo sette estenuanti battaglie agonistiche, con l'inerzia della serie che ora sembrava ad appannaggio di una e ora dell'altra, l'Olimpia ha potuto alzare al cielo il trofeo che le è valsa il trentesimo scudetto. In un Mediolanum Forum strapieno in ogni ordine di posto.
mercoledì 21 giugno 2023
Finale scudetto gara 6: Hackett e Cordinier spingono la Virtus
Finale scudetto gara 6: Hackett e Cordinier spingono la Virtus
Melli regge l'urto da solo e finché può
Gara 6 della finale scudetto ha visto la Virtus Bologna prendere il comando sin dalle prime battute. La Segafredo ha lasciato le briciole ad un'Olimpia Milano che ha provato a reggere il confronto nel primo tempo. Nella ripresa le 'scarpette rosse' sono pian piano scomparse dal parquet, anche e soprattutto perché i bolognesi sono stati bravissimi a mettergli la museruola.
Daniel Hackett e Isaia Cordinier sono stati autori di una prestazione a tutto tondo. L'italiano ha come al solito difeso strenuamente ad uomo su Napier, che non è mai riuscito ad entrare in partita. Incredibile l'azione nella quale Hackett ha recuperato da dietro l'americano costringendolo ad un tiro cortissimo dall'arco dei tre punti. E se in difesa il virtussino è stato capace di entrargli sotto pelle, in attacco ha fatto emergere tutte le sue lacune. E' dalla prima partita di questa finale scudetto che il play di Sergio Scariolo lo attacca ogni qualvolta ne ha le possibilità, ed anche in questo match non si è fatto sfuggire le occasioni. Sia portandolo spalle a canestro vicino al ferro che in penetrazione. 13 punti in 21' con un perfetto 5/5 da due e 7 assist. Perché Hackett ha anche distribuito il pallone in modo chirurgico.
Super anche la prestazione di Cordinier, che dalla palla a due ha messo tanta grinta difendendo a tratti per sé e per la squadra intera. Proprio per questo i due si condividono il premio di Mvp. Il francese è partito a bomba con una serie di azioni che l'hanno visto recuperare 2 palloni e mettere a segno perfino una stoppata su di un tiro da tre. Dalla difesa ha tratto l'energia che l'hanno portato a correre in campo aperto arrivando, proprio come piace a lui, più volte sopra al ferro. Una prestazione che in qualche modo riscatta la sua serie, perché abbiamo già visto Cordinier partire forte, ma a lungo andare si perdeva per strada. Questa volta no, e i 13 punti con un preciso 3/3 da due e i 5 rimbalzi ne sono la testimonianza.
Milano ha retto finché ha potuto. O forse è più giusto dire finché l'ha tenuta a galla il solito Nicolò Melli. 11 punti in 25' con l'aggiunta di 6 rimbalzi per l'azzurro, protagonista su entrambe le metà campo. Pronti via, è stato quello maggiormente capace di farsi trovare pronto sotto canestro. Sua la tripla nel secondo quarto che ha permesso di evitare la prima fuga degli avversari. Sue le difese vicino al ferro che hanno retto l'urto nella ripresa. E' stato di sicuro il migliore tra le fila della squadra di Ettore Messina, e l'ultimo a mollare. Non a caso quando anche lui è stato sopraffatto, per l'Olimpia è calata notte fonda.
Alla fine né Milano né Bologna è riuscita ad avere ragione dell'avversaria in sei incontri, e dunque sarà necessaria la decisiva gara 7. Una partita che già si preannuncia una battaglia agonistica. Lo spettacolo dovrà lasciare spazio alla concretezza, come già accaduto in altre circostanze. Il fattore campo ha sin qui retto, nessuna è riuscita ad espugnare il campo dell'altra, ma adesso ogni logica sembra essere superflua. Vincerà chi ne avrà di più. Vincerà chi ci crederà di più.
martedì 20 giugno 2023
Lnp - Vigevano e Luiss sorprendono; Cremona pigliatutto
Vigevano e Luiss sorprendono; Cremona pigliatutto
Terza ed ultima giornata di gare alla Bondi Arena di Ferrara, in occasione delle Finali di serie B. Il primo turno ed il secondo turno non hanno rispettato i pronostici. Le due promozioni in A2 dipenderanno così dai risultati dell’ultima giornata, nella quale può accadere di tutto. Solo la Sebastiani Rieti è costretta a guardare gli altri, perché oltre ad essere ultima in classifica con zero punti ha una differenza canestri molto negativa. E sono proprio i sabini a scendere per primi in campo contro Vigevano. Una partita in cui ci si sarebbe aspettato un avvio a spron battuto degli amarantocelesti, e invece sono i vigevanesi a fare la gara. All’8′ i gialloblù conducono 18-12, e coach Dell’Agnello chiama timeout quasi mimando come se ne ha viste davvero troppe nel solo primo quarto. Nonostante la panchina lunghissima di Rieti, che nel turnover odierno ha lasciato fuori Spanghero e Piazza, è la panchina di Vigevano che fa leggermente la differenza, con un parziale complessivo di 12-9 che permette di chiudere il primo quarto sulla doppia cifra di vantaggio (25-15). Gli uomini di coach Piazza riescono a ‘tenere testa’ persino al metro arbitrale spesso troppo punitivo verso di loro. A metà seconda frazione è Chinellato a tenere in scia i reatini (32-25), diventando il primo giocatore della gara in doppia cifra. L’attacco di Rieti è però troppo stagnante, a volte deve ricorre all’azione individuale, e neppure i rimbalzi offensivi in più (8 a 5) servono per stare avanti all’intervallo (41-33), visto che Vigevano pur prendendone di meno riesce a sfruttarli meglio (8-4).
L’atteggiamento non è dei migliori alla ripresa per Rieti, che con Tomasini prima perde un pallone banale e poi commette un antisportivo per fermare un contropiede. Vigevano ringrazia, segna due triple e raggiunge il +16 che suggerisce a Dell’Agnello di richiedere timeout. Una sospensione furente del coach livornese, che sulla panchina non le manda a dire ai suoi giocatori, provando a scuoterli. La cosa sembra funzionare visto che, Tomasini prima e Piccin poi, segnano da 3 per il -6. I gialloblù, però, non alzano le mani dal manubrio, e con il gioco corale rappresentato dalle 14 assist di squadra, mantengono il vantaggio. A Bushati e compagni manca quell’azione che possa far cambiare l’inerzia dell’incontro. Il match continua a fisarmonica, con i reatini che rintuzzano ogni qualvolta i vigevanesi provano a scappare. Proprio come a 3′ dalla fine, quando i gialloblù volano sul 70-60. Potrebbe essere la spallata decisiva, e invece gli amarantoceleste piazzano un break di 5-0, e sbagliano la tripla del possibile -2. E’ l’errore che fa partire la festa promozione sugli spalti. Finisce 73-67 (qui le statistiche complete), con la vittoria di Vigevano che ritrova l’A2 dopo l’ultima apparizione del 2010. In quell’estate il club non si iscrisse. Poi nel 2013 la rifondazione in serie D e la faticosa ripartenza che oggi ha trovato il suo compimento. Per quanto riguarda la Sebastiani Rieti, termina un concentramento che da grande favorita la vede uscire con neppure un successo.
Dopo i festeggiamenti di Vigevano, sul parquet scendono Luiss Roma ed Orzinuovi. Con il successo dei vigevanesi, ai capitolini basterebbe anche una sconfitta di 10 o meno punti per seguirli in A2. Ma di calcoli non se ne fanno. Soprattutto, memori della serata precedente, nella quale Fallucca ha demolito Vigevano con un 8/13 personale da 3, e Orzinuovi ha invece piegato Rieti con un 16/27 di squadra dall’arco, l’inizio gara è scandito dalle triple. Legnini è protagonista per la Luiss, portando il parziale in parità a quota 10 dopo che Alessandrini e Gallo avevano portato avanti gli orceani. Il match è giocato su ritmi forsennati – nonostante il caldo – e continui sorpassi, che rendono eccitante la sfida. Quando poi a timbrare il cartellino dalla distanza ci pensano anche Pasqualin e D’Argenzio, che dalla panchina prova a spaccare la partita, il tabellone luminoso recita 27-18. Il leit motiv della gara non cambia ad inizio seconda frazione: Planezio da 3 segna il 27 pari, Murri replica per il nuovo vantaggio Roma. I tanti fischi iniziano a spezzettare la gara, che di conseguenza ne risente in termini di gioco. Il tiro da 3 è l’unica costante: Gallo segna il -1, Fallucca risponde con la stessa moneta per i suoi primi punti. Ma se i ritmi sono quelli veloci imposti dalla Luiss, Orzinuovi può fare poco e infatti precipita sul 42-34. Non senza qualche protesta verso l’arbitraggio.
Dopo l’intervallo Orzinuovi è molto più decisa. In difesa stringe le maglie e costringe la Luiss a forzare gli attacchi, che spesso si concludono addirittura con un fallo. Nell’altra metà campo invece, gli orceani tornano a colpire con grande continuità dalla distanza e in men che non si dica si portano a condurre le danze. Il massimo vantaggio arriva al 28′, quando Leonzio da 3 griffa il +8. Con l’over che pende sul risultato però, non basterebbe ad Orzinuovi per festeggiare la promozione. Fallucca si apre in angolo e scuote i luissini, ma Da Campo segna da dietro l’arco e fissa il punteggio sul 57-64 all’ultimo pit stop. Due i dati da sottolineare, nei quali primeggia Orzinuovi: nei punti da perse (13-9) e da secondi tiri (14-7). E’ un’altra tripla di Leonzio che fa accarezzare l’impresa: +10 per gli uomini di coach Calvani. Con 7′ al termine inizia una partita nella partita, con la Luiss che deve stringere i denti. Gli orceani flirtano con quegli 11 punti che gli garantirebbero il salto di categoria, ma non riescono mai a raggiungerli. Anche perché Roma non crolla mai, e risponde colpo su colpo. Su una discussa rimessa D’Argenzio segna il 73-77 con 120″ rimanenti. Ed è sempre una sua penetrazione a siglare il -2 all’ultimo giro d’orologio. Dopo tanto spingere, sembra che gli uomini di Calvani siano arrivati scarichi nel rush finale, ed è così che nasce la persa sulla quale forse si spengono i sogni. Gli ultimi possessi Orzinuovi li gioca per far pareggiare la Luiss, così da andare ai supplementari per poter arrivare allo scopo della vittoria di 11. Ma i capitolini sbagliano a posta i liberi e la gara finisce 78-79 per gli orceani (qui le statistiche complete).
Questa la classifica definitiva del concentramento promozione: Luiss Roma, Vigevano e Orzinuovi 4 punti, Rieti 0.
Terzo atto della finale di A2 del tabellone oro tra la Vanoli Cremona e l’Unieuro Forlì. Una gara che per i cremonesi potrebbe significare promozione, dopo il doppio successo inaspettato ma non per questo impensabile in terra romagnola. Dal canto loro i forlivesi si ritrovano spalle al muro, costretti a vincere per allungare la serie e continuare a sperare.
Pronti via, è la Vanoli che schiaccia il piede sull’acceleratore. In particolare, Pecchia è una vera e propria furia, arrivando al ferro con grande continuità. Ma non solo l’attacco, perché Cremona è concentrata anche in difesa e mette praticamente la museruola agli avversari. Le offensive ospiti sbattono ripetutamente contro la diga di casa, che proprio dalla difesa sprigiona la giusta energia. Fondamentale per la squadra di coach Cavina è la fisicità di Eboua, che non solo è protagonista di una poderosa schiacciata, ma facendo collassare la difesa su di sé è bravo a scaricare il pallone fuori. Ne beneficia Pacher, lungo atipico come pochi che Forlì non riesce a marcare in nessuna maniera. Mentre il tassametro dei cremonesi corre inesorabile, i romagnoli trovano il quarto punto con l’ex Gazzoli ben oltre metà frazione. Sanford è impalpabile per l’attacco di coach Martino, ma neppure Cinciarini al suo ingresso riesce ad invertire l’andazzo: 0/6 da 3 nel primo quarto. Dopo il primo pit stop arriva però uno scossone. Adrian timbra dalla distanza, e Penna porta a casa un gioco da tre punti. L’Unieuro fatica tanto, forse troppo, ed è lampante. La regia di Denegri e la difesa di Piccoli spengono i facili entusiasmi, e permettono alla Vanoli di continuare a flirtare con i 20 punti di vantaggio. Ci pensa Alibegovic a dare un’altra spallata, con la specialità della casa: il tiro da 3. Il canestro dell’esterno aizza il Pala Radi, che esplode dopo un altro recupero che porta Eboua a schiacciare in campo aperto. Si va così all’intervallo addirittura sul 52-27.
La ripresa segue gli stessi binari del primo tempo. Cremona non abbassa di nulla la propria intensità difensiva, e la reazione di Forlì è praticamente annullata. Sono le triple in fila di Adrian e Pollone che evitano solo momentaneamente il passivo di trenta punti, che si materializza quando sono Mobio e Lacey a segnare dalla distanza (67-37). Coach Martino ricorre al minuto di sospensione, ma ormai i buoi sembrano ampiamente scappati. Gli animi si complicano sul parquet quando viene fischiato un antisportivo a Cinciarini al 28′. Inizia l’ultimo periodo e praticamente per Cremona non c’è altro da fare che portare in porto la vittoria. Adrian non è d’accordo, e lo dimostra con una serie di triple. L’mvp del campionato si sveglia forse tardi, ma dà la scossa. La Vanoli con una leggera, infatti, dà l’impressione di alzare le mani dal manubrio troppo presto. Valentini cerca di imitare il compagno di squadra dall’arco, mentre sulla sirena dell’infrazione dei 24″ al 35′ di gioco arriva il primo vero errore della gara dei ragazzi di coach Cavina. La tifoseria forlivese canta ‘Romagna mia’ e si rende protagonista di una bella sciarpata, ed è benaugurante visto che arriva la tripla del -13. Una rimonta frutto in special modo di tiri estemporanei e talvolta forzati, ma che vanno a buon fine. Comunque si tratta di un passivo che non può far stare tranquilla Cremona. Gli ultimi minuti sono intensi, e non poteva essere altrimenti. La Vanoli però non perde la calma e può festeggiare la promozione (qui le statistiche complete).
Vanoli Cremona pigliatutto. In questa stagione la squadra di coach Demis Cavina ha vinto tutto quello che c’era da poter vincere in A2. Ha iniziato con la Supercoppa, proseguito con la Coppa Italia e terminato con la promozione, così da completare il percorso perfetto. I cremonesi hanno abbattuto con un secco 3-0 la resistenza dell’Unieuro Forlì, incapace di reagire allo strapotere dimostrato sul parquet dagli avversari dopo aver dominato a sua volta la regular season. Fase a orologio compresa. Romagnoli irriconoscibili in questa gara 3, che ha avuto un approccio sbagliato, o forse è stato troppo impetuoso quello degli avversari.
giovedì 15 giugno 2023
Coach Gianluigi Galetti: «L'esperienza non si compra»
Veterano dei campionati di serie A2 e B, coach Gianluigi Galetti nella sua lunga carriera ha vissuto diverse avventure. Con lui analizziamo il periodo dell’anno più bello ed elettrizzante della pallacanestro, ovvero i playoff.
mercoledì 14 giugno 2023
Finale scudetto gara 3: Teodosic dirige l'orchestra Virtus
Finale scudetto gara 3: Teodosic dirige l'orchestra Virtus
Baron unico in doppia cifra per Milano
Gara 3 delle Lba Finals sorride alla Virtus Segafredo Bologna che così accorcia il computo della serie che arride ancora all'EA7 Olimpia Milano. La partita, terminata col punteggio di 69-61, onestamente non è stata bella e tirata come le precedenti due, seppur non sia di certo mancata la giusta intensità. Dove finiscono i meriti delle difese (che hanno prodotto 27 palle perse totali), iniziano i demeriti degli attacchi che hanno sbagliato tanto e spesso anche tiri aperti. Entrambe le squadre hanno invece segnato tanto con l'utilizzo dei tagli, forse l'unica situazione che ha tagliato a fette le difese con grande regolarità.
A dirigere l'orchestra virtussina è stato Milos Teodosic. Il serbo ha disputato sicuramente la sua migliore partita sin qui. A parte i numeri che dicono 12 punti in 21 minuti frutto di un preciso 3/3 da 2 e di un 2/3 da 3, ha anche distribuito 7 assist ai compagni. Suio i canestri che hanno permesso la fuga a Bologna, così come quelli che hanno tenuto a distanza gli avversari ad inizio ripresa. Nel finale non c'è stato bisogno che coach Sergio Scariolo lo ributtasse sul parquet.
Sul fronte Olimpia c'è poco da salvare, anche perché coach Ettore Messina ha alzato bandiera bianca ben prima della sirena finale concedendo minuti a chi la serie fin qui l'aveva vista giocare agli altri. Nel poco da salvare c'è Billy Baron, unico giocatore delle 'scarpette rosse' in doppia cifra: 15 punti in 28 minuti, tirando anche piuttosto bene con 2/3 da 2 e 3/7 da 3 (42%). Stridono le 3 palle perse a fronte delle sole 2 assist, lui che nelle gare precedenti è stato sempre capace di mettersi a disposizione della squadra.
Olimpia-Virtus 2-0, Recalcati: «La differenza la fanno le giocate dei singoli»
Olimpia-Virtus 2-0, Recalcati: «La differenza la fanno le giocate dei singoli»
Le Lba Finals vedono, dopo i primi due atti, l’EA7 Olimpia Milano condurre la serie per 2-0. Fattore campo rispettato per le ‘scarpette rosse’ di coach Ettore Messina, che hanno vinto grazie ad una difesa più solida, al tiro dalla distanza più costante e, in special modo in gara 2, ad una maggiore freddezza nel tirato rush finale. La serie adesso si sposta in casa della Virtus Segafredo Bologna, che mai doma dovrà cercare si sovvertire l’andazzo se vuole ancora provare ad avere chance di vittoria dello scudetto. Di questo ed altro ne abbiamo parlato con coach Carlo Recalcati, tecnico veterano ex ct dell’Italbasket - di cui oggi è senior assistant - che fa parte dell’esclusivo club degli allenatori capaci di vincere tre scudetti con tre club differenti (Varese 1999, Fortitudo 2000 e Siena 2004).
Come le sono sembrate le prime due partite di queste finali scudetto?
«Ho visto due partite molto equilibrate. Chiaramente sono due squadre che si equivalgono - ha esordito Recalcati -, e per questo sono stati due match abbastanza simili. Bologna si è fatta preferire in una parte della gara, poi Milano è riuscita a fare sua la partita. Direi che a grandi linee è stato rispettato ampiamente il pronostico».
In vista delle prossime gare crede che gli allenatori possano decidere di cambiare qualcosa nelle rotazioni, specialmente Sergio Scariolo?
«Dare giudizi di questo tipo, dall’esterno, è difficile. Bisogna tenere conto delle considerazioni che solo l’allenatore può fare vivendo il gruppo. Sono valutazioni che spettano a loro insieme al proprio staff. Non ho visto la Virtus soccombere, ma piuttosto giocare alla pari. Chiaro che un giocatore come Weems, ad esempio, è capace di tutto - ha analizzato l’ex ct della nazionale - e già in passato ha risolto tante partite per Bologna. Però non puoi aggiungere, e in questo caso inserire significa anche escludere. Dunque bisogna tener conto delle valutazioni che possono fare solo i tecnici che avranno analizzato le partite nei loro singoli momenti. Cambiare ti può portare a dei vantaggi, ma anche all’esclusione di un giocatore importante sotto un altro aspetto, e questa non è mai una scelta facile. Poi dipenderà anche dalle condizioni fisiche dei giocatori, di come sono usciti dalle prime due partite e se possono avere delle scorie fisiche».
Adesso cosa può cambiare con il fattore campo, e soprattutto cosa può comportare il parapiglia nel finale di gara 2?
«Partendo dal parapiglia finale di gara 2, credo che tutti dovrebbero ritornare a fare il proprio ruolo. Questo significa che i giocatori devono giocare e devono potersi muovere in quello che è il loro ambito. E questo riguarda anche dopo il termine della partita, perché questa non si esaurisce sul rettangolo di gioco. Per questo dico che i giocatori devono potersi muovere anche nel percorso che li porta negli spogliatoi. I tifosi invece devono essere capaci di fare gli spettatori - si è così espresso Recalcati -. Per quanto riguarda il fattore campo invece, questo è importante ma non è così decisivo e determinante come si possa pensare. Chi vuol conquistare uno scudetto deve essere capace anche di vincere fuori casa e non può pensare solo di speculare sulle gare casalinghe. Dal punto di vista tattico credo che i due incontri di Bologna ricalcheranno molto quelle che sono state le prime due sfide. Le opzioni a disposizione degli allenatori sono ben note, e quindi non mi aspetto grandi cambiamenti tra gara 2 e gara 3. Certo che Milano non può solo pensare di vincere le gare in casa, così come la Virtus è chiamata a ribaltare la situazione».
Da inizio stagione, considerando tutte le competizioni, le due squadre si sono già affrontate sette volte. Quanto può fare la differenza il dettaglio?
«So che oggi è di moda parlare di dettagli, sento tante analisi sia alla vigilia che nei post partita. Credo però che la differenza la possano fare il talento e le giocate dei singoli giocatori. Senza nulla togliere alle strategie e all’importanza degli allenatori, sono le prestazioni individuali che possono determinare il risultato finale».
L’Olimpia adesso è sul 2-0: qual è il suo pronostico in questo momento?
«Milano ha fatto il suo, perché chiaramente quando inizi una serie giocando in casa è la squadra locale che rischia di più. Subire una sconfitta vuol dire perdere il fattore campo. Per il momento si è svolto tutto secondo quella che possiamo chiamare ‘logica’. Adesso - ha concluso Recalcati - se Milano poteva subire una pressione maggiore, questa ce l’avrà Bologna».











